Tivoli (RM)
Tivoli è a trenta chilometri da Roma, verso est, sull'ultimo sperone dei Monti Tiburtini dove l'Aniene precipita nella valle. In auto si arriva con l'autostrada A24 Roma-L'Aquila, uscita Tivoli o Castel Madama, poi la Tiburtina; oppure dal Grande Raccordo Anulare imboccando la SS Tiburtina in direzione nordest. In treno si usa la linea Roma-Avezzano-Pescara, con partenze dalla stazione di Roma Tiburtina (metro B) e in alcuni casi da Termini. In autobus, Cotral parte dal capolinea di Ponte Mammolo, sulla metro B, e viaggia per la Tiburtina o per la A24. I parcheggi a pagamento sono a Piazza Massimo e Piazzale Matteotti, aperti ventiquattro ore, più le aree di Villa Adriana e di Tivoli Terme; gratuiti Lunganiene Impastato, chiuso il mercoledì, e Piazzale Gran Torino al campo sportivo Ripoli. Il punto informazioni turistiche è ai Giardini Garibaldi, aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 9.30 alle 17.30, telefono 0774 313536. I biglietti: Villa Adriana, Largo Marguerite Yourcenar 1, intero 15 euro e ridotto 2 euro, apertura alle 8.30 tutti i giorni con chiusura variabile per stagione, dal pomeriggio invernale alla sera d'estate; Villa d'Este, Piazza Trento 5, intero 15 euro e ridotto 2 euro, dal martedì alla domenica dalle 8.30, il lunedì solo dalle 14; Santuario di Ercole Vincitore, Via degli Stabilimenti 5, intero 10 euro e ridotto 2 euro, apertura alle 9. I tre siti chiudono il primo gennaio e il 25 dicembre, e sono gratuiti la prima domenica del mese, l'8 marzo per le donne, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Esistono due titoli cumulativi: il VILLAE Pass, valido settantadue ore sui tre luoghi, 30 euro e 4 euro per la fascia 18-25 anni, e il VILLAE 365, nominativo e valido dodici mesi, 40 euro e 10 euro per i giovani. Il Parco Villa Gregoriana, Largo Sant'Angelo 1, è del FAI: tariffe e calendario stagionale si controllano sul sito del Fondo, telefono 0774 332650.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state costruendo un itinerario più largo, questa cittadina è uno dei capisaldi delle attrazioni turistiche del Lazio e si incastra bene con i Monti Lucretili e con la valle dell'Aniene.

Perché Tivoli (RM) non è una gita fuori porta qualsiasi
La geografia spiega quasi tutto. L'Aniene scende dai Simbruini, incontra il gradino di travertino su cui siede la città e ci cade dentro. Quell'acqua ha mosso mulini, cartiere, ferriere e infine turbine elettriche; ha depositato per millenni il travertino con cui è costruita mezza Roma antica; ha alimentato quattro acquedotti imperiali e, nel Cinquecento, le fontane di un cardinale. Il travertino di Tivoli è il lapis tiburtinus dei Romani: il Colosseo, il colonnato di San Pietro, i ponti sul Tevere vengono dalle cave che si vedono ancora scendendo verso la pianura, bianchissime e squadrate. Chi arriva pensando di trovare un borgo grazioso con due ville famose non ha capito il posto: Tivoli è stata per secoli una città rivale di Roma, poi la sua villeggiatura, poi il suo motore idroelettrico. Tre mestieri diversi, tutti scritti nella pietra.
La mia opinione, dopo vent'anni di gruppi accompagnati quassù: chi viene per una mezza giornata sbaglia il conto. Villa Adriana da sola chiede tre ore serie, Villa d'Este due, la salita all'acropoli e il Parco Villa Gregoriana un'altra mezza giornata. Tivoli merita un giorno pieno, meglio due, e il centro storico va camminato senza fretta, perché è lì che si vede la città vera e non la cartolina.
Come arrivare a Tivoli (RM) e dove lasciare l'auto
Il treno è la scelta più tranquilla per chi non vuole pensare al parcheggio. La linea per Avezzano e Pescara ferma a Tivoli in una stazione che si trova in basso, sotto il centro storico: dalla stazione alla Rocca Pia si sale a piedi in una quindicina di minuti, con una rampa non banale, oppure si prende un autobus urbano. Attenzione a una cosa che manda in confusione i visitatori distratti: sulla stessa linea esiste anche la fermata di Bagni di Tivoli, che serve la zona termale e non il centro monumentale. Scendere lì significa trovarsi a diversi chilometri dalle ville.
L'autobus Cotral da Ponte Mammolo è il mezzo che uso quando devo portare qualcuno a Villa Adriana senza auto: alcune corse passano per la Tiburtina e lasciano vicino all'ingresso dell'area archeologica, altre prendono l'autostrada e salgono direttamente in città. Prima di partire conviene controllare l'itinerario della corsa, perché la differenza fra le due opzioni è di venti minuti e di due chilometri a piedi.
In auto la A24 è veloce ma il collo di bottiglia è il tratto finale: la salita verso il centro è stretta, le zone a traffico limitato esistono e i parcheggi in centro sono pochi. Il mio consiglio pratico è lasciare la macchina a Piazzale Matteotti o a Piazza Massimo, che restano aperti a ogni ora, e muoversi a piedi: il centro storico di Tivoli si attraversa tutto in venti minuti di camminata. Per Villa Adriana, che è fuori città in pianura, esiste un parcheggio dedicato ed è l'unico caso in cui l'auto conviene davvero.
Villa Adriana, la città privata di un imperatore
Uno dei complessi più importanti dell'architettura romana di ogni epoca è a sei chilometri dal centro di Tivoli, in pianura, sotto la città. Villa Adriana fu costruita per volontà dell'imperatore Adriano fra il 118 e il 138 dopo Cristo, come residenza ufficiale e sede di governo: non una villa di riposo, ma la corte imperiale trasferita in campagna. L'area accessibile oggi copre circa quaranta ettari, e l'estensione originaria era molto maggiore. Il sito è iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1999.
Adriano fu il più colto e il più architetto degli imperatori. Aveva viaggiato l'impero da un capo all'altro, e la villa è il diario di quei viaggi tradotto in muratura: cupole che si aprono a spicchi, planimetrie curve che nessuno aveva mai osato, giochi d'acqua e di luce che anticipano il barocco di millecinquecento anni. Dopo l'abbandono tardoantico il complesso fu spogliato durante le invasioni e per secoli usato come cava; il recupero sistematico comincia con i grandi scavi dell'Ottocento e prosegue tuttora.
Il Pecile di Villa Adriana
Si comincia quasi sempre dal Pecile, il grande quadriportico con la vasca centrale lunga più di cento metri. Il nome richiama la Stoà Poikile di Atene, il portico dipinto dove insegnavano i filosofi: Adriano, grecofilo dichiarato, se lo fece ricostruire in casa. Il muro settentrionale, ancora in piedi per un tratto imponente, aveva una funzione precisa: si passeggiava all'ombra da un lato e al sole dall'altro a seconda della stagione, coprendo una distanza calcolata secondo le prescrizioni mediche antiche sul passeggio dopo i pasti. È il punto in cui si capisce che questa non è architettura decorativa ma architettura pensata per un corpo che si muove.
Le Terme Grandi e le Terme Piccole
Gli impianti termali sono due e diversissimi. Le Terme Piccole hanno pianta irregolare, sale curve e una cupola ottagonale che è un esercizio di geometria applicata: probabilmente erano riservate alla corte. Le Terme Grandi, più regolari, servivano il personale e la truppa, e conservano volte a botte con tracce di stucchi. In entrambe si riconoscono la sequenza classica degli ambienti a temperatura crescente e i condotti del riscaldamento sotto il pavimento. Guardate le impronte dei mattoni sulle volte: sono le tracce delle casseforme lignee, il negativo del cantiere.
Il Canopo e il Serapeo
Il Canopo è la cartolina di Villa Adriana e se la merita. Un lungo bacino d'acqua chiuso in fondo da un ninfeo monumentale, il Serapeo, con la sua semicupola a spicchi; lungo i bordi cariatidi, copie di originali greci e coccodrilli di marmo. Il nome viene dalla città egiziana di Canopo, presso Alessandria, collegata alla capitale da un canale: qui si banchettava d'estate sdraiati su un triclinio di muratura mentre l'acqua scorreva attorno. Il Serapeo funzionava come sala da pranzo estiva con una cascata alle spalle dei commensali. Il mio parere: fotografatelo, ma poi voltatevi e guardate il bacino dal fondo verso l'uscita, perché la prospettiva che Adriano aveva progettato è quella, non la prima.
Il Museo di Villa Adriana
Accanto al Canopo il museo raccoglie i pezzi più importanti recuperati negli scavi: sculture, elementi architettonici, marmi colorati. Vale una sosta anche solo per capire quanto colore avesse questa villa, che oggi vediamo bianca e ocra e che invece era un catalogo di marmi africani, greci e egiziani. Molte delle statue trovate qui sono da secoli in altri musei, a Roma e in tutta Europa: la dispersione delle antichità tiburtine è un capitolo di storia del collezionismo che meriterebbe una mostra permanente.

Il Palazzo Imperiale e la Piazza d'Oro
Procedendo verso il centro del complesso si incontrano gli edifici residenziali veri e propri: il Palazzo Imperiale, gli appartamenti della famiglia, le sale di rappresentanza, e più oltre gli alloggi del personale servile e dei pretoriani, riconoscibili per le celle in fila e per l'assenza di ogni decorazione. La Piazza d'Oro, in fondo al complesso, ha un vestibolo a pianta ottagonale con cupola a spicchi alternati che è uno degli esperimenti geometrici più arditi dell'antichità: chi conosce Borromini capisce subito da dove viene certa architettura del Seicento romano.
Il Teatro Marittimo
Il cosiddetto Teatro Marittimo è la stanza segreta dell'imperatore. Un edificio circolare circondato da un canale, con una piccola isola al centro raggiungibile con due ponticelli girevoli che si potevano ritirare: sull'isola c'erano un atrio, una biblioteca, un piccolo bagno, un giardino. Adriano si isolava lì per studiare e disegnare. Il nome è moderno e fuorviante, perché di teatrale non ha nulla: è un rifugio. Riaperto dopo un lungo intervento di consolidamento, è uno dei punti in cui i gruppi si fermano più a lungo, e giustamente.
Il Teatro Greco, il Canopo dei filosofi e il resto del sito
Il perimetro riserva altro: il Teatro Greco appoggiato al pendio naturale, l'Antinoeion identificato negli scavi recenti nell'area verso l'ingresso, le cento camerelle che sostenevano i terrazzamenti e ospitavano magazzini e alloggi, la rete di gallerie sotterranee carrabili che permetteva al personale e ai carri di muoversi senza mai comparire in superficie. Quest'ultimo dettaglio è quello che colpisce di più i visitatori attenti: Adriano aveva progettato una villa con due livelli sociali sovrapposti, uno visibile e uno invisibile.
Antinoo e Villa Adriana
Non si racconta Villa Adriana senza Antinoo, il giovane bitinio amato dall'imperatore, morto annegato nel Nilo nel 130 e subito divinizzato per decisione di Adriano, con templi, monete, una città fondata in suo nome e una quantità di ritratti scolpiti che non ha paragoni per un personaggio privato dell'antichità. A Tivoli il suo culto lasciò un santuario e una serie di sculture disperse poi in mezza Europa. Il volto di Antinoo, con quel taglio di capelli e quello sguardo abbassato, è il ritratto antico più riconoscibile dopo quello di Augusto.
Informazioni: Largo Marguerite Yourcenar 1, telefono 0774 382733, biglietteria anche telefonica; il calendario aggiornato è sul portale delle VILLAE del Ministero della cultura, villae.cultura.gov.it.

Villa d'Este, l'acqua come architettura
Se Villa Adriana è la villa di un imperatore, Villa d'Este è la villa di un cardinale che voleva diventare papa e non ci riuscì mai. Ippolito II d'Este, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d'Este, fu nominato governatore di Tivoli nel 1550 dopo l'ennesimo conclave perduto. Trasformò il convento benedettino annesso a Santa Maria Maggiore in una residenza e il pendio sottostante in un giardino che non aveva eguali in Europa. Circa trentacinquemila metri quadrati di giardini, duecentocinquanta fontane e un centinaio di vasche: numeri che il sito ufficiale del Ministero riporta e che rendono l'idea della scala dell'impresa. Anche questa villa è patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Gli appartamenti del piano nobile di Villa d'Este
La visita comincia dagli ambienti superiori, affrescati fra il 1565 e il 1572 da una squadra di manieristi coordinata da Livio Agresti e da Federico Zuccari, con la regia iconografica di Pirro Ligorio. I temi si ripetono con ostinazione: le imprese araldiche estensi, il mito di Ercole, le origini leggendarie di Tibur. L'aquila bianca e il giglio degli Este compaiono ovunque, insieme al pomo d'oro delle Esperidi, che è insieme richiamo erculeo e allusione al nome di famiglia. Guardate i soffitti a grottesche: sono fra i migliori del Cinquecento romano e quasi nessuno alza la testa.
Il Salone della Fontana
Al piano inferiore l'ambiente più fastoso è il Salone della Fontana, usato per feste e banchetti, affrescato da Girolamo Muziano e decorato con una vera fontana rustica a mosaico incassata nella parete. Era un modo per portare il giardino dentro casa e per rinfrescare la sala d'estate, in un'epoca in cui il condizionamento non esisteva e l'evaporazione era l'unica tecnologia disponibile. Dalla loggia si vede tutto il giardino in scorcio: è il punto di regia da cui Ligorio ha calcolato l'intera composizione.
Il giardino e il sistema idraulico
Il progetto idraulico è la vera opera d'arte. Ligorio fece derivare l'acqua dall'Aniene con un cunicolo scavato sotto la città, lungo centinaia di metri, e la portò in quota: da lì tutto scende per gravità, senza pompe, senza macchine, con una differenza di pressione calcolata fontana per fontana. Quattro secoli e mezzo dopo il sistema funziona ancora con lo stesso principio. Ai visitatori dico sempre di provare a immaginare il cantiere: centinaia di operai, scavo in galleria, e un committente che pretendeva risultati mentre litigava con mezza curia romana.
Il Bicchierone, l'Ovato, i Draghi
Lungo i viali chiusi dalle siepi di bosso si incontrano le fontane maggiori. Il Bicchierone, ai piedi della villa, è attribuito a Gian Lorenzo Bernini, che intervenne nel giardino intorno al 1660: la forma a calice svasato dentro una conchiglia è una firma inconfondibile. La Fontana dell'Ovato, disegnata da Ligorio, è un emiciclo con cascata e ninfe che allude alle montagne intorno a Tivoli e ai fiumi che ne scendono. La Fontana dei Draghi, al centro dell'asse, fu realizzata in fretta nel 1572 per la visita di papa Gregorio XIII Boncompagni, il cui stemma porta un drago: un omaggio costruito in pochi giorni, e la fretta si vede nella tecnica.
Le Cento Fontane e la Rometta
Il Viale delle Cento Fontane taglia il giardino in orizzontale per circa cento metri: tre file sovrapposte di zampilli, con gigli, aquile, obelischi e barchette in stucco, oggi coperti di muschio e capelvenere. All'estremità occidentale del viale si trova la Rometta, la fontana che riproduce in miniatura i monumenti dell'antica Roma con la statua della Dea Roma e la barca dell'Isola Tiberina: il cardinale, che a Roma non poteva regnare, se l'era portata in giardino. È l'allegoria politica più spudorata del manierismo italiano e trovo che sia anche la più divertente.
La Fontana dell'Organo e la Fontana di Nettuno
La Fontana dell'Organo è un capolavoro di ingegneria musicale: l'acqua comprime l'aria in una camera e la spinge dentro le canne di un organo idraulico costruito nel Cinquecento dal francese Luc Leclerc e dal nipote Claude Venard. Restaurato e rimesso in funzione, suona a orari fissi durante la giornata. Sotto, la Fontana di Nettuno è un'aggiunta novecentesca di Attilio Rossi, spettacolare ma non originale: lo dico perché molti la fotografano credendola cinquecentesca. Il consiglio è sincronizzare la visita con l'orario dell'organo e mettersi in basso, verso le peschiere, dove il suono arriva pulito.
Informazioni: Piazza Trento 5, telefono 0774 5589; orari e tariffe sul sito ufficiale del Ministero della cultura, cultura.gov.it.

Il Parco Villa Gregoriana e le cascate dell'Aniene
Il Parco Villa Gregoriana nasce da un disastro. Nel 1826 una piena dell'Aniene devastò il quartiere basso di Tivoli e distrusse chiese e case; papa Gregorio XVI incaricò l'ingegnere Clemente Folchi di deviare il fiume dentro due gallerie scavate nel Monte Catillo, inaugurate nel 1835. L'opera salvò la città e creò la Grande Cascata artificiale, alta oltre cento metri, che precipita dentro la forra. Il parco che ne risultò porta il nome del papa.
Dentro ci sono la villa romana di Manlio Vopisco, le grotte di Nettuno e delle Sirene scavate dall'acqua nel travertino, i belvedere ottocenteschi, il ponte pensile, e la risalita finale verso l'acropoli con i due templi. Il percorso è tutto in discesa e poi in salita, con gradini irregolari e umidi: servono scarpe serie e un'ora e mezza abbondante. La proprietà è del FAI, che dopo il lungo restauro dell'area ne cura la manutenzione continua e organizza visite guidate per adulti e bambini e un programma di eventi culturali. Nel parco si trovano servizi, caffetteria e bookshop, e sul sito del Fondo esiste un tour virtuale per farsi un'idea prima di partire.
Un'avvertenza che do sempre: il parco chiude in inverno per periodi variabili e nei giorni di pioggia forte i sentieri possono essere interdetti. Controllate il calendario prima di mettervi in strada. E non sottovalutate il dislivello: è la visita più faticosa di tutta Tivoli.
Informazioni: Largo Sant'Angelo 1, telefono 0774 332650, fondoambiente.it.
L'acropoli di Tivoli (RM): Tempio di Vesta e Tempio della Sibilla
Sull'antica acropoli, sul ciglio roccioso che domina la valle delle cascate, sorgono i due templi che hanno reso Tivoli famosa fra i pittori europei. Il tempio rotondo, detto di Vesta, risale al I secolo avanti Cristo ed è un tholos su podio con diciotto colonne corinzie di cui dieci ancora in piedi, cella circolare, cornice a festoni e bucrani. La dedica è incerta: la tradizione lo assegna a Vesta, dea del focolare servita dalle Vestali; altre ipotesi lo attribuiscono a Tiburno, l'eroe eponimo della città. Nel Medioevo la cella fu trasformata in chiesa e vi si aggiunse una piccola abside, ed è a questa trasformazione che dobbiamo la sopravvivenza dell'edificio.
Accanto, sul punto più alto della Tibur Superbum, il tempio rettangolare detto della Sibilla, costruito probabilmente nel II secolo avanti Cristo, conserva due delle quattro colonne ioniche originarie in facciata ed è a sua volta di dedica dubbia, forse a Tiburno. Anche questo fu chiesa, San Giorgio, e per questo è arrivato quasi integro nell'alzato.
Nel Sette e Ottocento il tempio rotondo di Tivoli è stato il soggetto più dipinto d'Italia dopo il Colosseo. Lo trovate in Piranesi, in Fragonard, in Corot, in Turner, in Hubert Robert; ne esistono copie in mezza Europa, dai giardini inglesi di Stourhead alle follie neoclassiche tedesche. Il panorama migliore si ha dalla piazza del Tempio di Vesta e dal Ponte Gregoriano, una passerella in travertino a un'unica arcata gettata sull'Aniene dopo la deviazione del fiume.

Il Santuario di Ercole Vincitore
Il Santuario di Ercole Vincitore è, con quelli di Gabii e di Palestrina, uno dei grandi santuari laziali con teatro e tempio, e uno dei complessi sacri più importanti dell'architettura romana di età repubblicana. Fu edificato nel II secolo avanti Cristo come una macchina scenografica di dimensioni enormi, costruita su terrazzamenti a picco sull'Aniene lungo un antico percorso di transumanza che sarebbe poi diventato la via Tiburtina. La strada venne inglobata nel complesso e lo attraversava dentro una galleria in muratura, la cosiddetta via Tecta.
La pianta è rettangolare, centottantotto metri per centoquaranta, per circa tremila metri quadrati di piazza porticata, e si articola in tre corpi: il teatro, che sfrutta il declivio naturale e poteva contenere circa tremilaseicento spettatori, la piazza chiusa dai portici e il tempio, che si alzava su un podio alto. Terrazzamenti, portici e colonnati formavano una quinta continua attorno al tempio.
Ercole a Tibur non è l'eroe delle fatiche: è il protettore dei commerci e delle greggi, il dio dei mercanti e dei pastori che si incontravano al guado. Il santuario funzionava insieme come luogo di culto, mercato e banca: sotto i suoi portici, ci dicono le fonti antiche, l'imperatore Augusto amministrò la giustizia durante i suoi soggiorni tiburtini. La vita del complesso continuò fino al IV secolo dopo Cristo; l'abbandono definitivo risale alla prima metà del VI secolo, quando durante la guerra greco-gotica Tivoli fu conquistata da Totila, re degli Ostrogoti. Da allora il tempio diventò cava di materiali e poi terreno agricolo, e in età moderna l'area fu occupata da una cartiera e da una centrale elettrica, che ne hanno stravolto la lettura ma per paradosso ne hanno conservato le strutture.
Il dato che cambia la visita rispetto a qualche anno fa: il santuario oggi è visitabile con orario ordinario, tutti i giorni, con biglietto proprio da 10 euro e ridotto da 2 euro, e non più solo in occasioni straordinarie. È la visita meno affollata delle tre e per me la più istruttiva, perché ci si cammina dentro quasi da soli.

Il centro storico di Tivoli (RM), strada per strada
La Cattedrale di San Lorenzo
La basilica cattedrale di San Lorenzo diacono e martire è stata rifatta nel Seicento sopra un impianto romano e una chiesa medievale di cui resta intatto il campanile romanico, massiccio e bellissimo. Dentro si conservano due opere che da sole giustificano la sosta. Il Trittico del Santissimo Salvatore, della prima metà del XII secolo, incluso in un rivestimento d'argento del 1449 con aggiunte del 1506, è una delle icone processionali più antiche del Lazio. Il gruppo ligneo della Deposizione, databile fra il 1220 e il 1230 e attribuito al cosiddetto atelier di Tivoli di scuola cistercense, è una scultura di legno policromo di rara forza: cinque figure a grandezza naturale, un Cristo staccato dalla croce, un dolore trattenuto che non ha nulla di teatrale. Dietro l'abside si vede una parete semicircolare in opus reticulatum, ritenuta parte del foro romano.
La Mensa Ponderaria e l'Augusteum
A pochi passi dal Duomo, in Piazza del Duomo 4, si apre la Mensa Ponderaria: l'ufficio dei pesi e delle misure dell'antica Tibur, scoperto per caso nel 1883. Sono due tavoli di marmo con cavità concave di diverse misure, dentro cui erano alloggiati i campioni ufficiali dei pesi; un'iscrizione ricorda Marco Vareno Difilo, liberto e capo di un collegio legato a Ercole, come responsabile della costruzione. Accanto è stato riconosciuto l'Augusteum, un ambiente legato al culto imperiale. La datazione più probabile è di età augustea. La visita è contingentata, con gruppi ridotti e turni di venticinque minuti, su prenotazione: il biglietto si acquista anche alla biglietteria di Villa d'Este in Piazza Trento 5. È il posto meno noto e più sorprendente di tutta Tivoli.
Santa Maria Maggiore e le altre chiese del centro
La chiesa di Santa Maria Maggiore, detta anche San Francesco, addossata a Villa d'Este, conserva un pavimento cosmatesco del XIII secolo, l'icona della Madonna Avvocata attribuita a Jacopo Torriti o alla sua cerchia, sempre duecentesca, e un crocifisso ligneo quattrocentesco attribuito a Baccio da Montelupo. La chiesa di San Silvestro custodisce gli affreschi dell'arco absidale, del catino e della parete absidale, di scuola romana della prima metà del XIII secolo. San Pietro alla Carità ha un pavimento cosmatesco a quinconce. Nella chiesa di San Giovanni Evangelista, oggi dentro il complesso ospedaliero omonimo, si vede un ciclo di affreschi del secondo Quattrocento: erano stati attribuiti ad Antoniazzo Romano o a Melozzo da Forlì, mentre oggi si preferisce assegnarli a un pittore di forte personalità convenzionalmente chiamato Maestro di Tivoli, attivo all'epoca dei due maestri. Nel presbiterio della stessa chiesa gli affreschi del 1483 circa restano riferiti ad Antoniazzo Romano.
La Rocca Pia
La Rocca Pia, in Vicolo Barchetto, fu voluta da papa Pio II Piccolomini a partire dal 1461, appoggiata alle mura medievali, per due scopi dichiarati: difendere la città e tenerla a bada. La fortezza ha quattro torri di dimensioni diverse legate da cortine alte con merlatura guelfa, postazioni di tiro distribuite lungo il perimetro e, sul lato occidentale, un fossato con ponte levatoio. Fu costruita riusando in parte i materiali del vicino anfiteatro di Bleso. Vasari ne attribuiva il disegno al Filarete e alla sua cerchia, e la collaborazione con gli architetti militari di Pio II è probabile. Papa Alessandro VI completò l'opera aggiungendo due torri minori. Nel 1539 papa Paolo III approvò a voce, proprio dentro la rocca, la costituzione della Compagnia di Gesù. Nell'Ottocento la fortezza divenne caserma pontificia e poi carcere, con un centinaio di detenuti stipati nelle torri circolari, e restò prigione fino al 1960. Oggi apre il venerdì, il sabato, la domenica e i festivi, dalle 10 alle 16 dal primo novembre al 31 marzo e dalle 9 alle 19 dal primo aprile al 31 ottobre.
Palazzi, case torri e l'architettura civile
Il centro storico è un catalogo di architettura civile che quasi nessuno guarda, perché tutti corrono alle ville. Il complesso monumentale dell'Annunziata con la Casa della Missione ospita il Museo Civico in Piazza Campitelli, dove si trova anche la Casa Gotica, in Via Campitelli, con la sua bifora. Il Palazzo comunale conserva una tavola di Sano di Pietro, attivo fra il 1405 e il 1481, che raffigura San Bernardino da Siena. In Piazza Domenico Tani, al portone del numero 14, si vede un affresco con San Pietro un tempo attribuito a Cimabue e oggi riconosciuto come opera di scuola romana della seconda metà del Duecento, con influenze cimabuesche.
Poi la lunga sequenza dei palazzi gentilizi: Regnoni-Macera e Lolli di Lusignano in Via dei Sosii; Mancini-Torlonia, Croce-Pacifici e Bandini-Piccolomini in Via Domenico Giuliani; Fucci-Giansanti in Via Palatina; Del Re-Boschi-Bonfiglietti in Piazza Palatina, dove sorgono anche la Torre del Comune e l'Arengario; le case torri di Piazza dell'Erbe, di Via del Seminario e del Vicolo dei Ferri; Palazzo Zaccone in Via del Seminario e Palazzo Fraticelli nel vicolo omonimo; il Seminario Vescovile e Palazzo Vergelli in Piazza del Seminario; Palazzo Teobaldi in Via Teobaldi; Palazzo Orsini in Via della Sibilla, con la vicina Torre di Guardia e il Ponte San Martino; Palazzo Brigante-Colonna e Palazzo Reali-Ciaccia in Piazza Colonna; Palazzo Quagliolino in Piazza Taddei; Palazzo Coccanari-Teobaldi in Piazza Tani; Palazzo Baglioni-Porcari in Via del Riserraglio; Palazzo Coccanari in Piazza del Tempio d'Ercole; Palazzo Fornari, Palazzo Bulgarini e la Casa Torre con Torre dell'Orologio in Piazza Rivarola; Palazzo Serra-Nobili in Piazza Santa Croce; Palazzo Santacroce, Palazzo Cenci-Alberici, Palazzo Pusterla e Palazzo Regnoni in Via del Trevio; Palazzo Todini in Piazza del Plebiscito; Palazzo Carlandi in Via Colsereno; Palazzo Cenci, l'ospedale antico, in Via Parrozzani; Palazzo Sabbi, Palazzo Macera e Palazzo Cenci Bolognetti in Via Mauro Macera; Palazzo Zappi nel Vicolo del Giglio; Palazzo San Bernardino, sede del Municipio. Le Scuderie Estensi in Piazza Garibaldi, oggi spazio espositivo, e il Collegio dei Nobili in Viale Nicolò Arnaldi, adattato di recente a sede del Tribunale, completano il quadro, insieme alle porte urbiche superstiti, Porta del Colle e Porta San Giovanni, e a Villa Braschi con il suo parco.
La scultura contemporanea non manca: il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale di Carlo Fontana, del 1930, nel giardino Garibaldi; l'opera di Igor Mitoraj del 2008 in Piazza Trento; l'Arco dei Padri Costituenti di Arnaldo Pomodoro, del 2009, in Piazza Garibaldi. Quest'ultimo divide la città e mi diverte molto: chiedete a un tiburtino cosa ne pensa e avrete un'ora di conversazione.

Le chiese di Tivoli (RM), quelle in piedi e quelle scomparse
Oltre alla cattedrale e a Santa Maria Maggiore, la città conta una fitta rete di chiese: San Biagio vescovo e martire, Sant'Andrea apostolo, San Silvestro, San Bernardino da Siena, San Giorgio martire, San Pietro alla Carità, Santa Sinforosa detta del Gesù, la Madonna della Fiducia già Santa Croce dei Cappuccini, Sant'Antonio Abate, San Getulio, Santa Barbara in Via degli Orti, San Giovanni Evangelista, Sant'Anna, la chiesa con l'ex convento di Sant'Antonio di Padova sulla provinciale per Marcellina, l'ex Monastero degli Olivetani in Viale Quintilio Varo, l'Arco della Madonna di Quintiliolo e il Santuario della Madonna di Quintiliolo, che domina la valle dell'Aniene dal versante opposto ed è il balcone panoramico più bello sulla città. C'è anche una sinagoga, memoria di una presenza ebraica documentata in età medievale.
Le chiese sconsacrate raccontano il Medioevo tiburtino: San Michele Arcangelo in Piazza Palatina, del XII secolo; Santo Stefano dei Ferri, XII secolo; Santa Maria dell'Oliveto, a lungo creduta Sant'Alessandro, in Via del Tempio d'Ercole, XII secolo; San Vincenzo, costruita nel 1268 e rifatta nel 1860, il cui titolo parrocchiale passò a Sant'Andrea nel 1826; Santa Maria dell'Oliva del 1512; San Nicola al Colle del 1590; l'Annunziata del 1729.
L'elenco delle chiese scomparse è più lungo e più doloroso, perché tre quarti di quelle perdite hanno una data precisa: il 26 maggio 1944. La chiesa del Gesù, consacrata nel 1587, fu semidistrutta da quel bombardamento e i resti superstiti, che forse avrebbero permesso di ricostruire almeno la facciata, furono demoliti negli anni Cinquanta. San Filippo Neri, all'angolo fra Via della Missione e Via del Collegio, sistemata nel 1620, fu rasa al suolo dallo stesso bombardamento. Santa Maria a Carciano, al Romitello, fu demolita dopo danni che non erano irreparabili. Della Madonna della Febbre restano avanzi in Via dell'Acquaregna. Poi Santa Cecilia in Via San Valerio; Santa Maria della Porta, poi Santa Lucia, distrutta dalla piena dell'Aniene del 1826; Santa Maria del Ponte o San Rocco, che sorgeva dove poi fu l'Hotel Sirene e fu demolita nel 1836, con la confraternita trasferita a Sant'Andrea nel 1844; San Valerio nell'odierna Piazza Rivarola, demolita nel 1777 per allargare la via Valeria; San Martino presso il ponte omonimo; San Benedetto Abate in Piazza dell'Olmo, cui dovrebbero appartenere i due affreschi del Duecento e Trecento oggi all'ingresso di un palazzo in Piazza Tani; San Pantaleone in Postera; Santa Maria in Monte Arsiccio; San Leonardo presso l'attuale ospedale di San Giovanni; Santa Croce nella piazza omonima, crollata nel 1843, con il titolo parrocchiale passato nel 1856 a Santa Maria Maggiore; la collegiata di San Paolo, demolita nel 1647 per costruire il Seminario; San Nicola in Selci, di cui resta il campanile del XII secolo; Santa Caterina al Riserraglio, di cui resta il campanile detto Torre di Santa Caterina, sempre del XII secolo; la chiesa del Salvatore del 1123, con avanzi del portico visibili in Via del Governo; San Saba all'arco del Macello, del 1138, di cui sopravvive il protiro d'ingresso in Via del Colle; Sant'Agnese in Via di Sant'Agnese.
L'archeologia diffusa intorno a Tivoli (RM)
Fuori dal circuito delle tre biglietterie c'è un'altra Tivoli, fatta di monumenti che si incontrano per strada. Il Mausoleo dei Plauzi, o dei Plautii, è un tamburo cilindrico di età augustea che sorge accanto al Ponte Lucano, sulla Tiburtina, con le iscrizioni della famiglia ancora leggibili sulla fronte: il monumento e il ponte romano formano una coppia che i vedutisti del Grand Tour hanno disegnato quanto i templi dell'acropoli. Poco lontano, la Grotta Polesini, presso Ponte Lucano, ha restituito materiali paleolitici di grande rilievo, fra cui manufatti con incisioni figurate: è uno dei siti preistorici più importanti del Lazio, e non è visitabile come un museo.
In città e nei dintorni restano la Tomba della Vestale Cossinia, l'Anfiteatro di Bleso, la Porta Maior in Via del Colle, il criptoportico sotto Piazza Tani, il ponte di età romana in Viale Roma e il Tempio della Tosse, che con ogni probabilità era il vestibolo di una villa tardoantica ed è stato trasformato in cappella nel Medioevo. Poi la corona delle ville repubblicane e imperiali: quella di Manlio Vopisco, i cui resti sono incorporati in Villa Gregoriana, quella di Quintilio Varo, quella detta di Orazio Flacco, quella detta di Bruto, la villa dei Pisoni, quella detta di Cassio. Le attribuzioni sono in gran parte tradizionali e vanno prese per quello che sono: nomi affezionati dati dagli eruditi, non certezze epigrafiche. Sul margine destro di Via del Colle si allineano infine i siti di archeologia industriale, cartiere, fonderie, pastifici, che raccontano la Tivoli operaia dell'Otto e Novecento e che secondo me sono il patrimonio più trascurato della città.

Le Acque Albule e le terme di Bagni di Tivoli
In pianura, fra Roma e Tivoli, sgorgano le Acque Albule, sorgenti sulfuree note fin dall'antichità, che i Romani chiamavano così per il colore lattiginoso dell'acqua. Sono acque solfato-calciche a temperatura costante, sfruttate da Agrippa e citate da Strabone, Plinio e Marziale; da esse deriva anche la formazione del banco di travertino che ha dato la pietra a Roma. Oggi alimentano lo stabilimento termale di Bagni di Tivoli, con piscine sulfuree all'aperto e cure inalatorie, in un contesto che di monumentale ha poco ma che d'inverno, con il vapore che sale, è un'esperienza che consiglio a chi ha già visto le ville.
Il quartiere di Tivoli Terme è cresciuto attorno a queste sorgenti ed è raggiungibile con la stessa linea ferroviaria del centro, fermata Bagni di Tivoli. Chi arriva in treno per le terme deve scendere lì e non alla stazione di Tivoli.

La natura intorno a Tivoli (RM): Monte Catillo e la valle dell'Aniene
La Riserva naturale di Monte Catillo protegge il versante che chiude la città a nord, con leccete, roverelle, oliveti secolari e sentieri segnati che salgono dal centro abitato fino ai settecento metri della cima. Dall'alto si vede la campagna romana fino al mare nelle giornate limpide, e i templi dell'acropoli sembrano un modellino. È l'escursione che consiglio a chi torna a Tivoli una seconda volta e ha già visto tutto il resto: due ore e mezza di cammino, dislivello onesto, e nessuna coda.
Più a monte la valle dell'Aniene apre la strada verso i borghi della Val d'Aniene e verso i Monti Simbruini. Chi ha un giorno in più può proseguire fino a Subiaco e ai monasteri benedettini, oppure salire a San Polo dei Cavalieri per il panorama sulla piana, o ancora ad Anticoli Corrado, il paese dei modelli e dei pittori.

La storia di Tivoli (RM), dalle origini all'età contemporanea
Antica città latina di nome Tibur, chiamata da Virgilio Tibur Superbum nel settimo libro dell'Eneide, con un epiteto che campeggia tuttora nello stemma cittadino, Tivoli si vanta di essere più antica di Roma. Secondo Dionigi di Alicarnasso sarebbe stata fondata dagli Aborigeni in conseguenza del rito della primavera sacra. L'insediamento arcaico si sarebbe formato nel XIII secolo avanti Cristo sulla riva sinistra dell'Aniene a opera dei Siculi, con fortificazioni nell'attuale contrada di San Paolo presumibilmente fra XI e X secolo, e poi, avvicinandosi gli abitanti al fiume fra VIII e VII secolo, con l'acropoli e gli edifici antichi. Il vantaggio era la posizione dominante sul guado, il percorso più breve per la transumanza delle greggi fra l'Agro Romano e l'Abruzzo, lungo la direttrice che sarebbe diventata la via Valeria. Ancora oggi la contrada dell'antica acropoli si chiama Castrovetere, e i cittadini medievali vi tornarono ad arroccarsi.
Secondo Catone, nelle Origines, i Siculi furono scacciati dai Greci guidati da Catillo di Arcadia e dai suoi tre figli Tibur, Corace e Catillo, che ribattezzarono la città con il nome del fratello maggiore. I Romani, per indicare lo stato in luogo, dicevano Tiburi: da lì Tibori, Tiboli e infine Tivoli, mentre l'aggettivo restò fedele all'originale, ed è per questo che gli abitanti si chiamano tiburtini. Il fatto che l'antica Tibur fosse punto di confluenza di popolazioni diverse, soprattutto Sabini e Latini, è confermato dal grande santuario di Ercole Vincitore, classico eroe divinizzato di origine greca, protettore dei commerci: i resti sono databili al II secolo avanti Cristo, ma il culto risale a un luogo sacro più antico, forse nella zona dell'attuale Ponte dell'Acquoria, dove popolazioni diverse si incontravano per commerciare, come accadeva al guado del Tevere nel Foro Boario già in epoca prearcaica.
Nel IV secolo avanti Cristo, entrata nella Lega Latina, Tibur guerreggiò contro Roma finché la Lega non fu sconfitta. Poi aiutò Roma nelle guerre puniche, tanto da diventare uno dei principali punti di rifornimento delle truppe. Rimase neutrale durante la guerra civile e fu riconosciuta municipio romano con la Lex Iulia municipalis nel I secolo avanti Cristo. Con il passaggio dalla repubblica all'impero, Tibur si consolidò come centro commerciale e residenziale e divenne sede di molte ville di ricchi romani: quelle ancora identificate sono attribuite a Orazio, a Cassio, a Publio Quintilio Varo, a Manlio Vopisco. Augusto vi soggiornò e amministrò la giustizia sotto i portici del santuario di Ercole. Il culmine fu la villa di Adriano, nel II secolo dopo Cristo. Nel 275, sempre qui, passò i suoi ultimi giorni Zenobia, regina di Palmira, condotta a Roma prigioniera da Aureliano e sistemata in una villa tiburtina.
Nel Medioevo le invasioni portarono decadenza e abbandono delle ville e delle campagne; la popolazione si trasferì dentro le mura e un documento del 945 attesta che la città era governata da un duca. Fra X e XI secolo Tivoli entrò in conflitto con Ottone III. Nel Basso Medioevo la rivalità con Roma si riaccese, perché Roma non tollerava la posizione strategica della città. Federico Barbarossa fu appoggiato dai tiburtini e in cambio fortificò le mura e concesse alla città di inserire l'aquila imperiale nello stemma. Tivoli fu sede vescovile, nota dall'anno 366, e fu profondamente implicata nelle contese feudali: gelosa della propria indipendenza ma stretta fra i baroni romani e il feudo benedettino di Subiaco, si schierò con i ghibellini per sottrarsi al patrimonio vescovile, il che non le risparmiò di dividersi in fazioni e di restare ostaggio della contesa fra Colonna e Orsini, per rientrare infine nel XV secolo nel patrimonio della Chiesa e seguirne le sorti. Nel 1461 papa Pio II costruì la Rocca Pia, mise fine ai conflitti interni e assoggettò la città al papato.
Nel 1550 il cardinale Ippolito II d'Este, vissuto fra il 1509 e il 1572, fu nominato governatore: da lì nasce la villa che porta il nome della sua famiglia. La sistemazione del complesso proseguì con il nipote cardinale Luigi d'Este, morto nel 1586, e con il cardinale Alessandro d'Este, morto nel 1624. In età medievale era presente in città anche una comunità ebraica. Nel 1867 Tivoli assistette alla Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma con la colonna garibaldina Pianciani.
Il Novecento tiburtino è una storia operaia. Negli anni dell'avvento del fascismo, fra il 1921 e il 1922, Tivoli, con la giunta Parmegiani eletta nel 1919 e a forte componente operaia, fu uno degli ultimi comuni d'Italia a guida socialista e comunista insieme ad Ancona, Parma e Cremona; la sua resistenza alle pressioni del fascismo romano fu legata allo sfruttamento pubblico delle acque della cascata per la produzione di energia elettrica, che restò tale fino alla caduta della giunta. I tentativi dei fascisti romani, appoggiati dai locali che avevano in Guglielmo Veroli il loro segretario, furono ripetutamente respinti dagli Arditi del Popolo, formazioni di operai e contadini sorte in difesa delle Camere del Lavoro. In quel contesto avvennero aggressioni, come durante lo sciopero dei ferrovieri del 1920 e al rientro in città di bande fasciste reduci da una manifestazione romana del 1921. Da quell'ultimo episodio derivò l'uccisione del segretario del Fascio Guglielmo Veroli per mano di Dante Corneli, segretario della Camera del Lavoro, operaio delle cartiere invalido che, aggredito nel vicolo Todini da quattro fascisti fra cui il Veroli, si difese con le armi. La reazione fu un'occupazione violenta della città: il fascismo vi trasferì il gerarca di Civitavecchia Pollastrini, noto per la brutalità con cui aveva sconfitto il più agguerrito gruppo di Arditi del Popolo del Lazio. La sua opera consisté nell'esercitare violenza continua sui membri della giunta e nel dividere le maestranze della centrale elettrica; con la passività complice dei regi carabinieri la giunta Parmegiani fu esautorata e i suoi principali esponenti esiliati. Preso il potere, i fascisti privatizzarono immediatamente la centrale elettrica, che passò alla società Anglo-Romana.
Durante la seconda guerra mondiale la città, che si trovava sul percorso della ritirata tedesca verso nord lungo la via Valeria, fu duramente e ripetutamente bombardata dall'aviazione anglo-americana, che puntava a interrompere i collegamenti ferroviari e stradali fra Roma e l'Adriatico. Sotto l'occupazione tedesca fu forte la presenza di nuclei partigiani, dediti al sabotaggio e all'appoggio delle azioni alleate. In quel quadro si colloca la vicenda dell'Eletti, partigiano della prima ora al quale gli Alleati avevano affidato una radiotrasmittente destinata a un ruolo di primo piano in vista dell'aviosbarco su Roma: la gestione imprudente dell'apparecchio, che rischiava di rivelarne la posizione ai nazifascisti, portò alla sua uccisione da parte degli stessi partigiani tiburtini su ordine diretto degli Alleati, come fu accertato nel processo del dopoguerra, conclusosi con la piena assoluzione degli imputati. A parte quell'episodio doloroso, l'azione di sabotaggio delle formazioni tiburtine fu continua e si estese alla campagna romana, e comportò ritorsioni sanguinose e la distruzione di infrastrutture da parte dei tedeschi in ritirata: saltarono tutti i ponti sull'Aniene, tranne l'antico Ponte Lucano.
Fino agli anni Settanta Tivoli rimase città a vocazione fortemente industriale, con una solida base operaia orientata a sinistra almeno nelle elezioni sovracomunali. Nella deindustrializzazione che seguì fu forte e sentita anche qui la contrapposizione politica degli anni di piombo: la città espresse estremisti di destra di rilevanza nazionale e, per tutto il decennio fra il 1970 e il 1980, un fortissimo movimento operaio e studentesco legato al Partito Comunista e alla sinistra extraparlamentare nelle sue diverse articolazioni.

Feste, tradizioni e folklore di Tivoli (RM)
Il calendario tiburtino è ancora vivo e vale la pena incrociarlo. Il Carnevale tiburtino porta in strada carri allegorici e maschere. La Fiera di San Giuseppe, il 19 marzo, è l'ultima superstite di una serie di antiche fiere agricole, di bestiame e di attrezzi. Il Venerdì Santo si tiene la Processione del Cristo Morto. La prima domenica di maggio esce la Processione della Madonna di Quintiliolo: in quell'occasione la Contrada Via Maggiore allestisce un'infiorata lungo Via Domenico Giuliani, la strada percorsa dal corteo, e per consuetudine solo il vescovo e i portatori della Madonna possono calpestare i fiori, che compongono soggetti religiosi. Il 13 giugno esce la Processione di Sant'Antonio di Padova. Il 18 luglio si festeggia Santa Sinforosa, martire tiburtina e compatrona della città, celebrata anche nella località di Tivoli Terme. Il 10 agosto è il giorno di San Lorenzo martire, patrono di Tivoli: nel pomeriggio e durante la processione vengono rappresentate scene storiche sulla vita del santo, in collaborazione con il Gruppo Storico di Villa Adriana. Il 14 e il 15 agosto si svolge l'Inchinata, festa religiosa di origine medievale e tuttora popolarissima, che mette in scena l'incontro fra due antiche immagini, la Madonna di Santa Maria Maggiore e il Salvatore della Cattedrale, portate a spalla e fatte inchinare l'una davanti all'altra.
Se dovessi sceglierne una, andrei all'Inchinata. È una liturgia urbana che si ripete da secoli, si svolge la notte e coinvolge la città intera: nessuna visita guidata restituisce Tivoli come quelle due sere di agosto.
Cosa si mangia a Tivoli (RM)
La cucina tiburtina è cucina di montagna vicina a Roma, e si vede. Le paste sono quelle laziali di grano duro e acqua tirate a mano; le carni sono agnello e maiale, con la porchetta che qui ha una tradizione seria; le verdure sono quelle dell'orto e del bosco, cicorie, misticanze, funghi in autunno. Il prodotto identitario è l'olio extravergine dei Colli Tiburtini, ricavato in gran parte da olivi secolari che coprono i versanti attorno alla città: molti sono alberi di età plurisecolare e alcuni sono monumentali. È un olio erbaceo, amaro e piccante, adatto al pane e alle zuppe di legumi.
A tavola cercate il pane casareccio locale, la pizza bianca, i dolci di ricorrenza legati alle feste patronali. Evito di consigliare insegne, perché i locali cambiano gestione e un consiglio vecchio è peggio di nessun consiglio: chiedete a chi vive qui, e diffidate dei ristoranti immediatamente davanti alle biglietterie delle ville, che lavorano quasi solo con i pullman.
Tivoli (RM) con i bambini
Villa d'Este funziona benissimo con i bambini, perché l'acqua è ovunque, la Rometta è un plastico gigante da esplorare e la Fontana dell'Organo suona a orari fissi: chiedete l'orario all'ingresso e organizzate la visita attorno a quel momento. Villa Adriana è più impegnativa, con lunghi tratti al sole e senza ombra, e la consiglio dopo i sette-otto anni, portando acqua e cappello. Il Parco Villa Gregoriana è avventuroso ma ripido e scivoloso: il FAI organizza visite pensate per le famiglie, e con i bambini piccoli o i passeggini è meglio rinunciare. La Rocca Pia, con le sue torri, è il posto che i bambini ricordano di più e costa quasi niente in termini di tempo.
Accessibilità a Tivoli (RM)
Villa Adriana è la più accessibile delle tre: percorsi in piano su ghiaia compatta, distanze lunghe ma pendenze modeste, servizi di assistenza segnalati sul sito ufficiale. Villa d'Este ha un forte dislivello fra il palazzo e il fondo del giardino, gestito con rampe e scale; una parte del percorso resta difficile con una sedia a rotelle, mentre il piano nobile è raggiungibile. Il Parco Villa Gregoriana non è adatto a chi ha problemi di deambulazione: gradini irregolari, fondo umido e dislivello notevole. Il centro storico è tutto acciottolato e in pendenza. Il consiglio è di telefonare in anticipo alle biglietterie e di farsi indicare il percorso praticabile del giorno, che varia con i cantieri di manutenzione.
Quanto costa Tivoli (RM) e come si risparmia
Il conto pieno per un giorno, senza soste enogastronomiche, è di 15 euro per Villa Adriana, 15 per Villa d'Este e 10 per il Santuario di Ercole Vincitore, più il biglietto del Parco Villa Gregoriana. Chi vuole vedere i tre siti statali risparmia con il VILLAE Pass, valido settantadue ore: 30 euro intero, 4 euro per la fascia 18-25 anni. Chi torna spesso, o chi abita nel Lazio, fa i conti con il VILLAE 365, nominativo e valido un anno, a 40 euro e a 10 euro per i giovani. Il biglietto ridotto a 2 euro spetta alle categorie previste dalla normativa nazionale sui musei statali. L'ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese, l'8 marzo per le donne, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre.
La mia opinione, controcorrente: la prima domenica del mese a Tivoli è da evitare. L'ingresso gratuito porta folle enormi a Villa d'Este, il giardino diventa una fila indiana e le fontane si fotografano solo sopra le teste altrui. Meglio pagare 15 euro un martedì di novembre e avere la Rometta tutta per sé.

Quando andare a Tivoli (RM) e quando evitare
Aprile, maggio, fine settembre e ottobre sono i mesi giusti: acqua abbondante nelle fontane, verde pieno, temperature ragionevoli. Luglio e agosto a Villa Adriana sono duri, perché l'ombra è scarsa e il travertino restituisce calore fino a sera; in quei mesi conviene entrare alle 8.30 e uscire prima delle 12, oppure approfittare delle aperture serali estive quando vengono programmate. L'inverno ha il vantaggio del silenzio e lo svantaggio delle chiusure anticipate, con i siti che serrano nel primo pomeriggio.
Il giorno della settimana conta più della stagione. Il lunedì mattina Villa d'Este apre solo alle 14: chi arriva la mattina di lunedì trova il cancello chiuso e si arrabbia, e lo vedo succedere ogni volta. In compenso il lunedì mattina è perfetto per Villa Adriana, che è aperta e semivuota.
Una curiosità su Tivoli (RM)
La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda un mestiere sparito: il regolatore delle acque. Il sistema idraulico di Villa d'Este non funziona con pompe, ma con un cunicolo che porta l'acqua dell'Aniene sotto la città e la consegna al giardino in quota; da lì tutto scende per gravità, e ogni fontana riceve una pressione diversa che dipende dal punto in cui è collocata e dalla sezione delle condotte. Per secoli quel sistema è stato governato da persone che conoscevano a memoria l'ordine in cui aprire e chiudere le saracinesche: se si apriva prima la fontana sbagliata, l'Organo restava muto e le Cento Fontane si riducevano a un gocciolio. Non era un mestiere scritto, era un mestiere trasmesso.
La stessa competenza spiega una vicenda meno nota: nel Cinquecento la deviazione di parte della portata dell'Aniene verso il giardino del cardinale creò tensioni con i mugnai e i cartai tiburtini, che dall'acqua ricavavano il proprio reddito. L'acqua a Tivoli è sempre stata una questione economica prima che estetica, e le liti sulle derivazioni attraversano cinque secoli di documenti comunali. Quando poi, alla fine dell'Ottocento, quella stessa acqua fu impiegata per produrre elettricità, la contesa si spostò dai mulini alle turbine e diventò una battaglia politica: negli anni Venti del Novecento il controllo pubblico della centrale idroelettrica fu la vera posta in gioco dello scontro fra la giunta operaia e il fascismo, e alla caduta della giunta la centrale fu subito privatizzata. Le fontane di un cardinale, i mulini dei cartai e la lotta politica del Novecento sono lo stesso fiume visto in tre epoche diverse. Chi passeggia sul Ponte Gregoriano guardando la cascata sta guardando, senza saperlo, il motore di tutta la storia locale.
Una cosa che non ti dice nessuno su Tivoli (RM)
La Grande Cascata, quella alta più di cento metri che fa da fondale al Parco Villa Gregoriana e che tutti fotografano come una meraviglia naturale, è artificiale. È il risultato di un'opera di ingegneria idraulica ottocentesca: dopo la piena catastrofica del 1826, che devastò il quartiere basso della città e distrusse case e chiese, papa Gregorio XVI incaricò l'ingegnere Clemente Folchi di scavare due gallerie nel Monte Catillo per deviare il corso dell'Aniene lontano dall'abitato. Le gallerie furono inaugurate nel 1835 e da allora il fiume esce dalla montagna e precipita nella forra in un punto scelto a tavolino.
La conseguenza è doppia. Da un lato Tivoli non è più stata allagata; dall'altro, il paesaggio romantico che ammirano i visitatori è un paesaggio progettato, un'opera di land art ante litteram costruita da un papa e da un ingegnere. Le antiche cascatelle che i pittori del Grand Tour dipingevano prima del 1826 non esistono più nella forma in cui le vedevano loro: chi confronta le vedute settecentesche con la topografia attuale scopre che il fiume passava altrove. C'è un secondo dettaglio che sfugge quasi a tutti: la deviazione modificò anche il regime del travertino, perché la deposizione della pietra dipende dalle acque calcaree e dal loro percorso. Tivoli ha cambiato il proprio fiume e, con esso, il proprio panorama, il proprio rischio idraulico e persino la propria geologia di superficie. Quando qualcuno dice che la natura qui è spettacolare, io rispondo che è spettacolare l'ingegneria, e che è una differenza che vale la pena conoscere.
Il consiglio che ti do per visitare Tivoli (RM)
Non fate Villa Adriana e Villa d'Este nello stesso mezzogiorno. È l'errore più comune e produce due visite mediocri invece di una buona. La sequenza che funziona è questa: arrivare a Villa Adriana all'apertura, alle 8.30, quando l'ombra è ancora lunga e i pullman non sono scesi; dedicarle tre ore vere seguendo il senso di marcia Pecile, Terme, Canopo, Museo, Palazzo Imperiale, Teatro Marittimo; risalire in città verso mezzogiorno e mezzo, mangiare in centro e non davanti alle biglietterie; entrare a Villa d'Este verso le 15, quando i gruppi organizzati sono già usciti e la luce di taglio accende le Cento Fontane. Il giardino di Villa d'Este va guardato dal basso verso l'alto almeno una volta, quindi scendete fino alle peschiere e poi voltatevi.
Il secondo consiglio riguarda le scarpe e l'acqua. Tivoli si visita camminando su ghiaia, travertino levigato e gradini umidi: le suole lisce sono un problema serio a Villa Gregoriana e nel giardino estense, dove il muschio rende scivolosi i bordi delle vasche. Portate acqua, perché le fontanelle non sono ovunque.
Terzo: prenotate la Mensa Ponderaria se ci tenete davvero. I turni sono contingentati a poche persone alla volta e si esauriscono, e restare fuori dopo aver programmato la giornata è una delusione evitabile con una telefonata. Quarto e ultimo: se avete due giorni, dedicate il secondo al centro storico e al Santuario di Ercole Vincitore invece che a un'altra città. Tivoli premia chi resta, non chi passa. E se viaggiate con un gruppo, una guida abilitata cambia completamente l'esperienza di Villa Adriana, che senza spiegazione è un campo di ruderi bellissimi e incomprensibili: TourLeaderPro lavora esattamente su questo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Colosseo è di travertino. Quasi nessuno collega quella frase a Tivoli, eppure il lapis tiburtinus viene da qui, dalle cave della piana fra Tivoli e Bagni di Tivoli, e la sua formazione dipende proprio dalle sorgenti sulfuree delle Acque Albule: l'acqua satura di carbonato di calcio, evaporando, deposita strati di pietra che si accumulano da millenni. Il banco di travertino su cui si estraeva, e in parte si estrae ancora, è una fabbrica geologica alimentata dallo stesso fenomeno idrotermale che oggi riempie le piscine termali.
La conseguenza urbanistica è enorme. Il travertino tiburtino è la pietra del Colosseo, del colonnato berniniano di San Pietro, dei ponti sul Tevere, di gran parte dell'edilizia monumentale romana antica e moderna; nel Novecento è stata la pietra dell'architettura di regime e poi di quella internazionale. Roma è, letteralmente, costruita con la montagna di Tivoli. Il trasporto avveniva lungo la via Tiburtina e, per i blocchi maggiori, con chiatte sull'Aniene e sul Tevere: la logistica antica di quel materiale è uno dei capitoli meno studiati e più affascinanti dell'ingegneria romana.
C'è un corollario che mi piace far notare ai gruppi. Le cave sono ancora attive e si vedono dalla superstrada mentre si sale da Roma: quelle pareti bianche squadrate che sembrano una ferita nel paesaggio sono la stessa cosa che si ammira in centro a Roma sotto forma di monumenti. Fra il paesaggio industriale e il patrimonio artistico, in questo caso, non c'è nessuna differenza di sostanza: c'è solo una differenza di lavorazione.
La foto giusta da fare a Tivoli (RM)
La foto che porta a casa Tivoli non è il Canopo. È il tempio rotondo dell'acropoli visto dal basso, dal fondo della forra di Villa Gregoriana, con la cascata a sinistra e la roccia sopra la testa: da lì si capisce perché per due secoli i pittori europei siano venuti fin quassù. Si scatta nel tardo pomeriggio, quando il sole radente illumina le colonne corinzie e la parete di travertino diventa arancione. Serve un obiettivo grandangolare e una mano ferma, perché la luce nella gola è poca.
La seconda inquadratura da non sbagliare è a Villa d'Este: il Viale delle Cento Fontane fotografato in senso longitudinale, dal lato della Rometta verso la Fontana dell'Ovato, con il sole di taglio che accende il pulviscolo d'acqua. Metà mattina d'estate e metà pomeriggio in primavera sono i momenti giusti. Chi ha pazienza aspetti che il vento smetta, perché con la brezza gli zampilli si piegano e la fila di getti perde il ritmo.
Terza opzione, per chi ama i panorami: il Santuario della Madonna di Quintiliolo, sul versante opposto della valle, offre la vista frontale di tutta Tivoli arrampicata sulla rupe, con l'acropoli e i campanili in fila. Ci si arriva in auto in dieci minuti dal centro. A Villa Adriana, infine, l'immagine migliore non è il Canopo di fronte, che è la cartolina di tutti, ma il Serapeo visto in controluce da dentro la semicupola, con le cariatidi che diventano sagome scure sull'acqua. Regola generale: a Tivoli si fotografa il travertino con la luce bassa, perché a mezzogiorno la pietra brucia e diventa bianca senza rilievo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo evento è del 275 dopo Cristo: Zenobia, regina di Palmira, sconfitta e portata a Roma da Aureliano, finì i suoi giorni in una villa tiburtina. La sovrana che aveva sfidato l'impero da Oriente si spense come pensionata di lusso a trenta chilometri dal Campidoglio, e la memoria di quel destino attraversa tutta la letteratura antiquaria su Tivoli.
Il secondo è del 1461: papa Pio II Piccolomini avvia la costruzione della Rocca Pia, la fortezza che chiude tre secoli di autonomia comunale tiburtina. Dentro quelle mura, nel 1539, papa Paolo III approvò a voce la costituzione della Compagnia di Gesù, un passaggio decisivo nella storia della Chiesa moderna avvenuto in una fortezza di provincia e non in Vaticano.
Il terzo è del 1826: la piena dell'Aniene devasta il quartiere basso, distrugge la chiesa di Santa Maria della Porta e mette in ginocchio la città. Ne segue la deviazione del fiume voluta da Gregorio XVI, con le gallerie inaugurate nel 1835. È l'evento che ha ridisegnato la geografia urbana di Tivoli.
Il quarto appartiene al Novecento politico: fra il 1921 e il 1922 la giunta socialista e comunista Parmegiani resiste alle squadre fasciste con l'appoggio degli Arditi del Popolo, in una delle poche amministrazioni italiane rimaste in piedi fino all'ultimo. L'uccisione del segretario del Fascio Guglielmo Veroli nel vicolo Todini per mano dell'operaio Dante Corneli scatena l'occupazione violenta della città e la fine dell'esperienza amministrativa.
Il quinto è il 26 maggio 1944: il bombardamento alleato che colpisce il centro storico per interrompere i collegamenti fra Roma e l'Adriatico. In quel giorno vanno perdute la chiesa del Gesù, consacrata nel 1587, e la chiesa di San Filippo Neri, e altre subiscono danni gravissimi. Le demolizioni degli anni Cinquanta completano il disastro. Chi cammina oggi fra Via della Missione e Via del Collegio attraversa vuoti urbani che hanno una data precisa.
Il sesto, poco ricordato, è la distruzione sistematica dei ponti sull'Aniene da parte dei tedeschi in ritirata, nell'estate del 1944: si salvò soltanto il Ponte Lucano, di età romana, che accanto al Mausoleo dei Plauzi ha resistito a duemila anni di storia e a due eserciti.
Chi è passato da Tivoli (RM)
L'elenco è lungo e comincia con gli imperatori. Augusto vi soggiornò e, secondo le fonti antiche, amministrò la giustizia sotto i portici del Santuario di Ercole Vincitore. Adriano, fra il 118 e il 138, vi trasferì la corte e vi costruì la villa che porta il suo nome, progettandone di persona alcune delle architetture più ardite. Con lui passò di qui la memoria di Antinoo, il giovane bitinio divinizzato dopo l'annegamento nel Nilo del 130. Zenobia di Palmira, come si è detto, vi concluse la vita nel 275.
La Roma repubblicana e augustea aveva qui le sue ville: la tradizione le attribuisce a Orazio, a Cassio, a Publio Quintilio Varo, il generale della disfatta di Teutoburgo, e a Manlio Vopisco, i cui resti sono inglobati in Villa Gregoriana. Orazio parla di Tibur nelle Odi come del luogo dove desidera invecchiare, e quella citazione ha fatto più per la fama turistica della città di qualunque campagna moderna.
Fra i papi: Pio II Piccolomini, che nel 1461 costruì la Rocca Pia; Alessandro VI, che la completò; Paolo III, che nel 1539 vi approvò a voce la costituzione dei gesuiti; Gregorio XIII Boncompagni, per la cui visita del 1572 fu allestita in fretta la Fontana dei Draghi a Villa d'Este; Gregorio XVI, che deviò l'Aniene e diede il nome a Villa Gregoriana.
Fra i cardinali e gli artisti: Ippolito II d'Este, governatore dal 1550 e committente della villa; Pirro Ligorio, che ne disegnò il giardino e il sistema idraulico; Girolamo Muziano e Federico Zuccari con la squadra dei manieristi che ne affrescarono le sale; Gian Lorenzo Bernini, che verso il 1660 aggiunse il Bicchierone; Luc Leclerc e Claude Venard, i costruttori francesi dell'organo idraulico.
Poi il Grand Tour, che ha reso Tivoli un luogo comune della cultura europea. Giovanni Battista Piranesi ne incise le vedute; Jean-Honoré Fragonard e Hubert Robert la dipinsero a metà Settecento; Jean-Baptiste-Camille Corot ne fece nell'Ottocento alcune delle sue tele più celebri; Joseph Mallord William Turner la ritrasse più volte. Il tempio rotondo dell'acropoli è stato copiato in decine di giardini paesaggistici europei. Franz Liszt soggiornò a Villa d'Este ospite del cardinale Gustav von Hohenlohe e vi compose pagine pianistiche ispirate al giardino, fra cui i celebri Giochi d'acqua a Villa d'Este, che aprono la strada all'impressionismo musicale. Nel Novecento la scrittrice Marguerite Yourcenar ha legato il proprio nome a Villa Adriana con le Memorie di Adriano, al punto che il largo davanti all'ingresso porta oggi il suo nome.

Tivoli (RM) e i dintorni: cosa aggiungere all'itinerario
A poca distanza si aprono itinerari che valgono un secondo giorno. Verso sud est, Palestrina conserva il Santuario della Fortuna Primigenia, l'altro grande complesso terrazzato laziale, e il museo con il mosaico nilotico. Risalendo la valle si arriva a Subiaco, con i monasteri benedettini e i resti della villa di Nerone. I Monti Lucretili chiudono l'orizzonte a nord con i loro paesi di crinale. Per organizzare tutto in una sequenza sensata potete partire dalla sezione il mio viaggio.
Chi accompagna ospiti stranieri trova la versione inglese di questo itinerario, con i tempi di percorrenza e le combinazioni di treni, nella guida ai day trips from Rome di ItalyPlanner, che dedica a Tivoli un capitolo specifico su Villa Adriana e Villa d'Este.
Domande veloci su Tivoli (RM)
Quanto costa entrare a Villa Adriana?
Il biglietto intero costa 15 euro e il ridotto 2 euro, secondo il sito ufficiale del Ministero della cultura. L'ingresso è gratuito la prima domenica del mese e nelle altre giornate di gratuità nazionale.
Quanto costa entrare a Villa d'Este?
Intero 15 euro, ridotto 2 euro. Anche qui valgono le gratuità della prima domenica del mese, dell'8 marzo per le donne, del 25 aprile, del 2 giugno e del 4 novembre.
Esiste un biglietto unico per le ville di Tivoli (RM)?
Sì. Il VILLAE Pass costa 30 euro, 4 euro per la fascia 18-25 anni, ed è valido settantadue ore su Villa Adriana, Villa d'Este e Santuario di Ercole Vincitore. Il VILLAE 365 è nominativo, dura dodici mesi e costa 40 euro, 10 euro per i giovani.
Quanto tempo serve per visitare Tivoli (RM)?
Un giorno pieno per le due ville UNESCO, due giorni per aggiungere il centro storico, il Santuario di Ercole Vincitore e il Parco Villa Gregoriana. Villa Adriana chiede almeno tre ore, Villa d'Este due, Villa Gregoriana un'ora e mezza.
Villa d'Este è aperta il lunedì?
Solo dal pomeriggio: il lunedì l'apertura è alle 14. Dal martedì alla domenica si entra dalle 8.30. La chiusura varia con la stagione e la biglietteria chiude prima del sito.
Quali sono i giorni di chiusura dei siti statali di Tivoli (RM)?
Villa Adriana, Villa d'Este e il Santuario di Ercole Vincitore chiudono il primo gennaio e il 25 dicembre. Villa d'Este resta chiusa anche il lunedì mattina.
Si può fotografare dentro le ville?
La fotografia amatoriale senza treppiede è normalmente ammessa negli spazi all'aperto. Per riprese professionali, droni e attrezzature ingombranti servono autorizzazioni: si chiede alla direzione del sito.
Tivoli (RM) è visitabile in sedia a rotelle?
Villa Adriana è la più praticabile, con percorsi in piano e servizi di assistenza. Villa d'Este è parzialmente accessibile, con il piano nobile raggiungibile e il giardino difficile. Villa Gregoriana non è adatta. Conviene telefonare prima.
Serve prenotare per visitare Tivoli (RM)?
Per Villa Adriana e Villa d'Este la prenotazione non è obbligatoria ma è consigliata nei fine settimana e nelle giornate gratuite. Per la Mensa Ponderaria la prenotazione è necessaria, perché i turni sono contingentati.
Si entra gratis la prima domenica del mese?
Sì, nei tre siti statali. Personalmente la sconsiglio: l'affluenza è altissima e la visita ne risente parecchio.
Come si arriva a Tivoli (RM) da Roma in treno?
Con la linea per Avezzano e Pescara, in partenza da Roma Tiburtina, servita dalla metro B, e in alcuni casi da Termini. Scendete alla stazione di Tivoli e non a Bagni di Tivoli, che serve la zona termale.
Come si arriva a Tivoli (RM) in autobus?
Con i pullman Cotral dal capolinea di Ponte Mammolo, sulla metro B. Alcune corse seguono la via Tiburtina e passano vicino a Villa Adriana, altre prendono la A24 e salgono in città.
Dove si parcheggia a Tivoli (RM)?
A pagamento in Piazza Massimo e Piazzale Matteotti, aperti ventiquattro ore, oltre alle aree di Villa Adriana e Tivoli Terme. Gratuiti Lunganiene Impastato, chiuso il mercoledì, e Piazzale Gran Torino al campo sportivo Ripoli.
Quanto dista Tivoli (RM) da Roma?
Una trentina di chilometri verso est. In auto si percorre la A24 con uscita Tivoli o Castel Madama, oppure la SS Tiburtina dal Grande Raccordo Anulare.
Che differenza c'è fra Villa Adriana e Villa d'Este?
Villa Adriana è un'area archeologica romana del II secolo dopo Cristo, in pianura, molto estesa e poco ombreggiata. Villa d'Este è una residenza cardinalizia del Cinquecento con un giardino di fontane, in centro città, in forte pendenza. Sono due visite diverse e nessuna sostituisce l'altra.
Il Santuario di Ercole Vincitore si visita?
Sì, tutti i giorni con apertura alle 9, biglietto intero 10 euro e ridotto 2 euro. È il sito meno affollato dei tre e vale la deviazione.
Cosa si vede al Parco Villa Gregoriana?
La Grande Cascata, le grotte di Nettuno e delle Sirene, i resti della villa di Manlio Vopisco, i belvedere ottocenteschi e la risalita ai templi dell'acropoli. La gestione è del FAI e il percorso è impegnativo.
Tivoli (RM) è adatta ai bambini?
Villa d'Este sì, per via delle fontane e della Rometta. Villa Adriana è consigliabile dai sette-otto anni in su. Villa Gregoriana è troppo ripida per i più piccoli e per i passeggini.
Quando conviene andare a Tivoli (RM)?
Aprile, maggio, fine settembre e ottobre. D'estate meglio la prima mattina o le aperture serali quando vengono programmate. D'inverno i siti chiudono presto ma non c'è nessuno.
Cosa si mangia a Tivoli (RM)?
Paste fresche di grano duro, agnello, porchetta, cicorie di campo, funghi in autunno e soprattutto l'olio extravergine dei Colli Tiburtini, prodotto da oliveti in parte secolari.
Dove si trovano le terme vicino a Tivoli (RM)?
A Bagni di Tivoli, in pianura, dove sgorgano le Acque Albule, sorgenti sulfuree note fin dall'antichità. La località ha una fermata ferroviaria propria.
Si può abbinare Tivoli (RM) a un'altra visita nello stesso giorno?
Si può, ma lo sconsiglio. Se proprio dovete, abbinate il Mausoleo dei Plauzi e il Ponte Lucano, che sono sulla strada e chiedono venti minuti, e lasciate Palestrina o Subiaco a un altro giorno.
Chiudo con l'unica cosa che mi sento di ripetere a ogni gruppo che accompagno quassù: Tivoli non è la periferia monumentale di Roma, è il posto dove Roma è andata a imparare che cosa fare con l'acqua e con la pietra. Se avete un solo giorno, spendetelo qui e non altrove; se ne avete due, il secondo lo ricorderete più del primo. E se dovete scegliere una sola cosa da vedere prima di ripartire, salite all'acropoli al tramonto: il tempio rotondo con la cascata alle spalle chiude il conto di duemila anni in cinque minuti. Per organizzare gruppi, esperienze private, aziendali o V.I.P. vi rimando ai colleghi di TourLeaderPro, e per la pianificazione in inglese alle guide sui day trips di ItalyPlanner.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
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