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Stazione Termini

La Stazione Termini si trova in piazza dei Cinquecento, a Roma, con due ingressi laterali in via Marsala 49 e in via Giolitti 40, e si attraversa liberamente senza biglietto: le aree di attesa con sedute libere sono aperte tutti i giorni dalle 5.45 all’una di notte. L’infrastruttura ferroviaria è di RFI, il complesso di stazione è gestito da Grandi Stazioni Rail, i treni che partono da qui sono di Trenitalia e di Italo.

I numeri che Grandi Stazioni Rail pubblica danno la misura del posto: circa 480.000 frequentatori al giorno, oltre 150 milioni l’anno, 850 treni quotidiani, 225.000 metri quadrati di superficie. Dietro questa macchina c’è un pezzo di architettura italiana del dopoguerra che pochi guardano, il grande atrio del 1950 detto il Dinosauro, più un tratto delle Mura Serviane alto oltre dieci metri piantato davanti alla facciata.

Orari, prezzi e servizi riportati qui risultano dalle pagine ufficiali di RFI, Grandi Stazioni Rail, Trenitalia, ATAC, Roma Capitale e Aeroporti di Roma consultate il 28 settembre 2026. Gli orari dei treni per l’aeroporto cambiano con i cambi di orario ferroviario di giugno e dicembre, gli uffici di stazione aggiornano le fasce di apertura senza preavviso: prima di un viaggio con coincidenze strette ricontrollate sul sito del vettore e sul tabellone.

Stazione Termini a Roma
La galleria di testa della Stazione Termini. Foto di Sean MacEntee from Monaghan, Ireland, licenza CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Dove si trova e come è fatta la stazione

Termini occupa il pianoro fra Esquilino e Viminale, sul lato orientale del centro. Davanti c’è piazza dei Cinquecento, rifatta per il Giubileo, e oltre la piazza le Terme di Diocleziano con piazza della Repubblica subito dietro. Con la piazza alle spalle, via Marsala corre sul lato sinistro e via Giolitti sul destro. Il quartiere intorno è l’Esquilino umbertino, tutto palazzi di fine Ottocento e portici.

I binari numerati vanno dall’1, all’estremità sinistra verso via Marsala, al 24, all’estremità destra verso via Giolitti. Poi ci sono i binari che fanno perdere i treni: l’1 Est e il 2 Est si raggiungono con circa cinquecento metri a piedi dal binario 1 oppure direttamente da via Marsala 49, i binari detti Laziali, dal 25 al 29, con altri cinquecento metri dal binario 24 o dall’ingresso di via Giolitti 60.

Il complesso si legge in tre fasce. Sul davanti il corpo del 1950 con l’atrio delle biglietterie e la galleria trasversale che unisce via Marsala a via Giolitti. Sui due lati lunghi le ali costruite per buona parte con il progetto di Angiolo Mazzoni negli anni fra la fine dei Trenta e la guerra. In fondo, la testata dei binari. Al piano meno uno ci sono gli accessi alla metropolitana e la galleria commerciale, al primo piano l’area ristorazione.

Che cosa aspettarsi, in concreto. È una stazione di testa, quindi i treni arrivano e ripartono nella direzione opposta, e il flusso delle persone va tutto nella stessa direzione, verso l’atrio. Nelle ore di punta la galleria trasversale diventa un corridoio affollato, e chi si ferma di colpo in mezzo al passaggio a guardare il telefono blocca decine di persone. Spostatevi di lato, sempre, anche solo per leggere il tabellone.

Una curiosità sulla Stazione Termini

Il nome non viene dal fatto che qui i treni finiscono la corsa. Viene dalle Terme di Diocleziano, il complesso termale più grande della Roma antica, che si trova proprio di fronte, e il fatto che Termini sia una stazione di testa è una coincidenza fortunata, non l’etimologia. Lo stesso vale per le vie del quartiere: via delle Terme di Diocleziano, San Bernardo alle Terme, tutta la toponomastica gira intorno a quel rudere enorme.

La seconda curiosità riguarda quello che c’era prima. Sotto la stazione è sparita una delle ville più grandi della Roma moderna, Villa Montalto, voluta dal cardinale Felice Peretti, poi papa Sisto V, che comprò terreni nella zona dal Cinquecento e intensificò gli acquisti dopo il 1585. L’edificio principale lo costruì Domenico Fontana. La villa passò poi ai Massimo e scomparve pezzo per pezzo con l’arrivo della ferrovia nella seconda metà dell’Ottocento.

Le ricostruzioni storiche riportano anche la cifra dell’esproprio del 1865, oltre sessantamila scudi, pagata ai proprietari della villa per allargare lo scalo. Il segno di Sisto V intorno a Termini però resta e si legge a piedi: l’Obelisco Esquilino dietro Santa Maria Maggiore, e la Fontana del Mosè, mostra dell’Acqua Felice, che porta il nome di battesimo del papa. È urbanistica di fine Cinquecento pensata per i pellegrini.

C’è un terzo strato. Negli scavi per la metropolitana del 1948, nell’area della stazione, vennero alla luce i resti di un edificio termale privato, botteghe e case d’affitto con pavimenti a mosaico, poi demoliti per far posto ai lavori. Già nell’Ottocento Rodolfo Lanciani aveva documentato i ritrovamenti del cantiere ferroviario. Tutto il sottosuolo di Termini è una stratigrafia di Roma, attraversata ogni giorno da gente che corre a prendere un treno.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Stazione Termini

Le Mura Serviane non sono solo fuori. Al piano interrato della stazione, dentro uno spazio commerciale, si vede il muro di contenimento interno del terrapieno difensivo, l’aggere: blocchi di tufo squadrati appoggiati su una muratura moderna in mattoni che li sostiene. È un pezzo di fortificazione della Roma repubblicana inglobato in un ambiente di passaggio, e la maggior parte di chi ci passa accanto lo scambia per un rivestimento decorativo.

Il tratto grande è quello esterno, sul lato settentrionale di piazza dei Cinquecento, a sinistra della facciata guardando la stazione, verso via Marsala. La Sovrintendenza Capitolina indica i resti accanto a Termini come i più monumentali dell’intera cinta, nel punto dove si apriva la Porta Viminale. Le descrizioni correnti parlano di circa 94 metri di lunghezza e di un’altezza che supera i dieci metri. Con la sistemazione della piazza per il Giubileo quel tratto è stato valorizzato dentro un’area verde.

Per capire che cosa si guarda servono tre dati della Sovrintendenza. Le mura nascono per tradizione nel sesto secolo avanti Cristo, ma la gran parte di quello che resta è la ricostruzione dei primi decenni del quarto secolo, dopo il saccheggio dei Galli del 390. Sono in grandi blocchi di tufo giallo detto di Grotta Oscura. La cinta misurava circa undici chilometri e racchiudeva 426 ettari.

Sul lato orientale, dove non c’erano colline a proteggere la città, il muro era rinforzato da un grande terrapieno con fossato, ed è proprio quel sistema che si vede a Termini. Altri tratti si trovano poco lontano, nel giardino di piazza Manfredo Fanti, e nella cripta della chiesa di San Vito. Il Museo delle Mura racconta invece la cinta successiva, le Mura Aureliane, sette secoli più giovani.

Colpisce la distanza fra il valore del reperto e l’attenzione che riceve. Nel 2025 la Sovrintendenza ha costruito un itinerario didattico che partiva proprio dall’aggere di piazza dei Cinquecento, e questo dice che il tema è riconosciuto. Ma chi arriva in treno non ha nessun cartello che lo porti lì. Cinque minuti di deviazione dal taxi, e si tocca la città di quattro secoli prima di Cristo.

Il Dinosauro e la facciata del 1950

La facciata che si vede oggi esce da un concorso bandito nel 1947 per completare la stazione lasciata a metà dalla guerra. Il primo premio fu assegnato ex aequo a due gruppi: gli architetti Leo Calini ed Eugenio Montuori da una parte, dall’altra Annibale Vitellozzi con Massimo Castellazzi, Vasco Fadigati e Achille Pintonello. La nuova stazione fu inaugurata il 20 dicembre 1950 dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Il pezzo che tutti ricordano è la pensilina di cemento armato sulla piazza, subito ribattezzata il Dinosauro per il profilo ondulato. Le schede tecniche riportano un aggetto di diciannove metri su piazza dei Cinquecento, un’altezza che oscilla fra circa tredici metri e mezzo e meno di dieci, trentatré pilastri a fuso disposti ogni quattro metri. L’impresa che la costruì fu la Rusconi. Sotto quella copertura l’atrio viaggiatori guarda verso le Terme.

Il progetto organizza il fronte in tre parti che funzionano in modo autonomo: il portico per le automobili, l’atrio dei viaggiatori con le biglietterie, e il lungo corpo degli uffici che fa da raccordo fra le due ali laterali preesistenti. Dietro l’atrio la galleria trasversale collega via Giolitti e via Marsala. È uno schema chiaro, che si capisce entrando una volta sola e che ha retto settant’anni di traffico cresciuto di molte volte.

La critica dell’epoca lo accolse bene, e in molti lessero la pensilina a onde come un segno della vivacità italiana del dopoguerra, lontana dalla retorica delle ali laterali. C’è chi ha visto in quel profilo irregolare un’eco della linea delle Mura Serviane che la pensilina incornicia, ed è una lettura suggerita, non una dichiarazione dei progettisti. Quello che è certo è che la copertura sembra leggera, e lo è rispetto a ciò che doveva sostituire.

Ecco il giudizio controcorrente. Termini viene raccontata come un posto da cui scappare il prima possibile, e il sistema turistico romano la tratta come un non luogo. È l’errore più diffuso che vedo fare. La facciata del 1950 è una delle architetture pubbliche più riuscite del dopoguerra italiano, molto più interessante di tanti edifici del centro che i gruppi fotografano per dovere. Merita dieci minuti di sguardo, da fuori, con calma.

Le ali di Mazzoni e la stazione di Bianchi che non c’è più

Prima dell’edificio attuale ci sono state due stazioni. La prima, provvisoria, fu costruita dal 1862 e aperta il 25 febbraio 1863 con il nome di Stazione Centrale delle Ferrovie Romane, in coincidenza con l’apertura della linea verso Napoli. Una baracca di servizio più che un edificio. Nel giro di pochi mesi vi convergevano anche le linee per Frascati e Civitavecchia, e fu chiaro subito che serviva altro.

La seconda è la stazione dell’architetto Salvatore Bianchi. Il progetto fu approvato fra il 1867 e il 1869, secondo le fonti, e i lavori partirono il 2 luglio 1868 con una cerimonia alla presenza di Pio IX. Fu collaudata l’8 gennaio 1874. Due corpi porticati simmetrici, arrivi da un lato e partenze dall’altro, collegati da una tettoia metallica fornita da una ditta di Parigi, con sei binari di testa. Oggi non ne resta niente in vista.

Negli anni Trenta quella stazione era diventata piccola. Angiolo Mazzoni, direttore dell’ufficio architettura delle Ferrovie dello Stato, presentò una prima proposta razionalista nel 1937 e una seconda nel 1938 con una doppia fila di colonne monumentali sulla piazza. Il progetto definitivo fu approvato nel 1939. Partirono le demolizioni e la costruzione dei corpi laterali, poi nel 1943 la guerra fermò tutto, e nel 1946 il progetto per la facciata venne scartato.

Delle ali di Mazzoni si costruirono i tratti lungo via Marsala e lungo via Giolitti, ed è quello che vediamo sui fianchi. FS ricorda due torri per l’acqua affusolate, di gusto futurista, con scale elicoidali esterne, e sul lato di via Giolitti un lunghissimo corridoio ad archi. L’ala mazzoniana verso via Giolitti è stata riqualificata come area commerciale, con riapertura delle vetrate verso i binari, secondo quanto riportato a novembre 2025.

Il risultato è un edificio a due voci, e conviene guardarlo sapendolo. Sui lati la retorica di regime degli archi ripetuti e dei rivestimenti in pietra, sul fronte la leggerezza del cemento del dopoguerra. Molti visitatori pensano che sia tutto dello stesso periodo. Non lo è, e la cucitura fra le due epoche si vede bene all’altezza delle testate della galleria trasversale, dove il corpo del 1950 incontra le ali.

Il consiglio che ti do per visitare la Stazione Termini

Entrate e uscite almeno una volta dalla piazza, non dalla metropolitana. Chi arriva con la metro sale dal piano interrato direttamente nella galleria e non vede mai la facciata, che è la parte migliore dell’edificio. Uscite sotto la pensilina, allontanatevi di una trentina di metri verso le Terme, voltatevi. In quel punto si legge tutto il progetto: il Dinosauro, il corpo degli uffici, le Mura a sinistra.

Poi percorrete la galleria trasversale da un’estremità all’altra, da via Marsala a via Giolitti, senza fretta. È il modo più semplice per capire come funziona la stazione e dove stanno i servizi. Sul lato di via Marsala trovate la Sala Blu e gli uffici delle forze dell’ordine, sul lato di via Giolitti gli accessi alla metro, il deposito bagagli e i binari più lontani. Cinque minuti di orientamento risparmiano corse affannose dopo.

Se il vostro treno parte dai binari 1 Est, 2 Est o dai Laziali, calcolate almeno dieci minuti di cammino in più rispetto al tabellone principale. Sono binari veri, con treni regionali e anche collegamenti a lunga percorrenza, ma si trovano a mezzo chilometro dall’atrio. Chi arriva all’ultimo minuto guardando solo il numero pensa che il binario sia accanto agli altri e si ritrova a correre con la valigia lungo un marciapiede infinito.

Comprate i biglietti solo ai canali ufficiali: le biglietterie di Trenitalia e di Italo al piano terra, le macchinette self service dei due vettori, le app e i siti ufficiali. Le lounge al primo piano sono riservate ai clienti dei rispettivi vettori con titolo adeguato, mentre le sedute libere sono aperte a tutti. Se avete bisogno di aspettare a lungo, le sedute dell’atrio e della zona di via Giolitti sono le più tranquille.

Ultima cosa, per chi arriva la mattina e parte la sera. Invece di trascinarvi la valigia per il centro, lasciatela al deposito e usate la stazione come base. Da qui a piedi si raggiungono in un quarto d’ora Palazzo Massimo, le Terme, Santa Maria Maggiore e il rione Monti. È il miglior uso possibile di una giornata di transito.

Deposito bagagli, sale d’attesa, bagni e biglietterie

Il deposito bagagli si trova in via Giolitti 40, all’altezza del binario 24, vicino ai banchi del noleggio auto, al piano terra, ed è aperto dalle 7 alle 21. RFI non pubblica le tariffe sulla pagina della stazione e rimanda al sito del servizio, che è indicato come unico deposito ufficiale di Termini e dichiara prezzi a partire da sei euro. Per bagagli ingombranti o soste di più giorni chiedete le condizioni prima di consegnare.

Accanto al deposito RFI segnala un banco di check-in bagagli per l’aeroporto di Fiumicino, aperto dalle 8 alle 16, pensato per chi vuole liberarsi della valigia in stazione e viaggiare leggero fino al volo. Conviene verificare con la propria compagnia aerea se il servizio vale per il biglietto che si ha in mano, perché non tutte le tariffe e non tutti i vettori lo prevedono, e le condizioni non sono pubblicate sulla pagina di stazione.

Le sedute libere si trovano nell’atrio delle biglietterie, nell’area di transito fra via Marsala e via Giolitti vicino all’ingresso di via Marsala, nell’area accessibile da via Giolitti 40 e al primo piano, nella zona ristorazione. Sono aperte tutti i giorni dalle 5.45 all’una. Al primo piano, con le scale dall’atrio biglietterie, ci sono la lounge Trenitalia, dalle 5.45 alle 21.30, e quella Italo, dalle 6.20 alle 20.55, entrambe riservate ai clienti.

Le biglietterie sono al piano terra. Quella di Trenitalia è aperta tutti i giorni dalle 6.30 alle 21.40, quella di Italo dalle 6.20 alle 20.55, e in entrambe si comprano e si modificano i biglietti. I servizi igienici sono tre, tutti a pagamento con un euro: al primo piano nell’area ristorazione dalle 6 a mezzanotte, al piano meno uno verso via Marsala dalle 7 alle 21, al piano meno uno verso via Giolitti dalle 6 a mezzanotte.

Grandi Stazioni Rail elenca fra i servizi di Termini anche farmacia, ufficio postale, bancomat, cambio valuta, agenzia di viaggi e un punto informazioni. L’infopoint gestito dalle imprese ferroviarie e da Roma Capitale dà informazioni su treni, trasporto locale e turismo. Per le domande sul viaggio in treno il canale giusto resta la biglietteria del vettore, perché il personale di stazione di RFI non vende biglietti e non modifica prenotazioni.

Accessibilità e assistenza Sala Blu

La Sala Blu di Termini si trova in via Marsala, vicino all’ingresso del binario 1, e si raggiunge sia dall’interno della stazione sia da via Marsala 49. È aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle 6.45 alle 21.30. Il numero verde nazionale è 800 90 60 60 da rete fissa, il numero +39 02 32 32 32 vale da cellulare e dall’estero, la posta della sala romana è salablu.roma@rfi.it.

Il servizio è gratuito e RFI lo rivolge alle persone con disabilità motorie, sensoriali o intellettive, in sedia a ruote, alle persone anziane e alle donne in gravidanza. Comprende accoglienza, accompagnamento al ritiro del biglietto, aiuto a salire e scendere con carrello elevatore o rampa, sedia a ruote e trasporto di un bagaglio a mano. Si prenota anche con il servizio online SalaBlu e con l’app SalaBlu+, e c’è una webchat per chi ha disabilità uditive.

Sugli anticipi RFI indica regole diverse secondo il tipo di stazione e il canale: da un’ora a dodici ore prima per telefono, fino a sei ore prima per posta elettronica, fino a tre ore prima con il servizio online e con l’app. Il consiglio è prenotare appena si ha il biglietto, soprattutto se il treno parte dai binari Est o Laziali, e chiedere al telefono quale regola vale per la vostra combinazione di stazioni.

RFI dichiara che deposito bagagli, sale d’attesa, bagni e Sala Blu sono segnalati da cartelli e serviti da percorsi tattili, e che l’accesso alla metro dal piano meno uno ha un percorso con tappeti mobili e segnaletica tattile. Per le persone che si muovono in sedia a ruote il punto debole resta la distanza verso i binari periferici: cinquecento metri sono tanti, e con l’assistenza prenotata il problema si risolve.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Piazza dei Cinquecento prende il nome dai caduti italiani della battaglia di Dogali, in Eritrea, nel gennaio 1887. La denominazione attuale risale al 1916, ma il legame con quel fatto d’armi è più vecchio: nel 1887 l’architetto Francesco Azzurri eresse davanti alla stazione un monumento con un piccolo obelisco egizio, dedicato proprio ai soldati uccisi in quella battaglia coloniale. La piazza si porta dietro quella memoria da più di un secolo.

L’obelisco ha una storia lunga quanto quella di Roma. Fu realizzato sotto il faraone Ramses II per Eliopoli, portato a Roma dall’imperatore Domiziano per decorare il tempio di Iside nel Campo Marzio, e ritrovato da Rodolfo Lanciani nel 1883 vicino a Santa Maria sopra Minerva, la stessa area da cui viene l’obelisco dell’elefantino. Poi finì davanti ai binari.

Sul numero le fonti non concordano. Le ricostruzioni più citate parlano di 413 soldati e 22 ufficiali caduti, meno dei cinquecento del nome. Il numero tondo è diventato toponimo, come succede spesso quando una città decide di ricordare qualcosa in fretta. Nel 1925, con il rifacimento della stazione, l’Obelisco di Dogali fu spostato nei giardini dell’attuale viale Luigi Einaudi, davanti alle Terme, dove si trova tuttora.

Pochi di quelli che scendono dal treno sanno di attraversare una piazza dedicata a una guerra coloniale. Non serve farne un processo, ma è un’informazione utile, perché spiega il nome più letto di Roma dopo quello del Colosseo. Chi vuole approfondire il periodo trova materiali nei musei storici della città. A me basta che, la prossima volta, qualcuno alzi gli occhi verso quel piccolo obelisco davanti alle Terme.

Metro, bus, tram e taxi

Termini è il punto di incrocio delle linee A e B della metropolitana. Gli ingressi si trovano al piano meno uno, vicino all’accesso di via Giolitti, con tappeti mobili e tornelli. Il biglietto integrato a tempo di ATAC costa 1,50 euro e vale cento minuti, il giornaliero 8,50 euro, il 48 ore 15, il 72 ore 22, il settimanale 29. Ai tornelli si può pagare anche direttamente con la carta contactless.

Al piano terra c’è un punto ATAC che vende i titoli Metrebus e dà informazioni sul trasporto pubblico, aperto dal lunedì al sabato dalle 7 alle 20 e la domenica e i festivi dalle 8 alle 20. RFI indica anche un numero WhatsApp di InfoAtac, +39 335 1996079. La linea B porta al Colosseo in due fermate, la stessa linea verso sud arriva nella zona del Gasometro e dell’ex Porto Fluviale.

I bus urbani hanno il capolinea in piazza dei Cinquecento, sul lato sinistro uscendo dall’atrio. Il terminal è stato riorganizzato il 15 gennaio 2025 per banchine: dalla A partono il 40 e il 64, dalla B il C2, l’85 e il 92, dalla C l’H, il 66 e il 170, dalla D il 38, il 90 e il 310, dalla F il 714, dalla E su viale De Nicola il 223. Le linee notturne hanno il prefisso n.

Le fermate del tram si trovano sul lato opposto della stazione, in via Giolitti all’altezza del civico 43. La rete tranviaria romana nel 2026 ha avuto lunghe sospensioni per lavori, con bus al posto dei tram: prima di contarci controllate sul sito ATAC se la linea è attiva. I taxi si prendono al molo coperto di piazza dei Cinquecento o in via Marsala. Prendete sempre il taxi al posteggio ufficiale, mai da chi vi avvicina offrendo una corsa dentro la stazione.

Per la Città universitaria della Sapienza non serve nessun mezzo: si esce da via Marsala e si cammina un quarto d’ora. Verso est a piedi si arriva a San Lorenzo e al Verano, verso sud a Porta Maggiore e alla basilica sotterranea. Chi ha voglia di camminare ha il quartiere intero a disposizione senza biglietto.

Treni e bus per gli aeroporti

Per Fiumicino il collegamento diretto è il Leonardo Express di Trenitalia: 32 minuti senza fermate intermedie, biglietto singolo a 14 euro, partenze dai binari dedicati 23 e 24. Secondo l’orario Trenitalia valido dal 14 giugno al 12 dicembre 2026 il primo treno da Termini parte alle 4.50 e l’ultimo alle 23.37, con una corsa ogni quindici minuti nelle fasce di punta e ogni mezz’ora nelle altre, tutti i giorni dell’anno.

Aeroporti di Roma indica fra i canali di acquisto il sito Trenitalia, le biglietterie di stazione, le macchinette self service in aeroporto e in stazione, le agenzie di viaggio e i rivenditori autorizzati. I binari 23 e 24 sono all’estremità destra, lato via Giolitti: dall’atrio contate qualche minuto di cammino. Per i giorni con restrizioni e sospensioni il prospetto Trenitalia elenca le eccezioni data per data, ed è quello che conviene consultare.

Attenzione a un equivoco frequente. I regionali FL1 per l’aeroporto non passano da Termini: servono altre stazioni romane, fra cui Tiburtina. Chi guarda il tabellone di Termini cercando la FL1 non la trova. Da Termini l’unico treno diretto per Fiumicino è il Leonardo Express. Tutte le altre combinazioni, compresi i bus e i taxi a tariffa fissa, le trovate nella nostra guida dagli aeroporti al centro di Roma.

Per Ciampino Aeroporti di Roma indica il servizio Ciampino Airlink di Trenitalia, che unisce autobus e treno. Il bus parte ogni venti minuti dal piazzale davanti all’aeroporto e porta senza fermate intermedie alla stazione di Ciampino, dove si prosegue in treno fino a Termini, e lo stesso vale in senso inverso. Il gestore dell’aeroporto non pubblica il prezzo del biglietto combinato e rimanda al sito Trenitalia, che è la fonte da consultare.

Le navette in autobus per Fiumicino e Ciampino fermano, secondo RFI, in via Marsala 7 e in via Giolitti 34, ai due lati della stazione. Sono servizi di operatori diversi con prezzi e orari propri, da verificare sui siti di ciascuno. Nel traffico romano i tempi del bus non sono garantiti: per un volo del mattino presto o con margini stretti, il treno resta la scelta prudente.

La foto giusta da fare alla Stazione Termini

La foto è quella della pensilina da piazza dei Cinquecento, presa bassa e di tre quarti. Mettetevi sul lato delle Mura Serviane, accucciatevi fino a mettere i blocchi di tufo in primo piano nel terzo sinistro dell’inquadratura e lasciate che il bordo ondulato del Dinosauro corra verso destra. Tufo del quarto secolo avanti Cristo e cemento del 1950 nella stessa foto: è tutta la storia di Termini in un fotogramma.

La luce giusta è quella del pomeriggio tardi. La facciata guarda verso le Terme, e con il sole basso il bordo della pensilina proietta un’ombra ondulata sul fronte vetrato che ne raddoppia il disegno. A mezzogiorno invece la copertura schiaccia tutto in una linea scura senza profondità. D’inverno il momento buono arriva presto, verso le quattro del pomeriggio, d’estate conviene aspettare dopo le sette.

La seconda foto si fa dall’interno dell’atrio verso l’esterno. Con le spalle alla galleria, la vetrata del fronte incornicia la piazza e le Terme di Diocleziano sullo sfondo, e i pilastri a fuso della pensilina scandiscono lo spazio come le colonne di un portico. Qui funziona il bianco e nero, che toglie la confusione dei colori delle insegne e lascia solo la geometria del cemento e della luce.

Due cautele pratiche. In stazione non piazzate il treppiede in mezzo ai flussi, e non fotografate da vicino le persone che aspettano, dormono o lavorano: è un luogo di passaggio, non un set, e ognuno ha il diritto di non finire in una foto. Tenete lo zaino davanti e la macchina al collo mentre inquadrate, perché con le mani occupate e lo sguardo nel mirino siete distratti per definizione.

Chi cerca un’immagine meno ovvia può inquadrare le torri dell’acqua di Mazzoni con le scale a chiocciola esterne, il dettaglio più futurista del complesso. E poi c’è la foto che non fa quasi nessuno: il tabellone delle partenze. Nomi di città che scorrono, orari, binari, ritardi. Tra vent’anni quel tabellone sarà cambiato, e sarà l’immagine più vera del vostro passaggio da Roma.

Sicurezza, senza allarmismi

Termini è una stazione grande, affollata e aperta fino a tarda notte, con i problemi di tutte le grandi stazioni europee. Non è il luogo pericoloso che certi racconti descrivono, e trattarla come un territorio ostile fa solo perdere lucidità. Le regole sono quelle di qualunque snodo di questa taglia: attenzione agli oggetti personali, niente distrazioni nei punti di maggiore ressa, nessuna fiducia a chi offre aiuto non richiesto.

I momenti in cui si perde qualcosa sono sempre gli stessi: la salita sul vagone con la calca, l’attesa davanti al tabellone con lo sguardo in alto, la sosta alle macchinette dei biglietti con il portafoglio in mano, la corsa verso la metro sui tappeti mobili. Zaino davanti, telefono in tasca chiusa, portafoglio mai nella tasca posteriore. Sono accorgimenti banali, e sono proprio quelli che fanno la differenza.

Alle macchinette self service nessuno è autorizzato ad aiutarvi per strada o a farvi da intermediario. Se qualcuno si avvicina offrendo di completare l’acquisto, di portarvi la valigia o di accompagnarvi al binario, ringraziate e allontanatevi. Lo stesso vale per i passaggi in auto offerti in atrio. Il personale ufficiale delle ferrovie è riconoscibile dalla divisa e dal cartellino, e le informazioni si chiedono agli sportelli o all’infopoint.

Per le emergenze il numero è il 112. La Polizia Ferroviaria ha l’ufficio al binario 1, raggiungibile anche da via Marsala 49, aperto dalle 8 a mezzanotte, e raccoglie le denunce per smarrimenti, furti e persone scomparse. I Carabinieri hanno un presidio ai binari 1 e 2 Est, aperto giorno e notte. Se vi rubano il passaporto la denuncia serve subito, prima ancora di chiamare il consolato.

La nuova piazza dei Cinquecento e i lavori recenti

A metà gennaio 2025 è stato aperto il primo lotto della nuova piazza dei Cinquecento, rifatta per il Giubileo. I dati pubblicati parlano di un’area complessiva di circa 80.000 metri quadrati e di un investimento di 21,4 milioni di euro, con Anas come soggetto attuatore in coordinamento con Roma Capitale, RFI, Grandi Stazioni Rail e FS Sistemi Urbani. Il terminal dei bus è stato ridisegnato su circa 12.000 metri quadrati.

Il progetto ha portato 30.000 metri quadrati di marmi, fra cui travertino, 20.000 metri quadrati di sampietrini, 10.000 di aree verdi e aiuole, 150 nuovi alberi, due piste ciclabili bidirezionali per circa due chilometri e mezzo, il molo taxi coperto e pannelli informativi. L’idea dichiarata è collegare la stazione alle Terme di Diocleziano, alle Mura Serviane e a Palazzo Massimo con un percorso pedonale continuo.

Al momento dell’inaugurazione era accessibile circa l’85 per cento dell’area. Il cronoprogramma pubblicato a gennaio 2025 prevedeva il secondo lotto entro l’estate 2025 e la conclusione generale nel 2026. Lo stato finale dei cantieri il gestore non lo indica in una pagina unica, quindi se trovate transenne in qualche angolo della piazza non stupitevi, e seguite i percorsi pedonali segnalati.

Dentro la stazione il cambiamento più visibile degli ultimi anni riguarda l’ala mazzoniana di via Giolitti, riaperta come area commerciale con le vetrate verso i binari di nuovo libere, secondo le notizie di novembre 2025. Prima ancora, fra il 1998 e il 2000, la stazione era stata ristrutturata per il Giubileo di quell’anno, con la sistemazione della galleria commerciale e del piano interrato che oggi diamo per scontati.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 25 febbraio 1863 apre la stazione provvisoria delle Ferrovie Romane, ancora sotto il governo pontificio. Il 2 luglio 1868 Pio IX partecipa alla cerimonia di avvio dei lavori della stazione di Salvatore Bianchi, che viene collaudata l’8 gennaio 1874, pochi anni dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia. La ferrovia arriva quindi prima dello Stato unitario, e la stazione viene finita sotto il Regno.

Nel 1887 davanti alla stazione si inaugura il monumento ai caduti di Dogali con l’obelisco di Ramses II. Nel 1916 la piazza prende il nome di piazza dei Cinquecento. Nel 1925 l’obelisco si sposta davanti alle Terme per fare spazio ai lavori. Nel 1939 viene approvato il progetto definitivo di Angiolo Mazzoni, nel 1943 i cantieri si fermano per la guerra, nel 1946 il progetto della facciata viene abbandonato.

Nel 1947 il concorso per il completamento, nel 1948 gli scavi per la metropolitana che portano alla luce resti di età romana. Il 20 dicembre 1950 Luigi Einaudi inaugura la nuova stazione. Il 9 febbraio 1955 lo stesso Einaudi inaugura la tratta Termini EUR della linea B, la prima metropolitana di Roma, in servizio regolare dal giorno successivo. Il 16 febbraio 1980 apre la linea A, e Termini diventa lo scambio fra le due linee.

Nel 1953 Vittorio De Sica gira qui il film Stazione Termini, ambientato quasi interamente nella stazione, con Jennifer Jones e Montgomery Clift e dialoghi a cui lavorarono Cesare Zavattini e Truman Capote. Fra il 1998 e il 2000 la ristrutturazione per il Giubileo. Il 23 dicembre 2006 la stazione viene intitolata a Giovanni Paolo II con una cerimonia ufficiale. Nel gennaio 2025 apre la nuova piazza dei Cinquecento.

C’è anche un episodio minore che racconta il rapporto dei romani con questo luogo. Nel maggio 2011 in piazza dei Cinquecento viene inaugurata la statua in bronzo di Giovanni Paolo II di Oliviero Rainaldi, alta circa sette metri, donata alla città da una fondazione. Le critiche sulla forma e sul volto sono tali che nel novembre 2012 la scultura viene ricollocata in una seconda versione modificata. Oggi si trova ancora lì.

Chi è passato dalla Stazione Termini

Pio IX, ultimo papa re, che nel 1868 benedisse l’avvio dei lavori della stazione di Bianchi e quindi l’arrivo della modernità ferroviaria in una città ancora pontificia. Due anni dopo Roma sarebbe entrata nel Regno d’Italia, e quella stazione, pensata per il papa, fu inaugurata dallo Stato che gli aveva tolto la città. Chi vuole vedere l’altra faccia di quel passaggio vada a Porta Pia, venti minuti a piedi.

Angiolo Mazzoni, l’architetto delle ferrovie del ventennio, che ha firmato stazioni e uffici postali in tutta Italia e qui ha lasciato le ali laterali, le torri dell’acqua e i portici in pietra. Il suo progetto per la facciata non fu mai costruito, e questa è una delle poche volte in cui la guerra ha fermato un’opera di regime lasciando spazio a un’idea diversa. Mazzoni ha pagato a lungo, nella critica, l’identificazione con il regime.

Eugenio Montuori, Leo Calini, Annibale Vitellozzi e i loro colleghi, i progettisti del 1947. Il loro gusto per il cemento armato leggero, che si vede nella pensilina, è la cifra della stagione migliore dell’architettura romana del dopoguerra. Luigi Einaudi, allora presidente della Repubblica, inaugurò sia la stazione nel 1950 sia la prima metropolitana nel 1955, a pochi metri di distanza.

Vittorio De Sica, Jennifer Jones e Montgomery Clift, che nel 1953 trasformarono la stazione in un set per il film Stazione Termini, una storia d’amore che si consuma fra i binari. Il film è un documento prezioso della stazione appena inaugurata: si vedono l’atrio nuovo, il Dinosauro, i marciapiedi, la folla dell’Italia della ricostruzione. Se lo trovate, guardatelo prima di arrivare a Roma, e riconoscerete gli spazi.

Rodolfo Lanciani, l’archeologo che documentò quello che il cantiere ottocentesco tirava fuori dalla terra e che nel 1883 ritrovò l’obelisco di Dogali. E poi i milioni di persone senza nome che hanno fatto di Termini la porta di Roma: gli emigranti del Novecento che partivano per il nord e per l’estero, i pellegrini dei Giubilei, gli studenti fuori sede della Sapienza, i pendolari dei Castelli. Sono loro la storia vera della stazione.

Mangiare in zona

Intorno a una grande stazione la cucina funziona con una regola precisa: chi passa non torna, e chi non torna non ha bisogno di essere trattato bene. Non vale per tutti, ma la densità di locali pensati per il viaggiatore di passaggio è più alta qui che in quasi ogni altro quartiere di Roma. L’Esquilino ha anche un’altra faccia, e la trovate allontanandovi di qualche isolato dalla piazza.

Primo segnale d’allarme: il menù con le foto dei piatti, plastificato e tradotto in cinque lingue. Un locale che deve mostrarvi l’immagine della carbonara parla a chi non sa che cosa sia, e i romani non si siedono in un posto così. Secondo segnale: la persona sulla porta che vi ferma e vi invita a entrare. Chi deve procurarsi i clienti sul marciapiede non ha clienti abituali, e sono i clienti abituali la sola garanzia.

Terzo segnale: la signora che tira la pasta fresca in vetrina o in strada. È una scena studiata per fermare il passante, non un indizio di qualità: la pasta seria si fa in cucina, al mattino. Quarto: la cucina aperta di continuo dalla mattina a notte fonda, senza pausa. Una brigata vera si ferma, riposa e prepara, e un locale che serve lo stesso piatto alle quattro del pomeriggio e alle undici di sera lo tiene pronto da ore.

Quinto segnale, il più costoso: le voci senza prezzo, il pesce del giorno a peso non dichiarato, il menù diverso fra l’interno e i tavoli fuori, il listino che si adatta a chi si siede. Succede soprattutto nei locali con la vista migliore o davanti ai monumenti. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, e se la risposta è vaga alzatevi senza imbarazzo. Nessuno a Roma si offenderà.

Il quartiere però ha una sua cucina vera, e non è necessariamente romana. L’Esquilino è il rione più multietnico della città, e il Nuovo Mercato Esquilino lo racconta meglio di qualunque guida, con banchi di spezie, verdure e prodotti da mezzo mondo. Per orientarvi senza tentativi, trovate la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, aggiornata quando cambiano i posti e senza sponsorizzazioni.

Che cosa vedere a piedi dalla stazione

La prima tappa è di fronte. Le Terme di Diocleziano ospitano una sede del Museo Nazionale Romano, e la loro grande aula fu trasformata da Michelangelo nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Accanto, l’Aula Ottagona. Sull’angolo della piazza c’è Palazzo Massimo alle Terme, con gli affreschi della villa di Livia e alcuni dei bronzi antichi più belli di Roma.

Scendendo verso sud si arriva in dieci minuti a Santa Maria Maggiore, e nelle strade intorno a Santa Prassede e Santa Pudenziana, due chiese con mosaici paleocristiani e medievali fra i più importanti della città. Verso est, dopo piazza Vittorio, la Porta Alchemica e Sant’Eusebio.

Verso ovest, lungo via Nazionale, si incontrano la basilica di San Vitale, il Palazzo delle Esposizioni e poi il Quirinale. Il Teatro dell’Opera si trova a meno di dieci minuti dalla stazione. Chi preferisce il rione Monti trova, scendendo verso il Colosseo, la basilica di San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo.

Sul fronte meno battuto, il quartiere del Viminale custodisce il Centro Enrico Fermi, nelle stanze dove lavoravano i ragazzi di via Panisperna, e poco più in là la chiesa di San Lorenzo in Panisperna. Più a sud, oltre la stazione, l’Auditorium di Mecenate e la Domus Aurea, con modalità di visita da controllare sulle rispettive schede.

Chi ha mezza giornata e un biglietto del treno può uscire dalla città. Da Termini partono i regionali per Frascati e i Castelli, per Civitavecchia e la costa, e treni verso Orvieto. Chi resta in città e ha visto il centro può spingersi con i mezzi verso Ostiense, oppure a ovest fino al Forte Bravetta, lontano dai percorsi abituali.

Domande frequenti

Chi gestisce la Stazione Termini?

L’infrastruttura ferroviaria, binari e servizi di stazione come la Sala Blu, è di RFI, Rete Ferroviaria Italiana, del gruppo Ferrovie dello Stato. Il complesso di stazione, con spazi, parcheggi e servizi, è gestito da Grandi Stazioni Rail, sempre del gruppo FS, mentre le aree commerciali fanno capo a Grandi Stazioni Retail. I treni sono di Trenitalia e di Italo, che hanno biglietterie e lounge proprie al piano terra e al primo piano.

Perché la stazione si chiama Termini?

Il nome deriva dalle Terme di Diocleziano, il grande complesso termale romano che si trova di fronte alla stazione, sull’altro lato di piazza dei Cinquecento. Il fatto che Termini sia una stazione di testa, dove i treni arrivano e ripartono senza proseguire, è una coincidenza. Dal 23 dicembre 2006 la stazione è anche intitolata ufficialmente a papa Giovanni Paolo II.

Dove si trovano le Mura Serviane alla stazione?

Il tratto più grande si trova all’esterno, sul lato sinistro della facciata guardando la stazione da piazza dei Cinquecento, ed è alto oltre dieci metri. Secondo la Sovrintendenza Capitolina è il resto più monumentale dell’intera cinta, dove si apriva la Porta Viminale. Un secondo tratto, il muro di contenimento interno del terrapieno, è visibile al piano interrato della stazione, dentro uno spazio commerciale.

Quanto costa e da dove parte il treno per Fiumicino?

Il Leonardo Express di Trenitalia costa 14 euro per un viaggio singolo, impiega 32 minuti senza fermate e parte dai binari dedicati 23 e 24, sul lato di via Giolitti. Secondo l’orario valido fino al 12 dicembre 2026 il primo treno parte alle 4.50 e l’ultimo alle 23.37, ogni quindici minuti nelle ore di punta e ogni mezz’ora nelle altre fasce.

Dove si lasciano i bagagli e quanto costa?

Il deposito bagagli si trova in via Giolitti 40, all’altezza del binario 24, vicino al noleggio auto, ed è aperto tutti i giorni dalle 7 alle 21. RFI non pubblica le tariffe sulla pagina di stazione, mentre il sito del servizio ufficiale indica prezzi a partire da sei euro. Nella stessa zona c’è un banco di check-in bagagli per Fiumicino, aperto dalle 8 alle 16.

Come si chiede assistenza per una persona con disabilità?

La Sala Blu di RFI si trova in via Marsala 49, vicino all’ingresso del binario 1, ed è aperta tutti i giorni dalle 6.45 alle 21.30. Si prenota con il numero verde 800 90 60 60, il numero +39 02 32 32 32, la mail salablu.roma@rfi.it, il servizio SalaBlu online o l’app SalaBlu+. Il servizio è gratuito e l’anticipo richiesto varia secondo stazione e canale.

La stazione è aperta di notte?

Le aree di attesa con sedute libere sono aperte tutti i giorni dalle 5.45 all’una. Il presidio dei Carabinieri ai binari 1 e 2 Est è aperto giorno e notte, l’ufficio della Polizia Ferroviaria dalle 8 a mezzanotte. Le biglietterie chiudono prima, quella Trenitalia alle 21.40 e quella Italo alle 20.55. Per le emergenze il numero unico è il 112.

I bagni della stazione sono gratuiti?

No. RFI indica tre servizi igienici, tutti a pagamento con un euro: al primo piano nell’area ristorazione, aperto dalle 6 a mezzanotte, al piano meno uno verso l’ingresso di via Marsala, dalle 7 alle 21, e al piano meno uno verso via Giolitti, dalle 6 a mezzanotte. Sono segnalati da cartelli e serviti da percorso tattile, come gli altri servizi della stazione.

Chi ha scritto la pagina

La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari, prezzi e servizi riportati qui risultano dalle fonti ufficiali di RFI, Grandi Stazioni Rail, Trenitalia, ATAC e Aeroporti di Roma alla data indicata in apertura: in una stazione che cambia di continuo, ricontrollateli prima di partire. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Far partire un gruppo da Termini significa incastrare binari lontani cinquecento metri dall’atrio, bagagli da depositare, assistenze da prenotare, coincidenze con l’aeroporto e cambi d’orario che arrivano due volte l’anno, per sé o per quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e alta velocità, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una città e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoPiazza dei Cinquecento Esquilino, Roma, Roma Città 00185

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