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Trastevere: cosa vedere nel rione più romano di Roma

Trastevere è il rione XIII di Roma, il più esteso dei ventidue rioni storici, e occupa la riva destra del Tevere fra il fiume e il crinale del Gianicolo: il nome viene dal latino trans Tiberim, cioè al di là del Tevere, ed è la stessa formula con cui i romani antichi indicavano una zona che per secoli è rimasta fuori dalle mura e fuori dalla città vera e propria. Oggi è il quartiere che i visitatori associano a Roma più di ogni altro, con i vicoli di sampietrini, i panni stesi, le facciate ocra e le piazze piene fino a notte, ma sotto quella immagine da cartolina ci sono cose molto più interessanti: due basiliche che conservano alcuni dei mosaici e degli affreschi medievali più importanti d’Italia, una villa rinascimentale affrescata da Raffaello, un orto botanico di dodici ettari, il tempietto che ha insegnato all’architettura europea come si fa un edificio a pianta centrale, e un mercato domenicale nato dalle macerie della guerra. Le pagine che seguono attraversano il rione strada per strada, chiesa per chiesa, con gli orari e le informazioni pratiche verificate sulle fonti ufficiali dove è stato possibile e con l’indicazione esplicita di dove invece conviene controllare prima di partire.

Il rione XIII: confini, nome e carattere di Trastevere

Il rione Trastevere è il tredicesimo rione di Roma ed è delimitato dal Tevere a est, dalle mura gianicolensi a sud e a ovest e dal tracciato che corre verso il Vaticano a nord. La sua estensione lo rende il più grande fra i rioni storici, e questo spiega perché al suo interno convivano ambienti molto diversi fra loro: il dedalo medievale attorno a Santa Maria in Trastevere, la fascia signorile e rinascimentale di via della Lungara, la spina moderna di viale Trastevere aperta a fine Ottocento, la zona di Ripa Grande verso il porto fluviale scomparso e la salita boscosa verso il Gianicolo.

Fontana di piazza Santa Maria in Trastevere
La fontana di piazza Santa Maria in Trastevere, punto di ritrovo del quartiere. Foto di Krzysztof Golik, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Dove finisce davvero il rione

Molti chiamano Trastevere solo il fazzoletto compreso fra piazza Trilussa, piazza Santa Maria in Trastevere e viale Trastevere, ma il rione arriva ben oltre: comprende via della Lungara fino a Porta Settimiana, l’area di Porta Portese verso sud e la salita del Gianicolo fino a Porta San Pancrazio. Sapere che la passeggiata panoramica e il Fontanone appartengono al rione XIII aiuta a costruire un itinerario sensato invece di trattare la collina come una gita separata.

Immagine: veduta di un vicolo di Trastevere con i sampietrini, le facciate ocra e i panni stesi, nel tardo pomeriggio.

Come arrivare a Trastevere e come muoversi nel rione

Trastevere non ha una fermata della metropolitana al suo interno: si raggiunge a piedi dai ponti sul Tevere, con il tram 8 che arriva da largo di Torre Argentina, con gli autobus che percorrono viale Trastevere e il lungotevere, oppure con i treni regionali che fermano alla stazione Trastevere, che però si trova fuori dal rione, oltre Porta Portese. È una caratteristica importante da tenere presente quando si programma la giornata, perché significa che l’ultimo tratto si fa quasi sempre camminando, e che il modo migliore di entrare nel rione è proprio attraversare un ponte.

A piedi dal centro storico

Dal centro si entra a Trastevere da tre punti principali. Il primo è Ponte Sisto, che scende da via Giulia e da Campo de’ Fiori e sbocca su piazza Trilussa: è il percorso più breve per chi viene da piazza Navona o dal Pantheon. Il secondo è Ponte Garibaldi, che collega viale Trastevere al Teatro di Marcello e al quartiere ebraico, dove si trova la Fontana delle Tartarughe. Il terzo passa dall’Isola Tiberina: si attraversa il ponte Fabricio dal lato del Ghetto, si costeggia San Bartolomeo all’Isola e si esce a Trastevere sul ponte Cestio, con vista sul Ponte Rotto che affiora in mezzo alla corrente.

Tram, autobus e treni

Il mezzo più usato per arrivare è il tram 8, che parte da piazza Venezia, tocca largo di Torre Argentina e percorre tutto viale Trastevere fino al capolinea suburbano. Le fermate lungo il viale sono comode per Santa Maria in Trastevere, per Santa Cecilia e per San Francesco a Ripa, che restano tutte a pochi minuti di cammino dai binari. Sul lungotevere passano diverse linee di autobus urbani, mentre la stazione ferroviaria Roma Trastevere, servita da treni regionali e dal collegamento per l’aeroporto di Fiumicino, si trova in piazzale Flavio Biondo, a sud del rione: da lì servono una ventina di minuti a piedi o un tratto di tram per raggiungere il cuore del quartiere.

Santa Maria in Trastevere: la piazza, i mosaici, il Cavallini

La basilica di Santa Maria in Trastevere conserva nell’abside due strati di mosaici distinti: quello superiore, con la Vergine e Cristo in trono, risale al rifacimento promosso da Innocenzo II fra il 1138 e il 1143, mentre la fascia inferiore con le Storie della Vergine fu eseguita da Pietro Cavallini intorno al 1291. Sono due modi diversi di intendere la figura umana a un secolo e mezzo di distanza, e vederli uno sopra l’altro nella stessa abside è una lezione di storia dell’arte che nessun museo può offrire. L’ingresso alla basilica è libero, ma vale per una chiesa officiata: gli orari di apertura seguono il calendario liturgico e conviene controllarli sul sito della parrocchia o telefonando, perché le celebrazioni sospendono le visite.

Le origini: il Fons Olei e papa Callisto

La tradizione vuole che la chiesa sorga dove nel III secolo, sotto il pontificato di Callisto I, sgorgò miracolosamente una fonte d’olio, il Fons Olei, ricordato ancora oggi da un’iscrizione nel presbiterio. Va detto con chiarezza che si tratta di una tradizione devozionale e non di un fatto storicamente accertato: quello che le fonti documentano è l’esistenza antichissima di un luogo di culto cristiano in questo punto, completato secondo la tradizione da papa Giulio I fra il 337 e il 352, e ampliato fra VIII e IX secolo con l’aggiunta delle navate laterali e la creazione di una confessione per le reliquie dei martiri.

Cosa guardare dentro la basilica

L’interno è a tre navate divise da ventidue colonne antiche di reimpiego, prelevate in buona parte da edifici romani, secondo una prassi comune nei cantieri medievali della città. Il soffitto a cassettoni dorato fu progettato da Domenichino nel 1617 e reca al centro l’Assunzione, dipinta dallo stesso artista. Nella cappella Altemps, voluta dal cardinale Marco Sittico Altemps alla fine del Cinquecento, si conserva la Madonna della Clemenza, un’icona a encausto fra le più antiche di Roma, datata dagli studi fra VI e VIII secolo.

Santa Cecilia in Trastevere: la domus, Maderno, Arnolfo e il Cavallini

La basilica di Santa Cecilia in Trastevere conserva tre cose che da sole giustificano il viaggio: il ciborio di Arnolfo di Cambio del 1293 sull’altare maggiore, la statua della santa scolpita da Stefano Maderno fra il 1599 e il 1600, e il Giudizio Universale affrescato da Pietro Cavallini nel coro delle monache verso la fine del Duecento. Sotto il pavimento si estende inoltre un’area archeologica con i resti di una casa romana, portata alla luce dagli scavi condotti fra il 1887 e il 1913. Secondo il portale turistico di Roma Capitale la basilica e la zona archeologica sono visitabili nei giorni feriali dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 18, la domenica e i festivi dalle 11.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18, mentre gli affreschi del Cavallini hanno una finestra più stretta, nei feriali dalle 10.30 alle 12.30 e la domenica dalle 11.30 alle 12.30. Gli orari possono variare e il monastero invita a contattarlo prima della visita.

La casa sotto la chiesa

Gli scavi sotto la basilica hanno restituito una domus di età repubblicana, databile al II secolo avanti Cristo, successivamente trasformata in insula e infine adattata a uso cristiano. Si scende con una scala dalla navata e si cammina fra muri in opera reticolata, vasche, un ambiente interpretato come impianto per la concia o la tintura e un sarcofago. La tradizione identifica questi ambienti con la casa della famiglia di Cecilia, e in effetti il titulus Caeciliae è attestato già nel V secolo, ma la coincidenza fra la casa scavata e la casa della santa resta un’ipotesi devozionale, non un dato archeologico dimostrato.

Pasquale I e il mosaico absidale

Nell’822, secondo la tradizione riportata dalle fonti, papa Pasquale I ritrovò il corpo della santa nelle catacombe di San Callisto sull’Appia dopo una visione e lo trasferì qui, ricostruendo la chiesa in forma basilicale. Al suo intervento risale il mosaico absidale, con Cristo benedicente fra i santi e, all’estrema sinistra, il papa stesso con il nimbo quadrato dei viventi e il modellino della chiesa in mano. È lo stesso linguaggio dei mosaici carolingi di Santa Prassede, realizzati dallo stesso pontefice, e i due cicli si leggono bene uno dopo l’altro.

La statua di Stefano Maderno

Sotto l’altare maggiore si trova la statua in marmo bianco che Stefano Maderno scolpì fra il 1599 e il 1600, quando durante i lavori voluti dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati fu riaperto il sepolcro e il corpo apparve, secondo le testimonianze dell’epoca, ancora integro. Maderno riprodusse la figura nella posizione in cui era stata trovata, distesa su un fianco, con il volto girato verso terra e la ferita al collo. È un’opera che vale la pena guardare senza fretta, perché è insieme un pezzo di scultura barocca e un verbale di ritrovamento tradotto in marmo.

Il Giudizio Universale di Cavallini

Il Giudizio Universale di Pietro Cavallini, affrescato intorno al 1293 nella controfacciata della chiesa medievale e oggi visibile dal coro delle monache al piano superiore, è considerato dagli studiosi uno degli snodi decisivi della pittura italiana prima di Giotto: le figure hanno volume, i panneggi cadono con peso reale, i volti degli apostoli sono individui e non tipi. Si accede per una porta e una scala separate rispetto alla basilica, in orari ridotti, ed è previsto un contributo di ingresso di importo modesto che conviene chiedere sul posto o al monastero, perché non risulta pubblicato in modo stabile online.

Immagine: il cortile con la vasca antica davanti alla facciata settecentesca di Santa Cecilia in Trastevere, luce del mattino.

San Crisogono e i livelli sotterranei di viale Trastevere

La basilica di San Crisogono, all’imbocco di viale Trastevere, è una delle chiese titolari più antiche di Roma, attestata negli atti del sinodo del 499 come titulus Chrysogoni, e conserva sotto il pavimento i resti della chiesa costantiniana e di abitazioni romane di età tardorepubblicana, riportati alla luce dalle indagini archeologiche del 1907. L’accesso ai livelli inferiori avviene dalla sacrestia e non è sempre garantito: conviene informarsi in loco sugli orari e sull’eventuale contributo richiesto, perché dipende dalla disponibilità del personale della chiesa, affidata ai padri Trinitari.

Quello che si vede sotto

Scendendo si cammina sui resti della basilica paleocristiana, con l’abside, tracce del presbiterio e una serie di affreschi datati fra VIII e XI secolo che raffigurano santi e scene bibliche. Sotto ancora affiorano murature di case romane di età tardorepubblicana. È lo stesso tipo di stratificazione verticale che rende celebre la basilica di San Clemente al Celio, e per chi si interessa alla Roma sotterranea le due visite si completano a vicenda: San Clemente è più ricca e organizzata, San Crisogono più spoglia e meno frequentata.

La chiesa che si vede in superficie

Quella che si attraversa oggi è il risultato del rifacimento del 1626 promosso dal cardinale Scipione Borghese e diretto da Giovanni Battista Soria, che firmò la facciata barocca e il ciborio con colonne di alabastro sull’altare maggiore. Del cantiere medievale del XII secolo restano il campanile romanico con la cuspide piramidale e il pavimento cosmatesco, mentre l’interno a tre navate è scandito da colonne ioniche di reimpiego. Il soffitto a cassettoni porta al centro una copia della Gloria di san Crisogono del Guercino: l’originale non si trova più in chiesa, e questo è uno di quei casi in cui conviene sapere in anticipo che si sta guardando una sostituzione.

San Francesco a Ripa: il Bernini nascosto e la cella del santo

La chiesa di San Francesco a Ripa custodisce la Beata Ludovica Albertoni, uno degli ultimi capolavori di Gian Lorenzo Bernini, scolpita fra il 1671 e il 1675 per la cappella Paluzzi Albertoni, e sorge dove nel Medioevo si trovava l’ospizio di San Biagio in cui, secondo la tradizione francescana, soggiornò Francesco d’Assisi durante i suoi viaggi romani. L’ingresso è libero, gli orari seguono quelli di una chiesa parrocchiale officiata e conviene verificarli prima di andare, soprattutto nel pomeriggio.

La Beata Ludovica Albertoni

La statua è collocata in una cappella pensata come una macchina scenica: la luce arriva da finestre nascoste sui lati, il marmo del panneggio è lavorato con una violenza di pieghe che non ha nulla della compostezza classica, e il volto della beata è colto nell’istante dell’estasi. È l’opera che si mette naturalmente a confronto con l’Estasi di santa Teresa in Santa Maria della Vittoria, realizzata dallo stesso Bernini vent’anni prima: chi vuole capire come cambia la scultura berniniana nell’ultima fase dovrebbe vederle nello stesso viaggio. Il fatto che la Ludovica sia a Trastevere, in una chiesa che la maggior parte dei visitatori non apre nemmeno, è una delle ragioni per cui vale la pena spingersi verso questa parte del rione.

Santa Maria della Scala, la farmacia storica e Sant’Agata

La chiesa di Santa Maria della Scala fu costruita fra il 1593 e il 1610 su progetto di Francesco Capriani da Volterra, con la facciata completata nel 1624, e dal 1597 è affidata ai Carmelitani scalzi, che la officiano ancora oggi. Nel convento adiacente si conserva la farmacia settecentesca, a lungo nota come farmacia dei papi, con arredi e vasi originali: la visita non è a ingresso libero continuato e va concordata, quindi conviene informarsi in anticipo sulle modalità e sui giorni di apertura.

Il Caravaggio che non c’è

Santa Maria della Scala è la chiesa per cui fu dipinta la Morte della Vergine di Caravaggio, rifiutata dai Carmelitani perché giudicata priva del decoro richiesto: il quadro lasciò Roma e si trova oggi al Louvre. Al suo posto, sull’altare della cappella, si vede una tela di Carlo Saraceni con lo stesso soggetto, dipinta in sostituzione. È una vicenda che vale la pena tenere a mente quando si visitano le chiese romane con opere caravaggesche ancora in sede, come la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi: qui si vede il caso opposto, la committenza che dice di no.

Sant’Agata in Trastevere

La chiesa di Sant’Agata in Trastevere, in via della Lungaretta, è piccola e passa inosservata a chi cammina verso piazza Santa Maria, ma è il punto di partenza della Festa de’ Noantri: da qui, secondo la tradizione della festa, la statua della Madonna del Carmine detta Madonna Fiumarola esce in processione per essere portata a San Crisogono. Fuori dai giorni della festa è una chiesa di quartiere, con orari legati alle celebrazioni, e merita una sosta soprattutto per capire quanto poco spazio serva, a Roma, per contenere una devozione popolare intera.

Villa Farnesina: Raffaello, Peruzzi e il banchiere Chigi

La Villa Farnesina, in via della Lungara, fu costruita fra il 1506 e il 1512 su progetto di Baldassarre Peruzzi per il banchiere senese Agostino Chigi, ed è la villa suburbana rinascimentale meglio conservata di Roma, oggi sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Secondo il sito ufficiale della villa l’apertura al pubblico è nei giorni feriali dalle 9 alle 14, con ultimo ingresso alle 13.15, e una apertura straordinaria la seconda domenica del mese dalle 9 alle 17 con visite guidate alle 12.30. Il prezzo del biglietto non risulta indicato nella pagina consultata e va verificato al momento dell’acquisto sul portale ufficiale di prenotazione o alla biglietteria della villa.

La Loggia di Amore e Psiche

Si entra direttamente nella loggia affrescata nel 1517 da Raffaello e dalla sua bottega con le Storie di Amore e Psiche, dipinte come se il soffitto fosse un pergolato aperto sul cielo, con due grandi finti arazzi al centro. Le ghirlande vegetali che incorniciano le scene furono eseguite da Giovanni da Udine e sono un catalogo botanico a parte: ci sono decine di specie riconoscibili, comprese piante arrivate da poco dalle Americhe, ed è una delle ragioni per cui la visita alla villa e quella all’Orto Botanico di Roma, che si trova a due passi, si completano meglio di quanto si immagini.

La Sala di Galatea

Nella sala accanto si trova il Trionfo di Galatea, dipinto da Raffaello, insieme al gigantesco Polifemo di Sebastiano del Piombo, eseguito fra il 1512 e il 1513, e alla volta con gli oroscopi dipinta da Peruzzi, che rappresenta la configurazione celeste del momento della nascita di Agostino Chigi. Sulla parete c’è anche una grande testa a carboncino, tradizionalmente attribuita a Michelangelo e lasciata come segno di passaggio: l’attribuzione è discussa e va presa come tradizione, non come dato acquisito.

La Sala delle Prospettive e la camera del Sodoma

Al piano superiore, la Sala delle Prospettive fu affrescata da Peruzzi fra il 1518 e il 1519 con un colonnato illusionistico che apre finte vedute su Roma: è uno dei primi esempi compiuti di quadratura architettonica, e da qui discende buona parte della pittura di soffitto dei due secoli successivi. Nella camera da letto attigua, il Sodoma dipinse nel 1517 le Nozze di Alessandro e Rossane. In questa sala, nel 1519, Chigi celebrò il proprio banchetto di nozze, alla presenza di papa Leone X.

Dai Chigi ai Farnese ai Lincei

La villa passò nel 1580 al cardinale Alessandro Farnese, ed è da questo passaggio che le viene il nome con cui la conosciamo: i Farnese avevano il loro palazzo sull’altra sponda del fiume e progettavano di collegare le due proprietà con un ponte privato sul Tevere, un’idea che non fu mai realizzata. Nel 1927 l’immobile divenne proprietà dello Stato italiano e oggi ospita la sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Chi vuole vedere pittura del Cinquecento romano in altri contesti trova un confronto utile a Villa Medici sul Pincio e nella Galleria Borghese dentro Villa Borghese.

Palazzo Corsini, la Galleria e l’Orto Botanico

Di fronte alla Farnesina, sull’altro lato di via della Lungara, si trova Palazzo Corsini, sede della Galleria Corsini, che insieme a Palazzo Barberini compone le Gallerie Nazionali di Arte Antica. Secondo il sito ufficiale delle Gallerie, entrambe le sedi sono aperte da martedì a domenica dalle 10 alle 19, con chiusura il lunedì; i prezzi dei biglietti vanno verificati sul portale di vendita ufficiale, perché variano in base alla formula scelta e alle mostre in corso. Il palazzo ospita anche la sede dell’Accademia dei Lincei e la Biblioteca Corsiniana.

Da villa Riario a palazzo Corsini

L’edificio nasce alla fine del Quattrocento come villa della famiglia Riario, nipoti di Sisto IV, e nel Seicento fu la residenza romana di Cristina di Svezia, la regina che dopo l’abdicazione e la conversione si stabilì a Roma facendo del palazzo un centro di erudizione, collezionismo e ricerca, frequentato fra gli altri da Athanasius Kircher. Nel 1736 il cardinale Neri Maria Corsini, nipote di Clemente XII, acquistò la proprietà e affidò a Ferdinando Fuga la ristrutturazione: Fuga raddoppiò la larghezza della facciata e la scandì con dieci grandi lesene, trasformando una villa suburbana in un palazzo di rappresentanza.

Il 1849 e Goffredo Mameli

Nel 1849 la villa alta dei Corsini, sul Gianicolo alle spalle del palazzo, fu teatro di uno degli scontri più sanguinosi della difesa della Repubblica Romana contro le truppe francesi: qui fu ferito a morte Goffredo Mameli, l’autore delle parole dell’inno nazionale italiano. Nel 1883 il principe Tommaso Corsini vendette il palazzo allo Stato italiano insieme alla collezione. Chi vuole approfondire questa vicenda trova il racconto completo al Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, a Porta San Pancrazio, che secondo il sito ufficiale apre da martedì a venerdì dalle 10 alle 14 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 18, con chiusura il lunedì.

L’Orto Botanico dietro il palazzo

L’Orto Botanico di Roma occupa dodici ettari del giardino storico di villa Corsini, risalendo la pendice del Gianicolo, ed è gestito dall’Università Sapienza; secondo il portale turistico di Roma Capitale gli orari sono dalle 9 alle 18.30 da aprile a ottobre e dalle 10 alle 17.30 da novembre a marzo. Il prezzo del biglietto e i giorni di chiusura settimanale vanno verificati sul sito dell’Orto prima della visita, perché cambiano nel tempo e non risultano confermati dalla fonte consultata. Dentro si trovano oltre trecento alberi secolari appartenenti a più di centotrenta specie, circa quattrocento varietà di orchidee nelle serre, un bambuseto fra i più ricchi d’Europa, un giardino giapponese con ciliegi, camelie e magnolie, il giardino mediterraneo e un roseto con sessanta specie che racconta duemila anni di storia del genere Rosa.

Immagine: il bambuseto e le serre dell’Orto Botanico di Roma sulla pendice del Gianicolo, luce filtrata dalla vegetazione.

Porta Settimiana e via della Lungara: la strada dei papi

Porta Settimiana è la porta che segna il passaggio fra il Trastevere popolare e la fascia signorile di via della Lungara, e nella forma attuale risale al rifacimento voluto da Alessandro VI Borgia nel 1498, con un ultimo intervento sotto Pio VI nel 1798. L’origine è però più antica: la porta si apre nel tracciato delle mura aureliane del III secolo, e il nome viene forse da edifici legati a Settimio Severo che precedevano di qualche decennio la costruzione delle mura. Con l’edificazione delle mura gianicolensi nel 1643, sotto Urbano VIII, la porta perse ogni funzione militare e restò come un arco isolato dentro il quartiere.

Via della Lungara

Da Porta Settimiana parte via della Lungara, la strada rettilinea che collega Trastevere alla zona vaticana costeggiando il fiume: era una via di pellegrinaggio verso San Pietro e acquistò importanza dopo la ricostruzione di Ponte Sisto sotto Sisto IV. È una delle poche strade rinascimentali di Roma rimaste sostanzialmente riconoscibili: da un lato la Farnesina e il complesso di Santa Maria della Visitazione, dall’altro Palazzo Corsini con l’Orto Botanico alle spalle. Camminandola si capisce il progetto urbanistico dei papi del Cinquecento, che è lo stesso dietro via Giulia sull’altra sponda.

Il Gianicolo, il Fontanone e il cannone di mezzogiorno

Il Gianicolo raggiunge gli 88 metri di quota e offre la vista più completa su Roma da ovest; ogni giorno a mezzogiorno dal piazzale Giuseppe Garibaldi viene sparato un colpo a salve, tradizione istituita da Pio IX nel 1847 e trasferita in questo punto il 24 gennaio 1904, dopo essere partita da Castel Sant’Angelo e aver fatto tappa a Monte Mario nel 1903. L’accesso alla passeggiata è libero e gratuito a qualunque ora; per assistere allo sparo conviene essere sul piazzale qualche minuto prima delle 12.

Il Fontanone dell’Acqua Paola

La Fontana dell’Acqua Paola, il Fontanone, fu costruita fra il 1610 e il 1614 per volontà di Paolo V su progetto di Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio, come mostra terminale dell’acquedotto Traiano restaurato fra il 1608 e il 1610, che porta a Roma l’acqua delle sorgenti della zona di Bracciano dopo un percorso di decine di chilometri. È fatta in gran parte di materiali di reimpiego: marmi provenienti dal Foro Romano e dal tempio di Minerva, e sei colonne di granito, quattro rosse e due grigie, recuperate dall’antica basilica di San Pietro. Nel 1690, sotto Alessandro VIII, Carlo Fontana ne rifece la vasca, sostituendo i cinque bacini originari con l’unica grande vasca semicircolare che si vede oggi.

Che cosa si vede dal belvedere

Dal terrazzo davanti al Fontanone e dal piazzale Garibaldi poco più in alto si riconoscono, da sinistra, la cupola di San Pietro, il Vittoriano, le cupole del centro storico, la mole di Castel Sant’Angelo e, nelle giornate limpide, i monti a est della città.

Garibaldi, Anita e gli 84 busti

Il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi, opera di Emilio Gallori, fu inaugurato nel 1895 in cima alla collina; il monumento ad Anita Garibaldi, di Mario Rutelli con la collaborazione di Silvestre Cuffaro, risale al 1932 e ne custodisce le spoglie nel basamento. Lungo il viale, sulle pendici sotto il Fontanone, si allineano 84 busti marmorei di garibaldini: è un pantheon all’aperto e insieme un elenco di nomi, molti dei quali oggi dimenticati, che vale la pena leggere camminando. La passeggiata nella sua forma attuale, con i due viali alberati che convergono su piazzale Garibaldi, fu completata nel 1939.

Il Tempietto del Bramante e San Pietro in Montorio

Il Tempietto del Bramante, nel cortile della chiesa di San Pietro in Montorio, è uno degli edifici più influenti dell’architettura europea e si visita gratuitamente: secondo il sito della Real Academia de España en Roma, che ha sede nel complesso in piazza San Pietro in Montorio 3, l’apertura è da martedì a domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30 e ingresso libero. Gli orari possono variare per eventi e mostre dell’Accademia, quindi conviene controllare il sito prima di salire.

Che cos’è e perché conta

Il Tempietto è un edificio circolare di dimensioni minime, con la cella di circa quattro metri e mezzo di diametro, circondato da sedici colonne tuscaniche in granito grigio e coronato da una cupola. Non è un edificio pensato per contenere persone: è un monumento, un reliquiario architettonico costruito nel punto che una tradizione tarda indicava come il luogo del martirio di san Pietro. La sua importanza deriva dal fatto che riprende il linguaggio degli ordini antichi con una coerenza che nessuno aveva ancora raggiunto, e diventa il modello di riferimento per tutti gli edifici a pianta centrale del Cinquecento, compresi i progetti per la nuova basilica di San Pietro.

La chiesa di San Pietro in Montorio

La chiesa accanto, di fondazione quattrocentesca e legata anch’essa al patronato spagnolo, conserva nella prima cappella a destra la Flagellazione di Sebastiano del Piombo, dipinta su disegni di Michelangelo, e altre opere di primo Cinquecento. Dal sagrato si ha una delle viste più comode su Roma, più bassa di quella del piazzale Garibaldi ma raggiungibile senza arrivare in cima alla collina. Un confronto naturale è il Chiostro del Bramante vicino a piazza Navona, dello stesso architetto.

Piazza Trilussa, Ponte Sisto e i ponti di Trastevere

Ponte Sisto, che collega piazza Trilussa alla riva sinistra all’altezza di via Giulia, fu costruito fra il 1473 e il 1479 per volontà di Sisto IV e inaugurato per il Giubileo del 1475, sul luogo di un ponte romano crollato per una piena nel 791. È pedonale, si attraversa in due minuti ed è il punto di ingresso più scenografico al rione, soprattutto la sera quando il fronte di Trastevere si illumina. La fontana monumentale che chiude piazza Trilussa sul lato del fiume è una mostra dell’acquedotto Paolo, spostata qui dalla sua posizione originaria sul lato opposto del ponte durante i lavori ottocenteschi per i muraglioni del Tevere.

Piazza Trilussa oggi

La piazza prende nome dal poeta romanesco Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, il cui busto si trova accanto alla fontana, ed è diventata il principale punto di ritrovo serale di Trastevere: la scalinata davanti alla fontana funziona da gradinata per centinaia di persone. È anche il luogo in cui si concentrano i problemi di convivenza fra residenti e vita notturna di cui si discute da anni in consiglio municipale, con ordinanze comunali che regolano la vendita di alcolici da asporto e gli orari: le regole in vigore cambiano nel tempo e vanno verificate sul sito del Comune. Lo studio di Trilussa, con i suoi oggetti personali, è ricostruito al Museo di Roma in Trastevere a poche centinaia di metri.

Il Museo di Roma in Trastevere: acquerelli, Trilussa e fotografia

Il Museo di Roma in Trastevere ha sede in piazza Sant’Egidio 1/b, nell’ex monastero delle Carmelitane scalze, ed è aperto secondo il sito ufficiale dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura e chiusura il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il biglietto intero, quando sono in corso mostre, è di 13 euro con ridotto a 8,50 euro, mentre per la sola sede museale senza mostre l’intero è di 9,50 euro e il ridotto 5 euro; la prenotazione online comporta 1 euro di prevendita e l’ingresso è gratuito per i possessori della MIC card.

Gli acquerelli di Roesler Franz

Il nucleo più importante della collezione sono i 119 acquerelli di Ettore Roesler Franz della serie Roma sparita, che documentano la città e in particolare Trastevere e le rive del Tevere nei decenni immediatamente precedenti agli sventramenti e alla costruzione dei muraglioni. Sono immagini che valgono come documento e non solo come pittura: molte inquadrature si possono ancora ritrovare per strada, ed è uno degli esercizi più istruttivi che si possano fare a Roma, confrontare l’acquerello con quello che resta. La collezione comprende anche 76 dipinti a olio di Diego Angeli e opere di Gino Severini.

Le mostre fotografiche

Negli ultimi anni il museo si è specializzato nelle mostre fotografiche tematiche, che occupano il pianterreno e il chiostro e cambiano diverse volte l’anno: fra le rassegne ospitate ci sono state le fotografie di Hervé Gloaguen, New York di Matilde Damele e Lungo le Strade Blu. Prima di andare conviene controllare il calendario in corso, perché il prezzo del biglietto cambia a seconda che ci siano o meno mostre attive.

Porta Portese: la porta e il mercato della domenica

Porta Portese è la porta urbana costruita nel 1644 su progetto di Marcantonio De Rossi, in sostituzione dell’antica Porta Portuensis, e porta lo stemma di Innocenzo X Pamphilj perché Urbano VIII, che ne aveva ordinato la costruzione, morì prima dell’inaugurazione. Fuori dalla porta si tiene la domenica mattina il mercato dell’usato più grande e famoso di Roma, nato intorno al 1945 come mercato delle pulci nel dopoguerra e cresciuto fino a occupare via Portuense e le strade vicine in direzione di viale Trastevere.

Come funziona il mercato

Il mercato si svolge esclusivamente la domenica mattina, con le bancarelle che iniziano a montare all’alba e a smontare intorno a mezzogiorno o poco dopo: chi arriva alle undici trova già molti banchi che stanno chiudendo. Orari ed estensione dell’area sono regolati da provvedimenti comunali che possono cambiare. Si vende di tutto: abbigliamento, mobili, dischi, libri, ricambi e antiquariato minore.

Immagine: i banchi del mercato di Porta Portese la domenica mattina, con la folla nei corridoi stretti e la porta seicentesca sullo sfondo.

La Festa de’ Noantri: la festa di luglio del rione

La Festa de’ Noantri è la festa popolare di Trastevere, si tiene ogni anno a luglio ed è legata al culto della Madonna del Carmine, la cui immagine lignea è custodita nella chiesa di Sant’Agata in Trastevere e viene portata in processione fino a San Crisogono, dove resta esposta per il periodo della festa prima di tornare in sede. Il nome significa la festa nostra, di noi altri, ed esprime l’identità separata che i trasteverini hanno sempre rivendicato rispetto al resto della città. Le date cambiano di anno in anno perché sono ancorate al calendario liturgico e al programma del municipio: vanno verificate ogni estate sui canali ufficiali del Comune di Roma e della parrocchia.

La Madonna Fiumarola

La tradizione racconta che la statua fu ritrovata da alcuni pescatori alla foce del Tevere dopo una tempesta e portata a Trastevere, dove fu affidata ai frati carmelitani: da qui il nome di Madonna Fiumarola, cioè del fiume. È una narrazione devozionale tramandata oralmente e non un fatto documentato, e va presentata per quello che è, una leggenda di fondazione che spiega perché una comunità di gente di fiume abbia scelto quella immagine come propria.

Che cosa succede durante la festa

Il programma comprende la processione dell’immagine per le vie del rione, con le confraternite e le associazioni, funzioni religiose, spettacoli, concerti e mercatini nelle piazze, e negli anni ha incluso anche una processione sul fiume. La parte religiosa resta il nucleo, ma la festa è da molto tempo anche un appuntamento civile del quartiere, con stand e programmazione culturale organizzati dal municipio.

La vita notturna e cosa è cambiato negli ultimi anni

Trastevere è uno dei tre o quattro poli della vita notturna romana insieme a Testaccio, San Lorenzo e Pigneto, e la concentrazione dei locali si distribuisce fra piazza Trilussa, vicolo del Cinque, via della Lungaretta, via del Moro e piazza San Calisto. È anche il quartiere in cui il conflitto fra residenti e locali notturni è stato più acceso, con anni di ordinanze comunali su orari, musica e vendita di alcolici da asporto, e con un dibattito pubblico ricorrente sul numero delle licenze. Le ordinanze in vigore cambiano nel tempo e chi organizza una serata farà bene a non dare per scontato che valga quello che leggeva su una guida di qualche anno fa.

Che cosa è cambiato nel tessuto commerciale

Il cambiamento più visibile degli ultimi due decenni è la sostituzione progressiva delle botteghe di quartiere, ferramenta, calzolai, alimentari, con locali di somministrazione e negozi rivolti ai visitatori. È un fenomeno documentato dalle indagini sul commercio nel centro storico di Roma e discusso a lungo dalle associazioni dei residenti; ha una conseguenza pratica per chi visita, cioè che nei vicoli centrali è molto più facile trovare un cocktail bar che un negozio di alimentari aperto la domenica.

Gli affitti brevi e la popolazione residente

Il secondo fenomeno è la crescita degli appartamenti destinati ad affitto breve turistico, che nei rioni centrali di Roma ha modificato la composizione della popolazione residente. I dati puntuali sul numero di alloggi e sul calo dei residenti nel rione XIII variano a seconda delle fonti e degli anni considerati, e vanno consultati direttamente presso l’ufficio di statistica di Roma Capitale invece che presi da stime di seconda mano. Quello che si osserva camminando è concreto: molte finestre con le cassette delle chiavi, poche botteghe di prossimità, e una vita di quartiere che nelle strade più centrali si è assottigliata.

Dove si esce oggi

La zona attorno a piazza Trilussa e vicolo del Cinque resta quella più affollata e più giovane, con una presenza forte di studenti internazionali dovuta alle università americane che hanno sede nel quartiere. Piazza San Calisto ha un carattere diverso, più misto e più romano. Verso Porta Portese e nella zona di via di San Francesco a Ripa si trovano locali frequentati soprattutto da residenti. Il Teatro Belli, in piazza Sant’Apollonia, è il principale teatro del rione e propone una programmazione di prosa e ricerca durante la stagione.

Dove si mangia davvero a Trastevere

Trastevere ha una concentrazione altissima di ristoranti e una qualità molto disomogenea: la regola pratica più utile è che i locali con il menu tradotto in cinque lingue esposto in strada e un addetto che invita a entrare sono quasi sempre da evitare, mentre vale la pena cercare le insegne nelle traverse laterali e nella parte sud del rione. Nessun elenco di nomi resta valido a lungo, perché aperture e chiusure sono frequenti: quello che segue è un metodo, non una classifica.

I piatti che ha senso ordinare qui

La cucina romana di trattoria si riconosce dal fatto che il menu è corto e stagionale. I piatti di riferimento sono i primi con il guanciale, cacio e pepe, gricia, amatriciana e carbonara, la coda alla vaccinara, l’abbacchio, i carciofi nelle due preparazioni alla romana e alla giudia nella stagione fra fine inverno e primavera, il baccalà, la trippa che tradizionalmente si serve il sabato. Trastevere ha inoltre una tradizione consolidata di fritti: filetti di baccalà, supplì, fiori di zucca.

Come si riconosce un posto serio

I segnali affidabili sono pochi e semplici: la lista dei vini con produttori laziali e non solo etichette industriali, il pesce che compare solo in certi giorni, il conto scritto con le voci, la presenza di romani ai tavoli in orario tardo, cioè dalle 21 in poi, e un servizio che non spinge a ordinare il doppio. Il coperto e il servizio devono essere indicati sul menu: la loro assenza è un segnale negativo.

Un itinerario di due giorni per visitare Trastevere

Trastevere si può attraversare in un’ora o riempirci due giorni pieni: la differenza la fa quante chiese e quanti musei si aprono davvero. Il primo giorno conviene dedicarlo interamente al rione, tenendo conto che Villa Farnesina chiude alle 14 nei feriali e che il coro delle monache di Santa Cecilia con il Cavallini apre solo a metà mattina; il secondo si usa il quartiere come base.

Il secondo giorno, con le sponde collegate

Il secondo giorno si esce dal rione verso le sponde vicine, attraversando all’Isola Tiberina verso il quartiere ebraico, il Teatro di Marcello e il Foro Boario con l’Arco di Giano e la Bocca della Verità, oppure salendo all’Aventino per il Giardino degli Aranci e la basilica di Santa Sabina. Verso nord, da via della Lungara si arriva a piedi in venti minuti a Castel Sant’Angelo e in poco più alla Città del Vaticano, con i Musei Vaticani e la Cappella Sistina.

Domande frequenti su Trastevere

Cosa vedere a Trastevere in un giorno?

In un giorno a Trastevere si vedono la basilica di Santa Maria in Trastevere con i mosaici di Pietro Cavallini del 1291, Santa Cecilia con la statua di Stefano Maderno e il ciborio di Arnolfo di Cambio, Villa Farnesina affrescata da Raffaello, il Tempietto del Bramante e il Gianicolo con la Fontana dell’Acqua Paola. Conviene iniziare presto, perché Villa Farnesina chiude alle 14 nei giorni feriali e gli affreschi del Cavallini a Santa Cecilia si visitano solo a metà mattina.

Quanto costa entrare nelle chiese di Trastevere?

L’ingresso alle chiese di Trastevere, comprese Santa Maria in Trastevere, San Crisogono, San Francesco a Ripa e Santa Maria della Scala, è gratuito, trattandosi di luoghi di culto officiati. Fanno eccezione gli ambienti speciali di Santa Cecilia in Trastevere, cioè gli scavi archeologici sotto la basilica e il coro delle monache con il Giudizio Universale di Cavallini, per i quali è previsto un contributo di importo contenuto che conviene chiedere sul posto, perché non risulta pubblicato in modo stabile.

Quali sono gli orari di Villa Farnesina?

Villa Farnesina, in via della Lungara, è aperta secondo il sito ufficiale nei giorni feriali dalle 9 alle 14, con ultimo ingresso alle 13.15, e la seconda domenica del mese dalle 9 alle 17 con visite guidate alle 12.30. Il biglietto si acquista online sul portale ufficiale di prenotazione oppure alla biglietteria della villa; il prezzo non è indicato nella pagina consultata e va verificato al momento dell’acquisto.

Come si arriva a Trastevere dalla stazione Termini?

Da Termini a Trastevere non esiste un collegamento diretto con la metropolitana, perché il rione non ha fermate metro: il percorso più usato è l’autobus o la metro fino a piazza Venezia o largo di Torre Argentina e poi il tram 8, che percorre tutto viale Trastevere. In alternativa si prende un treno regionale fino alla stazione Roma Trastevere, che però si trova fuori dal rione e richiede ancora una ventina di minuti a piedi o un tratto di tram.

Quando si tiene il mercato di Porta Portese?

Il mercato di Porta Portese si tiene la domenica mattina, lungo via Portuense e nelle strade vicine appena fuori dalla porta seicentesca, ed è il più grande mercato dell’usato di Roma, nato intorno al 1945. I banchi montano all’alba e iniziano a smontare verso mezzogiorno, quindi conviene arrivare presto; orari ed estensione dell’area sono regolati da provvedimenti comunali che possono cambiare e vanno verificati prima di andare.

Il Tempietto del Bramante si può visitare gratis?

Il Tempietto del Bramante, nel cortile di San Pietro in Montorio sul Gianicolo, si visita a ingresso libero secondo il sito della Real Academia de España en Roma, che ha sede nel complesso: l’apertura indicata è da martedì a domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30. Gli orari possono subire variazioni per mostre ed eventi dell’Accademia, quindi vale la pena controllare il sito nei giorni precedenti la visita.

A che ora spara il cannone del Gianicolo?

Il cannone del Gianicolo spara un colpo a salve ogni giorno a mezzogiorno dal piazzale Giuseppe Garibaldi, in cima alla collina. La tradizione fu istituita da Pio IX nel 1847 con il pezzo collocato a Castel Sant’Angelo, spostato a Monte Mario nel 1903 e infine al Gianicolo il 24 gennaio 1904. Per assistere conviene salire qualche minuto prima delle 12; l’accesso al piazzale è libero e gratuito.

Quanto costa il Museo di Roma in Trastevere?

Il Museo di Roma in Trastevere, in piazza Sant’Egidio, costa secondo il sito ufficiale 13 euro di intero e 8,50 euro di ridotto quando sono in corso mostre, e 9,50 euro di intero con ridotto a 5 euro per la sola sede museale. La prenotazione online aggiunge 1 euro di prevendita, l’ingresso è gratuito per i possessori della MIC card e l’orario di apertura è dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20, con chiusura il lunedì.

Quando si svolge la Festa de’ Noantri?

La Festa de’ Noantri si svolge a Trastevere in luglio ed è legata al culto della Madonna del Carmine, la cui immagine viene portata in processione dalla chiesa di Sant’Agata in Trastevere a San Crisogono. Le date precise cambiano ogni anno, perché dipendono dal calendario liturgico e dal programma organizzato dal municipio, e vanno verificate sui canali ufficiali del Comune di Roma e della parrocchia prima di programmare il viaggio.

Come concludere la visita

Trastevere premia chi lo attraversa due volte, di mattina presto e di sera: sono due quartieri diversi che occupano le stesse strade, e tutto ciò che ha un orario, le basiliche, la Farnesina, il Tempietto, i musei civici, esiste solo nel primo dei due.

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