Piazza Venezia
Piazza Venezia è il punto in cui cinque grandi strade di Roma si incontrano davanti al Vittoriano: via del Corso, via dei Fori Imperiali, via del Teatro di Marcello, corso Vittorio Emanuele II e la direttrice di via Cesare Battisti verso via Nazionale. È una piazza che quasi tutti attraversano e quasi nessuno guarda, perché si arriva qui per andare da un’altra parte. I suoi quattro fronti raccontano però cinque secoli di storia urbana compressi in duecento metri, e sotto l’asfalto c’è un cantiere della metro C che nel 2033 dovrebbe restituire una stazione museo. Le righe che seguono spiegano come si è formata questa piazza, che cosa si vede da ciascun lato, che cosa è chiuso e che cosa si visita davvero.

Dove si trova piazza Venezia e come arrivarci
Piazza Venezia occupa il punto d’incontro fra tre rioni di Roma, Pigna, Trevi e Campitelli, ai piedi del versante settentrionale del Campidoglio. Da qui il terreno sale a destra verso il Campidoglio e la cordonata capitolina, scende a sinistra verso via del Corso e il Campo Marzio, e si apre in fondo sulla prospettiva dei Fori. È il nodo che divide la Roma rinascimentale del Campo Marzio da quella archeologica dei Fori e del Palatino.
A piedi, dai punti di riferimento del centro
Dal Pantheon si arriva in dieci minuti scarsi, per largo di Torre Argentina e via delle Botteghe Oscure oppure per via del Corso. Dalla Fontana di Trevi il percorso più breve passa per via delle Muratte e richiede poco più di dieci minuti. Dal Colosseo si cammina lungo via dei Fori Imperiali per circa un chilometro, quindici minuti buoni, con il Vittoriano in fondo alla strada come traguardo visivo. Da piazza del Popolo il rettifilo di via del Corso misura circa un chilometro e seicento metri: venticinque minuti senza fermarsi alle vetrine.
Con i mezzi pubblici
Piazza Venezia non ha una fermata della metropolitana. Le stazioni più vicine sono Colosseo sulla linea B, a circa un chilometro lungo via dei Fori Imperiali, e Cavour sempre sulla B, leggermente più distante. Chi arriva da Termini può usare l’autobus 40 Express o il 64 fino alle fermate di largo di Torre Argentina o corso Vittorio Emanuele, a tre minuti a piedi dalla piazza. Il tram 8, che collega Trastevere e il Gianicolense, ha il suo capolinea a ridosso della piazza, su via dell’Ara Coeli. Il cantiere della metro C ha però modificato molte fermate e alcuni percorsi: dall’8 novembre 2025 diverse linee sono state spostate su via delle Botteghe Oscure e altre deviate o attestate altrove. Prima di partire conviene controllare il percorso aggiornato sul sito o sull’app di Atac, perché in questa fase le variazioni sono frequenti e non sempre segnalate alle paline.
In auto, in taxi e con la ZTL
Arrivare a piazza Venezia in auto privata è la scelta peggiore. La piazza si trova dentro la ZTL Centro Storico e il traffico è compresso dal cantiere: dal 16 novembre 2025 la circolazione sotto Palazzo Venezia è a senso unico su quattro corsie, assetto previsto fino al 2031. Non ci sono parcheggi di superficie utili nel raggio di qualche centinaio di metri. Da fuori Roma conviene lasciare la macchina in un parcheggio di scambio sulla metro B e scendere a Colosseo, camminando l’ultimo chilometro lungo i Fori. Per le regole di accesso e per gli orari delle fasce di divieto rimandiamo alla nostra pagina su ZTL e auto a Roma, e per le alternative di trasporto alla scheda come muoversi a Roma. La piazza è pianeggiante e i marciapiedi sono ampi, ma gli attraversamenti sono lunghi e le passerelle provvisorie intorno al cantiere cambiano spesso: chi ha difficoltà motorie trova le indicazioni generali nella scheda Roma accessibile.
Come è fatta la piazza: i quattro fronti, uno per volta
Piazza Venezia ha una pianta grosso modo rettangolare, allungata in direzione nord-sud, e ciascuno dei suoi lati appartiene a un’epoca diversa. È il motivo per cui la piazza risulta difficile da fotografare per intero e ancora più difficile da raccontare: chi la guarda da un angolo vede una cosa, chi la attraversa in diagonale ne vede un’altra. Conviene smontarla per lati.
Il fondale: il Vittoriano
Il lato sud è interamente occupato dal Vittoriano, largo circa 135 metri e alto 70, che diventano 81 contando le quadrighe sui propilei. Più che chiudere la piazza, la sostituisce. La gradinata centrale, larga 41 metri, sale fino all’Altare della Patria e da lì al portico colonnato. La pietra è marmo botticino di Brescia: il centro di Roma è ocra, giallo e mattone, il Vittoriano è bianco.
Il lato ovest: Palazzo Venezia
Il fronte occidentale è quello di Palazzo Venezia, la mole quattrocentesca in laterizio e travertino con la torretta merlata all’angolo. La facciata principale, quella su piazza Venezia, misura circa 77 metri di lunghezza per una trentina di altezza. È l’edificio più antico della piazza fra quelli ancora in piedi e quello che le ha dato il nome.
Il lato est: il Palazzo delle Assicurazioni Generali
Di fronte a Palazzo Venezia si allinea un edificio che sembra il suo gemello e ha quattro secoli di meno: il Palazzo delle Assicurazioni Generali, del 1906-1911. Portici, bifore, cornicioni e perfino una torre quadrata sono copiati dal dirimpettaio, per ottenere una simmetria che nella piazza storica non era mai esistita.
Il lato nord: Palazzo Bonaparte e l’imbocco del Corso
Il fronte settentrionale è il più basso e il più ordinario, e per questo passa inosservato: è il seicentesco Palazzo Bonaparte, all’angolo con via del Corso, riconoscibile dal balconcino angolare chiuso a vetri, verde, sporgente sopra il marciapiede. Accanto si apre l’imbocco di via del Corso, il rettifilo che porta a piazza del Popolo.
Il centro: l’aiuola e l’albero
Al centro della piazza, fra le corsie, un’aiuola ellittica è sistemata a tricolore con piante e fiori. A dicembre ospita l’albero di Natale della città, spostato a piazza del Colosseo fra il 2006 e il 2012 per i primi cantieri della metro C: il quadro completo è nella scheda su Natale a Roma.
Palazzo Venezia: il cardinale, le ambasciate, il balcone
Palazzo Venezia fu costruito a partire dalla metà del Quattrocento per il cardinale veneziano Pietro Barbo, titolare della vicina basilica di San Marco, che nel 1464 sarebbe diventato papa con il nome di Paolo II: i lavori principali si collocano fra il 1455 e il 1467, con aggiunte successive. È il primo grande palazzo civile del Rinascimento romano, ed è anche un edificio ibrido, perché unisce la logica difensiva di un castello, con la torre merlata e le finestre piccole in basso, al linguaggio nuovo dei cortili porticati e delle finestre a crociera. La torre angolare, detta torre della Biscia, risale al 1470. Il palazzo ha una storia d’uso che pochi edifici romani possono eguagliare: residenza papale, poi ambasciata della Repubblica di Venezia dal 1564, poi ambasciata austriaca dopo il trattato di Campoformio del 1797 e fino al 1916, quando lo Stato italiano lo confiscò in piena guerra.
Il palazzo che cambiò tre bandiere
Con la concessione del 1564 alla Serenissima la piazza, che fino ad allora si chiamava piazza di San Marco, prese progressivamente il nome di piazza Venezia. La confisca del 1916 arrivò invece nel pieno della Prima guerra mondiale, quando l’Austria-Ungheria era il nemico: un atto militare prima che culturale.
Il balcone che tutti riconoscono
Il balcone centrale della facciata su piazza Venezia è probabilmente il balcone più noto d’Italia, e per una ragione che non ha nulla a che fare con l’architettura. Dal 1929 Mussolini stabilì il proprio ufficio nella Sala del Mappamondo, al primo piano, e da quel balcone pronunciò i discorsi che segnarono le date peggiori della storia nazionale del Novecento: il 9 maggio 1936 la proclamazione dell’impero dopo l’aggressione all’Etiopia, il 10 giugno 1940 l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Quel balcone è un luogo di memoria prima che un soggetto fotografico, e il modo in cui Roma ha elaborato questa parte della propria storia è raccontato nella scheda sui luoghi della memoria a Roma. La piazza fu adattata a quella funzione: negli anni Trenta venne ribattezzata Foro d’Italia, il traffico veniva bloccato e lo spazio riempito con adunate convocate a orario fisso.
Che cosa si visita oggi, e dove finisce questa pagina
Palazzo Venezia oggi fa parte dell’istituto VIVE, che riunisce il palazzo e il Vittoriano sotto un’unica direzione. Il biglietto unico VIVE costa 18 euro intero, 5 euro agevolato per la fascia 18-24 anni, gratuito sotto i 18 anni e per le altre categorie di legge; consente un accesso a ciascun sito ed è valido sette giorni dall’emissione. Orari dal lunedì alla domenica, 9.30-19.30, ultimo ingresso alle 18.45. Gli ingressi sono in via del Plebiscito 118 e in piazza San Marco 49.
Qui ci fermiamo di proposito. Del palazzo come edificio e della sua storia architettonica ci occupiamo nella scheda dedicata a Palazzo Venezia; delle collezioni, delle sale e del percorso espositivo nella scheda del Museo Nazionale del Palazzo Venezia. Questa pagina racconta la piazza, cioè il rapporto fra il palazzo e lo spazio che ha davanti.
I restauri in corso: verificare prima di salire
Una parte delle sale monumentali di Palazzo Venezia, fra cui la Sala del Mappamondo, la Sala delle Battaglie e la Sala Regia, è stata interessata da un cantiere di restauro che nel 2026 ha previsto anche visite guidate sui ponteggi condotte dai restauratori, nell’ambito del programma VIVE Cantiere Aperto, su prenotazione e in date limitate. Prima di presentarsi in biglietteria aspettandosi di vedere la Sala del Mappamondo conviene controllare gli avvisi su vive.cultura.gov.it: lo stato delle singole sale cambia di mese in mese.
Il Palazzetto Venezia, spostato di peso
Questa è la storia che rende piazza Venezia un caso di scuola dell’urbanistica ottocentesca, e quasi nessuno la racconta ai turisti che passano. Il Palazzetto Venezia, costruito dal 1467 per volontà di Paolo II come ala meridionale e giardino chiuso, il viridarium, del complesso di San Marco, si trovava in origine addossato al fianco sud-orientale di Palazzo Venezia. Era esattamente dove doveva sorgere lo spazio libero davanti al Vittoriano.
Smontato e rimontato a poche centinaia di metri
La soluzione adottata non fu la demolizione ma l’anastilosi: l’edificio venne smontato dal 1909, catalogato pezzo per pezzo e ricostruito sul lato opposto del palazzo, verso piazza San Marco e via del Plebiscito. I lavori si chiusero intorno al 1913, e la data che si legge più spesso per il trasferimento è il 1911, l’anno dell’inaugurazione del Vittoriano. Diressero l’operazione gli architetti Camillo Pistrucci, Ludwig Baumann e Jacques Oblatt.
Che cosa è cambiato nel rimontaggio
La ricostruzione non fu una copia esatta. La pianta originale, trapezoidale, venne regolarizzata in una pianta quadrata, e ogni lato del cortile perse un arco rispetto all’originale. Chi entra nel cortile del Palazzetto, fra i luoghi più silenziosi del centro a cinquanta metri dal traffico peggiore della città, guarda un edificio quattrocentesco autentico nei materiali e leggermente falso nelle proporzioni. Dal 2006 il Palazzetto fa parte del percorso del museo di Palazzo Venezia.
Il Vittoriano e il quartiere che non c’è più
Il Vittoriano fu inaugurato il 4 giugno 1911 per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, ma la sua storia comincia trent’anni prima e finisce venticinque anni dopo. Il primo concorso, bandito nel 1880, raccolse 311 progetti e fu vinto dal francese Henri-Paul Nénot, con esito poi annullato; un secondo concorso nel 1884 raccolse 98 proposte e portò alla selezione finale, da cui uscì vincitore il marchigiano Giuseppe Sacconi. La prima pietra fu posata il 22 marzo 1885. Sacconi morì nel 1905, sei anni prima dell’inaugurazione, e i lavori si conclusero soltanto nel 1935.
Le demolizioni: 19.200 metri quadrati di città
Per fare posto al monumento e alla piazza che lo precede venne demolito un settore urbano di circa 19.200 metri quadrati sul fianco settentrionale del Campidoglio. Sparirono il convento dell’Aracoeli, la cinquecentesca torre di Paolo III e una rete di strade che oggi si trovano solo nelle piante storiche: via della Pedacchia, via di Testa Spaccata, via della Ripresa dei Barberi, via Macel de’ Corvi, dove aveva abitato Michelangelo, oltre a tratti di via Giulio Romano, via San Marco e via Marforio. Nelle vicinanze caddero anche la casa di Giulio Romano e la bottega di Pietro da Cortona.
Sul lato orientale cadde il Palazzo Bolognetti-Torlonia, eretto dai Torlonia nel 1827 e considerato fra i palazzi più ricchi della Roma ottocentesca: gli affreschi di Francesco Podesti furono staccati e trasferiti al Museo di Roma, il gruppo scultoreo di Canova finì alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Al suo posto sorse il Palazzo delle Assicurazioni Generali. Chi guarda oggi la piazza vede una scena unitaria e crede che sia sempre stata così: era invece un dedalo di vicoli, case a schiera e conventi, chiuso e in salita, in cui la basilica di San Marco e Palazzo Venezia erano le uniche emergenze.
La statua equestre e il pranzo dentro il cavallo
La statua equestre di Vittorio Emanuele II fu modellata da Enrico Chiaradia e completata, dopo la sua morte nel 1901, da Emilio Gallori; venne fusa in bronzo ricavato da cannoni del Regio Esercito e collocata fra il 1907 e il 1910. Prima che fosse chiusa, un gruppo di persone consumò un pasto dentro la pancia del cavallo: le cronache parlano di una ventina di commensali, e la fotografia circola da più di un secolo. È il dettaglio che rende la scala dell’oggetto.
Il Milite Ignoto
Il 4 novembre 1921 la salma del Milite Ignoto fu tumulata sotto la statua della dea Roma, all’Altare della Patria, al termine di un viaggio in treno da Aquileia che si trasformò in un pellegrinaggio collettivo. Alla cerimonia romana parteciparono circa un milione di persone. Da allora il sepolcro è presidiato da un picchetto d’onore, con il cambio della guardia ogni ora, e da due fiamme perenni. È l’unico punto della piazza in cui il comportamento dei visitatori cambia da solo: la voce si abbassa senza che nessuno lo chieda.
Salire in cima
L’accesso al Vittoriano e al suo giardino è gratuito, tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.45; in alcune date fra giugno e settembre 2026 l’apertura è stata prolungata fino alle 23.30. La salita alla Terrazza delle Quadrighe avviene con gli ascensori panoramici e richiede un titolo d’accesso a parte: la tariffa cambia nel tempo e va controllata sul sito ufficiale, perché le fonti secondarie riportano cifre diverse fra loro. Dei musei interni, del Museo Centrale del Risorgimento e degli spazi espositivi parliamo nelle schede dedicate all’Altare della Patria, all’Ala Brasini del complesso del Vittoriano e al Museo Centrale del Risorgimento: qui interessa solo che cosa si vede dall’alto, e lo diciamo più avanti.
L’Insula dell’Ara Coeli, riemersa dalle demolizioni
Sul fianco sinistro del Vittoriano, fra il monumento e la scalinata dell’Aracoeli, affiora dal livello stradale un edificio di mattoni che sembra un rudere qualunque e invece è uno dei pochissimi condomini popolari romani sopravvissuti in elevato: l’Insula dell’Ara Coeli, databile al II secolo dopo Cristo. Non fu scoperta da uno scavo archeologico ma liberata dalle demolizioni condotte fra il 1929 e il 1933 per isolare il Campidoglio.
Come si viveva dentro
Dell’edificio restano quattro piani; gli studiosi ritengono che in origine ne avesse almeno cinque, forse di più. Al piano terra correva una fila di botteghe, le tabernae, per una superficie stimata intorno ai 400 metri quadrati; sopra le botteghe c’era un mezzanino, al terzo livello appartamenti più ampi, al quarto un corridoio su cui si aprivano alloggi di tre stanze, con una pianta paragonabile a quella di certi appartamenti romani di oggi. Le stime parlano di circa 380 persone ospitate contemporaneamente. Più si sale, meno si paga e peggio si vive: l’opposto dell’attico moderno, perché l’acqua arrivava solo alla strada e le scale erano di legno.
Oggi non si visita
Va detto chiaramente, perché molte guide in circolazione dicono il contrario: dal 1° maggio 2024 l’Insula dell’Ara Coeli è temporaneamente chiusa al pubblico per l’avvio delle lavorazioni previste dal PNRR, come segnala la Sovrintendenza Capitolina sulla propria scheda del monumento. Non è prenotabile, non rientra in nessun biglietto e non si entra nemmeno nelle giornate di apertura straordinaria. Dall’esterno si vede comunque molto: le arcate delle botteghe, i fori delle travi dei solai e, addossata al fianco, la parete della chiesa medievale che vi fu ricavata sopra. Per sapere se ha riaperto, il numero da chiamare è il 060608, attivo dalle 9 alle 19.
La basilica di San Marco, nascosta dentro il palazzo
La basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio è la costruzione più antica della piazza e anche la più difficile da individuare, perché la sua facciata si affaccia su piazza San Marco, il piccolo slargo laterale a ridosso di Palazzo Venezia, e chi arriva da piazza Venezia la scambia per una parte del palazzo. La fondazione risale al 336, sotto papa Marco, di cui porta il nome. Nell’833 papa Gregorio IV la ricostruì, e di quella fase resta il mosaico absidale, dove il papa compare con l’aureola quadrata, segno che al momento della raffigurazione era ancora vivo, accanto a san Marco e al Cristo.
La loggia delle benedizioni e il marmo del Colosseo
La facciata rinascimentale con la loggia delle benedizioni fu voluta da Paolo II intorno al 1466. L’attribuzione tradizionale a Leon Battista Alberti è stata messa in discussione dagli studi recenti, che indicano piuttosto Francesco del Borgo. Il materiale è il dato che colpisce: i marmi della loggia provengono dal Colosseo e dal Teatro di Marcello, reimpiegati secondo una pratica che nella Roma del Quattrocento era normale amministrazione.
Il soffitto e il Canova
All’interno il soffitto ligneo a cassettoni del XV secolo, con gli stemmi di Paolo II, è uno dei due soli soffitti lignei quattrocenteschi conservati a Roma, insieme a quello di Santa Maria Maggiore. Nella navata si trova il monumento funebre a Leonardo Pesaro, del 1796, opera di Antonio Canova: un Canova giovane, in una chiesa che nessuno visita, a cento metri dal monumento più fotografato della piazza. Chi segue il filo canoviano a Roma trova le altre tappe nelle schede sulla Casa di Canova e sull’Atelier Canova Tadolini.
Gli orari di apertura della basilica seguono quelli parrocchiali e cambiano con le stagioni e con le celebrazioni: non li riportiamo perché non siamo riusciti a confermarli su una fonte ufficiale aggiornata. La regola pratica che funziona quasi sempre nelle chiese del centro è provare nella fascia della tarda mattinata o nel tardo pomeriggio, evitando l’intervallo centrale.
Palazzo Bonaparte e il balconcino di Letizia Ramolino
Palazzo Bonaparte, all’angolo fra piazza Venezia e via del Corso, fu costruito fra il 1657 e il 1677 su progetto di Giovanni Antonio De Rossi per i marchesi D’Aste, e restò alla famiglia fino al 1760, passando poi ai Rinuccini. Nel 1818 lo acquistò Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, per 27.000 piastre d’oro. Vi abitò fino alla morte, nel 1836.
La finestra da cui guardava la piazza
Il dettaglio che rende questo palazzo riconoscibile è il balconcino angolare coperto, chiuso a vetri e dipinto di verde, sporgente all’altezza del primo piano sull’angolo verso il Corso. Non faceva parte del progetto originale: risulta aggiunto dopo il 1675, perché non compare nell’incisione che Giovanni Battista Falda dedicò all’edificio in quegli anni. La tradizione vuole che Letizia Ramolino, vedova e ormai quasi cieca, vi passasse le giornate a osservare il passaggio delle carrozze nella piazza sottostante. È un racconto che va preso per quello che è, una tradizione consolidata più che un fatto documentato nei dettagli, ma la destinazione d’uso del balcone coperto, riparato dal vento e dagli sguardi, la rende plausibile.
Da residenza a sede di mostre
Dopo i Bonaparte il palazzo passò ai marchesi Misciattelli nel 1905, poi a INA Assitalia nel 1972 e ad Assicurazioni Generali nel 2013. Dal 2019, restaurato, ospita un programma continuo di mostre temporanee a pagamento: è una delle poche occasioni per entrare in un palazzo privato affacciato sulla piazza, e il percorso attraversa le sale nobili. Mostre in corso e biglietti sono nella scheda Palazzo Bonaparte.
Il Palazzo delle Assicurazioni Generali e il leone di Padova
Il palazzo che chiude la piazza a oriente fu costruito fra il 1906 e il 1911 su impostazione di Giuseppe Sacconi, lo stesso del Vittoriano, con progetto esecutivo di Guido Cirilli assistito da Arturo Pazzi e Alberto Manassei. Il compito era scenografico: dare al nuovo invaso un secondo fronte che rispondesse a Palazzo Venezia, riprendendone portici, bifore, cornicioni e perfino la torre quadrata. Il risultato mente sulla propria data di nascita con notevole disinvoltura, e regge il confronto abbastanza bene da ingannare la maggior parte dei passanti.
Il rilievo che ha attraversato due guerre
Sopra l’ingresso principale è murato un leone di San Marco in rilievo, del Cinquecento, che non è stato scolpito per questo edificio: proviene dalla torre del Portello Novo delle mura di Padova. Nel 1797 le truppe francesi lo gettarono nel fossato della città, da cui fu poi recuperato; acquistato dalla compagnia assicurativa, venne collocato qui come richiamo all’origine veneziana della società. In una piazza che si chiama Venezia per via di un’ambasciata scomparsa, è il segno più esplicito e il meno notato.
Madama Lucrezia, la madonnella e i dettagli a livello di strada
All’angolo fra Palazzo Venezia e la basilica di San Marco, appoggiato al muro in piazza San Marco, c’è un busto femminile colossale di epoca romana, alto circa tre metri, mutilo e corroso: è Madama Lucrezia, l’unica figura femminile fra le sei statue parlanti di Roma. Il soggetto è incerto: le ipotesi vanno dalla dea Iside a una sua sacerdotessa all’imperatrice Faustina. Il nome viene da Lucrezia d’Alagno, amante di Alfonso V d’Aragona, trasferitasi a Roma dopo la morte del re nel 1458, che ricevette la statua in dono. Ai suoi piedi, dal Cinquecento, venivano affissi di notte i cartelli anonimi delle pasquinate: il percorso completo è nella scheda sulle statue parlanti di Roma.
Le madonnelle e gli altri segni minori
Roma conta centinaia di edicole sacre murate agli angoli delle strade, le madonnelle, e la zona attorno a piazza Venezia ne conserva diversi esemplari fra via del Plebiscito, via di San Marco e i vicoli verso il Campidoglio: alcune sono devozionali, altre servivano da illuminazione pubblica prima dei lampioni, perché la lampada a olio accesa davanti all’immagine rischiarava l’incrocio.
Il cantiere della metro C e gli Auditoria di Adriano
La stazione Venezia della linea C è il cantiere più complesso della metropolitana romana e sarà una delle stazioni museo della tratta T2, con spazi espositivi destinati ai reperti trovati durante lo scavo. I numeri danno la misura del problema: la stazione arriverà a circa 45 metri di profondità dal piano stradale, e il volume complessivo di scavo archeologico previsto per le cinque stazioni della tratta è dell’ordine di 165.000 metri cubi.
A che punto sono i lavori
I lavori della sub-tratta Venezia-Colosseo sono partiti nel giugno 2023. La prima macrofase ha completato, sul lato di Palazzo Venezia, 89 diaframmi fra stazione e pozzo più 33 diaframmi provvisori; la seconda è cominciata il 17 novembre 2025 e, secondo il cronoprogramma diffuso, proseguirà fino al luglio 2031. Il 25 febbraio 2026 è stato avviato anche il cantiere della sub-tratta Mazzini-Venezia. La consegna della stazione è indicata nel 2033. Sono date di programma, non promesse: su un’opera di questo tipo gli scostamenti sono la norma.
Che cosa è venuto fuori dagli scavi
Gli scavi della fase attuale hanno restituito un ambiente sotterraneo ottocentesco, cantine di palazzi, tratti di strada romana, monete in bronzo del Quattrocento con l’effigie di Paolo II e resti di lavorazioni del vetro e della calce. Il ritrovamento che ha cambiato i manuali è però più vecchio: fra il 2007 e il 2011, scavando a piazza Madonna di Loreto, a un passo dalla Colonna Traiana, è emersa un’ampia porzione di un grande edificio pubblico di età adrianea.
Gli Auditoria di Adriano
Sono tre grandi aule rettangolari disposte lungo una strada curva, con gradinate sui due lati lunghi e un corridoio centrale da cui parlava l’oratore. I pavimenti erano in grandi lastre di granito grigio incorniciate da marmo giallo antico, i rivestimenti in marmi policromi, le coperture a volta con nervature in laterizio e un secondo piano sovrastato da terrazza. I bolli sui mattoni datano la costruzione agli anni 123 e 125 dopo Cristo, in pieno principato di Adriano. L’impianto delle gradinate richiama l’Athenaeum che Adriano fece costruire ad Atene, e su questa base gli archeologi hanno proposto di riconoscere qui l’Ateneo di Roma, la scuola pubblica di retorica e diritto ricordata dalle fonti antiche. Altri ambienti dello stesso complesso erano già stati intercettati a inizio Novecento sotto il Palazzo delle Assicurazioni Generali.
Si possono vedere? No, e conviene saperlo prima
L’area rientra nella competenza del Parco archeologico del Colosseo, ma non è aperta alla visita ordinaria: non ha biglietto, non ha orari e non compare fra i siti visitabili del Parco. Il progetto prevede che il sito venga inglobato nella futura stazione Venezia e reso visibile dall’atrio attraverso una teca vetrata, con cunicoli di collegamento verso Palazzo Venezia, il museo del Vittoriano e l’area dei Fori. Fino ad allora chi arriva sperando di scendere a vedere l’Ateneo di Adriano resta fuori dalla recinzione. Per la Roma che si visita davvero sotto il livello stradale rimandiamo alla scheda su Roma sotterranea e a quella sulla Crypta Balbi, che dista cinque minuti a piedi e mostra la stratificazione urbana dal teatro romano al convento medievale.

La Torre delle Milizie, i Fori e la quinta di fondo
Guardando verso sud-est, oltre il Vittoriano, la sagoma laterizia che spunta sopra i tetti è la Torre delle Milizie, costruita nel Duecento sulle strutture dei Mercati di Traiano. È il campanile laico del quartiere, visibile da mezza Roma, e pende per un cedimento del terreno di appoggio. Un incendio e un terremoto medievali le fecero perdere il livello superiore.
Dentro non si entra
La torre non è visitabile: l’avviso pubblicato dal Museo dei Fori Imperiali ai Mercati di Traiano lo segnala da anni e non risulta revocato. Si vede bene dall’esterno, dal Giardino delle Milizie e dalla terrazza dei Mercati, e con buona luce anche dalla sommità del Vittoriano. La storia della torre e le leggende che la riguardano, compresa quella popolare che vi colloca Nerone mentre guarda Roma bruciare, tradizione priva di fondamento cronologico visto che la torre è di mille anni dopo, sono nella nostra scheda sulla Torre Pendente di Roma.
Che cosa si allinea dietro la piazza
Dalla piazza parte la prospettiva su via dei Fori Imperiali, aperta negli anni Trenta con un altro sventramento che ha sacrificato il quartiere Alessandrino. Lungo quell’asse si incontrano il Foro di Traiano, la Casa dei Cavalieri di Rodi sopra il Foro di Augusto, i Santi Cosma e Damiano e infine l’ingresso al Foro Romano e al Palatino. Sul lato opposto del Vittoriano salgono invece la scalinata dell’Aracoeli verso Santa Maria in Aracoeli e la cordonata michelangiolesca verso i Musei Capitolini e il Palazzo dei Conservatori.
Il traffico, la pedana del vigile e la vita reale della piazza
Piazza Venezia è famosa in tutto il mondo per una ragione poco nobile: è uno degli incroci più caotici d’Europa, e lo è per geometria prima che per volume di veicoli. Cinque direttrici convergono su un invaso ellittico e producono un flusso continuo che si autoregola per prossimità, con i pedoni che attraversano negli spazi lasciati liberi.
Il pizzardone sulla pedana
Al centro dell’incrocio, verso l’imbocco di via del Corso, c’è una pedana circolare rialzata da cui un vigile urbano dirige il traffico a braccia. Fu installata alla fine degli anni Venti, motorizzata nel 2006 con un meccanismo che la fa scendere sotto il livello stradale a fine turno, e rimessa in funzione nel marzo 2021 dopo circa un anno di stop per manutenzione. Il vigile in pedana non c’è tutti i giorni né a tutte le ore: dipende dai turni e dal traffico, quindi non è un appuntamento su cui costruire una visita. Quando c’è, è la cosa più romana che si possa vedere in questa piazza. La pedana è entrata nell’immaginario collettivo con Vacanze romane del 1953 e con Il vigile del 1960, dove Alberto Sordi interpreta Otello Celletti: il filo fra Roma e il grande schermo è nella scheda su Roma nei film.
Una curiosità sulla Piazza Venezia
Il nome della piazza è cambiato almeno tre volte, e uno dei nomi intermedi derivava da una vasca. Nel Quattrocento lo slargo si chiamava piazza di San Marco, dalla basilica; poi divenne piazza della Conca di San Marco, perché nel 1455 il cardinale Pietro Barbo vi fece collocare una grande vasca di granito antico, la conca appunto, riusata come abbeveratoio e come fontana pubblica. Solo dopo il 1564, quando Pio IV concesse il palazzo alla Repubblica di Venezia per la sua ambasciata, il toponimo slittò definitivamente su piazza Venezia.
La corsa dei barberi finiva qui
Fino alla fine dell’Ottocento, durante il Carnevale, i cavalli senza fantino partivano da piazza del Popolo e correvano lungo tutto il Corso; l’arrivo era proprio qui, dove uomini appostati con grandi teli di tela li fermavano. Quel punto si chiamava la Ripresa dei Barberi, e ha dato il nome a una via che le demolizioni per il Vittoriano hanno cancellato. La corsa fu soppressa alla fine del secolo per gli incidenti che provocava: nome e strada sono spariti insieme.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza Venezia
Il Palazzetto Venezia che si vede oggi accanto alla basilica non si trova dove è stato costruito: è stato smontato a partire dal 1909 e ricostruito sul lato opposto di Palazzo Venezia, a poche centinaia di metri di distanza, con i lavori conclusi intorno al 1913. È il più grande trasloco edilizio della storia urbana romana moderna, e non c’è nessun cartello in piazza che lo racconti.
Perché è importante saperlo
Perché cambia il modo in cui si legge tutta la piazza. L’assetto attuale ha poco più di un secolo: il fondale è del 1911, il fronte orientale è del 1906-1911, il palazzetto è stato ricollocato fra il 1909 e il 1913 e il lato meridionale è stato creato demolendo circa 19.200 metri quadrati di tessuto urbano. Dell’impianto antico restano in posizione originaria soltanto Palazzo Venezia, la basilica e Palazzo Bonaparte.
Il conto delle perdite
Nel bilancio di quell’operazione vanno messi il convento dell’Aracoeli, la torre di Paolo III, il Palazzo Bolognetti-Torlonia del 1827, le case di Michelangelo e di Giulio Romano, la bottega di Pietro da Cortona e una decina di strade. Nella colonna opposta, il tratto di mura Serviane conservato dentro le fondazioni e l’Insula dell’Ara Coeli, che senza quelle demolizioni sarebbe ancora sepolta sotto le case. Il giudizio dipende da quale colonna si guarda per prima, e la nostra è che la prima sia più lunga della seconda.
Il consiglio che ti do per visitare la Piazza Venezia
Il consiglio operativo è uno solo: non si guarda piazza Venezia stando in piazza Venezia. Dal livello stradale, schiacciato fra le corsie, il Vittoriano si vede in scorcio e la piazza risulta illeggibile. Il punto da cui la si capisce è la terrazza superiore del monumento, oppure il primo ripiano della cordonata capitolina, gratuito e a due minuti di cammino.
L’ordine che consigliamo
Si entra nel Vittoriano dalla gradinata centrale, ingresso gratuito, e si sale fino alla quota del portico; da lì, per arrivare in cima, si prendono gli ascensori panoramici con il titolo d’accesso dedicato. Poi si scende sul fianco sinistro, si costeggia l’Insula dell’Ara Coeli, chiusa ma visibile dall’esterno, e si gira dietro Palazzo Venezia per entrare in piazza San Marco, dove ci sono la basilica, Madama Lucrezia e l’ingresso del museo. Il giro senza musei richiede un’ora; con terrazza e museo si arriva a tre ore piene.
L’orario che cambia tutto
La facciata di Palazzo Venezia guarda a est e prende la luce buona la mattina presto; il Vittoriano guarda a nord e resta in ombra quasi tutto il giorno, ma verso il tramonto il marmo botticino si accende di giallo per una ventina di minuti. La terrazza dà il meglio nell’ultima ora prima della chiusura, quando la luce radente stacca le cupole. In agosto, a mezzogiorno, la gradinata è un forno senza un metro d’ombra: conviene arrivare all’apertura, alle 9.30, o nelle aperture serali quando sono attive.
Che cosa è sopravvalutato e che cosa no
Diciamo anche la parte scomoda. Il Vittoriano visto da sotto è la cosa meno interessante del complesso, e i musei interni sono diseguali. La basilica di San Marco, che nessuno visita, ha un mosaico del IX secolo, un soffitto quattrocentesco fra i due rimasti a Roma e un Canova: a parità di tempo, rende molto di più. E per una vista in una sola ora, la terrazza dei Musei Capitolini o il Giardino delle Milizie costano meno e danno un panorama più comprensibile, perché inquadrano i Fori invece di sovrastarli.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Vittoriano sia soprannominato macchina da scrivere lo sanno tutti. Quello che si cita di rado è la ragione tecnica del suo colore: fu impiegato marmo botticino, estratto in provincia di Brescia, al posto del travertino e del marmo di Carrara previsti in origine. La scelta sollevò polemiche già all’epoca, perché il ministro dei Lavori Pubblici Giuseppe Zanardelli era bresciano, e il sospetto di favore territoriale accompagnò il cantiere per anni.
Perché conta ancora
Conta perché il botticino non invecchia come le pietre romane. Il travertino si ossida e si scurisce, i mattoni si scaldano di colore, mentre il botticino resta bianco e riflette: è il motivo per cui il monumento continua a sembrare nuovo dopo più di un secolo, e per cui nelle fotografie di piazza Venezia risulta sempre sovraesposto rispetto al resto. Chi fotografa qui deve misurare la luce sul marmo e non sulla media della scena, altrimenti tutto il contorno esce nero.
La foto giusta da fare alla Piazza Venezia
La fotografia che funziona a piazza Venezia non è quella frontale del Vittoriano, che tutti fanno dal centro della piazza e che restituisce un muro bianco senza profondità. Conviene salire il primo tratto della cordonata capitolina, girarsi e inquadrare la piazza dall’alto con Palazzo Venezia a sinistra, il Palazzo delle Assicurazioni Generali a destra e il rettifilo di via del Corso che fugge verso nord: si capisce in un solo fotogramma come è fatto l’invaso, e la salita è gratuita.
Le altre tre inquadrature che valgono
La seconda è dalla Terrazza delle Quadrighe, con le cupole del centro e i Fori sotto. La terza è dal fondo di via dei Fori Imperiali verso il monumento, la mattina presto, quando la strada è quasi vuota e il bianco prende luce da est. La quarta è a livello di strada, con teleobiettivo: la pedana del vigile con il traffico sfocato intorno. Le riprese con droni sul centro storico non sono consentite.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Piazza Venezia è stata per un secolo il palcoscenico politico d’Italia, e l’elenco delle date che l’hanno attraversata è più lungo di quello di qualunque altra piazza romana. Le principali, in ordine.
Il Novecento
Il 22 marzo 1885 viene posata la prima pietra del Vittoriano. Il 4 giugno 1911 il monumento è inaugurato per il cinquantenario dell’Unità. Nel 1916 lo Stato italiano confisca Palazzo Venezia all’Austria. Il 4 novembre 1921 viene tumulata la salma del Milite Ignoto, davanti a circa un milione di persone. Dal 1929 Mussolini insedia il proprio ufficio nella Sala del Mappamondo: dal balcone del palazzo annuncia la proclamazione dell’impero il 9 maggio 1936 e l’entrata in guerra il 10 giugno 1940. Nel 1935 si chiudono i lavori del monumento; fra il 1929 e il 1933 le demolizioni per isolare il Campidoglio riportano alla luce l’Insula dell’Ara Coeli, e negli stessi anni l’apertura di via dell’Impero cancella il quartiere Alessandrino.
Chi è passato dalla Piazza Venezia
L’elenco delle persone che hanno abitato, lavorato o parlato su questa piazza tiene insieme papi, ambasciatori, artisti e attori, e copre cinque secoli.
Papi, artisti e residenti
Pietro Barbo, cardinale titolare di San Marco e poi papa Paolo II, che costruì il palazzo e riplasmò la basilica; gli ambasciatori della Serenissima dal 1564 e quelli austriaci fino al 1916; Michelangelo Buonarroti, che abitava in via Macel de’ Corvi, sul versante poi demolito; Giulio Romano, la cui casa stava nella stessa zona; Pietro da Cortona, che qui aveva bottega; Antonio Canova, presente nella basilica con il monumento a Leonardo Pesaro del 1796; Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, che visse a Palazzo Bonaparte dal 1818 al 1836. Su Michelangelo e sul suo rapporto con questa parte di città torniamo nella scheda Michelangelo a Roma.
Il Novecento pubblico
Benito Mussolini, dal 1929 al 1943. Alberto Sordi, che nel 1960 ha reso la pedana del vigile un pezzo di identità romana. E i milioni di persone senza nome passate per questo incrocio, da quelle del 4 novembre 1921 a chi lo attraversa ogni mattina per andare al lavoro.
Domande frequenti su piazza Venezia
Quanto costa visitare piazza Venezia?
Piazza Venezia è uno spazio pubblico e si attraversa gratuitamente a qualunque ora, come l’accesso al Vittoriano e al suo giardino, che non hanno biglietto. Si paga solo per i musei: il biglietto unico VIVE, che comprende Vittoriano e Palazzo Venezia con la mostra temporanea, costa 18 euro intero e 5 euro agevolato per la fascia 18-24 anni, ed è gratuito sotto i 18 anni. Vale sette giorni dall’emissione.
Quali sono gli orari del Vittoriano a piazza Venezia?
Il Vittoriano, che chiude piazza Venezia sul lato sud, è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45. Gli stessi orari valgono per Palazzo Venezia. Fra giugno e settembre 2026 sono state programmate aperture serali fino alle 23.30 in date selezionate, con ultimo ingresso alle 22.45. Le cerimonie ufficiali possono comportare chiusure temporanee: gli avvisi aggiornati sono sul sito di VIVE.
Come si arriva a piazza Venezia con i mezzi pubblici?
Piazza Venezia non ha una stazione della metropolitana: le più vicine sono Colosseo e Cavour, entrambe sulla linea B, a un chilometro circa. In superficie servono la zona diverse linee di autobus, fra cui il 40 Express e il 64 da Termini con fermata a largo di Torre Argentina, e il tram 8 con capolinea su via dell’Ara Coeli. Per il cantiere della metro C molte fermate sono state spostate: conviene controllare il percorso sull’app di Atac prima di partire.
Si può salire in cima al Vittoriano e quanto si vede?
Sì, dalla Terrazza delle Quadrighe del Vittoriano, in cima al monumento che domina piazza Venezia, si sale con gli ascensori panoramici muniti di un titolo d’accesso dedicato, diverso dall’ingresso gratuito al monumento. Dall’alto si vedono i Fori Imperiali, il Palatino, il Colosseo, la cupola di San Pietro e i tetti del centro. La tariffa degli ascensori cambia nel tempo: va verificata sul sito ufficiale prima di presentarsi.
L’Insula dell’Ara Coeli accanto a piazza Venezia si può visitare?
No: l’Insula dell’Ara Coeli, l’edificio romano a più piani che affiora a fianco del Vittoriano, è temporaneamente chiusa al pubblico dal 1° maggio 2024 per l’avvio delle lavorazioni previste dal PNRR, come indica la Sovrintendenza Capitolina. Non è visitabile né su prenotazione né con visite guidate. Dall’esterno restano leggibili le arcate delle botteghe e i piani superiori. Per sapere se ha riaperto si può chiamare il 060608, dalle 9 alle 19.
Si possono vedere gli Auditoria di Adriano trovati sotto la piazza?
Gli Auditoria di Adriano, scoperti fra il 2007 e il 2011 durante gli scavi della metro C a piazza Madonna di Loreto accanto a piazza Venezia, non sono aperti alla visita ordinaria e non hanno biglietto né orari. Il progetto prevede che vengano inglobati nella futura stazione Venezia e resi visibili dall’atrio attraverso una teca vetrata. Fino ad allora si possono vedere solo dall’esterno della recinzione di cantiere.
Quando finisce il cantiere della metro C a piazza Venezia?
Il cantiere della stazione Venezia della metro C, aperto a piazza Venezia dal 2023, ha una seconda macrofase avviata il 17 novembre 2025 e prevista fino al luglio 2031, mentre la consegna della stazione è indicata nel 2033. Il nuovo assetto viario a senso unico sotto Palazzo Venezia resterà in vigore fino al 2031. Sono date di programma e su opere di questa scala gli slittamenti sono frequenti.
Quanto tempo serve per visitare piazza Venezia ed è adatta ai bambini?
Per girare piazza Venezia e i suoi quattro fronti, compresa la basilica di San Marco e Madama Lucrezia, bastano circa sessanta minuti; con la salita in terrazza e il museo di Palazzo Venezia si arriva a tre ore. Con i bambini funzionano bene gli ascensori panoramici e il cambio della guardia al Milite Ignoto, che avviene ogni ora. Attenzione agli attraversamenti: il traffico è intenso e i passeggini richiedono i percorsi accessibili sul lato di via del Teatro di Marcello.
Si possono fare foto e video a piazza Venezia?
A piazza Venezia si fotografa liberamente all’aperto, compresi il Vittoriano, Palazzo Venezia e la pedana del vigile, senza autorizzazioni per uso personale. Nei musei le regole cambiano da sala a sala e possono vietare flash e treppiede, in particolare nelle mostre temporanee con opere in prestito. Le riprese con droni sul centro storico non sono consentite. Per usi commerciali o con attrezzature professionali serve un permesso dell’ente che gestisce il sito.
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