Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM)
Museo Civico Archeologico Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
Museo Civico Archeologico Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
Museo Civico Archeologico Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
Museo Civico Archeologico Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
Museo Civico Archeologico Villa di Traiano ad Arcinazzo RomanoIndirizzo: Via Sublacense, strada regionale 411, al chilometro 30, in localita Altipiani di Arcinazzo, 00020 Arcinazzo Romano (RM). Il Museo Civico Archeologico "Villa di Traiano" e il sito archeologico si visitano insieme, con un solo biglietto: intero 3 euro, ridotto 2 euro. Apertura da martedì a domenica dalle 10 alle 16, lunedì chiuso. Telefono 0774 808006, cellulare 348 1231869, posta elettronica villaditraiano@comunearcinazzoromano.it. La gestione e del Comune di Arcinazzo Romano e il museo fa parte del Sistema Museale Territoriale Medaniene, la rete dei musei dell'alta Valle dell'Aniene. Per i gruppi e per le visite guidate conviene telefonare qualche giorno prima, perche il personale e ridotto e le aperture straordinarie si concordano. Orari e tariffe vanno ricontrollati prima di partire: in montagna, a 850 metri di quota e a ottanta chilometri da Roma, un cambio di stagione o una giornata di neve pesano piu che in centro.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se arrivate in automobile la strada e una sola e non si sbaglia: la Sublacense. Da Roma si prende l'autostrada A24 fino all'uscita di Vicovaro Mandela, poi la SS5 Tiburtina Valeria e la SR411 in direzione Subiaco, e da Subiaco si continua a salire verso gli Altipiani. Sono circa un'ora e quaranta di guida senza traffico. Con i mezzi pubblici il nodo e Subiaco: le autolinee regionali collegano il capolinea di Roma Ponte Mammolo, sulla metro B, con Subiaco, e da lì partono le corse che risalgono verso gli Altipiani di Arcinazzo e Trevi nel Lazio. Gli orari cambiano fra periodo scolastico ed estate e si controllano sul sito di Cotral. Il parcheggio davanti all'area archeologica e sterrato, gratuito e quasi sempre libero.

Che cosa e davvero la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
Cinque ettari di residenza imperiale piantati su un altopiano di montagna, a 850 metri, davanti a una conca di prati che d'estate diventa verde acido e d'inverno si copre di brina. Non un villino di campagna: un complesso di rappresentanza costruito su due enormi spianate artificiali, con portici colonnati, un triclinio affacciato su un ninfeo a tre nicchie, pavimenti in marmi africani e una decorazione parietale che ancora oggi, ridotta in frammenti, fa alzare le sopracciglia a chi la vede in vetrina. La proprieta e riferita con sicurezza a Marco Ulpio Traiano, imperatore dal 98 al 117 d.C., grazie a una prova materiale che vale piu di cento pagine di erudizione: le tubature dell'acqua con il suo nome sopra.
La villa occupa il versante che degrada dal Monte Altuino, 1271 metri, verso il pianoro. Il territorio e quello del comune di Arcinazzo Romano, 831 metri di quota, circa millecinquecento abitanti, un borgo medievale che fino all'Ottocento si chiamava Ponza. Gli Altipiani, tre chilometri per uno e mezzo, sono divisi fra quattro comuni e due province: Arcinazzo Romano e Trevi nel Lazio, Fiuggi e Piglio. Dietro, la barriera dei Monti Simbruini; davanti, il Monte Scalambra con i suoi 1420 metri.
Perche un imperatore costruisce qui
La risposta banale e il fresco. La risposta vera e la caccia. Il pianoro era ed e un imbuto naturale per la selvaggina, i boschi di faggio e leccio sopra gli 800 metri offrono copertura, e la posizione permetteva a Traiano di essere a un giorno di cavallo da Roma senza rinunciare a un apparato di rappresentanza degno di un principe. C'e anche un argomento amministrativo: nel 98 d.C. risultano due interventi di manutenzione sull'acquedotto Anio Novus, che pesca proprio nell'alta valle dell'Aniene, e fra il 103 e il 104 d.C. si registra il restauro della via Sublacense, cioe della strada che porta qui. Un imperatore che fa aggiustare l'acquedotto e la strada di casa propria non sta compiendo un atto di generosita astratta.
Una villa di montagna, non una villa marittima
Vale la pena fissare la differenza, perche cambia la lettura di tutto il complesso. Le ville imperiali che tutti conoscono, a partire da Villa Adriana a Tivoli, giocano con l'acqua come materia scenografica in un contesto collinare mite. Qui l'acqua c'e in abbondanza ma il progetto deve fare i conti con il pendio, con il gelo e con una terra che scarica a valle. Da qui i muraglioni di sostruzione con contrafforti massicci, le due plateae sovrapposte, il sistema di cisterne a quota superiore. E un'architettura che combatte con la montagna e vince, almeno finche c'e un impero che paga la manutenzione.
Una curiosità su Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM)
Le fonti letterarie antiche non nominano mai questa villa. Nessuna. Eppure sappiamo di chi era e sappiamo perfino in che anni fu cantierizzata, con un margine di errore di pochi mesi. Il merito e di alcune fistulae aquariae, le tubature in piombo dell'impianto idrico, rinvenute nei pressi del complesso alla fine dell'Ottocento. Su quelle tubature, come si usava, era impresso il nome del proprietario dell'acqua. Ne sono note due serie, e le due serie parlano.
La prima porta: Imp(eratoris) Nervae Traiani Caesar(is) Aug(usti) Germanic(i) sub cura Hebri lib(erti) proc(uratoris). Contiene l'epiteto Germanicus, che Traiano assume dopo la vittoria sui Germani, e non contiene i titoli successivi: si data quindi fra il 97 e il 99 d.C. La seconda porta: Imp(eratoris) Caesaris Nervae Traiani Optimi Aug(usti) Germanic(i) Dacici. Qui compare Dacicus, conquistato con la fine delle guerre daciche nel 106 d.C., ma manca Parthicus, che l'imperatore ricevera solo nel 116 d.C. dopo la campagna contro i Parti: siamo dunque fra il 114 e il 115 d.C.
Il risultato e una forbice che nessun archivio ci avrebbe regalato: il cantiere apre alla fine degli anni Novanta del I secolo e si chiude prima del 116 d.C., con almeno due fasi distinte. E la titolatura non e l'unico dato utile. La prima serie nomina il curatore dei lavori, un certo Hebrus, liberto e procuratore dell'imperatore. Lo stesso nome ricorre su iscrizioni provenienti dalla villa imperiale di Centumcellae, l'odierna Civitavecchia (CIL XV 7770 e 7771). Traiano affidava i suoi cantieri privati sempre allo stesso uomo di fiducia, un ex schiavo diventato manager delle residenze imperiali.
Ecco il punto che trovo davvero notevole e che raramente viene detto: di questa villa conosciamo il nome del direttore dei lavori e non conosciamo il nome dell'architetto. E un rovesciamento perfetto delle nostre abitudini mentali. La storia dell'arte antica ci ha insegnato a cercare la firma del genio; l'epigrafia romana ci restituisce invece l'organigramma. Personalmente lo trovo piu istruttivo di qualunque attribuzione: davanti a questi muri si capisce che un'opera del genere e frutto di una macchina amministrativa, non di un'ispirazione.
La visita al sito archeologico della Villa di Traiano, terrazza per terrazza
Il percorso di visita e breve in metri e denso in contenuto. Si cammina su terreno naturale, con qualche saliscendi e passerelle in legno nei punti scavati. Un'ora e mezza basta per il sito, se ci si ferma a leggere i pannelli; con l'antiquarium si arriva comodamente a due ore e mezza.
La platea inferiore, l'area di rappresentanza
E la parte scavata e visibile. Un rettangolo fortemente allungato, cento metri per quaranta, orientato est ovest, ottenuto sbancando e sostenendo il pendio con una sostruzione continua rinforzata da contrafforti di dimensioni notevoli. Il paramento e in opus mixtum: reticolato di tufelli alternato a fasce di mattoni, con inserti di opera listata. E una tecnica che in eta traianea si trova ovunque, e serve anche da conferma cronologica indipendente rispetto alle tubature.
Chi arriva oggi vede prima di tutto il muro di contenimento e poi lo spazio vuoto. Quel vuoto e il progetto: al centro della platea non c'era un edificio, c'era un giardino. Tutto il resto e cornice.
Il giardino centrale e le vasche semicircolari
Il giardino era arricchito da piante ornamentali, fontane e architetture decorative. Alle due estremita erano collocate grandi vasche fontana semicircolari rivestite di marmo bianco, con gradini agli angoli e basi murarie laterali che sostenevano ulteriori bacini. L'acqua, in una villa costruita accanto alle sorgenti dell'alta valle dell'Aniene, non era un lusso da centellinare: era l'elemento con cui si dava ritmo allo spazio, con il rumore prima ancora che con la vista.
Provate a stare in piedi al centro dell'area e a guardare verso sud. Il portico si apriva completamente sul giardino e, dal lato della strada, grandi finestroni incorniciavano il paesaggio. La villa era pensata per essere guardata da dentro e per guardare fuori nello stesso movimento.
I portici voltati e le colonne di cipollino
Il giardino era circondato su tre lati, est, ovest e sud, da portici coperti a volta. Sui lati sud ed est correvano pilastri massicci con semicolonne in laterizio rivestite di stucco. Il lato ovest era il piu ricco: nove colonne scanalate in marmo cipollino su basi ioniche di marmo bianco, con gli intercolumni allargati al centro per creare un asse visivo. Le volte erano affrescate senza soluzione di continuita su fondo scuro, con costolature rosse e un oculo dipinto al centro; il pavimento era in lastre di marmo bianco.
Nel portico meridionale gli scavi hanno restituito una porzione consistente di un clipeo con una Vittoria alata che regge una spada e un disco d'oro. Un clipeo con la Vittoria e un manifesto politico: il proprietario di questa casa e l'uomo che ha vinto in Germania e in Dacia, e lo ricorda anche a chi passa sotto un portico di montagna.

Il triclinio, il pezzo forte del sito
Tredici metri per nove, sul corpo occidentale, la parte piu rappresentativa dell'intero complesso. Vi si accedeva da quattro porte alternate a finestroni, e l'ingresso verso il giardino era inquadrato da una coppia di colonne. Il pavimento era in opus sectile: lastre rettangolari di marmi policromi di importazione africana, bordate da listelli in giallo antico. Chi ha visto le sale di rappresentanza delle grandi ville imperiali riconosce lo schema; qui colpisce la scala, perche siamo in un luogo che d'inverno gela.
La sala fu individuata negli scavi del 1980 e 1982, dopo che per decenni quel settore era stato interpretato come ninfeo. La riclassificazione ha cambiato la lettura di tutto il corpo occidentale: non un angolo d'acqua, ma la sala da pranzo cerimoniale della villa, con il ninfeo come suo fondale.
Il ninfeo a tre nicchie
Il fondale, appunto. Sul fondo del triclinio si aprivano tre nicchie da cui usciva l'acqua che ricadeva nel lacus sottostante. Le nicchie erano incorniciate da mensole in marmo scolpite con delfini e tritoni, che sostenevano colonnine e sopra di esse un'architrave decorata. Piu in alto correva una fascia di mosaico in pasta vitrea che intercettava i raggi del sole e li rimandava sulle pareti circostanti, rivestite di marmo e di stucco dorato.
Bisogna immaginarlo in funzione, non in pianta. Un pranzo di fine estate, la luce che entra bassa da ovest, il mosaico vitreo che riflette, l'acqua che scorre, l'oro degli stucchi che restituisce. Era una macchina scenica, e funzionava con due materiali gratuiti: acqua e luce.
Gli ambienti laterali e le stanze degli ospiti
Ai lati del triclinio si ripete una successione di ambienti simmetrici per funzione e dimensione. Il piu ampio e un atrio rettangolare di diciotto metri per sette e venti, inquadrato da una doppia coppia di colonne. In fondo si aprono vani interpretati come alloggi per ospiti di riguardo, con due ingressi distinti agli angoli e un grande finestrone affacciato sull'atrio vestibolo. La copertura era a volta a botte, i pavimenti in opus sectile, e la decorazione delle pareti e delle volte doveva essere di qualita altissima: ne restano moltissimi frammenti, ed e su quelli che si e giocata la partita del restauro.
La platea superiore, la parte privata mai scavata
Sopra la platea di rappresentanza c'e la seconda spianata, e non e mai stata scavata. Quello che sappiamo viene dalle prospezioni elettromagnetiche condotte dall'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR, che hanno restituito la pianta delle strutture sepolte. Ne emergono il palatium privato dell'imperatore, con ogni probabilita un impianto termale, e una struttura ellittica identificata con un vivarium, cioe una grande vasca per l'allevamento del pesce.
Un vivarium a 850 metri di quota, per un imperatore che secondo Plinio amava la pesca. Questo e uno dei punti in cui archeologia e letteratura si sfiorano senza toccarsi, e in cui va tenuta la mano ferma: la struttura ellittica c'e, l'identificazione e un'ipotesi ragionevole, il collegamento con il passo letterario resta una suggestione degli studiosi. Detto questo, guardare quel prato sapendo che sotto c'e una reggia intatta e forse l'emozione piu forte della visita.
Le cisterne e l'impianto idrico
La villa era alimentata da due cisterne di grande capienza collocate a quota superiore. La prima, sulla collina a nord est, e formata da due lunghi ambienti rettangolari coperti a volta a botte e collegati fra loro da passaggi aperti nel muro mediano. La seconda, a ovest, oggi inglobata in casaletti rustici, era piu vicina alla platea superiore e alimentava le fontane del triclinio. L'acqua in uscita defluiva verso l'esterno attraverso uno speco che sboccava sotto un contrafforte del terrazzamento.
Un dettaglio che dice molto sulla fretta o sulla sfortuna del cantiere: sul lato nord del giardino, le sostruzioni della platea superiore erano decorate con nicchie rivestite di marmo da cui usciva acqua. Poco dopo la costruzione quelle nicchie fontana furono murate, con ogni probabilita per problemi statici. Anche gli imperatori sbagliano i calcoli sulla spinta del terreno.
Una cosa che non ti dice nessuno su Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM)
La villa non e stata distrutta da un terremoto ne da un'invasione. E stata smontata pezzo per pezzo, per secoli, e i suoi marmi sono ancora in giro nella zona, dentro edifici che potete andare a vedere in mezz'ora di automobile. Questa e la cosa che quasi nessuno racconta, e che a mio parere rende la visita molto piu interessante.
La spoliazione comincia gia in eta tardoantica e altomedievale, prosegue nel Seicento e diventa industriale nel Settecento. Nel 1777 si aprono scavi intensi diretti da G. Corradi sotto la supervisione di Giovanni Battista Visconti, Prefetto delle Antichita dello Stato Pontificio: obiettivo dichiarato, recuperare marmi per la costruzione della chiesa di Sant'Andrea a Subiaco. Il carteggio conservato documenta una quantita enorme di marmi pregiati portati via. Il cantiere di prelievo si chiude nel 1778. Fra il 1829 e il 1833 si riapre, questa volta per rifornire di materiale la chiesa di Santa Maria Assunta ad Arcinazzo Romano.
Andate a vedere la parrocchiale di Santa Maria Assunta nel borgo. Il portale esterno ha due colonnette con capitelli in marmo che vengono dalla villa imperiale. Dentro, due capitelli compositi sono stati riutilizzati come acquasantiere. Vi trovate a bagnare le dita in un capitello che ha visto Traiano. Non c'e pannello didattico che regga il confronto con questa esperienza.
C'e un ultimo dettaglio che chiude il cerchio, e riguarda il piombo. La spoliazione non ha preso solo i marmi preziosi: ha preso anche i materiali umili, e le tubature furono strappate per essere fuse. Quelle poche fistulae sopravvissute, ritrovate alla fine dell'Ottocento, sono le uniche scampate a una razzia sistematica. Se i saccheggiatori fossero stati un po' piu accurati, oggi non sapremmo a chi appartenesse questa villa. La storia dell'archeologia e fatta anche di sviste dei ladri.
L'Antiquarium del Museo Civico Archeologico Villa di Traiano
L'antiquarium e collocato all'interno dell'area archeologica e conserva la selezione dei reperti piu significativi restituiti dalle campagne di scavo. Non e un museo grande e non pretende di esserlo: e un apparato di lettura del sito, e in questo ruolo funziona bene. Il percorso e ordinato per materiali e per funzione, con materiale informativo che accompagna il visitatore.
Gli stucchi dorati
Sono il capitolo piu spettacolare della raccolta. I frammenti provenienti dalla decorazione delle volte sono stati riassemblati in una decina di pannelli, ricomposti a partire da migliaia di schegge: fasce ornate con motivi geometrici, floreali e figurati, con tracce di laminatura in oro ancora leggibili. Il lavoro di ricomposizione e stato illustrato pubblicamente dagli studiosi che vi hanno lavorato, e chi ha una minima idea di cosa significhi rimontare uno stucco frammentato capisce di trovarsi davanti a un esercizio di pazienza quasi maniacale.
Il mio consiglio davanti a questa vetrina: non guardate il pannello nel suo insieme, guardate le linee di frattura. Si vede dove il restauratore ha avuto una certezza e dove ha lasciato una lacuna aperta. E una lezione di metodo.
Gli affreschi
Le pitture recuperate documentano una decorazione parietale di livello urbano, con fondi scuri, campiture rosse e inserti figurati. Fra i temi affiorati nei restauri compaiono scene di cerimonie solenni e paesaggi di gusto nilotico, cioe quelle vedute con canneti, fauna del Nilo e figurette che il repertorio romano amava da secoli. Trovare il Nilo dipinto in una sala di montagna a 850 metri e uno di quei cortocircuiti che spiegano meglio di mille parole cosa fosse il gusto della corte imperiale.
I marmi e i pavimenti
La collezione documenta la magnificenza delle sale con elementi architettonici e di rivestimento: lastre di opus sectile in marmi policromi, listelli in giallo antico, frammenti di cornici, mensole. E ricostruita anche una parete rivestita con lastre di marmo, che permette di capire come si presentasse un ambiente finito. Se avete visto solo pavimenti antichi in fotografia, qui li vedete a pochi centimetri, e la differenza fra un africano e un giallo antico smette di essere una parola su un cartellino.
Il cantiere e la vita quotidiana
Una parte della raccolta e dedicata a un tema che i musei archeologici trattano di rado: l'organizzazione del lavoro durante la costruzione della villa. Sono i materiali che raccontano chi ha fatto materialmente il cantiere. Accanto, oggetti della vita quotidiana all'interno del complesso residenziale, quelli che restituiscono la villa come luogo abitato e non come planimetria.
La ricostruzione tridimensionale
Il museo propone una ricostruzione video in tre dimensioni dell'aspetto originario della villa e del suo impianto architettonico. Guardatela prima di uscire sul sito, non dopo: cambia completamente la percezione dei muri bassi che poi calpesterete. E il consiglio pratico piu utile che posso dare sull'ordine della visita.

La seconda sede espositiva in paese
Il museo dispone anche di uno spazio espositivo nel centro abitato, in via San Nicola, dove sono presentati affreschi e stucchi restaurati. Non e sempre aperto con gli stessi orari dell'area archeologica: se vi interessa, va chiesto al momento della prenotazione telefonica. Vale la deviazione, perche il borgo di Arcinazzo Romano si visita in tre quarti d'ora e completa il quadro con la questione dei reimpieghi.
Il consiglio che ti do per visitare Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM)
Telefonate. Sembra un consiglio da nulla ed e invece la differenza fra una visita riuscita e un viaggio a vuoto. Il museo e gestito da un comune di millecinquecento abitanti con personale ridotto: gli orari indicati sono quelli ordinari, ma le aperture reali seguono la stagione, il meteo e la disponibilita degli operatori. Una chiamata al 0774 808006 o al 348 1231869 il giorno prima risolve tutto, e spesso permette anche di concordare l'apertura della seconda sede in paese.
Secondo consiglio, sull'ora. Andate nel primo pomeriggio, fra le 14 e le 16. Il sito e orientato est ovest e le strutture della platea inferiore, i contrafforti, il muro del portico occidentale, prendono la luce radente quando il sole scende verso lo Scalambra. Alle dieci del mattino, con il sole alto e frontale, quegli stessi muri appiattiscono. E una differenza che qualunque persona abituata a leggere murature nota subito.
Terzo: le scarpe. Il terreno e naturale, con erba, ghiaia e qualche tratto in leggera pendenza. Le passerelle in legno diventano scivolose dopo la pioggia. Portate scarpe chiuse con suola scolpita, anche in agosto. Ed evitate le ore centrali di luglio senza cappello: sull'altopiano non c'e ombra, i portici antichi non coprono piu nessuno da mille e cinquecento anni.
Quarto, e qui esprimo un'opinione netta maturata portando gruppi: non venite qui pensando a una gita di mezza giornata. La Villa di Traiano da il meglio dentro un itinerario di una giornata piena sull'alta valle dell'Aniene, insieme a Subiaco e ai suoi monasteri o insieme a un pranzo sugli Altipiani. Da sola, dopo due ore di macchina, rischia di lasciare la sensazione di aver guidato molto per vedere poco. Costruita dentro una giornata di alta valle, e uno dei siti piu memorabili del Lazio.
Quinto e ultimo: portate acqua. Il bar piu vicino e sugli Altipiani, a qualche chilometro, e in bassa stagione puo essere chiuso.
Duemila anni fra abbandono, scavi e restauri
Dall'abbandono alla riscoperta
Dopo la fine dell'impero il complesso perde funzione e comincia a essere smontato. La spoliazione, come si e detto, e lunga, graduale e generalizzata: prende i marmi pregiati e prende il piombo, e non risparmia nulla di riutilizzabile. Nel Settecento e nell'Ottocento diventa un'attivita organizzata dalle autorita ecclesiastiche e comunali, con obiettivi edilizi precisi. E la ragione per cui oggi, in superficie, si vedono soprattutto strutture murarie e non rivestimenti.
Le prime campagne scientifiche
Il primo scavo vero e proprio si svolge in tre annate: 1955, 1958 e 1960. Vengono in luce un settore lungo la via Sublacense, i muri di contenimento delle terrazze, un piccolo tratto del peristilio e l'area che allora fu letta come ninfeo. Emergono anche una cisterna e la struttura ellittica della terrazza superiore. I risultati vengono pubblicati da Elisa Lissi nelle Notizie degli Scavi d'Antichita del 1960. Negli anni Settanta gli interventi restano limitati.
Il cantiere moderno
Fra il 1980 e il 1982 si scopre l'area del triclinio, che ribalta l'interpretazione del corpo occidentale. Dal 1999 la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, oggi Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell'Etruria meridionale, apre un cantiere permanente con obiettivi di ricerca e di restauro. I nomi che ricorrono nelle pubblicazioni sono quelli di Zaccaria Mari e Maria Grazia Fiore Cavaliere, autori delle guide e dei contributi scientifici sul sito. In parallelo le prospezioni elettromagnetiche del CNR ricostruiscono la pianta della platea superiore senza toccare una zolla.
Il restauro e la riapertura
La stagione di restauri condotta dalla Soprintendenza con fondi Arcus, poi Ales, ha riportato in condizione di leggibilita mosaici, affreschi, stucchi dorati e pavimenti in marmi colorati africani e greco orientali, comprese le decorazioni di una sala con rappresentazioni di cerimonie solenni e paesaggi nilotici. Il complesso restaurato e stato riconsegnato al pubblico domenica 17 luglio 2016 alle dieci del mattino. E la data che segna il passaggio della villa da area di scavo a luogo visitabile in modo ordinario.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che questa e la villa di Traiano. Quasi nessuno sa che il testo antico chiamato in causa per raccontarla non parla mai di una villa, ne di Arcinazzo, ne di un altopiano. E il Panegirico a Traiano, l'orazione di ringraziamento pronunciata da Plinio il Giovane nel 100 d.C. davanti al Senato, e quello che vi si legge e un ritratto delle abitudini private dell'imperatore.
Il passo che gli studiosi hanno collegato a questi luoghi descrive un uomo che, per riposarsi, batte pendii boscosi, stana le fiere dalle tane, supera creste di monti e sale su sommita coperte di ghiaccio senza che nessuno gli apra la via, e nel farlo attraversa boschi sacri e venera le divinita. Poi Plinio aggiunge che la fatica maggiore e piu gradita consiste nello stanare la selvaggina, e passa a raccontare l'imperatore che in mare non guarda le navi ma prende il timone e gareggia con i compagni piu esperti a frangere i flutti, a domare i venti e a vincere i marosi con i remi.
Il collegamento con gli Altipiani si regge su un'analogia paesaggistica: pendii boscosi, creste, ghiaccio, selvaggina. E un'analogia elegante e coerente, e va detta per quello che e, cioe una lettura moderna e non una testimonianza. Il valore del passo, dal mio punto di vista, e un altro e piu grande: ci dice che l'immagine pubblica di Traiano comprendeva la caccia in montagna come virtu del principe. Una villa di caccia a ottanta chilometri da Roma non era un capriccio privato, era un pezzo di comunicazione politica. Il fatto risaputo, insomma, andrebbe girato al contrario: non e la villa a confermare Plinio, e Plinio a spiegare perche la villa fu costruita proprio qui.

La foto giusta da fare a Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM)
La fotografia che quasi tutti scattano e quella frontale ai muri del triclinio. E la fotografia sbagliata: senza alzati, la muratura antica in pieno sole restituisce un rettangolo grigio e nessuna scala.
La fotografia giusta e un'altra e va cercata da est, mettendosi sul lato corto della platea inferiore con il sole alle spalle nel pomeriggio, e inquadrando in profondita l'asse lungo dei cento metri. In quel modo entrano nello stesso fotogramma tre piani: le strutture della villa in primo piano, il prato della platea superiore in secondo, e la sagoma del Monte Altuino sul fondo. Serve a capire l'idea del progetto: architettura, spianata artificiale, montagna. Con un obiettivo intorno ai 35 millimetri di equivalente si tiene tutto senza deformare.
La seconda fotografia da portare a casa e verticale e sta all'interno dell'antiquarium, davanti ai pannelli di stucco. Niente flash, che spegne la laminatura d'oro; appoggiate il gomito, salite di sensibilita e cercate una luce di taglio. Se le vetrine riflettono, avvicinate l'obiettivo fino quasi a toccare il vetro con il paraluce: sparisce il novanta per cento dei riflessi.
La terza, per chi ha tempo, si fa fuori dal sito. Salite sugli Altipiani, fermatevi ai margini del pianoro nella prima ora dopo l'alba, quando l'umidita notturna rende visibile la nebbia bassa sui prati, e fotografate la conca vuota. Non c'e un solo resto antico dentro l'inquadratura ed e la fotografia che spiega meglio di tutte perche un imperatore abbia scelto proprio questo posto. Il consiglio piu impopolare che posso dare: la migliore immagine della Villa di Traiano non contiene la villa.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo evento, il piu importante, e il cantiere stesso. Fra il 97 e il 99 d.C. arriva su questo altopiano una macchina organizzativa imperiale: si sbanca il pendio, si costruiscono le sostruzioni con i contrafforti, si posano le tubature con il nome dell'imperatore. Poi, fra il 114 e il 115 d.C., si torna: seconda serie di fistulae, secondo intervento. In mezzo, due guerre daciche e la costruzione del foro che porta il nome dell'imperatore a Roma. Chi visita i Mercati di Traiano in citta e chi visita questa villa guarda le due facce dello stesso decennio.
Il secondo evento e il murare delle nicchie fontana sul lato nord del giardino, poco dopo la costruzione, quasi certamente per dissesti strutturali. E un piccolo fatto tecnico ed e uno dei rarissimi casi in cui si vede un errore di progetto corretto in corsa dentro un cantiere imperiale.
Il terzo evento e il 1777. Con l'autorizzazione della Prefettura delle Antichita dello Stato Pontificio si apre uno scavo di prelievo diretto da G. Corradi sotto la supervisione di Giovanni Battista Visconti, e per un anno la villa diventa una cava di marmo per la chiesa di Sant'Andrea a Subiaco. Il cantiere si ferma nel 1778. Nel linguaggio dell'epoca era tutela; nel nostro e devastazione autorizzata, ed e onesto ricordare che i due giudizi appartengono a due mondi diversi.
Il quarto evento e il ciclo 1829 1833, con il prelievo destinato a Santa Maria Assunta ad Arcinazzo Romano. Il quinto e il ritrovamento delle fistulae alla fine dell'Ottocento, cioe il momento in cui la villa recupera il proprio nome.
Il sesto sono gli scavi del 1955, 1958 e 1960, con la prima pianta scientifica del complesso, e la campagna 1980 1982 che identifica il triclinio. Il settimo e l'apertura del cantiere permanente della Soprintendenza nel 1999, con le prospezioni del CNR sulla platea superiore.
L'ottavo e la riapertura del 17 luglio 2016, dopo la campagna di restauro finanziata con fondi Arcus e Ales. Il nono, meno noto ma significativo per la storia degli studi, e il 29 maggio 2018: ai Mercati di Traiano a Roma, dentro il programma della mostra dedicata a Traiano e alla costruzione dell'impero, un pomeriggio di interventi fu dedicato interamente a questa villa, con relazioni sul progetto antico, sugli scavi e sui restauri, sul fiume Aniene e la sua valle, sul museo archeologico di Arcinazzo Romano, sulla ricomposizione degli stucchi e sugli affreschi. Fu il momento in cui la villa di montagna entro ufficialmente nel racconto romano di Traiano.
Chi è passato da Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM)
Marco Ulpio Traiano, prima di tutto. Nato a Italica in Betica, adottato da Nerva, imperatore dal 98 al 117 d.C., primo principe di origine provinciale, vincitore dei Daci, uomo a cui il Senato conferi il titolo di Optimus. Che sia venuto qui di persona non e documentato da una fonte che lo dica per esteso, ma le tubature con la sua titolatura, i restauri della via Sublacense fra il 103 e il 104 e le manutenzioni dell'Anio Novus nel 98 compongono un quadro che rende la sua presenza sull'altopiano la spiegazione piu economica di tutte.
Hebrus, liberto e procuratore imperiale, e il secondo nome, e per una volta abbiamo un personaggio non aristocratico documentato per nome sul proprio posto di lavoro. Curatore dei lavori qui e presente anche nelle iscrizioni della villa di Centumcellae, era l'uomo che teneva insieme forniture, maestranze e tempi in due cantieri imperiali distanti fra loro un centinaio di chilometri. Dietro di lui, una folla senza nome: i muratori dell'opus mixtum, gli stuccatori che stesero la laminatura d'oro, i marmorari che tagliarono l'opus sectile, i pittori che dipinsero i paesaggi nilotici.
Nel Settecento arrivano gli antiquari. Giovanni Battista Visconti, Prefetto delle Antichita dello Stato Pontificio e padre di Ennio Quirino, supervisiona il prelievo del 1777 diretto sul posto da G. Corradi. Sono gli anni in cui il Lazio interno viene setacciato per rifornire cantieri e collezioni, e questa villa paga un prezzo altissimo.
Nel Novecento passano gli archeologi. Elisa Lissi firma la pubblicazione delle campagne del 1955, 1958 e 1960 sulle Notizie degli Scavi d'Antichita. Dalla fine degli anni Novanta i nomi ricorrenti sono quelli di Zaccaria Mari e Maria Grazia Fiore Cavaliere, che hanno diretto il cantiere della Soprintendenza e firmato le guide del sito. Accanto a loro, i restauratori che hanno rimontato gli stucchi e gli affreschi, e i tecnici del CNR che hanno letto la platea superiore senza scavarla.
C'e infine una categoria di passanti che nessuno cita e che merita almeno una riga: i pastori. Per secoli, dal medioevo fino agli anni Cinquanta del Novecento, gli Altipiani sono stati soprattutto un pascolo d'altura, e le rovine della villa sono state riparo, muro a secco, punto di riferimento. Le cisterne antiche, del resto, furono inglobate in casaletti rustici, e questo dice tutto sulla continuita d'uso. Prima che diventasse un sito archeologico, questa villa e stata per mille e cinquecento anni un pezzo di paesaggio agropastorale.

Cosa vedere intorno alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
Il borgo di Arcinazzo Romano
Cinque chilometri e mezzo dal sito archeologico, 831 metri di quota. Impianto medievale della prima meta dell'XI secolo, cresciuto fra XII e XIII secolo, con poche tracce di mura e alcune torri meglio conservate. Da vedere la parrocchiale di Santa Maria Assunta con il campanile ricavato da una torre medievale e i marmi della villa imperiale reimpiegati nel portale e all'interno, la Porta Nuova con il suo arco a tutto sesto in conci squadrati, e le chiese minori di San Giorgio, Sant'Antonio Abate, della Croce e la cappella di Santa Lucia. Il primo novembre si tiene la sagra del marrone, istituita nel 1974.
Subiaco e i monasteri
Venti minuti di strada in discesa. Subiaco e il centro maggiore dell'alta valle e il riferimento storico del monachesimo benedettino, con il Monastero di Santa Scolastica a poca distanza dall'abitato. Ed e a Subiaco che finirono i marmi prelevati dalla villa imperiale nel 1777, destinati alla chiesa di Sant'Andrea: la combinazione delle due visite diventa cosi molto piu interessante di una semplice somma di tappe.
Gli Altipiani e i Monti Simbruini
Il pianoro e a pochi minuti e offre prati, sentieri e trattorie. Dietro si apre il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, il piu esteso del Lazio, con faggete e sorgenti. Da qui si raggiungono facilmente Cervara di Roma, che con il suo Museo della Montagna fa parte dello stesso sistema museale, e Vallepietra, all'estremita orientale della valle.
Verso la valle e verso la Ciociaria
Scendendo verso nord si incontrano Anticoli Corrado, il paese dei pittori e delle modelle, con il suo Museo d'Arte Moderna e Contemporanea, e Arsoli, dove ha sede il Museo delle Tradizioni Musicali: entrambi appartengono alla stessa rete Medaniene, e con un solo giro di valle si mettono insieme tre musei molto diversi fra loro. Verso sud, oltre gli Altipiani, si passa in provincia di Frosinone: Trevi nel Lazio, Fiuggi e Piglio si dividono con Arcinazzo Romano il pianoro. Chi vuole restare sul tema delle residenze imperiali torna verso Tivoli e Villa Adriana, oppure risale verso Olevano Romano.
La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano con i bambini
Funziona, a due condizioni. La prima e che l'area archeologica sia trattata come uno spazio all'aperto e non come un museo: si cammina su prato, non ci sono divieti asfissianti e i bambini possono muoversi. La seconda e che si cominci dalla ricostruzione tridimensionale nell'antiquarium, perche i muri bassi da soli non dicono niente a un bambino di otto anni mentre il modello tridimensionale ribalta la situazione in tre minuti.
Il gioco che consiglio ai gruppi con bambini e la caccia ai marmi: nell'antiquarium ci sono lastre di colori diversi, dal rosso africano al giallo antico, e trovare due frammenti dello stesso marmo tiene occupata una classe intera. Il secondo gioco e in paese, alla parrocchiale: cercare i capitelli antichi diventati acquasantiere. Trovare un pezzo di villa imperiale dentro una chiesa e la lezione di archeologia piu efficace che conosca, e non richiede pannelli.
Passeggino: sconsigliato. Zaino porta bambini o carrozzina da fuoristrada, molto meglio.
Accessibilita e servizi al Museo Civico Archeologico Villa di Traiano
L'antiquarium e su un piano solo e non presenta difficolta particolari. Il percorso esterno, invece, si svolge su terreno naturale, con erba, ghiaia e passerelle in legno, e alcuni tratti hanno pendenze. Chi si muove in sedia a rotelle o accompagna una persona con difficolta motorie faccia una telefonata preventiva al museo per farsi indicare il tratto praticabile e l'accesso migliore dal parcheggio. Sui servizi igienici, sul deposito bagagli e sull'eventuale disponibilita di visite guidate conviene chiedere alla stessa telefonata: sono dotazioni che in un museo comunale di montagna variano nel tempo.
Quando andare alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
La stagione migliore, senza discussione, e fra fine maggio e fine giugno, e poi di nuovo fra la seconda meta di settembre e la fine di ottobre. In primavera l'altopiano e in fiore, le giornate sono lunghe e la luce del pomeriggio e perfetta; in autunno i faggi dei Simbruini virano e il paesaggio ripaga il viaggio anche a prescindere dall'archeologia. Luglio e agosto sono comodi perche quassu si respira e in citta no, ma le ore centrali sono senza ombra.
Il periodo che sconsiglio e l'inverno pieno, non per il freddo ma per la logistica: la neve sull'altopiano e frequente, gli orari possono cambiare e il rischio di trovare chiuso cresce. Se ci andate in gennaio o febbraio, la telefonata preventiva non e un consiglio, e un obbligo.
Una nota sui giorni della settimana: essendo aperto da martedì a domenica, il lunedì e da escludere. La domenica di alta stagione sugli Altipiani c'e traffico locale e i ristoranti si riempiono; se volete pranzare fuori, prenotate o spostatevi di orario. Il sabato mattina, per esperienza, e la finestra piu tranquilla in assoluto.
Quanto costa e come si risparmia
Tre euro l'intero e due euro il ridotto sono cifre che non richiedono strategie di risparmio: e uno dei rapporti fra prezzo e contenuto piu favorevoli del Lazio. Le categorie che danno diritto alla riduzione, le eventuali gratuita per bambini e residenti e le condizioni per i gruppi scolastici si chiedono direttamente al museo, perche le delibere comunali cambiano. Se il museo autorizza l'acquisto anticipato, l'indicazione si trova sul suo sito ufficiale; per un luogo con questi numeri di visitatori, comunque, presentarsi in biglietteria e la via normale.
Il vero costo della visita e il viaggio. Ottanta chilometri da Roma, pedaggio autostradale e carburante pesano molto piu del biglietto: e un'altra ragione per costruire una giornata intera e non una toccata e fuga. Chi viaggia in piu persone divide, chi viaggia da solo valuti l'opzione autobus fino a Subiaco.

Domande veloci su Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM)
Quanto costa il biglietto per la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Tre euro l'intero e due euro il ridotto, per il sito archeologico e l'antiquarium. Le tariffe vanno confermate al museo prima della visita.
Quali sono gli orari della Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Apertura da martedì a domenica dalle 10 alle 16, con il lunedì di chiusura. Trattandosi di un museo comunale in area montana, gli orari effettivi possono variare con la stagione: una telefonata preventiva evita sorprese.
La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano e aperta e visitabile oggi?
Sì. Il Museo Civico Archeologico "Villa di Traiano" e il sito archeologico sono aperti al pubblico, gestiti dal Comune di Arcinazzo Romano all'interno del Sistema Museale Territoriale Medaniene.
Dove si trova esattamente la Villa di Traiano?
Su Via Sublacense, la strada regionale 411, in localita Altipiani di Arcinazzo, nel territorio comunale di Arcinazzo Romano, alle falde del Monte Altuino. Il riferimento chilometrico indicato dal sistema museale e il chilometro 30.
Quanto dura la visita alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Un'ora e mezza per il solo sito archeologico, due ore e mezza contando l'antiquarium e la ricostruzione tridimensionale. Con una guida, tre ore passano senza accorgersene.
Come si arriva alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano da Roma?
In automobile: A24 fino a Vicovaro Mandela, poi SS5 Tiburtina Valeria e SR411 Sublacense verso Subiaco e gli Altipiani, circa un'ora e quaranta. Con i mezzi pubblici: autolinea regionale da Roma Ponte Mammolo fino a Subiaco, poi coincidenza verso gli Altipiani di Arcinazzo.
C'e parcheggio alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Sì, uno spiazzo sterrato gratuito davanti all'ingresso dell'area archeologica, quasi sempre con posti liberi anche in agosto.
Serve prenotare per visitare la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Per il singolo visitatore non e obbligatorio, ma telefonare e fortemente consigliato. Per i gruppi, per le scolaresche e per l'apertura della seconda sede espositiva in paese la prenotazione e necessaria.
Si possono fare fotografie alla Villa di Traiano?
All'aperto senza problemi. All'interno dell'antiquarium le condizioni si chiedono in biglietteria; in ogni caso il flash davanti a stucchi con laminatura d'oro e da evitare per ragioni conservative e per il risultato, che peggiora.
La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano e accessibile in sedia a rotelle?
L'antiquarium e su un solo piano. Il percorso archeologico esterno si svolge su terreno naturale con ghiaia, erba e passerelle: va concordata con il personale la parte praticabile.
La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano e adatta ai bambini?
Molto, purche si cominci dalla ricostruzione tridimensionale e si tratti il sito come uno spazio all'aperto. Sconsigliato il passeggino, meglio lo zaino porta bambini.
Che differenza c'e fra la Villa di Traiano e Villa Adriana?
La scala e il contesto. Villa Adriana a Tivoli e una citta imperiale di oltre cento ettari in collina; qui siamo su cinque ettari di villa di montagna organizzata su due terrazze artificiali. Villa Adriana e una visita di mezza giornata piena, questa e una visita di due ore dentro una giornata di alta valle dell'Aniene.
Perche si chiama Villa di Traiano se le fonti antiche non la nominano?
Perche l'attribuzione poggia su una prova materiale: le tubature in piombo dell'impianto idrico recano la titolatura imperiale di Traiano e il nome del suo procuratore Hebrus.
Quanto e grande la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Circa cinque ettari, in buona parte ancora da scavare, distribuiti su terrazzamenti. La sola platea inferiore misura cento metri per quaranta.
Che cosa si vede nell'antiquarium della Villa di Traiano?
Elementi architettonici e decorativi, marmi, pitture, stucchi con laminatura d'oro riassemblati in pannelli, pavimenti in opus sectile, una parete ricostruita con lastre di marmo, oggetti della vita quotidiana e materiali sull'organizzazione del cantiere antico.
La platea superiore della Villa di Traiano si puo visitare?
No, non e stata scavata. La sua pianta e nota grazie a prospezioni elettromagnetiche del CNR, che hanno individuato il palatium privato, un probabile impianto termale e una struttura ellittica interpretata come vivarium.
C'e un bar o un punto ristoro alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Non sul sito. I locali piu vicini sono sugli Altipiani di Arcinazzo, a qualche chilometro, e in bassa stagione possono essere chiusi: portate acqua.
Quando conviene visitare la Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Da fine maggio a giugno e dalla seconda meta di settembre a ottobre, preferibilmente nel primo pomeriggio per la luce radente sulle murature. Inverno sconsigliato senza verifica telefonica.
Che cosa si puo abbinare alla visita della Villa di Traiano?
Subiaco e i monasteri benedettini, il borgo di Arcinazzo Romano con i marmi reimpiegati nella parrocchiale, gli Altipiani, il Parco dei Monti Simbruini, Trevi nel Lazio o una puntata verso Fiuggi e Piglio.
La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano fa parte di un circuito museale?
Sì, del Sistema Museale Territoriale Medaniene, che riunisce i musei di sette comuni dell'alta Valle dell'Aniene, fra cui Anticoli Corrado, Arsoli, Cervara di Roma, Riofreddo, Roviano e Vivaro Romano.
Quanto e alta la quota della Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
Intorno agli 850 metri sul livello del mare, sugli Altipiani, alle falde del Monte Altuino che raggiunge i 1271 metri.
Ci sono visite guidate alla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano?
La disponibilita di guide interne va chiesta al museo al momento della prenotazione. Per gruppi organizzati e visite in lingua conviene muoversi con un professionista che coordini anche gli spostamenti in valle.
Il mio giudizio finale sulla Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano
Ho accompagnato gruppi in mezzo Lazio e continuo a pensare che questo sia uno dei luoghi piu sottovalutati della regione. Non per il numero dei resti, che e modesto: per la lucidita con cui si legge un'idea di architettura. In due ore si capisce come si costruiva una terrazza su un pendio instabile, come si faceva scendere l'acqua da una cisterna a una nicchia, come si dava luce a una sala con un mosaico di pasta vitrea, e come si smontava tutto quanto quando l'impero non pagava piu la manutenzione.
Un'ultima cosa, detta senza diplomazia. Chi viene qui aspettandosi il colpo d'occhio di una grande area archeologica restera deluso, e sarebbe stato meglio che restasse a Roma. Chi viene qui volendo capire come funzionava una residenza imperiale portera a casa piu di quanto porti a casa da molti siti dieci volte piu famosi. Portate tempo, portate acqua, telefonate prima, e chiedete di vedere gli stucchi da vicino.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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