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Ex Porto Fluviale

L’Ex Porto Fluviale si trova in via del Porto Fluviale 12, all’angolo con via delle Conce, nel quartiere Ostiense. Non si visita e non si entra: dal 7 settembre 2026 è un edificio di case popolari di Roma Capitale, abitato da famiglie assegnatarie. Si guarda dalla strada, gratis, a qualunque ora del giorno, senza biglietto né prenotazione, e con il rispetto che si deve alla casa di qualcun altro.

Per più di vent’anni questo magazzino militare di inizio Novecento è stato una delle occupazioni abitative più note di Roma, e dal 2014 la sua facciata dipinta dallo street artist Blu è finita su guide, cartoline e profili di mezzo mondo. Oggi quella stagione è chiusa. Il progetto comunale Porto Fluviale RecHouse, finanziato con i fondi PINQuA del PNRR, ha trasformato l’edificio in cinquantaquattro alloggi pubblici con servizi di quartiere al piano terra.

Le informazioni pratiche riportate qui risultano dalle fonti consultate il 28 settembre 2026: il portale Roma si trasforma di Roma Capitale, le agenzie e i quotidiani che hanno seguito la consegna delle chiavi e la stampa di settore sulla street art. Il piano terra e la piazza interna non hanno ancora un gestore e un orario pubblicati. Prima di organizzare un’uscita con un gruppo, controllate le notizie del Municipio VIII e del Comune.

Illustrazione di un grande edificio ex militare con facciate colorate
Illustrazione generata con intelligenza artificiale: non è una fotografia dell'ex Porto Fluviale e non riproduce i suoi murales. Serve solo a evocare il luogo.

Dove si trova e che cosa si vede dalla strada

L’edificio occupa un isolato allungato fra via del Porto Fluviale, via delle Conce e il fronte verso via Ostiense, nella fascia industriale che il piano regolatore del sindaco Ernesto Nathan, nel 1909, destinò a fabbriche, depositi e servizi urbani. Intorno ci sono il Gasometro, la Centrale Montemartini e il ponte ferroviario di via delle Conce. È un pezzo di città costruito per lavorare, non per essere guardato.

Dalla strada si legge bene la struttura: tre piani fuori terra, un corpo lungo e regolare, le grandi finestre originarie tipiche dei magazzini militari, che il vincolo del Ministero della Cultura ha imposto di conservare durante il cantiere. Le facciate su via del Porto Fluviale e su via delle Conce sono state ripitturate nell’estate del 2025. Chi arriva con in mente le fotografie dei volti colorati trova oggi un prospetto chiaro e ordinato.

Il cortile interno, nelle intenzioni del progetto, diventerà una piazza pubblica aperta al quartiere, con attività al piano terra affidate a enti del Terzo settore. Alla data di verifica di queste informazioni il bando per la gestione di quegli spazi era ancora aperto, con scadenza fissata al 28 settembre 2026. Finché non esiste un gestore con un orario pubblicato, il cortile non è un luogo di passaggio per i visitatori e va considerato parte dell’abitazione.

Che cosa non si vede, e non si deve cercare di vedere: gli appartamenti, le scale, i terrazzi condivisi, gli spazi comuni ai piani. Qualche sito continua a presentare il Porto Fluviale come un centro sociale visitabile, con laboratori e sala da tè aperti al pubblico. Quelle informazioni descrivono la stagione dell’occupazione, finita nel giugno 2024. Oggi al numero 12 vivono famiglie con un contratto, e la visita è tutta sul marciapiede.

Una curiosità sull’Ex Porto Fluviale

Il nome inganna quasi tutti. Chi sente dire Porto Fluviale immagina banchine, gru e barconi, e invece l’edificio non ha mai avuto niente a che fare con l’acqua. Il nome viene dalla strada, e la strada lo prende dal porto commerciale che Roma costruì sulla riva sinistra del Tevere, a valle del Ponte dell’Industria, nel 1912. Il porto è quasi scomparso dalla memoria cittadina, la strada è rimasta, e con lei il nome.

La denominazione tecnica usata negli atti e nella documentazione del progetto è un’altra ed è molto meno poetica: Ex Direzione Magazzini del Commissariato. Era cioè un deposito dell’amministrazione militare, il posto dove si stoccavano vestiario, materiali e rifornimenti. Più tardi l’immobile è passato in uso all’Aeronautica Militare, ed è per questo che nelle cronache degli anni dell’occupazione lo si trova indicato quasi sempre come ex caserma dell’Aeronautica.

Anche il nome con cui lo conoscevano gli abitanti durante l’occupazione era diverso: Porto Fluviale Recuperato. Il progetto comunale che lo ha trasformato si chiama invece Porto Fluviale RecHouse, e conserva quella sillaba in comune, Rec, che rimanda al recupero. Non è un dettaglio da poco. Dice che l’amministrazione, nel dare un nome al programma, ha scelto di non cancellare del tutto la storia che l’aveva preceduto.

C’è poi una piccola ironia toponomastica curiosa. La strada porta il nome di un porto che non lavora più, e l’edificio più famoso della strada porta il nome della strada. Così per vent’anni migliaia di persone hanno fotografato il Porto Fluviale senza vedere il fiume, che scorre a poche centinaia di metri dietro i capannoni e i binari. A Roma i nomi sopravvivono alle funzioni quasi sempre.

Una cosa che non ti dice nessuno sull’Ex Porto Fluviale

La fine dell’occupazione non è stata uno sgombero con la forza, ed è la parte della storia che quasi nessuno racconta. Il progetto presentato dal Comune nel 2020 al bando nazionale PINQuA prevedeva fin dall’inizio che la comunità che abitava l’edificio passasse dalla condizione di occupante a quella di assegnataria di alloggi pubblici. Nel giugno 2024 l’immobile è stato liberato per aprire il cantiere, con le famiglie ricollocate in alloggi comunali e ATER.

A lavori finiti le famiglie censite sono rientrate come inquilini. Il 7 settembre 2026 il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore alle politiche abitative Tobia Zevi hanno consegnato le chiavi a quarantotto dei cinquantaquattro nuclei previsti. La stampa ha titolato sul passaggio da occupanti a inquilini, e il Comune ha presentato l’operazione come un modello di rigenerazione replicabile in altri immobili occupati della città.

La scelta ha diviso, ed è giusto saperlo per capire le discussioni che sentirete in zona. Fratelli d’Italia Roma, l’8 settembre 2026, ha contestato che si assegnino alloggi pubblici a chi ha occupato, ricordando le oltre diciottomila famiglie romane in graduatoria. Il Campidoglio rivendica il recupero di un bene vincolato e di una comunità radicata. Qui non si prendono parti: si registrano le due posizioni, entrambe pubbliche e documentate.

Un secondo dettaglio che sfugge è il passaggio di proprietà. L’edificio apparteneva allo Stato ed è stato trasferito gratuitamente a Roma Capitale attraverso il federalismo culturale, con un accordo che ha coinvolto il Ministero della Cultura e l’Agenzia del Demanio. È lo strumento che permette ai Comuni di acquisire beni statali vincolati impegnandosi a valorizzarli. Senza quel trasferimento, il finanziamento PNRR su un immobile non comunale sarebbe stato molto più complicato.

Il murale di Blu: che cosa era e che cosa resta

Blu, street artist noto con questo solo nome, si stabilì all’ex caserma nel 2012 e ci lavorò per circa due anni. I primi tre volti comparvero sulla facciata nel giugno 2013, e l’opera completa fu presentata nel 2014. Copriva intorno ai duemila metri quadrati. Le fonti non concordano sul numero dei personaggi: una rivista di storia dell’arte parla di poco meno di trenta volti, un blog di design del novembre 2014 di venticinque figure.

L’idea era semplice e geniale. Le finestre dell’edificio diventavano gli occhi dei personaggi e i cornicioni le loro sopracciglia, con le figure disposte su tre registri, uno per piano. Una facciata militare, rigida e ripetitiva, si trasformava in una fila di facce grottesche e colorate che guardavano la strada. Fra i simboli compariva il cerchio attraversato da una saetta, segno storico dei movimenti di occupazione, e sul lato verso via Ostiense una grande nave-città.

La tecnica era quella di un imbianchino più che di un writer: rulli e pennelli montati su aste telescopiche, campiture piatte e opache, contorni neri spessi, e ganci e corde da arrampicata per raggiungere le parti alte, lavorando per mesi sospeso sulla facciata. Chi ha visto l’opera dal vivo ricorda soprattutto la leggibilità a distanza, che è il vero talento di Blu: si capiva tutto da cento metri, dal marciapiede opposto di via Ostiense.

Il murale è stato rimosso di comune accordo con l’artista. Le cronache del novembre 2024 riferiscono che Blu aveva dato il consenso alla cancellazione sulle facciate di via del Porto Fluviale e via delle Conce, ritenendo che l’assegnazione regolare delle case ai suoi abitanti facesse venire meno la ragione dell’opera. La Soprintendenza ha chiesto una documentazione completa prima della copertura, affidata a ricercatori dell’Università Roma Tre.

Su che cosa resti oggi le fonti non concordano, ed è bene saperlo prima di partire apposta. La documentazione di progetto del 2024 indicava la conservazione delle pitture sulle pareti cieche e interne, la stampa dell’agosto 2025 parla di facciate ripitturate e di addio al murale, e non manca chi scrive di opera conservata integralmente. Andate con l’idea di trovare poco o nulla. Se trovate qualcosa, sarà un regalo.

Il consiglio che ti do per visitare l’Ex Porto Fluviale

Non venite per il murale. Venite per capire che cosa è successo, e fatelo inserendo l’edificio dentro una passeggiata sull’Ostiense industriale, non come meta isolata. Il posto regge dieci minuti di osservazione dal marciapiede, non un’ora. Dentro un giro che tiene insieme Gasometro, Centrale Montemartini, i Mercati Generali e la street art del quartiere, invece, diventa il capitolo che spiega come questa zona è passata dalle fabbriche alle case.

Scegliete un giorno feriale di mattina, quando la strada è più tranquilla e il traffico di via Ostiense non ha ancora preso il ritmo del pomeriggio. Fermatevi sul marciapiede opposto, non davanti ai portoni. Se siete in gruppo, parlate a voce bassa e non piazzatevi in mezzo al passaggio di chi entra ed esce con la spesa o con i bambini. È la regola che vale per qualunque condominio, e qui vale doppio.

Se guidate un gruppo, fate il racconto prima di arrivare, in un punto neutro come lo slargo del Gasometro, e davanti all’edificio limitatevi a indicare le finestre originarie e i due lati della facciata. Una comitiva di trenta persone ferma sotto le finestre di una casa popolare, con una guida che parla di occupazione e di sgomberi, mette a disagio chi ci abita. Cinque minuti di sosta bastano e si ricordano meglio.

Un consiglio sul racconto, per chi accompagna. Evitate le semplificazioni in entrambe le direzioni: né la favola dell’occupazione romantica, né la cronaca del degrado. I fatti pubblicati bastano e sono già abbastanza interessanti: un deposito militare vuoto, una comunità che lo abita per ventun anni, un artista che lo dipinge, un Comune che lo acquisisce dallo Stato e lo trasforma in case pubbliche per chi ci viveva. Lasciate che il gruppo si faccia un’idea.

Ultimo consiglio, il più pratico. Tenete d’occhio le notizie del Municipio VIII per l’apertura della piazza interna e degli spazi al piano terra. Quando il bando avrà un vincitore e il caffè letterario, la ciclofficina o la sala polivalente avranno un orario, ci sarà finalmente un modo legittimo di varcare il cancello da visitatori, partecipando alle attività. Fino ad allora, il cortile è casa d’altri.

Come si entra e come ci si comporta

Non si entra. L’edificio non ha biglietteria, non ha orari di visita, non partecipa a circuiti museali e alla data di verifica non risulta inserito in giornate di apertura straordinaria. È un immobile di edilizia residenziale pubblica, e chi ci abita ha lo stesso diritto alla riservatezza di qualunque inquilino di un palazzo del centro. L’unico modo corretto di conoscerlo è guardarlo dalla strada, che è pubblica e sempre accessibile.

Non esistono biglietti ufficiali né visite guidate autorizzate all’interno, e nessun operatore può venderne. Se trovate in rete tour che promettono l’ingresso nell’ex occupazione, stanno usando informazioni vecchie o vi stanno vendendo una sosta sul marciapiede a prezzo pieno. Una passeggiata guidata sulla street art di Ostiense ha senso, perché racconta un quartiere intero. Una visita dentro un palazzo di case popolari no, e non esiste.

Tre regole che applico sempre. Non si fotografano le persone alle finestre o nei portoni senza il loro permesso. Non si fanno riprese verso l’interno degli appartamenti, nemmeno con lo zoom da lontano. Non si usano droni sopra un edificio abitato. Sembrano ovvietà, ma davanti ai luoghi diventati famosi sui social si vedono comportamenti che nessuno accetterebbe sotto casa propria. Chi abita al numero 12 ha già dato abbastanza alla curiosità altrui.

Se volete conoscere la storia dall’interno, la strada giusta è aspettare le attività aperte al quartiere che il bando prevede: la sala polivalente, la ludoteca, il caffè letterario con sala lettura e coworking, la ciclofficina del mobility center, i laboratori artigianali, un possibile mercato settimanale a chilometro zero. Sono spazi pensati per chi abita a Ostiense e per chi passa, e saranno il modo più onesto di entrare in relazione con il posto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

L’occupazione del Porto Fluviale non è stata solo un dormitorio. Negli anni Dieci l’edificio ospitava una sala da tè autogestita dalle donne che ci abitavano, nata intorno al 2011, una ciclofficina, una scuola di oreficeria, una sartoria, un laboratorio di pelletteria e perfino un’orchestra. Nel 2012 ospitò l’edizione romana di Roma Skill Share, un incontro di scambio di competenze. Il quartiere lo frequentava per queste attività molto prima che per il murale.

Il secondo fatto noto agli addetti ai lavori è la composizione della comunità. Le fonti dell’epoca parlano di famiglie provenienti da tredici paesi diversi, e le stime sul numero degli abitanti variano molto da un anno all’altro: circa centocinquanta persone al momento dell’ingresso nel 2003, intorno a trecento secondo una cronaca del 2012, fino a quattrocentocinquanta secondo un blog del 2014. Le fonti non concordano, e i numeri delle occupazioni sono per natura mobili.

C’è poi un dato che chi passa di qui in fretta ignora: l’occupazione ha tenuto in vita un edificio vincolato che, vuoto, avrebbe rischiato il degrado strutturale. Le cronache del 2025 descrivono lo stabile come malridotto al momento dell’ingresso degli occupanti nel 2003, e l’uso continuativo lo ha comunque presidiato per vent’anni. È un argomento che le due parti del dibattito pesano in modo opposto, ma il fatto in sé non è controverso.

Il terzo è il rapporto con l’università. Ricercatori di Roma Tre e dello University College London hanno lavorato con gli abitanti già negli anni della occupazione, e di nuovo Roma Tre è stata chiamata a documentare il murale prima della copertura. Nel 2011 il documentario Good Buy Roma di Gaetano Crivaro e Margherita Pisano, premiato in diversi festival, aveva raccontato le occupazioni romane passando anche di qui.

Il vecchio porto sul Tevere che ha dato il nome alla strada

Il porto fluviale vero e proprio fu realizzato nel 1912 sulla riva sinistra del Tevere, a valle del Ponte dell’Industria, il ponte di ferro inaugurato nel 1863 per la ferrovia verso Civitavecchia. Era l’ultimo erede di una vocazione antichissima: la città aveva sempre ricevuto merci dal fiume, dagli scali imperiali alla foce fino ai porti papali in città. Qui arrivavano chiatte cariche di materiali per le industrie nate intorno.

Per capire la scala di quella vocazione antica conviene salire a Ostia Antica e ai Porti Imperiali di Claudio e Traiano, dove Roma organizzava gli arrivi di grano e merci da tutto il Mediterraneo. Il Monte dei Cocci, a Testaccio, è la discarica di anfore di quel commercio fluviale. Il porto del 1912 ne è la coda moderna, modesta e presto superata dalla strada e dalla ferrovia.

Il quartiere intorno nasce tutto in quegli anni. Nel 1890 aprì il Mattatoio progettato da Gioacchino Ersoch, oggi Ex Mattatoio, nel 1910 si trasferì qui l’officina del gas, che sfruttava fiume e ferrovia per il carbone inglese, nel 1912 arrivarono i Magazzini Generali e la centrale elettrica, nel 1913 partì il cantiere dei Mercati Generali, inaugurati nel 1922. Il grande gasometro entrò in funzione nel 1937.

Nel 1923 aprì il Lavatoio Lanario Sonnino, dove lavoravano soltanto donne. Nel 1924 la stazione di testa della ferrovia per il Lido fu costruita presso Porta San Paolo. È in questo paesaggio di magazzini, binari e ciminiere che sorse l’edificio del Commissariato militare: un deposito fra i depositi. Il porto sul fiume ha perso la sua funzione, e ne resta soprattutto il nome della strada.

Una traccia letteraria di quel porto la lascia Alberto Moravia, che in uno dei suoi racconti romani, Scherzi del caldo, descrive il Tevere estivo come un fiume giallo e piccolo, con una chiatta carica di sacchi di cemento ferma accanto alla banchina. È un’immagine precisa di che cosa fosse il porto nella vita quotidiana del Novecento: un attracco di servizio per l’edilizia e l’industria, non un luogo di passeggio.

La foto giusta da fare all’Ex Porto Fluviale

La foto giusta è d’angolo, dal marciapiede opposto all’incrocio fra via del Porto Fluviale e via delle Conce. Da lì prendete i due fronti insieme e la ripetizione delle grandi finestre, che è l’elemento architettonico più forte dell’edificio e il motivo per cui è vincolato. Usate una focale moderatamente larga e tenete la macchina dritta: le linee verticali storte rovinano qualunque immagine di architettura militare.

La seconda inquadratura che vale è di contesto: l’edificio con il ponte ferroviario di via delle Conce e, se trovate l’angolo giusto, qualche ciminiera o struttura industriale sullo sfondo. È la foto che racconta l’Ostiense meglio di mille primi piani, perché mette insieme tre pezzi della stessa storia industriale. Funziona con la luce bassa del mattino o del tardo pomeriggio, quando le facciate chiare non bruciano.

Che cosa non fotografare: le persone. Né alle finestre, né nei portoni, né nel cortile se è aperto per qualche attività, senza aver chiesto. Evitate anche gli zoom sulle finestre, che dall’esterno diventano sguardi dentro le case. Una fotografia di architettura si fa benissimo senza nessuno dentro, e a Roma ci sono cento altri posti dove fare ritratti di strada senza entrare nella vita di qualcuno.

Una nota di luce. Le facciate chiare, dopo la ritinteggiatura del 2025, riflettono molto: a mezzogiorno d’estate l’esposizione automatica tende a bruciare le parti alte e a lasciare le finestre come buchi neri. Sottoesponete leggermente e recuperate le ombre dopo. Con il cielo coperto, invece, l’edificio diventa piatto e perde il ritmo delle aperture, che è tutto quello che ha da offrire all’obiettivo.

Se cercate la fotografia del murale di Blu, sappiate che quella che vedete in rete è con ogni probabilità precedente all’estate 2025. Non inseguite la replica di una cartolina che non esiste più. La street art del quartiere offre soggetti vivi e nuovi, come le opere realizzate a fine 2025 lungo la stessa via del Porto Fluviale, e sono quelli da cercare oggi con la macchina fotografica.

Come si arriva all’Ex Porto Fluviale

Il collegamento indicato storicamente dagli stessi abitanti è la metro B, fermata Piramide. Da Stazione Termini la linea B porta a Piramide senza cambi in pochi minuti. All’uscita si trovano la Piramide Cestia e Porta San Paolo, e da lì si prosegue a piedi lungo via Ostiense, verso sud, fino all’imbocco di via del Porto Fluviale. La prima volta conviene tenere la mappa aperta sul telefono.

Accanto a Piramide c’è la stazione ferroviaria di Roma Ostiense, utile a chi arriva in città con i treni regionali e vuole evitare il passaggio da Termini. La stessa area è servita dal terminal della ferrovia per il Lido, la linea che collega la città con Ostia. Le frequenze e gli orari cambiano con le stagioni e con i lavori, quindi verificateli sui siti dei gestori il giorno prima.

In auto è una pessima idea. La zona ha parcheggi scarsi e contesi, soprattutto la sera quando i locali di Ostiense si riempiono, e via Ostiense è una delle arterie più trafficate del quadrante sud. Chi arriva in bicicletta trova invece un terreno pianeggiante e un quartiere che si attraversa bene, e nel progetto dell’edificio è prevista proprio una ciclofficina di quartiere nel mobility center al piano terra.

Chi viene a piedi da Testaccio o dall’Aventino ha la passeggiata più bella: si scende da Aventino e dalla Basilica di San Saba verso Porta San Paolo, si costeggiano le Mura Aureliane e il Cimitero acattolico, poi si entra nell’Ostiense. È il modo migliore per vedere il passaggio dalla città antica a quella industriale in meno di un’ora di cammino.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Inizio del Novecento: nella zona industriale disegnata dal piano del 1909 sorge l’edificio della Direzione Magazzini del Commissariato militare. Le fonti di stampa lo datano ai primi anni del secolo, senza indicare l’anno preciso di costruzione, che non risulta pubblicato nelle fonti consultate. Nel corso del Novecento passa in uso all’Aeronautica Militare, poi viene dismesso e resta vuoto, in un quartiere che nel frattempo perde le sue fabbriche.

Giugno 2003: circa centocinquanta persone in emergenza abitativa entrano nell’edificio abbandonato, con il sostegno del Coordinamento cittadino di lotta per la casa. Altre fonti legano la comunità al Movimento per il Diritto all’Abitare, attivo nello stesso ambito. Diventerà una delle più antiche occupazioni abitative romane. L’edificio, intanto, risulta vincolato dal Ministero per il suo valore storico e architettonico, e questo condizionerà ogni progetto futuro.

2012-2014: Blu si stabilisce all’ex caserma e dipinge le facciate. I primi volti compaiono nel giugno 2013, l’opera completa viene presentata nel 2014 e viene subito raccontata dalla stampa nazionale e dai siti di arte e design. Nel 2020 Roma Capitale partecipa al bando nazionale PINQuA con il progetto Porto Fluviale RecHouse, e nel 2021 il Ministero lo finanzia con undici milioni di euro del PNRR.

Giugno 2024: l’edificio viene liberato senza tensioni per consentire i lavori, e le famiglie censite si trasferiscono temporaneamente in alloggi comunali e ATER. Fra fine ottobre e inizio novembre 2024 parte il cantiere. A luglio 2025 i lavori risultano al quarantacinque per cento, ad agosto 2025 le facciate vengono ripitturate e il murale di Blu sparisce dai due fronti principali, con il consenso dell’artista.

Dicembre 2025: il progetto Connecting Ostiense, con il patrocinio del Municipio VIII, porta nuove opere di arte urbana lungo via del Porto Fluviale e nelle strade vicine. Il 7 settembre 2026 il sindaco consegna le chiavi a quarantotto famiglie. Il 28 agosto 2026 era stato pubblicato il bando per affidare gli spazi del piano terra, con scadenza al 28 settembre 2026 e convenzione di sei anni rinnovabile.

Chi è passato dall’Ex Porto Fluviale

Le famiglie, prima di tutto. Per oltre vent’anni l’edificio è stato la casa di decine di nuclei di tredici nazionalità diverse, con storie, lingue e mestieri diversi. Molti di loro sono gli stessi che il 7 settembre 2026 hanno ricevuto le chiavi da assegnatari. Non sono personaggi da raccontare con aneddoti, e non li nomino. Sono il motivo per cui l’edificio esiste ancora in questa forma e non è diventato un rudere.

Blu, l’artista che ha dato all’edificio la sua fama internazionale e che ha poi accettato di vederlo ricoperto. Il suo lavoro a Roma si lega a temi sociali e alla critica del potere, e la scelta di acconsentire alla cancellazione è coerente con quell’idea: l’opera aveva senso finché sosteneva una lotta per la casa. Chi vuole capire la sua traiettoria trova nel quartiere e in tutta la città altre tracce della street art romana.

Gli attivisti dei movimenti per il diritto alla casa, che hanno organizzato l’ingresso nel 2003 e hanno fatto del Porto Fluviale uno dei riferimenti delle occupazioni romane. Accanto a loro sono passati ricercatori di Roma Tre e dello University College London, i registi Gaetano Crivaro e Margherita Pisano con il documentario Good Buy Roma, e i partecipanti al Roma Skill Share del 2012, che hanno portato qui laboratori e incontri aperti.

Gli amministratori che hanno chiuso la vicenda: il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore alle politiche abitative Tobia Zevi, l’assessora Segnalini, citata nelle cronache dell’estate 2025 sul cantiere. E, andando indietro, Ernesto Nathan, il sindaco del piano regolatore del 1909 che trasformò questa ansa del Tevere nel distretto produttivo della città, senza il quale né il porto né il magazzino militare sarebbero mai sorti qui.

E Moravia, che il porto lo ha raccontato senza pensare alla caserma, e tutti gli operai e le operaie del distretto industriale, quelli della centrale, del gas, dei Mercati Generali, del Lavatoio Lanario, che hanno percorso questa strada ogni giorno per mezzo secolo. Sono loro il vero sfondo umano del quartiere, ed è a loro che si sono ispirati gli artisti chiamati a dipingere l’Ostiense dopo la stagione di Blu.

Gli artisti arrivati dopo Blu. A fine 2025 il progetto Connecting Ostiense ha portato Geometric Bang, cioè Mattia Botta, a dipingere un paesaggio geometrico lungo via del Porto Fluviale con riferimenti alle operaie del Lavatoio Lanario e della Saccheria Sonnino, Moneyless, cioè Teo Pirisi, con un intervento sull’asfalto sotto il ponte di via delle Conce, e Alice Lotti in viale del Campo Boario.

Il progetto Porto Fluviale RecHouse in cifre

Gli alloggi sono cinquantaquattro, distribuiti fra primo e secondo piano, con superfici comprese fra 30 e 96 metri quadrati. La composizione pubblicata è di trentatré unità per una o due persone, sette per tre, undici per quattro, due per cinque e una per sei persone. Le superfici complessive indicate sono di 4.775 metri quadrati per la residenza, 933 per i servizi e 324 per le attività commerciali.

Sui soldi le cifre circolate non coincidono, e conviene conoscerle tutte. Il portale Roma si trasforma di Roma Capitale indica un importo complessivo di sedici milioni di euro, di cui undici dal PNRR, 2,8 dal bilancio comunale e 2,2 dal Fondo opere indifferibili. La documentazione del 2024 parlava di quindici milioni, la stampa del settembre 2026 di 13,2 milioni di fondi PNRR. Probabilmente misurano voci diverse, ma nessuna fonte lo chiarisce.

L’impianto energetico è la parte tecnica più interessante. L’edificio è stato portato dalla classe G alla classe B, con i singoli appartamenti fra la C e la A2. Riscaldamento e raffrescamento usano pompe di calore, il gas è stato eliminato del tutto, e sulla terrazza il progetto prevede un giardino fotovoltaico al servizio di una comunità energetica. Per un vincolato di inizio Novecento, sono risultati tutt’altro che scontati.

C'è una posizione controcorrente da dire chiaramente, e riguarda il murale. Le cronache dell’estate 2025 hanno salutato la sua copertura come un addio, e molti in città l’hanno vissuta come una perdita culturale. Non sono d’accordo. Il murale era un manifesto dipinto sulla casa di persone che rivendicavano un diritto, non un’attrazione per turisti. Quando quel diritto è stato riconosciuto, l’artista stesso ha scelto di chiudere il discorso. Rimpiangerlo come uno sfondo per selfie è un equivoco.

Quando andarci e che cosa non aspettarsi

La strada è pubblica e il palazzo si vede in qualunque giorno dell’anno, di giorno come di sera. Detto questo, il momento migliore è la mattina di un giorno feriale, quando la zona è tranquilla e i musei vicini sono aperti. La sera l’Ostiense cambia faccia, si riempie di chi esce per cena e per i locali, i marciapiedi si affollano e fermarsi davanti a un portone abitato diventa più invadente.

Non aspettatevi pannelli, targhe o segnaletica turistica. Alla data di verifica non risulta installato alcun cartello che racconti la storia dell’edificio, del murale o dell’occupazione, e non esiste un punto informativo. Tutto il contenuto dipende da quello che sapete prima di arrivare o da chi vi accompagna. È uno dei motivi per cui ha senso inserirlo in una passeggiata guidata sull’Ostiense e non venirci da soli senza contesto.

Non aspettatevi neppure servizi. Non ci sono bagni pubblici dedicati, non c’è un punto ristoro nell’edificio finché il caffè letterario previsto dal progetto non avrà un gestore, non ci sono panchine davanti ai portoni. I servizi si trovano nel quartiere, che ne ha in abbondanza. Chi ha bisogno di una sosta lunga la programmi al Gasometro o alla Centrale Montemartini, non sotto le finestre degli assegnatari.

Sull’accessibilità la situazione è semplice perché la visita è tutta in strada. I marciapiedi dell’Ostiense sono in piano ma non sempre larghi e continui, con attraversamenti trafficati su via Ostiense. Per chi si muove in carrozzina il tratto più scomodo è di solito l’accesso dalla metro a Piramide e l’attraversamento della piazza di Porta San Paolo, che conviene studiare in anticipo sulla mappa.

La street art intorno all’Ex Porto Fluviale

Il quartiere resta uno dei poli della street art all’Ostiense, anche senza Blu. Il progetto Connecting Ostiense, curato da realtà culturali della zona con il coordinamento di LifeGate e Polimera e il patrocinio del Municipio VIII, ha lavorato proprio sulla memoria del lavoro femminile: le operaie del Lavatoio Lanario, della Saccheria Sonnino, le telegrafiste della Seconda guerra mondiale, le donne della Resistenza.

La stampa di settore cita fra le opere di riferimento del quartiere anche Hunting Pollution, un grande murale del 2018 di circa mille metri quadrati. Chi segue la street art romana con metodo fa bene a combinare Ostiense con il Quadraro, il Pigneto e San Lorenzo, tre quartieri dove i muri raccontano storie di comunità molto diverse fra loro.

Per chi vuole un itinerario ordinato, la sequenza consigliata è questa: Piramide e Porta San Paolo, via Ostiense verso sud, sosta breve davanti all’ex caserma, via del Porto Fluviale con le opere del 2025, sottopasso di via delle Conce con l’intervento sull’asfalto, poi il Gasometro e la Centrale Montemartini. Due ore a passo tranquillo, tutte in piano. Chi ha poco tempo può farne metà e tornare un’altra volta.

Un confronto utile per capire il Porto Fluviale è l’Ex Snia sulla Prenestina, dove un’area industriale dismessa è diventata parco pubblico con il Lago Ex Snia grazie alla mobilitazione del quartiere. Due esiti diversi della stessa domanda: che cosa fare dei grandi contenitori vuoti del Novecento romano. Là un parco, qui case popolari. Entrambe le risposte sono nate dal basso prima di arrivare nei documenti ufficiali.

Perché questo edificio conta nella storia recente di Roma

Roma ha una lunga storia di occupazioni abitative in edifici pubblici e privati dismessi, e il Porto Fluviale ne è stato per vent’anni uno dei casi più visibili, anche grazie alla facciata dipinta. La sua conclusione è diversa da quella di molte altre vicende simili: non uno sgombero seguito da un edificio vuoto, ma un cantiere con rientro delle stesse famiglie come assegnatarie. È questo che lo rende un caso di studio.

Il Comune lo ha presentato esplicitamente come un modello replicabile, e il percorso tecnico è chiaro: acquisizione di un bene statale vincolato con il federalismo culturale, candidatura al programma nazionale PINQuA, finanziamento PNRR, censimento degli abitanti, trasferimento temporaneo, lavori, rientro, affidamento dei servizi al Terzo settore. Ogni passaggio è documentato da atti pubblici. Se sarà davvero replicabile lo diranno i prossimi anni, non le dichiarazioni del giorno della consegna.

Chi viene qui con occhio da urbanista trova anche un esempio concreto di riuso di un edificio vincolato con standard energetici alti, cosa che nei centri storici italiani si fa di rado. Le grandi finestre dei magazzini, che hanno imposto vincoli al progetto, sono diventate una risorsa per la luce naturale degli alloggi. Il giudizio complessivo sulla vicenda resta politico e ciascuno se lo farà. Sul piano architettonico il cantiere ha rispettato l’edificio.

Mangiare in zona

L’Ostiense è da anni un quartiere dove si mangia molto, fra vecchie trattorie, locali nati nei capannoni riconvertiti e insegne aperte per il pubblico serale che arriva da tutta la città. Proprio per questo le trappole esistono anche qui, e riconoscerle è più utile di qualunque elenco. Non nomino nessun locale, né in positivo né in negativo: i segnali valgono ovunque e si imparano una volta sola.

Primo segnale: le foto dei piatti sul menu esposto, magari plastificato e tradotto in cinque lingue. Un locale che deve mostrarvi l’immagine della cacio e pepe sta parlando a chi non l’ha mai vista. Secondo segnale: la signora che tira la sfoglia in vetrina. È scenografia studiata per fermare il passante, perché la pasta fresca fatta bene si prepara in cucina al mattino, non sotto gli occhi della strada.

Terzo segnale: la persona sulla porta che vi invita a entrare. Chi ha clienti abituali non ha bisogno di fermarli sul marciapiede. Quarto: la cucina aperta senza pausa dal mattino a notte fonda, che di solito significa piatti rigenerati. Quinto: le voci senza prezzo, il pesce del giorno a prezzo non indicato, i listini diversi fra sala e tavoli esterni. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare.

I romani non evitano questi posti per snobismo. Li evitano perché sanno che una cucina costruita sul passaggio non ha interesse a farli tornare. Il criterio è guardare chi è seduto: impiegati, operai, famiglie del quartiere che parlano romanesco sono l’indizio migliore. Per orientarvi senza tentativi c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi.

Che cosa abbinare in giornata

La combinazione naturale è il distretto industriale. Il Gasometro di Roma si vede da tutto il quartiere, la Centrale Montemartini mette le statue antiche dei Musei Capitolini fra turbine e caldaie, e il Museo della via Ostiense, dentro Porta San Paolo, racconta la strada antica che dava il nome a tutto il quadrante. Sono tre visite brevi che si fanno a piedi.

Appena dentro le Mura, a pochi minuti da Piramide, c’è Testaccio. La guida a Testaccio vi porta al Nuovo Mercato di Testaccio, al Museo diffuso del rione e all’Ex Mattatoio. Chi ama i mercati trova nella pagina sui mercati di Roma le alternative per ogni giorno della settimana, compresa Porta Portese la domenica.

Verso sud si sale alla Garbatella, la borgata giardino nata nel 1920 sui colli di San Paolo, con i suoi lotti e cortili, e agli Orti Urbani della Garbatella. Più avanti c’è la Basilica di San Paolo fuori le Mura, e chi ha ancora gambe arriva all’Abbazia delle Tre Fontane e all’EUR.

Verso nord si risale alla città antica: il Circo Massimo, Santa Balbina, il Museo delle Mura a Porta San Sebastiano per chi vuole seguire la cinta aureliana. Oltre il fiume, Trastevere chiude la giornata. Chi è interessato all’architettura pubblica del Novecento può confrontare questo magazzino con la Città universitaria della Sapienza.

Domande frequenti

Si può visitare l’interno dell’Ex Porto Fluviale?

No. Dal 7 settembre 2026 l’edificio di via del Porto Fluviale 12 ospita cinquantaquattro alloggi di edilizia residenziale pubblica di Roma Capitale, abitati da famiglie assegnatarie. Non ci sono orari di visita né biglietti. Si guarda dalla strada pubblica. In futuro la piazza nel cortile e gli spazi del piano terra dovrebbero aprirsi al quartiere con attività gestite dal Terzo settore, ma alla data di verifica il gestore non è ancora stato individuato.

Il murale di Blu è ancora visibile?

Sulle facciate di via del Porto Fluviale e di via delle Conce no: nell’estate del 2025 sono state ripitturate, con il consenso dell’artista, dopo una documentazione chiesta dalla Soprintendenza e affidata all’Università Roma Tre. Su eventuali porzioni conservate sulle pareti cieche le fonti non concordano. Chi va apposta deve mettere in conto di non trovare più l’opera, realizzata fra il 2013 e il 2014.

L’edificio è ancora occupato?

No. L’occupazione iniziata nel giugno 2003 si è chiusa nel giugno 2024, quando l’immobile è stato liberato per il cantiere e le famiglie sono state trasferite temporaneamente in alloggi comunali e ATER. A lavori finiti le famiglie censite sono rientrate come assegnatarie regolari. La consegna delle chiavi a quarantotto nuclei è avvenuta il 7 settembre 2026, alla presenza del sindaco e dell’assessore alle politiche abitative.

Che cosa era l’edificio prima dell’occupazione?

Era la Direzione Magazzini del Commissariato, un deposito dell’amministrazione militare costruito all’inizio del Novecento nella zona industriale dell’Ostiense e passato poi in uso all’Aeronautica Militare. L’anno preciso di costruzione non è pubblicato nelle fonti consultate. Dismesso e vuoto, è stato vincolato dal Ministero per il suo valore storico e architettonico e trasferito dallo Stato a Roma Capitale con il federalismo culturale.

Quanto è costato il progetto Porto Fluviale RecHouse?

Le cifre pubblicate non coincidono. Il portale comunale Roma si trasforma indica sedici milioni di euro complessivi, di cui undici dal PNRR attraverso il programma PINQuA, 2,8 dal bilancio di Roma Capitale e 2,2 dal Fondo opere indifferibili. Le cronache della consegna delle chiavi, nel settembre 2026, parlano di 13,2 milioni di fondi PNRR. Il dato più aggiornato va chiesto all’amministrazione comunale.

Come si arriva con i mezzi pubblici?

La soluzione più semplice è la metro B fino a Piramide, raggiungibile senza cambi da Termini. Dall’uscita si passa davanti alla Piramide Cestia e a Porta San Paolo e si prosegue a piedi lungo via Ostiense verso sud fino a via del Porto Fluviale. Nello stesso nodo si trovano la stazione di Roma Ostiense e il capolinea della ferrovia per il Lido, utili per chi arriva da fuori.

Si possono fare fotografie all’edificio?

Dalla strada pubblica sì, come per qualunque palazzo della città. Il rispetto riguarda le persone: non fotografate chi abita alle finestre, nei portoni o nel cortile senza permesso, non puntate lo zoom dentro gli appartamenti e non usate droni sopra l’edificio. La foto migliore è d’angolo, dal marciapiede opposto all’incrocio fra via del Porto Fluviale e via delle Conce, con le grandi finestre in fila.

Ha senso andarci con i bambini o con un gruppo?

Ha senso dentro un giro più ampio, per esempio Gasometro, Centrale Montemartini e street art del quartiere, e con una sosta breve davanti all’edificio. Con i gruppi conviene fare il racconto prima, in uno slargo lontano dai portoni, e poi fermarsi pochi minuti sul marciapiede opposto. Con i bambini funziona bene la storia delle finestre diventate occhi, da raccontare mostrando le vecchie foto sul telefono.

Chi ha scritto la pagina

La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Stato dell’edificio, cifre del progetto e notizie sul murale riportati qui risultano dalle fonti pubbliche richiamate nel testo alla data indicata in apertura. Trattandosi di un luogo che cambia ancora, fra bando e apertura della piazza, segnalateci quello che trovate diverso.

Costruire una passeggiata sull’Ostiense per un gruppo significa tenere insieme musei con orari diversi, strade trafficate, soste davanti a case abitate dove serve tatto, e un racconto che attraversa un secolo di storia industriale e sociale. Chi si trova davanti a questo tipo di lavoro, da accompagnatore o da organizzatore, trova su Tour Leader Pro materiali pensati per chi guida persone in città.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, aeroporti, spostamenti fra Roma e il resto d’Italia, itinerari di più giorni che tengono insieme la capitale, il Lazio e le altre regioni, una risorsa utile per montare un viaggio complesso è Italy Planner.

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IndirizzoVia del Porto Fluviale 12 Ostiense, Roma, Roma Città 00154

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