San felice Circeo (LT)

San Felice Circeo è un comune della provincia di Latina, sul promontorio che chiude a sud la pianura pontina; il municipio occupa il Palazzo Baronale, in Piazza Lanzuisi, nel centro storico a un centinaio di metri sul livello del mare. Da Roma sono poco più di cento chilometri: in auto si prende la via Pontina fino a Borgo Faiti o all'altezza di Terracina, poi si segue la deviazione per il Circeo, e in condizioni normali si arriva in un'ora e quaranta, che d'estate diventano tranquillamente due ore e mezzo. Con i mezzi pubblici il nodo è la stazione ferroviaria di Priverno-Fossanova sulla linea Roma Termini-Napoli via Formia: da lì i collegamenti su gomma verso il Circeo sono gestiti dal servizio extraurbano regionale, con corse ridotte fuori stagione e nei festivi, quindi gli orari vanno controllati il giorno prima della partenza sul sito del vettore. Le spiagge sono libere e gratuite nei tratti demaniali non dati in concessione; negli stabilimenti la tariffa la fissa ogni singolo lido e cambia di anno in anno, per cui in questa pagina non troverete un listino: chiedete al bagnino prima di stendere l'asciugamano. L'ufficio della Pro Loco è in Piazza Lanzuisi 1, telefono 0773 547770, e resta il punto più affidabile per orari di visite e aperture stagionali. Il patrono è San Felice martire e si festeggia il 29 luglio. Gli abitanti sono poco più di diecimila.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il litorale sabbioso comunale misura circa undici chilometri, da Torre Fico al confine con Terracina, e da qui parte la Riviera di Ulisse. Tutto il territorio ricade dentro il Parco Nazionale del Circeo, la cui sede amministrativa è a Sabaudia, in via Carlo Alberto 188, telefono 0773 512240.

San felice Circeo
San felice Circeo

Come si arriva a San felice Circeo e dove si lascia l'auto

Chi arriva in auto ha due strategie, e sono diverse. La prima: puntare direttamente al lungomare, entrare da viale Europa e cercare posto lungo la strada litoranea. Funziona a giugno e a settembre. Ad agosto, dopo le nove e mezzo del mattino, è tempo perso. La seconda: salire al centro storico, lasciare la vettura nelle aree di sosta a valle del paese e scendere a piedi verso il mare, oppure fare il contrario, cioè parcheggiare in basso e salire. Le tariffe della sosta a pagamento e i tratti a strisce blu cambiano con le ordinanze stagionali del Comune, quindi vanno letti sui cartelli in loco: è l'unico dato che nessuna pagina web tiene aggiornato in modo affidabile.

La mia opinione, netta: in alta stagione il Circeo si visita arrivando prestissimo o arrivando nel tardo pomeriggio. La fascia fra le dieci e le diciassette, in agosto, è una fila di lamiere lungo viale Europa e una lotta per un metro quadro di sabbia. Chi ha la possibilità di muoversi in bicicletta dal lungomare al centro storico risolve metà dei problemi, mettendo però in conto una salita seria negli ultimi due chilometri.

Per chi viene da Roma senza auto, l'alternativa al treno per Priverno-Fossanova è il bus diretto sulla direttrice pontina; anche qui, le corse estive e quelle invernali non coincidono. Chi arriva da sud può appoggiarsi alla stazione di Monte San Biagio-Terracina Mare. Da Sperlonga e da Gaeta il collegamento più comodo resta comunque l'automobile lungo la statale.

Le spiagge di San felice Circeo, tratto per tratto

Il litorale del Circeo non è un'unica spiaggia: è una successione di ambienti diversi che si susseguono in undici chilometri, e chi li confonde finisce nel posto sbagliato. Vale la pena percorrerli in ordine, da levante verso ponente, come li incontra chi arriva da Terracina.

La spiaggia del porto e Torre Fico

Il litorale nasce ai piedi di Torre Fico, con la piccola spiaggia dell'area portuale. Torre Fico è una delle quattro torri costiere volute nel 1562 da papa Pio IV, che incaricò Nicolò e Bonifacio Caetani, signori di Sermoneta e di San Felice, di erigere quattro fortificazioni a difesa del litorale. Il nome deriverebbe dai fichi d'India che ancora oggi la circondano. È posta a levante, sul versante del Quarto Caldo, e la si osserva bene dal porto. La spiaggia qui è corta e frequentata da chi arriva in barca: non è il tratto dove passare la giornata, ma è il punto migliore per capire la geografia del promontorio in cinque minuti.

La spiaggia alle spalle dei residence di via Terracina

La lunga e sottile lingua di sabbia dietro i residence di via Terracina è di fatto riservata a chi abita le case sul mare. Alcuni cancelli dei complessi residenziali conservano però un passaggio pedonale sempre aperto, e quel passaggio è un diritto di accesso al demanio marittimo, non una concessione di cortesia. La sabbia non è la più bella del Circeo: il fondale digrada in fretta e il tratto è battuto dal vento di levante. In compenso resta tranquillo anche a Ferragosto, ed è un vantaggio che vale parecchio. Se cercate silenzio più che cartolina, è qui che dovete guardare.

Viale Europa e la Fratta

Proseguendo verso il Monte Circeo, il lungomare di viale Europa è occupato in prevalenza da stabilimenti balneari, con strisce esili di spiaggia libera incastrate fra l'uno e l'altro; d'estate sono affollate dalle nove del mattino. Il tratto libero più ampio di viale Europa lo chiamano tutti, in paese, la Fratta: il nome viene da un albero di tamerice con i cespugli intorno, e fratta nel dialetto locale è appunto il cespuglio fitto. Su quel pezzo di arenile, una volta ogni tanto, si organizzano concerti estivi di richiamo. Il mio giudizio è che viale Europa sia il tratto più sopravvalutato del Circeo: si paga la comodità del parcheggio vicino e si rinuncia al paesaggio.

San felice Circeo
San felice Circeo

Lungomare Circe, il tratto più bello

Il Lungomare Circe è un'altra cosa. Anche qui gli stabilimenti dominano, ma le strisce libere che restano si affacciano su un mare verde smeraldo, con la montagna alle spalle e il centro storico che si vede in alto, sulla piattaforma rocciosa. Il difetto c'è ed è serio: sono strisce sottilissime, e quasi sempre hanno gli scogli davanti, il che significa scarpette di gomma per entrare in acqua e nessuno spazio per i giochi dei bambini. Andateci per il colore dell'acqua e per la vista, non per la comodità.

Le calette della scogliera e la zona del Precipizio

Lungo la scogliera del promontorio si aprono calette ad accesso libero. Quasi ogni punto della falesia, esclusa l'inaccessibile zona del Precipizio, può diventare un ottimo posto per fare il bagno, a patto di avere piedi allenati e nessuna pretesa di servizi. Il Precipizio va lasciato stare, e non per prudenza formale: è una parete che cade a picco sul mare, senza sentiero e senza via di uscita dal basso. Chi ci prova con il mare formato mette a rischio anche chi dovrebbe venirlo a recuperare.

Il Quarto Caldo e la scogliera

San Felice Circeo, oltre al litorale sabbioso, possiede un'anima più aspra. È la scogliera del Quarto Caldo, il versante meridionale del monte, quello esposto al sole per tutto il giorno. Ci si arriva da via del Faro, che si imbocca dopo aver superato il centro storico, e lungo quella strada si aprono diversi accessi al mare. Non ci sono strutture organizzate: solo roccia, macchia mediterranea e acqua. Il Faro di Capo Circeo, costruito nel 1866, si trova proprio su questo versante, a circa tre chilometri dal paese, e resta il riferimento visivo per orientarsi. Portate acqua: sul Quarto Caldo, a mezzogiorno di luglio, non c'è un filo d'ombra.

La Rinascente

Uno degli accessi più amati dai sanfeliciani si raggiunge da via Grotta delle Capre, prima traversa sulla sinistra di via del Faro, scendendo dalla prima scalinata che si incontra sulla destra. Alcuni scogli levigati dal mare fanno da lettini naturali e l'acqua, in quel punto, è limpidissima. È il posto dove i locali portano la maschera e restano fino al tramonto. Un avvertimento pratico: la scalinata è ripida e il ritorno, con il sole basso e le gambe stanche, è più faticoso della discesa.

Le Batterie di Punta Rossa

Le Batterie di Punta Rossa sono il compromesso migliore fra scogliera e comodità. Si giunge in via del Faro, si prosegue in via delle Batterie, si supera l'Hotel Punta Rossa e pochi metri dopo una discesa asfaltata porta al mare. Il luogo è caratterizzato dalla scogliera, ma comprende anche due calette non del tutto naturali, ricavate dall'uomo, che introducono a un fondale limpido: con maschera e pinne si incontrano pesci e molluschi fra anfratti e grotticelle. Il nome viene dalle batterie di artiglieria costiera, e la storia del posto è raccontata in un volume dedicato che si trova nelle librerie del comprensorio pontino. Se dovessi scegliere un solo punto del Quarto Caldo per una giornata intera, sceglierei questo.

Batterie Di Punta Rossa - Circeo
Batterie Di Punta Rossa - Circeo

Oltre il promontorio: Torre Paola e la Bufalara

A nord, superato il promontorio, comincia il litorale di Sabaudia. La spiaggia di Torre Paola e quella della Bufalara sono i due arenili liberi più selvaggi dell'intero Parco Nazionale del Circeo. Torre Paola è la prima delle quattro torri cinquecentesche e l'unica che conservi in buona parte la struttura originaria: prende il nome dal lago di Paola che le sorge alle spalle, e presidia il versante di ponente, il Quarto Freddo. La Bufalara si raggiunge dopo il ponte, per un sentiero che attraversa la duna: la frequentazione è bassa, la sabbia fine, la macchia mediterranea arriva quasi all'acqua. Poco lontano, verso l'interno, si apre la riserva naturale della Piscina delle Bagnature, una delle pozze forestali della Selva di Circe, molto meno frequentata di quanto meriterebbe.

Spiaggia di Torre Paola, Sabaudia
Spiaggia di Torre Paola, Sabaudia

Il promontorio: geografia e geologia di San felice Circeo

Il territorio comunale si sviluppa in due aree nettamente distinte: il promontorio, circa sei chilometri di lunghezza, e la parte pianeggiante alle sue spalle. Sono due mondi diversi, e la differenza si sente nel giro di dieci minuti di strada.

Visto da Anzio, il promontorio disegna il profilo di un volto di donna sdraiata, identificata dalla tradizione con la Maga Circe: la vetta chiamata Picco di Circe corrisponde al naso. Visto da Gaeta, la prospettiva cambia del tutto e il monte appare come un'isola, quella che gli antichi chiamavano Eea. Non è una suggestione turistica costruita a tavolino: è un effetto ottico reale che dipende dall'angolo di osservazione e dalla foschia sulla pianura, e ha alimentato la geografia mitica dei naviganti greci.

Lungo la dorsale si innalzano, una dopo l'altra, la Vetta di Paola, il Picco di Circe che con 541 metri è la quota massima, la Punta di Torre Moresca, la Punta di Vasca Moresca, la Punta del Fortino di Cretarossa, la Punta del Semaforo a 412 metri e la Punta dell'Acropoli, detta anche delle Crocette, a 352 metri. Sul versante orientale si elevano vari colli che circondano il centro storico: Peretto, Guardia Orlando e Monticchio verso nord, Monte Morrone e San Rocco verso sud.

Le indagini geologiche hanno dimostrato che il promontorio è costituito in prevalenza da calcari di vario tipo: cristallini e bianchi, compatti, selciferi con brachiopodi, argillosi. La pianura sottostante è invece formata da sabbie sommerse, bonificate durante gli anni Trenta del Novecento. Che il monte fosse davvero un'isola nel Quaternario lo dicono più indizi convergenti: il ritrovamento sul promontorio di un'arenaria bigia poi rinvenuta solamente a trecento metri di profondità, i solchi marini fossili, i segni lasciati dall'erosione marina in quota e le informazioni ricavate dallo studio degli strati pliocenici.

Promontorio del Circeo
Promontorio del Circeo

La preistoria di San felice Circeo: Grotta Guattari e il Neanderthal

Alberto Carlo Blanc e la scoperta del 1939

San Felice Circeo deve moltissimo al paleontologo Alberto Carlo Blanc, che a partire dal 1936 avviò ricerche sistematiche intorno al promontorio. Il versante meridionale è crivellato di grotte e ripari sotto roccia, ed è lì che Blanc concentrò il lavoro. Nel 1939 individuò la cavità che oggi porta il nome della famiglia proprietaria del terreno, la Grotta Guattari: l'accesso era ostruito da frane antichissime, e proprio quella chiusura aveva sigillato il contesto per decine di migliaia di anni.

Penetrato all'interno, Blanc si accorse di trovarsi in un ambiente che aveva ospitato l'uomo di Neanderthal. Al centro di una corona di pietre giaceva un cranio neanderthaliano, quello che sarebbe passato alla storia come l'Uomo del Circeo. La grotta conservava inoltre una fitta presenza di ossa fossili di rinoceronte, bue, cavallo e cervo, e pietre di media dimensione usate come arnesi. La stratigrafia ha restituito tracce di elefanti, rinoceronti, ippopotami, iene e orsi: una fauna che oggi si fatica a immaginare su questa costa. L'età geologica fu ricondotta a un intervallo di cinquantamila-sessantamila anni fa. Nello stesso periodo del cranio venne alla luce la mandibola di un secondo individuo, il Circeo II; nel 1951 una seconda mandibola, il Circeo III; nel 1954, in un'altra cavità, Blanc recuperò la mascella inferiore di un bambino vissuto circa cinquantamila anni prima.

Una precisazione che va fatta, perché per decenni è circolata la versione opposta: l'interpretazione originaria di Blanc, secondo cui il cranio sarebbe stato oggetto di un rituale cannibalico e la corona di pietre un allestimento umano, è stata messa seriamente in discussione dagli studi successivi, che attribuiscono l'accumulo osseo soprattutto all'azione delle iene. La versione rituale resta un'ipotesi storiograficamente importante, ma non è più la lettura prevalente.

Che cosa è emerso dagli scavi più recenti

Nell'ottobre 2019 la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina ha avviato nuove ricerche sistematiche nella Grotta Guattari, in collaborazione con l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. L'8 maggio 2021 il Ministero della cultura ha annunciato il risultato: i resti di nove individui neanderthaliani, che portano a undici il totale degli individui documentati nella cavità contando i due già noti. Otto di essi sono datati fra cinquantamila e sessantottomila anni fa; il più antico si colloca fra novantamila e centomila anni fa.

I reperti umani comprendono una calotta cranica, frammenti occipitali e di cranio, frammenti di mandibola, due denti e tre femori parziali. Accanto a questi sono state recuperate migliaia di ossa animali: iene in grande quantità, uro, cervo nobile, rinoceronte, elefante, megacero, orso delle caverne e cavalli selvatici. Lo scavo è stato diretto da Francesco Di Mario, con Mauro Rubini per la parte antropologica e Mario Rolfo per Tor Vergata; hanno collaborato l'INGV, il CNR-IGAG, l'Università di Pisa e la Sapienza. Il cranio del 1939 non è al Circeo: si conserva a Roma, al museo preistorico ed etnografico Pigorini.

La grotta è tornata visitabile in occasioni programmate, con visite contingentate su prenotazione e ingresso da via Alcide De Gasperi, gestite dalla Soprintendenza. Le aperture non sono continuative durante l'anno: chi vuole entrare deve informarsi in anticipo presso la Soprintendenza o la Pro Loco, perché il calendario cambia di stagione in stagione. È il sito preistorico più importante del Lazio meridionale e uno dei più importanti d'Europa, e vale l'attesa.

Circeo - grotta Guattari - resti di 9 neanderthal
Circeo - grotta Guattari - resti di 9 uomini di Neanderthal

La Grotta del Fossellone e le altre cavità

La Grotta del Fossellone è la seconda cavità per importanza paleontologica del Circeo. All'interno sono stati riconosciuti indizi di pasti, focolari e arnesi vari, e la stessa abbondanza di pietre lavorate documentata alla Guattari. È stata abitata sia dall'uomo di Neanderthal sia dall'Homo sapiens, e questo la rende preziosa: consente di leggere in un unico deposito il passaggio fra due umanità diverse. Altre grotte del promontorio e altre zone intorno hanno restituito lame, utensili da caccia, oggetti in ossidiana e in terracotta. Lungo la costa si aprono inoltre cavità marine raggiungibili solo dal mare, fra cui la Grotta Azzurra, la Grotta del Presepio e la Grotta della Maga Circe, che d'estate sono meta delle escursioni in barca dal porto.

L'ossidiana di Palmarola

Il dettaglio più straordinario di tutto il complesso preistorico circeiense è l'ossidiana. Questo vetro vulcanico non esiste sul promontorio: il giacimento più vicino è sull'isola di Palmarola, nell'arcipelago pontino, a decine di chilometri di mare aperto. Trovarne al Circeo significa una cosa sola: quegli uomini erano in grado di costruire imbarcazioni capaci di traversate d'altura, e di ripetere il viaggio con regolarità sufficiente ad alimentare uno scambio. La navigazione preistorica nel Tirreno centrale non è un'ipotesi romantica, è un fatto che si legge nei materiali.

La storia antica di San felice Circeo

L'epoca pre-romana

A partire dalla metà del terzo millennio avanti Cristo il Lazio era abitato da popolazioni protolatine che vivevano di pastorizia e agricoltura, in villaggi di capanne e più tardi in fortezze costruite sulle alture. Intorno al 1000 avanti Cristo arrivarono altre genti italiche, Sabini ed Etruschi, e con quelle ondate tutto il territorio venne occupato: sui monti che delimitano le paludi pontine si stabilirono gli Ausoni-Opici. Gli Etruschi erano presenti in tutta la zona e fondarono Terracina e Velletri. Dopo il ritirarsi della potenza etrusca arrivò l'ondata dei Volsci, che occuparono Circei e Terracina spingendosi fino alle porte di Roma.

Il Circeo era già in antichità un centro commerciale rilevante: un approdo per navigatori stranieri che intrattenevano rapporti con le popolazioni locali e dell'entroterra. Si ritiene che il promontorio potesse funzionare come stazione di approdo dei Focei, la popolazione greca che aveva colonie in Sicilia e vari scali lungo la costa tirrenica italiana. Furono con ogni probabilità proprio i Focei a localizzare al Circeo la vicenda odissiaca di Ulisse e Circe, e da lì i Greci cominciarono a narrare leggende legate al promontorio, alla maga e ai loro figli. La fama del Circeo presso i Greci in un'epoca così alta fa pensare che il sito abbia conosciuto una fioritura commerciale molto prima di altre città del Lazio.

La colonia romana, i Volsci e le guerre contro Roma

Al Circeo furono dedotte due colonie a distanza di un secolo l'una dall'altra: lo riferiscono Tito Livio, Dionisio di Alicarnasso e Diodoro Siculo. La prima venne inviata da Tarquinio il Superbo e fu guidata dal figlio Arunte. Circei compare poi nel primo trattato fra Roma e Cartagine, tradizionalmente datato al primo anno della Repubblica, il 509 avanti Cristo. Dionisio spiega che la colonia venne mandata perché il promontorio occupava una posizione strategica sul mare. Le tracce archeologiche di questa prima colonia sono però pochissime, tanto che molti studiosi dubitano della presenza romana in età tarquinia: l'unico indizio viene dall'Acropoli, e consiste probabilmente nella seconda cinta muraria, quella che circonda l'odierno centro storico.

Poco dopo la colonia dovette affrontare l'invasione dei Volsci. Tito Livio riferisce che i Volsci, guidati da Coriolano, conquistarono Circei cacciandone i coloni romani. Dionisio racconta invece che Circei si arrese senza opporre resistenza, e che Coriolano non arrecò danni né violenze ai cittadini, limitandosi a chiedere rifornimenti per l'esercito e un tributo in denaro: una richiesta che, per essere formulata, presuppone una comunità prospera. Le due versioni non coincidono e nessuna delle due è verificabile: sono fonti letterarie tarde rispetto ai fatti che raccontano. La resa, in ogni caso, sarebbe comprensibile: Circei era protetta da mura ma isolata dal resto delle paludi, non poteva ricevere soccorsi e i Volsci stavano conquistando tutte le città vicine.

Dopo la dominazione volsca, nel 393 avanti Cristo i Romani e i Latini decisero di riprendere Circei e costruirono il perimetro dell'Acropoli, facendone una città-fortezza. Pochi anni dopo, nel 385, Circei intraprese insieme ad altre popolazioni una guerra contro Roma, vinta da Roma, che imprigionò alcuni circeiensi. Nel 383 Circei si alleò di nuovo con Preneste, Velletri e Lanuvio contro Roma: la guerra finì un anno dopo, ancora con la vittoria romana. Nel 340 scoppiò la Guerra Latina e Circei vi partecipò attivamente, tanto che uno dei due pretori della Lega Latina fu Lucio Numicio Circeiense. Dopo due anni Roma ebbe la meglio e la repressione fu dura per tutte e dieci le città latine. Un ultimo scontro si ebbe durante la seconda guerra punica, quando Circei e altre città limitrofe rifiutarono di fornire a Roma soldati e provviste: Roma rispose sei anni dopo, pretendendo il doppio degli uomini e dei rifornimenti richiesti. Per tutto il periodo romano, comunque, Circei fu una colonia fiorente: strategicamente importante, dotata di un porto, e presto luogo di villeggiatura per le personalità di spicco della politica romana.

Le testimonianze romane nel territorio

Molti fra i grandi nomi dell'antica Roma fecero tappa al Circeo e lasciarono tracce. Alcuni trascorrevano qui periodi di villeggiatura, altri vi furono confinati in esilii dorati. Il triumviro Marco Emilio Lepido arrivò nel 36 avanti Cristo, relegato da Ottaviano dopo la fine della sua carriera politica, e vi rimase vent'anni. I resti della sua villa si osservano oggi dal belvedere del centro storico, la piazzetta Marconi: poco lontano si distingue una grande costruzione di età romana, nota come Villa dei Quattro Venti. L'attribuzione a Lepido è tradizionale e non documentata da un'iscrizione: va presa per quello che è, una tradizione locale robusta ma non provata. L'area è stata oggetto di interventi di recupero e la visita dipende dal calendario di apertura del sito, che conviene verificare presso l'ente gestore.

Ci sono resti di altre due ville romane: una sul Monte Morrone, l'altra in zona Peretto, dove rimane una conserva d'acqua appartenente a un edificio di età repubblicana. Sul fronte religioso va menzionato l'antichissimo tempio dedicato al culto della dea Circe, assimilata a Venere, che si ergeva sulla vetta più alta del promontorio: l'età è quella della seconda colonia, intorno al 390 avanti Cristo, e oggi ne rimangono il basamento e vari indizi. Nei pressi del tempio è stata rinvenuta la testa di una statua marmorea che raffigura la dea, oggi conservata a Roma nelle collezioni del Museo Nazionale Romano.

Un altro tempio sorgeva in località Monticchio, e i reperti dimostrano una costruzione assai antica, intorno al quinto secolo avanti Cristo: sono stati trovati frammenti ceramici, figurine in bronzo e monete siculo-puniche. Altri ritrovamenti abbondanti di figurine e statuette provengono dalla zona di Fontana Copella, dove è stata poi individuata una stipe votiva. Statue, bassorilievi e incisioni sono affiorati un po' ovunque sul territorio.

Fra i monumenti maggiori vanno ricordati il porto canale di Torre Paola, che congiunge il lago al mare, e la Fossa Augusta, il canale che partiva dal lago e sfociava sul versante opposto, in località Rio Torto: l'opera è ancora leggibile, seppure con molte modifiche, e rientrava nel progetto neroniano di collegare Ostia al lago di Averno in Campania. Poco conosciuto è il tratto della via Severiana che passa ai piedi del promontorio, fra la macchia di Selvapiana e il monte: la carreggiata non è più visibile, ma si distinguono costruzioni funerarie, sepolcri e lapidi che formano una vera necropoli. Sul territorio del vicino comune di Sabaudia sorgono infine due fra le testimonianze romane più importanti del comprensorio: la Fonte di Lucullo e la Villa di Domiziano.

San felice Circeo
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Il Medioevo a San felice Circeo

L'Alto Medioevo e le incursioni saracene

La storia del Circeo presenta un buco documentario ampio, che va dalla caduta dell'Impero romano d'Occidente fino all'anno Mille. Sono gli anni delle invasioni barbariche, e non è da escludere che gli abitanti della colonia abbiano subito violenze e devastazioni, prima con Alarico e poi con Genserico. Documenti che attestino il passaggio di quelle popolazioni al Circeo non ne esistono, ma le città lungo la via Appia furono attaccate, e il silenzio delle fonti non è una prova di quiete.

Circei venne invece distrutta con certezza nel nono secolo dalle incursioni saracene. Nella prima metà dell'800 la costa italiana, dalla Sicilia alle foci del Tevere, fu battuta e saccheggiata da navi arabe salpate dalla Tunisia. Nell'829 Circei conobbe una prima devastazione e i pochi abitanti sopravvissuti si rifugiarono a Terracina. Tutto il secolo fu segnato da battaglie navali fra Saraceni e Stato Pontificio, con le vittorie delle flotte papali nella seconda metà: papa Giovanni VIII sconfisse diciotto navi nemiche, e i fuggiaschi si nascosero nei boschi del Circeo. Nel momento della vittoria, però, le città marinare di Gaeta, Salerno e Amalfi firmarono la pace con i Saraceni, che rimasero presso il Garigliano per trent'anni. In quei tre decenni i paesi costieri del Lazio meridionale furono saccheggiati e rasi al suolo. Circei ebbe la stessa sorte: l'annientamento totale. L'antica colonia era scomparsa, e da quel momento il centro abitato cambiò nome più volte, Rocca Circei, Rocca Circea, Rocca de Circeio, Castrum Sancti Felicis, Locus Sancti Felici.

Il feudo dei Frangipane

La Rocca Circea comincia a comparire nei documenti dell'Alto Medioevo. Fu costruita dai papi o dai terracinesi subito dopo la distruzione di Circei. Affidata per un periodo a Terracina, passò poi alla signoria di Marino di Formosa. In quegli anni Terracina era in guerra contro Gaeta, e l'alleanza della Rocca Circea con i gaetani è attestata in documenti importanti: Marino di Formosa lasciò ai cittadini ampie libertà, ma in cambio chiese protezione armata e alleanza militare con l'esercito di Gaeta. Nel 1138 Gaeta cadde sotto il regno dei Normanni, la signoria di Marino di Formosa abbandonò la Rocca e i Normanni la occuparono per breve tempo.

Il dodicesimo secolo vide l'arrivo dei Frangipane, famiglia prima ghibellina e poi guelfa, che dominarono l'intera area pontina e divennero fra i più importanti difensori del papato. Nel 1145 papa Lucio II concesse loro, già proprietari di Terracina, anche la Rocca Circea. All'inizio del Duecento i terracinesi cominciarono a ribellarsi al dominio dei Frangipane occupando la Rocca; nel 1207 papa Innocenzo III acquistò il feudo. Nel 1239 papa Gregorio IX affidò ai terracinesi il compito di fortificarla, sempre più consapevole che si trattasse di un punto strategico decisivo per la difesa dello Stato Pontificio.

I Templari al Circeo e la fine del Duecento

Sempre nel 1239, in un periodo di lotte durissime fra Gregorio IX e Federico II, il pontefice ordinò ai Cavalieri Templari di impossessarsi della Rocca Circea: l'imperatore aveva intenzione di attaccare da sud lo Stato Pontificio. I Templari possedevano già la chiesa di Santa Maria della Sorresca, sul lago di Paola, ma solo in quell'anno il papa ordinò di riattivare e fortificare la Rocca. È in questo periodo che il centro cambiò nome in Castrum Sancti Felicis.

Oggi nel centro storico si riconoscono ancora i luoghi costruiti e abitati dai Templari, che eressero un convento e la torre che domina la piazza centrale. La Torre dei Templari fu edificata fra il 1240 e il 1259 e conserva l'orologio, trasferito qui nell'Ottocento dal palazzo baronale, con il quadrante a sei ore all'italiana: un dettaglio che quasi nessuno nota e che invece racconta un intero sistema di misurazione del tempo, quello in cui la giornata si contava a partire dal tramonto. Nel 1259 il Castrum Sancti Felicis fu affidato a un nuovo signore, Giordano Pironti-Conti: lui e i suoi discendenti governarono fino alla fine del secolo, quando per occupazione violenta il feudo passò alla famiglia romana degli Annibaldi.

San felice Circeo
San felice Circeo

Dal 1301 al 1492: l'avvento dei Caetani

Il 1301 è una data cardine: gli Annibaldi cedettero l'intero Castrum Sancti Felicis a Pietro Caetani. Il dominio della famiglia durerà più di quattrocento anni. I Caetani erano diventati potentissimi dopo l'elezione al soglio pontificio di un loro membro, Benedetto, che prese il nome di Bonifacio VIII. Dopo la morte del papa la casata raggiunse l'apice con Onorato I, conte di Fondi. Il Castrum fu governato prima da Pietro, poi dal cardinale Francesco, quindi da Nicolò I.

Nel 1378 iniziò lo Scisma d'Occidente, e i Caetani e le terre pontine ebbero un ruolo di primo piano nella vicenda. Onorato I occupò il Circeo e solo nel 1400 la Chiesa, per mezzo di una crociata, riuscì a sconfiggerlo. Per qualche anno il territorio fu governato dalla Chiesa, poi nel 1411 tornò ai Caetani. Il personaggio che più si distinse per quello che fece qui fu Giacomo IV: abitò nel castello di San Felice e si adoperò per migliorare le condizioni di vita degli abitanti.

Nel 1441 scoppiò la guerra fra Alfonso V d'Aragona e papa Eugenio IV. L'aragonese occupò Terracina e si spinse fino al Castrum Sancti Felicis, distruggendolo completamente. Due anni dopo il territorio tornò sotto la protezione della Chiesa. Sono gli anni in cui Onorato III Caetani volle riappropriarsi del castello e i pontefici glielo negarono: anzi lo fecero imprigionare, e solo dopo trent'anni il conte poté tornare a governare. Nel 1482 il Circeo fu occupato da Alfonso duca di Calabria, in guerra contro Sisto IV, e nel 1495 dalle milizie francesi di Carlo VIII, dopo di che passò stabilmente sotto il dominio dello Stato Pontificio.

L'epoca moderna a San felice Circeo

Il Cinquecento: la distruzione, Guglielmo Caetani, le torri costiere

Il Cinquecento cominciò male. Nel 1501 San Felice fu distrutta da Federico I d'Aragona: il re si stava recando in esilio in Francia dopo gli esiti del trattato di Granata e, giunto con le sue navi al Circeo, decise di sbarcare e di radere al suolo il paese, perché il territorio era stato governato dai Caetani, nemici politici della casa aragonese. Gli abitanti fuggirono e i pochi superstiti si trasferirono a Sermoneta. Con la morte di Alessandro VI il paese tornò possedimento dei Caetani.

Il nuovo papa Giulio II convocò Guglielmo Caetani, allora in esilio a Mantova, e con un documento gli affidò l'incarico di ricostruire e restaurare il castello di San Felice. Guglielmo chiamò a raccolta i vecchi abitanti che si erano trasferiti a Sermoneta e a Terracina e, durante un incontro, dichiarò i suoi intenti: ricostruzione a sue spese del castello e delle mura, donazione di terre agli abitanti originari, ricostruzione dei mulini. I cittadini, in cambio, avrebbero dovuto impegnarsi a rifabbricare le proprie case e a difendere il paese da ogni attacco esterno. La ricostruzione vera e propria avvenne nel secolo successivo, ma a Guglielmo si devono la cerchia muraria rifatta, la parte inferiore del Palazzo Baronale e la porta ad arco che ancora oggi è l'accesso al paese. Per tutto il Cinquecento i suoi successori tentarono di proseguire con i piani di ripopolamento, ottenendo però risultati scarsi.

Nel 1562 papa Pio IV incaricò Nicolò e Bonifacio Caetani, signori di Sermoneta e di San Felice, di erigere quattro torri a difesa del litorale. Il secolo fu segnato dagli attacchi continui dei corsari barbareschi che depredavano le coste laziali: il promontorio del Circeo era una delle mete preferite, perché le insenature offrivano riparo per attaccare le navi di passaggio, e molto spesso i pirati sbarcavano per compiere razzie e rapimenti. Le prime torri costruite furono Torre Paola e Torre Fico. Torre Paola prende il nome dalla località, sorge presso il lago omonimo, e presidia il versante di ponente, il Quarto Freddo; Torre Fico deve il nome ai fichi d'India che la circondano e presidia il versante di levante, il Quarto Caldo. In un solo anno di lavori le due torri erano pronte, e si distinsero subito come le più solide e funzionali di tutto il litorale. Seguirono Torre Cervia, edificata nel punto del promontorio più sporgente verso il mare e chiamata così per i cervi che passavano in quella zona, e Torre Moresca, eretta in un tratto molto impervio. Le altre torri del Circeo, fra cui Torre Olevola, arrivarono più tardi.

Il Seicento: San Felice assume il volto che ha oggi

Nei primi decenni del Seicento i Caetani avviarono un'opera seria di ripopolamento e ricostruzione. Arrivarono undici famiglie ischitane, seguite da nuclei provenienti da Sperlonga, Napoli, Orvieto, Nettuno, Roccagorga e da molti altri centri fra Lazio, Campania e Umbria. Già alla fine del secolo la popolazione era cresciuta di due terzi, e molti cognomi di allora sono rimasti fino a oggi: chi ha orecchio per le parlate se ne accorge subito, perché il dialetto sanfeliciano conserva tratti ischitani che nel resto della provincia non si sentono.

Sul piano urbanistico, nel Seicento il paese assunse l'aspetto che ha conservato quasi immutato. I Caetani portarono a termine la costruzione del Palazzo Baronale, oggi sede comunale, ristrutturarono il convento, edificarono una chiesa all'interno del palazzo, di cui si vedono alcuni resti sotto l'arco che collega Piazzale San Francesco a Piazza Lanzuisi, e completarono l'attuale corso Vittorio Emanuele. Migliorarono in generale le condizioni degli abitanti, tanto che aprirono attività manifatturiere: industrie tessili, concerie, osterie. La pesca invece non si praticava, per paura degli attacchi dei pirati, e la caccia era riservata al duca. Era comunque un benessere che il paese non aveva mai conosciuto prima, forse dai tempi di Roma, e arrivò proprio mentre il resto della penisola era piegato dalla peste e dalla Guerra dei Trent'anni.

San felice Circeo
San felice Circeo

Il Settecento: il governo della Camera Apostolica

I primi vent'anni del Settecento furono segnati da passaggi di proprietà: il feudo andò dai Caetani ai Ruspoli, poi agli Orsini. Nel 1720 fu venduto alla Reverenda Camera Apostolica, che lo resse per centocinquant'anni. Papa Clemente XI e il cardinale Collicola, suo collaboratore, avviarono subito lavori di peso: rimisero in funzione il canale romano presso il lago di Paola, ormai interrato, costruirono una nuova chiesa parrocchiale, che è quella attuale, restaurarono il convento adibendolo ad abitazioni per i cittadini e aprirono nel Palazzo Baronale una porta ad arco per il passaggio dei carri.

Nel 1730 papa Clemente XII affidò il territorio al proprio nipote Neri Maria Corsini, personalità di spicco negli ambienti romani, con un passato di incarichi diplomatici nelle corti d'Europa. Governò San Felice per quarant'anni: dimezzò le tasse, cercò di far tornare pescoso il lago di Paola e ampliò la chiesa parrocchiale. Dopo la sua morte il paese passò sotto il governo diretto della Camera Apostolica. Fra i governatori che si avvicendarono ci fu anche Giovanni Angelo Braschi, eletto poi papa con il nome di Pio VI: fece costruire un numero importante di case nuove, ampliò ancora la parrocchiale, riattivò la cava di alabastro e concesse ai sanfeliciani il permesso di coltivare nella macchia di Terracina. Nel Settecento venne costruita, o meglio ricostruita, l'ultima torre costiera, Torre Olevola.

Un dettaglio di storia religiosa che vale la pena riportare: gli antichi protettori del paese erano San Cesario di Terracina, diacono e martire, e San Sebastiano martire, fino al 27 aprile 1777, giorno in cui la chiesa fu consacrata a San Felice papa e martire. Nella chiesa arcipresbiterale si conservavano reliquie dei santi Cesario e Sebastiano.

L'Ottocento: il principe Poniatowski

Percorrendo la strada che da La Cona conduce al centro storico si incontra, sulla sinistra, una discesa intitolata al principe Stanislao Poniatowski. A distanza di due secoli il ricordo e la riconoscenza verso questa figura sono ancora vivi fra i sanfeliciani, e non è un modo di dire da depliant: è una delle poche memorie signorili positive che sopravvivono in un paese che di padroni ne aveva visti molti.

Il principe, nipote del re polacco Stanislao Augusto, prese in affitto il feudo nel 1808 e lo resse per quattordici anni. All'inizio nominò un ministro di fiducia, licenziato poco dopo perché aveva aumentato gli affitti agli abitanti. La sua opera giovò molto alla popolazione: piantò vigneti e frutteti su tutto il territorio, costruì case nuove nel centro storico, ricavò magazzini e cantine ampliando gli spazi del Palazzo Baronale, collocò l'orologio sulla Torre dei Templari perché tutti potessero sapere l'ora, migliorò la viabilità con strade che collegavano fra loro i vari punti del territorio, risanò le condizioni del lago e dei locali destinati ai pescatori. Costruì inoltre una villa in un punto stupendo del promontorio: quella villa oggi si conosce come Villa Aguet, ma fu il principe polacco a volerla. Al Circeo arrivarono vari artisti da Roma al suo servizio, e fra questi Giuseppe Valadier, il fonditore del campanone della Basilica di San Pietro in Vaticano. In quattordici anni il paese rifiorì e gli abitanti conobbero un vero periodo di benessere.

Il periodo napoleonico, il Risorgimento e il brigantaggio

Durante il periodo napoleonico al promontorio venne riaffidato il ruolo di baluardo per la difesa costiera. L'arrivo delle truppe francesi comportò la costruzione delle due batterie di Torre Cervia e di Torre Moresca, quest'ultima ancora osservabile, e la sistemazione di un telegrafo ottico nella zona dell'Acropoli. Nel 1814 Gioacchino Murat, re di Napoli, abbandonò Napoleone e iniziò una marcia verso lo Stato Pontificio. Il generale francese che reggeva le truppe al Circeo si trovò contro i napoletani, appostati nella zona dell'Acropoli: sotto la pressione dei soldati e della popolazione, i francesi si ritirarono senza ingaggiare battaglia. Il fortino napoleonico che si vede ancora oggi è il resto più concreto di quella stagione. Nei decenni successivi il promontorio, con la sua macchia impenetrabile e le sue grotte, divenne rifugio per i briganti che infestavano il confine fra Stato Pontificio e Regno di Napoli.

Il centro storico di San felice Circeo, a piedi

Il borgo si visita in un'ora e mezzo camminando piano, e conviene farlo la sera. Si entra dalla porta ad arco voluta da Guglielmo Caetani e si sbuca in Piazza Vittorio Veneto, dove la Torre dei Templari con il suo orologio a sei ore fa da fondale a tutti i tavolini del paese. Da lì un arco conduce al Palazzo Baronale, oggi municipio, e alla Piazza Lanzuisi, dove ha sede la Pro Loco nella Porta del Parco, edificio che conserva una cappella templare. La chiesa della Beata Vergine della Pietà è la parrocchiale settecentesca più volte ampliata di cui si è detto sopra.

Il momento migliore è il belvedere di piazzetta Marconi al tramonto: da lì si vede la pianura pontina, il mare fino a Terracina e, in basso, i resti della villa romana. Delle mura ciclopiche dell'antica Circeii restano tratti in opera poligonale lungo il perimetro dell'Acropoli, riconoscibili a occhio nudo per i blocchi enormi incastrati senza malta. L'Acropoli fu edificata probabilmente all'inizio del terzo secolo avanti Cristo e rappresentava l'ultimo baluardo difensivo della città.

La Mostra permanente Homo Sapiens e Habitat, allestita dal 1978, espone in cinque sezioni tematiche i materiali preistorici del comprensorio: è piccola e non ha l'aria di un grande museo, ma è la chiave per capire le grotte, e chi la salta arriva alla Guattari senza strumenti. Orari e apertura sono stagionali: chiedete alla Pro Loco prima di salire.

Il sentiero 750 e il Picco di Circe

Il sentiero numerato 750 sale al Picco di Circe, la quota massima del promontorio a 541 metri. È l'escursione classica del Circeo e non è una passeggiata: il dislivello si concentra in poco spazio, il fondo è roccia calcarea levigata e scivolosa, e in estate il versante è esposto al sole per gran parte del tracciato. Serve scarpa da trekking vera, non la sneaker, e serve acqua in abbondanza. La ricompensa, nelle giornate limpide, è una vista che va dai monti Lepini alle isole pontine, con il lago di Paola e la duna di Sabaudia distesi sotto.

Il mio consiglio è di partire all'alba anche a giugno, e di rinunciare del tutto fra le undici e le sedici nei mesi caldi. Chi non se la sente può ripiegare sui percorsi della foresta demaniale, in piano, dove le pozze come la Piscina delle Bagnature offrono un ambiente completamente diverso, umido e ombroso, con una fauna che al mare non si incontra.

Quando andare a San felice Circeo e quando evitarlo

Giugno e settembre sono i mesi giusti, e lo dico dopo averci portato gruppi in tutte le stagioni. L'acqua a settembre è più calda che a giugno, il traffico è dimezzato, gli stabilimenti sono ancora aperti e il paese respira. Luglio è sopportabile nei giorni feriali. Agosto, specie nella settimana di Ferragosto, è la versione peggiore di questo posto: code, parcheggi introvabili, spiagge libere sature entro le nove.

Aprile e maggio sono splendidi per il promontorio e per le fioriture della macchia, con il mare ancora freddo. In inverno il Circeo è un altro luogo: quasi vuoto, ventoso, con il centro storico che torna ai suoi abitanti. Chi ama camminare troverà nei mesi freddi le condizioni migliori per il sentiero 750. Il rovescio della medaglia è che molti esercizi chiudono e che le corse dei mezzi pubblici si diradano parecchio.

Una nota che va detta con franchezza: nel 2026 San Felice Circeo non figura fra i comuni laziali insigniti della Bandiera Blu, riconoscimento che nella provincia di Latina è andato a Latina, Sabaudia, Terracina, Fondi, Sperlonga, Gaeta, Formia e Minturno. Non significa che il mare sia inutilizzabile, perché i criteri della certificazione riguardano molti aspetti gestionali oltre alla qualità delle acque; significa però che il vessillo, spesso citato nelle pagine promozionali, quest'anno non c'è.

Torre Paola, Sabaudia
Torre Paola, Sabaudia

San felice Circeo con i bambini

Con bambini piccoli il tratto giusto è il litorale sabbioso di viale Europa e della zona di via Terracina, dove il fondale digrada dolcemente e la sabbia è fine. Le calette del Quarto Caldo, per quanto belle, sono l'esatto contrario di quello che serve a una famiglia con un bimbo di tre anni: scogli, scalinate ripide, nessuna ombra e nessun servizio. Gli stabilimenti di viale Europa e del Lungomare Circe offrono in genere docce, servizi igienici e assistenza di salvataggio, e per un pomeriggio con i piccoli la spesa vale la tranquillità.

Per la parte culturale, la Mostra Homo Sapiens e Habitat funziona benissimo con i ragazzi dai sette anni in su: i Neanderthal sono un argomento che li prende, e la vicenda della Grotta Guattari ha tutti gli ingredienti di un giallo, la frana che sigilla, il cranio nella corona di pietre, la revisione scientifica che ribalta l'interpretazione. Sconsiglio invece il sentiero 750 sotto i dieci anni e in piena estate.

Accessibilità

Il centro storico è il punto dolente: piattaforma rocciosa, pendenze forti, basolato e scalinate. Una carrozzina si muove con difficoltà oltre la piazza principale e servono braccia. Sul lungomare la situazione è migliore, perché il marciapiede di viale Europa è pianeggiante e molti stabilimenti dispongono di passerelle sulla sabbia; la presenza di sedie job e di servizi dedicati varia da concessione a concessione e va chiesta direttamente allo stabilimento prima di arrivare. Le calette del Quarto Caldo e le Batterie di Punta Rossa non sono accessibili a chi ha problemi di deambulazione, e non ha senso illudersi del contrario.

Quanto costa una giornata a San felice Circeo

La giornata più economica costa il carburante e nulla più: spiaggia libera nei tratti demaniali, ombrellone proprio, panino da casa. La spesa cresce con lo stabilimento balneare, e i prezzi di ombrellone e lettini li stabilisce ogni lido con listino esposto all'ingresso, con differenze rilevanti fra prima e seconda fila e fra alta e bassa stagione. La sosta a pagamento incide, in alta stagione, più di quanto si immagini.

Tre modi concreti per spendere meno. Primo: parcheggiare una volta sola e muoversi a piedi o in bicicletta, invece di spostare l'auto da un tratto all'altro. Secondo: preferire i tratti liberi del Lungomare Circe alla prima fila di uno stabilimento, perché il panorama è lo stesso e il costo è zero. Terzo: mangiare a mezzogiorno con prodotti da forno del paese e riservare il ristorante alla sera, quando il servizio è migliore e i coperti sono meno frettolosi.

Cosa mangiare a San felice Circeo

La cucina del Circeo è di mare e di bufala insieme, che è una combinazione tipicamente pontina. Fra i prodotti del territorio ci sono i formaggi e le carni di bufala, il miele di eucalipto e di sulla, le zucchine e le angurie della pianura bonificata, il pesce azzurro. Il piatto identitario è il canascione, una pizza ripiena della tradizione locale, e a Pasqua compare la viscotta, il pane dolce delle feste.

Un'indicazione di metodo, visto che non nomino locali: al Circeo il pesce buono si paga, e i menù turistici a prezzo fisso lungo il lungomare raramente reggono il confronto con una trattoria del centro storico dove si mangia quello che è arrivato la mattina. Chiedete che pesce c'è oggi prima di aprire il menù: la risposta vi dirà tutto quello che serve sapere sul locale.

Cosa c'è intorno a San felice Circeo

Nel raggio di mezz'ora si copre un ventaglio di paesaggi molto diverso. Verso nord ci sono la duna e il lago di Sabaudia, con la spiaggia di Torre Paola e la Bufalara, e più su, oltre Latina, la costa di Torre Astura, di Nettuno e di Anzio. Verso sud si arriva rapidamente a Terracina con il tempio di Giove Anxur, e proseguendo a Sperlonga e a Gaeta. Verso l'interno si sale ai Monti Lepini, con Sermoneta e il Giardino di Ninfa, che nel giro di quaranta minuti di auto portano in un mondo completamente diverso da quello balneare. Dal porto, d'estate, partono i collegamenti marittimi verso le isole pontine e le escursioni alle grotte marine del promontorio.

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Una curiosità su San felice Circeo (LT)

La curiosità che quasi nessuno racconta riguarda l'ossidiana. Nelle grotte del promontorio e nelle stazioni preistoriche intorno sono affiorati oggetti in ossidiana, un vetro vulcanico nero e tagliente che sul Circeo non esiste e non è mai esistito: il giacimento più vicino si trova sull'isola di Palmarola, nell'arcipelago pontino, separata dalla costa da decine di chilometri di mare aperto. Perché quel materiale sia arrivato qui c'è una sola spiegazione possibile: qualcuno lo è andato a prendere, per mare, con imbarcazioni capaci di reggere una traversata d'altura, e lo ha fatto abbastanza spesso da alimentare uno scambio stabile.

La cosa merita di essere pesata bene. Parliamo di comunità preistoriche che comunemente immaginiamo ferme, legate al proprio territorio di caccia, e che invece organizzavano spedizioni marittime verso un'isola che dalla costa si vede soltanto nelle giornate terse. Servivano scafi, servivano conoscenze meteorologiche, serviva la capacità di orientarsi su un profilo di terra lontano, e serviva una motivazione economica: l'ossidiana è la migliore materia prima per lame taglienti prima della metallurgia, e nel Neolitico funzionava come una merce di pregio.

La seconda curiosità sta nell'effetto ottico del promontorio, che cambia natura secondo il punto da cui lo si osserva. Da Anzio è il profilo di una donna sdraiata e la vetta chiamata Picco di Circe ne disegna il naso; da Gaeta è un'isola che galleggia sulla foschia, l'antica Eea dei poeti. Non serve credere alla maga per riconoscere che quel doppio profilo ha orientato la geografia mitica dei naviganti antichi. Provate a guardarlo dai due lati nella stessa giornata: è un esperimento che riesce, e vale più di qualunque pannello didattico.

Una cosa che non ti dice nessuno su San felice Circeo (LT)

Che l'interpretazione più famosa del Circeo preistorico è stata smontata dalla scienza, e nessuno ve lo dirà davanti alla grotta. Quando Alberto Carlo Blanc trovò il cranio neanderthaliano al centro di una corona di pietre, nel 1939, ne ricavò la ricostruzione di un rito cannibalico: un cranio deposto deliberatamente, un cerchio di sassi disposto dall'uomo, un culto della testa. Quell'immagine è entrata nei manuali scolastici di due generazioni e ha fatto del Circeo il luogo simbolo del Neanderthal violento e rituale.

Gli studi successivi hanno ribaltato la lettura. Il riesame delle tracce sulle ossa e la composizione stessa del deposito, dominato dai resti di iena, indicano che quell'accumulo si è formato in gran parte per opera degli animali che usavano la grotta come tana, e non per un'azione umana intenzionale. La corona di pietre, con ogni probabilità, è il risultato di processi naturali. È un caso classico di come l'archeologia corregga sé stessa.

Perché è interessante e non solo pedante? Perché il Circeo oggi vale scientificamente più di prima, non meno. Undici individui neanderthaliani documentati in un'unica cavità, con datazioni che coprono un arco fra centomila e cinquantamila anni fa, fanno della Guattari uno dei giacimenti più densi d'Europa per il Paleolitico medio. La storia vera, quella dei corpi trascinati dalle iene in una grotta che poi una frana ha sigillato, è meno teatrale della leggenda ma dice molto di più su come si viveva e si moriva su questa costa. Il turista che entra sapendo questo guarda con occhi diversi.

Il consiglio che ti do per visitare San felice Circeo (LT)

Spezzate la giornata in due, e non provate a fare mare e cultura nella stessa fascia oraria. Il Circeo punisce chi lo affronta con la logica del parcheggio unico. La mia sequenza collaudata è questa: sveglia presto, salita al centro storico entro le otto e mezzo quando le strade sono libere, giro del borgo e belvedere di piazzetta Marconi con la luce radente, colazione in piazza. Poi si scende verso il mare e si sceglie un solo tratto in cui restare fino al pomeriggio: viale Europa se ci sono bambini piccoli, il Lungomare Circe se conta il colore dell'acqua, le Batterie di Punta Rossa se avete maschera e pinne e piedi allenati.

Il secondo consiglio riguarda le scarpe. Al Circeo servono due paia: una da mare, meglio se con la suola di gomma per gli scogli davanti al Lungomare Circe, e una chiusa e con presa vera per il centro storico e per qualunque sentiero. Chi arriva con le sole infradito rinuncia in partenza a metà del posto.

Il terzo: telefonate prima. Le aperture della Grotta Guattari, della Villa dei Quattro Venti e della Mostra Homo Sapiens e Habitat dipendono da calendari stagionali che cambiano, e la Pro Loco in Piazza Lanzuisi risponde e sa. Presentarsi davanti a un cancello chiuso è l'errore più comune che vedo fare qui, e si evita con una telefonata di due minuti. Se il vostro obiettivo principale è la grotta, costruite il viaggio intorno alla data della visita, non il contrario.

Ultimo, e vale come giudizio secco: se avete una sola giornata e amate camminare, dedicatela al promontorio e rinunciate alla spiaggia. Di litorali sabbiosi il Lazio ne ha molti; di monti calcarei che cadono a picco su un mare verde ne ha uno solo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Circeo era un'isola. Pochi sanno che questa non è una metafora poetica ma una conclusione geologica sostenuta da prove indipendenti che convergono. La prima è un'arenaria bigia rinvenuta sul promontorio e poi ritrovata soltanto a trecento metri di profondità: la stessa formazione, alla stessa quota, racconta un livello del mare completamente diverso. La seconda sono i solchi marini fossili, incisi dall'onda sulla roccia e oggi sospesi ben sopra la battigia. La terza è l'erosione marina leggibile su superfici che l'acqua non tocca da millenni. La quarta viene dallo studio degli strati pliocenici della pianura circostante.

La pianura che oggi separa il monte dal resto del Lazio è fatta di sabbie sommerse, cioè di un fondale marino emerso e poi impaludato, e la bonifica degli anni Trenta del Novecento ha semplicemente reso coltivabile e abitabile un territorio che per millenni era stato acqua e malaria. Il Circeo, insomma, è diventato terraferma da relativamente poco, e il nome antico dell'isola Eea non era un'invenzione dei poeti: era una descrizione.

La conseguenza pratica di questo fatto la si vede ancora oggi. Sul promontorio la flora è quella di un'isola, con endemismi e concentrazioni di specie che nella pianura non ci sono; la fauna delle grotte racconta un ecosistema separato; e la stessa forma del territorio comunale, spaccata in due fra monte e piana, dipende da questa doppia natura. Chi guida lungo la litoranea e poi sale a via del Faro nel giro di dieci minuti attraversa due storie geologiche diverse di milioni di anni.

La foto giusta da fare a San felice Circeo (LT)

La fotografia che porta a casa il Circeo non si scatta sulla spiaggia. Si scatta dal belvedere di piazzetta Marconi, nel centro storico, un'ora prima del tramonto: da lì si inquadra la pianura pontina che si perde verso Terracina, la linea del mare, i tetti del borgo in primo piano e, in basso a destra, i resti della villa romana. La luce radente di fine giornata separa i piani e restituisce la profondità che a mezzogiorno il sole appiattisce del tutto.

La seconda inquadratura, quella che quasi nessuno cerca, si prende dal mare. Se salite su una delle barche che d'estate partono dal porto per il giro delle grotte, chiedete di passare al largo sul versante di ponente nel tardo pomeriggio: da lì il promontorio assume il profilo della donna sdraiata e, con la foschia giusta, sembra staccarsi dalla terraferma. È la stessa immagine che avevano davanti i naviganti greci, ed è impossibile ottenerla da riva.

Terza opzione, per chi cammina: dal sentiero 750, salendo verso il Picco di Circe, la vista si apre sul lago di Paola e sulla duna di Sabaudia, con la linea perfetta della costa che corre dritta per chilometri. Consiglio tecnico: usate un obiettivo lungo e comprimete i piani, perché il grandangolo qui rimpicciolisce tutto e restituisce una fotografia vuota. E per la Torre dei Templari, in piazza, avvicinatevi e inquadrate solo il quadrante dell'orologio a sei ore: quel dettaglio racconta il paese meglio di qualunque panoramica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è del 1939: la scoperta della Grotta Guattari da parte di Alberto Carlo Blanc e il rinvenimento del cranio neanderthaliano oggi conservato al museo Pigorini di Roma. Fu un evento di risonanza internazionale, che collocò il Circeo sulla mappa della paleoantropologia mondiale e che, con l'interpretazione rituale poi rivista, plasmò per decenni l'immagine popolare dell'uomo di Neanderthal.

Il secondo è dell'8 maggio 2021, quando il Ministero della cultura annunciò l'esito delle ricerche avviate nell'ottobre 2019 dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina con l'Università di Roma Tor Vergata: nove nuovi individui neanderthaliani, che portano a undici il totale documentato nella cavità, datati fra i cinquantamila e i sessantottomila anni fa, con il più antico fra novantamila e centomila.

Il terzo è del 1501, quando Federico I d'Aragona, diretto in esilio in Francia, sbarcò al Circeo e rase al suolo il paese per colpire i Caetani. La distruzione fu totale e i superstiti si trasferirono a Sermoneta: il borgo che vediamo oggi nasce dalla ricostruzione avviata da Guglielmo Caetani su incarico di Giulio II e completata nel Seicento con il ripopolamento delle famiglie ischitane.

Il quarto è del 1239, l'anno in cui Gregorio IX ordinò ai Templari di prendere possesso della Rocca Circea in funzione antiimperiale contro Federico II: il paese cambiò nome in Castrum Sancti Felicis e si dotò della torre e del convento che ancora oggi ne definiscono il centro.

Il quinto è del 1814, quando le truppe francesi asserragliate al Circeo si ritirarono senza combattere davanti all'avanzata dei napoletani di Gioacchino Murat, sotto la pressione dei militari e della popolazione locale.

Il sesto è del settembre 1975 e va nominato senza compiacimenti, perché appartiene alla storia civile del paese e del Paese: nella notte fra il 29 e il 30 di quel mese, in una villa del promontorio, due ragazze romane furono sequestrate e torturate; Rosaria Lopez, diciannove anni, fu uccisa, Donatella Colasanti, diciassette anni, sopravvisse fingendosi morta. Il processo che ne seguì e la testimonianza di Colasanti ebbero un peso enorme nel dibattito italiano sulla violenza sessuale e sul suo trattamento giuridico. Il Circeo, per un'intera generazione italiana, è anche questo nome, e sarebbe disonesto scriverne una guida facendo finta di niente.

Chi è passato da San felice Circeo (LT)

Il primo elenco è quello degli uomini di Neanderthal, e non è una battuta: undici individui documentati nella sola Grotta Guattari, in un arco di tempo che va da centomila a cinquantamila anni fa, fanno di questo promontorio uno dei luoghi d'Europa più densamente frequentati dai nostri cugini estinti. Dopo di loro passarono cacciatori di Homo sapiens, che nella Grotta del Fossellone lasciarono focolari, arnesi e resti di pasti sovrapposti a quelli neanderthaliani.

Nell'antichità classica il Circeo fu terra di romani illustri. Il triumviro Marco Emilio Lepido, il terzo uomo del secondo triumvirato insieme a Ottaviano e Antonio, vi arrivò nel 36 avanti Cristo relegato dal futuro Augusto, e vi trascorse gli ultimi vent'anni della sua vita: un esilio dorato e umiliante, alla vista del mare, per l'uomo che era stato pontefice massimo. Prima di lui Tarquinio il Superbo, secondo la tradizione riferita da Tito Livio, vi aveva mandato una colonia guidata dal figlio Arunte, e il condottiero volsco Coriolano vi era arrivato con l'esercito. Circei diede a Roma un pretore della Lega Latina, Lucio Numicio Circeiense.

Nel Medioevo il promontorio passò di mano fra i protagonisti della politica pontificia: i Frangipane, che nel 1145 ricevettero la Rocca da papa Lucio II; i Cavalieri Templari, insediati per ordine di Gregorio IX nel 1239; Giordano Pironti-Conti dal 1259; gli Annibaldi di Roma; e dal 1301 i Caetani, la famiglia di Bonifacio VIII, che vi restarono oltre quattrocento anni con figure come Onorato I conte di Fondi, Giacomo IV e Onorato III.

In età moderna sbarcarono qui due re: Alfonso V d'Aragona nel 1441 e Federico I d'Aragona nel 1501, entrambi per distruggere. Papa Pio IV, nel 1562, decise da Roma le quattro torri che ancora oggi segnano la costa. Fra i governatori settecenteschi della Camera Apostolica ci fu Giovanni Angelo Braschi, poi papa Pio VI, e il cardinale Neri Maria Corsini, nipote di Clemente XII, resse il territorio per quarant'anni.

L'Ottocento porta il nome del principe Stanislao Poniatowski, nipote dell'ultimo re di Polonia, che tenne il feudo in affitto dal 1808 per quattordici anni e lo trasformò: strade, case, vigneti, l'orologio sulla Torre dei Templari, la villa oggi nota come Villa Aguet. Al suo servizio arrivò da Roma Giuseppe Valadier, il fonditore del campanone di San Pietro. Poi vennero i francesi di Napoleone con le loro batterie costiere, e nel 1814 le truppe di Gioacchino Murat. Nel Novecento fu la volta di Alberto Carlo Blanc, che dal 1936 fece del promontorio il proprio cantiere di ricerca, e dei villeggianti romani che dal dopoguerra hanno costruito la fama balneare del posto.

Spiaggia di Torre Paola, Sabaudia
Spiaggia di Torre Paola, Sabaudia

Domande veloci su San felice Circeo (LT)

Quanto dista San felice Circeo (LT) da Roma?

Poco più di cento chilometri, con percorrenza in auto di circa un'ora e quaranta in condizioni normali di traffico. Nei fine settimana estivi e nella settimana di Ferragosto il tempo di percorrenza può superare abbondantemente le due ore, soprattutto sull'ultimo tratto verso il lungomare. La strada di riferimento è la via Pontina.

Come si arriva a San felice Circeo con i mezzi pubblici?

La stazione ferroviaria più utile è Priverno-Fossanova, sulla linea Roma Termini-Napoli via Formia; da lì il collegamento verso il Circeo è su gomma, con il servizio extraurbano regionale. Esistono anche corse dirette su gomma sulla direttrice pontina. Gli orari cambiano fra stagione estiva e invernale e nei festivi, quindi vanno controllati sul sito del vettore prima di partire.

Le spiagge di San felice Circeo sono libere o a pagamento?

Entrambe le cose. Il litorale alterna stabilimenti balneari e tratti liberi: il più esteso fra questi ultimi, su viale Europa, i sanfeliciani lo chiamano la Fratta. Sul Lungomare Circe le strisce libere sono sottili e spesso hanno gli scogli davanti. Le calette della scogliera del Quarto Caldo sono tutte ad accesso libero e senza servizi.

Qual è la spiaggia più bella di San felice Circeo (LT)?

Per il colore dell'acqua e per la vista, il tratto del Lungomare Circe. Per chi ama maschera e pinne, le Batterie di Punta Rossa. Per chi cerca sabbia vera e servizi, viale Europa. Per chi vuole natura senza compromessi, Torre Paola e la Bufalara, appena oltre il promontorio, in territorio di Sabaudia.

San felice Circeo ha la Bandiera Blu?

Nel 2026 no: il litorale non ha riconfermato i criteri richiesti e il comune non figura fra i dieci laziali premiati. In provincia di Latina il riconoscimento è andato a Latina, Sabaudia, Terracina, Fondi, Sperlonga, Gaeta, Formia e Minturno.

Si può visitare la Grotta Guattari?

Sì, con visite contingentate su prenotazione, gestite dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina, con accesso da via Alcide De Gasperi. Le aperture non sono continuative durante tutto l'anno: il calendario va verificato in anticipo presso la Soprintendenza o presso la Pro Loco del paese.

Dove si trova il cranio dell'Uomo del Circeo?

A Roma, nelle collezioni del museo preistorico ed etnografico Pigorini. Al Circeo si conservano invece, nella Mostra permanente Homo Sapiens e Habitat, materiali preistorici del comprensorio ordinati in cinque sezioni tematiche.

Quanti Neanderthal sono stati trovati a San felice Circeo (LT)?

Undici individui documentati nella sola Grotta Guattari: due già noti e nove annunciati dal Ministero della cultura l'8 maggio 2021, al termine delle ricerche avviate nell'ottobre 2019. Otto sono datati fra cinquantamila e sessantottomila anni fa, il più antico fra novantamila e centomila.

Quanto tempo serve per visitare San felice Circeo?

Il centro storico si percorre in un'ora e mezzo camminando con calma. Una giornata piena consente borgo più una spiaggia. Per aggiungere il sentiero 750 e il Picco di Circe serve un secondo giorno, perché la salita e la discesa impegnano una mattinata intera e vanno affrontate con il fresco.

Il sentiero per il Picco di Circe è difficile?

Non è tecnico, ma non è una passeggiata. Il dislivello fino ai 541 metri della vetta si concentra in poco spazio, il fondo di calcare levigato è scivoloso e il versante è esposto al sole. Servono scarpe da trekking con suola scolpita, acqua abbondante e partenza all'alba nei mesi caldi.

San felice Circeo (LT) è adatto ai bambini?

Sul litorale sabbioso sì, in particolare nella zona di viale Europa e di via Terracina, dove il fondale digrada dolcemente. Le calette della scogliera, con scalinate ripide e nessuna ombra, sono invece poco indicate per i più piccoli. La Mostra Homo Sapiens e Habitat funziona bene con i ragazzi dai sette anni in su.

Si arriva in spiaggia con la sedia a rotelle?

Sul lungomare la situazione è praticabile: il marciapiede di viale Europa è pianeggiante e molti stabilimenti dispongono di passerelle sulla sabbia. La dotazione di sedie job e di servizi dedicati cambia da concessione a concessione e va chiesta al singolo stabilimento prima di partire. Il centro storico, con pendenze e scalinate, resta difficile.

Dove si parcheggia a San felice Circeo?

Lungo il litorale e nelle aree di sosta a valle del centro storico. Le tariffe e i tratti a strisce blu dipendono dalle ordinanze stagionali del Comune e vanno letti sui cartelli in loco. In alta stagione conviene arrivare prima delle nove del mattino, lasciare l'auto una volta sola e spostarsi a piedi o in bicicletta.

Qual è il periodo migliore per andare a San felice Circeo (LT)?

Giugno e settembre. A settembre l'acqua è più calda che a giugno, il traffico è dimezzato e gli stabilimenti sono ancora aperti. Aprile e maggio sono ottimi per il promontorio e per la macchia in fiore, con il mare freddo. Agosto è il mese da evitare se potete scegliere.

Che differenza c'è fra San felice Circeo e Sabaudia?

San Felice Circeo è un borgo medievale su una piattaforma rocciosa a cento metri sul mare, con una costa mista di sabbia e scogliera. Sabaudia è una città di fondazione degli anni Trenta, in pianura, con quindici chilometri di duna sabbiosa continua e il lago di Paola alle spalle. Sono due esperienze diverse, e chi cerca sabbia infinita deve andare a Sabaudia.

Che cosa si mangia a San felice Circeo?

Pesce azzurro, formaggi e carni di bufala della pianura pontina, zucchine e angurie del territorio, miele di eucalipto e di sulla. Il piatto identitario è il canascione, una pizza ripiena della tradizione locale; a Pasqua si prepara la viscotta, il pane dolce delle feste.

Quali sono le torri costiere di San felice Circeo?

Le quattro volute da Pio IV nel 1562 sono Torre Paola e Torre Fico, costruite per prime e in un solo anno, poi Torre Cervia e Torre Moresca. Torre Olevola fu costruita, o ricostruita, nel Settecento. Torre Paola conserva in buona parte la struttura originaria; delle altre restano ruderi e, a Torre Moresca, la batteria di età napoleonica.

Che cosa è la Villa dei Quattro Venti?

Una grande villa romana visibile dal belvedere di piazzetta Marconi, tradizionalmente identificata con la residenza del triumviro Marco Emilio Lepido, relegato al Circeo nel 36 avanti Cristo. L'attribuzione è tradizione locale, non è confermata da un'iscrizione. L'area è stata oggetto di interventi di recupero e l'accesso dipende dal calendario di apertura del sito.

Si possono visitare le grotte marine del Circeo?

Sì, dal mare: d'estate dal porto partono escursioni in barca lungo la scogliera, che toccano fra le altre la Grotta Azzurra, la Grotta del Presepio e la Grotta della Maga Circe. Da terra quelle cavità non sono raggiungibili, e la zona del Precipizio va evitata in qualunque condizione.

San felice Circeo è uno dei Borghi più belli d'Italia?

Sì, il centro storico è inserito nel circuito nazionale dei Borghi più belli d'Italia. Il paese conta poco più di diecimila abitanti, il nucleo antico si trova a circa cento metri sul livello del mare e il patrono, San Felice martire, si festeggia il 29 luglio.

Che cosa vedere a San felice Circeo in mezza giornata?

La Torre dei Templari con l'orologio a sei ore in Piazza Vittorio Veneto, il Palazzo Baronale e Piazza Lanzuisi, la chiesa della Beata Vergine della Pietà, i tratti di mura poligonali dell'Acropoli e il belvedere di piazzetta Marconi con la vista sui resti della villa romana. Se resta tempo, la Mostra Homo Sapiens e Habitat.

Un'ultima parola da chi accompagna gruppi da vent'anni. Il Circeo è uno dei pochi posti del Lazio dove tre scale temporali si toccano nello spazio di due chilometri: la grotta con undici Neanderthal, il basamento del tempio della dea, la torre dei Templari con l'orologio che conta le ore all'italiana. Chi ci viene solo per l'ombrellone porta a casa una giornata di mare come tante altre. Chi si prende la briga di salire in paese al tramonto e di guardare il promontorio dal mare capisce perché i naviganti greci ci hanno messo una maga. Fatelo fuori da agosto, e portatevi scarpe serie. Per approfondire il resto della regione vi rimando alla guida al Lazio di ItalyPlanner e, per le coste italiane in generale, alla loro selezione delle migliori spiagge; se invece cercate un accompagnamento professionale, il riferimento resta il team di TourLeaderPro.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoSan felice Circeo (LT) - Via Domenico Maiolati, 8, 04017 San Felice Circeo LT
TagsBatterie di Punta RossaBorghi più belli d’ItaliaCirceoDove dormire a San Felice CirceoRinascente di San felice CirceoSan Felice Circeoscogliera del Quarto CaldoSpiaggia

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IndirizzoVia Domenico Maiolati, 8, 04017 San Felice Circeo LT
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