Villa Adriana a Tivoli

Villa Adriana è a Largo Marguerite Yourcenar 1, 00010 Tivoli (RM), circa sei chilometri prima del centro di Tivoli e ventotto chilometri da Roma: diciassette miglia romane, la misura che aveva in testa l'imperatore quando scelse questo pianoro. Il telefono del sito archeologico è +39 0774 382733. Il biglietto intero costa 15 euro sulla biglietteria ufficiale dell'Istituto VILLAE; il servizio di visita guidata, quando disponibile, si aggiunge a 7 euro; i gruppi fino a quindici persone hanno una tariffa dedicata di 125 euro, con prenotazione allo 0774 768279 dal lunedì al venerdì fra le 9 e le 17. L'ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno, il 4 novembre e l'8 marzo. Si entra tutti i giorni dell'anno tranne il 1 gennaio e il 25 dicembre; l'apertura è alle 8.30 e l'orario di chiusura cambia mese per mese, con la biglietteria che chiude un'ora e mezza prima: da maggio ad agosto si resta dentro fino a sera inoltrata, a dicembre si esce che è ancora pomeriggio. Il calendario aggiornato, i prezzi e le variazioni per cantieri o eventi sono sul sito ufficiale villae.cultura.gov.it, e conviene guardarlo il giorno prima di partire.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Come ci si arriva. In auto, autostrada A24 uscita Tivoli oppure via Tiburtina fino al bivio di Villa Adriana: il parcheggio davanti all'ingresso è ampio e riceve anche i bus turistici. Con i mezzi pubblici, metropolitana B fino a Ponte Mammolo e poi autobus Cotral in direzione Tivoli: le corse che passano per la via Prenestina lasciano a circa trecento metri dal cancello, quelle che imboccano la via Tiburtina a circa un chilometro. In alternativa treno regionale da Roma Tiburtina fino alla stazione di Tivoli e da lì l'autobus urbano CAT linea 4, che scende fino alla villa; dalla stazione di Bagni di Tivoli si è a circa tre chilometri. Mettete in conto tre ore piene, quattro se volete entrare dappertutto e fermarvi a guardare. Scarpe chiuse, cappello e acqua: qui dentro i punti di ristoro sono pochissimi, le distanze sono quelle di una città vera e i ghiaioni non perdonano le suole lisce. Se vi interessa vedere altre attrazioni turistiche nella stessa giornata, tenete presente che Tivoli ne concentra altre tre di rango, tutte a pochi minuti di macchina.

Il Canopo di Villa Adriana a Tivoli con la vasca e il colonnato
Villa Adriana a Tivoli

Che cosa è davvero Villa Adriana a Tivoli

La parola villa inganna. Chi arriva pensando a una residenza di campagna, per quanto principesca, si trova davanti a un'estensione di circa centoventi ettari di terreno costruito, terrazzato, canalizzato e servito da un sistema di gallerie sotterranee percorribili con i carri. È più grande di molte città antiche. Non ha mura urbane, non ha un foro, non ha templi civici in senso proprio, eppure funzionava come un organismo urbano: aveva la sua idraulica, i suoi magazzini, i suoi alloggi per centinaia di persone di servizio, le sue terme pubbliche e private, i suoi teatri, le sue biblioteche. Chiamarla villa è una convenzione ereditata dalle fonti antiche; chiamarla città imperiale privata sarebbe più esatto, e renderebbe subito l'idea del perché ci vogliano tre ore per attraversarla e una vita per capirla.

La seconda cosa da mettere in chiaro è che quello che si vede oggi è una rovina spogliata due volte. Una prima volta dal Medioevo, quando la villa fu ridotta a terreno agricolo e a cava di materiale da costruzione per le case di Tivoli e a riserva di pietra da cuocere per farne calce: i marmi che rivestivano le pareti finirono nelle fornaci. Una seconda volta dal Rinascimento in poi, quando papi, cardinali e nobili ci scavarono dentro sistematicamente alla ricerca di statue, con una campagna di prelievi che ha disperso oltre trecento opere maggiori nei musei di mezza Europa. Il mattone e il calcestruzzo che vediamo erano l'anima di muri interamente rivestiti di marmi colorati, mosaici, stucchi dorati. Quando entrate nella Sala dei Filosofi o nel Serapeo, guardate i piccoli fori quadrati regolari nella muratura: sono gli alloggiamenti delle grappe metalliche che reggevano le lastre. Ogni foro è una lastra di marmo che non c'è più.

Perché Adriano scelse Tivoli per la sua villa

La scelta del sito non fu romantica, fu tecnica. La villa sorge sui Monti Tiburtini, sulla destra della via Tiburtina poco oltre il ponte Lucano, e si prolunga quasi fino alle pendici del monte Ripoli su cui sorge Tivoli. L'area occupa un pianoro compreso fra le valli di due fossi, quello di Risicoli o di Roccabruna a ovest e quello dell'Acqua Ferrata a est, che poi si riuniscono e vanno a gettarsi nell'Aniene. Tradotto: un terreno rialzato, ventilato, difendibile, con acqua corrente su due lati e con la possibilità di scaricare fognature e troppo pieno per gravità. Chiunque abbia progettato qualcosa capisce subito il vantaggio.

Poi c'è la questione dell'acqua, che a Villa Adriana è la vera protagonista. Da quest'area passavano quattro dei grandi acquedotti che servivano Roma: l'Anio Vetus, l'Anio Novus, l'Aqua Marcia e l'Aqua Claudia. Avere quattro condotte imperiali che ti attraversano il fondo significa poter derivare acqua in quantità senza costruire nulla di nuovo, e la villa consuma acqua come una città termale: la piscina del Pecile, il canale anulare del Teatro Marittimo, i centodiciannove metri di vasca del Canopo, la peschiera del palazzo, le due grandi terme, i ninfei, i giochi d'acqua dei triclini. Senza quel privilegio idraulico questo posto non esisterebbe.

Terzo motivo: la zona era già frequentata dall'aristocrazia romana da almeno due secoli. Tra Roma e Tivoli, fin dall'età repubblicana, erano sorte decine di ville rustiche e di otium. E c'era la sorgente di acqua sulfurea delle Acque Albule, i Bagni di Tivoli, che esiste ancora e che era conosciuta e apprezzata dall'imperatore. Quarto motivo, il più prosaico e il più decisivo: nei dintorni c'erano cave in abbondanza di travertino, di tufo e di calcare per fare la calce. Costruire centoventi ettari di edifici significa muovere una quantità di materiale che oggi si misurerebbe in centinaia di migliaia di tonnellate. Se le cave sono a due passi, il cantiere è possibile; se sono a cinquanta chilometri, non lo è.

L'acqua, la pietra e il cantiere di Villa Adriana

Vale la pena soffermarsi sulla materia. La villa è costruita quasi interamente in opera cementizia, il calcestruzzo romano, rivestita da paramenti in opus reticulatum e in opus latericium, cioè reticolato di tufelli e mattoni. È proprio questa tecnica ad averci regalato la cronologia: i mattoni portavano impressi i bolli di fabbrica con i nomi dei consoli in carica, e leggendo i bolli si data il cantiere. Circa metà degli edifici della villa ha restituito bolli laterizi, e da lì escono le tre fasi costruttive di cui parleremo fra poco.

Il travertino di Tivoli, che è la pietra locale per eccellenza, compare nei basamenti, nelle soglie, nei gradini e in tutte le parti soggette a carico o a usura. Il tufo dà i tufelli del reticolato. Il calcare finisce nelle fornaci a fare calce per le malte. E poi arrivano i materiali pregiati da fuori: il marmo cipollino dell'Eubea, il granito grigio e rosa dell'Egitto, il giallo antico della Numidia, il pavonazzetto della Frigia, il porfido. Ogni colonna di granito egiziano che vedete a terra nella Piazza d'Oro ha viaggiato per mare da Assuan a Ostia e poi risalito il Tevere e l'Aniene, oppure è arrivata via terra sulla Tiburtina. Un solo fusto pesa diverse tonnellate. Moltiplicate per le centinaia di colonne di questo complesso e avrete la misura reale della spesa.

La storia di Villa Adriana, fase per fase

Publio Elio Adriano regnò dal 117 al 138 e fu, di tutti gli imperatori romani, quello con la testa più simile a quella di un architetto. Aveva ossessioni formali precise, un gusto smodato per la Grecia, una competenza tecnica riconosciuta anche dai contemporanei e un carattere difficile. La villa di Tivoli è il documento più completo che abbiamo di quella testa. Ecco come è cresciuta.

Il nucleo repubblicano e la villa di Vibia Sabina

Prima di Adriano, sul pianoro c'era già una villa. Era una costruzione di età sillana, dunque del primo secolo avanti Cristo, ingrandita all'epoca di Giulio Cesare, e secondo un'ipotesi molto accreditata era pervenuta in proprietà della moglie dell'imperatore, Vibia Sabina, che veniva da una famiglia di antica nobiltà italica. Questo nucleo non fu demolito: fu inglobato nel Palazzo imperiale, come si fa con la casa di famiglia quando si costruisce la villa nuova. Se ne riconoscono ancora ambienti e murature nel settore dei Peristili. È un dettaglio che dice molto: Adriano non partì da zero, partì da un possesso familiare e lo fece esplodere.

La prima fase, 118-121

Il primo cantiere parte praticamente subito dopo l'ascesa al trono. Adriano diventa imperatore l'11 agosto del 117, alla morte di Traiano, e i bolli laterizi dicono che fra il 118 e il 121 si lavora già a pieno regime. In questa fase nascono il Teatro Marittimo, che è probabilmente l'edificio più antico dell'intero complesso e forse la prima residenza provvisoria dell'imperatore sul posto, il settore delle Terme con Heliocaminus, gli Hospitalia, il Cortile delle Biblioteche, il Pecile. È la fase in cui si mette in piedi la macchina: alloggi, terme, spazi di rappresentanza. Adriano in questi anni è pochissimo in Italia, viaggia; ma il cantiere corre.

La seconda fase, 125-128

La seconda ondata coincide con il ritorno dell'imperatore dal grande viaggio in Occidente e in Oriente. È la fase più spettacolare dal punto di vista architettonico: si costruiscono la Piazza d'Oro con la sua sala ottagonale, le Grandi e le Piccole Terme, il Canopo con il Serapeo, il Vestibolo. Qui l'architettura romana fa un salto: gli ambienti smettono di essere scatole e diventano volumi curvi, concavi e convessi che si compenetrano, coperti da cupole a spicchi, a ombrello, a padiglione. È il repertorio che quattordici secoli dopo manderà fuori di testa Borromini.

La terza fase, 134-138, e la morte di Adriano

Adriano torna a Roma nei primi mesi del 134, dopo il secondo grande viaggio orientale e dopo la guerra giudaica. Ha una sessantina d'anni, è malato, ha perso Antinoo nel 130 e la moglie Sabina nel 136 o 137. In questi ultimi anni si lavora ancora: bolli del 134-138 indicano cantieri aperti nell'Antinoeion, in alcuni settori del palazzo, nella zona dell'Accademia. Poi la fine: l'imperatore muore a Baia, sul golfo di Napoli, il 10 luglio del 138. Della villa che aveva progettato per una vita poté godere, di fatto, solo gli ultimissimi anni. Chi la visita oggi visita un progetto interrotto a metà dalla biologia, non dal denaro.

Un chiarimento sulle date, perché in giro se ne leggono di ogni tipo. Le tre fasi che i bolli documentano sono 118-121, 125-128 e 134-138, e l'intervallo complessivo di costruzione va dal 118 al 138. Alcune guide sintetizzano in 118-133 o in 121-137: sono arrotondamenti, non fonti diverse. Lo studio del sistema di canalizzazione e delle fognature indica per di più che la progettazione generale fu unitaria fin dall'inizio, cioè che il piano c'era già nel 118 e che le tre fasi sono lotti di un disegno unico, non ripensamenti. Questa, secondo me, è la notizia archeologica più impressionante del sito, e nessuna audioguida la racconta come merita.

Il passo dell'Historia Augusta che ha creato la leggenda

C'è una frase, una sola, che ha condizionato duemila anni di interpretazioni. Si legge nella Vita Hadriani dell'Historia Augusta, al capitolo XXVI: Adriano fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli dove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell'impero, come il Liceo, l'Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi.

Da qui nasce l'immagine turistica della villa come parco a tema dell'impero, il souvenir monumentale dei viaggi imperiali. Ed è un'immagine che funziona benissimo per raccontarla ai gruppi, tanto che la usiamo tutti. Solo che l'Historia Augusta è una fonte tardoantica, compilata almeno due secoli dopo i fatti e notoriamente pasticciona, e gli edifici della villa non assomigliano affatto ai loro presunti originali. Il Canopo non somiglia a Canopo, il Pecile non somiglia alla Stoà Poikile di Atene, il Teatro Greco è in realtà un teatro romano. Quello che gli edifici hanno in comune è invece il carattere sperimentale dell'architettura romana del tempo. La lettura più solida oggi è questa: i nomi esotici sono evocazioni letterarie, richiami colti, non ricostruzioni. Adriano non fece un parco a tema, fece un laboratorio di architettura e gli diede nomi che parlavano greco.

Adriano architetto e la vicenda di Apollodoro

Sull'imperatore architetto circola un aneddoto che vale la pena raccontare per esteso, distinguendo però il documentato dalla tradizione. Cassio Dione racconta che Adriano, ancora privato cittadino, avrebbe mostrato a Traiano dei disegni di sua mano e che Apollodoro di Damasco, il grande architetto siriano del Foro di Traiano e del ponte sul Danubio, lo avrebbe umiliato dicendogli di andarsene a disegnare zucche, con allusione alle cupole a spicchi. Divenuto imperatore, Adriano avrebbe poi fatto esiliare e infine uccidere Apollodoro. La vicenda è narrata da una fonte antica ma è considerata da molti studiosi un aneddoto malevolo di tradizione, non un fatto accertato.

Quello che invece si vede coi propri occhi a Villa Adriana è che le zucche ci sono, eccome. Le cupole a spicchi alternati, quelle a ombrello, i profili mistilinei, le volte che si aprono su altre volte: la Piazza d'Oro e il Serapeo sono esattamente il tipo di architettura che l'aneddoto deride. Se l'episodio è inventato, è inventato benissimo, perché coglie il gusto reale del committente. Andate a guardare la semicupola del Serapeo con gli spicchi alternati piani e concavi e ditemi se non sono zucche.

Rovine in laterizio e archi degli edifici di Villa Adriana a Tivoli
Villa Adriana a Tivoli

Come si visita Villa Adriana: il percorso che consiglio

Il sito è enorme e il percorso non è obbligato: si entra da un unico ingresso e poi si è liberi. Questa libertà, che sembra un regalo, è in realtà la ragione per cui moltissimi visitatori escono scontenti. Camminano tre ore, vedono venti muri, non capiscono la sequenza e se ne vanno con l'impressione di avere visto tanti mattoni. La villa va aggredita con un ordine. Vi do il mio.

Il modello di Italo Gismondi, la prima sala di Villa Adriana

Appena dentro c'è un edificio basso che quasi tutti attraversano di corsa perché hanno fretta di vedere le rovine. Sbagliano. Lì dentro c'è il modello ricostruttivo dell'intera villa realizzato dall'architetto Italo Gismondi, e senza quel modello il resto della giornata sarà molto più povero. Gismondi lo realizzò in due occasioni: la prima versione fu preparata per la Mostra Augustea della Romanità del 1938, la seconda, più aggiornata, è del 1956 ed è quella che si vede oggi. È costruito in gesso, con armature metalliche e fibre naturali, assemblato in sezioni accostate su una struttura lignea interna. Anche l'edificio che lo ospita fu progettato da Gismondi. Il modello è stato restaurato fra ottobre e dicembre del 2020.

Chi era Gismondi conviene saperlo, perché è uno di quei personaggi che hanno formato lo sguardo di tutti noi sull'antichità romana senza che nessuno ne conosca il nome. È lo stesso architetto del grande plastico di Roma imperiale che si ammira al Museo della Civiltà Romana, ed è l'uomo che ha disegnato per decenni le piante di Ostia Antica. Il suo modo di ricostruire, rigoroso e insieme narrativo, ha stabilito l'immagine mentale che l'Italia ha della Roma antica. Davanti al modello di Villa Adriana fate una cosa sola: individuate il Pecile, il Canopo e la Piazza d'Oro, memorizzate dove sono l'uno rispetto all'altro, e poi uscite. Da quel momento in poi saprete sempre dove vi trovate. Chi salta la sala del modello passa il pomeriggio a girare la piantina.

Quanto dura la visita di Villa Adriana

La risposta onesta è: dipende da quanto camminate e da quanto vi fermate. Il giro essenziale, quello che tocca Pecile, Terme, Canopo, Teatro Marittimo, Piazza d'Oro e Palazzo, non si fa in meno di due ore e mezza, e le due ore e mezza presuppongono passo svelto e poche soste. Tre ore è la misura realistica per una visita normale. Quattro se volete anche il Teatro Greco, il Tempio di Venere e una sosta al Canopo per il gusto di stare seduti. Cinque se siete appassionati veri e volete arrivare fino alle terrazze verso l'Accademia. Il percorso completo del sito supera i cinque chilometri di camminata, quasi tutti su ghiaia e terra battuta, con dislivelli sensibili fra i terrazzamenti.

La mia opinione da guida: Villa Adriana e Villa d'Este in mezza giornata ciascuna, nello stesso giorno, è la formula più venduta dalle agenzie ed è anche la più sbagliata. Sono due luoghi che chiedono attenzioni opposte, uno è archeologia da immaginare, l'altro è teatro d'acqua da guardare, e schiacciarli in otto ore vuol dire non godersi nessuno dei due. Se avete un solo giorno, sceglietene uno e fatelo bene. Se ne avete due, prendete Villa Adriana la mattina presto del primo giorno, quando l'ombra è ancora lunga e i pullman non sono arrivati, e Villa d'Este il pomeriggio del secondo, quando il sole basso attraversa i getti delle fontane.

Il senso di marcia migliore dentro Villa Adriana

Uscendo dall'edificio del modello, il percorso naturale porta al Pecile. Il mio consiglio è di invertire subito l'ordine che fanno tutti: scendete per primi al Canopo, che è il punto più fotografato e quello che alle undici del mattino diventa impraticabile per la folla, e risalite poi verso il Pecile e il Teatro Marittimo. Alle nove del mattino il Canopo è vostro; alle undici è di tutti. Poi Grandi e Piccole Terme, poi Sala dei Filosofi e Teatro Marittimo, poi Cortile delle Biblioteche e Hospitalia, poi Piazza d'Oro. Il Teatro Greco e il Tempio di Venere, che sono vicino all'ingresso, li tenete per il ritorno, quando siete già stanchi: sono piccoli, si vedono in dieci minuti e vi lasciano l'ultima immagine giusta prima di uscire.

Il Pecile di Villa Adriana

Il Pecile è la prima grande apparizione della villa e insieme il suo inganno più riuscito. Dall'alto è un quadriportico lungo duecentotrentadue metri e largo novantasette, con al centro una grande piscina rettangolare, il tutto circondato da un portico continuo. Da terra è, prima di tutto, un muro: un muro altissimo che taglia il pianoro da est a ovest e che porta ancora, sulle due facce, le tracce del portico che vi si addossava. Quel muro non era decorativo. Serviva a costruire la piazza dove la piazza non c'era: il pianoro digrada, e per ottenere una superficie orizzontale di ventiduemila metri quadrati bisognava alzare un terrapieno enorme e contenerlo. Il muro contiene il terrapieno; il portico serviva a passeggiare all'ombra la mattina da una parte e il pomeriggio dall'altra, seguendo il sole.

La passeggiata coperta aveva una funzione medica prima ancora che estetica. I medici antichi prescrivevano la deambulazione dopo i pasti, e la lunghezza del portico era calcolata: un certo numero di giri corrispondeva a una distanza precisa. È lo stesso principio dei chiostri e delle gallerie dei palazzi rinascimentali, che da qui derivano. Sulla piazza centrale si affacciavano gli alloggi delle guardie, del personale amministrativo e di servizio: la villa privatissima dell'imperatore aveva bisogno di una macchina umana di centinaia di persone, e quella macchina abitava qui intorno.

Perché il Pecile di Villa Adriana si chiama così

Il nome viene dalla Stoà Poikile, il portico dipinto dell'agorà di Atene, centro politico e culturale della città che Adriano amò più di ogni altra e dove tornò più volte durante i suoi viaggi. Poikile in greco significa variopinto, screziato: quel portico ateniese era famoso per i grandi quadri appesi alle pareti, tra cui la celebre battaglia di Maratona. È il luogo dove insegnava Zenone, e per questo i suoi allievi furono chiamati stoici. Chiamare Pecile il proprio quadriportico significava dichiarare, a chi sapeva leggere, un'appartenenza culturale precisa: sono un filelleno, questa è la mia Atene privata.

Detto questo, il Pecile di Tivoli non riproduce affatto la Stoà Poikile: quella era un portico rettilineo su un lato della piazza, questo è un quadriportico chiuso attorno a una vasca. Il nome è un'insegna, non un calco. Vale per tutti i toponimi della villa, ed è la chiave per non prendere abbagli.

Le Cento Camerelle, la parte di Villa Adriana che nessuno guarda

Sotto il lato occidentale del Pecile, dove il terrapieno raggiunge la massima altezza, il muro di contenimento è risolto con una struttura straordinaria: quattro piani sovrapposti di piccoli ambienti voltati, aperti verso valle, che gli antiquari chiamarono Cento Camerelle. Sono sostruzioni, cioè hanno una funzione statica prima che abitativa: alleggeriscono il terrapieno, lo contengono, e nel frattempo ricavano centinaia di metri quadrati di spazio utile. Nei livelli erano ricavati alloggi per il personale e magazzini, collegati non da scale monumentali ma da scalette di legno che appoggiavano su mensole ancora visibili.

La mia opinione: le Cento Camerelle sono la cosa più sottovalutata del sito. Tutti fotografano il Canopo, quasi nessuno si affaccia dal ciglio del Pecile a guardare in basso quei quattro ordini di finestre cieche. Eppure lì si vede meglio che altrove come funzionava davvero la villa: sopra l'imperatore che passeggia sotto il portico, sotto centinaia di persone che vivono in stanze di pochi metri quadrati e salgono e scendono su scale di legno per non incrociarlo mai. È il diagramma sociale dell'impero romano costruito in muratura, e si legge in dieci secondi.

Il Teatro Marittimo di Villa Adriana

Se dovessi salvare un solo edificio di Villa Adriana, salverei questo. La definizione di Teatro Marittimo è moderna e fuorviante: non ha niente a che vedere con un teatro romano e non ha niente di marittimo. È un complesso circolare a un solo piano, chiuso da un muro anulare, con un portico interno a colonne ioniche coperto da una volta, e al centro un canale d'acqua che circonda un'isola. Sull'isola c'è una casa completa: un atrio, un portico in asse con l'ingresso, un piccolo giardino, un impianto termale in miniatura, alcuni ambienti abitativi e le latrine. Una casa per una persona sola, in mezzo all'acqua, dentro un recinto cieco.

Il dettaglio decisivo è che non esisteva nessun ponte in muratura. Per raggiungere l'isola bisognava far scorrere due brevi ponti mobili in legno, che potevano essere ritirati dall'interno. Cioè: l'imperatore poteva rendersi materialmente irraggiungibile. Non simbolicamente, non protocollarmente, materialmente. Chi è stato in una posizione di potere continuo capisce all'istante il valore di quel dispositivo. Il Teatro Marittimo è la stanza in cui il padrone del mondo si sottraeva al mondo, e la sua architettura è la traduzione in cemento e marmo di una necessità psicologica.

L'edificio fu iniziato nel 118, nella primissima fase del cantiere, e sorse nei pressi della villa repubblicana preesistente. Molti studiosi lo ritengono la prima residenza, provvisoria, di Adriano sul posto: mentre si costruiva la città imperiale, l'imperatore abitava qui. Del pronao che precedeva l'ingresso non resta praticamente nulla, ma si riconoscono la soglia dell'atrio e tracce dei mosaici pavimentali. Sulle misure circolano cifre diverse fra le pubblicazioni, comprese fra i quaranta e i quarantacinque metri di diametro a seconda che si misuri il complesso o l'isola: prendetele con prudenza e guardate piuttosto le proporzioni, che sono la cosa notevole.

Come guardare il Teatro Marittimo di Villa Adriana

Il consiglio pratico è di non fermarsi al parapetto sul lato d'ingresso, dove si fermano tutti, ma di girare intorno all'anello finché l'isola non si mette esattamente in asse con la fessura di accesso. In quel punto, e solo in quel punto, si capisce che tutto l'edificio è un cannocchiale ottico: il portico incornicia l'acqua, l'acqua incornicia l'isola, l'isola incornicia il suo atrio. Poi fate una cosa che nessuno fa: state fermi due minuti in silenzio. Il muro anulare taglia i rumori del sito. È probabilmente l'unico posto di Villa Adriana in cui si sente ancora, in agosto, quello che sentiva chi ci abitava.

La Sala dei Filosofi di Villa Adriana

La Sala dei Filosofi è l'ambiente intermedio fra il Pecile e il Teatro Marittimo, e chi arriva di corsa la attraversa senza accorgersene perché oggi è una scatola di mattoni spoglia. Era esattamente il contrario. Sulle pareti, le impronte delle lastre nella malta di allettamento e i fori per le grappe di sostegno documentano un rivestimento marmoreo integrale; la tradizione degli antiquari vuole che il marmo dominante fosse rosso, colore del potere imperiale. Sul muro di fondo si aprono sette nicchie, che dovevano ospitare altrettante statue: filosofi, secondo l'interpretazione che ha dato il nome alla sala, oppure membri della famiglia imperiale, secondo altri. Nessuna delle due letture è dimostrata.

La funzione più probabile è quella di sala di udienza o di riunione ristretta: un ambiente absidato, di dimensioni contenute, ricchissimo, in posizione di filtro fra lo spazio di rappresentanza del Pecile e lo spazio privatissimo del Teatro Marittimo. Guardare la Sala dei Filosofi sapendo che cosa c'è subito dopo cambia tutto: si capisce che è l'anticamera dell'isolamento. Ci si riuniva qui, poi l'imperatore usciva, attraversava pochi metri, e spariva oltre l'acqua.

Colonnato e strutture archeologiche di Villa Adriana a Tivoli
Villa Adriana a Tivoli

La Piazza d'Oro di Villa Adriana

Il nome è settecentesco e nasce dalla quantità di marmi e oggetti preziosi che gli scavatori vi trovarono. Architettonicamente è il punto più alto della villa, e forse dell'intera architettura romana del secondo secolo. Si tratta di un grande complesso periptero organizzato attorno a un peristilio a quattro bracci circondato da un portico, con al centro una vasca rettangolare che taglia longitudinalmente la spianata dei giardini. Le colonne del peristilio erano in marmo cipollino e in granito egiziano, alternati: due colori, due provenienze, due prezzi, in una scacchiera che i visitatori competenti dovevano riconoscere al primo sguardo.

Sui bracci est e ovest corrono due lunghi corridoi coperti, i criptoportici, che servivano al passaggio e all'ombra. Da quello orientale si accede all'edificio principale, ed è lì che bisogna arrivare. Sul lato minore meridionale della piazza si eleva infatti una costruzione a pianta centrale ottagonale coperta da una cupola, in cui i muri non sono più muri ma un tessuto continuo di superfici concave e convesse che si alternano. Gli ambienti disegnano andamenti ora rientranti ora sporgenti; la disposizione mistilinea è calcolata in modo che, da un punto preciso, si scorga in fondo il ninfeo semicircolare che chiude la costruzione. È architettura pensata per essere percorsa, non per essere guardata da fermi.

Chi conosce il barocco romano capisce subito che cosa sta guardando. Le pareti ondulate di Borromini a San Carlino e a Sant'Ivo nascono da qui, e Borromini a Villa Adriana ci venne davvero, come vedremo. Le curve alternate della Piazza d'Oro sono state disegnate quindici secoli prima di chi le rese famose. Mi permetto un'opinione netta: la Piazza d'Oro è più importante del Canopo, e riceve un decimo delle fotografie. Se avete poco tempo e dovete scegliere fra le due, e siete persone che si interessano di architettura, andate alla Piazza d'Oro.

La Casa Colonica e i ritratti imperiali di Villa Adriana

Alle spalle del portico, sul lato nord della Piazza d'Oro, ci sono i resti della cosiddetta Casa Colonica, una struttura di epoca precedente caratterizzata da pavimenti a mosaico di qualità modesta e destinata alla servitù. È un residuo del passato del pianoro che il cantiere adrianeo non cancellò. In quest'ala della villa furono ritrovati i ritratti imperiali di Vibia Sabina, la moglie di Adriano, di Marco Aurelio e di Caracalla. La presenza di un ritratto di Caracalla, che regnò fra il 211 e il 217, è una prova diretta che la villa continuò a essere frequentata e mantenuta per almeno un secolo dopo la morte del suo committente.

Un ultimo indizio di funzione, che è tecnico e bellissimo. Nella Piazza d'Oro il numero dei fori per le grappe che sostenevano il rivestimento marmoreo è altissimo, molto superiore alla media della villa. Dalla densità dei fori si ricava la ricchezza del rivestimento perduto, e da quella si è ipotizzato che questa zona fosse legata alle funzioni pubbliche del palazzo: sale di ricevimento, udienze solenni, banchetti ufficiali. La quantità di marmo, in un edificio romano, è un indicatore di rango sociale leggibile come oggi si legge un indirizzo.

Il Canopo e il Serapeo di Villa Adriana

È l'immagine con cui Villa Adriana è entrata nell'immaginario del mondo, e la si incontra scendendo dalla parte delle terme lungo una valle artificiale. Una lunga vasca di centodiciannove metri per diciotto, chiusa in fondo da una grande esedra coperta a semicupola, circondata su un lato da un colonnato architravato e sull'altro da un colonnato ad archi. Sopra le colonne del lato lungo, quattro cariatidi e due sileni; sui bordi, copie di famose statue greche. Le cariatidi sono copie romane di quelle dell'Eretteo di Atene, e sono girate verso l'acqua, non verso chi passa: la loro immagine si specchiava nella vasca, e quello era lo spettacolo previsto. Chi le fotografa di fronte fotografa il retro dell'idea.

Il Serapeo, il triclinio estivo di Villa Adriana

L'esedra in fondo alla vasca è il pezzo grosso. La chiamiamo Serapeo per via dell'identificazione cinquecentesca con il santuario di Serapide di Canopo, ma la sua funzione reale era quella di triclinio estivo monumentale. Sotto la semicupola, che ha spicchi alternati piani e concavi, si trova lo stibadium, cioè il letto semicircolare per i commensali sdraiati. Davanti al letto c'era acqua corrente su cui galleggiavano vassoi con le vivande; dietro e sopra, una cascata artificiale scendeva a velo lungo la parete di fondo e alimentava una serie di zampilli che circondavano gli invitati. Il fondo dell'esedra prosegue in una lunga galleria coperta, dove la temperatura estiva crolla di parecchi gradi.

Ricostruite mentalmente la scena: agosto nel Lazio, quaranta gradi, e l'imperatore che cena sdraiato sotto una volta a spicchi con l'acqua che scorre davanti, dietro e sopra, in una grotta artificiale rinfrescata a evaporazione. È una macchina per il condizionamento dell'aria del secondo secolo, costruita in marmo e progettata da qualcuno che sapeva di fisica. Ogni volta che accompagno qualcuno qui, il momento in cui l'idea arriva è il momento in cui la visita cambia registro.

Che cosa evocava davvero il Canopo

La versione classica dice così: la struttura evoca il braccio del Nilo che congiungeva Alessandria alla città di Canopo, sede di un celebre tempio di Serapide, e commemora il viaggio in Egitto durante il quale morì Antinoo, il giovane amato dall'imperatore. L'identificazione con il Canopum citato nell'Historia Augusta si deve a Pirro Ligorio, l'architetto e antiquario napoletano al servizio del cardinale Ippolito II d'Este, che nel Cinquecento lavorò a lungo qui. Lo studioso francese Jean Claude Grenier vi ha letto la rievocazione simbolica del viaggio egiziano di Adriano, da cui l'imperatore riportò materiali e statue.

C'è però un dato che scompiglia il racconto, ed è il tipo di prova che preferisco perché viene dai mattoni e non dalle interpretazioni. I bolli laterizi indicano che la costruzione del Canopo va collocata in una data anteriore al 132, cioè prima del soggiorno egiziano dell'imperatore. Se il Canopo esisteva già quando Adriano andò in Egitto, non può essere il souvenir di quel viaggio. La lettura oggi più prudente è che l'edificio fosse concepito come rappresentazione di ambiente nilotico, di un'idea colta e alla moda dell'Egitto, solo vagamente ricollegabile al ramo canopico del delta. La commemorazione di Antinoo, che pure a Villa Adriana esiste e ha un edificio suo, è un'altra storia e un altro luogo.

L'Antiquarium del Canopo

Sul fianco del Canopo, in un edificio moderno, è allestito l'Antiquarium che raccoglie parte delle sculture recuperate negli scavi novecenteschi della zona, fra cui i pezzi legati al gruppo scultoreo del Canopo. Non aspettatevi un grande museo: è una raccolta contenuta, che si visita in venti minuti e che ha il pregio enorme di mostrarvi, a pochi metri dal punto in cui furono trovati, oggetti che altrove sarebbero finiti in un deposito a duecento chilometri di distanza. Verificate l'apertura sul sito ufficiale prima di contarci, perché gli spazi espositivi interni al sito seguono calendari propri.

Le Grandi e le Piccole Terme di Villa Adriana

In asse con la valle del Canopo si levano i resti di due impianti termali distinti, chiamati dai moderni Grandi e Piccole Terme per le loro diverse dimensioni. La distinzione dimensionale nasconde una distinzione sociale, e l'interpretazione corrente è controintuitiva: le Piccole Terme, decorate con enorme ricchezza e raffinatezza, erano riservate alla famiglia imperiale e agli ospiti di riguardo; le Grandi Terme, più ampie e più spartane, servivano il personale della villa. Piccolo qui significa esclusivo, grande significa collettivo. È lo stesso principio per cui un ristorante da dieci coperti costa più di una mensa da duecento.

Le Piccole Terme, il vero esperimento di Villa Adriana

Delle due, le Piccole Terme sono l'edificio architettonicamente più ardito. Vi si trova una sala ottagonale con lati alternativamente rettilinei e curvi, coperta da una cupola composita che è uno degli esperimenti di volta più audaci che ci abbia lasciato l'antichità. Restano tracce di pavimenti in opus sectile, di stucchi, di rivestimenti pregiati. Sono in genere meno frequentate delle altre zone, il che le rende ideali a mezzogiorno quando il resto del sito è pieno. Se vi capita di trovarle deserte, fermatevi sotto la sala ottagonale e guardate in alto: quel modo di far nascere una cupola da una pianta che non è né quadrata né tonda è il problema che l'architettura occidentale si porterà dietro per millecinquecento anni.

Le Grandi Terme e il Pretorio

Le Grandi Terme conservano il frigidarium con la sua piscina, il calidarium con le pareti a nicchie e, soprattutto, un grande ambiente a volta che ha resistito ai secoli e che è oggi uno dei profili più riconoscibili del sito. Le loro murature mostrano bene il sistema delle intercapedini per il riscaldamento a pavimento e a parete, con i tubuli fittili incassati nei muri. Accanto, una serie di ambienti allineati su più piani è tradizionalmente chiamata Pretorio, nome che gli antiquari diedero pensando a un alloggio della guardia imperiale; oggi si ritiene più probabile che fossero magazzini e alloggi per il personale di servizio della villa. Anche qui il nome è un'ipotesi antiquaria diventata toponimo, e conviene saperlo.

L'Antinoeion e la morte di Antinoo

Nel corso delle campagne di scavo dei primi anni Duemila, lungo la strada di accesso al Grande Vestibolo e davanti al fronte delle Cento Camerelle, vennero alla luce i resti di un complesso che gli scavatori identificarono come luogo di culto dedicato ad Antinoo, il giovane bitinio amato dall'imperatore e da lui divinizzato dopo la morte prematura. La struttura conserva il basamento di due templi affrontati all'interno di un recinto sacro, con un'esedra sul fondo. Al centro, fra i due templi, c'è il basamento di un obelisco.

Quel basamento ha aperto una delle ipotesi più affascinanti dell'archeologia romana recente: che l'obelisco che vi era piantato sia quello oggi eretto sul Pincio, a Roma, noto anche come obelisco Barberini, il cui testo geroglifico parla proprio di Antinoo e della sua tomba. Se l'ipotesi fosse confermata, il luogo di sepoltura del giovane divinizzato sarebbe qui, a Villa Adriana, e non a Roma o in Egitto come si è a lungo pensato. Sottolineo che si tratta di un'ipotesi discussa, non di un fatto acquisito. All'interno del complesso sono stati rinvenuti frammenti di statue in marmo nero, riferibili a divinità egizie o a figure di sacerdoti, che rafforzerebbero l'idea di un santuario di Osiride-Antinoo. Il complesso è datato agli anni successivi al 130, e i bolli portano al 134.

Chi era Antinoo e che cosa gli successe

Antinoo era un giovane della Bitinia, nell'attuale Turchia settentrionale, entrato nell'entourage imperiale attorno al 123. Morì nel Nilo nell'ottobre del 130, durante il viaggio egiziano di Adriano. Le circostanze non sono chiare e le fonti antiche divergono. Alcune parlano di un annegamento accidentale. Altre sostengono che il giovane si sarebbe gettato volontariamente nel fiume per compiere un rito magico che avrebbe trasferito all'imperatore gli anni di vita che lui sacrificava. Un'altra versione ancora lo vede eliminato per scongiurare la sua possibile candidatura alla successione. Nessuna di queste ricostruzioni è dimostrata: la prima è la più economica, la seconda è quella che circolava già nell'antichità, la terza è tarda e polemica.

Quello che invece è documentatissimo è ciò che venne dopo. Adriano lo divinizzò, cosa mai concessa a un privato non appartenente alla famiglia imperiale, fondò in Egitto la città di Antinoopolis nel punto della morte, istituì giochi in suo onore e fece diffondere in tutto l'impero un tipo statuario nuovo, riconoscibile al primo sguardo: il collo poderoso, il petto pieno, la testa reclinata, i riccioli pesanti sulla fronte, lo sguardo abbassato. Antinoo è, dopo Augusto, il volto più riprodotto dell'antichità romana. Ne esistono oltre un centinaio di ritratti sicuri sparsi nei musei del mondo, e diversi vengono proprio da Villa Adriana. Un imperatore che trasforma il proprio lutto privato in una religione di stato è un fatto storico senza paralleli, e questo edificio ne è il centro.

Gli Hospitalia e il Cortile delle Biblioteche di Villa Adriana

Gli Hospitalia sono un blocco di stanze allineate lungo un corridoio centrale, cinque per lato, tutte con lo stesso schema: pavimento a mosaico in bianco e nero, con un disegno diverso in ogni stanza, e tre alcove ricavate lungo le pareti per altrettanti letti. Le pareti erano decorate a stucco semplice; l'arredo prevedeva un armadio e con ogni probabilità cassoni ai lati. Una scala portava a un piano superiore con altre stanzette. Il nome tradizionale, che li vuole alloggi per gli ospiti, convive con l'interpretazione che li assegna al personale di servizio di rango elevato o alla guardia: la qualità dei mosaici è alta, ma la dimensione degli ambienti è modesta e la ripetizione seriale è quella di un dormitorio organizzato.

La cosa da guardare, negli Hospitalia, sono i pavimenti. Sono fra i mosaici meglio conservati del sito, e ogni stanza ha un motivo geometrico diverso dagli altri: meandri, cerchi allacciati, stelle, squame. Non è capriccio decorativo, è un sistema di identificazione: in un edificio dove tutte le porte sono uguali, il pavimento dice qual è la tua stanza. Duemila anni prima dei numeri sulle porte degli alberghi.

Accanto si apre il Cortile delle Biblioteche, con i due edifici che la tradizione antiquaria chiama Biblioteca greca e Biblioteca latina. Che fossero davvero biblioteche non è provato, e alcuni studiosi vi hanno riconosciuto sale di soggiorno o ninfei. Resta il fatto che la coppia greco-latina corrisponde perfettamente alla prassi delle biblioteche imperiali romane, che erano sempre doppie, e che Adriano fu il più letterato degli imperatori. Dal cortile si gode inoltre una delle viste migliori dell'intero sito, verso la campagna tiburtina e i monti.

Mura e ambienti voltati del complesso archeologico di Villa Adriana
Villa Adriana a Tivoli

Il Teatro Greco di Villa Adriana

Nella parte settentrionale del sito, poco dopo l'ingresso, si conservano i resti di un teatro all'aperto appoggiato al pendio naturale, di cui restano pochi gradini della cavea e le strutture di sostegno. In origine era rivestito di marmi. Lo chiamano Teatro Greco perché sfrutta il declivio come facevano i Greci, ma le sue caratteristiche sono romane: la cavea è semicircolare e non supera il semicerchio, l'orchestra è un semicerchio pieno, l'edificio scenico era autonomo. Era destinato a spettacoli privati, per un pubblico ristretto di corte, non alla città. È piccolo, si visita in dieci minuti e conviene tenerlo per la fine, quando si torna verso l'uscita.

Poco distante c'è il cosiddetto Tempio di Venere, un tempietto circolare a colonne doriche affacciato su un piccolo teatro naturale, con al centro una copia della Venere Cnidia di Prassitele il cui originale antico è oggi al Museo Nazionale Romano. È l'angolo più sentimentale della villa, quello che nei disegni ottocenteschi appare più spesso, e a fine giornata con la luce radente è, secondo me, il posto dove vale la pena spendere gli ultimi dieci minuti.

Le Terme con Heliocaminus, il primo impianto di Villa Adriana

Vicino al Teatro Marittimo, in un settore che appartiene alla prima fase del cantiere, si trovano le Terme con Heliocaminus. Il nome, che significa forno solare, indica una sala circolare coperta da una cupola con grandi finestre orientate a sud-ovest, progettata per catturare e trattenere il calore del sole: un ambiente riscaldato in modo passivo, che integrava il riscaldamento a ipocausto. Restano il perimetro della sala, la piscina del frigidarium e le tracce del sistema di distribuzione dell'aria calda sotto i pavimenti.

È un impianto che vale la pena vedere perché documenta una consapevolezza progettuale che ci sorprende sempre: gli architetti romani orientavano gli edifici in funzione del percorso solare stagionale, calcolando l'altezza del sole d'inverno e d'estate. Se vi interessa il tema, l'esempio più celebre della stessa cultura tecnica è il Pantheon, costruito proprio sotto Adriano, dove la luce dell'oculo funziona come un orologio.

Roccabruna, l'edificio di Villa Adriana che guarda il cielo

All'estremità nord-occidentale della grande Spianata dell'Accademia sorge un massiccio corpo cubico in muratura, con pareti spesse oltre tre metri, chiamato Roccabruna. Al piano inferiore ospita una sala circolare con quattro nicchie semicircolari sugli assi diagonali e quattro nicchie rettangolari, con pavimento in opus sectile a triangoli concentrici; un corridoio e un ambiente con latrina completano il livello, e un percorso sotterraneo riservato al personale collegava l'edificio all'Accademia e al cosiddetto Grande Trapezio. Al piano superiore, sopra una larga scalinata, si elevava un tempietto ottagonale con sedici colonne doriche. L'edificio aveva due cupole sovrapposte: una cieca al livello inferiore, una con oculo al livello superiore.

Sopra le rovine antiche, nel Cinquecento, fu costruito il Casino dei Soliardi, un corpo di fabbrica a due parti di cui una a forma di casolare con tetto a leggio e l'altra a torre. Fu demolito nel 1881, e quella demolizione ottocentesca è la ragione per cui oggi vediamo il nucleo romano relativamente pulito.

La questione astronomica di Roccabruna

Roccabruna è l'edificio di Villa Adriana su cui si è discusso di più negli ultimi vent'anni, e la ragione sono le sue feritoie. La sala circolare inferiore ha condotti e aperture strette che convogliano la luce in modo troppo preciso per essere casuale, e questo ha alimentato fin dall'Ottocento l'ipotesi dell'osservatorio astronomico. Le ricerche di studiosi come Benedetta Adembri, Giuseppina Enrica Cinque, Alessandro Camiz e Marina De Franceschini hanno documentato correlazioni fra l'orientamento dell'edificio e fenomeni astronomici ricorrenti, e in particolare un allineamento significativo con l'11 agosto del 117, cioè con il giorno in cui Adriano assunse ufficialmente il potere. Una delle feritoie risulta inoltre allineata verso la regione celeste in cui la tradizione collocava la stella apparsa alla morte di Antinoo.

Prima di Adembri e De Franceschini, gli antiquari avevano proposto di tutto: Ligorio ci vedeva due templi, altri una prigione, altri ancora un presidio militare; il Sebastiani propose una voliera, il Nibby una torre di timone. Il fatto che nell'arco di quattro secoli nessuno abbia trovato una spiegazione condivisa dice quanto Roccabruna sia anomala. La mia posizione, che vale quello che vale: che sia un osservatorio in senso tecnico è tutto da dimostrare, che sia un edificio orientato deliberatamente su date dinastiche è invece molto verosimile, perché la propaganda astrale era pratica corrente nella cultura imperiale. Roccabruna oggi si vede dall'esterno, in una zona periferica del sito che pochissimi visitatori raggiungono; chiedete all'ingresso se il settore è accessibile il giorno della vostra visita.

L'Accademia, la parte di Villa Adriana che non si visita

All'estremità meridionale del comprensorio c'è un complesso di edifici chiamato Accademia, che non fa parte dell'area demaniale e non è aperto ai visitatori. Le strutture appartengono alla famiglia Bulgarini, che vi risiede dal Seicento e che concede l'accesso agli studiosi. In tempi recenti l'area è stata oggetto di rilievi e ricerche che hanno accertato l'esistenza di cunicoli sotterranei per il passaggio dei carri e del personale di servizio, collegati al resto della villa.

L'Accademia è stata, storicamente, la miniera più fruttuosa del comprensorio. Nel 1630 vi furono rinvenuti i Candelabri Barberini, oggi ai Musei Vaticani. Tra il 1736 e il 1737 vi si trovarono le statue dei due Centauri, il cosiddetto vecchio e il giovane, firmate dagli scultori Aristeas e Papias di Afrodisia; il Fauno in marmo rosso antico; e il celebre Mosaico delle Colombe sul bacile, forse la copia più famosa che possediamo di un'opera dell'ellenistico Sosos di Pergamo. Centauri, Fauno e Mosaico delle Colombe sono oggi nelle collezioni dei Musei Capitolini a Roma. Chi visita Villa Adriana e poi il Campidoglio nello stesso viaggio compie, senza saperlo, il percorso inverso di quei marmi.

Il Tempio agli dei egizi e la Palestra di Villa Adriana

Nell'area convenzionalmente chiamata Palestra, gli scavi degli ultimi vent'anni hanno cambiato l'interpretazione del settore. Nel 2006 vi è stata trovata una sfinge egizia; nel 2013 una statua del dio Horus in forma di falco. Queste scoperte, sommate ai precedenti ritrovamenti di un busto colossale di Iside e di busti di sacerdoti egizi, hanno portato a riconoscere nel complesso un'area dedicata al culto delle divinità egizie. La lettura come palestra, ereditata dagli antiquari, è quindi da considerarsi superata.

Vale la pena capire perché tanto Egitto in una villa romana del Lazio. I culti isiaci erano diffusissimi nell'impero da almeno due secoli e a Roma avevano templi importanti; Adriano viaggiò in Egitto, vi perse Antinoo e vi fondò una città; e l'estetica egizia, con i suoi marmi neri e i suoi materiali duri, era percepita come antichissima e potente. Non era esotismo da collezionista: era religione praticata. La stessa cosa si osserva su scala urbana negli obelischi di Roma, quasi tutti importati o fabbricati apposta in età imperiale.

Il mondo di sotto: le gallerie carrabili di Villa Adriana

Questa è la parte di Villa Adriana che manda in crisi tutti quelli che credono di conoscerla. Sotto il livello calpestabile corre un vasto sistema di percorsi sotterranei, destinati al personale di servizio, che permetteva di spostarsi da un settore all'altro e di portare approvvigionamenti senza mai disturbare l'imperatore e i suoi ospiti. Alcuni di questi percorsi non sono corridoi: sono strade vere, larghe abbastanza da essere percorse con i carri, con lo spazio di manovra per farli girare.

La rete si sviluppa per chilometri e comprende gallerie a cielo aperto in trincea, gallerie scavate nel banco naturale e gallerie costruite e poi ricoperte. Il tratto più impressionante è il cosiddetto Grande Trapezio, un anello sotterraneo di percorsi carrabili nella zona della Spianata dell'Accademia. Pensateci mentre camminate all'aperto fra i muri della villa: sotto i vostri piedi, mentre l'imperatore passeggiava fra i pini, passavano carri carichi di anfore, legna e derrate, in un secondo livello di città che nessun ospite doveva mai vedere. Le gallerie non sono aperte alla visita libera; alcuni tratti si vedono nelle aperture straordinarie e nelle visite tematiche organizzate dall'Istituto, e vale la pena controllare il calendario se il tema vi interessa.

Il Grande Vestibolo, il Ninfeo Fede e gli edifici minori

Fra i settori che quasi nessuno visita, e che invece raccontano molto, c'è il Grande Vestibolo, l'ingresso monumentale del comprensorio dal lato sud, dove arrivava chi giungeva dalla via Tiburtina. Era una struttura scenografica di raccordo fra la strada e il livello del palazzo, servita dalle sostruzioni delle Cento Camerelle e affiancata dall'Antinoeion. Chi entrava dalla porta vera della villa, insomma, si trovava subito davanti al santuario del giovane divinizzato: una dichiarazione programmatica.

C'è poi il Ninfeo Fede, che prende il nome dal conte Giuseppe Fede, il proprietario settecentesco che qui piantò i cipressi e gli olivi che ancora oggi danno al sito il suo carattere paesaggistico. Ci sono l'Edificio con Peschiera, un enorme bacino rettangolare circondato da un criptoportico decorato a stucco, e la Terrazza di Tempe, un balcone naturale affacciato sulla valle che gli antiquari battezzarono con il nome della valle tessalica cantata dai poeti. C'è il Padiglione di Tempe, ci sono la Caserma dei Vigili, la Palestra, il Triclinio Imperiale. Nominarli tutti sarebbe un elenco; conoscerne l'esistenza serve a capire una cosa sola, e cioè che la parte visitata da un turista medio è forse un terzo di quello che c'è.

Gli scavi di Villa Adriana e la dispersione delle sculture

L'area che oggi riconosciamo come pertinente alla villa occupa con certezza circa centoventi ettari, un'estensione vastissima per un complesso privato, sia pure di proprietà imperiale. Non è però affatto certo che la perimetrazione attuale comprenda l'intera superficie del comprensorio adrianeo: parti del terreno sono rimaste e sono tuttora in mano a privati, e l'esplorazione del sito è lontana dall'essere conclusa. Chi vi dice che a Villa Adriana si sa già tutto vi sta raccontando una favola comoda.

Dal terzo secolo al Medioevo

Dopo la morte di Adriano la villa continuò a essere utilizzata, come dimostrano i bolli laterizi relativi a restauri del terzo secolo e i ritratti imperiali tardi rinvenuti nel palazzo. Poi il declino: progressivo abbandono, spoliazione, e durante il Medioevo la riduzione a terreno agricolo. Il complesso divenne cava di materiali edilizi di pregio per le case di Tivoli, e riserva di pietra da cuocere per farne calce. Questa seconda destinazione è quella che ha fatto il danno maggiore: i marmi bianchi, statue comprese, finivano nelle fornaci perché il marmo cotto dà calce di ottima qualità. Non sapremo mai quante sculture di Villa Adriana siano diventate malta per le case medievali di Tivoli.

La riscoperta: Flavio Biondo, Pio II e i cardinali

Il primo a rinominare la villa dopo secoli fu l'umanista Flavio Biondo, nel 1450, nella sua opera di ricognizione topografica dell'Italia antica. Una decina d'anni più tardi il sito fu visitato e citato da papa Pio II Piccolomini, che era un letterato prima ancora che un pontefice e che dell'antichità scrisse pagine memorabili. Da lì, dalla fine del Quattrocento, si accese l'interesse di umanisti, mecenati, papi, cardinali e nobili.

Fu un interesse innegabilmente predatorio. Alla ricerca di statue e marmi fece eseguire scavi papa Alessandro VI Borgia; poi il cardinale Alessandro Farnese; poi il cardinale Ippolito II d'Este, governatore di Tivoli, per il quale Pirro Ligorio prelevò quantità enormi di materiali destinati sia alla villa che il cardinale stava costruendo a Tivoli sia alla sua residenza romana. Chi visita Villa d'Este il pomeriggio dopo avere visto Villa Adriana la mattina dovrebbe saperlo: una parte di quello che ammira nella villa cinquecentesca viene fisicamente dalla villa imperiale.

A Ligorio si deve però anche il primo grande servizio reso al sito: la prima rilevazione topografica della villa, datata attorno al 1560 e oggi conservata nella biblioteca di Windsor. È il documento che ha fissato i nomi degli edifici, ed è la ragione per cui ancora oggi diciamo Canopo, Pecile, Accademia. Ligorio fu un saccheggiatore e un cartografo, un falsario di iscrizioni e un ricercatore serio: uno di quei personaggi del Cinquecento che non si lasciano ridurre a una categoria.

Dal Cinquecento all'Ottocento: gli architetti e i proprietari

La villa riscoperta fu frequentata, sia per conto dei ricchi committenti sia per passione propria, da architetti come Antonio da Sangallo il Vecchio e Francesco Borromini, e da artisti come Giovanni Battista Piranesi. Dal Cinquecento all'Ottocento gli scavi si moltiplicarono, condotti anche dai proprietari dei terreni che insistevano sull'area: il conte Fede, che possedeva buona parte del settore centrale, e i Gesuiti, ai quali apparteneva l'area del Pecile. Il conteggio delle opere maggiori ritrovate, fra ritratti, statue, erme, rilievi, sculture e mosaici, supera le trecento unità, e quelle opere furono disperse fra collezioni private e musei di mezza Europa.

Nel 1870, con Roma appena diventata capitale, lo Stato italiano acquistò il comprensorio dalla famiglia Braschi, che ne era in quel momento la maggiore proprietaria. Da allora sono stati intrapresi scavi e restauri sistematici che hanno riportato alla luce l'architettura degli edifici e, in alcuni casi fortunati, stucchi e mosaici superstiti.

Dove sono finite le sculture di Villa Adriana

Vale la pena avere in testa la mappa della diaspora, perché trasforma un giro nei musei europei in un pellegrinaggio adrianeo. Ai Musei Vaticani sono conservati i Candelabri Barberini, trovati all'Accademia nel 1630. Ai Musei Capitolini ci sono i due Centauri di Aristeas e Papias, il Fauno in rosso antico e il Mosaico delle Colombe. Al Palazzo Massimo alle Terme e a Palazzo Altemps sono conservati pezzi di provenienza tiburtina. Fuori d'Italia, sculture da Villa Adriana sono al British Museum, all'Ermitage, al Louvre, a Dresda, a Madrid, nelle grandi case di campagna inglesi che nel Settecento comprarono antichità a Roma a camionate.

Ecco perché quando si entra nella Sala dei Filosofi ci sono sette nicchie vuote, e perché il colonnato del Canopo mostra copie moderne al posto degli originali. Le nicchie vuote non sono un difetto di conservazione: sono un indirizzo di spedizione.

Veduta panoramica delle rovine di Villa Adriana fra i cipressi
Villa Adriana a Tivoli

Villa Adriana e Giovanni Battista Piranesi

Piranesi, veneziano trapiantato a Roma, incisore e archeologo per passione, dedicò a Villa Adriana una parte consistente della sua vita e ne trasse una campagna di vedute e una grande pianta generale. Lavorò sul sito con il figlio Francesco, e la pianta generale della villa uscì nel 1781, tre anni dopo la sua morte, a cura del figlio. È un documento eccezionale: non solo rileva quello che si vedeva allora, ma restituisce settori che gli scavi successivi hanno modificato o distrutto.

Le vedute di Piranesi a Villa Adriana hanno fatto qualcosa di più che documentare. Hanno inventato il modo occidentale di guardare una rovina. I suoi archi giganteschi invasi dalla vegetazione, con figurine minuscole in primo piano a dare la scala, hanno costruito l'idea romantica di antichità che poi arriva fino alle fotografie di oggi e ai poster dei negozi di souvenir. Se davanti al Canopo vi viene istintivo mettere una persona in primo piano per far capire quanto è grande, state usando un'invenzione di Piranesi.

Un chiarimento sul merito. Piranesi non era un rilevatore neutrale: esagerava le proporzioni, alzava le volte, rendeva le rovine più grandi e più teatrali del vero. Chi confronta le sue tavole con lo stato reale trova sistematicamente uno scarto. Questo non toglie nulla al valore delle sue piante, che sono attendibili nella pianta e retoriche nell'alzato. È la differenza fra un rilievo e un manifesto, e Piranesi faceva entrambi con la stessa mano.

Villa Adriana patrimonio dell'umanità UNESCO

Villa Adriana è stata iscritta nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1999. La motivazione dice che la villa è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell'antico mondo mediterraneo; che lo studio dei monumenti che la compongono ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell'architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco; e che essa ha profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del diciannovesimo e del ventesimo secolo.

È una motivazione insolita e vale la pena notarlo: l'UNESCO non premia soltanto quello che la villa è stata, ma quello che la villa ha prodotto negli altri. Riconosce cioè che Villa Adriana è stata una scuola di architettura permanente per cinque secoli. Poche iscrizioni nella lista sono argomentate su questo terreno.

La zona cuscinetto e la questione edilizia

Il riconoscimento è stato messo in discussione dallo stesso Comitato del patrimonio mondiale a causa di autorizzazioni edilizie rilasciate dal Comune di Tivoli nel 2011 per interventi nell'area cuscinetto, cioè nella fascia di rispetto stabilita per proteggere il sito archeologico e il suo paesaggio. In una successiva sessione annuale il Comitato ha chiesto all'Italia di essere informato di qualunque progetto di sviluppo in quell'area, prospettando in linea teorica la possibilità di rivedere lo status del sito. La vicenda riguarda il rapporto fra il perimetro tutelato e il territorio che lo circonda, che a Tivoli è denso di attività produttive e di cave.

La dico come la penso, da persona che accompagna gruppi qui da anni: il problema del paesaggio di Villa Adriana non è un capriccio di burocrati internazionali. La villa fu progettata per essere guardata dentro un paesaggio, con le viste verso la campagna e verso i monti che sono parte del progetto architettonico. Le Terrazze di Tempe e il Cortile delle Biblioteche esistono per guardare fuori. Quando fuori c'è un capannone, si perde un pezzo del monumento, anche se il monumento non è stato toccato.

Marguerite Yourcenar, le Memorie di Adriano e Villa Adriana

L'indirizzo di Villa Adriana è Largo Marguerite Yourcenar, e questa non è una gentilezza generica verso una scrittrice famosa. Marguerite Yourcenar, nata a Bruxelles nel 1903 e morta negli Stati Uniti nel 1987, prima donna eletta all'Académie française, visitò Villa Adriana l'8 giugno del 1924 insieme al padre. Aveva vent'anni. Da quella visita nacque l'ossessione per la figura di Adriano e per il mito di Antinoo che l'avrebbe accompagnata per il resto della vita.

Il libro che ne uscì, Mémoires d'Hadrien, fu pubblicato nel 1951 e in italiano è noto come Memorie di Adriano. È costruito come una lunghissima lettera che l'imperatore malato scrive al giovane Marco Aurelio, e la sua storia editoriale è quasi incredibile: l'idea nacque fra il 1924 e il 1925, il progetto fu abbandonato per decenni, e il manoscritto riemerse nel 1948 da un baule di carte rispedite dall'Europa. La Yourcenar lo riprese e lo portò a termine. Venticinque anni fra il primo appunto e il libro.

Sul rapporto fra il romanzo e questo luogo va detta una cosa che i visitatori spesso non colgono. Le pagine più famose del libro nascono dalla contemplazione delle rovine, non da una ricostruzione: la Yourcenar non descrive la villa com'era, descrive che cosa significhi costruirla sapendo di morire. Se leggete il libro prima di venire, camminerete in un posto diverso. Se lo leggete dopo, riconoscerete ogni muro. A Villa Adriana è stato istituito un percorso letterario dedicato alla scrittrice, con itinerari tematici e appuntamenti che l'Istituto propone insieme alle visite: il calendario è pubblicato sul sito ufficiale.

Villa Adriana oggi: l'Istituto VILLAE

Dal settembre del 2016 Villa Adriana è riunita in un'unica gestione autonoma con i siti monumentali di Villa d'Este, del Santuario di Ercole Vincitore, della Mensa Ponderaria e del Mausoleo dei Plauzi. L'organismo che ne risulta ha assunto il nome di VILLAE e ha come sito ufficiale villae.cultura.gov.it, dove si trovano orari, biglietti, calendario delle mostre e degli eventi. L'Istituto porta avanti un programma continuo di iniziative espositive e culturali, che comprende mostre di arte contemporanea negli spazi archeologici, aperture serali estive, concerti, osservazioni astronomiche e visite tematiche ai settori normalmente chiusi.

La riunione dei siti tiburtini sotto una sola direzione ha avuto un effetto pratico che al visitatore interessa: biglietteria unica online, coordinamento dei calendari e possibilità di combinare gli ingressi. Prima di programmare la giornata, controllate sul sito se sono attive formule cumulative per Villa Adriana, Villa d'Este e Santuario di Ercole Vincitore: le condizioni cambiano di stagione in stagione e conviene guardare prima di comprare tre biglietti separati.

La tranvia che portava a Villa Adriana

Un dettaglio di storia dei trasporti che quasi nessuno conosce e che spiega molto del turismo tiburtino di un secolo fa: fra il 1879 e il 1934 la villa era servita da una fermata dell'omonima tranvia Roma-Tivoli. Si arrivava in tram da Roma fino al cancello. Poi la linea fu soppressa, l'automobile prese il posto della rotaia, e Villa Adriana divenne un luogo raggiungibile comodamente solo in macchina. Chi oggi arriva con i mezzi pubblici e cammina l'ultimo tratto sotto il sole di luglio ha il diritto di rimpiangere quel tram.

Il Serapeo e la vasca del Canopo a Villa Adriana in una giornata limpida
Villa Adriana a Tivoli

Villa Adriana con i bambini

Funziona, ma bisogna impostarla bene. Villa Adriana non ha nulla della severità di un museo: è un parco enorme con prati, cipressi, olivi, muri da cui affacciarsi e acqua. I bambini dai sei anni in su si trovano benissimo, a patto che gli adulti rinuncino all'idea di spiegare tutto. Il modello di Gismondi all'ingresso è il pezzo forte per loro: davanti a un plastico grande i bambini capiscono in trenta secondi quello che a noi costa un'ora di parole, e da lì in poi la visita diventa una caccia al tesoro fra le cose viste nel modello.

Il Teatro Marittimo è l'altro colpo sicuro: l'isola circondata dall'acqua con il ponte che si ritirava è una storia che si racconta da sola e che i bambini si ricordano per anni. Il Canopo funziona per le dimensioni e per il riflesso. Le gallerie sotterranee, quando sono visitabili, sono ovviamente il massimo. Consigli pratici: passeggino solo se robusto, perché la ghiaia è impegnativa; portate acqua abbondante, perché le fontanelle non sono numerose; e mettete in conto una durata ridotta, due ore invece di tre, con una sosta seduti a metà. Se cercate altre idee per una giornata fuori porta con i ragazzi, l'area del Parco dell'Appia Antica e il sito di Ostia Antica reggono lo stesso tipo di visita.

Accessibilità di Villa Adriana

Va detto con franchezza: Villa Adriana è un sito archeologico esteso su terreno naturale terrazzato, con percorsi in ghiaia, terra battuta e ciottolato, dislivelli sensibili e alcune rampe ripide fra un livello e l'altro. Una parte del percorso principale, quella che dall'ingresso conduce al Pecile e affaccia sul Canopo, è affrontabile con carrozzina accompagnata; altri settori, in particolare le discese verso il Canopo e le risalite verso la Piazza d'Oro, sono impegnativi. Le persone con disabilità superiore al 74 per cento hanno diritto all'ingresso gratuito.

Il mio consiglio operativo è di telefonare al sito prima di partire, allo 0774 382733, spiegando la situazione specifica: il personale conosce il percorso praticabile del momento, che cambia in funzione dei cantieri di restauro aperti. È l'unico modo per non trovarsi a metà strada davanti a una rampa impossibile. Vale lo stesso per chi ha problemi di deambulazione non certificati: cinque chilometri su ghiaia sono cinque chilometri su ghiaia, e in agosto pesano il doppio.

Quando andare a Villa Adriana e quando evitarla

Il momento migliore, senza discussioni, è la primavera: aprile e maggio, con l'erba alta, i papaveri fra le rovine, gli ulivi argentati e una temperatura che permette di camminare cinque chilometri senza soffrire. Il secondo momento migliore è ottobre, con la luce bassa e dorata che dà il meglio sul Canopo nel tardo pomeriggio. Novembre e febbraio sono ottimi per chi vuole il sito quasi deserto e non teme il fango.

Il momento da evitare è la fascia fra le undici e le sedici di luglio e agosto. Non è un consiglio generico: qui l'ombra è scarsa, il riverbero della ghiaia è violento, i punti di ristoro sono pochi e le distanze impediscono di rientrare in fretta. Ho visto gruppi rovinarsi la giornata per questo. D'estate ci sono due soluzioni sensate: entrare alle 8.30 all'apertura e uscire alle 12, oppure sfruttare le aperture serali che l'Istituto organizza nei mesi caldi, il cui calendario è pubblicato sul sito ufficiale. La villa di notte, illuminata, è un'esperienza diversa e vale il biglietto.

Un'ultima nota sui giorni. Il sito è aperto tutti i giorni, quindi il lunedì, che a Roma è il giorno nero dei musei, qui è un giorno perfetto: molti visitatori danno per scontata la chiusura e non vengono. Attenzione però se avete in programma anche Villa d'Este nello stesso giorno, perché lì il lunedì l'apertura è posticipata al pomeriggio.

Che cosa vedere intorno a Villa Adriana

Tivoli concentra in pochi chilometri quattro monumenti di prima grandezza, e sarebbe un peccato venire fin qui per uno solo. Villa d'Este, a cinque chilometri, nel centro storico di Tivoli, è il capolavoro del giardino manierista europeo, con le sue cinquecento fontane e l'organo idraulico che suona ancora: è dichiarata patrimonio UNESCO anch'essa, ed è, insieme a questa, la ragione per cui Tivoli è una destinazione e non una gita. Villa Gregoriana è un parco romantico ottocentesco costruito attorno alla grande cascata dell'Aniene, con i templi di Vesta e della Sibilla in alto e un percorso di discesa nella gola che è la cosa più fisica che si possa fare a Tivoli.

Il Santuario di Ercole Vincitore è il pezzo che tutti saltano e che invece è essenziale per capire perché Tivoli conta: un immenso santuario tardo-repubblicano a terrazze, fra i più grandi del mondo romano, che nell'Ottocento e nel Novecento fu occupato da una cartiera e da una centrale elettrica e che è stato restituito alla visita dopo un lungo restauro. Dentro c'è la stratificazione più bella del Lazio: tempio romano, opificio industriale, monumento. Poi c'è il centro storico di Tivoli in sé, che merita almeno una passeggiata e un pranzo.

Sulla strada, prima di arrivare, si incontrano il ponte Lucano sull'Aniene e il Mausoleo dei Plauzi, un sepolcro cilindrico di età augustea della stessa famiglia formale del mausoleo di Cecilia Metella sull'Appia: si vede benissimo dalla strada e fa parte dello stesso Istituto. Poco più indietro, verso Roma, ci sono le Acque Albule, le sorgenti sulfuree che Adriano frequentava e che sono ancora oggi uno stabilimento termale.

Una curiosità su Villa Adriana a Tivoli

La curiosità che preferisco riguarda i mattoni, e nessuna audioguida ve la racconta perché non è spettacolare: è solo decisiva. I mattoni romani venivano prodotti in officine che li marchiavano con un bollo circolare impresso a crudo prima della cottura. Il bollo riportava il nome del proprietario del fondo argilloso, quello dell'officinatore e, nei periodi migliori, i nomi dei due consoli in carica in quell'anno. Un mattone romano è quindi un documento datato. Quando si scava un muro e se ne estraggono i bolli, non si sta interpretando: si sta leggendo una data.

A Villa Adriana circa metà degli edifici ha restituito bolli laterizi, e da quella lettura è uscita la cronologia del cantiere: le tre fasi del 118-121, del 125-128 e del 134-138. Ma la vera curiosità è quello che i bolli hanno smontato. Per secoli si è raccontato che la villa fosse il diario di viaggio di Adriano, che ogni edificio commemorasse un luogo visitato, e che il Canopo in particolare fosse il monumento all'Egitto e alla morte di Antinoo. I bolli del Canopo dicono che quella costruzione è anteriore al 132, cioè precedente al soggiorno egiziano dell'imperatore. Un pezzo di argilla cotta ha ribaltato una narrazione durata quattrocento anni.

C'è un secondo elemento, ancora più raffinato, che i bolli hanno permesso di stabilire: lo studio del sistema di canalizzazione e delle fognature indica che la progettazione del complesso fu unitaria fin dall'origine. Le tre fasi non sono tre ripensamenti, sono tre lotti di un piano già disegnato. Significa che nel 118, appena salito al trono, Adriano aveva già in testa i centoventi ettari finali. Quando camminate qui dentro, non state attraversando un accumulo di capricci successivi: state attraversando un disegno. Mi permetto di dire che questa è la cosa più impressionante di Villa Adriana, e che è nascosta dentro qualche centinaio di dischetti d'argilla di dieci centimetri di diametro conservati nei depositi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Villa Adriana a Tivoli

Che c'è una seconda villa sotto quella che visitate, e che quella seconda villa è più estesa di quanto immaginiate. Il sistema di percorsi sotterranei di Villa Adriana non è un cunicolo di servizio: è una rete di chilometri, in parte scavata nel banco naturale, in parte costruita in trincea e poi ricoperta. E i tratti principali non erano pedonali: erano carrabili. Larghe abbastanza per un carro trainato, con spazi di manovra per farlo girare, con rampe di raccordo fra i livelli. Il tratto più imponente è il cosiddetto Grande Trapezio, un anello sotterraneo nella zona della Spianata dell'Accademia.

La ragione è tanto semplice quanto rivelatrice. Una residenza che ospitava centinaia di persone di servizio, alimentava due complessi termali, riforniva cucine e triclini e smaltiva rifiuti aveva bisogno di un traffico continuo di merci. Quel traffico non doveva essere visto. Non doveva essere sentito. Non doveva incrociare l'imperatore, i suoi ospiti, gli ambasciatori. Così l'intero apparato logistico fu spostato sotto il livello del terreno, e la superficie fu lasciata al silenzio, ai giardini e alle viste. Villa Adriana funziona come una nave: sopra il ponte di passeggiata, sotto la sala macchine.

Un secondo strato di questa stessa verità sono le Cento Camerelle, che invece sono in superficie e che quasi nessuno guarda. Quattro piani di stanzette sovrapposte, ricavate dentro le sostruzioni del Pecile, aperte verso la valle e collegate da scale di legno appoggiate su mensole. Lì abitavano gli uomini e le donne che facevano funzionare tutto. Il monumento che il turismo fotografa è la superficie visibile di una macchina servile enorme. Chi visita Villa Adriana pensando solo all'imperatore ne capisce metà.

La parte pratica: le gallerie non sono aperte alla visita libera. Alcuni tratti vengono resi accessibili durante visite tematiche e aperture straordinarie organizzate dall'Istituto, e il calendario è pubblicato sul sito ufficiale. Se il tema vi interessa, tenetelo d'occhio: è la visita che cambia il modo di guardare tutti gli altri siti romani, dal Palazzo Massimo alla Villa dei Quintili.

Il consiglio che ti do per visitare Villa Adriana a Tivoli

Andate all'apertura, alle 8.30, e cominciate dal fondo. È un consiglio che ripeto a ogni gruppo e che quasi nessuno segue la prima volta.

Il ragionamento è questo. Villa Adriana ha un unico ingresso e un unico grande attrattore fotografico, il Canopo, che è anche il punto più lontano e più basso rispetto all'entrata. Il flusso naturale dei visitatori, e soprattutto quello dei pullman organizzati, si muove lentamente dall'ingresso verso il Canopo e arriva laggiù fra le dieci e mezza e mezzogiorno. Se voi entrate alle 8.30 e andate diretti al Canopo, camminando venti minuti senza fermarvi, alle nove siete davanti alla vasca con la luce migliore della giornata e con quattro persone intorno. Poi risalite e vi fate tutto il resto controcorrente, incrociando i gruppi che scendono. È la stessa tecnica che uso al Colosseo e ai Musei Vaticani, e qui funziona ancora meglio perché il sito è enorme e la folla si diluisce da sola.

Secondo pezzo del consiglio: dedicate dieci minuti veri al modello di Gismondi prima di uscire nel sito, anche se scalpitate. Senza quella mappa mentale, tre ore di muri diventano tre ore di confusione. Terzo pezzo: portate acqua vostra, almeno un litro e mezzo a testa d'estate, perché i punti di ristoro sono pochissimi e le distanze non permettono di tornare indietro. Quarto: scarpe chiuse con suola scolpita, mai sandali; qui si cammina cinque chilometri su ghiaia grossa e terra battuta, e le caviglie se ne accorgono.

Quinto e ultimo, il consiglio che vale di più: non abbinate Villa Adriana e Villa d'Este nella stessa mezza giornata. È il pacchetto più venduto delle agenzie ed è il modo più efficiente per rovinare due monumenti in una volta. Villa Adriana chiede lentezza, spazio e immaginazione; Villa d'Este chiede occhio, sole basso e acqua che suona. Se avete un giorno solo, sceglietene una. Se ne avete due, una per giorno, e dedicate il resto del tempo a Villa Gregoriana e al centro storico di Tivoli. La differenza fra le due formule, per chi ci ha provato, è enorme.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Villa Adriana ha insegnato l'architettura all'Europa, e che questa non è una frase celebrativa ma un fatto documentato dai disegni.

Nel Cinquecento e nel Seicento il sito era un cantiere aperto in cui gli architetti venivano a misurare. Antonio da Sangallo il Vecchio ci lavorò; Pirro Ligorio ne fece nel 1560 circa la prima rilevazione topografica, oggi a Windsor; Francesco Borromini ci venne a studiare le piante mistilinee. Guardate la sala ottagonale della Piazza d'Oro, con i suoi lati alternativamente concavi e convessi, e poi guardate la pianta di San Carlo alle Quattro Fontane: la parentela non è un'impressione, è una derivazione. Guardate la semicupola del Serapeo, con gli spicchi alternati piani e cavi, e poi guardate le cupole a spicchi del barocco romano.

Nel Settecento e nell'Ottocento il testimone passa alle incisioni. Piranesi pubblica le vedute e, per mano del figlio Francesco, la grande pianta generale del 1781; da quelle tavole l'immagine di Villa Adriana entra negli studi di tutta Europa. L'architettura neoclassica europea, e poi il revival ottocentesco, ne traggono modelli di piante centrali, di ninfei, di terme, di giardini con vasca assiale. Vale la pena rileggere che cosa scrisse l'UNESCO nel 1999 nella motivazione dell'iscrizione: che lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell'architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco, e che essa ha influenzato profondamente architetti e disegnatori del diciannovesimo e del ventesimo secolo.

La conseguenza pratica per chi visita è questa: le rovine di Tivoli non sono la fine di una storia, sono l'inizio di un'altra. Ogni piazza ovale, ogni facciata ondulata, ogni ninfeo a esedra che avete visto a Roma, a Torino, a Vienna, a Parigi o a San Pietroburgo ha un antenato dentro questo recinto. Andare a Villa Adriana dopo aver girato l'Europa è come conoscere i genitori di una persona che si frequenta da anni: improvvisamente si spiegano molte cose che sembravano casuali.

Le cariatidi e il colonnato del Canopo di Villa Adriana a Tivoli
Villa Adriana a Tivoli

La foto giusta da fare a Villa Adriana a Tivoli

La foto che tutti fanno è il Canopo dal lato corto, con la vasca in prospettiva e il Serapeo in fondo. È una bella foto, ce l'hanno tutti, e alle undici del mattino avrà quaranta teste in primo piano. Se la volete pulita, l'unico orario è l'apertura: alle 8.30 in punto, andando diretti, la vasca è vostra.

La foto giusta però è un'altra, e ve la descrivo con precisione. Mettetevi sul lato lungo del Canopo, quello con le cariatidi, abbassatevi fino quasi al pelo dell'acqua e inquadrate le statue dal basso, includendo il loro riflesso capovolto nella vasca. Perché è quella la foto? Perché quelle cariatidi sono state collocate deliberatamente girate verso l'acqua e non verso chi passa: il loro spettacolo previsto era il riflesso. Chi le fotografa in piedi e frontalmente sta fotografando il retro dell'idea di chi le ha messe lì. Fatela nelle prime due ore del mattino, quando la luce è radente e l'acqua non è ancora increspata dal vento, e vi porterete a casa un'immagine che non è la cartolina di tutti.

Le altre due che consiglio. La prima: il Teatro Marittimo dall'apertura del muro anulare, con l'isola perfettamente in asse; è una foto geometrica, quasi astratta, e funziona benissimo in bianco e nero. La seconda: le Cento Camerelle guardate dal basso, dal lato della valle, con i quattro ordini di finestre sovrapposte che salgono; è la foto che nessuno ha, e racconta il sito meglio del Canopo.

Un avvertimento tecnico. Nelle giornate limpide di luglio e agosto, fra le undici e le sedici, il contrasto qui è brutale: cielo bianco, ghiaia accecante, mattoni bruciati. Le fotografie fatte in quelle ore sono quasi tutte inservibili. La luce buona a Villa Adriana è nella prima ora e nell'ultima, e nelle giornate leggermente velate, che sono le migliori in assoluto per fotografare un sito archeologico. Se venite in ottobre nel tardo pomeriggio, il sole basso passa fra i cipressi del conte Fede e vi regala un'ora che vale il viaggio.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è la nascita stessa del cantiere, nel 118, l'anno dopo l'ascesa al trono. Adriano diventa imperatore l'11 agosto del 117 alla morte di Traiano, in circostanze che i contemporanei considerarono opache, e una delle sue prime decisioni è costruire questo. Nei primi tre anni si alzano il Teatro Marittimo, le Terme con Heliocaminus, gli Hospitalia e il Pecile. Un uomo che ha appena preso il potere e che dedica risorse a un progetto ventennale di questa scala sta dicendo qualcosa sul modo in cui intende regnare.

Il secondo avvenimento è l'ottobre del 130, e non accadde qui ma qui lasciò il segno più profondo: la morte di Antinoo nel Nilo. Da quel lutto nascono la divinizzazione del giovane, la fondazione di Antinoopolis, la diffusione imperiale del suo tipo statuario e, a Villa Adriana, il complesso dell'Antinoeion con i suoi due templi affrontati e l'obelisco al centro. Che un imperatore romano abbia costruito un santuario a un privato amato è un fatto senza precedenti nella storia della religione romana.

Il terzo è il ritorno di Adriano dai viaggi, nei primi mesi del 134. È l'unico periodo in cui l'imperatore abita davvero la villa. Ha una sessantina d'anni, è malato, ha perso Antinoo e sta per perdere Sabina. Muore a Baia il 10 luglio del 138. Il quarto avvenimento è quindi la fine del progetto: la villa passa ad Antonino Pio e ai successori, resta in uso e viene restaurata almeno fino al terzo secolo, come dimostrano i bolli e il ritratto di Caracalla trovato nel palazzo. Poi il lungo silenzio medievale, con la riduzione a campo coltivato e a cava di calce.

Il quinto avvenimento è il 1450: Flavio Biondo rinomina la villa, la riconosce, la rimette sulla carta. Una decina d'anni dopo ci passa papa Pio II. Da quel momento comincia la stagione degli scavi predatori: Alessandro VI Borgia, Alessandro Farnese, Ippolito II d'Este con Pirro Ligorio, che nel 1560 circa firma la prima pianta della villa. Poi il conte Fede e i Gesuiti, che scavano nei terreni di loro proprietà. Il 1630 vede il ritrovamento dei Candelabri Barberini all'Accademia; il 1736 e il 1737 quello dei due Centauri di Aristeas e Papias, del Fauno in rosso antico e del Mosaico delle Colombe.

Il sesto avvenimento è il 1870: lo Stato italiano compra il comprensorio dalla famiglia Braschi e la villa smette di essere una proprietà privata da cui estrarre statue e diventa un monumento nazionale. Il settimo è il 1999, con l'iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. L'ottavo, che ha fatto meno rumore ma che ha cambiato la vita del sito, è il settembre del 2016, quando Villa Adriana viene riunita in una gestione autonoma unica con Villa d'Este, il Santuario di Ercole Vincitore, la Mensa Ponderaria e il Mausoleo dei Plauzi sotto il nome di VILLAE.

C'è infine una serie di avvenimenti recenti che continua sotto i nostri occhi. Nei primi anni Duemila lo scavo dell'Antinoeion; nel 2006 il ritrovamento di una sfinge egizia nell'area della cosiddetta Palestra; nel 2013 quello di una statua del dio Horus in forma di falco, che insieme al busto colossale di Iside e ai busti di sacerdoti egizi ha portato a riconoscere in quel settore un'area di culto egizio. Villa Adriana continua a restituire cose. Non è un sito finito.

Chi è passato da Villa Adriana a Tivoli

Il primo, ovviamente, è Publio Elio Adriano, che regnò dal 117 al 138, che progettò questo posto e che riuscì ad abitarlo davvero solo negli ultimissimi anni prima della morte, avvenuta a Baia il 10 luglio del 138. Con lui l'imperatrice Vibia Sabina, alla cui famiglia apparteneva forse la villa repubblicana su cui il complesso fu impiantato, e Antinoo, il giovane bitinio morto nel Nilo nel 130 al quale è dedicato l'Antinoeion. Dopo di loro, gli imperatori successivi: nel palazzo furono trovati i ritratti di Marco Aurelio e di Caracalla, prova che la villa restò in uso e in manutenzione per almeno un secolo.

Nel Quattrocento arriva l'umanesimo. Flavio Biondo la riconosce e la rinomina nel 1450; papa Pio II Piccolomini, che di antichità scriveva meglio di molti archeologi, la visita e la cita una decina d'anni dopo. Poi entrano in scena i grandi predatori colti: papa Alessandro VI Borgia, il cardinale Alessandro Farnese e soprattutto il cardinale Ippolito II d'Este, governatore di Tivoli, che manda qui Pirro Ligorio a prelevare marmi e statue per la sua villa e insieme a rilevare la pianta del sito, quella del 1560 circa oggi conservata a Windsor.

Gli architetti sono la compagnia più illustre. Antonio da Sangallo il Vecchio ci lavorò; Francesco Borromini ci venne a studiare le piante curve che poi diventarono San Carlo alle Quattro Fontane; Giovanni Battista Piranesi vi dedicò anni, incisioni e la grande pianta generale pubblicata nel 1781 dal figlio Francesco. Attraverso le loro mani Villa Adriana ha attraversato l'architettura europea. Nel Settecento e nell'Ottocento il sito è una delle mete fisse del Grand Tour: chi veniva in Italia a formarsi il gusto passava di qui, disegnava, comprava. Il conte Giuseppe Fede, proprietario settecentesco, piantò i cipressi e gli olivi che ancora oggi danno alla villa il suo carattere di parco romantico, e che sono la ragione per cui le vedute ottocentesche sono così belle.

Nel Novecento arrivano i costruttori dell'immagine moderna del sito. Italo Gismondi, l'architetto dei grandi plastici della Roma antica, realizza il modello ricostruttivo della villa in due versioni, la prima per la Mostra Augustea della Romanità del 1938 e la seconda nel 1956, quella che si vede oggi nell'edificio da lui stesso progettato. E soprattutto Marguerite Yourcenar, che arriva qui l'8 giugno del 1924 con il padre, ha vent'anni, e da questa visita ricava l'ossessione che venticinque anni dopo diventerà Memorie di Adriano, pubblicato nel 1951. Non è un caso che l'indirizzo del sito sia oggi Largo Marguerite Yourcenar: fra tutti quelli che sono passati di qui, è lei ad aver restituito la voce dell'uomo che lo aveva costruito.

Quanto costa Villa Adriana a Tivoli e come si risparmia

Il biglietto intero indicato dalla biglietteria ufficiale dell'Istituto è di 15 euro. Il servizio di visita guidata, dove previsto, si aggiunge a 7 euro. I gruppi fino a quindici persone hanno una tariffa dedicata di 125 euro, con prenotazione telefonica allo 0774 768279 dal lunedì al venerdì fra le 9 e le 17. Sono previste gratuità per i bambini fino ai cinque anni, per le persone con disabilità oltre il 74 per cento e in alcuni casi particolari. Le riduzioni di legge per i cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni e per le altre categorie previste dalla normativa nazionale si applicano come negli altri istituti statali: portate un documento e verificate la tariffa esatta al momento dell'acquisto, perché le condizioni cambiano nel tempo e vengono aggiornate sul sito ufficiale.

Le giornate a ingresso gratuito sono la prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno, il 4 novembre e l'8 marzo. Un avvertimento da guida: la prima domenica del mese è gratuita anche a Villa d'Este e in tutti i musei statali del Lazio, e a Villa Adriana significa parcheggio pieno alle nove e mezza e Canopo affollato per tutta la giornata. Se ci andate quel giorno, entrate all'apertura o rinunciate a fotografare. Se invece potete scegliere, il mio parere è che quindici euro per cinque chilometri di camminata dentro un sito UNESCO siano tra i soldi meglio spesi del Lazio, e che valga la pena pagare per avere il posto vuoto.

Un'ultima nota sul risparmio vero: le formule che uniscono più siti tiburtini. Prima di comprare tre biglietti separati per Villa Adriana, Villa d'Este e Santuario di Ercole Vincitore, controllate sul sito dell'Istituto se sono attive combinazioni cumulative: cambiano di stagione in stagione e possono valere diversi euro a testa.

Veduta di Villa Adriana a Tivoli con le rovine immerse nel verde
Tivoli

Domande veloci su Villa Adriana a Tivoli

Quanto costa il biglietto per Villa Adriana a Tivoli

Il biglietto intero indicato dalla biglietteria ufficiale è di 15 euro. Le riduzioni di legge e le gratuità seguono la normativa degli istituti statali. I prezzi si verificano sul sito ufficiale prima della visita, perché mostre temporanee e aperture speciali possono modificarli.

Dove si trova esattamente Villa Adriana

L'indirizzo è Largo Marguerite Yourcenar 1, 00010 Tivoli (RM). Il sito è circa sei chilometri prima del centro di Tivoli, sulla destra della via Tiburtina poco oltre il ponte Lucano, e a ventotto chilometri da Roma.

Quanto dura la visita di Villa Adriana

Tre ore per una visita normale che tocchi Pecile, Canopo, Terme, Teatro Marittimo e Piazza d'Oro. Due ore e mezza andando di corsa, quattro se volete vedere anche Teatro Greco, Tempio di Venere e i settori periferici. Il percorso completo supera i cinque chilometri di camminata.

Villa Adriana è aperta il lunedì

Sì. Il sito è aperto tutti i giorni dell'anno tranne il 1 gennaio e il 25 dicembre. Il lunedì è anzi uno dei giorni migliori per venire, perché molti visitatori danno per scontata la chiusura settimanale. Attenzione però: a Villa d'Este il lunedì l'apertura è posticipata al pomeriggio, quindi se volete fare entrambe pianificate di conseguenza.

Serve prenotare per entrare a Villa Adriana

Per il visitatore singolo la prenotazione non è obbligatoria e il biglietto si acquista anche in cassa. Acquistarlo online sulla biglietteria ufficiale conviene comunque nelle giornate di punta e nei ponti primaverili, quando la fila alla cassa può costare venti minuti. Per i gruppi la prenotazione è necessaria e si fa per telefono o per posta elettronica.

A che ora apre Villa Adriana

L'apertura è alle 8.30 tutti i giorni. L'orario di chiusura varia mese per mese, con la biglietteria che chiude un'ora e mezza prima: nei mesi estivi si resta dentro fino a sera, nei mesi invernali si chiude nel pomeriggio. Il calendario preciso è pubblicato sul sito ufficiale.

Si entra gratis a Villa Adriana la prima domenica del mese

Sì. L'ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese, oltre che il 25 aprile, il 2 giugno, il 4 novembre e l'8 marzo. Preparatevi però all'affollamento: è la giornata in cui il parcheggio si riempie entro la tarda mattinata.

Villa Adriana è accessibile in sedia a rotelle

Parzialmente. Il tratto dall'ingresso al Pecile e agli affacci sul Canopo è percorribile con carrozzina accompagnata; le discese verso il Canopo e le risalite verso la Piazza d'Oro sono impegnative, il fondo è in ghiaia e terra battuta e i dislivelli fra i terrazzamenti sono sensibili. Conviene telefonare prima allo 0774 382733 per farsi indicare il percorso praticabile del momento. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità superiore al 74 per cento.

Si possono fare fotografie a Villa Adriana

Sì, la fotografia amatoriale senza cavalletto e senza flash è normalmente consentita nei siti statali all'aperto. Per riprese professionali, droni, servizi fotografici commerciali e cavalletti serve un'autorizzazione preventiva dell'Istituto. I droni, in particolare, non si fanno volare sopra un sito UNESCO senza permesso.

Villa Adriana è adatta ai bambini

Molto, dai sei anni in su. È un parco enorme con prati, alberi e acqua, non un museo silenzioso. Il modello di Gismondi all'ingresso e la storia dell'isola con il ponte mobile del Teatro Marittimo funzionano sempre. Prevedete una durata ridotta, due ore, acqua abbondante e scarpe chiuse; il passeggino regge solo se robusto, perché la ghiaia è impegnativa.

Che differenza c'è fra Villa Adriana e Villa d'Este

Sono due monumenti separati, distanti circa sei chilometri, di epoche diversissime e con due biglietti diversi. Villa Adriana è la residenza imperiale romana del secondo secolo dopo Cristo, un sito archeologico di centoventi ettari che si visita camminando e immaginando. Villa d'Este è la villa cinquecentesca del cardinale Ippolito II d'Este, nel centro di Tivoli, celebre per il giardino terrazzato e le sue centinaia di fontane. Entrambe sono patrimonio UNESCO. Il legame storico è concreto e poco allegro: parte dei marmi usati a Villa d'Este viene da Villa Adriana.

Quanto tempo ci vuole da Roma a Villa Adriana

In auto, con traffico normale, fra i quarantacinque minuti e l'ora dal Grande Raccordo Anulare, prendendo l'A24 fino all'uscita di Tivoli oppure la via Tiburtina. Con i mezzi pubblici mettete in conto un'ora e mezza porta a porta, considerando la metropolitana fino a Ponte Mammolo, l'autobus Cotral e il tratto a piedi.

Come si arriva a Villa Adriana senza macchina

Due strade. La prima: metropolitana B fino a Ponte Mammolo e autobus Cotral in direzione Tivoli, con fermata a circa trecento metri dal cancello sulle corse che passano per la Prenestina e a circa un chilometro su quelle della Tiburtina. La seconda: treno regionale da Roma Tiburtina fino alla stazione di Tivoli, poi autobus urbano CAT linea 4 fino alla villa. Verificate orari e coincidenze il giorno prima, perché le frequenze cambiano fra feriali e festivi.

C'è un parcheggio all'ingresso

Sì, davanti all'ingresso c'è un parcheggio ampio che accoglie anche i bus turistici. Nelle giornate a ingresso gratuito e nei fine settimana primaverili si riempie in tarda mattinata: chi arriva all'apertura non ha problemi.

Si può mangiare dentro il sito

I punti di ristoro all'interno sono pochissimi e non vanno dati per scontati. Il sito è però un parco enorme con zone d'ombra, e un panino portato da casa consumato all'ombra dei cipressi del conte Fede è una soluzione che funziona benissimo. Acqua: portatela, almeno un litro e mezzo a testa d'estate.

Qual è il momento migliore dell'anno per visitare Villa Adriana

Aprile e maggio, senza discussioni, per la temperatura e per l'erba alta fra le rovine. Poi ottobre, per la luce bassa del pomeriggio. Da evitare la fascia fra le undici e le sedici di luglio e agosto: poca ombra, riverbero forte, distanze lunghe.

Villa Adriana si visita anche di sera

Nei mesi caldi l'Istituto organizza aperture serali con percorsi illuminati e appuntamenti culturali. Il calendario cambia ogni anno ed è pubblicato sul sito ufficiale: se capitate a Roma in estate, vale la pena controllare, perché il sito di notte è un'esperienza diversa da quella diurna.

Serve la guida per visitare Villa Adriana

Più che altrove, sì. Villa Adriana è un sito in cui quasi nulla si spiega da solo: senza qualcuno che racconti che cosa erano quei muri, tre ore diventano una passeggiata fra mattoni anonimi. Se non prendete una guida, almeno passate dieci minuti davanti al modello di Gismondi e portatevi una pianta. Il servizio di visita guidata dell'Istituto, dove previsto, si aggiunge al biglietto a 7 euro.

Che cosa vedere assolutamente a Villa Adriana se ho poco tempo

In un'ora e mezza: modello di Gismondi, Pecile, Canopo con il Serapeo, Teatro Marittimo. Se avete un quarto d'ora in più, aggiungete la Piazza d'Oro, che dal punto di vista architettonico è il pezzo più importante di tutto il complesso.

Si possono visitare le gallerie sotterranee di Villa Adriana

Non con il biglietto ordinario. La rete sotterranea, che comprende percorsi carrabili di dimensioni notevoli, viene aperta in occasione di visite tematiche e aperture straordinarie organizzate dall'Istituto. Il calendario è sul sito ufficiale ed è la cosa da controllare se il tema vi interessa.

Perché Villa Adriana è patrimonio UNESCO

È stata iscritta nel 1999 come capolavoro che riunisce in modo unico le forme più alte delle culture materiali dell'antico Mediterraneo, e soprattutto per il suo ruolo nella riscoperta dell'architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco e per l'influenza esercitata sui progettisti dell'Ottocento e del Novecento.

Quanto è grande Villa Adriana

L'area riconosciuta come pertinente alla villa copre con certezza circa centoventi ettari, e non è affatto detto che la perimetrazione attuale comprenda tutto il comprensorio antico. Il solo Pecile è un quadriportico di duecentotrentadue metri per novantasette; la vasca del Canopo misura centodiciannove metri per diciotto.

Chi ha costruito Villa Adriana e quando

L'imperatore Publio Elio Adriano, che regnò dal 117 al 138. I bolli laterizi documentano tre fasi costruttive principali, fra il 118 e il 121, fra il 125 e il 128 e fra il 134 e il 138. Sul pianoro esisteva già una villa di età sillana ampliata sotto Cesare, forse appartenuta alla famiglia della moglie Vibia Sabina, che fu inglobata nel Palazzo imperiale.

Dove sono finite le statue trovate a Villa Adriana

Sparse per i musei di mezza Europa. Oltre trecento opere maggiori furono asportate fra il Cinquecento e l'Ottocento. I Candelabri Barberini sono ai Musei Vaticani; i due Centauri di Aristeas e Papias, il Fauno in rosso antico e il Mosaico delle Colombe ai Musei Capitolini; altri pezzi sono al British Museum, all'Ermitage, al Louvre e in numerose collezioni europee.

Che cos'è il Canopo

Una lunga vasca di centodiciannove metri per diciotto, chiusa in fondo da un'esedra a semicupola detta Serapeo, che ospitava il triclinio estivo con lo stibadium e i giochi d'acqua. Sul lato lungo, colonnato con copie delle cariatidi dell'Eretteo di Atene, girate verso l'acqua per specchiarvisi.

Villa Adriana e Villa d'Este si possono visitare nello stesso giorno

Materialmente sì, sono a sei chilometri. Il mio parere professionale è che sia una cattiva idea: sono due monumenti che chiedono attenzioni opposte e comprimerli in una giornata significa attraversarli senza vederli. Se avete un giorno solo, sceglietene uno.

Si visita anche quando piove

Con la pioggia leggera sì, e anzi il sito con il cielo grigio ha una fotogenia particolare, ma tenete presente che i ripari sono pochi, il fondo diventa fangoso e alcune discese si fanno scivolose. Con la pioggia forte non ha senso: meglio dirottare su Villa d'Este, dove almeno il palazzo è coperto, o rimandare.

Che cos'è il Teatro Marittimo

Un complesso circolare della prima fase del cantiere, iniziato nel 118, con un portico anulare a colonne ioniche, un canale d'acqua e al centro un'isola su cui sorgeva una piccola residenza autosufficiente, con atrio, giardino, terme e latrine. Non aveva ponti fissi: si raggiungeva con brevi ponti mobili in legno ritirabili dall'interno.

Adriano ci viveva davvero

Solo negli ultimi anni. Adriano passò gran parte del suo regno viaggiando nelle province e tornò stabilmente in Italia nei primi mesi del 134; morì a Baia il 10 luglio del 138. Il cantiere durò vent'anni; il periodo in cui l'imperatore abitò davvero il complesso finito fu di gran lunga più breve.

Il mio giudizio finale su Villa Adriana a Tivoli

Accompagno gruppi a Tivoli da vent'anni, e ho una convinzione che ripeto sempre e che quasi sempre viene accolta con scetticismo: Villa Adriana è il monumento romano più difficile e insieme il più gratificante di tutto il Lazio. Difficile perché non regala nulla. Al Colosseo basta entrare per capire; qui bisogna sapere, immaginare, ricostruire. Chi arriva senza preparazione vede muri di mattoni e se ne va deluso, e la delusione è colpa del monumento tanto quanto è colpa della fretta con cui glielo hanno venduto.

Gratificante perché, una volta che la chiave gira, questo posto non ne rilascia più. Il momento in cui uno capisce che sotto i suoi piedi passavano carri, che sopra la sua testa c'erano volte rivestite di marmo colorato, che le nicchie vuote della Sala dei Filosofi sono vuote perché il loro contenuto è oggi in un museo di Pietroburgo, che l'isola del Teatro Marittimo esisteva perché l'uomo più potente della terra aveva bisogno di un posto dove nessuno potesse raggiungerlo: quel momento cambia il modo in cui si guarda ogni rovina, per sempre.

Quindi fate così. Entrate all'apertura, dedicate dieci minuti al modello di Gismondi, scendete subito al Canopo mentre è ancora vostro, e poi risalite lentamente controcorrente. Non guardate l'orologio. Fermatevi due minuti in silenzio dentro l'anello del Teatro Marittimo. Affacciatevi dal ciglio del Pecile a guardare i quattro piani delle Cento Camerelle e pensate a chi ci viveva. E prima di uscire, passate al Tempio di Venere con la luce del pomeriggio. Se avete tempo per una sola cosa a Tivoli, che sia questa; se ne avete per due giorni, il secondo dedicatelo a Villa d'Este e a Villa Gregoriana, con calma. Il modo peggiore di conoscere Villa Adriana è correrci dentro fra due pullman. Il modo migliore è avere il coraggio di darle una mattinata intera e nient'altro.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoVilla Adriana a Tivoli - Largo Marguerite Yourcenar, 1, 00010 Tivoli RM
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