La portella di Trevi nel Lazio
In breve. La portella di Trevi nel Lazio è il valico, il sentiero e l'edicola sacra che si raggiungono dal ponte romano di San Teodoro, sulla Strada Provinciale che risale l'Aniene a Trevi nel Lazio (FR), dentro il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.
La portella di Trevi nel Lazio è il valico, il sentiero e l'edicola sacra che si raggiungono dal ponte romano di San Teodoro, sulla Strada Provinciale che risale l'Aniene a Trevi nel Lazio (FR), dentro il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. L'accesso al sentiero è libero e gratuito, senza biglietto, senza orari e senza prenotazione: il segnavia è il 692c del Parco, lungo 6,4 chilometri fino alla Strada Regionale 411, con quota minima 689 metri, quota massima 974 metri, 380 metri di dislivello in salita e 127 in discesa, difficoltà T (turistica) e un tempo di percorrenza indicato dal Parco in 1 ora e 50 minuti per l'intero tracciato. L'edicola della Madonna della Portella si raggiunge molto prima, in meno di mezz'ora di cammino dal ponte. Da Roma si arriva in circa un'ora e mezza di auto per l'A24 e Vicovaro Mandela, poi la Tiburtina Valeria e la valle dell'Aniene per Subiaco; in autobus si prende il Cotral da Ponte Mammolo per Subiaco e da lì la coincidenza per Trevi nel Lazio, con corse rade nei giorni festivi. Il riferimento informativo sul posto è il Centro Visita del Parco a Trevi nel Lazio, in via E. Germani, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:30, telefono 0774 827221, posta elettronica promozione.sviluppo@simbruini.it.
Il paese che dà il nome al luogo, il castello dei Caetani e la Collegiata si raccontano nella pagina dedicata a Trevi nel Lazio. Qui si parla della gola, del sentiero e di quello che si incontra salendo. L'area protetta di riferimento è quella dei Monti Simbruini, e il corridoio fluviale che la attraversa è quello della valle dell'Aniene.
La Portella resta il modo più onesto di entrare nei Simbruini. Non chiede allenamento, non chiede attrezzatura tecnica, non chiede una giornata intera. Chiede un paio di scarpe che tengano sul calcare umido e la disponibilità a camminare in salita per venticinque minuti senza guardare il telefono.
Dove si trova La portella di Trevi nel Lazio
Trevi nel Lazio siede a 821 metri sul livello del mare, nella parte più alta della valle dell'Aniene, in provincia di Frosinone, su un territorio comunale di 54 chilometri quadrati abitato da meno di duemila persone. Il paese occupa il Colle Clemente, circondato dai Simbruini a nord, dai Cantari a est e dagli Ernici a sud. La Portella non è nel centro abitato: è sotto il paese, sul fondovalle, dove la strada provinciale incontra l'Aniene e lo scavalca con un ponte di pietra.
Il punto esatto da cui parte il sentiero della Portella
Il chilometro zero è il ponte di San Teodoro, a valle del borgo. Chi arriva da Subiaco lo incontra sulla destra, poco prima della salita che porta in paese; chi scende da Trevi lo trova in fondo ai tornanti. Non c'è biglietteria, non c'è cancello, non c'è un orario di apertura: c'è un ponte, un cartello del Parco dei Monti Simbruini e una mulattiera che parte subito dopo l'attraversamento, sulla destra. Il segnavia bianco e rosso porta il numero 692c. Quella mulattiera è l'unica cosa che serve sapere per orientarsi: da lì in poi il tracciato è uno solo fino all'edicola.
Come arrivare a La portella di Trevi nel Lazio in auto
Da Roma si imbocca l'A24 verso L'Aquila, si esce a Vicovaro Mandela e si prende la Tiburtina Valeria in direzione Subiaco. Superata Subiaco, la strada risale l'Aniene verso Comunacque e poi verso Trevi nel Lazio: circa novanta minuti dal Grande Raccordo Anulare in condizioni normali, di più nei fine settimana estivi, quando la valle si riempie. L'alternativa interna passa per gli altipiani di Arcinazzo e scende su Trevi dalla Strada Regionale 411: più lunga, molto più bella, e ha il pregio di far incontrare l'Arco di Trevi prima del sentiero anziché dopo.
Come arrivare a La portella di Trevi nel Lazio con i mezzi pubblici
Il collegamento è regionale su gomma: dalla stazione della metropolitana Ponte Mammolo partono le corse Cotral per Subiaco, capolinea in piazza Falcone, e da Subiaco si prosegue con le corse locali per l'alta valle. Le frequenze sono pensate per i residenti, non per gli escursionisti: poche corse, concentrate nella mattina presto e nel tardo pomeriggio, ridotte al minimo la domenica e nei festivi. Gli orari vanno controllati sul sito ufficiale del vettore prima di partire, perché cambiano con il calendario scolastico. Il consiglio, senza giri di parole: per la Portella l'auto è la scelta sensata, e se non l'avete valutate un'uscita organizzata del Parco.
Dove si parcheggia alla Portella
Si lascia l'auto negli spiazzi lungo la provinciale, in prossimità del ponte. Sono pochi posti, non tracciati, e nei fine settimana di maggio e di ottobre si esauriscono entro le dieci del mattino. Chi arriva tardi finisce per parcheggiare lungo la strada, in curva, dove il transito dei mezzi agricoli è quotidiano: è il modo più efficace per rovinarsi la giornata. Meglio salire in paese, lasciare la macchina nei parcheggi del centro e scendere a piedi, aggiungendo venti minuti all'andata e una salita al ritorno.
Che cosa è davvero La portella di Trevi nel Lazio
La parola portella, nel lessico appenninico, indica una porta piccola, un varco stretto fra due rilievi, il punto in cui un versante si lascia attraversare. Non è un nome poetico: è un nome tecnico, di quelli che i pastori e i carrettieri usavano per dire dove si passa. Alla Portella di Trevi la definizione è letterale, perché il luogo è insieme un valico naturale e una porta costruita: l'edicola sacra che si incontra lungo il sentiero ha la forma di un arco sotto il quale si transita, e chi sale lo attraversa davvero, non lo guarda da fuori.
Una porta, un valico, un nome
Dall'edicola lo sguardo cade sul rione Portella della Civita, la parte alta e antica di Trevi, quella costruita intorno alla rocca. La coincidenza dei nomi è l'indizio toponomastico più solido che abbiamo: il varco e il quartiere che lo guarda si chiamano allo stesso modo, e la derivazione dell'uno dall'altro è la spiegazione più economica. Resta un'ipotesi ragionevole, non un fatto documentato, e chi vi dice il contrario vende certezze che nessuna carta possiede.
Il tracciato è più antico del nome
La mulattiera che sale alla Portella ricalca quella che è stata storicamente l'unica via di comunicazione per raggiungere l'abitato di Treba, l'insediamento degli Equi che i Romani inglobarono e ribattezzarono Treba Augusta. Il tracciato è di origine preromana e collegava il fondovalle dell'Aniene ai paesi dei Monti Ernici, scavalcando lo spartiacque. Detto altrimenti: per secoli, chiunque volesse andare da Trevi a Guarcino a piedi passava di qui, e non aveva alternative. Il sentiero non è stato costruito per gli escursionisti, gli escursionisti hanno ereditato una strada.
Il ponte romano di San Teodoro, la soglia della Portella
Il cammino comincia su una struttura che vale da sola la deviazione. Il ponte di San Teodoro, che scavalca l'Aniene ai piedi di Trevi, è con ogni probabilità uno degli ultimi ponti di costruzione romana sopravvissuti al tempo e alle innumerevoli piene del fiume in questa valle. Non è un rudere recintato: è una struttura in uso, che sostiene ancora il passaggio, e che si attraversa camminando.
Perché il ponte è ancora in piedi
L'Aniene, in questo tratto alto, è un fiume nervoso. Si alimenta di sorgenti carsiche che scaricano in poche ore quantità d'acqua sproporzionate rispetto alla portata media, e la storia idraulica della valle è una storia di ponti portati via. Che questo sia rimasto dipende dalla geometria: arco in pietra, luce dimensionata sulla gola, spalle appoggiate sulla roccia viva anziché sui depositi alluvionali. È ingegneria antica che ha capito il fiume meglio di molte opere ottocentesche costruite trenta chilometri più a valle.
L'Aniene sotto il ponte
Affacciatevi dal parapetto prima di imboccare il sentiero. In questo tratto l'acqua è ancora vicinissima alle sorgenti e scorre limpida, con quel colore verde freddo che il calcare dà ai fiumi appenninici. Più a valle, verso Comunacque, l'Aniene incontra il Simbrivio e cambia carattere. Qui è ancora giovane e rumoroso, e il rumore vi accompagna per il primo quarto d'ora di salita, poi si spegne all'improvviso quando la mulattiera si stacca dalla riva. Quel silenzio che arriva di colpo è la cosa che si ricorda di più.

Il sentiero 692c, il percorso completo della Portella di Trevi nel Lazio
Il 692c è il numero che dovete cercare sui cartelli e sulle cortecce. È il sentiero che collega il ponte di San Teodoro all'Arco di Trevi passando per l'edicola della Portella e per il fontanile di Capo d'Acqua, e la rete sentieristica del Parco dei Monti Simbruini lo classifica come turistico, la categoria più facile della scala escursionistica italiana. Turistico non vuol dire asfaltato: vuol dire che non ci sono passaggi esposti, che il fondo è sempre leggibile e che non serve alcuna attrezzatura oltre alle scarpe giuste.
I numeri del sentiero 692c
Lunghezza 6,4 chilometri. Quota minima 689 metri, al ponte. Quota massima 974 metri, in prossimità dell'Arco. Dislivello positivo 380 metri, negativo 127. Tempo indicato dal Parco per l'intero tracciato: 1 ora e 50 minuti, che sono ragionevoli per chi cammina con passo costante e non si ferma a fotografare ogni faggio. Con soste, pranzo e rientro sullo stesso itinerario, la giornata si riempie comodamente. Chi vuole solo l'edicola cammina meno di trenta minuti in salita e altrettanti in discesa.
Primo tratto, dal ponte al bosco ceduo
Attraversato il ponte sull'Aniene si risale la larga mulattiera sulla destra, che entra subito nel bosco ceduo. Il fondo è di terra battuta e pietrame, con qualche gradone naturale nei punti in cui l'acqua piovana ha scavato. La pendenza è modesta e costante. Il bosco ombreggia quasi tutto il tratto, il che in luglio fa la differenza fra una passeggiata e una penitenza. Chi cammina in silenzio, nelle prime ore, ha buone probabilità di vedere muoversi qualcosa fra i cedui: i Simbruini sono territorio di ungulati e di rapaci, e il fondovalle è il loro corridoio.
I tornanti sul monte Malemito
La mulattiera guadagna quota con una serie di tornanti che tagliano trasversalmente il monte Malemito, il rilievo che separa il fondovalle dal valico. È il tratto in cui si fa fatica, ed è breve. Il tracciato è quello antico, largo abbastanza da lasciar passare un mulo carico, e in più punti si riconoscono i muretti a secco di sostegno del piano stradale. Guardateli: sono la ragione per cui una via preromana esiste ancora. Ogni generazione di trebani li ha rimessi a posto, senza clamore, per poter continuare a passare.
L'arrivo all'edicola di Santa Maria della Portella
Dopo i tornanti la mulattiera raggiunge l'arco con l'edicola. È il momento in cui il percorso smette di essere una salita e diventa un luogo. L'arco è imponente e ben visibile dal valico, e si attraversa: il sentiero passa sotto la volta, e il gesto di passarci sotto è esattamente quello che compivano i pastori, i pellegrini, i soldati e i viandanti da secoli. Qui la maggior parte delle persone si ferma, e fa bene: è il punto panoramico sul paese e sulla valle, ed è anche l'unico punto del percorso in cui conviene sedersi e non parlare per cinque minuti.
Dalla Portella al fontanile di Capo d'Acqua
Chi prosegue trova un percorso di tutt'altro carattere. La mulattiera piega verso sud est, esce dal bosco, attraversa un tratto in falsopiano e scende fino al fontanile di Capo d'Acqua. È la parte panoramica del 692c, quella in cui si vede il disegno dei Monti Ernici sul lato opposto e si capisce perché questa fosse una via di comunicazione e non un capriccio. Il fontanile abbeveratoio è un punto di riferimento antico per la transumanza: l'acqua era la ragione per cui il tracciato passava di lì e non trecento metri più in alto.
Dal fontanile all'Arco di Trevi
Superato il fosso, il sentiero sale ripido attraverso zone prative, costeggia il corso d'acqua e raggiunge l'Arco di Trevi, per poi innestarsi sulla Strada Regionale 411 fra Guarcino e gli altipiani di Arcinazzo. Questa è la sezione più faticosa dell'intero itinerario, concentrata negli ultimi chilometri, quando le gambe hanno già lavorato. Chi arriva con l'aria di chi ha fatto una passeggiata domenicale qui cambia espressione. Portatevi acqua a sufficienza: il fontanile non è un punto di rifornimento garantito e va considerato acqua non controllata.
Le varianti e il rientro
Il 692c non è un anello. Chi lo percorre per intero deve organizzare il rientro: o si torna sullo stesso tracciato, e sono altri sei chilometri con il dislivello invertito, oppure si lasciano due auto, una al ponte e una sulla 411 in prossimità dell'Arco, che è la soluzione più pratica per i gruppi misti. La rete del Parco offre nei dintorni di Trevi altri numeri, dal 692b in poi, che permettono combinazioni ad anello: vanno studiati sulla carta del Parco prima di partire, non improvvisati sul posto seguendo i bolli che si incontrano.
L'edicola di Santa Maria della Portella
Il monumento intorno a cui ruota tutto è un'edicola sacra costruita a forma di arco, ampliata a cappella nel corso dell'Ottocento. La sua posizione non è devozionale soltanto: l'arco, imponente e ben visibile al valico, sorge nel punto in cui l'antica Treba poteva essere presa alle spalle, e la tradizione locale lo lega alla protezione del centro abitato dagli aggressori che risalivano la valle. Un segno di fede che presidia un varco militare: nell'Appennino centrale è una combinazione così frequente da essere quasi una regola.
Che cosa si vede oggi sotto l'arco
Sotto la volta si trova l'immagine sacra, una terracotta che ha sostituito una precedente raffigurazione andata perduta per l'esposizione alle intemperie. È l'ultimo anello di una catena di immagini che si sono succedute nello stesso punto, ciascuna distrutta dal clima e rimpiazzata dalla comunità. La struttura si presenta ben tenuta, in particolare in primavera, quando la manutenzione precede la stagione dei pellegrinaggi. Sulla porta d'ingresso e sulle murature si leggono iscrizioni: sono la fonte da cui la memoria locale ha ricostruito buona parte della vicenda del luogo.
Giovan Battista Ciolli, il gambero e il cavallo
La tradizione trebana attribuisce il rifacimento ottocentesco dell'edicola a un tale Giovan Battista Ciolli, il cui nome comparirebbe sulla struttura insieme a due figure, un gambero di palude e un cavallo. Il racconto che si tramanda in paese lo descrive come un bracciante agricolo di Trevi emigrato a lavorare nella pianura pontina, allora paludosa, alle dipendenze di un padrone prepotente; stanco dei soprusi, sarebbe tornato a Trevi portando con sé alcune bestie come compenso del lavoro non pagato. Il padrone lo avrebbe inseguito fino in paese senza trovarlo, perché il Ciolli si era rifugiato con gli animali sul monte Malemito, quello stesso che il sentiero attraversa. Il gambero varrebbe per la palude pontina, il cavallo per il signore che insegue.
Va detto con chiarezza: questa è tradizione orale, non documento d'archivio. La racconto perché è viva, perché spiega due immagini che altrimenti risulterebbero incomprensibili e perché fa capire quale rapporto lega i trebani a questo valico. Non la racconto come storia accertata. Chi vuole verificarla deve andare a leggere le iscrizioni sul posto, e poi cercare conferme negli archivi parrocchiali e comunali, che è un lavoro che nessuna guida può fare al posto vostro.
Dalla Madonna del Riposo alla terracotta di Elio Marra
La memoria locale collega l'edicola della Portella alla devozione per la Madonna del Riposo, alla quale a Trevi è dedicata anche una cappella eretta nel 1483, e racconta di un affresco murale della Madonna del Riposo realizzato in occasione dell'ampliamento e perduto per le intemperie, sostituito in seguito da un dipinto della Madonna Ausiliatrice. L'immagine attuale, in terracotta, è attribuita dalla tradizione trebana allo scultore Elio Marra, originario di Monte San Giovanni Campano, e sarebbe stata collocata nel 1986 per iniziativa di padre Dante Zinanni. Anche qui il grado di certezza è quello della memoria di comunità: verificabile sul posto, non su un catalogo.
L'inginocchiatoio di San Domenico
Lungo il percorso che dalla Portella prosegue verso l'Arco di Trevi la tradizione indica una roccia modellata a forma di inginocchiatoio, chiamata l'inginocchiatoio di San Domenico, dove il santo si sarebbe fermato in preghiera. È una di quelle attribuzioni devozionali che nell'Appennino punteggiano ogni antica via di transito: una forma naturale del calcare che la fede ha letto come traccia di un passaggio. Come reperto storico vale zero, come documento antropologico vale moltissimo, perché dice che questo sentiero era percepito come strada santa prima ancora che il Cammino di San Benedetto venisse tracciato con i cartelli.
La festa del 3 maggio e il pellegrinaggio alla Portella di Trevi nel Lazio
L'edicola della Portella è stata per secoli meta di pellegrinaggio, in particolare nel mese di maggio. La tradizione trebana lega il luogo alla festa di Santa Croce del 3 maggio, con una salita del popolo all'edicola che comincia prima dell'alba e si accompagna al canto. Un'altra consuetudine documentata dal Parco riguarda gli addobbi: la cappella viene ornata con rami fioriti raccolti lungo il sentiero, e il gesto di raccoglierli salendo fa parte del rito quanto l'arrivo.
Le date esatte e il programma cambiano di anno in anno e vanno chiesti in paese o alla parrocchia prima di mettersi in viaggio. Un parere però è netto: se capitate a Trevi il 3 maggio, lasciate perdere il programma della vostra giornata e salite con loro. Non è folclore per turisti, non c'è un palco, non c'è un biglietto. È una comunità di poche centinaia di persone che rifà un gesto che rifaceva quando il sentiero era l'unica strada. Di esperienze così, nel Lazio, ne restano pochissime.

L'Arco di Trevi, il monumento in fondo al sentiero
Chi percorre il 692c fino in fondo arriva davanti a una delle strutture megalitiche più inspiegate del Lazio meridionale. L'Arco di Trevi si trova nel territorio comunale di Guarcino, sul confine antico fra il territorio degli Equi e quello degli Ernici, e per raggiungerlo dal fondovalle non esiste strada più logica di questa.
Come è costruito
Blocchi di calcare compatto, di forma trapezoidale, delle dimensioni approssimative di 120 per 90 per 70 centimetri, messi in opera senza malta. L'arco misura circa sei metri di altezza per quasi quattro di larghezza. La datazione proposta lo colloca in età preromana o agli inizi dell'età repubblicana, fra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo. Davanti a una struttura del genere, in mezzo al bosco, a novecento metri di quota, la prima reazione di chiunque è chiedersi perché sia lì.
Acquedotto o dogana, le due ipotesi
Per molto tempo l'Arco è stato interpretato come il resto di un acquedotto romano, spiegazione comoda in una valle che di acquedotti ne ha ospitati parecchi. Le letture più recenti propendono per una funzione diversa: un punto di transito e di controllo, una dogana, coerente con la posizione esatta sul confine fra due popoli e con il passaggio del bestiame transumante. La seconda ipotesi convince molto di più, e non per gusto: un acquedotto richiede una pendenza continua e un bacino a monte, e la topografia del posto non li offre. Un varco doganale su una via di transumanza, invece, è esattamente quello che ci si aspetta di trovare in un punto così.
Perché conviene arrivarci a piedi
All'Arco si può arrivare anche in automobile, dalla Strada Regionale 411 fra Guarcino e gli altipiani di Arcinazzo, in prossimità del chilometro 39,500. Chi lo fa vede la stessa pietra e capisce metà delle cose. Il senso dell'Arco è la strada che ci porta: è un monumento di confine, e i monumenti di confine si capiscono solo dopo aver percorso il territorio che separano. Arrivarci dopo tre ore di cammino dalla Portella, con il fiato corto, è l'unico modo per sentire che cosa significasse quel passaggio per chi lo faceva con le bestie.
Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini intorno alla Portella
Tutta l'area del sentiero è compresa nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, la più estesa area protetta del Lazio, che tutela il settore montuoso al confine con l'Abruzzo e il bacino alto dell'Aniene. Il nome deriva dal latino sub imbribus, sotto le piogge: un idronimo travestito da oronimo, che dice tutto sulla ragione per cui questi monti sono importanti. Qui nasce l'acqua che Roma beve da duemila anni.
Il Centro Visita di Trevi nel Lazio e il Museo delle Piante
Il Parco gestisce a Trevi nel Lazio un centro visita in via E. Germani, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:30, con recapito telefonico 0774 827221 dell'ufficio comunicazione ed educazione e indirizzo di posta elettronica promozione.sviluppo@simbruini.it. La struttura ospita il Museo delle Piante, e il tema scelto per questo centro è la vegetazione, presentata in tutti i suoi aspetti, compresi gli usi tradizionali, botanici, aromatici e curativi.
La visita si articola su uno spazio esterno, dove la vegetazione del Parco è disposta per zone vegetali, su uno spazio espositivo interno e su una sala convegni, impianto che rende il centro adatto alle scolaresche di ogni ordine e grado per le attività di educazione ambientale. In una delle sale sono allestiti il percorso del fiume Aniene e il plastico del territorio dell'area protetta: quel plastico è il modo più rapido per capire dove vi trovate, e vale i dieci minuti che richiede. Gli orari sono quelli di un ufficio, non di un museo turistico: chi arriva di sabato lo trova chiuso.
La vegetazione dei Simbruini, faggete, querceti e leccete
La copertura vegetale del Parco è ricca e articolata. Estese faggete e vasti querceti ammantano le pendici dei massicci; spettacolari leccete costituiscono la copertura boschiva nel settore fra Jenne, Subiaco e Cervara di Roma. Le faggete secolari che cingono l'abitato di Trevi formano la cornice naturale del Colle Clemente, e sono le stesse che il sentiero della Portella attraversa nella parte bassa, dove al faggio si mescola il ceduo misto.
La vegetazione ripariale e la pinguicola
La fascia di vegetazione ripariale che accompagna la valle dell'Aniene merita attenzione per la varietà e per l'integrità dell'ambiente, ed è la ragione per cui il primo tratto del 692c, quello che costeggia il fiume, è botanicamente il più interessante del percorso. Negli habitat umidi dei Simbruini è segnalata la presenza della pinguicola, una rarissima specie di pianta carnivora scoperta in questo comprensorio. Non aspettatevi di trovarla lungo il sentiero: è una rarità puntuale, legata a stillicidi e rupi bagnate, e chi la cerca senza sapere dove guardare non la vede.
Le escursioni guidate del Parco
Il Parco organizza uscite storico naturalistiche proprio sul tracciato ponte San Teodoro, Santa Maria della Portella, con durata di una mattinata, partecipazione gratuita e prenotazione obbligatoria, coordinate dall'ufficio promozione e sviluppo. Il calendario è stagionale e va chiesto direttamente al Parco, perché non ha una cadenza fissa. Per chi non conosce l'Appennino è il modo migliore di fare questa camminata la prima volta: costa niente, ci si cammina con qualcuno che sa leggere il bosco, e si evita la trappola del sentiero sbagliato al bivio del fontanile.
L'acqua alla Portella di Trevi nel Lazio, sorgenti, cascata, risorgenze
Se una sola cosa dovesse restare di questa pagina, sia questa: alla Portella si viene per l'acqua. Tutto il resto, il sentiero, l'edicola, l'arco, esiste perché qui c'è acqua in quantità anomala, e da sempre qualcuno la vuole.
La cascata di Trevi e l'area di Comunacque
Poco a valle del paese, in località Comunacque, alla confluenza del Simbrivio con l'Aniene, si trova la cascata di Trevi nel Lazio, la seconda cascatella sull'Aniene, che precipita in un laghetto sul quale si riflettono i colori della vegetazione. Vi si accede dal Sentiero Turistico 1, che ha inizio nei pressi del ponte sulla strada provinciale, e in pochi minuti dal paese si è sul posto; l'indirizzo di riferimento è la Strada Provinciale 193 di Trevi nel Lazio. Il toponimo è latino e trasparente: ad communes aquas, alle acque comuni.
L'area archeologica dell'Anio Novus
Comunacque non è soltanto un posto dove fa fresco. È considerato il probabile sito in cui furono realizzate le prime opere per la captazione delle acque dell'Aniene destinate all'acquedotto Anio Novus, e nell'area restano visibili i ruderi di una villa romana, opere idrauliche megalitiche di età claudia, i resti di un castello medievale e le vestigia di una vecchia centrale idroelettrica. Duemila anni di ingegneria dell'acqua concentrati in trecento metri di gola: nel Lazio è difficile trovare un'altra stratificazione così densa.
La risorgenza della Foce e la scoperta del 2006
Nell'agosto del 2006, nel territorio di Trevi nel Lazio, dentro il Parco dei Monti Simbruini, un gruppo di speleosubacquei e geologi ha esplorato la risorgenza denominata La Foce, riconosciuta come la più estesa grotta del centro Italia. L'esplorazione, condotta dal gruppo T3 con la direzione scientifica del geologo Giorgio Caramanna e con la partecipazione di ricercatori dell'Università La Sapienza di Roma, ha percorso un ramo profondo per circa 750 metri dall'ingresso, raggiungendo i 105 metri di profondità, e la prosecuzione lungo una condotta inclinata lascia intendere sviluppi ulteriori.
La cavità è interamente riempita da un fiume sotterraneo di acqua purissima. È il tipo di scoperta che non produce fotografie spettacolari e cambia la comprensione di un territorio: sotto i vostri piedi, mentre salite alla Portella, scorre una riserva d'acqua che alimenta gli acquedotti storici del Simbrivio e dell'Acqua Marcia, quelli che dissetano Roma. Camminare sopra un fiume che non si vede è un'idea che consiglio di tenere in testa durante la salita.
Il Cammino di San Benedetto e La portella di Trevi nel Lazio
Il sentiero della Portella è parte del Cammino di San Benedetto, l'itinerario a lunga percorrenza che collega Norcia a Montecassino attraversando la valle santa sublacense. Chi arriva alla Portella con lo zaino grosso e il passo regolare quasi sempre viene da lì.
La tappa da Subiaco a Trevi nel Lazio
La tappa che porta a Trevi parte dal monastero di Santa Scolastica a Subiaco, il complesso benedettino la cui biblioteca conserva un patrimonio di circa centocinquantamila volumi e che è legato alla prima stampa realizzata in Italia nel 1465. Il percorso segue il corso dell'Aniene dentro il Parco dei Monti Simbruini, con una salita costante e quasi impercettibile, e raggiunge Trevi passando per Comunacque e la sua area archeologica dell'Anio Novus. Le fonti ufficiali indicano una lunghezza intorno ai 17 chilometri e un dislivello in salita superiore ai 600 metri, con difficoltà E, escursionistica; i valori variano leggermente da fonte a fonte e vanno confrontati con la traccia ufficiale del Cammino prima di partire.
La tappa da Trevi nel Lazio a Collepardo
La tappa successiva è quella che usa il nostro sentiero. Si attraversa l'Aniene al ponte di San Teodoro, si imbocca la mulattiera sulla destra, si sale alla cappella di Santa Maria della Portella, si prosegue in leggera discesa panoramica fino alla fonte di Capodacqua, si guada il fosso e si sale ripidi nel bosco fino all'Arco di Trevi. Da lì il tracciato raggiunge la carrareccia e poi l'asfalto, scende al borgo di Guarcino, prende la direzione di Alatri, devia su via Castagnola in lieve discesa fino a un bivio, piega a sinistra seguendo l'indicazione per Fonte Italia, supera lo stabilimento delle acque minerali imboccando uno sterrato in salita e arriva a Vico nel Lazio, da cui la carrozzabile conduce a Collepardo, paese di fenomeni carsici e di grotte.
Le fonti ufficiali indicano per questa tappa una lunghezza intorno ai 23,6 chilometri, con dislivelli dell'ordine dei settecento metri in salita e dei novecento in discesa, difficoltà E. Sono sette, otto ore di cammino effettivo per un camminatore allenato, ed è una giornata piena: si passa dai Simbruini agli Ernici attraverso paesi di montagna dove il tempo sembra essersi fermato. Chi non ha l'abitudine alle lunghe distanze la spezzi, perché arrivare a Collepardo al buio con le ginocchia finite è il modo più sicuro per detestare un itinerario bellissimo.
Quando andare a La portella di Trevi nel Lazio
La stagione migliore è doppia, e le due metà non si somigliano. Da metà aprile a fine maggio il bosco è chiaro, i rami fioriti che la tradizione usa per addobbare l'edicola sono in fiore lungo il sentiero, l'Aniene ha la portata delle nevi sciolte e la cascata di Comunacque è al massimo. Da fine settembre a inizio novembre le faggete dei Simbruini cambiano colore e la luce radente del pomeriggio rende la salita fotograficamente irripetibile.
L'estate alla Portella
Luglio e agosto sono praticabili grazie all'ombra, che copre la quasi totalità del tratto basso, e alla quota, che tiene le temperature sotto quelle della pianura. Il problema dell'estate non è il caldo, è l'affollamento del fondovalle: Comunacque nei fine settimana di agosto diventa una spiaggia fluviale, il parcheggio si satura e il rumore arriva fin sul sentiero. Chi sale alle sette del mattino trova un'altra montagna.
L'inverno e le condizioni di accesso
D'inverno il sentiero resta percorribile nella parte bassa, ma le condizioni cambiano rapidamente: il fondo di calcare e foglia bagnata è scivoloso, la neve può arrivare fino al valico e le ore di luce sono poche. Le condizioni di accesso, la percorribilità dei sentieri e le eventuali chiusure temporanee vanno verificate con il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini prima di partire, perché dopo le mareggiate di vento e le piene la rete sentieristica può presentare interruzioni per alberi caduti. È una telefonata di due minuti che vale l'intera giornata.
Cosa mettere nello zaino per il sentiero della Portella
Scarpe da trekking con suola scolpita, e questa non è una raccomandazione di rito: il calcare dei Simbruini bagnato è vetro. Acqua, almeno un litro e mezzo a testa per il percorso intero, perché il fontanile di Capo d'Acqua non è una fonte controllata. Uno strato antivento, perché al valico tira sempre. Il telefono con la batteria carica, sapendo che la copertura in gola è discontinua. Per chi prosegue oltre la Portella, i bastoncini fanno la differenza nella discesa dal Capo d'Acqua. Lasciate a casa le scarpe da ginnastica a suola liscia: sono la causa della maggior parte degli interventi di soccorso su sentieri classificati facili.
La portella di Trevi nel Lazio con i bambini
Fino all'edicola è un percorso adatto a una famiglia con bambini che camminano: meno di mezz'ora di salita su mulattiera larga, senza esposizione, con il fiume a fare da spettacolo nel primo tratto e l'arco da attraversare come premio finale. I bambini reagiscono bene ai luoghi che hanno una porta: il fatto di passare sotto la volta trasforma la camminata in un gioco con un obiettivo. Oltre l'edicola, verso il Capo d'Acqua e l'Arco di Trevi, la faccenda cambia e diventa un'escursione vera, sconsigliata sotto i dieci anni. Il passeggino è impensabile su tutto il tracciato: si porta lo zaino porta bambino o non si porta il bambino piccolo.
Accessibilità della Portella di Trevi nel Lazio
Il sentiero 692c non è accessibile a persone con ridotta mobilità: fondo naturale irregolare, gradoni, pendenze variabili e nessun tratto attrezzato. Chi ha difficoltà motorie può comunque raggiungere in auto il ponte di San Teodoro e godersi il fiume dal ponte, che è un punto di interesse in sé, e in altra giornata visitare il centro visita del Parco in paese, che ha spazi espositivi al chiuso. Per verificare le condizioni di accesso agli spazi del Centro Visita conviene telefonare in anticipo al recapito del Parco.
Cosa vedere intorno a La portella di Trevi nel Lazio
La Portella si inserisce in un territorio fittissimo, e sarebbe un peccato farne una gita isolata. In venti minuti di auto o poco più si raggiungono luoghi che meritano ciascuno una giornata.
Il paese e l'alta valle
Il borgo di Trevi nel Lazio, con la Civita dominata dalla rocca dei Caetani, la Collegiata di Santa Maria Assunta con il suo organo secentesco e la cripta, è la prima sosta logica. Risalendo la valle si arriva a Filettino, il comune più alto del Lazio, con la stazione sciistica di Campo Staffi e le sorgenti dell'Aniene poco sopra l'abitato. Scendendo verso valle si incontra Subiaco con i monasteri benedettini, e poco oltre Monte Livata, l'altopiano che d'inverno diventa stazione sciistica e d'estate pascolo.
Gli altri borghi dei due versanti
Sul versante dei Simbruini meritano Cervara di Roma, il paese più alto della provincia romana, Vallepietra con il santuario della Santissima Trinità aggrappato alla parete, le rovine di Camerata Vecchia e, sul lago del Turano, il borgo fantasma di Antuni. Sul versante ernico si scende invece verso Guarcino, Vico nel Lazio con la sua cinta muraria e le venticinque torri, Collepardo con il Pozzo d'Antullo e le grotte, Alatri con l'acropoli ciclopica e Fiuggi con le sue acque. Verso ovest, oltre lo spartiacque, gli altipiani di Arcinazzo Romano conservano la villa imperiale di Traiano.
Chi organizza la giornata al posto vostro
Domande frequenti su La portella di Trevi nel Lazio
Quanto costa visitare La portella di Trevi nel Lazio?
Niente. Il sentiero della Portella di Trevi nel Lazio è libero e gratuito, senza biglietto e senza controllo agli accessi. Gli unici costi prevedibili sono il carburante o il biglietto dell'autobus per arrivare e l'eventuale pranzo in paese.
Serve prenotare per il sentiero della Portella di Trevi nel Lazio?
No, per il percorso libero fino alla Portella di Trevi nel Lazio non serve prenotare. La prenotazione è invece obbligatoria per le escursioni guidate organizzate dal Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, dentro il cui perimetro si trova il sentiero.
Quanto è lungo il sentiero della Portella di Trevi nel Lazio?
Il sentiero 692c che porta alla Portella di Trevi nel Lazio, fino all'Arco di Trevi, misura 6,4 chilometri nel suo percorso completo. Il consiglio è di non farlo tutto la prima volta: basta salire all'edicola in meno di mezz'ora, fermarsi un'ora buona, e tornare giù al ponte.
La portella di Trevi nel Lazio è adatta ai bambini?
Sì, fino all'edicola è un percorso adatto a una famiglia con bambini che camminano: meno di mezz'ora di salita su mulattiera larga, senza esposizione, con il fiume Aniene a fare da spettacolo nel primo tratto e l'arco da attraversare come premio finale.
La portella di Trevi nel Lazio è accessibile in sedia a rotelle?
No, il sentiero 692c non è accessibile a persone con ridotta mobilità: fondo naturale irregolare, gradoni e pendenze variabili senza alcun tratto attrezzato. Chi ha difficoltà motorie può comunque raggiungere in auto il ponte romano di San Teodoro e godersi il fiume dal ponte stesso.
Cosa si vede lungo il sentiero della Portella di Trevi nel Lazio?
Lungo il sentiero della Portella di Trevi nel Lazio si incontrano il ponte romano di San Teodoro, l'edicola sacra di Santa Maria della Portella, ampliata a cappella nell'Ottocento, e il fontanile di Capo d'Acqua, prima di arrivare, per chi prosegue, all'Arco di Trevi nel territorio di Guarcino.
Quando è il periodo migliore per andare a La portella di Trevi nel Lazio?
La stagione migliore per La portella di Trevi nel Lazio è doppia: da metà aprile a fine maggio, quando il bosco è chiaro e la cascata di Comunacque è al massimo, oppure da fine settembre a inizio novembre, quando le faggete dei Simbruini cambiano colore.
Se volete percorrere il 692c con un accompagnatore, o inserire la Portella in un programma di più giorni fra Simbruini ed Ernici, il servizio di accompagnamento turistico professionale di TourLeaderPro copre l'alta valle dell'Aniene con professionisti certificati, e per i gruppi ristretti esiste un formato di esperienze personalizzate pensato per chi vuole un itinerario cucito addosso. Per i lettori di lingua inglese, la panoramica della regione è nella guida Lazio di ItalyPlanner, mentre l'inquadramento escursionistico italiano è nella sezione mountains and nature dello stesso sito.
Una curiosità su La portella di Trevi nel Lazio
La curiosità che nessun cartello racconta riguarda la parola stessa. Portella non è un vezzeggiativo affettuoso di porta: nella toponomastica appenninica è un termine tecnico preciso, che indica un valico secondario, stretto, di quelli che si attraversano a piedi o con una bestia da soma e non con un carro. Le portelle punteggiano tutta la dorsale appenninica, dall'Abruzzo alla Basilicata, e segnalano sempre la stessa cosa: un punto in cui due versanti si toccano abbastanza da lasciar passare qualcuno. Il fatto che a Trevi nel Lazio il nome sia rimasto attaccato sia al valico sia al rione alto del paese, la Portella della Civita, racconta un rapporto di reciprocità: dal quartiere si vede il valico, dal valico si vede il quartiere, e le due cose si sono nominate a vicenda.
C'è di più, ed è il dettaglio che preferisco. In un valico di questo tipo, in età antica, la porta era una funzione, non un edificio. Poi qualcuno, in un secolo imprecisato, ha deciso che la funzione meritasse una forma, e ha costruito un arco in muratura proprio lì, sul punto di passaggio, con una nicchia sacra dentro. Da quel momento il valico ha avuto una porta letterale, che si attraversa camminando. È uno dei pochissimi casi che conosco nel Lazio in cui un toponimo descrittivo si è materializzato in architettura: il luogo si chiamava così, e poi qualcuno lo ha reso vero. Chi sale al tramonto e passa sotto la volta con il paese illuminato sullo sfondo capisce perché i trebani non hanno mai smesso di salire quassù.
Una cosa che non ti dice nessuno su La portella di Trevi nel Lazio
Quello che non vi dice nessuno è che questo sentiero non è nato per la devozione, ma per la logistica, e che l'edicola è arrivata dopo. La mulattiera ricalca quella che storicamente è stata l'unica via di comunicazione per raggiungere il centro abitato di Trevi: prima delle strade rotabili, chiunque volesse entrare o uscire da Treba verso il versante ernico passava di qui, con le merci, con il bestiame, con le armi. Il valico è un punto di controllo militare prima che un luogo di preghiera, e l'arco imponente, ben visibile dal basso, fu eretto anche per proteggere l'antica Treba da chi la minacciava risalendo la valle.
La conseguenza pratica di questa origine si vede ancora nel fondo su cui camminate. Una mulattiera da soma è larga, con pendenze regolari e tornanti ampi, perché un mulo carico non affronta un gradone e non gira stretto. Un sentiero devozionale, al contrario, punta dritto alla meta e se ne infischia della pendenza: i calvari e le vie crucis appenniniche salgono ripidissimi. Il 692c è largo e ragionato, con muretti a secco di sostegno: è ingegneria stradale antica, non un tracciato di pellegrinaggio. La devozione ha occupato una strada che c'era già.
Questo cambia anche il modo di leggere le soste. Il fontanile di Capo d'Acqua, che a un escursionista sembra una gentilezza del paesaggio, era un'infrastruttura: il punto in cui gli animali bevevano, e quindi il punto che determinava dove passasse la strada. L'acqua, non la vista, decideva il tracciato. Chi cammina tenendo a mente questa inversione vede un sentiero completamente diverso.
Il consiglio che ti do per visitare La portella di Trevi nel Lazio
Il consiglio è uno e lo dico senza attenuanti: non fate il percorso intero la prima volta. Il 692c per tutti i suoi 6,4 chilometri, fino all'Arco di Trevi e alla 411, è un bel programma per chi cammina abitualmente, ma è un modo pessimo di conoscere questo posto. La Portella si visita salendo all'edicola in meno di mezz'ora, fermandosi lì un'ora buona, e tornando giù al ponte. Poi, se il luogo vi ha preso, si torna con la giornata intera e si va fino all'Arco.
La seconda parte del consiglio riguarda l'orario. Salite presto, fra le sette e le nove del mattino. Il bosco a quell'ora ha la luce migliore, il fondovalle non è ancora rumoroso, la fauna è attiva e il parcheggio al ponte è libero. In alternativa, salite tardi, nelle due ore prima del tramonto, che alla Portella sono il momento più bello dell'intera giornata perché la luce arriva radente sul valico e illumina il paese sul versante opposto. L'orario da evitare è quello che scelgono tutti: le undici e mezza del mattino di una domenica di maggio.
Terza cosa, e vale come regola generale sui Simbruini: telefonate al Parco prima di partire. Le condizioni di accesso ai sentieri cambiano con il meteo, e la rete sentieristica di un'area protetta così vasta non viene ripristinata il giorno dopo una tempesta. Una chiamata al numero del centro visita vi dice se il tracciato è pulito. Basta un faggio caduto di traverso per dover tornare indietro a metà salita, e non è una cosa che si improvvisa con lo zaino in spalla.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che i Monti Simbruini alimentino gli acquedotti di Roma lo sanno tutti, o quasi. Il nome stesso del massiccio deriva dal latino sub imbribus, sotto le piogge, e la valle alta dell'Aniene è il bacino da cui l'Anio Novus, l'Acqua Marcia e il Simbrivio prelevano da secoli. Fin qui, nozione da manuale.
Quello che si cita raramente è la dimensione del serbatoio sotterraneo che rende possibile tutto questo, e la sua scoperta recentissima. Nell'agosto del 2006 una campagna di ricerca speleosubacquea sulla risorgenza della Foce, nel territorio di Trevi nel Lazio, ha esplorato un ramo profondo per circa 750 metri dall'ingresso fino a 105 metri di profondità, riconoscendo la cavità come la più estesa grotta del centro Italia, interamente riempita da un fiume sotterraneo di acqua purissima. La prosecuzione lungo una condotta inclinata indica che l'esplorazione non è finita. Il gruppo T3 di speleosubacquei e geologi ha lavorato con la direzione scientifica del geologo Giorgio Caramanna e la partecipazione dell'Università La Sapienza di Roma.
Il punto non è il record. Il punto è che una riserva d'acqua di queste dimensioni, in un'area protetta, a un'ora e mezza da una capitale di quasi tre milioni di abitanti, è un bene strategico prima ancora che una curiosità speleologica. Quando salite alla Portella camminate sopra quel sistema, e ogni scelta urbanistica che si fa nella valle alta dell'Aniene ricade su di esso. È una cosa che i romani dell'epoca di Claudio avevano capito benissimo, al punto da andare a prendere l'acqua qui anziché più vicino: la qualità dell'Anio Novus dipendeva dalla quota di captazione, e la quota di captazione è questa.
La foto giusta da fare a La portella di Trevi nel Lazio
La fotografia che rende questo luogo è una sola, e quasi nessuno la fa bene. Bisogna mettersi sotto l'arco dell'edicola, con la volta che incornicia l'inquadratura, e comporre in modo che al centro del riquadro ci sia il paese di Trevi arroccato sul Colle Clemente con la rocca dei Caetani in cima. La porta che inquadra il paese che le ha dato il nome: è l'unica immagine che spiega visivamente il rapporto fra il valico e la Civita, ed è il motivo per cui si sale.
Dettagli tecnici, per chi li vuole. Ora giusta: il tardo pomeriggio, quando il sole è alle vostre spalle e illumina il versante opposto, mentre la volta dell'arco resta in ombra e fa da cornice scura. Esposizione: misurate sul paese, non sull'arco, altrimenti l'ombra vi ruba due stop e il borgo brucia. Focale: un grandangolo moderato, intorno ai 24 o 28 millimetri equivalenti, perché un ultragrandangolo deforma l'arco e lo fa sembrare un tunnel. Con il telefono, disattivate la modalità automatica che schiarisce le ombre: qui l'ombra serve.
La seconda fotografia da portare a casa è al ponte di San Teodoro, dal basso, con l'arco in pietra e l'acqua in primo piano. Serve un tempo lungo, quindi un appoggio: il parapetto va benissimo se posate la macchina e usate l'autoscatto. Un secondo di posa e l'Aniene diventa seta, mentre la pietra resta ferma. Quello che invece sconsiglio è la fotografia di gruppo davanti all'edicola con il flash: l'immagine sacra in terracotta è in una nicchia in ombra e il lampo la appiattisce, restituendo un oggetto di plastica. Se volete fotografare l'immagine, fatelo senza flash, appoggiando la macchina, e rispettate il fatto che per i trebani non è un soggetto turistico.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento che segna questo valico non ha una data e ha lasciato una strada. Gli Equi occuparono l'alta valle dell'Aniene fin dall'epoca arcaica, e il centro di Treba nacque dove nacque per la sua posizione di trivio, di incrocio di strade, che il nome stesso conserva. La mulattiera della Portella è il ramo che collegava quel trivio al mondo ernico, oltre lo spartiacque. Quando Roma sottomise gli Equi, l'insediamento divenne Treba Augusta e passò sotto giurisdizione imperiale diretta, e della città romana restano i podi dei templi, tratti di cinta muraria e l'antico sistema fognario. L'Arco di Trevi, in fondo al sentiero, sul confine fra Equi ed Ernici, è il monumento superstite di quel sistema di frontiera.
L'acqua di Roma parte da qui
Il secondo avvenimento è idraulico ed è databile con precisione al principato di Claudio, quando l'Anio Novus venne realizzato prelevando l'acqua dall'alta valle dell'Aniene. A Comunacque, poco sotto Trevi, restano opere idrauliche megalitiche di quell'epoca insieme ai ruderi di una villa romana, e il sito è considerato il probabile luogo delle prime opere di captazione. Non è un dettaglio locale: significa che le decisioni prese in questa gola hanno determinato per secoli che cosa bevesse la capitale dell'impero.
Il Medioevo, i monaci e i Caetani
Dopo le invasioni barbariche la popolazione scese verso il fondovalle. Nel 1060 la diocesi trebana, attiva da secoli, scomparve. Nell'undicesimo secolo la comunità dovette contrastare l'espansione dei monaci di Subiaco, che nella valle esercitavano un potere temporale oltre che spirituale. Seguirono il governo dei conti di Segni e quello dei Caetani, la cui rocca ancora domina la Civita; il persistente malgoverno feudale portò alla cacciata dei signori nel 1471. Dal 1638 Trevi tornò feudo sublacense, e alla metà del Settecento, cessato il governo abbaziale, ricadde sotto il controllo pontificio. In tutte queste fasi la Portella rimase quello che era: il varco da cui si controllava chi arrivava dal versante ernico.
Il Quattrocento, le guerre e i saccheggi
Il quindicesimo secolo fu duro per l'alta valle. Trevi subì il saccheggio delle truppe aragonesi di Alfonso V, episodio che la storiografia locale ricorda come una delle ferite maggiori della comunità. In una fase del genere un valico presidiato da un arco fortificato non era un monumento: era una necessità difensiva, e il legame fra la costruzione dell'arco della Portella e la protezione dell'abitato appartiene a questa logica.
L'Ottocento devozionale
Nell'Ottocento l'edicola della Portella venne ampliata a cappella, ed è la forma che vediamo oggi. La tradizione trebana lega quell'intervento alla vicenda di Giovan Battista Ciolli e alla devozione per la Madonna del Riposo. Il secolo è anche quello in cui il pellegrinaggio di maggio si consolida come rito comunitario e il sentiero, che nel frattempo aveva perso importanza commerciale per l'apertura delle rotabili, si conserva perché serve alla festa. Una strada sopravvissuta grazie alla liturgia: capita spesso nell'Appennino, ed è il motivo per cui oggi possiamo camminarci.
Il Novecento, la guerra e lo spopolamento
Durante la Seconda guerra mondiale il territorio subì un imponente rastrellamento tedesco, in una valle che la conformazione rendeva adatta alla resistenza e al nascondimento. Nel dopoguerra arrivò il colpo più duro, un grave tracollo demografico dovuto all'emigrazione, che ha ridotto la popolazione trebana a meno di duemila abitanti. Il sentiero della Portella è sopravvissuto a questo svuotamento, e la ragione ha un nome preciso: l'istituzione del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini e la manutenzione della rete sentieristica, che hanno dato una seconda vita a una viabilità che il Novecento stava cancellando.
Il 2006, sotto i piedi
L'ultimo avvenimento in ordine di tempo è avvenuto sotto terra. Nell'agosto del 2006 l'esplorazione della risorgenza della Foce ha riconosciuto qui la più estesa grotta del centro Italia, con un ramo profondo esplorato per circa 750 metri e una profondità di 105 metri. In una valle abitata da tremila anni, scoprire nel ventunesimo secolo che sotto di essa scorre un fiume sconosciuto è un promemoria utile: quello che si conosce di un territorio è sempre meno di quello che c'è.
Chi è passato da La portella di Trevi nel Lazio
Prima dei nomi, le categorie, perché qui contano più dei nomi. Per secoli sotto l'arco della Portella sono transitati pastori, guerrieri, monaci e pellegrini: è la definizione che ne dà chi cura oggi il territorio, e non è una formula retorica. Era l'unica strada. Chiunque, fra il quarto secolo avanti Cristo e l'Ottocento, si sia spostato fra Trevi e i paesi ernici a piedi o con una bestia, è passato di qui. Il numero di persone che ha attraversato quel varco supera di molte volte la popolazione che Trevi abbia mai avuto.
I pastori della transumanza
I primi protagonisti sono senza nome e sono i più importanti. L'Arco di Trevi, in fondo al sentiero, è interpretato oggi come punto di transito e controllo doganale sul passaggio del bestiame transumante: significa che qui, ogni anno, salivano e scendevano greggi, e che qualcuno contava e tassava. Il fontanile di Capo d'Acqua era la loro sosta obbligata. La transumanza laziale ha lasciato su questi monti una rete di tracciati che il Parco ha ereditato, e il 692c è uno dei suoi rami meglio conservati.
I benedettini e i pellegrini di San Benedetto
Il secondo gruppo è monastico. Da Subiaco, dove Benedetto da Norcia visse l'esperienza del Sacro Speco e dove sorsero i monasteri che governarono la valle per secoli, i monaci si muovevano verso sud attraverso questi valichi. Oggi il Cammino di San Benedetto, che collega Norcia a Montecassino, passa esattamente da qui: la tappa fra Trevi nel Lazio e Collepardo sale alla cappella di Santa Maria della Portella, tocca la fonte di Capodacqua e raggiunge l'Arco di Trevi. I camminatori che incontrate con lo zaino grosso sono la continuazione contemporanea di quel transito, e la tradizione locale colloca su questo sentiero anche il passaggio di San Domenico, legato alla roccia detta inginocchiatoio.
I trebani, generazione dopo generazione
Il terzo gruppo è quello che conta di più e che nessuna guida nomina: gli abitanti di Trevi. Sono loro che hanno tenuto in piedi i muretti a secco, che hanno ricostruito l'immagine sacra ogni volta che le intemperie l'hanno distrutta, che hanno ampliato l'edicola nell'Ottocento e che nel 1986 hanno collocato la terracotta attuale. Sono loro che ogni maggio salgono all'alba cantando e che addobbano la cappella con i rami fioriti raccolti lungo il sentiero. Se la Portella è ancora un luogo e non un rudere, il merito è di una comunità di poche centinaia di famiglie, non di un ente.
Gli speleosubacquei del 2006
L'ultimo passaggio illustre è recente e non è avvenuto sul sentiero ma sotto. Il gruppo T3, con la direzione scientifica del geologo Giorgio Caramanna e la partecipazione di ricercatori dell'Università La Sapienza di Roma, ha esplorato nell'agosto del 2006 la risorgenza della Foce fino a 105 metri di profondità. Sono passati da Trevi nel Lazio con le bombole anziché con i bastoni, e hanno aggiunto al patrimonio del paese una grotta che nessuno sapeva esistesse.
Domande veloci su La portella di Trevi nel Lazio
Quanto costa visitare La portella di Trevi nel Lazio
Niente. Il sentiero è libero e gratuito, senza biglietto e senza controllo agli accessi. Gli unici costi sono il carburante o il biglietto dell'autobus e l'eventuale pranzo in paese.
Serve prenotare per il sentiero della Portella
No per il percorso libero. Sì, obbligatoriamente, per le escursioni guidate organizzate dal Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, che sono gratuite ma a posti limitati e vanno prenotate presso l'ufficio promozione e sviluppo.
Quanto dura la camminata fino all'edicola
Meno di mezz'ora di salita dal ponte di San Teodoro, altrettanto per tornare. Con la sosta all'arco, si sta comodamente in un'ora e mezza complessiva.
Quanto dura il sentiero 692c per intero
Il Parco indica 1 ora e 50 minuti per i 6,4 chilometri fino alla Strada Regionale 411, in una sola direzione. Considerate il doppio se rientrate a piedi sullo stesso tracciato.
Che difficoltà ha il percorso della Portella di Trevi nel Lazio
Il 692c è classificato T, turistico, la categoria più facile. Non ci sono passaggi esposti né tratti attrezzati. Il fondo naturale richiede comunque calzature adeguate.
Quanto dislivello si fa
Sull'intero 692c, 380 metri in salita e 127 in discesa, fra la quota minima di 689 metri e la massima di 974. Per la sola edicola il dislivello è una frazione ridotta di quel valore.
Dove si parcheggia per La portella di Trevi nel Lazio
Negli spiazzi lungo la provinciale in prossimità del ponte di San Teodoro. I posti sono pochi: nei fine settimana primaverili conviene lasciare l'auto in paese e scendere a piedi.
Si arriva alla Portella con i mezzi pubblici
Con difficoltà. Si raggiunge Subiaco con il Cotral da Ponte Mammolo e si prosegue con le corse locali per l'alta valle, poche e concentrate in fasce orarie scomode. Gli orari vanno verificati sul sito ufficiale del vettore.
Quanto dista La portella di Trevi nel Lazio da Roma
Circa un'ora e mezza di automobile dal Grande Raccordo Anulare, per l'A24, Vicovaro Mandela e la valle dell'Aniene via Subiaco.
È adatta ai bambini
Fino all'edicola sì, per bambini che camminano. Oltre l'edicola, verso il fontanile e l'Arco di Trevi, diventa un'escursione impegnativa e la sconsiglio sotto i dieci anni. Il passeggino non è utilizzabile.
È accessibile in sedia a rotelle
No. Il fondo è naturale e irregolare, con gradoni e pendenze variabili. Chi ha ridotta mobilità può raggiungere in auto il ponte di San Teodoro e visitare il centro visita del Parco in paese.
Si possono portare i cani
Il sentiero è un percorso di montagna in area protetta frequentato da fauna selvatica e attraversato da attività zootecniche: il cane va tenuto al guinzaglio. Le prescrizioni specifiche dell'area protetta vanno verificate con il Parco.
C'è acqua lungo il percorso
C'è il fontanile abbeveratoio di Capo d'Acqua, che non è una fonte controllata. Portate almeno un litro e mezzo a testa per il percorso completo.
Si può fare il bagno nell'Aniene
Nella zona della cascata di Comunacque molti lo fanno, ma si tratta di un fiume di montagna con acqua molto fredda, fondo scivoloso e portate variabili. Non ci sono servizi di sorveglianza e le condizioni cambiano rapidamente dopo le piogge.
Che cosa si vede dall'edicola della Portella
Il rione Portella della Civita, la parte alta e antica di Trevi con la rocca dei Caetani, e l'apertura della valle dell'Aniene verso Subiaco. È il punto panoramico dell'itinerario.
Che differenza c'è fra la Portella e l'Arco di Trevi
La Portella è il valico con l'edicola sacra, a poca distanza dal fondovalle. L'Arco di Trevi è la struttura megalitica in blocchi di calcare, alta sei metri, che si trova molto più in alto, nel comune di Guarcino, in fondo al sentiero 692c. Sono due monumenti diversi collegati dallo stesso percorso.
L'Arco di Trevi era un acquedotto
È l'ipotesi più antica, oggi messa in discussione. Le letture più recenti lo interpretano come punto di transito e dogana sul confine fra Equi ed Ernici, coerente con il passaggio del bestiame transumante.
Quando si tiene la festa alla Portella
La tradizione trebana lega l'edicola alla festa di Santa Croce del 3 maggio, con salita all'alba, e più in generale al pellegrinaggio di maggio. Date e programma vanno chiesti in paese o alla parrocchia, perché cambiano di anno in anno.
Il centro visita del Parco quando è aperto
Dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:30, in via E. Germani a Trevi nel Lazio. Il recapito telefonico è 0774 827221 e l'indirizzo di posta elettronica promozione.sviluppo@simbruini.it.
Si possono fare fotografie alla Portella
Sì, senza limitazioni sul sentiero. Davanti all'immagine sacra vale il buon senso: niente flash e rispetto per chi è salito a pregare e non a posare.
Che stagione conviene per La portella di Trevi nel Lazio
Da metà aprile a fine maggio e da fine settembre a inizio novembre. L'estate funziona grazie all'ombra, a patto di salire presto. L'inverno richiede attenzione al fondo scivoloso e alla neve al valico.
Il sentiero è sempre percorribile
Non necessariamente. Dopo piene e vento la rete sentieristica può presentare interruzioni. Le condizioni di accesso vanno verificate con il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini prima di partire.
Si può dormire a Trevi nel Lazio
Il paese e i borghi vicini offrono ricettività diffusa, con strutture pensate anche per i camminatori del Cammino di San Benedetto. L'elenco aggiornato si chiede al Comune o all'ufficio del Parco.
Quanto tempo serve per vedere bene la zona
Una giornata per la Portella e Comunacque. Due giorni se volete aggiungere il paese, il centro visita, l'Arco di Trevi e una puntata verso Filettino o Subiaco. La valle ripaga chi si ferma a dormire.
Un'ultima cosa. La Portella non è un luogo spettacolare, e chi ci arriva aspettandosi lo spettacolo resta tiepido. È un luogo esatto: un varco che serve a passare, una porta costruita dove la geografia l'aveva già disegnata, una comunità che da secoli ci sale in fila all'alba. Se vi interessa la montagna come fotografia, andate altrove. Se vi interessa capire come si stava insieme in un Appennino senza strade, salite al ponte di San Teodoro, prendete la mulattiera sulla destra e camminate venticinque minuti in silenzio. Poi passate sotto l'arco, e guardate il paese.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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