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Auditorium Parco della Musica

L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone è in viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma, fra il Villaggio Olimpico, la collina dei Parioli e Villa Glori. Ci si arriva con gli autobus 910 (capolinea Termini/Piazza Mancini), 53, 982 e 168, con il tram 2 da piazzale Flaminio a piazza Mancini, oppure con la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2; la ferrovia Roma Nord ferma a piazza Euclide, a piedi si risale in un quarto d'ora. Il sito ufficiale segnala due parcheggi a pagamento gestiti da Park it s.r.l., uno scoperto con accesso da viale Pietro de Coubertin e uno multipiano coperto, entrambi con posti riservati alle persone con disabilità. La biglietteria osserva l'orario invernale 11-20 da ottobre a marzo e quello estivo 11-20 da aprile a ottobre, con apertura alle 10 nei giorni festivi; nelle giornate di spettacolo in Cavea chiude alle 16. L'infoline per la prenotazione telefonica è 06 8024 1281, attiva tutti i giorni dalle 11 alle 18. I biglietti dei concerti si acquistano in biglietteria oppure online, sul rivenditore indicato dall'ente nel proprio sito ufficiale. Le visite guidate all'architettura costano 15 euro intero, 12 euro over 65, 7 euro fino a 26 anni e per studenti e scolaresche, 10 euro per i gruppi: si tengono il sabato alle 11.30 in italiano e alle 12.30 in inglese, la domenica e nei festivi alle 11 in versione per famiglie con bambini, alle 11.45 in italiano e alle 12.45 in inglese, con prenotazione a visiteguidate@musicaperroma.it o allo 06 80241281 entro le ore 12 del giovedì precedente. Il Museo degli Strumenti Musicali dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dentro il foyer della Sala Santa Cecilia, ha ingresso libero.

Se state costruendo un itinerario musicale e museale in città, il punto di partenza sono i musei di Roma: l'Auditorium ne contiene due, più un'area archeologica, e quasi nessuno lo sa.

Auditorium Parco della Musica
Auditorium Parco della Musica, Roma. Foto: giorgio minga, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Che cosa è davvero l'Auditorium Parco della Musica

Chiamarlo sala da concerto è riduttivo. Si tratta di un complesso multifunzionale di 55.000 metri quadrati che riunisce cinque spazi di spettacolo, tre studi di registrazione e prova, una bibliomediateca, due musei, un'area archeologica, un foyer ad anello di 150 metri e 38.000 metri quadrati di giardini pensili intitolati a Claudio Abbado. Le tre sale da concerto sono costruite su una base in laterizio e rivestite di listelli di piombo: da lontano hanno la forma di tre gusci, e chi ha lavorato al cantiere li chiamava scarabei. Sono disposte a raggiera intorno a un teatro all'aperto, la Cavea, che è insieme piazza, scorciatoia e sala da concerto estiva.

La struttura è gestita dalla Fondazione Musica per Roma e ospita l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che qui ha la sua sede principale. Due programmazioni convivono sotto lo stesso tetto: la stagione sinfonica dell'Accademia e il calendario multidisciplinare della Fondazione, che va dal jazz alla musica popolare, dalla danza al teatro, dalla letteratura ai festival scientifici, con quattro orchestre residenti. A questo si aggiunge la Fondazione Cinema per Roma, che dal 2006 porta qui la Festa del Cinema.

La nostra opinione: l'Auditorium Parco della Musica è il luogo culturale di Roma che funziona meglio dal punto di vista organizzativo e il peggio raccontato ai visitatori stranieri. Chi arriva in città per il Colosseo non ci mette piede, e sbaglia.

Renzo Piano, il concorso e il cantiere che si fermò

Il progetto nasce da un concorso a inviti del 1993 vinto da Renzo Piano. L'acustica venne affidata a Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM, la consulenza paesaggistica a Franco Zagari. Il cantiere si aprì in un'area che doveva essere semplicemente spianata e che invece restituì un insediamento antico: gli archeologi trovarono i resti di una piccola fattoria di età arcaica, datata al VI secolo avanti Cristo, sostituita nel III secolo avanti Cristo da una villa patrizia. La scoperta obbligò a modificare in modo sostanziale il progetto originario. Le tre sale vennero divaricate, i volumi ruotati, e il vuoto fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli fu lasciato aperto sull'area di scavo.

È l'episodio che spiega la pianta dell'edificio meglio di qualunque considerazione formale. Piano non ha disegnato tre gusci separati per amore di simmetria: ha dovuto separarli. Il risultato, paradossalmente, è la cosa migliore del complesso, perché fra un guscio e l'altro passano la luce, il vento e la vista sui Parioli, e il pubblico circola in uno spazio aperto invece che in un corridoio.

Opinione netta: il rivestimento in piombo, che nel 2002 fece storcere il naso a molti, ha invecchiato meglio di quasi tutta l'architettura romana degli stessi anni. Andate a vederlo con il sole basso di gennaio, quando il metallo diventa grigio-violetto.

Le sale dell'Auditorium Parco della Musica, una per una

Le capienze indicate oggi dall'ente sono queste: Sala Santa Cecilia 2.744 posti, Sala Sinopoli 1.133, Sala Petrassi 673, Teatro Studio Borgna 300, Cavea da 3.000 a 5.000 a seconda dell'allestimento. Alcune fonti riportano ancora 2.756 posti per la Santa Cecilia e 308 per il Teatro Studio: sono i numeri dell'inaugurazione, poi corretti dalle modifiche interne. Se il dato vi serve per un contratto o per un evento, chiedetelo per iscritto alla Fondazione.

La Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica

È la più grande e la più difficile da governare, ed è quella che si vede per prima arrivando dal piazzale. Il soffitto è formato da 26 gusci in legno di ciliegio americano, ciascuno con una superficie media di 180 metri quadrati, sospesi sopra il palco e sopra la platea. Non sono decorazione: sono riflettori acustici orientabili, e trasformano l'intera sala in una cassa armonica. Intorno al palco, compresa la parte alle spalle dell'orchestra, corre una galleria di posti aggiunti, acusticamente meno favoriti.

Il tempo di riverbero dichiarato è di 2,2 secondi, un valore altissimo per una sala di quelle dimensioni. L'effetto percepito è curioso: l'intensità sonora cala fino alla decima fila circa, poi sembra restare costante. La scelta si spiega con la destinazione originaria della sala, la musica sinfonica non amplificata, dove l'unica pressione sonora disponibile è quella prodotta dagli strumenti. Per riempire più di 2.700 posti senza microfoni bisogna far suonare la sala, non gli altoparlanti.

Il consiglio: in Santa Cecilia le poltrone migliori per un programma sinfonico sono in platea fra la dodicesima e la ventesima fila, leggermente decentrate. Il primo balcone frontale è ottimo per il coro. Dietro l'orchestra si spende poco e si vede il direttore in faccia, ma i legni arrivano sbilanciati.

La Sala Sinopoli

La sala mediana porta il nome di Giuseppe Sinopoli, direttore d'orchestra, compositore, archeologo e medico morto nel 2001. La sua prerogativa è l'adattabilità: lo spazio interno si modifica in funzione del numero degli esecutori e del comportamento acustico richiesto dall'evento. L'interno è più sobrio, con pareti e controsoffitto perpendicolari, e una galleria che si sviluppa su tre dei quattro lati.

È la sala della musica da camera, del jazz d'ascolto, delle presentazioni e dei concerti con capienza media. Fu la prima ad aprire, il 21 aprile 2002, sette mesi prima del resto del complesso. Personalmente la trovo la sala più riuscita delle tre: la Santa Cecilia impressiona, la Sinopoli funziona.

La Sala Petrassi

La più piccola delle tre sale da concerto si chiamava genericamente Sala Settecento, dal numero di posti previsti. Prese il nome di Goffredo Petrassi dopo la morte del compositore, avvenuta nel 2003. Petrassi, nonostante l'età molto avanzata, volle assistere all'inaugurazione del complesso, e in quell'occasione ebbe l'onore della prima assoluta, in Sala Sinopoli, della sua Ouverture da Concerto per Orchestra composta nel 1931: un'opera giovanile eseguita per la prima volta settant'anni dopo, davanti all'autore quasi centenario.

Il repertorio della Petrassi è quello più vario del complesso: opera lirica in forma ridotta, jazz, teatro, danza, proiezioni. Per le esigenze teatrali è stata ricavata una fossa d'orchestra, e le pareti laterali del palco sono semoventi: si possono avvicinare per stringere il boccascena e liberare spazio alle quinte per le entrate in scena.

Il Teatro Studio Borgna

Intitolato a Gianni Borgna, assessore alla cultura di Roma negli anni in cui il complesso venne costruito, è lo spazio più piccolo e più flessibile, con circa 300 posti. Qui vanno la prosa contemporanea, la sperimentazione, i reading, le lezioni-concerto, le presentazioni editoriali. È anche la sala dove si sente meglio la voce parlata, perché è l'unica pensata fin dall'inizio per la parola più che per l'orchestra.

Premio Fabrizio De Andre all'Auditorium Parco della Musica
Il Premio Fabrizio De André all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone

La Cavea Luciano Berio

Il teatro all'aperto che i tre gusci racchiudono è intitolato a Luciano Berio e accoglie da 3.000 a 5.000 spettatori. Nei mesi caldi diventa la sala principale: qui si tengono le grandi serate estive, e da qui passa la rassegna dei grandi concerti estivi alla Cavea. La gradinata è in pietra, il fondale è il cielo sopra i Parioli e il profilo delle sale. L'acustica all'aperto è naturalmente amplificata, quindi il criterio di scelta del posto cambia: qui conta la visuale, non il riverbero.

Avvertenza pratica che nessuno vi darà alla biglietteria: nelle sere di scirocco la Cavea trattiene il calore accumulato dalla pietra. Portate acqua e una maglia leggera, perché dopo mezzanotte, con il vento da nord, la temperatura crolla di sei o sette gradi.

Il foyer, i giardini pensili Claudio Abbado e gli spazi espositivi

Il foyer non è un atrio ma un anello continuo di 150 metri che collega le tre sale e si usa per mostre, installazioni e performance. Sopra, il terrazzo praticabile e i giardini pensili intitolati a Claudio Abbado coprono 38.000 metri quadrati e sono uno dei pochi belvedere gratuiti di questo settore della città. Negli spazi minori trovano posto l'Auditorium Arte, circa 200 metri quadrati, l'Auditorium Garage, 655 metri quadrati destinati all'arte contemporanea, e il Sound Corner, un'installazione sonora permanente che molti attraversano senza accorgersene. Al piano terra ci sono un bar, una caffetteria, un bar-ristorante con accesso anche dalla strada e una libreria di dimensioni notevoli.

L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia all'Auditorium Parco della Musica

L'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è una delle più antiche istituzioni musicali del mondo. Nacque come congregazione di musici e nei secoli è diventata un'accademia di rilievo internazionale, con un corpo accademico di 70 membri effettivi e 30 onorari fra i maggiori musicisti italiani e stranieri, un'orchestra e un coro sinfonici di reputazione mondiale. Dal 1998 è una fondazione. All'attività concertistica affianca la promozione del patrimonio musicale e una scuola di perfezionamento affidata a solisti di primo piano.

Dal 2003 l'Auditorium è la sede stabile della sua stagione concertistica. Dentro il complesso l'Accademia gestisce anche la Bibliomediateca e il Museo degli Strumenti Musicali. La direzione musicale è oggi di Daniel Harding, che è succeduto a Sir Antonio Pappano, direttore musicale dal 2005 al 2023 e oggi direttore emerito. La presidenza-sovrintendenza è di Michele dall'Ongaro.

Un dettaglio che dice molto della qualità della sala: d'estate l'Accademia porta i propri programmi anche fuori sede, per esempio nella rassegna di Santa Cecilia fra le rovine del Foro. Ascoltare la stessa orchestra in Santa Cecilia e poi all'aperto, a distanza di un mese, è la lezione di acustica più efficace che conosca.

La Fondazione Musica per Roma

La Fondazione Musica per Roma ha sede negli uffici dell'Auditorium ed è nata il 19 luglio 2004, trasformando la società per azioni istituita nel 1999. Giuridicamente si trattò della prima trasformazione di una Spa in fondazione consentita dalla riforma del diritto societario. I soci fondatori sono il Comune di Roma, che ha concesso in uso l'immobile per 99 anni, la Camera di Commercio di Roma, la Provincia di Roma (le cui funzioni sono poi passate alla Città metropolitana) e la Regione Lazio.

I numeri di attività che circolano più spesso sono quelli del 2016: 608 eventi della sola Fondazione, esclusi gli appuntamenti congressuali, 287.109 biglietti venduti e 9.702.260 euro di incasso, allora record. Nel 2014 i frequentatori complessivi del Parco della Musica superarono i due milioni, dato che a lungo ha collocato il complesso al primo posto in Europa per numero di visitatori e al secondo nel mondo dopo il Lincoln Center di New York. Sono cifre di dieci anni fa: chi cerca statistiche attuali le chieda alla Fondazione, perché i bilanci più recenti non sono riassumibili in una riga.

Il Museo degli Strumenti Musicali (MUSA)

Il MUSA è la ragione per cui vale la pena arrivare all'Auditorium anche senza biglietto per un concerto. L'accesso è nel foyer della Sala Santa Cecilia, l'ingresso è libero, l'orario dichiarato è da novembre a giugno tutti i giorni dalle 11 alle 16; da luglio a ottobre si visita su appuntamento e ad agosto resta chiuso. Il museo dispone di guida sonora su palmare, bookshop, laboratorio di liuteria a vista e attività didattiche.

La raccolta dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia supera i cinquecento pezzi fra strumenti, accessori, oggetti e cimeli: cinque secoli di storia fra Europa, Asia e Africa, musica colta antica e moderna, musiche popolari italiane, musiche etniche extraeuropee. In esposizione ci sono circa 140 strumenti, in vetrine di ciliegio americano; il resto è nei depositi. Il percorso va dai cordofoni a pizzico e ad arco ai fiati, dalle arpe alle lire e ai salteri, fino agli strumenti a tastiera.

Il nucleo principale è la liuteria italiana dal XVII al XX secolo. Il pezzo che giustifica da solo la deviazione è il violino di Antonio Stradivari del 1690 detto il Toscano, costruito per il Gran Principe Ferdinando de' Medici: uno degli Stradivari del periodo cosiddetto lungo, con la cassa più allungata rispetto agli standard successivi. Accanto figurano il mandolino e la viola di David Tecchler, liutaio di origine tedesca attivo a Roma nella prima metà del Settecento e autore di alcuni fra i migliori strumenti romani del periodo. Un mandolino di Tecchler faceva parte della collezione privata della regina Margherita di Savoia, che lasciò in eredità all'Accademia la propria raccolta di strumenti a pizzico.

Di interesse particolare sono i mandoloni romani di Gaspar Ferrari, che ne fu l'ideatore: uno strumento popolarissimo nella Roma del Settecento e oggi quasi sconosciuto anche agli specialisti. L'accostamento fra strumenti di mondi diversi permette di cogliere somiglianze tecniche e strutturali che nei manuali restano astratte. Postazioni multimediali e sistemi audiovisivi consentono di ascoltare quello che si guarda, e questa è la differenza fra un museo di strumenti e una vetrina di legni silenziosi. Il museo organizza visite guidate, laboratori per bambini e adulti, concerti a tema, conferenze e mostre. In occasione di eventi particolari gli spazi espositivi possono non essere accessibili al pubblico: una telefonata prima di partire evita la delusione.

Danza all'Auditorium Parco della Musica
La stagione di danza dell'Auditorium Parco della Musica

Il Museo Aristaios e la collezione Sinopoli

L'11 dicembre 2012 la collezione archeologica di Giuseppe Sinopoli è diventata Museo Aristaios. La Sala del Peduncolo, uno spazio di oltre 300 metri quadrati all'interno dell'Auditorium, accoglie in modo permanente le 161 opere acquistate dal Ministero per i beni e le attività culturali dagli eredi del maestro. Sinopoli non era un collezionista dilettante: si era laureato in medicina e in archeologia, e la raccolta riflette un criterio di studio, non di arredamento.

Le opere coprono un arco lunghissimo, dalla ceramica minoica del 3200 avanti Cristo alla produzione della Magna Grecia del 300 avanti Cristo. Nelle teche trasparenti si vedono esemplari minoici, micenei, geometrici, corinzi, laconici, greco-orientali, attici a figure nere e a figure rosse, italioti a figure rosse e ceramiche indigene della Daunia. Ci sono anche un vaso in marmo cicladico del 3200-2700 avanti Cristo, vasellame in bronzo etrusco e magnogreco e una serie cospicua di statuette votive che raffigurano divinità, devoti e animali.

La qualità dei pezzi attici è eccezionale: figurano opere dei principali pittori a figure nere, fra cui Lydos, il Pittore di Lysippides ed esponenti della cerchia di Nikostenes, e dei pittori attici a figure rosse come il Pittore di Syleus e il Pittore di Eretria. Fra gli oggetti insoliti si segnalano un cubo di terracotta dipinta a lati concavi, di destinazione incerta e forse gioco per bambini, e una brocchetta di impasto con beccuccio che potrebbe essere un poppatoio.

Perché il museo si chiama Aristaios

Aristeo, in greco antico Aristàios, è figlio di Apollo e della principessa Cirene, figlia del re dei Lapiti Ipseo; altre versioni gli attribuiscono una madre diversa. Il suo mito è sviluppato nelle Georgiche di Virgilio, dove Aristeo perde le api e le riottiene dopo la vicenda di Orfeo ed Euridice. Venne onorato come un dio in molte località greche perché aveva insegnato agli uomini l'apicoltura, la caseificazione e la pastorizia, e in Sicilia era una delle divinità campestri, con una statua eretta a Siracusa nel tempio di Bacco. Talvolta fu assimilato a Pan.

Lo scrittore latino del III secolo Gaio Giulio Solino racconta nel De mirabilibus mundi che l'eroe, giunto in Sardegna dalla Beozia, fondò l'antica Caralis, cioè Cagliari, e vi introdusse l'arte di fare il formaggio e l'olio e il modo di allevare le api. Secondo altre tradizioni riconducibili a Sallustio e a Pausania fu accompagnato da Dedalo, malgrado l'evidente anacronismo: a Dedalo la leggenda attribuisce le opere dedalee, cioè i nuraghi. Il culto di Aristeo circolò anche presso le popolazioni nuragiche, come lascia intendere una statuina rinvenuta a Dule, nel territorio di Oliena. Sono racconti antichi, non fatti accertati: vale la pena leggerli come li leggeva Sinopoli, cioè come documenti di una mentalità.

L'area archeologica dell'Auditorium Parco della Musica

Fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli, a cielo aperto, si vedono i resti dell'insediamento antico emerso durante i lavori. L'ente indica un percorso museale di circa 2.000 metri quadrati con materiali che risalgono al VI secolo avanti Cristo, ricavato sotto la Cavea. La sequenza è quella classica dell'agro romano settentrionale: una fattoria arcaica, poi una villa patrizia di età medio-repubblicana, poi l'abbandono. Quello che rende il sito eccezionale non è la monumentalità, che manca del tutto, ma il contesto: si tratta di una delle poche occasioni in cui una villa rustica romana è visibile dentro un edificio contemporaneo e non in mezzo a un campo.

Opinione: la maggior parte del pubblico passa accanto agli scavi guardando il telefono. Fermatevi cinque minuti sul parapetto e provate a immaginare il livello del suolo antico, sette metri più in basso della strada di oggi. È il modo più economico di capire come funziona la stratigrafia di Roma.

La Festa del Cinema di Roma e la stagione estiva

Dal 2006 l'Auditorium ospita la Festa del Cinema di Roma, che in autunno trasforma il foyer e le sale in un percorso di proiezioni, incontri e red carpet: la Festa del Cinema all'Auditorium è ormai il momento dell'anno in cui il complesso è più affollato e meno godibile per chi cerca la musica. D'estate accade il contrario: la programmazione si sposta all'aperto e la Cavea diventa il palco più grande della città al chiuso delle mura o quasi. Chi vuole capire come si è mosso il pubblico romano negli ultimi vent'anni può confrontare questa offerta con quella dell'Auditorium Conciliazione, che lavora su un formato completamente diverso.

Una curiosità sull'Auditorium Parco della Musica

La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda la ragione per cui le tre sale sono staccate le une dalle altre. Non è una scelta estetica ed è solo in parte una scelta acustica: è la conseguenza di un ritrovamento archeologico. Quando le ruspe iniziarono a lavorare sull'area destinata al complesso, sotto il piano di campagna comparve una piccola fattoria di età arcaica, del VI secolo avanti Cristo, sulla quale nel III secolo avanti Cristo era stata edificata una villa patrizia. Il ritrovamento impose la revisione sostanziale del progetto di Renzo Piano, con uno slittamento dei tempi e un aumento dei costi che pesò sull'intero cantiere.

Piano avrebbe potuto spostare l'edificio, o coprire lo scavo. Scelse una terza strada: separare i volumi e lasciare che l'area antica restasse a cielo aperto nel varco fra due sale, come una piazza dentro la piazza. Il visitatore che oggi attraversa il complesso e trova un pezzo di campagna repubblicana fra due gusci di piombo assiste a una decisione progettuale, non a un caso fortunato.

C'è una seconda curiosità, minore ma divertente per chi ama i dettagli tecnici. I 26 gusci in legno di ciliegio americano appesi al soffitto della Sala Santa Cecilia hanno una superficie media di 180 metri quadrati ciascuno e sono mobili. Non si tratta di un soffitto ma di un apparecchio: cambiando l'assetto dei gusci si cambia il comportamento acustico della sala, come si accorda uno strumento. La sala, in senso letterale, viene intonata prima di ogni tipo di repertorio.

Terzo dettaglio: l'Auditorium ha avuto per anni una propria emittente. Radio Parco della Musica ha iniziato a trasmettere il 16 marzo 2010 e il 4 ottobre 2011 è nato Auditorium TV, un canale su piattaforma video. Poche istituzioni culturali italiane hanno provato con questo anticipo a diventare anche editori di sé stesse.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'Auditorium Parco della Musica

Nessuno vi dirà che l'edificio è stato criticato duramente, e da persone competenti. Wolfgang Sawallisch, uno dei grandi direttori del Novecento, mosse rilievi pubblici alle scelte acustiche del complesso. È una circostanza che i materiali promozionali evitano e che invece rende il luogo più interessante: la Sala Santa Cecilia è una sala di compromesso, progettata per un repertorio sinfonico non amplificato ma usata anche per generi che richiedono impianti, e il compromesso si sente. Con il rock leggermente amplificato la coda di riverbero di 2,2 secondi impasta le frequenze medio-basse. Con Brahms è perfetta.

La seconda cosa che non vi dirà nessuno è che l'ingresso all'area del complesso è libero. Non serve un biglietto per salire sui giardini pensili Claudio Abbado, per attraversare il foyer ad anello di 150 metri, per guardare gli scavi, per entrare nel MUSA o per prendere un caffè al bar con vista sulla Cavea. Il pubblico romano lo sa e usa il terrazzo come una piazza; il turista, che paga cinquanta euro per un ingresso altrove, di solito ignora completamente questa possibilità.

Terza informazione poco diffusa: l'Auditorium non è solo una sede di spettacolo ma un complesso di produzione. Ci sono tre studi di registrazione e prova, e la Bibliomediateca dell'Accademia, aperta alla consultazione, conserva un patrimonio documentario musicale di grande rilievo. Chi studia musica a Roma frequenta questi spazi molto più delle sale.

Quarta, e per me la più importante: il complesso è progettato per essere attraversato. La strada che dalla stazione della Roma Nord scende verso il Villaggio Olimpico passa esattamente per la Cavea, e passarci un pomeriggio feriale, senza spettacoli, è il modo migliore per capire l'edificio. Vuoto, si legge; pieno, si subisce.

Il consiglio che ti do per visitare l'Auditorium Parco della Musica

Il consiglio è di separare nettamente due visite. La prima è diurna, gratuita, senza concerto: arrivate verso le 11.30 di un giorno feriale, entrate dal foyer, fate il MUSA con calma (contate almeno quaranta minuti, la guida sonora su palmare vale il tempo), uscite sull'area archeologica, salite sui giardini pensili e chiudete con un giro nel foyer ad anello. Servono due ore e mezza abbondanti, e non si spende nulla oltre al caffè.

La seconda visita è quella con un biglietto in mano. Qui il consiglio è più preciso: se andate per la prima volta, scegliete un programma sinfonico dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Sala Santa Cecilia, non un concerto amplificato. La sala è stata costruita per quello, e sentirla lavorare con un'orchestra grande è un'esperienza che non si ripete in nessun altro spazio romano. Prendete posti in platea fra la dodicesima e la ventesima fila.

Terzo consiglio, operativo. Se vi interessa l'architettura, la visita guidata dell'ente costa 15 euro (12 sopra i 65 anni, 7 fino ai 26 anni e per gli studenti) e va prenotata entro le 12 del giovedì precedente per il fine settimana. Il percorso porta in luoghi che non si vedono comprando un biglietto per un concerto. Chiedete espressamente della fossa d'orchestra della Sala Petrassi e delle pareti semoventi del palco: sono i due dettagli tecnici che rendono chiara la logica dell'intero complesso.

Ultima raccomandazione: qui non si arriva di corsa. Il complesso è a 1,5 chilometri in linea d'aria da Piazza di Spagna, ma il traffico di viale Tiziano nelle ore di punta è imprevedibile. Con il tram 2 da piazzale Flaminio si arriva sempre, con il taxi no. Calcolate quaranta minuti dal centro storico e arrivate mezz'ora prima dello spettacolo, perché a norma di regolamento non si entra in sala a spettacolo iniziato.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che l'Auditorium sia intitolato a Ennio Morricone. Quello che si cita di rado è la vicenda dell'intitolazione: la decisione arrivò nel 2020, dopo la morte del compositore, con una delibera del consiglio comunale di Roma, e riguardò l'intero complesso, non una singola sala. Il nome ufficiale è oggi Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, ma quasi nessuno lo pronuncia per intero, né i romani né gli uffici stampa.

Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda le intitolazioni interne, che compongono una mappa della musica italiana del secondo Novecento. La Sala Sinopoli porta il nome di un direttore d'orchestra scomparso nel 2001 a cinquantaquattro anni, mentre dirigeva l'Aida a Berlino. La Sala Petrassi ricorda un compositore che attraversò tutto il Novecento italiano. Il Teatro Studio è intitolato a Gianni Borgna, l'assessore alla cultura che seguì la nascita del complesso. La Cavea porta il nome di Luciano Berio, e i giardini pensili quello di Claudio Abbado. Cinque nomi, cinque idee diverse di musica: è la ragione per cui questo complesso, a differenza di tante sale intitolate a un solo mecenate, racconta una storia collettiva.

Terzo elemento poco ricordato: l'Auditorium è nato anche per chiudere una ferita urbanistica. Il quartiere fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico e i Parioli era rimasto senza un centro riconoscibile dopo le Olimpiadi del 1960. Il complesso ha ricucito quel vuoto e ha innescato tutto ciò che è venuto dopo nella zona, dal MAXXI al Ponte della Musica. La riqualificazione del Flaminio comincia qui, nel 2002, non con i musei che l'hanno seguita.

La foto giusta da fare all'Auditorium Parco della Musica

La foto sbagliata è quella frontale dal piazzale, che tutti fanno e che appiattisce i tre volumi in una massa grigia indistinta. La foto giusta si scatta da dentro la Cavea, seduti sulla gradinata alta, con l'obiettivo puntato verso il basso e leggermente di lato: in un solo fotogramma entrano il fondo del teatro all'aperto, la curva della gradinata, il fianco in piombo di due sale e una striscia di cielo. È la sola inquadratura che spiega la pianta a raggiera senza bisogno di didascalie.

La seconda foto la si scatta dai giardini pensili Claudio Abbado, al tramonto, guardando verso ovest: il piombo prende una luce calda che di giorno non ha, e sullo sfondo compare il profilo dei colli oltre il Tevere. In inverno la finestra utile è breve, fra le 16.30 e le 17.15 circa.

La terza, per chi ama i dettagli, è dentro la Sala Santa Cecilia quando è consentito fotografare, cioè prima dell'inizio dello spettacolo e senza flash: i 26 gusci di ciliegio sospesi sopra la platea, fotografati dal basso con l'obiettivo verticale, danno un'immagine che sembra astratta e che invece è un disegno acustico. Regola di buon senso: durante l'esecuzione il telefono resta spento, sempre, e non per cortesia ma perché il regolamento lo prevede.

Consiglio tecnico: la luce peggiore è quella di mezzogiorno d'estate, che schiaccia i volumi e brucia il piombo. La migliore è il cielo coperto d'inverno, che restituisce le sfumature del rivestimento. Se dovete scegliere una sola ora dell'anno, scegliete un pomeriggio di gennaio dopo la pioggia.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la scoperta archeologica del cantiere. Un complesso da 55.000 metri quadrati, in una città che ha già dovuto reinventare mezza urbanistica per non distruggere il proprio sottosuolo, si è fermato davanti a una fattoria del VI secolo avanti Cristo e a una villa patrizia del III secolo avanti Cristo, e il progetto è stato riscritto. È un fatto raro e vale la pena ricordarlo con precisione, perché in Italia si racconta spesso il contrario.

Il secondo è la doppia inaugurazione. Il 21 aprile 2002, giorno del Natale di Roma, aprì la Sala Sinopoli. Il 21 dicembre dello stesso anno aprì il resto del complesso e venne inaugurata la Sala Santa Cecilia con un concerto dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Myung-Whun Chung. Otto mesi separano le due date: fu una scelta di prudenza, ed è la ragione per cui esistono due anniversari e ricorrono due versioni della stessa notizia.

Il terzo avvenimento è del 2003, quando l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia vi trasferì stabilmente la propria stagione concertistica. Per la prima volta dalla fondazione, l'istituzione ebbe una casa costruita per lei. Il quarto è del 2006, con l'arrivo della Festa del Cinema di Roma, che ha aggiunto al complesso una funzione che il progetto non prevedeva.

Il quinto è del 2012: l'11 dicembre di quell'anno la collezione archeologica di Giuseppe Sinopoli, acquistata dallo Stato dagli eredi del maestro, è diventata Museo Aristaios nella Sala del Peduncolo. Il sesto, il più recente, è del 2020, con l'intitolazione a Ennio Morricone deliberata dal consiglio comunale dopo la scomparsa del compositore.

Va aggiunto un dato che merita di stare accanto alle date: nel 2014 il complesso superò i due milioni di frequentatori e fu considerato la prima struttura culturale europea per numero di visitatori, seconda al mondo dopo il Lincoln Center di New York. Nel 2016 la sola Fondazione Musica per Roma organizzò 608 eventi, con 287.109 biglietti venduti e 9.702.260 euro di incasso.

Chi è passato dall'Auditorium Parco della Musica

Il primo nome è quello di Goffredo Petrassi. Nato nel 1904, all'inaugurazione del complesso era prossimo ai novantotto anni, e volle esserci. In quell'occasione, in Sala Sinopoli, fu eseguita in prima assoluta la sua Ouverture da Concerto per Orchestra, scritta nel 1931. Il compositore morì l'anno successivo, nel 2003, e la sala più piccola prese il suo nome. Difficile immaginare una circostanza più simbolica: un uomo che ascolta a novantotto anni la prima esecuzione di una pagina composta a ventisette.

Il secondo è Myung-Whun Chung, che il 21 dicembre 2002 diresse l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nel concerto di inaugurazione della Sala Santa Cecilia. Il terzo è Sir Antonio Pappano, direttore musicale dell'Accademia dal 2005 al 2023, che di quella sala ha fatto il proprio strumento per diciotto stagioni e che oggi ne è direttore emerito. Il quarto è Daniel Harding, che gli è succeduto alla direzione musicale.

Poi ci sono i nomi legati all'edificio più che al podio. Renzo Piano, che lo ha progettato dopo il concorso a inviti del 1993. Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM, che ne ha calcolato l'acustica. Franco Zagari, che ha lavorato sul paesaggio. Gianni Borgna, l'assessore alla cultura che seguì politicamente l'operazione e al quale è intitolato il Teatro Studio. E Wolfgang Sawallisch, che è passato di qui da critico e le cui obiezioni sono parte della storia del complesso quanto gli elogi.

Un capitolo a parte merita Giuseppe Sinopoli, che da questo luogo è passato due volte: come musicista, con la sala intitolata a lui nel 2002, e come archeologo, con la collezione diventata museo dieci anni dopo. Pochi personaggi del Novecento italiano hanno lasciato una traccia doppia di questo tipo in un solo edificio. E infine Ennio Morricone, che all'Auditorium ha diretto e che oggi gli dà il nome: il legame più noto e insieme il più recente.

Sui concerti pop, rock e jazz passati dalla Cavea e dalle sale, l'elenco sarebbe lunghissimo e cambia di stagione in stagione. Per i nomi effettivamente annunciati conviene guardare il calendario corrente, per esempio i concerti in programma.

Robert Plant in concerto all'Auditorium Parco della Musica
Robert Plant e Saving Grace in concerto all'Auditorium Parco della Musica

L'Auditorium Parco della Musica con i bambini

Il complesso funziona molto bene con i bambini, e non solo per le attività dedicate. La visita guidata della domenica alle 11 è pensata proprio per le famiglie, e il MUSA offre laboratori didattici e postazioni interattive. Ai bambini piace il laboratorio di liuteria a vista, dove si vedono i liutai lavorare sugli strumenti della collezione: è una di quelle situazioni in cui non serve spiegare nulla, basta guardare.

Aggiungete i giardini pensili, dove si può correre senza disturbare, e la Cavea vuota nei pomeriggi feriali, che i più piccoli usano come una gradinata da conquistare. Se avete una giornata intera e figli sotto i dieci anni, l'abbinamento più efficace è Auditorium al mattino ed Explora, il museo dei bambini, nel pomeriggio: sono a pochi minuti l'uno dall'altro. Opinione netta: portare un bambino sotto i sei anni a un concerto sinfonico serale è un errore che si paga caro, per lui e per chi vi siede accanto. Ci sono i concerti per famiglie in orario diurno, ed è a quelli che bisogna andare.

Accessibilità dell'Auditorium Parco della Musica

Il complesso è accessibile e la gestione degli accessi è seria. Per il pubblico in carrozzina è prevista la prenotazione telefonica al numero 06 8024 1281, attivo tutti i giorni dalle 11 alle 18. La Fondazione Musica per Roma applica una riduzione del 20 per cento alle persone con disabilità e prevede l'ingresso gratuito per l'accompagnatore quando è necessario; per le persone non vedenti la riduzione dichiarata è del 50 per cento. I due parcheggi hanno posti riservati.

Il consiglio pratico: prenotate con anticipo e specificate la sala. Le tre sale hanno percorsi diversi e la Cavea, essendo all'aperto e in pendenza, richiede un'organizzazione a parte. Chiedete conferma della postazione al momento della prenotazione, non il giorno dello spettacolo.

Quanto costa e come si risparmia

La regola generale è semplice: girare per il complesso non costa niente. Foyer, giardini pensili, area archeologica vista dal parapetto, MUSA: tutto gratuito. Si paga il biglietto dello spettacolo e si paga la visita guidata all'architettura, 15 euro intero.

Per i concerti, il risparmio vero passa da tre strade. La prima sono le riduzioni per under 26 e studenti, che sull'intera stagione dell'Accademia fanno una differenza sostanziale. La seconda sono i posti dietro l'orchestra in Sala Santa Cecilia, che costano meno e offrono una prospettiva che vale l'esperienza almeno una volta. La terza sono le prove generali aperte, quando l'ente le programma: si annunciano di volta in volta e vanno cercate nel calendario ufficiale. Aggiungo un'osservazione da professionista: acquistare in anticipo conviene sempre, non tanto per il prezzo quanto per la scelta della fila. In questa sala la fila conta più della categoria di prezzo.

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Cosa c'è intorno all'Auditorium Parco della Musica

Nel raggio di dieci minuti a piedi ci sono più cose di quante il piazzale lasci intuire. Verso il Tevere si arriva al MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo di Zaha Hadid, e al Ponte della Musica, pedonale e ciclabile, che porta sull'altra riva verso il Foro Italico. Sul fianco opposto si sale a Villa Glori e ai Parioli. Poco più a nord c'è Ponte Milvio, con il mercato e le trattorie di quartiere.

Chi vuole costruire una giornata intera può abbinare l'Auditorium a Villa Borghese, raggiungibile con il tram 2 e una breve risalita, e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a viale delle Belle Arti. Per gli appassionati di jazz, l'altro polo cittadino è la Casa del Jazz, dall'altra parte della città ma con una programmazione complementare.

Quando andare e quando evitare

Il periodo migliore per la musica sinfonica va da ottobre a maggio, quando la stagione dell'Accademia è nel pieno. Il periodo migliore per l'architettura e per i giardini è la primavera. L'estate è il tempo della Cavea, e chi cerca la sala da concerto in quei mesi resta deluso, perché la programmazione al chiuso si riduce.

Da evitare, per chi vuole visitare con calma: i giorni della Festa del Cinema in autunno, quando il complesso è pieno di accreditati e gli spazi comuni diventano difficilmente praticabili, e le sere di grandi concerti in Cavea, quando la biglietteria chiude alle 16 e i parcheggi si saturano. Agosto è il mese in cui il MUSA resta chiuso: se il museo è la ragione del vostro viaggio, spostate la data.

Dove mangiare vicino all'Auditorium Parco della Musica

Dentro il complesso ci sono un bar, una caffetteria e un bar-ristorante con accesso anche dalla strada, comodi prima di uno spettacolo e senza pretese. Fuori, la zona del Villaggio Olimpico e di Ponte Milvio offre la cucina romana di quartiere: cacio e pepe, coda alla vaccinara, carciofi in stagione da gennaio ad aprile, e le pizzerie al taglio del Flaminio. Evito di consigliare insegne specifiche, perché in questa zona i locali cambiano gestione con una frequenza che rende inutile qualunque elenco. Regola pratica: se il menù è in quattro lingue e c'è un espositore fotografico all'ingresso, camminate altri cinque minuti.

Per chi organizza una giornata a Roma intorno alla musica e vuole appoggiarsi a professionisti, i tour e le esperienze private, aziendali e V.I.P. sono il campo di TourLeaderPro, che lavora con accompagnatori turistici abilitati. Per chi viaggia in inglese, invece, la guida alle cose migliori da fare a Roma e la sezione dedicata alle gite di un giorno in Italia risolvono la parte pratica dell'itinerario.

Domande veloci sull'Auditorium Parco della Musica

Dove si trova l'Auditorium Parco della Musica?

In viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma, fra il Villaggio Olimpico, Villa Glori e i Parioli, a circa 1,5 chilometri in linea d'aria da Piazza di Spagna.

Quanto costa entrare all'Auditorium Parco della Musica?

Girare per il complesso, il foyer, i giardini pensili e il Museo degli Strumenti Musicali non costa nulla. Si paga il biglietto degli spettacoli e la visita guidata all'architettura, che costa 15 euro intero.

Quali sono gli orari della biglietteria dell'Auditorium Parco della Musica?

Da ottobre a marzo dalle 11 alle 20 tutti i giorni; da aprile a ottobre dalle 11 alle 20, con apertura alle 10 nei festivi. Nei giorni di spettacolo in Cavea la chiusura è anticipata alle 16.

Come si arriva all'Auditorium Parco della Musica con i mezzi pubblici?

Con gli autobus 910, 53, 982 e 168, con il tram 2 da piazzale Flaminio a piazza Mancini, oppure con la metro A fino a Flaminio e poi il tram 2. La ferrovia Roma Nord ferma a piazza Euclide.

C'è un parcheggio all'Auditorium Parco della Musica?

Sì, due strutture a pagamento gestite da Park it s.r.l., una scoperta con accesso da viale Pietro de Coubertin e una multipiano coperta, entrambe con posti riservati alle persone con disabilità.

Quante sale ha l'Auditorium Parco della Musica?

Tre sale da concerto (Santa Cecilia, Sinopoli, Petrassi), il Teatro Studio Borgna e la Cavea all'aperto, oltre agli spazi espositivi e ai giardini pensili.

Quanti posti ha la Sala Santa Cecilia?

L'ente indica oggi 2.744 posti. Alcune fonti riportano ancora 2.756, il numero dell'inaugurazione del 2002.

Quanto dura una visita all'Auditorium Parco della Musica?

Per il giro libero con il MUSA calcolate due ore e mezza. La visita guidata all'architettura occupa una mattinata di fine settimana.

Si possono fare foto all'Auditorium Parco della Musica?

All'esterno, nel foyer e sui giardini pensili sì. In sala le regole dipendono dall'organizzatore dell'evento: durante l'esecuzione le riprese non sono ammesse.

L'Auditorium Parco della Musica è accessibile in sedia a rotelle?

Sì. La prenotazione avviene per telefono allo 06 8024 1281, tutti i giorni dalle 11 alle 18, ed è prevista una riduzione del 20 per cento con ingresso gratuito per l'accompagnatore quando necessario.

Serve prenotare per la visita guidata dell'Auditorium Parco della Musica?

Sì. Per i singoli la prenotazione va fatta entro le ore 12 del giovedì precedente, scrivendo a visiteguidate@musicaperroma.it o telefonando allo 06 80241281.

Il Museo degli Strumenti Musicali è gratuito?

Sì, l'ingresso è libero. L'orario dichiarato è da novembre a giugno tutti i giorni dalle 11 alle 16; da luglio a ottobre si visita su appuntamento e ad agosto il museo resta chiuso.

Che cosa si vede al Museo Aristaios?

Le 161 opere della collezione archeologica di Giuseppe Sinopoli, dalla ceramica minoica del 3200 avanti Cristo alla produzione della Magna Grecia del 300 avanti Cristo, nella Sala del Peduncolo.

Che cosa sono gli scavi dell'Auditorium Parco della Musica?

I resti di una fattoria arcaica del VI secolo avanti Cristo e di una villa patrizia del III secolo avanti Cristo, emersi durante il cantiere e visibili fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli.

Chi ha progettato l'Auditorium Parco della Musica?

Renzo Piano, vincitore del concorso a inviti del 1993. L'acustica è di Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM, il paesaggio di Franco Zagari.

Perché si chiama Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone?

L'intitolazione al compositore è stata deliberata dal consiglio comunale di Roma nel 2020, dopo la sua scomparsa, e riguarda l'intero complesso.

L'Auditorium Parco della Musica è adatto ai bambini?

Sì. Ci sono visite guidate per famiglie la domenica alle 11, laboratori didattici al MUSA e ampi spazi aperti. Per i concerti serali, meglio scegliere gli appuntamenti diurni per famiglie.

Quando conviene andare all'Auditorium Parco della Musica?

Da ottobre a maggio per la stagione sinfonica, in primavera per l'architettura e i giardini, d'estate per la Cavea. Da evitare i giorni della Festa del Cinema se volete visitare con calma.

Che differenza c'è fra l'Auditorium Parco della Musica e l'Auditorium Conciliazione?

Il primo è un complesso di cinque spazi con orchestra residente e due musei; il secondo è una sala teatrale singola in via della Conciliazione, con una programmazione diversa e una capienza minore.

Si può entrare all'Auditorium Parco della Musica senza biglietto?

Sì. L'accesso all'area, al foyer, ai giardini pensili, alla vista sugli scavi e al Museo degli Strumenti Musicali è libero negli orari di apertura del complesso.

Dove si comprano i biglietti dei concerti?

In biglietteria, negli orari indicati, oppure online sul rivenditore che l'ente segnala nel proprio sito ufficiale.

Se dovessi indicare un solo motivo per salire fin quassù, non sceglierei un concerto. Sceglierei un martedì pomeriggio di gennaio, con il cielo coperto, la Cavea vuota e il piombo che cambia colore ogni dieci minuti: si entra dal foyer, si guarda una fattoria del VI secolo avanti Cristo dal parapetto, si passa mezz'ora davanti allo Stradivari del 1690 e si esce sui giardini pensili senza aver pagato un euro. Poi, un'altra sera, si torna con un biglietto in mano per Brahms. In quest'ordine, non nell'altro.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoAuditorium Parco della Musica - Via Pietro de Coubertin, 30, 00196 Roma RM
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