Palazzo dei Congressi
In breve. Il Palazzo dei Congressi è in Piazza John Kennedy 1, nel quartiere EUR di Roma, CAP 00144, con un secondo accesso su viale dell'Arte sul fronte posteriore.
Il Palazzo dei Congressi è in Piazza John Kennedy 1, nel quartiere EUR di Roma, CAP 00144, con un secondo accesso su viale dell'Arte sul fronte posteriore. Non è un museo e non ha una biglietteria: si tratta di un centro congressi di proprietà di EUR SpA, gestito dalla società Roma Convention Group, e si entra quando c'è un congresso, una fiera, un concerto o una mostra, con il titolo di accesso che vende di volta in volta l'organizzatore dell'evento. Non esistono quindi un prezzo intero e un ridotto fissi, né un orario di apertura ordinario, né un giorno di chiusura settimanale: il calendario e le condizioni di ingresso vanno controllati sul sito dell'evento o su quello del gestore. Con i mezzi pubblici la fermata di riferimento è EUR Fermi, sulla linea B della metropolitana, a una decina di minuti a piedi lungo viale della Civiltà del Lavoro; la vicina EUR Palasport, sempre linea B, serve il lato del laghetto e conviene quando si arriva insieme al Palazzo dello Sport. In auto si arriva dalla via Cristoforo Colombo, uscendo all'altezza dell'EUR centrale: il quadrante è tra i pochi di Roma dove il parcheggio su strada esiste davvero, ma nei giorni di congresso la piazza si satura presto. Dall'aeroporto di Fiumicino la via più semplice è il treno fino a Termini e poi la metro B in direzione Laurentina. Le linee di superficie che toccano la piazza cambiano spesso numerazione e percorso: conviene verificarle sul sito dell'azienda di trasporto il giorno stesso.
Se l'idea è dedicare mezza giornata al quartiere e non solo all'edificio, il punto di partenza naturale è la pagina dedicata a EUR, Esposizione Universale Roma, che tiene insieme i palazzi, il laghetto e i musei del quadrante. Per gruppi, aziende e visite accompagnate all'architettura del Novecento romano il riferimento professionale è il team di TourLeaderPro a Roma.

Che cosa è davvero il Palazzo dei Congressi
Il nome completo, quello dei documenti d'archivio e delle vecchie planimetrie, è Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi. Lo progettò Adalberto Libera, architetto trentino formato nel razionalismo italiano, e la sua vicenda costruttiva copre quindici anni e due Italie diverse: nasce nel 1937 come uno dei quattro edifici cardine dell'Esposizione universale del 1942 che non si tenne mai, e apre al pubblico nel 1954, quando il regime che l'aveva voluto non esisteva più da un decennio. Questa doppia origine spiega tutto quello che si vede oggi in facciata, compresa la mensola vuota che sporge dal cubo e che nessuna guida frettolosa si ferma a spiegare.
Dal punto di vista costruttivo è un cubo di 45 metri di lato che racchiude un unico volume libero, appoggiato su un basamento rettangolare di circa 75 metri per 135 con il colonnato rivolto verso piazza Kennedy. Dentro non ci sono pilastri a interrompere lo spazio: i corpi scala e i ballatoi sono addossati alle pareti interne, e la copertura è affidata a una volta a crociera ribassata su due travi metalliche incrociate. È una soluzione ingegneristica che nel 1939 era di frontiera e che ancora oggi regge il confronto con qualsiasi sala congressi costruita da allora in poi in città. Sul retro, dove il basamento si apre con una vetrata alta 10 metri e larga 65, c'è la grande aula che dopo la ristrutturazione firmata da Paolo Portoghesi ha preso il nome di Auditorium Capitalis.
Il giudizio netto, per cominciare: il Palazzo dei Congressi è l'edificio meglio riuscito dell'intero EUR, molto più del Palazzo della Civiltà Italiana che tutti fotografano. Il quadrato di archi del cosiddetto Colosseo quadrato è un manifesto ideologico e si legge in tre secondi; qui invece c'è un problema di architettura risolto bene, un volume che copre 45 metri senza appoggi e che, cinquant'anni dopo, non si data a occhio. Libera aveva capito una cosa che ai suoi colleghi di regime sfuggiva: la monumentalità dura quanto il potere che la ordina, la buona statica dura molto di più.
Come arrivare al Palazzo dei Congressi e come organizzare la visita
La cosa da mettere in chiaro subito è che al Palazzo dei Congressi non si entra per curiosità. È una sede di lavoro: congressi medici, assemblee di partito, fiere di settore, saloni, sfilate, ogni tanto un concerto o una mostra aperta al pubblico. Chi vuole vederlo dentro ha tre strade. La prima è comprare il biglietto di un evento aperto, ed è quella che funziona quasi sempre. La seconda è approfittare delle aperture straordinarie che periodicamente coinvolgono l'architettura del Novecento romano, quando le associazioni di categoria organizzano visite guidate agli interni. La terza, riservata a chi organizza un evento, è il sopralluogo tecnico, che si chiede alla società di gestione.
Dall'esterno, invece, è visibile sempre e gratuitamente, e la piazza davanti è pubblica. Consiglio di dedicarci almeno quaranta minuti: dieci per il fronte principale, dieci per il fianco lungo viale della Civiltà del Lavoro, venti per il retro su viale dell'Arte, che quasi nessuno gira e che è il lato architettonicamente più moderno. Chi arriva in gruppo faccia una cosa semplice: si metta al centro della piazza, dia le spalle alla via Cristoforo Colombo e legga la facciata dal basso verso l'alto, colonnato, mensola, cubo, cornicione. Sono tre linguaggi diversi sovrapposti e si vede a occhio nudo dove Libera ha ceduto e dove ha tenuto duro.
Il progetto: cronologia di un cantiere lungo quindici anni
Il concorso del 1937 e i comaschi che arrivarono secondi
Nel maggio 1936 Roma era diventata capitale di un impero e nello stesso anno ottenne l'assegnazione dell'Esposizione universale del 1942. Il governo voleva celebrare in un colpo solo i fasti imperiali e il ventennale del regime, e insieme spingere la città verso il mare lungo un nuovo asse viario. A dicembre 1936 la legge istituì l'ente per l'Esposizione; un mese dopo partirono i primi concorsi. Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi entrava nel gruppo delle opere maggiori, con l'esedra di piazza Imperiale, oggi piazza delle Nazioni Unite, il Museo delle Comunicazioni, oggi Archivio Centrale dello Stato, la basilica dei Santi Pietro e Paolo e il Palazzo della Civiltà Italiana.
Al concorso il progetto di Libera vinse; secondo si classificò quello dei comaschi Giuseppe Terragni, Cesare Cattaneo e Pietro Lingeri. L'esclusione dei tre fece infuriare Giuseppe Pagano, che nel 1941 parlò di occasione perduta e attaccò la commissione con una frase che vale la pena rileggere: era così concorde il giudizio della maggioranza sui progetti più vistosamente affidati al compromesso, che ogni lotta per salvare i migliori poteva rasentare l'assurdo di una fissazione paranoica. Chi conosce la storia dell'architettura italiana sa che quel secondo posto è uno dei grandi rimpianti del Novecento: il progetto comasco era più radicale, e proprio per questo perse.
L'approvazione del 1938 e l'avvio dei lavori
L'11 febbraio 1938 i progetti del Palazzo della Civiltà Italiana, della piazza Imperiale e del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi furono approvati in via definitiva da Benito Mussolini in persona. L'inizio lavori fu deliberato in aprile, ma il tipo di fondazioni da adottare venne deciso solo a dicembre e il cantiere partì davvero nel 1939. La costruzione in cemento armato fu affidata all'impresa Bassanini di Milano e il rivestimento integrale in travertino servì a dare quel carattere monumentale che le direttive del regime pretendevano.
Vale la pena notare come Libera abbia gestito la trattativa con il potere. Il colonnato frontale, disse anni dopo, non riuscì a evitarlo nonostante i tentativi; però lo svuotò di senso, riducendo la colonna a un pilastro rivestito di travertino con compiti più di sostegno che di ornamento. Non è un dettaglio da specialisti: è la differenza tra un edificio che obbedisce e un edificio che obbedisce a denti stretti, e si vede benissimo standosene in piazza a guardare.
La guerra, gli sfollati, la ripresa del 1952
Nel 1943 la struttura era sostanzialmente ultimata nei suoi elementi fondamentali. Poi il fronte di guerra risalì la penisola, Roma uscì dalla condizione di città risparmiata e ogni lavoro si fermò. Gli edifici dell'EUR già completati servirono prima da accampamento per le truppe tedesche, poi per quelle alleate, infine da rifugio per gli sfollati: per qualche anno il quartiere dell'Esposizione mai avvenuta fu un accampamento. Solo la costituzione dell'Ente EUR permise di prendere in carico le infrastrutture esistenti e di riqualificare l'area, destinata a diventare il polo direzionale della capitale.
I lavori sul Palazzo ripresero nel 1952 e si chiusero nel 1954 con l'apertura al pubblico. Nel frattempo era già successo il fatto artisticamente più curioso di tutta la vicenda, e lo racconto più avanti, perché merita un capitolo suo.

L'architettura del Palazzo dei Congressi, elemento per elemento
Il basamento e il colonnato di piazza Kennedy
Il basamento è un parallelepipedo che contiene il fronte colonnato aperto verso piazza John Fitzgerald Kennedy, l'atrio largo più di sessanta metri, i volumi di servizio e, sul retro, l'aula grande. La griglia modulare che regola tutto è di cinque metri per cinque: una volta che l'occhio la trova, l'intero prospetto si legge come una tabella. Il travertino è posato a corsi regolari e senza bugne, e la luce radente del pomeriggio lo rende molto più interessante di quanto non appaia a mezzogiorno.
Il cubo del Salone della Cultura
Sopra il basamento emerge il volume cubico, l'elemento che si vede da tutta la via Cristoforo Colombo. Dentro c'è la sala dei Ricevimenti propriamente detta, oggi chiamata Salone della Cultura: uno spazio unico, senza sostegni intermedi, illuminato naturalmente e oscurabile all'occorrenza, attrezzato per appendere strutture tecniche. È la ragione per cui questo edificio ha continuato a lavorare per settant'anni mentre altre sedi congressuali romane invecchiavano male: uno scatolone perfettamente libero si riallestisce all'infinito, una sala con i pilastri no.
La volta a crociera e le travi Vierendeel
La copertura è una volta a crociera ribassata le cui nervature sono due travi Vierendeel metalliche ad arco, incrociate a novanta gradi lungo le diagonali del quadrato di base. La struttura metallica sorregge travi secondarie e un solaio di tipo Perret; il manto esterno è in rame. Chi si occupa di ingegneria strutturale considera questa copertura uno dei pezzi migliori dell'edilizia italiana degli anni Quaranta, e non è un giudizio di parte: coprire 45 metri di luce con quelle tecnologie, in piena autarchia, non era ovvio.
L'aula magna, oggi Auditorium Capitalis
L'aula grande, chiamata a lungo aula magna o Sala dei Congressi, è costruita su tredici telai in cemento armato di ventotto metri di luce che sorreggono una soletta, anch'essa in cemento armato, e sopra di essa le gradinate del teatro all'aperto. È un doppio uso intelligente: la stessa struttura serve la sala chiusa sotto e il teatro scoperto sopra. La ristrutturazione condotta da Paolo Portoghesi ha trasformato l'ambiente nell'attuale Auditorium Capitalis, dotato di impianti moderni per teatro, cinema, concerti e presentazioni.
La vetrata del fronte posteriore
Il fronte secondario, quello su viale dell'Arte, è una vetrata arretrata alta dieci metri e larga sessantacinque, sorretta da pilastri metallici fusiformi. Secondo diversi studiosi questa era la soluzione che Libera avrebbe voluto anche sul fronte principale, prima che il colonnato gli venisse imposto. Andate a vederla: è il pezzo di edificio che sembra costruito trent'anni dopo il resto, ed è invece coevo.
Materiali: travertino, rame, cemento armato
Cemento armato per la struttura, travertino per il rivestimento murale, rame per il manto di copertura, metallo per le travi maggiori. Il travertino nasconde completamente la modernità costruttiva, e questa è la contraddizione centrale dell'EUR: tecnologia del Novecento vestita da romanità imperiale. Nel caso del Palazzo dei Congressi la vestizione è però leggera, e sotto si continua a percepire la macchina.
Le sale del Palazzo dei Congressi, una per una
Il Salone della Cultura
È l'ambiente principale: pianta quadrata, copertura a crociera, gallerie colonnate sui lati che ne definiscono i bordi, luce naturale controllabile. I materiali della società di gestione lo indicano capace di ospitare fino a circa 1.700 persone a seconda dell'allestimento, cifra che varia con la configurazione delle sedute e che va confermata per ogni singolo evento. È la sala che si usa per le assemblee generali, per le cerimonie inaugurali e per gli allestimenti fieristici a isole.
L'Auditorium Capitalis
Sala a gradoni con palco attrezzato, indicata in circa 792 posti. Qui si tengono le sessioni plenarie, le proiezioni, gli spettacoli teatrali e i concerti. Dal punto di vista acustico è l'ambiente più controllato dell'edificio, e per chi partecipa a un congresso è di norma la sala dove si concentra la parte scientifica.
Il Foyer Kennedy e il Foyer dell'Arte
I due foyer sono gli spazi attigui alle sale principali, e sono anche i luoghi dove si concentra il patrimonio artistico dell'edificio: l'affresco di Achille Funi da una parte, i pannelli di Gino Severini dall'altra. In mezzo, le due scale gemelle che si incrociano producono l'effetto geometrico che tutti fotografano. Nella pratica congressuale servono da accoglienza, registrazione, area espositiva, catering, cene di gala. Se partecipate a un evento qui, non attraversateli di corsa: sono la parte dell'edificio che vale di più.
La Terrazza del Palazzo dei Congressi
La terrazza panoramica, indicata in circa 1.085 metri quadrati, corre sulla sommità del basamento e restituisce in un solo sguardo il quartiere, la città alle spalle e, nelle giornate limpide, la linea del litorale. È l'ambiente che più di ogni altro spiega perché l'EUR fu pensato come cerniera tra Roma e il mare. Ospita cocktail e ricevimenti per qualche centinaio di persone.
Il teatro all'aperto in marmo e i giardini pensili
Sopra la copertura dell'aula grande, e previsto già nel progetto originario, c'è un teatro all'aperto costruito in marmo di Carrara, con un palcoscenico molto ampio, circondato da giardini pensili piantumati con ulivi. Il complesso esterno, giardini compresi, supera i millenovecento metri quadrati. È l'ambiente meno noto e più sorprendente dell'intero Palazzo dei Congressi: un teatro greco di marmo bianco sul tetto di un edificio razionalista, a due passi da un laghetto artificiale. Roma sa essere sorprendente in questo modo, e quasi nessuno lo sa.

Gli spazi espositivi e la modularità
Gli spazi espositivi complessivi sono indicati intorno ai 2.500 metri quadrati, ripartibili in configurazioni molto diverse: fiere, congressi, conferenze, mostre, serate di gala. La modularità è il vero prodotto commerciale di questo edificio, insieme ai marmi e agli arredi originali. Per chi organizza eventi aziendali a Roma e ha bisogno di capire quale sede regge davvero un certo formato, il confronto tecnico con chi lavora sul campo è la via più rapida: se ne occupano i professionisti di TourLeaderPro per il segmento corporate.
Le opere d'arte del Palazzo dei Congressi
L'affresco incompiuto di Achille Funi
Nell'atrio principale, quello oggi chiamato atrio Kennedy, Achille Funi dipinse un grande affresco allegorico dedicato a Roma trionfante, sul tema delle origini della città e delle strade che a Roma conducono. Il progetto prevedeva decine di metri di pittura murale; i bombardamenti su Roma del luglio 1943 lo interruppero e Funi riuscì a portarne a termine solo una parte. I disegni preparatori sono conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato, che si trova a poche centinaia di metri, sullo stesso quartiere.
I pannelli agricoli di Gino Severini
Nel 1953, in occasione della Mostra internazionale dell'Agricoltura che rilanciò il quartiere nel dopoguerra, Gino Severini, figura di primo piano del Futurismo, realizzò una lunga serie di pannelli dipinti su masonite con scene di vita agreste, che corrono per decine di metri lungo la parete di fondo dell'atrio dell'Arte. Sono opere di un Severini tardo, lontano dalla stagione futurista e vicino a un classicismo mediterraneo che dialoga bene con il travertino.
I mosaici di Angelo Canevari
All'interno dell'edificio si conservano anche due mosaici attribuiti ad Angelo Canevari, artista molto attivo nei cantieri decorativi romani di quegli anni, collocati nell'ambiente che oggi funziona da bar interno. Sono i pezzi meno citati del corredo artistico e i più difficili da vedere, perché l'accesso dipende dall'evento in corso.
La quadriga mai posata di Francesco Messina
Al centro della facciata sporge una mensola enorme, che a chi guarda dalla piazza sembra un errore di progetto. Non lo è: doveva reggere un gruppo statuario con quattro cavalli al traino di un carro trionfale guidato dalla dea Vittoria. Il concorso pubblico fu indetto nel 1940, ma l'incarico venne poi affidato direttamente allo scultore Francesco Messina, oggi noto al grande pubblico per il cavallo che è il simbolo della Rai a viale Mazzini.
Una curiosità sul Palazzo dei Congressi
La curiosità vera riguarda proprio quei cavalli, e ha un finale che pochissimi conoscono. La guerra fermò il lavoro di Francesco Messina quando lo scultore aveva prodotto soltanto i calchi in gesso, in scala ridotta, dei quattro cavalli. Quei modelli finirono negli scantinati dell'Accademia di Brera, di cui Messina era direttore, e lì rimasero dimenticati fino al 1969, anno del suo pensionamento. Dovendo sgombrare i locali e temendo che i gessi si rovinassero, Messina cercò qualcuno che finanziasse la fusione in bronzo. Lo trovò in Giovanni Leone, che all'epoca non era ancora Presidente della Repubblica. I quattro cavalli furono fusi e collocati nel giardino della villa della famiglia Leone in località Le Rughe, poco fuori Roma lungo la via Cassia, dove si trovano tuttora.
Il risultato è che il gruppo scultoreo pensato per il punto più visibile dell'EUR non è mai salito sulla sua mensola e vive da mezzo secolo in un giardino privato a una ventina di chilometri di distanza, mentre il Palazzo dei Congressi conserva in facciata l'appoggio vuoto, un aggetto di pietra che aspetta un carico che non arriverà. A nostro giudizio quella mensola nuda è il dettaglio più eloquente di tutto il quartiere: racconta l'interruzione della storia meglio di qualunque targa. Davanti alla facciata è la prima cosa da guardare, prima ancora delle colonne, perché una volta vista non si smette di vederla.
C'è anche una lettura tecnica che vale la pena aggiungere. Lo studioso Garofalo, in un lavoro del 2002, osserva che la posa della quadriga avrebbe accentuato la monumentalità del prospetto; altri critici, come Quilici, leggono la mancata realizzazione come la prova dell'inattualità del tentativo di Libera di fondare una nuova architettura di Stato. Le due letture non si escludono: la facciata che vediamo è più moderna di quella che sarebbe stata, e lo è per un incidente storico, non per una scelta.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Palazzo dei Congressi
Per più di trent'anni, dentro questo edificio, un affresco è rimasto nascosto dietro dei quadri. Succede così. Nel 1943 Achille Funi lascia incompiuto il suo grande affresco nell'atrio, interrotto dai bombardamenti. Dieci anni dopo, quando il cantiere riparte e si prepara la Mostra dell'Agricoltura del 1953, Gino Severini dipinge i suoi pannelli su masonite con le scene di vita agreste. E quei pannelli vengono montati esattamente davanti alla parete di Funi, coprendola. Non per dispetto, semplicemente per esigenze di allestimento e di ripartenza: nel 1953 l'Italia doveva parlare di trattori e di grano, non di Roma trionfante.
L'affresco resta invisibile fino a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quando i lavori di riqualificazione lo riportano alla luce. In quell'occasione i pannelli di Severini vengono restaurati e ricollocati nell'atrio dell'Arte, sul fronte posteriore del Palazzo dei Congressi. Da allora le due opere convivono, ciascuna nel proprio ambiente, e chi entra oggi le vede entrambe senza sospettare che per una generazione intera una fosse il sipario dell'altra.
La ragione per cui questa storia non circola è che riguarda due artisti importanti e mette in imbarazzo un po' tutti: nessuno ama ricordare che un affresco di Achille Funi sia stato coperto con dei pannelli, sia pure di Gino Severini. Eppure è il modo più onesto per raccontare cosa è successo all'arte pubblica italiana tra il 1943 e il 1953: non è stata distrutta, è stata messa in una stanza sul retro. Chi visita l'edificio durante un evento e riesce ad attraversare entrambi gli atri compie, senza saperlo, un percorso tra due Italie. Vale il biglietto molto più di certe mostre a pagamento del quadrante.
Il consiglio che ti do per visitare il Palazzo dei Congressi
Il consiglio più utile è il più pratico: non venite qui a caso, venite con un evento. La differenza tra vedere il Palazzo dei Congressi dall'esterno e vederlo dentro è enorme, e l'unico modo affidabile per entrarci è comprare il titolo di accesso a una manifestazione aperta al pubblico. Controllate il calendario del gestore prima di programmare la giornata, perché nei periodi di allestimento e disallestimento la sede è chiusa a chiunque non lavori al montaggio.
Secondo consiglio, sulla luce. Se l'obiettivo è l'architettura, la fascia migliore è il tardo pomeriggio: la luce radente accende il travertino del fronte principale e ne rivela la tessitura, mentre a mezzogiorno il prospetto appiattisce e diventa una tavola bianca senza profondità. In estate conviene spostarsi ancora più tardi, quando l'ombra del cubo si allunga sulla piazza.
Terzo consiglio, sull'itinerario. Non isolate l'edificio. Una mattinata ben costruita parte dal laghetto dell'EUR, sale verso il Palazzo dello Sport, attraversa la piazza del Palazzo dei Congressi, prosegue verso la basilica dei Santi Pietro e Paolo e chiude al Museo delle Civiltà: sono due ore e mezza di cammino piano, senza salite serie, con almeno quattro capolavori del Novecento sul percorso.
Quarto e ultimo, l'opinione scomoda. Chi ha poche ore a Roma non deve venire all'EUR: il centro storico offre di meglio a parità di tempo. Ma chi torna a Roma per la seconda o la terza volta, e ha già visto il Colosseo e i Musei Vaticani, all'EUR ci deve venire, perché è il pezzo di città che spiega il Novecento italiano meglio di qualsiasi museo. Le guide in inglese per costruire questo tipo di secondo viaggio sono su ItalyPlanner.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Palazzo dei Congressi sia stato sede olimpica nel 1960 è scritto ovunque; quasi nessuno però racconta come ci arrivò e cosa comportò. Nel 1955 il Comitato Olimpico Internazionale, riunito a Parigi per la sua cinquantesima sessione, assegnò a Roma i Giochi della XVII Olimpiade. La città individuò due poli: quello settentrionale intorno al Foro Italico, con lo Stadio Olimpico, il Flaminio, lo Stadio dei Marmi e quello del Nuoto, e quello meridionale all'EUR, dove tutto era ancora da costruire. Accanto alle strutture nuove, Palazzo dello Sport, Velodromo e Piscina delle Rose, si decise di riutilizzare anche il Palazzo dei Congressi, per usi sia cerimoniali sia agonistici.
Per le sue caratteristiche, volumi ampi e accessi comodi, gli furono assegnate le gare di scherma. La macchina organizzativa fu notevole per l'epoca: venti spogliatoi per un totale di 380 atleti, una tribuna mobile installata da un'impresa esterna, settanta postazioni stampa per 686 accrediti complessivi. La Banca Nazionale del Lavoro, incaricata ufficialmente dei servizi di tesoreria dei Giochi, aprì qui uno sportello temporaneo che faceva da cassa e ufficio di cambio. Il 19 agosto 1960 il Palazzo ospitò inoltre la cerimonia inaugurale della cinquantasettesima sessione del CIO.
Le gare si tennero dal 29 agosto al 10 settembre 1960, con fioretto maschile e femminile, spada e sciabola. Vinsero, nelle prove individuali, Viktor Zdanovic per l'Unione Sovietica nel fioretto maschile, Giuseppe Delfino per l'Italia nella spada, Rudolf Karpati per l'Ungheria nella sciabola, Heidi Schmid per la Germania nel fioretto femminile. Nelle prove a squadre l'oro andò all'Unione Sovietica nei due fioretti, all'Italia nella spada, all'Ungheria nella sciabola. Chi passa oggi nel Salone della Cultura mentre viene allestita una fiera farebbe bene a ricordarsi che su quel pavimento, per dodici giorni, si è deciso il medagliere mondiale della scherma.
La foto giusta da fare al Palazzo dei Congressi
La foto che quasi tutti fanno è quella frontale da metà piazza, con il colonnato centrato e il cubo che sbuca sopra. È una fotografia corretta e inutile: schiaccia i piani e non racconta niente. La foto giusta al Palazzo dei Congressi è un'altra, e si scatta da un angolo della piazza, tenendosi bassi e spostati di una trentina di gradi rispetto all'asse. Da lì il colonnato si legge in prospettiva, il basamento acquista profondità e soprattutto entra in campo la mensola vuota, che è il soggetto vero.
Se avete un obiettivo lungo, il secondo scatto da portare a casa è il dettaglio della mensola isolata contro il cielo, senza contesto: chi guarda non capisce cosa sia e la fotografia comincia a lavorare. Il terzo, per chi ha tempo, è il fronte posteriore su viale dell'Arte, con la grande vetrata e i pilastri fusiformi: in controluce serale i montanti diventano una griglia scura su un fondo caldo e l'edificio, per una volta, sembra quello che è, una macchina moderna.
Un avvertimento su cui insisto sempre. Dentro l'edificio, durante congressi e fiere, la fotografia è regolata dall'organizzatore dell'evento e non dalla proprietà: capita spesso che sia libera negli atri e vietata in sala, oppure consentita senza flash e senza treppiede. Chiedete al banco accrediti invece di rischiare una discussione con il personale di sala. Per la fotografia di architettura all'esterno, invece, nessun problema: la piazza è pubblica.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Palazzo dei Congressi ha ospitato, per settant'anni, una parte consistente della vita pubblica italiana. I congressi di partito, prima di tutto: quello del Partito Comunista Italiano del 1962 e tre congressi della Democrazia Cristiana, il nono nel 1964, l'undicesimo nel 1969, il dodicesimo nel 1973. Sono passaggi che oggi si studiano sui manuali di storia repubblicana e che si sono giocati dentro questa sala, con la volta di Libera sopra la testa dei delegati.
Il fatto più violento risale alla notte del 10 gennaio 1977. Un gruppo che si autodefinì Nuovi partigiani in una telefonata di rivendicazione alla stampa depositò nella sala dei Congressi tre ordigni esplosivi a base di cloruro di potassio e acido solforico, alla vigilia del congresso del Movimento Sociale Italiano. Due esplosero e provocarono un incendio che mise a rischio le strutture dell'edificio. Le forze dell'ordine lo classificarono come atto intimidatorio. Chi ha vissuto quegli anni sa che a Roma il confine tra atto intimidatorio e strage era sottile, e che il Palazzo se la cavò per poco.
Poi ci sono gli avvenimenti pacifici e ricorrenti. Dal 2002 al 2016 l'edificio ha ospitato ogni dicembre Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria organizzata dall'Associazione italiana editori: per quindici anni, chi in Italia lavorava con i libri sapeva che a dicembre si andava all'EUR. La manifestazione ha poi cambiato sede all'interno dello stesso polo congressuale, e questo dà la misura di quanto il quartiere sia rimasto centrale per il settore. Prima ancora, la Mostra internazionale dell'Agricoltura del 1953 aveva riacceso i motori del quartiere e prodotto, come effetto collaterale, i pannelli di Severini.
Aggiungo un avvenimento che nessuno considera tale: la ristrutturazione firmata da Paolo Portoghesi sull'aula grande. Un architetto che aveva dedicato la carriera a smontare il razionalismo si trova a rimettere in funzione l'aula di un edificio razionalista. Il risultato, l'Auditorium Capitalis, funziona, e il fatto che funzioni è a suo modo un avvenimento storico.

Chi è passato dal Palazzo dei Congressi
La lista è lunga e va costruita per categorie, perché questo edificio ha attirato gente diversissima. I progettisti e gli artisti, prima di tutto: Adalberto Libera, che qui firma la sua opera romana più importante; Achille Funi e Gino Severini, che ci hanno lasciato pittura murale di prima grandezza; Angelo Canevari con i suoi mosaici; Francesco Messina, che ci ha lavorato senza mai vedere la propria opera al suo posto. E Paolo Portoghesi, che ci è tornato da restauratore e progettista in una stagione completamente diversa.
Poi gli sportivi. Nell'estate del 1960 passarono da qui tutti i più forti schermidori del mondo: Viktor Zdanovic, Giuseppe Delfino, Rudolf Karpati, Heidi Schmid, oltre alle squadre sovietica, italiana e ungherese che vinsero le prove collettive. Con loro i dirigenti del Comitato Olimpico Internazionale riuniti in sessione il 19 agosto: significa che nell'agosto del 1960 il governo mondiale dello sport si è seduto in questo edificio.
Poi i politici. Attraverso i congressi del Partito Comunista Italiano e della Democrazia Cristiana degli anni Sessanta e Settanta è passata l'intera classe dirigente della prima Repubblica. E c'è un nome che compare in questa storia da una porta laterale, e che è forse il più curioso di tutti: Giovanni Leone, che nel 1969, da privato cittadino e prima di salire al Quirinale, finanziò la fusione in bronzo dei cavalli di Messina destinati a questa facciata. Il futuro Presidente della Repubblica ha salvato con soldi propri una scultura pensata per un edificio pubblico, e se la è tenuta in giardino. Nella Roma di quegli anni funzionava anche così.
Infine gli editori, i librai, gli scrittori e i lettori: quindici edizioni di Più libri più liberi hanno portato in questi atri, ogni dicembre, decine di migliaia di persone e centinaia di autori. Un edificio nato per celebrare un impero che non c'era ha finito per ospitare la fiera della piccola editoria indipendente. La storia, ogni tanto, ha il senso dell'umorismo.
Il Palazzo dei Congressi dentro il disegno dell'EUR
Dal punto di vista urbanistico il Palazzo dei Congressi chiude l'estremità sud-orientale di uno dei tre assi trasversali che tagliano la via Imperiale, oggi via Cristoforo Colombo, e che avrebbero dovuto segnare le sezioni tematiche dell'Esposizione. Venendo da Roma, il Palazzo sorge sul primo di questi tre assi, quello che all'estremo opposto si conclude con il Palazzo della Civiltà Italiana. Gli altri due sono l'attuale viale della Civiltà Romana, all'altezza di piazza Guglielmo Marconi, e viale Europa, che va dalla basilica dei Santi Pietro e Paolo all'Archivio Centrale dello Stato.
Capire questa griglia cambia la visita. L'EUR non è un quartiere con dei monumenti dentro: è un impianto in cui ogni edificio guarda un altro edificio e conclude una prospettiva. Mettetevi sulla piazza davanti al Palazzo dei Congressi, girate lo sguardo lungo l'asse e vedrete in fondo il Colosseo quadrato. Non è un caso, è il progetto. Consiglio pratico: percorrete quell'asse a piedi almeno una volta invece di attraversarlo in metropolitana, perché è l'unico modo per accorgersi di quanto sia lungo e di come cambia la scala degli edifici mentre si cammina.
Il quartiere ha continuato a stratificarsi. Dopo il 1960 sono arrivati gli edifici direzionali, le sedi ministeriali, i musei, e nel decennio scorso il centro congressi progettato da Massimiliano Fuksas, la Nuvola, che oggi lavora nello stesso polo congressuale del Palazzo dei Congressi e del Palazzo dello Sport. Nel 2025 il polo congressuale dell'EUR ha superato il milione e mezzo di visitatori complessivi tra congressi, fiere, convention ed eventi culturali: numeri da capitale europea del settore, che a Roma quasi nessuno conosce.

La posizione: perché il Palazzo dei Congressi funziona come sede
Chi organizza eventi valuta tre cose: quanti posti letto ci sono intorno, quanto è facile arrivarci, quanti servizi si trovano a distanza pedonale. Il Palazzo dei Congressi risponde bene a tutte e tre. La ricettività alberghiera del quadrante è ampia e differenziata, e permette di alloggiare congressisti con budget molto diversi senza spostarli dal quartiere. Aeroporti, porti e stazioni ferroviarie sono collegati con il quadrante da una rete di trasporto pubblico che comprende metropolitana, autobus e taxi, con le stazioni raggiungibili a piedi. Il centro storico è a cinque fermate di metropolitana.
Sul fronte dei servizi ci sono allestitori, catering, service audio e video, ristorazione. E sul fronte dell'intrattenimento, per i congressisti che restano il fine settimana, il quartiere offre negozi, locali, aree verdi, un distretto museale e un parco divertimenti storico. È il motivo per cui questa sede regge da settant'anni mentre altre nate dopo hanno chiuso: la geografia, in questo mestiere, conta più dell'architettura.
Cosa vedere intorno al Palazzo dei Congressi in dieci minuti a piedi
Nel raggio di dieci minuti si concentra il meglio dell'EUR. Il laghetto dell'EUR con il parco che lo circonda è a poche centinaia di metri e in primavera è uno dei posti più piacevoli della Roma sud. Il Palazzo dello Sport progettato per i Giochi del 1960 chiude il lato opposto del parco; la Piscina delle Rose, altra eredità olimpica, è a ridosso. La basilica dei Santi Pietro e Paolo domina il quartiere dall'alto della sua scalinata ed è visita libera e gratuita. Il Museo delle Civiltà raccoglie collezioni etnografiche e preistoriche di primissimo livello nel palazzo delle Scienze, e il Museo preistorico etnografico Pigorini ne è la sezione più celebre.
Se avete una giornata intera, conviene abbinare il quartiere a Ostia: dalla via Cristoforo Colombo si scende al mare in mezz'ora e gli scavi di Ostia Antica sono, per qualità e quantità di rovine, il sito archeologico romano più sottovalutato d'Italia. È esattamente l'itinerario che l'EUR era stato pensato per servire, l'asse verso il mare, e percorrerlo dà senso a tutto il resto.
Il Palazzo dei Congressi con i bambini
Sinceramente: l'edificio in sé non è un posto per bambini piccoli, a meno che non ci sia un evento pensato per loro, e ne capitano, dalle fiere del libro per ragazzi ai saloni dedicati alla scuola. Ma il contesto funziona benissimo. Il parco intorno al laghetto è pianeggiante, con prati, panchine e spazio per correre; il quartiere ha marciapiedi larghi e pochi attraversamenti pericolosi rispetto al resto di Roma; il parco divertimenti storico del quadrante e il distretto museale offrono alternative in caso di pioggia. Con bambini dai sette anni in su, la storia dei quattro cavalli mai saliti sulla mensola funziona meglio di qualunque spiegazione architettonica: si racconta in due minuti e poi si guarda la facciata insieme.
Accessibilità del Palazzo dei Congressi
Il Palazzo dei Congressi lavora ordinariamente con congressi medici e assemblee associative, categorie di eventi che impongono standard di accessibilità elevati, e dispone di percorsi accessibili e ascensori interni. Poiché però la gestione degli accessi cambia con l'allestimento di ogni singolo evento, il percorso praticabile in carrozzina, i posti riservati in sala e i servizi igienici attrezzati vanno verificati con l'organizzatore o con la segreteria dell'evento prima di partire. Sul fronte esterno, la piazza è pianeggiante e in gran parte pavimentata in modo regolare, il che a Roma non è affatto scontato: il quadrante dell'EUR è uno dei pochi dove una passeggiata in carrozzina non si trasforma in un percorso a ostacoli tra sampietrini e radici.
Quando andare e quando evitare
Per l'esterno, i mesi migliori sono aprile, maggio, ottobre: luce buona e temperature che permettono la passeggiata lunga sull'asse. Luglio e agosto all'EUR sono duri, perché le piazze sono ampie, l'ombra è poca e il travertino riflette calore. Se ci venite d'estate, andateci dopo le diciotto.
Per gli eventi, il calendario congressuale romano si concentra tra la fine di settembre e dicembre e poi tra marzo e giugno; gennaio e agosto sono i mesi morti. Un'avvertenza che vale oro per chi programma: nelle giornate di grande congresso il quartiere si intasa, il parcheggio sparisce e i ristoranti intorno lavorano a pieno regime dalle dodici e trenta. Se il vostro obiettivo è fotografare l'architettura in pace, controllate il calendario e scegliete un giorno in cui non ci sia nulla in programma.
Cosa mangiare intorno al Palazzo dei Congressi
Il quadrante è una zona di uffici e ministeri, e la ristorazione riflette questa vocazione: molte tavole calde e trattorie tarate sulla pausa pranzo, con prezzi ragionevoli e servizio rapido a mezzogiorno, e una scelta più ridotta la sera, quando gli uffici si svuotano. Le cucine sono in maggioranza romane e laziali: gricia, cacio e pepe, amatriciana, coda alla vaccinara nelle case migliori, e il fritto vegetale che a Roma sud si fa bene. Nel fine settimana molti locali chiudono, mentre le zone del laghetto e di viale Europa restano più vive.
Non faccio nomi di locali, per un motivo semplice: nella ristorazione di quartiere le gestioni cambiano in fretta e un indirizzo consigliato oggi può essere un'altra cosa fra sei mesi. Il criterio, in zona, è banale e affidabile: a mezzogiorno guardate dove pranzano gli impiegati dei palazzi vicini, e sedetevi lì.

Il restauro in corso e cosa aspettarsi
Il Palazzo dei Congressi è oggetto di un intervento di restauro e rifunzionalizzazione. La proprietà, EUR SpA, ha indicato la piena disponibilità dell'edificio completamente restaurato entro il primo trimestre del 2027, nell'ambito di un piano che comprende anche interventi sul Palazzo dello Sport e il recupero ambientale del parco del Lago Centrale. In parallelo, un progetto di restauro finanziato con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per un importo di 950.000 euro, ha come soggetto attuatore Roma Capitale e come amministrazione titolare il Ministero del turismo; i dati di monitoraggio pubblici lo classificano in ritardo rispetto al cronoprogramma, con una spesa effettiva ancora minima.
Che cosa significa per chi programma una visita o un evento: la sede continua a lavorare, ma alcuni ambienti possono essere interdetti a rotazione e il calendario può subire spostamenti. Prima di comprare biglietti aerei per un congresso qui, una telefonata alla segreteria organizzativa risparmia molti dispiaceri. Sul punto il giudizio è netto: un edificio come questo andava restaurato vent'anni fa, e il fatto che il cantiere corra con questa lentezza è la ragione per cui Roma perde congressi internazionali a favore di Milano e di Barcellona.
Domande veloci sul Palazzo dei Congressi
Dove si trova esattamente il Palazzo dei Congressi?
In Piazza John Kennedy 1, quartiere EUR, CAP 00144, con accesso secondario da viale dell'Arte sul fronte posteriore.
Quanto costa entrare al Palazzo dei Congressi?
Non esiste un biglietto d'ingresso ordinario. Il costo dipende dall'evento in programma e lo stabilisce l'organizzatore: congressi, fiere e spettacoli hanno tariffe proprie, alcune manifestazioni sono a ingresso libero.
Si può visitare il Palazzo dei Congressi senza un evento?
Di norma no. Non è un museo e non ha visite ordinarie. L'esterno e la piazza sono liberamente accessibili in qualsiasi momento.
Come si arriva al Palazzo dei Congressi con la metropolitana?
Con la linea B, fermata EUR Fermi, a circa dieci minuti a piedi. La fermata EUR Palasport, sempre linea B, serve il lato del laghetto e del Palazzo dello Sport.
Come si arriva al Palazzo dei Congressi in auto?
Dalla via Cristoforo Colombo, uscendo all'altezza dell'EUR centrale. Il parcheggio su strada nel quartiere esiste ma si esaurisce presto nei giorni di congresso.
Quanto dista il Palazzo dei Congressi dal centro di Roma?
Circa cinque fermate di metropolitana dalla zona centrale servita dalla linea B, che significa una ventina di minuti di viaggio più il tragitto a piedi.
Come si arriva dall'aeroporto di Fiumicino?
Il percorso più lineare è il treno fino a Roma Termini e poi la metropolitana linea B in direzione Laurentina fino a EUR Fermi. In alternativa, taxi dai terminal.
Chi ha progettato il Palazzo dei Congressi?
Adalberto Libera, vincitore del concorso bandito nel 1937 per il quartiere dell'Esposizione universale del 1942.
Quando è stato costruito il Palazzo dei Congressi?
Il cantiere è partito nel 1939, la struttura era sostanzialmente ultimata nel 1943, i lavori sono ripresi nel 1952 e l'edificio ha aperto al pubblico nel 1954.
Quanto è grande il Palazzo dei Congressi?
Il volume principale è un cubo di 45 metri di lato, appoggiato su un basamento di circa 75 metri per 135. L'atrio supera i sessanta metri di larghezza e la vetrata posteriore è alta 10 metri e larga 65.
Quante persone può ospitare il Palazzo dei Congressi?
Dipende dalla sala e dall'allestimento. Il Salone della Cultura è indicato fino a circa 1.700 persone, l'Auditorium Capitalis intorno ai 792 posti, la terrazza qualche centinaio in piedi. Le capienze effettive vanno confermate per ogni evento.
Che cos'è l'Auditorium Capitalis?
È l'aula grande dell'edificio, l'antica Sala dei Congressi, ristrutturata su progetto di Paolo Portoghesi e attrezzata per teatro, cinema, concerti e sessioni plenarie.
Quali opere d'arte ci sono nel Palazzo dei Congressi?
L'affresco incompiuto di Achille Funi sulle origini di Roma, i pannelli su masonite di Gino Severini con scene agricole del 1953, due mosaici attribuiti ad Angelo Canevari.
Perché c'è una mensola vuota sulla facciata del Palazzo dei Congressi?
Doveva reggere una quadriga di Francesco Messina con la dea Vittoria. La guerra fermò l'opera, i calchi finirono a Brera e i cavalli, fusi in bronzo nel 1969 grazie a Giovanni Leone, si trovano oggi in una proprietà privata lungo la via Cassia.
Il Palazzo dei Congressi ha ospitato le Olimpiadi?
Sì. Ai Giochi di Roma 1960 vi si svolsero le gare di scherma, dal 29 agosto al 10 settembre, e il 19 agosto la cerimonia inaugurale della cinquantasettesima sessione del CIO.
Il Palazzo dei Congressi è accessibile in carrozzina?
L'edificio dispone di percorsi accessibili e ascensori, ma il percorso praticabile cambia con l'allestimento di ogni evento: va concordato con la segreteria organizzativa.
Si possono fare fotografie dentro il Palazzo dei Congressi?
Dipende dall'evento: la regola la fissa l'organizzatore, non la proprietà. All'esterno la fotografia è libera, la piazza è pubblica.
Chi gestisce oggi il Palazzo dei Congressi?
La proprietà è di EUR SpA, erede dell'Ente EUR; la gestione è affidata alla società Roma Convention Group.
Che differenza c'è tra il Palazzo dei Congressi e la Nuvola?
Sono due sedi dello stesso polo congressuale dell'EUR, a poche centinaia di metri l'una dall'altra. La prima è del 1954, progetto di Adalberto Libera, con volumi storici e finiture in travertino; la seconda è del decennio scorso, progetto di Massimiliano Fuksas, e offre superfici molto maggiori.
Il Palazzo dei Congressi è aperto durante i lavori di restauro?
La sede continua a ospitare eventi, ma singoli ambienti possono essere interdetti a rotazione e il completamento del restauro è indicato entro il primo trimestre del 2027. Conviene verificare con l'organizzatore dell'evento.
Vale la pena andare all'EUR solo per il Palazzo dei Congressi?
No, e non lo consiglio. Vale invece la pena dedicare mezza giornata al quartiere intero: laghetto, Palazzo dello Sport, Santi Pietro e Paolo, Museo delle Civiltà e Palazzo della Civiltà Italiana lungo lo stesso asse.
Il giudizio finale sul Palazzo dei Congressi
Il Palazzo dei Congressi divide. Chi cerca la Roma delle cartoline lo trova freddo; chi ha occhio per l'architettura ci passa un'ora e poi torna. A nostro giudizio è tra i cinque edifici del Novecento italiano che un viaggiatore colto dovrebbe vedere, per un motivo tecnico prima che estetico: è la dimostrazione che si può ricevere una commessa da un regime e consegnare un edificio che al regime sopravvive senza portarne la firma ideologica in fronte. Libera ha fatto il suo mestiere fino in fondo, e il risultato regge.
Un ultimo consiglio da professionista. Se avete la fortuna di entrarci per un congresso, arrivate mezz'ora prima dell'inizio dei lavori e fatevi un giro degli atri con calma, guardando il Funi e il Severini invece del programma. Vi costa mezz'ora di sonno e vi regala l'unica parte della giornata che vi ricorderete davvero. Per costruire un itinerario romano che tenga insieme centro storico e Novecento, le guide in inglese di ItalyPlanner sull'itinerario di tre giorni a Roma sono un buon punto di partenza, mentre per le visite accompagnate ai quartieri moderni della città il riferimento è il network di accompagnatori turistici di TourLeaderPro.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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