Luneur Park
Luneur Park è il parco divertimenti dell’EUR, in via delle Tre Fontane, e insieme è il più antico parco permanente d’Italia: il suo primo nucleo risale al 1953, e da allora, con un nome cambiato per strada e otto anni di chiusura in mezzo, occupa lo stesso pezzo di città. Per due generazioni di romani il LunEur è stato semplicemente il luna park, con la ruota panoramica che si vedeva da via Cristoforo Colombo e il rumore delle giostre che arrivava fin dentro i palazzi della zona. Poi, il 19 aprile 2008, ha chiuso. È rimasto fermo per anni, con le giostre smontate e le strutture sotto teli, mentre i lavori annunciati non partivano. Ha riaperto il 27 ottobre 2016 con un nome nuovo, Luneur Park, e soprattutto con una formula completamente diversa: non più il parco per adolescenti in cerca di brivido, ma un parco pensato per i bambini piccoli e per le famiglie, costruito dentro un giardino con centinaia di specie vegetali e sentieri alberati. È questo, più delle giostre, ciò che oggi lo distingue da tutti gli altri parchi della zona di Roma. Le righe che seguono raccontano com’è nato, perché è finito nella memoria collettiva della città, che cosa è successo durante gli anni di abbandono, com’è cambiato con la riapertura, quali sono le aree e le attrazioni di oggi, e come ci si organizza davvero per andarci, tenendo conto del fatto che è un parco stagionale con un calendario di apertura che cambia di continuo.
Dove si trova Luneur Park e come arrivare
Luneur Park ha l’ingresso in via delle Tre Fontane 100, nel quartiere Europa, quello che tutti chiamano EUR, nel Municipio IX di Roma. L’area del parco è compresa fra viale della Pittura, viale dell’Industria, viale dell’Artigianato e via delle Tre Fontane, in un blocco che confina con il parco degli Eucalipti e che si trova a poca distanza dal Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, l’edificio che i romani chiamano il Palazzo dei Congressi. Non è una posizione periferica come si potrebbe pensare: l’EUR è servito dalla metropolitana, è attraversato da via Cristoforo Colombo e ha viali larghi che lo rendono molto più semplice da percorrere in automobile rispetto al resto della città.

Con la metropolitana
La linea B della metropolitana serve l’EUR con tre fermate ravvicinate. Le indicazioni ufficiali del parco segnalano EUR Palasport ed EUR Fermi come fermate di riferimento, con una camminata dell’ordine dei dieci minuti per arrivare all’ingresso. Chi viaggia con bambini piccoli farà bene a mettere in conto che dieci minuti di viali dell’EUR, sotto il sole di luglio o con la pioggia, sono un tratto reale: i marciapiedi sono ampi e comodi per il passeggino, ma l’ombra non è garantita lungo tutto il percorso. Chi arriva da Termini prende la linea B in direzione Laurentina, con un viaggio che dal centro richiede una mezz’ora circa, tempi di attesa compresi. Vale la pena ricordare che la linea B si divide in due rami verso nord, ma verso sud, nella direzione che interessa per l’EUR, il percorso è unico e non ci sono errori possibili.
Con l’autobus
Le linee di superficie indicate dal parco sono la 31, la 671, la 707, la 714 e la 791, con fermata su viale dell’Arte oppure lungo la Colombo all’altezza di via delle Tre Fontane. I percorsi cambiano per cantieri e deviazioni, quindi conviene controllare la linea prima di partire: il 714 è spesso la soluzione più diretta, perché collega Termini all’EUR passando per San Giovanni.
In automobile e dove si parcheggia
L’EUR si raggiunge dal Grande Raccordo Anulare uscendo all’altezza dell’EUR e scendendo lungo via Cristoforo Colombo. Il parco dichiara la presenza di un parcheggio gratuito all’interno della propria area: è una condizione che va verificata al momento della visita, perché nei giorni di grande affluenza e durante gli eventi speciali la disponibilità dei posti può esaurirsi in fretta e l’alternativa diventa il parcheggio su strada nelle vie del quartiere. L’EUR, a differenza del centro storico, non ha zona a traffico limitato nei suoi viali principali, il che rende l’automobile una scelta praticabile per chi arriva da fuori Roma con bambini, seggiolini e passeggini al seguito.
A piedi dal resto dell’EUR
Chi ha già organizzato una giornata all’EUR può arrivare al parco a piedi da diversi punti del quartiere. Dal laghetto dell’EUR si cammina lungo i viali alberati in una decina di minuti abbondanti, dal Colosseo Quadrato, cioè il Palazzo della Civiltà Italiana, il tragitto è un po’ più lungo ma tutto in piano, e dalla Basilica dei Santi Pietro e Paolo si scende attraversando la parte alta del quartiere. È un modo intelligente di costruire la giornata: l’EUR non è un quartiere che si visita in un’ora, e mettere il parco in coda a una mattinata di architettura razionalista funziona molto meglio che affrontare il viaggio solo per le giostre.
Che cos’è oggi Luneur Park: un parco per bambini piccoli, non un parco per adrenalina
Il punto da chiarire subito, prima di ogni altra cosa, è che il Luneur Park riaperto nel 2016 non ha quasi nulla in comune con il LunEur che i romani ricordano. Chi arriva aspettandosi le montagne russe, la torre a caduta libera o le attrazioni ad alto impatto che si trovano negli altri parchi del Lazio resta deluso, e ha ragione di restarlo: quel parco non esiste più e non è stato ricostruito. La proprietà dell’area, EUR S.p.A., e la società che ha vinto la concessione hanno scelto deliberatamente un posizionamento diverso, quello che nel settore si chiama family park, cioè un parco tarato su una fascia d’età bassa, indicata dalla stessa gestione come quella dei bambini da zero a dodici anni, e sull’idea che l’adulto accompagni il bambino invece di cercare una propria attrazione forte.
Che cosa vuol dire concretamente
Vuol dire che quasi tutte le giostre hanno un’altezza minima bassa, spesso ottanta o novanta centimetri se il bambino è accompagnato da un adulto, e che diverse attrazioni hanno anche un’altezza massima, cioè escludono i ragazzi troppo alti. Il Magicirco, per fare un esempio, è indicato dal parco con un minimo di ottanta centimetri e un massimo di centocinquanta: un ragazzino di dodici anni un po’ cresciuto non ci sale. Il Piccolo Safari ha un massimo di centotrenta centimetri, il Banzai un massimo di centoquarantacinque. È esattamente il contrario della logica dei parchi tradizionali, dove il limite di altezza serve a escludere i più piccoli. Qui il limite, in diversi casi, serve a proteggere l’esperienza dei più piccoli.
Il sistema delle Lunalire
Le attrazioni del parco funzionano con un sistema di gettoni virtuali chiamati Lunalire: ogni giostra ha un costo espresso in Lunalire, che va da tre per le attrazioni più semplici a sei per la ruota panoramica e per la pista di pattinaggio. Chi acquista un biglietto di solo ingresso paga poi le singole giostre in Lunalire, chi acquista la formula con giostre illimitate non ha bisogno di contarle. È un meccanismo che conviene capire prima di arrivare alla cassa, perché la differenza fra le due formule cambia completamente il conto finale di una famiglia: con bambini molto piccoli, che faranno tre o quattro giri in tutto e passeranno il resto del tempo nel prato, la formula a consumo può avere senso; con un bambino di sei o sette anni che vuole salire su tutto, la formula illimitata è quasi sempre la scelta razionale.
Il LunEur dell’EUR: com’è nato nel 1953
La data che conta è il 1953, non il 1960. Il primo nucleo del luna park nacque nel 1953 su iniziativa dell’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma, l’ente pubblico che gestiva le aree dell’EUR, in occasione della Fiera Internazionale dell’Agricoltura che si teneva nel quartiere. Non era pensato per durare: era un’installazione provvisoria, un parco delle attrazioni montato a corredo di una manifestazione fieristica, come se ne allestivano in tutta Europa in quegli anni. La differenza è che questo non venne smontato.
Un quartiere ancora in costruzione
L’EUR era nato come sede dell’Esposizione Universale del 1942, mai celebrata a causa della guerra, ed era rimasto per anni un cantiere interrotto, con edifici monumentali finiti a metà e strade tracciate in mezzo alla campagna. La costruzione del quartiere venne completata soltanto alla fine degli anni Cinquanta, la trasformazione ufficiale dell’area in quartiere di Roma arrivò con una delibera del 1961 e il nome Europa venne attribuito nel 1965, senza che nessuno smettesse mai di dire EUR. Il luna park, quindi, arrivò in una parte di città che si stava ancora inventando.
I giostrai che lo hanno fondato
Fra i giostrai che contribuirono all’iniziativa del 1953 vengono ricordati Adalberto Mirabito e Antonio Frezzato, insieme a Gino Guglielmi e Ornella Preziotti. Questi ultimi due nomi dicono poco alla maggior parte delle persone, ma sono i nonni materni di Virginia Raffaele: l’attrice è cresciuta dentro il LunEur, dove i genitori gestivano il banco del tiro a segno e quello dei pesci rossi, e da quell’infanzia ha tratto materiale per il proprio lavoro teatrale. È un dettaglio che vale la pena tenere a mente perché racconta la natura del posto: non un parco costruito da una società di intrattenimento, ma un’aggregazione di famiglie di giostrai, ciascuna con la propria attrazione, che si erano stabilite su un terreno pubblico e vi avevano costruito un mestiere e una vita.
Da installazione provvisoria a concessione permanente
Il successo dell’iniziativa del 1953 convinse l’ente a rendere stabile quello che doveva essere temporaneo. La concessione dell’area perché il luna park diventasse permanente arrivò in connessione con i Giochi della XVII Olimpiade, cioè le Olimpiadi di Roma del 1960, che all’EUR portarono il Palazzo dello Sport, il Velodromo e una stagione di investimenti pubblici senza precedenti per il quartiere. Qui bisogna essere precisi, perché sul punto circola una versione semplificata e sbagliata: il parco non nacque per le Olimpiadi del 1960. Nacque nel 1953 per una fiera agricola, e le Olimpiadi furono l’occasione in cui la sua presenza venne consolidata e resa stabile. Alcune fonti indicano che la concessione permanente sia stata formalizzata negli anni immediatamente successivi al 1960, e sul dettaglio dell’anno esatto della concessione le ricostruzioni non coincidono del tutto.
Perché si chiama così
Il nome LunEur è la contrazione di luna park ed EUR, scritto per decenni proprio così, con la maiuscola in mezzo. Dopo la riapertura del 2016 la grafia ufficiale è diventata Luneur Park, tutta minuscola dopo la elle iniziale, con l’aggiunta della parola Park. Molti romani continuano a dire il LunEur, e quando lo dicono intendono quasi sempre il parco di prima, quello con le montagne russe e la nave pirata, non quello di oggi.
Una curiosità su Luneur Park
La curiosità più solida riguarda il primato: Luneur Park è considerato il parco divertimenti permanente più antico d’Italia, e viene indicato anche fra i più antichi d’Europa. Roma Capitale, nella scheda del proprio portale turistico, lo definisce il primo parco di divertimenti italiano e lo colloca fra i primi cinque d’Europa. È un primato che dipende però da come si contano le cose, e vale la pena spiegarlo, perché è il genere di affermazione che viene ripetuta senza mai essere chiarita.
Che cosa vuol dire esattamente più antico
Il primato non riguarda l’antichità dell’idea di luna park, che in Italia ha precedenti ben più vecchi fra fiere e giostre ambulanti, ma la continuità di un parco permanente su un’area fissa. In Europa i confronti sono con strutture molto più antiche: i Giardini di Tivoli a Copenaghen aprirono nel 1843, il Prater di Vienna ha una storia che risale al Settecento come area pubblica. Da qui l’espressione fra i primi cinque, che non significa fondato fra i primi cinque in ordine di tempo assoluto, ma colloca il parco in alto nella graduatoria dei parchi permanenti europei ancora in attività.
Gli otto anni che interrompono la continuità
C’è però un dettaglio che nessuno sottolinea quando cita il primato: fra il 19 aprile 2008 e il 27 ottobre 2016 il parco è rimasto chiuso. Sono otto anni e mezzo di interruzione totale dell’attività. Dal punto di vista della continuità giuridica dell’area e della concessione la storia non si spezza, perché il terreno è sempre rimasto destinato a parco divertimenti e la gara per il rilancio era già stata bandita prima della chiusura. Dal punto di vista di chi ci andava, invece, la frattura è totale, e questo spiega perché molti romani parlino del Luneur di oggi come di un’altra cosa rispetto al LunEur di prima.
Una civetta come mascotte
La mascotte del parco riaperto è Luna, una civetta stilizzata. La scelta non è casuale: la civetta è l’animale che dà il nome alla piazza d’ingresso del parco, la Piazza delle Civette, e ricorre nella toponomastica interna e in quella dei punti di ristoro, come la Civetteria. È un piccolo sistema di nomi costruito a tavolino per dare coerenza a un parco che, prima, era semplicemente un’accozzaglia di giostre affittate a famiglie diverse, ciascuna con la propria insegna e il proprio stile.
Una cosa che non ti dice nessuno su Luneur Park
La cosa che non viene quasi mai raccontata è che gli otto anni di chiusura non sono stati otto anni di lavori. Sono stati, per la maggior parte, otto anni di niente. Il parco chiuse il 19 aprile 2008, ma i lavori di ristrutturazione partirono soltanto nel gennaio del 2016: quasi otto anni in cui l’area è rimasta ferma, con le strutture abbandonate e la ruota panoramica immobile sopra il quartiere.
Il motivo del blocco
La ragione, secondo le ricostruzioni giornalistiche dell’epoca, fu un contenzioso con la precedente gestione, che impedì per anni alla nuova concessionaria di entrare nell’area. Nel dicembre 2007 la EUR S.p.A., proprietaria del terreno, aveva bandito una gara per ristrutturare e rilanciare il parco con standard internazionali; la gara venne vinta nel febbraio 2008 da Cinecittà Entertainment, che costituì per l’occasione la società Luneur Park. Poi tutto si fermò, e negli anni successivi si succedettero annunci di riapertura mai rispettati: si parlò del 2013, poi del 2015, e ogni volta la data slittò.
Che cosa è successo all’area in quegli anni
Nel frattempo il LunEur è diventato uno dei luoghi simbolo dell’abbandono urbano romano, fotografato e raccontato dai siti che si occupano di archeologia industriale e di luoghi dismessi. Le giostre ferme, la vegetazione che riprendeva spazio, le insegne scolorite: un immaginario preciso, che nel 2012 è finito anche in un cortometraggio di fantascienza girato dentro il parco prima dell’inizio dei lavori, premiato con una menzione speciale al Torino Film Festival di quell’anno. È un dettaglio che dice molto: per qualche anno il parco delle giostre è stato più interessante da morto che da vivo, come scenografia di rovina contemporanea.
Che cosa è stato conservato e che cosa no
Quando i lavori sono finalmente partiti, la scelta è stata di demolire quasi tutto e ricostruire. Delle attrazioni storiche ne sono state recuperate e rimesse in funzione un numero limitato: le fonti di Roma Capitale parlano di sei attrazioni storiche rinnovate, fra cui il Brucomela, il Jumbo, una giostra a cavalli e la ruota panoramica. Tutto il resto, comprese le attrazioni più forti che i romani ricordano, non è tornato. La nave pirata, la torre, le montagne russe: sparite. Chi cerca quelle deve guardare altrove, e più avanti in questa pagina si spiega dove.
La ruota panoramica, il pezzo che tutti ricordano
Se c’è un’immagine che riassume il LunEur nella memoria dei romani è la ruota panoramica che spuntava sopra gli alberi dell’EUR, visibile da lontano per chi percorreva la Colombo e riconoscibile la sera quando era illuminata. È l’attrazione che è stata conservata e rimessa in funzione, ed è quella che il parco usa come proprio simbolo grafico.
Quando è tornata a girare
La riapertura del parco è del 27 ottobre 2016, ma la ruota panoramica non era ancora operativa: è tornata a girare il 27 dicembre 2016, due mesi dopo, e in quell’occasione la salita venne offerta gratuitamente per alcuni giorni. La distanza fra le due date non è un dettaglio burocratico: rimettere in esercizio una ruota panoramica ferma da otto anni richiede verifiche strutturali, collaudi e certificazioni che non si improvvisano, ed è ragionevole pensare che il cantiere della ruota abbia semplicemente richiesto più tempo di quello del resto del parco.
Com’è fatta
La scheda di Roma Capitale indica una ruota con ventotto gondole colorate. Il parco la classifica fra le attrazioni più costose in Lunalire, sei, allo stesso livello della pista di pattinaggio, e stabilisce per la salita un’altezza minima di novanta centimetri con un adulto e di centocinquanta centimetri per salire da soli. È una regola che conviene leggere con attenzione: un bambino di novanta centimetri può salire, ma solo accompagnato, e un ragazzino che non arriva al metro e mezzo non può fare il giro da solo nemmeno se ha l’età per volerlo.
Che cosa si vede dall’alto
Dalla sommità della ruota si apre una vista sull’EUR che non si ottiene da nessun altro punto accessibile del quartiere: i viali rettilinei, la mole del Palazzo dei Congressi, le chiome del parco degli Eucalipti e, nelle giornate limpide, il profilo lontano della città verso nord. Non è la Roma da cartolina delle cupole e dei tetti: è una vista sul Novecento romano, ed è per questo che merita. Chi visita l’EUR per interesse architettonico troverà nella ruota il punto di osservazione più utile della giornata.
È la ruota originale?
Qui serve cautela. Le fonti disponibili la definiscono attrazione storica del parco e ruota storica, e la collocano fra le sei attrazioni recuperate dal vecchio LunEur, ma nessuna delle fonti consultabili indica con precisione l’anno di costruzione della ruota, il costruttore e l’entità degli interventi di ricostruzione eseguiti prima della riapertura. È quindi corretto dire che la ruota è presentata come l’attrazione storica del parco rimessa in funzione, ed è prudente non affermare che sia la stessa macchina del 1953 o del 1960 senza una documentazione che lo provi.
Il consiglio che ti do per visitare Luneur Park
Il consiglio più utile, e anche il più noioso, è uno solo: controlla il calendario prima di uscire di casa. Luneur Park è un parco stagionale, non è aperto tutti i giorni dell’anno, e il calendario cambia a seconda del periodo, del giorno della settimana e degli eventi speciali. La stessa gestione lo scrive senza giri di parole sul proprio sito, avvisando che gli orari variano in base alla stagione e agli eventi e invitando a consultare il calendario aggiornato nella pagina di acquisto scegliendo il giorno della visita. Chi si presenta al cancello un martedì di novembre confidando nel fatto che sia un parco divertimenti di una capitale europea rischia seriamente di trovarlo chiuso.
Come si legge il calendario
Il sistema di vendita del parco funziona con un calendario in cui ogni singola data è marcata come aperta o chiusa, con l’indicazione dell’orario di apertura e di chiusura di quella specifica giornata e con l’eventuale segnalazione di un evento speciale in corso. Significa che non esiste un orario standard da memorizzare: esiste l’orario di quel giorno. È un sistema onesto, perché evita di pubblicare orari generici che poi non valgono, ma obbliga a fare la verifica prima di partire, soprattutto se si viene da fuori Roma.
Misura il bambino prima di pagare
Il secondo consiglio pratico riguarda l’altezza. Poiché quasi tutte le attrazioni hanno una soglia minima, e diverse hanno anche una soglia massima, l’esperienza reale di una famiglia dipende in modo drastico da quanti centimetri misura il bambino. Un bambino di ottanta centimetri accompagnato può salire su molte attrazioni; sotto quella soglia le possibilità si riducono moltissimo, anche se l’ingresso è gratuito. Sopra i centotrenta o centocinquanta centimetri, al contrario, alcune giostre si chiudono. Il sito del parco mette a disposizione uno strumento che, inserita l’altezza, mostra quante e quali attrazioni sono accessibili: è il modo più veloce per capire in anticipo se la giornata vale il biglietto.
Il momento giusto della giornata
Con bambini piccoli la finestra buona è quella dell’apertura, quando le file sono corte e il caldo non è ancora arrivato. Nelle giornate estive il parco diventa faticoso nelle ore centrali, e lì il giardino fa la differenza rispetto ad altri parchi: ci si sposta all’ombra degli alberi invece di stare in coda su un piazzale. In autunno e in inverno, al contrario, conviene puntare al pomeriggio e restare fino all’accensione delle luci, perché il parco illuminato è una cosa diversa da quello diurno e i bambini lo percepiscono immediatamente.
Mangiare dentro o portarsi il pranzo
Il parco ha diversi punti di ristoro interni, dalla caffetteria con dolci fatti in casa alle proposte di pizza al taglio, hamburger, primi piatti e gelato. Le famiglie che vogliono contenere la spesa dovrebbero informarsi in anticipo sul regolamento relativo all’introduzione di cibo dall’esterno, che nei parchi divertimento è quasi sempre disciplinato in modo specifico e può cambiare: meglio chiederlo alla struttura che darlo per scontato.
Le aree del parco e le attrazioni di oggi
Il parco è organizzato in quattro aree tematiche, che il sito ufficiale elenca come Piazza delle Civette, Prato delle Girandole, Regno del Saggio Gufo e Terrazza del Sole. Non sono mondi tematici nel senso dei grandi parchi internazionali, con scenografie totali e personale in costume: sono piuttosto zone del giardino con una vocazione diversa, collegate da vialetti.
Piazza delle Civette
È l’ingresso principale e il cuore del parco, la zona dove si arriva subito dopo i tornelli e dove si concentrano i servizi. Qui si trova anche la Dolceria, un piccolo locale dedicato ai dolci realizzato, secondo la descrizione del parco, in collaborazione con un panettiere trasteverino. È la zona di raccolta naturale: chi va con più famiglie insieme farà bene a stabilire qui il punto di ritrovo, perché è l’unico riferimento che tutti attraversano per forza.
Prato delle Girandole
È l’area dedicata ai più piccoli, quella dove si concentrano le attrazioni con le soglie di altezza più basse. Per una famiglia con un bambino di tre o quattro anni è la zona che occupa la maggior parte della giornata, ed è anche quella che rende evidente la scelta progettuale del parco: prato, alberi, giostre dimensionate sul bambino.
Regno del Saggio Gufo
È l’area delle attrazioni più riconoscibili e simboliche del parco, quelle che nella comunicazione vengono chiamate iconiche. È qui che il parco alza leggermente il livello per i bambini più grandi, pur restando entro i limiti di un family park.
Terrazza del Sole
È l’area food e relax, quella pensata per la sosta. I punti di ristoro del parco sono distribuiti in più posizioni, ma è qui che si concentra la funzione di pausa, con lo Gnam Gnam Station Pasta & Grill collocato, secondo la descrizione ufficiale, subito dopo il Saggio Gufo e adiacente all’area relax.
Le attrazioni, una per una
L’elenco pubblicato dal parco comprende attrazioni con nomi costruiti apposta, quasi tutti giocati su assonanze e parole composte. Ci sono il Brucomela, che è il bruco su rotaia recuperato dal vecchio parco, e il Jumbo, l’elefantino che gira; ci sono il Grande Alberone, il Bosco di Maia, il Montesogno, la Torrefronda, tutti nomi che richiamano il tema del giardino. Ci sono poi il Banzai, la Barcamatta, il Buffoplano, il Giò Caschetto, la Giocatonda, il Grande Frisbee, il Lunarace, il Magicirco, il Pedalibus, il Piccolo Safari, la giostra di Re Artù, il Rock’n’roll, lo Spinner, il Sudigiri, il Tififone, il Volasu, oltre alla Ruota Panoramica e a una pista di pattinaggio. È utile sapere che ciascuna attrazione ha un proprio costo in Lunalire, compreso in genere fra tre e sei, e regole di altezza proprie, che il parco pubblica accanto al nome.
Quante sono davvero
Sul numero complessivo le fonti non coincidono, e conviene dirlo. L’elenco pubblicato dal parco conta ventiquattro voci; il sito ufficiale in un altro punto indica ventiquattro attrazioni; la scheda di Roma Capitale parla di ventuno attrazioni complessive; la voce enciclopedica italiana ne indica venticinque comprendendo giochi, percorsi, laboratori e un cinema. La discrepanza dipende quasi certamente da che cosa si conta come attrazione: una pista di pattinaggio, un’area gioco e un laboratorio didattico entrano nel conto in alcune fonti e non in altre. In ogni caso l’ordine di grandezza è quello: poco più di venti.
La Splash Zone
Nella stagione calda il parco attiva un’area acquatica chiamata Splash Zone, che secondo Roma Capitale supera i duemilacento metri quadrati d’acqua. Ha un proprio calendario, che tipicamente copre la parte centrale dell’estate e si chiude nei primi giorni di settembre, e un proprio regolamento distinto da quello generale del parco. Chi va in estate contando sull’acqua deve verificare che l’area sia effettivamente aperta nel giorno scelto, perché le date di apertura e chiusura cambiano da un’annata all’altra.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che Luneur Park è un giardino. Lo dice la comunicazione ufficiale, che chiama il parco il Giardino delle Meraviglie, lo dice la scheda di Roma Capitale, che parla di centinaia di specie vegetali e di percorsi tematici, lo vede chiunque entri. Eppure quasi nessuno lo cita quando sceglie dove portare i bambini, perché nella testa di tutti un parco divertimenti è un piazzale con le giostre sopra, e l’idea che il verde sia la caratteristica principale non arriva.
Quanto verde, davvero
Sull’estensione le fonti danno numeri diversi, e vale la pena riportarli tutti invece di sceglierne uno. La voce enciclopedica italiana indica un’estensione di sessantottomila metri quadrati, cioè circa sei ettari e otto; la scheda turistica di Roma Capitale parla di un’area di oltre sessantamila metri quadrati; la comunicazione del parco arriva a citare settantamila metri quadrati di verde, cioè sette ettari. Le differenze si spiegano probabilmente con ciò che si include nel conto: la superficie totale in concessione, la superficie effettivamente aperta al pubblico e la superficie a verde non coincidono. In ogni caso si parla di un’area fra i sei e i sette ettari, che per un parco dentro il tessuto urbano di una capitale è molta.
Il confine con il parco degli Eucalipti
Il parco è adiacente al parco degli Eucalipti, una delle aree verdi pubbliche dell’EUR, e questo spiega in parte la qualità del contesto: non è un recinto piantato in mezzo al cemento, ma un pezzo di una fascia verde più ampia che attraversa il quartiere e che comprende anche i giardini intorno al laghetto. Chi arriva a piedi da quella direzione se ne accorge subito: il passaggio dal parco pubblico al parco a pagamento avviene senza che cambi il paesaggio.
I laboratori e il tema ambientale
La riapertura del 2016 ha portato dentro il parco un’impostazione didattica che nel vecchio LunEur non esisteva: laboratori eco-sostenibili, percorsi tematici, attività dedicate alla biodiversità e all’educazione ambientale, con un’offerta specifica rivolta alle scuole. Il parco vende pacchetti per le classi con percorsi didattici, tutor e fasce orarie dedicate. È una parte dell’attività che il pubblico generalista non vede, perché si svolge nei giorni feriali durante l’anno scolastico, ma che pesa nell’identità della struttura e spiega perché il parco insista tanto sul tema del giardino.
Il giardino: che cosa distingue Luneur dagli altri parchi del Lazio
La domanda che si fanno tutte le famiglie romane è quale parco scegliere. Nel Lazio l’offerta è ampia e i parchi non sono intercambiabili: hanno pubblici diversi, prezzi diversi e logiche diverse. Un confronto onesto aiuta più di qualsiasi descrizione entusiastica.
Rispetto ai parchi a tema del Lazio
Cinecittà World, sulla via Pontina, è un parco a tema costruito intorno al cinema, con attrazioni forti e spettacoli, adatto anche ad adolescenti e adulti. Rainbow MagicLand, a Valmontone, è il grande parco a tema del Lazio, con montagne russe e un’offerta tarata su un pubblico più ampio e più grande d’età. Zoomarine, a Torvaianica, unisce parco acquatico e area con animali marini, ed è una giornata intera fuori città. Luneur Park non compete con nessuno dei tre su quel terreno, e sarebbe sciocco pretenderlo: compete su un terreno diverso, quello del bambino dell’asilo o dei primi anni delle elementari, per il quale gli altri parchi sono spesso troppo grandi, troppo lunghi e troppo forti.
Rispetto alle alternative dentro Roma
Dentro la città il confronto è con altre esperienze per bambini: il Bioparco a Villa Borghese, Explora, il museo dei bambini, la Casina di Raffaello con i suoi laboratori, e naturalmente i prati di Villa Borghese. Rispetto a tutti questi, Luneur è l’unico che unisce le giostre vere al verde, ed è questa combinazione a spiegare il suo posizionamento: chi vuole solo il verde ha a Roma un’offerta immensa e gratuita, chi vuole solo le giostre trova di meglio fuori città, chi vuole entrambe le cose in un pomeriggio ha sostanzialmente questo.
Ombra, passeggini e pause
Ci sono conseguenze pratiche del fatto che il parco sia un giardino, e sono quelle che le famiglie notano di più. Si cammina su vialetti alberati invece che su asfalto aperto, il che in luglio è una differenza enorme. Ci sono spazi a prato dove un bambino piccolo può semplicemente stare, senza fare la fila per qualcosa. Il passeggino si muove agevolmente. E la giornata può essere breve: due o tre ore sono un tempo sensato per questo parco, mentre nei grandi parchi a tema una visita di tre ore è denaro buttato.
La foto giusta da fare a Luneur Park
La foto giusta è la ruota panoramica vista dal basso, in controluce, con le gondole colorate che tagliano il cielo e le chiome degli alberi a incorniciare l’inquadratura dal bordo. È l’unica immagine che restituisce insieme le due anime del posto, il luna park e il giardino, e funziona perché la struttura della ruota è geometrica mentre la vegetazione intorno non lo è.
Dove mettersi
Conviene avvicinarsi alla base della ruota e fotografare verso l’alto, accettando la deformazione prospettica invece di combatterla: le razze diventano un disegno radiale e le gondole si distribuiscono sul cerchio. La variante migliore lascia entrare nell’inquadratura un ramo in primo piano, così l’occhio capisce che la ruota è dentro un parco alberato e non su un piazzale.
Che cosa non funziona
Non funziona la foto panoramica del parco dall’alto della ruota, che sembra l’idea ovvia e invece restituisce quasi sempre un’immagine confusa, con i tetti dei chioschi e i vialetti visti dall’alto senza un soggetto chiaro. Dalla cima della ruota conviene semmai fotografare l’EUR, non il parco: il Palazzo dei Congressi e la geometria dei viali sono soggetti molto più forti. E, come in ogni luogo frequentato da bambini che non sono i propri, vale la regola elementare di non inquadrare volti di minori che non si conoscono.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del parco si legge bene come una sequenza di date, perché ciascuna corrisponde a un cambio di natura del luogo.
1953: la Fiera Internazionale dell’Agricoltura
Nasce il primo nucleo del luna park, come installazione provvisoria a corredo della fiera, per iniziativa dell’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma e con il contributo di famiglie di giostrai. È il momento in cui l’EUR, quartiere ancora incompiuto, riceve il suo primo grande luogo di svago popolare.
1960: le Olimpiadi e la stabilizzazione
Con i Giochi della XVII Olimpiade l’EUR diventa uno dei poli olimpici della città e riceve una dotazione di impianti e di infrastrutture che ne cambia il volto. In questo contesto l’ente proprietario assegna in concessione l’area perché il luna park diventi permanente. La provvisorietà del 1953 finisce qui.
Gli anni Ottanta e Novanta: il periodo d’oro
Sono gli anni in cui il LunEur è, per i ragazzi romani, il posto dove si va. Il parco compare anche al cinema: in La cicala di Alberto Lattuada, del 1980, e in Innamorato pazzo di Castellano e Pipolo, del 1981, dove si riconoscono alcune attrazioni storiche del parco. È l’epoca in cui si consolida la memoria collettiva che ancora oggi fa dire ai romani di una certa età che loro il LunEur lo ricordano bene.
Dicembre 2007 e febbraio 2008: la gara
La EUR S.p.A., proprietaria del terreno, bandisce nel dicembre 2007 una gara per ristrutturare e rilanciare il parco. La gara viene aggiudicata nel febbraio 2008 a Cinecittà Entertainment, che costituisce la società Luneur Park per gestire la concessione.
19 aprile 2008: la chiusura
Il parco chiude per consentire l’avvio dei lavori di ammodernamento. La data segna la fine di cinquantacinque anni di attività continuativa e l’inizio di una fase che nessuno immaginava così lunga.
2008-2015: l’abbandono
Gli anni del blocco. Il contenzioso con la vecchia gestione impedisce l’avvio del cantiere, le date di riapertura vengono annunciate e disattese più volte, l’area si degrada. Nel 2012 vi si girano scene di un cortometraggio premiato al Torino Film Festival.
Gennaio 2016: partono i lavori
Il cantiere si apre finalmente. L’investimento complessivo per la riapertura viene indicato in circa ventuno milioni di euro.
27 ottobre 2016: la riapertura
Il parco riapre con il nome di Luneur Park e con la nuova formula dedicata ai bambini fino ai dodici anni. Le cronache dei giorni successivi registrano un’affluenza molto alta, superiore alle attese.
27 dicembre 2016: torna a girare la ruota
La ruota panoramica, ferma da otto anni, riprende a funzionare. Per alcuni giorni la salita viene offerta gratuitamente. È il momento in cui, per molti romani, la riapertura diventa vera.
Chi è passato da Luneur Park
Un luna park non ha un elenco di visitatori illustri come un museo. Ha però qualcosa di più interessante: persone la cui biografia si intreccia davvero con quel luogo.
Virginia Raffaele
L’attrice e imitatrice romana è la figura più direttamente legata al parco. I suoi nonni materni, Gino Guglielmi e Ornella Preziotti, furono fra i giostrai che parteciparono alla fondazione del luna park nel 1953; i genitori gestivano al LunEur il banco del tiro a segno, noto come Tiro al Cinzano, e quello dei pesci rossi. Virginia Raffaele è cresciuta lì dentro e ha raccontato più volte quell’infanzia, fino a costruirci sopra lo spettacolo teatrale Samusà, che porta in scena il mondo del luna park e la vita di chi ci lavora. È una testimonianza preziosa proprio perché è dalla parte opposta del biglietto: non il ricordo di chi ci andava la domenica, ma quello di chi ci abitava tutti i giorni.
Il cinema italiano
Il vecchio LunEur è entrato in alcuni film italiani come luogo riconoscibile. In La cicala di Alberto Lattuada, del 1980, compaiono le mani della bocca del drago, una delle attrazioni più ricordate; in Innamorato pazzo di Castellano e Pipolo, dell’anno successivo, si vedono la nave pirata e il matterhorn. Sono apparizioni brevi, ma hanno contribuito a fissare l’immagine del parco nell’immaginario nazionale, non solo romano. Chi si interessa di cinema e di Roma trova un percorso naturale fra questo luogo e Cinecittà, dall’altra parte della città.
Generazioni di romani
La verità è che il nome più importante, qui, è collettivo. Per cinquantacinque anni il LunEur è stato il luogo dove si portavano i bambini la domenica, dove si andava con la scuola, dove i ragazzini prendevano il primo autobus da soli. Il fatto che la riapertura del 2016 abbia registrato un’affluenza record non si spiega con la qualità delle nuove attrazioni, che nessuno conosceva ancora: si spiega con quella memoria. E spiega anche la delusione di una parte del pubblico adulto, che tornava cercando il proprio parco e ne ha trovato un altro.
Biglietti, orari e calendario: come funziona davvero
Questa è la parte in cui è più facile trovare informazioni sbagliate in giro, perché tariffe e calendari cambiano spesso e le pagine che li copiano restano ferme. Per questo qui si spiega la struttura del sistema, che è stabile, e non i numeri, che non lo sono: i numeri vanno letti sul sito ufficiale, nella pagina di acquisto, il giorno in cui si decide di andare.
Le formule di ingresso
Il parco distingue fra un titolo di solo ingresso, che dà accesso all’area ma non comprende le giostre, e un titolo che comprende ingresso e giostre illimitate. Chi sceglie il solo ingresso utilizza poi le Lunalire per le singole attrazioni. Esistono inoltre pacchetti famiglia e abbonamenti stagionali, oltre a formule dedicate alle feste di compleanno e ai gruppi scolastici. Le condizioni di ciascuna formula, le eventuali soglie minime di partecipanti e le regole di cumulabilità delle promozioni sono pubblicate dal parco insieme al prezzo.
Le gratuità
Due regole sono dichiarate in modo esplicito e costante dalla struttura, e sono quelle che pesano di più sul conto di una famiglia. La prima: l’ingresso è gratuito per i bambini di altezza inferiore agli ottanta centimetri accompagnati. La seconda: è prevista la gratuità per i minori con disabilità ai sensi della legge 104, con la relativa documentazione, giostre comprese. Al di sopra degli ottanta centimetri, e fino ai diciotto anni, si rientra nella tariffa bambino. Poiché le condizioni possono essere aggiornate, conviene comunque verificarle sul regolamento pubblicato dal parco prima di acquistare.
Gli orari
Non esiste un orario fisso da riportare, e chiunque ne pubblichi uno come definitivo sta semplificando. Il parco ha un calendario variabile per stagione, giorno della settimana ed evento in corso, con giornate di chiusura nei periodi di bassa stagione. La stessa gestione invita a consultare il calendario aggiornato scegliendo la data della visita. Vale per il parco in generale e ancora di più per la Splash Zone e per gli eventi a tema come Halloween, Carnevale e i villaggi di Natale, che hanno orari e regole proprie.
Cosa vedere intorno, all’EUR
Andare al Luneur e tornare a casa è uno spreco, soprattutto per chi viene da fuori Roma: l’EUR è uno dei quartieri più interessanti della città per chi si occupa di architettura del Novecento, ed è tutto percorribile a piedi.
L’architettura razionalista
Il Palazzo della Civiltà Italiana, che tutti chiamano Colosseo Quadrato, è l’edificio simbolo del quartiere e si raggiunge a piedi dal parco. La Basilica dei Santi Pietro e Paolo, con la sua cupola visibile da lontano, chiude scenograficamente l’asse alto del quartiere. Il quadro d’insieme del progetto urbanistico, dall’Esposizione mai celebrata del 1942 alla città compiuta degli anni Sessanta, è ricostruito nella scheda dedicata all’EUR.
Il verde e l’acqua
Il laghetto dell’EUR con i suoi giardini è la passeggiata naturale del quartiere, gratuita e adatta ai passeggini, e funziona benissimo come completamento di mezza giornata al parco. Nella stagione estiva il quartiere ospita anche appuntamenti all’aperto: l’Eur Social Park e il villaggio di Fiesta al Parco Rosati sono due esempi di come l’area si trasformi da giugno a settembre.
Se la giornata è per i bambini
Chi costruisce un fine settimana intero pensato per i più piccoli può alternare il parco a esperienze diverse in altre zone della città: Explora per la parte manuale e scientifica, il Bioparco per gli animali, la Casina di Raffaello per i laboratori dentro Villa Borghese. E per una giornata completamente fuori dalla città, Ostia Antica resta la scelta migliore per bambini che hanno già l’età per camminare fra le rovine.
Domande frequenti su Luneur Park
Quanto costa il biglietto per Luneur Park?
Il prezzo del biglietto per Luneur Park non è fisso e cambia in base alla formula scelta, alla data e alle promozioni in corso: il parco vende un titolo di solo ingresso, senza giostre, e un titolo con ingresso e giostre illimitate, oltre a pacchetti famiglia e abbonamenti. Poiché le tariffe vengono aggiornate di frequente, l’unico dato affidabile è quello pubblicato nella pagina di acquisto del sito ufficiale per il giorno della visita.
Quali sono gli orari di apertura di Luneur Park?
Luneur Park non ha un orario fisso valido tutto l’anno: è un parco stagionale con un calendario che cambia per periodo, giorno della settimana ed eventi speciali, e con giornate di chiusura. La stessa gestione invita a consultare il calendario aggiornato scegliendo la data della visita, quindi conviene sempre verificare apertura e orario prima di partire.
Luneur Park è aperto tutti i giorni?
No, Luneur Park non è aperto tutti i giorni dell’anno. Nei periodi di bassa stagione le aperture si concentrano in alcuni giorni della settimana e nei fine settimana, mentre in estate e durante gli eventi a tema il calendario si allarga. Presentarsi senza aver controllato la data espone al rischio concreto di trovare il parco chiuso.
Come si arriva a Luneur Park con i mezzi pubblici?
Luneur Park si raggiunge con la linea B della metropolitana, scendendo a EUR Palasport o a EUR Fermi e camminando circa dieci minuti fino all’ingresso di via delle Tre Fontane 100. In superficie il parco indica le linee di autobus 31, 671, 707, 714 e 791, con fermata su viale dell’Arte o lungo via Cristoforo Colombo all’altezza di via delle Tre Fontane.
Luneur Park è adatto ai bambini piccoli?
Sì, Luneur Park è pensato proprio per i bambini piccoli: dalla riapertura del 2016 la formula del parco è rivolta alla fascia da zero a dodici anni, con attrazioni a bassa soglia di altezza e, in diversi casi, con un’altezza massima che esclude i ragazzi più grandi. L’ingresso è gratuito per i bambini sotto gli ottanta centimetri accompagnati.
Quanto tempo serve per visitare Luneur Park?
Per visitare Luneur Park bastano in genere due o tre ore con un bambino in età prescolare, mentre una famiglia con bambini fra i sei e i dieci anni che vuole provare tutte le attrazioni può occupare mezza giornata. Non è un parco da visita di una giornata intera come i grandi parchi a tema del Lazio, ed è proprio questa misura più breve uno dei suoi punti di forza.
Ci sono le montagne russe a Luneur Park?
No, a Luneur Park non ci sono montagne russe né attrazioni ad alta intensità: le giostre forti del vecchio LunEur, dalla nave pirata alle strutture più spettacolari, non sono state ricostruite dopo la riapertura del 2016. Chi cerca quel tipo di esperienza deve rivolgersi ai parchi a tema del Lazio come Cinecittà World o Rainbow MagicLand.
Perché Luneur Park è chiuso per tanti anni tra il 2008 e il 2016?
Luneur Park chiuse il 19 aprile 2008 per i lavori di ammodernamento, ma il cantiere partì soltanto nel gennaio 2016 a causa di un contenzioso con la precedente gestione, che impedì alla nuova concessionaria di entrare nell’area. Il parco riaprì il 27 ottobre 2016, dopo un investimento indicato in circa ventuno milioni di euro, e la ruota panoramica tornò a girare il 27 dicembre dello stesso anno.
Che differenza c’è fra il vecchio LunEur e il Luneur Park di oggi?
La differenza fra il vecchio LunEur e il Luneur Park di oggi è sostanziale: il primo era un luna park tradizionale gestito da famiglie di giostrai, con attrazioni forti e un pubblico di adolescenti e adulti; il secondo è un family park dedicato ai bambini fino a dodici anni, costruito dentro un giardino con centinaia di specie vegetali e organizzato in quattro aree tematiche. Del parco storico sono state recuperate poche attrazioni, fra cui il Brucomela, il Jumbo, una giostra a cavalli e la ruota panoramica.
Un ultimo consiglio per chi organizza la giornata
Luneur Park funziona benissimo se lo si prende per quello che è e malissimo se lo si prende per quello che era. Chi arriva con un bambino di quattro anni, un pomeriggio libero e la disponibilità a camminare anche fra gli alberi trova un parco piacevole, ombreggiato e di dimensioni umane, dentro un quartiere che merita una passeggiata a parte. Chi arriva con un ragazzino di tredici anni in cerca di adrenalina ha sbagliato indirizzo e farebbe meglio a puntare sui parchi a tema fuori città. La cosa più intelligente da fare, in ogni caso, resta la stessa: aprire il calendario ufficiale, scegliere la data, leggere l’orario di quel giorno e misurare il bambino prima di comprare il biglietto.
Chi organizza un itinerario più ampio fra il quartiere dell’EUR, il litorale e le mete per famiglie intorno a Roma può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti e sulle destinazioni del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.
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