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I luoghi della memoria a Roma: Resistenza, deportazione, pietre d’inciampo

I luoghi della memoria a Roma sono i siti, oggi visitabili, in cui si decisero i nove mesi fra il settembre 1943 e il giugno 1944: il carcere della polizia di sicurezza tedesca di via Tasso, le cave di pozzolana della via Ardeatina dove il 24 marzo 1944 furono uccise 335 persone, la strada del Portico d’Ottavia da cui il 16 ottobre 1943 partirono oltre mille deportati, le borgate rastrellate, i forti dove si fucilava. Non sono attrazioni e non si raccontano con gli aggettivi: sono luoghi di lutto, molti dei quali ospitano ancora oggi cerimonie civili e la presenza di familiari delle vittime. Roma fu occupata dalle forze tedesche dopo i combattimenti dell’8, 9 e 10 settembre 1943 e liberata dagli Alleati il 4 giugno 1944; in mezzo ci sono le date che questa pagina mette in fila e i luoghi che ancora le portano addosso. Qui trovi che cosa si visita e con quali orari, quali cifre sono consolidate e quali restano discusse fra gli storici, come si legge una pietra d’inciampo e come si mettono insieme tre o quattro tappe in una giornata.

Che cosa sono i luoghi della memoria a Roma

I luoghi della memoria romani legati alla guerra e all’occupazione si dividono in quattro categorie diverse per natura e per regole di accesso: musei con orari e personale, sacrari nazionali affidati al Ministero della Difesa, siti urbani segnati soltanto da una lapide o da un cippo, e la rete diffusa delle pietre d’inciampo incastonate nei marciapiedi. Distinguerle è il primo passo di chi pianifica un percorso: ognuna chiede tempi e comportamenti diversi.

Ingresso del Mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma
Il cancello d'ingresso del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, sulla via Ardeatina. Foto di Gavingaebe, licenza CC0, via Wikimedia Commons.

I nove mesi che tengono insieme la mappa

La cronologia minima è questa. Il 19 luglio 1943 un bombardamento alleato colpisce lo scalo ferroviario di San Lorenzo e i quartieri intorno. L’8 settembre 1943 viene reso pubblico l’armistizio firmato a Cassibile; fra l’8 e il 10 settembre reparti italiani e civili tentano di fermare l’avanzata tedesca verso il centro, e il 10 settembre la resa consegna la città all’occupante. Il 16 ottobre 1943 la polizia di sicurezza tedesca rastrella il quartiere ebraico. Il 23 marzo 1944 un ordigno collocato da un gruppo di azione patriottica esplode in via Rasella; il 24 marzo 335 persone vengono uccise alle Fosse Ardeatine. Il 17 aprile 1944 tocca al Quadraro. Il 4 giugno 1944 le truppe alleate entrano a Roma.

Musei, sacrari, lapidi, pietre: quattro modi diversi di visitare

Il Museo storico della Liberazione è un museo statale gratuito con orario continuato. Il Mausoleo delle Fosse Ardeatine è un sacrario nazionale, con orari più ristretti e un regolamento che vieta le riprese nel sepolcreto. Via Rasella, il Portico d’Ottavia e Porta San Paolo sono luoghi urbani aperti e gratuiti, dove la memoria si affida a targhe e lapidi che vanno cercate. Le pietre d’inciampo non hanno custodi: sono sul marciapiede davanti ai portoni, e la loro efficacia dipende dal fatto che si incontrano andando a fare la spesa.

Il Museo storico della Liberazione di via Tasso

Il Museo storico della Liberazione occupa, in via Tasso 145, lo stesso edificio che fra il settembre 1943 e il giugno 1944 ospitò il comando della polizia di sicurezza tedesca a Roma e il carcere annesso: l’ingresso è gratuito e il museo è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19, festivi compresi, con le sole chiusure indicate sul sito dell’ente. È il punto di partenza naturale di qualunque itinerario sulla Roma del 1943-1944, perché qui passarono, interrogate e detenute, molte delle persone che si ritrovano poi incise sulle lastre delle Fosse Ardeatine. Nelle celle restaurate si tiene il silenzio: è una richiesta esplicita del personale, non una formalità.

Che cos’era l’edificio prima del 1943

Lo stabile fu costruito negli anni Trenta per iniziativa della famiglia Ruspoli e affittato all’ambasciata tedesca, che vi collocò il proprio ufficio culturale e gli addetti militari e di polizia. Dopo l’8 settembre 1943 la funzione cambiò radicalmente: gli appartamenti divennero uffici del comando retto da Herbert Kappler, le finestre di alcuni ambienti furono murate e le stanze trasformate in celle. Nel 1950 la proprietaria donò allo Stato quattro appartamenti; il primo nucleo museale fu inaugurato il 4 giugno 1955, anniversario della liberazione di Roma, e nel 1957 il museo venne riconosciuto come ente pubblico.

Le celle, i graffiti, il camerone

La parte che si visita è distribuita su più piani, con le celle restaurate al secondo e al terzo. Sono ambienti piccoli, dalle finestre murate, con gli arredi originali e soprattutto con i graffiti tracciati dai detenuti sulle pareti: nomi, date, conteggi dei giorni, messaggi lasciati prima di un trasferimento. Accanto alle celle di isolamento si trova il camerone, l’ambiente collettivo dove furono rinchiusi numerosi antifascisti, alcuni dei quali furono poi uccisi alle Fosse Ardeatine. Le sale espositive raccolgono documenti d’archivio, fotografie, manifesti e atti originali, e una sezione è dedicata alla persecuzione degli ebrei romani.

Orari, ingresso e come arrivare

L’ingresso è gratuito e si accetta un’offerta libera; la prenotazione è obbligatoria solo per i gruppi oltre un certo numero di partecipanti, con un anticipo di alcune settimane, mentre i singoli e i piccoli gruppi entrano senza formalità. Il museo si trova a un isolato scarso dalla basilica di San Giovanni in Laterano: la fermata di metropolitana più comoda è San Giovanni sulla linea A, da cui si cammina pochi minuti, e la zona è servita anche dal tram e da diverse linee di superficie. Per orientarsi sul sistema dei trasporti urbani e sui titoli di viaggio è utile la nostra pagina su come muoversi a Roma.

Via Rasella, 23 marzo 1944

Via Rasella è una strada in salita fra via del Traforo e via delle Quattro Fontane, a pochi passi da palazzo Barberini, dove il 23 marzo 1944, intorno alle 15.50, un ordigno collocato in un carretto della nettezza urbana da un gruppo di azione patriottica del centro di Roma investì una colonna in marcia del Polizeiregiment Bozen. La strada non ha un museo e non ha un’ora di apertura: si attraversa, si leggono le lapidi e si prosegue.

Che cosa accadde quel pomeriggio

La colonna colpita apparteneva all’undicesima compagnia del terzo battaglione del reggimento di polizia Bozen, un reparto di Ordnungspolizei composto in prevalenza da reclute altoatesine, e contava circa centocinquanta uomini. L’azione fu decisa e condotta dai gruppi di azione patriottica del centro: fra i partecipanti, i nomi più noti sono quelli di Rosario Bentivegna e Carla Capponi, con il coordinamento di Carlo Salinari. L’esplosivo era costituito da alcuni chili di tritolo collocati in un contenitore metallico, con una carica aggiuntiva accanto.

Le vittime dell’attentato

I militari del reggimento Bozen uccisi furono trentatré: una parte morì sul colpo, gli altri nelle ore e nei giorni successivi. Morirono anche sei civili italiani, due per effetto diretto dell’esplosione, fra cui il dodicenne Piero Zuccheretti e Antonio Chiaretti, e gli altri sotto il fuoco aperto dai militari tedeschi subito dopo. Nelle ore seguenti i residenti dei palazzi della strada furono fatti uscire e allineati contro le cancellate di palazzo Barberini: una lapide in via Rasella ricorda oggi i rastrellati.

Che cosa si vede oggi in via Rasella

Sui muri di alcuni edifici sono ancora leggibili i segni lasciati dai proiettili e dalle schegge, e la strada conserva più di una targa. La visita dura pochi minuti e ha senso solo se collegata alle Fosse Ardeatine, perché l’attentato e la rappresaglia si spiegano soltanto insieme. Dal fondo di via Rasella si è a pochi minuti a piedi dalla Fontana di Trevi e dal quadrante del centro monumentale.

Una precisazione sulle fonti

Attorno a via Rasella circolano da decenni ricostruzioni incompatibili fra loro, in particolare sull’esistenza di un presunto avviso tedesco che avrebbe invitato gli attentatori a consegnarsi per evitare la rappresaglia: le sentenze della magistratura italiana e la storiografia accademica hanno escluso che un simile avviso sia mai stato diffuso. Consigliamo di attenersi agli atti processuali e alla letteratura scientifica.

Le Fosse Ardeatine e il Mausoleo

Il Mausoleo delle Fosse Ardeatine sorge in via Ardeatina 174, nel punto in cui il 24 marzo 1944 furono uccise 335 persone dentro una cava di pozzolana poi fatta saltare con le cariche: l’ingresso è gratuito e l’orario indicato dall’ente gestore è dalle 8.15 alle 15.15 dal lunedì al venerdì e dalle 8.15 alle 16.45 il sabato e la domenica, con verifica consigliata prima di partire perché le cerimonie possono modificare l’accesso.

La rappresaglia del 24 marzo 1944

La rappresaglia fu ordinata secondo la proporzione di dieci uccisi per ogni militare tedesco morto in via Rasella. L’elenco fu composto in poche ore attingendo ai detenuti di via Tasso e del braccio tedesco del carcere di Regina Coeli, a persone già condannate o in attesa di giudizio, a fermati di polizia e a ebrei trattenuti in quanto tali. L’operazione fu diretta sul posto da Herbert Kappler ed Erich Priebke, entrambi in seguito processati e condannati dalla giustizia italiana.

Chi erano le 335 vittime

Le vittime furono 335, una in più del numero previsto dall’ordine. La composizione del gruppo è documentata: settantacinque appartenevano alla comunità ebraica romana, altri erano detenuti a disposizione del comando tedesco, ventitre in attesa di giudizio del tribunale militare tedesco, sedici già condannati, cinquanta circa fermati dalla questura per motivi politici o di pubblica sicurezza, dieci arrestati nei pressi di via Rasella. Sette vittime non sono state identificate e le loro lastre riportano la dicitura di ignoto. Fra i caduti ci sono ufficiali, operai, avvocati, studenti, un sacerdote, ragazzi poco più che adolescenti e uomini oltre i settant’anni.

Il Mausoleo: concorso, progetto, forma

Il concorso per il monumento fu bandito nel gennaio 1945, a pochi mesi dai fatti, e si concluse nel 1946 con la vittoria congiunta di due gruppi, poi riuniti: Nello Aprile, Cino Calcaprina, Aldo Cardelli, Mario Fiorentino e lo scultore Francesco Coccia da una parte, Giuseppe Perugini e Uga de Plaisant dall’altra. Il sacrario fu inaugurato il 24 marzo 1949, nel quinto anniversario. La copertura è un monolite cavo in cemento armato, appoggiato su appoggi nascosti in modo che fra il perimetro e il terreno resti una fessura di luce: l’effetto è quello di una lastra sospesa sopra le 335 tombe allineate. Il cancello bronzeo è opera di Mirko Basaldella, il gruppo scultoreo in travertino è di Francesco Coccia.

Orari, accesso e come arrivare

Il complesso comprende le gallerie della cava, il sepolcreto e un percorso museale; le visite guidate e le prenotazioni per gruppi e scuole sono curate dall’associazione delle famiglie dei martiri. L’ingresso è gratuito. Il sito si raggiunge in autobus dalla zona di San Paolo e dall’Ardeatina; chi arriva in auto trova parcheggio lungo la via, ma la zona non è servita da metropolitana. Chi abbina la visita alle Catacombe di Domitilla o alle Catacombe di San Callisto, che si trovano nello stesso quadrante fra Ardeatina e Appia, deve mettere in conto spostamenti brevi ma con mezzi poco frequenti.

Il Portico d’Ottavia e il 16 ottobre 1943

La razzia del 16 ottobre 1943 fu l’operazione con cui la polizia di sicurezza tedesca arrestò in poche ore 1.259 persone nel quartiere ebraico di Roma e in altri punti della città, deportandone 1.023 ad Auschwitz-Birkenau: ne tornarono sedici. La strada che ne porta la memoria è via del Portico d’Ottavia, dentro il Ghetto ebraico di Roma, e si percorre liberamente in qualunque momento. Il rione è abitato e non è un’area museale: le lapidi sono sui muri di case in cui vive gente.

Le ore del rastrellamento

L’operazione iniziò all’alba di un sabato, giorno di riposo, con le squadre che entrarono nei portoni con elenchi già compilati. Gli arrestati furono portati al Collegio Militare di via della Lungara, a poca distanza dal carcere di Regina Coeli e a due passi dal Gianicolo e dal lungotevere di Trastevere. Nel corso della giornata e del giorno seguente furono rilasciate circa duecentotrenta persone: cittadini stranieri, coniugi di matrimoni misti e persone non riconosciute come ebree. I rimanenti furono caricati su ventotto carri bestiame alla stazione Tiburtina.

Le cifre e le fonti

Le cifre più diffuse nella letteratura sono 1.259 arrestati e 1.023 deportati, con una ripartizione degli arrestati che indica 689 donne, 363 uomini e 207 fra bambine e bambini; il rapporto redatto dal comando tedesco parla invece di 1.007 persone rimaste dopo le verifiche di stato civile, e alcune ricostruzioni riportano 1.022 o 1.024 partenti. La differenza dipende dal momento in cui si conta: al fermo, dopo i rilasci, alla partenza del convoglio. Il treno lasciò la stazione Tiburtina il 18 ottobre 1943 e raggiunse Auschwitz il 22 ottobre: all’arrivo circa ottocentoventi persone furono mandate subito alle camere a gas e poco più di duecento furono selezionate per il lavoro. I sopravvissuti furono sedici, quindici uomini e una sola donna, Settimia Spizzichino.

I luoghi da attraversare

Il percorso minimo comprende via del Portico d’Ottavia con le sue lapidi, il largo intitolato al 16 Ottobre 1943, le pietre d’inciampo davanti ai portoni e il tratto di lungotevere verso l’Isola Tiberina e il Teatro di Marcello. Il Collegio Militare di via della Lungara, oggi sede militare, non si visita: si legge la lapide esterna. La stazione Tiburtina, terzo luogo della vicenda, conserva a sua volta una targa nell’area dei binari da cui partirono i convogli.

Il Museo Ebraico e il Tempio Maggiore

Il Museo Ebraico di Roma, allestito nei sotterranei del Tempio Maggiore, espone argenti, tessuti e documenti della comunità e dedica una sezione alla persecuzione e alla deportazione; la visita alla sinagoga si fa con accompagnamento incluso nel biglietto del museo, in lingue diverse e a orari fissi. Il museo è chiuso il sabato e nelle festività ebraiche, e l’orario cambia più volte durante l’anno secondo un calendario stagionale pubblicato dall’istituzione: conviene consultarlo prima di presentarsi, perché gli orari invernali chiudono anche alle 16. All’ingresso sono attivi controlli di sicurezza; le fotografie all’interno sono soggette a limitazioni.

La Casina dei Vallati e la Fondazione Museo della Shoah

La Casina dei Vallati, in via del Portico d’Ottavia 29, è la sede espositiva della Fondazione Museo della Shoah di Roma e ospita mostre temporanee dedicate alla persecuzione e alla deportazione: l’orario indicato dalla fondazione è dalla domenica al giovedì dalle 10 alle 18 e il venerdì dalle 10 alle 13, con chiusura il sabato e nelle festività ebraiche. Trattandosi di una sede a programmazione variabile, conviene verificare sul sito della fondazione quale mostra sia in corso prima di andarci.

Che cosa si visita alla Casina dei Vallati

L’edificio è un palazzetto medievale rimaneggiato, restaurato e affidato alla fondazione dal Comune. Non è un museo permanente: ospita allestimenti che ruotano, spesso costruiti su fondi archivistici e su testimonianze, e ha ospitato negli anni mostre sulle leggi razziali del 1938, sulla liberazione dei campi e sulla razzia del 16 ottobre. Vi si tengono anche incontri, presentazioni e attività didattiche. La visita dura in genere meno di un’ora e si combina naturalmente con il Museo Ebraico, che dista poche decine di metri.

Il Museo della Shoah in costruzione a Villa Torlonia

Il Museo nazionale della Shoah di Roma è previsto su un’area adiacente a Villa Torlonia, sul fronte di via Alessandro Torlonia: il progetto nasce nel 2005, ottiene l’approvazione comunale nel 2012 e riparte dopo lo stanziamento statale deliberato fra il 2023 e il 2024. Il cantiere ha subito interruzioni e ricorsi, con una sospensione legata a verifiche geotecniche poi superate: per questo motivo non indichiamo una data di apertura, perché le previsioni sono state riviste più volte e nessuna scadenza risulta confermata in forma definitiva. L’informazione aggiornata si trova sui canali istituzionali di Roma Capitale e della fondazione.

Perché proprio Villa Torlonia

La scelta del sito non è neutra: Villa Torlonia fu la residenza privata di Benito Mussolini dal 1925 al 1943, in affitto dalla famiglia Torlonia, e nel sottosuolo del parco si trovano i rifugi antiaerei e il bunker fatti scavare fra il 1940 e il 1943. Il parco ospita oggi i musei civici del Casino Nobile, della Casina delle Civette e del Casino dei Principi, e periodicamente vengono organizzate visite al bunker e ai rifugi. Nel sottosuolo si trovano inoltre catacombe ebraiche di età romana, non aperte al pubblico. Anche gli obelischi della villa fanno parte del complesso ottocentesco.

Le pietre d’inciampo e come si leggono

Le pietre d’inciampo di Roma sono piccoli blocchi di dieci centimetri per dieci, ricoperti da una lastrina di ottone incisa, posati nel selciato davanti all’ultima abitazione scelta liberamente da una vittima della persecuzione nazifascista: a Roma la prima posa risale al 2010 e alla fine del 2025 se ne contavano poco meno di cinquecento, distribuite in quasi tutti i municipi. Il progetto è dell’artista tedesco Gunter Demnig ed è curato a Roma dall’associazione Arte in Memoria, con Adachiara Zevi.

Come nasce il progetto

Demnig avvia l’iniziativa in Germania nei primi anni Novanta; l’idea è che il monumento non debba essere un luogo dove si va, ma un oggetto in cui si inciampa mentre si fa dell’altro. L’installazione avviene sempre alla presenza di chi ha chiesto la pietra, cioè in genere familiari, condomini, scuole o associazioni, e a Roma si concentra nei giorni intorno al 27 gennaio, con posa pubblica annunciata strada per strada. Ogni pietra è dedicata a una sola persona.

Come si legge una pietra

Il testo segue uno schema fisso. La prima riga indica il rapporto con il luogo: qui abitava, qui lavorava, qui trovò rifugio. Seguono nome e cognome, l’anno di nascita, la data e il luogo dell’arresto, la destinazione della deportazione, e infine la data e il luogo della morte quando sono noti; se non lo sono, si legge la sola indicazione del campo. Le pietre romane non ricordano soltanto ebrei deportati: ci sono militari internati in Germania dopo l’8 settembre, partigiani, oppositori politici, civili uccisi alle Fosse Ardeatine, persone perseguitate per l’orientamento sessuale.

Dove sono e come si cercano

La concentrazione maggiore è nel centro storico, nel rione Sant’Angelo e nelle strade intorno al Largo di Torre Argentina, ma gruppi numerosi si trovano anche nei quartieri fuori le mura: il municipio che ne conta di più dopo il centro è quello che comprende Nomentano, Trieste e Salario. Il Comune pubblica l’elenco delle pose per edizione, con l’indirizzo esatto, e l’associazione curatrice mantiene una mappa. Chi cammina nel rione Monti o nelle strade dell’Aventino ne incontra senza cercarle.

Il Quadraro e il rastrellamento dell’aprile 1944

Il rastrellamento del Quadraro avvenne il 17 aprile 1944 con il nome in codice Unternehmen Walfisch, tradotto in italiano come operazione Balena: il quartiere fu circondato nella notte, gli uomini fra i diciannove e i cinquant’anni furono radunati e una parte di loro fu deportata in Germania. Il Quadraro si trova fra la via Tuscolana e la via Casilina, nel quadrante sud-est, ed è oggi un quartiere abitato che non ha un museo dedicato ma conserva targhe, murales e una toponomastica della memoria.

Operazione Balena

L’operazione fu decisa dal comando di polizia retto da Herbert Kappler, che considerava la zona un rifugio di renitenti alla leva, sbandati dopo l’8 settembre, partigiani e ricercati. Nelle carte tedesche il quartiere è definito un nido di vespe, espressione riferita dal console tedesco Eitel Friedrich Moellhausen e diventata poi il modo con cui il Quadraro stesso racconta la propria vicenda. Gli uomini fermati furono portati prima al cinema del quartiere per la registrazione, poi negli studi di Cinecittà, usati come campo di raccolta e di selezione, e da lì avviati verso nord.

Le cifre e le divergenze fra le fonti

Sul numero dei fermati e su quello dei deportati le fonti non concordano e conviene dirlo con chiarezza. I fermati sono indicati in circa duemila; per i deportati si trovano tre ordini di grandezza diversi: 683, che è il totale dell’elenco nominativo compilato dal parroco don Gioacchino Rey e considerato il dato più attendibile perché costruito su nomi e non su stime, circa 740 in altre ricostruzioni, e 947 nella cifra riportata da parte della pubblicistica e da diverse fonti associative. Chi cita un numero senza dire quale conteggio sta usando dà un’informazione incompleta. Molti dei deportati furono impiegati nel lavoro coatto in Germania; alcuni non tornarono.

Che cosa si vede oggi al Quadraro

Il quartiere conserva una targa dedicata ai deportati, installata per l’ottantesimo anniversario insieme a un appello pubblico per completare l’identificazione dei nomi, e un percorso di arte urbana che comprende opere dedicate al rastrellamento. Nel 2004, in occasione del sessantesimo anniversario, al municipio di appartenenza fu conferita la medaglia d’oro al valor civile per i fatti del 1944. La commemorazione si tiene ogni anno il 17 aprile. La visita è una camminata di strada, senza biglietti: si arriva con la metropolitana linea A, fermate Porta Furba Quadraro o Numidio Quadrato. A poca distanza si trovano il Parco degli Acquedotti e, lungo la consolare, la Villa dei Quintili.

Porta San Paolo e la difesa di Roma del settembre 1943

Porta San Paolo, la porta delle Mura aureliane accanto alla Piramide Cestia, è il luogo simbolo dei combattimenti dell’8, 9 e 10 settembre 1943, quando reparti dell’esercito italiano e gruppi di civili tentarono di fermare l’avanzata tedesca verso il centro di Roma. Si attraversa liberamente: la memoria è affidata alle lapidi sui fianchi della porta e al monumento nell’area adiacente.

Tre giorni di combattimenti

Dopo l’annuncio dell’armistizio, la sera dell’8 settembre, le unità tedesche mossero verso Roma da sud. Gli scontri principali si svolsero al ponte della Magliana, alla Montagnola, nella zona dell’EUR e alla Cecchignola, con la divisione Granatieri di Sardegna impegnata per prima. Il 10 settembre il fronte arretrò fino alle mura e la battaglia si concentrò su Porta San Paolo, dove ai reparti regolari si aggiunsero civili, militanti politici e volontari. La resa fu firmata nel pomeriggio del 10 settembre, ma i combattimenti proseguirono nel centro fino a sera.

Le perdite: cifre che non coincidono

Anche qui le cifre variano secondo il criterio di calcolo. Le stime più ampie indicano circa 1.167 caduti militari, altre ricostruzioni si fermano a 414 militari; per i civili il numero ricorrente è 183, di cui 27 donne. La differenza dipende dal perimetro geografico e temporale considerato, cioè se si contano i soli scontri urbani o l’intero schieramento intorno alla città, e dall’inclusione o meno dei feriti morti nei giorni seguenti. Riportiamo entrambe le forbici perché nessuna delle due può essere data come definitiva.

Che cosa si vede oggi

Sul luogo si trovano lapidi dedicate ai caduti e alla Resistenza, e il piazzale ospita ogni anno la commemorazione istituzionale del 10 settembre. Poco lontano, a Porta San Sebastiano, si entra al Museo delle Mura, ospitato nei camminamenti delle mura, che permette di percorrere un tratto del circuito in quota e di capire come funzionava la cinta difensiva. Subito fuori si trovano il Museo della via Ostiense e, a pochi passi, il Cimitero acattolico, dove sono sepolti anche caduti civili di quei mesi. Il quartiere alle spalle è Testaccio, con il Monte dei Cocci e l’ex Mattatoio.

Forte Bravetta e i luoghi delle esecuzioni

Forte Bravetta, nel quadrante ovest di Roma, fu il principale luogo di esecuzione capitale della città fra gli anni Trenta e il 1944: le ricostruzioni documentate contano circa centotrenta fucilati complessivi, di cui una cinquantina condannati dal Tribunale speciale fascista prima dell’8 settembre 1943, una settantina durante i nove mesi di occupazione tedesca e una decina dopo la Liberazione. Il monumento oggi visibile all’ingresso del parco pubblico ricorda i nomi di 77 patrioti.

Il forte e le fucilazioni

Il forte fa parte del campo trincerato costruito intorno a Roma alla fine dell’Ottocento, la stessa serie a cui appartiene Forte Antenne, e fu riutilizzato come poligono per le esecuzioni. Durante l’occupazione vi furono fucilati partigiani, militari e civili condannati dai tribunali militari tedeschi: il caso più noto è quello di don Giuseppe Morosini, cappellano di formazioni partigiane, arrestato il 4 gennaio 1944, condannato a morte il 22 febbraio e fucilato il 3 aprile 1944, insignito della medaglia d’oro al valor militare nel febbraio 1945. Sei uomini furono uccisi il 3 giugno 1944, poche ore prima dell’arrivo degli Alleati.

Il Parco dei Martiri di Forte Bravetta

L’area intorno al forte è oggi il Parco dei Martiri di Forte Bravetta, con ingresso da via di Bravetta, aperto dalla mattina al tramonto e attrezzato come parco di quartiere; il monumento commemorativo si trova all’ingresso. La struttura del forte non è liberamente accessibile: l’apertura dipende da visite guidate organizzate periodicamente e va verificata in anticipo, perché non esiste un calendario ordinario. Su questo punto, e su ogni programmazione stagionale, la nostra pagina sull’Estate Romana raccoglie le aperture speciali quando vengono annunciate.

Gli altri luoghi delle esecuzioni e degli eccidi

Forte Bravetta non fu l’unico sito. Altri eccidi sono legati a La Storta, sulla Cassia, dove il 4 giugno 1944 furono uccisi quattordici prigionieri prelevati da Regina Coeli, fra cui il sindacalista Bruno Buozzi, e a Pietralata, dove il 23 ottobre 1943 furono fucilati dieci uomini catturati dopo uno scontro. Anche Forte Boccea, ancora oggi sede militare e non visitabile, fu utilizzato per esecuzioni. In questi luoghi la memoria è affidata a un cippo raggiungibile a piedi ma non segnalato.

San Lorenzo e il bombardamento del 19 luglio 1943

Il bombardamento del 19 luglio 1943 fu il primo attacco aereo alleato su Roma e colpì lo scalo ferroviario di San Lorenzo e i quartieri circostanti, con circa mille tonnellate di bombe sganciate in due ondate: le stime complessive per la città oscillano intorno ai tremila morti, di cui circa millecinquecento nel solo quartiere di San Lorenzo. Il quartiere si visita camminando: non ci sono biglietti, ma ci sono segni precisi da cercare.

Che cosa accadde quel giorno

L’attacco iniziò in mattinata con alcune centinaia di bombardieri pesanti e proseguì nel pomeriggio con bombardieri medi. Gli obiettivi dichiarati erano impianti ferroviari e aeroporti, ma il bombardamento ad alta quota colpì in pieno l’abitato. Oltre a San Lorenzo furono danneggiate le zone Tiburtina, Prenestina, Casilina, Labicana, Tuscolana e Nomentana. Papa Pio XII si recò sul posto nel pomeriggio e la sua presenza sul piazzale del Verano è uno degli episodi più fotografati della giornata.

Le stime delle vittime

Le cifre variano secondo la fonte e il perimetro: per l’intera città si trovano valori intorno ai 3.000 morti e agli 11.000 feriti, per il solo quartiere di San Lorenzo circa 1.500 morti e 4.000 feriti, mentre le ricostruzioni che contano solo le salme identificate nei giorni successivi scendono sotto queste soglie. Non esiste un dato unico riconosciuto da tutte le fonti: consigliamo di citare la forbice e non un numero tondo.

I segni nel quartiere oggi

La basilica di San Lorenzo fuori le mura fu gravemente danneggiata e il suo restauro postbellico è ancora leggibile nella facciata e nel portico ricostruiti; il Cimitero del Verano, immediatamente adiacente, conserva i danni e le sepolture di quei giorni. Nel quartiere restano lapidi murate sui palazzi, targhe di condominio e un monumento alle vittime. San Lorenzo è oggi un quartiere universitario molto frequentato la sera: chi cerca i segni del 1943 faccia il giro di giorno.

La Casa della Memoria e della Storia

La Casa della Memoria e della Storia, in via di San Francesco di Sales 5 a Trastevere, è il centro comunale che riunisce le associazioni della Resistenza e della deportazione e ospita una biblioteca specializzata sul Novecento: fu inaugurata il 24 marzo 2006, nell’anniversario delle Fosse Ardeatine. L’accesso alla biblioteca e agli incontri è gratuito; gli orari seguono quelli del sistema delle biblioteche di Roma e vanno verificati, perché cambiano con le stagioni e con la programmazione.

Che cosa ospita

Nella stessa sede hanno spazio, fra le altre, l’associazione nazionale partigiani, l’associazione degli ex deportati nei campi nazisti, quella degli ex internati, l’associazione dei perseguitati politici antifascisti, la federazione italiana associazioni partigiane, l’istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza e il Circolo Gianni Bosio, che lavora sulle fonti orali e sul canto sociale. È il luogo dove si trovano gli archivi, le riviste e gli interlocutori, più che gli oggetti esposti.

I cippi, le lapidi e la memoria diffusa

Oltre ai musei e ai sacrari, Roma conserva diverse centinaia fra lapidi, targhe e cippi dedicati ai fatti del 1943-1944, murati sugli edifici o posti ai margini delle strade: sono la parte più estesa e meno visitata della memoria cittadina, perché non compaiono in nessun circuito e si notano solo se si sa che ci sono. Non hanno orari, non hanno custodi e nella maggior parte dei casi non hanno nemmeno un cartello che le segnali.

Come si legge una lapide del dopoguerra

Le lapidi romane posate fra il 1944 e i primi anni Cinquanta seguono formule ricorrenti: il luogo dell’evento, la data, l’elenco dei nomi o il numero dei caduti, la firma dell’ente che l’ha voluta, dal Comune a un’associazione combattentistica, a un sindacato, ai condomini dello stabile. La formula dice molto sul contesto in cui è nata: una lapide del 1945 firmata da un comitato di liberazione ha un linguaggio diverso da una targa comunale degli anni Duemila. Le date incise vanno prese come dato di partenza e non come verità definitiva, perché in più di un caso il ricordo locale ha fissato una data di poco diversa da quella accertata in seguito.

Dove si incontrano più spesso

Le concentrazioni maggiori sono lungo le mura fra Porta San Paolo e Porta San Sebastiano, nei rioni del centro, nelle strade del quartiere ebraico, a San Lorenzo, al Quadraro, al Tiburtino e in generale nelle borgate che furono teatro di rastrellamenti. Nel centro monumentale se ne trovano anche in punti inattesi: intorno al Colosseo, lungo le vie che salgono al Campidoglio, nei pressi dell’Altare della Patria e nel quartiere alle spalle del Terme di Caracalla. Chi cammina fra Foro Romano e il Circo Massimo ne incrocia una decina senza deviare.

Come si costruisce un itinerario in una giornata

Una giornata sui luoghi della memoria a Roma regge tre tappe, quattro al massimo: due sedi con orari e una o due tappe urbane all’aperto, tenendo conto che il Mausoleo delle Fosse Ardeatine chiude nel primo pomeriggio nei giorni feriali e che il Museo Ebraico è chiuso il sabato. Qui sotto trovi tre combinazioni costruite sui tempi di percorrenza reali, non sulle distanze in linea d’aria.

Ipotesi A: il centro, dal Portico d’Ottavia a via Rasella

Mattina al Museo Ebraico e al Tempio Maggiore, con la visita accompagnata alla sinagoga; a seguire la strada del Portico d’Ottavia, il largo 16 Ottobre 1943, le pietre d’inciampo del rione e la Casina dei Vallati. Nel pomeriggio, spostamento a piedi o con un autobus verso via Rasella e palazzo Barberini, e chiusura a Museo Centrale del Risorgimento se si vuole aggiungere il contesto ottocentesco della memoria nazionale. È l’ipotesi più compatta: si cammina poco e non si esce mai dal quadrante fra il Tevere e il Quirinale, quello della Crypta Balbi e di Largo di Torre Argentina.

Ipotesi B: via Tasso e le Fosse Ardeatine

Apertura al Museo storico della Liberazione appena aperto, quando il museo è vuoto; poi trasferimento verso la via Ardeatina, che richiede un autobus e circa mezz’ora, per arrivare al Mausoleo entro la mattina nei giorni feriali. Nel pomeriggio si può risalire verso l’Appia e inserire le Catacombe di San Sebastiano o la basilica di San Sebastiano fuori le mura, oppure rientrare verso il centro. È l’itinerario più impegnativo dal punto di vista emotivo e sconsigliamo di appesantirlo con altre tappe.

Ipotesi C: la memoria fuori dal centro

Metropolitana linea A verso il Quadraro in mattinata, con la camminata sulle targhe e sui murales; rientro verso San Lorenzo nel pomeriggio, con la basilica, il Cimitero del Verano e le lapidi del quartiere. Chi ha tempo e un’automobile può aggiungere il Parco dei Martiri di Forte Bravetta, che però si trova dalla parte opposta della città. È l’ipotesi meno frequentata e la più utile a capire che l’occupazione non riguardò soltanto il centro storico.

Tempi, mezzi e note pratiche

Le sedi di questo percorso sono gratuite tranne il Museo Ebraico; le domeniche a ingresso libero nei musei statali e civici sono raccolte nella pagina sui musei gratis a Roma. Gli spostamenti fra centro e Ardeatina, e fra centro e Bravetta, si fanno con autobus di superficie: consigliamo di contare almeno quaranta minuti per trasferimento. Per biglietti, abbonamenti e linee rimandiamo di nuovo alla pagina su come muoversi a Roma. Nei giorni delle commemorazioni, e in particolare il 24 marzo, il 25 aprile e il 16 ottobre, le zone interessate sono chiuse al traffico e le visite ordinarie saltano.

Dove si mangia lungo il percorso

Su questo punto diamo un criterio, non un elenco di insegne, perché le insegne cambiano gestione e il consiglio invecchia in pochi mesi. I segnali da cui stare alla larga sono sempre gli stessi: la signora che tira la pasta fresca in vetrina o sul marciapiede, che è un richiamo per i passanti e non un indizio di cucina; il menu con le fotografie dei piatti; la persona che invita a sedersi dall’ingresso; il locale aperto dalla mattina a notte fonda senza pausa di cucina; e i tavoli piazzati davanti ai monumenti più fotografati, dove il prezzo tende a seguire il turista che si ha davanti, con voci non prezzate e listini diversi dentro e fuori. Le catene con la stessa insegna ripetuta in più punti del centro, il menu identico e la coda col numerino sono un fenomeno da conoscere e da evitare: i romani non ci vanno. Il criterio più semplice resta guardare chi è seduto ai tavoli e in che lingua ordina. Per chi vuole comunque un riferimento personale e dichiaratamente non sponsorizzato, esiste la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps; per il quadro generale rimandiamo alla nostra pagina su dove mangiare a Roma.

Le date del calendario civile

Quattro date organizzano il calendario civile romano legato a questi luoghi: il 27 gennaio, il 24 marzo, il 25 aprile e il 16 ottobre, alle quali a Roma si aggiungono il 10 settembre per la difesa della città e il 4 giugno per la Liberazione. In queste giornate molti dei luoghi descritti cambiano funzione: diventano sedi di cerimonia, con accessi limitati e con la presenza di autorità e di familiari.

27 gennaio, Giorno della Memoria

Istituito con legge dello Stato nel 2000, ricorda la Shoah nell’anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz nel 1945. A Roma è la settimana in cui si posano le nuove pietre d’inciampo, in genere nei giorni immediatamente precedenti o successivi, con cerimonie pubbliche strada per strada; la Casa della Memoria e della Storia, il Museo Ebraico e la Casina dei Vallati concentrano in questi giorni incontri e aperture straordinarie. Le scuole affollano le sedi museali: chi visita per conto proprio scelga un altro momento dell’anno.

24 marzo, anniversario delle Fosse Ardeatine

La commemorazione ufficiale si svolge al Mausoleo con la partecipazione delle cariche dello Stato e dei familiari delle vittime. L’accesso al sacrario in quella giornata è regolato e non è una data adatta alla visita individuale. La sera prima, il 23 marzo, si tengono iniziative in via Rasella e nelle sedi associative.

25 aprile e 4 giugno

Il 25 aprile è la festa nazionale della Liberazione, celebrata a Roma con la deposizione di una corona all’Altare della Patria e con il corteo che tradizionalmente arriva a Porta San Paolo. Il 4 giugno, anniversario dell’ingresso degli Alleati nella città nel 1944, è una ricorrenza soprattutto romana, ed è la data in cui nel 1955 fu inaugurato il primo nucleo del museo di via Tasso. Nelle settimane intorno al 25 aprile si moltiplicano visite guidate e iniziative, molte delle quali gratuite: le segnaliamo nella pagina dell’Estate Romana quando rientrano nel calendario cittadino.

16 ottobre, anniversario della razzia

La commemorazione si tiene nel largo intitolato alla data, davanti al Portico d’Ottavia, in genere nel tardo pomeriggio, e comprende la lettura dei nomi. È una cerimonia partecipata dalla comunità e dalla città: chi vi assiste lo faccia senza fotografare i presenti e senza occupare i posti riservati ai familiari.

10 settembre, la difesa di Roma

La data è ricordata a Porta San Paolo con una cerimonia istituzionale che negli ultimi anni ha visto la presenza del Presidente della Repubblica. Nelle stesse giornate i musei civici propongono mostre documentarie sulla difesa della città, spesso ospitate ai Musei Capitolini o al Museo di Roma a Palazzo Braschi.

Domande frequenti sui luoghi della memoria a Roma

Quanto costa visitare i luoghi della memoria a Roma?

Quasi tutti i luoghi della memoria a Roma sono gratuiti: il Museo storico della Liberazione di via Tasso, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, la Casa della Memoria e della Storia, il Parco dei Martiri di Forte Bravetta e tutte le tappe all’aperto, da via Rasella a Porta San Paolo, non hanno biglietto. L’unica sede a pagamento del percorso è il Museo Ebraico di Roma, il cui biglietto comprende la visita accompagnata al Tempio Maggiore.

Il Museo storico della Liberazione di via Tasso è aperto tutti i giorni?

Il Museo storico della Liberazione di via Tasso è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19, domeniche e festivi compresi, con ingresso gratuito e chiusure limitate ad alcune giornate di Natale, Capodanno, Pasqua e alla metà di agosto. La prenotazione è richiesta solo per i gruppi numerosi, con alcune settimane di anticipo, mentre i visitatori singoli entrano senza formalità. Gli orari vanno comunque ricontrollati sul sito del museo prima di partire.

Quali sono gli orari del Mausoleo delle Fosse Ardeatine?

Il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, in via Ardeatina 174, indica un orario dalle 8.15 alle 15.15 dal lunedì al venerdì e dalle 8.15 alle 16.45 il sabato e la domenica, con ingresso gratuito. Nei giorni di cerimonia, in particolare il 24 marzo, l’accesso è regolato e la visita individuale non è possibile. Le visite guidate e le prenotazioni per le scuole sono curate dall’associazione delle famiglie dei martiri.

Si possono fare fotografie nei luoghi della memoria a Roma?

Nei luoghi della memoria a Roma la fotografia è consentita all’aperto ma limitata all’interno dei sacrari e di alcune sedi museali: alle Fosse Ardeatine non si fotografano le tombe, al Museo Ebraico e nella sinagoga valgono restrizioni indicate all’ingresso, nelle celle di via Tasso è richiesto un uso discreto. Le pietre d’inciampo si possono fotografare, ma senza posare sopra di esse o accanto a esse per ritratti.

Quanto tempo serve per visitare i luoghi della memoria a Roma?

Per i luoghi della memoria a Roma una giornata piena regge tre tappe, quattro al massimo: circa un’ora e mezza per il museo di via Tasso, un’ora e mezza per le Fosse Ardeatine comprese le gallerie, un’ora e mezza per il Museo Ebraico e la sinagoga, più le tappe all’aperto che richiedono pochi minuti ciascuna. Vanno aggiunti almeno quaranta minuti per ogni trasferimento fra centro e periferia.

I luoghi della memoria a Roma sono adatti ai bambini?

I luoghi della memoria a Roma non hanno percorsi attenuati per i bambini piccoli: le celle di via Tasso e il sepolcreto delle Fosse Ardeatine sono ambienti reali e non allestimenti didattici. Sopra i dodici anni la visita funziona se preparata prima, e le scuole secondarie la fanno regolarmente con accompagnamento. Per i più piccoli consigliamo di limitarsi alle tappe all’aperto, alle pietre d’inciampo e alla lettura delle lapidi.

Dove si trovano le pietre d’inciampo a Roma e quante sono?

Le pietre d’inciampo a Roma sono poco meno di cinquecento, posate dal 2010 alla fine del 2025, e si trovano sul marciapiede davanti all’ultima abitazione libera delle persone ricordate. La concentrazione maggiore è nel centro storico e nel rione del quartiere ebraico, seguita dal quadrante fra Nomentano, Trieste e Salario. Il Comune di Roma pubblica gli elenchi con gli indirizzi esatti, edizione per edizione.

I luoghi della memoria a Roma sono accessibili con disabilità motoria?

Fra i luoghi della memoria a Roma il Museo storico della Liberazione è indicato come accessibile in sedia a rotelle e il Mausoleo delle Fosse Ardeatine ha percorsi in piano nel sepolcreto, mentre le gallerie della cava hanno fondo irregolare. Via Rasella è in salita e il rione ebraico ha ampi tratti in sampietrini. Consigliamo di contattare ogni sede in anticipo.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Chi costruisce un percorso di più giorni su questi temi, combinando le sedi del centro con le tappe fuori le mura e con le date del calendario civile, trova strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, che lavora abitualmente con scuole, istituti e gruppi organizzati su itinerari di questo tipo.

Per chi arriva da fuori regione e deve incastrare Roma con altre tappe italiane, dai treni alle distanze reali fra una città e l’altra, una risorsa utile è Italy Planner.

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