Laghetto dell’Eur
In breve. Il Laghetto dell’Eur, che sulle mappe catastali porta il nome di Parco Centrale del Lago, occupa il fondovalle fra viale America e viale Umberto Tupini, nel quartiere Europa di Roma, Municipio IX.
Il Laghetto dell’Eur, che sulle mappe catastali porta il nome di Parco Centrale del Lago, occupa il fondovalle fra viale America e viale Umberto Tupini, nel quartiere Europa di Roma, Municipio IX. L’ingresso è libero e gratuito, il parco non ha cancelli né biglietteria e si attraversa a qualunque ora, anche se di notte l’illuminazione copre bene soltanto i viali principali. Le fermate della metropolitana sono due, entrambe sulla linea B e distanti meno di duecento metri l’una dall’altra: EUR Palasport ed EUR Fermi, tutte e due su viale America, sui due lati opposti di via Cristoforo Colombo. La gestione è di EUR S.p.A., che dichiara per il parco una superficie di 165.130 metri quadrati, dei quali 85.120 occupati dallo specchio d’acqua. Il bacino è lungo circa un chilometro, largo da 60 a 130 metri, profondo fra i due e i quattro metri, e contiene 220.000 metri cubi d’acqua. Per il Giardino delle Cascate, la porzione monumentale del parco affacciata sul lato di via Cristoforo Colombo, gli orari cambiano con la stagione e vanno verificati sul sito di EUR S.p.A. prima di presentarsi al cancello.
Chi arriva qui per la prima volta cercando il quartiere razionalista nel suo insieme trova il quadro completo nella pagina dedicata all’EUR: qui si parla del lago, del parco che lo circonda e di quello che ci si fa dentro.
Una premessa che serve a inquadrare la scala della cosa. Il Laghetto dell’Eur non è un laghetto. La parola, entrata nell’uso romano per affetto e per abitudine, suggerisce una pozza da giardino pubblico, e invece siamo davanti a un bacino di un chilometro che, messo in fila, coprirebbe la distanza fra piazza Venezia e il Colosseo passando per i Fori. È il più grande specchio d’acqua artificiale dentro il Grande Raccordo Anulare, e resta l’unico punto di Roma in cui si possa camminare per venti minuti buoni avendo l’acqua sempre alla propria sinistra.
Dove si trova il Laghetto dell’Eur e come ci si arriva
Il parco occupa la depressione naturale che gli urbanisti dell’E42 trovarono già pronta fra le due carreggiate della vecchia Via Imperiale, oggi via Cristoforo Colombo, nel punto in cui l’arteria si sdoppia scendendo verso il mare. Quella conca non fu scavata da zero: fu addomesticata, impermeabilizzata e riempita. Chi guarda una carta altimetrica capisce subito perché il lago è finito lì e non altrove.
Arrivare al Laghetto dell’Eur con la metro B
La linea B ha due fermate affacciate sul bordo settentrionale del parco, lungo viale America. EUR Palasport, che alla nascita si chiamava EUR Marconi, serve il lato destro di via Cristoforo Colombo per chi arriva dalla città; EUR Fermi il lato sinistro. Fra le due passano meno di duecento metri, e tutte e due entrarono in esercizio il 9 febbraio 1955, giorno dell’inaugurazione del primo tratto di metropolitana mai aperto a Roma. È un dettaglio che vale la pena tenere a mente: quando qui sotto passò il primo treno, il lago era appena stato riempito.
Il consiglio operativo è semplice e non è indifferente: scendete a EUR Palasport se volete cominciare dal lato monumentale, con le cascate e il Palazzo dello Sport davanti; scendete a EUR Fermi se volete cominciare dall’acqua piatta e dai ciliegi. Sono due ingressi con due caratteri diversi, e chi entra dalla parte sbagliata si perde l’effetto teatrale che i progettisti avevano studiato.
Il Laghetto dell’Eur in auto, in bici e a piedi
In auto si arriva da via Cristoforo Colombo, che taglia il parco in due e lo sorvola nel punto più alto; il parcheggio nelle strade laterali esiste ma nei giorni di evento al Palazzo dello Sport si satura in fretta, e la sosta selvaggia sotto i platani è puntualmente sanzionata. In bicicletta l’avvicinamento migliore è da viale Europa o dalla pista che scende da viale dell’Oceano Pacifico. A piedi, dal centro del quartiere, si scende in dieci minuti da piazza Guglielmo Marconi.
Il giro completo del bacino, camminando senza fretta e senza fermarsi a fotografare, richiede fra i quaranta e i cinquanta minuti. In bicicletta, rispettando i pedoni, ne bastano quindici. Il percorso è quasi tutto pianeggiante: l’unico strappo vero è la salita verso il Palazzo dello Sport, che vale la fatica perché da lassù il lago si legge per intero.
Che cosa è davvero il Laghetto dell’Eur: i numeri
Le cifre di questo posto sono state ripetute per decenni in versioni discordanti, e conviene fissarle. EUR S.p.A., che il parco lo gestisce, indica 165.130 metri quadrati di superficie complessiva e 85.120 metri quadrati di specchio d’acqua. Significa che l’acqua occupa poco più della metà del parco: il verde che resta, circa ottantamila metri quadrati, è una fascia stretta e lunga che accompagna le sponde e si allarga soltanto dove il terreno sale.
Le misure del bacino del Laghetto dell’Eur
Lunghezza attorno al chilometro, larghezza variabile fra i 60 e i 130 metri, profondità fra due e quattro metri, volume d’invaso di 220.000 metri cubi. Sono numeri da opera idraulica, non da arredo urbano. La variabilità della larghezza non è un caso: il bacino si restringe dove il disegno voleva un effetto di canale e si allarga dove serviva una superficie riflettente ampia, davanti alle architetture principali. Chi cammina lungo la sponda percepisce quel ritmo anche senza saperlo.
La profondità del Laghetto dell’Eur e perché non ci si fa il bagno
Da due a quattro metri sono sufficienti a rendere il lago pericoloso per chi ci finisce dentro vestito, e insufficienti a garantire una qualità dell’acqua balneabile. Il bacino non è una piscina: è un invaso tecnico con una funzione paesaggistica. La balneazione è vietata, e il divieto non è una formalità burocratica. Le sponde in molti tratti sono a picco e prive di appigli.
A che cosa serve l’acqua del Laghetto dell’Eur
Qui c’è la parte che quasi nessuno racconta ai visitatori. L’acqua del Laghetto dell’Eur non è decorativa e basta. Il bacino è inserito nel sistema idrico del quartiere e alimenta la riserva antincendio degli edifici circostanti, oltre a fornire l’acqua di innaffiamento del parco stesso. Le cascate e le fontane che scendono verso il lago hanno una funzione precisa: ossigenano l’acqua e ne impediscono la stagnazione. Quando le pompe si fermano per manutenzione, in pochi giorni la superficie cambia colore e lo capisce chiunque passi di lì. È un ecosistema tenuto in vita da un impianto, e questa è la verità meno romantica e più interessante del posto.

La storia del Laghetto dell’Eur, dall’E42 alle Olimpiadi
La vicenda di questo bacino è lunga ventiquattro anni e attraversa due Italie diverse. Comincia con un regime che progetta una esposizione universale e finisce con una repubblica che organizza dei giochi olimpici. In mezzo c’è una guerra che ferma tutto.
Il progetto del 1936 e il Palazzo dell’Acqua e della Luce
Quando nel 1936 si mette mano al piano dell’Esposizione universale prevista per il 1942, l’area fra le due carreggiate della Via Imperiale viene destinata a parco già nel 1937. Non era un riempitivo. Quella conca doveva funzionare da quinta prospettica per chi arrivava da Roma: il visitatore avrebbe percorso il viale, avrebbe visto il terreno aprirsi, e in fondo avrebbe trovato un edificio monumentale. Quell’edificio aveva un nome preciso, Palazzo dell’Acqua e della Luce, e non fu mai costruito. Sulla sua area, vent’anni più tardi, sorse il Palazzo dello Sport. L’idea scenografica sopravvisse al progetto che l’aveva generata: il fondale c’è ancora, cambiò soltanto il fabbricato che lo occupa.
Raffaele De Vico, l’uomo che ha disegnato i giardini di Roma
Il nome che conta, davanti al Laghetto dell’Eur, è Raffaele De Vico. Nato a Penne il 18 aprile 1881 e morto a Roma il 15 agosto 1969, De Vico arriva all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1907, vince un concorso comunale nel 1913, diventa capo geometra del Comune nel 1921 e si laurea in architettura nel 1923. Per trent’anni è lui a decidere come sono fatti i giardini pubblici di questa città. Suoi sono il Parco della Rimembranza di Villa Glori, ventotto ettari fra il 1923 e il 1924; il Parco di Colle Oppio fra il 1926 e il 1932; il Giardino degli Aranci sull’Aventino, del 1931. Nel 1939, su indicazione di Marcello Piacentini, viene nominato consulente generale per i parchi e i giardini dell’E42.
Chi conosce il Giardino degli Aranci e poi si trova sulla Passeggiata del Giappone riconosce la stessa mano: la stessa attenzione a incorniciare la veduta invece di offrirla tutta insieme, la stessa parsimonia negli effetti. De Vico lavorò ai parchi dell’EUR dal 1955 al 1961, cioè fino a otto anni prima di morire. Il Laghetto dell’Eur è, in senso proprio, una delle sue ultime opere e una delle più grandi.
Marcello Piacentini e la commissione dell’E42
Marcello Piacentini presiedeva la commissione che esaminava i progetti per l’EUR ed è la figura che tiene insieme l’intera operazione urbanistica. EUR S.p.A. attribuisce a lui l’ideazione del bacino; la ricostruzione storica più diffusa associa il disegno del parco e del lago a lui e a De Vico insieme, con ruoli distinti, Piacentini sul quadro urbanistico e De Vico sul verde. Il progetto iniziale prevedeva, oltre al parco, anche un acquario, e si inseriva in un disegno più ampio che contemplava otto parchi nel nuovo quartiere.
Il 1939, la guerra e il cantiere fermo
Il gruppo di lavoro esecutivo si costituisce nel 1939 sotto la consulenza di De Vico, con il Corpo forestale dello Stato incaricato dell’imboschimento e del relativo piano esecutivo. Poi l’Italia entra in guerra, l’esposizione del 1942 non si tiene, e nel 1943 il cantiere si ferma del tutto. Il quartiere resta per anni uno scheletro di marmo bianco in mezzo alla campagna, con i palazzi senza infissi e la conca del lago vuota. Chi ha visto le fotografie di quegli anni fatica a riconoscere il posto.
Il dopoguerra, Giorgio Biuso e il completamento nel 1955
Nel dopoguerra è ancora De Vico a riprendere in mano il progetto, affiancato dall’ingegnere Giorgio Biuso, direttore dei servizi di architettura e urbanistica dell’Ente EUR e responsabile della parte idraulica e strutturale. La soluzione adottata è il bacino ortogonale all’asse della Via Imperiale che vediamo oggi. L’arteria, concepita per collegare Roma al litorale, viene realizzata nel dopoguerra con il nome di via Cristoforo Colombo. Il lago viene completato nel 1955, lo stesso anno in cui apre la metropolitana, e da quel momento il quartiere ha il suo centro di gravità.
Le Olimpiadi del 1960 e il Laghetto dell’Eur
La spinta finale la danno i Giochi della XVII Olimpiade. Attorno al bacino sorgono in pochi anni le attrezzature sportive che ancora oggi ne definiscono il profilo: sulla collina il Palazzo dello Sport, costruito fra il 1958 e il 1960 e inaugurato il 3 giugno 1960; sul fronte nord occidentale la Piscina delle Rose, progettata nel 1958 e ultimata nel 1960. Il verde attorno al lago viene completato nello stesso giro d’anni, e il Giardino delle Cascate apre il 29 giugno 1961, a Olimpiadi concluse da dieci mesi.
Un’opinione netta, e me la prendo: l’EUR delle Olimpiadi vale più dell’EUR dell’Esposizione mai fatta. L’architettura del 1942 è retorica e prevedibile; quella del 1960, Nervi in testa, è ingegneria pura che diventa forma. Il lago fa da cerniera fra le due stagioni, e chi lo percorre le vede entrambe nella stessa camminata.
Una curiosità su Laghetto dell’Eur
La curiosità vera non riguarda il lago, riguarda la data del suo completamento e quello che accadde lo stesso anno duecento metri più in là, sottoterra. Il bacino viene chiuso e riempito nel 1955. Il 9 febbraio del 1955 entra in esercizio il primo tratto della metropolitana di Roma, e due delle sue stazioni, EUR Marconi e EUR Fermi, si affacciano su viale America a meno di duecento metri l’una dall’altra, lungo il bordo settentrionale del parco. La prima delle due oggi si chiama EUR Palasport, e ha cambiato nome per un edificio che nel 1955 non esisteva ancora.
Vale la pena fermarsi su quel nome. La stazione fu battezzata EUR Marconi in omaggio a Guglielmo Marconi, cui il quartiere aveva già intitolato la piazza principale e l’obelisco. Quando il Palazzo dello Sport divenne il riferimento visivo di quell’angolo di EUR, il toponimo di servizio si adeguò all’architettura. È un caso raro e istruttivo: di solito sono le stazioni a battezzare i quartieri, qui è successo il contrario.
C’è un secondo strato, e riguarda la scelta di costruire una metropolitana prima ancora di averne un bisogno pieno. Il primo tratto romano nasce come infrastruttura di servizio per una esposizione universale che non si tenne mai: la galleria fra Termini e l’EUR era stata pensata per portare i visitatori del 1942 al quartiere nuovo. Quando il treno partì davvero, tredici anni dopo, l’esposizione era un ricordo, il fascismo era caduto, e la linea serviva impiegati ministeriali e bagnanti diretti a Ostia. Il Laghetto dell’Eur è nato dentro questa stessa logica: un’opera concepita per un evento che non ci fu e sopravvissuta perché era comunque una buona idea. Poche cose a Roma raccontano meglio la distanza fra le intenzioni di chi progetta e gli usi di chi eredita.
Il Giardino delle Cascate, il capolavoro affacciato sul Laghetto dell’Eur
Sul fianco occidentale del bacino, ai piedi della collina del Palazzo dello Sport, si apre la parte del parco che vale il viaggio anche per chi al lago non è interessato. Il Giardino delle Cascate copre circa 42.000 metri quadrati e fu inaugurato il 29 giugno 1961 su progetto di Raffaele De Vico. EUR S.p.A. lo descrive come un sistema articolato di cascate, fontane, specchi d’acqua e aree verdi, arricchito da formazioni rocciose e da impianti botanici differenziati.
Come è fatto il Giardino delle Cascate del Laghetto dell’Eur
Il principio compositivo è quello del giardino all’italiana rovesciato: invece di salire verso un edificio, si scende verso l’acqua. De Vico sfrutta il dislivello fra il piazzale del Palazzo dello Sport e la sponda del lago per costruire una sequenza di salti, vasche e canali che accompagnano il visitatore verso il basso. La roccia non è naturale, è costruita: sono manufatti in calcestruzzo e pietra montati per simulare una parete stratificata. Riconoscere l’artificio non toglie nulla all’effetto, anzi lo rende più interessante, perché si capisce quanto lavoro di regia ci sia dietro una cosa che sembra spontanea.
La riapertura della parte bassa del giardino
La porzione inferiore del Giardino delle Cascate è rimasta chiusa al pubblico per oltre cinquantacinque anni ed è tornata accessibile nel 2017. Per più di mezzo secolo i romani hanno guardato quelle cascate dal basso, dalla sponda del lago, senza poterci camminare dentro. Se conoscete il posto solo di vista e non ci siete più tornati dopo la riapertura, avete visto metà di quello che c’è.
Il vincolo della Soprintendenza sul giardino
Il Giardino delle Cascate è sottoposto a vincolo della Soprintendenza archeologica ai sensi della normativa sui beni culturali. Non è un dettaglio formale: significa che ogni intervento, dalla potatura strutturale al rifacimento degli impianti, passa da un’autorizzazione. Spiega anche la lentezza con cui le manutenzioni procedono, che i frequentatori abituali del parco commentano ogni estate.
Quando visitare il Giardino delle Cascate
Gli orari di accesso dipendono dalla stagione e dalla portata degli impianti, e vanno verificati sul sito di EUR S.p.A.: il giardino, a differenza del resto del parco, ha cancelli e chiude. Il momento migliore è la tarda mattinata di una giornata di sole, quando la luce entra da est e attraversa i getti creando l’arcobaleno sulle vasche intermedie. Nel pomeriggio inoltrato la parete va in ombra e il giardino perde parecchio.
Una cosa che non ti dice nessuno su Laghetto dell’Eur
Lungo il bordo settentrionale del parco, su viale America, c’è un edificio enorme che nessuno vi indicherà mai e che quasi nessuna guida nomina: l’acquario. Si chiama Mediterraneum, i lavori sono cominciati nel 2008 a cura di EUR S.p.A., la superficie è di circa 14.000 metri quadrati, l’apertura era prevista per il giugno 2012 ed è stata rinviata per problemi tecnici. A oggi la struttura non è disponibile al pubblico. Un acquario da quattordicimila metri quadrati sul bordo di un parco cittadino, fermo da più di un decennio.
La cosa che rende la vicenda istruttiva è che l’acquario non è un’idea del 2008. Un acquario era previsto nel progetto originario del parco, quello degli anni Trenta firmato da De Vico e Piacentini. Il quartiere doveva avere il suo grande edificio dedicato all’acqua e alla vita marina, coerente con il lago artificiale e con il tema mediterraneo dell’esposizione. Quell’idea è stata ripresa settant’anni dopo con un progetto completamente diverso, e si è arenata di nuovo. Il Palazzo dell’Acqua e della Luce non fu mai costruito negli anni Quaranta; il Mediterraneum non ha aperto negli anni Dieci. Fra le due mancate realizzazioni passano ottant’anni e la stessa ostinazione.
C’è una seconda informazione che si scopre solo camminando e che nessuno scrive: il parco non ha un ingresso principale. Non c’è un cancello monumentale, non c’è una biglietteria, non c’è un punto informazioni. Ci si entra da una decina di varchi diversi, alcuni dei quali sono semplici interruzioni della siepe lungo viale America o scalinate senza insegna che scendono da viale Umberto Tupini. Questo spiega perché moltissimi romani che lavorano all’EUR da anni conoscono soltanto il tratto di sponda più vicino al proprio ufficio e ignorano che il giro completo si chiuda. Se venite la prima volta, entrate da viale America all’altezza della metro e tenete l’acqua sulla destra: il percorso si chiude da solo e non c’è modo di sbagliare.
I ciliegi giapponesi e la Passeggiata del Giappone
La strada pedonale e ciclabile che percorre il parco lungo la sponda si chiama Passeggiata del Giappone. Il nome non è un omaggio generico all’esotismo: è la registrazione di un fatto diplomatico preciso. Nel luglio 1959 l’allora primo ministro giapponese Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, donò a Roma a nome del proprio governo 2.500 sakura, ciliegi giapponesi da fiore della specie prunus serrulata. Molti di quegli alberi furono piantati proprio qui, lungo la sponda del lago. Il tracciato della passeggiata porta la firma di Raffaele De Vico, che la concepì come anello di collegamento fra le diverse parti del giardino.
Il dono giapponese del 1959
Duemilacinquecento alberi sono un dono di dimensioni politiche, non ornamentali. Nel 1959 il Giappone usciva dalla ricostruzione postbellica e stava ricostruendo la propria rete di relazioni internazionali; la donazione di sakura era e resta lo strumento diplomatico giapponese per eccellenza, lo stesso usato a Washington nel 1912. Che Roma sia entrata in quel circuito nell’anno che precede le Olimpiadi non è casuale: la città si preparava a ospitare il mondo, e il Giappone si preparava a farlo a sua volta, quattro anni dopo, con i Giochi di Tokyo del 1964.
L’hanami al Laghetto dell’Eur
Da qualche anno anche a Roma si celebra l’hanami, l’usanza giapponese dell’ammirazione dei fiori. Si svolge nel periodo di fioritura dei sakura, fra metà marzo e i primi di aprile, e consiste nel passeggiare sotto gli alberi e spesso nel consumare un pasto all’ombra dei rami. Non manca chi si presenta in kimono. Il fenomeno è cresciuto molto e nei fine settimana di piena fioritura la Passeggiata del Giappone è percorsa da una folla che non ha nulla da invidiare a quella delle vie del centro.
Quando fioriscono i ciliegi al Laghetto dell’Eur
La finestra utile è stretta e va da metà marzo ai primi di aprile, con variazioni di una decina di giorni in funzione dell’inverno appena passato. La fioritura piena dura pochissimo, indicativamente una settimana, e un temporale la chiude in una notte. Il consiglio pratico: non programmate la visita con un mese di anticipo su una data fissa. Tenete d’occhio l’andamento delle temperature di marzo e decidete con tre o quattro giorni di preavviso. Chi arriva la settimana sbagliata trova rami spogli e non c’è nulla da fare.
Come comportarsi sotto i sakura
Due regole che servono e che vengono ignorate con allegria. La prima: i rami dei ciliegi da fiore sono fragili e non si tirano verso il basso per fotografarsi sotto i petali. Ogni primavera se ne spezzano a decine. La seconda: il picnic si porta via, compresi i tovaglioli e i tappi. Il parco non ha una dotazione di cestini paragonabile all’afflusso dei giorni di fioritura, e il lunedì successivo alla domenica di hanami la sponda è una discarica. Sono duemilacinquecento alberi donati da un capo di governo straniero: meritano un minimo di contegno.
Il consiglio che ti do per visitare Laghetto dell’Eur
Il consiglio è uno e vale più di ogni altra cosa che scriverò qui sotto: venite al Laghetto dell’Eur la mattina presto, fra le sette e mezza e le nove, e cominciate dal lato delle cascate. Le ragioni sono tre e sono tutte concrete.
La prima riguarda la luce. Il bacino corre grosso modo in direzione nord ovest sud est, e nelle prime ore il sole radente illumina la sponda opposta lasciando in ombra quella su cui camminate: è la condizione in cui il riflesso del Palazzo dello Sport sull’acqua è più netto e la superficie è più ferma, perché il vento di solito si alza dopo le dieci. A mezzogiorno la stessa veduta è piatta e non restituisce nulla.
La seconda riguarda le persone. Dopo le dieci il parco si riempie di corridori, di passeggini, di gruppi scolastici diretti al Palazzo dello Sport e, nei giorni di concerto, di file che si formano già a metà mattina. Prima delle nove il posto è di chi ci vive e ci lavora, e si cammina senza scansare nessuno.
La terza riguarda il modo di percorrerlo. Fate il giro completo, in senso antiorario, entrando dal lato di via Cristoforo Colombo. Salite prima al piazzale del Palazzo dello Sport per guardare il lago dall’alto, scendete dentro il Giardino delle Cascate, prendete la Passeggiata del Giappone lungo la sponda, chiudete l’anello sul lato dell’ENI. Sono due chilometri scarsi e un’ora e mezza se vi fermate a guardare. Fatto al contrario il percorso funziona molto meno, perché la salita finale arriva quando le gambe non hanno più voglia e la veduta dall’alto la perdete.
Domande frequenti su Laghetto dell’Eur
Il Laghetto dell’Eur è naturale o artificiale?
Il Laghetto dell’Eur è artificiale: il bacino è stato realizzato nel fondo di una depressione preesistente fra le due carreggiate dell’attuale via Cristoforo Colombo, chiuso e riempito nel 1955 nell’ambito dei lavori per le Olimpiadi di Roma del 1960.
Quanto costa entrare al Laghetto dell’Eur?
Entrare al Laghetto dell’Eur non costa nulla, perché il Parco Centrale del Lago è un parco pubblico a ingresso libero e gratuito, senza biglietteria. L’unico ambito con cancelli e orari è il Giardino delle Cascate, che resta comunque gratuito.
Cosa si può fare al Laghetto dell’Eur?
Al Laghetto dell’Eur si può passeggiare lungo la Passeggiata del Giappone, e sul bacino operano circoli di canottaggio e di canoa che hanno base alla Piscina delle Rose e utilizzano lo specchio d’acqua adiacente. È l’attività sportiva più antica e caratteristica del parco.
Il Laghetto dell’Eur è adatto ai bambini?
Il Laghetto dell’Eur è uno dei parchi romani che funzionano meglio con i bambini piccoli: i percorsi sono larghi e quasi tutti pianeggianti, il passeggino scorre senza problemi e non ci sono attraversamenti stradali lungo l’anello. Le sponde però non sono protette, quindi va mantenuta attenzione vicino all’acqua.
Il Laghetto dell’Eur è accessibile in sedia a rotelle?
Il Laghetto dell’Eur è in gran parte accessibile: i viali principali e la Passeggiata del Giappone hanno fondo compatto e pendenze contenute, e il periplo del bacino si può percorrere in sedia a rotelle con l’accompagnamento di una persona. Il collegamento fra la sponda e il piazzale del Palazzo dello Sport, invece, supera un dislivello importante con scalinate.
Quando è il periodo migliore per visitare il Laghetto dell’Eur?
La primavera è la stagione regina per il Laghetto dell’Eur, soprattutto fra metà marzo e i primi di aprile, quando fioriscono i ciliegi giapponesi lungo la Passeggiata del Giappone. Aprile e maggio restano ottimi anche senza fioritura, mentre l’estate non è il momento migliore perché la portata delle cascate cala e l’acqua si intorbidisce.
Da dove vengono i ciliegi giapponesi del Laghetto dell’Eur?
I ciliegi giapponesi del Laghetto dell’Eur furono donati a Roma nel luglio 1959 dall’allora primo ministro giapponese Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, a nome del proprio governo: duemilacinquecento sakura della specie prunus serrulata, da cui prende il nome la Passeggiata del Giappone.
Come si arriva al Laghetto dell’Eur?
Il Laghetto dell’Eur si trova nella depressione fra le due carreggiate di via Cristoforo Colombo, all’EUR, ed è servito dalla metropolitana con le stazioni EUR Marconi e EUR Fermi, entrate in esercizio il 9 febbraio 1955, a meno di duecento metri l’una dall’altra lungo il bordo del bacino.
Una cosa che nessuno dice: il Laghetto dell’Eur è uno dei pochissimi luoghi romani in cui si può tenere insieme, in un’unica camminata senza biglietti e senza code, il razionalismo degli anni Trenta, l’ingegneria degli anni Sessanta e l’architettura contemporanea. Chi organizza itinerari tematici o accompagnamenti professionali per gruppi lo sa bene, e chi volesse costruirci sopra una visita guidata seria può rivolgersi a professionisti abilitati come quelli di TourLeaderPro a Roma.

Gli edifici che si specchiano nel Laghetto dell’Eur
Il bacino è chiuso sui due lati corti da due grandi sedi terziarie e dominato, sul lato verso il mare, dalla collina del Palazzo dello Sport. Questa cornice costruita è parte del paesaggio quanto l’acqua, e camminare lungo la sponda significa leggere in successione sessant’anni di architettura italiana.
Il Palazzo dello Sport sopra il Laghetto dell’Eur
Sulla sommità della collina, lungo l’asse ottico di via Cristoforo Colombo, sorge il Palazzo dello Sport, noto ai romani come PalaEur o PalaSport. Lo progettarono Marcello Piacentini per la parte architettonica e Pier Luigi Nervi per quella strutturale, fra il 1958 e il 1960; l’inaugurazione è del 3 giugno 1960. Ospita circa dodicimila posti su due ordini di gradinate. Il dato che lascia a bocca aperta chiunque lo senta per la prima volta riguarda la cupola: una calotta sferica in calcestruzzo di quasi cento metri di larghezza massima, spessa nove centimetri. Nove. Sostenuta da pilastri inclinati e chiusa da una vetrata continua che le dà l’aspetto cilindrico riconoscibile da lontano.
Alle Olimpiadi del 1960 vi si disputarono le gare di pallacanestro e di pugilato. Da allora l’edificio è diventato la sala da concerto più grande della città, e i nomi che ci sono passati riempirebbero un elenco telefonico. Chi guarda il lago dal piazzale antistante ha la migliore veduta d’insieme del quartiere.
Le cascate ai piedi del Palazzo dello Sport
La veduta prospettica lungo l’asse di via Cristoforo Colombo, con le spalle alla città, mostra il Palazzo dello Sport che sovrasta una cascata tributaria del lago e una serie di fontane e cascate laterali più piccole. Sono opere sottoposte a una prima ristrutturazione nel 2003 e a un secondo intervento più profondo alla fine di quel decennio. La loro funzione, oltre a quella scenografica, è duplice: garantire l’apporto di ossigeno all’ecosistema del bacino e, in connessione con il sistema idrico del quartiere, assicurare l’alimentazione degli impianti antincendio degli edifici vicini e dell’irrigazione del parco.
La Piscina delle Rose sul fronte nord del Laghetto dell’Eur
Sul fronte nord occidentale del bacino, all’estremità di viale America, si apre la Piscina delle Rose, progettata nel 1958 e ultimata nel 1960 dall’architetto Sergio Buonamico con gli ingegneri Guido Gigli e Giorgio Biuso. Il nome di Biuso torna: è lo stesso che aveva firmato la parte idraulica del lago. La vasca principale misura cinquanta metri per venticinque, in cemento armato, e l’impianto si trova circa otto metri sotto il livello stradale. Nel 1960 ospitò gli allenamenti dei nuotatori olimpici e gli incontri delle fasi eliminatorie del torneo di pallanuoto. Dopo i lavori di ammodernamento del 2007 comprende anche una vasca coperta, una palestra e un ristorante, e ospita i circoli di canottaggio e di canoa che usano il lago adiacente.
La torre dell’ENI e il palazzo UniCredit
I due lati corti del bacino sono delimitati a sud est dal palazzo della direzione generale dell’ENI, costruito fra il 1959 e il 1962, e a nord ovest, verso viale Umberto Tupini, dal palazzo della banca UniCredit, già quartier generale del Banco di Roma. Sono due edifici che raccontano l’Italia del miracolo economico meglio di molti musei: il primo è la sede di un’azienda di Stato che in quegli anni stava ridisegnando la politica energetica nazionale, il secondo il centro nervoso di una delle banche storiche della città. Il loro riflesso sull’acqua, nelle giornate ferme, raddoppia l’altezza percepita e chiude il bacino come due quinte teatrali.
La Nuvola di Fuksas a due passi dal Laghetto dell’Eur
Poco più in alto, nell’isolato compreso fra via Cristoforo Colombo, viale Europa, viale Shakespeare e viale Asia, si trova il nuovo centro congressi progettato da Massimiliano Fuksas e universalmente chiamato La Nuvola. Il concorso internazionale è del 1998, il progetto di Fuksas fu dichiarato vincitore il 16 febbraio 2000 da una giuria presieduta da Norman Foster. La posa della prima pietra è dell’11 dicembre 2007, i lavori partirono nel febbraio 2008 e l’inaugurazione avvenne il 29 ottobre 2016. Il complesso si sviluppa su circa 55.000 metri quadrati, l’auditorium sospeso dentro la teca ha 1.850 posti su 1.900 metri quadrati, e l’albergo affiancato, chiamato La Lama, conta 441 camere su diciassette piani per cinquantasei metri di altezza. Il costo, previsto in 275 milioni di euro e appaltato a 272, è arrivato a 467 milioni.
Il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera
A qualche centinaio di metri dal parco, in viale della Civiltà del Lavoro, sorge il Palazzo dei Congressi, progettato da Adalberto Libera per l’Esposizione del 1942. Trentamila metri quadrati complessivi, un basamento di settantacinque metri per centotrentacinque alto quindici metri, il Salone della Cultura di quarantacinque metri per lato e ventisette di altezza. L’Auditorium Capitalis ha 792 posti; il primo piano arriva a ventisei sale riunioni; le terrazze misurano 1.085 metri quadrati sul fronte e 774 sul retro, dove si apre un anfiteatro in marmo da cinquecento posti. All’interno lavorarono artisti come Achille Funi e Gino Severini. Fra il Palazzo dei Congressi e La Nuvola, distanti poche centinaia di metri, corrono settantaquattro anni: è la lezione di architettura più economica che Roma offra.
Il Mediterraneum, l’acquario del Laghetto dell’Eur
Lungo il bordo settentrionale del lago, la mole del Mediterraneum occupa circa 14.000 metri quadrati. I lavori sono iniziati nel 2008 a cura di EUR S.p.A., l’apertura era attesa per il giugno 2012 ed è stata rinviata; a oggi l’impianto non è aperto al pubblico. Di fatto è il più grande edificio inutilizzato del quartiere.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il lago dell’EUR è artificiale. Quasi nessuno si chiede perché sia stato scavato proprio lì, e la risposta cambia il modo di guardarlo. Il bacino non è appoggiato sul terreno: occupa il fondo di una valle preesistente, la depressione che separava i due rami della Via Imperiale nel punto in cui la strada si sdoppiava scendendo verso il litorale. I progettisti dell’E42 non hanno inventato un paesaggio, hanno preso un avvallamento naturale e lo hanno reso impermeabile e regolare. La forma allungata e ortogonale all’asse stradale è una scelta di disegno, ma la quota è un dato geologico.
Da qui discende tutto il resto. Discende che il lago sia sempre stato, e sia ancora, il punto di raccolta delle acque di quel settore del quartiere. Discende la sua funzione tecnica di riserva antincendio e di serbatoio per l’irrigazione. Discende il fatto che le cascate non siano un capriccio estetico ma un sistema di ossigenazione necessario, perché un invaso profondo due metri senza movimento d’acqua in un’estate romana diventa impraticabile in poche settimane. E discende, infine, la scelta di collegare il circuito idraulico del parco al sistema del quartiere che fa capo al grande serbatoio pensile noto ai romani come il Fungo.
C’è una conseguenza pratica che riguarda il visitatore. Nei mesi di forte caldo, quando la portata delle cascate viene ridotta per contenere i consumi, la superficie del lago cambia aspetto, si copre di alghe verdi nei tratti più riparati e il colore vira. Non è degrado, è idraulica. Chi arriva in agosto e trova l’acqua opaca vede un sistema che lavora al minimo, non un parco abbandonato. Chi vuole il lago allo specchio deve venire fra ottobre e maggio.
Che cosa si fa al Laghetto dell’Eur
Il parco non è un museo all’aperto da attraversare in silenzio. È un’attrezzatura sportiva e ricreativa usata tutti i giorni da migliaia di persone, e conviene sapere che cosa ci si può fare prima di arrivare.
Canoa, kayak e canottaggio sul Laghetto dell’Eur
Sul bacino operano circoli di canottaggio e di canoa che hanno base alla Piscina delle Rose e utilizzano lo specchio d’acqua adiacente. È l’uso sportivo più antico e più continuo del lago: un chilometro di acqua ferma, senza corrente e senza traffico, è una palestra ideale per chi rema. Nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio si vedono passare i doppi e i singoli, e il rumore delle pale sull’acqua è l’unico suono che copre quello del traffico di via Cristoforo Colombo. Per iscriversi o per provare occorre rivolgersi direttamente ai circoli: modalità, quote e fasce orarie cambiano e vanno verificate con loro.
Pedalò e barche al Laghetto dell’Eur
Il noleggio delle imbarcazioni da diporto sul lago è un servizio che nel tempo ha cambiato più volte gestore e periodi di attivazione, in genere concentrati nella bella stagione. Prima di organizzare un pomeriggio in pedalò con i bambini conviene verificare che il servizio sia attivo, perché non è garantito tutto l’anno. Quello che invece è certo è il divieto di entrare in acqua: niente bagno, niente tuffi, niente natanti privati.
Correre e andare in bicicletta intorno al Laghetto dell’Eur
Il periplo del bacino è uno dei circuiti da corsa più frequentati di Roma sud. Due chilometri scarsi ad anello, fondo misto fra asfalto e terra battuta, pianeggiante a eccezione della rampa verso il Palazzo dello Sport. Chi si allena sul lungo ne fa quattro o cinque giri; chi corre per stare in forma ne fa due e chiude con la salita. Per la bicicletta la Passeggiata del Giappone è promiscua con i pedoni, quindi si va piano: nei fine settimana di primavera è di fatto impraticabile a ritmo sostenuto.
Un avvertimento sui cani: il parco è molto frequentato da chi porta il cane e le regole sul guinzaglio valgono qui come ovunque. La sponda non ha protezioni continue e un cane libero che insegue le anatre finisce in acqua con più facilità di quanto si immagini.
Picnic e riposo sulle sponde del Laghetto dell’Eur
Il prato che accompagna la sponda meridionale è il posto migliore per sedersi, perché riceve sole fino a tardi e ha alle spalle una fascia di alberi. La vegetazione del parco è mediterranea con innesti ornamentali: lecci, pioppi, magnolie, olivi e aceri, oltre naturalmente ai ciliegi giapponesi. Nelle giornate ventose il lato esposto a ovest prende raffiche non banali, e i teli volano.
La foto giusta da fare a Laghetto dell’Eur
La fotografia che definisce questo posto è una sola e ha una posizione precisa: mettetevi sulla sponda orientale del bacino, all’altezza della metà della Passeggiata del Giappone, con le spalle al palazzo dell’ENI, e inquadrate il Palazzo dello Sport che chiude la prospettiva sopra la cascata. Quella è la veduta che i progettisti dell’EUR avevano in mente quando pensarono la conca come quinta scenografica lungo l’asse della Via Imperiale. Non è una foto da turista: è il punto di vista intorno al quale è stato costruito il quartiere.
Le condizioni ideali sono tre e vanno rispettate tutte. Prima: acqua ferma, quindi prima delle nove e mezza del mattino o nell’ultima mezz’ora prima del tramonto, perché con il vento il riflesso si perde e la fotografia diventa banale. Seconda: cielo non completamente sgombro, perché una velatura restituisce volume alla cupola di Nervi che con il sole a picco appare piatta. Terza: cascate in funzione, condizione che non è sempre soddisfatta e che si verifica soltanto guardando.
Le altre inquadrature che funzionano al Laghetto dell’Eur
Dal piazzale del Palazzo dello Sport si ottiene la veduta zenitale del bacino, con il lago che si allunga verso la città e le due torri terziarie a fare da cornice. È la fotografia migliore per capire la scala del parco, ed è quella che consiglio come seconda immagine.
Dentro il Giardino delle Cascate, invece, conviene dimenticare il grandangolo. Le vasche intermedie e i salti d’acqua rendono con una focale media, avvicinandosi molto e lavorando sul dettaglio della roccia bagnata: il giardino nel suo insieme è difficile da restituire e quasi sempre risulta confuso.
In primavera la fotografia dei ciliegi funziona controluce, con il sole basso dietro i rami e l’acqua in fondo. Evitate la posa sotto il ramo piegato a mano: rovina l’albero e viene male.
Un’ultima indicazione controcorrente. La fotografia più interessante del Laghetto dell’Eur non è quella dell’alba d’estate, è quella di una mattina di gennaio con la nebbia bassa. Succede poche volte l’anno, il vapore resta appoggiato sull’acqua e i palazzi razionalisti emergono senza base. Chi abita in zona lo sa e quei giorni sulla sponda ci sono più macchine fotografiche che corridori.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo fatto, in ordine di tempo, è la nascita stessa del progetto. Nel 1937, con l’Esposizione universale del 1942 già bandita, l’area fra le due carreggiate della Via Imperiale viene destinata a parco: è l’atto che fonda il Laghetto dell’Eur, due anni prima che si costituisca il gruppo esecutivo e sei anni prima che tutto si fermi.
Il secondo è del 1939, quando il Corpo forestale dello Stato riceve l’incarico dell’imboschimento dell’area e si insedia il gruppo di lavoro esecutivo sotto la consulenza di Raffaele De Vico. In quel momento il quartiere è un cantiere gigantesco, il più grande d’Europa, e l’idea che nel giro di tre anni avrebbe ospitato milioni di visitatori è ancora credibile.
Il terzo avvenimento è una interruzione: il 1943. L’ingresso dell’Italia in guerra e la caduta del fascismo fermano i lavori. Il quartiere resta incompiuto, alcuni edifici privi di copertura, e nei mesi dell’occupazione tedesca e poi dell’arrivo degli Alleati l’area viene usata per scopi che con l’esposizione universale non hanno nulla a che vedere. La conca del lago, in quegli anni, è un terreno spoglio.
Il quarto è il 1955, e vale doppio. È l’anno in cui il bacino viene completato, e il 9 febbraio dello stesso anno entra in esercizio il primo tratto della metropolitana di Roma con le stazioni di viale America. Nel giro di pochi mesi il parco ha l’acqua e il quartiere ha il collegamento con il centro: l’EUR smette di essere un progetto e diventa un pezzo di città.
Il quinto è il 1960. Il 3 giugno viene inaugurato il Palazzo dello Sport sulla collina che domina il lago; poche settimane più tardi, alla fine di agosto, cominciano i Giochi della XVII Olimpiade. Sulle rive del Laghetto dell’Eur si concentrano in quelle settimane le gare di pallacanestro e di pugilato al Palazzo dello Sport, gli allenamenti dei nuotatori e le eliminatorie di pallanuoto alla Piscina delle Rose. Per due settimane questo parco è uno dei centri sportivi del mondo.
Il sesto è il 29 giugno 1961, data di inaugurazione del Giardino delle Cascate: quarantaduemila metri quadrati di giardino d’acqua consegnati alla città su progetto di De Vico. È il compimento del disegno paesaggistico avviato ventiquattro anni prima, e l’ultima grande opera pubblica di un progettista che di lì a otto anni sarebbe morto.
Il settimo è recente e ha il sapore della restituzione: nel 2017 la parte bassa del Giardino delle Cascate torna accessibile dopo oltre cinquantacinque anni di chiusura. Una generazione intera di romani ha attraversato il parco senza poter scendere dentro il giardino che lo rendeva famoso.
Fra questi, un fatto minore ma significativo: il cambio di nome della stazione da EUR Marconi a EUR Palasport. Un toponimo che cede il passo a un’architettura costruita mezzo secolo dopo la piazza a cui si riferiva.

Chi è passato da Laghetto dell’Eur
Le persone che hanno lasciato un segno su questo pezzo di città non sono imperatori né papi, e la cosa va detta subito: il Laghetto dell’Eur è un luogo del Novecento, e i suoi protagonisti sono architetti, ingegneri, capi di governo e registi.
Il primo nome è Raffaele De Vico (Penne, 18 aprile 1881, Roma, 15 agosto 1969). Consulente generale per i parchi e i giardini dell’E42 dal 1939 su indicazione di Piacentini, torna a occuparsi di quest’area nel dopoguerra e lavora ai parchi dell’EUR fra il 1955 e il 1961. Prima di arrivare qui aveva firmato il Parco della Rimembranza di Villa Glori, il Parco di Colle Oppio e il Giardino degli Aranci sull’Aventino: chi cammina lungo il lago cammina dentro l’opera tarda del più importante architetto di giardini che Roma abbia avuto nel Novecento.
Il secondo è Marcello Piacentini, presidente della commissione esaminatrice dei progetti per l’EUR, ideatore del bacino secondo la scheda dell’ente che gestisce il parco e coautore, con Pier Luigi Nervi, del Palazzo dello Sport fra il 1958 e il 1960. Piacentini è il regista dell’intero quartiere, e il lago è forse la sua invenzione urbanistica più riuscita, perché è l’unico elemento del piano che funziona ancora esattamente come era stato pensato.
Il terzo è Pier Luigi Nervi, che qui firma una delle sue cupole più celebri: calotta sferica in calcestruzzo di quasi cento metri di larghezza e nove centimetri di spessore, su pilastri inclinati. Nervi a Roma lavorò anche al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano e allo Stadio Flaminio, tutti cantieri olimpici, ma è al PalaEur che la sua ricerca sulla leggerezza strutturale tocca la scala maggiore.
Il quarto è l’ingegnere Giorgio Biuso, direttore dei servizi di architettura e urbanistica dell’Ente EUR, responsabile della parte idraulica e strutturale del bacino nel dopoguerra e, con Sergio Buonamico e Guido Gigli, fra i progettisti della Piscina delle Rose. È il nome meno noto di questo elenco e quello che ha reso fisicamente possibile il lago.
Il quinto è Adalberto Libera, autore del Palazzo dei Congressi a poche centinaia di metri, il cui Salone della Cultura di quarantacinque metri per lato resta il pezzo di razionalismo italiano più ammirato del quartiere.
Il sesto è Nobusuke Kishi, primo ministro del Giappone, che nel luglio 1959, in visita ufficiale in Italia, donò a Roma a nome del proprio governo 2.500 ciliegi giapponesi da fiore. Molti di quegli alberi sono ancora qui, e la strada che percorre il parco porta il nome del suo Paese.
Il settimo è Massimiliano Fuksas, che ha costruito a poche centinaia di metri dal lago il centro congressi inaugurato il 29 ottobre 2016, e il suo progetto fu scelto nel 2000 da una giuria internazionale presieduta da Norman Foster: due nomi dell’architettura contemporanea mondiale legati a questo angolo di Roma.
L’ottavo non è un architetto ma un regista. Michelangelo Antonioni girò all’EUR L’eclisse, uscito nel 1962 e premiato con il Premio speciale della giuria al quindicesimo Festival di Cannes, ex aequo con il Processo a Giovanna d’Arco di Robert Bresson. Antonioni usò le geometrie fredde del quartiere come misura dell’incomunicabilità dei suoi personaggi, e nei dieci minuti finali del film l’architettura resta in scena da sola, senza attori. È il ritratto più famoso che il cinema abbia fatto di questo pezzo di Roma, e chi conosce il film riconosce, camminando, gli angoli che Antonioni aveva scelto.
Aggiungo un nome collettivo, che vale quanto gli altri: le migliaia di atleti passati da qui nell’agosto del 1960. Cestisti e pugili al Palazzo dello Sport, nuotatori e pallanuotisti alla Piscina delle Rose. Per due settimane il perimetro del Laghetto dell’Eur fu uno dei luoghi più visti al mondo.
Il Laghetto dell’Eur con i bambini
È uno dei parchi romani che funzionano meglio con i bambini piccoli. I motivi sono pratici: i percorsi sono larghi e quasi tutti pianeggianti, il passeggino scorre, non ci sono attraversamenti stradali lungo l’anello e le anatre sul bacino garantiscono venti minuti di attenzione a qualunque bambino sotto i sei anni.
Che cosa tenere presente
Le sponde non sono protette lungo tutto il perimetro. Ci sono tratti con parapetto e tratti in cui il prato finisce direttamente sull’acqua, che lì è già profonda un paio di metri. Con bambini che corrono va tenuto presente, soprattutto sul lato della Passeggiata del Giappone.
Il pane alle anatre andrebbe evitato: fa male agli animali e alimenta la proliferazione dei gabbiani, che al lago sono numerosi e non timidi. Se volete un’attività a tema animali fatta bene, il Bioparco di Roma è dall’altra parte della città ma è progettato per questo.
Alternative nel quartiere per una giornata in famiglia
Se il giro del lago si esaurisce prima del previsto, il quartiere offre altre possibilità a distanza pedonale o di una fermata di metro: l’EUR Social Park per i più piccoli, e i musei del complesso delle Civiltà, dove il Museo Pigorini resta una delle collezioni preistoriche ed etnografiche più importanti d’Europa.
Accessibilità del Laghetto dell’Eur
Il parco è in gran parte accessibile: i viali principali e la Passeggiata del Giappone hanno fondo compatto e pendenze contenute, e il periplo del bacino si può percorrere in sedia a rotelle con l’accompagnamento di una persona. I punti critici sono due. Il primo è il collegamento fra la sponda e il piazzale del Palazzo dello Sport, che supera un dislivello importante e in alcuni tratti lo fa con scalinate. Il secondo è il Giardino delle Cascate, che per sua natura è costruito su salti di quota e percorsi in pietra: alcune parti non sono percorribili con una carrozzina.
Le due stazioni della metro B di viale America non hanno tutte lo stesso grado di attrezzatura per l’accesso senza barriere e la situazione degli ascensori cambia nel tempo; chi viaggia in sedia a rotelle faccia una verifica preventiva sul servizio di trasporto pubblico prima di scegliere la fermata.
Quando andare al Laghetto dell’Eur
Primavera
È la stagione regina, per una ragione sola: i ciliegi. Fra metà marzo e i primi di aprile la Passeggiata del Giappone è il posto più bello di Roma sud e uno dei più affollati. Aprile e maggio restano ottimi anche senza fioritura, con il prato ancora verde e le temperature giuste per il giro completo.
Estate
Il lago d’agosto non è il suo momento migliore: la portata delle cascate cala, l’acqua si intorbida nei tratti fermi e le sponde esposte non hanno ombra sufficiente. Restano buone la prima mattina e la sera tardi, quando il parco si riempie di gente che cerca refrigerio. L’estate romana porta al quartiere una quantità di rassegne all’aperto, dal Ninfeo Village alla Fiesta: si tengono nei parchi vicini, non sulle sponde del lago, ma il pubblico che scende dalla metro è lo stesso.
Autunno
È la stagione che consiglio a chi vuole fotografare. Acqua ferma, luce bassa, foliage degli aceri e dei pioppi, parco semivuoto nei giorni feriali. Fra la fine di ottobre e la metà di novembre il Laghetto dell’Eur dà il meglio con il minimo affollamento.
Inverno
Giornate corte e vento teso lungo la sponda occidentale, ma anche le uniche mattine di nebbia bassa dell’anno, che valgono da sole una sveglia all’alba. Il Giardino delle Cascate d’inverno riduce gli orari di apertura: conviene controllarli prima.
Che cosa vedere intorno al Laghetto dell’Eur
Nel raggio di un quarto d’ora a piedi il quartiere offre più di quanto la sua fama di zona di uffici lasci immaginare. Il Museo delle Civiltà riunisce in piazza Guglielmo Marconi collezioni preistoriche, etnografiche e di arti popolari di rilievo nazionale. Poco più in là, verso la Garbatella, il Museo della Via Ostiense racconta la strada che collegava Roma al porto fluviale. Verso sud, oltre viale Beethoven, si arriva in una passeggiata all’Abbazia delle Tre Fontane, un complesso monastico che sembra distante cento chilometri dal razionalismo e invece è a un paio di fermate di autobus.
Chi ha una giornata intera e vuole allungare verso il mare trova il capolinea della linea per il litorale a due passi, e in mezz’ora è a Ostia Antica, che resta la visita archeologica con il miglior rapporto fra ampiezza e affollamento di tutta l’area romana. In direzione opposta, il Parco degli Acquedotti e il Parco dell’Appia Antica completano il quadro dei grandi spazi verdi del quadrante sud.
Mangiare e bere vicino al Laghetto dell’Eur
Dentro il parco l’offerta è limitata a chioschi la cui apertura dipende dalla stagione. Il quartiere attorno, viale Europa e le traverse di viale America, ha una densità di bar e ristoranti pensata per gli impiegati: significa buona colazione e buon pranzo nei giorni feriali, molte serrande abbassate la domenica e nel mese di agosto. Chi programma un pranzo di domenica dopo la passeggiata faccia una verifica preventiva, perché il rischio di trovare chiuso è concreto.
Domande veloci su Laghetto dell’Eur
Quanto costa entrare al Laghetto dell’Eur
Nulla. Il Parco Centrale del Lago è un parco pubblico a ingresso libero e gratuito, senza biglietteria. L’unico ambito con cancelli e orari è il Giardino delle Cascate, che resta comunque gratuito.
Il Laghetto dell’Eur è naturale o artificiale
Artificiale. Il bacino è stato realizzato nel fondo di una depressione preesistente fra le due carreggiate dell’attuale via Cristoforo Colombo e completato nel 1955. Contiene 220.000 metri cubi d’acqua.
Quanto è grande il Laghetto dell’Eur
Il parco misura 165.130 metri quadrati, lo specchio d’acqua 85.120. Il lago è lungo circa un chilometro e largo da 60 a 130 metri.
Quanto è profondo il Laghetto dell’Eur
Fra i due e i quattro metri, con variazioni lungo il bacino.
Quanto tempo ci vuole per fare il giro del Laghetto dell’Eur
Il periplo completo a passo normale richiede fra i quaranta e i cinquanta minuti. Con le soste e una deviazione dentro il Giardino delle Cascate si arriva tranquillamente a un’ora e mezza.
Come si arriva al Laghetto dell’Eur con la metro
Con la linea B, fermate EUR Palasport oppure EUR Fermi, entrambe su viale America e distanti meno di duecento metri fra loro.
Il Laghetto dell’Eur è aperto di notte
Il parco non ha recinzione continua né orari di chiusura e si attraversa anche di sera, ma l’illuminazione è concentrata sui viali principali e le sponde restano buie. Il Giardino delle Cascate, invece, chiude.
Si può fare il bagno nel Laghetto dell’Eur
No. La balneazione è vietata e l’acqua non è destinata a quell’uso. Le sponde in molti tratti sono ripide e senza appigli.
Si possono noleggiare pedalò o barche al Laghetto dell’Eur
Il servizio di noleggio sul lago è stato attivo a periodi e con gestori diversi, in genere nella bella stagione. Non è garantito tutto l’anno e conviene verificarlo prima di organizzare il pomeriggio.
Si può andare in canoa sul Laghetto dell’Eur
Sì, attraverso i circoli di canottaggio e canoa che hanno base alla Piscina delle Rose e utilizzano lo specchio d’acqua adiacente. L’accesso individuale con natanti propri non è consentito.
Si può andare in bicicletta al Laghetto dell’Eur
Sì. La Passeggiata del Giappone è pedonale e ciclabile. Nei fine settimana di primavera la promiscuità con i pedoni impone di andare a passo d’uomo.
Si può correre intorno al Laghetto dell’Eur
È uno dei circuiti da corsa più usati di Roma sud: due chilometri scarsi ad anello, quasi tutti pianeggianti, con l’unica salita verso il Palazzo dello Sport.
Quando fioriscono i ciliegi al Laghetto dell’Eur
Fra metà marzo e i primi di aprile, con uno scarto di una decina di giorni a seconda dell’inverno. La fioritura piena dura circa una settimana.
Perché ci sono i ciliegi giapponesi al Laghetto dell’Eur
Perché nel luglio 1959 il primo ministro giapponese Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, donò a Roma 2.500 sakura a nome del proprio governo. Molti furono piantati nel parco, e la strada che lo percorre si chiama Passeggiata del Giappone.
Che cos’è il Giardino delle Cascate
È la porzione monumentale del parco, circa 42.000 metri quadrati progettati da Raffaele De Vico e inaugurati il 29 giugno 1961, con un sistema di cascate, fontane, vasche e aree verdi. La parte bassa è tornata accessibile nel 2017 dopo oltre cinquantacinque anni di chiusura.
Il Giardino delle Cascate ha orari di apertura
Sì, e cambiano con la stagione: vanno verificati sul sito di EUR S.p.A. prima della visita. L’ingresso è gratuito.
Il Laghetto dell’Eur è accessibile in sedia a rotelle
I viali principali e la passeggiata lungo la sponda sì, con fondo compatto e pendenze contenute. Il collegamento con il piazzale del Palazzo dello Sport e alcune parti del Giardino delle Cascate presentano scalinate e salti di quota.
Il Laghetto dell’Eur è adatto ai bambini
Molto, per la larghezza dei percorsi e l’assenza di attraversamenti stradali lungo l’anello. L’attenzione va tenuta sulle sponde non protette, dove il prato finisce direttamente in acqua.
Si possono portare i cani al Laghetto dell’Eur
Sì, con le regole ordinarie su guinzaglio e raccolta delle deiezioni. Vista la conformazione delle sponde, lasciare libero un cane che insegue gli uccelli acquatici è un cattivo affare.
Ci sono bagni pubblici al Laghetto dell’Eur
La dotazione di servizi dentro il parco è limitata e dipende dall’apertura dei chioschi. Il consiglio pratico è di risolvere la questione nei bar di viale America prima di cominciare il giro.
Che differenza c’è fra il Laghetto dell’Eur e il Parco Centrale del Lago
Nessuna, sono la stessa cosa. Parco Centrale del Lago è il nome ufficiale usato dall’ente che lo gestisce, Laghetto dell’Eur è il nome con cui lo chiamano i romani.
Chi gestisce il Laghetto dell’Eur
EUR S.p.A., la società che amministra il patrimonio immobiliare e le aree verdi del quartiere.
Perché il lago dell’EUR ha le cascate
Per due ragioni insieme. La prima è scenografica, perché la cascata chiude la prospettiva di via Cristoforo Colombo sotto il Palazzo dello Sport. La seconda è tecnica: il movimento dell’acqua ossigena il bacino e ne impedisce la stagnazione, e il circuito è collegato al sistema idrico del quartiere che alimenta gli impianti antincendio e l’irrigazione.
Il Palazzo dello Sport si visita
Non è un monumento aperto alla visita: è un impianto sportivo e una sala da concerto, e vi si entra in occasione degli eventi. Dall’esterno, però, il piazzale offre la veduta migliore sul lago.
L’acquario dell’EUR è aperto
No. Il Mediterraneum, circa 14.000 metri quadrati sul bordo settentrionale del lago, è in cantiere dal 2008 e non è mai stato aperto al pubblico.
Ci sono eventi al Laghetto dell’Eur d’estate
Il quartiere ospita ogni estate diverse rassegne all’aperto, che si svolgono nei parchi e negli spazi vicini più che sulle sponde del bacino. Programmi e date cambiano di anno in anno e vanno controllati sul calendario degli eventi in corso.
Vale la pena venire al Laghetto dell’Eur se si ha poco tempo a Roma
Se avete due giorni e non avete mai visto il centro storico, no. Se tornate a Roma per la seconda o la terza volta e volete capire com’è fatta la città del Novecento, sì, e vi consiglio di abbinarlo alla visita del quartiere razionalista. Chi prepara l’itinerario in inglese trova un inquadramento generale nella guida Best Things to Do in Rome e, per le cose gratuite, nella lista Rome Free Things to Do.
Il Laghetto dell’Eur si può visitare con una guida
Sì, e per i gruppi ha senso: senza qualcuno che racconti il progetto, il parco rischia di sembrare solo un bel posto per correre. L’accompagnamento professionale per gruppi e aziende è il mestiere di realtà come TourLeaderPro.
Quanto dista il Laghetto dell’Eur dal centro di Roma
Circa venti minuti di metropolitana da Termini con la linea B, senza cambi.
Il giudizio sul Laghetto dell’Eur
È, a nostro giudizio, il posto più sottovalutato di Roma. Non perché sia bello in senso convenzionale, non lo è: è un bacino rettangolare in mezzo a palazzi di uffici. È che qui si vede, nello spazio di due chilometri, tutto quello che l’Italia del Novecento ha saputo e non ha saputo fare. Una esposizione universale progettata e mai tenuta. Un lago scavato per uno scopo e finito per servirne un altro. Una cupola di nove centimetri di calcestruzzo che regge cento metri di luce. Un acquario da quattordicimila metri quadrati chiuso da più di dieci anni. Duemilacinquecento ciliegi arrivati da Tokyo che ogni marzo riempiono di gente una passeggiata disegnata da un architetto abruzzese nato nel 1881.
Per finire, conviene venirci una mattina di ottobre, presto, con un caffè bevuto in piedi a viale America e nessuna fretta. Fate il giro nel verso giusto, salite al piazzale, scendete nelle cascate. Se dopo un’ora e mezza non vi siete convinti, il Laghetto dell’Eur non fa per voi. Se invece vi è entrato dentro, tornateci a marzo quando fioriscono i sakura: è un’altra città.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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