EUR: cosa vedere nel quartiere razionalista di Roma
L’EUR è il quartiere di Roma nato per un’Esposizione universale che non si è mai tenuta: quella del 1942, assegnata alla capitale nel 1936 e cancellata dalla guerra. Il risultato è un pezzo di città unico in Italia, costruito su assi ortogonali larghissimi, con palazzi in travertino bianco che citano l’architettura imperiale romana e, accanto, edifici degli anni Cinquanta e Sessanta, un lago artificiale, una cupola, un luna park e un centro congressi di vetro inaugurato nel 2016. Il Palazzo della Civiltà Italiana, il cosiddetto Colosseo Quadrato, è l’immagine che tutti riconoscono, ma il quartiere vale molto più di una fotografia: contiene il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera, la basilica dei Santi Pietro e Paolo, il grande Museo delle Civiltà, il laghetto con i ciliegi giapponesi, il Palazzo dello Sport di Pier Luigi Nervi e la Nuvola di Fuksas. Le righe che seguono raccontano che cosa si vede davvero, che cosa è aperto e che cosa non lo è, e come si legge oggi un quartiere che un regime aveva progettato per celebrare se stesso.
Che cos’è l’EUR: un quartiere per un’Esposizione mai avvenuta
L’EUR è il quartiere romano progettato a partire dal 1936 per ospitare l’Esposizione universale del 1942, che non ebbe mai luogo a causa della seconda guerra mondiale, e completato nei decenni successivi come polo direzionale della capitale. La sigla sta per Esposizione Universale di Roma; nella toponomastica ufficiale il territorio si chiama quartiere Europa, il trentaduesimo di Roma, ma nessuno lo chiama così. Il quadro d’insieme del quartiere è nella scheda su EUR Esposizione Universale Roma; qui il taglio è quello di un percorso di visita ragionato edificio per edificio.

La legge del 1936 e l’ente che costruì il quartiere
Nel 1935 il governatore di Roma Giuseppe Bottai propose a Mussolini di candidare la città all’Esposizione del 1942, data che coincideva con il ventennale della marcia su Roma. Il governo istituì un ente autonomo, l’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma, con legge del 26 dicembre 1936, presieduto dal senatore Vittorio Cini: nel 2026 ricorre quindi il novantesimo anniversario. Il coordinamento tecnico fu affidato a Marcello Piacentini, con un gruppo che comprendeva Giuseppe Pagano, Luigi Piccinato, Adalberto Libera, Ernesto Lapadula, Mario Romano e Luigi Moretti. Oggi il patrimonio è di EUR S.p.A., controllata al 90 per cento dal Ministero dell’economia e per il 10 da Roma Capitale.
Perché proprio la zona delle Tre Fontane
L’area scelta fu quella delle Tre Fontane, lungo la direttrice che porta al mare, per collegare idealmente la Roma imperiale delle Terme di Caracalla al Tirreno lungo la via Imperiale, oggi via Cristoforo Colombo. La zona era fuori dal piano regolatore del 1931, il che permise procedure eccezionali per gli espropri, circa quattrocento ettari; i lavori iniziarono il 26 aprile 1937. A pochi minuti si trova ancora l’abbazia delle Tre Fontane, che dà il nome all’area ed era lì molti secoli prima.
Il dopoguerra e la seconda vita del quartiere
Nel 1944 l’area fu occupata prima dalle truppe tedesche, che svuotarono gli edifici, poi dagli alleati, e servì infine da rifugio per gli sfollati. Alla fine della guerra l’EUR era un campo di rovine scollegato dalla città. Nel 1951 Alcide De Gasperi nominò commissario del nuovo ente il consigliere di Stato Virgilio Testa, in carica fino al 1973: fu lui a impostare l’idea del quartiere-parco. Dal 1955, con le prime stazioni della metropolitana, arrivarono i ministeri, l’INPS, l’Eni, l’Alitalia, la SIAE.
Come arrivare all’EUR e come muoversi
L’EUR si raggiunge dal centro di Roma con la linea B della metropolitana in circa venti minuti da Termini, con quattro stazioni utili: EUR Magliana, EUR Palasport, EUR Fermi ed EUR Laurentina, capolinea della linea. È il modo più semplice, perché il quartiere è vasto e le distanze si misurano in chilometri: fra il Palazzo della Civiltà Italiana e il Palazzo dei Congressi ci sono quasi ottocento metri in linea retta.
Le stazioni della metropolitana
Le due stazioni centrali sono EUR Palasport, che prima si chiamava EUR Marconi, ed EUR Fermi: si affacciano entrambe su viale America lungo il bordo del parco del lago e distano meno di duecento metri l’una dall’altra. Entrarono in esercizio il 9 febbraio 1955, con il primo tratto della metropolitana di Roma, costruito proprio per servire l’Esposizione: da EUR Palasport si è a pochi passi dal laghetto, da EUR Fermi si punta verso piazza Guglielmo Marconi e i musei.
A piedi, in bici, in auto
Dentro il quartiere si cammina bene: marciapiedi larghi, verde continuo, e la Passeggiata del Giappone che attraversa il parco del lago è uno dei percorsi più piacevoli di Roma per correre o pedalare. La bici resta la soluzione migliore per vedere tutto in mezza giornata. L’EUR non ha zona a traffico limitato, quindi è raggiungibile in auto senza complicazioni: la sosta su strada è in buona parte a pagamento nelle fasce diurne feriali, e nelle giornate di congressi o concerti i posti spariscono in fretta.
Immagine: l’asse di via Cristoforo Colombo visto dall’alto, con il laghetto sulla sinistra e la cupola della basilica dei Santi Pietro e Paolo sullo sfondo.
Il Palazzo della Civiltà Italiana, il Colosseo Quadrato
Il Palazzo della Civiltà Italiana è alto 60 metri su una base quadrata di 53 metri di lato, ha 54 archi per facciata disposti su nove file orizzontali e sei verticali, ed è interamente rivestito in travertino: è per questa griglia di archi che i romani lo chiamano Colosseo Quadrato. Progettato nel 1937 da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, vincitori del concorso presieduto da Marcello Piacentini, fu iniziato nel luglio 1938 e inaugurato ancora incompleto nel 1940.
Archi, statue e travertino
Il progetto vincitore ne prevedeva 77 per facciata, ridotti a 54 in fase esecutiva. Sotto gli archi del piano terreno stanno 28 statue allegoriche delle virtù attribuite al popolo italiano; ai quattro angoli del basamento, quattro gruppi equestri raffiguranti i Dioscuri, opera di Publio Morbiducci e Alberto Felci. La struttura portante è in cemento armato, invisibile sotto il rivestimento. La scelta del travertino non fu solo un omaggio alla Roma antica: dopo le sanzioni della Società delle Nazioni seguite alla guerra d’Etiopia ferro e cemento erano scarsi, e il regime aveva interesse a mostrare che si poteva costruire con una pietra del Lazio. La citazione è quella del travertino dei Mercati di Traiano e del Foro Romano.
L’iscrizione sulle quattro fronti
Sulle quattro testate corre, scolpita nel travertino in capitali monumentali su tre righe, la frase: un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori. È la citazione di un discorso che Mussolini tenne il 2 ottobre 1935, in risposta alle sanzioni internazionali annunciate dopo l’aggressione all’Etiopia. L’iscrizione non è stata rimossa nel dopoguerra ed è ancora al suo posto: il palazzo resta, oltre che un pezzo di architettura, un documento politico visibile a chiunque alzi la testa.
Dal Palazzo groviera alla sede Fendi
I lavori si interruppero nel 1943, e l’edificio servì da accampamento per le truppe tedesche, poi alleate, e infine da rifugio per gli sfollati; il 9 settembre 1943, dopo l’armistizio, sulla scalinata verso il Tevere si combatté uno scontro fra paracadutisti tedeschi e soldati italiani. Completato negli anni Cinquanta, ospitò nel 1953 l’Esposizione internazionale dell’Agricoltura, poi la Federazione dei Cavalieri del Lavoro, poi quasi niente: i romani lo ribattezzarono Palazzo groviera per i buchi delle facciate. Restaurato fra il 2008 e il dicembre 2010 sotto la direzione di Paolo Marconi, dal 18 luglio 2013 è affittato al gruppo Fendi con un contratto quindicennale che copre tutto il 2028.
Si può entrare?
Il Palazzo della Civiltà Italiana è la sede aziendale di un gruppo privato e non si visita come un museo: gli uffici non sono accessibili. L’edificio è però vincolato come bene di interesse culturale, con destinazione espositiva: al piano terreno viene periodicamente allestito uno spazio con mostre aperte al pubblico, di solito a ingresso libero, ma senza un’apertura continuativa garantita. Conviene verificare prima. L’esterno si osserva liberamente da viale della Civiltà del Lavoro e dalla scalinata sul lato opposto.
Il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera
Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, progettato da Adalberto Libera e costruito fra il 1938 e il 1954, è un cubo di 45 metri di lato che racchiude un unico grande volume libero, coperto da una volta a crociera ribassata sostenuta da due travi metalliche incrociate lungo le diagonali. È l’edificio dell’EUR storico che più si è sottratto alla retorica del regime, e molti storici dell’architettura lo giudicano il migliore del quartiere. Chiude l’estremità opposta dello stesso asse che comincia con il Colosseo Quadrato. Nel 1960 ospitò le gare di scherma dei Giochi della XVII Olimpiade, e oggi è sede di fiere e congressi gestita da EUR S.p.A.: per entrarci serve il biglietto o l’accredito dell’evento in corso, perché non esiste un ingresso turistico.
Il concorso del 1937 e l’occasione perduta
Il concorso fu bandito nel 1937 insieme a quelli per l’esedra di piazza Imperiale, il Museo delle Comunicazioni, la basilica e il Palazzo della Civiltà Italiana. Vinse Libera; secondo si classificò il progetto dei comaschi Giuseppe Terragni, Cesare Cattaneo e Pietro Lingeri, la punta più radicale del razionalismo italiano, e nel 1941 Giuseppe Pagano parlò apertamente di occasione perduta, criticando la commissione per aver premiato i progetti più compromissori. L’approvazione definitiva dei progetti dell’EUR avvenne l’11 febbraio 1938 per mano dello stesso Mussolini.
Che cosa guardare quando ci si trova davanti
La cosa da osservare è il colonnato frontale, perché Libera stesso, nel dopoguerra, disse di non essere riuscito a evitarlo: era un elemento imposto dal clima culturale del momento. La soluzione fu ridurre la colonna a un pilastro rivestito in travertino, con funzione più di sostegno che di ornamento; sul retro corre una vetrata arretrata alta 10 metri e larga 65. Al centro della facciata principale una mensola in aggetto avrebbe dovuto reggere una quadriga di Francesco Messina, mai realizzata: quel vuoto è, in un certo senso, la cosa più interessante dell’edificio. Nell’atrio si trovano un affresco di Achille Funi e un dipinto su masonite di Gino Severini eseguito per la mostra dell’Agricoltura del 1953.
La basilica dei Santi Pietro e Paolo
La basilica dei Santi Pietro e Paolo, costruita sul punto più alto dell’EUR, ha pianta a croce greca e una cupola emisferica di 32 metri di diametro, la quarta di Roma per dimensioni dopo il Pantheon, San Pietro in Vaticano e San Giovanni Bosco. Il progetto, approvato nel settembre 1938, è firmato da Arnaldo Foschini con Alfredo Energici, Vittorio Grassi, Nello Ena, Tullio Rossi e Costantino Vetriani; i lavori cominciarono nell’aprile 1939. È la cupola che si vede da mezza Roma sud. Dal piazzale una scalea monumentale scende fino a viale Europa, e ai lati del portico due grandi statue raffigurano Pietro e Paolo, patroni di Roma; sulla facciata laterale si trova un altorilievo in marmo con la Conversione di Saulo, scolpito nel 1941 da Venanzo Crocetti.
Settembre 1943: il cantiere e i caduti
Il 10 settembre 1943 il cantiere della basilica fu teatro di scontri fra soldati italiani e paracadutisti tedeschi diretti verso il centro di Roma dal ponte della Magliana. Dopo i combattimenti, sulla scarpata della chiesa furono rinvenute e ricoperte di terra nove salme irriconoscibili di militari italiani; ai piedi della scalinata caddero quattro granatieri rimasti ignoti, privati delle piastrine di riconoscimento. È un episodio poco noto della difesa di Roma. Un luogo di memoria diverso e molto più conosciuto di quei mesi è il Mausoleo delle Fosse Ardeatine. La basilica è una chiesa parrocchiale attiva e l’ingresso è libero, ma gli orari seguono quelli delle funzioni e possono cambiare: conviene controllare sul sito della parrocchia, e durante le celebrazioni la visita turistica non è opportuna.
Il Museo della Civiltà Romana e il plastico di Roma imperiale: chiuso
Il Museo della Civiltà Romana, che custodisce il grande plastico di Roma imperiale in scala 1:250 di Italo Gismondi e la serie completa dei calchi della Colonna Traiana, è chiuso al pubblico dal 31 gennaio 2014 e a settembre 2026 non ha riaperto. È il dato più importante di questa pagina, ed è anche l’errore più diffuso nelle guide: il plastico che moltissimi visitatori vengono a cercare all’EUR non è visitabile. Il sito ufficiale del museo, nel sistema dei Musei in Comune di Roma Capitale, riporta come unico avviso proprio la comunicazione di chiusura.
Che cosa contiene e da dove viene
Il museo non espone reperti originali ma calchi, riproduzioni, diorami, plastici e modelli, alcuni in scala reale, che documentano la civiltà romana. Il nucleo si formò con due grandi mostre: quella archeologica del 1911, organizzata da Rodolfo Lanciani alle Terme di Diocleziano per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, e la Mostra augustea della romanità del 1937, curata da Giulio Quirino Giglioli al Palazzo delle Esposizioni per il bimillenario della nascita di Augusto. L’edificio fu commissionato nel 1939 dalla FIAT e il museo aprì le prime sale nel 1952, completato il 21 aprile 1955.
Il plastico di Italo Gismondi
Il plastico in scala 1:250 ricostruisce Roma al tempo di Costantino ed è il modello su cui si sono formate generazioni di archeologi, studenti e sceneggiatori. Nacque per la Mostra augustea della romanità del 1937, quando era limitato all’area centrale, e fu poi ampliato: il progetto è dell’architetto e archeologo Italo Gismondi, l’esecutore materiale l’artigiano Pierino Di Carlo. Chi vuole vedere qualcosa di paragonabile deve rivolgersi altrove: le ricostruzioni del Museo dei Fori Imperiali e la visita diretta del Foro Romano e del Colosseo restano la via principale.
L’edificio, che si vede comunque
L’edificio, opera degli architetti Pietro Aschieri, Gino Peressutti e Domenico Bernardini con l’ingegnere Cesare Pascoletti, e con ruolo preminente di Aschieri, resta una delle architetture più riuscite dell’EUR e si osserva liberamente dall’esterno. Sono due corpi contrapposti collegati da un colonnato rialzato che chiude prospetticamente viale della Civiltà Romana. La caratteristica più singolare è l’assenza totale di finestre sui prospetti esterni: la luce entra dai lucernari e dai cortili interni. La piazza fra i corpi è intitolata al senatore Giovanni Agnelli.
Perché è chiuso e quando dovrebbe riaprire
La chiusura del 31 gennaio 2014 seguì un’ispezione del Ministero del Lavoro del 2013 che aveva rilevato irregolarità, e doveva permettere i lavori di riqualificazione e messa a norma. Nei fatti i lavori sono partiti solo nella porzione del planetario, fra il 2017 e il 2022; la parte museale è stata inserita nel PNRR con circa 20,7 milioni di euro, e la progettazione risultava completata all’inizio del 2025 con un termine annunciato nel giugno 2026. Quel termine non ha portato a una riapertura: il museo resta chiuso e non è stata comunicata una data certa. Va verificato sul sito dei Musei in Comune prima di contare su una visita.
Il Planetario, l’unica parte accessibile
Il Planetario di Roma, ospitato nello stesso complesso dal 2004 insieme al Museo astronomico, è stato riaperto nel 2022 dopo i lavori iniziati nel 2017 ed è in attività con una programmazione mensile di spettacoli sotto la cupola. Si entra quindi nell’edificio del museo, ma solo per la sezione del planetario, che ha biglietteria e calendario propri: conviene controllare la programmazione e prenotare. Fra i musei scientifici romani ci sono anche il Museo della Matematica e il Museo Civico di Zoologia.
Il Museo delle Civiltà: sei musei in due palazzi
Il Museo delle Civiltà è il grande museo statale di piazza Guglielmo Marconi, aperto dal martedì alla domenica dalle 8.00 alle 19.00 con ultimo ingresso alle 18.30 e chiuso il lunedì, con biglietto intero da 10 euro. Nato nel 2016 da tre decreti ministeriali, riunisce in un’unica amministrazione le collezioni di musei nazionali prima separati, ed è la ragione principale per cui vale la pena dedicare all’EUR mezza giornata e non solo una fotografia al Colosseo Quadrato. Occupa due edifici: il Palazzo delle Scienze, in piazza Guglielmo Marconi 14, e il Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, al numero 8.
Che cosa è confluito nel museo
I nuclei di partenza furono quattro: il Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini, il Museo delle arti e tradizioni popolari Lamberto Loria, il Museo nazionale dell’Alto Medioevo e il Museo nazionale d’arte orientale Giuseppe Tucci, quest’ultimo trasferito dall’antica sede di Palazzo Brancaccio all’Esquilino. Si sono poi aggiunte le collezioni dell’ex Museo africano, oggi riferite al Museo Italo Africano Ilaria Alpi, e quelle dell’ex Museo geologico nazionale, arrivate da Palazzo Canevari dopo un accordo con ISPRA e presentate in un primo allestimento nel dicembre 2022.
Gli edifici e la svolta del 2022
I due palazzi sono edifici razionalisti collegati da un colonnato, progettati per l’Esposizione del 1942: quello delle Arti e Tradizioni Popolari aprì solo nel 1956, quello delle Scienze ospita dal 1977 il Pigorini e il Museo dell’Alto Medioevo. Dal 2022, sotto la direzione di Andrea Viliani, le collezioni vengono integrate in chiave interdisciplinare, con installazioni di arte contemporanea e, per l’ex Museo coloniale, un allestimento dichiaratamente critico e decoloniale. È un caso raro, in Italia, di museo che espone i propri materiali insieme alla storia di come sono stati raccolti.
Orari, biglietti e chiusure in corso
Il biglietto intero costa 10 euro, quello agevolato 2 euro per i cittadini dell’Unione europea fra i 18 e i 25 anni, il biglietto Amico 5 euro; l’ingresso è gratuito per i minori di diciotto anni e per le altre categorie previste dalla normativa statale, e per tutti la prima domenica di ogni mese, come ricorda la pagina sui musei gratis a Roma. Il museo è però in gran parte un cantiere: le sale delle collezioni di Arti e Culture Africane, Americane e Oceaniane al primo piano sono temporaneamente chiuse per adeguamento antisismico, impianti e riallestimento, con conclusione prevista nell’inverno 2026, e una selezione a rotazione di quei capolavori resta visibile all’ingresso del Palazzo delle Scienze. Anche la sala della Grotta Guattari risulta chiusa per manutenzione straordinaria. Per una visita onesta servono almeno due ore.
Immagine: il colonnato di piazza Guglielmo Marconi con l’obelisco al centro, visto dal lato dei musei.
L’Obelisco Marconi al centro della piazza
L’Obelisco Marconi è un monumento in calcestruzzo armato rivestito con 92 lastre di marmo di Carrara scolpite ad altorilievo su quattro file, opera dello scultore carrarese Arturo Dazzi, inaugurato il 12 dicembre 1959 al centro di piazza Guglielmo Marconi. È intitolato al fisico e inventore Guglielmo Marconi e ha forma di tronco di piramide, non quella di un obelisco egizio: rientra nella famiglia degli obelischi moderni di Roma, ben distinti dagli obelischi antichi della città.
Vent’anni fra la commissione e l’inaugurazione
L’opera fu commissionata a Dazzi nel 1939 dal Ministero della cultura popolare per decorare piazza Imperiale, il fulcro del quartiere, ma l’entrata in guerra dell’Italia fermò tutto quando lo scultore aveva completato i primi due registri. I lavori ripresero nel 1951, nonostante il Ministero dei lavori pubblici avesse ipotizzato di demolire la struttura, e furono conclusi in vista delle Olimpiadi. Il monumento si osserva liberamente in qualunque momento. Sulla storia della comunicazione si prosegue al Museo storico della comunicazione, anch’esso all’EUR.
Il laghetto, il Giardino delle Cascate e i ciliegi
Il laghetto dell’EUR, che sulle carte si chiama Parco Centrale del Lago, è un bacino artificiale lungo circa un chilometro, largo da 60 a 130 metri e profondo fra i due e i quattro metri, dentro un parco di circa 160.000 metri quadrati diviso quasi a metà fra verde e specchio d’acqua. L’ingresso al parco è libero e gratuito, non ci sono cancelli né biglietteria. Un parco in quel punto era previsto fin dal 1937, ma fu realizzato solo nel dopoguerra da Raffaele De Vico con l’ingegnere Giorgio Biuso, e il bacino venne chiuso e riempito nel 1955. È il luogo dove l’EUR smette di sembrare un set e diventa un posto dove la gente vive.
Le cascate e il Giardino delle Cascate
Sul lato verso il mare il laghetto è sovrastato dalla collina su cui sorge il Palazzo dello Sport, e alla base si aprono le cascate che fanno da quinta prospettica all’edificio: è il colpo d’occhio che chi arriva da Roma lungo via Cristoforo Colombo vede per primo, ed è l’effetto scenico previsto fin dagli anni Trenta. Le cascate non sono decorative soltanto: ossigenano l’acqua del lago e sono collegate al sistema idrico che fa capo al serbatoio noto come il Fungo, alimentando anche gli impianti antincendio e l’irrigazione. Il Giardino delle Cascate è la porzione monumentale recintata affacciata su via Cristoforo Colombo: ha cancelli, orari che cambiano con la stagione e viene usato anche per eventi, quindi gli orari aggiornati vanno verificati sul sito di EUR S.p.A. prima di presentarsi.
I ciliegi e l’hanami romano
La strada pedonale e ciclabile che attraversa il parco si chiama Passeggiata del Giappone, e il nome ha una ragione precisa: nel luglio 1959 l’allora primo ministro giapponese Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, donò a Roma a nome del proprio governo 2.500 ciliegi da fiore, molti dei quali piantati qui. Da anni si celebra anche a Roma l’hanami, l’usanza giapponese di ammirare i fiori: il periodo va da metà marzo ai primi di aprile e varia con la stagione.
L’acquario che non ha mai aperto
Lungo il bordo del lago si vede una grande struttura incompiuta: è l’acquario previsto fin dal progetto degli anni Trenta e ripreso nel Duemila. I lavori iniziarono nel 2008, con una struttura di circa 14.000 metri quadrati e un’apertura annunciata per il giugno 2012, poi rinviata. I contenziosi sui costi hanno bloccato tutto finché nel luglio 2025 il tribunale civile di Roma ha dichiarato inadempiente la concessionaria e EUR S.p.A. ha ripreso possesso dell’area: il futuro dell’acquario è indefinito. Chi cerca animali da mostrare ai bambini deve rivolgersi al Bioparco a Villa Borghese.
Le architetture olimpiche del 1960
Nel 1955 il CIO assegnò a Roma i Giochi della XVII Olimpiade del 1960, e l’EUR diventò il polo meridionale delle competizioni, accanto a quello settentrionale del Foro Italico con lo Stadio Olimpico. È la seconda ondata costruttiva del quartiere: Palazzo dello Sport, Piscina delle Rose, Velodromo Olimpico e complesso sportivo delle Tre Fontane. Senza il 1960 l’EUR sarebbe rimasto un quartiere di uffici con qualche palazzo incompiuto.
Il Palazzo dello Sport di Nervi e Piacentini
Il Palazzo dello Sport fu progettato nel 1956 da Marcello Piacentini per la parte architettonica e da Pier Luigi Nervi per quella strutturale, e costruito fra il 1958 e il 1960. È un edificio circolare di poco meno di cento metri di diametro massimo, interamente in cemento armato, con due ordini di gradinate per circa dodicimila posti e una copertura a calotta sferica spessa soltanto nove centimetri: è quel dato a spiegare perché Nervi sia considerato uno dei massimi ingegneri strutturali del Novecento. Fu inaugurato il 3 giugno 1960 e ospitò i tornei olimpici di pallacanestro e di pugilato. Nel punto dove sorge era previsto, fin dal 1937, un Palazzo dell’Acqua e della Luce mai costruito, per il quale nel 1939 Nervi aveva ottenuto il secondo premio in un concorso senza vincitori.
La Piscina delle Rose
La Piscina delle Rose, progettata dall’architetto Sergio Buonamico con gli ingegneri Guido Gigli e Giorgio Biuso e ultimata nel 1960, ha una vasca regolamentare di 50 metri per 25 e ospitò i gironi di qualificazione del torneo olimpico di pallanuoto. Il nome viene dal solarium adiacente, decorato con composizioni floreali fra cui quelle di rose; l’ingresso è all’estremità nord-occidentale di viale America. Ristrutturata nel 2007, oggi ospita anche una piscina coperta, una palestra e un club di canottaggio e canoa che si allena sul laghetto.
Il Velodromo Olimpico, che non c’è più
Il Velodromo Olimpico dell’EUR, inaugurato nel 1960 con oltre 17.660 posti a sedere, rimase inutilizzato dal 1968 e fu demolito nel 2008: chi lo cerca sulla mappa non lo trova, perché non esiste più. Il progetto risaliva alla fine del 1954, quando il CONI bandì un concorso apposito, e l’area era un lotto trapezoidale fra viale del Ciclismo e viale dei Primati Sportivi. L’abbattimento fu oggetto di un’indagine giudiziaria per l’amianto liberato nell’aria durante l’esplosione; il piano di riqualificazione più recente risale al 2017 ed è rimasto in attesa di sviluppi.
Il Fungo, il serbatoio che sembra un’astronave
Il Fungo è il nome con cui a Roma si chiama la torre piezometrica dell’EUR, un serbatoio idrico realizzato fra il 1957 e il 1958 che alimenta l’acqua non potabile del quartiere, comprese le cascate del laghetto e l’irrigazione dei prati. Al progetto lavorarono gli architetti Aldo Capozza e Sergio Martinelli con gli ingegneri Roberto Colosimo e Sergio Varisco. A circa cinquanta metri dal piano stradale, in cima, si trova un ristorante panoramico da cui si vedono insieme il centro di Roma e, nelle giornate limpide, il litorale verso Fiumicino: fu voluto nel 1961 dal tenore Mario Del Monaco, progettato da Lorenzo Monardo e inaugurato nel 1964. È un locale privato, quindi vi si sale consumando e su prenotazione, mentre il serbatoio in sé non è visitabile.
La Nuvola di Fuksas, il pezzo contemporaneo
La Nuvola è il nuovo centro congressi dell’EUR, progettato dallo Studio Fuksas e inaugurato il 29 ottobre 2016 dopo un cantiere iniziato nel 2008, con un costo finale di 467 milioni di euro a fronte dei 275 inizialmente previsti. Occupa circa 55.000 metri quadrati fra via Cristoforo Colombo, viale Europa, viale Shakespeare e viale Asia, e contiene un auditorium da 1.850 posti.
Teca, nuvola e lama
Il complesso è fatto di tre organismi distinti. La teca è l’involucro poligonale in vetro, acciaio e pietra, con doppia parete-facciata che isola e protegge dai raggi solari. La nuvola vera e propria è la struttura sospesa all’interno della teca, collegata a essa da passerelle e dallo scafo, la struttura portante principale, e contiene l’auditorium con i suoi servizi. La lama è l’albergo, alto 56 metri su diciassette piani, con oltre 440 camere, venduto nel dicembre 2017 a una società terza. La parte interrata comprende sale minori, sale riunioni e parcheggio.
Il concorso, i tempi e gli usi
Il concorso internazionale fu indetto nel giugno 1998 dal Comune di Roma e dall’allora ente EUR, e la giuria presieduta da Norman Foster proclamò vincitore Massimiliano Fuksas il 16 febbraio 2000; da lì la vicenda si complicò, fra una concessione risolta nel 2005, la prima pietra nel dicembre 2007 e il rischio di interruzione nel 2013, superato con un prestito statale di cento milioni. La Nuvola non è un monumento aperto alle visite: si entra in occasione di congressi, fiere ed eventi, con il relativo biglietto o accredito. Fra il febbraio e il settembre 2021 ha ospitato il più grande centro vaccinale d’Italia, e nell’ottobre 2021 il vertice del G20.
Il Luneur Park e l’EUR con i bambini
Il Luneur Park, in via delle Tre Fontane, è il più antico parco divertimenti permanente d’Italia: il primo nucleo nacque nel 1953 su iniziativa dell’ente EUR in occasione della Fiera Internazionale dell’Agricoltura, e fu reso stabile dopo le Olimpiadi del 1960. Si estende su circa 6,8 ettari accanto al parco degli Eucalipti e al Palazzo dei Congressi. Per due generazioni di romani è stato semplicemente il luna park. Chiuse il 19 aprile 2008 e riaprì solo il 27 ottobre 2016, con il nome attuale, un investimento di circa 21 milioni di euro e una formula completamente diversa: non più giostre forti per adolescenti, ma un parco-giardino pensato per bambini dagli zero ai dodici anni.
Come ci si organizza, e che altro c’è intorno
Il Luneur Park ha un calendario stagionale che cambia spesso, con chiusure infrasettimanali e periodi di apertura ridotta: va verificato sul sito ufficiale prima di andare, e conviene comprare il biglietto online perché i prezzi variano con la stagione. È uno dei pochi luoghi di Roma pensati davvero per i bambini piccoli, insieme a Explora, il museo dei bambini. La zona offre anche l’EUR Social Park, e nei mesi caldi il quartiere ospita una parte del calendario estivo romano, dal Ninfeo Village alla Fiesta al Parco Rosati; per la musica dal vivo in altri quadranti restano la Casa del Jazz e l’Auditorium Parco della Musica.
Il razionalismo come stile: come si guardano questi edifici
Il razionalismo italiano è il movimento architettonico fra le due guerre che rifiutava l’ornamento in favore della geometria, della funzione e della ripetizione dell’elemento costruttivo, e all’EUR si presenta in una versione ibrida, mescolata con il monumentalismo classicista voluto dal regime. Chi arriva aspettandosi il razionalismo puro di Terragni resta spiazzato: qui archi a tutto sesto, colonnati e travertino convivono con la griglia astratta. Per orientarsi bastano tre criteri: ogni edificio importante chiude prospetticamente un asse; sotto il travertino c’è quasi sempre una struttura in cemento armato, e il rivestimento è un’operazione linguistica, non costruttiva; piazze e viali sono sovradimensionati rispetto alla scala umana, perché pensati per un flusso espositivo di massa che non è mai arrivato.
Gli edifici del dopoguerra
Una parte consistente di quello che si vede non è degli anni Trenta ma degli anni Cinquanta e Sessanta, e cambia registro: il Palazzo dello Sport, la torre dell’Eni sul lato corto del laghetto, il palazzo della banca sull’altro lato, gli edifici per uffici lungo viale Beethoven. Sono architetture del miracolo economico, con vetrate continue e volumi molto meno retorici. Il contrasto fra i due strati è uno dei motivi per cui l’EUR merita una visita anche da chi non si interessa di fascismo: è un manuale di architettura italiana del Novecento a cielo aperto, come lo sono a modo loro il MAXXI e il MACRO per i decenni più recenti.
Archeologia industriale e riuso, scendendo verso l’Ostiense
Chi apprezza il tema del riuso degli edifici industriali trova nella zona sud di Roma un itinerario naturale che parte dall’EUR: la Centrale Montemartini, centrale termoelettrica che espone statue antiche fra turbine e motori diesel, l’ex Mattatoio di Testaccio diventato spazio espositivo e universitario, il Monte dei Cocci che è una discarica romana di anfore, e il Nuovo Mercato Testaccio. Il Museo della Via Ostiense, nella Porta San Paolo accanto alla Piramide Cestia, spiega la strada verso il mare, e poco oltre si trova la basilica di San Paolo fuori le Mura.
Come si legge oggi un quartiere costruito dal fascismo
L’EUR è stato progettato da un regime dittatoriale per celebrare se stesso, e questo non è un dettaglio di contorno: è la ragione della sua forma, della sua scala e delle sue iscrizioni. Allo stesso tempo, il quartiere che si visita oggi è in larghissima parte un prodotto della ricostruzione repubblicana, che ne ha completato gli edifici e ne ha cambiato le destinazioni. Dal 1951 in avanti gli edifici furono completati e destinati a uffici pubblici, ministeri e grandi imprese: il palazzo pensato come Museo delle Comunicazioni diventa l’Archivio centrale dello Stato, cioè il luogo dove si conservano anche le carte del regime che lo aveva costruito. Tenere insieme questi due fatti, senza cancellare né il primo né il secondo, è il modo più onesto di raccontarlo.
I fatti documentati
I dati verificabili sono questi: la candidatura è proposta dal governatore Giuseppe Bottai nel 1935, l’ente è istituito con legge del dicembre 1936 sotto la presidenza di Vittorio Cini, il coordinamento tecnico è di Marcello Piacentini, la data scelta coincide con il ventennale della marcia su Roma, i primi progetti sono approvati da Mussolini in persona l’11 febbraio 1938, e l’iscrizione sul Palazzo della Civiltà Italiana cita un discorso del 2 ottobre 1935 pronunciato in polemica con le sanzioni internazionali seguite all’aggressione dell’Etiopia. Sono dati incisi nella pietra o depositati negli atti.
Che cosa è stato rimosso e che cosa no
A differenza di quanto avvenuto in altri paesi europei, in Italia i simboli architettonici del ventennio non sono stati sistematicamente rimossi: l’iscrizione sulle quattro fronti del Colosseo Quadrato è ancora leggibile, le allegorie e i gruppi equestri sono al loro posto, e lo stesso vale per l’obelisco del Foro Italico nel quadrante nord. Il dibattito su come contestualizzare questi elementi è aperto da decenni senza una soluzione condivisa. Chi arriva senza saperlo rischia di leggere l’EUR soltanto come uno sfondo fotografico: sapere che cosa c’è scritto su quelle facciate, e perché, cambia l’esperienza.
Itinerari pratici: mezza giornata, giornata intera, con i bambini
Per vedere l’essenziale dell’EUR servono circa tre ore a piedi, per una visita che includa il Museo delle Civiltà serve mezza giornata abbondante, e chi vuole aggiungere il Luneur o la zona Ostiense deve calcolare una giornata intera. Le distanze sono il fattore che chi arriva dal centro storico sottovaluta di più: conviene decidere prima l’ordine delle tappe per non ripercorrere gli stessi viali due volte.
Mezza giornata: il giro essenziale
Si scende a EUR Fermi, si attraversa piazza Guglielmo Marconi con l’obelisco e i due colonnati dei musei, si sale lungo viale della Civiltà del Lavoro fino al Palazzo della Civiltà Italiana, si scende dalla scalinata sul lato opposto per la vista panoramica, si torna indietro e si prosegue fino al Palazzo dei Congressi in piazza John Fitzgerald Kennedy. Da lì si risale viale Europa fino alla basilica dei Santi Pietro e Paolo, che è la salita più impegnativa del percorso, e si chiude scendendo verso il laghetto. Sono circa tre ore con le soste fotografiche.
Giornata intera e giorni da evitare
Chi ha una giornata comincia la mattina presto dal Museo delle Civiltà, che apre alle 8.00 e nelle prime ore è quasi vuoto, dedica due o tre ore alle collezioni, pranza in zona e nel pomeriggio fa il giro esterno degli edifici, chiudendo al laghetto nel tardo pomeriggio quando la luce sulle cascate è migliore. È l’ordine più efficiente, perché evita le ore centrali dentro il museo e sfrutta la luce laterale per le fotografie agli esterni. Il lunedì il Museo delle Civiltà è chiuso, e quindi il lunedì l’EUR si riduce a un percorso all’aperto.
Con i bambini e nei dintorni
Con i bambini il Luneur Park può occupare mezza giornata da solo e il Planetario propone spettacoli adatti ai più piccoli; fuori dal quartiere restano Explora, il Museo delle Cere e i parchi a tema come Cinecittà World. Dall’EUR si raggiungono poi facilmente il Parco dell’Appia Antica, l’ipogeo di via Dino Compagni, il Museo storico della motorizzazione militare alla Cecchignola e l’archivio storico e museo Birra Peroni. Risalendo con la linea B si incontrano il Circo Massimo e il Colosseo, e poi i grandi musei archeologici: Palazzo Massimo alle Terme, la Crypta Balbi, il Museo Etrusco di Villa Giulia e il Museo di Roma a Palazzo Braschi.
Immagine: la scalinata del Palazzo della Civiltà Italiana al tramonto, con le ombre degli archi proiettate sul basamento in travertino.
Domande frequenti sull’EUR
Si può visitare il Museo della Civiltà Romana e vedere il plastico di Roma imperiale?
No: il Museo della Civiltà Romana all’EUR è chiuso al pubblico dal 31 gennaio 2014 e a settembre 2026 non ha riaperto, quindi il plastico di Roma imperiale di Italo Gismondi non è visitabile. Il restauro è finanziato con il PNRR per circa 20,7 milioni di euro e la fine dei lavori era stata annunciata per il giugno 2026, ma non esiste una data certa di riapertura: va verificato sul sito dei Musei in Comune di Roma Capitale.
Quanto costa il biglietto del Museo delle Civiltà?
Il biglietto intero del Museo delle Civiltà costa 10 euro, quello agevolato 2 euro per i cittadini dell’Unione europea fra i 18 e i 25 anni e il biglietto Amico 5 euro. L’ingresso è gratuito per i minori di diciotto anni e per le altre categorie previste dalla normativa statale, oltre che per tutti la prima domenica di ogni mese. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 8.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.30, e resta chiuso il lunedì.
Si può entrare nel Colosseo Quadrato?
Il Palazzo della Civiltà Italiana, detto Colosseo Quadrato, è dal 2013 la sede di un gruppo privato della moda con un contratto d’affitto che copre tutto il 2028, e gli uffici non sono visitabili. Il vincolo di interesse culturale prevede una destinazione espositiva e al piano terreno vengono allestite periodicamente mostre aperte al pubblico, di solito gratuite, ma senza un calendario continuativo: conviene verificare prima. L’esterno e la scalinata si osservano liberamente in qualunque momento.
Come si arriva all’EUR dal centro di Roma?
All’EUR si arriva con la linea B della metropolitana, che da Termini impiega circa venti minuti e serve il quartiere con quattro stazioni: EUR Magliana, EUR Palasport, EUR Fermi ed EUR Laurentina. Le due più utili per i monumenti sono EUR Palasport, affacciata sul laghetto, ed EUR Fermi, vicina a piazza Guglielmo Marconi e ai musei. Il quartiere non ha zona a traffico limitato ed è raggiungibile anche in auto, con sosta a pagamento su strada nelle fasce diurne feriali.
Quanto tempo serve per visitare l’EUR?
Per il giro esterno degli edifici principali dell’EUR servono circa tre ore a piedi, comprese le soste fotografiche e la salita alla basilica dei Santi Pietro e Paolo. Aggiungendo il Museo delle Civiltà si arriva a mezza giornata abbondante, perché le collezioni richiedono da sole almeno due ore. Chi vuole includere il Luneur Park o proseguire verso l’Ostiense deve calcolare una giornata intera, perché le distanze interne al quartiere sono notevoli.
Il laghetto dell’EUR e il Giardino delle Cascate sono gratuiti?
Il parco del laghetto dell’EUR, ufficialmente Parco Centrale del Lago, è a ingresso libero e gratuito, senza cancelli né biglietteria, e si attraversa a qualunque ora. Il Giardino delle Cascate, che ne è la porzione monumentale affacciata su via Cristoforo Colombo, è invece recintato, ha orari che cambiano con la stagione e viene usato anche per eventi: gli orari aggiornati vanno verificati sul sito di EUR S.p.A. prima di presentarsi al cancello.
Che cos’è il Fungo dell’EUR e ci si può salire?
Il Fungo dell’EUR è la torre piezometrica costruita fra il 1957 e il 1958, un serbatoio di acqua non potabile che alimenta le cascate del laghetto e l’irrigazione dei parchi, alta una cinquantina di metri. In cima, dal 1964, si trova un ristorante panoramico voluto dal tenore Mario Del Monaco: è un locale privato, quindi vi si sale consumando e su prenotazione, e orari, prezzi e disponibilità vanno chiesti direttamente alla struttura. Il serbatoio in sé non è visitabile.
Che cos’è la Nuvola e si può visitare?
La Nuvola è il centro congressi dell’EUR progettato dallo Studio Fuksas e inaugurato il 29 ottobre 2016, con un auditorium da 1.850 posti e un costo finale di 467 milioni di euro. Non è un monumento aperto alle visite: si entra soltanto in occasione di congressi, fiere ed eventi, con il relativo biglietto o accredito. L’esterno, con la teca in vetro e acciaio e la lama dell’albergo, si osserva liberamente da viale Europa e da via Cristoforo Colombo.
L’EUR è adatto ai bambini?
L’EUR è uno dei quartieri di Roma più comodi con i bambini, perché ha marciapiedi larghi, parchi, poco traffico rispetto al centro e il Luneur Park, il parco divertimenti permanente più antico d’Italia, pensato per la fascia dagli zero ai dodici anni. Il laghetto offre spazio per correre e il Planetario propone spettacoli adatti anche ai più piccoli. Il Museo delle Civiltà funziona meglio con i ragazzi dai dieci anni in su, mentre con i bambini piccoli conviene privilegiare le attività all’aperto.
Un ultimo consiglio per chi organizza la visita
L’EUR ripaga chi ci arriva informato e delude chi ci capita per caso: è un quartiere che non si spiega da solo, perché gli edifici non hanno pannelli e quasi nulla, sul posto, racconta la vicenda che li ha generati. Conviene arrivarci con due o tre dati in testa, verificare prima che cosa sia effettivamente aperto quel giorno, e riservare l’ultima ora di luce al laghetto e alla scalinata del Colosseo Quadrato. E ricordare che il museo più famoso del quartiere, quello della Civiltà Romana, resta chiuso: pianificare la giornata attorno a quello significa perderla.
Chi sta costruendo un itinerario romano più ampio, incrociando questa zona con il centro storico, con la fascia dell’Ostiense e con le tappe archeologiche fuori porta, può trovare strumenti utili di pianificazione su Tour Leader Pro, che aiuta a incastrare orari, distanze e prenotazioni in un programma realistico.
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