Gasometro di Roma
Il Gasometro di Roma non si visita liberamente: si trova dentro il complesso dell’ex Officina del gas di San Paolo, proprietà di Eni, con ingresso per gli eventi in via del Commercio 9-11, 00154 Roma. Dentro si entra solo nelle giornate di Gazometro Aperto, visite guidate che Eni organizza con il FAI su prenotazione, e durante manifestazioni come Maker Faire Rome. Da fuori lo si guarda gratis, a qualunque ora, dai ponti e dalle rive del Tevere.
Per i romani non è il Gasometro, è il Gazometro, con la zeta, ed è così che lo chiamano anche il Comune, Eni e il FAI. È la gabbia d’acciaio alta quasi 90 metri che vedi dalla via Ostiense, dai lungotevere, da Testaccio e da Marconi. Un contenitore di gas vuoto da oltre sessant’anni che è diventato il simbolo di un quartiere intero, senza che nessuno lo avesse deciso a tavolino.
Le informazioni pratiche vengono dalle fonti ufficiali: il sito di Gazometro Aperto e il suo calendario, le pagine del FAI, del Comune di Roma, di Eni e della Camera di Commercio che organizza Maker Faire. Le date delle aperture guidate cambiano ogni anno e si esauriscono presto, quindi prima di muoverti controlla sempre il calendario aggiornato o scrivi alla segreteria dell’iniziativa.

Dove si trova e che cosa si vede davvero
Il complesso occupa la riva sinistra del Tevere fra il Ponte dell’Industria e il Ponte della Scienza, alle spalle della via Ostiense, nel tratto in cui il quartiere Ostiense smette di essere città consolidata e diventa lungofiume. La superficie dichiarata da Eni e dal FAI nel 2024 supera i dodici ettari. Dentro ci sono il gasometro grande, tre gasometri più piccoli, capannoni in muratura dei primi del Novecento e uffici.
Il gasometro grande è un cilindro di travi d’acciaio verniciate di scuro, alto intorno agli ottantanove metri e largo sessantatré. Oggi è una gabbia vuota: dentro non c’è più il serbatoio che saliva e scendeva secondo la quantità di gas immagazzinato. Proprio perché è vuoto lo si legge come un disegno, una rete di verticali e orizzontali che cambia aspetto a seconda della luce e del punto da cui lo guardi.
Accanto si notano i tre gasometri minori, più bassi, più vecchi di un quarto di secolo e con una struttura più leggera. Sono loro, messi insieme al grande, a dare all’area il profilo che si riconosce da lontano. Chi arriva a piedi da via del Commercio, invece, vede prima i capannoni in muratura, oggi usati da uffici, scuole d’impresa e spazi per eventi.
Da fuori si coglie bene la dimensione e poco il resto. Il muro di cinta e le recinzioni tolgono la vista a livello strada su gran parte del complesso, e il gasometro compare sopra i tetti o in fondo ai viali. Per capire l’impianto nel suo insieme serve una delle due cose: salire sul Ponte della Scienza, oppure prenotare una visita guidata nei giorni in cui l’area apre.
Che cosa non si vede: i piani alti della struttura, perché non si sale sul gasometro in nessun caso, e le parti del complesso occupate da uffici e aziende. Chi propone foto dalla cima o ingressi alternativi sta raccontando una cosa che non esiste. Il gasometro si gode dal basso e da lontano, ed è questa la sua forza, come per ogni architettura industriale pensata per funzionare e non per essere visitata.
Si può entrare? Stato attuale e aperture
La risposta breve è no, salvo eccezioni programmate. L’area è privata, recintata e funziona come distretto di aziende e di formazione di proprietà Eni. Non ha orari di apertura al pubblico, non ha biglietteria, non ha un custode che ti faccia entrare per un giro. Presentarsi al cancello senza prenotazione in un giorno qualunque significa trovare un accesso controllato e nessuna visita possibile.
Le eccezioni hanno un nome preciso. Gazometro Aperto è il programma di visite guidate lanciato da Eni con il FAI nel 2024: in quella prima edizione cinque domeniche fra giugno e novembre, gratuite e con prenotazione obbligatoria, più visite straordinarie durante i grandi eventi. Nel 2025 la formula è proseguita, ancora gratuita secondo la stampa specializzata, con una durata indicata di un’ora e quaranta minuti.
Il calendario 2026 pubblicato sul sito ufficiale di Gazometro Aperto elenca nove giornate: 16 e 17 maggio, 23 e 24 maggio, 6 e 7 giugno, 5 e 6 settembre, 13 settembre. Alla data di verifica tutte risultano con registrazioni chiuse. Il costo per l’edizione 2026 non è indicato sulla pagina del calendario. Per sapere se sono previste altre date l’unico canale pubblicato è la segreteria, segreteria@enigazometroaperto.it.
Il FAI ha organizzato anche visite riservate ai propri iscritti, per esempio domenica 16 novembre 2025, con ritrovo in via del Commercio 11 e turni dalle 9.30 alle 16.25. Per queste aperture il riferimento è la Delegazione FAI di Roma, telefono 06 6879376, roma@delegazionefai.fondoambiente.it. Nel novembre 2025 si è aggiunta una visita speciale legata al calendario culturale del Giubileo, con un massimo di quarantacinque persone per turno.
Il secondo modo di entrare sono le manifestazioni. Maker Faire Rome, la fiera dell’innovazione organizzata dalla Camera di Commercio di Roma attraverso Innova Camera, si tiene al Gazometro dal 2021. L’edizione 2026 è annunciata dal 23 al 25 ottobre, dalle 10 alle 19, con biglietti venduti sul sito ufficiale di Maker Faire Rome. In quei giorni si cammina fra capannoni e gasometri, anche se l’attenzione va agli stand.
C’è poi Videocittà, il festival della visione e della cultura digitale che Eni ospita nell’area dal 2022, con installazioni di luce proiettate anche sulla struttura del gasometro. Date, programmi e modalità di accesso cambiano di anno in anno e vanno controllati sui canali degli organizzatori. Nessuna di queste occasioni ti porta in cima, e nessuna ti lascia girare da solo dove vuoi.
Una curiosità sul Gasometro di Roma
Il nome è sbagliato. Un gasometro, a rigore, dovrebbe misurare il gas, e questo non lo misurava affatto: lo conservava. Era un serbatoio polmone, che si riempiva di notte, quando il consumo calava, e si svuotava di giorno e di sera, quando la città accendeva lampioni e fornelli. Il termine viene da uno strumento di laboratorio settecentesco ed è rimasto appiccicato agli impianti industriali per pura abitudine.
Da qui la seconda curiosità, quella della zeta. Il Comune, Eni, il FAI e Wikipedia scrivono Gazometro. Il vocabolario italiano accetta entrambe le forme, ma a Roma si dice con la zeta e basta, ed è la forma che usano anche le istituzioni e il proprietario dell’area. Se lo cerchi in rete con la esse trovi meno risultati e più confusione. Con la zeta trovi tutto.
Terza curiosità, la più concreta. La gabbia che vedi oggi era solo il guscio esterno. Dentro si muoveva il serbatoio vero, che saliva quando entrava gas e scendeva quando usciva. Guardando il gasometro da lontano, i romani di allora capivano a occhio quanto gas avesse la città in riserva. Un indicatore urbano alto 90 metri, leggibile da chilometri di distanza, che nessuno aveva progettato come tale.
Quando la produzione cessò, negli anni Sessanta, il serbatoio interno fu smontato e la gabbia rimase. Questa scelta, per ragioni più economiche che culturali, ha salvato il gasometro: una struttura vuota pesa poco sul bilancio, non dà problemi di sicurezza legati al gas e costa meno a tenerla in piedi che a demolirla. È andata così in molte città europee, e Roma non ha fatto eccezione.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Gasometro di Roma
Quello che tutti chiamano il Gasometro, al singolare, è in realtà un sistema di quattro. I tre minori sono i più antichi, costruiti fra il 1910 e il 1912, e sono stati loro a far funzionare l’officina per un quarto di secolo prima che arrivasse il grande. Due avevano una capacità di venticinquemila metri cubi ciascuno, il terzo di sessantamila. Il grande, da solo, ne conteneva duecentomila.
Il secondo punto che nessuno racconta riguarda le date. Il FAI indica l’avvio dell’Officina di San Paolo dal 1908, Wikipedia colloca la progettazione nel 1909, il percorso storico curato per i centocinquant’anni di Roma Capitale parla di officine realizzate nel 1910. Le fonti non concordano, e il motivo è semplice: un impianto di quella taglia ha un anno di progetto, un anno di cantiere e un anno di accensione, e ognuno cita quello che preferisce.
Terzo punto, meno noto e più interessante. Il gasometro grande non è un’opera romana: le fonti indicano come costruttori l’Ansaldo di Genova e la Klonne di Dortmund, cioè un’impresa italiana e una tedesca specializzata proprio in serbatoi per gas. I tre minori, trent’anni prima, erano stati affidati a una ditta londinese. L’intero impianto racconta la dipendenza tecnologica dell’Italia di inizio secolo dall’industria del nord Europa.
Ultimo punto, sulle dimensioni. Wikipedia dà un’altezza di 89,10 metri e un diametro di 63, il Comune dice quasi 90 e 63, un articolo di Artribune del 2025 scrive 90 e 60. Sul diametro le fonti non concordano. Sull’altezza la differenza è di un metro. Chi ti dice con sicurezza che il gasometro è alto esattamente 90 metri arrotonda, e va bene così, ma è un arrotondamento.
Aggiungiamo una cosa pratica. Il gasometro viene presentato come il più grande d’Europa, ed è una frase che il Comune stesso riporta riferita all’entrata in funzione nel 1937. Oggi quella frase circola al presente, come se fosse ancora vero. Non lo è in nessun senso utile: l’impianto è spento da decenni e il confronto con i serbatoi industriali di oggi non ha significato. Resta un primato storico, non un record attuale.
I numeri del gasometro grande e dei tre minori
I dati che seguono vengono dalla voce di Wikipedia e dalla scheda del Comune di Roma pubblicata il 5 aprile 2024, che su quasi tutto coincidono. Il gasometro grande fu costruito fra il 1935 e il 1937 ed entrò in funzione nel 1937. La capacità era di duecentomila metri cubi di gas. Il ferro impiegato, secondo il Comune, pesa circa tremila tonnellate, un peso da nave mercantile appoggiato sulla sponda del fiume.
Il terreno di riva non reggeva un carico del genere senza aiuto. Per questo la struttura poggia su oltre millecinquecento pali infissi nel suolo, 1.551 secondo Wikipedia, che messi in fila coprirebbero trentasei chilometri. È la parte che nessuno vede e che spiega perché il gasometro sia ancora dritto dopo novant’anni accanto a un fiume che esonda. Le fondazioni sono il vero capolavoro tecnico dell’impianto.
I tre gasometri minori, costruiti fra il 1910 e il 1912, avevano capacità molto più ridotte: venticinquemila metri cubi i due più piccoli, sessantamila il terzo. Messi insieme arrivavano a poco più della metà di quanto conteneva da solo il grande. È una misura della crescita di Roma fra le due guerre: in venticinque anni il fabbisogno di gas era cresciuto al punto da richiedere un serbatoio che raddoppiava l’intera capacità esistente.
La dismissione arriva negli anni Sessanta. Il Comune scrive dal 1960 circa, altre fonti parlano più genericamente di quel decennio, e la causa indicata è la stessa: la diffusione del metano, che arrivava in città attraverso la rete e non doveva più essere prodotto dal carbone e immagazzinato sul posto. Dal 1967, sempre secondo Wikipedia, la proprietà passa a Eni attraverso Snam e Italgas.
Un’avvertenza sull’uso di questi numeri. Sono dati di progetto e di capacità, non misure prese sul posto in anni recenti, e le fonti li riportano con arrotondamenti diversi. Se ti servono per un lavoro, una tesi o un pannello, citali indicando la fonte e l’anno. Per una visita o una chiacchierata basta ricordare tre cifre: 90 metri, sessantatré di diametro, duecentomila metri cubi.
Il consiglio che ti do per visitare il Gasometro di Roma
Vacci al tramonto e guardalo dal Ponte della Scienza, il ponte pedonale e ciclabile che parte da Riva Ostiense esattamente all’altezza del gasometro e attraversa il Tevere verso Marconi. Metti il gasometro alle spalle e il sole davanti, poi girati. In mezz’ora la gabbia passa dal grigio al controluce nero sul cielo arancio, e capisci perché registi e fotografi tornano sempre qui. Costa zero e non serve prenotare.
Se vuoi entrare, iscriviti alla newsletter o tieni d’occhio il sito di Gazometro Aperto dalla fine dell’inverno. Nel 2026 le prime date erano a metà maggio e alla fine di settembre risultavano tutte chiuse. Le visite sono gratuite nelle edizioni documentate e i posti vanno via in fretta: chi aspetta di leggere la notizia sui giornali, di solito, trova il calendario già pieno.
Una posizione controcorrente, detta chiaramente: la visita interna è sopravvalutata. È ben fatta, ben raccontata, ma ti porta in un distretto aziendale con capannoni restaurati e ti fa vedere il gasometro dal basso, troppo vicino per coglierne la forma. Il gasometro rende al massimo da lontano, fra i duecento metri e il chilometro. Se devi scegliere fra la visita e un tramonto sul ponte, scegli il ponte.
Metti scarpe comode. Riva Ostiense e le banchine del Tevere hanno tratti sconnessi, e se scendi al livello del fiume trovi fango dopo le piogge. Sul ponte d’estate fa caldo, perché non c’è un filo d’ombra, e d’inverno tira vento. Porta acqua: nel tratto di riva a ridosso del gasometro non ci sono chioschi né fontanelle a portata di mano, e i bar sono tutti sulla via Ostiense.
Per le visite guidate, arriva un quarto d’ora prima: il FAI lo chiede espressamente per le proprie aperture, e il controllo all’ingresso di un’area aziendale richiede tempo. Tieni a portata di mano la conferma di prenotazione. Durante gli eventi il FAI dichiara che realizza foto e video per i propri canali e che chi non vuole essere ripreso può dirlo agli operatori.
Ultimo consiglio, che vale per chi viene da fuori Roma. Non costruire una giornata intorno al solo gasometro, perché da fuori lo vedi in un’ora e dentro, nei giorni buoni, te ne servono meno di due. Inseriscilo in un giro dell’Ostiense che comprenda la Centrale Montemartini, la street art dell’Ostiense e un pezzo di Testaccio. Ne parlo più avanti.
Da dove si guarda bene, e legalmente
Il primo punto è il Ponte della Scienza, intitolato a Rita Levi Montalcini. Aperto al transito il 29 maggio 2014 e inaugurato l’8 luglio dello stesso anno, è lungo 147 metri ed è riservato a pedoni e biciclette. Collega Riva Ostiense, all’altezza del gasometro, con il Lungotevere Vittorio Gassman, dove si trova il Teatro India. Da metà ponte hai il gasometro intero, senza ostacoli, con il fiume sotto.
Il secondo punto è il Ponte dell’Industria, che tutti a Roma chiamano Ponte di Ferro. Costruito nel 1862-63 sotto Pio IX, lungo 130 metri, fu devastato da un incendio il 2 ottobre 2021. Dopo un intervento da diciotto milioni di euro è stato riaperto nel marzo 2025 con una carreggiata allargata, una passerella pedonale e una pista ciclabile. Da lì il gasometro appare in diagonale, dietro la vegetazione della riva.
Il terzo punto è il Lungotevere Vittorio Gassman, sulla sponda di Marconi. Camminando lungo il marciapiede fra il Ponte della Scienza e il Ponte dell’Industria hai il gasometro di fronte, al di là dell’acqua, e la possibilità di scegliere l’inquadratura con calma. È la vista frontale, quella delle cartoline, e di sera funziona bene anche perché l’area del gasometro è illuminata durante gli eventi.
Il quarto punto è la città stessa. Il gasometro compare in fondo a via del Porto Fluviale, sopra i tetti di via del Commercio, dietro le insegne della via Ostiense, dalla collina di Garbatella. Il bello è proprio questo: non lo cerchi, lo trovi. A Roma poche architetture del Novecento hanno questa capacità di comparire a sorpresa in fondo a una strada qualsiasi.
Dove non andare. Non scavalcare recinzioni, non entrare nelle aree di cantiere, non scendere sulle banchine dove i cancelli sono chiusi, non provare a fotografare dall’interno di cortili privati o dei capannoni. Il gasometro è proprietà privata, è sorvegliato, e ci sono aziende al lavoro tutti i giorni. Tutte le viste migliori sono da suolo pubblico, e non esiste nessuna ragione per rischiare una denuncia per una foto.
Un’ultima nota sull’area di Riva Ostiense, la fascia fra il Ponte di Ferro, il gasometro, l’ex Italgas e il fiume. Secondo un articolo di LifeGate del marzo 2026 è ancora poco valorizzata ed è oggetto di un progetto di parco urbano di duemila metri quadrati, con spazi per il gioco, lo sport e la street art. Alla data di verifica si tratta di un progetto, non di un cantiere aperto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il gasometro è figlio di una scelta politica precisa. Fu la giunta del sindaco Ernesto Nathan, in carica dal 1907 al 1913, ad approvare il Piano Regolatore del 1909, che destinava questo tratto della via Ostiense a zona industriale. In pochi anni arrivarono il porto fluviale, inaugurato nel 1912, la centrale elettrica Montemartini, anch’essa del 1912, i Mercati Generali e le officine del gas.
Tutti sanno che l’Ostiense era il quartiere industriale di Roma. Pochi ricordano che fu l’unico, e che durò poco. Roma non è mai diventata una città di fabbriche come Milano o Torino, e questa breve stagione, fra il 1909 e il secondo dopoguerra, ha lasciato una manciata di edifici che oggi sembrano sproporzionati rispetto al resto del tessuto urbano. Il gasometro è il più visibile di tutti.
Il secondo fatto poco citato riguarda i Mercati Generali, il grande complesso fra la via Ostiense e il gasometro. Le fonti non concordano sulla data di costruzione: LifeGate indica il 1913, il percorso di Roma Capitale gli anni 1922-27. Sono rimasti attivi fino al 2002. Nel 2005 lo studio di Rem Koolhaas vinse il bando per la trasformazione dell’area, che però è ancora irrisolta. Vent’anni dopo, i cancelli sono ancora quelli.
Il terzo fatto è che il gasometro è diventato simbolo proprio quando ha smesso di servire. Finché funzionava era un impianto brutto e ingombrante, di quelli che si mettono lontano dalle case. Dopo lo spegnimento, con la città cresciuta intorno, è diventato il segno di riconoscimento dell’Ostiense. Il Comune, nella sua scheda del 2024, lo chiama icona del quartiere. Il passaggio da servitù industriale a simbolo ha richiesto mezzo secolo.
La foto giusta da fare al Gasometro di Roma
La foto giusta si fa dal Lungotevere Vittorio Gassman, dall’altra parte del fiume, un quarto d’ora dopo il tramonto. Mettiti all’altezza del Ponte della Scienza, usa una focale normale o un leggero teleobiettivo, e tieni il Tevere nella parte bassa dell’inquadratura. Il cielo ancora chiaro stacca la gabbia nera, e il riflesso nell’acqua raddoppia la struttura. In orizzontale, perché il riflesso ha bisogno di spazio.
La seconda foto si fa dal Ponte della Scienza, guardando verso la riva Ostiense. Qui sfrutta le linee del ponte come guida: il parapetto e il piano calpestabile portano l’occhio verso il gasometro. Dal 2024 il ponte ha anche un colore in più, perché l’artista Giulio Vesprini ha dipinto il suo piano con l’opera Upside Down, mille metri quadrati di colori delle stagioni, che in foto funziona come primo piano.
La terza foto è per chi ama la geometria. Mettiti vicino alla base, sul marciapiede pubblico di Riva Ostiense, e punta verso l’alto. Con un grandangolo la gabbia diventa una ragnatela di travi che converge verso il cielo. È un’immagine molto vista sui social, ma funziona sempre, soprattutto con cielo coperto, perché le nuvole uniformi danno uno sfondo pulito e la struttura esce senza ombre dure.
Evita il mezzogiorno d’estate. Con il sole alto la gabbia si appiattisce, le travi perdono profondità e il cielo brucia. Evita anche la foto dalla via Ostiense in mezzo al traffico, con pali della luce, cartelloni e semafori davanti: è il punto dove tutti si fermano perché è il più comodo, ed è il peggiore. Duecento metri più avanti, verso il fiume, hai già un’altra foto.
Nelle sere di Videocittà e nelle altre occasioni in cui Eni illumina il complesso, il gasometro cambia completamente. Nel 2026 l’azienda ha presentato installazioni di luce chiamate In Lympha e UNDA. Se capiti in una di quelle sere, la foto dal ponte vale da sola il viaggio. Tieni la macchina ferma sul parapetto, perché con la luce artificiale servono tempi lunghi e un treppiede non sempre è gradito sul ponte affollato.
Come si arriva
Con la metropolitana si prende la linea B fino a Piramide. Secondo le indicazioni pubblicate da Maker Faire Rome, dalla fermata al Gazometro c’è circa un chilometro, dieci o quindici minuti a piedi. Chi parte dalla Stazione Termini arriva a Piramide in pochi minuti senza cambi. L’uscita porta su piazzale Ostiense, davanti alla Piramide Cestia e a Porta San Paolo.
Con il treno si scende alla stazione di Roma Ostiense, anche questa a circa un chilometro, uscendo su piazzale 12 Ottobre 1942. Da Fiumicino il collegamento è diretto: il treno regionale FL1 arriva a Ostiense in circa trenta minuti, con le frequenze indicate da Maker Faire Rome di un treno ogni quindici minuti nei feriali e ogni trenta nei festivi. Per chi arriva in aereo è la soluzione più semplice.
In autobus, le linee ATAC 23 e 769 fermano sulla via Ostiense alla fermata Ostiense/Mercati Generali, la più vicina all’ingresso di via del Commercio. Controlla gli orari il giorno prima, perché di sera e nei festivi le frequenze calano. In taxi il numero indicato è quello del centralino comunale 060609. Per muoversi in città conviene leggere anche la nostra guida su come muoversi a Roma.
In bicicletta il gasometro è una tappa naturale. Il Ponte della Scienza e il nuovo Ponte dell’Industria hanno percorsi ciclabili, e le rive del Tevere permettono di arrivare da Testaccio o da Marconi evitando il traffico della via Ostiense. Qualche idea di percorso la trovi nella scheda su Roma in bici. Attenzione solo ai tratti di banchina chiusi dopo le piene del fiume.
In auto lascia perdere, soprattutto nei giorni di Maker Faire e degli altri eventi. La zona ha parcheggi su strada contesi fra residenti, studenti di Roma Tre e uffici, e il flusso delle manifestazioni li satura. Gli organizzatori non pubblicano un parcheggio dedicato al pubblico. Se proprio devi venire in macchina, lasciala più lontano e fai l’ultimo tratto a piedi o con la metro.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Fra il 1908 e il 1910, secondo le fonti, la Società Anglo-Romana per l’illuminazione di Roma col gas avvia sulla riva del Tevere la nuova Officina di San Paolo. Fra il 1910 e il 1912 vengono costruiti i tre gasometri minori. È la fase in cui la giunta Nathan costruisce l’Ostiense industriale, e l’officina del gas è uno dei pilastri, accanto al porto fluviale e alla centrale elettrica.
Nel 1935 parte il cantiere del gasometro grande, affidato all’Ansaldo e alla Klonne di Dortmund. Nel 1937 entra in funzione, con una capacità di duecentomila metri cubi e, secondo il Comune, il primato di serbatoio più grande d’Europa. Sono gli stessi anni in cui Roma costruisce la Città universitaria della Sapienza e prepara l’esposizione universale che darà vita all’EUR.
Negli anni Sessanta la produzione di gas da carbone si ferma, con l’arrivo del metano in rete. Il serbatoio interno viene smontato e resta la gabbia. Dal 1967 la proprietà è di Eni, passata attraverso Snam e Italgas. Per decenni l’area resta in gran parte ferma, con pochi uffici attivi: nel 2017 la stampa locale la descriveva bloccata soprattutto dai costi della bonifica del suolo.
Nel 2006, durante la Notte Bianca, il gasometro diventa il Luxometro, rivestito da oltre un milione di lampadine a led. Nel marzo 2020 viene illuminato con il tricolore in memoria delle vittime del Covid. Nello stesso periodo la stampa internazionale comincia a citare l’Ostiense fra i quartieri emergenti d’Europa. Per chi ci abitava da sempre, una conferma arrivata da fuori di una cosa che sapeva già.
Dal 2020 Eni riempie l’area di attività: la scuola d’impresa Joule nel 2020, l’acceleratore ZERO nel 2021, lo spazio Eni 2050 Lab nel 2022. Dal 2021 il complesso ospita Maker Faire Rome, dal 2022 il festival Videocittà. Il 17 maggio 2023 nasce ROAD, Rome Advanced District, con partner come Gruppo FS, Acea, Bridgestone, Cisco e Autostrade. Nel 2024 partono le visite Gazometro Aperto con il FAI.
Nel frattempo cambia il contorno. Il 2 ottobre 2021 un incendio devasta il Ponte dell’Industria, che riapre nel marzo 2025 dopo lavori da diciotto milioni di euro. Nel 2024 Giulio Vesprini dipinge il piano del Ponte della Scienza. Nella primavera del 2026 LifeGate dà per appena inaugurato il percorso Dots, che collega piazzale Ostiense con via del Porto Fluviale fra arte urbana e punti di interesse del quartiere.
Chi è passato dal Gasometro di Roma
Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913, non ha visto il gasometro grande, ma senza di lui il gasometro non ci sarebbe. Il suo Piano Regolatore del 1909 decise che Roma doveva avere un quartiere industriale e che doveva essere qui, fra la via Ostiense e il fiume. È il sindaco che la storiografia ricorda per le scuole e per l’azienda elettrica comunale, meno per questa scelta urbanistica.
Pier Paolo Pasolini lo ha usato come sfondo in Accattone, nel 1961, negli anni in cui l’impianto veniva dismesso. Il Comune lo elenca per primo fra i registi che hanno scelto il gasometro. Pasolini cercava le periferie vere, quelle dove Roma smetteva di essere monumento, e l’Ostiense di allora, fra fabbriche, fiume e baracche, rispondeva perfettamente a quella ricerca.
Carlo Verdone lo ha inquadrato in Troppo forte, del 1986. Ferzan Özpetek ne ha fatto quasi un personaggio in Le fate ignoranti, del 2001, un film che ha cambiato la percezione del quartiere più di qualunque piano urbanistico. Michele Placido lo ha ripreso in Romanzo criminale, nel 2005. Nel 2023 i Måneskin hanno girato qui il video di Honey. Tutti titoli elencati dal Comune nella sua scheda.
Gli ingegneri e gli operai dell’Ansaldo e della Klonne, che fra il 1935 e il 1937 piantarono millecinquecento pali nel fango del Tevere e montarono tremila tonnellate di ferro, sono i veri autori. Non ne conosciamo i nomi. Le fonti consultate non riportano il nome del progettista del gasometro grande, e il dato non è pubblicato nelle schede istituzionali. È un’opera d’ingegneria senza firma, come tante del periodo.
Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, scomparsa nel 2012, non è passata dal gasometro, ma porta il suo nome il ponte da cui lo si guarda meglio, intitolato a lei l’8 luglio 2014. Mimmo Paladino ha firmato il manifesto della mostra Arte al Gazometro del 2025, curata da Marco Capasso con diciannove artisti. Giulio Vesprini ha dipinto il Ponte della Scienza nel 2024.
E poi gli studenti. L’Università Roma Tre, nata nel 1992, ha portato nella zona migliaia di ragazzi, con sedi ricavate in edifici industriali recuperati: le ex Vetrerie in via Ostiense 161 per Giurisprudenza, l’ex Alfa Romeo al civico 234, l’ex Vasca Navale in via Vito Volterra per Ingegneria, l’Ex Mattatoio per Architettura. Il gasometro è lo sfondo quotidiano di un’intera generazione di universitari.
Eni, Roma Tre e i progetti annunciati per la zona
Il proprietario è Eni, e sul proprio sito l’azienda descrive l’area come trasformata da archeologia industriale a distretto dell’innovazione. Oggi ci trovi ROAD, il distretto nato il 17 maggio 2023 che per il periodo 2026-2029 dichiara di lavorare su resilienza delle infrastrutture, gestione dell’energia urbana con gemelli digitali e mobilità avanzata, con una pista di prova per la guida autonoma chiamata FULL ROAD.
Nello stesso complesso ci sono la scuola d’impresa Joule, l’acceleratore ZERO, realizzato con CDP Venture Capital, lo spazio espositivo Eni 2050 Lab, la Enilive Academy per la formazione sulla transizione energetica e la redazione dell’agenzia giornalistica AGI. Due capannoni costruiti fra il 1909 e il 1920, secondo Eni, erano in origine officine. È un campus aziendale, ed è questo che spiega le recinzioni e gli ingressi controllati.
Roma Tre ha un ruolo diverso. Non è proprietaria dell’area del gasometro, ma è stata il motore della trasformazione del quartiere. Secondo il direttore generale dell’ateneo, intervistato da LifeGate nel 2026, la rigenerazione dell’Ostiense è cominciata trent’anni fa proprio con l’arrivo dell’università negli edifici industriali dismessi. L’ateneo figura inoltre fra i partner citati da Eni per il programma di aperture del Gazometro.
Un capitolo a parte merita la sede del Rettorato, progettata da Mario Cucinella su un’area che ospitava l’Ente Comunale di Consumo e inaugurata nel 2021. Nella stessa zona, all’incrocio fra via del Porto Fluviale e via delle Conce, l’ex caserma dell’Aeronautica, occupata a scopo abitativo dal 2003, è stata trasformata con fondi PNRR in cinquantaquattro alloggi popolari di Roma Capitale, con le chiavi consegnate nel settembre 2026, come racconta la scheda dell’Ex Porto Fluviale.
Poi ci sono i progetti annunciati ma non ancora realizzati. Il parco di Riva Ostiense, duemila metri quadrati fra il Ponte di Ferro, il gasometro e il fiume, risulta in progettazione nel marzo 2026. Per i Mercati Generali il progetto di Koolhaas del 2005 non è mai stato completato. Nel 2017 alcuni studenti di Architettura di Roma Tre avevano proposto un museo dell’energia e un parco verso il fiume, restando un’ipotesi accademica.
Qui arriva la seconda opinione controcorrente. L’Ostiense viene raccontato come quartiere rigenerato, e in parte lo è. Ma la rigenerazione ha funzionato dove sono arrivati università ed enti con bilanci propri, e si è fermata dove serviva denaro pubblico o accordo fra proprietari. I Mercati Generali fermi da oltre vent’anni e la riva ancora senza parco dicono che il lavoro è a metà.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi
L’interno è chiuso tutti i giorni in cui non c’è un’apertura programmata o un evento, cioè la grandissima maggioranza dell’anno. Non ci sono orari, non c’è un giorno fisso della settimana, non c’è un numero di telefono da chiamare per una visita individuale. Per le aperture di Gazometro Aperto il canale è la mail della segreteria, per quelle del FAI la delegazione romana, per Maker Faire il sito della manifestazione.
Non aspettarti di salire. Nessuna visita documentata prevede l’accesso alla struttura del gasometro, né alle scale di servizio né a piattaforme panoramiche. Chi vede foto scattate dall’alto sta guardando riprese con drone autorizzate o immagini di servizio. E non aspettarti un museo: il percorso guidato racconta la storia del sito, la bonifica e le attività di Eni, con pannelli e installazioni, non con collezioni.
Non aspettarti nemmeno servizi di tipo turistico. Non c’è un bookshop, non c’è una caffetteria aperta al pubblico nelle giornate ordinarie, e i servizi igienici sono quelli dell’area eventi durante le aperture. Sull’accessibilità per chi si muove in carrozzina, le pagine consultate non pubblicano indicazioni dettagliate: conviene scrivere alla segreteria prima di prenotare e farsi dire quali parti del percorso sono in piano.
Da fuori, invece, il gasometro è sempre lì. Non chiude, non ha turni, non dipende da nessuno. È una delle poche architetture del Novecento romano che si godono gratis a qualunque ora, e forse per questo è così amato. Se trovi le date della visita esaurite, non perdi quasi niente. Hai sempre il ponte e il lungotevere, che sono la parte migliore.
Mangiare in zona
L’Ostiense è una delle zone di Roma dove si mangia meglio e dove è più facile sbagliare, perché i locali sono tanti e cambiano spesso. Lungo la via Ostiense e nelle strade intorno ai Mercati Generali trovi di tutto, dalla trattoria di quartiere al locale per la sera. Senza nominarne nessuno, ci sono segnali che ti aiutano a capire dove non sederti, e valgono qui come nel centro storico.
Primo segnale: il menù fotografico. Se fuori dalla porta c’è un cartellone con le foto dei piatti, tradotto in quattro lingue, quella cucina lavora per chi passa una volta e non torna. Un romano non ha bisogno di vedere la foto di una carbonara per sapere che cosa ordina. Non è snobismo, è semplice osservazione di chi è il cliente a cui il locale si rivolge.
Secondo segnale: la signora che tira la pasta fresca in vetrina o sulla strada. Fa scena, attira lo sguardo, ma la pasta fresca buona si fa in cucina la mattina presto. Quando diventa spettacolo davanti all’ingresso, sta lavorando come richiamo per i passanti. Terzo segnale: il buttadentro, la persona sulla porta che ti ferma per invitarti a entrare. Un posto con clienti abituali non ha bisogno di andarli a prendere per strada.
Quarto segnale: la cucina sempre aperta, dalla mattina a notte, senza pausa. Una brigata vera si ferma nel pomeriggio per preparare la sera. Quinto segnale: le voci senza prezzo, il pesce del giorno che non ha una cifra accanto, il menù diverso fra i tavoli fuori e quelli dentro. Chiedi sempre il prezzo prima di ordinare, soprattutto quando il cameriere ti propone un piatto a voce.
Nei giorni di Maker Faire e degli eventi al Gazometro la zona si riempie e i prezzi di chi lavora sul passaggio tendono a salire. È il momento in cui i locali improvvisati, con tavolini sul marciapiede e listino scritto a mano, fanno più affari. Se puoi, mangia prima o dopo, spostandoti di qualche strada verso la Garbatella o verso il mercato di Testaccio.
Il Nuovo Mercato Testaccio è una buona soluzione per un pranzo veloce, con banchi che servono cibo pronto accanto a quelli di frutta e verdura. Per i mercati rionali della città trovi una panoramica nella scheda sui mercati di Roma. Controlla gli orari, perché il pomeriggio e la domenica molti banchi sono chiusi.
Il criterio resta lo stesso: guarda chi è seduto. Se all’ora di pranzo ci sono impiegati degli uffici vicini, studenti di Roma Tre e famiglie del quartiere, sei nel posto giusto. Per orientarti senza andare a caso, tengo aggiornata la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, a Roma e nei dintorni, senza sponsorizzazioni.
Che cosa abbinare in giornata
L’abbinamento naturale è la Centrale Montemartini, la centrale elettrica inaugurata nel 1912 diventata museo con statue antiche fra turbine e motori diesel. Si trova sulla via Ostiense, a pochi minuti dal gasometro, ed è la chiave per capire il quartiere: stessa stagione industriale, stesso rapporto fra macchina e città. Mattina alla Centrale, tramonto sul Ponte della Scienza.
Poi la street art. Secondo LifeGate, nella zona si trovano Il Nuotatore di Agostino Iacurci, del 2011, Hunting Pollution di Iena Cruz, del 2018, il grande murale ecologico dipinto con vernice che assorbe lo smog, la Wall of Fame di JB Rock e un murale di Giulio Vesprini che dialoga con il gasometro. Il percorso completo è nella scheda sulla street art all’Ostiense e in quella sulla street art a Roma.
Verso nord la passeggiata porta a Testaccio. Il Monte dei Cocci, la collina fatta di anfore rotte, il Cimitero acattolico accanto alla Piramide, l’Ex Mattatoio e il Museo diffuso del rione occupano una mezza giornata. Da Porta San Paolo sali verso l’Aventino e il Giardino degli Aranci.
Verso sud la via Ostiense porta alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. Dentro Porta San Paolo c’è il Museo della via Ostiense, piccolo e poco frequentato, ricavato dentro la porta stessa. Proseguendo sulla stessa direttrice si arriva all’EUR e, più lontano, a Ostia Antica.
Per chi segue il filo del Novecento e dell’architettura industriale, le altre tappe sono l’Archivio Storico e Museo Birra Peroni, il MAXXI per il contemporaneo e il Forte Bravetta per la memoria del secolo. Chi preferisce il fiume trova idee nella scheda su Roma di notte, e oltre il Tevere, a portata di bicicletta, c’è Trastevere con Porta Portese.
Domande frequenti
Si può entrare nel Gasometro di Roma?
Non liberamente. L’area è privata, di proprietà Eni, e si entra solo durante le visite guidate di Gazometro Aperto, organizzate con il FAI su prenotazione, durante le visite del FAI per gli iscritti e in occasione di eventi come Maker Faire Rome e Videocittà. In nessun caso si sale sulla struttura. Da fuori il gasometro si vede gratis a qualunque ora dai ponti e dal lungotevere.
Quanto costa la visita guidata?
Nelle edizioni 2024 e 2025 di Gazometro Aperto le visite erano gratuite con prenotazione obbligatoria, secondo le fonti consultate. Per l’edizione 2026 il calendario ufficiale elenca le date ma non indica il costo, e alla data di verifica tutte le registrazioni risultano chiuse. Per informazioni su nuove date l’unico canale pubblicato è segreteria@enigazometroaperto.it. Maker Faire Rome ha invece un biglietto proprio.
Quanto è alto il Gasometro?
Il gasometro grande è alto 89,10 metri secondo Wikipedia, quasi 90 secondo il Comune di Roma. Il diametro è di 63 metri per entrambe le fonti, mentre un articolo del 2025 indica 60. Fu costruito fra il 1935 e il 1937 dall’Ansaldo di Genova e dalla Klonne di Dortmund, con circa tremila tonnellate di ferro, e poteva contenere duecentomila metri cubi di gas.
Si dice Gasometro o Gazometro?
La lingua italiana accetta entrambe le forme, ma a Roma si dice Gazometro, con la zeta, e così lo scrivono il Comune, Eni, il FAI e la maggior parte delle fonti. Il programma di visite si chiama infatti Gazometro Aperto. Se lo cerchi in rete, o se chiedi indicazioni a un passante, usa questa grafia e farai prima.
Da dove si vede meglio il Gasometro?
Il punto migliore è il Ponte della Scienza, pedonale e ciclabile, che parte da Riva Ostiense proprio all’altezza del gasometro e porta al Lungotevere Vittorio Gassman. Buone viste anche dal lungotevere sulla sponda di Marconi, dal Ponte dell’Industria riaperto nel 2025 con passerella pedonale, e da via del Porto Fluviale. Il momento ideale è il tramonto, con il gasometro in controluce sul cielo.
Come si arriva al Gasometro con i mezzi?
La soluzione più comoda è la metro B fino a Piramide, poi circa un chilometro a piedi, dieci o quindici minuti. In alternativa la stazione di Roma Ostiense, sempre a un chilometro, dove arriva il treno FL1 da Fiumicino. Le linee ATAC 23 e 769 fermano sulla via Ostiense alla fermata Ostiense/Mercati Generali, vicino all’ingresso di via del Commercio 9-11.
Chi è il proprietario del Gasometro?
Secondo Wikipedia e il sito di Eni, il complesso del Gazometro appartiene a Eni, che ne è proprietaria dal 1967 dopo il passaggio attraverso Snam e Italgas. In origine l’impianto era della Società Anglo-Romana per l’illuminazione di Roma col gas. Oggi l’area ospita il distretto dell’innovazione ROAD, la scuola d’impresa Joule, l’acceleratore ZERO, Eni 2050 Lab e la redazione dell’agenzia AGI.
In quali film compare il Gasometro?
Il Comune di Roma elenca fra le opere che lo hanno usato come sfondo Accattone di Pier Paolo Pasolini, del 1961, Troppo forte di Carlo Verdone, del 1986, Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, del 2001, e Romanzo criminale di Michele Placido, del 2005. Nel 2023 i Måneskin vi hanno girato il video del brano Honey. È uno dei set urbani più riconoscibili della città.
Chi ha scritto la pagina
La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Date delle aperture, modalità di accesso e collegamenti riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura. Essendo un’area privata con aperture solo programmate, ricontrollali prima di muoverti e segnalaci quello che trovi cambiato.
Costruire una giornata sull’Ostiense significa incastrare aperture guidate che si esauriscono in poche ore, eventi che riempiono il quartiere, musei con orari diversi, ponti e banchine che dopo le piene restano chiusi, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, collegamenti con gli aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dalla costa di Ostia ai Castelli fino ai laghi vulcanici del nord e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
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Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
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Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
