Piramide Cestia

La Piramide Cestia inglobata nelle Mura Aureliane
Foto: Livioandronico2013 — licenza CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tip_of_Pyramid_of_Caius_Cestius.jpg)

Via Raffaele Persichetti, all'angolo con via del Campo Boario, 00153 Roma: la Piramide Cestia sorge nel piazzale di Porta San Paolo, nel quartiere Ostiense, e da fuori si guarda gratuitamente a qualunque ora del giorno e della notte, perché il recinto archeologico affaccia sulla strada. L'interno è un'altra faccenda e conviene saperlo prima di mettersi in viaggio: la camera sepolcrale non ha un calendario ordinario e non si compra un biglietto allo sportello. Si entra soltanto durante le aperture straordinarie e gli eventi organizzati dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, l'ente del Ministero della Cultura che ha in consegna il monumento, con prenotazione obbligatoria e ingresso gratuito. Le date vengono annunciate di volta in volta sul sito della Soprintendenza, si esauriscono in poche ore e i turni sono contingentati, perché la cella misura poco più di ventitré metri quadrati e non regge folle. Chi arriva senza prenotazione resta fuori, e resta fuori anche chi arriva in ritardo, perché i gruppi entrano a orario fisso. Il recapito istituzionale è la sede della Soprintendenza in piazza dei Cinquecento 67, 00185 Roma, con posta elettronica ss-abap-rm@cultura.gov.it. Ci si arriva con la metropolitana linea B, fermata Piramide, che è letteralmente sotto il monumento; con la ferrovia Roma Lido, capolinea Porta San Paolo, collegato alla metropolitana da un passaggio interno; con il tram 3; con gli autobus 23, 75, 280 e 716. La stazione ferroviaria Roma Ostiense è a duecento metri, raggiungibile con un sottopasso. Accanto alla Piramide, dentro Porta San Paolo, si trova il Museo della Via Ostiense, che il portale del Ministero della Cultura segnala come temporaneamente chiuso: prima di contarci, conviene verificarne la riapertura sul sito ufficiale della Soprintendenza.

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Chi vuole costruirsi una giornata intera in questo angolo di Roma trova materiale nelle pagine dedicate al Cimitero Acattolico di Roma, che confina con il monumento e ne condivide il muro, al Museo della Via Ostiense, ospitato nelle torri della porta, e alle Mura Aureliane, di cui la Piramide è a tutti gli effetti un pezzo.

Piramide Cestia
Piramide Cestia

Come si visita davvero la Piramide Cestia oggi

Metto in chiaro subito la distinzione che genera il novanta per cento degli equivoci, perché la vedo ripetersi ogni volta che accompagno un gruppo da queste parti. La Piramide Cestia ha due visite completamente diverse, e chi le confonde parte con l'aspettativa sbagliata. La prima è la visita esterna, che è libera, gratuita, sempre possibile e per la maggior parte dei viaggiatori è già abbastanza: il monumento si vede per intero dal marciapiede di piazzale Ostiense, dal viale della Piramide Cestia, dal giardino del Cimitero Acattolico e perfino dal finestrino della metropolitana quando il convoglio esce allo scoperto nella trincea della fermata Piramide. La seconda è la visita interna, cioè l'ingresso alla camera sepolcrale attraverso il cunicolo, e quella è un privilegio a numero chiuso che si conquista con la prenotazione e con un po' di fortuna.

L'esterno della Piramide Cestia: cosa si vede senza biglietto

Il recinto archeologico è aperto sui due lati che guardano la strada, e da lì si legge tutto quello che serve per capire il monumento: la mole bianca del rivestimento marmoreo, l'inclinazione ripidissima delle facce, le due iscrizioni latine incise a due terzi dell'altezza, l'innesto brutale della cortina laterizia delle Mura Aureliane che addenta il sepolcro sui due fianchi. Si vedono anche le basi delle colonne angolari rimesse in piedi nel Seicento e il basolato antico della via Ostiense, che passa qualche metro sotto il livello stradale moderno. Chi ha voglia di guardare con calma trovi la panchina giusta: il lato migliore per la lettura archeologica è quello che guarda il Cimitero Acattolico, perché lì il monumento non è schiacciato dal traffico e si capisce quanto fosse alto rispetto alla strada romana. Il lato che guarda piazzale Ostiense, invece, è quello monumentale, quello che gli incisori del Grand Tour hanno disegnato mille volte, e resta il migliore per la fotografia.

L'interno della Piramide Cestia: aperture straordinarie e prenotazione

La camera sepolcrale apre a singhiozzo. Negli anni la Soprintendenza ha organizzato cicli di visite guidate gratuite con archeologi, aperture in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, ingressi speciali nella Notte dei Musei, turni domenicali a scadenza mensile. Il meccanismo è sempre lo stesso: viene pubblicato un avviso con le date, si compila un modulo online, si riceve la conferma, ci si presenta all'ingresso di via Raffaele Persichetti quindici minuti prima del turno. La visita dura in genere una quarantina di minuti fra introduzione all'esterno e ingresso alla cella, e nella cella si entra a piccolissimi gruppi, cinque o sei persone alla volta, per pochi minuti, con l'elmetto protettivo obbligatorio, perché il passaggio è un cunicolo basso scavato nella muratura antica. Il numero massimo di partecipanti per turno si aggira sulle venticinque persone. Non esiste una biglietteria fisica del monumento: chi si presenta sperando di trovare un custode disposto ad aprire fa un viaggio a vuoto.

Quanto costa entrare nella Piramide Cestia

Niente. L'ingresso alla Piramide Cestia è gratuito, e lo è sia sul portale del Ministero della Cultura sia sulla scheda della Soprintendenza Speciale di Roma. Non c'è biglietto intero, non c'è ridotto, non c'è diritto di prenotazione. Circolano ancora, su siti di terze parti che nessuno aggiorna da anni, listini con cifre come cinque euro e cinquanta a persona e quaranta euro a gruppo: sono residui di una gestione con visita didattica che oggi non corrisponde a come funziona il monumento. La forma prudente è questa: ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria, calendario pubblicato dalla Soprintendenza sul sito ufficiale. Se qualcuno vi chiede denaro per entrare nella cella, non è la Soprintendenza.

Chi gestisce la Piramide Cestia

La responsabilità è della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, ufficio periferico del Ministero della Cultura con sede in piazza dei Cinquecento 67, dentro il complesso di Termini. È lo stesso ente che tiene le Terme di Caracalla, il Tempio di Minerva Medica, l'area archeologica sotto il Mercato di Testaccio, il Museo della Via Ostiense e decine di altri luoghi romani che non hanno una biglietteria propria. Questo spiega il regime di apertura: la Piramide non è un museo con personale stabile, è un monumento in consegna a un ufficio di tutela, e apre quando l'ufficio riesce a organizzare il servizio. La scheda ministeriale la registra con orario chiuso tutti i giorni proprio per questo motivo. Non è abbandono: è un modello di gestione diverso da quello del Colosseo, e va capito prima di indignarsi.

Dove si trova la Piramide Cestia e come arrivarci

L'indirizzo ufficiale è via Raffaele Persichetti, e il recinto si allunga fino a via del Campo Boario. Chi cerca su una mappa il piazzale di Porta San Paolo trova lo stesso punto: la Piramide occupa lo spartitraffico monumentale fra la porta antica, il Cimitero Acattolico e l'imbocco della via Ostiense moderna. È uno dei nodi di trasporto più densi di Roma, e questo è insieme il suo pregio e la sua condanna: ci si arriva da mezza città in venti minuti, e ci si arriva dentro un rumore di fondo che non smette mai.

Arrivare alla Piramide Cestia in metropolitana e in treno

La fermata Piramide della linea B è l'accesso naturale, e ha una particolarità che nessuna altra stazione della rete romana possiede: le banchine si trovano in una trincea a cielo aperto, non in galleria. Uscendo, il monumento è davanti agli occhi, a meno di cento metri. Nello stesso fabbricato si innesta la stazione di Roma Porta San Paolo, capolinea della ferrovia Roma Lido, inaugurata il 10 agosto 1924 su progetto di Marcello Piacentini con una facciata che cita il fronte di un tempio romano: è l'edificio con il portico e le colonne che molti scambiano per un museo. Dalla stessa banchina si raggiunge in un sottopasso, attivo dal 1990, la stazione Roma Ostiense, che è uno scalo delle Ferrovie dello Stato e riceve i regionali e il collegamento con l'aeroporto di Fiumicino. Tradotto per chi programma: dall'aeroporto si scende alla Piramide Cestia senza cambiare mezzo, con la valigia al seguito, e questo la rende una prima o ultima tappa romana molto comoda.

Arrivare alla Piramide Cestia in tram e in autobus

Il tram 3 ferma a piazzale Ostiense e collega il monumento con San Giovanni, il Colosseo, il Celio e, dall'altra parte, con la stazione Trastevere: è la linea che uso quando voglio cucire la Piramide con la parte archeologica del centro senza scendere sottoterra. Gli autobus indicati dall'ente gestore sono il 23, il 75, il 280 e il 716. Il 23 corre lungo il Tevere e porta fino a San Pietro; il 75 sale a Testaccio e poi a Termini passando per l'Esquilino; il 280 è la linea lungotevere che serve mezza riva sinistra fino a Piazzale Clodio; il 716 scende verso l'Eur. Aggiungo una nota pratica che vale più di un orario: nell'ora di punta il piazzale è un imbuto, e i tempi di percorrenza degli autobus vanno letti con generosità.

Arrivare alla Piramide Cestia a piedi dall'Aventino e da Testaccio

Il modo migliore per arrivarci è a piedi, e lo dico dopo averlo fatto centinaia di volte con i gruppi. Dal Giardino degli Aranci sull'Aventino si scende per via di Santa Sabina, si passa davanti alla Basilica di Santa Sabina e alla piazza dei Cavalieri di Malta con il celebre buco della serratura di Villa del Priorato di Malta, poi si prende il clivo dei Publicii o via di Porta Lavernale e si arriva alla Piramide in un quarto d'ora abbondante, tutto in discesa. Da Testaccio bastano dieci minuti: si esce dal Nuovo Mercato Testaccio, si imbocca via Galvani o via Marmorata e ci si ritrova al piazzale. Da qui, per inciso, parte anche la passeggiata verso il Monte dei Cocci, che è a cinque minuti scarsi.

Arrivare alla Piramide Cestia in auto, in moto, in bicicletta

Sconsiglio l'auto senza mezzi termini. Il piazzale di Porta San Paolo è uno degli incroci più congestionati della città, il parcheggio in zona è a pagamento e quasi sempre pieno, e le corsie preferenziali rendono la manovra un esercizio di pazienza. La moto e lo scooter funzionano meglio, con qualche stallo lungo viale della Piramide Cestia e in via Marmorata. La bicicletta è la scelta intelligente: la pista ciclabile del Tevere passa a poche centinaia di metri, e da lì si risale a Testaccio in pochi minuti. Va tenuto d'occhio un dettaglio: negli ultimi anni l'area è stata interessata da cantieri di riqualificazione stradale che hanno modificato più volte la viabilità di viale della Piramide Cestia, di piazza di Porta San Paolo e di piazza Albania, quindi la mappa in tasca può essere più vecchia della realtà.

Che cosa è davvero la Piramide Cestia: numeri, misure, materiali

Un sepolcro. Non un tempio, non un monumento celebrativo, non un capriccio urbanistico: la tomba di un signore romano che volle farsi seppellire alla maniera dei faraoni. La Piramide Cestia è l'unico monumento superstite di una serie di piramidi funerarie costruite a Roma nel primo secolo avanti Cristo, quando l'architettura sepolcrale della capitale fu attraversata dalla moda egiziana esplosa dopo la conquista dell'Egitto del 31 avanti Cristo e la fine di Cleopatra. Le altre sono sparite. Questa è ancora in piedi perché ha avuto la fortuna di finire dentro un muro.

Le dimensioni della Piramide Cestia

Trentasei metri e quaranta di altezza, base quadrata di ventinove metri e mezzo di lato. Sono i dati che la Soprintendenza Speciale di Roma riporta sulla scheda del monumento, e sono quelli su cui conviene ragionare. Per dare la misura a chi non riesce a immaginarla: parliamo di un edificio alto come un palazzo di dodici piani, costruito interamente per ospitare una stanza di ventitré metri quadrati. La camera sepolcrale misura poco meno di quattro metri per cinque e ottantacinque, con un'altezza di circa quattro metri e ottanta al colmo della volta. Il rapporto fra il volume del monumento e il volume dello spazio utile è al di sotto dell'uno per cento. Tutto il resto è massa muraria. Chi cerca il senso della cosa lo trova esattamente lì: non era un edificio, era un'affermazione.

Il nucleo in calcestruzzo e il rivestimento di marmo lunense

La struttura è composta da un nucleo di opera cementizia con cortina di mattoni, rivestito all'esterno da lastre di marmo lunense, cioè il marmo delle cave di Luni, quello che oggi chiamiamo di Carrara. Le fondazioni scendono per una profondità pari a circa un terzo dell'altezza del monumento, il che spiega perché duemila anni di terremoti, fulmini e assestamenti del terreno non l'abbiano fatta cadere. La cortina laterizia della camera sepolcrale è considerata dagli studiosi uno dei primi esempi romani di muratura in mattoni di questo tipo: la Piramide Cestia non è soltanto un monumento eccentrico, è un documento di storia delle tecniche costruttive. Chi guarda le facce da vicino vede la differenza fra le lastre originali e le stuccature moderne, e vede anche dove i cacciatori di marmo dei secoli passati hanno provato a staccare qualcosa senza riuscirci.

Perché la Piramide Cestia è più slanciata delle piramidi di Giza

Chi ha visto Giza resta spiazzato: le proporzioni non tornano. Le piramidi egizie hanno una base larghissima e un profilo relativamente basso, questa ha una base contenuta e una punta che sale ripida. La ragione è tecnica ed è tutta romana. Le piramidi di Giza sono cataste di blocchi lapidei, e l'angolo di inclinazione dipende dalla stabilità della catasta. La Piramide Cestia è un getto di conglomerato cementizio, un materiale monolitico che si comporta come una roccia artificiale: permette pendenze molto più ripide senza rischio di scivolamento. Il risultato è un profilo che assomiglia più alle piramidi nubiane di Meroe che a quelle egizie classiche, e più di uno studioso ha suggerito che il modello reale fosse proprio quello, arrivato a Roma con le campagne militari in Nubia degli anni Venti avanti Cristo. Resta un'ipotesi, non un dato documentato, e come tale la racconto.

Piramide Cestia
Piramide Cestia

Chi era Caio Cestio, il proprietario della Piramide Cestia

Gaio Cestio, figlio di Lucio, della tribù Poblilia, soprannominato Epulone. Pretore, tribuno della plebe, membro del collegio dei septemviri epulones. Fuori dal linguaggio epigrafico: un magistrato romano di rango senatorio, non un uomo di primissimo piano, non un personaggio di cui i grandi storici antichi abbiano sentito il bisogno di parlare. Se oggi ne conosciamo il nome è per una ragione sola: si è costruito una tomba impossibile da ignorare. Trovo che sia la storia più istruttiva del monumento, e la racconto sempre ai gruppi prima di parlare di architettura.

Gli Epuloni e le cariche di Caio Cestio

Il collegio dei septemviri epulones era uno dei quattro grandi collegi sacerdotali di Roma, insieme ai pontefici, agli auguri e ai quindecemviri sacris faciundis. Il loro compito era organizzare gli epula, i banchetti sacri offerti agli dèi durante i grandi giochi, a cominciare dall'epulum Iovis in Campidoglio. Era un incarico di prestigio enorme, riservato all'aristocrazia, e comportava una visibilità pubblica che valeva quanto una carica politica. Il soprannome Epulo con cui Cestio compare nell'epigrafe non è un vezzo: è la sua identità sociale. Pretore e tribuno della plebe completano un cursus honorum solido e del tutto rispettabile. Un uomo arrivato, insomma, ma non un Agrippa e non un Mecenate.

Il testamento e i trecentotrenta giorni

Qui la vicenda diventa memorabile. Il testamento di Cestio prescriveva che il sepolcro fosse completato entro trecentotrenta giorni dalla morte, pena la decadenza degli eredi dal lascito. Non è una leggenda romantica: è scritto sul monumento, inciso sulla faccia orientale, e l'iscrizione dichiara che l'opera fu portata a termine ex testamento diebus CCCXXX. Trecentotrenta giorni per trentasei metri di conglomerato cementizio, rivestimento marmoreo compreso, in un cantiere che doveva scavare fondazioni profonde una dozzina di metri. Chi ha esperienza di cantieri capisce la portata della cosa. Il fatto che gli eredi abbiano rispettato la scadenza, secondo alcune ricostruzioni addirittura con qualche giorno di anticipo, dice due cose insieme: che il denaro c'era, e che il testatore conosceva bene i propri eredi.

Gli eredi di Caio Cestio e il nome di Agrippa

I nomi degli eredi sono incisi sulla base delle statue ritrovate davanti al monumento, e sono nomi di peso: Marco Valerio Messalla Corvino, Publio Rutilio Lupo, Lucio Giunio Silano, Lucio Ponzio Mela, Decimo Mario Nigro. Il primo è un personaggio di rilievo assoluto dell'età augustea, oratore e protettore di Tibullo e di Ovidio. Nell'elenco compare anche Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto e uomo più potente di Roma dopo il principe. La presenza di Agrippa fra gli esecutori testamentari è l'appiglio che permette di datare il monumento: Agrippa morì nel 12 avanti Cristo, quindi la tomba fu completata prima di quella data. L'altro estremo è il 18 avanti Cristo, anno di una disposizione edilizia contro l'ostentazione del lusso funerario. Fra questi due paletti, la Piramide Cestia. È datazione per indizi, non per documento diretto, e va detta così.

Gli attalica, ovvero la storia migliore della Piramide Cestia

Cestio aveva disposto per testamento che nella sua tomba fossero deposti degli attalica, preziosissime stoffe intessute d'oro il cui nome deriva dai re di Pergamo. Solo che, fra la stesura del testamento e la morte, una norma vietò di seppellire beni di lusso di quel genere. Gli eredi si trovarono davanti a un problema giuridico e a una fortuna in tessuti. La soluzione la leggiamo sulla base delle statue: vendettero gli attalica e con il ricavato fecero fondere due statue di bronzo dorato del defunto, collocate ai lati dell'ingresso del recinto. Il denaro destinato a marcire sottoterra si trasformò in immagine pubblica, e l'onore del testatore fu salvo. È un episodio piccolo, che nessuna guida racconta, e che vale da solo la lettura delle epigrafi: dice più cose sulla mentalità romana di un intero capitolo di manuale.

Le iscrizioni della Piramide Cestia, lette riga per riga

Le epigrafi sono la parte del monumento che quasi nessuno guarda e che invece contiene tutte le informazioni. Sono due, incise su entrambe le facce che affacciavano sulla via Ostiense, quella orientale e quella occidentale, in caratteri grandi ricavati sulle lastre di marmo a due terzi dell'altezza. Portano il numero CIL VI 1374 nel Corpus Inscriptionum Latinarum, che è il repertorio in cui si trova ogni iscrizione latina di Roma.

L'epigrafe principale della Piramide Cestia

Recita, sciogliendo le abbreviazioni: Gaio Cestio, figlio di Lucio, della tribù Poblilia, Epulone, pretore, tribuno della plebe, settemviro degli epuloni. Cinque righe di pietra per un curriculum completo. La formula segue lo schema epigrafico canonico dell'età augustea: nome, filiazione, tribù, cognome, cariche in ordine ascendente. Chi si aspetta un epitaffio commovente resta a bocca asciutta. Ai Romani della fine della Repubblica non interessava dichiarare l'amore dei familiari: interessava dichiarare la posizione nella gerarchia civica, perché era quella a garantire la memoria.

L'epigrafe dei trecentotrenta giorni

Sulla sola faccia orientale, a circa un terzo dell'altezza, compare una seconda iscrizione più bassa e più tecnica: l'opera fu completata secondo testamento in trecentotrenta giorni, sotto la direzione di Lucio Ponzio Mela figlio di Publio, della tribù Claudia, erede, e del liberto Poto. Sono le due persone che hanno materialmente gestito il cantiere. La menzione del liberto accanto all'erede è un dettaglio prezioso: nel mondo romano i liberti erano spesso gli amministratori reali dei patrimoni, e vederne uno citato su un monumento pubblico accanto a un erede di rango dice quanta fiducia potesse arrivare a raccogliere un ex schiavo di casa.

L'iscrizione di Alessandro VII sulla Piramide Cestia

C'è una terza iscrizione, moderna, che ricorda i lavori voluti da papa Alessandro VII Chigi nel Seicento. È di quelle epigrafi papali che a Roma si trovano dappertutto e che i visitatori scavalcano con lo sguardo, e invece racconta il momento in cui il monumento smette di essere un rudere inglobato in un muro e torna a essere un'antichità da studiare. Fu quel pontefice a ordinare gli scavi, a far liberare le facce, a far rialzare le colonne angolari e a far aprire l'accesso alla camera sepolcrale. La Piramide Cestia che vediamo oggi, per come è presentata e leggibile, nasce lì.

Dentro la Piramide Cestia: la camera sepolcrale

Chi riesce a entrare trova una stanza sola, e la trova vuota. Nessun sarcofago, nessun corredo, nessuna traccia del defunto: la tomba fu violata in antico, e quando nel Seicento la riaprirono ufficialmente non c'era già più nulla. Quello che resta, e che vale il viaggio, sono le pareti dipinte.

Le misure della camera e la volta a botte

La cella è un rettangolo di circa quattro metri per cinque e ottantacinque, per una superficie che si aggira sui ventitré metri quadrati, coperto da una volta a botte. Fu murata al momento della sepoltura, secondo l'usanza egiziana che prevedeva la chiusura definitiva dell'ambiente: nessuna porta, nessun accesso previsto per i vivi, nessun rito di visita alla tomba. È una scelta che a Roma non era la norma, dove i sepolcri erano fatti anche per essere frequentati dai familiari nei giorni delle Parentalia, e conferma quanto la messa in scena egiziana fosse pensata fin nei dettagli funzionali. Il pavimento è in opus spicatum, mattoncini disposti a spina di pesce: un rivestimento economico e resistente, che stona con il lusso del rivestimento esterno e che dice quanto poco si aspettassero occhi umani là dentro.

Gli affreschi di terzo stile della Piramide Cestia

Le pareti sono intonacate di bianco e articolate secondo uno schema decorativo a grandi pannelli rettangolari, con figure femminili alternate a vasi lustrali e separate da fasce strette occupate da candelabri. È il repertorio del terzo stile pompeiano, quello leggero e rarefatto dell'età augustea, in cui l'illusione architettonica dei decenni precedenti si assottiglia in campiture monocrome e in esilissime strutture ornamentali. Le figure femminili sono state lette come sacerdotesse o come ninfe, a seconda degli studiosi, e la scheda della Soprintendenza usa il termine ninfe. Trovarsi davanti a pitture di terzo stile a Roma, e non a Pompei o a Boscoreale, è un'occasione rara: la stragrande maggioranza delle decorazioni parietali della capitale è andata perduta, e quel poco che resta si trova quasi tutto in musei come Palazzo Massimo alle Terme, staccato dal suo contesto. Qui l'affresco è ancora dove è nato.

Le quattro Vittorie alate della volta

Sulla volta corre una doppia riquadratura, e ai quattro angoli compaiono altrettante Vittorie alate che reggono nelle mani una corona e un nastro. È l'unico elemento apertamente celebrativo di tutta la decorazione, e serviva a dichiarare la vittoria del defunto sulla morte oltre che sui rivali politici. Al centro della volta c'era una pittura che oggi non esiste più: fu distrutta nel Medioevo dai cercatori di tesori, convinti che sopra la cella si nascondesse una seconda camera piena d'oro. Sfondarono, non trovarono nulla, e portarono via un affresco che nessuno rivedrà. È il tipo di perdita che mi fa arrabbiare più di un crollo: un crollo è un incidente, quello fu una scelta.

I pigmenti degli affreschi della Piramide Cestia

Le indagini condotte durante il restauro hanno identificato la tavolozza usata dai pittori: blu egizio, verde egizio, nero di lampada, ocra gialla, ocra rossa, rosso cinabro. Il blu egizio è il primo pigmento artificiale della storia dell'umanità, prodotto cuocendo insieme sabbia silicea, calcare e rame; il cinabro è il pigmento più costoso della paletta antica, ricavato dal solfuro di mercurio delle miniere spagnole di Almadén, e Plinio il Vecchio ne registra il prezzo calmierato per legge proprio perché i decoratori tendevano a spacciarlo tagliato. Trovarlo qui, in una stanza destinata a non essere vista da nessuno, chiude il cerchio sul carattere del committente.

Piramide Cestia interni
Piramide Cestia, interni

Come si entra oggi nella Piramide Cestia: il cunicolo dei cercatori di tesori

Ecco il paradosso che rende la visita interna una piccola avventura: l'ingresso che si usa oggi non è un ingresso antico, perché un ingresso antico non è mai esistito. La cella fu sigillata alla sepoltura. Il passaggio che permette di entrare è un cunicolo scavato nel Medioevo dai violatori di tombe, che bucarono la muratura sul lato nordoccidentale sperando in un tesoro. Nel Seicento, sotto Alessandro VII, quel cunicolo fu ripulito, regolarizzato e reso praticabile, e da allora è la sola via di accesso. Si entra chinati, in fila indiana, con l'elmetto in testa, dentro un budello ricavato a forza nel conglomerato romano. Poi la galleria sbuca nella stanza dipinta, e il contrasto fra la fatica del passaggio e la delicatezza degli affreschi è la parte migliore dell'esperienza. Chi soffre di claustrofobia lo sappia prima: il tratto è breve, pochi metri, ma è stretto e basso.

Dentro la cella la permanenza è cronometrata, e non per pignoleria burocratica. L'ambiente è sottoposto a un monitoraggio microclimatico permanente dal 2001, con termoigrometri, microtermometri, un trasduttore per il contenuto d'acqua nel terreno e uno per la concentrazione di anidride carbonica, collegati a una centralina che comanda una ventola nell'apertura del cunicolo medievale. Ogni corpo umano che entra alza temperatura, umidità e anidride carbonica, e gli affreschi ne pagano il conto. Cinque persone per cinque minuti non è una regola inventata per far dispetto ai visitatori: è il limite che permette agli affreschi di arrivare al secolo prossimo.

Piramide Cestia interni
Piramide Cestia, interni

La Piramide Cestia e le Mura Aureliane

Il fatto architettonico più importante della Piramide Cestia non riguarda la Piramide: riguarda il muro che la stringe. Fra il 272 e il 279 dopo Cristo, per iniziativa dell'imperatore Aureliano, Roma si dotò di una nuova cinta difensiva lunga diciannove chilometri. Il tracciato passava esattamente di qui, e i costruttori fecero quello che i costruttori hanno sempre fatto: invece di aggirare un ostacolo di trentasei metri, lo inglobarono e lo usarono come bastione già pronto. La Piramide entrò così a far parte del sistema difensivo della città.

Perché il marmo della Piramide Cestia non fu saccheggiato

Questa è la ragione per cui il monumento esiste ancora. Nei secoli successivi Roma smontò sistematicamente i propri edifici antichi per recuperare marmo da calce e blocchi da riuso: il Colosseo divenne una cava, i templi persero i rivestimenti, i mausolei sparirono. La Piramide no, perché toccare le sue lastre significava indebolire un tratto di mura, e le mura servivano. La difesa della città ha salvato un sepolcro privato per pura convenienza militare. Chi visita le Mura Aureliane in altri punti del loro percorso, per esempio a Porta San Sebastiano dove ha sede il Museo delle Mura, ritrova la stessa logica: tutto quello che si trovava sul tracciato fu incorporato senza tanti scrupoli, acquedotti, tombe, anfiteatri.

Porta San Paolo, la porta accanto alla Piramide Cestia

A pochi metri si apre Porta San Paolo, che in antico si chiamava Porta Ostiensis perché da lì partiva la via Ostiense verso il porto. Il nome cambiò quando Ostia perse importanza e la basilica di San Paolo fuori le Mura, due chilometri più a valle, diventò il riferimento principale della strada. La porta ha due torri a base semicircolare, un fornice unico verso l'esterno e, sul lato interno, una controporta massenziana collegata alla porta principale da due muri a tenaglia che formano una piccola fortificazione detta il Castelletto. Fra il 401 e il 403 l'imperatore Onorio la ricostruì, riducendo i fornici da due a uno e rialzando le torri: era il momento in cui Roma cominciava a temere davvero, e pochi anni dopo, nel 410, i Goti di Alarico sarebbero entrati in città. In origine la Piramide funzionava da spartitraffico monumentale fra i due ingressi della via Ostiense, che erano due perché il traffico di merci fra Roma e il porto era enorme.

La Piramide Cestia nel Medioevo: la tomba di Remo

Per circa mille anni nessuno a Roma seppe più chi fosse Caio Cestio. Le iscrizioni erano coperte da rovi e da terra, il monumento era un bastione anonimo del muro, e la città inventò per esso una spiegazione all'altezza del proprio orgoglio: era la tomba di Remo, il gemello ucciso da Romolo. La chiamavano meta Remi, cioè la meta di Remo, usando il termine con cui si indicava la struttura conica dei circhi. E aveva un fratello: un'altra piramide funeraria romana, di dimensioni simili, sorgeva presso il Vaticano ed era detta meta Romuli. Le due tombe dei due gemelli, ciascuna alla sua estremità della città.

La meta Romuli e la sua distruzione

La meta Romuli non esiste più. Sorgeva nell'area fra Castel Sant'Angelo e San Pietro, lungo il percorso dei pellegrini, e fu demolita nel Rinascimento durante i lavori di apertura della strada che portava alla basilica vaticana, con papa Alessandro VI Borgia. Restano disegni e descrizioni. È esattamente il destino che sarebbe toccato anche alla Piramide Cestia se Aureliano non l'avesse murata dentro le sue difese: nessuna pietà per un sepolcro pagano che ostruisce un cantiere papale. La sopravvivenza dei monumenti antichi a Roma non è quasi mai merito della cultura, è quasi sempre merito della funzione.

Petrarca e l'errore sulla Piramide Cestia

Fra chi credette alla leggenda ci fu Francesco Petrarca, che nel 1337 visitò Roma e in una celebre epistola descrisse il monumento come il sepolcro di Remo. Poggio Bracciolini, umanista della generazione successiva e uno dei primi a leggere le epigrafi romane con metodo, corresse l'errore e spiegò come fosse nato: il grande uomo, disse, non si era preso la briga di scostare gli arbusti che coprivano l'iscrizione. È una piccola scena che vale più di un trattato sulla nascita della filologia: la differenza fra il Medioevo e l'Umanesimo è tutta lì, in un uomo che si china a togliere i rovi da una lastra di marmo per leggere che cosa c'è scritto davvero.

Gli scavi di Alessandro VII e il progetto mancato di Borromini

Nel 1663 papa Alessandro VII Chigi fece scavare l'area attorno al monumento, e fu la prima indagine seria mai condotta. Vennero alla luce le basi delle due statue di bronzo dorato, con l'iscrizione che nomina gli eredi e racconta la vicenda degli attalica; le fondazioni di un triclinio funerario a forma di gamma, cioè la sala dove si consumavano i banchetti in onore del defunto; il recinto in blocchi di tufo che delimitava l'area sepolcrale; e quattro colonne angolari, due delle quali furono rialzate nella posizione originaria e sono quelle che si vedono ancora oggi. Fu aperto anche l'accesso alla camera, ripulendo il cunicolo medievale, e si constatò che la tomba era vuota da secoli.

Borromini e la Piramide Cestia trasformata in chiesa

Attorno a quegli anni Francesco Borromini elaborò un progetto per convertire la cella sepolcrale in cappella cristiana. Non se ne fece nulla, e disegni e memoria restano fra le curiosità del Seicento romano. Vale la pena fermarsi un momento a immaginare che cosa sarebbe successo: la stanza dipinta di terzo stile sarebbe stata intonacata, dotata di altare, e gli affreschi augustei sarebbero spariti sotto una mano di calce come è accaduto in mille altri luoghi. Il progetto mai realizzato di Borromini è la ragione per cui oggi possiamo guardare quelle ninfe. A volte la storia dell'arte si salva per inerzia burocratica, e non c'è nulla di male ad ammetterlo.

Il parafulmine della Piramide Cestia

Un altro capitolo poco frequentato riguarda i fulmini. La punta di un monumento alto trentasei metri isolato in una piana è un bersaglio naturale, e la Piramide fu colpita più volte. Un rapporto ministeriale del 1864 registra che, essendo stata divelta da una folgore la cuspide della Piramide e cadute di conseguenza molte pietre, vi fu installato un conduttore che la salvasse dalla percossa. Il primo parafulmine romano fu montato sul Quirinale attorno al 1770, per opera di Giovanni Battista Beccaria, e il dispositivo della Piramide appartiene alla stessa stagione di applicazione pratica della fisica elettrica ai monumenti. Chi guarda la sommità con un teleobiettivo lo trova ancora.

Il restauro della Piramide Cestia dal 1997 al 2015

Il monumento che si vede oggi è il risultato di uno dei cantieri di restauro più documentati della Roma contemporanea, e conviene raccontarlo perché spiega perché il marmo sia così chiaro rispetto alle fotografie degli anni Ottanta.

Il restauro degli affreschi della Piramide Cestia

La fase di studio partì nel 1997, il restauro delle pitture parietali fu condotto fra il 1999 e il 2000 sotto la direzione dell'architetto Maria Grazia Filetici e dell'archeologa Rita Paris. Lo stato di conservazione era pessimo: la risalita capillare dell'acqua arrivava a un metro e mezzo di altezza, un deposito di calcite giallo bruna spesso fino a un centimetro e mezzo copriva le decorazioni rendendole illeggibili, sopra la linea di risalita comparivano efflorescenze saline, e le violazioni medievali avevano prodotto danni strutturali. La pulitura fu condotta con microtrapani da dentista per assottigliare la calcite senza intaccare la pellicola pittorica, dopo un trattamento biocida preliminare. Le stuccature furono realizzate con un sistema a tre strati calibrato sulla granulometria degli intonaci originali, con grassello di calce arricchito da piccole quantità di calce idraulica. La prima fase dei lavori, per inciso, fu finanziata dai dipendenti di ATAC e COTRAL, cioè dai lavoratori del trasporto pubblico romano: un dettaglio che nessuno ricorda e che merita di essere detto.

Il mecenate giapponese e i due milioni di euro

Il grande restauro esterno, quello che ha ridato al monumento il colore del marmo, si è svolto fra il 2012 e il 2014 e si è concluso il 19 dicembre 2014, con i lavori di finitura fino al 2015. È stato finanziato da Yuzo Yagi, imprenditore giapponese titolare della Yagi Tsusho, azienda che distribuisce in Giappone prodotti della moda italiana. La donazione iniziale, di un milione di euro nel dicembre 2010, fu poi raddoppiata a due milioni nel dicembre 2013. Yagi ha ricevuto per questo l'onorificenza di Grande Ufficiale dal Presidente della Repubblica Italiana. Il caso fu citato dal ministero come esempio virtuoso nel dibattito che ha portato all'introduzione dell'Art Bonus. Su questo ho un'opinione netta e la dico: è un bene che un privato abbia pagato, ed è una vergogna che sia servito un imprenditore di Osaka per restaurare il monumento più riconoscibile del quadrante sud di Roma.

Il monitoraggio e la manutenzione programmata

Dal 2001 la camera sepolcrale è sotto monitoraggio continuo, con un programma di manutenzione che prevede trattamenti biocidi preventivi, pulitura periodica dei tappeti antipolvere, consolidamenti mirati, stilature, rimozione meccanica delle efflorescenze saline e reintegrazioni pittoriche eseguite con la stessa metodologia del 1999. È il modello della manutenzione programmata, che in Italia si predica molto e si pratica poco: qui si pratica, ed è una delle ragioni per cui gli affreschi reggono. Nel 2025, con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è stato avviato un nuovo intervento sull'area: revisione della recinzione, restauro della scala d'ingresso, revisione e restauro delle murature di confine, rifacimento degli impianti elettrico e idrico, sistemazione del giardino, per un importo programmato di cinquecentomila euro. Chi trova transenne o porzioni di recinto inaccessibili sappia che è questo il motivo.

Piramide Cestia ingresso
Piramide Cestia, ingresso

Il Cimitero Acattolico ai piedi della Piramide Cestia

Il muro sud del recinto archeologico è anche il muro nord del Cimitero Acattolico di Roma, e questa contiguità è la cosa che rende la Piramide Cestia un luogo diverso da qualunque altro rudere romano. Dal Settecento gli stranieri non cattolici morti a Roma cominciarono a essere sepolti in quel prato ai piedi del sepolcro pagano, perché il camposanto consacrato era loro precluso. La sepoltura più antica documentata è quella di un medico protestante di Edimburgo, morto nel 1716. Nel 1821 l'area fu formalizzata, ed è da allora il cimitero degli inglesi, poi cimitero acattolico, gestito oggi in forma privata sotto la responsabilità di quindici ambasciate.

Orari e ingresso del Cimitero Acattolico accanto alla Piramide Cestia

L'ingresso principale è in via Caio Cestio 6, rione Testaccio, 00153 Roma, telefono +39 06 5741900. Gli orari indicati dall'amministrazione del cimitero sono dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 17.00, con ultimo ingresso alle 16.30, e la domenica e nei giorni festivi dalle 9.00 alle 13.00, con ultimo ingresso alle 12.30. Il cimitero resta chiuso dal 24 al 26 dicembre, dal 31 dicembre al primo gennaio e il 6 gennaio. Non c'è biglietto: si chiede una donazione volontaria di almeno cinque euro a persona, che serve a coprire i costi di gestione, perché il luogo si mantiene interamente da sé. Chi arriva alla Piramide Cestia e ha un'ora davanti faccia questo: entri. È la mezz'ora meglio spesa del quartiere.

Keats, Shelley e le tombe famose sotto la Piramide Cestia

John Keats morì di tubercolosi a Roma nel 1821, a venticinque anni, in una stanza di piazza di Spagna, e volle sulla lapide nessun nome ma una sola riga: qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua. La tomba è nella parte antica del cimitero, quella più vicina alla Piramide. Percy Bysshe Shelley annegò nel golfo della Spezia nel 1822 e fu cremato sulla spiaggia; le ceneri arrivarono al consolato britannico di Roma e furono sepolte qui alcuni mesi dopo. Sulla sua lastra è inciso Cor cordium, cuore dei cuori. Il cuore vero, secondo il racconto, fu sottratto al rogo da Edward Trelawny, restò per decenni nella scrivania di Mary Shelley avvolto in un manoscritto e fu sepolto solo nel 1889, a Bournemouth. Nello stesso cimitero riposano Antonio Gramsci, morto nel 1937, e August von Goethe, figlio del poeta, morto a Roma nel 1830 e ricordato da un monumento con un medaglione di Bertel Thorvaldsen. C'è poi l'Angelo del dolore, la scultura che William Wetmore Story realizzò per la moglie Emelyn e sotto la quale è sepolto anche lui: è l'opera più fotografata del luogo e ha generato copie in mezzo mondo.

I gatti della Piramide Cestia

Fra le tombe e sotto il muro antico vive una delle colonie feline storiche di Roma, accudita da un'associazione di volontari che opera nell'area del cimitero e della Piramide. I gatti si vedono ovunque, sonnecchiano sulle lastre calde e non hanno la minima intenzione di spostarsi per farvi passare. Fa parte del posto quanto le epigrafi, e chi porta bambini ha trovato l'alleato che gli mancava per tenere alta l'attenzione durante una visita archeologica.

Il Museo della Via Ostiense dentro Porta San Paolo

Dentro il Castelletto della porta, cioè nel corpo fortificato che Massenzio aggiunse sul lato interno, è ospitato il Museo della Via Ostiense, nato per raccontare il territorio compreso fra Roma e Ostia. La raccolta comprende tre arcosoli con dipinti del terzo secolo dopo Cristo, calchi di iscrizioni, cippi funerari e i plastici di Ostia antica e dei porti imperiali di Claudio e di Traiano, che restano il modo più rapido per capire come funzionasse il sistema portuale della capitale. Nella torre orientale si conservano affreschi di una cappella bizantina databili fra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo. Il portale del Ministero della Cultura segna il museo come temporaneamente chiuso: chi vuole includerlo in un itinerario verifichi sul sito della Soprintendenza prima di partire. Quando è aperto, l'ingresso è gratuito, e si sale anche sul camminamento delle torri, da cui la vista sulla Piramide Cestia è la migliore in assoluto.

Piramide di Caio Cestio e Museo della via Ostiense
Piramide di Caio Cestio e Museo della via Ostiense

Che cosa vedere intorno alla Piramide Cestia in dieci minuti a piedi

Il monumento da solo occupa venti minuti, mezz'ora se si leggono le epigrafi con calma. Ma il quadrante attorno è uno dei più densi della città, e chi ci arriva senza un piano finisce per ripartire subito, che è lo spreco tipico di questa zona.

Testaccio a cinque minuti dalla Piramide Cestia

Il rione Testaccio comincia dall'altra parte di via Marmorata. È il quartiere nato attorno al Mattatoio ottocentesco e cresciuto sulla cucina del quinto quarto, ed è rimasto uno dei pochi luoghi romani in cui si mangia ancora per abitudine e non per turismo. Il Nuovo Mercato Testaccio è aperto la mattina e conserva sotto il pavimento un'area archeologica di età imperiale visitabile in occasioni particolari. Il Museo Diffuso del Rione Testaccio è il modo più intelligente di leggere il quartiere strada per strada. Il Monte dei Cocci, cioè il Monte Testaccio, è la collina artificiale alta cinquanta metri formata dai frammenti delle anfore olearie scaricate al porto fluviale: circa cinquantatré milioni di contenitori, il più grande deposito di rifiuti industriali del mondo antico e uno dei documenti economici più straordinari che l'archeologia possieda.

Ostiense e la Centrale Montemartini vicino alla Piramide Cestia

Scendendo lungo la via Ostiense si entra nel quartiere industriale, con il Gazometro come segnale visivo. A circa un chilometro dalla Piramide si trova la Centrale Montemartini, la prima centrale termoelettrica pubblica di Roma trasformata in museo, dove le sculture antiche dei Musei Capitolini sono esposte fra caldaie e motori diesel. È l'allestimento museale più riuscito della città e costa un biglietto molto contenuto. Proseguendo ancora si arriva alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, la seconda per dimensioni a Roma dopo San Pietro, con il chiostro cosmatesco che vale da solo la deviazione.

L'Aventino sopra la Piramide Cestia

Dall'altra parte, in salita, c'è l'Aventino, che è il contrario esatto del piazzale: silenzio, muri di glicini, poche automobili. Il Giardino degli Aranci offre il belvedere più famoso, la Basilica di Santa Sabina conserva la porta lignea del quinto secolo con una delle più antiche crocifissioni della storia dell'arte, e la piazza dei Cavalieri di Malta disegnata da Piranesi custodisce il buco della serratura di Villa del Priorato di Malta. Poco più in là si scende al Circo Massimo e alle Terme di Caracalla, entrambe a portata di passeggiata.

Una curiosità su Piramide Cestia

La curiosità che tengo per ultima quando accompagno un gruppo riguarda il tempo, e precisamente i trecentotrenta giorni. Non era una scadenza simbolica: era una clausola penale. Il testamento stabiliva che se gli eredi non avessero completato il sepolcro entro quel termine avrebbero perduto il lascito, e la formula ex testamento diebus CCCXXX incisa sulla faccia orientale è la certificazione pubblica dell'adempimento. Gli eredi, in altre parole, hanno inciso sul marmo la prova di avere rispettato il contratto, come si esibisce oggi un collaudo. Provate a fare il conto di che cosa significhi. Trecentotrenta giorni comprendono lo scavo delle fondazioni fino a una profondità pari a circa un terzo dell'altezza del monumento, la posa del conglomerato cementizio strato dopo strato con i tempi di presa della calce, il taglio e il trasporto via mare e via fiume delle lastre di marmo dalle cave di Luni, la loro messa in opera su ponteggi che salivano fino a trentasei metri, l'intonacatura e la pittura della camera interna e la sua sigillatura definitiva. Un cantiere moderno con gru e betoniere ci metterebbe più o meno lo stesso. Il dato dice due cose insieme: quanto fosse efficiente l'organizzazione edilizia romana in età augustea, con squadre specializzate, forniture programmate e logistica fluviale, e quanto denaro Cestio avesse messo sul piatto per comprare quella velocità. Perché la fretta, nei cantieri, si paga sempre. Aggiungo che alcune ricostruzioni sostengono che i lavori finirono con qualche giorno di anticipo sul termine: se fosse vero, sarebbe il primo cantiere italiano consegnato prima della scadenza, e da allora non se ne conoscono altri.

Una cosa che non ti dice nessuno su Piramide Cestia

Che non esiste una porta. Nessuna guida lo dice, e tutti danno per scontato che una tomba abbia un ingresso: qui non c'è, non c'è mai stato, e non era previsto che ci fosse. La camera sepolcrale fu costruita, dipinta, riempita con il defunto e il corredo, e poi murata definitivamente, secondo l'usanza egiziana che Cestio volle imitare fin nelle procedure. Il monumento fu concepito come un blocco pieno con una bolla d'aria sigillata all'interno, destinata a non essere mai più aperta. Chi entra oggi lo fa attraverso un cunicolo scavato a forza dai cercatori di tesori nel Medioevo, sul lato nordoccidentale, poi regolarizzato nel Seicento. Vale la pena soffermarsi su quello che comporta. Gli affreschi di terzo stile che si ammirano nella cella furono dipinti da artigiani che sapevano perfettamente che nessuno li avrebbe mai visti. Il pavimento in opus spicatum fu posato per non essere calpestato. Le quattro Vittorie alate sulla volta furono dipinte per un pubblico di zero persone. Non è decorazione, è offerta funeraria: quelle pitture servivano al morto, non ai vivi, e il loro valore stava nell'esistere, non nell'essere guardate. È una logica lontanissima dalla nostra, ed è la ragione per cui trovo la visita interna della Piramide Cestia più interessante di molte visite a monumenti dieci volte più celebri. Si entra in uno spazio che non era destinato a nessuno, e per pochi minuti si è il pubblico che non doveva esistere.

Il consiglio che ti do per visitare Piramide Cestia

Non organizzate il viaggio attorno all'interno. È il primo consiglio, ed è quello che risparmia delusioni: le aperture della camera sepolcrale sono straordinarie, annunciate con poco preavviso e a posti limitatissimi, e chi arriva a Roma sperando di trovare il turno libero perde tempo. Se avete la possibilità di seguire gli annunci della Soprintendenza con settimane di anticipo, prenotate appena esce l'avviso, entro poche ore, e costruite la giornata attorno all'orario del turno. Altrimenti considerate la visita esterna come la visita, che è quello che fa il novantanove per cento dei romani. Secondo consiglio: venite la mattina presto o nell'ultima ora di luce. A metà giornata il piazzale è un girone di traffico e il marmo bianco riflette una luce piatta che spegne le facce del monumento. Alle otto del mattino il traffico non è ancora impazzito e l'ombra taglia il sepolcro di sbieco, che è come conviene guardarlo. Terzo consiglio, il più importante: comprate la giornata intera e non i venti minuti. La Piramide Cestia da sola vi lascerà un vago senso di incompiuto, perché è un monumento che si legge in fretta. Legatela al Cimitero Acattolico, che apre alle nove e chiude alle diciassette dal lunedì al sabato, poi salite a Testaccio per pranzo, poi scendete alla Centrale Montemartini nel pomeriggio. Quarto: guardate in alto e cercate le iscrizioni. Sono a due terzi dell'altezza e senza un teleobiettivo o un binocolo da teatro non si leggono. Portatevi qualcosa che ingrandisca, e passerete dalla categoria di chi ha visto una piramide a quella di chi ha capito di chi era.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il monumento è stato salvato dalla guerra. Lo si legge dappertutto in una riga, e quasi nessuno si ferma a considerare che cosa significhi davvero. Fra il 272 e il 279 dopo Cristo Aureliano fece costruire diciannove chilometri di mura attorno a Roma in una manciata di anni, con una fretta dettata dalla paura delle incursioni germaniche. Per andare veloci, i costruttori inglobarono nel tracciato tutto quello che trovavano di già alzato: acquedotti, anfiteatri, sepolcri, magazzini, l'Anfiteatro Castrense, la Porta Maggiore, gli archi degli acquedotti Claudio e Aniene Nuovo. La Piramide Cestia divenne un bastione. Nei mille anni successivi Roma si è divorata da sola, riducendo i propri monumenti a cave di marmo e a fornaci da calce: il rivestimento del Colosseo, i templi del Foro, i mausolei della via Appia. La Piramide conserva il suo rivestimento marmoreo quasi integro per una ragione puramente militare: smontarne le lastre significava aprire una breccia nelle difese della città, e nessun papa e nessun barone ha mai potuto permetterselo. Il fatto poco citato è dunque questo: la conservazione dei monumenti antichi a Roma non è quasi mai il frutto di un giudizio estetico, ma di una funzione. Ha resistito ciò che serviva a qualcosa. Il Pantheon perché divenne chiesa, il Mausoleo di Adriano perché divenne fortezza, il Teatro di Marcello perché divenne palazzo, la Piramide Cestia perché divenne muro. La bellezza, da sola, non ha mai salvato nulla.

La foto giusta da fare a Piramide Cestia

Ce ne sono tre, e sono diverse fra loro. La prima è quella classica dal piazzale di Porta San Paolo: si arretra fino al marciapiede opposto, si inquadra il monumento con la porta antica sulla destra e si aspetta che il semaforo svuoti la carreggiata per due secondi. È la fotografia degli incisori del Grand Tour, ed è ancora quella che regge meglio. Va fatta di mattina presto, quando il sole viene da est e accende la faccia con le iscrizioni. La seconda è la migliore, e quasi nessuno la fa: si entra nel Cimitero Acattolico, si va nella parte antica, e si inquadra la punta bianca del sepolcro che spunta sopra i cipressi e sopra le lapidi. In un fotogramma solo entrano duemila anni di storia funeraria, un pagano che voleva sembrare egiziano e una comunità di protestanti tenuti fuori dal camposanto cattolico. Chi cerca l'ora giusta la trovi nel tardo pomeriggio, con la luce bassa che passa fra i cipressi. La terza è la meno ovvia e mi diverte: dalla banchina della fermata Piramide della metropolitana linea B, che è in trincea a cielo aperto e non in galleria, il monumento compare inquadrato dai muri della trincea e dalla segnaletica. È la Roma vera, quella in cui una tomba augustea fa da fondale a un binario. Se il Museo della Via Ostiense è aperto, aggiungete la quarta: dal camminamento delle torri di Porta San Paolo si guarda la Piramide Cestia dall'alto, ed è l'unico punto in cui si vede l'innesto delle Mura Aureliane sui fianchi. Evitate invece il grandangolo spinto da sotto: fa cadere le linee e trasforma un monumento perfettamente proporzionato in un triangolo storto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è il cantiere stesso, fra il 18 e il 12 avanti Cristo, che porta in città una forma architettonica straniera nel pieno della propaganda augustea sulla conquista dell'Egitto. Il secondo è l'inglobamento nelle Mura Aureliane fra il 272 e il 279 dopo Cristo, che trasforma un sepolcro privato in un'opera militare dello Stato. Il terzo è la ricostruzione della porta accanto voluta dall'imperatore Onorio fra il 401 e il 403, con la riduzione dei fornici e il rialzamento delle torri: pochi anni dopo, nel 410, i Goti di Alarico entrarono a Roma, e questo tratto di mura fu fra i primi a essere messo alla prova. Il quarto è lo scavo del 1663 voluto da Alessandro VII, con il ritrovamento delle basi delle statue, del recinto in tufo, del triclinio funerario e delle colonne angolari, e la riapertura della camera sepolcrale trovata vuota. Il quinto è l'installazione del parafulmine dopo che una folgore aveva divelto la cuspide, documentata da un rapporto ministeriale del 1864. Il sesto, il più drammatico, è la difesa di Porta San Paolo del 10 settembre 1943: dopo l'armistizio, la Divisione Granatieri di Sardegna e civili armati tentarono di fermare l'avanzata tedesca proprio qui, ai piedi della Piramide. I tedeschi oltrepassarono la porta nel pomeriggio, e i caduti fra i difensori furono centinaia. Le lapidi affisse sulla porta e sul monumento ai caduti ricordano quelle ore, e sono il motivo per cui il piazzale è ancora oggi luogo di cerimonie civili. Il settimo è il grande restauro concluso il 19 dicembre 2014 con il finanziamento privato di due milioni di euro. L'ottavo è in corso: i lavori finanziati dal PNRR avviati nel 2025 sulla recinzione, sulla scala, sulle murature di confine e sul giardino.

Chi è passato da Piramide Cestia

Francesco Petrarca, nel 1337, che la descrisse in un'epistola come il sepolcro di Remo e consegnò l'errore a due secoli di letteratura. Poggio Bracciolini, che lo corresse leggendo l'iscrizione dopo aver scostato i rovi. Papa Alessandro VII Chigi, che nel 1663 la fece scavare e restituire alla città. Francesco Borromini, che disegnò un progetto mai realizzato per trasformare la cella sepolcrale in cappella. Giovanni Battista Piranesi, che la incise nelle Antichità Romane e la fece conoscere a tutta l'Europa colta del Settecento, e che a poche centinaia di metri, sull'Aventino, disegnò la piazza dei Cavalieri di Malta. Johann Wolfgang von Goethe, che a Roma soggiornò fra il 1786 e il 1788 e il cui figlio August è sepolto ai piedi del monumento, morto in città nel 1830. Percy Bysshe Shelley, che il cimitero sotto la Piramide lo descrisse prima di finirci dentro: nella prefazione all'Adonais, l'elegia scritta per la morte di Keats, lo definisce uno spazio aperto fra le rovine, coperto d'inverno di viole e margherite, sotto la piramide che è la tomba di Cestio e sotto le mura possenti dell'antica Roma, e aggiunge che un posto tanto dolce potrebbe far innamorare della morte. Vi fu sepolto l'anno dopo. John Keats, morto a Roma nel 1821 e sepolto nella parte antica, con l'epitaffio senza nome. Antonio Gramsci, che qui riposa dal 1937. Thomas Hardy, che nel 1887 visitò il cimitero e ne trasse una poesia intitolata Roma, alla Piramide di Cestio, presso le tombe di Shelley e Keats. Attacca chiedendosi chi fosse mai questo Cestio e che cosa rappresenti per lui, e arriva a una conclusione spietata: la gloria che gli resta è quella di segnalare da lontano il punto in cui riposano due poeti inglesi morti giovani. È il giudizio più feroce e più giusto mai formulato sul monumento, e a Cestio, probabilmente, sarebbe andato benissimo lo stesso: voleva essere ricordato, ed è ricordato.

Quando andare alla Piramide Cestia

L'esterno è visibile tutto l'anno e a qualunque ora, quindi la domanda vera riguarda la luce e la folla. La stagione migliore è quella fra ottobre e novembre e quella fra marzo e aprile: temperature civili, luce bassa che modella le facce, cielo pulito dopo la pioggia. In luglio e in agosto il piazzale è un forno riverberante e non c'è un albero che faccia ombra sul lato monumentale; se ci andate d'estate, andateci prima delle nove del mattino o dopo le diciannove. Le aperture interne, quando ci sono, si concentrano storicamente in primavera e in autunno, con qualche appuntamento legato alle Giornate Europee del Patrimonio di settembre e alla Notte dei Musei di maggio. Il giorno peggiore in assoluto è il sabato pomeriggio, quando il traffico del quadrante Ostiense e il mercato dell'usato di Porta Portese sull'altra riva scaricano automobili nel piazzale. La sera, invece, il monumento è illuminato ed è uno dei pochi punti di Roma in cui l'illuminazione notturna funziona davvero: le facce restano bianche, l'ombra della porta antica si allunga sul selciato e i turisti spariscono.

La Piramide Cestia con i bambini

Funziona meglio di quanto si creda, a patto di raccontarla bene. Una piramide a Roma è una promessa che i bambini capiscono al volo, e la sequenza narrativa è già pronta: un signore che voleva farsi seppellire come i faraoni, un testamento con una scadenza da rispettare, una stanza chiusa a chiave per sempre, dei ladri che scavano un buco nel muro per cercare l'oro e non trovano niente, e un imperatore che ci costruisce sopra un muro. Sono cinque scene, e con cinque scene si tiene un bambino di otto anni per venti minuti. L'interno non è adatto ai più piccoli, per via del cunicolo stretto e dell'elmetto obbligatorio, e comunque i posti sono così pochi che non è una scelta realistica. In compenso il Cimitero Acattolico è un giardino chiuso con ghiaia, cipressi e gatti, dove i bambini possono camminare senza pericolo, e il Museo della Via Ostiense, quando è aperto, ha i plastici dei porti imperiali, che sono giocattoli giganti a tutti gli effetti. Chiudete al mercato di Testaccio con una pizza bianca e avrete vinto la giornata.

Accessibilità della Piramide Cestia

La scheda della Soprintendenza indica il sito come accessibile ai disabili, e in effetti l'area esterna del recinto è pianeggiante e raggiungibile senza gradini dal marciapiede di via Raffaele Persichetti. La fermata Piramide della metropolitana linea B dispone di ascensori e scale mobili. Sull'accesso alla camera sepolcrale il discorso cambia: il cunicolo è stretto, basso e in leggera pendenza, si percorre chinati e con l'elmetto, e non è percorribile in carrozzina. Chi ha problemi di mobilità o soffre di claustrofobia dovrebbe chiedere conferma all'organizzazione al momento della prenotazione. Il Cimitero Acattolico ha vialetti in ghiaia e qualche dislivello nella parte antica, quella più vicina alla Piramide, che è anche la meno agevole: la parte nuova, dove riposa Gramsci, è pianeggiante e si percorre senza difficoltà.

Quanto tempo serve per visitare la Piramide Cestia

Per l'esterno, venti minuti se leggete le epigrafi e girate attorno al recinto per quanto è possibile; dieci se passate soltanto a guardarla. Per l'interno, calcolate un'ora fra ritrovo, introduzione all'aperto, attesa del proprio turno di ingresso e i pochi minuti nella cella. Per il pacchetto completo del quadrante, cioè Piramide, Cimitero Acattolico, Porta San Paolo e Monte dei Cocci, mettete in conto mezza giornata. Se aggiungete la Centrale Montemartini e San Paolo fuori le Mura scendendo lungo la via Ostiense, la giornata è piena e vi consiglio di spezzarla con il pranzo a Testaccio, che è comunque una delle ragioni per venire fin qui.

Domande veloci su Piramide Cestia

Si può entrare dentro la Piramide Cestia?

Sì, ma solo durante le aperture straordinarie e gli eventi organizzati dalla Soprintendenza Speciale di Roma, con prenotazione obbligatoria e posti contingentati. Non esiste un calendario ordinario di apertura e non c'è una biglietteria sul posto.

Quanto costa visitare la Piramide Cestia?

Niente. L'ingresso è gratuito sia sulla scheda ministeriale sia su quella della Soprintendenza. Eventuali tariffe che si leggono su siti di terze parti sono residui di gestioni superate.

Dove si trova esattamente la Piramide Cestia?

In via Raffaele Persichetti, all'incrocio con via del Campo Boario, 00153 Roma, nel piazzale di Porta San Paolo, fra il quartiere Ostiense, il rione Testaccio e l'Aventino.

Come si arriva alla Piramide Cestia con i mezzi pubblici?

Metropolitana linea B, fermata Piramide; ferrovia Roma Lido, capolinea Porta San Paolo; tram 3; autobus 23, 75, 280 e 716. La stazione Roma Ostiense è collegata da un sottopasso.

Quanto è alta la Piramide Cestia?

Trentasei metri e quaranta, con una base quadrata di ventinove metri e mezzo di lato.

Chi era Caio Cestio?

Un magistrato romano, figlio di Lucio, della tribù Poblilia, soprannominato Epulone: fu pretore, tribuno della plebe e membro del collegio sacerdotale dei septemviri epulones, che organizzava i banchetti sacri.

Quando è stata costruita la Piramide Cestia?

Fra il 18 e il 12 avanti Cristo. Gli estremi si ricavano da indizi: la norma contro il lusso funerario del 18 avanti Cristo e la morte di Marco Vipsanio Agrippa, citato fra gli esecutori testamentari, nel 12 avanti Cristo.

Perché a Roma c'è una piramide?

Perché dopo la conquista dell'Egitto del 31 avanti Cristo la moda egiziana attraversò l'architettura funeraria romana. La Piramide Cestia è l'unica superstite di una serie di sepolcri piramidali costruiti in città in quegli anni.

La Piramide Cestia è una vera piramide egizia?

No. È un sepolcro romano che imita la forma egiziana, costruito con tecniche romane: nucleo in conglomerato cementizio con cortina laterizia e rivestimento in lastre di marmo lunense. Il profilo, più ripido di quello delle piramidi di Giza, è possibile proprio grazie al calcestruzzo.

Che cosa c'è dentro la Piramide Cestia?

Una sola camera sepolcrale di circa ventitré metri quadrati, con volta a botte, pavimento in opus spicatum e pareti affrescate in terzo stile pompeiano, con figure femminili, vasi lustrali e quattro Vittorie alate sulla volta. La tomba è vuota da secoli.

Perché la Piramide Cestia non ha una porta?

Perché la camera fu murata al momento della sepoltura, secondo l'usanza egiziana. L'accesso attuale è un cunicolo scavato nel Medioevo dai cercatori di tesori e regolarizzato nel Seicento.

Quanto tempo ci vollero per costruire la Piramide Cestia?

Trecentotrenta giorni, come prescriveva il testamento di Cestio a pena di decadenza degli eredi. Il dato è inciso sulla faccia orientale del monumento.

Perché la Piramide Cestia si è conservata così bene?

Perché fra il 272 e il 279 dopo Cristo fu inglobata nelle Mura Aureliane e divenne un bastione. Smontarne il rivestimento marmoreo avrebbe indebolito le difese della città, e per questo nessuno lo asportò.

Che cos'è la Porta San Paolo accanto alla Piramide Cestia?

La porta meridionale delle Mura Aureliane, in antico Porta Ostiensis, da cui partiva la via Ostiense verso il porto. Fu ricostruita da Onorio fra il 401 e il 403 e conserva due torri semicircolari e la controporta massenziana detta Castelletto.

Si può visitare il Museo della Via Ostiense?

Il museo occupa il Castelletto di Porta San Paolo e il portale del Ministero della Cultura lo indica come temporaneamente chiuso. Conviene verificare sul sito della Soprintendenza prima di programmare la visita.

Il Cimitero Acattolico è accanto alla Piramide Cestia?

Sì, condivide con il recinto archeologico il muro di confine. L'ingresso è in via Caio Cestio 6, telefono +39 06 5741900, aperto dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 17.00 e la domenica e nei festivi dalle 9.00 alle 13.00, con donazione volontaria suggerita di cinque euro.

Chi è sepolto vicino alla Piramide Cestia?

Nel Cimitero Acattolico riposano John Keats, Percy Bysshe Shelley, Antonio Gramsci, August von Goethe e molti altri stranieri non cattolici morti a Roma dal Settecento in poi.

Si possono fare fotografie alla Piramide Cestia?

All'esterno sì, liberamente. Durante le visite interne le regole sull'uso di macchine fotografiche e telefoni vengono comunicate dagli operatori al momento dell'ingresso: il flash è comunque escluso per la conservazione degli affreschi.

La Piramide Cestia è accessibile in sedia a rotelle?

L'area esterna sì, ed è indicata come accessibile. La camera sepolcrale no: si raggiunge attraverso un cunicolo stretto e basso che si percorre chinati e con l'elmetto.

Quanto dura la visita guidata alla Piramide Cestia?

Nelle aperture straordinarie il turno dura in genere una quarantina di minuti, con ingressi nella cella a piccoli gruppi di cinque o sei persone per pochi minuti ciascuno e un massimo indicativo di venticinque partecipanti per turno.

C'è un deposito bagagli o un guardaroba alla Piramide Cestia?

No. Non essendoci una struttura museale con servizi, non esistono guardaroba, deposito bagagli, bookshop o servizi igienici dedicati. I bar e i servizi si trovano nel piazzale e a Testaccio.

Serve prenotare per la Piramide Cestia?

Per l'esterno no. Per l'interno sì, sempre: la prenotazione è obbligatoria e si effettua tramite l'avviso pubblicato dalla Soprintendenza in occasione di ogni apertura.

Si entra gratis la prima domenica del mese alla Piramide Cestia?

L'iniziativa delle domeniche gratuite riguarda i musei e i parchi archeologici statali con biglietteria. Qui l'ingresso è comunque gratuito, ma l'apertura non è garantita: dipende dal calendario delle aperture straordinarie.

La Piramide Cestia è visitabile di sera?

L'esterno sì, ed è illuminato. L'interno solo in occasione di eventi serali come la Notte dei Musei, quando la Soprintendenza organizza ingressi contingentati alla cella.

Che differenza c'è fra Piramide Cestia e Piramide di Caio Cestio?

Nessuna: sono due nomi dello stesso monumento. Il primo è la forma corrente a Roma, il secondo quello usato nelle schede ufficiali del Ministero della Cultura.

La Piramide Cestia era davvero la tomba di Remo?

No. È una leggenda medievale nata quando le iscrizioni erano coperte dai rovi: il monumento era detto meta Remi, mentre un'altra piramide presso il Vaticano, distrutta nel Rinascimento, era detta meta Romuli. Petrarca vi credette, Poggio Bracciolini corresse l'errore leggendo l'epigrafe.

Che cosa sono gli attalica citati nelle iscrizioni della Piramide Cestia?

Stoffe preziosissime intessute d'oro, il cui nome deriva dai re di Pergamo. Cestio ne aveva disposto la sepoltura, ma una norma sopravvenuta lo vietò: gli eredi le vendettero e con il ricavato fecero due statue di bronzo dorato del defunto.

Chi ha restaurato la Piramide Cestia?

La Soprintendenza, con la direzione dell'architetto Maria Grazia Filetici e dell'archeologa Rita Paris. Gli affreschi furono restaurati fra il 1999 e il 2000, il rivestimento esterno fra il 2012 e il 2014, con un finanziamento privato di due milioni di euro dell'imprenditore giapponese Yuzo Yagi.

Ci sono lavori in corso alla Piramide Cestia?

Nel 2025 è stato avviato un intervento finanziato dal PNRR su recinzione, scala d'ingresso, murature di confine, impianti e giardino, per un importo programmato di cinquecentomila euro. Possono esserci transenne e porzioni di area non accessibili.

Che cosa si vede intorno alla Piramide Cestia?

Porta San Paolo con il Museo della Via Ostiense, il Cimitero Acattolico, il rione Testaccio con il mercato e il Monte dei Cocci, il quartiere Ostiense con la Centrale Montemartini e il Gazometro, e in salita l'Aventino con il Giardino degli Aranci e Santa Sabina.

Vale la pena andare alla Piramide Cestia se non si può entrare?

Sì, a patto di non fermarsi lì. Da sola vale venti minuti; inserita in una passeggiata che comprenda il Cimitero Acattolico, Testaccio e la via Ostiense diventa una delle mezze giornate romane più riuscite e meno affollate.

Un'ultima cosa, da chi accompagna gruppi in questa città da vent'anni. La Piramide Cestia è il monumento che i romani vedono più spesso e guardano meno di tutti: ci passano davanti in metropolitana due volte al giorno e non alzano la testa. Se avete un solo gesto da fare quando ci arrivate, fatelo consapevolmente: attraversate, entrate nel Cimitero Acattolico, sedetevi su una panchina nella parte antica e guardate la punta bianca che spunta sopra i cipressi. In quel campo visivo ci sono un romano che voleva sembrare egiziano, un muro costruito dalla paura, un poeta inglese morto a venticinque anni e un filosofo sardo morto in regime di sorveglianza. Non conosco molti altri posti al mondo che riescano a mettere quattro storie così in una sola inquadratura, e nessuno vi chiederà un euro per vederle.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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TagsPiramidePiramide Cestia

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IndirizzoVia Raffaele Persichetti, 00153 Roma RM Ostiense, Roma, Roma Città
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