Museo Leonardo da Vinci – Piazza Del Popolo
Il Museo Leonardo da Vinci di Piazza del Popolo occupa la Galleria Agostiniana, cioè gli ambienti sotterranei annessi alla basilica di Santa Maria del Popolo, con ingresso in Piazza del Popolo 12, 00187 Roma (su qualche elenco ufficiale il civico compare come 12/a: è lo stesso portone, sul fianco destro della chiesa guardandola dalla piazza). Si arriva con la metropolitana linea A, fermata Flaminio - Piazza del Popolo, e da lì si attraversa la Porta del Popolo: due minuti scarsi di cammino. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00, con ultimo ingresso alle 19.15. Il biglietto intero costa 14 euro; il ridotto costa 12 euro e vale per studenti, over 65, ragazzi dai 6 ai 17 anni e possessori di Roma Pass; le formule famiglia (due adulti con due o tre bambini) e i gruppi da dieci persone in su pagano 10 euro a testa. Non serve prenotare: si acquista in cassa, in contanti o con le principali carte, oppure online sul canale di vendita che il museo autorizza e indica sul proprio sito ufficiale, senza costi aggiuntivi di prenotazione. Il numero di telefono è +39 06 3200144, quello per gruppi e scuole è 06 88816182, l'indirizzo di posta è info@museodavinci.it e il sito è museodavinci.it. Un avvertimento che conta più di tutti gli altri: il percorso è interamente sottoterra e si raggiunge per scale, quindi non è accessibile alle persone in sedia a rotelle; chi ha difficoltà motorie telefoni prima.
Il museo è privato e si trova in immobile ecclesiastico: la MIC Card non vale, perché quella tessera copre soltanto il sistema dei Musei Civici di Roma Capitale, e nemmeno le domeniche gratuite statali hanno effetto qui. Il Roma Pass dà diritto alla tariffa ridotta, non all'ingresso libero. Chi vuole inquadrare la visita in una giornata più larga trova il resto della zona nella pagina di Piazza del Popolo e nell'indice generale delle attrazioni turistiche di Roma.

Dove si trova il Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo e come ci si arriva
La confusione nasce dal nome. A Roma esistono tre esposizioni dedicate a Leonardo, tutte legittime, tutte aperte, tutte diverse fra loro, e chi cerca su una mappa il generico museo di Leonardo finisce regolarmente dalla parte sbagliata della città . Quella di cui si parla qui è la più centrale delle tre: si entra da Piazza del Popolo, non da via della Conciliazione e non da piazza della Cancelleria. Se avete comprato un biglietto online, guardate l'indirizzo stampato prima di incamminarvi. Ne ho visti troppi risalire trafelati da via della Conciliazione con quaranta minuti di ritardo e un'espressione che non auguro a nessuno.
L'indirizzo e l'ingresso del Museo Leonardo da Vinci
Piazza del Popolo 12. Il portone è incassato nel fianco destro della basilica di Santa Maria del Popolo, quella che chiude l'angolo nord-est della piazza accanto alla Porta del Popolo. Non cercate un edificio autonomo con una facciata da museo: non esiste. La Galleria Agostiniana è un ambiente ricavato negli spazi conventuali degli agostiniani, e dall'esterno si annuncia con poco più di un'insegna e di una locandina. Superata la biglietteria si scende, e la temperatura cala di qualche grado anche ad agosto. È l'unico museo del centro storico dove d'estate si entra per il fresco e ci si resta per Leonardo.
Con la metropolitana e con i mezzi di superficie
La fermata è Flaminio - Piazza del Popolo, linea A, uscita sul piazzale Flaminio: si esce, si guarda la Porta del Popolo davanti a sé, la si attraversa e si è arrivati. Sono centoventi metri. Sul piazzale Flaminio arriva anche il tram 2, che scende da Piazza Mancini lungo via Flaminia e serve tutto il quartiere fino all'Auditorium Parco della Musica: se venite dal nord della città è la soluzione più comoda. Sul piazzale e sui lungotevere adiacenti transitano diverse linee di autobus urbane; conviene controllare il percorso aggiornato sull'applicazione dell'azienda di trasporto, perché nel Tridente le deviazioni per manifestazioni e cortei sono frequenti e la piazza viene chiusa al traffico con un preavviso che spesso è di poche ore.
A piedi dal Tridente, in dieci minuti o meno
Da Piazza di Spagna al Museo Leonardo da Vinci si cammina cinque minuti buoni per via del Babuino, la strada degli antiquari, e si arriva senza mai perdere l'orientamento. Dalla Fontana di Trevi sono venti minuti a passo di turista. Dall'Ara Pacis e dal Mausoleo di Augusto una decina, risalendo via di Ripetta. Da Villa Borghese si scende dal Pincio con le rampe del Valadier e si sbuca proprio davanti alla basilica: è la discesa più bella della città , e per chi arriva dal parco è il modo giusto di presentarsi in piazza. Le tre strade del Tridente, via del Corso, via del Babuino e via di Ripetta, partono tutte da qui: il museo è il punto zero di qualunque passeggiata nel centro nord.
Orari, biglietti e prezzi del Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Sono i dati che la gente cerca per primi e che invecchiano più in fretta, quindi li scrivo per esteso e senza giri di parole.
Gli orari del Museo Leonardo da Vinci
Apertura tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00, ultimo ingresso alle 19.15. In passato il museo ha praticato un orario stagionale più lungo nei mesi caldi, e qualche elenco istituzionale riporta ancora quella articolazione: prima di programmare una visita serale in luglio conviene una verifica sul sito ufficiale o una telefonata. L'unica chiusura annuale dichiarata è il 25 dicembre. Il fatto che apra anche il lunedì, giorno in cui a Roma chiudono in blocco la Galleria Borghese, Palazzo Barberini e mezza città , lo rende una delle poche carte giocabili all'inizio della settimana.
Quanto costa il biglietto del Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Intero 14 euro. Ridotto 12 euro per studenti, over 65, ragazzi dai 6 ai 17 anni e titolari di Roma Pass. Formula famiglia con due adulti e due bambini, oppure due adulti e tre bambini: 10 euro a persona. Gruppi da dieci partecipanti in su: 10 euro a persona. Sono cifre che collocano il museo nella fascia media dei musei privati romani: costa più di una chiesa, ovviamente, e meno di quasi tutte le mostre immersive che si aprono e si chiudono lungo il Corso nel giro di una stagione. Le eventuali gratuità per i più piccoli e le condizioni esatte delle formule famiglia vanno confermate in biglietteria, perché le soglie di età cambiano nel tempo.
Le card di Roma: quali valgono al Museo Leonardo da Vinci
La MIC Card non vale, e vale la pena spiegare perché, visto che è la domanda che ricevo più spesso in piazza. La MIC è la tessera annuale da cinque euro riservata a chi risiede o studia nella Città metropolitana di Roma Capitale, e apre soltanto i musei civici: Musei Capitolini, Ara Pacis, Museo di Roma, Centrale Montemartini, i musei di Villa Torlonia e compagnia. Il Museo Leonardo da Vinci non è un museo civico, non è statale, è un'iniziativa privata ospitata in spazi che appartengono alla comunità religiosa: nessuna tessera pubblica lo copre. Il Roma Pass, che è una card turistica a pagamento, dà diritto alla riduzione a 12 euro, non alla gratuità . Le domeniche gratuite del Ministero della cultura riguardano i musei statali e qui non producono alcun effetto. Chi arriva convinto del contrario si arrabbia in cassa: meglio saperlo prima.
Come si acquista il biglietto
Alla cassa del museo, in contanti o con le principali carte di credito, senza prenotazione. Oppure online, attraverso il canale di vendita che il museo autorizza e indica sul proprio sito ufficiale, senza costi di prevendita. Il consiglio pratico: se andate in una mattina qualsiasi di stagione bassa, comprate in loco e risparmiate un passaggio. Se andate in un sabato di aprile, in un ponte o durante le vacanze di Natale, il biglietto anticipato vi evita una fila che si forma in uno spazio stretto, all'aperto, senza tettoia. In Piazza del Popolo, quando piove, non c'è dove ripararsi.
Che cos'è davvero il Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
È un museo di modelli, e chi lo capisce prima di entrare ne esce contento. Non ci sono opere autografe di Leonardo: nessun disegno originale, nessun codice originale, nessuna tavola dipinta di sua mano. In Italia i fogli di Leonardo si vedono all'Ambrosiana di Milano, alla Biblioteca Reale di Torino, al Castello Sforzesco, alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, e vengono esposti con parsimonia perché la carta del Cinquecento non tollera la luce. Qui si vede un'altra cosa: la traduzione tridimensionale dei disegni, costruita in legno, corda, ferro e ottone da artigiani italiani che hanno lavorato sui facsimile dei manoscritti. Oltre cinquanta modelli, in scala o a grandezza naturale, molti dei quali si toccano e si azionano.
Questa è la ragione per cui il museo funziona con i ragazzi e delude chi arriva sperando nella Gioconda. Leonardo, in queste sale, non è il pittore: è l'ingegnere che smonta un problema in parti e disegna il meccanismo. Le sezioni coprono l'ingegneria civile, il cantiere, le macchine da guerra, l'idraulica, il volo, l'ottica, l'anatomia. Le tavole esplicative sono in italiano e in inglese, con opuscoli di traduzione in francese, tedesco, spagnolo e russo; l'audioguida, disponibile a parte, propone approfondimenti biografici, artistici e scientifici in sette lingue, italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese, tedesco e russo. Cinque codici leonardeschi sono riprodotti fedelmente e si possono sfogliare con gli occhi pagina per pagina. Ci sono pannelli didattici illustrativi, tavole anatomiche, disegni e dipinti riprodotti a grandezza naturale, postazioni multimediali e sale video con documentari divulgativi.
Negli ultimi anni l'allestimento si è arricchito di una componente digitale che nel percorso originale non esisteva: un'installazione interattiva dedicata all'Uomo Vitruviano e un'esperienza di realtà virtuale che fa sorvolare la Firenze rinascimentale, ampliata rispetto alla prima versione. C'è anche uno spazio di studio artistico dove ci si siede a disegnare. La combinazione fra il modello di legno che si tocca con le mani e il visore che si allaccia in testa è il tratto distintivo dell'attuale visita.
Chi gestisce il Museo Leonardo da Vinci di Piazza del Popolo
Il museo è ideato, allestito e gestito nell'ambito del gruppo Grande Experiences, la società di esperienze immersive che lo elenca fra le proprie sedi permanenti insieme alle strutture australiane e statunitensi del proprio circuito, e che per la sede romana annuncia la nuova installazione interattiva sull'Uomo Vitruviano e l'ampliamento del volo virtuale. La ragione sociale italiana che compare sui documenti fiscali fa capo allo stesso gruppo. Non è un dettaglio burocratico: spiega perché il taglio dell'esposizione sia quello dello spettacolo didattico internazionale, con testi bilingui, percorso a senso unico e forte componente audiovisiva, e non quello del museo scientifico universitario.
Le tre esposizioni leonardesche di Roma, senza confonderle
Vale la pena mettere ordine, perché la sovrapposizione dei nomi produce più equivoci di qualunque altra cosa in questa città . In Piazza del Popolo si trova il Museo Leonardo da Vinci, nella Galleria Agostiniana. A piazza della Cancelleria, dentro il palazzo rinascimentale che la tradizione critica ha a lungo accostato a Bramante, si tiene la Mostra di Leonardo da Vinci, dedicata al genio e alle invenzioni con le grandi macchine interattive. In via della Conciliazione 19, a due passi da San Pietro, apre le porte il Leonardo da Vinci Experience, con un taglio più multimediale. Tre biglietti distinti, tre gestioni distinte, tre percorsi che si somigliano nella materia e differiscono nell'allestimento. Se dovete sceglierne uno solo e siete in centro nord, questo; se avete bambini piccoli e siete già al Vaticano, quello della Conciliazione; se vi interessa anche il contenitore architettonico, la Cancelleria vince a mani basse.
La Galleria Agostiniana: il luogo prima del museo
Un museo di macchine rinascimentali sotto il pavimento di una basilica non è un'idea di marketing: è il risultato di una vicenda urbanistica lunga otto secoli, e conoscerla cambia la visita.
Gli agostiniani, Sisto IV e il convento di Santa Maria del Popolo
Gli eremitani di Sant'Agostino officiano questa chiesa dalla metà del Duecento: prima la congregazione toscana, poi, dal 1472, quella lombarda. Nel 1472 papa Sisto IV della Rovere avviò la ricostruzione integrale della basilica, portata a termine nel 1477 con la direzione di Giovannino de' Dolci, e insieme alla chiesa crebbe il convento, con chiostro, dormitori, refettorio, biblioteca e orti che scendevano fino alle mura. Il chiostro quattrocentesco fu poi rimaneggiato in ambito bramantesco fra gli anni Settanta del Quattrocento e i primissimi del Cinquecento, negli stessi anni in cui Bramante lavorava per Giulio II alla nuova abside della chiesa. Era, per dimensioni e prestigio, uno dei complessi religiosi maggiori del Campo Marzio settentrionale.
L'amputazione ottocentesca e il perché il museo è sottoterra
Poi arrivò Giuseppe Valadier. Dal 1811 la demolizione dei chiostri conventuali aprì il cantiere che avrebbe prodotto la piazza ellittica che conosciamo e le rampe di risalita al Pincio; i lavori si concentrarono soprattutto fra il 1818 e il 1821, e proseguirono con le sistemazioni successive. Il materiale di spoglio dei chiostri quattrocenteschi finì riutilizzato negli arredi decorativi della Casina e del belvedere sul colle. Al convento restò un edificio neoclassico assai più modesto, e gli antichi ambienti di servizio, in gran parte interrati, sopravvissero come cantine, magazzini, depositi. Sono quelli. La Galleria Agostiniana, che negli anni Dieci e Venti del nostro secolo ha ospitato anche mostre di arte contemporanea, è la seconda vita di quegli ambienti: volte in muratura, ambienti bassi e larghi, nessuna luce naturale. Un museo che lavora con proiezioni, visori e faretti puntati sui modelli non poteva trovare contenitore migliore, e la basilica ha trovato un modo per far fruttare metri quadrati altrimenti muti. È un patto fra un ordine mendicante del Duecento e un'azienda di allestimenti del Duemila: raccontatelo a tavola e fate bella figura.

La visita sala per sala del Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Il percorso è a senso unico, diviso per aree tematiche che ricalcano gli interessi di Leonardo. Lo descrivo nell'ordine in cui lo si incontra, avvertendo che gli allestimenti temporanei possono spostare qualche modello: la struttura complessiva, però, è stabile da anni.
L'ingresso, la biografia e i codici riprodotti
La prima area è di ambientazione: una linea del tempo che porta il visitatore dal 15 aprile 1452, quando Leonardo nasce ad Anchiano, presso Vinci, figlio illegittimo del notaio ser Piero e di una donna di condizione modesta, fino al 2 maggio 1519, quando muore ad Amboise, in Turenna, nel maniero di Cloux che il re di Francia gli aveva assegnato. In mezzo ci sono Firenze e la bottega del Verrocchio, i diciassette anni milanesi al servizio di Ludovico il Moro, la fuga del 1499, Mantova, Venezia, il servizio presso Cesare Borgia come ingegnere militare, il ritorno a Firenze, il secondo periodo milanese sotto i francesi, i tre anni romani e infine la Francia.
Qui compaiono i cinque codici leonardeschi riprodotti fedelmente, ed è la vetrina che consiglio di guardare con calma perché spiega tutto il resto. Leonardo non scrisse mai un trattato compiuto: lasciò migliaia di fogli sciolti, riempiti con la sua celebre scrittura speculare, da destra a sinistra, che si legge allo specchio. Alla sua morte li lasciò all'allievo Francesco Melzi, che li custodì con devozione; dopo la morte di Melzi la raccolta fu smembrata e dispersa in mezza Europa. Oggi il Codice Atlantico è alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, il Codice sul volo degli uccelli alla Biblioteca Reale di Torino, i Codici di Madrid alla Biblioteca Nacional de España, il Codice Trivulziano al Castello Sforzesco, i manoscritti dalla A alla M all'Institut de France di Parigi, il Codice Arundel alla British Library, i fogli anatomici alla Royal Collection di Windsor, il Codice Leicester in mani private. Chi vuole vedere gli originali deve mettere in conto un giro d'Europa e la fortuna di beccare un'esposizione temporanea: i facsimile che si sfogliano con gli occhi in questa sala sono, per quasi tutti, l'unico contatto possibile con quelle pagine.
La mia opinione, poco popolare: questa è la sala che i visitatori attraversano più in fretta ed è la più importante. Senza capire che l'opera di Leonardo è un archivio disordinato e non un libro, tutto il resto del museo diventa una fiera di giocattoli belli.
Le macchine da cantiere e l'ingegneria civile
Si entra nel vivo con la sezione dell'ingegneria civile, e qui il legno domina. Gru girevoli, argani, martinetti a vite, viti senza fine, paranchi differenziali, la macchina per il sollevamento di grandi pesi, il verricello a ruota dentata. Leonardo studiò queste macchine da giovane, a Firenze, guardando i congegni che Filippo Brunelleschi aveva progettato per la cupola di Santa Maria del Fiore: la bottega del Verrocchio lavorò alla palla di bronzo che nel 1471 fu issata sulla lanterna, e il ragazzo che disegnava argani in quegli anni aveva il cantiere sotto gli occhi. Nei modelli si vede benissimo il punto: Leonardo non inventa la gru, scompone il problema del sollevamento e ne riprogetta gli organi, moltiplicando la forza con la riduzione dei rapporti.
Sono modelli che si azionano. Girate le manovelle, tirate le corde, contate i denti degli ingranaggi. Se avete ragazzi delle medie, questa è la sala in cui si accendono, e ci si può fermare venti minuti senza accorgersene. Se invece siete arrivati per la pittura, avvertimento leale: la pittura arriva alla fine, e non è autografa.
Le macchine belliche di Leonardo
La sezione delle armi è la più spettacolare e la più fraintesa. Ci sono il carro coperto con le ruote mosse da manovelle, quello che i manuali chiamano impropriamente carro armato, i mortai a tiro parabolico, la balestra gigante, il carro falcato con le lame rotanti, l'organo a canne di fucile con le batterie di bocche da fuoco montate su un supporto girevole per sparare a raffiche alternate mentre l'altra fila si raffredda, la scala d'assalto e i sistemi per ribaltarla dalle mura. Molti di questi progetti compaiono nella famosa lettera con cui, intorno al 1482, Leonardo si offrì a Ludovico Sforza: un curriculum in dieci punti in cui si presentava anzitutto come ingegnere militare, e solo nell'ultimo capoverso ricordava di saper dipingere e scolpire quanto qualunque altro.
Il fraintendimento riguarda la loro efficacia. Quasi nessuna di queste macchine fu mai costruita, e diverse non avrebbero funzionato: il carro coperto, per esempio, con la trasmissione disegnata sul foglio avrebbe girato le ruote in senso opposto. Che sia un errore di trascrizione, un depistaggio volontario o una svista, è discusso da un secolo. Il museo ha il buon gusto di non spacciare questi congegni per invenzioni operative, e il visitatore che li guarda come esercizi di immaginazione meccanica ne ricava molto di più di chi cerca il primato tecnologico a tutti i costi.
Le macchine volanti e il sogno del volo
L'area del volo è quella che tutti fotografano. C'è l'ornitottero con le ali battenti mosse dalla forza muscolare, l'ala meccanica che riproduce l'articolazione dell'ala del pipistrello, la vite aerea che i divulgatori chiamano antenato dell'elicottero, il paracadute a pianta piramidale, l'anemometro, l'igrometro, i modelli tratti dagli studi sul volo degli uccelli. La vite aerea compare nel Manoscritto B conservato all'Institut de France, disegnata verso la fine degli anni Ottanta del Quattrocento; il paracadute piramidale è un abbozzo del Codice Atlantico accompagnato da poche righe che promettono di potersi gettare da qualsiasi altezza senza danno. Ricostruzioni moderne in tela e legno hanno mostrato che quella forma piramidale, che a occhio sembra assurda, scende in modo stabile.
Il vero contenuto scientifico di questa sezione, però, non sono i congegni: è l'osservazione. Leonardo passò anni a guardare i rapaci sopra le colline toscane e a descrivere, con precisione che nessuno raggiungerà prima dell'Ottocento, come l'aria si comporti sotto e sopra la superficie alare, come l'uccello corregga l'assetto con la coda, come sfrutti le correnti ascensionali senza battere le ali. Aveva capito che il problema del volo è un problema di fluidi, non di braccia. Poi provò a risolverlo con le braccia, perché non aveva un motore. Il fallimento è nobile e istruttivo.
L'acqua, i ponti e i meccanismi
La sezione idraulica è la più sottovalutata del Museo Leonardo da Vinci e, per un ingegnere, la più seria. Qui trovate la vite di Archimede applicata al sollevamento dell'acqua, le ruote idrauliche, le paratoie a becco per le chiuse dei canali, la draga, gli scafandri e i galleggianti per camminare sull'acqua, il battello a pale. Le paratoie a due ante che si chiudono ad angolo per la spinta stessa dell'acqua, sistema che Leonardo studiò e applicò ai navigli lombardi, sono un'idea che regge ancora oggi in ogni conca di navigazione del mondo. È la sua invenzione più concretamente sopravvissuta, e nel museo occupa una vetrina piccola davanti alla quale non si ferma quasi nessuno.
Accanto, la meccanica pura: il cuscinetto a sfere, il giunto cardanico, la trasmissione a cinghia, il rocchetto e la lanterna, il rapporto di riduzione, la molla a spirale con il fusée per compensare la perdita di forza mentre si scarica. E poi il carro semovente a molle, il congegno che una parte della critica considera il primo progetto documentato di veicolo a propulsione autonoma e che qualcuno chiama, con una punta di forzatura, il primo automa programmabile della storia. Il modello si vede, la molla si carica, il carro parte. Ai bambini fa lo stesso effetto di un razzo.
Le tavole anatomiche e lo studio del corpo
Le tavole anatomiche e i bozzetti sull'anatomia umana costituiscono la sezione più silenziosa del percorso, e chi la salta perde la parte in cui Leonardo è meno leggendario e più moderno. Le sue dissezioni, condotte fra Firenze, Milano e Roma, produssero centinaia di fogli in cui il corpo è visto in sezione, in trasparenza, in vista multipla, con il metodo che oggi chiameremmo del disegno tecnico applicato all'organismo. Studiò il cuore e le sue valvole con una precisione che la medicina riconoscerà solo nel Novecento, ipotizzò il moto vorticoso del sangue nel bulbo aortico, disegnò il feto nell'utero, la colonna vertebrale, i muscoli della spalla, il cranio in sezione sagittale.
Il metodo era spregiudicato e gli costò caro. Giorgio Vasari, nelle Vite, racconta che negli anni romani un artigiano tedesco della sua cerchia lo denunciò al papa accusandolo di pratiche empie e che a Leonardo fu proibito l'accesso alle salme dell'ospedale di Santo Spirito in Sassia. Vasari scrive a decenni di distanza e la vicenda va presa come tradizione biografica, non come atto documentale; ma il clima che descrive è verosimile e spiega perché lo studio anatomico si interruppe. Guardate le tavole con attenzione: la mano che ha disegnato quei fasci muscolari è la stessa che ha dipinto il panneggio della Vergine delle Rocce.
I dipinti riprodotti a grandezza naturale
Il museo espone riproduzioni a grandezza naturale dei dipinti maggiori: la Gioconda del Louvre, la Vergine delle Rocce nelle sue due redazioni, la Dama con l'ermellino, l'Annunciazione degli Uffizi, la Sant'Anna. Sono riproduzioni, e il museo non finge il contrario. La loro funzione qui è comparativa: messe in fila, permettono di seguire l'evoluzione dello sfumato, la tecnica per cui i contorni si dissolvono in passaggi di velature sottilissime, senza linea di confine fra la figura e l'aria. Leonardo lo teorizza nei suoi appunti dicendo che le cose lontane devono apparire confuse come le vede l'occhio, e che il pittore deve dipingere l'atmosfera fra sé e l'oggetto.
Opinione netta: non venite qui per i quadri. Se la pittura di Leonardo è quello che cercate, il biglietto da comprare è quello di un aereo per Parigi o per Cracovia. Venite qui per capire come lavorava la testa che quei quadri li ha prodotti, e i quadri appesi alle pareti torneranno utili come termine di paragone.
L'Ultima Cena e l'Uomo Vitruviano al Museo Leonardo da Vinci
Due postazioni video approfondiscono le due opere che più di ogni altra sono diventate segni universali. L'Ultima Cena fu dipinta fra il 1495 e il 1498 sulla parete del refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano, per commissione di Ludovico il Moro. Leonardo rifiutò l'affresco, che impone di dipingere in giornata sull'intonaco fresco e non consente ripensamenti, e lavorò a secco con una tecnica mista sperimentale che gli permetteva di tornare sui volti quante volte volesse. Fu una scelta artisticamente coerente e tecnicamente rovinosa: il colore cominciò a distaccarsi già nei primi decenni del Cinquecento, e da allora la storia dell'opera è la storia dei suoi restauri, l'ultimo dei quali, durato oltre vent'anni, si concluse nel 1999.
L'Uomo Vitruviano, disegnato intorno al 1490 e conservato alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, traduce in figura un passo del terzo libro del De architectura di Vitruvio sulle proporzioni del corpo umano iscritto nel cerchio e nel quadrato. Vitruvio pone il problema, Leonardo lo risolve con l'artificio di due posizioni sovrapposte, braccia e gambe divaricate e no, e con un centro diverso per le due figure geometriche: l'ombelico per il cerchio, il pube per il quadrato. È il disegno più riprodotto della storia dell'arte occidentale e finisce sulle monete da un euro italiane. Al museo di Piazza del Popolo, oggi, gli è dedicata anche un'installazione interattiva di nuova realizzazione, che permette di manipolare la figura invece di guardarla.
La sala immersiva e la realtà virtuale al Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
La parte audiovisiva è quella che negli ultimi anni è cresciuta di più. Una sala multimediale conduce dentro la vita e la mente di Leonardo con proiezioni di grande formato, e un'esperienza di realtà virtuale con visore fa sorvolare la Firenze rinascimentale come se si fosse a bordo di una delle macchine che il maestro disegnò senza mai vederle staccare da terra. È un pezzo di spettacolo, dichiaratamente, e va preso per quello che è: non insegna nulla che i modelli di legno non insegnino meglio, ma fa quello che nessun modello di legno può fare, cioè restituire il punto di vista. Guardare Firenze dall'alto delle colline, con il Duomo appena terminato, è un modo per capire perché quell'uomo fosse ossessionato dall'idea di alzarsi in aria.
Regola pratica: chi soffre di vertigini o di cinetosi si sieda, tolga il visore se sente fastidio e non faccia l'eroe. E chi porta bambini molto piccoli valuti: il visore su una testa di quattro anni non ha molto senso.
Lo studio artistico e le postazioni didattiche
Verso la fine del percorso il museo mette a disposizione uno spazio dove sedersi a disegnare, e non è un riempitivo. Leonardo raccomandava all'allievo di disegnare ogni giorno, di portare sempre un taccuino, di annotare le figure viste per strada, i gesti, le deformità , le espressioni della collera e del riso. Uno spazio in cui si prende una matita in mano dentro un museo di Leonardo è coerente con quello che Leonardo diceva, e mi risulta che sia anche il punto in cui le famiglie si fermano più a lungo. Nelle vicinanze trovano posto i pannelli didattici illustrativi e le postazioni multimediali con gli approfondimenti tematici.
Le lingue, le audioguide e i materiali del Museo Leonardo da Vinci
Le tavole in sala sono in italiano e in inglese. Per francese, tedesco, spagnolo e russo il museo mette a disposizione opuscoli con la traduzione integrale delle stesse tavole, che si ritirano all'ingresso. L'audioguida, a noleggio separato, aggiunge un livello di lettura in sette lingue con approfondimenti biografici, artistici e scientifici. La mia raccomandazione dipende dal tipo di visitatore: se venite con figli sotto i dodici anni, lasciate perdere l'audioguida e leggete voi le tavole ad alta voce, perché il percorso è tattile e le mani impegnate a reggere un apparecchio non azionano le manovelle; se venite da soli o in coppia e avete un interesse reale per la storia della tecnica, prendetela, perché i testi in parete sono per forza sintetici e l'ascolto colma diversi vuoti.
Leonardo a Roma: i tre anni al Belvedere
C'è un capitolo che rende meno arbitrario un museo leonardesco a Roma, e vale la pena raccontarlo per intero perché quasi nessuno lo conosce. Leonardo visse in questa città dalla fine del 1513 al 1516, in un appartamento del Belvedere, il palazzetto di Innocenzo VIII che Bramante stava collegando ai palazzi vaticani con il grande cortile. Lo aveva chiamato Giuliano de' Medici, duca di Nemours, fratello minore del papa Leone X, il primo pontefice mediceo, eletto nel marzo di quell'anno. Leonardo aveva sessantuno anni, la reputazione di uomo geniale e incostante, e una carriera che a Firenze e a Milano si era chiusa senza una sistemazione stabile.
Furono anni strani. La corte romana era occupata da Raffaello, che affrescava le Stanze e dirigeva la fabbrica di San Pietro, e da Michelangelo, reduce dalla volta Sistina. Leonardo non ricevette commissioni pittoriche di rilievo. Si occupò di studi sugli specchi ustori, di geometria, di idraulica, di progetti per il prosciugamento delle Paludi Pontine, di anatomia all'ospedale di Santo Spirito, di macchine per la coniazione, di apparati per feste. Costruì, secondo il racconto di Vasari, animali di cera gonfiati d'aria che volavano per la stanza e una lucertola con ali e corna che spaventava chiunque entrasse. Alla morte di Giuliano de' Medici, nel marzo del 1516, perse il protettore. Accettò allora l'invito di Francesco I di Francia e partì con Melzi e Salaì portando con sé i suoi fogli e alcune tavole, fra cui, secondo la ricostruzione più accreditata, la Gioconda.
Roma, dunque, lo ebbe. Lo ebbe stanco, sospettoso, dedito a ricerche che non producevano opere, e lo lasciò andare. Un museo che ricostruisce le sue macchine a settecento metri dal Tevere, dentro un convento del Quattrocento, non è quindi un capriccio commerciale: è il risarcimento tardivo di una città che con Leonardo vivo non seppe cosa fare.
Una curiosità su Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
La curiosità vera non riguarda le macchine: riguarda il pavimento sopra la vostra testa. Mentre girate le manovelle degli argani, a pochi metri di distanza in verticale si trovano due delle tele più importanti della pittura europea, la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro che Caravaggio dipinse fra il 1600 e il 1601 per la cappella Cerasi, e la cappella che Raffaello progettò a partire dal 1513 per il banchiere senese Agostino Chigi, con la cupola a mosaico che raffigura il Creatore fra i pianeti e i loro angeli. Un piano più sotto: modelli di legno azionati da bambini in gita.
Non c'è, in tutta Roma, un'altra sovrapposizione verticale così densa di storia dell'arte. E c'è un dettaglio che rende la coincidenza quasi impertinente: le date. Raffaello riceve la commissione della cappella Chigi nel 1513, lo stesso anno in cui Leonardo si trasferisce a Roma; nel 1513 e 1514 i due sono nella stessa città , entrambi al servizio del cerchio mediceo, uno al Belvedere a studiare specchi ustori e l'altro a un chilometro di distanza a progettare una cappella funeraria per il banchiere più ricco d'Europa. Raffaello ha trent'anni ed è l'uomo del momento; Leonardo ne ha sessantuno ed è una leggenda che nessuno sa più impiegare. Cinque secoli dopo, in quello stesso isolato, il vecchio ha il museo e il giovane ha la cappella.
Seconda curiosità , di ordine molto diverso e utile in pratica: nel museo si tocca. In una città dove il patrimonio è quasi tutto dietro un cordone, un plexiglass o un allarme, la Galleria Agostiniana è uno dei pochissimi luoghi centrali dove a un bambino si può dire di mettere le mani su quello che vede senza doverlo richiamare tre secondi dopo. Chi accompagna gruppi scolastici sa quanto valga.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Che non è accessibile. Lo scrivo in chiaro perché è l'informazione che manca nella maggior parte delle pagine che promuovono il museo, e perché una persona in sedia a rotelle che arriva fin qui, compra il biglietto e scopre la scala ha perso tempo, soldi e umore. Il percorso si sviluppa negli ambienti interrati e vi si accede per gradini: non esiste, allo stato attuale, un itinerario alternativo. Chi ha una mobilità ridotta ma cammina, chi usa un bastone, chi ha problemi di respirazione o di equilibrio, chiami il museo prima di muoversi e chieda quanti scalini ci sono e se esiste un corrimano. In una città dove il livello del suolo antico è sempre quattro metri sotto quello moderno, questo è un problema strutturale, non una disattenzione di chi gestisce.
Seconda cosa che non vi dice nessuno: la spinta commerciale sui tre musei leonardeschi romani è tale che una parte consistente dei biglietti venduti online da intermediari generici arriva a chi crede di aver prenotato per un altro indirizzo. Comprate sul canale indicato dal sito ufficiale del museo, e controllate che sull'ordine di conferma ci sia scritto Piazza del Popolo. È una noia da trenta secondi che evita una mattinata sprecata.
Terza, e riguarda il tempo: il museo è più piccolo di quanto le fotografie promozionali facciano immaginare. Non è la Domus Aurea, non è un percorso da mezza giornata. Chi lo visita con la testa lucida ne esce dopo un'ora, un'ora e mezza se azionando tutti i modelli e guardando i video per intero. Programmarci sopra tre ore significa arrivare in ritardo all'appuntamento successivo di senso opposto, cioè in anticipo e con l'aria di chi non sa cosa fare.
Il consiglio che ti do per visitare Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Andateci a metà mattina di un giorno feriale, verso le dieci e mezza, e non come tappa isolata: fatelo diventare il primo tempo di una giornata verticale, dal sottosuolo al belvedere. Un'ora e mezza abbondante nelle sale sotterranee, poi si risale in piazza, si entra nella basilica di Santa Maria del Popolo, che è a tre metri dall'uscita e non costa nulla, e si guardano Caravaggio, Raffaello, Pinturicchio e Bernini. Poi si prendono le rampe del Valadier, si sale al Pincio e ci si affaccia sulla terrazza. Se avanza fiato si prosegue nel parco di Villa Borghese. Sono quattro secoli e mezzo di storia in un raggio di quattrocento metri, con una sola salita.
Il consiglio operativo, poi, riguarda la sequenza dentro il museo, e va contro l'istinto. La tentazione è di correre alle macchine volanti, che sono le più fotogeniche, e di lasciare per ultima la vetrina dei codici. Fate il contrario: dedicate i primi dieci minuti ai facsimile, provate a leggere due righe di scrittura speculare, guardate come su un solo foglio convivano un ingranaggio, un profilo di vecchio, una lista della spesa e un pensiero sull'anima. Da quel momento in poi ogni modello di legno smette di essere un oggetto e diventa la conseguenza di una pagina. È la differenza fra una visita e una passeggiata.
Ultimo consiglio, contro corrente rispetto a quasi tutte le guide: se avete un solo pomeriggio a Roma e non siete appassionati di storia della tecnica, non venite. Il museo è ottimo per quello che è, ma con ventiquattro ore in questa città ci sono priorità che non ammettono discussione. Se invece siete a Roma per tre giorni o più, se avete ragazzi fra gli otto e i sedici anni, se piove, se è lunedì e mezza città è chiusa, se siete già stati tre volte nei musei maggiori, allora è una delle scelte migliori del centro storico.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Piazza del Popolo sia stata per secoli il luogo delle esecuzioni capitali di Roma è cosa nota a chiunque abbia letto due pagine sulla città . Quello che si cita di rado è la meccanica dell'evento e la sua ordinarietà . Nello Stato Pontificio le esecuzioni erano pubbliche, annunciate, frequentate come spettacoli. Il boia più celebre, Giovanni Battista Bugatti, per tutti Mastro Titta, esercitò dal 1796 al 1864 e nelle sue memorie sono censite oltre cinquecento esecuzioni. Abitava in Trastevere e attraversava il ponte solo nei giorni di lavoro, tanto che a Roma nacque il modo di dire secondo cui Mastro Titta passa il ponte, cioè si ammazza. La piazza dove sorge il Museo Leonardo da Vinci era uno dei palcoscenici principali di quelle giornate, insieme a piazza del Ponte, a piazza dei Cerchi e al campo dei Fiori.
Il testimone più illustre fu Lord Byron. Nel maggio del 1817, durante il suo soggiorno romano, il poeta assistette alla decapitazione di tre condannati e ne scrisse al proprio editore londinese in una lettera famosa, descrivendo lo sgomento e il tremore che lo colse, la ghigliottina di modello francese introdotta nello Stato della Chiesa, il contegno dei condannati, il rito del confortatorio. La ricostruzione corrente colloca quella scena proprio in Piazza del Popolo. È utile ricordarlo quando si esce dal museo con la testa piena di ingranaggi rinascimentali: il selciato che si attraversa per andare al bar ha una memoria assai meno gentile.
E c'è un secondo fatto risaputo che quasi nessuno collega a questo indirizzo: il convento sotto il quale si visita il museo fu smontato, letteralmente, per fare posto alla bellezza della piazza. Quella scenografia che tutti fotografano è nata dalla demolizione dei chiostri quattrocenteschi degli agostiniani, iniziata nel 1811, e dal riutilizzo delle loro pietre negli arredi del Pincio. La piazza più armoniosa di Roma è stata pagata da una comunità religiosa con il proprio patrimonio edilizio: quello che il visitatore percorre oggi sottoterra è ciò che dell'antico complesso si è salvato perché nessuno lo vedeva.
La foto giusta da fare a Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Dentro, la fotografia che vale è una sola e non è quella dell'ornitottero. È la mano di un bambino sulla manovella dell'argano, con il modello di legno sfocato dietro. Le macchine, fotografate frontalmente e da sole, in una sala scura e con luce artificiale, vengono male: fondo nero, legno bruciato dai faretti, nessuna scala di riferimento. Quello che rende leggibile l'immagine è il corpo umano accanto, che dà misura e racconta il gesto. Mettetevi con la luce del faretto di tre quarti, appoggiate i gomiti se non avete un treppiede (che comunque negli spazi stretti è scomodo e poco cortese verso gli altri), scendete con i tempi e alzate la sensibilità : l'illuminazione è bassa e il flash appiattisce tutto. Verificate in biglietteria se ci sono limitazioni alle riprese e rispettate il divieto nelle sale con proiezioni.
Fuori, invece, la fotografia giusta è quella che quasi nessuno fa. Tutti scattano dall'obelisco verso le chiese gemelle, con il risultato che la cartolina di Piazza del Popolo esiste già in dieci milioni di copie. La foto che vi consiglio è dal lato opposto: mettetevi sotto il fianco della basilica, quello in cui si apre il portone del museo, e inquadrate insieme l'insegna del Museo Leonardo da Vinci e il muro laterale della chiesa che lo sovrasta. In un solo scatto avete il Quattrocento sistino e il Duemila espositivo, il sacro e la divulgazione, il convento e l'azienda di allestimenti. È una fotografia che spiega qualcosa invece di limitarsi a essere bella.
La terza inquadratura, per chi ha tempo, si prende dal Pincio al tramonto: dalla terrazza del Valadier l'ellisse della piazza si legge per intero e il volume della basilica si distingue benissimo sulla destra. Sapere che sotto quel tetto c'è un museo di macchine leonardesche rende la vista più interessante di quanto sia già . L'ora migliore è la mezz'ora prima del tramonto, con il sole alle spalle verso San Pietro; l'ora peggiore è mezzogiorno d'estate, luce piatta e folla.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Questo angolo di Roma è il primo che i viaggiatori vedevano arrivando da nord, e per quindici secoli è stato il fondale di ingressi solenni, di leggende e di svolte urbanistiche.
1099: l'esorcismo di Pasquale II e il noce di Nerone
La leggenda di fondazione racconta che sul luogo sorgesse un noce infestato da demoni, generati dal corpo sepolto di Nerone nel sepolcro della gens Domizia Enobarba, ai piedi del Pincio. Nel 1099 papa Pasquale II avrebbe abbattuto l'albero, ordinato che i resti fossero gettati nel Tevere e fondato una cappella per liberare il quartiere. È una tradizione, non un fatto documentato: la topografia del mausoleo dei Domizi non coincide con quella della chiesa, e la storiografia moderna considera il racconto una costruzione posteriore. Ma è la ragione per cui una chiesa sorse proprio qui, e quindi la ragione ultima per cui oggi si scende sotto quel pavimento a guardare macchine volanti.
1472-1477: la ricostruzione di Sisto IV
Sisto IV della Rovere, il papa della Cappella Sistina, fece ricostruire la basilica dalle fondamenta fra il 1472 e il 1477, affidando i lavori a Giovannino de' Dolci. In quegli stessi anni si ampliò il convento con il chiostro, poi rimaneggiato in ambito bramantesco. Nei decenni seguenti la chiesa accolse la decorazione di Pinturicchio, le tombe dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere scolpite da Andrea Sansovino fra il 1505 e il 1510, l'abside progettata da Bramante per Giulio II.
1513-1516: Leonardo e Raffaello nella stessa cittÃ
Nel 1513 Agostino Chigi commissiona a Raffaello la propria cappella funeraria in Santa Maria del Popolo, con la piramide, il mosaico della cupola e il programma astronomico. Nello stesso anno Leonardo arriva a Roma su invito di Giuliano de' Medici e prende alloggio al Belvedere. La cappella sarà completata da Bernini un secolo e mezzo dopo, per il cardinale Fabio Chigi divenuto papa Alessandro VII, con le statue di Daniele e Abacuc.
1600-1601: Caravaggio nella cappella Cerasi
Tiberio Cerasi, tesoriere generale di Clemente VIII, acquista la cappella a sinistra dell'altare maggiore e commissiona due tele a Michelangelo Merisi da Caravaggio e la pala centrale ad Annibale Carracci. Ne escono la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro: due quadri che riscrivono le regole della pittura sacra, con la luce che taglia il buio, i piedi sporchi in primo piano e la totale assenza di gloria celeste. La prima versione delle due tele fu rifiutata; quelle che si vedono oggi sono la seconda stesura.
1655: l'ingresso di Cristina di Svezia
Il 23 dicembre del 1655 Cristina di Svezia, regina abdicataria e convertita al cattolicesimo, entra a Roma dalla Porta del Popolo fra due ali di folla. Per l'occasione Alessandro VII affida a Gian Lorenzo Bernini la decorazione della faccia interna della porta, con l'iscrizione che augura ingresso felice e fausto e i festoni di frutti araldici dei Chigi. Bernini in quegli stessi anni rimaneggia l'interno della basilica per volontà dello stesso papa. Quella porta la si attraversa oggi venendo dalla metropolitana: guardate in alto, dal lato della piazza.
1786: Goethe arriva dal nord
Il 29 ottobre del 1786 Johann Wolfgang von Goethe entra a Roma dalla Porta del Popolo al termine del viaggio in Italia, e annota nel diario la commozione di chi arriva finalmente nella città che aveva immaginato per tutta la vita. Prende casa poco più avanti, in via del Corso, dove oggi si visita la casa museo a lui dedicata. Per due secoli e mezzo questa porta fu la soglia del Grand Tour: chi veniva da Firenze, da Milano, dalla Germania, dalla Francia arrivava per la via Flaminia e vedeva Roma per la prima volta da qui.
1811-1824: Valadier ridisegna tutto
Nel 1811 iniziano le demolizioni dei chiostri conventuali; fra il 1818 e il 1821 Giuseppe Valadier progetta e realizza l'invaso ellittico, gli emicicli con le fontane, i muri di sostegno e le rampe di risalita al Pincio. Le sistemazioni proseguono fino agli anni Venti dell'Ottocento, e le fontane dei leoni ai piedi dell'obelisco appartengono a questa stagione. La piazza medievale e barocca sparisce, nasce quella che il mondo fotografa oggi. Sotto, gli ambienti conventuali interrati sopravvivono in silenzio.
2022-2024: il restauro della basilica
Un intervento generale di restauro ha interessato la basilica dal 2022 fino al novembre del 2024, restituendo superfici, apparati decorativi e leggibilità alle opere. Chi visita il museo oggi e poi risale in chiesa trova un interno in condizioni molto migliori di quelle che i visitatori conoscevano dieci anni fa. È una delle poche buone notizie architettoniche del centro storico degli ultimi anni.

Chi è passato da Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Il museo ha una storia recente, ma le mura che lo contengono hanno visto passare, in ottocento anni, una quantità di gente che pochi indirizzi romani possono vantare. Ecco chi, con le circostanze.
Martin Lutero, frate agostiniano in trasferta
Fra il 1510 e il 1511 un giovane frate agostiniano tedesco arrivò a Roma per una questione interna al proprio ordine e vi rimase circa quattro settimane. Si chiamava Martin Lutero. Restò colpito dalla mondanità del clero romano, e da quell'esperienza maturò parte del proprio giudizio sulla Chiesa. La tradizione, ripresa anche dalla letteratura italiana sull'argomento, lo dice ospite del convento agostiniano di Santa Maria del Popolo, cioè esattamente delle strutture di cui la Galleria Agostiniana è quel che resta. Gli studi più recenti sono più cauti sull'alloggio preciso, perché a Roma i conventi agostiniani non erano uno solo e le congregazioni erano in tensione fra loro; è però certo che il frate visitò la casa osservante della città . Guardate le volte del museo con questo in testa: qui sotto, o a pochi metri, dormì l'uomo che sette anni dopo avrebbe affisso le sue tesi a Wittenberg.
Egidio da Viterbo e i grandi agostiniani
Il convento di Santa Maria del Popolo fu per secoli una delle case più importanti dell'ordine agostiniano in Italia, e vi passarono priori generali, teologi e predicatori del Rinascimento romano, fra cui la generazione di Egidio da Viterbo, priore generale dell'ordine e cardinale, oratore del Concilio Lateranense V. È utile ricordare che sopra le sale delle macchine, per cinque secoli, si è studiato, predicato, copiato, discusso di teologia.
Bramante, Raffaello, Sansovino, Caravaggio, Annibale Carracci, Bernini
La lista degli artisti che hanno lavorato in questo isolato è quasi un manuale di storia dell'arte italiana. Pinturicchio affresca le cappelle e la volta absidale negli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento. Bramante rifà l'abside per Giulio II all'inizio del Cinquecento e mette mano al chiostro. Andrea Sansovino scolpisce le due tombe cardinalizie fra il 1505 e il 1510. Raffaello progetta la cappella Chigi dal 1513. Caravaggio consegna le due tele Cerasi nel 1601, con Annibale Carracci sull'altare. Bernini riordina l'interno e completa la cappella Chigi fra il 1655 e il 1660, e nel 1655 firma la faccia interna della Porta del Popolo. Tutti costoro hanno attraversato il cortile, il chiostro, gli ambienti di servizio del convento: le stesse quote su cui oggi si cammina.
Cristina di Svezia, Goethe e i viaggiatori del Grand Tour
Dalla porta accanto al museo entrarono a Roma Cristina di Svezia nel 1655, con Bernini incaricato di renderle bella l'accoglienza; Goethe nell'ottobre del 1786; e prima e dopo di loro migliaia di viaggiatori inglesi, tedeschi, francesi e russi che facevano il Grand Tour. Stendhal, che a Roma soggiornò a più riprese negli anni Venti e Trenta dell'Ottocento, descrisse la piazza nelle sue Passeggiate romane. Byron, come si è visto, ci assistette a un'esecuzione capitale nel 1817. La porta era il diaframma: fuori la campagna della via Flaminia, dentro Roma.
Valadier, e i romani che ci hanno lavorato
Giuseppe Valadier, il maggiore architetto romano fra Sette e Ottocento, disegnò la piazza attuale e le rampe al Pincio. Ed è giusto ricordare anche chi non ha lasciato il nome: gli scalpellini che smontarono il chiostro quattrocentesco pietra per pietra, i muratori che murarono le volte oggi imbiancate del museo, i frati che per generazioni tennero i registri della parrocchia. Le sale che si visitano sono state, in ordine, magazzino conventuale, deposito, spazio espositivo per l'arte contemporanea negli anni Dieci e Venti del nostro secolo, museo di Leonardo. Poche architetture romane hanno cambiato mestiere tante volte restando in piedi.
Il Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo con i bambini
È il pubblico per cui il museo funziona meglio, e lo dico dopo averci portato dentro parecchie scolaresche. La fascia ideale è quella fra gli otto e i quattordici anni: abbastanza grandi da capire che cosa fa una vite senza fine, abbastanza piccoli da entusiasmarsi girando una manovella. Sotto i sei anni il rapporto fra la fatica di scendere le scale e il rendimento è discutibile, salvo che il bambino sia già ossessionato dalle macchine; sopra i quindici, molto dipende dalla curiosità individuale.
Il modo giusto di condurre la visita con i ragazzi è darsi delle missioni. Trovare l'ingranaggio più piccolo del museo. Contare quanti modelli funzionano con la stessa idea di base, cioè trasformare un movimento rotatorio in uno rettilineo. Individuare l'unico congegno che secondo loro potrebbe funzionare davvero e discuterne all'uscita. Provare a scrivere il proprio nome in scrittura speculare nello spazio dedicato al disegno, poi leggerlo con la fotocamera del telefono girata. Sono espedienti banali e producono un'attenzione doppia rispetto alla passeggiata muta davanti alle teche.
Per una giornata intera a misura di bambino, il museo funziona molto bene in coppia con il parco: si esce, si risale al Pincio, si arriva al laghetto di Villa Borghese e, se la giornata è lunga, si prosegue verso Explora, il museo dei bambini di Roma, che è a pochi minuti verso via Flaminia. In alternativa, per famiglie con figli più grandi, il Museo Etrusco di Villa Giulia completa la giornata con qualcosa di completamente diverso e altrettanto concreto.
Accessibilità del Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Il percorso è interrato e ci si arriva per scale: il museo non è accessibile alle persone in sedia a rotelle e non dispone, allo stato, di un itinerario alternativo. Non ci sono ascensori. Per chi ha ridotta mobilità ma cammina, il consiglio è di telefonare al museo prima della visita e chiedere numero di gradini, presenza di corrimano e possibilità di soste. Gli ambienti sotterranei sono privi di luce naturale e mediamente più freschi rispetto all'esterno, condizione gradevole d'estate e da tenere presente in inverno: una felpa in borsa non è mai sbagliata.
Sul piano sensoriale, le sale con proiezioni e la postazione di realtà virtuale possono risultare impegnative per chi ha sensibilità particolari a suoni e luci intermittenti: il percorso, però, si può attraversare saltandole, perché la parte dei modelli è indipendente. Per gli aspetti relativi a servizi igienici, deposito bagagli e passeggini negli ambienti stretti, la risposta cambia nel tempo e conviene chiederla al personale in biglietteria.
Quanto dura la visita e quando andare
Un'ora per una visita attenta ma spedita. Un'ora e mezza per una visita completa, con i video guardati per intero e i modelli azionati. Due ore se siete appassionati veri, se prendete l'audioguida, se vi fermate a disegnare e se fate la realtà virtuale. Con i bambini, calcolate un'ora e un quarto e portate pazienza sulle manovelle.
Il momento migliore della giornata
La mattina presto, appena aperto, o l'ultima ora e mezza del pomeriggio. Le fasce centrali, fra le dodici e le quindici, raccolgono i gruppi organizzati e le comitive scolastiche, e in ambienti bassi e stretti la differenza si sente. Nei giorni di pioggia il museo si riempie perché mezza Roma cerca un riparo con qualcosa dentro: se il cielo è nero, o si arriva alle dieci in punto o si rimanda.
La stagione
Da novembre a marzo, escluse le vacanze di Natale, si gira quasi in solitudine. Fra aprile e giugno la piazza è affollata e il museo lo diventa di conseguenza. In luglio e agosto la freschezza degli ambienti sotterranei è un argomento decisivo: quando in piazza ci sono trentotto gradi e l'obelisco riverbera come una piastra, un'ora sottoterra a guardare argani è una forma di salvezza. Il lunedì, come già detto, è il giorno in cui il museo vale doppio, perché apre mentre le grandi collezioni statali e la Galleria Borghese sono chiuse.
Che cosa c'è intorno al Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Pochi indirizzi romani offrono altrettanto in un raggio di cinque minuti a piedi. Ecco come organizzare le ore attorno alla visita.
La basilica di Santa Maria del Popolo, a tre metri dall'uscita
L'ingresso libero, gli orari legati alle funzioni, un patrimonio che in molte città europee giustificherebbe da solo un viaggio. Cappella Cerasi con le due tele di Caravaggio del 1600-1601 e l'Assunzione di Annibale Carracci sull'altare. Cappella Chigi progettata da Raffaello dal 1513, con la cupola a mosaico e le due statue berniniane di Daniele e Abacuc. Cappella Della Rovere con gli affreschi di Pinturicchio. Le tombe di Sansovino nel coro. L'abside bramantesca. La chiesa è uscita da un restauro generale concluso nel novembre del 2024. Portate monete per l'illuminazione delle cappelle: senza luce artificiale, il Caravaggio di sinistra è una macchia scura e basta.
La piazza, l'obelisco e le chiese gemelle
L'obelisco Flaminio, al centro dell'ellisse, è uno dei più antichi di Roma: fu innalzato a Eliopoli sotto Ramesse II nel XIII secolo avanti Cristo, portato a Roma da Augusto nel 10 avanti Cristo e collocato nel Circo Massimo, e trasferito qui nel 1589 da Domenico Fontana per volere di Sisto V, nel grande piano di riassetto viario che collegava le basiliche con assi rettilinei segnalati da obelischi. Le due chiese cosiddette gemelle che inquadrano l'imbocco del Corso, Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli, furono costruite fra il 1662 e il 1679 su progetto di Carlo Rainaldi, con interventi di Bernini e di Carlo Fontana: gemelle non lo sono affatto, perché una ha cupola ellittica e l'altra circolare, e il trucco prospettico serve a farle sembrare uguali da lontano. Guardatele dall'obelisco e poi da vicino: è una lezione di scenografia urbana.
Il Pincio, Villa Borghese e i musei del parco
Le rampe del Valadier salgono dall'emiciclo orientale e in cinque minuti portano alla terrazza del Pincio, uno dei tre o quattro affacci decisivi su Roma. Da lì si entra a Villa Borghese, con il laghetto, il tempietto di Esculapio, il Museo Carlo Bilotti nell'aranciera e, all'estremità opposta del parco, la Galleria Borghese, che richiede prenotazione obbligatoria con fascia oraria e che nessuno dovrebbe tentare senza biglietto acquistato in anticipo.
Il Tridente, l'Ara Pacis e il lungotevere
Da Piazza del Popolo partono le tre strade che formano il Tridente: via del Corso al centro, via del Babuino verso Piazza di Spagna, via di Ripetta verso il Tevere. Su quest'ultima si incontrano il Mausoleo di Augusto, riaperto dopo decenni di abbandono, e l'Ara Pacis nella teca progettata da Richard Meier. Proseguendo si arriva a Piazza Navona in una ventina di minuti, oppure si passa il fiume verso Castel Sant'Angelo. Sul versante opposto, risalendo via Flaminia, si raggiungono il Museo Etrusco di Villa Giulia e l'Auditorium Parco della Musica.
Scuole e gruppi al Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Il museo ha una linea telefonica dedicata a gruppi e scuole, 06 88816182, e applica la tariffa di 10 euro a persona dai dieci partecipanti in su. Per una gita scolastica funziona bene con le classi delle medie e con il biennio delle superiori, soprattutto se l'insegnante di tecnologia o di scienze prepara la visita con un paio di lezioni sulle macchine semplici. Un suggerimento che mi arriva dall'esperienza: dividete la classe in due sottogruppi e fateli partire uno dall'inizio del percorso e uno dalla sezione anatomica, incrociandoli a metà . Gli ambienti sono stretti e una classe intera davanti allo stesso modello significa venti ragazzi che non vedono e cominciano a parlare d'altro.
Per i gruppi di adulti, il museo si presta bene a una visita accompagnata da guida che tenga insieme i tre livelli del luogo: la basilica sopra, il convento demolito attorno, le macchine sotto. È un racconto che, condotto bene, dura novanta minuti e non ha un momento morto.
Domande veloci su Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Dove si trova esattamente il Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo?
In Piazza del Popolo 12, 00187 Roma, nella Galleria Agostiniana, cioè negli ambienti sotterranei annessi alla basilica di Santa Maria del Popolo, sul lato nord-est della piazza accanto alla Porta del Popolo. Su qualche elenco l'indirizzo compare come 12/a.
Il Museo Leonardo da Vinci di Piazza del Popolo è ancora aperto?
Sì. Il museo è in attività nella stessa sede e apre tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00, con ultimo ingresso alle 19.15.
Quanto costa il biglietto?
Intero 14 euro, ridotto 12 euro per studenti, over 65, ragazzi dai 6 ai 17 anni e possessori di Roma Pass, 10 euro a persona per le formule famiglia e per i gruppi da dieci partecipanti in su.
Serve prenotare per visitare il Museo Leonardo da Vinci?
No, la prenotazione non è obbligatoria e i biglietti si acquistano all'ingresso, in contanti o con le principali carte. Nei fine settimana di alta stagione e durante le festività l'acquisto anticipato sul canale indicato dal sito ufficiale evita la fila all'aperto.
Quanto dura la visita al Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo?
Da un'ora a un'ora e mezza per la maggior parte dei visitatori; fino a due ore per chi guarda tutti i video, prende l'audioguida e fa la realtà virtuale.
Il Museo Leonardo da Vinci è accessibile in sedia a rotelle?
No. Il percorso è interrato e vi si accede per scale, senza itinerario alternativo. Chi ha difficoltà motorie contatti il museo prima di recarsi sul posto.
La MIC Card vale al Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo?
No. La MIC Card apre soltanto i musei civici di Roma Capitale e questo è un museo privato ospitato in spazi ecclesiastici. Nessuna tessera pubblica lo copre.
Con il Roma Pass si entra gratis?
No, si entra a tariffa ridotta, cioè 12 euro. Il Roma Pass qui non dà diritto alla gratuità .
Si entra gratis la prima domenica del mese?
No. Le domeniche gratuite riguardano i musei statali del Ministero della cultura e non hanno effetto su questo museo.
Ci sono opere originali di Leonardo?
No, e il museo non lo sostiene. Si vedono modelli tridimensionali costruiti da artigiani italiani sulla base dei disegni, riproduzioni fedeli di cinque codici, tavole anatomiche e riproduzioni a grandezza naturale dei dipinti.
Quanti modelli ci sono al Museo Leonardo da Vinci?
Oltre cinquanta, in scala o a grandezza naturale, molti dei quali interattivi e azionabili dal pubblico.
Si possono toccare le macchine?
Molte sì, ed è uno dei motivi per cui vale la pena venirci con i ragazzi. Le indicazioni sui singoli modelli vanno rispettate, perché non tutti sono manovrabili.
Si possono fare fotografie al Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo?
Le condizioni per la fotografia amatoriale e gli eventuali divieti nelle sale con proiezioni vanno chiesti in biglietteria. La luce è bassa: senza flash servono tempi lunghi e sensibilità alta.
È adatto ai bambini?
Molto, soprattutto fra gli otto e i quattordici anni. Sotto i sei l'interesse cala e le scale complicano la gestione dei passeggini.
Che differenza c'è con la mostra di Leonardo a Palazzo della Cancelleria?
Sono due esposizioni distinte, con biglietti e gestioni diverse. Quella della Cancelleria si tiene dentro un palazzo rinascimentale di prim'ordine e punta sulle grandi macchine interattive; quella di Piazza del Popolo occupa gli ambienti sotterranei del convento agostiniano e affianca ai modelli una componente multimediale e di realtà virtuale.
E con il Leonardo da Vinci Experience di via della Conciliazione?
Anche quello è un museo diverso, con indirizzo in via della Conciliazione 19, vicino a San Pietro, e un taglio più marcatamente multimediale. Controllate sempre l'indirizzo sul biglietto che avete acquistato.
C'è un deposito bagagli o un guardaroba?
Gli spazi sono ridotti e le condizioni cambiano nel tempo: chiedete in biglietteria. Chi arriva con valigie grandi consideri che il percorso è sotterraneo e stretto.
Quanto si aspetta in coda?
Nella maggior parte dei giorni feriali si entra subito. Nei fine settimana primaverili, nei ponti e nelle vacanze di Natale l'attesa può superare la mezz'ora, e si aspetta all'aperto senza riparo dalla pioggia.
C'è l'audioguida e in quante lingue?
Sì, a noleggio separato, con approfondimenti biografici, artistici e scientifici in sette lingue: italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese, tedesco e russo.
Le didascalie sono anche in inglese?
Sì, le tavole in sala sono bilingui, italiano e inglese, e all'ingresso sono disponibili opuscoli con la traduzione in francese, tedesco, spagnolo e russo.
Il museo apre il lunedì?
Sì, tutti i giorni, ed è uno dei suoi vantaggi competitivi, perché il lunedì gran parte delle grandi collezioni romane resta chiusa.
Il Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo chiude a Natale?
L'unica chiusura annuale dichiarata è il 25 dicembre. Per le altre festività conviene una verifica sul sito ufficiale.
Si può visitare anche la basilica con lo stesso biglietto?
No, sono due cose distinte: la basilica di Santa Maria del Popolo è una chiesa parrocchiale a ingresso libero, con orari legati alle funzioni, e il biglietto del museo non c'entra.
Quanto è distante dalla metropolitana?
Poco più di cento metri dalla fermata Flaminio - Piazza del Popolo della linea A: si esce, si attraversa la Porta del Popolo e si è arrivati.
C'è un bar o un punto ristoro dentro il museo?
Il museo è compatto e il percorso è pensato per una visita di un'ora abbondante; per mangiare o bere si esce in piazza, dove le opzioni sono molte e i prezzi sono quelli del Tridente, cioè alti. Chi vuole spendere il giusto si sposti di due isolati verso via del Babuino o verso via di Ripetta.
Vale la pena visitare tutti e tre i musei leonardeschi di Roma?
Per un appassionato di storia della tecnica, sì, e in due giornate diverse. Per un turista con tre giorni a Roma, no: se ne sceglie uno, e se il vostro albergo è in centro nord la scelta ragionevole è questa.
È un museo statale o comunale?
Nessuno dei due: è un'iniziativa privata, allestita e gestita nell'ambito di un gruppo internazionale di esperienze immersive, ospitata in ambienti che appartengono alla comunità religiosa della basilica.
Ci sono visite guidate?
Il percorso è pensato per la visita autonoma con tavole e audioguida; per gruppi e scolaresche esiste una linea dedicata, 06 88816182, attraverso la quale organizzare le modalità di ingresso.
Il mio giudizio finale sul Museo Leonardo da Vinci - Piazza Del Popolo
Ci porto gente da anni e continuo a pensare la stessa cosa: è un museo onesto. Non promette originali che non ha, non gonfia Leonardo a profeta della modernità , mette in fila cinquanta oggetti costruiti bene e lascia che siano loro a parlare. In un centro storico che vende esperienze immersive a peso, questa moderazione è un pregio. Se avete figli fra gli otto e i quattordici anni, se piove, se è lunedì, se avete già fatto tre volte il giro dei musei maggiori, entrate senza pensarci. Se avete ventiquattro ore a Roma e non vi interessa la storia della tecnica, lasciate perdere e andate altrove: ve lo dice uno che campa accompagnando visitatori, e che preferisce mandarvi via contenti piuttosto che dentro a tutti i costi.
Un'ultima raccomandazione, e non è una formalità . Quando risalite le scale e riemergete in Piazza del Popolo, entrate in basilica prima di andarvene. Sono trenta metri, non costa nulla, e vi porta davanti a due Caravaggio e a una cappella di Raffaello. Uscire dalla Galleria Agostiniana senza fare quei trenta metri è l'errore che vedo commettere ogni giorno, ed è il più evitabile di tutti.
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