Museo Italo Africano “Ilaria Alpi”
Il Museo Italo Africano "Ilaria Alpi" racconta della triste epoca colonialista italiana
«Non è un’operazione nostalgica né un museo a tesi ma il tentativo di rispondere alle semplificazioni della politica per far riflettere gli italiani sulla complessità del rapporto tra Italia e Africa e per far ricollegare gli stranieri in Italia alla loro storia […]
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Ci piaccia o non ci piaccia, l’Italia deve porsi il problema dei rapporti con l’Africa. […]
L’obiettivo non è ricreare un museo coloniale che era un museo di propaganda né una collezione di cimeli ma fare qualcosa che non ha eguali raccontando il rapporto fra civiltà e offrendo anche agli immigrati la possibilità di entrare in contatto con la loro cultura».
Il direttore del Museo delle Civiltà Filippo Maria Gambari

Museo Italo Africano Ilaria Alpi | La Storia
Il Museo Coloniale di Roma venne inaugurato nel 1923 al Palazzo della Consulta, sede del Ministero delle Colonie, da cui il Museo dipendeva.
Nato con una finalità di propaganda e con lo scopo di far conoscere le “imprese” coloniali italiane, nel momento della sua apertura il Museo si componeva di collezioni già precedentemente raccolte dalle colonie italiane della Libia, Eritrea e Somalia ed esposte al pubblico in diverse fiere ed esposizioni coloniali, tra cui l’Esposizione internazionale di marina e igiene marinara – Mostra coloniale italiana di Genova del 1914, cui si aggiungevano man mano altre raccolte.
Il patrimonio del Museo si è quindi andato ampliando fino allo scoppio della Seconda Guerra mondiale ed oggi comprende circa 12.000 oggetti – a carattere per lo più etnografico, ma anche storico, artistico, antropologico, archeologico, architettonico e connesso alle scienze naturali e a esplorazioni geografiche – raccolti o prodotti nel corso dell’esperienza militare e coloniale italiana in Africa.
La complessa storia di questo Museo ripercorre in parte la storia del colonialismo italiano, dalle prime esplorazioni in Corno d’Africa fino alla fase post-coloniale.
Il Museo e le sue collezioni possono pertanto diventare uno strumento per leggere e ri-leggere criticamente la storia delle relazioni e dei rapporti dell’Italia con alcuni paesi africani, e permetterci oggi di analizzare criticamente la nostra eredità coloniale lungo un percorso fatto di memorie e rimozioni.

Museo Italo Africano | chiuso
Nel 1935, il Museo coloniale venne trasferito dal Palazzo della Consulta in una più ampia sede a via Aldovrandi.
Nel 1936, dopo la proclamazione dell’Impero dell’Africa Italiana, il Museo cambiò nome e assunse quello di “Museo dell’Africa Italiana”.
Negli anni successivi il Museo rimase chiuso per riscontro inventariale e riaprì solamente nel 1947, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e nello stesso anno in cui l’Italia rinunciava formalmente a tutte le colonie, con l’eccezione del protettorato in Somalia.
Il Museo chiudeva poi definitivamente i battenti agli inizi degli anni Settanta.
Già nel 1953, sotto la vigilanza del Ministero degli Affari Esteri, le collezioni erano state devolute all’Istituto Italiano per l’Africa.
Passato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2017, il Museo Italo Africano è entrato a far parte delle collezioni del Museo delle Civiltà.

Museo Italo Africano "Ilaria Alpi" | Elaborazione del riallestimento
Sintesi delle prospettive museografiche in discussione
All’interno del Museo delle Civiltà un’intera sezione sarà dedicata all’allestimento del nuovo Museo Italo Africano Ilaria Alpi che, in modo innovativo, narrerà le tante e controverse relazioni intercorse tra Italia e Africa nel corso dei secoli.
Il progetto museografico in corso di realizzazione mira a presentare al pubblico, attraverso una cornice critica rinnovata, la storia del Museo Coloniale e le sue collezioni, i contesti politico-culturali, la violenza coloniale, gli immaginari e le rappresentazioni che hanno accompagnato le relazioni tra l’Italia, la Libia, l’Etiopia, l’Eritrea e la Somalia, ex colonie italiane.
Tutto l’allestimento seguirà una narrazione tematica non divisa in base ad aree geografiche o culturali.
Saranno presenti approfondimenti trasversali relativi al tema della costruzione dell’altro africano e postazioni multimediali pensate particolarmente per il pubblico delle scuole.
Il nucleo centrale del Museo Italo Africano sarà dedicato alle relazioni Italia-Africa nell’Ottocento e nel Novecento, al periodo di penetrazione dell’Africa da parte di avventurieri, geografi, missionari e colonizzatori italiani.
Si presenteranno opere che rappresentano le relazioni, gli immaginari e la storia della presenza coloniale italiana in Africa, nelle sue diverse modalità e sfaccettature.
A partire da molteplici sguardi e memorie contemporanei sulla presenza coloniale italiana in Africa si ricostruirà quindi la storia del Museo Coloniale e del nostro passato coloniale, si affronteranno questioni relative ad oggetti sensibili provenienti dal Nord Africa e dal Corno d’Africa, alle esplorazioni geografiche, alla conquista militare e al ruolo che saperi scientifici e diverse discipline – quali l’antropologia fisica, l’etnologia, la geografia, l’archeologia, l’arte e l’architettura – ebbero nel costruire il discorso coloniale così come si approfondiranno gli aspetti relativi allo sfruttamento ambientale e umano perpetrato dall’Italia nelle ex Colonie.
Il percorso allestitivo del Museo Italo Africano terminerà guardando all’oggi mediante anche esposizioni temporanee, convegni, residenze di artista e performance creative.
Ed è proprio per questa volontà di narrare anche gli attuali rapporti tra Italia e Africa che il Museo Italo Africano verrà dedicato ad Ilaria Alpi, giornalista che indagava sulle complesse relazioni contemporanee tra Italia e Somalia.

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Il Museo delle Civiltà racchiude:
- il Museo preistorico etnografico Luigi Pigorini,
- il Museo delle arti e tradizioni popolari Lamberto Loria,
- il Museo dell'alto Medioevo Alessandra Vaccaro,
- il Museo d’arte orientale Giuseppe Tucci
- il Museo Italo-Africano Ilaria Alpi
- il futuro Museo di Geopaleontologia italiana Quintino Sella
Il Museo delle Civiltà è ospitato in due edifici in stile razionalista, collegati tra loro da un imponente colonnato e progettati - come l'intero quartiere EUR - per tenervi l'esposizione universale del 1942, che non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
Il Museo Lamberto Loria è collocato nel Palazzo delle arti e tradizioni popolari, appositamente concepito per accoglierne i reperti: essi avrebbero dovuto infatti costituire la Mostra delle arti e tradizioni popolari durante EUR42.
Il museo aprì però solo nel 1956.
Sia il Museo preistorico etnografico sia il Museo dell'alto Medioevo sono invece collocati sin dal 1967 nel coevo Palazzo delle scienze, originariamente progettato e costruito per accogliere la Mostra della scienza universale durante EUR42.
Presso il medesimo edificio è stato poi trasferito nel 2017 il Museo di arte orientale, già sito a Palazzo Brancaccio nel rione Esquilino.
Le collezioni sono parzialmente esposte nell'attesa di un allestimento definitivo.
Inoltre già nel 2011 erano qui confluite anche le collezioni del disciolto Museo africano.
È attualmente in corso un nuovo allestimento critico dei reperti coloniali, che si propone di portare all'apertura, nel 2021 ed entro il Museo delle Civiltà, del Museo Italo-Africano intitolato ad Ilaria Alpi.
È previsto che presso il Museo delle Civiltà venga in futuro costituito il Museo di Geopaleontologia italiana Quintino Sella, sistemandovi le collezioni del Museo geologico nazionale, dal 1885 al 1995 collocato a Palazzo Canevari nel rione Sallustiano.

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