Porta Settimiana
Porta Settimiana si attraversa gratis a piedi, a qualsiasi ora: si trova all'inizio di via della Lungara, nel rione Trastevere, dove i vicoli del rione passano sotto l'arco e si apre la lunga via rettilinea verso Borgo e il Vaticano. Non ha biglietteria, non ha orari, non ha un interno visitabile. Le due edicole sacre dipinte sui suoi fronti sono curate dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
È una porta delle Mura aureliane, nata come varco minore nel tratto che sulla riva destra del Tevere racchiudeva Trastevere. Quella che vedete oggi, però, non è romana. Papa Alessandro VI Borgia la fece ricostruire nel 1498, con i merli a coda di rondine, e Pio VI la sistemò per l'ultima volta nel 1798. Dal Seicento non difende più niente: è un arco dentro la città.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul portale turistico di Roma Capitale, sul Museo virtuale delle Mura di Roma curato da Roma Capitale e sulle pagine della Sovrintendenza Capitolina dedicate alle due edicole della porta. Per la porta non serve prenotare niente. Per chiedere informazioni sul monumento e sui luoghi comunali vicini il recapito indicato dal portale turistico è il contact center 060608. Gli orari riportati per i musei vicini vengono dai siti dei rispettivi gestori.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Dove: all'inizio di via della Lungara, Roma, rione Trastevere, fra via di Porta Settimiana e via di Santa Dorotea.
- Gestore: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, indicata come gestore delle edicole sacre della porta.
- Come si entra: non si entra. La porta si attraversa a piedi e si guarda dalla strada, dai due lati.
- Prezzo: gratis, nessuna prenotazione.
- Orari: nessuno, è un varco su strada pubblica aperto giorno e notte.
- Come si arriva: autobus 23 e 280, fermata via della Lungara, indicati dal sito ufficiale di Villa Farnesina, oppure a piedi da Ponte Sisto.
- Informazioni: contact center di Roma Capitale 060608.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
La porta chiude a nord la parte più fitta di Trastevere. Da un lato arrivano via della Scala, dalla zona di piazza di Santa Maria in Trastevere, e via di Santa Dorotea, dalla zona di Ponte Sisto. Dall'altro lato si apre via della Lungara, dritta e lunga, con i palazzi e le ville del Cinquecento. Il portale turistico di Roma Capitale la descrive come il collegamento fra Trastevere e Borgo.
Il monumento si riconosce da lontano. È un arco unico, cioè un solo fornice, sormontato da una fila di beccatelli, le mensole di pietra che reggevano un tempo un ballatoio sporgente per la difesa. Sopra c'è un attico. Secondo il Museo virtuale delle Mura di Roma, sulla facciata esterna, verso la Lungara, l'attico ha feritoie, mentre sulla facciata interna, verso Trastevere, è coronato da merli ghibellini, quelli con la punta a coda di rondine.
La differenza fra i due fronti è la prima cosa da cercare. Chi arriva da Trastevere vede i merli, e la porta sembra un pezzo di castello infilato fra le case. Chi arriva dalla Lungara vede invece l'arco modanato, cioè incorniciato da un profilo in rilievo, e l'attico più chiuso. Sono due facce della stessa costruzione, pensate per due pubblici diversi: la città da una parte, la strada dei pellegrini dall'altra.
Sul lato occidentale si conserva la torre che difendeva il varco. Il Museo virtuale delle Mura di Roma la indica come unica, non doppia come nelle porte maggiori della cinta. All'interno del fornice il gestore segnala il rivestimento in travertino verso la città e le scanalature in cui scorreva la grata di difesa. Passando sotto l'arco a piedi, con calma, i solchi della saracinesca si vedono ancora ai due lati.
Sui due fronti, ai lati dell'arco, restano due edicole sacre con i loro piccoli tetti di legno. Quella interna, verso Trastevere, mostra ancora un affresco con l'Orazione nell'orto. Quella esterna, verso la Lungara, ha perso il dipinto e conserva solo la cornice e il baldacchino. Sono dettagli minuscoli rispetto alla mole della porta, e proprio per questo la maggior parte di chi passa non li nota nemmeno.
Intorno alla porta il rione cambia faccia nel giro di pochi metri. Verso sud ci sono vicoli stretti, case basse, portoni e botteghe, e la sera molto passaggio. Verso nord la Lungara si allarga, i marciapiedi diventano più regolari e compaiono i muri dei grandi complessi: Villa Farnesina, Palazzo Corsini, i giardini che salgono al Gianicolo. La porta segna ancora il passaggio fra i due mondi.
Per chi ha difficoltà motorie la porta non presenta barriere particolari: è un passaggio su strada, allo stesso livello dei vicoli intorno. Il portale turistico di Roma Capitale, per i servizi e le informazioni sull'accessibilità, rimanda alla sezione Roma accessibile del proprio sito. Le strade del rione sono però in gran parte lastricate e irregolari, e sotto l'arco il marciapiede manca. Con una carrozzina o un passeggino conviene arrivare dalla Lungara, dove il fondo è più regolare.
Una curiosità su Porta Settimiana
L'aspetto da fortezza è un'aggiunta tarda, quasi scenografica. Quando Pio VI la restaurò, nel 1798, la porta non aveva più nessun compito militare da oltre un secolo e mezzo. La voce enciclopedica sulla porta nota che l'intervento conservò un aspetto militaresco difficile da capire per un varco ormai dentro un quartiere cittadino. I merli e le feritoie che fotografate oggi, insomma, non hanno mai visto un assedio nella loro forma attuale.
La cosa si spiega con la storia delle mura. Nel 1643 le nuove mura gianicolensi volute da papa Urbano VIII inglobarono Trastevere e il Gianicolo in una cinta più ampia, e la vecchia porta aureliana si trovò dentro la città. Il Museo virtuale delle Mura di Roma lo dice in modo netto: da allora Porta Settimiana rimase un semplice arco interno. Eppure, un secolo e mezzo dopo, il papa scelse di restaurarla come una porta di guerra.
A nostro giudizio è proprio questo il bello del monumento. È una porta che recita la parte della porta. I merli ghibellini non servono a niente, le feritoie guardano su una strada di passaggio, il ballatoio sui beccatelli non esiste più. Ma l'insieme continua a dire a chi arriva che qui finiva la città e cominciava la campagna, anche se la campagna è sparita da secoli e oltre l'arco ci sono palazzi e musei.
Chi vuole cogliere la curiosità a colpo d'occhio deve guardare la porta dal lato di via di Porta Settimiana, dentro Trastevere. Da lì i merli si stagliano contro il cielo e la porta sembra più alta di quello che è. Poi conviene passare sotto e girarsi sul lato della Lungara: l'effetto militare quasi sparisce, e resta un arco elegante di pietra chiara, più vicino a un ingresso di villa che a un bastione.
Una cosa che non ti dice nessuno su Porta Settimiana
Le due edicole della porta non sono decorazioni qualsiasi. La Sovrintendenza Capitolina le collega a un ciclo decorativo del Cinquecento pensato per chi percorreva la strada verso il Vaticano. Chi usciva da Trastevere e imboccava la via dei pellegrini trovava sulla porta un'immagine sacra, e un'altra la ritrovava tornando. La Lungara era allora una strada di devozione prima che una via residenziale, e la porta ne era l'ingresso.
L'edicola sul fronte interno conserva l'affresco dell'Orazione nell'orto. La Sovrintendenza lo descrive con precisione: Cristo in primo piano, inginocchiato e con le mani giunte, un angelo in alto a destra che porta la croce e il calice, e i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni addormentati fra le rocce. Il tutto è protetto da un baldacchino di legno con frange e nappe. Il dipinto ha subito restauri nel 1973-74, con la sostituzione del supporto, nel 1993 e nel 2006.
La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa: la finestra della Fornarina in via di Santa Dorotea è sopravvalutata come motivo per venire fin qui. È una tradizione, legata a una casa che altre tradizioni collocano altrove, e davanti a quella finestra si fermano quasi tutti. Le due edicole della porta, invece, sono documentate, datate e restaurate più volte, e restano ignorate. Conviene dedicare a loro il tempo che di solito va alla finestra.
Anche la data dell'affresco interno ha una piccola storia. La Sovrintendenza Capitolina lo colloca nella seconda metà del Cinquecento e precisa che in passato era attribuito al Seicento. Il Museo virtuale delle Mura di Roma, invece, lo indica ancora come opera del XVII secolo. Le fonti non concordano, dunque, e la differenza non è da poco: un secolo separa la Roma dei Borgia e di Giulio II da quella di Urbano VIII, che avrebbe tolto alla porta il suo ruolo.
L'edicola esterna racconta invece una storia di perdita. Secondo la Sovrintendenza, si trova sul prospetto esterno, a sinistra del fornice, e conteneva una Sacra Famiglia del Cinquecento. Il dipinto non c'è più. Sono rimasti la cornice rettangolare originaria e la copertura di legno del baldacchino, databile fra Settecento e Ottocento. Il Governatorato di Roma intervenne nel 1931, e altri restauri seguirono nel 1994 e nel 2006, ma l'immagine non si è salvata.
Da dove viene il nome Porta Settimiana?
Le fonti non concordano, e le ipotesi sono tre. Il Museo virtuale delle Mura di Roma collega il nome alle terme di Settimio Severo che si trovavano in Trastevere e che probabilmente caddero in disuso proprio per la costruzione delle mura. La voce enciclopedica sulla porta propone invece, in modo più generico, la vicinanza di un monumento dell'età di Settimio Severo, forse un arco di acquedotto oppure gli Horti Getae.
Gli Horti Getae erano i giardini di Publio Settimio Geta, figlio dell'imperatore. Secondo le fonti sul rione, tutta la zona prese per questo il nome di Septimianum, e la porta avrebbe potuto essere in origine l'ingresso dei giardini o delle terme vicine. Sono ipotesi coerenti fra loro, che rimandano tutte alla famiglia dei Severi, ma nessuna è confermata da un'iscrizione antica rimasta sul monumento.
La terza spiegazione è una leggenda. La voce enciclopedica riporta una tradizione medievale secondo cui Ottaviano avrebbe eretto qui sette lodi a Giano, septem Iano laudes, presso il tempio del dio, da cui il nome della porta. È un racconto costruito a posteriori su un nome che non si capiva più. Giano, del resto, era legato al Gianicolo che sovrasta la porta, e il gioco di parole era troppo comodo per non nascere.
La stessa voce ricorda anche un'ipotesi legata alla posizione, cioè alla porta come vertice settentrionale rispetto a un santuario di Giano. Per chi visita, la conclusione pratica è semplice. Il nome viene quasi certamente dai Severi, imperatori della fine del II e dell'inizio del III secolo, che in questa parte della città avevano costruito terme e giardini. Le sette lodi a Giano vanno raccontate come leggenda, e niente di più.
Il consiglio che ti do per visitare Porta Settimiana
Il consiglio è di attraversarla due volte, in direzioni opposte, e di fermarsi ogni volta una ventina di passi prima dell'arco. Si arriva da via di Santa Dorotea o da via della Scala, si guardano i merli e l'edicola dell'Orazione nell'orto, si passa sotto il fornice cercando le scanalature della grata, poi ci si ferma sulla Lungara e ci si gira per il fronte esterno con l'arco modanato e l'edicola vuota.
Per la porta bastano quindici minuti. Il resto del tempo va dato a quello che le sta intorno, e c'è molto. A pochi minuti a piedi si trovano Villa Farnesina e Palazzo Corsini lungo la Lungara, Santa Maria della Scala verso Trastevere, e la salita al Gianicolo. Porta Settimiana funziona meglio come snodo di una mattinata che come meta a sé.
Chi vuole abbinare la porta a Villa Farnesina deve organizzare la giornata sugli orari della villa, non su quelli della porta. Secondo il sito ufficiale la Farnesina apre la mattina dal lunedì al sabato e chiude la domenica, salvo la seconda del mese, quando resta aperta fino alle 17. Una buona sequenza è quindi Farnesina alle 9, porta e Trastevere a metà mattina, pranzo, e Gianicolo nel pomeriggio, quando la luce sulla città è più calda.
Il momento migliore è la mattina presto di un giorno feriale. I vicoli di Trastevere sono ancora tranquilli, i tavolini non occupano la strada e la luce arriva di taglio sulle case. Dopo il tramonto l'arco resta attraversabile, ma il passaggio è continuo, i merli si leggono male contro il cielo scuro e l'affresco dell'edicola quasi sparisce. Per guardare davvero la porta serve la luce del giorno.
Conviene anche fare attenzione alla strada. Il fornice è stretto e sotto l'arco il marciapiede praticamente non esiste. Chi si ferma a fotografare in mezzo al passaggio intralcia chi cammina e i mezzi del quartiere. La regola è semplice: le foto si fanno dai lati, poco prima o poco dopo la porta, e sotto l'arco si passa senza fermarsi, guardando in alto solo quando la strada è libera.
Si paga qualcosa e si può entrare dentro?
Non si paga niente e non si prenota niente. La porta è un passaggio su strada pubblica, aperto giorno e notte, e si guarda dalla strada. La torre e gli spazi interni non risultano aperti al pubblico, e il gestore non indica visite ai locali della porta. Non esiste un biglietto e non esiste un canale di vendita: le offerte di tour di Trastevere che citano Porta Settimiana non danno accesso a spazi chiusi.
Chi vuole abbinare un museo a pagamento trova sulla Lungara Villa Farnesina, in via della Lungara 230. Secondo il sito ufficiale della villa, dal 16 febbraio 2026 apre dal lunedì al sabato dalle 9 alle 14, con ultimo ingresso alle 13.15, e la seconda domenica del mese dalle 9 alle 17. Le altre domeniche è chiusa. Il biglietto intero costa 12 euro, il ridotto 10, ed è gratuito per i bambini fino a dieci anni.
Per le prenotazioni la villa indica il telefono 06 68027268, per le informazioni generali lo 06 68027242. Le aperture straordinarie fuori orario vanno chieste con almeno quindici giorni di anticipo, con pagamento anticipato e permanenza massima di due ore, secondo le condizioni pubblicate dal gestore. Per le informazioni sulla porta e sui luoghi comunali della zona il canale giusto resta il contact center di Roma Capitale, 060608.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la Lungara fosse la strada dei pellegrini diretti a San Pietro è cosa nota. Meno citato è che la porta fu restaurata proprio per loro, molto prima della ricostruzione dei Borgia. Il portale turistico di Roma Capitale ricorda che nel 1451 papa Niccolò V fece restaurare la porta per facilitare il transito dei pellegrini, e la voce enciclopedica aggiunge che il restauro riguardò anche la strada. L'anno prima si era celebrato il Giubileo del 1450.
La Sovrintendenza Capitolina chiama questa strada medievale via Sancta. Il nome dice tutto: non era una via qualsiasi, ma il percorso che da Trastevere portava alla tomba dell'apostolo senza attraversare il fiume. Secondo le fonti sul rione, alla fine del Trecento esistevano già disposizioni per tenere pulite la strada e la porta. Il decoro del percorso era una questione di immagine della città verso chi arrivava da lontano.
La ricostruzione di Alessandro VI, nel 1498, cade anch'essa alla vigilia di un Giubileo, quello del 1500. Le fonti non collegano in modo esplicito i due fatti, ma le date parlano da sole: il papa rifaceva l'ingresso della via dei pellegrini due anni prima dell'Anno Santo. Poco dopo, con Giulio II, la strada fu ridisegnata e la zona si riempì di ville, e il percorso di devozione diventò anche un indirizzo di prestigio.
Oggi la Lungara ha perso quasi del tutto il suo ruolo di strada dei pellegrini. Chi va a San Pietro da Trastevere prende altre strade, e la porta è attraversata soprattutto da chi va alla Farnesina, a Palazzo Corsini o all'Orto botanico. Eppure il tracciato è lo stesso, dritto e lungo, e percorrerlo a piedi fino a Borgo resta il modo migliore per capire perché, per secoli, la porta aveva un senso.
C'è un ultimo aspetto, spesso trascurato. Per chi arrivava a piedi dal sud, la porta era anche un confine fra due paesaggi: dentro, il rione abitato e i suoi mestieri, fuori, gli orti, le vigne e le prime ville. Il Museo virtuale delle Mura di Roma ricorda che solo con Giulio II la zona fuori dalla porta diventò residenziale. Prima di allora, uscire da Porta Settimiana voleva dire lasciare la città e camminare verso San Pietro in aperta campagna.
La foto giusta da fare a Porta Settimiana
La foto che racconta la porta si fa dal lato di Trastevere, all'incrocio fra via di Porta Settimiana e via di Santa Dorotea, a una trentina di passi dall'arco. Nell'inquadratura entrano i merli a coda di rondine, la fila dei beccatelli, l'arco e l'edicola dell'Orazione nell'orto, con le case del rione ai lati. Funziona al mattino, quando la luce arriva da est e colpisce il fronte interno.
La seconda foto è quella che nessuno fa: il fronte esterno, dalla Lungara, con la prospettiva della strada dietro le spalle. Qui la porta appare più sobria, con l'arco modanato e l'attico con le feritoie. Mettendo le due immagini una accanto all'altra si capisce subito la doppia faccia del monumento. Nel pomeriggio la luce da ovest illumina meglio questo lato, e la pietra chiara prende colore.
Il dettaglio da non trascurare è l'edicola interna. Serve lo zoom del telefono, perché l'affresco è piccolo e posto in alto, e serve una giornata luminosa. Cercate l'angelo in alto a destra con la croce e il calice, e gli apostoli addormentati in basso. Sul fronte esterno, invece, la foto dell'edicola vuota, con la cornice e il baldacchino rimasti senza dipinto, racconta bene che cosa si perde quando un'immagine sacra resta all'aperto per secoli.
Un'ultima possibilità è la foto dalla via di Santa Dorotea con la porta sullo sfondo e la finestra ad arco del numero 20 in primo piano. È l'immagine che tiene insieme la porta e la tradizione della Fornarina. La regola vale per tutte le inquadrature: niente foto in mezzo alla carreggiata sotto l'arco, e rispetto per chi abita nelle case intorno, che vive questo incrocio tutti i giorni.
Come si arriva dal centro di Roma?
Il percorso più piacevole è a piedi da Campo de' Fiori. Si scende verso il fiume passando da piazza Farnese, si imbocca l'ultimo tratto di via Giulia con la Fontana del Mascherone, poi si attraversa Ponte Sisto. Dall'altra parte, in piazza Trilussa, si prende via di Ponte Sisto e si arriva a via di Santa Dorotea, che porta dritta alla porta.
Da piazza di Santa Maria in Trastevere la strada più diretta passa per piazza di Sant'Egidio e prosegue in via della Scala, che corre verso nord, passa davanti alla chiesa di Santa Maria della Scala e sbocca proprio davanti alla porta. Sono pochi minuti di cammino fra vicoli pieni di vita. Chi arriva dal Gianicolo scende invece da via Garibaldi, che dalla zona di San Pietro in Montorio arriva nella parte alta di Trastevere, a pochi minuti dalla porta.
Con i mezzi pubblici, il sito ufficiale di Villa Farnesina indica le linee di autobus 23 e 280 con fermata in via della Lungara, cioè sul lungotevere a pochi passi dalla porta. Percorsi e fermate possono cambiare per lavori ed eventi, e conviene controllarli sul sito dell'ATAC il giorno stesso. Chi arriva da San Pietro può anche fare il percorso al contrario, a piedi lungo tutta la Lungara, entrando in Trastevere dalla porta.
In auto la visita non conviene. Trastevere è una zona a traffico limitato, i parcheggi sono pochissimi e le strade intorno alla porta sono strette e trafficate da pedoni. Chi arriva da fuori Roma fa meglio a lasciare l'auto vicino a una stazione della metropolitana o del treno e a proseguire con i mezzi. In bicicletta la zona si raggiunge bene dal lungotevere, ma nei vicoli e sotto l'arco conviene scendere e passare a piedi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la costruzione delle mura di Aureliano, negli anni Settanta del III secolo. Sulla riva destra del Tevere la cinta chiudeva un'area a triangolo che comprendeva Trastevere, e la porta ne era il vertice settentrionale, verso il colle Vaticano. Il Museo virtuale delle Mura di Roma la classifica fra le porte minori. La sua forma originaria non è conosciuta nei dettagli, ma serviva a collegare il quartiere con la zona del Vaticano.
Nel Medioevo la porta cambiò importanza. Secondo il Museo virtuale delle Mura di Roma diventò la direttrice principale per i pellegrini diretti a San Pietro. Nel 1451 Niccolò V fece restaurare porta e strada. Poi, nel 1498, Alessandro VI Borgia la ricostruì del tutto, ampliandola e probabilmente rialzandola rispetto al livello originario, su disegno attribuito con probabilità ad Antonio da Sangallo il Vecchio.
Il terzo passaggio è il Cinquecento di Giulio II, papa dal 1503 al 1513. Il Museo virtuale delle Mura di Roma ricorda che con lui la zona della Lungara divenne residenziale, con ville e palazzi di famiglie come i Chigi e i Riario. La porta, che fino ad allora apriva su orti e vigne, si trovò a introdurre un quartiere di lusso. È in questi anni che nasce la villa del banchiere Agostino Chigi, oggi Villa Farnesina.
Il quarto avvenimento è la costruzione delle mura gianicolensi. Nel 1643 papa Urbano VIII fece erigere una nuova cinta che collegava Trastevere a Borgo includendo il Gianicolo. La voce enciclopedica ricorda che quelle mura abbatterono quasi tutto il tratto della cerchia aureliana sulla riva destra del fiume. Porta Settimiana restò in piedi, ma inglobata dentro la città. Da quel momento perse ogni ruolo militare.
C'è poi una chiesa che porta ancora il nome della porta nella sua storia. Si tratta della chiesa dei Santi Silvestro e Dorotea, nella via che dalla santa prende il nome, a pochi passi dall'arco. Secondo le fonti sul rione, nel 1123 era ricordata come San Silvestro a Porta Settimiana, e fra il 1750 e il 1756 fu ricostruita da Giovanni Battista Nolli, l'autore della celebre pianta di Roma. La porta, insomma, dava il nome anche agli edifici intorno.
L'ultimo intervento risale al 1798, quando Pio VI la ristrutturò conservando il suo aspetto guerresco. È la porta che vediamo oggi. Nel Novecento l'attenzione si spostò sulle edicole: la Sovrintendenza documenta un intervento del Governatorato di Roma nel 1931 su quella esterna, e poi restauri nel 1973-74, nel 1993, nel 1994 e nel 2006 sulle due immagini sacre. Sono lavori piccoli, ma senza di loro l'affresco interno sarebbe perduto come quello esterno.
Chi è passato da Porta Settimiana
Il primo nome è quello di Aureliano, che decise la cinta nel III secolo. Prima di lui, nella zona, avevano lasciato il segno i Severi, con le terme e i giardini da cui con ogni probabilità viene il nome della porta. Nessuno di loro ha lasciato una firma leggibile sul monumento attuale, ma la porta conserva il segno della loro epoca nel tracciato della strada e nel nome stesso.
Poi vengono i papi. Niccolò V, che nel 1451 fece restaurare porta e strada per i pellegrini. Alessandro VI Borgia, che nel 1498 la ricostruì da cima a fondo. Giulio II, che ridisegnò la strada e ne fece un quartiere di ville. Urbano VIII, che nel 1643 la chiuse dentro le nuove mura. Pio VI, che nel 1798 le diede l'aspetto attuale. Cinque papi in circa tre secoli e mezzo, per un arco di passaggio.
Ci sono anche i nomi dell'architettura. Il Museo virtuale delle Mura di Roma attribuisce il disegno della ricostruzione del 1498, con prudenza, ad Antonio da Sangallo il Vecchio, esponente di una famiglia di architetti fiorentini molto attiva a Roma. Pochi anni dopo, lungo la stessa strada, il banchiere senese Agostino Chigi fece costruire la sua villa, e per decorarla chiamò i pittori più richiesti del momento, fra cui Raffaello.
E poi ci sono i pellegrini, senza nome e numerosissimi. Per secoli la porta fu il punto in cui chi veniva da Trastevere e dal sud lasciava il quartiere e si incamminava verso San Pietro. Le due edicole, dipinte nel Cinquecento, erano per loro. Non ci sono registri di chi sia passato, ma il restauro voluto per i pellegrini e le immagini sacre sui due fronti dicono quanto fosse frequentato questo varco.
Sul piano della tradizione, infine, c'è la Fornarina. Il portale turistico di Roma Capitale riferisce che in via di Santa Dorotea, subito dietro la porta, avrebbe abitato Margherita Luti, modella e compagna di Raffaello, e che la sua finestra ad arco decorata è ancora visibile al numero 20. Il portale presenta la notizia come una tradizione, e così va letta. Ma è il nome che più di ogni altro lega oggi la porta all'immaginario di chi visita Trastevere.
La Fornarina abitava davvero qui? Documenti, tradizione e leggenda
Quello che dicono i documenti riguarda soprattutto il quadro. La Fornarina di Raffaello, datata al 1518-1519, si trova nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini. Sul bracciale al braccio sinistro della donna il pittore ha scritto il proprio nome, RAPHAEL VRBINAS. È un'iscrizione dipinta, e firma l'opera. Sull'identità della donna ritratta, invece, i documenti tacciono.
Quello che dice la tradizione è che la donna del ritratto fosse Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, da cui il soprannome di Fornarina, e che abitasse nella casa quattrocentesca al numero 20 di via di Santa Dorotea, all'angolo con via di Porta Settimiana. Secondo le fonti sul rione, la casa ha una finestra incorniciata da un arco acuto riccamente decorato. La tradizione la vuole affacciata lì per salutare il pittore.
La tradizione, però, non è una sola. Le stesse fonti sul rione ricordano che altre tradizioni collocano la casa della Fornarina in via del Cedro, sempre in Trastevere, o in via del Governo Vecchio, dall'altra parte del fiume. Tre indirizzi per la stessa donna sono un segnale chiaro. La casa di via di Santa Dorotea ha dalla sua la finestra più bella e la posizione accanto alla porta, ma questo non la rende più documentata delle altre.
Poi c'è la leggenda, che è il racconto dell'amore tormentato fra il pittore e la figlia del fornaio, arricchito nei secoli di gelosie, fughe e intrighi con i potenti dell'epoca. La voce enciclopedica sul quadro ricorda che l'identificazione della modella è stata messa in discussione, e che alcuni studiosi vedono nel dipinto un ideale di bellezza femminile o il ritratto di una cortigiana, più che una persona precisa.
Le indagini sul quadro aggiungono un dettaglio curioso. Secondo la stessa voce, le radiografie hanno mostrato che Raffaello aveva dipinto in origine uno sfondo di paesaggio alla maniera di Leonardo, poi coperto con un cespuglio di mirto, pianta sacra a Venere. È un indizio a favore di chi legge il quadro come immagine di bellezza e di amore, più che come ritratto di una vicina di casa. Per saperne di più c'è la nostra pagina su Raffaello a Roma.
Davanti alla finestra di via di Santa Dorotea, quindi, conviene tenere separati i tre piani. Il quadro e la firma sono documenti. La casa della Fornarina è una tradizione, antica e condivisa da più indirizzi. L'amore contrastato è leggenda, costruita su pochissimi fatti. Mescolarli non aggiunge niente alla visita. La finestra resta bella da guardare anche senza crederci, e la porta, a pochi metri, ha una storia documentata molto più solida.
Porta Settimiana fra le porte della riva destra: che cosa è rimasto?
Sulla riva destra del Tevere le Mura aureliane avevano tre porte. La voce enciclopedica ricorda che Porta Settimiana è l'unica delle tre rimasta al suo posto originario dopo le trasformazioni successive. Le altre due, secondo le fonti sul rione, erano Porta Aurelia, sulla sommità del Gianicolo, e Porta Portuensis, verso il porto fluviale. Entrambe furono sostituite o spostate con la costruzione delle mura di Urbano VIII.
Per questo Porta Settimiana è l'unico punto di Trastevere in cui si può vedere una porta aureliana nel luogo dove era nata. Il suo aspetto è rinascimentale e settecentesco, ma la posizione è quella antica. Chi cerca la forma romana delle porte deve andare altrove: a Porta Latina, a Porta San Sebastiano con il Museo delle Mura, o a Porta Asinaria.
Il confronto con le altre porte della cinta aiuta a capire la varietà delle soluzioni. Porta del Popolo fu trasformata in una facciata monumentale, Porta Pia ebbe il disegno di Michelangelo, Porta Maggiore inglobò gli acquedotti, Porta San Paolo sorge accanto alla Piramide Cestia. Porta Settimiana ha preso un'altra strada: è diventata una porta da quartiere, con i merli del Quattrocento.
Anche le porte minori sono un buon termine di paragone. Porta Metronia e Porta Tiburtina mostrano come un varco secondario potesse avere destini molto diversi. Chi vuole mettere in fila più porte in un giorno ha davanti un giro lungo ma istruttivo. Per il quadro generale della cinta c'è la nostra pagina sulle Mura aureliane, e per il circuito più antico quella sulle Mura Serviane.
La differenza fra porte maggiori e porte minori non è solo una questione di misure. Le porte principali della cinta aureliana, sulle grandi strade consolari, avevano di solito due torri e un arco ampio, pensato per il traffico dei carri. Le porte minori servivano strade locali e quartieri, e avevano difese più leggere. Porta Settimiana apparteneva a questa seconda famiglia, e la sua unica torre sul lato occidentale ne è ancora oggi il segno più evidente.
Che cosa si incontra lungo la Lungara dopo la porta?
Appena passato l'arco, la strada cambia ritmo. La Lungara corre quasi dritta verso nord, parallela al fiume, per un lungo tratto, e sui due lati si alternano palazzi, muri di giardini, conventi e istituzioni. È una strada da percorrere a piedi con calma, meglio al mattino, quando i musei sono aperti e il traffico è ancora leggero. Chi arriva da Trastevere ha l'impressione di uscire dal rione ed entrare in un'altra città.
Il primo grande nome è Villa Farnesina, sul lato del fiume, in via della Lungara 230. È la villa che il banchiere Agostino Chigi fece costruire all'inizio del Cinquecento, quando Giulio II trasformò la zona in un quartiere di residenze. Di fronte, sull'altro lato della strada, si trova Palazzo Corsini, sede di una parte delle Gallerie nazionali d'arte antica. Sono due visite diverse, una di affreschi e una di quadri, e si possono tenere nella stessa mattina.
Dietro Palazzo Corsini, salendo verso il Gianicolo, si estende l'Orto botanico di Roma, con i suoi giardini in pendenza. Le fonti sul rione ricordano che proprio vicino all'Orto, intorno al 1900, furono trovati resti attribuiti alle terme dei Severi, quelle che potrebbero aver dato il nome alla porta. Il legame fra la porta e questa parte della strada, insomma, è antico, e non riguarda solo i pellegrini del Medioevo.
Più avanti la Lungara prosegue fra conventi e istituti fino a Sant'Onofrio al Gianicolo e al limite di Borgo, dove finiva la strada dei pellegrini. Arrivare a San Pietro da Porta Settimiana seguendo tutto il vecchio tracciato non richiede un grande sforzo, ma conviene farlo senza fretta, fermandosi davanti ai portoni e ai giardini. È una delle poche passeggiate del centro in cui si cammina a lungo senza incontrare folla, almeno fino all'ultimo tratto verso il colonnato.
Quando si vede male e che cosa non aspettarsi?
La porta non chiude mai, ma ci sono momenti in cui si vede male. La sera, soprattutto nel fine settimana, l'incrocio si riempie di persone dirette ai locali di Trastevere, e fermarsi a guardare diventa difficile. Anche le ore centrali dei giorni d'estate sono poco adatte: la luce è piatta, i merli non fanno ombra e l'affresco dell'edicola si confonde con l'intonaco. Il mattino resta il momento giusto.
Non aspettatevi pannelli dettagliati, un centro visite o un percorso segnalato. Porta Settimiana è un monumento su strada, e il racconto va portato con sé. Non aspettatevi nemmeno di salire sulla torre o di entrare negli spazi della porta: non risultano aperti al pubblico. Il gestore non pubblica notizie di cantieri in corso sulla porta, ma transenne o ponteggi possono comparire per lavori sugli edifici vicini o sulla strada.
Anche l'affresco esterno delude chi non sa che cosa aspettarsi. La Sovrintendenza lo conferma: del dipinto con la Sacra Famiglia, databile al Cinquecento, non resta niente, e sopravvivono solo la cornice rettangolare originaria e il baldacchino di legno del XVIII-XIX secolo. È l'edicola sul fronte interno quella che conserva ancora un'immagine leggibile. Chi cerca due affreschi ne troverà uno solo, e conviene saperlo prima.
Anche i luoghi vicini hanno limiti da conoscere. Villa Farnesina, secondo il sito ufficiale, è chiusa la domenica salvo la seconda del mese, e nei giorni feriali l'ultimo ingresso è alle 13.15. Chi arriva nel pomeriggio trova la porta, la Lungara e il Gianicolo, ma non la villa. Per i musei e le chiese del rione gli orari cambiano spesso nei giorni festivi e d'estate, e conviene controllarli sui siti dei gestori prima di partire.
Mangiare vicino a Porta Settimiana
Qui il problema non è trovare un posto, ma sceglierlo. L'area fra Porta Settimiana, piazza Trilussa e Santa Maria in Trastevere è una delle più frequentate di Roma la sera, e l'offerta è enorme. Proprio per questo conviene riconoscere i segnali che indicano un locale pensato per il passaggio: menù fotografici in quattro lingue, buttadentro sul marciapiede, voci senza prezzo, menù diverso dentro e fuori.
Ci sono altri segnali, meno evidenti. I locali aperti di continuo senza pausa cucina, dal mattino a notte fonda, e la vetrina con la signora che tira la pasta fresca davanti ai passanti, uno spettacolo pensato per chi passa più che per chi mangia. I romani, in genere, evitano i locali affacciati sulle strade di maggior passaggio del rione, non per snobismo ma perché sanno che lì il prezzo si adatta a chi entra e il cliente difficilmente torna.
La soluzione più semplice è allontanarsi di qualche strada dai flussi principali, verso la parte di Trastevere più residenziale o verso la Lungara, dove il passaggio serale cala. In una bella giornata un pranzo al sacco sul Gianicolo, con l'acqua dei nasoni, resta un'ottima alternativa. Per scegliere senza sorprese, una base di partenza è la lista di indirizzi su Google Maps, con locali selezionati fra Roma e il Lazio.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento naturale è la Lungara. Passata la porta si incontrano Villa Farnesina, con gli affreschi del primo Cinquecento, e di fronte Palazzo Corsini con la Galleria nazionale d'arte antica. Proseguendo verso nord si arriva a Sant'Onofrio al Gianicolo e poi a Borgo, fino a piazza San Pietro e alla basilica. È il tracciato della vecchia via dei pellegrini, e si fa tutto a piedi.
Verso Trastevere l'abbinamento è con le chiese e le piazze del rione. Da via della Scala si arriva alla basilica di Santa Maria in Trastevere, poi al Museo di Roma in Trastevere e, più a est, alla basilica di Santa Cecilia. Chi ha tempo arriva fino all'Isola Tiberina. Orari e biglietti vanno controllati sui siti dei rispettivi gestori.
Chi preferisce la collina sale al Gianicolo da via Garibaldi. Si passa da San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante, si arriva alla Fontana dell'Acqua Paola e si prosegue lungo la passeggiata con la vista sulla città. Più in alto ci sono il Museo della Repubblica Romana e, per chi cerca spazio verde, Villa Doria Pamphilj.
Dall'altra parte del fiume, attraverso Ponte Sisto, si torna verso via Giulia, con Santa Maria dell'Orazione e Morte, l'Oratorio del Gonfalone e, in fondo, la basilica di San Giovanni dei Fiorentini. Per un quadro del rione c'è la pagina sui 22 rioni di Roma, e per le idee a costo zero c'è Roma gratis, dove Porta Settimiana trova posto con pieno diritto.
Domande frequenti
Porta Settimiana si paga?
No. La porta si attraversa e si guarda dalla strada senza biglietto e senza prenotazione, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Le edicole sacre dei due fronti sono curate dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Per informazioni sul monumento e sui luoghi comunali vicini il portale turistico di Roma Capitale indica il contact center 060608. Si paga invece Villa Farnesina, sulla Lungara: 12 euro l'intero, 10 il ridotto.
Si può salire sulla torre o entrare nella porta?
No. La torre sul lato occidentale e gli spazi della porta non risultano aperti al pubblico, e il gestore non indica visite. La porta si guarda da fuori, passando sotto il fornice e fermandosi sui due lati. Chi vuole camminare dentro una porta delle Mura aureliane deve andare al Museo delle Mura, dentro Porta San Sebastiano, dall'altra parte della città, sulla via Appia.
Chi ha costruito la porta che si vede oggi?
Il varco nasce con le Mura aureliane, nel III secolo, ma l'aspetto attuale viene dalla ricostruzione voluta da papa Alessandro VI Borgia nel 1498, su disegno attribuito con probabilità ad Antonio da Sangallo il Vecchio. Prima c'era stato un restauro di Niccolò V nel 1451. L'ultimo intervento è di Pio VI, nel 1798, che conservò l'aspetto militare della porta anche se non difendeva più niente.
Perché si chiama Settimiana?
Quasi certamente per i Severi. Il Museo virtuale delle Mura di Roma collega il nome alle terme di Settimio Severo che si trovavano in Trastevere. La voce enciclopedica parla più in generale di un monumento dell'età dei Severi, forse un arco di acquedotto o i giardini di Geta, figlio dell'imperatore. Una leggenda medievale lo faceva derivare da sette lodi a Giano erette da Ottaviano, ma è un racconto senza fondamento.
Dov'è la casa della Fornarina?
Secondo la tradizione riferita dal portale turistico di Roma Capitale, in via di Santa Dorotea, subito dietro la porta, al numero 20, dove si vede una finestra ad arco decorata. È una tradizione e non un fatto documentato. Altre tradizioni collocano la casa in via del Cedro o in via del Governo Vecchio. Il ritratto della Fornarina dipinto da Raffaello si trova a Palazzo Barberini, nella Galleria Nazionale d'Arte Antica.
Che cosa rappresentano le edicole sulla porta?
Quella sul fronte interno, verso Trastevere, mostra l'Orazione nell'orto: Cristo inginocchiato in preghiera, un angelo con la croce e il calice, i tre apostoli addormentati. La Sovrintendenza la data alla seconda metà del Cinquecento, mentre il Museo virtuale delle Mura la indica come seicentesca. Quella sul fronte esterno, verso la Lungara, conteneva una Sacra Famiglia del Cinquecento, oggi perduta: restano la cornice e il baldacchino.
Quanto tempo serve per vederla?
Per la porta bastano quindici minuti, compreso il passaggio sotto l'arco e la sosta sui due lati per i merli, le edicole e l'arco modanato. Con la finestra della Fornarina e una passeggiata lungo la Lungara fino a Villa Farnesina serve un'ora. Chi aggiunge la visita della villa, che chiude alle 14 nei giorni feriali secondo il sito ufficiale, deve calcolare almeno un'altra ora e arrivare presto.
Si passa in auto sotto Porta Settimiana?
La zona fa parte del centro di Trastevere, con accessi limitati per le auto, e non conviene arrivarci in macchina. La porta si vive a piedi, e sotto il fornice lo spazio per i pedoni è poco. Chi arriva con i mezzi pubblici trova le linee 23 e 280 con fermata in via della Lungara, secondo il sito di Villa Farnesina. Prima di partire conviene controllare percorsi e deviazioni sul sito dell'ATAC.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: le pagine della Sovrintendenza Capitolina sulle edicole, il portale turistico e il Museo virtuale delle Mura di Roma Capitale, il sito di Villa Farnesina. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una visita a Porta Settimiana, per sé o per un gruppo, vuol dire soprattutto scegliere l'ora giusta, evitando le sere affollate del fine settimana, e costruire intorno alla porta un percorso che tenga insieme Trastevere, la Lungara e il Gianicolo. Chi aggiunge Villa Farnesina deve tenere conto della chiusura pomeridiana e delle domeniche. Per chi organizza viaggi di gruppo a Roma, una risorsa utile è Tour Leader Pro.
Le Mura aureliane sono solo un capitolo della lunga storia delle fortificazioni di Roma e del Lazio, che continua con le mura gianicolensi del Seicento, le rocche dei Castelli Romani e le cinte dei borghi a un'ora dalla capitale. Chi vuole allargare lo sguardo oltre la città trova nella regione molte altre porte da scoprire. Per mettere insieme un viaggio di più giorni, una risorsa utile per montare un itinerario è Italy Planner.
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Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
