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Foro Boario
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Foro BoarioForo BoarioForo Boario
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Indirizzo:
Via della Greca, 00186 Roma RM
Descrizione:

Il Foro Boario si trova nell'area intorno a piazza della Bocca della Verità, dove rimangono visibili solo il tempio di Portuno e il tempio di Ercole Vincitore.

Il Foro Boario (in latino: Forum Boarium o Bovarium) era un'area sacra e commerciale dell'antica Roma collocata lungo la riva sinistra del fiume Tevere, tra i colli Campidoglio, Palatino e Aventino, che prese il nome dal mercato del bestiame che vi si teneva.

Foro Boario
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Foro Boario

Il Foro Boario si trovava nei pressi dell'antico porto fluviale di Roma (portus Tiberinus), in un'area originariamente paludosa poi bonificata dalla costruzione della Cloaca Massima, dove venivano anche ammassate grandi quantità di sale (le salinae) provenienti dalla foce del Tevere.

L'area era suddivisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus Maximus), e compresa tra il Circo Massimo a sud-est, il Velabro a nord-est (al confine si trovava il cosiddetto arco degli Argentari, una porta monumentale di accesso), il vicus Iugarius alle pendici del Campidoglio a nord, il Tevere a ovest e l'Aventino a sud.

Con la stessa etimologia sono state in seguito così nominate varie piazze e aree commerciali in città italiane quali Verona (oggi piazza Bra), Padova, Arezzo, Cuneo, Merano e Lecce.

Si trattava dell'area di mercato (emporio) della città arcaica, collocata nel punto in cui confluivano i percorsi che percorrevano la valle del Tevere (la via Salaria e la via Campana) e quelli tra Etruria e Campania, i quali in origine superavano il fiume in corrispondenza del guado dell'Isola Tiberina.

Il porto fluviale, come tutta l'area del Foro Boario, aperta agli stranieri, era considerata esterna al perimetro della città e si trovava al di fuori delle mura più antiche.

Vi aveva sede un antichissimo santuario, l'Ara massima di Ercole, dedicato a una divinità locale assimilata a Melqart fenicio e più tardi a Ercole, che secondo la leggenda proprio in questi luoghi avrebbe lottato con il personaggio mitico di Caco per il possesso del bestiame.

Il culto testimonierebbe la frequentazione già in epoca protourbana, prima della fondazione della città alla metà dell'VIII secolo a.C., da parte prima di mercanti fenici, seguiti poi da greci ed etruschi; la divinità avrebbe vigilato sulla correttezza delle transazioni commerciali, facendosene garante e ricevendo come ricompensa parte dei profitti.

In età regia il guado venne sostituito dal pons Sublicius, in legno, ad opera di Anco Marzio.

Sotto Servio Tullio, ad imitazione del santuario rinvenuto nella città etrusca portuale di Pyrgi, nell'area del Foro Boario venne sistemato un secondo grande santuario, dedicato alla Fortuna e alla Mater Matuta, i cui resti sono stati rinvenuti negli scavi dell'area sacra di Sant'Omobono.

L'emporio e il porto Tiberino restarono a lungo al di fuori del perimetro cittadino, anche se la parte dell'area più lontana dal fiume, venne inglobata nell'allargamento della cinta difensiva nel IV secolo a.C. (cosiddette mura serviane), nella quale si apriva la porta Trigemina.

Vi si tenne nel 264 a.C. il primo combattimento gladiatorio, in occasione dei giochi funebri in onore di Marco Giunio Bruto Pera.

Nell'area era collocata una statua in bronzo dorato raffigurante un toro, che ne costituiva il simbolo: la scultura proveniva dalla conquista di Egina (ad opera del console Publio Sulpicio Galba Massimo nel 210 a.C.).

Il Foro Boario, probabilmente a causa delle attività che vi si svolgevano, era frequentemente oggetto di incendi: tra questi ci è giunta notizia di quelli verificatisi negli anni 213, 203 e 196 a.C., mentre la vicinanza al Tevere lo rendeva inoltre particolarmente soggetto alle alluvioni (363, 202, 193 e 192 a.C.).

Esistevano nell'area diversi edifici di culto: i già citati antichissimi santuari dell'Ara Massima di Ercole e della Fortuna e della Mater Matuta, il tempio di Portuno e il tempio di Ercole Vincitore.

A partire dal II secolo a.C. le strutture portuali e le relative infrastrutture furono spostate più a valle, sotto l'Aventino (Emporium), mentre l'area venne progressivamente occupata da abitazioni private e insulae.

Le attività commerciali, tuttavia proseguivano e nel IV secolo d.C. venne costruito il cosiddetto arco di Giano per ospitarle.

Con il medioevo i templi di Portuno e di Ercole Vincitore vennero trasformati in chiese e poco lontano sorse anche la basilica di Santa Maria in Cosmedin.

Appunto nella cripta di quest'ultima chiesa è stato riconosciuto il podio dell'Ara Massima di Ercole.

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Foro Boario
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Foro Boario | Tempio della Fortuna Virile | Tempio di Portuno

Il Tempio della Fortuna Virile, in realtà dedicato a Portuno, la divinità protettrice del porto Tiberino e guardiana delle porte, risalente al IV o III secolo a.C, ci è pervenuto nella forma odierna in seguito a restauri del III secolo a.C.

È un tempio di tipo tetrastilo (con quattro colonne sul fronte) e pseudoperiptero (colonne addossate alla cella, a sezione dimezzata) ionico.

Situato su un alto podio con accesso frontale, presenta una marcata organizzazione dello spazio, con colonne del pronao e quelle agli angoli della cella di travertino, mentre le altre in tufo dell’Aniene.

Appare probabile una rifinitura in intonaco delle parti in tufo, allo scopo di ricreare l’effetto visivo del marmo. In questo tempio, le colonne perdono la funzione strutturale per acquisire un valore prettamente decorativo.

Nel IX secolo il tempio venne convertito in chiesa cristiana, dapprima con il nome di Santa Maria Secundicerii, poi come Santa Maria Egiziaca, monaca ed eremita egiziana, che, dopo una vita dissoluta, trovò la conversione a Gerusalemme.

Per la nuova destinazione fu anche costruito un campanile.

L’antico aspetto del tempio venne ripristinato nel 1916 e la chiesa eliminata.

Il culto pubblico di Portuno era curato a Roma da uno dei dodici flamini minori, il flamine portunale e la sua festività, denominata Portunalia, si celebrava il 17 agosto.

Durante le celebrazioni, secondo alcune fonti, pare si gettassero delle chiavi nel fuoco; secondo altre invece, le chiavi venivano portate nel Foro per procedere ad un sacrificio di espiazione.

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Foro Boario | Tempio di Ercole Vincitore

Il Tempio di Ercole Vincitore, detto erroneamente di Vesta (da non confondere con il vero Tempio di Vesta situato nel Foro Romano), è di pianta circolare e monoptero periptero, con 20 colonne corinzie scanalate.

La struttura risale alla fine del II secolo a.C., con significativi interventi in età tiberiana.

Originariamente in marmo greco pentelico, si presenta privo della trabeazione e della copertura originaria.

La sua costruzione è attribuibile a Ermodoro di Salamina, architetto greco.

Skopas minore, anch’egli artista greco, dovrebbe essere l’artefice della perduta statua che si trovava nella cella, secondo quanto riportato in un frammento rinvenuto nei pressi del tempio.

Durante il Medioevo, venne consacrato e dedicato a Santo Stefano delle Carrozze (1132) e trasformato nel XVII secolo nella chiesa di Santa Maria del Sole.

Ciò consentì la conservazione del tempio.

L’edificio rappresentava la potenza del ceto equestre e si trovava vicino al Tempio di Ercole Invitto, eretto dalla nobiltà romana, dal quale venne ispirato nella forma e nella divinità.

Nell’area del Foro Boario esistevano altri due importanti edifici di culto: il santuario dedicato alla Fortuna e alla Mater Matuta, oggi scomparso, e l’antico altare dell’Ara Massima di Ercole, del quale si trovano resti del podio all’interno della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin.

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