Reggia di Caserta

La Reggia di Caserta ha il suo ingresso monumentale in Piazza Carlo di Borbone, 81100 Caserta, esattamente davanti alla stazione ferroviaria: si esce dal fabbricato viaggiatori, si attraversa la piazza e il cancello centrale è lì, senza bisogno di un mezzo. Il secondo accesso è in Corso Pietro Giannone 5, ed è quello riservato a chi entra con la bicicletta e a chi ha comprato il solo biglietto del Parco. Il complesso è chiuso il martedì e il 25 dicembre. Nel semestre aprile-settembre gli Appartamenti Reali aprono 8.30-19.15 con ultimo ingresso alle 18.15, il Parco Reale con il Bosco Vecchio e la Via d'Acqua 8.30-19.00 con ultimo ingresso alle 18.00, il Giardino Inglese 8.30-18.00 con ultimo ingresso alle 17.00; l'ultimo accesso dal cancello centrale è fissato alle 18.00. La Cappella Palatina osserva l'orario 8.30-18.15, il Teatro di Corte apre solo il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00 e resta chiuso in agosto, la Gran Galleria con le mostre temporanee apre 8.30-19.00 ed è chiusa il martedì. I biglietti pubblicati dal museo sono: cumulativo Appartamenti Reali con Parco e Giardino Inglese 18 euro, Appartamenti Reali 12 euro, Parco Reale e Giardino Inglese 9 euro, solo Parco Reale senza Giardino Inglese 3 euro acquistabile unicamente alla cassa fisica, Appartamenti Reali in orario serale 5 euro; l'acquisto online aggiunge 1 euro di prevendita. Il ridotto per i cittadini dell'Unione europea fra i 18 e i 24 anni compiuti è di 2 euro, il ridotto Campania ArteCard di 7 euro; sotto i 18 anni si entra gratis, e la gratuità vale anche per le persone con disabilità con Disability Card o legge 104 e per il loro accompagnatore, per gli insegnanti italiani con certificazione, per le guide turistiche abilitate dell'Unione europea, per i docenti e gli studenti universitari degli ambiti previsti dal decreto ministeriale, per i giornalisti e per i soci ICOM. La biglietteria è in piazza Carlo di Borbone e chiude alle 18.00. La prenotazione non è obbligatoria e i biglietti si comprano anche in loco, ma nei fine settimana e nelle giornate di ingresso gratuito conviene assicurarsi la fascia oraria in anticipo: il museo autorizza un solo rivenditore online, indicato sul proprio sito ufficiale, e i biglietti acquistati non sono rimborsabili né modificabili. Da Roma ci si arriva in poco più di un'ora con i treni veloci diretti, oppure in auto in circa due ore e mezza per l'A1 fino a Caserta Nord.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

Se state costruendo un giro fuori Roma di uno o due giorni, questa guida si affianca alle altre grandi residenze storiche raggiungibili in giornata dalla capitale, a partire da Villa d'Este e da Villa Adriana a Tivoli.

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

Che cosa è davvero la Reggia di Caserta

Chi arriva a Caserta con l'idea di visitare un palazzo commette lo stesso errore di misura che si fa a Versailles: pensa a un edificio, e si trova davanti a un programma politico. La Reggia di Caserta non è una residenza ingrandita. È il progetto di una capitale alternativa, disegnato da un solo uomo in un colpo solo, con dentro un palazzo di milleduecento stanze, una chiesa di corte, un teatro all'italiana, una biblioteca, una manifattura di seta a due chilometri, un acquedotto lungo trentotto chilometri costruito apposta per far funzionare le fontane, un parco che si allunga per tre chilometri in linea retta e un bosco di caccia grande quanto un quartiere. Tutto questo pensato insieme, non aggiunto negli anni. È questa simultaneità la cosa straordinaria, molto più della dimensione.

Il committente si chiamava Carlo di Borbone, aveva conquistato il Regno di Napoli nel 1734 a diciotto anni e governava uno Stato che, sulla carta d'Europa, era appena tornato indipendente dopo due secoli di viceré spagnoli e austriaci. Un re nuovo in una dinastia nuova ha bisogno di dimostrare che il suo regno esiste. Lo si dimostra con l'architettura, perché l'architettura non si può smentire. La misura del confronto era esplicita e dichiarata: la reggia di Versailles del suo bisnonno Luigi XIV e il Palazzo Reale di Madrid dove regnava il padre Filippo V. Caserta doveva reggere quel paragone e, nelle intenzioni, vincerlo.

Il risultato è il palazzo reale più grande del mondo per volume: oltre un milione di metri cubi, su un'area coperta di circa quarantasettemila metri quadrati. Un numero che non dice niente finché non si entra nel vestibolo ottagonale e si guarda dritto davanti a sé: il colpo d'occhio attraversa il corpo di fabbrica, esce dalla parte opposta, prende il viale del parco e va a finire tre chilometri più in là, sulla Grande Cascata che scende dal fianco del monte Briano. Un solo asse ottico, tenuto in piedi da un acquedotto. Quel colpo d'occhio, che a Caserta chiamano il cannocchiale, è la vera opera d'arte del complesso, e non ha bisogno di didascalie.

La mia opinione, dopo molti gruppi accompagnati qui dentro, è che la Reggia di Caserta sia il monumento italiano peggio visitato in proporzione a quello che offre. Non perché sia poco frequentato, tutt'altro. Perché quasi nessuno la visita nell'ordine giusto e quasi nessuno le concede il tempo che chiede. Si entra alle undici, si corre negli appartamenti, si arriva al parco alle due con il sole a picco e la lingua di fuori, si guarda la cascata da lontano, si torna indietro esausti e si va via convinti che sia un posto faticoso. È faticoso soltanto se lo si affronta senza un piano. Con un piano, è una delle giornate più piene che si possano passare a due ore da Roma.

Come arrivare alla Reggia di Caserta da Roma

Questo è il punto che decide la riuscita della giornata, perciò conviene affrontarlo per primo e con qualche numero in mano. La buona notizia è che Caserta, da Roma, è più vicina di quanto la maggior parte dei romani creda: la città è servita da treni diretti, la stazione è letteralmente di fronte al cancello del palazzo e non serve nessun trasferimento urbano. La cattiva notizia è che i tempi di percorrenza variano moltissimo a seconda del treno che si sceglie, con uno scarto che può superare le due ore fra la corsa più rapida e quella più lenta.

In treno da Roma alla Reggia di Caserta

Caserta è un nodo ferroviario importante, e da Roma Termini la raggiungono ogni giorno una ventina di collegamenti diretti, distribuiti fra categorie molto diverse. Ci sono i treni veloci che percorrono la linea ad alta velocità in direzione di Benevento, Foggia e Bari e fermano a Caserta: sono le corse più rapide in assoluto e coprono la distanza in poco più di un'ora, con punte intorno a un'ora e sette minuti. Ci sono gli Intercity, che impiegano circa due ore. E ci sono i regionali della vecchia linea per Cassino, che attraversano la valle del Liri e il basso Lazio fermando ovunque: costano molto poco, ma possono superare le tre ore di viaggio, e su una gita in giornata sono una scelta che si paga cara in termini di tempo.

Il mio consiglio operativo è secco: per la Reggia di Caserta si prende un treno veloce diretto in andata, il più mattiniero che si trova, e si torna con quello che si vuole. Un'ora di viaggio all'andata significa essere davanti al cancello alle nove e mezza avendo lasciato Roma alle otto, e avere quindi l'intera giornata di luce a disposizione. Tre ore e mezza all'andata significano arrivare a mezzogiorno, ed è la ricetta certa per non vedere il Giardino Inglese, che chiude prima di tutto il resto.

L'alternativa classica, quando gli orari dei diretti non tornano, è il cambio a Napoli Centrale: si scende dal Frecciarossa o dall'Italo dopo un'ora e dieci circa, e si prende un regionale per Caserta, che di norma impiega fra i trentacinque e i cinquanta minuti secondo il tipo di corsa. Funziona bene, e ha il vantaggio di lasciare molte più opzioni di orario, ma va calcolato il tempo del cambio: la stazione di Napoli Centrale è grande e nelle ore di punta i binari regionali richiedono qualche minuto di cammino. Chi arriva invece a Napoli Afragola sulla linea alta velocità trova un collegamento su gomma verso Caserta, ma è una soluzione da tenere come riserva, non come piano principale.

Il dettaglio che rende Caserta un caso unico in Italia è questo: la stazione è di fronte alla Reggia. Non a dieci minuti, non a una fermata di autobus. Si esce, si attraversa Piazza Carlo di Borbone e si è alla biglietteria in cinque minuti scarsi di cammino piano, con la facciata di Vanvitelli che occupa tutto il campo visivo. Chi viaggia con bambini, con valigie o con persone che camminano male capirà subito quanto valga questo dato, e quanto renda Caserta una gita più semplice, ad esempio, di una giornata a Villa Adriana.

Va segnalata anche la formula del treno storico che la Fondazione FS mette in servizio in alcuni periodi dell'anno fra Napoli e Caserta, con carrozze d'epoca degli anni Trenta e Cinquanta su un percorso di ventiquattro chilometri. È una corsa a calendario, non un servizio ordinario, e va verificata di volta in volta sul sito del museo o su quello del gestore; per chi viene da Roma può diventare un secondo giorno molto piacevole, non un modo per arrivare.

In auto da Roma alla Reggia di Caserta

In automobile la distanza da Roma è di circa duecento chilometri, quasi interamente in autostrada, e in condizioni normali di traffico si percorre in due ore e mezza. Il percorso è banale: A1 Milano-Napoli in direzione sud, uscita Caserta Nord, poi segnaletica per il centro. Chi risale invece da sud o preferisce la tangenziale campana esce a Caserta Sud sull'A30. Nel primo pomeriggio del venerdì e nei rientri domenicali il tratto fra Cassino e Capua può rallentare parecchio, e mezz'ora di margine non è mai sprecata.

Qui però arriva l'informazione che quasi nessuna guida mette in evidenza e che invece cambia la giornata: il museo non ha un proprio parcheggio per il pubblico. Non esiste un posteggio interno dove lasciare l'auto e trovarsi al cancello. Si parcheggia in città, nelle strutture e negli stalli di Caserta intorno alla piazza e alla stazione, con le tariffe e i limiti di sosta dei parcheggi urbani, e da lì si prosegue a piedi. È la ragione principale per cui, da Roma, il treno resta la scelta migliore: si evita il problema alla radice, non si guida per due ore prima e dopo una giornata già lunga di cammino, e la sera si torna leggendo. Per chi viaggia in camper esiste un'area di sosta nella zona del Bosco di San Silvestro, l'oasi boschiva che fa parte del complesso vanvitelliano.

Dall'aeroporto di Napoli e dal porto

L'aeroporto internazionale di Napoli Capodichino è a circa ventisei chilometri e ha un collegamento su autobus verso Caserta, oltre alla possibilità del taxi; in alternativa si raggiunge la stazione di Napoli Centrale e si prosegue in treno. Il porto di Napoli è a circa trentatre chilometri: da lì si può prendere un autobus dalla zona di via Francesco De Pretis oppure la metropolitana da Municipio fino a Garibaldi e poi il treno regionale per Caserta. Sono informazioni utili a chi arriva in Italia via mare o via aria e vuole vedere Caserta prima o dopo Roma, e cambiano poco la sostanza: il treno regionale Napoli-Caserta resta l'ultimo tratto in quasi tutte le combinazioni.

I due ingressi della Reggia di Caserta e chi deve usare quale

Gli ingressi non sono equivalenti e sbagliarli costa venti minuti di camminata inutile. Dal cancello di Piazza Carlo di Borbone si entra per il Palazzo Reale, ed è l'unico accesso valido per chi ha il biglietto degli Appartamenti e per chi possiede la Campania ArteCard, che va convertita in biglietto all'Infopoint. Dall'accesso di Corso Pietro Giannone 5 si entra per il solo Parco e per il Giardino Inglese, ed è anche l'unico varco consentito a chi arriva con la propria bicicletta, sia in entrata sia in uscita. Chi scende dal treno e ha comprato il biglietto cumulativo non deve pensarci: il cancello giusto è quello che ha davanti agli occhi appena attraversata la piazza.

Biglietti, orari e regole della Reggia di Caserta

Il sistema dei biglietti di Caserta è più articolato di quanto sembri, perché il complesso è in realtà composto da tre organismi che si possono visitare insieme o separatamente: il Palazzo, il Parco Reale con la Via d'Acqua, e il Giardino Inglese. Capire come si combinano fa risparmiare denaro a chi ha poco tempo e fa risparmiare fatica a chi ne ha molto.

Quanto costa entrare alla Reggia di Caserta

Il biglietto che copre tutto è il cumulativo da 18 euro, che comprende gli Appartamenti Reali, il Parco Reale e il Giardino Inglese. È quello che consiglio a chi arriva da Roma per la prima volta, per una ragione semplice: se si è fatto un viaggio di un'ora e mezza non ha senso vedere metà del complesso. Chi invece torna, o chi ha interessi precisi, può scegliere i biglietti singoli: Appartamenti Reali 12 euro, Parco Reale e Giardino Inglese 9 euro. Esiste poi un biglietto da 3 euro per il solo Parco Reale senza Giardino Inglese, che si acquista esclusivamente alla biglietteria fisica e non online, ed è un'occasione notevole per chi vuole soltanto camminare lungo la Via d'Acqua in una giornata bella. Nelle aperture serali degli Appartamenti il biglietto costa 5 euro. L'acquisto online aggiunge in tutti i casi un euro di diritto di prevendita.

Sul biglietto acquistato online compaiono due orari e questo genera confusione ogni singolo giorno alla cassa: quello delle 8.30 è l'orario di apertura del complesso vanvitelliano, non il vostro. Vale l'orario di fascia scelto al momento dell'acquisto, e non si entra prima. Non è nemmeno consentito uscire dal complesso e rientrare in giornata: una volta usciti, il biglietto viene annullato. Chi vuole pranzare fuori deve saperlo prima, non davanti al tornello.

Riduzioni e gratuità alla Reggia di Caserta

La struttura delle agevolazioni segue le regole ministeriali. Sotto i 18 anni l'ingresso è gratuito. Fra i 18 e i 25 anni non compiuti, per i cittadini dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo, il biglietto costa 2 euro più l'eventuale prevendita. I possessori di Campania ArteCard hanno un ridotto a 7 euro, ma devono obbligatoriamente entrare da piazza Carlo di Borbone e ritirare il titolo all'Infopoint. Entrano gratuitamente le persone con disabilità in possesso della Disability Card europea o della certificazione della legge 104 insieme a un accompagnatore, i gruppi scolastici con i loro insegnanti, i docenti italiani con la certificazione di servizio, i docenti e gli studenti universitari delle facoltà previste, le guide e gli interpreti turistici abilitati dell'Unione europea, i giornalisti, i soci ICOM, i volontari delle associazioni culturali riconosciute e il personale del Ministero della Cultura.

Un chiarimento che risparmia telefonate: il certificato che consente l'ingresso gratuito agli insegnanti ha validità annuale per chi è di ruolo e vale per la durata del contratto per chi è a tempo determinato. Il voucher della Carta del Docente, invece, non serve per il percorso di visita ordinario: si può spendere per l'accesso a mostre o esposizioni temporanee con biglietto separato, non per gli Appartamenti Reali. Sono due cose diverse e vengono confuse di continuo.

La domenica gratuita e gli abbonamenti alla Reggia di Caserta

Come tutti i musei statali, la Reggia di Caserta partecipa alla domenica di ingresso gratuito al museo. I biglietti a costo zero sono contingentati per numero e per fascia oraria e vengono messi a disposizione online a partire dalle undici del lunedì mattina precedente. Chi ci prova la domenica stessa, a mezzogiorno, trova esaurito. Nelle giornate di gratuità il Teatro di Corte, la Gran Galleria e il Giardino Inglese restano chiusi, e questo è il motivo per cui io, ai gruppi, la domenica gratuita non la consiglio mai: si risparmiano diciotto euro e si perde una parte consistente di quello per cui si è venuti, in mezzo a una folla che rende impossibile guardare una volta affrescata con calma. Se il budget è il vincolo principale, meglio il biglietto da 3 euro del solo Parco in un giorno feriale.

Per chi abita in zona o torna spesso esiste una formula di abbonamento annuale, la ReggiaCard, articolata in più tipologie e acquistabile anche online. Ha senso da tre visite l'anno in su, e per chi usa il parco come luogo di passeggiata, che è poi il modo in cui i casertani lo vivono davvero.

Gli orari della Reggia di Caserta, ambiente per ambiente

Gli orari non sono uniformi e questa è la trappola classica. Nel semestre aprile-settembre gli Appartamenti Reali osservano l'orario 8.30-19.15 con ultimo ingresso alle 18.15. Il Parco Reale, cioè il Bosco Vecchio e la Via d'Acqua, apre 8.30-19.00 con ultimo ingresso alle 18.00. Il Giardino Inglese chiude prima di tutti: 8.30-18.00, ultimo ingresso alle 17.00, e resta chiuso nelle domeniche di gratuità. L'ultimo accesso dal cancello centrale è alle 18.00. La Cappella Palatina apre 8.30-18.15 con ultimo ingresso alle 18.10 e ospita la messa domenicale dalle 11.00 alle 12.00, non celebrata in agosto. Il Teatro di Corte apre soltanto il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00, ultimo ingresso alle 12.45, ed è chiuso nelle giornate di gratuità e per tutto il mese di agosto. La Gran Galleria, sede delle mostre temporanee, apre 8.30-19.00 con ultimo ingresso alle 18.00 e osserva la chiusura del martedì.

Tradotto in pratica: se volete vedere il Teatro di Corte dovete venire di sabato o di domenica e dovete essere dentro entro le dodici e tre quarti. Se volete il Giardino Inglese dovete entrare nel parco entro le cinque del pomeriggio, il che significa lasciare gli appartamenti entro le due e mezza. Chi organizza la giornata al contrario, cominciando dal parco, deve sapere che gli appartamenti restano aperti più a lungo e quindi sopportano meglio la seconda metà del pomeriggio.

Va detto con franchezza che il complesso è un cantiere permanente di restauro e che porzioni del percorso possono essere temporaneamente inaccessibili, anche per ragioni di personale. Il calendario aggiornato e gli avvisi si trovano sul sito ufficiale del museo, e prima di partire da Roma vale la pena dargli un'occhiata, esattamente come si controlla il meteo.

Che cosa si può portare dentro la Reggia di Caserta

Negli Appartamenti Reali, in Cappella Palatina, nel Teatro di Corte e nella Gran Galleria non sono ammessi ombrelli e zaini di dimensioni superiori a 40 per 30 per 10 centimetri; gli zaini e le borse di misura inferiore vanno comunque portati sul davanti. Non sono ammessi gli zaini portabimbo, mentre i marsupi per neonati sono consentiti purché tenuti davanti. Gli animali non possono entrare, con l'unica eccezione dei cani da assistenza per persone con disabilità certificate. I droni sono vietati. Le fotografie e i video per uso personale si possono fare; le riprese a scopo di lucro sono soggette ad autorizzazione e a tariffe. Esiste un servizio di guardaroba e una mappa gratuita distribuita al punto accoglienza, che conviene prendere perché nel parco l'orientamento è meno ovvio di quanto la geometria lasci credere.

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

Carlo di Borbone e l'idea che generò la Reggia di Caserta

Nel 1750 il Regno di Napoli aveva sedici anni di vita indipendente e un re di trentaquattro. Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, aveva ereditato dalla madre l'ossessione dinastica e dal padre il gusto per le imprese edilizie di scala continentale. Aveva già avviato il Teatro di San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, gli scavi di Ercolano e di Pompei, la manifattura di porcellane di Capodimonte. Gli mancava la cosa più importante: una residenza che dicesse al resto d'Europa che i Borbone di Napoli non erano un ramo cadetto ma una monarchia vera.

La scelta di allontanarsi dalla costa non fu un capriccio estetico ma una decisione militare. Nel 1742 una squadra navale britannica si era presentata davanti a Napoli e aveva imposto al re, con la minaccia dei cannoni puntati sulla città, di dichiararsi neutrale nella guerra di successione austriaca. Un sovrano che riceve un ultimatum dal mare, e che può essere raggiunto in poche ore da una flotta ostile, impara la lezione. La nuova residenza doveva essere lontana dalla portata delle artiglierie navali. La piana di Caserta, una trentina di chilometri nell'entroterra rispetto a Napoli, offriva distanza dalla costa, acqua potenzialmente disponibile dai monti del Taburno, terreni fertili e una posizione centrale rispetto alle vie che risalivano verso Roma.

Il piano andava oltre il palazzo. Carlo pensava di spostare a Caserta una parte delle strutture amministrative dello Stato e di collegare la nuova sede alla capitale con un viale monumentale di oltre quindici chilometri, un asse rettilineo che avrebbe fatto di Napoli e Caserta un unico organismo urbano. Quel viale non fu mai costruito, e anche il palazzo perse per strada la cupola centrale e le quattro torri angolari previste nel progetto originale. Ma l'ambizione iniziale spiega perché tutto, qui, sia sovradimensionato rispetto a una semplice residenza di campagna: Caserta doveva essere una capitale di riserva, non una villa di caccia.

Il rifiuto di Nicola Salvi e la chiamata di Luigi Vanvitelli

Il primo nome a cui il re pensò fu quello di Nicola Salvi, l'architetto romano che stava portando avanti il cantiere della Fontana di Trevi. Salvi rifiutò per motivi di salute, e la storia dell'architettura europea prese una strada diversa. Il re si rivolse allora a Luigi Vanvitelli, che in quel momento lavorava per lo Stato Pontificio ai restauri della basilica di Loreto e che dovette essere formalmente ceduto da Roma a Napoli: Carlo ottenne dal papa il permesso di impiegare l'architetto, in una trattativa che oggi chiameremmo un trasferimento fra amministrazioni.

Vanvitelli era il figlio del pittore olandese Gaspar van Wittel, il vedutista che a Roma aveva inventato il modo moderno di guardare la città. Da lui il figlio aveva imparato una cosa che nessun trattato insegna: come si costruisce una veduta. Non è un dettaglio biografico da nota a piè di pagina. L'intero impianto di Caserta, con quel cannocchiale ottico che parte dal vestibolo e finisce sulla cascata, è la traduzione in muratura del mestiere paterno. Un architetto senza quella formazione avrebbe progettato un palazzo con un giardino dietro; Vanvitelli ha progettato un quadro e poi ci ha costruito dentro un palazzo.

L'acquisto dei terreni e la posa della prima pietra

Sull'area prescelta sorgeva il palazzo cinquecentesco degli Acquaviva, principi di Caserta. Il re lo acquistò dall'erede, il duca Michelangelo Caetani, per 489.343 ducati, cifra enorme ma quasi certamente frutto di uno sconto pesante: i Caetani avevano già subito la confisca di parte del patrimonio per trascorsi antiborbonici, e non erano nella posizione di trattare. Su quelle fondamenta cinquecentesche, inglobate nel nuovo corpo di fabbrica, nacque la Reggia.

Vanvitelli arrivò a Caserta nel 1751 e si mise subito al lavoro, con la consegna esplicita di farne uno dei palazzi più belli d'Europa. Il 22 novembre 1751 sottopose al re il progetto definitivo. Due mesi dopo, il 20 gennaio 1752, giorno del compleanno del sovrano, la prima pietra fu posata con una cerimonia costruita come uno spettacolo: squadroni di cavalleggeri e di dragoni schierati a segnare sul terreno il perimetro dell'edificio che sarebbe sorto, in modo che la corte potesse vedere con gli occhi quanto sarebbe stato grande. Quel momento è dipinto sulla volta della Sala del Trono nell'affresco di Gennaro Maldarelli, ed è uno dei pochi casi in cui un edificio contiene la rappresentazione della propria nascita.

Il cantiere e gli uomini di Vanvitelli

Un'impresa di questa scala non si regge su un uomo solo. Vanvitelli si circondò di collaboratori scelti: Marcello Fronton lo affiancò nei lavori del palazzo, Francesco Collecini seguì il parco e l'acquedotto e sarebbe diventato l'architetto di San Leucio, il parigino Martin Biancour fu nominato capo giardiniere. Nel 1753, quando la fabbrica del palazzo era già avviata, cominciarono i lavori del parco.

La manodopera è un capitolo che si racconta poco e che merita di essere detto senza giri di parole. Nel Settecento il cantiere impiegò in larga misura prigionieri e schiavi cosiddetti barbareschi, catturati dalle navi napoletane nelle operazioni contro la pirateria delle coste nordafricane, oltre a forzati e a manovalanza locale. Quando, nel secolo successivo, il controllo francese dell'Algeria fece cessare quel flusso, il costo del lavoro salì e i tempi si allungarono. La bellezza di Caserta poggia anche su questo, e una guida onesta lo dice.

Perché la Reggia di Caserta non fu mai completata

Nel 1759 Carlo di Borbone ereditò il trono di Spagna, divenne Carlo III e lasciò Napoli per Madrid. Il committente se ne andava dopo sette anni di cantiere. I sovrani che gli succedettero non ebbero mai la stessa determinazione: Ferdinando IV, poi Ferdinando I delle Due Sicilie dopo il congresso di Vienna, Francesco I, Ferdinando II, Francesco II. L'unico che diede un contributo di gusto e di denaro fu Gioacchino Murat, nel decennio francese, che vi fece realizzare un intero appartamento in stile impero.

Il colpo definitivo arrivò il 1 marzo 1773, con la morte di Luigi Vanvitelli. Gli succedette il figlio Carlo Vanvitelli, architetto capace ma meno visionario e meno testardo del padre, che si trovò a portare avanti un disegno concepito da un altro senza avere l'autorità per imporlo. Il palazzo fu dichiarato finito soltanto nel 1845, novantatre anni dopo la prima pietra, benché fosse già abitato dal 1780. La cupola non fu mai costruita, le quattro torri angolari nemmeno, le quattro statue colossali delle Virtù Principesche previste all'ingresso restarono sulla carta. Caserta è, in senso proprio, un capolavoro incompiuto, e chi la guarda sapendolo la guarda meglio.

La Reggia di Caserta come residenza reale: due secoli di vicende

Il palazzo cominciò a essere abitato prima di essere finito, come capita a tutte le costruzioni troppo grandi. Ferdinando IV di Napoli, figlio di Carlo e re a otto anni sotto la reggenza di Bernardo Tanucci, ne fece la propria residenza di caccia e vi si trasferì stabilmente dopo l'eruzione del Vesuvio del 1767, che gli tolse ogni voglia di risiedere ancora al Palazzo Reale di Portici, troppo vicino al vulcano. Da quel momento Caserta diventò il luogo dove la corte borbonica passava buona parte dell'anno.

Sua moglie, Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, figlia di Maria Teresa e sorella di Maria Antonietta, si occupò personalmente della decorazione degli interni con un gusto colto e una determinazione politica evidente. È a lei che si devono la raccolta della pinacoteca, la collezione di porcellane e, soprattutto, l'idea del Giardino Inglese. Chi visita Caserta pensando che sia un palazzo maschile, fatto di caccia e di parate, non ha capito quale metà del complesso porta la firma della regina.

Nel 1799 la proclamazione della Repubblica Partenopea espropriò il palazzo e le altre proprietà della corona. L'edificio non subì danni strutturali gravi, ma fu spogliato di gran parte del mobilio prezioso; una porzione venne recuperata con la Restaurazione, e fu la stessa Maria Carolina a occuparsi del riallestimento, dando agli ambienti l'assetto che in sostanza conservano ancora. Nel 1806 Napoleone conquistò il Regno di Napoli e ne diede la corona al fratello Giuseppe Bonaparte; la famiglia borbonica riparò in Sicilia sotto protezione britannica. Nel 1808 Giuseppe fu spedito a regnare in Spagna e il suo posto a Napoli fu preso da Gioacchino Murat, che di Caserta si innamorò davvero e vi fece allestire l'appartamento impero che oggi è una delle sezioni più eleganti della visita.

Dopo il congresso di Vienna del 1815 la monarchia borbonica tornò con il nome di Regno delle Due Sicilie, e il palazzo tornò a fare quello che aveva sempre fatto: residenza di caccia, luogo di corte, sede di cerimonie. Ma cominciò anche una lunga decadenza. Nel 1860 il regno fu incorporato nel Regno d'Italia; la Reggia passò ai Savoia, che la usarono in modo occasionale, ospitandovi fra gli altri Emanuele Filiberto duca d'Aosta, finché nel 1919 Vittorio Emanuele III non la cedette allo Stato italiano. Da lì in avanti la storia di Caserta è una storia pubblica: accademia militare, quartier generale alleato, museo statale, sito UNESCO.

L'architettura della Reggia di Caserta: i numeri e il disegno

Definita la conclusione monumentale del Barocco italiano, la Reggia di Caserta è in realtà un edificio di confine, con un impianto barocco nella scenografia e un vocabolario già classicista nelle superfici. Il complesso, terminato nel 1845, conta circa milleduecento stanze e millesettecentoquarantadue finestre, per una spesa complessiva stimata in 8.711.000 ducati. Il fronte meridionale, quello che si vede arrivando dalla piazza, misura poco meno di duecentocinquanta metri di lunghezza per quasi trentotto metri di altezza. Il palazzo copre circa quarantasettemila metri quadrati, dispone di oltre mille canne fumarie e di trentaquattro scale, e con oltre un milione di metri cubi è la residenza reale più grande del mondo per volume.

La pianta è un rettangolo con due corpi di fabbrica interni che si incrociano a croce e ritagliano quattro cortili di oltre tremilaottocento metri quadrati ciascuno. È un impianto di derivazione spagnola, lo stesso principio dell'Escorial e del Palazzo Reale di Madrid, applicato però con una logica di illuminazione e di circolazione moderna: nessun ambiente resta cieco, ogni corpo di fabbrica ha due affacci, e la distribuzione dei servizi corre lungo assi indipendenti da quelli di rappresentanza. Vanvitelli aveva ricevuto l'ordine di fare una cosa magnifica, ma era un uomo pratico e ha fatto una cosa magnifica che funzionasse.

Le facciate e le statue mai realizzate

La facciata principale presenta un avancorpo centrale coronato da un frontone e, ai lati, altri due avancorpi in corrispondenza dell'innesto del corpo trasversale. Il ritmo è scandito da dodici colonne e da un bugnato che occupa il livello inferiore, alleggerendosi verso l'alto secondo la regola classica. Il fronte verso il giardino ripete lo stesso disegno, con la variante delle finestre inquadrate da lesene scanalate. Secondo il progetto di Vanvitelli, l'ingresso principale avrebbe dovuto essere sorvegliato da quattro statue colossali raffiguranti altrettante Virtù Principesche disposte in un ordine preciso: Magnificenza, Giustizia, Clemenza, Pace. Non furono mai scolpite. Guardando la facciata oggi, il vuoto lasciato da quelle quattro figure spiega perché il prospetto sembri a molti un poco severo: gli manca il commento morale che l'architetto ci aveva scritto sopra.

Il vestibolo ottagonale e il cannocchiale della Reggia di Caserta

Passata la soglia si entra nel vestibolo inferiore ottagonale, di quindici metri e ventidue di diametro, cinto da venti colonne doriche. A destra e a sinistra si aprono i passaggi verso i cortili; di fronte, un triplice porticato conduce al centro geometrico dell'edificio, e in fondo un terzo vestibolo apre sul parco. Chi entra distratto attraversa questo spazio in venti secondi. Chi si ferma, invece, si accorge di essere dentro un cannocchiale: da quel punto lo sguardo attraversa tutto il palazzo, esce dal lato nord, imbocca il viale del parco e arriva fino alla Grande Cascata, tre chilometri più avanti.

È il colpo di teatro più intelligente dell'architettura italiana del Settecento, e funziona per una ragione tecnica che merita di essere spiegata: il piano del parco sale progressivamente verso il monte, così che le vasche e le fontane, invece di scomparire in prospettiva, si dispongano una sopra l'altra come i piani di un teatro. Vanvitelli non ha piazzato le fontane dove erano comode; le ha piazzate dove servivano al quadro. Se avete tempo per un solo gesto in tutta la visita, fatelo qui: mettetevi al centro del vestibolo, sull'asse, e guardate. Poi tornateci a fine giornata, quando la luce viene da ovest e la cascata è illuminata di taglio.

Lo Scalone d'Onore della Reggia di Caserta

Sul lato del vestibolo ottagonale si apre il Scalone d'Onore, o scalone reale, largo diciotto metri e mezzo e alto quattordici e mezzo, in marmi di più colori, con una rampa unica che sale e si sdoppia in due rampe opposte fino al vestibolo superiore. È il capolavoro assoluto di Vanvitelli e uno dei tre o quattro scaloni più importanti d'Europa, insieme a quello di Würzburg di Balthasar Neumann e a quello del Palazzo Reale di Madrid.

Il trucco è ottico e teatrale al tempo stesso. Chi sale dalla rampa centrale vede davanti a sé una parete cieca e non capisce dove porti la scala; solo arrivando al pianerottolo scopre che lo spazio si apre in due direzioni e che sopra la testa si spalanca una doppia volta ellittica. Il vestibolo superiore, poi, è forato da aperture attraverso le quali la corte poteva assistere all'arrivo degli ospiti senza essere vista, e da cui filtravano la musica e la luce. Era una macchina per fare impressione, progettata da un uomo che sapeva esattamente quale effetto voleva ottenere e in quale ordine.

Ai margini del primo pianerottolo vegliano due leoni in marmo, opera di Pietro Solari e Paolo Persico: uno rappresenta la forza domata dalle armi, l'altro la forza guidata dalla ragione, e insieme sono un discorso sul buon governo travestito da decorazione. Sulla parete centrale è addossata la statua di Carlo di Borbone scolpita da Tommaso Solari, affiancata dalle allegorie della Verità di Andrea Violani e del Merito di Gaetano Salomone. La volta fu affrescata da Girolamo Starace Franchis con Le quattro Stagioni e La reggia di Apollo, un programma che assimila il sovrano al sole e il suo regno al ciclo naturale: iconografia solare di ascendenza versagliese, applicata con misura napoletana.

Di fronte alla scalinata fu collocato nel 1807 l'Ercole latino, detto anche Ercole Farnese in riposo, statua antica rinvenuta nell'agosto del 1545 nelle Terme di Caracalla insieme al ben più celebre Ercole Farnese oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Restaurata dallo scultore Angelo Brunelli, la statua è posata su un piedistallo con il motto Gloria virtutem post fortia facta coronat, la gloria incorona la virtù dopo le imprese coraggiose. Occupa il posto che Vanvitelli aveva destinato a una fontana con Ercole incoronato dalla Gloria, mai eseguita: un'altra sostituzione, un altro pezzo di progetto rimasto sulla carta.

Un'osservazione da guida, e la dico contro corrente: lo Scalone d'Onore è l'ambiente più fotografato di Caserta e paradossalmente il meno guardato. La gente sale scattando e non alza mai la testa alla doppia volta, che è la vera invenzione strutturale dello spazio. Salite lentamente, fermatevi sul pianerottolo, giratevi verso il basso. La scala vista dall'alto, con le persone che salgono, è un'altra cosa rispetto alla scala vista dal basso.

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

La Cappella Palatina della Reggia di Caserta

Dal vestibolo superiore, di fronte a chi arriva dallo scalone, si apre la Cappella Palatina. Il modello dichiarato è la cappella reale di Versailles, e il riferimento non è nascosto: aula rettangolare a navata unica, colonne binate che reggono una volta a botte, matroneo per la famiglia reale, altare maggiore in fondo con il presbiterio rialzato. Vanvitelli la progettò come una sala di rappresentanza sacra, cioè come uno spazio in cui la liturgia e la corte convivono senza che nessuna delle due prevalga.

La cappella fu inaugurata nel Natale del 1784 e conserva ancora la sensazione originale di un ambiente pensato per la luce: le finestre alte proiettano lame di chiarore sulle superfici di marmo, e la doratura è usata con parsimonia rispetto al gusto napoletano contemporaneo. Durante la seconda guerra mondiale l'ambiente subì danni gravi: andarono perduti gli organi e la totalità degli arredi sacri. Il restauro ha restituito la struttura e le superfici, non gli arredi, e questa assenza si sente: una cappella di corte senza organo e senza suppellettili è un corpo senza voce.

La messa domenicale si celebra dalle 11.00 alle 12.00, con sospensione nel mese di agosto. Il mio consiglio è di visitarla nella prima mezz'ora di apertura, quando il sole del mattino entra da est e la volta a botte restituisce quella luce diffusa e un poco fredda che i pittori settecenteschi chiamavano lume di chiesa.

Il Teatro di Corte della Reggia di Caserta

Alle spalle della cappella, inglobato dentro il palazzo, si nasconde uno degli ambienti più belli e meno visti dell'intero complesso: il Teatro di Corte, inaugurato nel 1769 alla presenza di Ferdinando IV. Ha pianta a ferro di cavallo, cinque ordini di palchi, una capienza di circa quattrocentocinquanta posti, colonne in alabastro di Sicilia recuperate dagli scavi del Serapeo di Pozzuoli e un palco reale sistemato al centro del secondo ordine.

La trovata geniale, però, è dietro il palcoscenico. La parete di fondo si può aprire su un ambiente che dà direttamente sul parco: significa che il fondale della scena poteva essere il giardino vero, con gli alberi veri e il cielo vero al posto di una tela dipinta. Non conosco nessun altro teatro storico italiano in cui il paesaggio entri in scena in questo modo. Vanvitelli, figlio di un vedutista, ha portato la veduta dentro il teatro.

Il Teatro di Corte è anche il precedente diretto del Teatro di San Carlo per certi accorgimenti acustici, ed è considerato uno dei teatri settecenteschi meglio conservati d'Europa perché non ha subito i rifacimenti ottocenteschi che hanno trasformato quasi tutti gli altri. Attenzione all'orario, perché è la prima cosa che si perde: apre solo il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00, con ultimo ingresso alle 12.45, ed è chiuso ad agosto e nei giorni di ingresso gratuito. Se venite da Roma di sabato, mettetelo per primo in programma e poi salite agli appartamenti: al contrario non ce la fate.

Gli Appartamenti Reali della Reggia di Caserta, sala per sala

Alla sinistra del vestibolo superiore comincia il percorso degli appartamenti veri e propri. È una sequenza lunga, disposta secondo la logica dell'infilata settecentesca: le porte sono allineate, e da un capo all'altro si vede l'intera prospettiva delle stanze. Non è un vezzo. L'infilata serviva a misurare la distanza sociale: chi era ricevuto nella prima sala contava poco, chi arrivava alla camera da letto del re contava moltissimo. Percorrere gli appartamenti in ordine significa risalire la gerarchia della corte borbonica un ambiente alla volta.

La Sala degli Alabardieri

Si comincia dalla Sala degli Alabardieri, il primo filtro, dove stazionava il corpo di guardia scelto. Sulla volta è l'affresco di Domenico Mondo del 1785, con il trionfo delle armi borboniche: una pittura tardobarocca di grande scioltezza, l'ultimo respiro della scuola napoletana prima che il neoclassicismo prendesse il sopravvento. Mondo fu allievo di Francesco Solimena e ne portò avanti la maniera con una tavolozza più chiara. Guardate le figure allegoriche negli angoli: sono ancora settecento pieno, mentre a quindici metri di distanza, nell'Appartamento Nuovo, si è già in pieno impero. Caserta è un edificio dove i decenni si toccano passando una porta.

La Sala delle Guardie del Corpo

Segue la Sala delle Guardie del Corpo, arredata in stile impero e decorata con dodici bassorilievi di Gaetano Salomone, Paolo Persico e Tommaso Bucciano, con storie tratte dalla mitologia e dalla storia antica. Sono opere che si guardano male perché sono in alto e perché nessuno le indica: fermatevi almeno su due o tre e cercate il modo in cui i tre scultori, pur lavorando insieme, mantengono ciascuno il proprio segno. Persico è il più drammatico, Salomone il più composto.

La Sala di Alessandro

La terza sala è intitolata ad Alessandro il Grande ed è detta anche del baciamano, perché qui il sovrano riceveva l'omaggio dei sudditi ammessi a corte. La volta è affrescata da Mariano Rossi, che vi dipinse nel 1787 il Matrimonio di Alessandro e Rossane: un soggetto scelto con intenzione, perché celebra l'unione fra il conquistatore occidentale e la principessa orientale, cioè l'idea di una monarchia che unisce mondi diversi. Mariano Rossi è lo stesso pittore siciliano che a Roma aveva affrescato il salone della Galleria Borghese; chi conosce quel soffitto riconosce qui la stessa energia rotatoria delle figure.

La Sala di Alessandro occupa il centro della facciata principale e funziona da cerniera: a sinistra si va nell'Appartamento Vecchio, a destra nell'Appartamento Nuovo. È il punto in cui bisogna decidere l'ordine della visita, e il mio consiglio è di andare prima a sinistra, nel Vecchio, perché è cronologicamente coerente e perché in fondo a quel braccio si trova il Presepe, che con la stanchezza addosso non si apprezza.

L'Appartamento Vecchio e le sale delle Quattro Stagioni

L'Appartamento Vecchio fu il primo a essere abitato, da Ferdinando IV e da Maria Carolina, ed è quello in cui si sente ancora l'aria del Settecento. Le pareti sono rivestite con le sete della manifattura di San Leucio, prodotte a due chilometri di distanza dentro lo stesso complesso reale: un caso rarissimo in Europa di residenza che si autoproduce i tessuti. Le prime quattro stanze sono sale di conversazione dedicate alle Quattro Stagioni, affrescate fra gli altri da Antonio Dominici e Fedele Fischetti, con un programma iconografico che lega il ciclo dell'anno alle virtù della vita di corte. Fischetti in particolare è uno dei nomi da tenere a mente: la sua pittura chiara, elegante, quasi disegnata, è la prova che a Napoli il neoclassicismo arrivò per via di grazia e non per via di rigore.

Lo studio e la camera di Ferdinando II

Segue lo studio di Ferdinando II, e qui si arriva a uno dei punti alti dell'intera visita: le tempere di Jakob Philipp Hackert, il paesaggista tedesco che fu pittore di corte dei Borbone e amico di Goethe. Hackert dipinse per queste pareti le vedute di Capri, Persano, Ischia, della Vaccheria di San Leucio, di Cava de' Tirreni e del Giardino Inglese della Reggia stessa. Quest'ultima è un documento di prima mano straordinario: mostra il giardino com'era pochi anni dopo la piantumazione, quando gli alberi erano ancora piccoli e le finte rovine sembravano quello che erano, cioè finte. Confrontare quella veduta con il giardino di oggi, dopo la visita, è uno degli esercizi più istruttivi che si possano fare a Caserta.

Dallo studio, attraverso un disimpegno, si passa alla camera da letto di Ferdinando II. I mobili originali furono distrutti dopo la morte del sovrano, avvenuta nel 1859 per una malattia ritenuta contagiosa, e rifatti in stile impero. È una stanza che racconta due cose insieme: la fine di una dinastia e la paura del contagio nell'Ottocento preunitario. Il letto che si vede non è quello in cui morì il re, e sapere il perché cambia il modo in cui si guarda l'ambiente.

Le sale dei ricevimenti e la Biblioteca Palatina

Oltre la camera si aprono la sala dei ricevimenti e una serie di anticamere che portano alla Biblioteca Palatina, voluta da Maria Carolina e ordinata secondo criteri illuministici. Non è la biblioteca di un re che colleziona: è la biblioteca di una regina che legge, con sezioni scientifiche, di storia naturale, di diritto e di viaggi accanto ai classici. I mobili sono disegnati apposta, gli scaffali seguono la curva delle pareti, e la luce entra da finestre alte che proteggono i dorsi dei volumi. Chi ha interesse per la storia del libro dovrebbe rallentare qui più che altrove.

La Sala Ellittica e il Presepe Reale della Reggia di Caserta

Dalla biblioteca si passa alla Sala Ellittica, che ospita il Presepe Reale, e cioè uno dei due o tre presepi napoletani più importanti al mondo insieme a quelli di Palazzo Reale e del Museo di San Martino a Napoli.

La tradizione del presepe di corte fu inaugurata da Carlo di Borbone e portata avanti dai successori. Il vero appassionato fu Francesco I, collezionista instancabile di pastori, ma l'intera famiglia reale partecipava: dall'archivio storico della Reggia risulta che alla costruzione annuale del presepe lavoravano artisti e artigiani di corte, fra cui i pittori e scenografi Salvatore Fergola e Giovanni Cobianchi, e insieme a loro le principesse e le dame di corte, che cucivano personalmente gli abiti delle figure. È un dettaglio che ribalta l'immagine della corte borbonica come luogo di ozio: per settimane, ogni anno, le donne della famiglia reale facevano le sarte.

La struttura di base, che nel lessico presepiale napoletano si chiama lo scoglio, è costruita in sughero e occupa una superficie di circa quaranta metri quadrati. Vi sono disposte circa milleduecento figure, collocate secondo regole rigide che assegnano a ogni scena canonica il suo posto: la Natività e l'Adorazione dei Magi, il pascolo delle bufale, la sosta alla fontana, il mercato, la taverna napoletana con i musici e gli avventori. Le figure principali sono interamente in terracotta; quelle minori hanno un'anima di stoppa sorretta da un filo di ferro, con soltanto la testa, le mani e i piedi in terracotta. A questo si aggiungono le cosiddette minuterie, cioè i minuscoli oggetti di corredo, cesti, salumi, ceste di pesce, brocche, ferri del mestiere, che nel presepe napoletano del Settecento sono un genere artistico autonomo, spesso in argento e in avorio.

Quello esposto nella Sala Ellittica è una ricostruzione realizzata nel 1988 del grande presepe fatto allestire da Ferdinando II nel 1844. L'originale andò perduto in seguito a un furto avvenuto nel 1985, una ferita che a Caserta si ricorda ancora. La ricostruzione non ha il valore documentario dell'originale, ma ha un pregio che nessuna vetrina di museo possiede: rispetta l'ordine e la logica narrativa del presepe reale, e permette di leggere il modo in cui il Settecento napoletano rappresentava se stesso. Il presepe napoletano non è un oggetto devozionale: è un ritratto di società, in cui il sacro occupa un angolo e il resto della scena è occupato dal popolo, dal cibo, dal commercio e dalla taverna.

L'Appartamento Nuovo: la Sala di Marte

Tornando alla Sala di Alessandro e prendendo a destra si entra nell'Appartamento Nuovo, costruito fra il 1806 e il 1845, cioè fra il decennio francese e la fine del regno borbonico. Il salto di stile è netto e vale la pena percepirlo tutto in una volta: si esce dal Settecento e si entra nell'impero.

Il primo ambiente è la Sala di Marte, progettata da Antonio de Simone in stile neoclassico e affrescata da Antonio Galliano. È dedicata al dio della guerra e allestita come un manifesto militare: bassorilievi con trofei di armi, vittorie alate, il repertorio napoleonico applicato a una monarchia che il Napoleonide lo aveva subito. Il dettaglio che mi diverte sempre raccontare è proprio questo: i Borbone tornati nel 1815 non demolirono la decorazione impero voluta dai francesi, la ereditarono e la completarono. In politica si chiama pragmatismo, in storia dell'arte si chiama continuità di cantiere.

La Sala di Astrea

Segue la Sala di Astrea, dedicata alla dea della giustizia, con rilievi e stucchi dorati di Valerio Villareale e Domenico Masucci. Villareale, palermitano, era uno degli scultori neoclassici più raffinati del Mezzogiorno e aveva lavorato a Roma nella cerchia di Canova: nei suoi rilievi si riconosce quella superficie levigata, quasi lattea, che è la firma della scuola canoviana. Astrea è la dea che, secondo il mito, abbandonò la terra per ultima quando gli uomini si corruppero, ed è quindi un soggetto adattissimo a un'anticamera del trono: il sovrano che riceve qui si presenta come colui che la fa tornare.

La Sala del Trono della Reggia di Caserta

Si arriva così all'ambiente più ricco dell'intero palazzo: la Sala del Trono, lunga trentasei metri e larga tredici e mezzo, ultimata nel 1845 su progetto dell'architetto Gaetano Genovese. Qui il re riceveva ambasciatori e delegazioni ufficiali, qui si amministrava la giustizia sovrana, qui si tenevano i balli di corte.

La decorazione è un discorso politico scritto sulle pareti. Lungo il perimetro corre una serie di medaglioni dorati con l'effigie di tutti i sovrani di Napoli, da Ruggero d'Altavilla a Ferdinando II di Borbone, con due assenze eloquenti: Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, cancellati dalla successione perché considerati usurpatori. Sotto, una seconda serie riporta gli stemmi di tutte le province del regno, cioè la mappa del potere. Sulla volta domina l'affresco di Gennaro Maldarelli del 1844, che raffigura la cerimonia della posa della prima pietra del 1752.

Fermatevi su quel soffitto e fate il conto: nel 1844 il regno dipinge, sopra il proprio trono, la scena della fondazione avvenuta novantadue anni prima, in un palazzo che sarà dichiarato finito l'anno dopo e che sedici anni dopo non avrà più un re. È il più bel cortocircuito storico che conosca in un monumento italiano, e non lo racconta quasi nessuno.

La camera di Gioacchino Murat e le stanze impero

Oltre la Sala del Trono si aprono le stanze private dell'Appartamento Nuovo, ultimate dopo il 1816. La più notevole è la camera di Gioacchino Murat, arredata in stile impero con mobili in mogano di altissima qualità, molti dei quali recano le iniziali del re francese. Murat regnò a Napoli sette anni e finì fucilato a Pizzo Calabro nel 1815; il suo mobilio, invece, restò e continuò a servire i Borbone. Anche questo dice qualcosa sul rapporto fra le persone e gli oggetti nella storia.

Le retrostanze e i gabinetti privati, quando accessibili, mostrano la faccia domestica del palazzo: scrittoi, sedie da lavoro, stufe, servizi. La corte non viveva soltanto nelle sale di rappresentanza, e vedere gli ambienti minori aiuta a capire come mille e duecento stanze potessero servire a qualcosa.

Terrae Motus: l'arte contemporanea dentro la Reggia di Caserta

Dentro il percorso degli appartamenti, distribuita fra l'ala ottocentesca del quartiere del re e l'ala settecentesca del quartiere dei principi ereditari, si incontra una collezione che spiazza chi non se l'aspetta: Terrae Motus. La ideò il gallerista napoletano Lucio Amelio dopo il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980, chiamando a raccolta i più grandi artisti del tempo perché trasformassero la catastrofe in materia creativa. Ne nacque un insieme di settantadue opere, di cui una ventina attualmente esposte, con nomi come Joseph Beuys, Andy Warhol, Keith Haring, Anselm Kiefer accanto a molti italiani. Amelio la destinò alla Reggia, dove giunse nel 1994.

L'accostamento fra una tela di Warhol e una parete di seta di San Leucio è una scelta curatoriale volutamente sperimentale, e non piace a tutti. A me piace, e spiego perché: Terrae Motus è nata da un disastro che ha spaccato il Mezzogiorno, ed è esposta in un palazzo costruito per dimostrare la solidità dello stesso Mezzogiorno. Le due cose insieme raccontano il Sud meglio di qualunque didascalia. Chi vuole vedere solo il Settecento tiri dritto; chi si ferma cinque minuti davanti al Beuys, però, esce da Caserta con una domanda in più.

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

La Pinacoteca della Reggia di Caserta, sala per sala

La quadreria della Reggia di Caserta nasce dal nucleo raccolto da Maria Carolina e cresce nell'Ottocento con gli acquisti di corte e con le opere premiate all'Accademia di belle arti di Napoli. Non è una collezione di capolavori assoluti e non pretende di esserlo: è il ritratto del gusto di una dinastia, e come tale va guardata. Nove sale, ordinate per temi, che si attraversano in una mezz'ora e che nessuno racconta mai. Ecco che cosa contengono.

Sala I: gli orientalisti

La prima sala conserva i dipinti orientalisti di Michele Scaroina, testimonianza dell'interesse costante della corte borbonica per il mondo orientale. Non era esotismo da salotto: il Regno di Napoli aveva rapporti diplomatici e commerciali con la Sublime Porta e con le reggenze nordafricane, e la pittura orientalista era anche un modo di rappresentare quei rapporti. Guardate come sono trattati i tessuti: è pittura fatta da chi aveva accesso a stoffe vere.

Sala II: gli allievi dell'Accademia di Napoli

La seconda sala raccoglie le opere dei migliori allievi dell'Accademia di belle arti di Napoli, cioè i lavori premiati nei concorsi accademici e acquistati dalla corona. Il pezzo da segnalare è il dipinto del pittore foggiano Giuseppe De Nigris, Paesaggio con Ossian e giovinetta che suona la cetra. Il soggetto non è casuale: i Canti di Ossian pubblicati da James Macpherson nella seconda metà del Settecento, poi rivelatisi in larga parte un falso letterario, furono uno dei testi fondativi del Romanticismo europeo, e la loro fortuna in Italia passò dalla traduzione di Melchiorre Cesarotti. Trovare Ossian su una parete di Caserta significa vedere quanto il gusto della corte fosse aggiornato sulle mode del Nord.

Sala III: Francesco Podesti e Leonardo

La terza sala ospita l'opera dell'anconetano Francesco Podesti, Leonardo che presenta il pensiero del Cenacolo al duca di Milano Ludovico il Moro. È un quadro di storia nel senso pieno del termine, con una ricostruzione ambientale puntuale e un'esecuzione raffinatissima. Podesti fu uno dei pittori più stimati dell'Ottocento pontificio e affrescò per Pio IX la Sala dell'Immacolata in Vaticano. Il tema, l'artista che spiega la propria invenzione al principe, è un soggetto che nell'Ottocento andava fortissimo perché legittimava il ruolo sociale del pittore.

Sala IV: le nature morte

La quarta sala raccoglie una collezione di nature morte. È una scuola in cui Napoli ha dato il meglio di sé fra Seicento e Settecento, con una tradizione che passa da Giovan Battista Ruoppolo e Giuseppe Recco fino ai pittori di corte del secolo successivo. Chi ama questo genere si fermi sui trattamenti dei pesci e della selvaggina: erano quadri destinati alle sale da pranzo e alle dispense, e la loro funzione era anche quella di esibire l'abbondanza della tavola reale.

Sala V: la scuola di Salvator Rosa

La quinta sala espone dipinti della scuola di Salvator Rosa, il pittore napoletano che nel Seicento inventò il paesaggio tempestoso, con briganti, rovine e alberi spezzati. Rosa è uno degli artisti italiani più amati dagli inglesi del Grand Tour, tanto che il suo nome divenne un aggettivo del gusto pittoresco. Il legame con Caserta è più profondo di quanto sembri: il Giardino Inglese che si visita alla fine del parco nasce esattamente da quella sensibilità, cioè dall'idea che la natura selvaggia sia più commovente di quella ordinata.

Sala VI: i santi, la Passione e il martirio

La sesta sala raccoglie le opere legate al tema dei santi, della Passione e del martirio. Sono quadri di devozione di corte, spesso di qualità alta, che documentano la religiosità ufficiale della monarchia borbonica: una religiosità di apparato, controllata, funzionale alla legittimazione del potere. Chi arriva da Roma e ha in mente il barocco romano noterà un tono più severo e meno teatrale.

Sale VII e VIII: i ritratti della corte borbonica

Le sale settima e ottava ospitano la collezione dei ritratti della corte borbonica e delle case regnanti europee legate a essa da vincoli matrimoniali. È la parte della pinacoteca che rende meglio l'idea di che cosa fosse una dinastia del Settecento: un sistema di alleanze fatto di matrimoni, e quindi di volti. Cercate i ritratti di Maria Carolina e confrontateli con quelli della sorella Maria Antonietta se ne avete in mente uno: la somiglianza asburgica, con il labbro inferiore pronunciato, si vede a occhio nudo ed è la firma genetica di una politica europea.

Sala IX: Salvatore Fergola e la prima ferrovia d'Italia

La nona sala è dominata dalla tela di Salvatore Fergola con l'Inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici, ed è il quadro che consiglio di guardare per ultimo perché è il più interessante di tutta la quadreria. Rappresenta l'inaugurazione del 3 ottobre 1839 della prima ferrovia costruita in Italia, sette chilometri e mezzo fra Napoli e Portici, voluta da Ferdinando II. Fergola era pittore di corte e scenografo, lo stesso che lavorava al presepe reale, e dipinge l'avvenimento come una festa popolare con la locomotiva in mezzo alla folla.

Il valore documentario è enorme, ma c'è di più: quel quadro è la prova che i Borbone non furono soltanto i conservatori che la storiografia postunitaria ha raccontato. Fecero la prima ferrovia, la prima nave a vapore del Mediterraneo, il primo osservatorio vesuviano, e su una parete della Reggia se ne vantarono con un dipinto. La mia opinione, dopo anni di visite, è che la Sala IX valga da sola il tempo speso nella pinacoteca, e che chi la salta perda l'unica occasione di vedere il Regno delle Due Sicilie raccontare se stesso come uno Stato moderno.

Il Parco Reale della Reggia di Caserta e la Via d'Acqua

Uscendo dal palazzo sul lato nord si entra nel parco, e comincia la seconda visita, che è completamente diversa dalla prima. Il Parco Reale supera i cento ettari e si sviluppa in direzione sud-nord per circa tre chilometri lungo un unico asse rettilineo, a cui si aggiungono i ventitre ettari del Giardino Inglese e i settantasei ettari del Bosco di San Silvestro, l'oasi boschiva che chiude il complesso a occidente.

La spina dorsale del parco è la Via d'Acqua: tre chilometri lineari di vasche, canali, cascatelle e fontane monumentali, alimentati dall'Acquedotto Carolino. I bacini sono fiancheggiati da lecci sagomati e da boschetti di querce, e sono stati concepiti per essere visibili tutti insieme dal vestibolo d'ingresso del palazzo. Le fontane monumentali sono sei e si incontrano in quest'ordine risalendo verso il monte: Fontana Margherita, Fontana dei Delfini, Fontana di Eolo, Fontana di Cerere, Fontana di Venere e Adone, Fontana di Diana e Atteone, quest'ultima sovrastata dalla Grande Cascata.

Gli scultori che lavorarono a questo apparato sono quasi sempre gli stessi: Gaetano Salomone, Tommaso Solari, Pietro Solari, Andrea Violani, Paolo Persico e Angelo Brunelli. Nelle vasche vivono numerosi pesci, soprattutto carpe e carassi, e vegetano piante acquatiche come il Myriophyllum spicatum e il Potamogeton crispus: dettaglio da naturalisti, ma utile a capire che questi bacini sono ecosistemi veri e non piscine ornamentali.

Prima di incamminarsi, un avvertimento pratico che vale più di qualunque nozione: la salita è costante, il ritorno è in discesa ma è lungo uguale, e in linea d'aria dal palazzo alla cascata ci sono circa tre chilometri, cioè sei fra andata e ritorno. Con il sole di luglio, senza cappello e senza acqua, è una prova fisica seria. Chi non se la sente prenda la navetta elettrica.

La Fontana Margherita

La prima che si incontra, oltre il Bosco Vecchio e il parterre, è la Fontana Margherita, detta anche del Canestro. Chiude il giardino all'italiana e apre il percorso verso l'alto con la prima delle vasche a sviluppo longitudinale. È la più sobria di tutte e serve da preludio: un getto centrale, una vasca circolare, e dietro la prospettiva che comincia a distendersi. Chi si volta qui vede il palazzo per intero e capisce quanto sia lungo il fronte settentrionale.

La Fontana dei Delfini

Segue la Fontana dei Delfini, opera di Gaetano Salomone, con tre mostri marini dalla testa e dal corpo di delfino, di foggia volutamente grottesca, dalle cui bocche esce l'acqua. La vasca che ne dipende è lunghissima, quasi cinquecento metri, larga ventisette e profonda tre: è il primo dei grandi specchi rettangolari che ritmano l'asse.

La chiave di lettura è questa: i delfini non sono decorativi ma araldici. Il delfino è simbolo di dominio sul mare e la monarchia borbonica di Napoli era una potenza marittima. Ogni fontana della Via d'Acqua sostiene un pezzo di discorso politico, e la sequenza complessiva racconta la sovranità sugli elementi, sulla natura e sul destino.

La Fontana di Eolo

La Fontana di Eolo rappresenta il dio dei venti che, sollecitato da Giunone, scatena la tempesta contro Enea e i troiani: episodio del primo libro dell'Eneide, e quindi un riferimento diretto alle origini troiane dell'Italia. La realizzarono Gaetano Salomone, Angelo Brunelli, Andrea Violani, Paolo Persico e Pietro Solari.

È anche la più clamorosa delle incompiute di Caserta. Oggi si contano ventotto statue di venti a fronte delle cinquantaquattro previste dal progetto, e del grande gruppo centrale con Eolo e Giunone su un carro trainato da pavoni resta soltanto un modello in legno predisposto dallo stesso Vanvitelli. Ciò che si vede, però, è comunque grandioso: un emiciclo a portico chiude la vasca in alto, e una cascata cala davanti ad alcuni fornici del porticato come un velo d'acqua. Guardatela di taglio, muovendovi lateralmente: il velo si apre e si chiude a seconda dell'angolo, ed è un effetto che Vanvitelli aveva calcolato.

La Fontana di Cerere

Più avanti si incontra la Fontana di Cerere, opera in marmo di Carrara di Gaetano Salomone, che forma sette cascatelle ed è popolata di delfini, tritoni, nereidi e delle statue dei fiumi siciliani Oreto e Simeto, tutti sorgenti di alti getti d'acqua. Al centro, la dea Cerere sostiene un medaglione con la Trinacria, il simbolo a tre gambe della Sicilia; intorno a lei ninfe e draghi.

Il senso è trasparente e vale la pena esplicitarlo, perché quasi nessuno lo racconta: Cerere è la dea del grano e la Sicilia era il granaio del regno. Questa fontana è una dichiarazione di sovranità sull'isola, scolpita in marmo e messa lungo l'asse principale del parco perché la vedessero gli ambasciatori. Le conchiglie, i tritoni e le anfore ai lati della dea rappresentano i fiumi da cui sgorga l'acqua che rende fertile la terra. È propaganda agricola del Settecento, ed è bellissima.

La Fontana di Venere e Adone

L'ultima prima della cascata è la Fontana di Venere e Adone, un grande gruppo marmoreo che rappresenta il momento in cui Venere tenta di dissuadere Adone dall'andare a caccia, sapendo per presagio che un cinghiale lo ucciderà. Intorno ai due protagonisti si dispongono ninfe, cani, fanciulli e amorini, in una composizione affollata e piena di movimento che si legge come una scena teatrale.

Adone non ascolta e muore. Il tema, in un parco costruito da una dinastia di cacciatori accaniti, è di una ironia sottile che dubito fosse involontaria: la caccia, passione dei re borbonici, viene qui rappresentata come la causa della morte del più bello dei mortali. Sedetevi sul bordo e guardate il gruppo dal basso verso l'alto, come era pensato: le figure si dispongono su piani sfalsati e la composizione acquista profondità.

La Grande Cascata e il gruppo di Diana e Atteone

In fondo al parco, addossata al fianco del monte, precipita la Grande Cascata, il salto d'acqua che chiude l'asse ottico partito dal vestibolo del palazzo tre chilometri più in basso. L'acqua arriva qui dall'Acquedotto Carolino, scende lungo la parete rocciosa e si raccoglie in un bacino ornato dal celebre gruppo di Diana e Atteone, opera di Paolo Persico, Tommaso Solari e Angelo Brunelli.

Il racconto è diviso in due, ai lati opposti del bacino. Da una parte Diana, circondata dalle ninfe, si prepara al bagno: alcune si spogliano, una si asciuga, un'altra si volta di scatto. Dall'altra Atteone, il cacciatore che ha osato guardare la dea nuda, è già in parte trasformato in cervo, con le corna che spuntano dalla fronte, mentre i suoi stessi cani gli si avventano addosso per sbranarlo. La scena è colta nell'istante esatto della metamorfosi, che è la scelta più difficile che uno scultore possa fare.

Dico una cosa impopolare: il gruppo di Diana e Atteone è il vero capolavoro scultoreo di Caserta, superiore per invenzione a tutto quello che c'è dentro il palazzo, e viene guardato male perché la gente ci arriva stremata dopo un'ora di cammino. Se avete preso la navetta e siete freschi, giratele intorno per intero, dai due lati, e guardate le teste dei cani: sono ritratti di animali veri, con caratteri diversi uno dall'altro. Nel Settecento europeo non c'è niente di simile all'aperto.

Chi ha gambe e fiato può salire ancora, lungo il sentiero laterale, fino alla sommità della cascata: da lassù si domina l'intera Via d'Acqua e si vede il palazzo in fondo, piccolissimo. È il punto in cui si capisce davvero che cosa abbia progettato Vanvitelli, ed è anche il posto dove porto sempre i gruppi che hanno tempo.

Il giardino all'italiana, la Peschiera e la Castelluccia

Il tratto basso del parco, quello più vicino al palazzo, è organizzato secondo i criteri del giardino formale all'italiana, con il Bosco Vecchio, i parterre e le prospettive regolate. Qui si trovano due strutture che raccontano un lato della corte borbonica che di solito non si racconta: quello ludico e militare insieme.

La Peschiera Grande della Reggia di Caserta

La Peschiera Vecchia fu costruita nel 1769 per volere di Ferdinando IV, che allora aveva diciotto anni, e serviva a due scopi: allevare i pesci destinati alla mensa reale e ospitare finte battaglie navali. Nel 1789 fu portata a termine la Peschiera Grande, un bacino rettangolare di duecentosettanta metri per centocinque, profondo tre metri e mezzo, con un isolotto al centro. Il progetto e la direzione dei lavori furono di Francesco Collecini, che li seguì durante le assenze del maestro in qualità di responsabile generale del cantiere.

La vasca ha pianta rettangolare, è delimitata da un parapetto interrotto da imbarcaderi che si affacciano sull'acqua, e al centro conserva, oggi coperto dalla vegetazione, l'isolotto che i documenti chiamano la pagliara. Doveva ospitare un padiglione armato di frecce e di piccoli cannoni, e fu poi trasformato in luogo per l'intrattenimento degli ospiti.

Le battaglie navali si svolgevano proprio qui e non erano un gioco simbolico. Il re in persona, a capo di una flottiglia di barche, conduceva l'assalto contro la pagliara munita come un fortino, con saettiere e cannoncini. Si usavano cannoncini veri, fucili e mortai, in scala ridotta ma funzionanti. Per manutenere la flotta reale fu trasferito a Caserta un gruppo di marinai originari dell'isola di Lipari, i cosiddetti Liparoti, ai quali venne costruito un quartiere apposito nei pressi della peschiera, dove si stabilirono con le famiglie. Nella toponomastica casertana quel nome è rimasto.

Fermatevi un momento sull'immagine: un re di vent'anni che, in un lago artificiale scavato dentro il proprio giardino, comanda una flotta di modelli in scala servita da marinai eoliani veri, sparando con cannoni veri contro un fortino di paglia. Nessun romanzo osa tanto.

La Castelluccia

Poco distante, all'estremità orientale del bosco, si trova la Castelluccia: una fortezza in miniatura edificata nel 1769 per il divertimento e, con ogni probabilità, per l'istruzione militare dei principi reali. In origine aveva una torre ottagonale, un ponte levatoio e soprattutto una cinta bastionata, che ne rendevano evidente il carattere militare, sia pure di gioco. Collecini la rimodernò trasformandola in padiglione di giochi per il giovane Ferdinando; nel 1819 i bastioni furono convertiti in giardini e il disegno originario si perse in parte. Chi guarda la Castelluccia oggi vede una costruzione gentile e non immagina che nascesse come poligono didattico per bambini di sangue reale.

Il Giardino Inglese della Reggia di Caserta

Alla sommità del parco, a destra rispetto all'asse principale, si apre il capitolo più originale dell'intero complesso: il Giardino Inglese, ventitre ettari, oltre duecentoventi specie arboree, quattro serre storiche e ventiquattro sculture. È uno dei più antichi e importanti giardini paesaggistici d'Europa, e a mio parere è la parte di Caserta che più ripaga il tempo speso.

Maria Carolina, Hamilton, Banks e Graefer

Il giardino fu voluto dalla regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, su consiglio di sir William Hamilton, ministro plenipotenziario britannico presso il Regno delle Due Sicilie, vulcanologo, collezionista di vasi antichi e uno dei personaggi più interessanti del Settecento europeo. Il muro di cinta fu completato il 7 aprile 1787; il 26 aprile successivo Carlo Vanvitelli presentò il progetto alla corte.

Per trovare il botanico giusto Hamilton si rivolse a sir Joseph Banks, presidente della Royal Society di Londra, il naturalista che aveva navigato con il capitano James Cook nella spedizione dell'Endeavour. La scelta cadde su John Andrew Graefer, allievo di Philip Miller, figura di primo piano fra i botanici anglosassoni, già noto per avere introdotto in Inghilterra numerose piante esotiche, alcune provenienti dal Giappone. Graefer arrivò a Caserta nella seconda metà degli anni Ottanta del Settecento e cominciò a costruire il giardino anno dopo anno, con piante e sementi raccolte a Capri, Maiori, Vietri, Salerno, Cava de' Tirreni, Agnano, alla Solfatara e a Gaeta. Nel 1789, mentre il cantiere procedeva, pubblicò in Inghilterra il catalogo descrittivo di oltre millecento fra specie e varietà di piante erbacee e perenni.

Il progetto lo firma dunque Carlo Vanvitelli, ma la mano che lo fa crescere è quella di Graefer. È una collaborazione riuscita fra un architetto italiano che disegna gli scorci e un botanico inglese che sa quali alberi ci vogliono per riempirli: due mestieri diversi, e a Caserta si vede che si sono ascoltati.

Che cosa si vede nel Giardino Inglese

Il carattere è quello del giardino di paesaggio, cioè di un disordine apparente costruito con estrema precisione: essenze rare e non autoctone, corsi d'acqua, laghetti, rilievi artificiali e, soprattutto, rovine costruite apposta per sembrare antiche, secondo la moda nata dagli scavi di Pompei ed Ercolano che proprio i Borbone avevano avviato.

Gli episodi da cercare sono tre. Il Bagno di Venere, con la statua della dea che esce dall'acqua dentro una grotta artificiale attraversata da un ruscello: è il punto più fotografato del giardino e uno dei pochi luoghi in Italia dove la scenografia settecentesca funziona ancora esattamente come era stata pensata. Il Criptoportico, un finto ambiente romano interrato, popolato di frammenti scultorei e di elementi antichi veri provenienti dagli scavi campani. E il tempio dorico in rovina, o tempio italico, costruito già rotto, con le colonne spezzate e i blocchi sparsi nell'erba.

Vale la pena capire il gioco, perché è il cuore intellettuale del luogo: nello stesso momento in cui la corte scavava Pompei e riportava alla luce rovine vere, nel proprio giardino costruiva rovine false. La rovina, per il gusto del tardo Settecento, non era un residuo ma un genere estetico, il modo in cui si rappresentava il passare del tempo. È la stessa sensibilità che a Roma anima le vedute di Piranesi.

Le Serre di Graefer

Le quattro serre storiche, oggi note come Serre di Graefer, fanno parte del patrimonio botanico del complesso e sono state recuperate per essere restituite alla visita. Contengono e proteggono la parte più delicata della collezione. Chi ha interesse per la botanica storica dovrebbe programmare qui almeno mezz'ora, e verificare prima l'accessibilità del giorno.

Un avvertimento di orario, perché è l'errore più frequente in assoluto a Caserta: il Giardino Inglese chiude alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.00, cioè un'ora prima del resto del parco, ed è chiuso nelle domeniche di ingresso gratuito. Chi arriva alla Grande Cascata alle cinque e un quarto trova il cancello sbarrato e perde la parte migliore. Organizzate la giornata al contrario di come vi verrebbe naturale: prima il giardino, poi il ritorno con calma lungo la Via d'Acqua.

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

L'Acquedotto Carolino e i Ponti della Valle

Niente di quello che si è appena descritto funzionerebbe senza acqua, e a Caserta l'acqua non c'era. Il parco di Vanvitelli non sta in piedi senza un acquedotto, e quell'acquedotto è un capolavoro di ingegneria pari al palazzo, anche se lo vedono in pochi perché corre fuori dal recinto del museo.

L'Acquedotto Carolino, progettato da Luigi Vanvitelli e cominciato nel 1753, capta l'acqua alle sorgenti del Fizzo, a Bucciano in territorio di Airola, alle falde del monte Taburno, a una quota di duecentoquarantatre metri sul livello del mare. Da lì l'acqua percorre trentotto chilometri fino alla Reggia, per la maggior parte in galleria: il condotto attraversa sei rilievi montuosi e supera tre valli su altrettanti viadotti. I lavori richiesero circa diciassette anni; l'acqua raggiunse Caserta nel decennio successivo all'avvio del cantiere e da allora alimenta senza interruzione tutte le fontane del parco, per gravità, senza una sola pompa.

Il tratto celebre è quello dei Ponti della Valle, nella Valle di Maddaloni, fra il monte Longano e il monte Garzano: un viadotto a tre ordini di arcate, alto sessanta metri e lungo circa cinquecento metri, dichiaratamente ispirato agli acquedotti romani e, in particolare, al modello del Pont du Gard. Chi arriva da Roma e conosce il Parco degli Acquedotti ha lo strumento giusto per capirlo: è la stessa idea, la stessa logica di pendenza costante, la stessa monumentalità dichiarata, applicata milleseicento anni dopo da un architetto che aveva studiato gli originali sul posto.

I Ponti della Valle si trovano lungo la strada fra Maddaloni e Valle di Maddaloni, a una decina di chilometri dalla Reggia, e si raggiungono in auto in un quarto d'ora. Sono visibili gratuitamente dall'esterno e ci sono percorsi pedonali nei pressi. La mia opinione è che chi ha una macchina e mezza giornata in più farebbe bene ad andarci: senza i Ponti della Valle, Caserta si capisce solo a metà. Il palazzo è la scena, l'acquedotto è la macchina che la fa funzionare.

Su questo viadotto passa anche una pagina di storia risorgimentale: il 1 ottobre 1860, durante la battaglia del Volturno, i Ponti della Valle furono teatro di uno degli scontri decisivi fra i garibaldini e l'esercito borbonico. Un monumento ossario, eretto in seguito nei pressi, ricorda i caduti.

San Leucio, la seta e le leggi del 1789

Alle spalle della Reggia, su una collina, sorge il Belvedere di San Leucio, e con esso una delle storie più sorprendenti del Settecento europeo. I terreni furono acquistati da Carlo di Borbone nel 1750. Nel 1773 Ferdinando IV, che vi andava a caccia, commissionò una struttura che lo ospitasse durante le battute; fra il 1776 e il 1778 affidò a Francesco Collecini il restauro del casino di Belvedere, ampliato e decorato entro il 1786.

Nel 1778 il re prese una decisione che nessun altro sovrano europeo avrebbe preso: trasformare la propria residenza di caccia in una fabbrica. Nacque la Real Colonia di San Leucio, un polo manifatturiero per la produzione e la lavorazione della seta, dotato di abitazioni e di scuole per i lavoratori. Non un opificio accanto a un villaggio, ma un villaggio progettato intorno a un opificio, con le case degli operai, la chiesa, le scuole obbligatorie per maschi e femmine.

Nel 1789, lo stesso anno della Rivoluzione francese, Ferdinando IV promulgò le leggi leuciane, lo statuto della colonia. Contenevano principi che nel contesto dell'epoca risultano clamorosi: parità di diritti fra maschi e femmine, abolizione della dote, istruzione obbligatoria, successione ereditaria regolata sul merito e non sul censo, assistenza per malati e anziani a carico della comunità. Un re assoluto che scrive un codice egualitario per un villaggio di setaioli, mentre a Parigi cade la Bastiglia. Le interpretazioni degli storici divergono su quanto ci fosse di utopia illuminista e quanto di paternalismo produttivo; il testo, comunque, è quello.

La manifattura funzionò davvero e le sete di San Leucio ebbero fama internazionale: rivestono ancora oggi le pareti degli appartamenti della Reggia e, secondo la tradizione locale, sono state impiegate in residenze e istituzioni di mezzo mondo. Il complesso è oggi visitabile con il Museo della Seta, che conserva i telai originali; orari e biglietti seguono un calendario proprio, distinto da quello del palazzo, e vanno verificati prima di andarci. Il Belvedere di San Leucio è stato iscritto nella lista del Patrimonio dell'Umanità nel 1997 insieme alla Reggia e all'Acquedotto Carolino.

La Reggia di Caserta Patrimonio UNESCO

Nel 1997 l'UNESCO ha iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale il sito denominato Complesso monumentale del Palazzo Reale del XVIII secolo di Caserta con il Parco, l'Acquedotto Vanvitelliano e il Complesso di San Leucio, riconosciuto in base a quattro criteri culturali. La motivazione ufficiale è netta e vale la pena riportarne il senso: il complesso, creato dal re borbonico Carlo III a metà Settecento per rivaleggiare con Versailles e con il Palazzo Reale di Madrid, è eccezionale per il modo in cui tiene insieme un palazzo magnifico con il suo parco e i suoi giardini, il bosco naturale, le residenze di caccia e una manifattura di seta.

Il punto che conta, e che spesso si perde nelle formule dei riconoscimenti, è quella parola: insieme. Caserta non è iscritta perché il palazzo è grande. È iscritta perché palazzo, parco, acquedotto e fabbrica sono un unico progetto, concepito nello stesso momento dalla stessa mente, e perché quel progetto rappresenta il tentativo più completo mai realizzato in Europa di tradurre in architettura l'idea illuminista di uno Stato che governa il territorio. Chi visita solo gli appartamenti vede un quarto del sito UNESCO.

Come si visita davvero la Reggia di Caserta

Adesso la parte operativa, quella che decide se tornerete a Roma soddisfatti o distrutti. La Reggia di Caserta è un monumento che punisce l'improvvisazione, perché le distanze interne sono reali e perché gli orari dei singoli ambienti non coincidono.

Quanto tempo serve per la Reggia di Caserta

Regola pratica, con i numeri che uso io quando costruisco un programma. Gli Appartamenti Reali con la Pinacoteca e il Presepe richiedono da un'ora e mezza a due ore se si guarda davvero; in un'ora si attraversano soltanto. Il Parco Reale a piedi fino alla Grande Cascata e ritorno richiede fra le due e le tre ore, comprese le soste alle fontane, e sono sei chilometri di cammino. Il Giardino Inglese vuole almeno un'ora, e ne merita due. Il Teatro di Corte, quando è aperto, si vede in venti minuti. Sommando, una visita completa richiede cinque o sei ore effettive dentro il complesso, senza contare il pranzo.

Da Roma questo significa una cosa sola: si parte con un treno che arriva a Caserta entro le dieci del mattino. Chi arriva a mezzogiorno deve rinunciare a qualcosa, e la prima cosa a cui rinuncerà, suo malgrado, sarà il Giardino Inglese.

L'ordine che consiglio a chi ha la giornata intera è questo: cancello alle 8.30 o poco dopo, subito il parco con la navetta fino alla cascata, discesa a piedi con calma lungo la Via d'Acqua fermandosi alle fontane, Giardino Inglese verso mezzogiorno quando la luce sotto gli alberi è ancora buona, pranzo, appartamenti nel pomeriggio, quando fuori il caldo aumenta e le sale interne restano fresche. Il percorso inverso, appartamenti prima e parco poi, funziona in inverno ma d'estate è una tortura.

La navetta elettrica del Parco della Reggia di Caserta

Il museo mette in servizio una navetta elettrica che percorre l'asse centrale del parco e la Via d'Acqua, circa tre chilometri. Costa 3 euro andata e ritorno e il biglietto si compra a bordo o nei pressi del veicolo. Il servizio è attivo tutti i giorni dalle 9.00 fino alla chiusura del Parco Reale.

Le fermate seguono la sequenza delle fontane. All'andata: partenza dall'ingresso del Parco Reale, prima fermata alla Fontana dei Delfini, seconda alla Fontana di Eolo, capolinea alla Fontana di Diana e Atteone. Al ritorno: partenza dai pressi di Diana e Atteone, prima fermata Eolo, seconda Delfini, capolinea in prossimità del Palazzo Reale.

Tre euro per sei chilometri risparmiati sono, a mio parere, il miglior investimento che si possa fare a Caserta, e non solo per chi cammina male. Il trucco che consiglio sempre: prendere la navetta solo all'andata, salire fino alla cascata da freschi, e poi scendere a piedi. In discesa la fatica si dimezza, le fontane si incontrano nell'ordine inverso ma si vedono meglio perché si guardano dall'alto, e il palazzo cresce davanti agli occhi passo dopo passo. È il modo in cui il parco andrebbe visto.

Bici e golf car nel Parco della Reggia di Caserta

La seconda opzione è la bicicletta. All'ingresso del Parco Reale, lato palazzo, opera un servizio di noleggio bici affidato in concessione: il prezzo orario è di 5 euro per le biciclette tradizionali e di 6 euro per quelle elettriche. È la soluzione ideale per chi vuole spingersi anche nel Bosco Vecchio, la parte ombrosa e meno frequentata del parco, dove le strade sono lunghe e i punti di interesse distanti.

Chi arriva con la propria bicicletta può portarla dentro, ma l'entrata e l'uscita avvengono esclusivamente dall'accesso di Corso Giannone. Non provate dal cancello centrale, vi rimandano indietro e sono quindici minuti persi. Esistono infine le golf car, che completano il quadro delle quattro possibilità offerte per visitare il parco: a piedi, in bici, in navetta, in golf car.

La Reggia di Caserta con i bambini

È uno dei monumenti italiani che funzionano meglio con i bambini, e lo dico per esperienza diretta. Il parco è enorme, si corre, si vedono i pesci nelle vasche, ci sono le fontane con i mostri marini e i cani di Atteone che sono terrificanti al punto giusto. Il Presepe Reale con le milleduecento figure tiene incollato qualunque bambino sopra i cinque anni. La Peschiera con la storia delle battaglie navali del re ragazzino è un racconto che funziona sempre.

Attenzione però a due cose concrete. La prima: gli zaini portabimbo non sono ammessi negli Appartamenti Reali; sono consentiti solo i marsupi per neonati, portati sul davanti. La seconda: le distanze. Con un bambino piccolo la navetta non è un lusso ma una necessità, e conviene mettere in conto che il parco al sole di luglio, senza ombra sull'asse centrale, è impegnativo anche per un adulto. Portate acqua e cappelli. Esistono inoltre audioguide dedicate ai bambini al costo di 4 euro.

Accessibilità della Reggia di Caserta

L'accesso agli Appartamenti Reali per le persone con disabilità avviene mediante un ascensore dedicato. Per il Parco Reale il museo consiglia l'uso della navetta, che è attrezzata per persone con disabilità. Sono disponibili sei sedie a rotelle messe a disposizione del pubblico su richiesta, prenotabili via posta elettronica all'indirizzo di segnalazione del museo. L'ingresso è gratuito per chi possiede la Disability Card europea o la certificazione della legge 104, e per un accompagnatore. I cani da assistenza certificati sono ammessi.

Nel parco il fondo dei viali principali è compatto e percorribile, ma il Giardino Inglese ha percorsi in terra battuta, dislivelli e scalini in prossimità delle grotte artificiali: chi si muove in carrozzina lo tenga presente e valuti in anticipo quale parte del giardino affrontare.

Audioguide, visite guidate e servizi alla Reggia di Caserta

Le audioguide sono un servizio a pagamento non prenotabile. Il costo dell'audioguida individuale per gli Appartamenti Reali è di 5 euro, quella per il Parco Reale costa anch'essa 5 euro, e la formula combinata Appartamenti più Parco costa 8 euro; per i bambini esiste una versione dedicata a 4 euro. Per i gruppi organizzati sono disponibili auricolari, e la prenotazione dei servizi di guida e assistenza educativa passa dal concessionario dei servizi museali.

Nel complesso funzionano un ristorante, una caffetteria e una buvette, oltre al bookshop, al guardaroba, ai servizi igienici e alla connessione Wi-Fi. La mappa del complesso si ritira gratuitamente al punto accoglienza all'ingresso, e conviene prenderla: nel parco le distanze ingannano e il Giardino Inglese ha una pianta che non si intuisce.

Un consiglio da chi accompagna gruppi: pranzate presto, verso le dodici e mezza, oppure tardi, dopo le due. Nella fascia centrale i punti ristoro interni si riempiono e si perdono quaranta minuti in coda che poi mancano al giardino. E ricordate che una volta usciti dal complesso non si rientra.

Quando andare alla Reggia di Caserta e quando evitarla

Il momento migliore in assoluto, e non ho dubbi, è la seconda metà di aprile o la prima metà di ottobre. Il parco è nel pieno della sua forma, le temperature consentono di camminare per tre chilometri senza soffrire, la luce radente del mattino e del tardo pomeriggio disegna le fontane invece di appiattirle, e le scolaresche sono in numero sopportabile. Maggio è bellissimo ma è il mese delle gite scolastiche: se venite in maggio, arrivate all'apertura.

Da evitare, se potete, i sabati e le domeniche di luglio e agosto. Il caldo lungo l'asse centrale del parco, che non ha ombra, è severo, e la combinazione di afa e distanze produce visite dimezzate. Se il vostro unico giorno disponibile è in piena estate, invertite l'ordine: parco all'apertura, appartamenti nel pomeriggio, e usate la navetta senza sensi di colpa.

Da evitare anche, per ragioni diverse, la domenica di ingresso gratuito, come ho già scritto: si risparmiano diciotto euro, si trova il Giardino Inglese chiuso, il Teatro di Corte chiuso, la Gran Galleria chiusa e una folla che rende impossibile fermarsi davanti a qualunque cosa. La gratuità ha senso per chi abita a venti chilometri e torna spesso, non per chi arriva da Roma una volta nella vita.

In inverno Caserta ha un fascino particolare e i cortili vuoti sono una cosa che vale il viaggio, ma le giornate sono corte e gli orari si accorciano rispetto al semestre estivo: verificate prima di partire. Il periodo natalizio, con il Presepe Reale, ha un senso tutto suo per chi vuole capire davvero la tradizione presepiale napoletana.

Che cosa vedere intorno alla Reggia di Caserta

Chi arriva da Roma in giornata di solito non ha tempo per altro, e fa bene: la Reggia riempie una giornata intera. Ma se restate a dormire, o se tornate una seconda volta, la zona ha quattro cose che meritano.

Casertavecchia, il borgo medievale a dieci chilometri sui colli tifatini, con la cattedrale romanica del XII secolo, il campanile a bifore e la torre normanna. Era il centro abitato originario di Caserta, abbandonato progressivamente quando la corte spostò tutto in pianura. Il contrasto fra il Duomo di Casertavecchia e la Reggia, due modi opposti di intendere il potere a mille anni di distanza, è una lezione di storia dell'architettura in mezza giornata.

Il Belvedere di San Leucio con il Museo della Seta, di cui si è detto sopra, a pochi chilometri dal palazzo.

I Ponti della Valle a Valle di Maddaloni, il viadotto dell'Acquedotto Carolino, con il monumento ossario garibaldino.

Santa Maria Capua Vetere, a una decina di chilometri, con l'anfiteatro campano, il secondo per dimensioni in Italia dopo il Colosseo e più antico di quello, e il Mitreo, uno dei santuari mitraici meglio conservati dell'Occidente romano. Chi ha una passione per l'antichità dovrebbe considerare seriamente questa aggiunta: siamo nella città dove Spartaco guidò la rivolta dei gladiatori nel 73 avanti Cristo.

Sulla via del ritorno verso Roma, chi viaggia in automobile può inserire una sosta a Gaeta o a Sperlonga, entrambe sulla costa laziale meridionale, oppure allungare verso la Costiera Amalfitana se il viaggio dura più giorni. Chi invece resta nel Lazio e vuole confrontare Caserta con le grandi residenze romane trova materiale a Palazzo Farnese a Caprarola, dove Vignola aveva risolto duecento anni prima il problema dello scalone monumentale, e al Palazzo del Quirinale, l'altra grande residenza sovrana italiana con giardino.

Reggia di Caserta
Reggia di Caserta

Una curiosità su Reggia di Caserta

Nel 1861, appena nato il Regno d'Italia, i funzionari sabaudi arrivarono a Caserta con il compito di inventariare tutto ciò che il palazzo conteneva. Erano piemontesi, erano metodici, e si trovarono davanti a un oggetto che nella loro esperienza non esisteva. Lo registrarono con una formula che è diventata leggendaria negli archivi casertani: strano oggetto a forma di chitarra. Era un bidet.

L'aneddoto circola da più di un secolo e vale la pena maneggiarlo con la prudenza che merita, perché appartiene alla tradizione locale più che alla documentazione certificata. Ma anche se fosse costruito a posteriori, dice una verità storica precisa. Il bidet, che oggi in Italia si dà per scontato, nel Settecento era un mobile di lusso francese, e la corte borbonica di Napoli era una delle più aggiornate d'Europa nelle abitudini domestiche: seguiva le mode di Parigi e di Madrid perché quelle erano le corti di famiglia. Il Piemonte sabaudo, austero e militare, aveva un rapporto con il comfort molto più sobrio. Quel verbale d'inventario fotografa lo scarto fra due Italie che stavano per diventare una sola.

C'è un secondo motivo per cui questo dettaglio mi piace raccontarlo davanti allo Scalone d'Onore: rovescia i ruoli. Il Sud che nella narrazione postunitaria è arretrato aveva palazzi con i bidet, la prima ferrovia della penisola, una manifattura di seta con lo statuto egualitario e un acquedotto di trentotto chilometri costruito senza una pompa. Non è un argomento nostalgico, è un dato d'inventario. E l'inventario lo scrissero i vincitori.

La curiosità ha anche una coda contemporanea. Nel 2019 la Reggia di Caserta ha ospitato le gare di tiro con l'arco della trentesima Universiade estiva, con i bersagli allineati nel parco e gli atleti che tiravano lungo l'asse di Vanvitelli. Un architetto che aveva progettato una prospettiva di tre chilometri per stupire gli ambasciatori si è ritrovato, duecentosessantasette anni dopo, con un campo di gara olimpico disegnato sulla sua linea.

Una cosa che non ti dice nessuno su Reggia di Caserta

Che dentro il palazzo ci sia un teatro lo sanno quasi tutti. Che si possa visitare soltanto il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00, con ultimo ingresso alle 12.45, e che resti chiuso per tutto il mese di agosto e nelle giornate di ingresso gratuito, non lo dice quasi nessuno. Il risultato è che la maggioranza dei visitatori della Reggia di Caserta esce senza avere visto il Teatro di Corte, che è probabilmente l'ambiente più prezioso dell'intero edificio.

Prezioso per una ragione tecnica che merita di essere spiegata. Quasi tutti i teatri storici italiani sono stati rifatti nell'Ottocento: ampliati, ridecorati, adeguati al gusto romantico e alle nuove norme di sicurezza. Il Teatro di Corte di Caserta no. Inaugurato nel 1769, non è mai stato trasformato, perché non era un teatro pubblico ma una sala privata della corona, e quando la corte smise di usarlo semplicemente si chiuse. Quello che si vede oggi, con i cinque ordini di palchi, le colonne di alabastro provenienti dagli scavi di Pozzuoli e il palco reale al secondo ordine, è un teatro settecentesco autentico, non una ricostruzione.

E poi c'è l'invenzione che non ha eguali: la parete di fondo del palcoscenico si apre sul parco. Il fondale poteva essere il giardino vero, con gli alberi veri, il cielo vero e la luce vera del pomeriggio. Immaginate un'opera del Settecento in cui, all'apertura del terzo atto, il muro si apre e la scena diventa un paesaggio reale. Non conosco un altro teatro in Italia che faccia questo.

Il consiglio pratico che ne discende è secco: se venite da Roma e potete scegliere il giorno, venite di sabato, entrate alle 8.30, e mettete il Teatro di Corte come primissima cosa, prima ancora degli appartamenti. Vi costa venti minuti e vi porta a casa l'ambiente che il novanta per cento dei visitatori non vedrà mai. Se invece capitate qui di martedì scoprirete che la Reggia di Caserta è chiusa del tutto, ed è l'errore più costoso di tutti.

Il consiglio che ti do per visitare Reggia di Caserta

Il consiglio è uno solo e riguarda l'ordine, non i contenuti: fate il parco per primo, salite in navetta e scendete a piedi. Tutto il resto discende da qui.

La ragione è fisica prima che estetica. Fra il palazzo e la Grande Cascata ci sono tre chilometri in leggera salita costante; andata e ritorno fanno sei. Se li fate a piedi in salita dopo due ore passate negli appartamenti, arrivate alla cascata svuotati, guardate il gruppo di Diana e Atteone per novanta secondi e tornate indietro odiando Vanvitelli. Se invece prendete la navetta elettrica a 3 euro andata e ritorno, usate solo la corsa di andata, e vi lasciate scaricare al capolinea di Diana e Atteone, arrivate freschi davanti alla scultura più bella del complesso e avete ancora fiato per salire al belvedere sopra la cascata.

Poi scendete a piedi. La discesa è il vero regalo: le fontane si incontrano nell'ordine inverso, si guardano dall'alto invece che dal basso, e il palazzo cresce davanti a voi passo dopo passo fino a occupare tutto l'orizzonte. È esattamente il movimento di macchina che Vanvitelli aveva in testa, solo al contrario, e funziona anche meglio.

Nel mezzo, verso mezzogiorno, infilate il Giardino Inglese, che chiude alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.00 e quindi va assolutamente anticipato. Solo dopo, nel pomeriggio, salite agli Appartamenti Reali, che restano aperti fino alle 19.15 e che si visitano al coperto quando fuori il caldo diventa fastidioso.

Due corollari operativi. Comprate il biglietto cumulativo da 18 euro: fare un'ora e mezza di treno per vedere metà complesso è un cattivo affare. E prendete il primo treno veloce diretto del mattino da Roma Termini, quello che vi mette davanti al cancello entro le dieci: a Caserta il tempo non è un dettaglio organizzativo, è la variabile che determina quanto vedrete.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che la Reggia di Caserta fu costruita per rivaleggiare con Versailles ed è il palazzo reale più grande del mondo per volume, con oltre un milione di metri cubi. Questo lo dicono tutte le guide, tutti i cartelli, tutti i siti. Quello che quasi nessuno aggiunge è che Caserta non è mai stata finita, e che la sua grandezza attuale è il residuo di un progetto molto più ambizioso.

L'elenco delle assenze è impressionante. Non fu mai costruita la cupola centrale, che nel disegno di Vanvitelli avrebbe dovuto svettare sopra l'incrocio dei corpi di fabbrica e dare all'edificio un profilo verticale. Non furono mai costruite le quattro torri angolari, che avrebbero chiuso il rettangolo come i bastioni di una fortezza. Non furono mai scolpite le quattro statue colossali delle Virtù Principesche destinate all'ingresso principale: Magnificenza, Giustizia, Clemenza, Pace. Non fu mai realizzato il viale monumentale di oltre quindici chilometri che doveva collegare Caserta a Napoli e fare delle due città un unico organismo. E persino dentro il parco l'incompiuto è visibile a occhio nudo: la Fontana di Eolo conta ventotto statue di venti a fronte delle cinquantaquattro previste, e del grande gruppo centrale con Eolo e Giunone sul carro trainato da pavoni resta soltanto il modello in legno che Vanvitelli aveva preparato.

Le ragioni sono tre e si sommano. Nel 1759 Carlo di Borbone parte per Madrid e il committente sparisce. Nel 1773 muore Luigi Vanvitelli e il figlio Carlo, pur bravo, non ha l'autorità per imporre il disegno paterno. Nell'Ottocento cambia il regime del lavoro e i costi salgono. Il palazzo viene dichiarato concluso nel 1845, novantatre anni dopo la prima pietra, e sedici anni dopo il regno che l'aveva voluto non esiste più.

Dico una cosa che ai casertani a volte non piace: questa incompiutezza è un valore, non una ferita. Un edificio finito è un edificio morto, che dichiara di avere detto tutto. Caserta invece porta addosso le tracce del proprio progetto mancato, e chi impara a leggerle guarda un palazzo doppio, quello costruito e quello immaginato. È la stessa ragione per cui certe sculture di Michelangelo lasciate a metà commuovono più di quelle levigate.

La foto giusta da fare a Reggia di Caserta

La fotografia che vale il viaggio si fa dentro il vestibolo inferiore ottagonale, sull'asse, guardando verso nord. Da lì l'obiettivo prende in un colpo solo il triplice porticato, il vestibolo di fondo, il viale del parco, le vasche e, tre chilometri più in là, la Grande Cascata sul fianco del monte. È il cannocchiale di Vanvitelli, ed è una delle pochissime immagini al mondo in cui un edificio, un giardino e una montagna entrano nella stessa inquadratura senza montaggi.

Le condizioni tecniche contano. Serve un grandangolo, perché con un obiettivo standard il porticato taglia i bordi. Bisogna mettersi esattamente al centro, spostandosi finché le colonne del portico non si allineano perfettamente: pochi centimetri di scarto e la simmetria salta, e questa foto vive di simmetria. E serve la luce giusta, che qui significa prima mattina, quando il sole basso illumina il fondo del cannocchiale e il vestibolo resta in penombra, creando il contrasto che dà profondità. A mezzogiorno il fondo si brucia e l'effetto si perde.

La seconda foto da fare, e per me la più bella in assoluto, è dall'alto della Grande Cascata guardando verso il palazzo. Si sale per il sentiero laterale, si arriva sopra il salto d'acqua e ci si volta: sotto di voi la Via d'Acqua si distende per tre chilometri con le vasche allineate come specchi, e in fondo, piccolissima, la mole del palazzo. È l'immagine che spiega il progetto meglio di qualunque planimetria. Anche qui la luce conta: nel tardo pomeriggio il sole viene da ovest e taglia le vasche di lato, e l'acqua si accende.

La terza è interna: lo Scalone d'Onore ripreso dal primo pianerottolo verso il basso, con le persone che salgono e i due leoni in primo piano. Quasi tutti fotografano la scala dal basso verso l'alto, ottenendo l'immagine che si trova in diecimila cartoline. Dall'alto invece si vede la doppia volta ellittica e si capisce come lo spazio si apra: è la fotografia che racconta l'invenzione, non solo la magnificenza.

Un'ultima avvertenza che risparmia discussioni: le fotografie e i video per uso personale si possono fare, mentre le riprese a scopo di lucro sono soggette ad autorizzazione e a tariffe, e i droni non sono ammessi. Chi arriva con un piano di riprese professionali deve chiedere prima.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è la fondazione. Il 20 gennaio 1752, compleanno di Carlo di Borbone, la prima pietra fu posata con una cerimonia costruita come uno spettacolo militare: squadroni di cavalleggeri e di dragoni schierati sul terreno a disegnare il perimetro dell'edificio futuro, in modo che la corte potesse vedere con gli occhi quanto sarebbe stato grande. L'affresco di Gennaro Maldarelli sulla volta della Sala del Trono, dipinto nel 1844, fissa quella scena.

Il secondo è l'inaugurazione dell'Acquedotto Carolino negli anni Sessanta del Settecento, quando l'acqua delle sorgenti del Fizzo, captata alle falde del Taburno a trentotto chilometri di distanza, arrivò per gravità dentro il parco e le fontane cominciarono a funzionare. Per la storia dell'ingegneria idraulica europea è un avvenimento pari alla costruzione del palazzo.

Il terzo è la fuga del 1798. Il 23 dicembre 1798 il botanico John Andrew Graefer, l'uomo che aveva costruito il Giardino Inglese, lasciò Caserta imbarcandosi sulla nave dell'ammiraglio Horatio Nelson insieme alla famiglia reale in fuga davanti all'avanzata francese. La corte riparò a Palermo. Il giardino restò senza il suo creatore e fu salvato dalla rovina dai tre figli di Graefer, che lo presero in affitto dal Direttorio francese di Napoli e continuarono a curarlo. Pochi mesi dopo, nel 1799, la Repubblica Partenopea espropriò il palazzo e lo spogliò di gran parte del mobilio.

Il quarto avvenimento è il 1 ottobre 1860: durante la battaglia del Volturno, decisiva per la caduta del Regno delle Due Sicilie, i Ponti della Valle dell'Acquedotto Carolino furono teatro di uno degli scontri più duri fra i garibaldini e l'esercito borbonico. L'acquedotto costruito da un re per far zampillare le fontane della sua reggia divenne, centoventi anni dopo, una posizione militare nella guerra che quel regno perse.

Il quinto è il più grave e il più decisivo: la seconda guerra mondiale. Dopo lo sbarco alleato in Campania la Reggia divenne sede del quartier generale delle forze alleate nel Mediterraneo, e il palazzo si riempì di uffici, di comandi e di apparati militari. Fu in quel periodo che la Cappella Palatina subì i danni che le costarono gli organi e tutti gli arredi sacri.

Il sesto è la conseguenza del quinto e chiude la guerra in Italia. Il 29 aprile 1945, dentro la Reggia di Caserta, fu firmato lo strumento di resa locale delle forze tedesche e delle altre forze poste sotto il comando o il controllo del Comando tedesco Sud-ovest, alla presenza di ufficiali delegati britannici, americani e tedeschi e di un osservatore sovietico. La resa divenne operativa il 2 maggio, con il cessate il fuoco fissato per mezzogiorno, le due del pomeriggio in ora italiana. La guerra in Italia finì con una firma apposta in un palazzo borbonico, sei giorni prima della resa generale della Germania. È il fatto storico più importante avvenuto fra queste mura, e a Caserta lo si racconta ancora troppo poco.

Il settimo è recente e doloroso: nel 1985 il grande presepe reale fatto allestire da Ferdinando II nel 1844 fu rubato. Quello che si ammira oggi nella Sala Ellittica è la ricostruzione del 1988, fedele nell'impianto e nella logica narrativa, ma non l'originale.

L'ottavo, infine, è il riconoscimento del 1997, quando l'UNESCO iscrisse nella lista del Patrimonio Mondiale il complesso di Caserta insieme al Parco, all'Acquedotto Carolino e al Belvedere di San Leucio.

Chi è passato da Reggia di Caserta

Il primo nome è ovvio e va detto per intero: Carlo di Borbone, re di Napoli e poi Carlo III di Spagna, che concepì il progetto, pose la prima pietra nel 1752 e se ne andò nel 1759 senza vederlo finito. Con lui Luigi Vanvitelli, romano di nascita e figlio del vedutista olandese Gaspar van Wittel, che a Caserta lavorò dal 1751 fino alla morte, avvenuta il 1 marzo 1773, e che qui costruì l'opera della sua vita. Poi il figlio Carlo Vanvitelli, che ne raccolse l'eredità e progettò il Giardino Inglese.

Passò di qui Ferdinando IV, il re bambino diventato adulto in questo parco fra battaglie navali in scala e battute di caccia, e sua moglie Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, sorella di Maria Antonietta, che volle la pinacoteca, le porcellane e soprattutto il Giardino Inglese. Passò Gioacchino Murat, re di Napoli dal 1808 al 1815, che qui fece allestire il proprio appartamento impero e i cui mobili in mogano, con le sue iniziali, sono rimasti dopo che lui fu fucilato a Pizzo Calabro.

Nel 1787 arrivò a Caserta Johann Wolfgang von Goethe, durante il viaggio in Italia che avrebbe cambiato la letteratura tedesca. Ne uscì colpito soprattutto dai giardini e dall'idea che un acquedotto potesse portare qui un intero fiume, trasformandolo in cascata sulle rocce artificiali; nelle sue pagine sul viaggio italiano la piana casertana è descritta come una regione che sembra tutta un giardino. Negli stessi anni lavorava qui Jakob Philipp Hackert, pittore di corte dei Borbone e amico di Goethe, autore delle vedute che ancora oggi si vedono nello studio di Ferdinando II.

Passò da queste stanze sir William Hamilton, ambasciatore britannico a Napoli, vulcanologo e collezionista, che convinse la regina a fare il Giardino Inglese e che sarebbe passato alla storia anche per il triangolo fra sua moglie Emma e l'ammiraglio Horatio Nelson. E fu proprio sulla nave di Nelson che, il 23 dicembre 1798, si imbarcò John Andrew Graefer, il botanico inglese allievo di Philip Miller scelto su indicazione di sir Joseph Banks, il naturalista che aveva navigato con il capitano James Cook sull'Endeavour.

Ci passarono i Savoia: la Reggia fu usata in modo occasionale dopo il 1860, ospitò fra gli altri Emanuele Filiberto duca d'Aosta, e fu ceduta allo Stato italiano da Vittorio Emanuele III nel 1919. Nel Novecento il palazzo ospitò l'Accademia della Regia Aeronautica e, durante la seconda guerra mondiale, i comandi alleati nel Mediterraneo: ufficiali britannici, americani e tedeschi si trovarono nella stessa sala il 29 aprile 1945 per firmare la resa delle forze germaniche in Italia.

E poi ci sono passati i registi. George Lucas vi girò le scene del palazzo reale del pianeta Naboo per il primo e il secondo episodio di Guerre stellari. J. J. Abrams vi ambientò parte di Mission: Impossible III. Ron Howard vi lavorò nel giugno del 2008 per Angeli e demoni, tratto dal romanzo di Dan Brown. Prima di loro, nel 1942, un giovanissimo Alberto Sordi aveva recitato qui la parte di un allievo ufficiale in I tre aquilotti di Mario Mattoli, girato quando l'Accademia aeronautica occupava il palazzo. Nessun altro monumento italiano ha ospitato una compagnia così mescolata: un re illuminista, un botanico inglese, un ammiraglio, un poeta tedesco, un comando militare alleato e i cavalieri Jedi.

La Reggia di Caserta al cinema e in televisione

Pochi monumenti italiani hanno una filmografia paragonabile a quella della Reggia di Caserta, e la ragione è tecnica prima che estetica: qui esistono ambienti enormi, simmetrici, privi di elementi che datino la scena, e con una luce che si può controllare. Per un direttore della fotografia è una condizione rara.

Il caso più famoso è quello di George Lucas, che scelse lo Scalone d'Onore e il vestibolo superiore per rappresentare il palazzo reale del pianeta Naboo nel primo e nel secondo episodio di Guerre stellari, La minaccia fantasma del 1999 e L'attacco dei cloni del 2002. Chi ha visto quei film riconosce all'istante la doppia rampa e la volta ellittica, e chi non li ha visti si accorgerà comunque, salendo, che quello spazio ha qualcosa di cinematografico per costruzione. Vanvitelli aveva progettato una macchina per fare impressione: duecentocinquant'anni dopo, Hollywood se n'è accorta.

Poi ci sono Mission: Impossible III di J. J. Abrams e, soprattutto, Angeli e demoni di Ron Howard, tratto dal romanzo di Dan Brown: la troupe lavorò a Caserta dal 17 al 20 giugno 2008, usando gli ambienti del palazzo per ricostruire gli interni vaticani che a Roma non si potevano riprendere. È il paradosso più divertente della storia del cinema girato in Italia: il Vaticano di Hollywood è un palazzo borbonico in provincia di Caserta.

La filmografia italiana è altrettanto lunga. La Reggia compare in Donne e briganti, Ferdinando I re di Napoli, Il pap'occhio, Sing Sing, Li chiamarono briganti, Ferdinando e Carolina, Io speriamo che me la cavo. Va segnalato in particolare I tre aquilotti del 1942, per la regia di Mario Mattoli, con un giovanissimo Alberto Sordi nella parte di un allievo ufficiale: all'epoca il palazzo ospitava l'Accademia della Regia Aeronautica, e le riprese furono fatte dentro una scuola militare in funzione.

In televisione gli interni sono stati usati per la fiction Giovanni Paolo II, dove ricostruiscono ancora una volta i palazzi vaticani, e per Luisa Sanfelice. Alcune scene della seconda serie di Elisa di Rivombrosa sono ambientate alla Reggia, benché nella realtà siano state girate in una località romana: è una precisazione che si trova raramente e che vale la pena fare, perché la confusione fra ambientazione e luogo di ripresa è la fonte principale delle leggende cinematografiche.

Domande veloci su Reggia di Caserta

Quanto costa il biglietto per la Reggia di Caserta

Il biglietto cumulativo che comprende Appartamenti Reali, Parco Reale e Giardino Inglese costa 18 euro. I soli Appartamenti Reali costano 12 euro, il Parco Reale con il Giardino Inglese 9 euro, il solo Parco Reale senza Giardino Inglese 3 euro ma unicamente in biglietteria. L'acquisto online aggiunge 1 euro di prevendita.

Quando è chiusa la Reggia di Caserta

Il complesso è chiuso ogni martedì e il 25 dicembre, salvo aperture straordinarie comunicate dal museo. Il Teatro di Corte è chiuso anche tutto agosto, la Gran Galleria il martedì, il Giardino Inglese nelle domeniche di ingresso gratuito.

Quanto dura la visita alla Reggia di Caserta

Una visita completa richiede cinque o sei ore: circa due per gli appartamenti con Pinacoteca e Presepe, due o tre per il parco fino alla cascata e ritorno, almeno una per il Giardino Inglese. Chi ha solo tre ore scelga fra palazzo e parco, e non provi a fare entrambi.

Come si arriva alla Reggia di Caserta da Roma

In treno diretto da Roma Termini: i collegamenti veloci impiegano poco più di un'ora, gli Intercity circa due, i regionali via Cassino anche più di tre. In alternativa Frecciarossa o Italo fino a Napoli Centrale e regionale per Caserta. In auto, A1 fino all'uscita Caserta Nord, circa duecento chilometri e due ore e mezza.

La stazione di Caserta è vicina alla Reggia di Caserta

È di fronte. Si esce dalla stazione, si attraversa Piazza Carlo di Borbone e si è all'ingresso in circa cinque minuti a piedi, senza dislivelli. È uno dei pochi grandi monumenti italiani raggiungibili a piedi dal treno.

Serve prenotare per visitare la Reggia di Caserta

Non è obbligatorio e i biglietti si acquistano anche in sede, ma il museo consiglia l'acquisto online, che assegna una fascia oraria. Nei fine settimana, nei ponti e nelle giornate di gratuità la prenotazione è di fatto necessaria. Il museo autorizza un solo rivenditore online, indicato sul proprio sito ufficiale, e i biglietti non sono rimborsabili né modificabili.

Si entra gratis alla Reggia di Caserta la prima domenica del mese

Sì, il complesso partecipa alla domenica di ingresso gratuito. I biglietti a zero euro sono contingentati per numero e fascia oraria e si prenotano online dalle ore 11 del lunedì precedente. In quelle giornate Teatro di Corte, Gran Galleria e Giardino Inglese restano chiusi.

Quanto è grande il parco della Reggia di Caserta

Il Parco Reale supera i cento ettari e si sviluppa per circa tre chilometri lungo l'asse centrale; a questi si aggiungono i ventitre ettari del Giardino Inglese e i settantasei del Bosco di San Silvestro. La Via d'Acqua misura tre chilometri lineari.

Si può visitare il parco senza entrare nel palazzo

Sì. Esiste il biglietto Parco Reale e Giardino Inglese a 9 euro e quello del solo Parco Reale a 3 euro, quest'ultimo acquistabile soltanto alla biglietteria fisica. Chi entra solo per il parco può usare l'accesso di Corso Pietro Giannone.

C'è una navetta dentro il parco della Reggia di Caserta

Sì, una navetta elettrica che percorre l'asse centrale e la Via d'Acqua, con fermate alla Fontana dei Delfini, alla Fontana di Eolo e al capolinea della Fontana di Diana e Atteone. Costa 3 euro andata e ritorno, si paga a bordo, ed è attiva tutti i giorni dalle 9.00 alla chiusura del parco.

Si possono noleggiare biciclette alla Reggia di Caserta

Sì, all'ingresso del Parco Reale lato palazzo. Il prezzo orario è di 5 euro per le biciclette tradizionali e di 6 euro per quelle elettriche. Chi porta la propria bicicletta deve entrare e uscire esclusivamente da Corso Giannone.

La Reggia di Caserta è accessibile in sedia a rotelle

Gli Appartamenti Reali sono raggiungibili con un ascensore dedicato. Per il parco il museo consiglia la navetta, attrezzata per persone con disabilità. Sono disponibili sei sedie a rotelle su richiesta, prenotabili per posta elettronica. L'ingresso è gratuito con Disability Card o legge 104, accompagnatore compreso.

Si possono fare fotografie alla Reggia di Caserta

Sì, per uso personale. Le riprese fotografiche e video a scopo di lucro sono soggette ad autorizzazione e a tariffe, e i droni non sono ammessi senza richiesta formale.

Si può entrare con lo zaino alla Reggia di Caserta

Negli Appartamenti Reali, in Cappella Palatina, nel Teatro di Corte e nella Gran Galleria sono ammessi zaini e borse fino a 40 per 30 per 10 centimetri, da portare sul davanti. Ombrelli, zaini più grandi e oggetti ingombranti restano fuori. Gli zaini portabimbo non sono ammessi; i marsupi per neonati sì, tenuti davanti.

Si può portare il cane alla Reggia di Caserta

No. Gli animali non sono ammessi, con la sola eccezione dei cani da assistenza per persone con disabilità certificate.

Si può uscire e rientrare in giornata

No. Una volta usciti dal complesso il biglietto viene annullato e non consente il rientro. Chi vuole pranzare fuori deve organizzarsi di conseguenza.

C'è un parcheggio alla Reggia di Caserta

Il museo non dispone di un proprio parcheggio per il pubblico. Si parcheggia in città, nelle strutture e negli stalli intorno alla piazza e alla stazione. Per i camper esiste un'area di sosta nella zona del Bosco di San Silvestro.

Quanto costano le audioguide della Reggia di Caserta

L'audioguida individuale per gli Appartamenti Reali costa 5 euro, quella per il Parco Reale 5 euro, la combinazione dei due percorsi 8 euro. Per i bambini esiste una versione dedicata a 4 euro. Il servizio non è prenotabile.

Che differenza c'è fra la Reggia di Caserta e Versailles

Versailles è nata come ampliamento successivo di un padiglione di caccia e si è stratificata in più fasi; Caserta è stata concepita in un solo progetto, con palazzo, parco, acquedotto e manifattura pensati insieme. Caserta è più grande per volume, Versailles ha più superficie di giardino e una storia politica più densa. Chi le ha viste entrambe di solito trova Versailles più ricca negli interni e Caserta più impressionante nell'impianto.

Perché la Reggia di Caserta è Patrimonio UNESCO

Perché nel 1997 l'UNESCO ne ha riconosciuto il valore come complesso unitario che tiene insieme il palazzo, il parco e i giardini, il bosco naturale, le residenze di caccia, l'Acquedotto Carolino e la manifattura serica di San Leucio. Non è iscritto solo il palazzo: è iscritto il sistema.

Il Presepe Reale della Reggia di Caserta è quello originale

No. L'originale, fatto allestire da Ferdinando II nel 1844, andò perduto con il furto del 1985. Quello esposto nella Sala Ellittica è una ricostruzione del 1988, che conserva l'impianto, lo scoglio in sughero di circa quaranta metri quadrati e le circa milleduecento figure disposte secondo le scene canoniche.

La Reggia di Caserta è adatta ai bambini

Molto. Il parco permette di camminare e correre, le fontane raccontano storie che i bambini seguono volentieri, il Presepe Reale con le sue figure li tiene incollati. Servono acqua, cappelli e la navetta, perché le distanze sono reali. Ricordate che gli zaini portabimbo non sono ammessi nel palazzo.

Si può visitare San Leucio con lo stesso biglietto della Reggia di Caserta

No. Il Belvedere di San Leucio con il Museo della Seta ha un proprio biglietto e un proprio calendario di apertura, distinti da quelli del palazzo, e va verificato prima di programmare la visita.

Dove sono i Ponti della Valle

Lungo l'Acquedotto Carolino, in Valle di Maddaloni, a una decina di chilometri dalla Reggia di Caserta. Il viadotto è alto sessanta metri, lungo circa cinquecento, su tre ordini di arcate, e si vede gratuitamente dall'esterno.

Conviene una visita guidata alla Reggia di Caserta

Per il palazzo sì, se il gruppo è piccolo: gli appartamenti senza una spiegazione diventano un corridoio di stanze belle e mute. Per il parco no: il parco si gode camminando, e una guida che parla per tre chilometri è più faticosa del percorso. La formula che consiglio è visita guidata al palazzo e passeggiata libera nel parco.

Che cosa vedere vicino alla Reggia di Caserta

Casertavecchia con la cattedrale romanica del XII secolo, il Belvedere di San Leucio con il Museo della Seta, i Ponti della Valle a Valle di Maddaloni e l'anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere con il Mitreo. Sono tutte mete raggiungibili in meno di mezz'ora dal palazzo.

Chiudo con l'unica cosa che ripeto sempre ai gruppi che porto qui, e che vale più di ogni elenco di orari. La Reggia di Caserta non chiede ammirazione, chiede attenzione. Se la attraversate correndo vi lascerà l'impressione di un posto enorme e un poco freddo, e tornerete a Roma con qualche fotografia e nessun ricordo. Se invece le concedete una giornata intera, un ordine sensato e la pazienza di guardare due o tre cose davvero, vi restituirà una delle idee più ambiziose che l'Europa del Settecento abbia mai avuto: uno Stato che si costruisce addosso un paesaggio, e che per farlo devia un fiume da trentotto chilometri di distanza. Fermatevi al centro del vestibolo, guardate in fondo al cannocchiale, e pensate che quell'acqua laggiù arriva dal Taburno per sola gravità. Poi andate a vederla da vicino.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoLa reggia di Caserta è uno storico palazzo reale, con parco annesso, situata a Caserta. Commissionata nel XVIII secolo da Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, su progetto di Luigi Vanvitelli, occupa un'area di 47000 m² e, con oltre 1.000.000 m³, è la residenza reale più grande al mondo per volume.
Tagsantichi saporiborghi medievali vicino Romaborghi più belli d'Italia vicino Romaborghi più belli da visitare vicino Romaborghi più belli vicino Romaborghi vicino romaborgo medievale vicino Romaborgo più bello vicino Romaborgo vicino Romacambiare aria da Romacambiare aria Romada vedere vicino Romadove andare vicino RomaDove dormire vicino la Reggia di Casertaentro due ore da Romagita capitalegita con amici vicino Romagita da Romagita fuori portagita in famiglia vicino Romagita poco fuori il GRAgita poco fuori Romagita romantica vicino Romagita vicino la capitalegita vicino Romalontani dallo stress di Romaorganizza una gita vicino Romapaese vicino Romapaesino vicino RomaReggia di CasertaReggia di Caserta da Romarilassarsi vicino RomaRoma fuori portasagra vicino Romasagre vicino Romascampagnata vicino Romascopri i borghi vicino Romascopri il borgo vicino Romascopri vicino Romastaccare dallo stress di Romastaccare la spina vicino Romaun'ora da Romavicino al G.R.A.vicino Romaweekend al borgoweekend al borgo medievaleweekend con amiciweekend in famigliaweekend rilassante vicino Romaweekend romantico vicino Romaweekend vicino Roma

Contact Information

IndirizzoPiazza Carlo di Borbone, 81100 Caserta CE Caserta (CE), Borghi e paesini, Vicino Roma
Telefono0823 448084
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →