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Le chiese gemelle di Piazza del Popolo

Le due chiese che chiudono piazza del Popolo sul lato sud, all’imbocco del Tridente, sono conosciute da tre secoli e mezzo come le chiese gemelle. Si chiamano Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli, hanno lo stesso portico, la stessa scalinata, lo stesso timpano triangolare, la stessa cupola che si alza dietro la facciata. Chi arriva dalla porta e si ferma al centro della piazza vede due edifici identici che incorniciano l’obelisco e l’imbocco di via del Corso.

Santa Maria in Montesanto (Rome)
Foto: Falk2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Non sono gemelle. Non lo sono mai state, e non per caso: i due lotti di terreno disponibili avevano larghezza diversa, e l’identità che si percepisce dalla piazza è il risultato di un calcolo ottico deliberato, fatto in cantiere fra gli anni Sessanta e Settanta del Seicento. La chiesa a sinistra guardando da nord, Santa Maria in Montesanto, ha pianta e cupola ellittiche. Quella a destra, Santa Maria dei Miracoli, ha pianta e cupola circolari. Dal centro della piazza le due cupole sembrano avere lo stesso diametro. Da altri punti la differenza si vede benissimo.

Questa pagina spiega come funziona quel trucco, dove mettersi per vederlo e dove mettersi per smontarlo, chi ha costruito che cosa e in quali anni, e come stanno le cose oggi per chi vuole entrare. Le due chiese sono edifici di culto attivi con ingresso libero, aprono in modo diverso l’una dall’altra e con orari che cambiano spesso: qui non troverai una tabella di orari inventata, ma indicazioni su dove verificarli.

Dove si trovano le chiese gemelle di piazza del Popolo e come arrivarci

Le chiese gemelle di piazza del Popolo si trovano sul lato meridionale della piazza, agli angoli fra le tre strade del Tridente: Santa Maria in Montesanto ha ingresso da via del Babuino 198, Santa Maria dei Miracoli da via del Corso 528. La fermata di metropolitana più vicina è Flaminio, linea A, a circa centocinquanta metri dalla porta nord della piazza.

Con la metropolitana

La linea A ferma a Flaminio, e l’uscita dà direttamente su piazzale Flaminio, davanti alla Porta del Popolo. Si attraversa la porta, si entra nella piazza e le due chiese sono di fronte, dall’altra parte dell’ovale, a circa duecento metri. È il percorso che consigliamo a chi viene per la prima volta, perché è l’unico che restituisce l’effetto per cui le chiese sono state progettate: si entra da nord, come entravano i pellegrini, e l’inquadratura arriva tutta insieme.

Con il tram e gli autobus

Il tram 2 parte da piazzale Flaminio e risale viale Tiziano fino a piazza Mancini, servendo l’Auditorium e il quartiere Flaminio. In piazzale Flaminio passano anche diverse linee di autobus urbane che collegano la zona con il centro e con i lungotevere. Le linee cambiano con una certa frequenza per lavori e deviazioni: prima di partire conviene controllare il percorso aggiornato sull’app dell’azienda di trasporto, perché piazza del Popolo viene chiusa al traffico con regolarità per eventi, concerti e manifestazioni.

A piedi dal centro

Da piazza di Spagna si arriva in circa dieci minuti percorrendo via del Babuino per intero: è una camminata dritta, in leggera discesa, e sbuca esattamente sul fianco di Santa Maria in Montesanto. Da piazza Venezia servono venti minuti buoni lungo via del Corso, un chilometro e mezzo in linea retta. Dal Pantheon sono quindici minuti passando per via della Scrofa e via di Ripetta, oppure per il Corso.

Perché le chiese gemelle di piazza del Popolo non sono gemelle

Le chiese gemelle di piazza del Popolo hanno piante diverse: Santa Maria dei Miracoli è circolare, Santa Maria in Montesanto è ellittica, e la differenza nasce dal fatto che i due lotti di terreno fra le strade del Tridente non avevano la stessa larghezza. L’impressione di simmetria che si riceve dal centro della piazza è una correzione ottica costruita apposta.

Il problema urbanistico che i progettisti dovevano risolvere

Il Tridente è la trama di tre strade che partono da piazza del Popolo e si aprono a ventaglio verso il centro: via del Babuino a est, verso piazza di Spagna; via del Corso al centro, dritta fino a piazza Venezia; via di Ripetta a ovest, verso il Tevere e il Mausoleo di Augusto. Le tre strade non nascono nello stesso momento né con lo stesso criterio, e gli angoli che formano fra loro non sono uguali.

Il risultato è che i due isolati triangolari compresi fra le strade, quello fra Babuino e Corso e quello fra Corso e Ripetta, hanno dimensioni diverse. Sul fronte verso la piazza il secondo è più largo del primo. Chiunque voglia costruire due edifici che sembrino uguali su quei due lotti ha un problema di geometria da risolvere prima ancora di disegnare una facciata.

La soluzione: stessa facciata, cupole diverse

La risposta adottata in cantiere fu tenere identici tutti gli elementi che si leggono frontalmente e modificare quelli che si leggono in profondità. I due portici hanno la stessa larghezza, lo stesso numero di colonne, lo stesso timpano. Le due scalinate hanno la stessa alzata. I due campanili, aggiunti nel secolo successivo, hanno la stessa sagoma.

La cupola, invece, è diversa. Sul lotto più largo, quello fra il Corso e Ripetta, una rotonda entrava senza forzature: Santa Maria dei Miracoli ha pianta circolare, e la sua cupola poggia su un tamburo che all’esterno si legge come un ottagono. Sul lotto più stretto, fra Babuino e il Corso, una rotonda della stessa misura non entrava: Santa Maria in Montesanto fu impostata su un ovale, con la cupola ellittica il cui asse maggiore corre in profondità, verso il fondo della chiesa, e all’esterno si legge come un poligono a dodici lati.

L’ellisse fa una cosa precisa. Vista frontalmente, cioè con l’asse minore parallelo alla facciata, presenta allo sguardo la stessa larghezza apparente della cupola circolare accanto. Lo sviluppo in più che le serve per contenere lo stesso volume se lo prende verso l’interno, dove dalla piazza non si vede. La simmetria che l’occhio registra è dunque vera solo su un asse.

Dove si vede l’inganno, e dove si vede che è un inganno

Il punto da cui l’effetto funziona è l’asse centrale della piazza, in prossimità dell’Obelisco Flaminio, guardando verso sud. Da lì le due cupole hanno la stessa larghezza apparente, i due portici combaciano e l’imbocco del Corso si apre in mezzo come una fessura calcolata. Meglio ancora dalla parte nord dell’ovale, a una trentina di metri dalla porta: più ci si allontana lungo l’asse, più le due sagome si equivalgono.

Il punto da cui l’inganno si scioglie è la terrazza del Pincio, sopra la piazza. Da lassù si guardano le due chiese dall’alto e di sbieco, e le due cupole smettono di somigliarsi: una è tonda, l’altra è ovale e allungata all’indietro. Anche la pianta dei tetti racconta due edifici che non hanno la stessa impronta a terra.

Un secondo punto utile, a livello stradale, è l’imbocco di via di Ripetta a una cinquantina di metri dalla piazza, guardando indietro verso nord: da lì Santa Maria dei Miracoli si vede di tre quarti, e il tamburo ottagonale si legge per quello che è. Lo stesso vale, in modo speculare, da via del Babuino per Montesanto.

Quale è quale: Montesanto a sinistra, Miracoli a destra

Guardando le chiese gemelle di piazza del Popolo dalla piazza, con le spalle alla Porta del Popolo, Santa Maria in Montesanto è quella di sinistra, fra via del Babuino e via del Corso, mentre Santa Maria dei Miracoli è quella di destra, fra via del Corso e via di Ripetta. È la confusione più frequente fra i visitatori, e anche fra chi scrive di Roma.

Il metodo che non sbaglia

La regola pratica è legare ogni chiesa alla sua strada, non alla sua posizione, perché la posizione si inverte a seconda di dove si guarda. Montesanto occupa il lato di via del Babuino. Miracoli occupa il lato di via di Ripetta, e quindi dalla parte del Tevere. Chi ricorda che Ripetta era il porto fluviale della città ha già un aggancio: Miracoli è la chiesa dalla parte del fiume, e non a caso la devozione da cui prende il nome nasce proprio da una storia di fiume.

Perché si chiamano così

Santa Maria in Montesanto eredita il nome da una chiesa precedente, più piccola, che apparteneva ai carmelitani della provincia di Monte Santo in Sicilia. Il titolo si trasferì al nuovo edificio insieme alla comunità religiosa.

Santa Maria dei Miracoli prende il nome da un’immagine mariana ritenuta miracolosa. La tradizione popolare, raccontata così da secoli e riportata qui come tradizione e non come fatto documentato, vuole che nel 1325 una donna disperata per il figlio caduto nel Tevere abbia pregato davanti a una Madonna dipinta su un muro presso il fiume, e che il bambino si sia salvato. L’immagine venerata fu poi spostata per le piene del Tevere e finì nella chiesa di San Giacomo in Augusta; sull’altare maggiore della chiesa di piazza del Popolo si trova una copia cinquecentesca.

Il cantiere: Rainaldi, Bernini, Fontana e quasi vent’anni di lavori

Il progetto delle chiese gemelle di piazza del Popolo fu affidato a Carlo Rainaldi sotto il pontificato di Alessandro VII, e il primo cantiere si aprì nel 1662 con Santa Maria in Montesanto; i lavori proseguirono a fasi alterne fino alla fine degli anni Settanta del Seicento, con interventi di Gian Lorenzo Bernini e la direzione finale di Carlo Fontana. Le fonti non concordano su chi abbia fatto esattamente che cosa, e qui riportiamo le versioni principali senza sceglierne una.

Le date, e dove le fonti divergono

Sull’avvio c’è accordo sostanziale: l’incarico a Rainaldi si colloca fra il 1661 e il 1662, e la prima pietra di Santa Maria in Montesanto viene posta nel 1662. La morte di Alessandro VII nel 1667 ferma il cantiere. I lavori riprendono nel 1673 sotto la direzione di Carlo Fontana.

Sulla conclusione le versioni si separano. Per Santa Maria in Montesanto alcune fonti indicano il 1675 come anno di completamento della fabbrica e il 1679 come anno in cui si chiude la decorazione interna. Per Santa Maria dei Miracoli la cronologia più diffusa colloca il cantiere fra il 1675 e il 1679, con consacrazione e apertura al pubblico nel 1681; una ricostruzione diversa, che circola in letteratura divulgativa, anticipa la costruzione di Miracoli al biennio 1673-1675. I campanili sono aggiunte del Settecento, attribuite a Francesco Navone, e per Montesanto si indica il 1761.

Chi ha fatto che cosa

Carlo Rainaldi è l’autore dell’impianto generale e del disegno di entrambe le chiese. È a lui che si deve l’idea di chiudere la piazza con due fabbriche uguali in facciata, portico e timpano sul modello antico.

Bernini interviene a cantiere avviato, e qui le fonti si dividono in modo netto. Diverse ricostruzioni, fra cui quelle degli enti turistici comunali, gli attribuiscono la revisione del progetto di Santa Maria in Montesanto, con il passaggio alla pianta ellittica per adattare l’edificio alla conformazione del lotto. Altre, fra cui repertori di storia dell’arte barocca, gli assegnano invece la revisione di Santa Maria dei Miracoli. A Bernini viene ricondotto anche il disegno delle statue di santi collocate all’esterno. Abbiamo confrontato le versioni e non è possibile scioglierle qui: chi scrive di queste due chiese dovrebbe dichiarare la divergenza invece di sceglierne una a caso.

Carlo Fontana porta a termine entrambe le fabbriche dal 1673 in poi, e a lui si devono soluzioni interne di peso: il presbiterio e l’altare maggiore di Santa Maria dei Miracoli, cappelle e parti della decorazione in entrambe.

Il modello antico dietro le due facciate

La differenza è che il Pantheon è un edificio isolato che si guarda da vicino, dentro una piazza stretta, mentre queste due chiese sono pensate per essere lette da lontano, in coppia, come quinta scenografica di uno spazio urbano. Il barocco romano tratta l’architettura come regia della città: la stessa logica che si ritrova nel colonnato di San Pietro o nelle fontane di piazza Navona, dove la Fontana dei Quattro Fiumi fu calcolata sugli assi di percorrenza della piazza.

Chi vuole seguire questo filo ha sul sito due percorsi che lo attraversano per intero: Bernini a Roma e Borromini a Roma. Le chiese gemelle stanno esattamente nel punto in cui quella stagione smette di fare edifici e comincia a fare città.

Le dieci statue sulla balaustra

Sulla balaustra esterna di Santa Maria dei Miracoli sono collocate dieci statue di santi, eseguite fra il 1676 e il 1677 da un gruppo di scultori attivi nel cantiere, fra cui Filippo Carcani ed Ercole Ferrata. Sono figure che dalla piazza si leggono come profilo contro il cielo, e che da vicino quasi nessuno guarda.

Una curiosità su Le chiese gemelle di Piazza del Popolo

La curiosità più solida sulle chiese gemelle di piazza del Popolo è che il nome con cui tutti le chiamano è tecnicamente sbagliato, e lo è per scelta dei progettisti: l’effetto gemellare è una correzione prospettica costruita su due edifici che hanno pianta diversa, cupola diversa e ingombro diverso.

Una copia che serve a far funzionare la piazza

Il valore delle due chiese non è nella singola fabbrica. Nessuna delle due, presa da sola, sarebbe fra le dieci chiese barocche romane che un appassionato va a cercare. Insieme, e in quella posizione, fanno una cosa che poche architetture al mondo riescono a fare: trasformano un’uscita di città in una porta di città, e danno a chi entra la sensazione di essere atteso.

Per secoli piazza del Popolo è stata il primo pezzo di Roma che un viaggiatore vedeva arrivando da nord lungo la via Flaminia, dopo Ponte Milvio. Le due chiese sono la prima frase del discorso.

Il dettaglio che smentisce la simmetria a occhio nudo

C’è un dettaglio che smonta l’idea di gemellarità senza bisogno di salire al Pincio, e che si vede stando in piazza: il tamburo delle due cupole ha un numero di lati diverso. Quello di Santa Maria dei Miracoli è ottagonale, quello di Santa Maria in Montesanto ha dodici lati. Contare gli spigoli è possibile con un po’ di pazienza, con la luce giusta, dalla metà nord della piazza.

Una cosa che non ti dice nessuno su Le chiese gemelle di Piazza del Popolo

Le chiese gemelle di piazza del Popolo non aprono con lo stesso orario, e non aprono nemmeno con la stessa logica: sono due enti distinti, con due comunità e due calendari, e la probabilità di trovarne una aperta e l’altra chiusa nello stesso momento è alta. Chi arriva pensando di visitarle in fila, una dopo l’altra, spesso ne visita una sola.

Due chiese, due calendari

Santa Maria in Montesanto ha una vita liturgica legata alla Messa degli artisti, che si celebra la domenica e segue un calendario stagionale. Santa Maria dei Miracoli è una rettoria con un ritmo diverso, più legato alle messe feriali e alle aperture per la devozione all’immagine mariana.

La conseguenza pratica è che l’orario da verificare è doppio. I recapiti telefonici pubblicati dal portale turistico ufficiale del Comune sono 06 3610594 per Santa Maria in Montesanto, che ha anche un proprio sito, e 06 3610250 per Santa Maria dei Miracoli. Una telefonata il giorno prima risolve il problema meglio di qualsiasi tabella trovata in rete, comprese le tabelle dei grandi aggregatori, che per le chiese romane sono sbagliate con una frequenza che sorprende.

L’ingresso è libero in entrambe. Non c’è biglietteria, non c’è prenotazione, non c’è audioguida. Chiunque ti chieda soldi per entrare in una delle due chiese non rappresenta la chiesa.

Sono chiese attive, non musei

Durante le funzioni la visita turistica si sospende. È una regola che vale in tutte le chiese romane aperte al culto, e qui pesa più che altrove perché le due chiese sono piccole: venti persone in piedi con il telefono alzato dentro un’aula circolare di quelle dimensioni si notano immediatamente.

La chiesa che quasi tutti confondono

Molti visitatori escono da piazza del Popolo convinti di aver visto le chiese gemelle, e hanno visto Santa Maria del Popolo. È un’altra chiesa, sul lato nord della piazza, addossata alla Porta del Popolo, e contiene opere di prim’ordine, fra cui due tele di Caravaggio nella Cappella Cerasi. Non fa parte della coppia barocca del lato sud.

Chi ha tempo per una sola chiesa a piazza del Popolo e viene per l’arte dovrebbe andare in Santa Maria del Popolo, non nelle gemelle. Lo diciamo senza giri di parole: sul piano delle opere il confronto non regge. Chi viene per capire come si costruisce una piazza, invece, ha davanti le gemelle. Sono due visite che rispondono a due domande diverse, e chi cerca i quadri di Caravaggio in città può seguire l’itinerario dedicato su Caravaggio a Roma e la scheda della Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi.

Il consiglio che ti do per visitare Le chiese gemelle di Piazza del Popolo

Per visitare le chiese gemelle di piazza del Popolo consigliamo di dedicare quaranta minuti complessivi, entrando dalla Porta del Popolo, salendo al Pincio prima di scendere in piazza e lasciando gli interni per ultimi: l’ordine conta più della durata, perché il senso del luogo si capisce fuori.

L’ordine giusto delle cose

La sequenza che funziona è questa. Prima il Pincio, per vedere le due cupole dall’alto e registrare che sono diverse. Poi la discesa in piazza lungo la rampa, che porta gradualmente il punto di vista dall’alto al basso e fa vedere le due sagome che si allineano. Poi il centro della piazza, all’obelisco, dove la simmetria si chiude. Poi gli interni.

Il momento della giornata

La facciata delle due chiese guarda a nord. Questo significa che il fronte resta in ombra quasi tutto il giorno, mentre le cupole prendono luce di taglio al mattino presto da est e nel tardo pomeriggio da ovest.

Il momento migliore per vedere il rilievo delle due cupole è il tardo pomeriggio, quando la luce radente da ovest stacca il tamburo di Santa Maria dei Miracoli e lascia in ombra quello di Montesanto, rendendo la differenza fra i due poligoni più leggibile che a mezzogiorno. A mezzogiorno, con il sole alto, tutto si appiattisce e la simmetria sembra ancora più credibile: paradossalmente è l’ora in cui l’inganno funziona meglio.

Il giorno della settimana

Piazza del Popolo viene usata per manifestazioni, concerti e raduni con una frequenza alta, e in quei casi la piazza si riempie di palco, transenne e camion. L’effetto prospettico sparisce. Prima di programmare la visita conviene controllare se in piazza è previsto un evento, soprattutto nei fine settimana e nei mesi estivi, quando la città ospita il cartellone della stagione culturale.

La domenica mattina Santa Maria in Montesanto è impegnata dalla Messa degli artisti nel periodo in cui si celebra. Per chi vuole entrare senza sovrapporsi a una funzione, un giorno feriale a metà mattina o a metà pomeriggio resta la scelta più sicura.

Come combinare la visita

Quaranta minuti a piazza del Popolo si innestano bene in una passeggiata più lunga. Verso est si prende via del Babuino e in dieci minuti si è a piazza di Spagna, sotto la Trinità dei Monti, con la Fontana della Barcaccia ai piedi della scalinata e la Keats Shelley House sull’angolo. Da lì si può salire a Villa Medici.

Verso ovest si prende via di Ripetta e in otto minuti si arriva all’Ara Pacis e al Mausoleo di Augusto. Verso sud il Corso porta a San Lorenzo in Lucina, a Montecitorio con il suo obelisco, a San Marcello al Corso e infine all’Altare della Patria.

Verso nord, oltre la porta, si entra in Villa Borghese e si può arrivare alla Galleria Borghese, che però richiede prenotazione obbligatoria con ingresso a fascia oraria: chi la vuole nello stesso giorno deve costruirci attorno tutto il resto, non il contrario.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Le chiese gemelle di piazza del Popolo sono l’ultimo atto di un disegno urbano iniziato più di un secolo prima: il Tridente esisteva già, e le due chiese furono costruite per dargli un fondale unitario dalla parte della porta. Il fatto è noto agli studiosi e quasi mai raccontato a chi visita, che se le trova lì come se fossero nate insieme alla piazza.

Prima le strade, poi le chiese

Via di Ripetta e via del Babuino nascono nel Cinquecento, aprendo a ventaglio dalla piazza verso il Tevere e verso la salita del Pincio. Via del Corso, l’asse centrale, ricalca il tracciato della via Lata antica. Quando Rainaldi riceve l’incarico, negli anni Sessanta del Seicento, il ventaglio è già disegnato da generazioni.

La piazza che conosciamo è più recente delle chiese

L’altro dato poco citato riguarda la forma della piazza stessa. L’ovale con gli emicicli, le fontane laterali e la rampa che sale al Pincio è opera di Giuseppe Valadier, realizzata nel primo Ottocento. Le chiese gemelle sono quindi più vecchie della piazza in cui si trovano di oltre un secolo.

Valadier lavora attorno a una coppia di edifici già esistenti e costruisce il resto per mettere in valore proprio quell’asse. Chi guarda le chiese dal centro della piazza non sta vedendo solo un’invenzione barocca: sta vedendo una scena seicentesca riallestita da un architetto neoclassico che aveva capito benissimo come funzionava. Il contesto completo della piazza è nella scheda dedicata a piazza del Popolo, che qui non ripetiamo.

L’obelisco era già al suo posto

L’Obelisco Flaminio, il monolito egizio al centro della piazza, fu portato a Roma da Augusto e collocato nel Circo Massimo; fu spostato a piazza del Popolo alla fine del Cinquecento, nella campagna di risistemazione urbana di Sisto V. Quando le chiese vengono costruite, l’obelisco è lì da circa settant’anni.

Questo spiega perché l’asse funziona così bene: i progettisti avevano un riferimento verticale già piantato nel punto giusto, e ci hanno costruito attorno. Sul Pincio c’è un secondo monolito, l’Obelisco del Pincio, che lavora sullo stesso asse dall’alto. Roma ha la più alta concentrazione di obelischi antichi al mondo, e piazza del Popolo è uno dei punti in cui se ne vedono due con una sola rotazione della testa.

La foto giusta da fare a Le chiese gemelle di Piazza del Popolo

La foto che racconta davvero le chiese gemelle di piazza del Popolo non è quella frontale dal centro della piazza, che tutti fanno e che documenta l’illusione: è la coppia di scatti che mette a confronto la vista dall’asse e la vista dal Pincio, perché solo insieme mostrano che le due cupole non sono uguali.

Lo scatto uno: l’asse, dal centro della piazza

Ci si mette sull’asse nord-sud della piazza, all’altezza dell’obelisco o qualche metro più a nord, e si inquadra in orizzontale includendo entrambi i portici e l’imbocco del Corso in mezzo. Serve un grandangolo moderato: con un telefono, la focale standard di solito basta, con la ultragrandangolare le due chiese si deformano ai bordi e l’effetto si perde.

Lo scatto due: dal Pincio, la prova del contrario

Dalla terrazza del Pincio si inquadra la piazza dall’alto includendo entrambe le cupole. Da lì l’ovale di Montesanto e il cerchio di Miracoli si distinguono, e i due tetti hanno impronte diverse. Una focale leggermente tele, l’equivalente di un 50 o 70 millimetri, comprime la scena e rende il confronto più leggibile del grandangolo.

Le due foto messe una accanto all’altra sono il contenuto. Una sola delle due non dimostra niente.

Luce, folla e vincoli

Dentro le chiese vale la regola generale degli edifici di culto romani: niente flash, niente cavalletto senza autorizzazione, e nessuna ripresa durante le funzioni. Per riprese professionali, video o servizi fotografici con attrezzatura, il permesso va chiesto in anticipo alla rettoria o alla parrocchia, e non è un passaggio formale.

La piazza è pubblica e fotografarla è libero. L’unico limite pratico è la folla: nei mesi estivi e nei fine settimana l’asse davanti alle chiese è occupato da gruppi, e per avere il campo libero bisogna alzarsi presto. Alle sette del mattino la piazza è vuota.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Piazza del Popolo è stata per secoli la porta nord di Roma, il luogo degli ingressi solenni, delle esecuzioni capitali pubbliche fino all’Ottocento e, in epoca contemporanea, delle grandi adunate politiche e dei concerti: le chiese gemelle hanno assistito a tutto questo dal lato sud, come fondale fisso.

Gli ingressi trionfali da nord

Chi arrivava a Roma dalla via Flaminia entrava dalla Porta del Popolo. Per i grandi arrivi la porta veniva addobbata e il percorso fino a San Pietro o al Quirinale veniva allestito come un corteo. La costruzione delle due chiese nel Seicento rientra esattamente in questa logica: dare a quell’ingresso una conclusione architettonica degna.

Le esecuzioni pubbliche

Fino alla metà dell’Ottocento piazza del Popolo fu uno dei luoghi in cui lo Stato pontificio eseguiva le condanne capitali, con patibolo montato nella piazza e pubblico numeroso. La pratica cessò con la fine del potere temporale.

La piazza di Valadier e l’età napoleonica

La risistemazione ottocentesca di Giuseppe Valadier, che dà alla piazza la forma ovale attuale con gli emicicli e il collegamento al Pincio, matura fra l’età napoleonica e la Restaurazione. È l’intervento che trasforma uno spazio irregolare in un ovale scenografico e che costruisce il sistema di rampe verso il colle.

Il Novecento: comizi, cortei e concerti

Nel Novecento piazza del Popolo è stata teatro di adunate politiche di ogni segno, di cortei sindacali e, dagli anni Novanta in poi, di concerti di grande richiamo, compreso il concerto del Primo Maggio in alcune edizioni e i raduni per le vittorie sportive. La capienza reale della piazza è oggetto di stime molto diverse a seconda della fonte e dell’evento: non riportiamo una cifra perché le cifre che circolano sono dichiarazioni di parte, non dati tecnici.

La Messa degli artisti

La celebrazione domenicale dedicata al mondo dell’arte e dello spettacolo è l’avvenimento ricorrente che ha dato a Santa Maria in Montesanto la sua identità contemporanea. L’iniziativa nasce negli anni Quaranta e si trasferisce in questa chiesa negli anni Cinquanta, dove continua da allora con cadenza settimanale nel periodo di calendario.

Sulle date esatte le fonti divergono: l’enciclopedia libera indica il 1953 come anno del trasferimento in Montesanto, con l’iniziativa concepita nel 1941, mentre il portale turistico comunale indica il 1951. Riportiamo entrambe le versioni perché non abbiamo elementi per preferirne una.

Chi è passato da Le chiese gemelle di Piazza del Popolo

Da piazza del Popolo e dalle sue due chiese è passato chiunque sia arrivato a Roma da nord fra il Seicento e l’Ottocento: era l’ingresso obbligato della città per chi veniva dall’Europa continentale lungo la via Flaminia, e il primo spazio urbano che un viaggiatore attraversava.

I viaggiatori del Grand Tour

Per due secoli il Grand Tour ha portato a Roma generazioni di viaggiatori nordeuropei, e per quasi tutti l’ingresso avveniva dalla Porta del Popolo. La descrizione dell’arrivo in piazza, con l’obelisco al centro e le due chiese che aprono il Tridente, è un passaggio ricorrente nella letteratura di viaggio dell’epoca.

La zona fra via del Babuino, via Margutta e piazza di Spagna diventa in quegli anni il quartiere degli stranieri: alberghi, caffè, studi di pittori e scultori, botteghe di antiquari. Il sistema abitativo e commerciale che ancora oggi caratterizza via del Babuino nasce lì.

Artisti, architetti e studiosi

Le due chiese sono state misurate, disegnate e incise da generazioni di architetti in formazione, che sull’esempio romano imparavano a comporre facciate e cupole. Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia dal primo Ottocento, ha mandato per due secoli i suoi pensionnaires a rilevare i monumenti della città, e piazza del Popolo era a dieci minuti di cammino dai loro alloggi.

Il mondo dell’arte e dello spettacolo

Santa Maria in Montesanto è nota come chiesa degli artisti per la frequentazione, ormai settantennale, di persone del mondo dell’arte, del cinema, del teatro e della musica, che partecipano alla messa domenicale e che negli anni hanno visto celebrare qui molti funerali di colleghi. È un fatto consolidato e documentato dalla chiesa stessa, che ne fa il proprio segno distintivo.

In questa pagina non facciamo nomi. La chiesa è un luogo di culto attivo e frequentato, le cerimonie che vi si celebrano riguardano persone e famiglie, e trasformarla in una lista di celebrità sarebbe un modo sbagliato di raccontarla. Chi vuole sapere di più trova il calendario e le notizie sul sito della chiesa.

Cosa si vede dentro le due chiese

All’interno le chiese gemelle di piazza del Popolo hanno due aule a pianta centrale con cappelle laterali, stucchi bianchi e decorazione barocca: l’aula di Santa Maria in Montesanto è ellittica e più profonda, quella di Santa Maria dei Miracoli è circolare e più raccolta. L’ingresso è libero in entrambe.

Santa Maria in Montesanto

Si entra sotto il portico da piazza del Popolo e ci si trova in uno spazio ovale, con l’asse lungo che corre dall’ingresso verso l’altare. La percezione immediata è di un ambiente più esteso di quanto la facciata lasci prevedere, che è esattamente quello che l’ellisse serve a produrre.

Santa Maria dei Miracoli

Lo spazio è una rotonda, con un movimento circolare che porta l’occhio attorno all’aula fino al presbiterio. Il presbiterio e l’altare maggiore si devono a Carlo Fontana, e sono la parte di maggior peso architettonico dell’interno.

Sull’altare maggiore si trova la copia cinquecentesca dell’immagine mariana da cui la chiesa prende il nome, con la Madonna e il Bambino coronati. L’originale, secondo la ricostruzione più diffusa, si conserva nella chiesa di San Giacomo in Augusta, poco più avanti sul Corso, dove era stato portato dopo che le piene del Tevere avevano reso insostenibile la collocazione originaria presso il fiume.

Che cosa aspettarsi, onestamente

Un giudizio, perché serve: gli interni di queste due chiese non reggono il confronto con Santa Maria del Popolo a cinquanta metri di distanza, né con Sant’Andrea al Quirinale, né con San Carlo alle Quattro Fontane, che sono i due capolavori romani della pianta centrale barocca e che si trovano a cento metri l’uno dall’altro vicino alle Quattro Fontane.

Le due gemelle sono edifici corretti, curati, ben conservati, e visitarli richiede dieci minuti a testa. Il motivo per cui si viene qui resta il rapporto fra i due edifici e la piazza. Chi cerca l’emozione dell’interno barocco troverà di meglio a poche fermate di distanza, per esempio in Sant’Ignazio, nella Chiesa del Gesù o in Sant’Andrea della Valle.

Accessibilità

Entrambe le chiese hanno una scalinata davanti al portico, il che pone un problema di accesso a chi usa una sedia a rotelle o ha difficoltà motorie. Non risultano rampe permanenti sui fronti principali. Chi ha bisogno di un accesso alternativo dovrebbe telefonare prima ai numeri indicati dal portale turistico comunale e chiedere se esiste un ingresso laterale praticabile: la risposta cambia da chiesa a chiesa e da giorno a giorno, e non è un dato che vogliamo riportare senza averlo confermato con la struttura.

La piazza, invece, è piana, pavimentata e completamente accessibile, e la vista frontale delle due chiese, che è la cosa per cui vale la pena venire, si ottiene dal livello della piazza senza salire nulla. La rampa che porta al Pincio ha pendenza sostenuta e fondo irregolare in alcuni tratti.

Il Tridente intorno alle due chiese

Le chiese gemelle di piazza del Popolo sono la testa del Tridente, il sistema di tre strade che struttura l’intero settore settentrionale del centro storico di Roma: via del Babuino, via del Corso e via di Ripetta, che si aprono dalla piazza e coprono a ventaglio la zona fra il Pincio e il Tevere.

Il braccio di via del Babuino

Via del Babuino corre dritta da piazza del Popolo a piazza di Spagna. È la strada delle gallerie d’arte, degli antiquari e delle insegne di lusso, e conserva il carattere di quartiere degli stranieri che ha assunto nell’età del Grand Tour. Sbocca ai piedi della scalinata che sale a Trinità dei Monti.

Il braccio di via di Ripetta

Via di Ripetta scende verso il Tevere e prende il nome dal porto fluviale che si trovava alla fine della strada, smantellato con la costruzione dei muraglioni alla fine dell’Ottocento. È la più tranquilla delle tre, meno commerciale, con un tessuto di botteghe e palazzi che regge ancora.

Lungo il suo percorso si incontrano il Mausoleo di Augusto e l’Ara Pacis, che insieme formano il complesso augusteo del Campo Marzio settentrionale. Proseguendo verso sud si arriva alla zona di Santa Maria Maddalena e al Pantheon con l’Obelisco Macuteo davanti.

Il braccio di via del Corso

Via del Corso è l’asse centrale, un chilometro e mezzo in linea retta da piazza del Popolo a piazza Venezia. È la strada dello shopping di massa, molto battuta, e con la densità pedonale più alta delle tre.

Sul suo percorso o a pochi metri si trovano San Lorenzo in Lucina, la piazza di Montecitorio, San Marcello al Corso e, sul fondo, il Vittoriano con l’Altare della Patria e l’Ala Brasini. Deviando a sinistra a metà percorso si arriva alla Fontana di Trevi, deviando a destra si entra nel sistema di piazza Navona e del Pantheon.

Il Pincio e Villa Borghese

La combinazione più efficiente per una mezza giornata è questa: metropolitana fino a Flaminio, Porta del Popolo, piazza, chiese gemelle, rampa al Pincio, terrazza, Villa Borghese. Sono circa due chilometri con un solo dislivello, e attraversano quattro epoche.

Santa Maria in Montesanto (Rome)
Foto: Falk2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Mangiare vicino a piazza del Popolo senza farsi male

Piazza del Popolo e il Tridente sono fra le zone più esposte di Roma dal punto di vista della ristorazione: la densità di turisti è altissima, il passaggio è continuo e il rischio di sedersi nel posto sbagliato è concreto. Su questo sito non consigliamo locali per nome, e il motivo è semplice: un elenco di insegne invecchia in pochi mesi e non insegna nulla. Preferiamo dare i criteri.

I cinque segnali che indicano una trappola

Il primo segnale è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o davanti alla porta. È un richiamo pensato per chi passa, non un indizio di cucina. Nei quartieri dove si mangia bene nessuno lavora in strada per farsi vedere.

Il secondo è il menu con le fotografie dei piatti. Serve a far ordinare chi non legge l’italiano, e chi lo espone ha già deciso che il suo cliente è di passaggio e non tornerà.

Il terzo è l’acchiappino sulla soglia che invita a sedersi. Un locale che deve fermare la gente per strada non ha clienti abituali.

Il quarto è l’orario continuato dalla mattina alla notte senza pausa di cucina. Una cucina vera si ferma fra pranzo e cena perché deve pulire, preparare e riposare. Chi serve a qualunque ora sta scaldando.

Il quinto, e il più rilevante in questa zona, è la posizione davanti al monumento. I locali affacciati sulla piazza o sull’imbocco delle tre strade lavorano su un flusso che si rinnova ogni giorno e non hanno alcun interesse a fidelizzare. È lì che si incontrano le voci non prezzate sul menu, il coperto che compare solo sullo scontrino, il listino diverso fra la sala interna e il tavolo fuori. Chiedere il prezzo prima di ordinare e chiedere il conto dettagliato sono due gesti che in questa zona conviene fare sempre.

Il criterio che funziona meglio di qualsiasi recensione

La regola più affidabile è guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se ai tavoli ci sono romani che parlano fra loro, se il cameriere prende le ordinazioni in italiano e se i clienti sembrano gente che torna, il posto ha un senso. Se ai tavoli ci sono solo stranieri e il personale passa da una lingua all’altra a seconda del turno, il locale vive di passaggio.

Le catene del centro

Nel Tridente sono comparsi negli ultimi anni diversi locali che ripetono la stessa insegna in più punti della città, con menu identico e code organizzate col numerino. Non li nominiamo. L’osservazione che conta è che i romani non ci vanno: sono format costruiti per il flusso turistico, con una proposta standardizzata che funziona ovunque e che quindi non ha alcun rapporto con la cucina di questa città.

Una lista curata, per chi la vuole

Per chi preferisce comunque avere un riferimento, Daniele Dezi tiene una raccolta personale di indirizzi romani su Google Maps: è una lista personale di Daniele Dezi su Google Maps, curata e non sponsorizzata, senza accordi commerciali con i locali segnalati. Va presa per quello che è, una selezione soggettiva basata su frequentazione diretta, e non come una classifica.

Domande frequenti sulle chiese gemelle di piazza del Popolo

Quanto costa entrare nelle chiese gemelle di piazza del Popolo?

L’ingresso alle chiese gemelle di piazza del Popolo, Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli, è libero e gratuito. Sono due edifici di culto attivi, non musei: non esiste biglietteria, non si prenota e non si paga alcun contributo obbligatorio. Chi chiede denaro per l’accesso davanti alle porte non ha alcun rapporto con le due chiese. Eventuali offerte per la manutenzione restano volontarie.

Quali sono gli orari delle chiese gemelle di piazza del Popolo?

Gli orari delle chiese gemelle di piazza del Popolo sono variabili e diversi fra le due chiese, che hanno calendari e comunità distinte. Non pubblichiamo una tabella perché cambierebbe nel giro di settimane. I recapiti indicati dal portale turistico ufficiale del Comune sono 06 3610594 per Santa Maria in Montesanto, che ha anche un proprio sito, e 06 3610250 per Santa Maria dei Miracoli. Una telefonata o un controllo sul sito il giorno prima è la verifica più affidabile.

Qual è la differenza fra Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli?

La differenza fra Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli è nella pianta: Montesanto, fra via del Babuino e via del Corso, è ellittica con cupola ovale e tamburo a dodici lati, mentre Miracoli, fra via del Corso e via di Ripetta, è circolare con cupola tonda e tamburo ottagonale. Le facciate e i portici sono invece uguali, perché il progetto puntava a farle sembrare identiche dalla piazza.

Perché le chiese gemelle di piazza del Popolo non sono davvero gemelle?

Le chiese gemelle di piazza del Popolo non sono gemelle perché i due lotti fra le strade del Tridente avevano larghezza diversa e non permettevano due edifici identici. Sul lotto più largo, verso via di Ripetta, fu costruita una rotonda a pianta circolare; su quello più stretto, verso via del Babuino, fu impostata una pianta ellittica che sviluppa il volume in profondità. Dal centro della piazza le due cupole mostrano la stessa larghezza apparente.

Come si arriva alle chiese gemelle di piazza del Popolo con i mezzi?

Alle chiese gemelle di piazza del Popolo si arriva con la metropolitana linea A, fermata Flaminio, a circa centocinquanta metri dalla Porta del Popolo: si attraversa la porta e le due chiese sono in fondo alla piazza, a duecento metri. In piazzale Flaminio passano anche il tram 2 e diverse linee di autobus. La piazza viene chiusa per eventi con una certa frequenza, quindi conviene controllare le deviazioni sull’app del trasporto pubblico.

Quanto tempo serve per visitare le chiese gemelle di piazza del Popolo?

Per visitare le chiese gemelle di piazza del Popolo bastano quaranta minuti, di cui una ventina all’aperto e dieci per ciascun interno. Consigliamo di salire prima alla terrazza del Pincio per vedere dall’alto che le due cupole sono diverse, poi di scendere al centro della piazza dove la simmetria si ricompone, e solo alla fine di entrare. Inserite in una passeggiata sul Tridente, le due chiese occupano meno di un’ora.

Si possono fotografare le chiese gemelle di piazza del Popolo?

Fotografare le chiese gemelle di piazza del Popolo dall’esterno è libero, perché la piazza è spazio pubblico. All’interno valgono le regole comuni alle chiese romane: niente flash, niente cavalletto senza autorizzazione e nessuna ripresa durante le funzioni. Per servizi fotografici o video con attrezzatura professionale il permesso va chiesto in anticipo alla rettoria o alla parrocchia. Il momento migliore per le foto esterne è il tardo pomeriggio, con luce radente sulle cupole.

Perché Santa Maria in Montesanto è chiamata chiesa degli artisti?

Santa Maria in Montesanto è chiamata chiesa degli artisti perché ospita da oltre settant’anni una messa domenicale dedicata al mondo dell’arte e dello spettacolo, con una partecipazione costante di persone del cinema, del teatro, della musica e delle arti visive. L’iniziativa nasce negli anni Quaranta e si trasferisce qui negli anni Cinquanta: le fonti divergono fra il 1951 e il 1953. La celebrazione segue un calendario stagionale, da verificare con la chiesa.

Le chiese gemelle di piazza del Popolo sono accessibili con la sedia a rotelle?

Le chiese gemelle di piazza del Popolo hanno entrambe una scalinata davanti al portico e non risultano rampe permanenti sui fronti principali, quindi l’accesso autonomo con sedia a rotelle è problematico. Chi ha bisogno di un ingresso alternativo dovrebbe telefonare prima ai numeri delle due chiese e chiedere. La piazza invece è piana e completamente accessibile, e la vista frontale delle due facciate si ottiene dal livello stradale senza salire nulla.

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