Civitavecchia (RM)
Civitavecchia (RM) è il capoluogo del comprensorio nord della provincia di Roma, poco più di 51.000 abitanti, 71 chilometri di litorale tirrenico alle spalle. Il municipio è in Piazzale Guglielmotti 7, 00053 Civitavecchia (RM), centralino 0766 5901. Da Roma sono circa 70 chilometri: in auto si prende l'Autostrada A12 Roma-Civitavecchia dal Grande Raccordo Anulare uscita Aurelia e si esce a Civitavecchia Nord o Civitavecchia Sud, con un'ora scarsa di viaggio fuori dai fine settimana estivi; la vecchia via Aurelia SS1 arriva allo stesso posto in un'ora e un quarto, gratis e con più semafori. In treno la linea regionale FL5 Roma-Civitavecchia parte da Roma Termini e ferma a Trastevere, San Pietro, Aurelia e Maccarese: sono una quarantina di corse al giorno, il collegamento più rapido copre la tratta in poco più di quaranta minuti, i regionali normali in un'ora e dieci. La stazione di Civitavecchia è a cinque minuti a piedi dal porto storico e a dieci dal centro. Il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, in Largo Cavour 1 (telefono 0766 23604), costa 3 euro il biglietto intero e 2 il ridotto, apre dalle 8:30 alle 19:30 ed è chiuso il lunedì, il 1 gennaio e il 25 dicembre; è gratuito la prima domenica del mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. L'edificio è interessato da un cantiere finanziato dal PNRR e il percorso di visita è ridotto al terzo piano: prima di salire i gradini conviene una telefonata. L'area archeologica delle Terme Taurine, in Via delle Terme Taurine sulla collina alle spalle della città, costa 5 euro l'intero e 2 il ridotto, con la stessa gratuità della prima domenica del mese; la gestione delle visite è affidata alla Pro Loco di Civitavecchia (telefono 351 3440202) e anche qui è in corso un intervento di consolidamento e restauro con fondi PNRR che può limitare o sospendere l'accesso, quindi la telefonata è d'obbligo. Le Terme della Ficoncella, in Strada della Ficoncella a quattro chilometri dal centro, chiedono 6 euro ai non residenti per la fascia mattutina o pomeridiana e 10 euro per la giornata intera o la fascia serale, con tariffe agevolate per i residenti e ingresso gratuito sotto i sei anni; d'estate restano aperte anche di sera. Il porto, il lungomare, il centro storico, Piazza Leandra e il Forte Michelangelo visto da fuori non costano nulla. Per orientarsi nel resto della regione ci sono le attrazioni turistiche raccolte sul sito, e per chi arriva a Civitavecchia con l'idea di usarla come base d'appoggio verso la capitale c'è la pagina dei musei di Roma.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Come arrivare a Civitavecchia (RM) e come muoversi una volta arrivati
Chi arriva a Civitavecchia arriva quasi sempre per andare altrove. È il destino di questa città da milleottocento anni: Traiano la costruì perché Roma avesse uno scalo profondo e sicuro, e da allora Civitavecchia è il posto dove ci si imbarca. Nel 2025 il porto ha chiuso con 3.556.559 passeggeri crocieristici, il 2,81 per cento in più del 2024, di cui 1.829.701 in transito e 1.726.858 fra imbarchi e sbarchi, su 862 toccate nave: primo scalo crocieristico italiano e ai vertici europei, primo porto in Italia a superare la soglia dei tre milioni e mezzo. A questi si sommano i traghetti per la Sardegna, per la Sicilia, per Barcellona e Tunisi. È un flusso enorme, e quasi tutto scivola via senza toccare la città.
La mia opinione, dopo vent'anni di gruppi accompagnati fra il molo e Roma, è netta: questo è lo spreco turistico più grande del Lazio. Migliaia di persone al giorno scendono da una nave, salgono su un pullman, corrono a Roma per otto ore e tornano a bordo senza avere idea di essere passate accanto a un complesso termale imperiale, a una fortezza disegnata da Bramante e finita da Michelangelo, e a una piazza medievale intatta. Chi ha un giorno solo e sceglie Roma fa una scelta legittima. Chi ne ha due e li spende tutti e due a Roma sbaglia.
In auto verso Civitavecchia (RM)
L'A12 è l'opzione veloce. Si imbocca dal Grande Raccordo Anulare all'uscita Aurelia, direzione Civitavecchia, e si corre lungo il litorale passando sopra Ladispoli e Santa Marinella. L'uscita Civitavecchia Sud scarica direttamente sul lungomare e sul porto storico; Civitavecchia Nord serve la zona della Ficoncella, le Terme Taurine e la strada per Tolfa. Il pedaggio è modesto, il traffico serio soltanto nei rientri domenicali d'agosto e nei giorni di grande movimento crocieristico, quando i pullman granturismo occupano tutte le corsie della bretella portuale fra le sette e le dieci del mattino.
La via Aurelia, la SS1, è la strada dei romani e dei papi: passa per Palidoro, Ladispoli, Santa Severa, Santa Marinella e arriva a Civitavecchia costeggiando il mare per tratti lunghi. Ci vuole un quarto d'ora in più e vale la pena farla almeno una volta, perché è l'unico modo per capire come il litorale nord si compone: le torri costiere, le ville, i castelli, le spiagge di sabbia scura vulcanica. Il parcheggio in città è il vero problema. Le strisce blu del centro sono contese, i posti liberi sono nella zona a monte del Corso Centocelle e lungo Viale Baccelli, e nei giorni di doppia toccata nave il lungomare diventa impraticabile.
In treno verso Civitavecchia (RM)
La linea FL5 è una delle poche ferrovie regionali del Lazio che funzionano davvero. Parte da Roma Termini, tocca Ostiense, Trastevere, San Pietro, Aurelia, Maccarese-Fregene, Ladispoli-Cerveteri, Marina di Cerveteri, Santa Severa, Santa Marinella e arriva a Civitavecchia. La frequenza nelle ore di punta è di due o tre treni all'ora. Il biglietto regionale costa pochi euro e vale per il percorso, non per il tempo. Chi scende alla stazione di Civitavecchia si trova già dentro il tessuto urbano: il Forte Michelangelo è a otto minuti a piedi verso sud lungo Viale Garibaldi, il centro storico a dodici.
Un dettaglio che pochi conoscono: dalla stazione al varco Vespucci del porto esiste un servizio navetta gratuito per i passeggeri delle crociere, ma è pensato per chi si imbarca, non per il visitatore. Se il vostro obiettivo è la città, la navetta portuale vi porta nella direzione sbagliata. Uscite dalla stazione e girate a sinistra.
Chi organizza il viaggio a Roma come tappa di un giro più ampio trova le combinazioni ferroviarie spiegate per bene, in inglese, nella guida ai treni italiani di ItalyPlanner, e le escursioni giornaliere dalla capitale nella pagina dei day trips dello stesso sito.
Il porto di Civitavecchia (RM): duemila anni di ingegneria sopra la stessa acqua
Il porto è la ragione per cui esiste Civitavecchia, e questo va detto senza retorica. Non è una città che si è dotata di un porto: è un porto che si è dotato di una città. Traiano ordinò i lavori attorno al 107 dopo Cristo, il bacino fu completato attorno al 110, e la struttura che scelsero i suoi ingegneri regge ancora oggi come impostazione generale. Due bracci curvi che si protendono in mare e si chiudono lasciando una bocca stretta, protetta da un'isola artificiale antistante. Chi ha visto il porto di Traiano a Fiumicino riconosce la stessa mano progettuale.
Plinio il Giovane, che ci fu ospite dell'imperatore, ne scrisse a un amico di nome Corneliano nel 107, e la sua lettera è il primo documento in cui compare il nome del luogo, Centum Cellae. Descrisse la villa imperiale con la formula villa pulcherrima cingitur viridissimis agris, e raccontò i lavori del porto come un'opera destinata a conservare per sempre il nome del fondatore. Aveva ragione, anche se il nome che è sopravvissuto non è quello di Traiano.
L'Antemurale Cristoforo Colombo
La diga foranea che protegge il bacino dal maestrale è l'Antemurale Cristoforo Colombo, orientata a nord ovest, oltre duemila metri di sviluppo. Non è un molo qualsiasi: è la struttura che rende possibile il traffico crocieristico moderno, perché senza quella barriera il libeccio d'inverno renderebbe l'ormeggio delle navi da trecentomila tonnellate impraticabile per settimane. Passeggiarci sopra non si può liberamente, perché è area portuale operativa, ma la si vede benissimo dal lungomare e dal piazzale davanti al Forte.
Il nome commemorativo è ottocentesco e ha una sua ironia: Colombo a Civitavecchia non è mai stato. La città lo ha adottato come tutti i porti italiani dell'epoca umbertina, in una gara di intitolazioni marinare che ha lasciato lo stesso nome su moli da Genova a Palermo.

Il Molo del Lazzaretto e il porto antico
Il molo del Lazzaretto prende nome dall'edificio di quarantena che vi sorgeva, quando ogni nave proveniente dal Levante doveva scontare giorni di isolamento prima di sbarcare uomini e merci. La sanità marittima, a Civitavecchia, non è un'invenzione recente: Pio VII, tornato sul soglio nel 1814 dopo la parentesi napoleonica, vi istituì un Ufficio di sanità marittima con competenza su tutto il litorale dello Stato pontificio. Da Civitavecchia si controllava la salute di un intero paese.
Il porto storico, quello racchiuso fra il Forte, il muraglione e i moli antichi, ha subito le modifiche di venti secoli e i bombardamenti del 1943, ma conserva l'impianto. Chi lo guarda dall'alto, per esempio dal terrazzo panoramico della Marina, riconosce ancora la darsena romana, i rifacimenti rinascimentali, la mano barocca del muraglione seicentesco. È un palinsesto, non un monumento singolo, e va letto come tale.

La Fontana del Vanvitelli
Dentro il porto storico, incastonata nella parte centrale del muraglione di Urbano VIII e affacciata sul bacino, c'è una fontana in travertino che rappresenta la testa di un vecchio fauno dentro un'edicola con timpano curvilineo: dalla bocca del fauno usciva l'acqua. La promosse papa Benedetto XIV nel 1740, per sostituire una vecchia vasca che occupava la stessa area, e fu realizzata nel 1743 su disegno di Luigi Vanvitelli.
Vanvitelli, che di lì a pochi anni avrebbe cominciato la Reggia di Caserta, a Civitavecchia lavorava come architetto pontificio con incarichi portuali. La fontana serviva ai marinai per fare acqua: era un impianto funzionale travestito da scultura, come quasi tutta l'architettura papale del Settecento. L'opinione che mi sono fatto è che questa sia la cosa più bella del porto e la più ignorata: passano ogni giorno migliaia di persone e non la guarda nessuno, perché per vederla bene bisogna sapere dove voltarsi.

Il Muraglione di Urbano VIII e Porta Livorno
Il muraglione seicentesco chiude il porto verso la città. Urbano VIII, il papa Barberini, fu uno dei pontefici che più investirono sullo scalo, insieme a Clemente VIII e a Paolo V, per riportarlo all'efficienza perduta con la caduta dell'Impero d'Occidente. Il muro non è soltanto difesa: è quinta scenografica, banchina, magazzino e passeggiata. Porta Livorno, che vi si apre, era uno dei varchi doganali attraverso cui passavano le merci dirette a Roma.
Il nome tradisce il traffico: Livorno era il porto franco dei Medici e poi dei Lorena, il grande concorrente tirrenico, e il collegamento fra i due scali era costante. Il grano che sfamava Roma passava spesso di lì. Nel Seicento e nel Settecento Civitavecchia era il collo di bottiglia dell'approvvigionamento della capitale, e ogni tempesta al largo si traduceva in file davanti ai forni di Trastevere.
Il Forte Michelangelo, la Rocca di Civitavecchia (RM)
La fortezza che domina il porto è l'edificio più fotografato della città e uno dei più fraintesi. Comincia con Giulio II, il papa guerriero, che ne affida il progetto a Donato Bramante: siamo nel primo decennio del Cinquecento, gli stessi anni del cortile del Belvedere e del nuovo San Pietro. Bramante disegna un impianto quadrangolare con quattro torrioni angolari, adattato all'artiglieria da fuoco, tipologia che a Roma si ritrova nel bastione di Sangallo. I lavori proseguono sotto più pontefici. Il maschio esagonale, la torre alta al centro del fronte a mare, viene completato soltanto nel 1535, su commissione di Paolo III, e la sua parte superiore è attribuita a Michelangelo Buonarroti. Da quel contributo limitato deriva il nome con cui tutti conoscono la fortezza.
Questa è la distinzione che vale la pena tenere in mente davanti alle mura: il forte è di Bramante nell'impianto, di Michelangelo nel coronamento. Chiamarlo Forte Michelangelo è comodo ma storicamente parziale, e chiamarlo Rocca di Civitavecchia, come si faceva un tempo, è forse più onesto.
Il forte è tuttora in consegna alla Marina Militare e all'Autorità di sistema portuale, e non ha un orario di visita ordinario e continuativo. Si apre in occasione di eventi, di iniziative del FAI, di giornate promosse dal Comune e dalla Pro Loco. Chi voglia entrare deve informarsi in anticipo presso la Pro Loco di Civitavecchia o l'ufficio turistico comunale. Vederlo da fuori, però, è già molto: il fronte verso il bacino, con il maschio esagonale che si specchia nell'acqua e una nave da crociera bianca alle spalle, è una delle immagini più forti del litorale laziale.
Sotto la fortezza, secondo la tradizione locale, si apriva la grotta dove Santa Fermina sarebbe stata martirizzata nel 306. La notizia va presa per quello che è: tradizione agiografica, non dato archeologico. Ma spiega perché la patrona della città e dei suoi marinai abbia il suo luogo di memoria proprio lì, sull'acqua.

Il centro storico di Civitavecchia (RM), strada per strada
Il centro storico di Civitavecchia è sopravvissuto per miracolo e per porzioni. La città fu devastata al novantacinque per cento nei bombardamenti alleati fra il 1943 e il 1944: la cattedrale rasa, il quartiere medievale in gran parte perduto, la chiesa di Santa Maria distrutta, l'antica Rocca colpita. Quello che resta, però, resta davvero, e ha una densità che sorprende chi arriva convinto di trovare soltanto banchine e gru.
Piazza Leandra, la piazza più antica di Civitavecchia (RM)
È il punto da cui comincia qualsiasi visita seria. Piazza Leandra è medievale nella forma e nel selciato, irregolare, chiusa dalle case alte, con una scalinata e una fontana. Attorno si aprono il vicolo dell'Olmo, via Colle dell'Olivo, via di Laura. Questa toponomastica vegetale è la chiave per capire il nome della piazza: secondo la ricostruzione degli studiosi locali, Leandra viene dall'oleandro, secondo l'uso medievale di intitolare vie e piazze alle piante, e non dal marinaio Leandro della leggenda. Ne riparlo più avanti, perché la storia del vecchio Leandro merita un capitolo suo.
Consiglio pratico: andateci verso le sette di sera, quando la luce entra bassa fra le case e la piazza si riempie di gente del quartiere. A mezzogiorno, sotto il sole, è un imbuto di pietra bianca senza ombra.
La Chiesa della Stella
Su Piazza Leandra si affaccia la Chiesa della Stella, indicata dalla Pro Loco cittadina come una delle più antiche di Civitavecchia, luogo di venerazione della Madonna delle Grazie. Ha un impianto piccolo e raccolto, il tipo di edificio che a Roma passerebbe inosservato e che qui, in una città quasi interamente ricostruita, vale come documento. È l'unico punto della città in cui si percepisce fisicamente la Civitavecchia medievale, quella dei Prefetti di Vico e delle contese fra il papa e i baroni.
L'Archetto e le mura medievali
Le mura medievali cingono ancora il nucleo cittadino, e su di esse si apre il passaggio dell'Archetto, la porta a monte dell'antica cinta, la cui origine viene fatta risalire al IX secolo, all'epoca del ritorno della popolazione dopo l'esilio a Cencelle. Attraversarlo è l'esperienza urbanistica più istruttiva della città: da un lato il tessuto novecentesco della ricostruzione, dall'altro il dedalo di vicoli in salita.
L'ospedale medievale e il ponte coperto
Nel centro storico sopravvive l'edificio dell'antico ospedale, che la Pro Loco data alla prima metà del Cinquecento, riconoscibile per il ponte coperto che unisce due corpi di fabbrica scavalcando il vicolo. È una soluzione da città marinara: si costruiva in altezza e si scavalcava lo spazio pubblico perché il terreno dentro le mura era poco e caro. Un dettaglio che si fotografa bene dal basso, con l'obiettivo grandangolare.
Il Corso Marconi, cardine romano
L'attuale Corso Marconi ricalca il cardo massimo della città romana, tracciato quando Centumcellae prese forma urbana in età traianea. È una di quelle continuità che rendono le città italiane diverse da qualunque altra: si cammina su una strada commerciale novecentesca e si segue, senza saperlo, l'asse tracciato dagli agrimensori di Traiano.
Il Torrione e il Teatro Traiano
Lungo via Colle dell'Olivo si vede il torrione medievale, resto delle fortificazioni. Poco lontano, in Corso Centocelle, sorge il Teatro Traiano, costruito sotto il pontificato di Gregorio XVI e ricostruito nel 1948 dopo le distruzioni belliche, riaperto al pubblico nel 1999. È il teatro civico della città, ospita stagioni di prosa e concerti, e il 26 aprile dei festeggiamenti patronali vi si esibisce la Banda musicale della Marina Militare con ingresso gratuito su prenotazione. Chi capita a Civitavecchia in quei giorni ha davanti una delle poche occasioni gratuite di sentire un complesso di quel livello.
Le chiese di Civitavecchia (RM): una per una
Il patrimonio religioso di Civitavecchia si divide in due blocchi netti, separati dal 1943. C'è quello che si è salvato, e c'è quello che è stato ricostruito o costruito ex novo per una città che nel dopoguerra cambiava forma e quartieri.
La Cattedrale di San Francesco d'Assisi
La cattedrale è in Piazza Vittorio Emanuele. La sua storia comincia l'8 febbraio 1610, quando i frati francescani ottengono il terreno per fabbricarvi chiesa e convento, con la concessione di Paolo V. L'edificio che si vede oggi, però, è settecentesco: nel 1769 Clemente XIV approva l'ampliamento e affida il progetto all'architetto Francesco Navone. La consacrazione arriva il 20 giugno 1782, sotto Pio VI.
La facciata è di impianto classico, con due colonne di ordine ionico che fiancheggiano l'ingresso ed elementi di ordine composito nella parte superiore; alle estremità del cornicione si trovano le statue di San Francesco e di Sant'Antonio da Padova. L'interno è a navata unica con sei cappelle disposte simmetricamente, tre per lato.
I bombardamenti del 1943 e 1944 distrussero l'interno. Facciata, campanile e muri perimetrali ressero, e su quello scheletro Plinio Marconi diresse la ricostruzione, sotto il vescovo Giulio Bianconi, che i civitavecchiesi chiamarono il vescovo della ricostruzione. La cattedrale riaprì il 4 ottobre 1950, giorno di San Francesco. Fra le opere conservate ci sono i reliquiari d'argento di Santa Fermina e una pala dipinta nel 1518 dal sacerdote genovese Dominicus de Lanfranchis.
Un'osservazione da guida: chi entra aspettandosi una cattedrale barocca intatta resta deluso, perché quello che vede è un interno di metà Novecento dentro un involucro settecentesco. Chi entra sapendolo legge invece un documento straordinario di come l'Italia si è ricucita addosso le proprie chiese dopo la guerra, con mezzi scarsi e una dignità notevole.
La Chiesa dell'Orazione e della Morte
In Via Gabriele D'Annunzio 23, a due passi da Piazza Saffi, c'è quello che considero il capolavoro assoluto di Civitavecchia. La Confraternita della Morte e Orazione nasce nel Cinquecento con lo scopo di dare sepoltura dignitosa ai defunti abbandonati, compito che in una città portuale significava soprattutto occuparsi dei marinai morti lontano da casa. La chiesa fu costruita a partire dal 1685 e completata nel 1699, con lavori di sistemazione conclusi nel 1702. Il campanile barocco con cupolino bulbiforme è del 1698.
L'impianto è a pianta centrale, croce greca con grande aula ellittica, e comprende la cappella dell'altare maggiore, la cappella del crocifisso e altre cappelle dedicate a santi. Gli stucchi furono eseguiti fra il 1699 e il 1703. Nella cupola c'è l'Apoteosi della Madonna del Suffragio, dipinta dal trapanese Giuseppe Errante fra il 1786 e il 1788. La pala dell'altare maggiore è un olio del 1700 con la Madonna in adorazione e intercessione.
Poi c'è il dettaglio che da solo giustifica la visita alla città. La balaustra della cantoria dell'organo è ricavata da una parte della poppa della Galera San Pietro, nave ammiraglia dello Stato pontificio che combatté vittoriosamente a Lepanto nel 1571. Un pezzo di legno intagliato che ha visto la battaglia navale più raccontata della storia europea, riciclato come parapetto per i cantori di una confraternita funebre in una chiesa di porto. Se esiste un oggetto capace di riassumere il rapporto fra Civitavecchia e il Mediterraneo, è quello.
Il vecchio testo di questa pagina indicava la Chiesa della Morte come la più antica della città. La documentazione comunale la data al 1685, mentre la Chiesa della Stella di Piazza Leandra è indicata dalla Pro Loco fra le più antiche: la primogenitura, quindi, va altrove.
Il Santuario della Santissima Concezione
Originariamente chiesa di Sant'Antonio abate, dal 1856 chiesa della Santissima Concezione al Ghetto, ha assunto il nome attuale di santuario l'8 dicembre 2019. La sua fama è legata a un episodio che va raccontato con la massima prudenza. Dal 20 aprile 1854, per circa tre mesi, un'immagine della Madonna della Pietà dipinta da Margherita Vannucci Piry e custodita nella chiesa avrebbe mosso gli occhi in presenza dei fedeli, anche davanti al vescovo Gaetano Brinciotti e ai commissari dell'inchiesta ufficiale.
Il contesto storico è più interessante del singolo caso. Nel 1796, mentre le armate francesi scendevano nella penisola, in numerose località italiane si segnalarono fenomeni analoghi che coinvolsero un centinaio abbondante di immagini sacre davanti a una folla enorme di testimoni. A Civitavecchia furono sei le immagini mariane coinvolte, e la cronaca locale registra la conversione al cattolicesimo di alcuni forzati musulmani impiegati nel porto e di un greco di fede ortodossa, testimoni oculari. Che si creda o no ai prodigi, il dato storico è che nel porto pontificio lavoravano ai remi uomini musulmani e ortodossi, e che la loro presenza faceva parte del paesaggio urbano ordinario.
Il Santuario della Madonnina delle Lacrime
Fuori dal centro, in località Pantano, nella parrocchia di Santa Maria della Consolazione e Sant'Agostino vescovo, in Via Ugo Fontanatetta, si trova il santuario più visitato del territorio. La piccola statua mariana, che il sito ufficiale del santuario indica come immagine della Regina della Pace proveniente da Medjugorje, avrebbe pianto quattordici volte fra il 2 febbraio e il 15 marzo 1995. Il vescovo dell'epoca, Girolamo Grillo, istituì una commissione teologica e si adoperò per un riconoscimento ufficiale.
Va detto con chiarezza, perché è il punto che i pellegrini chiedono sempre: la Chiesa cattolica non si è espressa con un pronunciamento diretto e definitivo sulla soprannaturalità delle lacrimazioni. Il culto è autorizzato, il luogo è santuario, ma il giudizio sul fenomeno resta sospeso. Chi ci va per devozione lo sa; chi ci va per curiosità farebbe bene a saperlo. La statua è esposta in una cappella dedicata e attorno al santuario si è sviluppata una struttura di accoglienza che nei fine settimana muove pullman da tutta Italia.
Le chiese della ricostruzione
Il resto della geografia religiosa cittadina racconta il boom demografico del dopoguerra, quando Civitavecchia si riempì di quartieri nuovi e ogni quartiere ebbe la sua parrocchia. La Chiesa di Gesù Divino Lavoratore porta un titolo che dice tutto di una città operaia, portuale e centralista. La Chiesa della Sacra Famiglia e la Chiesa del Sacro Cuore servono i quartieri residenziali. La Chiesa di San Felice da Cantalice è intitolata al frate cappuccino sabino, nato nella Cantalice reatina, primo santo del suo ordine. Ci sono poi la Chiesa di San Francesco di Paola e la Chiesa di San Giuseppe Campo Oro. Non sono monumenti e non pretendono di esserlo: sono architettura di servizio, e chi studia l'urbanistica del dopoguerra italiano le trova più eloquenti di molte chiese antiche.
Il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia (RM)
Il museo occupa la sede monumentale dell'ex Dogana pontificia voluta da Clemente XIII, un edificio settecentesco a Largo Cavour 1, a pochi passi dall'uscita del porto. Sopra l'ingresso corre l'iscrizione che ricorda la committenza papale. Che un museo archeologico abiti una dogana è una coincidenza felice: entrambi gli istituti si occupano di cose che arrivano dal mare e vanno catalogate.
Le collezioni raccolgono materiali dal territorio di Civitavecchia e dai comprensori vicini, Santa Marinella, Allumiere, Tolfa, in buona parte confluiti dal vecchio Museo civico. Ci sono reperti preistorici, corredi etruschi, materiali romani provenienti dalle terme, dalle ville costiere e dai fondali. Il territorio è quello dell'Etruria meridionale, quindi il museo dialoga direttamente con le necropoli di Tarquinia e di Cerveteri, che restano le mete archeologiche maggiori della zona.
La situazione attuale richiede attenzione. L'edificio è oggetto di un cantiere PNRR per abbattimento delle barriere architettoniche e riallestimento; dal 29 maggio 2026 il percorso di visita comprende soltanto il terzo piano, con una mostra dedicata alle urne etrusche e al tema della prothesis, l'esposizione del corpo del defunto. Prima di andare conviene telefonare allo 0766 23604 o consultare il sito della Direzione regionale Musei nazionali Lazio: gli orari possono cambiare e sono state disposte chiusure straordinarie.
La mia opinione: tre euro per un museo parzialmente aperto restano ben spesi se avete già visto Tarquinia e Cerveteri e volete capire il territorio costiero fra le due. Se è la vostra prima uscita etrusca nel Lazio, andate prima a Tarquinia e tenete Civitavecchia per il ritorno.
Le Terme Taurine di Civitavecchia (RM), le terme di Traiano
Sulla collina alle spalle della città, a poco più di tre chilometri dal centro, c'è il complesso termale romano meglio conservato di tutto il comprensorio etrusco costiero, e uno dei più leggibili del Lazio dopo Ostia. Si chiama Terme Taurine, o Terme di Traiano, e ha una storia costruttiva a due tempi che si vede a occhio nudo camminando fra i muri.
Il nucleo repubblicano
La parte più antica è di epoca repubblicana e presenta ambienti di forma circolare e basilicale, con vasche per immersioni ad alta temperatura e sale destinate alla conversazione e al riposo. È l'architettura termale prima della grande standardizzazione imperiale: più irregolare, più domestica, più vicina all'idea di stabilimento privato che a quella di impianto pubblico monumentale. Le fonti termali della zona erano già sfruttate dagli Etruschi, e Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, elencando i popoli dell'antica Etruria, nomina gli Aquenses Taurini: l'insediamento è stato localizzato presso il colle della Ficoncella, nei pressi dei resti di queste terme. Il nome stesso, Taurine, rimanda a quella comunità delle acque.
L'ampliamento adrianeo
Sotto Adriano si aggiunge un settore monumentale: una grande piscina coperta da volta a crociera, nicchie decorative, pavimenti in marmo pregiato. Cambia la scala e cambia l'ambizione. Restano leggibili il tepidarium, il laconicum e il calidarium, il sistema di riscaldamento a ipocausto con i pilastrini che sostenevano il pavimento sospeso, e un heliocaminus, l'ambiente studiato per i bagni di sole, che è l'elemento più raro e che si trova in pochi altri complessi italiani.
La tradizione attribuisce la fondazione a Traiano e il legame con la sua villa. Il dato documentato è che il complesso ha due fasi principali, repubblicana e adrianea, e che l'attribuzione traianea corrente riflette la memoria della grande stagione edilizia di Centumcellae più che una committenza provata ambiente per ambiente.
Il poeta gallo-romano Rutilio Namaziano, tornando via mare in Gallia all'inizio del V secolo, si fermò a Centumcellae e nel suo De reditu suo descrisse sia la vitalità del porto sia le terme di Traiano, notando che pur trovandosi a tre miglia dalla costa erano di facile accesso al viaggiatore. È la migliore testimonianza antica sull'uso del complesso, ed è anche il primo giudizio turistico su Civitavecchia di cui abbiamo notizia.
Come si visita oggi
Qui bisogna essere precisi. Il Comune di Civitavecchia indica per il sito archeologico un'apertura da lunedì a domenica dalle 09:30 alle 13:00, con biglietteria che chiude alle 12:30, biglietto di 5 euro per gli adulti sopra i 25 anni e 3 euro per la fascia 18-25 e per gli insegnanti, gratuito per i minori di 18 anni in nucleo familiare, e visita guidata a 8 euro la prima domenica del mese; la gestione è della Pro Loco, telefono 351 3440202. La Direzione regionale Musei nazionali Lazio, che ha la competenza statale sull'area, segnala invece la chiusura al pubblico per lavori di consolidamento, restauro e valorizzazione finanziati dal PNRR, con biglietto di 5 euro intero e 2 ridotto e gratuità nella prima domenica del mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Le due indicazioni non coincidono: telefonate alla Pro Loco prima di salire, perché il cantiere può aver modificato l'accesso.

Le Terme della Ficoncella, il bagno caldo dei civitavecchiesi
A quattro chilometri dal centro, in Strada della Ficoncella, sulla stessa collina delle Taurine, c'è uno dei posti più amati e meno turistici del litorale nord. Le Terme della Ficoncella, o Bagni della Ficoncella, prendono il nome dall'albero di fico che cresce fra le vasche. Non è uno stabilimento nel senso moderno: sono vasche in pietra all'aperto, cinque secondo l'indicazione comunale, con temperature che vanno dai 30 ai 56 gradi, alimentate da acque solfato-calciche indicate per artropatie, dermatiti, allergie e disturbi respiratori.
Il panorama, dalle vasche, è doppio: da un lato le vallate e il mare, dall'altro i Monti della Tolfa. Ci si arriva dall'A12 uscendo a Civitavecchia Nord e girando a destra sulla Strada della Ficoncella, un paio di chilometri.
Le tariffe comunali distinguono residenti e non residenti: per i non residenti sono 6 euro per la fascia mattutina o pomeridiana e 10 euro per la giornata intera o la serale, mentre i residenti pagano 2 euro per la mezza giornata, 3 per l'intera e 5 per la serale; l'ingresso è gratuito sotto i sei anni e per le persone con disabilità nella fascia diurna. Gli orari ordinari coprono la mattina dalle 8 alle 14 e la sera dalle 18 in poi, e nella stagione estiva, indicativamente da metà giugno a fine agosto, la chiusura serale si sposta fino a mezzanotte. Telefoni utili: 366 6323146 e 0766 590241.
Opinione senza giri di parole: la Ficoncella è il motivo migliore per fermarsi a Civitavecchia una sera d'inverno. Con dieci gradi di aria e quaranta di acqua, con il vapore che sale e le luci del porto in fondo, è un'esperienza che non ha nulla da invidiare a stabilimenti che costano dieci volte tanto. In pieno agosto, invece, evitatela: le vasche sono affollate e l'acqua bollente sotto il sole è una prova di resistenza, non un piacere.

Il lungomare di Civitavecchia (RM), il Pirgo e la Marina
Il lungomare storico è il tratto centrale di Viale Garibaldi, dove si allineano alberghi, ristoranti e bar. È la passeggiata civica per eccellenza, quella dove la città si mostra a se stessa la domenica pomeriggio. Verso sud c'è il tratto del Pirgo, molto frequentato d'estate, che prende nome dall'antico toponimo greco-etrusco della costa.
Negli ultimi anni la riqualificazione ha ampliato la zona pedonale e ha fatto nascere l'area chiamata La Marina, affacciata sul bacino storico. È l'intervento urbanistico più riuscito della Civitavecchia recente e ha cambiato il rapporto fra la città e il suo porto: per secoli il muraglione ha separato l'abitato dall'acqua, e la Marina ha restituito ai cittadini un pezzo di banchina.
Il consiglio è di percorrerlo al tramonto, da nord verso sud, partendo dal Forte. Il sole cala esattamente sul mare aperto, la luce prende il travertino del muraglione, e le navi accendono le luci di via. Dura venti minuti ed è gratis.
Il cimitero monumentale di Civitavecchia (RM)
Il cimitero monumentale è una delle voci che il vecchio elenco cittadino riportava senza spiegarla, e merita invece qualche riga. I cimiteri monumentali italiani dell'Ottocento sono musei di scultura all'aperto e archivi sociali: qui si leggono i nomi delle famiglie di armatori, dei comandanti, dei doganieri pontifici, degli operai dell'arsenale. Dopo il 1943 vi si aggiunse la contabilità dolorosa dei bombardamenti. Il consiglio è di visitarlo la mattina presto, con rispetto e senza fotografare le sepolture recenti.
Il Monumento naturale La Frasca di Civitavecchia (RM)
A nord della città, verso Tarquinia, si apre uno dei tratti di costa più interessanti del Lazio. La Frasca di Civitavecchia è Monumento naturale dal 2017, istituito con decreto del Presidente della Regione Lazio del 29 settembre 2017 numero 162, per una superficie di 73,77 ettari a cavallo dei comuni di Civitavecchia e Tarquinia.
L'ambiente è particolare e va spiegato per non restare delusi: non è una macchia mediterranea antica, ma una pineta costiera impiantata negli anni Cinquanta con funzione frangivento, cui si affianca una vegetazione erbacea e arbustiva di ambiente roccioso salmastro. Il tratto di mare antistante è sito di importanza comunitaria e ospita praterie di posidonia, tartarughe marine e coralli che richiedono misure di conservazione speciali.
Sotto la superficie c'è l'archeologia. La Frasca comprende l'area dell'antico porto romano di Columna, impiantato sopra resti di frequentazione preistorica, e vi si osservano i resti di una villa romana con numerosi reperti ceramici e utensili databili fra il III secolo avanti Cristo e il III secolo dopo Cristo. Camminare sulla scogliera e riconoscere sotto il pelo dell'acqua i blocchi allineati di una banchina antica è un'esperienza che a Civitavecchia si può ancora fare gratuitamente.
Il nome deriva dall'uso dei pescatori di piantare verticalmente in mare delle frasche, rami, per segnalare l'imboccatura dell'approdo e orientare le imbarcazioni con scarsa visibilità. È toponomastica marinara pura, e vale più di molte etimologie dotte.

La costa qui è di scogli bassi e piatti, non di sabbia: chi cerca la spiaggia deve spostarsi a sud, verso Santa Marinella e Santa Severa. Chi cerca acqua limpida e fondali interessanti resta alla Frasca, con scarpette di gomma e maschera. Nei mesi caldi il parcheggio lungo la strada si riempie presto: arrivate entro le nove.

Civitavecchia (RM) con i bambini e il parco Aquafelix
Il parco acquatico Aquafelix, inaugurato nel 1995 lungo l'Aurelia alle porte della città, si estende su una superficie di ottantamila metri quadrati e resta la meta estiva per famiglie di tutto il litorale nord. Fra le attrazioni ci sono lo scivolo a più piste Multisplash, il Mozza Fiatum per due persone, il Vortex e l'Aspides, che il parco presenta come il cono più grande d'Italia. Il calendario di apertura è stagionale e i prezzi cambiano di anno in anno: si consultano sul sito ufficiale del parco.
Al di fuori del parco, Civitavecchia con i bambini funziona meglio di quanto ci si aspetti. Il Forte visto dal molo piace a chiunque abbia meno di dodici anni. La Ficoncella, nella fascia mattutina e con le vasche più tiepide, è un bagno caldo all'aperto che i piccoli ricordano. La Frasca è un laboratorio di biologia marina a costo zero, con granchi, pozze di scogliera e resti antichi sotto il pelo dell'acqua. E il passaggio delle navi da crociera, viste da vicino dal lungomare, ha un effetto sui bambini che nessun museo eguaglia.
Chi organizza una giornata per famiglie o un gruppo con esigenze particolari può appoggiarsi a professionisti abilitati: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro copre il litorale nord e Roma.

La storia di Civitavecchia (RM), dalle selci neolitiche alle navi da crociera
Poche città italiane hanno una biografia così ordinata e così violenta insieme. Civitavecchia nasce, viene distrutta, si sposta, torna, cambia nome, viene distrutta di nuovo, si ricostruisce. Ogni volta attorno alla stessa insenatura.
Preistoria
Il territorio fu abitato da epoche antichissime. Presso il torrente Fiumaretta sono state trovate punte di freccia e raschiatoi in selce di epoca neolitica. Nelle località di Mattonara, Malpasso e Torre Chiaruccia l'erosione della costa ha riportato alla luce numerosi scarichi di capanne dell'età del bronzo e dell'età del ferro. Si trattava di popolazioni che dal mare traevano i propri mezzi di sussistenza: la vocazione marinara di Civitavecchia precede di millenni il primo mattone romano.
I pagi etruschi
Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, nel libro III dedicato alla geografia del Mediterraneo occidentale, elencando i popoli dell'antica Etruria nomina gli Aquenses Taurini e i Castronovani. L'ubicazione dei due insediamenti è stata accertata: il primo presso il colle Ficoncella, nei pressi dei resti delle terme di Traiano, il secondo presso il torrente Marangone.
Tutto il territorio è disseminato di resti di tombe etrusche, ed è ragionevole supporre che anche in epoca preromana, dove oggi si trova il centro cittadino, prosperasse un piccolo insediamento etrusco. La necropoli etrusca della Mattonara, non lontana dallo stabilimento della Molinari, fu scoperta nel 2002 ed è quasi sicuramente riferibile al VII-VI secolo avanti Cristo; era probabilmente collegata alla vicina necropoli della Scaglia.
Storici e archeologi concordano sull'esistenza di un antichissimo porto cellulare, formato cioè da piccoli bacini paralleli capaci di ospitare una singola imbarcazione ciascuno. I resti di questi approdi erano ancora visibili alla fine del XIX secolo nei pressi del Forte Michelangelo. Questa è l'ipotesi più elegante sull'origine del toponimo Centum Cellae: cento celle, cento piccoli bacini.
Il periodo romano
La zona non diventa realmente città, né compare in documenti romani, fino al ritorno di Traiano nel 103 dopo Cristo. La prima attestazione del nome Centumcellae è nella lettera del 107 in cui Plinio il Giovane informa Corneliano di essere stato convocato dall'imperatore per il Consilium Principis presso la sua villa. Traiano aveva stabilito lì la propria residenza proprio per accelerare i lavori del porto.
Centumcellae compare poi nell'Itinerarium Maritimum fra i porti e gli approdi del tragitto che da Roma conduceva in Provenza: era una tappa fissa della rotta tirrenica.
Sul significato del nome si discute da secoli. Alcuni lo riferiscono alle insenature della costa; altri osservano che centum in latino indica spesso un numero indeterminato, un "molti", e lo riferiscono alle stanze della villa imperiale, la cui collocazione esatta resta discussa. Chi voglia farsi un'idea di come fossero le residenze traianee può salire alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano, sui monti a est di Roma: struttura diversa, stessa committenza, stesso gusto.
La datazione convenzionale della fondazione romana si colloca attorno al 107, quando dovrebbero essere iniziati i lavori portuali, con completamento attorno al 110. Durante l'edificazione la città prese impianto romano regolare e fu tracciato il cardo massimo, l'attuale Corso Marconi.
Sul finire dell'impero, quando molti centri già fiorenti declinavano rapidamente, Centumcellae conservava la sua importanza: lo attesta Rutilio Namaziano all'inizio del V secolo.
L'alto medioevo bizantino
L'Impero bizantino prese il controllo della città fra il 537 e il 538, strappandola ai Goti. Procopio di Cesarea, narrando la guerra gotica, sottolinea l'importanza strategica dell'occupazione, motivandola con le dimensioni e l'elevato numero di abitanti e con un porto ancora in piena efficienza.
Sotto Bisanzio la città dipendeva formalmente dal Duca con sede a Roma, ma il comando effettivo era del Conte a capo della guarnigione militare. Di uno di essi, un certo Teofanio, vissuto verso la fine del VI secolo, si ha menzione nei Dialoghi di papa Gregorio Magno, lodato per la mitezza del suo governo. È un dettaglio prezioso: significa che il nome di un ufficiale di guarnigione di una città portuale è arrivato fino a noi attraverso un testo devozionale.
Bisanzio mantenne il controllo fino all'VIII secolo. La città passò allo Stato pontificio nel 728. Papa Gregorio III nel 740 fece restaurare le mura, che consentirono alla città di resistere al tentativo di occupazione delle milizie longobarde guidate dal duca Grimoaldo nel 749.
I saraceni, la distruzione e Leopoli-Cencelle
Le mura gregoriane non bastarono contro i saraceni. Il pericolo si manifesta già nel 776, quando si ha notizia di navi piratesche condotte a Centumcellae e date alle fiamme. Fra la fine dell'813 e gli inizi dell'814 Eginardo, storico di corte di Carlo Magno, registra nella Vita Karoli una prima devastante incursione con saccheggio. Seguirono altre razzie, fino alla distruzione della città nell'828.
Gli abitanti trovarono rifugio fra le selve circostanti. Nell'854 papa Leone IV, per dare loro dimora stabile e sicura, consacrò non lontano, fra le colline dei Monti della Tolfa, sulla sinistra del fiume Mignone, sui ruderi di un preesistente pagus etrusco, una città nuova. Secondo il biografo del pontefice avrebbe dovuto chiamarsi Leopoli, ma i documenti mostrano che perpetuò il nome di Centumcellae, anche perché vi si era trasferito il vescovo portando con sé il titolo dell'antica diocesi.
Questa città nuova, munita di dieci torri e tre porte, prosperò a lungo come libero Comune, mutando gradualmente il nome in Centocelle e poi Cencelle. Nell'889 parte della popolazione tornò sulla costa, alla città d'origine, ribattezzandola Civitas Vetula, città vecchia, per distinguerla da Cencelle. Da lì viene il nome moderno.
Le ricerche storiche di Odoardo Toti a partire dal 1958 e le indagini archeologiche condotte sul sito della città leoniana dalla professoressa Letizia Pani Ermini dell'Università di Roma La Sapienza a partire dal 1998 hanno chiarito che Leopoli-Cencelle non fu affatto abbandonata nell'889: si estinse definitivamente solo nella seconda metà del XV secolo, in concomitanza con la scoperta dell'allume fra i monti della Tolfa e il conseguente sviluppo commerciale della città costiera. Attorno al 1072 quest'ultima compare per la prima volta come Rocca sulle rovine del porto, con il nome di Civita Vetula o Civita Veccla.
Il basso medioevo e i Prefetti di Vico
Sui primi secoli della città rinata le notizie sono scarse. Nell'XI secolo ebbero signoria su Civita Vetula il conte Ranieri di Civitacastellana e il Monastero di Farfa, l'abbazia imperiale della Sabina che a quell'epoca controllava terre e porti in mezza Italia centrale. Il pontefice Innocenzo II concesse poi Civita Vetula in feudo a Pietro detto Latro, della famiglia romana dei Corsi.
I feudatari che ebbero più a lungo il possesso furono i Prefetti di Vico, ai quali la sovranità fu inizialmente concessa da Federico Barbarossa e poi confermata da papa Urbano IV. A contendere loro il feudo fu la famiglia nobile dei Romani, che esercitò il potere sulla Rocca prima di restituirlo a Giovanni di Vico nel 1347: la fonte è Carlo Calisse, Storia di Civitavecchia.
L'ultimo feudatario fu Giacomo Di Vico, che si unì ai Colonna contro papa Eugenio IV. Nel 1431 il pontefice gli mandò contro l'esercito comandato dal cardinale Giovanni Maria Vitelleschi, composto dai migliori capitani di ventura del tempo: Fortebraccio, Ranuccio Farnese e Menicuccio dell'Aquila. Nonostante la superiorità numerica schiacciante, la rocca risultò inespugnabile e Giacomo Di Vico riuscì a trattare la resa, cedendo la città per quattromila fiorini d'oro. Quattromila fiorini erano una somma da capogiro: il papa preferì pagare piuttosto che continuare a sbattere contro quelle mura.
Il Rinascimento e la stagione dei papi costruttori
Mentre la nobiltà romana si contendeva il feudo, il popolo sviluppava i propri statuti comunali: la prima traduzione in volgare conosciuta risale al 1451 ed è opera di Bartolomeo di Ser Giovanni da Toscanella, vicario di Civitavecchia. A capo della magistratura comunale c'era un Visconte in carica per quattro anni, coadiuvato da un Camerlengo con funzioni di tesoriere e da due assessori detti consiglieri o ufficiali.
Con la vittoria di Eugenio IV il potere papale si consolidò. Nicola V restaurò le mura nel 1455; Sisto IV dotò la città di un acquedotto efficiente. Fu però Giulio II a dare l'impulso maggiore, avviando i lavori della fortezza su progetto di Bramante.
Nel 1522 l'Ordine dei Cavalieri Ospitalieri, cacciato da Rodi dai turchi, si stabilì a Civitavecchia con il Gran Maestro Philippe de Villiers de L'Isle-Adam e vi rimase fino al 1530, anno in cui Carlo V concesse loro l'isola di Malta, da cui presero il nome con cui li conosciamo. Per otto anni, quindi, la sede dei futuri Cavalieri di Malta fu una città laziale.
Nel 1535 Paolo III benedisse a Civitavecchia le navi delle flotte veneziana, genovese e spagnola che partirono dal porto per combattere i pirati di Tunisi, il cui capo era il corsaro Aruj Barbarossa. Nello stesso anno si concludeva il maschio del Forte.
Durante tutto il XVI secolo la città fu fortificata: le mura del Sangallo, iniziate nel 1515 e terminate nel 1555 sotto Giulio III, e opere di difesa poi perdute nei bombardamenti dell'ultima guerra, come il bastione della vecchia darsena e le quattro torri di avvistamento di Chiaruccia, Marangone, Valdaliga e Bertalda.
Sisto V istituì la flotta pontificia permanente di stanza a Civitavecchia nel 1588, dotando la città dell'acqua della sorgente di San Liborio. Clemente VIII, Paolo V e soprattutto Urbano VIII riportarono il porto alla piena efficienza.
Nel XVII secolo Alessandro VII dotò la città di un imponente arsenale, andato distrutto nei bombardamenti alleati, e il porto divenne nevralgico per l'approvvigionamento di cereali della capitale. In meno di un secolo la popolazione passò da mille a tremila abitanti. L'arsenale era il supporto indispensabile della flotta pontificia impegnata contro la pirateria e contro l'espansionismo ottomano.
Nel 1693 Civitavecchia ottenne lo statuto di città. L'anno prima Innocenzo XII aveva promosso il ripristino dell'antico acquedotto di Traiano, con la captazione di nuove sorgenti; il 6 maggio 1696 il pontefice si recò personalmente in città per spronare la conclusione dell'opera, lunga trentacinque chilometri. All'inizio del XVIII secolo Civitavecchia divenne sede di governatore e capoluogo di provincia, comprendente i territori di Tolfa, Allumiere e Tarquinia. Le autorità cittadine restavano però quelle rinascimentali, il visconte e il camerlengo.
Francesi, assedio e Impero
Il secolo d'oro finì con l'occupazione francese dello Stato pontificio: i francesi presero possesso della città e del porto nel 1798. Nello stesso anno vi si concentrò e vi si imbarcò una divisione francese di seimila uomini guidata dal generale Desaix, destinata da Napoleone Bonaparte alla campagna d'Egitto; a tal fine fu requisita l'intera flotta pontificia. Civitavecchia, in altre parole, è uno dei porti da cui partì l'esercito che avrebbe trovato la stele di Rosetta.
Nel novembre del 1798 il generale austriaco Mack, alla testa dell'esercito del Regno di Napoli, invase lo Stato pontificio, e le truppe francesi si ritirarono dalle città per concentrarsi. Le istituzioni civitavecchiesi scelsero la neutralità. Quando i francesi tentarono di rientrare, il primo febbraio 1799, la città chiuse le porte, dando inizio a un assedio durato oltre un mese. Le forze francesi ammontavano a circa tremila uomini ben equipaggiati con artiglieria pesante, guidati dal generale Merlin. Nonostante la superiorità schiacciante non riuscirono ad aprire breccia, e il popolo di Civitavecchia poté trattare una resa onorevole. Questo episodio, che nei manuali nazionali non compare quasi mai, è il momento in cui la città esiste politicamente per conto proprio.
Nel 1809 lo Stato pontificio fu annesso all'Impero francese e Napoleone diede grande impulso alle infrastrutture e alle istituzioni cittadine: furono creati il Tribunale, la Camera di Commercio e un'importante Stazione meteorologica.
Dalla Restaurazione all'Italia unita
Con il ritorno di Pio VII nel 1814 fu creato l'Ufficio di sanità marittima con competenza su tutto il litorale dello Stato. Civitavecchia divenne capoluogo di Delegazione e il visconte e il camerlengo furono sostituiti da un gonfaloniere, con funzioni di sindaco, coadiuvato da una giunta di sei Anziani. Leone XII ripristinò la cattedra vescovile, soppressa dalla caduta di Centumcellae e da allora unita a quella di Tuscania. Sotto Gregorio XVI furono costruiti importanti edifici, fra cui il Teatro Traiano.
Il popolo, di sentimenti liberali, aderì subito al movimento risorgimentale. Il 9 febbraio 1849, giorno della proclamazione della Repubblica Romana, il primo tricolore sventolava sul Forte Michelangelo. L'entusiasmo durò poco: il 24 marzo successivo le truppe francesi di Luigi Napoleone Bonaparte, comandate dal generale Oudinot, sbarcarono in città con l'intenzione malcelata di rimettere il papa al suo posto. Il popolo non oppose resistenza, convinto a torto che i francesi avrebbero svolto il ruolo di liberatori dall'oppressione clericale che era stato loro qualche anno prima.
L'ultimo ventennio di dominio pontificio, sotto Pio IX, fu segnato da importanti opere pubbliche, fra cui il tronco ferroviario Civitavecchia-Roma del 1859: la stessa direttrice della FL5 su cui si viaggia oggi. Il 16 settembre 1870, quattro giorni prima della Breccia di Porta Pia, gli italiani guidati da Nino Bixio entrarono in città fra ali di folla. Finiva un potere pontificio ultramillenario, iniziato con qualche discontinuità nel 728.
La seconda guerra mondiale e i settantasei bombardamenti
Questa è la pagina che i civitavecchiesi non hanno dimenticato e che il visitatore deve conoscere per capire l'aspetto della città. Civitavecchia fu rasa al suolo dalle bombe alleate nel corso di settantasei bombardamenti protrattisi dal 14 maggio 1943 al giugno 1944.
Il retroterra politico è antico. La città fu luogo di forte movimento partigiano, e le radici risalgono agli Arditi del Popolo, formazione fondata nel 1921 da Argo Secondari, ex ardito assaltatore pluridecorato. Quella formazione univa soprattutto anarchici, ma anche comunisti, socialisti e altri militanti di sinistra; l'appoggio delle masse operaie fu talmente rilevante a Civitavecchia che la bandiera degli Arditi del Popolo cittadini assunse valenza nazionale come gagliardetto delle squadre di difesa antifascista. Il paradosso è che Mussolini faceva frequenti visite proprio in questa città.
Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò in guerra. La prima risorsa di Civitavecchia, il porto, fu la prima a risentirne: il traffico crollò da 1.000.215 tonnellate lavorate nel 1938 a 39.000 tonnellate nel 1944. Gli alimenti scarseggiavano e i prezzi salivano; un avviso della polizia del 1941 annunciava che il pesce era quasi totalmente scomparso, perché quel poco che si pescava veniva acquistato dai commercianti romani.
Il terrore vero cominciò il 14 maggio 1943 alle 15:20: per quindici minuti quarantotto fortezze volanti americane seminarono distruzione su tutta la città. Il calcolo per difetto dei morti ammonta a circa quattrocento, i feriti a oltre trecento; il porto divenne inagibile e le linee ferroviarie furono interrotte. Non c'era cibo, non c'erano alloggi: l'unica soluzione fu rifugiarsi nei paesi vicini.
Seguirono altre date che in città si ricordano ancora: il 30 agosto 1943, il 21 novembre 1943, il 16 dicembre 1943, sei incursioni nel solo maggio del 1944 e l'ultimo bombardamento il 22 maggio 1944. Civitavecchia risultò devastata al novantacinque per cento negli edifici pubblici e privati; furono rasi al suolo la cattedrale, il quartiere medievale, la chiesa di Santa Maria, l'antica Rocca.
Fra il 1943 e il 1944 la città fu praticamente abbandonata e la sede comunale venne trasferita a Santa Marinella. Con l'arrivo degli alleati si tentò di ricostruire un'amministrazione, ma la popolazione non aveva tetto né cibo, e alla penuria si aggiunsero le bande di profughi e militari sardi che, per tornare nella loro isola, assalivano gli agricoltori razziando il bestiame già scarso. I caduti civitavecchiesi nelle sole forze armate furono oltre duecento.
La ricostruzione fu lunga e per certi versi non è mai stata dichiarata conclusa. L'8 marzo 1999 Civitavecchia ha ricevuto la Medaglia d'oro al Valor civile per i sacrifici della popolazione e per i danni subiti.
Il Novecento amministrativo
Due date che raccontano come il comune si è ridotto di superficie mentre la città cresceva di abitanti. Nel 1949 Civitavecchia cedette la frazione di Ladispoli al comune di Cerveteri. Il 4 ottobre 1949 Santa Marinella e Santa Severa si distaccarono da Civitavecchia diventando comune autonomo. Il litorale nord, come lo vediamo oggi, nasce da quei due atti amministrativi.
Lo stemma di Civitavecchia (RM): Leandro, la quercia e le lettere O.C.
Sullo stemma cittadino campeggia una quercia con le lettere O.C., e attorno a quelle due lettere si è costruita una delle leggende municipali più solide d'Italia.
La narrazione, esaltata da Vincenzo Annovazzi e alimentata da interpretazioni storiche errate, racconta che sessant'anni dopo l'invasione saracena dell'828 la popolazione di Leopoli fosse incerta se tornare fra i ruderi della vecchia Centumcellae o restare nel nuovo abitato, lontano dal mare ma più protetto. I giovani affezionati al luogo nativo si sarebbero riuniti in aperta campagna all'ombra di una grande quercia per decidere. Quando i contrari al ritorno stavano per ottenere la maggioranza sarebbe intervenuto un vecchio marinaio di nome Leandro, uno dei superstiti dell'antica città, il cui eloquio sarebbe stato tanto convincente da ribaltare l'esito e far votare all'unanimità per il ritorno. Da quel discorso, secondo la leggenda, verrebbero le lettere O.C., "Ottimo Consiglio", e a lui sarebbe intitolata la piazza principale, ancora oggi piazza Leandra.
La ricostruzione critica è diversa e, a mio giudizio, molto più bella. Il nome della piazza risale con ogni probabilità all'oleandro, secondo la consuetudine medievale di dedicare vie e piazze alle piante: nei pressi si trovano infatti vicolo dell'Olmo, via Colle dell'Olivo, via di Laura, cioè l'alloro. E le lettere O.C. non sarebbero le iniziali di "Ottimo Consiglio", bensì di ORDO CENTUMCELLENSIS, in ricordo e a onore delle origini romane della città.
La figura di Leandro nacque dalla fantasia romantica di padre Alberto Guglielmotti, storico della marina pontificia, fu accolta come storica da Carlo Calisse e creduta acriticamente fino ai giorni nostri. Le ricerche di Odoardo Toti dal 1958 e gli scavi di Letizia Pani Ermini sulla città leoniana dal 1998 l'hanno smontata.
Ecco la mia opinione netta: la leggenda di Leandro è un falso, ma è un falso che dice il vero. Racconta con precisione l'unica cosa che conta nella storia di questa città, cioè che i civitavecchiesi hanno scelto ostinatamente il mare anche quando il mare portava soltanto guai. Smontarla filologicamente è doveroso; buttarla via sarebbe sciocco.

Perché a Roma esiste un quartiere che si chiama Centocelle
La domanda arriva puntuale ogni volta che si spiega l'origine del nome Centumcellae, e la risposta è che le due Centocelle non hanno nulla a che vedere l'una con l'altra. Il quartiere romano prende nome, secondo la ricostruzione corrente, dai cento migliori cavalieri della guardia imperiale di Costantino I, gli Equites Singulares Augusti, che vivevano nella cittadella militare sorta dove oggi si trova il quartiere. L'origine è posteriore di almeno un paio di secoli rispetto alla Centumcellae di Traiano. Stessa parola, due storie separate: un errore che si sente ripetere spesso nelle guide improvvisate.
Tradizioni e folklore di Civitavecchia (RM)
Il calendario civico di Civitavecchia è denso e quasi interamente marinaro. Chi organizza il viaggio facendolo coincidere con una di queste date vede una città diversa da quella dei giorni feriali.
La Processione del Cristo Morto
Il Venerdì Santo la città rievoca la Passione e Morte di Cristo con una processione che attraversa il centro. È il rito più sentito dell'anno, con le confraternite in abito, i simulacri portati a spalla e le luci spente lungo il percorso. Chi ha visto le processioni del Sud Italia troverà qui una versione più sobria, più marinara, senza teatralità barocca ma con una partecipazione popolare compatta.

Le Pastorelle del 23 dicembre
L'antivigilia di Natale, dal dopoguerra, gruppi musicali girano per la città cantando canzoni natalizie tradizionali. Si chiamano le "Pastorelle" ed è un rito nato dal basso, senza regia istituzionale. Chi passa a Civitavecchia la sera del 23 dicembre sente la musica arrivare da strade diverse contemporaneamente.
Il Carnevale
L'ultima domenica di Carnevale prima del martedì grasso la città organizza una sfilata di figuranti e carri allegorici a tema per le vie cittadine, con l'adesione di quasi tutte le scuole cittadine, dalle materne alle superiori, e di numerose associazioni. È un carnevale scolastico e civile, non turistico: il che lo rende, per chi ama guardare le comunità, più interessante di molti carnevali celebri.
Santa Fermina, il 28 aprile
La patrona dei marinai di Civitavecchia si festeggia il 28 aprile. La tradizione la vuole martirizzata nel 306 in una grotta dove oggi sorge il Forte Michelangelo. I festeggiamenti si distendono su una decina di giorni, dal 19 al 28 aprile, con un programma che negli ultimi anni ha compreso l'esecuzione dell'oratorio Il martirio di Santa Ferma, opera settecentesca di Antonio Caldara, in Cattedrale; una conferenza storica sui santi in transito dal porto; il concerto della Banda musicale della Marina Militare al Teatro Traiano a ingresso gratuito su prenotazione; il triduo di preparazione dal 25 al 27 aprile; e il 28 la Messa pontificale del vescovo, il gemellaggio fra i sindaci di Civitavecchia e di Amelia, città umbra legata alla stessa santa, e la processione.
Il momento da vedere è il pomeriggio del 28: la statua con le reliquie viene portata in mare per la benedizione e per l'offerta di una corona ai marittimi caduti sul lavoro. Una santa che esce dalla chiesa e va sull'acqua a contare i suoi morti: se dovessi scegliere un solo evento all'anno da vedere a Civitavecchia, sceglierei questo.
Il Padellone di Ferragosto
A Ferragosto, in viale Garibaldi, si tiene il "Padellone": una frittura di pesce gigantesca cotta e distribuita a tutti i presenti, in ricordo dello sbarco dei saraceni respinto in mare dalla popolazione in armi. Nella stessa occasione si celebra il Natale della città, cioè la rifondazione dell'889, anche se l'insediamento romano risale a Traiano. Un compleanno cittadino festeggiato con il pesce fritto è una delle poche cose che rendono l'Italia inimitabile.
Cosa mangiare a Civitavecchia (RM)
La cucina è quella del pescato tirrenico, semplice e senza sofisticazioni. Il pesce azzurro, alici e sarde, resta il fondamento; il pesce da zuppa, gallinella, scorfano, tracina, è la base del piatto di casa. La frittura mista è il piatto identitario, e il Padellone di Ferragosto ne è la celebrazione collettiva.
Dall'entroterra scendono i prodotti dei Monti della Tolfa: carne bovina maremmana, formaggi di pecora, funghi e castagne dei boschi di Allumiere, olio delle colline. Il vino della zona è quello della Tuscia costiera e dell'Etruria romana, in prevalenza bianchi da uve trebbiano e malvasia. Non cito nomi di locali, per una ragione semplice: nelle città portuali l'offerta ruota in fretta e un consiglio di due anni fa può essere già scaduto. La regola pratica è antica e funziona: allontanatevi dal varco del porto di almeno cinquecento metri e leggete il menu prima di sedervi. Le trattorie che vivono di residenti sono a monte del Corso, non sul molo.
Cosa vedere intorno a Civitavecchia (RM)
Il comprensorio è uno dei più ricchi del Lazio e Civitavecchia funziona benissimo come base. A sud, lungo l'Aurelia, ci sono Santa Marinella con la sua baia riparata e il Castello di Santa Severa, uno dei complessi monumentali più belli del litorale, costruito sull'antica Pyrgi etrusca. Più giù ancora, Cerveteri con la necropoli della Banditaccia e Ladispoli.
A monte, in mezz'ora di provinciale, si sale ai Monti della Tolfa: il borgo di Tolfa con la sua rocca e Allumiere, che deve il nome e l'esistenza alle miniere di allume scoperte nel Quattrocento, la materia prima che tingeva i tessuti d'Europa e che finanziò per decenni le casse pontificie. È lo stesso allume che, arricchendo il porto costiero, contribuì a spegnere Cencelle.
A nord, oltre il confine provinciale, ci sono Tarquinia con le tombe dipinte patrimonio UNESCO e, più all'interno, Tuscania con le sue basiliche romaniche. In tutte queste direzioni si sta entro l'ora di macchina.
Chi arriva in nave e ha una giornata sola davanti ha una scelta da fare, e la faccio io per lui: se non avete mai visto Roma, andate a Roma. Se Roma l'avete già vista, restate qui e fate Tarquinia più Civitavecchia. Rende molto di più di una corsa affannata al Colosseo con il timore di perdere la nave.

Accessibilità e visita pratica di Civitavecchia (RM)
Il fronte mare, dalla stazione al Forte alla Marina, è pianeggiante e in gran parte pedonale o con marciapiedi ampi: è percorribile in carrozzina senza difficoltà particolari. Il centro storico, invece, è tutt'altra cosa: Piazza Leandra e i vicoli attorno sono in salita, con selciato irregolare, gradini e passaggi stretti.
Il Museo archeologico nazionale è oggetto di un cantiere PNRR che comprende proprio l'abbattimento delle barriere architettoniche: conviene chiedere al numero del museo quale sia lo stato dei lavori. L'area delle Terme Taurine è un sito archeologico su collina, con percorsi sterrati e dislivelli. La Ficoncella prevede vasche all'aperto raggiunte da camminamenti in parte accidentati, ma le tariffe comunali indicano gratuità per le persone con disabilità nella fascia diurna.
Per la durata: mezza giornata basta per porto, Forte visto da fuori, Marina e centro storico. Una giornata piena permette di aggiungere Museo archeologico e Terme Taurine. Due giorni consentono di infilare anche la Ficoncella, la Frasca e una puntata a Tolfa o a Tarquinia. Per gruppi organizzati e visite condotte da professionisti abilitati esistono i servizi di TourLeaderPro a Roma e nel Lazio.
Quando andare a Civitavecchia (RM) e quando evitarla
Aprile e maggio sono i mesi migliori: temperature miti, mare già leggibile, Santa Fermina il 28 aprile, la campagna dei Monti della Tolfa in fiore. Settembre e ottobre sono altrettanto buoni, con il vantaggio che il traffico crocieristico comincia a diradarsi e l'acqua è ancora calda.
Luglio e agosto vanno gestiti. Il caldo sul lungomare è secco e ventilato, ma la città lavora al massimo del traffico e il centro si svuota di residenti. La Ficoncella d'agosto è sconsigliabile, la Frasca affollata, i parcheggi introvabili.
L'inverno è la stagione che consiglio a chi ha già visto tutto il resto. Da novembre a febbraio Civitavecchia torna a essere una città di porto e non una piattaforma logistica per turisti: le vasche della Ficoncella nel vapore, il vento di maestrale sull'antemurale, le luci delle navi in rada. Da evitare senza appello: i giorni di doppia o tripla toccata nave in alta stagione, quando fra le sette e le dieci del mattino il fronte porto diventa impraticabile. I calendari degli approdi sono pubblicati dalle società che gestiscono i servizi portuali e valgono una consultazione prima di partire.
Una curiosità su Civitavecchia (RM)
Per otto anni, fra il 1522 e il 1530, il quartier generale dell'Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni fu a Civitavecchia. Non a Rodi, che avevano appena perduto dopo l'assedio ottomano, e non a Malta, che non avevano ancora ricevuto. Il Gran Maestro Philippe de Villiers de L'Isle-Adam, uscito da Rodi con l'onore delle armi e con quel che restava della flotta e degli archivi, cercò per anni una sede. Il papa gli concesse Civitavecchia. Per otto anni l'ordine militare più antico e più famoso d'Europa ebbe la sua base operativa in una città portuale del Lazio, e da lì trattò con le corti europee la propria sopravvivenza.
La cosa si chiuse nel 1530, quando Carlo V concesse loro l'isola di Malta con un canone simbolico, e da quel momento la storia li conosce come Cavalieri di Malta. Ma il pezzo laziale della loro vicenda è documentato e quasi mai raccontato. Se ci pensate, spiega anche perché il porto pontificio fosse considerato una piazza tanto sicura: ospitare per otto anni una flotta militare senza patria, con tutto quello che significava in termini di rifornimenti, cantieri, magazzini e sicurezza, non è cosa che si chiede a un approdo qualsiasi.
C'è di più. Nel 1535, cinque anni dopo la partenza dei cavalieri, dallo stesso bacino salpava la flotta congiunta di Venezia, Genova e Spagna, benedetta da Paolo III, diretta contro i pirati di Tunisi comandati da Aruj Barbarossa. E trentasei anni dopo, a Lepanto, la nave ammiraglia dello Stato pontificio, la Galera San Pietro, combatteva la battaglia decisiva: un pezzo della sua poppa è oggi la balaustra della cantoria dell'organo nella Chiesa dell'Orazione e della Morte. Tre episodi, uno stesso specchio d'acqua, un secolo e mezzo di guerra navale mediterranea che passa tutto da qui.
La mia opinione: fra tutte le città portuali italiane, Civitavecchia è quella che ha fatto meno per raccontare il proprio ruolo militare. Genova, Venezia e Livorno hanno costruito narrazioni intere su molto meno.
Una cosa che non ti dice nessuno su Civitavecchia (RM)
Che la città sia stata fondata due volte, in due posti diversi, e che il secondo posto esista ancora, in rovina, a una ventina di chilometri di distanza, in mezzo alle colline.
Quando i saraceni distrussero Centumcellae nell'828, la popolazione superstite non ricostruì sul posto. Papa Leone IV nell'854 consacrò per loro una città nuova sulle colline dei Monti della Tolfa, alla sinistra del fiume Mignone, sopra i ruderi di un pagus etrusco. Il biografo del papa la chiama Leopoli, i documenti continuano a chiamarla Centumcellae, la gente finirà per chiamarla Cencelle. Dieci torri, tre porte, un vescovo, statuti propri: una città vera, a monte, lontana dal mare, costruita apposta perché il mare non tornasse a fare quello che aveva fatto.
La versione tradizionale racconta che nell'889 tutti tornarono giù e Cencelle si spense. È falso. Le ricerche di Odoardo Toti dal 1958 e gli scavi condotti dal 1998 da Letizia Pani Ermini dell'Università di Roma La Sapienza hanno dimostrato che le due città convissero per cinque secoli e mezzo. Cencelle si estinse solo nella seconda metà del XV secolo, quando la scoperta dell'allume alla Tolfa spostò definitivamente il baricentro economico verso il porto e la città costiera, riapparsa attorno al 1072 come Civita Vetula, si prese tutto.
È una storia che vale la pena tenere in testa mentre si guarda il porto. Per cinquecentocinquanta anni, sopra queste colline, è esistita una gemella di Civitavecchia che aveva scelto la montagna invece dell'acqua. Ha perso. Il sito archeologico di Leopoli-Cencelle è oggetto di campagne di scavo universitarie e non è un'attrazione turistica attrezzata: chi voglia vederlo si informi presso gli enti competenti sulle modalità di accesso. Ma sapere che c'è cambia il modo in cui si guarda la città di sotto.
Il consiglio che ti do per visitare Civitavecchia (RM)
Non arrivateci con la nave. O meglio: se ci arrivate con la nave, non lasciate che sia la nave a decidere la vostra giornata.
Il consiglio operativo è questo. Prendete il treno da Roma Termini la mattina presto, scendete a Civitavecchia intorno alle nove, girate a sinistra uscendo dalla stazione e camminate lungo Viale Garibaldi verso il Forte. Un'ora fra Marina, muraglione, Fontana del Vanvitelli e fronte del Forte. Poi salite verso Piazza Leandra attraverso l'Archetto, dedicate un'ora al centro storico e alla Chiesa dell'Orazione e della Morte. Mangiate a monte del Corso, non sul molo. Nel pomeriggio prendete un taxi o l'autobus per le Terme Taurine, dopo aver telefonato alla Pro Loco per accertarvi dell'apertura, e concludete alla Ficoncella verso il tramonto. Rientro con il treno della sera.
È una giornata piena e costa pochissimo: biglietto regionale andata e ritorno, tre euro di museo, cinque di Terme Taurine, sei o dieci di Ficoncella. Sotto i quaranta euro a persona, tutto compreso, senza contare il pranzo.
Il secondo consiglio riguarda il contrario di quello che fanno tutti. Chi arriva a Civitavecchia in crociera dedica alla città, in media, zero minuti. Chi ci arriva da Roma per una gita le dedica in media due ore e mezza. Entrambi sbagliano nella stessa direzione: trattano Civitavecchia come un ingresso o un'uscita, mai come una destinazione. Dedicatele una giornata intera, o due, e vi accorgerete che questa città vi restituisce più di quanto le abbiate concesso. È esattamente il tipo di posto che premia chi si ferma.
Terzo consiglio, tecnico: telefonate sempre prima. Museo, Terme Taurine e Forte hanno tutti e tre situazioni di accesso mutevoli fra cantieri PNRR, competenze incrociate fra Comune, Stato e Marina Militare, e gestione affidata al volontariato della Pro Loco. Un numero composto la sera prima vale più di qualunque programma stampato.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Forte Michelangelo non è di Michelangelo, o meglio, lo è solo per la parte alta della torre centrale.
Lo sanno gli addetti ai lavori, lo dicono le schede scientifiche, eppure nella pratica quotidiana la cosa scompare. Il progetto è di Donato Bramante, commissionato da Giulio II nei primi anni del Cinquecento: impianto quadrangolare, quattro torrioni angolari, murature scarpate pensate per reggere l'artiglieria da fuoco. È architettura militare di frontiera tecnologica, contemporanea al cortile del Belvedere e ai primi disegni per la nuova basilica di San Pietro. Bramante muore nel 1514, il cantiere prosegue sotto altri, e soltanto nel 1535, per volontà di Paolo III, viene completata la parte superiore del maschio esagonale, attribuita a Michelangelo Buonarroti.
Il nome che ha vinto è quello dell'ultimo arrivato, e non per caso: Michelangelo vendeva già allora meglio di Bramante. Vale la pena fermarsi su questo punto, perché racconta come funziona la fama in architettura. La stessa cosa succede alla Fontana del Vanvitelli nel porto: tutti sanno che è di Vanvitelli, quasi nessuno sa che è del 1743, che la volle Benedetto XIV nel 1740 al posto di una vecchia vasca, che è in travertino e che rappresenta la testa di un vecchio fauno. Il nome dell'autore ha mangiato l'opera.
C'è un secondo fatto risaputo e poco citato, ed è di ordine diverso. Civitavecchia è medaglia d'oro al valor civile dall'8 marzo 1999. Non è una decorazione di facciata: è il riconoscimento di settantasei bombardamenti, quattrocento morti nel solo 14 maggio 1943, novantacinque per cento del costruito distrutto. Chi passeggia oggi sul lungomare ricostruito dovrebbe saperlo, perché spiega l'aspetto edilizio della città meglio di qualunque considerazione estetica. Le città non sono brutte per caso: quasi sempre sono state ricostruite in fretta, con pochi soldi, da gente che aveva perso tutto.
La foto giusta da fare a Civitavecchia (RM)
La fotografia che tutti scattano è il Forte Michelangelo di fronte, dal piazzale, con il maschio esagonale al centro. È una buona fotografia e sarebbe sciocco non farla. Ma è la fotografia di una cartolina, e restituisce la fortezza come un oggetto isolato, che è esattamente quello che non è.
La fotografia giusta si fa dal lungomare della Marina, un'ora prima del tramonto, in autunno o in primavera, quando il sole cala abbastanza a nord da illuminare di taglio la muratura. Vi mettete con il muraglione di Urbano VIII in primo piano, il Forte in secondo, e aspettate che una nave da crociera entri o esca dalla bocca del porto. Quando la fiancata bianca passa dietro la torre cinquecentesca avete l'immagine che racconta Civitavecchia per intero: la difesa e il commercio, la pietra e l'acciaio, il papa e il turismo di massa, tutto in un'unica inquadratura senza bisogno di didascalie.
Consigli tecnici. Usate una focale media, fra i 50 e gli 85 millimetri equivalenti: il grandangolo allontana la nave e le toglie la mole. Esponete per la muratura e lasciate che il cielo si bruci un poco, oppure fate due scatti e fondeteli. Il vento di maestrale, che qui soffia spesso il pomeriggio, ripulisce l'aria e vi regala una nitidezza che sul Tirreno non è affatto scontata.
La seconda fotografia, meno ovvia, si fa alla Ficoncella d'inverno, verso le sei di sera, quando il vapore delle vasche sale nell'aria fredda e in fondo si accendono le luci del porto. È una fotografia difficile, perché la luce è pochissima e il vapore inganna l'autofocus. Appoggiate la macchina su un muretto, mettete la sensibilità alta e accettate un po' di grana: il risultato somiglia a una cosa che nessun altro ha in archivio. E la terza, per chi ama i dettagli: la Fontana del Vanvitelli, ravvicinata, con la bocca del fauno al centro. Cercate la luce riflessa dall'acqua del bacino, che sale dal basso e disegna i volumi del travertino meglio di qualunque sole diretto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
107 dopo Cristo, il primo documento. Plinio il Giovane scrive a Corneliano di essere stato convocato dall'imperatore per il Consilium Principis presso la villa di Centum Cellae. È la nascita documentaria della città, e avviene in una lettera privata fra due amici colti.
537-538, la presa bizantina. Le forze dell'Impero d'Oriente strappano la città ai Goti. Procopio di Cesarea spiega perché fosse un obiettivo di prima grandezza: dimensioni notevoli, popolazione numerosa, porto ancora in piena efficienza mentre il resto dell'Italia crollava.
749, l'assedio longobardo respinto. Le mura fatte restaurare da Gregorio III nel 740 tengono contro le milizie del duca Grimoaldo. Nove anni fra un restauro e la sua verifica sul campo: raramente un investimento pubblico ha dato un ritorno tanto rapido.
828, la distruzione saracena. Dopo le razzie del 776 e dell'813-814, registrate quest'ultima da Eginardo nella Vita Karoli, la città viene rasa. La popolazione fugge sulle colline. È l'unico momento in cui Civitavecchia smette davvero di esistere.
854, la fondazione di Leopoli-Cencelle. Leone IV consacra la città nuova sui Monti della Tolfa. Un papa che fonda una città per ricollocare dei profughi: una politica di accoglienza altomedievale, con dieci torri e tre porte.
1431, l'assedio di Vitelleschi. Il cardinale guida contro Giacomo Di Vico i migliori capitani di ventura del tempo, Fortebraccio, Ranuccio Farnese e Menicuccio dell'Aquila. La rocca resiste; la resa si compra con quattromila fiorini d'oro. Fine del feudalesimo civitavecchiese.
1535, la benedizione della flotta. Paolo III benedice nel porto le navi veneziane, genovesi e spagnole in partenza contro i pirati di Tunisi. Lo stesso anno si completa il maschio del Forte. Civitavecchia è, per un momento, la base navale della cristianità occidentale.
1571, Lepanto. La Galera San Pietro, ammiraglia pontificia, combatte vittoriosamente. Un pezzo della sua poppa finisce, intagliato, nella Chiesa dell'Orazione e della Morte.
1696, l'acquedotto di Innocenzo XII. Il papa arriva di persona il 6 maggio per spronare la conclusione dei trentacinque chilometri di condotta, ripristino dell'antico acquedotto traianeo. Nel 1693 la città aveva ottenuto lo statuto di città.
1798, la partenza per l'Egitto. Seimila uomini del generale Desaix si imbarcano qui per la campagna napoleonica d'Egitto, con la flotta pontificia requisita per l'occasione.
Primo febbraio 1799, l'assedio francese. La città chiude le porte ai tremila uomini del generale Merlin e resiste oltre un mese, ottenendo una resa onorevole. È il momento di massima autonomia politica nella storia cittadina.
9 febbraio 1849, il primo tricolore. Il giorno della proclamazione della Repubblica Romana la bandiera italiana sventola sul Forte Michelangelo. Dura fino al 24 marzo, quando sbarcano i francesi di Oudinot.
1859, la ferrovia. Sotto Pio IX viene inaugurato il tronco Civitavecchia-Roma. La stessa direttrice della FL5 odierna: la prima infrastruttura moderna del litorale nord è di quasi centosettant'anni fa.
16 settembre 1870, l'ingresso italiano. Nino Bixio entra in città quattro giorni prima della Breccia di Porta Pia. Finisce un dominio pontificio cominciato nel 728.
14 maggio 1943, ore 15:20. Quarantotto fortezze volanti americane bombardano per quindici minuti. Circa quattrocento morti, oltre trecento feriti, porto inagibile, ferrovia interrotta. Seguiranno altri settantacinque bombardamenti fino al 22 maggio 1944.
4 ottobre 1949 e 1949, le separazioni. Santa Marinella e Santa Severa diventano comune autonomo; Ladispoli passa a Cerveteri. Il litorale nord assume la forma amministrativa attuale.
2 febbraio - 15 marzo 1995, la Madonnina. La piccola statua di Pantano avrebbe pianto quattordici volte. Il caso diventa nazionale; la Chiesa non si pronuncia in modo definitivo sulla soprannaturalità.
8 marzo 1999, la Medaglia d'oro al Valor civile. Il riconoscimento arriva cinquantacinque anni dopo l'ultimo bombardamento.
2025, il record crocieristico. 3.556.559 passeggeri e 862 toccate nave: primo porto crocieristico d'Italia e primo in assoluto a superare i tre milioni e mezzo, con il nuovo terminal intitolato a Donato Bramante inaugurato nello stesso anno.
Chi è passato da Civitavecchia (RM)
Traiano, imperatore, vi risiedette per seguire di persona i lavori del porto attorno al 107: la sua presenza è attestata dalla lettera di Plinio il Giovane, che vi fu convocato per il consiglio del principe. È l'unico caso in cui il fondatore di una città italiana ci abbia lasciato l'indirizzo di casa.
Plinio il Giovane, avvocato e letterato, ospite di Traiano nel 107, autore della descrizione della villa imperiale con la formula villa pulcherrima cingitur viridissimis agris. Senza quella lettera non sapremmo nemmeno come si chiamava il posto.
Rutilio Namaziano, poeta e alto funzionario gallo-romano, si fermò a Centumcellae all'inizio del V secolo tornando via mare in Gallia e descrisse nel De reditu suo il porto ancora vitale e le terme di Traiano, notando che pur trovandosi a tre miglia erano comode da raggiungere.
Procopio di Cesarea, storico bizantino al seguito di Belisario, si occupò della città nelle sue pagine sulla guerra gotica, sottolineandone l'importanza strategica al momento della conquista del 537-538.
Papa Gregorio Magno non vi risiedette, ma nei suoi Dialoghi compare Teofanio, conte a capo della guarnigione civitavecchiese alla fine del VI secolo, lodato per la mitezza del governo: una delle poche voci individuali che ci arrivano dalla città bizantina.
Papa Leone IV, il pontefice che nell'854 fondò Leopoli-Cencelle per i profughi della città distrutta, e papa Gregorio III, che nel 740 ne fece restaurare le mura.
Donato Bramante, che progettò la fortezza per Giulio II, e Michelangelo Buonarroti, che per Paolo III ne completò nel 1535 la parte superiore del maschio esagonale, dando alla rocca il nome con cui la si conosce.
Philippe de Villiers de L'Isle-Adam, Gran Maestro dei Cavalieri Ospitalieri, che dopo la perdita di Rodi stabilì qui la sede dell'Ordine dal 1522 al 1530.
Papa Paolo III Farnese, che nel 1535 benedì nel porto le flotte alleate in partenza contro i pirati di Tunisi.
Luigi Vanvitelli, architetto della Reggia di Caserta, che nel 1743 firmò per Benedetto XIV la fontana del porto storico.
Papa Innocenzo XII, che il 6 maggio 1696 venne di persona a sollecitare il completamento dell'acquedotto.
Il generale Louis Desaix, che nel 1798 si imbarcò da qui con seimila uomini per l'Egitto napoleonico, e il generale Merlin, che l'anno dopo assediò invano la città.
Il generale Nicolas Oudinot, sbarcato il 24 marzo 1849 per abbattere la Repubblica Romana, e Nino Bixio, entrato il 16 settembre 1870 alla testa delle truppe italiane.
Francesco Navone, architetto della cattedrale settecentesca, e Plinio Marconi, che ne diresse la ricostruzione riaprendola il 4 ottobre 1950; Giuseppe Errante, pittore trapanese autore fra il 1786 e il 1788 della cupola della Chiesa dell'Orazione e della Morte.
Argo Secondari, fondatore nel 1921 degli Arditi del Popolo, la cui sezione civitavecchiese assunse valenza nazionale come gagliardetto antifascista, e Benito Mussolini, che alla città faceva visite frequenti proprio mentre vi cresceva il movimento partigiano.
Antonio Caldara, compositore veneziano del primo Settecento, autore dell'oratorio Il martirio di Santa Ferma, eseguito in cattedrale per la festa patronale.
Odoardo Toti e Letizia Pani Ermini, gli studiosi che dal 1958 e dal 1998 hanno riscritto la storia altomedievale della città smontando la leggenda di Leandro, che era stata costruita da padre Alberto Guglielmotti e accolta da Carlo Calisse.
Domande veloci su Civitavecchia (RM)
Quanto dista Civitavecchia (RM) da Roma?
Circa 70 chilometri. In auto sull'A12 si percorrono in poco meno di un'ora fuori dalle ore di punta, sulla via Aurelia in un'ora e un quarto. In treno la linea regionale FL5 collega Roma Termini a Civitavecchia con una quarantina di corse al giorno; il collegamento più rapido impiega poco più di quaranta minuti, i regionali normali circa un'ora e dieci.
Come si arriva a Civitavecchia (RM) in treno?
Con la linea regionale FL5 da Roma Termini, che ferma anche a Ostiense, Trastevere, San Pietro, Aurelia, Maccarese-Fregene, Ladispoli-Cerveteri, Santa Severa e Santa Marinella. Il biglietto regionale costa pochi euro. La stazione di Civitavecchia è a pochi minuti a piedi dal porto storico e dal Forte Michelangelo.
Quanto costa entrare al Museo archeologico nazionale di Civitavecchia (RM)?
Tre euro il biglietto intero e due il ridotto. L'ingresso è gratuito la prima domenica del mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. Il museo è in Largo Cavour 1 e il telefono è 0766 23604.
Quali sono gli orari del Museo archeologico nazionale?
Dalle 8:30 alle 19:30, con chiusura il lunedì, il 1 gennaio e il 25 dicembre. Sono però in corso lavori finanziati dal PNRR e il percorso di visita è limitato a un solo piano, con possibili chiusure straordinarie: una telefonata prima di partire evita una porta chiusa.
Quanto costano le Terme Taurine di Civitavecchia (RM)?
Il Comune indica 5 euro per gli adulti sopra i 25 anni, 3 euro per la fascia 18-25 e per gli insegnanti, gratuito per i minori di 18 anni in nucleo familiare, e 8 euro per la visita guidata della prima domenica del mese. La Direzione regionale Musei nazionali Lazio indica 5 euro intero e 2 ridotto con le consuete gratuità. Le visite sono gestite dalla Pro Loco, telefono 351 3440202.
Le Terme Taurine sono aperte?
Le informazioni disponibili divergono: il Comune di Civitavecchia indica un'apertura giornaliera dalle 09:30 alle 13:00, mentre la Direzione regionale Musei nazionali Lazio segnala una chiusura per lavori di consolidamento e restauro finanziati dal PNRR. Prima di salire alla collina conviene chiamare la Pro Loco.
Quanto costa la Ficoncella a Civitavecchia (RM)?
Per i non residenti 6 euro per la fascia mattutina o pomeridiana e 10 euro per la giornata intera o la fascia serale. I residenti pagano 2, 3 e 5 euro rispettivamente. È gratuito sotto i sei anni e per le persone con disabilità nella fascia diurna.
Che temperatura hanno le acque della Ficoncella?
Le vasche, cinque secondo l'indicazione comunale, hanno temperature comprese fra i 30 e i 56 gradi. Le acque sono solfato-calciche e vengono indicate come utili per artropatie, dermatiti, allergie e disturbi respiratori. Chi non è abituato cominci dalla vasca più tiepida.
Si può visitare il Forte Michelangelo?
Il forte è in consegna alla Marina Militare e all'Autorità portuale e non ha un orario di visita ordinario continuativo. Le aperture avvengono in occasione di eventi, giornate FAI e iniziative del Comune o della Pro Loco. Dall'esterno è visibile e fotografabile liberamente dal lungomare e dal piazzale del porto.
Chi ha progettato il Forte Michelangelo?
L'impianto è di Donato Bramante, su commissione di Giulio II. La parte superiore del maschio esagonale fu completata nel 1535 per volontà di Paolo III ed è attribuita a Michelangelo Buonarroti, da cui il nome corrente. Il nome storico locale è Rocca di Civitavecchia.
Che cosa significano le lettere O.C. sullo stemma di Civitavecchia (RM)?
La lettura oggi accreditata è Ordo Centumcellensis, in ricordo delle origini romane della città. La lettura popolare, "Ottimo Consiglio", è legata alla leggenda del marinaio Leandro, nata dalla fantasia di padre Alberto Guglielmotti e smontata dalle ricerche di Odoardo Toti e dagli scavi di Letizia Pani Ermini.
Perché Civitavecchia (RM) si chiama così?
Perché nell'889 parte della popolazione, rifugiata a Cencelle dopo la distruzione saracena dell'828, tornò sul sito costiero e lo chiamò Civitas Vetula, città vecchia, per distinguerlo dall'insediamento nuovo di collina. Il nome romano originario era Centumcellae.
Civitavecchia (RM) è la stessa cosa di Centocelle a Roma?
No. Il quartiere romano di Centocelle deve il nome, secondo la ricostruzione corrente, ai cento cavalieri scelti della guardia imperiale di Costantino I, gli Equites Singulares Augusti, e la sua origine è posteriore di almeno due secoli rispetto alla Centumcellae di Traiano sul mare.
Quanto tempo serve per visitare Civitavecchia (RM)?
Mezza giornata per porto, Marina, Forte visto da fuori e centro storico. Una giornata piena aggiungendo Museo archeologico e Terme Taurine. Due giorni per includere anche Ficoncella, Monumento naturale La Frasca e una puntata a Tolfa o a Tarquinia.
Si può fare il bagno a Civitavecchia (RM)?
Sì, ma la costa cittadina è in gran parte occupata da porto e infrastrutture. Il tratto del Pirgo, a sud del lungomare, è quello frequentato d'estate. Per acqua limpida e fondali interessanti c'è il Monumento naturale La Frasca, a nord, di scogli bassi: servono scarpette di gomma. Per la sabbia bisogna scendere verso Santa Marinella e Santa Severa.
Civitavecchia (RM) è adatta ai bambini?
Molto più di quanto si creda. Il parco acquatico Aquafelix, aperto stagionalmente lungo l'Aurelia, occupa ottantamila metri quadrati. La Frasca funziona come laboratorio di scogliera a costo zero. La Ficoncella nelle vasche più tiepide piace ai piccoli. E il passaggio ravvicinato delle navi da crociera è uno spettacolo che nessun museo eguaglia.
Civitavecchia (RM) è accessibile in carrozzina?
Il fronte mare fra stazione, Forte e Marina è pianeggiante e agevole. Il centro storico attorno a Piazza Leandra è in salita, con selciato irregolare e gradini. Le Terme Taurine sono un sito archeologico collinare con percorsi sterrati. Il Museo archeologico è interessato da lavori che comprendono l'abbattimento delle barriere: conviene informarsi telefonicamente.
Che cosa si mangia a Civitavecchia (RM)?
Pesce azzurro, alici e sarde, pesce da zuppa e soprattutto frittura mista, che è il piatto identitario e a Ferragosto diventa rito collettivo con il Padellone in viale Garibaldi. Dall'entroterra dei Monti della Tolfa arrivano carne maremmana, pecorini, funghi e castagne.
Quando si festeggia la patrona di Civitavecchia (RM)?
Santa Fermina si festeggia il 28 aprile, con celebrazioni distribuite dal 19 al 28. Il momento più caratteristico è la processione pomeridiana che porta la statua con le reliquie in mare, per la benedizione e per l'offerta di una corona ai marittimi caduti sul lavoro.
Che cos'è la Madonnina di Civitavecchia (RM)?
È una piccola statua mariana custodita nel santuario di località Pantano, nella parrocchia di Santa Maria della Consolazione e Sant'Agostino, che secondo le testimonianze avrebbe pianto quattordici volte fra il 2 febbraio e il 15 marzo 1995. Il sito ufficiale del santuario la indica come immagine della Regina della Pace proveniente da Medjugorje. La Chiesa cattolica non si è pronunciata in modo definitivo sulla soprannaturalità del fenomeno.
Quante navi da crociera arrivano a Civitavecchia (RM)?
Nel 2025 le toccate sono state 862, con 3.556.559 passeggeri complessivi, di cui 1.829.701 in transito e 1.726.858 fra imbarchi e sbarchi. È il primo porto crocieristico d'Italia e il primo a superare la soglia dei tre milioni e mezzo di passeggeri.
Conviene scendere dalla nave a Civitavecchia (RM) o andare a Roma?
Se non avete mai visto Roma, andate a Roma: il treno dalla stazione cittadina la raggiunge in poco più di quaranta minuti. Se Roma l'avete già vista, restate e combinate Civitavecchia con Tarquinia: rende molto di più di una corsa affannata con l'ansia di perdere l'imbarco.
Dove si parcheggia a Civitavecchia (RM)?
Le strisce blu del centro sono contese, soprattutto nelle mattine di grande movimento crocieristico. I posti si trovano più facilmente nella zona a monte del Corso Centocelle e lungo Viale Baccelli. Alla Frasca e alla Ficoncella il parcheggio è lungo strada e nei mesi caldi si riempie entro le nove del mattino.
Qual è il periodo migliore per visitare Civitavecchia (RM)?
Aprile e maggio, con la festa patronale e la campagna in fiore, oppure settembre e ottobre, con mare ancora caldo e traffico crocieristico in calo. L'inverno è la stagione dei veri appassionati: Ficoncella nel vapore, maestrale sull'antemurale e una città che torna a essere se stessa.
La mia ultima parola su Civitavecchia (RM)
Ho accompagnato gruppi da questo porto per vent'anni e ho visto migliaia di persone attraversarlo senza vederlo. Se dovessi indicare una sola cosa che questa città meriterebbe, non sarebbe un museo nuovo né un finanziamento in più: sarebbe un'ora di attenzione da parte di chi ci passa. Un'ora davanti alla Fontana del Vanvitelli, dentro la Chiesa dell'Orazione e della Morte, su per l'Archetto fino a Piazza Leandra. Bastano sessanta minuti per capire che Civitavecchia non è la porta di Roma: è una città che Roma ha usato per milleottocento anni e che, ogni volta che è stata rasa al suolo, ha ricominciato dallo stesso pezzo di mare. Non è poco. È quasi tutto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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