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Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

In breve. La Spiaggia della Bufalara si trova sul litorale di Sabaudia, in provincia di Latina, nel tratto di costa che comincia dove finisce il lungomare cittadino e prosegue verso nord, in direzione di Latina, dentro i confini del Parco Nazionale del Circeo.

La Spiaggia della Bufalara si trova sul litorale di Sabaudia, in provincia di Latina, nel tratto di costa che comincia dove finisce il lungomare cittadino e prosegue verso nord, in direzione di Latina, dentro i confini del Parco Nazionale del Circeo. Da Roma sono circa novanta chilometri, da Latina venticinque scarsi. Alle spalle si vede il Promontorio del Circeo che chiude l’orizzonte a sud, davanti il Tirreno aperto, in mezzo una duna di sabbia alta e coperta di macchia mediterranea che separa il mare dalla campagna dei laghi costieri. Non si tratta di una spiaggia attrezzata e non lo è mai stata: qui non esistono stabilimenti, non esistono chioschi, non esistono docce, e l’unico modo per arrivare sull’arenile è lasciare l’auto dove la strada si interrompe e camminare lungo le passerelle di legno che attraversano la duna. Il nome viene dalle bufale che pascolano nella pianura retrostante, ancora oggi, allo stato semibrado. Chi conosce già il litorale pontino farà bene a leggere anche le pagine della Spiaggia di Torre Paola, del Lago di Fogliano e del Lungomare di Rio Martino, perché la Bufalara non si capisce isolata: è un segmento di un sistema costiero lungo una ventina di chilometri, e ogni segmento ha regole, accessi e caratteri diversi.

Metto subito in chiaro la cosa più importante, perché è quella che cambia la giornata a chi arriva impreparato. La Bufalara non è una spiaggia comoda. Si cammina, si porta tutto a mano, non c’è ombra se non quella che ci si costruisce, non c’è acqua potabile, non c’è un bagno, non c’è nessuno che venda un panino. In compenso, ed è un compenso che per molti vale la fatica, si ottiene una spiaggia che d’agosto resta semivuota a meno di un’ora e mezza da Roma, con un’acqua che in condizioni di mare calmo lascia vedere il fondo, e con una duna intatta alle spalle che in Italia non ha quasi più eguali. È un baratto: comodità contro spazio. Chi accetta il baratto torna, chi non lo accetta farebbe meglio a fermarsi al lungomare di Sabaudia, dove i servizi ci sono.

Spiaggia della Bufalara, Sabaudia
Spiaggia della Bufalara, sul litorale di Sabaudia: la battigia larga e libera, senza ombrelloni in fila e senza stabilimenti, con il cordone dunale che corre parallelo al mare e il Promontorio del Circeo a chiudere l’orizzonte verso sud.

Dove si trova Spiaggia della Bufalara, Sabaudia e come ci si arriva davvero

La geografia qui è semplice da raccontare e meno semplice da percorrere. Sabaudia occupa una lingua di terra stretta fra il Lago di Paola, che i locali chiamano anche Lago di Sabaudia, e il mare. Il lungomare cittadino corre su quella lingua per alcuni chilometri, con le sue villette, i suoi stabilimenti e i suoi accessi numerati. A un certo punto, procedendo verso nord, la strada asfaltata smette di seguire il mare e piega verso l’interno: quello è il confine oltre il quale comincia il tratto selvaggio, e la Bufalara è il nome con cui si indica il primo lungo segmento di quel tratto. Verso sud, in direzione opposta, lo stesso lungomare porta fino al ponte e poi alla Spiaggia di Torre Paola, ai piedi del promontorio, che è la spiaggia gemella della Bufalara ma con caratteristiche diverse: più larga, più frequentata, con la torre cinquecentesca e la foce del canale a farle da fondale.

In auto da Roma: la strada più sensata

Chi parte da Roma ha sostanzialmente due opzioni, e non sono equivalenti. La prima è la Pontina, la Strada statale 148, che si imbocca dall’Eur o dal Grande Raccordo Anulare e scende dritta verso Latina attraversando l’Agro Romano e poi la pianura bonificata. La seconda è l’autostrada A1 fino a Valmontone e poi la statale verso Latina, che ha senso solo per chi parte dal quadrante est o sud est della città. Nella grandissima maggioranza dei casi la risposta è la Pontina. Da lì si prosegue verso Latina, si supera lo svincolo per Latina e si continua in direzione Terracina fino alle uscite per Sabaudia, oppure si scende prima verso il mare seguendo le indicazioni per Latina Lido e poi la Strada Lungomare.

La parte finale è quella che conta. Arrivati sul lungomare di Sabaudia bisogna percorrerlo in direzione nord, cioè con il mare alla propria sinistra e il Promontorio del Circeo che si allontana alle spalle. Si costeggiano le villette, gli accessi numerati, gli ultimi stabilimenti, e a un certo punto la strada obbliga a una svolta a destra: è lì, in quel punto di rottura fra asfalto urbano e sterrato, che si lascia l’auto. Da quel momento in poi si va a piedi. Non indico un numero di posti auto perché non esiste un parcheggio segnato con stalli contati: si tratta di spazi laterali lungo la strada e di aree sterrate, e la loro capienza reale dipende dalla stagione, dalle eventuali ordinanze comunali e dal buon senso di chi parcheggia. Quello che posso dire con certezza, per esperienza diretta di molte estati, è che in un fine settimana di luglio o agosto quegli spazi si riempiono entro la mattinata, e che arrivare alle undici significa quasi sempre dover tornare indietro di un chilometro a cercare posto.

In treno e con i mezzi pubblici: la verità scomoda

Sabaudia non ha una stazione ferroviaria. La linea Roma Napoli via Formia ha uno scalo intitolato a Priverno Fossanova e uno a Monte San Biagio Terracina, entrambi lontani dalla costa di Sabaudia e serviti da autolinee che funzionano bene per chi va in paese e molto meno per chi vuole raggiungere un punto della duna dove la strada finisce. Il servizio extraurbano Cotral collega Latina e Sabaudia, e d’estate il Comune attiva collegamenti interni fra il centro e il lungomare, ma gli orari cambiano ogni anno e non esiste alcuna corsa che porti al termine del lungomare, che è precisamente il punto da cui parte il sentiero per la Bufalara.

La conclusione, detta senza giri di parole: la Bufalara in treno non si raggiunge in modo ragionevole. Chi non ha un’auto dovrebbe puntare sul lungomare di Sabaudia, che è raggiungibile con i mezzi ed è comunque una bella spiaggia, oppure organizzarsi con un noleggio o con un passaggio. Su questa costa l’ultimo chilometro è sempre il problema, e improvvisarlo brucia due ore di giornata.

A piedi lungo la duna: quanto si cammina davvero

Dal punto in cui si lascia l’auto il sentiero prosegue parallelo al mare, sul lato interno della duna, ed è percorribile per chilometri. Le prime discese verso l’arenile arrivano quasi subito: sono scale e passerelle di legno che scavalcano il cordone dunale e depositano il bagnante direttamente sulla sabbia. Chi si ferma alla prima discesa trova già una spiaggia ampia e con poche presenze. Chi ha voglia di camminare dieci o quindici minuti in più trova progressivamente meno gente, fino a tratti in cui la probabilità di incontrare un altro essere umano diventa remota anche in alta stagione.

In bicicletta e a cavallo: il sentiero lungo fino a Rio Martino

Il sentiero che corre dietro la duna si può percorrere anche in bicicletta, con gomme larghe, e in alcuni tratti a cavallo. Proseguendo verso nord si arriva alla zona di Rio Martino, dove il canale omonimo sfocia in mare e dove si trova una torre costiera; da lì, passando per le strade di campagna dietro i laghi, è possibile allungare fino al Lago di Fogliano. È un itinerario bellissimo e sconsigliabile in piena estate, per un motivo banale e serio: non c’è ombra, non ci sono fontanelle e la riverberazione della sabbia chiara alza la temperatura percepita. Da ottobre ad aprile, invece, è una delle pedalate più belle del Lazio costiero, e il tratto di Rio Martino merita una sosta a sé.

Che cosa è davvero Spiaggia della Bufalara, Sabaudia: una duna, non una località

Vale la pena chiarire un equivoco che ricorre spesso. La Bufalara non è un paese, non è una frazione, non è un comprensorio con un consorzio e un regolamento. È un toponimo che indica un tratto di costa e la campagna immediatamente retrostante, dentro il territorio comunale di Sabaudia. Non ha un ingresso, non ha una biglietteria, non ha un orario. Ha però una cosa che molte spiagge del Lazio hanno perso: un cordone dunale continuo, alto in certi punti diversi metri, coperto da vegetazione pioniera e da macchia, che funziona come barriera fisica fra il mare e l’entroterra.

La duna litoranea del Circeo

Il sistema dunale che corre lungo questa costa è considerato uno dei più estesi e meglio conservati rimasti in Italia. Si sviluppa in modo pressoché continuo fra la zona di Capoportiere, a nord, e il Promontorio del Circeo, a sud, per una ventina di chilometri, e separa il mare dai quattro laghi costieri che caratterizzano il parco. La sua conservazione non è un caso: è il risultato di una tutela che risale agli anni Trenta del Novecento e che ha impedito, in questo tratto, la costruzione continua che altrove ha divorato l’intera fascia costiera.

Camminando lungo il sentiero si attraversano fasce di vegetazione che si susseguono con una regolarità quasi didattica. Sulla sabbia più vicina al mare crescono le specie pioniere, quelle che tollerano il sale e il vento e che hanno radici lunghissime rispetto alla parte aerea. Salendo verso la cresta compaiono i cespugli bassi e piegati dal vento. Sul versante interno, riparato, la macchia mediterranea si fa alta e compatta, con lentisco, mirto, fillirea, ginepri. È una successione che si legge a occhio nudo in cinquanta metri di cammino, e che spiega meglio di qualsiasi cartello perché calpestare la duna sia un problema: quelle piante sono ciò che tiene ferma la sabbia, e una volta aperto un varco il vento fa il resto.

Perché le passerelle esistono e perché conviene usarle

Le passerelle di legno non sono un arredo turistico, sono un dispositivo di conservazione. Concentrano il passaggio in punti precisi e impediscono che la duna venga attraversata a caso in cento punti diversi. Dove il sistema funziona, il cordone si mantiene; dove salta, si aprono i cosiddetti corridoi di deflazione, canali di erosione che il vento allarga stagione dopo stagione fino a spezzare la duna in due.

Domande frequenti sulla Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

La Spiaggia della Bufalara è libera e gratuita?

Sì, la Spiaggia della Bufalara a Sabaudia è un tratto di spiaggia libera senza concessioni balneari, senza biglietto e senza alcun tipo di controllo all'accesso. Il rovescio della medaglia è l'assenza totale di servizi: chi ci va deve portare tutto il necessario, compresa l'ombra, perché non ci sono stabilimenti né punti di appoggio.

Ci sono bagnini alla Spiaggia della Bufalara?

No, alla Spiaggia della Bufalara di Sabaudia non ci sono bagnini né postazioni di salvataggio. Con mare mosso la valutazione della sicurezza spetta interamente a chi entra in acqua, e la costa rettilinea ed esposta, senza scogliere frangiflutto, può produrre barre sabbiose e correnti che chi frequenta solo spiagge attrezzate non conosce.

Perché si chiama Spiaggia della Bufalara?

Il nome della Spiaggia della Bufalara indica il luogo delle bufale, cioè l'area dove un tempo i branchi pascolavano e dove si organizzava la loro custodia, prima della bonifica integrale del territorio. Non è un nome inventato da un ufficio turistico, ma un toponimo di lavoro depositato sul territorio da generazioni di allevamento.

Qual è il periodo migliore per andare alla Spiaggia della Bufalara?

La risposta breve per la Spiaggia della Bufalara di Sabaudia è settembre. Anche la primavera, da aprile a inizio giugno, è un buon momento per chi non cerca solo il bagno: la duna fiorisce, la macchia mediterranea profuma, i migratori attraversano i laghi vicini e la spiaggia risulta praticamente vuota.

A che ora conviene arrivare alla Spiaggia della Bufalara in alta stagione?

Alla Spiaggia della Bufalara conviene arrivare presto sul serio, fra le sette e le otto del mattino in alta stagione, non alle nove e mezza come si intende di solito. La ragione principale è il parcheggio: gli spazi disponibili al termine del lungomare di Sabaudia sono limitati e non aumentano con l'affollamento.

Perché la Spiaggia della Bufalara è ancora così selvaggia vicino a Roma?

La Spiaggia della Bufalara esiste come tratto semideserto a novanta chilometri da Roma per una ragione amministrativa precisa: il vincolo del Parco Nazionale del Circeo. Senza quel vincolo, questa costa avrebbe avuto lo stesso destino di gran parte del litorale laziale, cioè una fila continua di costruzioni fino alla battigia.

Cosa c'è vicino alla Spiaggia della Bufalara?

A sud della Spiaggia della Bufalara, verso il promontorio, si trova la Spiaggia di Torre Paola, che chiude il litorale di Sabaudia ai piedi del Circeo ed è la variante attrezzata e più accessibile della stessa costa, con la torre cinquecentesca e la foce del canale che collega il lago al mare.

Spiaggia libera e concessioni: che cosa è pubblico e che cosa non lo è

Su questo punto c’è molta confusione, e conviene metterla in ordine una volta per tutte, perché riguarda tutte le spiagge italiane e non solo questa. L’arenile marittimo, in Italia, è demanio pubblico. Nessun tratto di spiaggia è di proprietà privata. Quello che esiste sono le concessioni demaniali, cioè autorizzazioni che lo Stato rilascia a soggetti privati per gestire una porzione di arenile a fini turistici e ricreativi: è da lì che nascono gli stabilimenti balneari, con i loro ombrelloni, le loro cabine e i loro prezzi.

La Bufalara è spiaggia libera

Il tratto della Bufalara è spiaggia libera nel senso pieno del termine: non ci sono concessioni, non ci sono stabilimenti, non c’è nessuno che affitti un ombrellone. Questo significa che l’accesso è gratuito e che chiunque può stendere il proprio telo dove preferisce, nel rispetto delle regole del parco. Significa anche, e questo è il rovescio della medaglia, che non c’è servizio di salvataggio, non ci sono bagni, non c’è assistenza. La responsabilità è interamente di chi entra in acqua.

Chi vuole capire come funziona il meccanismo delle concessioni e come si riconosce un varco pubblico da un accesso riservato può leggere la spiegazione generale nella guida alle spiagge libere in Italia: vale per la Bufalara come per qualsiasi altro tratto di costa italiana, ed evita molte discussioni inutili sotto il sole.

Le regole che qui contano davvero

Trattandosi di un’area dentro un parco nazionale, alle regole ordinarie della balneazione si sommano quelle di tutela ambientale. Le due che incidono di più sulla giornata di un visitatore sono la conservazione della duna, che si traduce nel divieto di calpestarla fuori dai percorsi attrezzati, e la gestione dei rifiuti, che qui non hanno nessun cestino in cui finire: tutto ciò che si porta va riportato indietro. Sulle regole specifiche relative ad animali, fuochi, campeggio e accesso a determinati settori conviene leggere la cartellonistica all’inizio del sentiero, perché le prescrizioni dell’ente parco e le ordinanze comunali possono cambiare da una stagione all’altra e non ha senso fidarsi di una pagina scritta a tavolino.

Una curiosità sulla Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

La curiosità riguarda il nome, ed è più interessante di quanto sembri. Bufalara non è un nome poetico inventato da qualche ufficio turistico: è un toponimo di lavoro, di quelli che in Italia si depositano sul territorio quando un’attività la occupa per generazioni. Indica il luogo delle bufale, cioè l’area dove i branchi pascolavano e dove si organizzava la loro custodia. Prima della bonifica integrale degli anni Trenta, la pianura alle spalle di questa costa era un mosaico di acque stagnanti, canneti, pascoli umidi e boschi, e la bufala era l’animale che meglio di ogni altro sopportava quel terreno: pesa molto, affonda, e nonostante questo si muove nel fango dove un bovino comune non riesce a stare in piedi.

Il risultato è che il toponimo racconta un’economia scomparsa quasi del tutto ma non del tutto, perché le bufale in questa pianura ci sono ancora. Cambiata la ragione: allora erano animali da lavoro e da sopravvivenza in un ambiente ostile, oggi sono allevamenti da latte che riforniscono i caseifici pontini. Un bagnante che oggi cammina sul sentiero e vede, oltre la duna, un branco fermo in un pascolo con le zampe nell’acqua, sta guardando la stessa scena che si vedeva qui prima che questa pianura venisse prosciugata. È uno dei pochissimi punti del litorale laziale in cui la continuità di un paesaggio produttivo è ancora leggibile senza bisogno di didascalie.

Le bufale, i laghi costieri e la campagna dietro la spiaggia

Chi arriva alla Bufalara guardando solo il mare si perde metà del posto. La parte interna, quella che il sentiero costeggia e che la duna nasconde al bagnante disteso sull’asciugamano, è altrettanto notevole, e ha una struttura precisa che vale la pena conoscere prima di venire.

I quattro laghi costieri

Il litorale fra Latina e il Circeo è caratterizzato da una catena di laghi costieri salmastri, separati dal mare esattamente dalla duna di cui si è parlato. Da nord a sud sono il Lago di Fogliano, il Lago dei Monaci, il Lago di Caprolace e il Lago di Paola, che è quello di Sabaudia. Sono specchi d’acqua poco profondi, collegati al mare da canali, con una salinità variabile secondo la stagione e le piogge, e con una funzione ecologica enorme: sono aree di sosta e svernamento per l’avifauna migratoria, e questo li rende uno dei punti di birdwatching più importanti dell’Italia centrale.

La Bufalara guarda le spalle alla coppia centrale di questo sistema, i laghi dei Monaci e di Caprolace. Dal sentiero, in certi punti, si intravedono le superfici d’acqua oltre i canneti, e in autunno e in inverno la quantità di uccelli che si vedono senza nessuno strumento è sorprendente per chi non se lo aspetta. Il Lago di Fogliano, che è il più settentrionale e il più visitabile dei quattro, ha un giardino storico, edifici e percorsi attrezzati, e resta il punto di partenza migliore per chi vuole capire questo ambiente senza improvvisare.

Gli uccelli che si vedono davvero

Non faccio elenchi da manuale, faccio quello che si vede. Nei mesi freddi, dalle rive e dal sentiero, si osservano con facilità aironi, garzette, cormorani, folaghe e anatre in numero considerevole; i fenicotteri frequentano questa fascia costiera e la loro presenza sui laghi pontini è ormai regolare, anche se non garantita in una singola giornata. In estate il quadro si assottiglia parecchio, come è normale che sia: il grosso dei migratori è altrove, il caldo tiene fermo quello che resta, e il visitatore estivo vede soprattutto gabbiani, qualche gruccione che caccia sulla duna e, sulla sabbia, le tracce.

Le tracce sono il capitolo che consiglio di guardare con più attenzione. La sabbia asciutta della prima mattina registra tutto quello che è passato durante la notte: volpi, istrici, uccelli, insetti, e in certi tratti i segni caratteristici delle tartarughe marine, che negli ultimi anni hanno cominciato a deporre con crescente frequenza lungo le coste tirreniche centrali. Se durante una passeggiata si incontra un’area recintata con paletti e nastro sulla sabbia alta, quasi certamente si tratta di un nido segnalato e sorvegliato: va lasciato assolutamente in pace, anche a distanza, perché il disturbo notturno è una delle cause principali di fallimento delle deposizioni.

Le bufale: come comportarsi

Le bufale che si vedono dai sentieri sono animali di allevamento, non fauna selvatica, e si trovano in terreni privati o comunque gestiti. Sono animali tranquilli e abituati alla presenza umana a distanza, ma restano bovini di grossa taglia con vitelli al seguito, e la regola è sempre la stessa: si guardano da fuori, non ci si avvicina ai recinti, non si entra nei pascoli, non si cerca la fotografia ravvicinata. Vale in particolare per chi viaggia con cani, che vanno tenuti al guinzaglio corto in vista di un branco: un cane sciolto che corre verso un pascolo è il modo più rapido per creare un problema serio a sé stesso, all’animale e al padrone.

Spiaggia della Bufalara, Sabaudia
Il cordone dunale della Bufalara visto dal sentiero interno: la vegetazione pioniera che fissa la sabbia, la macchia mediterranea sul versante riparato e, oltre la cresta, la fascia di arenile libero che si raggiunge solo dalle passerelle in legno. Alle spalle si apre la campagna dei laghi costieri del Parco Nazionale del Circeo.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

Quella che non si legge quasi mai riguarda l’acqua, e nello specifico il modo in cui il fondale di questo tratto si comporta. La costa qui è rettilinea, esposta, senza scogliere frangiflutto e senza ripascimenti artificiali. Un fondale così, sabbioso e in pendenza dolce ma non uniforme, produce due fenomeni che chi frequenta solo spiagge attrezzate non conosce: le barre sabbiose parallele alla riva e le correnti di ritorno che si formano nei varchi fra una barra e l’altra.

Funziona così. Le onde che arrivano spingono acqua verso riva; quell’acqua deve tornare indietro, e torna indietro concentrandosi nei punti in cui la barra sabbiosa è interrotta. In quei punti si genera un flusso stretto e veloce diretto verso il largo. A occhio, dalla battigia, si riconosce perché è una fascia di acqua più scura e più calma in mezzo a onde che frangono su entrambi i lati, spesso con una lingua di schiuma o di sabbia in sospensione che si allontana dalla riva. È la trappola classica: sembra il punto migliore per entrare, perché non ci sono onde, ed è invece il punto peggiore.

La regola per uscirne, che vale su tutte le coste sabbiose esposte, è di non nuotare mai contro la corrente verso riva. Si nuota parallelamente alla battigia, lateralmente, per uscire dalla fascia, e solo dopo si torna verso terra. La corrente di ritorno è stretta, si esce in pochi metri di nuoto laterale, e non trascina mai sott’acqua: trascina al largo, che è una cosa diversa e molto meno letale, a patto di non consumare tutte le energie lottando frontalmente.

Il motivo per cui questo capitolo qui pesa più che altrove è semplice e va detto chiaramente: alla Bufalara non c’è servizio di salvataggio. Non ci sono torrette, non ci sono bagnini, non c’è un pattino. Se qualcosa va storto, l’aiuto più vicino è a chilometri di distanza e la copertura telefonica lungo la duna non è sempre affidabile. Questo non rende la spiaggia pericolosa in assoluto, e nelle giornate di mare calmo il bagno è tranquillo quanto ovunque; rende però necessario un livello di prudenza che in una spiaggia con stabilimento nessuno si pone. Con mare mosso, vento da sud ovest e bandiera che altrove sarebbe rossa, qui non c’è nessuna bandiera: la decisione è vostra, e conviene prenderla dalla riva.

Il consiglio che ti do per visitare la Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

Il consiglio principale è uno e riguarda l’orario, non l’attrezzatura. Arrivate presto. Non presto come si intende di solito, cioè le nove e mezza; presto sul serio, fra le sette e le otto del mattino in alta stagione. Ci sono tre ragioni concrete e nessuna è estetica.

La prima è il parcheggio. Gli spazi disponibili al termine del lungomare sono limitati e non aumentano, e chi arriva a metà mattina di un sabato di agosto passa mezz’ora a cercare posto e finisce per lasciare l’auto molto più indietro, allungando a piedi un percorso che era già lungo di suo. La seconda è la camminata: attraversare la duna alle otto del mattino, con la sabbia fresca e il sole basso, è una passeggiata; farlo a mezzogiorno con venti chili di attrezzatura è una fatica che si paga per il resto della giornata. La terza è che la luce e l’acqua al mattino, qui, sono semplicemente migliori: il mare tende a essere più calmo prima che si alzi la brezza termica, e la trasparenza nelle prime ore è la ragione per cui questa spiaggia ha la reputazione che ha.

Che cosa portare, in concreto

Acqua, e più di quella che pensate: due litri a testa in luglio e agosto non sono esagerati, perché non esiste un punto di rifornimento e tornare all’auto per bere significa perdere quaranta minuti. Un ombrellone robusto, con una base che tenga davvero, perché la brezza pomeridiana qui è costante e un ombrellone leggero diventa un proiettile; in alternativa un telo da sole con picchetti, che sulla sabbia asciutta della duna funziona meglio di quanto si creda. Pranzo al sacco, in un contenitore rigido, perché nessuno vi venderà niente. Un sacchetto per i rifiuti, tutti, compresi i mozziconi. Crema solare ad alta protezione e un cappello, perché l’ombra è quella che portate voi. Scarpe chiuse per il tratto di sentiero. Un telo o un lenzuolo in più per coprirsi nelle ore centrali, che è più efficace di qualsiasi crema.

Il Parco Nazionale del Circeo: che cosa lo rende diverso

La Bufalara esiste come spiaggia semideserta a novanta chilometri da Roma per una ragione amministrativa precisa, e quella ragione ha un nome: Parco Nazionale del Circeo. Senza quel vincolo, questo tratto di costa avrebbe avuto lo stesso destino di gran parte del litorale laziale, cioè una fila continua di costruzioni fino alla battigia.

Un parco nato in circostanze anomale

Il Circeo è uno dei parchi nazionali italiani più antichi, istituito negli anni Trenta del Novecento, e la sua nascita ha una particolarità che lo distingue da tutti gli altri. Gli altri parchi storici italiani sono nati per proteggere montagne e fauna alpina o appenninica. Il Circeo è nato invece per salvare un campione di quello che si stava distruggendo: la bonifica integrale della Pianura Pontina, in corso proprio in quegli anni, stava prosciugando e trasformando un ambiente umido esteso, e la creazione del parco servì a conservare un lembo della grande foresta planiziale e una porzione del sistema lacustre e dunale. Nasce, in altre parole, come compensazione di una trasformazione enorme, e questa origine spiega la sua forma strana: non un blocco compatto, ma un insieme di pezzi diversi cuciti insieme.

I cinque ambienti del parco

I pezzi sono sostanzialmente cinque, ed è utile conoscerli perché rendono una gita qui molto più varia di quanto un solo pomeriggio di mare lasci immaginare. Il primo è la Foresta Demaniale, residuo della grande selva planiziale che copriva la pianura, con i suoi boschi allagati stagionalmente. Il secondo è il sistema dei quattro laghi costieri. Il terzo è la duna litoranea, quella su cui si cammina per arrivare alla Bufalara. Il quarto è il Promontorio del Circeo, con la sua vegetazione a due versanti radicalmente diversi, quello a mare arido e mediterraneo, quello a monte umido e quasi appenninico, e con le sue grotte. Il quinto, staccato e in mezzo al mare, è l’isola di Zannone, nell’arcipelago pontino, aggregata al parco in un secondo momento.

L’area, per il suo valore, è inserita nel programma internazionale che riconosce le riserve della biosfera, un riconoscimento che premia proprio la convivenza fra conservazione e attività umane. È un punto che vale la pena tenere a mente quando si guarda questa costa: non è natura vergine, è un paesaggio in cui una bonifica novecentesca, un’agricoltura intensiva, una città di fondazione e un sistema naturale conservato si toccano nel giro di pochi chilometri.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che Sabaudia sia una città di fondazione degli anni Trenta, costruita da zero sulla pianura bonificata e inaugurata nel 1934. Lo sanno tutti, si legge ovunque, ed è vero. Quello che si cita molto meno è la conseguenza urbanistica che quella scelta ha avuto sul litorale, e che è precisamente la ragione per cui la Bufalara oggi ha quell’aspetto.

Sabaudia, a differenza di quasi tutte le altre località balneari del Lazio, non nasce come paese sul mare. Nasce come centro agricolo e amministrativo posizionato sulla riva del Lago di Paola, a qualche chilometro dalla costa, con una gerarchia precisa: la piazza con la torre civica, il municipio, la chiesa, gli edifici pubblici, e poi il tessuto residenziale. Il mare, in quel disegno, è una risorsa ma non il centro. Il lungomare si sviluppa in un secondo momento, come estensione stagionale, e proprio per questo resta un nastro relativamente sottile che non ha mai fagocitato l’intera fascia costiera. Quando il nastro finisce, finisce davvero: non c’è la periferia balneare che si dirada, c’è una linea netta oltre la quale comincia la duna.

Il progetto urbanistico originario porta le firme di un gruppo di giovani architetti, Gino Cancellotti, Eugenio Montuori, Luigi Piccinato e Alfredo Scalpelli, e la sua fortuna critica è stata singolare: contestata a lungo perché legata alla propaganda del regime che l’aveva voluta, Sabaudia è stata poi rivalutata come uno degli esiti più coerenti del razionalismo italiano, per la pulizia dei volumi, il rapporto con il verde e la misura della scala. La discussione sul fatto che un’architettura possa essere giudicata separatamente dal potere che l’ha commissionata è vecchia e non si chiude qui, ma sul piano del paesaggio il risultato è quello descritto: una città compatta, una costa non edificata, una separazione netta fra le due.

La foto giusta da fare alla Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

La foto giusta è una sola e non è quella che fanno tutti. Quella che fanno tutti è la battigia con il mare e basta, e restituisce un’immagine generica che potrebbe essere scattata su metà delle spiagge del Mediterraneo. La foto che racconta davvero questo posto si fa mettendosi sulla battigia e guardando verso sud, con il Promontorio del Circeo che chiude la linea della costa: si ottiene una prospettiva in cui la spiaggia si assottiglia in fuga, la duna corre parallela come una seconda linea, e in fondo il massiccio si alza dal piano come un’isola. È quella sovrapposizione di tre elementi, sabbia, duna, montagna, a dare la misura del luogo.

L’ora e la luce

Il tardo pomeriggio è il momento migliore, per un motivo tecnico: il sole che cala verso ovest, cioè sul mare, illumina il promontorio di taglio e ne fa emergere i versanti e i rilievi, che a mezzogiorno appaiono piatti e senza volume. Al mattino presto si ottiene l’effetto opposto ma altrettanto buono: il promontorio in controluce, scuro, con la foschia marina che ne stacca il profilo su un cielo ancora pallido. A mezzogiorno, con il sole a picco, la duna perde ogni rilievo e la sabbia brucia tutte le sfumature: è l’ora peggiore in assoluto, e la riconoscerete perché tutte le fotografie vi sembreranno slavate senza capire perché.

La seconda inquadratura, quella che nessuno prova

La seconda inquadratura si fa girandosi di spalle al mare. Ci si abbassa quasi al livello della sabbia, si mette in primo piano la cresta della duna con le sue erbe piegate dal vento, e si lascia che lo sfondo si apra sulla pianura con i suoi campi e, con un po’ di fortuna e un teleobiettivo, con le bufale al pascolo. È l’immagine che spiega il toponimo e che nessuno scatta, perché quando si arriva al mare si guarda il mare. Il momento ideale è la prima mattina, quando la luce radente disegna ogni increspatura della sabbia e le impronte notturne degli animali sono ancora leggibili.

Spiaggia della Bufalara, Sabaudia
Il sentiero che corre dietro la duna della Bufalara, percorribile a piedi e in bicicletta verso nord fino alla zona di Rio Martino e, per le strade di campagna dietro i laghi, fino al Lago di Fogliano: un itinerario splendido nelle mezze stagioni e sconsigliabile in luglio e agosto per la totale assenza di ombra.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Questa fascia di costa ha una stratificazione storica che il paesaggio attuale, apparentemente vuoto, nasconde molto bene. Riassumo i passaggi che hanno lasciato una traccia leggibile ancora oggi, dal più remoto al più recente.

La preistoria del Circeo

Il Promontorio del Circeo che chiude l’orizzonte a sud è uno dei siti preistorici più importanti d’Europa. Le sue grotte, aperte alla base del massiccio verso il mare, hanno restituito materiali e resti umani di età neandertaliana, e il ritrovamento avvenuto alla fine degli anni Trenta in una di queste cavità ebbe risonanza internazionale. Le ricerche successive hanno rivisto molte delle interpretazioni iniziali, in particolare quelle sui presunti riti funerari, e il dibattito scientifico è tuttora aperto; resta il fatto che questa costa è stata abitata da gruppi umani decine di migliaia di anni prima che qualcuno pensasse a una spiaggia. Quando si guarda il promontorio dalla battigia della Bufalara, si guarda una montagna che è stata un punto di riferimento per la navigazione e per l’insediamento umano da prima della storia scritta.

Il mito e i Romani

Il nome stesso del promontorio rimanda alla maga Circe, e la tradizione antica collocava qui l’isola di Eea dell’Odissea. È una localizzazione che gli antichi accettavano con convinzione, tanto che sul promontorio sorgeva un centro abitato e la costa fu punteggiata di ville marittime di età romana. Il Lago di Paola, alle spalle di Sabaudia, ospitava impianti per l’allevamento del pesce e un complesso residenziale imperiale: le peschiere collegate al mare attraverso canali sono una delle testimonianze più notevoli del rapporto fra i Romani e questo sistema lagunare. Chi si interessa a questi temi troverà materiale utile nei Musei di Priverno e nel Parco Archeologico di Privernum, poco all’interno.

Le torri costiere e la difesa dal mare

Fra Cinquecento e Seicento tutta questa costa fu attrezzata con una catena di torri di avvistamento, costruite per dare l’allarme contro le incursioni dal mare che flagellavano il litorale tirrenico. La più nota di questa tratta è la torre che sorveglia la foce del canale ai piedi del promontorio, presso la Spiaggia di Torre Paola; un’altra si trova verso nord, in corrispondenza della foce di Rio Martino. Le torri erano collegate a vista fra loro, e la loro distanza reciproca lungo la costa non è casuale: serviva a garantire che un segnale di fumo o di fuoco fosse sempre visibile dalla successiva. Percorrendo il sentiero della Bufalara si cammina esattamente nello spazio fra due di questi presidi, in un tratto che per secoli fu considerato pericoloso proprio perché aperto e indifendibile.

La malaria e la bonifica

Per tutto l’Ottocento e fino agli anni Venti del Novecento la Pianura Pontina fu una delle aree malariche più gravi d’Italia. Le acque stagnanti rendevano la pianura quasi inabitabile nei mesi caldi, e la popolazione stabile era ridotta a poche comunità che vivevano in condizioni difficilissime: nella selva sopravvivevano insediamenti temporanei di capanne, abitati da famiglie che scendevano dai monti Lepini per la stagione del pascolo e del carbone e risalivano prima dell’estate. La bonifica integrale realizzata negli anni Trenta cambiò tutto in pochi anni: canali di scolo, idrovore, prosciugamento, fondazione di nuove città, immissione di decine di migliaia di coloni provenienti dal nord est. Fu un’operazione di ingegneria e di ingegneria sociale insieme, con costi umani e ambientali che la storiografia ha studiato a fondo, e il paesaggio che oggi si attraversa venendo alla Bufalara ne è il prodotto diretto. Al racconto di quella trasformazione è dedicato il Museo della Terra Pontina, a Latina, che consiglio a chiunque voglia capire davvero dove si trova.

La guerra

Nel 1943 e 1944 questa costa tornò a essere una linea del fronte. Le difese tedesche lungo il litorale, lo sbarco alleato più a nord e i combattimenti che ne seguirono lasciarono segni che ancora oggi si incontrano lungo la costa pontina sotto forma di bunker e postazioni, come le batterie di Punta Rossa sul promontorio. Ci fu anche una conseguenza ambientale pesante e meno nota: il sabotaggio degli impianti di bonifica e il rialzamento artificiale delle acque riportarono per un periodo la malaria in una pianura che era stata appena risanata. Chi visita il Museo dello Sbarco di Anzio trova ricostruito il quadro militare di quei mesi.

La tutela e il turismo

L’ultimo capitolo è quello che riguarda direttamente chi legge. Fra gli anni Sessanta e Ottanta l’intero litorale laziale conobbe l’espansione edilizia balneare che ha modificato in modo irreversibile buona parte della costa. Qui il vincolo del parco nazionale, i limiti urbanistici e il riconoscimento internazionale dell’area come riserva della biosfera hanno frenato quel processo, e il risultato è la situazione attuale: un lungomare costruito e finito, e oltre il suo termine un tratto libero lungo chilometri. Non è un caso, non è una dimenticanza, è il prodotto di decisioni amministrative prese e difese nel tempo.

Chi è passato dalla Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

Sabaudia e il suo litorale hanno avuto, a partire dagli anni Sessanta, una frequentazione intellettuale e artistica che ha lasciato tracce durature, e che merita di essere raccontata senza trasformarla in un elenco di nomi.

Pasolini, Moravia e il gruppo del lungomare

Il nome più legato a questa costa è quello di Pier Paolo Pasolini, che passò molte estati sul litorale di Sabaudia e che qui trovava esattamente quello che cercava: distanza da Roma, mare aperto, un paesaggio non ancora saturato. Alberto Moravia frequentò a lungo la stessa fascia di costa, e la casa sul lungomare divenne per anni un punto di ritrovo di scrittori, registi e intellettuali. Dacia Maraini, legata a entrambi in quegli anni, ha raccontato più volte quelle estati nei suoi scritti.

A Pasolini si deve anche la difesa più celebre dell’architettura di Sabaudia, formulata in un’intervista televisiva nella prima metà degli anni Settanta. Il ragionamento, sintetizzato, era questo: la città non gli appariva come un prodotto della retorica del regime, ma come un’opera che aveva conservato un carattere provinciale e italiano; il vero potere omologante, quello che stava cancellando le differenze reali fra i luoghi e le persone, non era più quello di allora ma quello del consumo di massa. Era un’argomentazione provocatoria e coerente con tutto il suo pensiero di quegli anni, e ha avuto una fortuna enorme nel dibattito successivo sul razionalismo italiano. Chi cammina oggi per il centro di Sabaudia, con la torre civica e i portici, ha sotto gli occhi il materiale di quella discussione.

Chi passa oggi

Se devo dire chi incontro davvero, oggi, camminando sul sentiero della Bufalara in una giornata qualunque di giugno: pochi romani che conoscono il posto da vent’anni e non lo dicono a nessuno, qualche coppia di stranieri che ha trovato la spiaggia su una mappa e non capisce perché sia vuota, un paio di fotografi con il treppiede all’alba, birdwatcher nelle stagioni fredde, ciclisti che stanno andando verso Rio Martino, e ogni tanto un pescatore con la canna piantata nella sabbia. È una frequentazione sottile e costante, molto diversa dalla massa che si ferma al lungomare, e la differenza fra i due pubblici si misura esattamente nella distanza dal parcheggio.

Quando andare a Spiaggia della Bufalara, Sabaudia e quando evitarla

La risposta breve è settembre. La risposta lunga merita qualche riga in più, perché le stagioni qui cambiano il posto in modo radicale.

Primavera

Da aprile a inizio giugno la Bufalara è probabilmente al suo meglio per chi non viene solo per il bagno. La duna fiorisce, la macchia mediterranea profuma, la temperatura consente di camminare per ore, i migratori attraversano i laghi e la spiaggia è completamente vuota. L’acqua è ancora fredda per la maggior parte delle persone fino a fine maggio, ma per una giornata di cammino, fotografia e osservazione è la stagione ideale. Il vento primaverile può essere sostenuto e cambia l’aspetto del mare da un’ora all’altra.

Estate

Luglio e agosto sono la stagione dei numeri: acqua calda, giornate lunghe, mare generalmente calmo nelle ore del mattino. Sono anche la stagione dei problemi: parcheggio saturo, sabbia rovente sul sentiero, zero ombra, e la necessità di portarsi tutto. Il ferragosto, qui come ovunque, è da evitare per principio. Il paradosso della Bufalara è che resta comunque molto meno affollata di qualsiasi altra spiaggia laziale nello stesso periodo, per la semplice ragione che la camminata funziona da filtro: la maggior parte delle persone, davanti a venti minuti a piedi con l’attrezzatura, rinuncia.

Settembre e ottobre

Settembre è il mese che consiglio a chi può scegliere. L’acqua ha accumulato il calore di tutta l’estate ed è alla sua temperatura massima, il traffico sulla Pontina è tornato normale, il parcheggio si trova, le giornate sono ancora lunghe abbastanza e la luce del pomeriggio diventa progressivamente migliore. Ottobre aggiunge il vantaggio della solitudine completa e toglie la certezza del bel tempo: è il mese delle prime perturbazioni atlantiche, e una mareggiata di ottobre su questa costa è uno spettacolo notevole da guardare dalla duna, a patto di non avere l’asciugamano steso.

Inverno

D’inverno la Bufalara diventa un altro posto e, per certi versi, il più interessante. Le mareggiate rimodellano la battigia, il mare deposita sulla sabbia grandi accumuli di posidonia, e quegli accumuli, che molti scambiano per sporcizia, sono in realtà una struttura di difesa naturale della costa: assorbono l’energia delle onde e trattengono la sabbia. I laghi alle spalle si riempiono di uccelli svernanti. Il sentiero si percorre benissimo con le scarpe giuste. È la stagione in cui si capisce meglio come funziona questo sistema costiero, e in cui non si incontra praticamente nessuno.

Il meteo che conta

Due indicazioni pratiche che valgono più di qualsiasi previsione generica. La prima: il vento da sud ovest, cioè il libeccio, è quello che alza il mare su questa costa e che rende il bagno scomodo o imprudente; con libeccio forte il tratto libero, senza alcuna protezione artificiale, diventa una spiaggia da guardare e non da usare. La seconda: la brezza di mare pomeridiana è quasi una costante estiva e si alza in genere fra mezzogiorno e le due, per cui un ombrellone che alle undici sembrava ben piantato alle tre può volare via. È la ragione per cui insisto sulla base pesante.

Cosa c’è intorno a Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

Una giornata alla Bufalara si combina benissimo con altre mezze giornate nel raggio di pochi chilometri, e questo è il vero vantaggio della zona rispetto a un litorale monotematico.

A sud, verso il promontorio

La Spiaggia di Torre Paola chiude il litorale di Sabaudia ai piedi del Circeo ed è la variante attrezzata e più accessibile della stessa costa, con la torre cinquecentesca e la foce del canale che collega il lago al mare. Proseguendo si arriva a San Felice Circeo, borgo sul versante interno del promontorio, con un centro storico raccolto, un porto e alcune delle calette più belle del Lazio raggiungibili via mare. Sul promontorio si trovano i sentieri per il Picco di Circe e, sul versante a mare, le batterie di Punta Rossa. Ancora più a sud si aprono Terracina, con il tempio di Giove Anxur sul Monte Sant’Angelo, e Sperlonga, con il suo borgo bianco e la villa di Tiberio.

A nord, verso Latina

Seguendo la costa in direzione opposta si incontrano il Lungomare di Rio Martino, il Lido di Latina e, poco all’interno, il Lago di Fogliano, che è la porta più comoda al sistema lacustre del parco. Ancora più a nord si trovano Torre Astura, con la sua fortezza sul mare, e il Boschetto di Torre Astura.

Verso l’interno

Chi ha una giornata intera e vuole alternare mare ed entroterra ha a disposizione il Giardino di Ninfa, ai piedi dei Lepini, che è uno dei giardini più noti d’Europa e che richiede prenotazione e visita organizzata; l’Oasi di San Valentino; il Museo della Terra Pontina a Latina, per capire la bonifica; e i Musei di Priverno con il vicino Parco Archeologico di Privernum. Chi invece cerca semplicemente un’altra spiaggia libera e ampia più vicina a Roma può considerare Capocotta, che condivide con la Bufalara la logica della duna protetta e degli accessi numerati, con servizi però ben più presenti.

Mangiare e dormire

Sulla spiaggia non si mangia perché non c’è niente. Chi vuole sedersi a tavola deve tornare verso il lungomare di Sabaudia o salire in centro, dove l’offerta è quella di una cittadina di provincia con una stagione turistica robusta, con il pesce come costante. Il prodotto identitario della zona resta la mozzarella di bufala pontina, che ha un carattere diverso da quella campana e che si compra direttamente nei caseifici della pianura. Non indico nomi, prezzi e orari di locali: cambiano di stagione in stagione, e un consiglio sbagliato fa più danno di nessun consiglio.

Domande veloci sulla Spiaggia della Bufalara, Sabaudia

La Spiaggia della Bufalara è libera e gratuita?

Sì. Si tratta di un tratto di spiaggia libera senza concessioni balneari, senza biglietto e senza alcun tipo di controllo all’accesso. Il rovescio della medaglia è l’assenza totale di servizi.

C’è il servizio di salvataggio?

No. Non ci sono bagnini né postazioni di salvataggio. Con mare mosso la valutazione spetta interamente a chi entra in acqua, e conviene farla dalla riva.

Quanto si cammina dal parcheggio?

Le prime discese al mare si raggiungono in pochi minuti dal punto in cui finisce la strada. Per trovare tratti realmente solitari servono dai venti ai quaranta minuti di cammino sul sentiero dietro la duna, con il ritorno da mettere in conto sotto il sole del pomeriggio.

Quanti posti auto ci sono?

Non esiste un parcheggio con stalli contati: si utilizzano gli spazi laterali e le aree sterrate nel punto in cui il lungomare termina. In alta stagione si riempiono presto, ed è il motivo principale per cui consiglio di arrivare entro le otto del mattino.

Si può arrivare con i mezzi pubblici?

Non in modo ragionevole. Sabaudia non ha stazione ferroviaria e nessuna linea porta al termine del lungomare, che è il punto di partenza del sentiero. Serve l’auto.

Si vedono davvero le bufale?

Spesso sì, nei pascoli della pianura retrostante, guardando dal sentiero verso l’interno. Sono animali di allevamento in terreni gestiti: si osservano da fuori, senza avvicinarsi ai recinti.

Si può portare il cane?

Le regole sull’accesso degli animali nelle aree del parco e sugli arenili possono variare secondo le ordinanze in vigore: vanno lette sulla cartellonistica all’inizio del percorso. In ogni caso, dove è consentito, il guinzaglio è indispensabile per la presenza di fauna, nidi sulla sabbia e pascoli.

Qual è il periodo migliore?

Settembre per il bagno, aprile e maggio per il cammino e la fioritura della duna, i mesi freddi per l’osservazione degli uccelli sui laghi. Ferragosto è l’unico periodo che eviterei sempre.

Che differenza c’è fra la Bufalara e Torre Paola?

Torre Paola chiude il litorale a sud, ai piedi del promontorio, ha un arenile più largo, è più facilmente raggiungibile e più frequentata, con la torre e la foce del canale come scenario. La Bufalara si sviluppa a nord del lungomare, è più stretta, priva di qualunque servizio e si conquista a piedi. Sono due modi opposti di stare sulla stessa costa.

A nostro giudizio la Bufalara è una delle poche spiagge del Lazio che restituisce esattamente quello che le si dà. Chi arriva alle undici, parcheggia male, cammina cinque minuti e si lamenta dell’assenza di un bar, porterà a casa una giornata mediocre e avrà ragione. Chi arriva all’alba, cammina mezz’ora con uno zaino leggero e accetta di passare otto ore senza comprare niente, si troverà davanti un pezzo di costa mediterranea che in Italia esiste ormai in pochissimi punti: duna intatta alle spalle, mare aperto davanti, una montagna mitologica in fondo all’orizzonte e il silenzio. Non è una spiaggia per tutti, e questo è precisamente il motivo per cui è ancora così.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata fra Sabaudia, il Circeo e i laghi costieri, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari sul litorale pontino trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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