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Batterie Di Punta Rossa

In breve. Le Batterie Di Punta Rossa sono il tratto di costa rocciosa che chiude a sud ovest il promontorio del Circeo, nel territorio comunale di San Felice Circeo, provincia di Latina.

Le Batterie Di Punta Rossa sono il tratto di costa rocciosa che chiude a sud ovest il promontorio del Circeo, nel territorio comunale di San Felice Circeo, provincia di Latina. Il punto di partenza per raggiungerle è il piazzale davanti all'albergo di Punta Rossa, in via del Faro, dove finisce la strada asfaltata aperta al traffico: da lì si prosegue soltanto a piedi. Non esiste biglietto, non esiste orario di apertura, non esiste un ingresso: si tratta di scogliera dentro il perimetro del Parco Nazionale del Circeo, raggiungibile per sentiero, senza stabilimenti, senza bar, senza bagni, senza salvataggio. L'accesso è libero e gratuito, ma la discesa al mare avviene su roccia e cemento, in pendenza, e nei tratti finali richiede piede fermo e scarpe chiuse. Da Roma si arriva in poco più di due ore di automobile: via Pontina fino a Borgo Faiti o a Latina, poi San Felice Circeo e la salita del Quarto Caldo verso il faro. Il riferimento telefonico per lo stato dei sentieri e le regole del Parco è l'Ente Parco Nazionale del Circeo, via Carlo Alberto 188 a Sabaudia, telefono 0773 512240, posta segreteria@parcocirceo.it: è l'unico ufficio che può dire con certezza se un percorso è chiuso, transennato o soggetto a limitazioni stagionali.

Chi cerca il contesto completo della zona protetta lo trova nella pagina dedicata al Parco Nazionale del Circeo, che inquadra foresta, laghi costieri, duna e promontorio. Le Batterie Di Punta Rossa sono la parte più verticale e meno addomesticata di quel mosaico: qui la montagna finisce dentro l'acqua senza mediazione di sabbia.

Una precisazione che vale la salute delle caviglie e qualcosa di più. Il nome Batterie Di Punta Rossa indica un versante militarizzato per secoli, dove sopravvivono spianate di calcestruzzo, muretti, postazioni e ruderi in stato di abbandono. Non sono strutture manutenute, non sono attrezzate, non hanno parapetti affidabili. Dove il Parco o il Comune indicano un divieto, una transenna o un sentiero chiuso, il divieto si rispetta: la roccia del Circeo è calcarea, si stacca a scaglie, e i tratti esposti sopra il mare non perdonano un passo sbagliato.

Batterie Di Punta Rossa - Circeo
Batterie Di Punta Rossa – Circeo

Dove sono esattamente le Batterie Di Punta Rossa

Il promontorio del Circeo è lungo circa sei chilometri e si alza isolato sulla pianura pontina bonificata, con il Picco di Circe a 541 metri sul livello del mare. Visto da nord, da Anzio, disegna il profilo di un volto di donna disteso: è l'immagine che la tradizione locale ha sempre associato alla maga Circe. Il fianco che guarda a sud e a ovest, cioè quello che prende sole tutto il giorno ed è battuto dal mare aperto, si chiama Quarto Caldo. Le Batterie Di Punta Rossa sono lì, fra il faro di Capo Circeo e il versante che degrada verso Torre Vittoria.

Il confine fra roccia e mare

Non c'è spiaggia nel senso in cui la intende chi arriva da Terracina o da Sabaudia. Ci sono lingue di ciottoli incastrate fra due speroni, gradoni di calcare, colate di cemento militare ridotte a terrazze naturali e, sotto, un fondale che scende in fretta. L'acqua ha il colore che ha perché il fondo è bianco e la profondità cambia in pochi metri: verde smeraldo vicino a riva, blu scuro appena più al largo.

Il rapporto con il resto della costa

Chi scende dalla capitale tende a confondere tutta la costa pontina in una sola idea di mare. È un errore di prospettiva. La spiaggia di San Felice Circeo è sabbia; la spiaggia di Torre Paola è duna; la Bufalara è pineta e sabbia scura. Le Batterie Di Punta Rossa sono l'unico fronte veramente roccioso del tratto, insieme alle cale dell'altra faccia del promontorio. Chi arriva qui con l'ombrellone e la sdraio ha sbagliato indirizzo.

Domande frequenti su Batterie Di Punta Rossa

Quanto costa entrare alle Batterie Di Punta Rossa?

L'ingresso alle Batterie Di Punta Rossa è gratuito: non c'è biglietto né controllo, perché si tratta di scogliera libera dentro il perimetro del Parco Nazionale del Circeo. L'unica spesa possibile riguarda la sosta dell'automobile nella zona di via del Faro, secondo la segnaletica in vigore nella stagione balneare.

Come si arriva alle Batterie Di Punta Rossa da Roma?

Da Roma si raggiungono le Batterie Di Punta Rossa prendendo la Pontina in direzione Latina, uscendo verso San Felice Circeo lungo la litoranea che costeggia il lago di Paola, per poi imboccare la salita per il faro, la strada del Quarto Caldo. Si parcheggia negli spazi consentiti in via del Faro e si scende a piedi lungo il sentiero che porta alle calette.

Le Batterie Di Punta Rossa sono adatte ai bambini?

Dipende dall'età: con bambini che camminano bene e sanno nuotare, la caletta sotto il fortino delle Batterie Di Punta Rossa è una giornata memorabile, con acqua bassa e fondo chiaro. Con bambini piccoli, passeggini o neonati la risposta è no, perché il sentiero di discesa è ripido e il tratto finale su cemento e roccia non ammette distrazioni.

Le Batterie Di Punta Rossa sono accessibili in sedia a rotelle?

No, il percorso che scende alle calette delle Batterie Di Punta Rossa non è accessibile a chi si muove in sedia a rotelle né a chi ha difficoltà motorie anche lievi, perché non ci sono rampe, corrimano, gradini regolari o fondo compatto. Chi cerca il mare del Circeo in condizioni di accessibilità deve rivolgersi agli stabilimenti attrezzati del litorale sabbioso.

Perché le Batterie Di Punta Rossa si chiamano così?

Il nome Le Batterie delle Batterie Di Punta Rossa è di origine militare e indica le postazioni d'artiglieria piazzate su questo fianco del promontorio per controllare il mare aperto fra il golfo di Gaeta e la costa laziale. La seconda parte del nome, Punta Rossa, fu introdotta negli anni Venti del Novecento da Alessandra Venuti Battaglia, dal colore della creta rossa che affiora sulla scogliera.

Quando è il periodo migliore per andare alle Batterie Di Punta Rossa?

Giugno e settembre sono i mesi consigliati per visitare le Batterie Di Punta Rossa: maggio e giugno hanno la macchia mediterranea in fiore e il sentiero asciutto, mentre luglio e agosto portano un caldo pieno che sulla scogliera del Quarto Caldo, priva di alberi, diventa difficile da sopportare nelle ore centrali della giornata.

Cosa bisogna portare per visitare le Batterie Di Punta Rossa?

Alle Batterie Di Punta Rossa non ci sono servizi, quindi l'attrezzatura la porta ciascun visitatore: scarpe chiuse con suola scolpita per il sentiero, scarpette di gomma per i ciottoli, almeno due litri d'acqua a testa in piena estate, un telo o una stuoia, maschera e boccaglio, un cappello e una crema solare resistente all'acqua.

Come arrivare alle Batterie Di Punta Rossa

In automobile da Roma

La via più semplice è la Pontina in direzione Latina, uscita per Borgo Faiti o Latina, poi indicazioni per San Felice Circeo lungo la litoranea che costeggia il lago di Paola. Arrivati al bivio sotto il borgo si imbocca la salita per il faro, che è la strada del Quarto Caldo: stretta, tornanti brevi, muretti a secco, ville nascoste dalla macchia. In alta stagione il traffico su quella salita è il vero collo di bottiglia della giornata.

Il parcheggio e il tratto a piedi

Si lascia l'automobile davanti all'albergo di Punta Rossa, in via del Faro, negli spazi consentiti dalla segnaletica. Da qui si prosegue dritti a piedi superando il cancello di una strada privata, quasi sempre aperto. Dopo pochi metri, sulla sinistra, comincia una discesa asfaltata stretta: è quella la via giusta. Si scende fino a un piccolo cancello dal quale parte il sentiero che porta al mare. Terminato il sentiero, sul lato sinistro si apre una discesa cementata che si innesta sulla scogliera; a destra si trova la caletta più ampia, quella dei ciottoli chiari. In totale sono pochi minuti di cammino, ma in salita, al ritorno, con il sole delle quattro del pomeriggio, diventano la parte faticosa della giornata.

Con i mezzi pubblici

San Felice Circeo non ha stazione ferroviaria. Le stazioni utili sono quelle della direttrice Roma Napoli via Formia, servite poi da autolinee regionali verso il paese; orari e coincidenze cambiano di stagione e vanno verificati sul sito del vettore prima di partire. L'ultimo tratto, dal centro del borgo al piazzale di via del Faro, resta comunque scoperto dal trasporto pubblico: si sale a piedi, in taxi o con un passaggio. Per chi organizza una giornata di gruppo con trasporto dedicato, la rete di professionisti di TourLeaderPro lavora su tutto il Lazio con accompagnatori abilitati.

Via mare

Dal porto turistico di San Felice Circeo partono i noleggi di gommoni e le escursioni in barca intorno al promontorio. Vista dall'acqua, la parete delle Batterie Di Punta Rossa è un'altra cosa rispetto a quella che si vede dal sentiero: si leggono le stratificazioni della roccia, si individuano le bocche delle grotte marine e si capisce perché questo fianco del Circeo abbia richiesto postazioni di controllo per quattro secoli. Le regole di avvicinamento e di ancoraggio dentro l'area protetta vanno chieste al Parco o alla Capitaneria: qui non si improvvisa.

Perché si chiamano Batterie Di Punta Rossa

Il toponimo Le Batterie è militare e non decorativo: indica le postazioni d'artiglieria piazzate su questo fianco del promontorio per controllare il mare aperto. Il Circeo è un osservatorio naturale che domina la rotta fra il golfo di Gaeta e la costa laziale, e chi ha comandato queste acque, dal Cinquecento in avanti, ha sempre voluto occhi e cannoni quassù. La seconda metà del nome viene dal colore del terreno: la creta rossa che affiora in un punto della scogliera e che ha dato il nome alla punta.

La catena delle torri costiere

Prima delle batterie vennero le torri. Torre Paola, alla foce del canale emissario del lago, è fra le più antiche della zona: costruita fra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, riflette i principi difensivi di Francesco di Giorgio Martini, con l'impianto a scarpa concepito per reggere l'assedio. Nel 1563 papa Pio IV fece rafforzare il sistema affidandone l'aggiornamento ai signori di Sermoneta e di San Felice, contro le incursioni dei corsari. Quelle mura hanno visto fuoco vero: nel 1604 cannoneggiarono navi turche, nel 1809 respinsero un tentativo inglese. Torre Fico, Torre Cervia, Torre Moresca e Torre Vittoria completavano la rete di avvistamento che chiudeva il promontorio da ogni lato.

Dal fortino alle postazioni in calcestruzzo

Sul filo della scogliera delle Batterie Di Punta Rossa restano oggi strutture in muratura e in calcestruzzo: piazzole, muretti, ricoveri, gradonate che scendono verso l'acqua. La memoria locale chiama fortino il manufatto più vistoso, e la tradizione lo fa risalire al presidio settecentesco che vigilava su questo quarto del monte; le opere in cemento appartengono invece alla fase più recente della militarizzazione della costa. Sono ruderi, non monumenti visitabili: nessuna di queste strutture è consolidata, molte hanno solai sfondati e ferri scoperti.

Le calette delle Batterie Di Punta Rossa, una per una

Il fronte non è una spiaggia sola. È una successione di approdi minuscoli, ciascuno con un carattere suo, e sapere quale scegliere a seconda del mare è metà del mestiere di chi viene qui d'abitudine.

La caletta sotto il fortino

È la più riparata di tutte, ed è la ragione per cui vale la pena conoscere le Batterie Di Punta Rossa anche quando il mare non è una tavola. Una lingua d'acqua brevissima, chiusa fra due bracci di roccia, che finisce in una spiaggetta di ghiaia bianca e ciottoli. L'acqua è bassa e trasparente, il fondo chiaro. Quando il mare è mosso e tuffarsi dalle spianate diventa imprudente, questa rientranza resta praticabile perché le rocce spezzano l'onda prima che arrivi a riva. Il manufatto che le sta sopra, il fortino, è in abbandono: non ci si entra e non ci si sale.

La cala dei ciottoli grandi

Poco più avanti, procedendo in direzione dell'albergo, si apre una cala più ampia con ciottoli grossi e tondi. È la più comoda per stendersi, la più frequentata nei fine settimana d'agosto, e anche la più rumorosa quando i gruppi si sistemano vicini. Il fondale scende subito e l'ingresso in acqua è immediato.

Le spianate di cemento e i tuffi

Le piattaforme di calcestruzzo lasciate dalle opere militari sono diventate, negli anni, i trampolini naturali delle Batterie Di Punta Rossa. Sono lisce, orizzontali, spesso all'ombra fino a metà mattina. Il tuffo si fa dove si è già verificata la profondità a nuoto, mai a occhio: il fondo qui è roccioso e i massi affiorano a distanze irregolari dalla parete. Un tuffo di testa in un punto che non si è controllato di persona è il modo più rapido per rovinare l'estate a tutta la comitiva.

Gli scogli appartati

Nei fine settimana di luglio e agosto le calette sono affollate, mentre nei giorni feriali si respira. Anche nei giorni pieni, comunque, spostandosi di qualche decina di metri sugli scogli si trovano appoggi appartati dai quali si scende in acqua agevolmente, o dai quali ci si tuffa. È il vantaggio di una costa frastagliata: non c'è una fila di ombrelloni, e chi accetta di camminare un po' guadagna spazio.

Lo snorkeling alle Batterie Di Punta Rossa

La caletta dei ciottoli chiari è il posto giusto per la maschera. Il fondale misto di roccia e sabbia, la trasparenza e la profondità che cresce gradualmente rendono l'esplorazione leggibile anche a chi non è esperto. Chi ricorda il Circeo di cinquant'anni fa parla di un mare pieno di ricci: oggi quella densità non c'è più. Restano saraghi, castagnole, qualche polpo nelle tane sotto i massi e le praterie sommerse che si intravedono dove il fondo si allontana.

Il Parco Nazionale del Circeo intorno alle Batterie Di Punta Rossa

Il Parco Nazionale del Circeo fu istituito nel 1934, su proposta del senatore Raffaele Bastianelli, mentre la bonifica trasformava la palude pontina in campagna. Oggi il perimetro copre circa 8.917 ettari fra Anzio e Terracina e comprende cinque ambienti distinti: la foresta di pianura, che con i suoi circa 3.300 ettari è la più estesa foresta naturale di pianura in Italia, i laghi costieri e le zone umide, la duna litoranea, il promontorio e l'isola di Zannone. Dal 1977 la foresta è riserva della biosfera nel programma Man and Biosphere dell'Unesco; il riconoscimento è stato esteso all'intero parco nel 1997.

Che cosa significa per chi scende alle calette

Significa che le Batterie Di Punta Rossa non sono un pezzo di costa qualunque dove ciascuno fa come crede. Dentro un parco nazionale valgono regole precise su fuochi, campeggio, raccolta di piante e minerali, rumore, cani e accesso ai sentieri. Portare via un sasso colorato di creta rossa come souvenir sembra innocuo: è esattamente il gesto che, moltiplicato per centomila visitatori, consuma un promontorio. La regola d'oro è banale e funziona: si riporta a casa tutto quello che si è portato giù, bottiglie comprese.

La fauna che si incontra davvero

Il parco ospita cinghiali, tassi, martore, rapaci e daini ormai diffusi in tutta la foresta; nelle zone umide vivono numerosi uccelli acquatici e la testuggine palustre, specie minacciata. Sul promontorio l'incontro più probabile per chi scende alle calette resta quello con i gabbiani reali, che nidificano sulle pareti, e con i piccoli rapaci che sfruttano le correnti ascensionali lungo la parete rocciosa. Al tramonto, dalla scogliera, si vedono i rondoni lavorare l'aria calda sopra il Quarto Caldo.

Quarto Caldo e Quarto Freddo: due promontori in uno

Il promontorio del Circeo è fatto di marne e arenarie del Paleogene e di calcari del Giurassico inferiore, e questa composizione spiega buona parte del paesaggio: pareti verticali, grotte, roccia bianca che riflette la luce. La distinzione che conta davvero, però, è di esposizione. Il versante meridionale e occidentale, il Quarto Caldo, prende sole per tutto il giorno e vento di mare: qui cresce la macchia mediterranea bassa, con euforbia arborea, lentisco, palma nana, ginepri contorti dal vento. Il versante settentrionale, il Quarto Freddo, resta in ombra molte ore e ospita una vegetazione da bosco temperato, con lecci alti, carpini e persino specie che si trovano normalmente a quote superiori.

Perché le Batterie Di Punta Rossa profumano

Chi scende il sentiero a metà maggio se ne accorge prima con il naso che con gli occhi. Il calore della roccia fa evaporare gli oli essenziali della macchia, e l'aria del Quarto Caldo diventa densa di lentisco, elicriso, mirto e resina di ginepro. È un dettaglio che nessuna fotografia restituisce, ed è una delle ragioni per cui consiglio la primavera a chi può scegliere il mese.

I sentieri del promontorio e il Picco di Circe

Le Batterie Di Punta Rossa sono il punto di arrivo di uno dei tanti percorsi che tagliano il promontorio. La rete dei sentieri del Circeo collega il livello del mare alla cresta, e l'itinerario più noto porta al Picco di Circe, 541 metri, la cima del promontorio. La salita classica parte dalla zona di Torre Paola, verso Sabaudia, e richiede circa quattro ore e mezza fra andata e ritorno su un percorso di difficoltà media. Dalla vetta, nelle giornate limpide, si vede il Vesuvio.

Il sentiero che scende alle Batterie Di Punta Rossa

Il tracciato che dal piazzale di via del Faro porta alle calette è breve ma tecnico nell'ultimo tratto: fondo di terra battuta e roccia, radici, qualche gradino naturale, poi il cemento. Non è attrezzato con corde fisse né con parapetti. Le condizioni cambiano dopo le piogge e dopo le mareggiate invernali, che periodicamente portano via pezzi di cemento e scalzano il piede della parete. Prima di scendere conviene guardare in basso e valutare: se il tratto finale appare eroso, dissestato o transennato, si rinuncia. Il numero dell'Ente Parco serve esattamente a questo.

Camminare sul Circeo in sicurezza

Tre regole valide su questo promontorio. La prima: scarpe con suola scolpita, mai ciabatte, mai sandali da mare, nemmeno per cinque minuti di sentiero. La seconda: acqua a sufficienza, perché sul Quarto Caldo non esiste una fontana e la parete restituisce calore fino a sera. La terza: nessuna esplorazione dei ruderi militari, nessun ingresso in cunicoli, casematte o strutture interrate. Sono manufatti abbandonati da decenni, senza manutenzione, e il rischio non è teorico.

Le grotte del Circeo e l'uomo di Neanderthal

Il promontorio è uno dei giacimenti preistorici più importanti d'Europa, e la ragione si vede a occhio nudo: il calcare bucato di grotte, quasi tutte affacciate sul mare, ha offerto riparo per decine di migliaia di anni. Il sito che ha reso celebre il Circeo nella letteratura scientifica mondiale è la grotta Guattari, alla base del promontorio dalla parte del paese.

Il 24 febbraio 1939

Una frana antica aveva sigillato l'ingresso e conservato l'interno intatto. Alcuni operai al lavoro nella zona aprirono per caso il varco il 24 febbraio 1939, e nella camera terminale comparve un cranio neandertaliano quasi completo, poi catalogato come Guattari 1, insieme a due mandibole. Il cranio presentava lesioni all'orbita destra e al foro occipitale. Alberto Carlo Blanc, il paleontologo che condusse lo studio, propose l'ipotesi di un rito cannibalico: il foro allargato per estrarre l'encefalo.

La revisione del 1989

Quell'interpretazione è caduta. Un convegno internazionale del 1989 ha rovesciato la lettura: sull'osso sono stati riconosciuti segni di denti di iena, non tracce di strumenti litici, e l'allargamento del foro occipitale è opera di un carnivoro, non di un rituale. È un caso da manuale di come la scienza corregga se stessa, e vale la pena raccontarlo davanti a chi ancora ripete la versione romantica del Neanderthal cannibale del Circeo.

Gli scavi dal 2019

La campagna avviata nell'ottobre 2019 ha restituito i resti di altri nove individui neandertaliani, portando a undici il totale dei soggetti documentati nella grotta. Otto risalgono a un periodo compreso fra 50.000 e 68.000 anni fa, mentre un individuo è collocato fra 90.000 e 100.000 anni fa. I reperti sono conservati presso il Museo Pigorini e il Servizio di Antropologia: il Museo Pigorini, all'Eur, è il luogo dove a Roma si chiude il cerchio di questa storia.

Si può visitare

La grotta Guattari non è un sito a ingresso libero: l'accesso è consentito solo con autorizzazione. Chi arriva alle Batterie Di Punta Rossa pensando di infilarsi in una grotta preistorica lungo la scogliera resterà deluso, e fa bene a restare deluso: le cavità del promontorio sono contesti scientifici fragili, e alcune sono pericolose per crolli.

Il faro di Capo Circeo, il vicino di casa delle Batterie Di Punta Rossa

La strada che porta al piazzale di partenza si chiama via del Faro perché finisce davanti al faro di Capo Circeo, acceso dal 1866, sotto il pontificato di Pio IX. La torre misura 18 metri e il piano focale si trova a circa 38 metri sul livello del mare. L'ottica rotante emette un lampo bianco ogni 5 secondi con una portata nominale di 23 miglia nautiche, e il settore verso nord resta oscurato dalla mole del monte Circeo. La struttura dipende dal Comando Zona Fari della Marina Militare, con sede a Napoli, che governa i fari del basso Tirreno. È a circa tre chilometri a ovest dell'abitato di San Felice Circeo.

Perché guardarlo

Il faro spiega la geografia meglio di qualunque cartello. Un lampo ogni cinque secondi visibile a ventitré miglia significa che questa punta è, per la navigazione, il riferimento del tratto di mare fra Anzio e il golfo di Gaeta. Le batterie sono nate dalla stessa logica: chi vede lontano, controlla.

San Felice Circeo, il borgo sopra le Batterie Di Punta Rossa

Il comune conta 10.117 abitanti e un territorio di 3.139 ettari, diviso fra il promontorio lungo sei chilometri e la pianura bonificata. Il borgo antico è in alto, con la piazza affacciata sulla pianura e sul mare, i vicoli stretti e le mura.

Dai Romani ai Templari

L'insediamento antico è Circeii, colonia romana di cui restano l'acropoli e le mura megalitiche in opera poligonale sul fianco del monte. Dopo le incursioni saracene che distrussero l'abitato romano nel IX secolo, il sito fu ricostruito come Rocca Circea. Nel 1239 i Cavalieri Templari occuparono la rocca e la ribattezzarono Castrum Sancti Felicis: la torre che domina la piazza del borgo è il segno più visibile di quel passaggio. Dal 1301 la famiglia Caetani governò il feudo per oltre quattrocento anni.

Il principe polacco e i vigneti

All'inizio dell'Ottocento il territorio passò sotto il governo del nobile polacco Stanislao Poniatowski, che piantò vigne e frutteti in tutto il territorio. È la fase in cui il promontorio comincia a essere amministrato come una proprietà agricola, e non solo come un presidio militare. Chi cammina oggi sulle terrazze abbandonate del Quarto Caldo attraversa i resti di quel disegno.

Il paese e il mare, una relazione complicata

Per secoli i sanfeliciani hanno guardato il mare con diffidenza, perché dal mare arrivavano i corsari. Il borgo è in alto per questo, e le torri servivano a dare l'allarme. L'idea che la scogliera del Quarto Caldo potesse essere un luogo di piacere, di bagni e di tuffi è recentissima: ha meno di cent'anni.

Circeii, le mura poligonali e l'archeologia del promontorio

Salendo dal borgo verso l'acropoli si incontrano tratti di mura in opera poligonale, blocchi calcarei incastrati senza legante, di dimensioni che rendono superflua qualunque enfasi. La colonia di Circeii controllava il promontorio e il tratto di mare sottostante. Lungo la costa e sulle pendici restano inoltre ruderi di ville romane: il Circeo, come tutta la Riviera di Ulisse, era terra di residenze marittime aristocratiche, con peschiere, ninfei e approdi privati ricavati nella roccia.

La cisterna e la vasca

Sul promontorio sopravvivono cisterne romane e un abbeveratoio storico, la Vasca Moresca. Sono manufatti modesti rispetto alle grandi rovine di Roma, e proprio per questo raccontano bene la vita quotidiana quassù: in un promontorio calcareo senza sorgenti, l'acqua si raccoglie, si conserva e si trasporta. Chi ha abitato il Quarto Caldo, in qualunque epoca, ha dovuto risolvere prima di tutto il problema dell'acqua.

La mia oasi: la donna che inventò Punta Rossa

C'è un libro che chiunque ami questo tratto di costa dovrebbe leggere: La mia oasi, una vita per Punta Rossa di Alessandra Venuti Battaglia. È un libro di memorie che racconta una vita intera intrecciata con un luogo estremo, allora selvaggio e inaccessibile, del promontorio del Circeo: Le Batterie, che l'autrice fu la prima a chiamare Punta Rossa.

La mia oasi, una vita per Punta Rossa di Alessandra Venuti Battaglia

Chi era Alessandra Venuti Battaglia

Non è soltanto l'autrice del libro: è la donna che creò materialmente l'oasi che oggi tutti conoscono. Veniva dalla Roma bene e aveva passato buona parte dell'infanzia fra San Felice Circeo e Terracina, cresciuta dal padre alla pesca sportiva lungo la costa e alla caccia nelle zone paludose della selva terracinese. Tornò da adulta, negli anni Venti, e fece di questo posto prima un rifugio personale, poi un'oasi condivisa con gli amici e con chiunque avesse voglia di lasciarsi scaldare dal sole del Circeo.

Il promontorio prima di lei

All'epoca il monte Circeo, escluso il centro storico di San Felice, era un territorio inesplorato. Un sentiero stretto portava dal faro alle Batterie di Punta Rossa: era il sentiero della Torraccia, battuto nel Settecento dai soldati del fortino e da quelli che facevano da vedetta sulla Torre Moresca, più in alto. I sanfeliciani, che storicamente temevano il mare come la peste, si tenevano lontani dalle zone selvagge del Quarto Caldo, il quarto del monte esposto al sole e bagnato dal mare, dove andavano soltanto a raccogliere le fascine per cucinare e riscaldarsi, attenti a prendere solo i rami già caduti. Tutto il promontorio faceva parte dei possedimenti del barone Aguet, che usava il bastone con i popolani sorpresi a tagliare legna o a cacciare sulle sue terre. Nessuno aveva esplorato per curiosità e per piacere la profondità delle sue grotte. Nessuno si tuffava nelle acque verdi dalle scogliere e prendeva il sole nelle calette bianche e assolate. La prima a farlo fu lei.

I lestraioli della palude

Prima della bonifica, nella palude pontina vivevano i lestraioli: popolazioni che per parte dell'anno, e in qualche caso stabilmente, abitavano capanne di rami nel bosco, allevando maiali selvatici e bufale. Erano guidati dal capataz, una specie di capo tribù. Avevano quasi tutti la malaria, e i bambini la pancia gonfia e il corpo magro. È il mondo che la bonifica cancellò in pochi anni e che oggi sopravvive solo nei toponimi.

La casa di latta del 1926

Nel 1926, su una punta di creta rossa delle Batterie, Alessandra Venuti Battaglia fece costruire una casa prefabbricata che somigliava a una baracca: senza luce, senza acqua, con il tetto di lamiere. Da quella casa di latta, raggiungibile soltanto attraverso uno stretto sentiero lungo circa tre chilometri, cominciò a bonificare il terreno, a coltivare margherite, a domare i ginepri. Con qualche carica di tritolo fece saltare le rocce aguzze che impedivano l'accesso alla baia di sassi appena più sotto, ricavandosi una spiaggia privata dove prima c'era soltanto pietra.

La guerra vista dalle Batterie Di Punta Rossa

Durante la seconda guerra mondiale il passaggio lungo questa costa fu interdetto e San Felice Circeo occupato dalle truppe tedesche. Alessandra Venuti Battaglia si rifugiò qui con la figlia e la cuoca, e trovò un'oasi di pace lontana dal fronte. Lontana fino a un certo punto: gli echi della guerra arrivavano sotto forma di scatolette di cibo alla deriva dalle navi affondate e di corpi annegati che si incagliavano fra le rocce del Circeo.

Il contesto militare del 1944

Il 22 gennaio 1944 gli Alleati sbarcarono ad Anzio e a Nettuno con l'operazione Shingle, circa 110.000 uomini del VI Corpo statunitense agli ordini del generale John Lucas, con la 1ª divisione britannica e la 3ª divisione americana. L'obiettivo era scavalcare la linea Gustav e minacciare le retrovie tedesche. La testa di ponte rimase però confinata in un rettangolo di circa undici chilometri per quindici, sotto il fuoco costante dell'artiglieria, mentre Kesselring organizzava i contrattacchi. Churchill riassunse il fallimento con una frase rimasta celebre: speravano di scaraventare a riva un gatto selvatico, e ottennero una balena spiaggiata. Il fronte si sbloccò solo in primavera, con l'operazione Diadem.

Che cosa significò per il Circeo

Un promontorio che domina la costa a sud della testa di ponte, in quei mesi, valeva quanto una fortezza. È la ragione per cui le postazioni del Quarto Caldo hanno la forma che hanno: calcestruzzo a filo di roccia, feritoie rivolte al mare aperto, gradonate per portare i materiali dall'alto verso il basso. Camminare oggi fra quei ruderi con il costume da bagno addosso è un cortocircuito che consiglio di lasciarsi attraversare almeno una volta.

La vita quotidiana durante la guerra

I panni si lavavano alla Vasca Moresca, l'antico abbeveratoio, oppure nelle cisterne romane, e si stendevano al sole sui prati. La pesca si faceva ancora con le bombe o con il fucile, e il mare era ricco di ricci, oggi quasi scomparsi, e di pesce. L'acqua arrivava dal paese sul groppone dell'asino Oreste, e gli spaghetti si tiravano a mano sul tavolaccio di fronte al mare. È una fotografia di sussistenza che vale più di molte pagine di storia generale.

Dalla casa di latta all'albergo

Il sogno di un'oasi crebbe nel tempo. Nacque una strada al posto del sentiero, e la casa di latta diventò una casa vera, con un pozzo di acqua dolce. Senza un piano prestabilito, Punta Rossa si trasformò in un insieme di bungalow in stile andaluso, pensati per offrire anche agli amici un posto al sole. Negli anni Sessanta la febbre del mattone arrivò anche quassù e l'oasi divenne un albergo in piena regola, lo stesso di oggi: una struttura che ha ospitato personaggi noti e clientela internazionale, e che però non somiglia agli altri alberghi della costa. Ogni stanza è diversa, perché costruita con materiali di recupero e senza un progetto unitario.

Il giardino

Nel giardino, il più bello della zona, sopravvivono le piante rare che Alessandra riportò dai viaggi in Brasile e in Africa, e le discendenti di quelle margherite piantate con fatica in un terreno roccioso arso dal sole. È un giardino nato da una cocciutaggine personale, non da un progetto paesaggistico: si vede, ed è il suo pregio.

Quando andare alle Batterie Di Punta Rossa

La risposta breve: giugno e settembre. La risposta lunga merita qualche riga in più, perché su una scogliera esposta a sud il mese sbagliato rovina la giornata.

I mesi

Maggio e giugno hanno la macchia in fiore, la luce lunga e il sentiero asciutto; l'acqua a maggio è ancora fredda per molti, a giugno è già praticabile. Luglio e agosto portano il caldo pieno: sulla scogliera del Quarto Caldo, senza un albero, fra mezzogiorno e le quattro si patisce davvero. Settembre è il mese migliore in assoluto: mare caldo, folla dimezzata, luce che taglia bene. Ottobre regala giornate limpide per il sentiero, ma il bagno diventa faccenda per temperamenti solidi. Da novembre a marzo il fronte è battuto dalle mareggiate e il tratto finale della discesa può risultare danneggiato.

Le ore

Il vantaggio delle Batterie Di Punta Rossa rispetto a una spiaggia attrezzata è che nessuno chiude il cancello alle 19. Il momento migliore di una giornata d'agosto è dalle sette del pomeriggio in poi, quando la parete va in ombra, i gruppi risalgono e la luce diventa arancione. Il momento peggiore è l'una del pomeriggio di un sabato di agosto: sole a picco, calette piene, parcheggio esaurito.

Il vento

Il maestrale monta l'onda contro questo fianco del promontorio e rende i tuffi imprudenti; con lo scirocco l'acqua si intorbida. Con vento da nord e da nordest, invece, il Quarto Caldo resta protetto dalla mole del monte e il mare si appiattisce. Prima di partire vale la pena guardare una previsione del vento e non solo quella del sole.

Cosa portare alle Batterie Di Punta Rossa

Non ci sono servizi, quindi l'attrezzatura la porta ciascuno. Scarpe chiuse con suola scolpita per il sentiero, e scarpette di gomma per entrare in acqua sui ciottoli. Almeno due litri d'acqua a testa in piena estate. Un telo sottile o una stuoia, perché il ciottolo grosso è scomodo e il cemento scotta. Maschera e boccaglio, che qui rendono più di un lettino. Un cappello. Una crema solare resistente all'acqua, considerando che l'irraggiamento sulla roccia bianca è superiore a quello di una spiaggia sabbiosa. Un sacchetto per i rifiuti. Nessun ombrellone: non c'è dove piantarlo, e con il vento diventa un problema per tutti.

Le Batterie Di Punta Rossa con i bambini

Dipende dall'età e dalla gamba. Con bambini che camminano bene e sanno nuotare, la caletta sotto il fortino è una giornata memorabile: acqua bassa, fondo chiaro, ciottoli da collezionare, granchi fra le pietre. Con bambini piccoli, passeggini o neonati la risposta è no, senza giri di parole: il sentiero è ripido e il tratto finale su cemento e roccia non ammette distrazioni. In quel caso la scelta giusta sono le spiagge di sabbia della zona, dalla riva di San Felice alla Bufalara, dove si arriva senza dislivelli.

Una regola che funziona

Se vengono i bambini, si scende presto e si risale entro mezzogiorno, con un adulto davanti e uno dietro nel tratto cementato. Il rischio vero, qui, non è il mare: è la risalita di ritorno, stanchi e sotto il sole.

Accessibilità delle Batterie Di Punta Rossa

Va detto con chiarezza per evitare viaggi inutili: il percorso che scende alle calette non è accessibile a chi si muove in sedia a rotelle, né a chi ha difficoltà motorie anche lievi. Non ci sono rampe, corrimano, gradini regolari o fondo compatto. Chi cerca il mare del Circeo in condizioni di accessibilità deve rivolgersi agli stabilimenti attrezzati del litorale sabbioso, dove esistono passerelle e servizi dedicati, e verificare la stagione in corso direttamente con la struttura.

Cosa c'è intorno alle Batterie Di Punta Rossa

Una giornata in scogliera si completa bene con il resto del promontorio e con la costa vicina.

Nel raggio di pochi chilometri

Il borgo di San Felice Circeo, con la torre dei Templari e l'affaccio sulla pianura, è a dieci minuti di automobile. Il porto turistico, sotto il paese, è il punto di partenza delle escursioni intorno al promontorio. La spiaggia di Torre Paola, ai piedi della duna di Sabaudia, chiude il promontorio dalla parte opposta.

Nel raggio di un'ora

Verso sud si incontrano Terracina con il tempio di Giove Anxur sospeso sul mare, poi Sperlonga con la villa di Tiberio, e Gaeta: è tutta la Riviera di Ulisse, il tratto di costa che la tradizione omerica lega alle peregrinazioni dell'eroe. Verso l'interno, invece, si sale ai Lepini per il giardino di Ninfa e per il borgo di Sermoneta, feudo di quegli stessi Caetani che governarono il Circeo.

Dal mare alle isole

Nelle giornate terse, dalla scogliera delle Batterie Di Punta Rossa, il profilo delle isole pontine si stacca sull'orizzonte: Ponza e Ventotene, raggiungibili dai porti di Terracina, Formia e Anzio. Guardarle da qui, al tramonto, spiega la geografia del Tirreno meglio di una cartina.

Verso Roma

Sulla via del ritorno, chi ha tempo può fermarsi a Torre Astura, la torre sul mare dove la storia romana e quella medievale si sovrappongono. Chi invece progetta un viaggio più largo in Italia, o accompagna ospiti stranieri, trova le guide in inglese su ItalyPlanner, con le gite in giornata dalle grandi città.

Una curiosità su Batterie Di Punta Rossa

Il nome Punta Rossa non è antico e non viene da un cartografo. Prima degli anni Venti del Novecento questo tratto di scogliera si chiamava soltanto Le Batterie, dal nome delle postazioni militari, ed era un luogo che i sanfeliciani evitavano. Fu Alessandra Venuti Battaglia, la donna che nel 1926 vi costruì la sua casa prefabbricata di lamiera, a chiamarlo per la prima volta Punta Rossa, dal colore della creta che affiora sulla punta dove scelse di piantare la casa. Un toponimo nato da una scelta privata e diventato, in tre generazioni, il nome che compare su ogni indicazione stradale, su ogni insegna e nella bocca di chiunque, in provincia di Latina, dica di andare a fare il bagno alle Batterie Di Punta Rossa.

C'è una seconda curiosità dentro la prima, ed è più concreta. La spiaggetta di sassi sotto la casa, quella che oggi chiunque raggiunge in pochi minuti, non esisteva in forma praticabile: l'accesso era sbarrato da rocce aguzze. Fu aperto con cariche di tritolo, negli anni fra le due guerre, quando far saltare una roccia sul proprio terreno era una faccenda ordinaria. La caletta più comoda delle Batterie Di Punta Rossa, insomma, è un manufatto tanto quanto le piattaforme di cemento che le sono accanto. Di naturale, qui, c'è il mare; il resto lo hanno negoziato l'esercito e una donna testarda, ciascuno per le proprie ragioni, nello stesso secolo e nello stesso pezzo di scogliera.

Una cosa che non ti dice nessuno su Batterie Di Punta Rossa

Che il problema non è arrivare: è tornare su. Tutte le indicazioni che circolano descrivono la discesa, il cancello, il sentiero, la caletta. Nessuno avverte che il dislivello si paga al ritorno, in salita, nell'ora peggiore, con il sale addosso e le borse in mano. Anche chi è in perfetta forma arriva al piazzale di via del Faro con il fiato corto e la faccia paonazza, e non perché il percorso sia lungo: perché la parete del Quarto Caldo, a metà pomeriggio, restituisce tutto il calore accumulato dal mattino e il sentiero non offre un metro d'ombra. Chi ha problemi cardiaci o di pressione dovrebbe saperlo prima di scendere, non mentre risale.

La seconda cosa che non viene detta riguarda i servizi, o meglio la loro assenza totale. Alle Batterie Di Punta Rossa non esistono bagni, docce, fontane, chioschi, ombrelloni, salvataggio, cestini. Non c'è nessuno che intervenga se qualcuno si fa male sugli scogli, e il soccorso, quando serve, arriva dall'alto o dal mare, con i tempi che il territorio impone. Questo non rende il posto pericoloso di per sé: lo rende un posto per adulti responsabili, che entrano in acqua dove hanno verificato il fondale, che portano l'acqua da bere, che non si allontanano da soli su roccia bagnata e che non trasformano un rudere militare in un'attrazione da esplorare. È l'unica forma di rispetto che questo tratto di costa chiede in cambio di quello che offre.

Il consiglio che ti do per visitare Batterie Di Punta Rossa

Andateci di mercoledì, a settembre, e arrivate al piazzale entro le otto e mezza del mattino. Non è un consiglio generico. Il mercoledì il parcheggio di via del Faro respira, mentre il sabato è pieno prima delle dieci; a settembre l'acqua ha ancora il calore accumulato in agosto e la folla è tornata in città; alle otto e mezza la parete è ancora in ombra e la discesa si affronta con il fresco. Portate due paia di scarpe, una per camminare e una per l'acqua, e lasciate a casa tutto quello che non riuscite a tenere in uno zaino: qui si scende con le mani libere, sempre.

Un'opinione netta, che va contro la maggioranza dei consigli che circolano: la caletta più bella non è quella più grande. La rientranza sotto il fortino, minuscola, con la ghiaia bianca e l'acqua bassa, vale più della cala ampia dei ciottoli tondi, perché è riparata, perché il fondo si legge fino a tre metri e perché regge anche le giornate di mare formato. Chi arriva e si ferma alla prima spiaggetta che vede, quella subito a destra alla fine del sentiero, si perde il motivo per cui vale la pena scendere fin qui. Un'ultima avvertenza pratica: se il mare è mosso con onda da sud ovest, non scendete affatto. Non esiste un punto sicuro su questa scogliera quando l'onda arriva da lì, e la risacca sui gradoni di cemento è una trappola seria.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Circeo è un'isola. Lo sanno tutti e quasi nessuno lo dice mentre guarda il promontorio dalla scogliera. Fino alla bonifica degli anni Trenta del Novecento questo blocco di calcare emergeva da una palude vastissima, malarica, praticamente impenetrabile, che lo separava dall'entroterra: geologicamente era un rilievo isolato, e funzionalmente era un'isola, raggiungibile molto più facilmente in barca che via terra. La tradizione omerica che fa dell'isola di Circe il luogo dove Ulisse perde i compagni non nasce da una fantasia: nasce da un paesaggio che, visto dal mare, aveva davvero la forma di un'isola solitaria davanti a una costa piatta.

Questa condizione spiega quasi tutto quello che si incontra alle Batterie Di Punta Rossa. Spiega perché l'insediamento antico, Circeii, e poi il borgo medievale siano in alto e non in riva. Spiega perché le difese siano state pensate contro il mare e non contro la terraferma. Spiega perché la popolazione locale abbia temuto la costa per secoli e abbia cominciato a frequentarla per piacere solo nel Novecento inoltrato. E spiega perché, ancora oggi, arrivare alle calette richieda di scendere invece che di parcheggiare davanti: il promontorio non ha mai avuto una vera riva, ha un fianco che finisce nell'acqua. Il Parco Nazionale del Circeo, nato nel 1934 proprio mentre la palude spariva, conserva in fondo il ricordo di quell'isola: la foresta di pianura, i laghi costieri e la duna sono i resti dell'ambiente che circondava il monte prima delle idrovore.

La foto giusta da fare a Batterie Di Punta Rossa

La fotografia che tutti portano a casa è quella dall'alto, dal sentiero, con l'acqua verde in basso e la roccia che scende in diagonale. Funziona, ma è la stessa di chiunque. Quella che consiglio è un'altra, e richiede pazienza: ci si sistema su una delle spianate di cemento militare, in basso, tardo pomeriggio, e si inquadra dal livello del mare la parete che sale verso il fortino, tenendo dentro l'angolo del calcestruzzo in primo piano. In un solo fotogramma entrano le tre età di questo posto: la roccia giurassica, l'opera militare e il mare che si riprende tutto. La luce giusta è quella delle ultime due ore prima del tramonto, quando il sole colpisce la parete di taglio e la creta rossa mostra davvero il colore da cui viene il nome.

Due accorgimenti tecnici. Il primo: qui il bianco del calcare inganna l'esposimetro, che tende a chiudere troppo. Meglio sovraesporre di mezzo passo, altrimenti l'acqua viene scura e la roccia grigia. Il secondo: un polarizzatore cambia la fotografia più di qualunque filtro applicato dopo, perché toglie il riflesso dalla superficie e fa comparire il fondale. Chi fotografa con il telefono ottiene lo stesso effetto mettendosi in alto rispetto all'acqua e con il sole alle spalle. Un'ultima nota di buon senso, che con le Batterie Di Punta Rossa vale doppio: nessuna fotografia giustifica una posa su un cornicione di cemento sbrecciato o su un parapetto in rovina. Le postazioni non sono un set.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il promontorio ha una densità di fatti documentati sproporzionata rispetto alla sua estensione. Il 24 febbraio 1939, alla base del monte, la riapertura casuale di una grotta sigillata da una frana antica restituì il cranio neandertaliano Guattari 1: una scoperta che portò il Circeo dentro ogni manuale di paleoantropologia e che ancora oggi produce risultati, visto che gli scavi ripresi nell'ottobre 2019 hanno documentato altri nove individui, per un totale di undici, datati in gran parte fra 50.000 e 68.000 anni fa.

Sul fronte militare, le date parlano da sole. Nel 1563 papa Pio IV ordinò il rafforzamento del sistema di torri costiere, affidandolo ai signori di Sermoneta e di San Felice, per rispondere alle incursioni dei corsari. Nel 1604 le artiglierie di Torre Paola aprirono il fuoco contro navi turche. Nel 1809 la stessa torre respinse un attacco inglese. Sono episodi che riguardano l'altra estremità del promontorio, ma disegnano il sistema difensivo di cui le batterie del Quarto Caldo furono l'evoluzione moderna.

Nel Novecento, due fatti hanno cambiato il volto di questa costa. Il primo è l'istituzione del Parco Nazionale del Circeo nel 1934, mentre la bonifica dell'Agro Pontino prosciugava la palude che per millenni aveva isolato il monte. Il secondo è lo sbarco alleato di Anzio e Nettuno del 22 gennaio 1944: circa 110.000 uomini, una testa di ponte che rimase bloccata per mesi in un rettangolo di undici chilometri per quindici e che fece del litorale pontino un fronte a tutti gli effetti. In quei mesi le Batterie Di Punta Rossa non erano un posto per bagnanti, ma un settore costiero sorvegliato, con il passaggio interdetto, e il mare restituiva alla scogliera scatolame alla deriva e corpi di naufraghi.

C'è infine un avvenimento minore per la storia generale e decisivo per questo luogo: la costruzione, nel 1926, di una casa di lamiera su una punta di creta rossa, a tre chilometri di sentiero dalla strada più vicina. Da quel gesto privato discendono il nome del posto, la spiaggia aperta con il tritolo, la strada che sostituì il sentiero, i bungalow andalusi e l'albergo che oggi segna il punto di partenza per chiunque scenda alle calette.

Chi è passato da Batterie Di Punta Rossa

Il primo elenco è quello degli anonimi, e conta più di tutti gli altri: gli uomini di Neanderthal che abitarono le grotte del promontorio fra novantamila e cinquantamila anni fa, undici individui documentati nella sola grotta Guattari. Poi vennero i coloni romani di Circeii, che murarono l'acropoli in opera poligonale e costruirono lungo la costa le ville marittime di cui restano ruderi, cisterne e peschiere.

Nel Medioevo passarono i Cavalieri Templari, che nel 1239 occuparono la rocca e la ribattezzarono Castrum Sancti Felicis: la torre sulla piazza del borgo è il loro segno. Dal 1301 il feudo passò ai Caetani, la famiglia che governò per oltre quattrocento anni e che diede al Lazio meridionale il volto che ancora conserva, da Sermoneta a Ninfa. All'inizio dell'Ottocento arrivò il principe polacco Stanislao Poniatowski, che piantò vigneti e frutteti nel territorio. Nell'Ottocento avanzato, il potere che lasciò il segno più visibile su questa punta fu quello pontificio: il faro di Capo Circeo si accese nel 1866, sotto Pio IX.

Nel Novecento i nomi si fanno precisi. Alberto Carlo Blanc, paleontologo, studiò il cranio del Circeo dopo il ritrovamento del 1939 e ne propose l'interpretazione rituale che la comunità scientifica avrebbe poi corretto nel 1989. Alessandra Venuti Battaglia arrivò qui negli anni Venti, diede il nome a Punta Rossa, vi costruì la casa di latta e ne fece un'oasi, restandoci anche durante l'occupazione tedesca di San Felice Circeo. Attraverso la sua ospitalità passarono amici, ospiti e, dopo la trasformazione in albergo negli anni Sessanta, una clientela internazionale che questo tratto di scogliera, fino a due generazioni prima, non avrebbe potuto immaginare. E ci sono i soldati: quelli settecenteschi del fortino e della Torre Moresca, e quelli del 1943 e 1944, quando il promontorio tornò a essere, per l'ultima volta, una postazione.

Domande veloci su Batterie Di Punta Rossa

Quanto costa entrare alle Batterie Di Punta Rossa

Nulla. Non c'è biglietto né controllo: è scogliera libera dentro il perimetro del Parco Nazionale del Circeo. L'unica spesa possibile riguarda la sosta dell'automobile nella zona di via del Faro, secondo la segnaletica in vigore nella stagione.

Dove si parcheggia per le Batterie Di Punta Rossa

Negli spazi consentiti davanti all'albergo di Punta Rossa, in via del Faro, dove termina la strada carrabile. In alta stagione gli spazi finiscono presto: chi arriva dopo le dieci del mattino di un giorno festivo rischia di dover lasciare l'automobile molto più in basso lungo la salita.

Quanto si cammina per arrivare al mare

Pochi minuti, ma in discesa e su fondo irregolare: prima un tratto asfaltato stretto, poi un sentiero di terra e roccia, infine una discesa cementata che si innesta sulla scogliera. Il ritorno è in salita e richiede più tempo e più fiato dell'andata.

Le Batterie Di Punta Rossa sono una spiaggia di sabbia

No. Sono scogliera, con piccole lingue di ghiaia bianca e ciottoli e con spianate di cemento di origine militare. Chi cerca sabbia deve spostarsi sul litorale di San Felice, di Sabaudia o della Bufalara.

Ci sono bagni, docce o chioschi

No, nessun servizio. Non ci sono bagni, docce, fontane, bar, noleggi né cestini per i rifiuti: acqua e provviste si portano da casa e i rifiuti si riportano su.

C'è il servizio di salvataggio

No. Non esiste sorveglianza in acqua né presidio di soccorso sulla scogliera. Si entra in acqua sotto la propria responsabilità, e non è consigliabile fare il bagno da soli.

Si può fare il bagno alle Batterie Di Punta Rossa quando il mare è mosso

Con onda da sud ovest è da evitare del tutto: la risacca sui gradoni di cemento e sugli scogli è pericolosa. Con mare poco mosso, la rientranza sotto il fortino resta la più riparata perché le rocce spezzano l'onda prima della riva.

Ci si può tuffare

Dalle spianate di cemento e dagli scogli lo fanno in molti, ma solo dopo aver verificato a nuoto la profondità e l'assenza di massi affioranti nel punto esatto del tuffo. Il fondale è roccioso e irregolare: un tuffo di testa valutato a occhio è un rischio concreto.

Le Batterie Di Punta Rossa sono adatte ai bambini

Sono adatte a bambini che camminano bene e nuotano, accompagnati e sorvegliati, preferibilmente nella caletta con acqua bassa. Non sono adatte a bambini molto piccoli, a passeggini o a chi non se la sente di affrontare un sentiero ripido al ritorno.

Il posto è accessibile in sedia a rotelle

No. Il percorso non ha rampe, corrimano né fondo compatto, e presenta dislivelli su roccia e cemento. Per il mare accessibile bisogna rivolgersi agli stabilimenti attrezzati del litorale sabbioso.

Si possono portare i cani

L'area è dentro un parco nazionale, dove valgono regole specifiche su animali, guinzaglio e accesso ai sentieri. La risposta corretta e aggiornata la dà l'Ente Parco Nazionale del Circeo, telefono 0773 512240. Va aggiunto un dato pratico: la discesa finale su roccia e cemento è difficile anche per un cane, e sulla scogliera non c'è ombra.

Si può fare snorkeling

Sì, ed è la cosa che qui rende di più. Il fondale misto di roccia e sabbia e la trasparenza dell'acqua rendono l'esplorazione leggibile anche a chi ha poca esperienza. Maschera e boccaglio valgono più di qualunque altro bagaglio.

Si può pescare o raccogliere ricci

Le attività di prelievo dentro un'area protetta sono regolate, e le norme sulla pesca cambiano nel tempo e per stagione. Prima di qualunque attività va verificato il regolamento vigente con l'Ente Parco e con la Capitaneria di porto competente.

Si può campeggiare o dormire in scogliera

No. Campeggio e bivacco non sono consentiti, così come i fuochi. Chi vuole restare in zona dorme in paese o lungo la litoranea.

Si possono visitare le postazioni militari e il fortino

No. Le strutture sono abbandonate, non consolidate e in parte pericolanti: si guardano dall'esterno, dal sentiero o dal mare, e non si entra in cunicoli, casematte o vani interrati.

Quanto tempo serve per una visita alle Batterie Di Punta Rossa

Per una giornata di mare, mezza giornata piena. Chi vuole aggiungere il borgo di San Felice Circeo e un tratto di sentiero del promontorio metta in conto l'intera giornata.

Qual è il periodo migliore

Settembre, seguito da giugno. Luglio e agosto funzionano solo nelle ore del primo mattino e del tardo pomeriggio, perché la scogliera è esposta a sud e priva di ombra.

Quanto dista da Roma

Poco più di due ore di automobile, con percorso via Pontina, Latina e San Felice Circeo. Il tratto finale, la salita del Quarto Caldo verso il faro, è la parte più lenta nei mesi estivi.

Ci si arriva con i mezzi pubblici

Non direttamente. San Felice Circeo non ha stazione ferroviaria e il collegamento avviene con autolinee regionali dalle stazioni della direttrice Roma Napoli via Formia; l'ultimo tratto verso via del Faro resta scoperto. Orari e coincidenze vanno verificati sul sito del vettore.

Che differenza c'è fra le Batterie Di Punta Rossa e la spiaggia di San Felice Circeo

Una è scogliera senza servizi, con accesso a piedi per sentiero e acqua profonda; l'altra è litorale sabbioso con stabilimenti, accesso in piano e fondale digradante. Sono due esperienze opposte a pochi chilometri di distanza.

Si vede il tramonto dalle Batterie Di Punta Rossa

Sì, ed è il momento migliore della giornata, perché il fronte è esposto a ovest. Va però calcolato il rientro: il sentiero non è illuminato e risalire al buio su fondo irregolare è imprudente. Meglio muoversi verso l'alto quando c'è ancora luce piena.

Si vedono le isole pontine

Nelle giornate limpide sì: il profilo di Ponza e Ventotene si stacca sull'orizzonte a sud ovest. Dalla cima del promontorio, il Picco di Circe a 541 metri, nelle giornate migliori si arriva a vedere il Vesuvio.

C'è un collegamento con la grotta Guattari

La grotta è sul promontorio, dalla parte del paese, e non si raggiunge dalla scogliera delle Batterie Di Punta Rossa. L'accesso è consentito solo con autorizzazione, e i reperti neandertaliani sono conservati al Museo Pigorini e presso il Servizio di Antropologia.

Conviene arrivare in barca

Per chi ha già una barca o noleggia un gommone al porto di San Felice Circeo, la vista della parete dal mare vale il giro completo del promontorio. Le regole di navigazione, avvicinamento e ancoraggio dentro l'area protetta vanno chieste preventivamente al Parco e alla Capitaneria.

Si possono portare ombrellone e sdraio

Tecnicamente nessuno lo vieta, praticamente non ha senso: non c'è fondo in cui piantare l'ombrellone e il trasporto lungo il sentiero è scomodo. Un telo sottile e una stuoia risolvono meglio il problema.

Un'ultima cosa prima di partire

Le Batterie Di Punta Rossa non sono un posto comodo, e chi le racconta come una spiaggia da cartolina fa un cattivo servizio a chi legge. Sono una scogliera di calcare bianco tenuta insieme da un secolo di storia militare e da un'ostinazione privata, dove si scende a piedi, si entra in acqua dalla roccia e si torna su sudando. In cambio danno un mare che, nel Lazio, ha pochi confronti, e un panorama che in una sola occhiata mette insieme un promontorio abitato dai Neanderthal, le torri contro i corsari, il cemento del Novecento e le isole pontine sull'orizzonte. Andateci presto, portate acqua, scarpe buone e rispetto per un versante fragile: se la giornata è quella giusta, non ve la dimenticate.

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