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Nasoni di Roma

I nasoni di Roma sono le fontanelle pubbliche in ghisa sparse in tutta la città, dal centro storico alle periferie: si beve gratis, a qualsiasi ora, senza chiedere niente a nessuno. Non c'è un indirizzo unico e non c'è un orario. La rete idrica che li alimenta è gestita da Acea, che li ha mappati in un'app gratuita oggi chiamata Acquea, la stessa uscita nel 2020 con il nome Waidy e poi diventata Acea Waidy Wow.

Il primo nasone risale al 1874, su iniziativa del sindaco Luigi Pianciani, e nel 2024 Acea e Roma Capitale hanno festeggiato i centocinquant'anni inaugurando tre fontanelle nuove lungo la via Sacra, nel Parco archeologico del Colosseo. Sul numero attuale le fonti non concordano: il portale turistico del Comune parla di circa 2.500 nasoni funzionanti, Acea di oltre 3.000 fontanelle in tutta Roma, e nel 2024 la stampa ha riportato la cifra di 2.800.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sulla pagina che Acea dedica ai nasoni, sul portale Turismo Roma di Roma Capitale e sulle notizie di stampa del marzo 2024 sui centocinquant'anni. Nessuna di queste fonti pubblica orari, perché l'acqua scorre di continuo, né un calendario delle chiusure per guasti o lavori. Per segnalare un nasone rotto o senz'acqua il canale è Acea, attraverso i contatti del servizio idrico. Tutto il resto si scopre camminando, con la borraccia in mano.

Nasone, fontanella pubblica in ghisa di Roma
Un nasone in piazza di San Silvestro. Foto di Albarubescens, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo: Roma, fontanelle diffuse in tutta la città. Non esiste un indirizzo unico, ogni nasone ha la sua strada o la sua piazza.
  • Gestore: Acea, la società che gestisce il servizio idrico di Roma, insieme a Roma Capitale.
  • Come si entra: non c'è ingresso, i nasoni si trovano su marciapiedi, piazze, parchi e ville pubbliche.
  • Prezzo: acqua gratuita, sempre.
  • Orari: nessuno, l'acqua scorre giorno e notte salvo guasti o chiusure decise dal gestore.
  • Come trovarli: app gratuita Acquea di Acea, per Android e iOS, con la mappa geolocalizzata delle fontanelle e delle case dell'acqua.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

Un nasone è una colonnina cilindrica in ghisa, scura, alta poco più di un metro, con una bocchetta curva a metà altezza da cui l'acqua esce senza sosta. Sotto, una grata porta l'acqua che avanza nella rete fognaria. Il portale Turismo Roma indica per i primi modelli un'altezza di circa 120 centimetri e un peso di circa 100 chili. Il nome viene proprio dalla bocchetta, che di profilo ricorda un naso lungo e piegato verso il basso.

Secondo Acea e secondo il portale del Comune, nel centro storico se ne contano più di duecento, a cui si aggiungono circa novanta fontane e fontanelle artistiche che danno acqua potabile. Il resto è sparso nei quartieri, nelle ville storiche, nei giardini di piazza e lungo le consolari. Chi cammina fra il Pantheon, piazza Navona e Campo de' Fiori ne incrocia diversi senza cercarli, spesso all'angolo di una piazza o accanto a una fermata dell'autobus.

Quello che si vede davvero è un oggetto minimo. Niente scultura, niente iscrizione monumentale, spesso solo lo stemma o una sigla in rilievo e la ruggine sul bordo della grata. Per questo i nasoni passano inosservati a chi arriva a Roma per la prima volta e diventano indispensabili dalla seconda giornata di caldo in poi. A nostro giudizio sono il servizio pubblico più riuscito della città: funzionano da centocinquant'anni con lo stesso principio.

Accanto al modello classico in ghisa esistono varianti meno note. Il portale Turismo Roma segnala circa settanta fontanelle in travertino degli anni Venti e Trenta del Novecento, con la testa di lupa in ottone da cui esce l'acqua, e le colloca soprattutto nei parchi e nel Villaggio Olimpico. Restano poi alcuni esemplari con le teste di drago dei primi modelli, in pochi punti del centro. Nelle ville pubbliche, come Villa Borghese, conviene fare caso a quale modello si ha davanti.

Un'avvertenza utile per non sbagliare. Il nasone è sempre su suolo pubblico: marciapiede, piazza, viale di un parco. Le fontanelle che si intravedono nei cortili dei palazzi, oltre un portone aperto o dentro un chiostro, appartengono ai condomini, ai conventi o agli uffici, e non sono a disposizione di chi passa. Non serve entrare da nessuna parte per trovare acqua: se una fontanella richiede di varcare un cancello, non è un nasone, e conviene cercare quello più vicino in strada.

Una curiosità sui nasoni di Roma

Sulla bocchetta di quasi ogni nasone c'è un piccolo foro, in alto, che molti non notano. Il portale Turismo Roma lo descrive così: se si tappa con un dito l'uscita principale, l'acqua risale dal forellino e forma un getto verso l'alto, comodo per bere senza appoggiare la bocca al metallo. È il gesto che distingue a colpo d'occhio chi abita a Roma da chi è appena arrivato e si piega sotto il getto con le mani a coppa.

Il trucco ha anche una logica igienica, che il portale del Comune sottolinea. Bevendo dal getto verso l'alto nessuno tocca la bocchetta, e la fontanella resta pulita per chi viene dopo. Il consiglio è di tappare l'uscita con il dito indice, non con il palmo, e di tenere la testa leggermente di lato, perché il getto parte con una certa forza. Le prime volte ci si bagna la maglietta. Dalla terza in poi il movimento viene naturale.

Anche il nome ha la sua storia. Il portale del Comune spiega che i primi modelli avevano tre bocchette a forma di drago, e che solo in seguito arrivò la bocchetta unica e liscia, quella che ha fatto nascere il soprannome. Nasone, cioè naso grosso, è una parola romana diventata ufficiale a forza di usarla: oggi la adoperano Acea, il Comune e il portale turistico della città, tutti senza virgolette.

Una cosa che non ti dice nessuno sui nasoni di Roma

Il flusso continuo non è uno spreco lasciato lì per pigrizia. Secondo il portale Turismo Roma, fin dall'inizio i nasoni servivano a due scopi: dare acqua potabile gratis al centro e ai borghi, e fare da sfogo alla rete idrica. L'acqua che scorre senza sosta mantiene in movimento le condutture, e la voce enciclopedica più diffusa aggiunge che questo evita il ristagno dell'acqua nei tubi, con i rischi igienici che ne derivano.

C'è poi una questione di numeri che nelle discussioni estive si perde sempre. La stessa voce enciclopedica riporta che attraverso i nasoni passa circa l'uno per cento dell'acqua dispersa in città, mentre la quota persa dalle condutture vecchie arriva quasi alla metà. Nel luglio 2017, quando Acea cominciò a chiuderli per la siccità, la stampa romana titolò proprio su questo dato. La nostra opinione è che l'idea del nasone sprecone sia sopravvalutata.

Il tema del risparmio resta comunque aperto, e Acea lo affronta in un altro modo. Sulla pagina dedicata alle fontanelle il gestore scrive che alcuni nasoni hanno rubinetti temporizzati per limitare gli sprechi, e presenta un progetto chiamato Nasone 4.0, nato nel suo laboratorio interno di innovazione, che controlla l'acqua ogni giorno e trasmette i dati per ottimizzare la rete. Quanti nasoni siano già dotati di questi sistemi, il gestore non lo indica.

Anche il costo è più basso di quanto si immagini. La voce enciclopedica in inglese stima la spesa di funzionamento di un nasone fra tre e cinque euro al giorno, una cifra che il gestore non pubblica e che va presa come ordine di grandezza. Moltiplicata per qualche migliaio di fontanelle resta una voce reale del bilancio del servizio idrico, ma piccola se confrontata con quello che i nasoni restituiscono alla città: acqua gratuita in strada, per tutti, a qualsiasi ora.

Da dove arrivano i nasoni e perché proprio nel 1874?

Il portale del Comune attribuisce l'iniziativa al sindaco Luigi Pianciani e all'assessore Rinazzi, nel 1874, quattro anni dopo l'ingresso delle truppe italiane a Roma. La nuova capitale del Regno cresceva in fretta, con ministeri, quartieri nuovi e migliaia di impiegati arrivati da tutta Italia. Portare acqua potabile gratuita nelle strade era una scelta pratica, e a nostro giudizio anche politica: la nuova amministrazione aveva tutto l'interesse a mostrarsi moderna, anche con le fontanelle.

Sulla data esatta del primo nasone le fonti non concordano del tutto. Acea, il Comune e le notizie del 2024 indicano il 1874, e su questa data si sono tenute le celebrazioni dei centocinquant'anni. La voce enciclopedica in inglese segnala che alcune fonti parlano invece del 1872. La differenza di due anni non cambia la sostanza: i nasoni nascono con Roma capitale, nella prima stagione dell'Italia unita, quando la città rifaceva strade, fogne e acquedotti.

Roma, del resto, aveva già una lunga storia di acqua pubblica. Gli acquedotti antichi, di cui restano gli archi nel Parco degli Acquedotti, portavano in città volumi enormi per le terme e le fontane. Dal Cinquecento in poi i papi riattivarono alcune condotte e le celebrarono con le mostre monumentali, come la Fontana del Mosè per l'Acqua Felice e la Fontana dell'Acqua Paola sul Gianicolo. I nasoni sono il capitolo democratico di questa storia.

La differenza con le mostre è evidente. Le grandi fontane papali erano fatte per essere guardate, con statue, stemmi e iscrizioni che ricordavano chi aveva pagato l'opera. Il nasone è fatto per essere usato: costa poco, si ripete uguale in ogni quartiere, non porta il nome di nessuno. Secondo il portale del Comune, l'obiettivo dichiarato era dare acqua potabile gratuita al centro e ai borghi, cioè portarla anche dove le fontane monumentali non arrivavano.

Il consiglio che ti do per visitare i nasoni di Roma

Il consiglio è semplice: uscite con una borraccia vuota e lasciate perdere le bottigliette. Chi cammina per il centro in estate spende ogni giorno qualche euro in acqua minerale ai chioschi davanti ai monumenti, dove il prezzo si adatta al turista, mentre a pochi metri c'è un nasone con acqua fresca e gratuita. A nostro giudizio comprare acqua in bottiglia a Roma è l'errore più diffuso e più inutile della giornata di un visitatore.

Prima di partire conviene scaricare l'app Acquea di Acea, disponibile su Google Play e App Store, che localizza nasoni, fontanelle e case dell'acqua. Chi preferisce fare a meno del telefono può affidarsi alla regola pratica dei romani: molte piazze del centro hanno il loro nasone, e nei parchi le fontanelle si trovano di solito lungo i viali principali. Nelle zone archeologiche aperte, invece, i punti d'acqua sono più radi, e lì la borraccia piena fa la differenza.

Un'attenzione di buon senso riguarda l'uso. Il nasone serve per bere e per riempire bottiglie o borracce, non per lavare piatti, biciclette o scooter, né per sciacquarsi i piedi dopo la spiaggia. Chi riempie un bidone intero blocca la fila di chi ha sete. Roma Capitale ha presentato un'iniziativa comune fra la Protezione Civile comunale e l'app di Acea proprio per sostenere cittadini e turisti durante i mesi estivi.

Infine, bevete anche quando non avete sete. Nelle giornate di luglio e agosto il centro di Roma supera spesso i trenta gradi, con il sole riflesso dal travertino e dai sampietrini. Un sorso a ogni nasone che si incontra è la strategia più semplice per arrivare a sera senza mal di testa. Chi viaggia con i figli trova altre idee nelle nostre pagine su Roma con i bambini, dove l'acqua gratuita è una risorsa preziosa.

Sulla borraccia vale una regola di buon senso. Riempitela sotto il getto principale, senza appoggiare il collo al metallo della bocchetta, e chiudetela subito. Una borraccia termica mantiene l'acqua fresca per ore anche nelle giornate più calde, e fra un nasone e l'altro fa la differenza. Chi preferisce le bottiglie di plastica può riusare sempre la stessa per tutta la vacanza: l'acqua della rete è la stessa che si comprerebbe al chiosco, a nostro giudizio senza alcun motivo per pagarla.

Quanto costa e come si trova il nasone più vicino?

Non costa niente. I nasoni sono fontanelle pubbliche e l'acqua è gratuita per chiunque, residente o visitatore, senza tessere, gettoni o prenotazioni. Nessun biglietto e nessun servizio a pagamento dà accesso alle fontanelle, e chi vende una mappa dei nasoni vende un prodotto che Acea mette gratis a disposizione di tutti. Un caso particolare è quello dei tre nasoni della via Sacra, che si trovano dentro l'area archeologica a pagamento del Colosseo e si raggiungono solo con il biglietto del Parco.

Il canale ufficiale è la pagina che Acea dedica ai nasoni e alle fontanelle, da cui si arriva all'app Acquea, la versione attuale dell'app lanciata nel 2020 con il nome Waidy. Secondo le notizie del marzo 2024 l'app, allora chiamata Acea Waidy Wow, ha geolocalizzato tutti i nasoni di Roma e oltre centocinquantamila punti d'acqua in Italia. Per le informazioni turistiche generali resta il portale Turismo Roma di Roma Capitale.

L'app mostra sulla mappa anche le case dell'acqua, un'altra cosa rispetto ai nasoni. Secondo la voce enciclopedica più diffusa, nel 2015 Acea ne installò dieci, descritte come nasoni ad alta tecnologia, con acqua naturale e frizzante gratuita, informazioni turistiche e ricarica per i telefoni. Sono punti fissi, meno numerosi, utili per chi preferisce l'acqua gassata. Per la mappa aggiornata delle loro posizioni il riferimento è l'app, non le liste che circolano sui siti di viaggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che l'acqua dei nasoni sia buona lo sanno tutti i romani, e lo ripetono a ogni turista che esita. Il dettaglio meno citato è che si tratta della stessa acqua che arriva nelle case. Acea lo scrive in modo esplicito sulla pagina dedicata: l'acqua dei nasoni corrisponde a quella distribuita nelle abitazioni ed è sottoposta a rigidi controlli di qualità. Il portale del Comune aggiunge che è molto fresca proprio grazie al flusso continuo che la rinnova senza sosta.

Ne deriva una conseguenza pratica che pochi considerano. Chi a Roma beve acqua del rubinetto in albergo o in un appartamento in affitto beve la stessa acqua del nasone in strada, con l'unica differenza della temperatura. Chi invece compra la minerale per paura dell'acqua pubblica spende per una precauzione che il gestore non ritiene necessaria. Per i dati tecnici sulla qualità il riferimento è la pagina di Acea Ato 2 sulla qualità e potabilità dell'acqua.

Un altro fatto poco citato riguarda i numeri del passato. Secondo la voce enciclopedica in inglese, al loro massimo i nasoni di Roma sono arrivati a circa cinquemila, il doppio di quelli attivi oggi. Il gestore non pubblica una serie storica, e le fonti non spiegano nel dettaglio come si sia arrivati alla riduzione. Il dato serve comunque a ricordare che la rete attuale è il risultato di un secolo e mezzo di aggiunte, spostamenti e rimozioni, non un disegno fermo al 1874.

Chi viene da città con acqua molto dolce può notare un sapore diverso da quello di casa, e non c'è niente di strano. Il calcare lascia tracce bianche sulla bocchetta e sulla grata, ed è per questo che alcuni fori si ostruiscono. Non è un segnale di cattiva qualità. Per i parametri analitici aggiornati il riferimento è la pagina di Acea Ato 2 dedicata alla qualità dell'acqua, non le classifiche che circolano sui siti commerciali.

Resta una regola di igiene elementare. Non appoggiate la bocca alla bocchetta, anche se è quello che fanno in molti, e non lasciate che i bambini ci mettano le mani dentro. Bere dal getto che sale dal forellino evita il problema alla radice. Se il nasone è sporco di foglie o di fango intorno alla grata, l'acqua che esce dalla bocchetta è comunque quella della rete: lo sporco riguarda solo la pozza sottostante.

La foto giusta da fare ai nasoni di Roma

La foto che racconta davvero un nasone è quella del gesto, non dell'oggetto. Una mano che tappa la bocchetta, il getto che sale ad arco, una persona piegata a bere: chi guarda capisce subito come funziona. Serve una luce radente, al mattino presto o nel tardo pomeriggio, perché il sole di mezzogiorno appiattisce la ghisa scura e brucia l'acqua. Con un tempo di scatto rapido il getto resta nitido, con uno lento diventa un filo bianco.

La seconda foto è quella del nasone con il monumento dietro. Il più fotografato è probabilmente quello davanti al Pantheon, in piazza della Rotonda, dove secondo il portale del Comune resta uno dei modelli con le teste di drago. Mettetevi bassi, all'altezza della bocchetta, e lasciate la facciata del tempio sfocata sullo sfondo. Evitate le ore di punta: la piazza è piena, e il nasone ha quasi sempre qualcuno davanti.

Per una foto meno scontata conviene cercare le varianti. Le fontanelle in travertino con la testa di lupa, nei parchi, hanno una forma più solida e raccontano un'altra epoca della città. Le tre bocchette a drago dei modelli più antichi sono un bel dettaglio da riprendere da vicino, con l'acqua che esce dalle fauci. Rispettate chi è in fila per bere: il nasone è un servizio, e fotografarlo non dà diritto di bloccarlo per cinque minuti.

Chi ama le serie fotografiche può costruirne una camminando. Un nasone per rione, con lo stesso taglio e la stessa altezza di ripresa, mostra come la stessa colonnina cambi aspetto a seconda del contesto: sampietrini, asfalto, ghiaia di un parco, travertino di una piazza barocca. La mappa dei ventidue rioni di Roma aiuta a organizzare il percorso. Il risultato è un ritratto della città visto dal basso, all'altezza di chi ha sete.

Di sera la ghisa scura quasi sparisce, e il nasone si riconosce solo dal rumore dell'acqua sulla grata. Una foto notturna funziona se c'è un lampione vicino che illumina il getto di lato: l'acqua diventa una linea chiara su fondo nero, e la colonnina resta in ombra. Serve un appoggio stabile per la macchina o il telefono, oppure una mano ferma. Il flash frontale, invece, schiaccia tutto e riflette sulla pozza, e conviene lasciarlo spento.

Come si beve dal nasone senza bagnarsi?

La tecnica ha tre passaggi. Ci si mette di lato rispetto alla bocchetta, non di fronte, per non ricevere lo schizzo sulle scarpe. Si tappa l'uscita principale con un dito, premendo bene, e l'acqua esce dal forellino in alto con un getto ad arco. Si avvicina la bocca al getto, senza toccare il metallo, e si beve. Quando si toglie il dito il getto si interrompe di colpo e l'acqua torna a cadere verso la grata.

Gli errori più comuni sono due. Il primo è tappare male, lasciando uscire l'acqua di lato: il getto si divide e bagna tutto. Il secondo è premere troppo in alto sulla bocchetta, chiudendo anche il forellino. Se il getto non sale, controllate dove avete messo il dito. Alcuni nasoni hanno il foro ostruito dal calcare o danneggiato, e in quel caso non resta che bere con le mani a coppa, come si faceva prima.

Con i bambini piccoli conviene fare da tappo al posto loro e lasciarli bere dal getto, tenendoli fermi. Per riempire una borraccia il foro non serve: basta mettere il collo sotto la bocchetta principale e aspettare. Chi ha un cane lo vede spesso bere dalla pozza sopra la grata, ed è un uso comune in città. Nel 2017, durante la siccità, la stampa riportò proprio le proteste di chi temeva per gli animali di strada e per le persone senza casa.

Come si arriva ai nasoni storici del centro?

I tre modelli con le teste di drago che il portale Turismo Roma indica ancora al loro posto si trovano in piazza della Rotonda, via di San Teodoro e via delle Tre Cannelle. Si possono unire in una passeggiata a piedi di un'ora, senza mezzi. Da piazza della Rotonda, davanti al Pantheon, si scende verso piazza Venezia, si passa accanto alla Colonna Traiana e si sale verso via delle Tre Cannelle, vicino ai Mercati di Traiano.

Da via delle Tre Cannelle si torna verso il Campidoglio e si scende nella valle fra il Palatino e il Campidoglio, dove corre via di San Teodoro, alle spalle del Foro Romano. In fondo alla strada si trovano la basilica di San Giorgio in Velabro e l'area del Foro Boario, con la Bocca della Verità poco più avanti. Il tratto finale è quasi tutto in piano, fra resti antichi e chiese medievali.

Per arrivare al punto di partenza, il Pantheon si raggiunge a piedi da quasi tutto il centro storico, oppure con gli autobus che passano per largo di Torre Argentina. Le linee cambiano spesso con lavori e deviazioni, e il riferimento aggiornato è il calcolo del percorso sul sito di Atac. In auto non ha senso: il centro è protetto dalla zona a traffico limitato e i parcheggi sono rari. I nasoni sono un tema da scarpe comode, non da volante.

I tre nuovi nasoni del 2024 sono un caso a parte. Si trovano lungo la via Sacra, nel tratto che porta verso il Colosseo, e secondo le notizie dell'inaugurazione sono i primi fontanelli installati dentro un'area archeologica, in ghisa e con il logo di Acea. Per raggiungerli serve il biglietto del Parco archeologico del Colosseo, da comprare sul canale ufficiale del Parco. Dentro l'area, in estate, sono una risorsa preziosa.

Chi non ha tempo per il giro completo può limitarsi al primo nasone, quello di piazza della Rotonda, e inserirlo nella visita al Pantheon. Basta un minuto per guardare le bocchette a drago e confrontarle con le fontanelle moderne che si incontrano nelle strade intorno. Il confronto rende evidente il cambio di disegno di fine Ottocento meglio di qualsiasi spiegazione, ed è un modo per trasformare un gesto quotidiano, bere per strada, in una piccola lezione di storia urbana.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel 1874 il Comune di Roma, con il sindaco Luigi Pianciani e l'assessore Rinazzi, avvia la rete delle fontanelle pubbliche in ghisa. I primi modelli hanno tre bocchette a drago, pesano circa cento chili e sono alti circa un metro e venti. Negli anni successivi il disegno si semplifica e nasce la bocchetta unica e liscia del nasone. Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento compaiono le fontanelle in travertino con la testa di lupa in ottone.

Nel 2015, secondo la voce enciclopedica più diffusa, Acea installa le prime dieci case dell'acqua, con acqua naturale e frizzante gratuita. Nel luglio 2017 la siccità abbassa il livello del lago di Bracciano, una delle riserve idriche della città, e Acea comincia a chiudere una parte dei nasoni, circa trenta al giorno secondo i titoli della stampa romana, fra le proteste di associazioni e cittadini. Nell'agosto 2020 Acea lancia l'app Waidy per trovare fontane, nasoni e case dell'acqua.

Il 19 marzo 2024, per i centocinquant'anni, Acea e Roma Capitale inaugurano tre nasoni lungo la via Sacra, nel Parco archeologico del Colosseo, e presentano la mappa geolocalizzata di tutte le fontanelle nell'app Acea Waidy Wow. Oggi l'app si chiama Acquea. Nel frattempo il gestore presenta il progetto Nasone 4.0, pensato per monitorare l'acqua ogni giorno. La colonnina di ghisa, nella sostanza, resta quella del 1874.

Il filo che lega queste date è semplice. A ogni crisi idrica il nasone torna al centro del dibattito pubblico, con chi lo considera uno spreco e chi un diritto. A ogni anniversario torna invece come simbolo della città. Nel mezzo resta il servizio quotidiano, che nessuno celebra: migliaia di persone che ogni giorno riempiono una borraccia, si rinfrescano i polsi o bevono al volo prima di riprendere a camminare.

Guardate in fila, le date dicono anche un'altra cosa. In centocinquant'anni il nasone ha cambiato bocchetta, materiale in alcune varianti, modo di essere cercato, dalla memoria dei residenti alla mappa sul telefono, ma non ha mai cambiato funzione. È rimasto gratuito, aperto a tutti e senza orari. Pochi servizi urbani nati nell'Ottocento possono dire lo stesso, e a nostro giudizio è questo il vero motivo per cui i romani li difendono a ogni crisi.

Chi è passato dai nasoni di Roma

Il primo nome è quello di Luigi Pianciani, sindaco della Roma appena diventata capitale, che secondo il portale del Comune volle la rete delle fontanelle insieme all'assessore Rinazzi. Di Rinazzi il portale riporta solo il cognome e la carica. Poi ci sono gli operai e i fonditori che per decenni hanno prodotto e montato le colonnine di ghisa, rimasti anonimi, e i tecnici che ancora oggi le riparano per conto del gestore del servizio idrico.

Alla cerimonia del marzo 2024 per i centocinquant'anni, secondo la stampa, erano presenti l'assessora ai Lavori pubblici di Roma Capitale Ornella Segnalini, la presidente del Gruppo Acea Barbara Marinali, la presidente del Municipio Roma I Lorenza Bonaccorsi e la direttrice del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo. Una fontanella che entra in un'area archeologica di quel livello ha bisogno di molte firme, e la cerimonia lo ha mostrato con chiarezza.

Il protagonista vero, però, è collettivo. Ai nasoni sono passati i romani di ogni epoca, i pellegrini, i soldati, i ragazzi che tornano dalla partita, i corridori del mattino, i ciclisti, le famiglie in gita nelle ville. Nel 2017 la stampa ha dato voce anche a chi dipende dalle fontanelle più di tutti, le persone senza casa, e a chi si occupa degli animali di strada, che dai nasoni trae l'acqua per sopravvivere all'estate.

E poi i visitatori, ogni anno di più. Per chi arriva da città dove l'acqua pubblica in strada non esiste, il nasone è una scoperta, e spesso diventa uno dei ricordi più concreti del viaggio. Il portale turistico del Comune gli dedica una pagina intera, Acea una mappa, e molti viaggiatori tornano a casa con la foto del getto che sale dal forellino. Pochi oggetti della città hanno un pubblico così ampio e così poco celebrato.

Che cosa dicono i documenti e che cosa si racconta?

I documenti, cioè le pagine di Acea e del portale del Comune, dicono poche cose certe: la data del 1874, il nome del sindaco Pianciani, i primi modelli in ghisa con tre bocchette a drago, il passaggio alla bocchetta unica, le fontanelle in travertino con la lupa, la stessa acqua delle case, il foro per bere dal getto. Sul numero attuale le fonti ufficiali divergono, fra circa 2.500 funzionanti e oltre 3.000 fontanelle in tutta Roma.

La tradizione aggiunge il resto. Il nome nasone, prima di tutto, nato per strada e diventato ufficiale. L'abitudine di bere tappando la bocchetta, che i romani insegnano ai figli da piccoli. L'idea che ogni rione abbia il suo nasone preferito, quello con l'acqua più fresca, e che l'acqua di certe fontanelle sia migliore di altre. Su questo il gestore non fa distinzioni: l'acqua dei nasoni è la stessa della rete che arriva nelle case, e le preferenze di quartiere restano affezioni personali.

Poi c'è la leggenda. Nei blog di viaggio e sui social circolano classifiche del nasone più antico, del più fresco, del più fotogenico. Nessuna fonte istituzionale le conferma, e vanno prese come chiacchiere da bar. Lo stesso vale per le mappe dei nasoni segreti che girano online: il gestore mette a disposizione una mappa completa e gratuita, e non esistono fontanelle nascoste che valga la pena cercare per conto proprio.

Un caso a parte riguarda la data di nascita. Le celebrazioni del 2024 hanno fissato il 1874 come anno di riferimento, e su questo concordano Acea, il Comune e la stampa. La voce enciclopedica in inglese segnala che alcune fonti indicano invece il 1872. Fino a prova documentale contraria, il riferimento resta il 1874, perché è la data scelta dal gestore e dall'amministrazione che hanno la responsabilità del servizio.

Quando un nasone è chiuso e che cosa non aspettarsi?

Un nasone può essere chiuso per un guasto, per lavori stradali o per una decisione del gestore. Acea non pubblica un calendario delle chiusure, e l'unico modo di saperlo è passarci. L'app mostra comunque dove si trovano le fontanelle vicine. Nei cantieri capita che la colonnina venga tolta e rimessa mesi dopo, a volte in un punto leggermente diverso. Se un nasone che conoscete è sparito, cercate il più vicino sulla mappa.

Il caso più noto di chiusura in massa risale all'estate 2017. Con il livello del lago di Bracciano in forte calo per la siccità, Acea cominciò a chiudere i nasoni a scaglioni, circa trenta al giorno secondo i titoli della stampa, che riportava anche le liste delle fontanelle escluse dalla chiusura. La decisione scatenò polemiche: associazioni e cittadini contestavano che le fontanelle pesassero poco sulle perdite complessive della rete. Una situazione simile potrebbe ripetersi in un'altra estate di crisi idrica.

Non aspettatevi un servizio uniforme. In centro i nasoni sono fitti, nelle periferie più radi, e nei parchi capita che alcuni restino fuori uso a lungo. Non aspettatevi nemmeno acqua gelata in ogni stagione: in pieno agosto, nei punti esposti al sole per ore, la prima acqua che esce può essere tiepida, e conviene lasciarla scorrere qualche secondo. Non aspettatevi, infine, fontanelle nelle zone archeologiche chiuse: lì l'acqua va portata con sé.

Un'ultima avvertenza riguarda il rispetto del luogo. Le fontanelle sono pensate per bere, non per fare il bagno ai piedi o per riempire secchi e taniche da rovesciarsi addosso. Nelle piazze monumentali il nasone è spesso vicino a una fontana artistica, e la tentazione di scavalcare per bagnarsi è forte: le fontane monumentali di Roma non sono piscine, e il Comune le protegge. Il nasone basta e avanza per rinfrescare viso e polsi.

Nelle giornate più calde, infine, i nasoni del centro hanno spesso la fila. Davanti ai monumenti più visitati capita di aspettare qualche minuto mentre chi precede riempie due o tre bottiglie. La regola non scritta è semplice: chi deve solo bere passa avanti a chi riempie un contenitore grande, e nessuno si lava le mani mentre altri aspettano. Se la fila è lunga, quasi sempre c'è un altro nasone a poche decine di metri, fuori dalla piazza principale.

Che differenza c'è fra un nasone e una fontana monumentale?

La differenza è di funzione prima che di forma. Le fontane monumentali, come la Fontana di Trevi, la Fontana dei Quattro Fiumi o la Fontana delle Naiadi, sono opere d'arte tutelate, nate per celebrare l'arrivo di un acquedotto o la gloria di un papa. Non sono fatte per bere, e spesso l'acqua che le anima è in ricircolo. Il nasone è invece un punto di distribuzione dell'acqua potabile, collegato alla rete.

Esiste però una zona intermedia. Il portale del Comune ricorda che, oltre ai nasoni, in centro ci sono circa novanta fontane e fontanelle artistiche che danno acqua potabile, e cita come esempio la Barcaccia dei Bernini in piazza di Spagna e la fontanella murata di via della Fontanella di Borghese. Sono fontane da guardare e insieme da usare, con bocchette da cui si può bere senza entrare nella vasca.

Fra le fontane minori legate all'acqua pubblica c'è anche la Fontanella degli innamorati, legata alla Fontana di Trevi e alle sue tradizioni. E ci sono le fontane di piazza del Cinquecento e del Seicento, come la Fontana delle Tartarughe, che avevano anche una funzione pratica per il rione. Il nasone eredita quella funzione e la porta in ogni strada, senza più bisogno di scultori.

Anche le statue parlanti hanno a che fare con l'acqua. Il Facchino di via Lata, una delle figure raccontate nelle nostre pagine sulle statue parlanti di Roma, è una piccola fontana da parete. Nella Roma dei papi le fontanelle da muro portavano l'acqua nelle strade dei rioni, ciascuna con la sua forma. A nostro giudizio il salto del 1874 fu renderle seriali, tutte uguali e diffuse ovunque.

Dove si trovano i nasoni nei parchi e nelle ville?

Nelle grandi ville pubbliche i nasoni sono una salvezza, perché i bar sono pochi e le distanze lunghe. A Villa Borghese, Villa Doria Pamphilj e Villa Ada le fontanelle si trovano di solito lungo i viali principali e vicino agli ingressi. La posizione esatta cambia con i lavori e con i guasti, quindi prima di una corsa o di un picnic lungo conviene controllare sull'app dove sono le più vicine al vostro percorso.

Le fontanelle in travertino con la testa di lupa, secondo il portale del Comune, si trovano soprattutto nei parchi e nel Villaggio Olimpico. Il modello richiama gli anni Venti e Trenta del Novecento, e la lupa in ottone rimanda al simbolo della città. Nella zona del Foro Italico, che la voce enciclopedica più diffusa indica fra i luoghi con i nasoni in travertino, conviene cercarle lungo i percorsi pedonali intorno agli impianti sportivi.

Nel Parco dell'Appia Antica e nel Parco degli Acquedotti le distanze sono lunghe e l'ombra scarsa, e i punti d'acqua non sono fitti come in città. Il consiglio è di partire con la borraccia piena e di riempirla al primo nasone che si incontra all'ingresso. Lo stesso vale per il Circo Massimo, grande spazio aperto e poco ombreggiato, dove d'estate il sole batte per tutta la giornata.

Per chi fa sport all'aperto, corsa o bicicletta, i nasoni delle ville sono il punto di sosta naturale. Il consiglio è di pianificare il giro intorno alle fontanelle, non il contrario: segnate sull'app quelle lungo il percorso, e considerate che alcune possono essere guaste. Nelle ore più calde di luglio e agosto conviene comunque evitare gli sforzi lunghi al sole, e scegliere il mattino presto o la sera, quando i viali si riempiono di romani che fanno lo stesso.

Che cosa abbinare in giornata

Il tema dei nasoni si abbina bene a un percorso sulle acque di Roma. Si parte da piazza della Repubblica con la mostra dell'Acqua Marcia, si scende verso la Fontana del Mosè e poi a piazza Barberini per la Fontana del Tritone. Dalle Quattro Fontane si prosegue verso Trevi. Lungo tutto il percorso i nasoni permettono di bere senza fermarsi nei bar, e la giornata costa solo il pranzo.

Chi preferisce un tema più lungo può seguire l'acqua fino al Gianicolo, dove si trova il Fontanone dell'Acqua Paola, e scendere poi verso Trastevere, dove le fontanelle non mancano nelle piazze del rione. È una passeggiata in salita all'inizio e in discesa alla fine, adatta al tardo pomeriggio, quando la luce sul Fontanone è più calda e la vista sulla città più chiara.

Per una giornata a costo zero, i nasoni sono il complemento perfetto delle proposte raccolte nelle nostre pagine su Roma gratis e sui musei gratis a Roma. Una borraccia, un paio di scarpe comode e una mappa bastano per attraversare il centro dalla mattina alla sera. Nel rione Monti e intorno alla stazione Termini i nasoni aiutano anche chi arriva in treno con il caldo e la valigia.

Con i bambini, infine, il nasone è un gioco. Tappare la bocchetta e vedere il getto che sale diverte i più piccoli per minuti interi, e rende meno faticose le camminate estive. Chi alterna musei e parchi può sfruttare le ville con le loro fontanelle come pause fra una visita e l'altra, per esempio fra i musei del centro e Villa Celimontana, un parco raccolto sul Celio con i viali ombreggiati.

Chi si spinge fuori dal centro può dedicare una mattina al Parco degli Acquedotti, dove gli archi antichi raccontano come arrivava l'acqua nella Roma imperiale, e confrontarli con la colonnina di ghisa che oggi porta la stessa risorsa sotto casa. Il percorso è lungo e scoperto, quindi vale quanto detto per i parchi: borraccia piena alla partenza, cappello, e il primo nasone utile segnato sull'app. Il pomeriggio si può tornare verso il centro con la metropolitana.

Domande frequenti

Quanti nasoni ci sono a Roma?

Le fonti non concordano sul numero esatto. Il portale turistico di Roma Capitale indica circa 2.500 nasoni funzionanti, la pagina di Acea parla di oltre 3.000 fontanelle in tutta Roma, e le notizie di stampa del marzo 2024 per i centocinquant'anni hanno riportato la cifra di 2.800. Nel centro storico, secondo Acea e il Comune, se ne contano più di duecento, più circa novanta fontane e fontanelle artistiche con acqua potabile.

L'acqua dei nasoni è potabile?

Sì. Acea, che gestisce il servizio idrico di Roma, scrive che l'acqua dei nasoni è la stessa che arriva nelle case ed è sottoposta a rigidi controlli di qualità. Il flusso continuo la mantiene fresca e in movimento. Se una fontanella ha un cartello che ne vieta l'uso, un guasto evidente o acqua torbida, conviene passare a quella successiva e segnalare il problema ad Acea attraverso i contatti del servizio idrico.

Come si beve da un nasone?

Si tappa con un dito l'uscita principale della bocchetta, e l'acqua risale da un piccolo foro nella parte alta formando un getto ad arco, da cui si beve senza toccare il metallo. È il metodo descritto dal portale del Comune e usato dai romani, più igienico rispetto al bere con la bocca sulla bocchetta. Per riempire una borraccia non serve tappare niente: basta metterla sotto il getto principale e aspettare qualche secondo.

Perché si chiamano nasoni?

Per la forma della bocchetta, lunga e piegata verso il basso come un naso grosso. Secondo il portale del Comune i primi modelli del 1874 avevano tre bocchette a forma di drago, e il soprannome nacque dopo, con l'arrivo della bocchetta unica e liscia che si vede ancora oggi in quasi tutta la città. Il nome è entrato nell'uso comune e oggi lo adoperano anche Acea e l'amministrazione nelle comunicazioni ufficiali.

Esiste un'app per trovare i nasoni?

Sì. Acea mette a disposizione gratis l'app Acquea, per Android e iOS, che localizza nasoni, fontanelle e case dell'acqua. È la versione attuale dell'app lanciata nell'agosto 2020 con il nome Waidy e poi chiamata Acea Waidy Wow. Secondo le notizie del marzo 2024 l'app ha geolocalizzato tutti i nasoni di Roma. Per i guasti, invece, il canale resta quello del servizio idrico di Acea.

Perché i nasoni non hanno un rubinetto?

Perché il flusso continuo fa parte del sistema. Secondo il portale del Comune, dall'inizio i nasoni servivano anche a sfogare la rete idrica, e la voce enciclopedica più diffusa aggiunge che l'acqua in movimento evita il ristagno nelle condutture. Acea segnala comunque che alcuni nasoni hanno rubinetti temporizzati per ridurre gli sprechi. Le perdite attribuite ai nasoni, secondo la stessa voce, sono una quota minima di quelle della rete.

Dove sono i nasoni più antichi di Roma?

Il portale Turismo Roma indica alcuni esemplari con le teste di drago dei primi modelli ancora in piazza della Rotonda, davanti al Pantheon, in via di San Teodoro, alle spalle del Foro Romano, e in via delle Tre Cannelle, vicino ai Mercati di Traiano. Segnala anche circa settanta fontanelle in travertino degli anni Venti e Trenta, con la testa di lupa in ottone, soprattutto nei parchi e nel Villaggio Olimpico.

Perché nel 2017 i nasoni furono chiusi?

Nel luglio 2017 la siccità aveva abbassato il livello del lago di Bracciano, una delle riserve idriche della città, e Acea cominciò a chiudere una parte dei nasoni, circa trenta al giorno secondo i titoli della stampa romana. La scelta suscitò polemiche: associazioni e cittadini sostenevano che le fontanelle contassero poco sulle perdite complessive e temevano per le persone senza casa e per gli animali. Il caso resta il riferimento di ogni discussione estiva sull'acqua a Roma.

Si può riempire la borraccia al nasone?

Sì, ed è l'uso più sensato per chi visita la città. Basta mettere la borraccia o la bottiglia sotto la bocchetta principale, senza tappare il foro, e aspettare che si riempia, evitando di appoggiare il collo al metallo. L'acqua è la stessa della rete domestica, secondo quanto dichiara Acea. Il buon senso chiede solo di non riempire taniche e bidoni quando altre persone aspettano, e di non usare le fontanelle per lavare oggetti o veicoli.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: per i nasoni valgono la pagina di Acea sulle fontanelle, il portale Turismo Roma di Roma Capitale e le notizie di stampa del marzo 2024 sui centocinquant'anni. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una giornata a Roma d'estate, per sé o per un viaggio di più persone, significa prima di tutto gestire acqua, ombra e pause. I nasoni risolvono il primo punto gratis, a patto di sapere dove sono e di partire con una borraccia a testa. Conviene segnare in anticipo le fontanelle lungo il percorso, soprattutto nei parchi e vicino alle aree archeologiche. Per chi progetta uscite in città, una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro.

I nasoni sono l'ultimo tratto di un viaggio dell'acqua che comincia lontano da Roma, nelle sorgenti dell'Appennino e nelle valli del Lazio, e passa per acquedotti antichi e moderni. Seguire quell'acqua fuori città porta verso Tivoli, Subiaco e i Monti Simbruini, territori da visitare con calma in più giorni. Per mettere insieme città e provincia, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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