Madame Hirsch di Brigitte Niedermair alla Richard Saltoun Gallery — dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026
Madame Hirsch, la serie fotografica di Brigitte Niedermair dedicata a Renate Hirsch Giacomuzzi, è esposta alla Richard Saltoun Gallery di Roma, in Via Margutta 48a-48b, dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026, a cura di Paola Ugolini. L'inaugurazione è martedì 6 ottobre dalle 18 alle 20. La galleria è aperta dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 18, il sabato su appuntamento; l'ingresso è libero. La fermata più comoda è Flaminio (metro A e tram 2), a una decina di minuti a piedi attraverso piazza del Popolo e via del Babuino; in alternativa la fermata Spagna della metro A. Per informazioni la sede romana risponde allo 06 86678 388 e all'indirizzo rome@richardsaltoun.com. Non ci sono biglietti da acquistare: basta presentarsi negli orari di apertura.
La mostra riunisce le grandi stampe a colori della serie che la fotografa di Merano ha costruito seguendo per un anno la vita di una signora del bel mondo mitteleuropeo, fra Bolzano, Venezia, St. Moritz e la Sardegna. È un lavoro sul confine fra documento e messa in scena, esposto in una delle strade più legate alla storia degli artisti a Roma.
Madame Hirsch di Brigitte Niedermair in breve
Date e orari
Dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026. Orari della sede romana: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10.30 alle 18; sabato su appuntamento. La domenica e il lunedì la galleria è chiusa. Il portale turistico di Roma riporta un'apertura quotidiana: prima di muoversi di sabato conviene scrivere o telefonare.
Inaugurazione
Martedì 6 ottobre, dalle 18 alle 20. È la sera in cui via Margutta si riempie di collezionisti e curiosi.
Ingresso
Libero. Le gallerie private non fanno pagare l'ingresso: si entra, si guarda, si chiedono informazioni al personale senza alcun obbligo.
Curatela
La mostra è curata da Paola Ugolini ed è prodotta dalla Richard Saltoun Gallery, che ha sedi a Londra, Roma e New York.
Che cosa si vede nella mostra Madame Hirsch
La mostra presenta la celebre serie fotografica centrata sulla figura di Renate Hirsch Giacomuzzi, nota come Madame Hirsch: grandi stampe cromogeniche di 140 per 190 centimetri datate 2004-2005, che seguono per un anno la vita della protagonista.
Un anno come un diario
Secondo il testo della galleria, la serie segue il ritmo della vita di Madame Hirsch attraverso feste, viaggi, impegni mondani, occasioni familiari e rituali quotidiani. La sequenza conserva la struttura di un diario, e i titoli delle opere lo dichiarano: ogni fotografia porta l'ora, il mese, il luogo e l'occasione, in tedesco, come una pagina di agenda.
I titoli come didascalie
Fra le opere presentate, la galleria elenca 18.20, Mai, Venedig, Fenice, Zauberflöte, auf dem Weg (18.20, maggio, Venezia, La Fenice, Il flauto magico, per strada), 12.00, Januar, St. Moritz, Polospiele, Fototermin (12.00, gennaio, St. Moritz, partita di polo, servizio fotografico), 15.30, Mai, Oberbozen, auf der Schaukel (15.30, maggio, Soprabolzano, sull'altalena) e 16.20, April, Bozen, Privatdomizil, Osterbaum (16.20, aprile, Bolzano, residenza privata, albero di Pasqua). Leggere i titoli prima di guardare le immagini è un buon esercizio: il testo promette una cronaca, l'immagine consegna una scena di teatro.
Documento o messa in scena
Il punto, scrive la galleria, è che la fotografia di Niedermair resiste alla logica del reportage: documenta una realtà già profondamente costruita, in cui ogni gesto, abito e ambiente contribuisce a definire la scena. La vita quotidiana diventa rappresentazione, e le immagini acquistano la qualità sospesa di un tableau vivant. Tutto sembra vero e tutto è accuratamente orchestrato; è in questa ambiguità che le fotografie trovano la loro forza.
Gli oggetti come personaggi
Niedermair mantiene una certa distanza dal soggetto e include nell'inquadratura interni, oggetti, fiori, arredi e paesaggi. Non fanno da sfondo: costruiscono l'identità visiva della protagonista. La casa di Bolzano, con le porcellane, le decorazioni e l'abbondanza di oggetti, diventa un teatro della memoria; le ricorrenze, Natale, Pasqua, l'inverno a St. Moritz, l'estate in Sardegna, scandiscono un tempo fatto di ritorni e di riti.
Due autrici in una fotografia
La lettura più interessante proposta dalla galleria è quella di un doppio autore. C'è Madame Hirsch, che per tutta la vita ha costruito e rifinito la propria immagine, e c'è Brigitte Niedermair, che traduce quell'autorappresentazione in forma fotografica, conservandola e interrogandola insieme. Il risultato non rivela un io essenziale nascosto dietro la posa; mostra il lungo lavoro con cui una persona costruisce e abita la propria immagine, fino a trasformarla in memoria.
Le date della serie
Le opere in mostra sono datate 2004-2005 nell'elenco della galleria; la scheda del portale turistico di Roma parla invece di un progetto realizzato nel 2009. La serie è stata pubblicata in volume dall'editore tedesco Kehrer. Per chi la vede oggi, a vent'anni di distanza, il tempo aggiunge un livello: quelle feste e quei riti sono ormai essi stessi un'epoca.
Le stampe di Madame Hirsch: il grande formato
Le fotografie della serie Madame Hirsch sono stampe cromogeniche, cioè C-print, di 140 per 190 centimetri: un formato da quadro da salone, non da album di famiglia.
Perché la dimensione conta
A quella scala ogni dettaglio diventa leggibile: il ricamo di una tovaglia, le foglie di un albero di Pasqua, le pieghe di un abito da sera. È la dimensione della pittura di storia e del ritratto ufficiale, e Niedermair la usa consapevolmente per portare la vita privata di una signora dentro il linguaggio della rappresentazione solenne.
Le edizioni
Almeno una delle opere, la fotografia della partita di polo a St. Moritz, è indicata dalla galleria in un'edizione di tre esemplari. Le tirature limitate sono la norma nella fotografia d'arte: chi fosse interessato all'acquisto può chiedere informazioni direttamente al personale della galleria.
Come guardarle
Davanti a una stampa di quasi due metri conviene fare due passaggi: uno a distanza, per cogliere la composizione e il rapporto fra la figura e l'ambiente; uno da vicino, per scoprire gli oggetti. È in quel secondo passaggio che la serie rivela il suo umorismo sottile.
Chi è Brigitte Niedermair
Brigitte Niedermair è nata a Merano nel 1971 e lavora fra arte e moda dagli anni Novanta. La Richard Saltoun Gallery la presenta come una delle fotografe di moda più importanti della sua generazione, anche grazie alla lunga collaborazione con la maison Dior, per la quale ha firmato alcune delle sue immagini più note.
Gli inizi
Secondo le biografie pubblicate, Niedermair abbandona un corso di fotografia e si trasferisce a Milano, poi a Miami. In quegli anni viaggia fra New York e Los Angeles lavorando come casting director per cinema e pubblicità, poi come assistente di registi su produzioni più grandi. Vive a Merano e lavora fra Parigi, Milano, Londra e New York.
Il metodo: fare, aspettare e vedere
La galleria descrive una pratica in cui rigore formale e riflessione concettuale convergono, con immagini radicate nella storia della rappresentazione e insieme senza tempo. Niedermair attinge alla tradizione della pittura classica e ai codici della moda con un metodo lento e analitico, che lei stessa riassume nella formula inglese «make, wait and see». Si è affermata in un campo, la fotografia di moda, storicamente plasmato da uno sguardo prevalentemente maschile.
Identità e corpo femminile
Dagli anni Novanta i suoi progetti ruotano attorno all'identità, alla rappresentazione del corpo femminile e al ruolo di chi guarda. La Collezione Donata Pizzi, che conserva una sua opera, la definisce una figura quasi anomala nella fotografia di moda per la capacità di portare nel lavoro commerciale lo spirito della ricerca personale.
Uno scandalo a Bolzano
L'immagine della Collezione Donata Pizzi appartiene alla serie Bibel bird & Fire, del 1996, che suscitò scandalo e dibattito quando fu esposta alla galleria Foto-Forum di Bolzano. La modella indossava, con un atteggiamento provocatorio, un costume prestato dal Museo della Donna di Merano e tradizionalmente riservato in Alto Adige alle ragazze nubili. È una chiave utile per Madame Hirsch: anche lì il costume, l'abito, l'arredo dicono chi siamo prima ancora del volto.
Riviste e mostre
Le sue fotografie di moda sono uscite su CR Fashion Book, Wallpaper*, Dior Magazine e Vogue Italia. Fra le personali: Screenshot con Martino Gamper a One Poultry per Wallpaper*, Londra, 2017; Transition a Palazzo Borromeo, Milano, 2017; Eccehomo a Castel Tirolo, 2018; Me and Fashion al Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia, 2019.
Paola Ugolini e il progetto della mostra
La mostra romana è curata da Paola Ugolini, che ha scelto di presentare la serie Madame Hirsch come un'indagine sull'intreccio fra identità, apparenza e rappresentazione.
Perché proprio questa serie
Il testo curatoriale colloca Madame Hirsch al centro della ricerca di Niedermair: il punto in cui la fotografa di moda, abituata a costruire immagini, incontra una donna che per tutta la vita ha costruito la propria. L'incontro fra due registe dell'immagine è il vero soggetto.
La fotografia come durata
Attraverso lo sguardo di Niedermair, conclude la galleria, Madame Hirsch viene sottratta alla fugacità delle apparenze mondane e affidata alla durata della fotografia. Non come rivelazione di un io nascosto, ma come testimonianza di un processo consapevole. È un'idea che a Roma, città di ritratti di corte e di busti di famiglia, suona familiare.
La Richard Saltoun Gallery
La Richard Saltoun Gallery è stata fondata a Londra nel 2012 ed è specializzata in arte moderna e del secondo dopoguerra, con una forte attenzione alla riscoperta di artiste importanti ma poco riconosciute.
Tre sedi
La galleria ha tre sedi: Dover Street a Londra, via Margutta a Roma e l'Upper East Side di Manhattan a New York. La sede romana è in via Margutta 48a-48b.
Un programma dedicato alle artiste
Nel 2019 la galleria ha lanciato 100% Women, un anno di programmazione dedicato alla disparità di genere nel mondo dell'arte; nel 2021 ha dedicato tutte le mostre agli scritti di Hannah Arendt nel programma On Hannah Arendt. Rappresenta pioniere delle avanguardie degli anni Sessanta e Settanta come Eleanor Antin, Annegret Soltau, Penny Slinger e Renate Bertlmann, e artiste più giovani come Silvia Giambrone e Florence Peake; cura inoltre gli archivi di Helen Chadwick, Romany Eveleigh, Franca Maranò e Jo Spence.
Perché Niedermair qui
Una fotografa che ha lavorato sul corpo femminile e sullo sguardo maschile nella moda si inserisce con naturalezza in un programma costruito sulla visibilità delle artiste. La mostra romana è in calendario negli stessi mesi in cui la sede londinese presenta Reena Saini Kallat e quella newyorkese Cossette Zeno.
Via Margutta, la strada degli artisti
Via Margutta è una piccola strada del rione Campo Marzio, alle pendici del Pincio e parallela a via del Babuino: per secoli è stata la via degli artisti a Roma, oggi è una strada di gallerie d'arte e di ristoranti.
Un vicolo di stalle
In origine era un viottolo sul retro dei palazzi di via del Babuino, con magazzini e scuderie, case di stallieri, muratori, marmisti e cocchieri. La zona prese forma con il Tridente all'inizio del Cinquecento; papa Paolo III favorì l'espansione con esenzioni fiscali ai nuovi proprietari e con l'esenzione dalla tassa sui mestieri, che attirò artisti e artigiani stranieri.
Il nome
L'etimologia è incerta. Una tesi la fa derivare da «maris gutta», goccia di mare, per un ruscello che scendeva dal Pincio; un'altra dal soprannome Margutte, e un «Margutto Barbiere» in via Margutta è effettivamente attestato in un atto di morte del 1575. Il toponimo compare già nel 1536; fra Cinque e Seicento la strada fu chiamata anche via Nara, dalla famiglia di Orazio Naro.
L'Ottocento degli atelier
Verso il 1850 monsignor de Mérode acquistò i terreni e trasformò il vicolo in una strada con lotti edificabili. Nel 1887 fu costruito Palazzo Patrizi Naro Montoro, il primo complesso destinato a studi d'artista.
La Fontana delle Arti
A metà strada si trova la Fontana delle Arti, del 1927, su progetto di Pietro Lombardi: base triangolare, un secchio di pennelli in cima, due mascheroni, uno triste e uno lieto, per la tragedia e la commedia, appoggiati su cavalletti da pittore.
Come arrivare alla Richard Saltoun Gallery in via Margutta
Via Margutta si raggiunge dalle fermate Flaminio e Spagna della metro A e dalla fermata Flaminio del tram 2; la galleria è al civico 48a-48b.
Da Flaminio
Dalla metro Flaminio si entra in piazza del Popolo da Porta del Popolo, si imbocca via del Babuino e dopo poche centinaia di metri si gira a sinistra in via Margutta. È il percorso più piacevole, tutto a piedi in area pedonale o quasi.
Da Spagna
Dalla metro Spagna si esce in piazza di Spagna, si risale via del Babuino verso piazza del Popolo e si svolta a destra in via Margutta. Circa dieci minuti di cammino.
In auto
La zona è dentro la ZTL del centro storico: meglio lasciare l'auto fuori e usare la metro.
Come organizzare la visita a Madame Hirsch
La visita alla mostra richiede fra venti e quaranta minuti; si combina facilmente con una passeggiata nel Tridente, fra piazza del Popolo e piazza di Spagna.
Un pomeriggio feriale
La galleria è aperta dal martedì al venerdì fino alle 18: il momento ideale è il primo pomeriggio, quando la strada è tranquilla. Poi si sale al Pincio per il tramonto sulla città, o si scende verso piazza di Spagna e la Trinità dei Monti.
Un giro fra le gallerie
Via Margutta e via del Babuino ospitano numerose gallerie d'arte: si può costruire un piccolo percorso a piedi fra una vetrina e l'altra, entrando dove la porta è aperta.
Una giornata di fotografia e ritratto
Chi ama il ritratto può affiancare la mostra a una visita alla Casa di Goethe in via del Corso, altra casa di artisti stranieri nel Tridente, o alla Keats-Shelley House sulla scalinata di Trinità dei Monti.
Accessibilità e visita con i bambini
La Richard Saltoun Gallery è una galleria su strada in via Margutta; per informazioni sull'accesso con sedia a rotelle conviene contattare la sede romana allo 06 86678 388 prima della visita.
Con i bambini
Una mostra di fotografia in galleria è breve e si presta a una visita con i ragazzi: le immagini di Madame Hirsch, piene di oggetti, fiori e costumi, si possono guardare come un gioco di osservazione. Quanti orologi, quante porcellane, quanti cappelli?
Con i gruppi
Per gruppi organizzati è buona norma annunciarsi, perché lo spazio di una galleria non è quello di un museo.
Una curiosità su Madame Hirsch di Brigitte Niedermair alla Richard Saltoun Gallery — dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026
La curiosità è nei titoli delle fotografie. Niedermair non usa titoli poetici o allusivi: scrive l'ora, il mese, il luogo, l'occasione, in tedesco, con la precisione di un registro. 12.00, Januar, St. Moritz, Polospiele, Fototermin. 15.30, Mai, Oberbozen, auf der Schaukel. Sembrano le annotazioni di un'agenda mondana, o i verbali di un investigatore. Proprio questa secchezza amplifica l'effetto delle immagini: il titolo promette un fatto registrato, la fotografia mostra un quadro composto con cura pittorica.
C'è poi un dettaglio che fa sorridere: uno dei titoli contiene la parola «Fototermin», cioè servizio fotografico. Madame Hirsch, alla partita di polo di St. Moritz, è ritratta durante un servizio fotografico: la fotografa fotografa la donna che si fa fotografare. È la chiave di tutta la serie, detta con una sola parola, e il motivo per cui la galleria insiste sulla doppia autorialità. Un'altra opera la ritrova a Venezia, alle 18.20 di un giorno di maggio, sulla strada per la Fenice dove si dà Il flauto magico: una scena di vita reale che sembra un fotogramma di cinema in costume.
Una cosa che non ti dice nessuno su Madame Hirsch di Brigitte Niedermair alla Richard Saltoun Gallery — dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026
La cosa che nessuno ti dice è che la mostra è nella galleria giusta, ma alcuni calendari la collocano in quella sbagliata. Il portale turistico di Roma, nella scheda dedicata, indica la Galleria La Nuvola al civico 51/a; la Richard Saltoun Gallery, che produce la mostra, la presenta nella propria sede di via Margutta 48a-48b, e lo stesso indirizzo compare sul calendario di Zero. Le due porte sono a pochi metri, ma entrare in quella sbagliata è un attimo. L'indirizzo da seguire è il 48a-48b.
La seconda cosa riguarda gli orari. Le gallerie private non seguono i ritmi dei musei: la sede romana di Richard Saltoun apre dal martedì al venerdì, dalle 10.30 alle 18, e il sabato soltanto su appuntamento. Domenica e lunedì è chiusa. Chi immagina di passare nel fine settimana, durante una passeggiata fra piazza del Popolo e piazza di Spagna, rischia di trovare la saracinesca abbassata. Una mail o una telefonata il venerdì risolvono il problema. E non abbiate timore di entrare: nelle gallerie d'arte nessuno si aspetta che compriate qualcosa, e il personale è di solito felice di raccontare le opere a chi mostra interesse.
Il consiglio che ti do per visitare Madame Hirsch di Brigitte Niedermair alla Richard Saltoun Gallery — dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026
Vale la pena guardare ogni fotografia due volte. La prima volta guardate Madame Hirsch: il vestito, la posa, lo sguardo. La seconda volta ignoratela e guardate tutto il resto: la tovaglia, le porcellane, i fiori, la neve di St. Moritz, l'acqua di Venezia. Vi accorgerete che la protagonista è quasi sempre in minoranza nell'inquadratura, e che gli oggetti raccontano di lei più del suo volto. È la distanza voluta dalla fotografa, e cambia completamente la lettura.
Il secondo consiglio riguarda il momento. Andate in un pomeriggio feriale, verso le 16, quando la luce di via Margutta si fa dorata e la strada è quasi vuota. Uscendo, prima di tornare verso il Corso, risalite fino in fondo alla via e fermatevi davanti alla Fontana delle Arti, con i suoi pennelli di marmo e le due maschere della commedia e della tragedia. Dopo un'ora passata a riflettere su che cosa sia vero e che cosa sia recitato in una vita, quelle due maschere vi sembreranno un commento scritto apposta per la mostra.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che via Margutta sia la strada degli artisti lo sanno tutti. Meno citato è quanto antica sia questa vocazione. Già nel Seicento vissero in via Margutta o nelle sue vicinanze Pieter Paul Rubens, Nicolas Poussin, Jusepe de Ribera, Pieter van Laer e Jean Ducamps; fra Seicento e Settecento vi abitarono Gaspar van Wittel, Pier Leone Ghezzi e i fratelli van Bloemen, detti l'Orizzonte e lo Stendardo; fra Settecento e Ottocento vi lavorò Antonio Canova. Nel Novecento arrivarono Augusto Mussini, Gregorio Maltzeff, poi Pablo Picasso.
E ancora meno citato è il motivo di questo richiamo. Papa Paolo III Farnese concesse nel Cinquecento l'esenzione dalle imposte ai proprietari delle nuove case e l'esenzione dalla tassa sulle arti e sui mestieri a chi si stabiliva nella zona. Fu una politica fiscale, prima ancora che una moda, a creare il quartiere degli stranieri e degli artisti. Poi arrivò la pittura rivoluzionaria di Caravaggio, che attirò pittori fiamminghi e olandesi. Una galleria londinese che apre qui una sede, e una fotografa altoatesina che vi espone, continuano a modo loro una tradizione di artisti venuti da fuori che dura da quasi cinque secoli.
La foto giusta da fare a Madame Hirsch di Brigitte Niedermair alla Richard Saltoun Gallery — dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026
Dentro la galleria chiedete sempre prima di fotografare le opere: sono stampe protette da diritto d'autore, e alcune gallerie permettono solo foto d'insieme senza flash. La foto giusta, comunque, si fa fuori. Via Margutta è una delle strade più fotogeniche di Roma: edere sulle facciate, studi d'artista con le vetrate, portoni con cortili interni. L'inquadratura più riuscita è quella dall'imbocco su via del Babuino verso il fondo, con la prospettiva stretta che si chiude sul verde del Pincio.
La seconda foto è la Fontana delle Arti: il secchio di pennelli in cima, le due maschere, i cavalletti. Fotografatela di sbieco, in modo che le due maschere si vedano entrambe, la triste e la lieta: è il miglior commento visivo possibile a una mostra che gioca sul confine fra vita e recita. La terza, per chi ama il cinema, è il civico 33, dove furono girate alcune scene di Vacanze romane. Un consiglio in linea con la mostra: provate a fotografare qualcuno in posa in mezzo alla strada, come farebbe Niedermair, lasciando che la via occupi più spazio della persona.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di via Margutta comincia con il Tridente, all'inizio del Cinquecento, quando la zona prende forma fra via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta. Nel 1536 il toponimo «Margutta» è già attestato; intorno al 1580 Ascanio de' Massimi vende le sue proprietà nella strada al cardinale Antonio Maria Salviati, che le lascia all'Ospedale di San Giacomo; nel 1734 altre case passano allo stesso ospedale per eredità di Tranquillo Pizzuti. Verso il 1850 monsignor de Mérode acquista i terreni e trasforma il vicolo in una vera strada; nel 1887 sorge Palazzo Patrizi Naro Montoro, il primo complesso di studi d'artista.
Nel 1927 viene inaugurata la Fontana delle Arti di Pietro Lombardi. Durante l'occupazione tedesca il pittore Giordano Bruno Ferrari fa del suo studio in via Margutta un centro della Resistenza, legato al Fronte militare clandestino; viene condannato a morte dai tedeschi nel 1944, e una lapide lo ricorda. Nel 1953 si girano al civico 33 alcune scene di Vacanze romane, e la via diventa celebre nel mondo; lo stesso anno cominciano le fiere d'arte all'aperto, con i quadri appesi ai muri. Il 22 giugno 1970 i pittori fondano l'associazione Cento Pittori via Margutta, che da allora espone in strada due volte l'anno. Nel 2007 il fico della via, cresciuto dagli anni Settanta e celebrato da targhe e poesie, viene abbattuto da un'auto e sostituito.
Chi è passato da Madame Hirsch di Brigitte Niedermair alla Richard Saltoun Gallery — dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026
Da via Margutta sono passati pittori di quattro secoli. Nel Seicento Rubens, Poussin, Ribera, Pieter van Laer; poi Gaspar van Wittel, il padre del vedutismo, e Pier Leone Ghezzi, il caricaturista della Roma settecentesca; Antonio Canova fra Settecento e Ottocento; nel Novecento Picasso e Alcide Ticò. Negli anni Cinquanta la via diventa la casa del cinema e dell'arte moderna: vi abitano Federico Fellini e Giulietta Masina, ricordati da una targa, Anna Magnani, Giorgio de Chirico, lo scultore Nicola Rubino, la pittrice Novella Parigini, Renato Guttuso e Alberto Burri. Al Palazzo Patrizi Naro Montoro, secondo la storia della strada, collaborarono con l'associazione artistica nomi come Gabriele D'Annunzio, Pietro Mascagni, Giacomo Puccini e Umberto Boccioni.
Il cinema ha portato qui Audrey Hepburn e Gregory Peck per Vacanze romane, Alberto Sordi per Un americano a Roma, e Mario Camerini ha intitolato alla strada un film nel 1960. La letteratura l'ha attraversata con Carlo Cassola, che apre Vita d'artista proprio in via Margutta, e con Alberto Moravia, che la fa tornare spesso nella Noia. Nell'autunno 2026 arrivano Brigitte Niedermair e la sua Madame Hirsch, una signora dell'alta società mitteleuropea che a Roma entra, in forma di fotografia, nella strada dove tante altre figure hanno costruito la propria immagine.
Cosa vedere intorno a via Margutta
Via Margutta è nel Tridente, fra piazza del Popolo e piazza di Spagna: uno dei quadranti più ricchi di Roma per monumenti, musei e passeggiate.
Piazza del Popolo
A nord, piazza del Popolo con l'obelisco e le chiese gemelle che aprono il Tridente. Da qui si sale al Pincio.
Via del Babuino
Parallela a via Margutta, via del Babuino è la strada degli antiquari, che corre fra piazza del Popolo e piazza di Spagna.
Villa Borghese
Dal Pincio si entra a Villa Borghese, per chi vuole prolungare la giornata con un museo o una passeggiata nel verde.
L'Ara Pacis
A dieci minuti verso il Tevere, l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto completano un itinerario che va dall'antichità alla fotografia contemporanea.
Dove mangiare vicino a via Margutta
Il Tridente offre di tutto, dai caffè storici ai ristoranti eleganti: via Margutta stessa ha alcuni ristoranti con dehors, e le strade vicine abbondano di trattorie, enoteche e bar.
Un caffè
Per un caffè prima o dopo la mostra, l'Antico Caffè Greco in via dei Condotti è una sosta storica a pochi minuti a piedi.
A pranzo o a cena
Nel Tridente i prezzi sono più alti che nel resto del centro. Per una cena dopo l'inaugurazione conviene prenotare: il 6 ottobre la strada sarà affollata.
Domande frequenti su Madame Hirsch di Brigitte Niedermair
Dove si trova la mostra Madame Hirsch di Brigitte Niedermair a Roma?
La mostra Madame Hirsch di Brigitte Niedermair si trova alla Richard Saltoun Gallery, in via Margutta 48a-48b, nel rione Campo Marzio. Alcuni calendari indicano la Galleria La Nuvola al civico 51/a, ma la sede indicata dalla galleria che produce la mostra è il 48a-48b.
Fino a quando è aperta la mostra Madame Hirsch?
La mostra Madame Hirsch è aperta dal 6 ottobre al 18 dicembre 2026. L'inaugurazione è martedì 6 ottobre dalle 18 alle 20; la mostra è curata da Paola Ugolini.
Quali sono gli orari della Richard Saltoun Gallery di Roma?
La Richard Saltoun Gallery di Roma è aperta dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 18; il sabato si visita su appuntamento. Domenica e lunedì è chiusa. Per il sabato conviene scrivere a rome@richardsaltoun.com o chiamare lo 06 86678 388.
Quanto costa vedere la mostra di Brigitte Niedermair?
La mostra di Brigitte Niedermair alla Richard Saltoun Gallery è a ingresso libero, come avviene nelle gallerie d'arte private. Non servono biglietti né prenotazioni nei giorni di apertura.
Chi è Madame Hirsch?
Madame Hirsch è Renate Hirsch Giacomuzzi, signora del bel mondo mitteleuropeo con casa a Bolzano, che Brigitte Niedermair ha seguito per un anno fra feste, viaggi e riti familiari: Natale, Pasqua, l'inverno a St. Moritz, l'estate in Sardegna.
Come si arriva in via Margutta con i mezzi?
Via Margutta si raggiunge con la metro A, fermate Flaminio o Spagna, e con il tram 2, fermata Flaminio. Da piazza del Popolo si percorre via del Babuino e si svolta in via Margutta; la zona è in ZTL, meglio non usare l'auto.
Chi è Brigitte Niedermair?
Brigitte Niedermair è una fotografa nata a Merano nel 1971, attiva fra arte e moda dagli anni Novanta, nota per la lunga collaborazione con Dior e per progetti su identità e corpo femminile, esposti fra gli altri a Palazzo Borromeo di Milano e a Palazzo Mocenigo di Venezia.
Il consiglio finale su Madame Hirsch
Madame Hirsch è una mostra piccola nelle dimensioni e grande nelle domande: chi decide come appariamo, noi o chi ci guarda? Andateci in un pomeriggio feriale, con calma, e poi percorrete via Margutta fino alla Fontana delle Arti. È una delle rare occasioni in cui una galleria privata offre, gratis, una lezione di fotografia che vale quanto una mostra da museo.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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