Palazzo dello Sport

Il Palazzo dello Sport è a Piazzale Pier Luigi Nervi 1, 00144 Roma, nel quartiere EUR, e la proprietà lo indica come la più grande struttura per eventi indoor della Capitale. Si arriva con la metropolitana linea B, fermata Palasport, che lascia a pochi minuti a piedi dall'ingresso, oppure con l'autobus 714, che ferma davanti all'edificio. In auto si esce dal Grande Raccordo Anulare alle uscite 25, 26 o 27. Non è un museo e non ha un biglietto d'ingresso: si entra solo quando c'è un evento, e il titolo lo emette di volta in volta l'organizzatore dello spettacolo o della gara. Orari di apertura dei cancelli, posti numerati, regole sui bagagli e prezzi cambiano da serata a serata: il riferimento è sempre il programma del singolo evento e il sito ufficiale della società che gestisce l'impianto, EUR S.p.A., con sede a Largo Virgilio Testa 23. La capienza massima dichiarata è di 11.500 ospiti, il parterre circolare ha un diametro di 46 metri, le tribune sono distribuite su tre anelli.

Confronta le esperienze a Roma

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Chi arriva per la prima volta lo cerca con i nomi commerciali che ha portato per quindici anni, o con le abbreviazioni che i romani usano da sempre, PalaSport e PalaEur. L'indirizzo è uno solo, l'edificio anche: la grande cupola di cemento armato che si vede dal ponte sul laghetto e da mezzo quartiere. Per orientarsi nel contesto conviene partire dalla pagina dedicata all'EUR, il quartiere che lo ospita, perché il Palazzo dello Sport non si capisce senza il disegno urbano che gli sta intorno.

Palazzo dello Sport Roma EUR
Palazzo dello Sport Roma EUR

Dove si trova il Palazzo dello Sport e come ci si arriva

L'indirizzo che la proprietà pubblica oggi è Piazzale Pier Luigi Nervi 1. Il piazzale porta il nome dell'ingegnere che ha firmato le strutture dell'edificio, e la dedica non è una cortesia postuma qualunque: senza il suo sistema di prefabbricazione quella cupola non sarebbe uscita dal cantiere nei tempi olimpici. L'area è compresa fra viale dell'Umanesimo, viale Africa e il bordo settentrionale del parco del lago, in una zona che di sera si svuota di uffici e si riempie di persone dirette allo stesso posto.

Il Palazzo dello Sport con la metro B

La linea B della metropolitana ha una fermata che si chiama EUR Palasport, e il nome dice già tutto. Dall'uscita si cammina pochi minuti in superficie, con l'edificio quasi sempre in vista: la cupola funziona da bussola meglio di qualunque cartello. Da Termini il viaggio è diretto, senza cambi, in direzione Laurentina. Dalla Piramide il tragitto è ancora più breve. Il consiglio pratico, quello che vale davvero nelle sere di concerto, è di non uscire dalla stazione al termine dello spettacolo insieme a diecimila persone: la banchina si satura, i treni passano pieni, e si perdono venti minuti fermi in fila sotto terra. Meglio camminare cinque minuti in più verso la fermata successiva, EUR Fermi, che nelle stesse sere è quasi deserta.

Il servizio notturno della metropolitana non copre tutte le sere della settimana e negli anni ha cambiato più volte orario finale. Chi esce da un concerto che finisce tardi verifichi l'ultima corsa prima di entrare, non dopo: è il classico dettaglio che trasforma una bella serata in un'ora di attesa.

Autobus e strade per il Palazzo dello Sport

La linea 714 ferma proprio davanti al Palazzo dello Sport e collega il quartiere con Termini passando per San Giovanni: è la soluzione più semplice per chi arriva dal centro e non ama la metropolitana. Nella zona transitano anche le linee che servono il polo congressuale dell'EUR, fra cui la 30, la 791 e la 671, tutte utili per spostarsi fra il lago, viale della Civiltà del Lavoro e la stazione Magliana. Gli orari e i percorsi del trasporto pubblico romano cambiano con le stagioni e con i cantieri: la fonte da consultare è sempre l'azienda di trasporto, non la memoria di chi ci è stato l'anno scorso.

In automobile si entra in quartiere dalla via Cristoforo Colombo, che dal Raccordo scende verso il centro e passa a pochi metri dall'impianto. Dal Grande Raccordo Anulare le uscite indicate dalla proprietà sono la 25, la 26 e la 27: la 26 è quella che immette direttamente sulla Colombo, la 27 arriva da via del Mare e via Ostiense, la 25 dalla Laurentina. Chi viene dall'autostrada punta su Roma Sud e poi sull'uscita Cristoforo Colombo, la stessa che si usa per raggiungere l'Atlantico Live Club, l'altra grande sala da concerto del quartiere, distante poche centinaia di metri.

Parcheggiare vicino al Palazzo dello Sport

Il Palazzo dello Sport ha intorno circa 20.000 metri quadrati di aree esterne, e questo lo rende un caso raro fra le grandi arene europee: quasi nessuna ha tanto spazio libero attorno al perimetro. Nelle serate di grande afflusso una parte di quelle aree viene destinata alla sosta, ma la disponibilità dipende dall'evento e dalle prescrizioni di sicurezza, che cambiano a seconda del numero di spettatori attesi. Le strade dell'EUR offrono poi una quantità di stalli che il centro di Roma si sogna, perché il quartiere è nato negli anni Trenta e Quaranta con sezioni stradali larghissime e isolati enormi.

La mia opinione, dopo anni di serate lì, è che l'automobile al Palazzo dello Sport convenga solo se si è in quattro e si accetta di parcheggiare lontano. Il collo di bottiglia non è trovare il posto: è uscire. Viale dell'Umanesimo e viale Africa si intasano in pochi minuti quando finisce lo spettacolo, e il deflusso verso la Colombo può richiedere quaranta minuti buoni. Chi ha un treno da prendere a Termini faccia i conti con questo, non con il navigatore.

Arrivare al Palazzo dello Sport dagli aeroporti

Da Fiumicino la via più rapida è il treno regionale FL1 in direzione Fara Sabina-Orte, con discesa a EUR Magliana e cambio sulla metropolitana B: è lo stesso itinerario che la proprietà indica per il polo congressuale dell'EUR, a poche centinaia di metri. Da Ciampino si prende il bus per Anagnina, poi la metro A fino a Termini e la B verso Laurentina. In entrambi i casi si arriva al Palazzo dello Sport senza mettere piede in un taxi, cosa che a Roma non capita spesso.

Che cos'è il Palazzo dello Sport dell'EUR

È un'arena coperta circolare in cemento armato, costruita per i Giochi della XVII Olimpiade e completata nel 1960. La forma è quella di un tamburo vetrato sormontato da una calotta sferica ribassata, appoggiata su una corona di pilastri inclinati. Dentro, un parterre circolare e tre anelli di gradinate. È, insieme alla Nuvola di Fuksas e al Palazzo della Civiltà Italiana, uno degli edifici che definiscono il profilo dell'EUR, e l'unico dei tre pensato per contenere una folla in piedi che urla.

La funzione è cambiata molte volte. Nato come impianto olimpico per pallacanestro e pugilato, negli anni Sessanta e Settanta è stato la casa della grande boxe italiana, poi il campo della pallacanestro romana, poi il teatro di finali mondiali di pallavolo, infine, dal 2003, un'arena polifunzionale dove lo sport convive con i concerti, i congressi, le convention aziendali e le manifestazioni fieristiche. Oggi è di proprietà di EUR S.p.A., la società che gestisce il patrimonio immobiliare del quartiere, e dal 2025 è interessato da un intervento di ristrutturazione dichiarato dalla proprietà stessa.

Chi ci entra per la prima volta nota subito due cose. La prima è che l'interno è molto più intimo di quanto la mole esterna lasci immaginare: le tribune sono ripide, il parterre è compatto, e anche dall'ultimo anello il palco non è un francobollo. La seconda è che il soffitto è visibile per intero, senza controsoffitti a nascondere le nervature, e questo cambia la percezione dello spazio.

Il progetto del Palazzo dello Sport: Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini

La paternità è doppia e le competenze erano nette. Marcello Piacentini, l'architetto che aveva coordinato il piano dell'E42 fin dal 1937, si occupò dell'aspetto architettonico. Pier Luigi Nervi, ingegnere e costruttore, si occupò delle strutture. Il progetto fu presentato nel 1956 e prevedeva un edificio circolare di poco meno di cento metri di diametro massimo, interamente in cemento armato.

La divisione dei ruoli spiega molto dell'edificio. L'involucro, la scalinata, il rapporto con il piazzale portano la mano di Piacentini e il suo gusto per la monumentalità controllata. La copertura, invece, è pura grammatica nerviana: una superficie che lavora per forma e non per massa, alleggerita fino al limite del possibile e poi decorata dalle proprie nervature, senza aggiungere un grammo di ornamento.

Il concorso del 1939 e la lunga gestazione del Palazzo dello Sport

L'area sopra il laghetto era destinata a un'installazione monumentale già nelle previsioni del 1937 per l'Esposizione Universale del 1942. Nel 1939 fu bandito un concorso per un Palazzo dell'Acqua e della Luce che non produsse un vincitore: Nervi arrivò secondo. La guerra fermò tutto, il quartiere restò incompiuto per anni, e quell'area rimase un vuoto in attesa di un edificio.

L'occasione arrivò nel 1955, quando il Comitato Olimpico Internazionale assegnò a Roma i Giochi del 1960. Il vuoto sopra il lago tornò a essere il posto giusto per un grande contenitore sportivo, e Nervi si ritrovò a costruire, sedici anni dopo, su un terreno che aveva già studiato da concorrente sconfitto. Sono coincidenze che nella storia dell'architettura capitano di rado e vale la pena raccontarle: l'edificio che si vede oggi è la seconda risposta dello stesso progettista alla stessa domanda.

Il cantiere del Palazzo dello Sport, 1958-1960

I lavori si svolsero fra il 1958 e il 1960, con l'inaugurazione fissata al 3 giugno 1960, poche settimane prima dell'apertura dei Giochi. Il costo complessivo dell'opera è stato stimato in circa un miliardo e novecento milioni di lire dell'epoca. Due anni scarsi per un edificio di quella scala sono un dato che oggi suona inverosimile, e la ragione non è la fretta: è il metodo.

Nervi lavorava con elementi prefabbricati costruiti a piè d'opera, cioè fabbricati sul cantiere stesso e poi sollevati in posizione. Questo eliminava la gigantesca carpenteria di legno che una cupola gettata in opera avrebbe richiesto, riduceva gli sprechi e permetteva di procedere per anelli concentrici, montando e stagionando mentre si continuava a produrre a terra. Il cantiere del Palazzo dello Sport è stato uno dei banchi di prova più severi di quel sistema, e ha funzionato.

La cupola del Palazzo dello Sport: nove centimetri di cemento

Il dato tecnico che colpisce chiunque lo senta per la prima volta è lo spessore. La calotta sferica che copre l'arena misura nove centimetri nella parte sommitale. Nove. Su un diametro di circa cento metri. Se si riducesse l'edificio alle dimensioni di un uovo, il guscio risulterebbe proporzionalmente più spesso di quella cupola.

Il segreto è la forma. Una calotta sferica trasferisce i carichi lungo la superficie, per compressione, e non ha bisogno di spessore ma di continuità e di un bordo capace di assorbire le spinte orizzontali. Nervi la compose con sezioni prefabbricate in cemento armato nervate, a sezione a V, raccordate ai pilastri con ventagli di forma triangolare che distribuiscono le forze prima di scaricarle a terra. Quelle nervature non sono un motivo grafico: sono le linee lungo cui il carico scorre, rese visibili. Il risultato è un soffitto che da dentro sembra un tessuto piegato, e che a molti ricorda una foglia o una conchiglia. Non è poesia da guida: è il modo in cui la geometria, se la si rispetta, produce da sola una figura elegante.

Nella parte superiore della cupola si apre un lucernario, che di giorno porta luce naturale al centro del parterre. Le nervature interne sono rivestite di materiale fonoassorbente, un accorgimento che serve a domare il riverbero di un volume enorme e completamente chiuso.

I pilastri inclinati e la facciata di vetro del Palazzo dello Sport

Le gradinate sono disposte su due ordini principali e sono sostenute da pilastri inclinati che svolgono anche il lavoro strutturale di sostegno della copertura. L'inclinazione non è un vezzo formale: segue la risultante delle forze, e raddrizzandola si sarebbe dovuta aggiungere una struttura in più per fare lo stesso lavoro. Fuori, il tamburo è chiuso da una facciata continua in cristallo e acciaio, di forma cilindrica, che smaterializza il basamento e fa sembrare la cupola sospesa sopra un anello trasparente.

Questo è il punto in cui il Palazzo dello Sport diventa davvero interessante per chi guarda gli edifici. Di sera, con le luci accese dentro, il vetro sparisce e si vede il pubblico salire lungo le rampe: l'edificio racconta all'esterno cosa sta succedendo dentro, che è esattamente quello che un impianto per spettacoli dovrebbe fare e che quasi nessuna arena contemporanea fa più, chiusa com'è dentro pannelli ciechi e insegne.

Palazzo dello Sport Roma
Palazzo dello Sport Roma

Roma 1960: le Olimpiadi al Palazzo dello Sport

Il Palazzo dello Sport fu costruito per i Giochi della XVII Olimpiade e ospitò le gare di pallacanestro e di pugilato. Furono le Olimpiadi che consegnarono alla storia l'immagine di una Roma capace di allestire competizioni dentro le Terme di Caracalla e la Basilica di Massenzio, e insieme di costruire da zero impianti di cemento armato che sarebbero diventati manuali di ingegneria. Il quartiere EUR, che fino a pochi anni prima era un cantiere abbandonato, ricevette da quell'appuntamento la sua seconda vita.

L'inaugurazione ufficiale avvenne il 3 giugno 1960. Il giorno dopo, il 4 giugno, la sala ospitò il primo evento vero: un incontro di pugilato professionistico fra Giulio Rinaldi e Germinal Ballarin, davanti a circa quindicimila spettatori. Vale la pena fermarsi un secondo su quella cifra. Quindicimila persone, in un edificio consegnato il giorno prima, con una cupola spessa nove centimetri sopra la testa. Era il modo in cui l'Italia del boom dimostrava a se stessa di sapere fare le cose.

Chi vuole ricostruire quella stagione romana trova materiale anche nelle pagine dedicate al Circo Massimo e agli altri luoghi che nel 1960 furono teatro delle gare: la maratona di Abebe Bikila, corsa scalzo sull'Appia e conclusa sotto l'Arco di Costantino, resta l'immagine più celebre di quei Giochi.

Dentro il Palazzo dello Sport: l'Arena Centrale

Il cuore dell'edificio è l'Arena Centrale, uno spazio circolare con un parterre di 46 metri di diametro. La capienza totale dichiarata dalla proprietà arriva a 11.500 ospiti, distribuiti fra il parterre e i tre anelli di tribune, ma è un numero teorico: la configurazione reale cambia da evento a evento, perché un palco frontale sottrae settori, un allestimento centrale li restituisce, un congresso ne usa una frazione.

Il parterre del Palazzo dello Sport

Il parterre è la superficie piana al centro dell'arena. Per una gara di pallacanestro o di pallavolo contiene il campo regolamentare e le panchine; per un concerto diventa il settore in piedi davanti al palco, oppure una platea con sedie numerate. Nella configurazione più ridotta, con il solo parterre usato come platea e un palco montato su un lato, l'impianto accoglie circa mille persone: è la scala del congresso medio, non quella dello spettacolo.

Il parterre in piedi del Palazzo dello Sport ha una caratteristica che chi ci ha passato serate conosce bene: essendo circolare e relativamente profondo, dietro la metà della sua lunghezza la visuale si appiattisce molto. Se si compra un biglietto per il settore in piedi e non si ha intenzione di arrivare due ore prima per conquistare le prime file, la seconda metà del parterre offre meno di quanto costi. Lo dico da professionista, non da fan: in quel caso conviene una tribuna numerata bassa.

I tre anelli di tribune del Palazzo dello Sport

Le gradinate corrono intorno all'arena su tre anelli concentrici. La proprietà indica 2.575 posti nel primo anello, 3.099 nel secondo e 3.833 nel terzo. Le configurazioni intermedie di allestimento prevedono l'apertura di uno, due o tre anelli a seconda del pubblico atteso, il che consente di adattare la sala senza che risulti mezza vuota: un accorgimento che l'occhio dello spettatore registra anche quando non lo sa spiegare.

Il primo anello è il settore migliore per un concerto: si è abbastanza in alto da vedere tutto il palco e abbastanza vicini da distinguere i volti. Il terzo anello è ripido e alto, ma la geometria circolare lo salva: non esiste un settore realmente laterale come negli stadi, perché tutto guarda verso il centro. La regola che do ai gruppi che accompagno è semplice: primo anello sui lati corti rispetto al palco, mai gli estremi laterali del terzo se il palco è frontale.

Gli Skybox e i palchi del Palazzo dello Sport

Dentro la fascia superiore dell'arena sono ricavati gli skybox, gli spazi riservati che le aziende usano per ospitare clienti durante gli eventi. La proprietà ne dichiara due da ventiquattro posti, dodici da dodici e quattro da otto, oltre ai palchi. Sono ambienti chiusi, con vetrata affacciata sull'arena e servizio dedicato, e non si comprano al botteghino: si affittano nell'ambito di un contratto di ospitalità.

È la parte dell'edificio che il pubblico non vede mai e che però ne ha determinato la sopravvivenza economica. Un'arena da 11.500 posti che vive solo di biglietteria, in una città che ha uno stadio da settantamila e decine di teatri, non starebbe in piedi: la corporate hospitality è il motivo per cui impianti come questo continuano a funzionare.

Spogliatoi, servizi e logistica del Palazzo dello Sport

Il retropalco dichiarato dalla proprietà comprende otto spogliatoi, dieci zone cambio e quattro uffici. Numeri che a un turista non dicono nulla e che a un organizzatore dicono tutto: significa che l'impianto può ospitare un torneo con più squadre contemporaneamente, oppure una produzione musicale con band, ospiti e crew separati, senza il balletto di corridoi che affligge le sale più vecchie. Intorno all'arena corrono molteplici varchi di accesso, pensati per svuotare la sala in tempi di sicurezza, e diversi punti ristoro, una parte dei quali collocata lungo l'anello superiore.

Palazzo dello Sport Roma - Arena concerti
Palazzo dello Sport Roma, Arena concerti

L'Anello Panoramico del Palazzo dello Sport

Intorno al bordo superiore dell'Arena Centrale corre l'Anello Panoramico, uno spazio continuo di circa tremila metri quadrati che comunica direttamente con la sala. Non è un corridoio di servizio: è una superficie utilizzabile, modulabile in porzioni minori, che ospita manifestazioni fieristiche, esposizioni, meeting e cene di gala. Nella configurazione conviviale può accogliere fino a duemila persone sedute.

L'Anello si trova nel punto in cui confluiscono le scalinate esterne di accesso all'edificio, e questa posizione lo rende il luogo naturale per l'accoglienza: registrazione degli ospiti, welcome coffee, guardaroba di supporto ai grandi eventi aziendali che si svolgono in Arena. Tre dei punti ristoro dell'impianto sono collocati proprio lungo questo anello.

Per chi entra a un concerto, l'Anello Panoramico è il posto dove si finisce durante l'attesa e nell'intervallo. Vale la pena percorrerlo tutto almeno una volta, perché seguendo la curva si attraversa l'intera circonferenza dell'edificio e si vede come la struttura passa dal vetro al cemento. È una passeggiata di cinque minuti che restituisce dell'architettura molto più di qualsiasi fotografia esterna.

Le sale del Palazzo dello Sport: Tevere e Tiberina

Oltre all'arena, l'impianto dispone di sale che completano l'offerta agli organizzatori. La Sala Tevere misura settecento metri quadrati e si presta come spazio espositivo e sala meeting; la sua collocazione la rende l'ambiente naturale per i momenti che precedono e seguono uno spettacolo, con una capacità indicata intorno alle cinquecento persone. La Sala Tiberina, più raccolta, misura trecentocinquanta metri quadrati e serve gli eventi di dimensioni contenute. A queste si affianca una sala dedicata all'ospitalità di circa duecentocinquanta metri quadrati.

Sono ambienti che il pubblico dei concerti non vede quasi mai, e che spiegano perché il Palazzo dello Sport figuri nei cataloghi delle sedi congressuali romane accanto al Palazzo dei Congressi e alla Nuvola di Fuksas. L'EUR è, di fatto, il distretto congressuale di Roma, e questi tre edifici ne sono le tre scale: cinquecento, duemila, ottomila persone.

La Terrazza Panoramica del Palazzo dello Sport

La Sala Tevere ha un ingresso riservato e un accesso diretto alla Terrazza Panoramica, una superficie all'aperto di 2.400 metri quadrati affacciata sul laghetto dell'EUR e sui giardini che lo circondano. È lo spazio dove si allestiscono esposizioni all'aperto, cene, cocktail e ricevimenti, e nelle sere d'estate è uno dei punti di vista più belli che il quartiere offra.

Da lassù si capisce in un attimo la logica dell'EUR: l'acqua in basso, i pini, l'asse monumentale che sale verso il Palazzo della Civiltà Italiana, e sullo sfondo, nelle giornate limpide, la linea dei Castelli. Chi riesce a mettere piede su quella terrazza durante un evento aziendale non se ne pente. Chi non ci riesce ha un'alternativa gratuita e quasi altrettanto buona: la passerella pedonale sul lago, poche centinaia di metri più in basso.

La riqualificazione del Palazzo dello Sport e gli anni del nome commerciale

Alla fine degli anni Novanta l'edificio era stanco. Fra il 1999 e il 2003 fu sottoposto a un intervento profondo di ammodernamento, curato dalla società ForumNet e seguito sul piano progettuale dagli architetti Luca Braguglia e Antonello Ricotti. Furono realizzati consolidamenti strutturali, adeguamenti normativi, nuovi bar e un ristorante, un intervento sull'acustica e la grande terrazza panoramica. La società Lottomatica finanziò l'operazione acquisendo i diritti di denominazione, e per quindici anni l'impianto portò in insegna il suo marchio: dal 2003 al 2018 il nome ufficiale fu quello commerciale, poi si tornò alla denominazione storica.

Di quella stagione resta un elemento visibile e spesso frainteso: l'installazione luminosa esterna progettata da Massimiliano Fuksas, che proietta sequenze di numeri sulla superficie dell'edificio. I numeri sono quelli del gioco, un riferimento diretto allo sponsor dell'epoca. Molti visitatori li leggono come un gesto astratto: sono invece la firma commerciale di un contratto, tradotta in luce da un architetto che di solito non si presta a queste operazioni.

La riapertura avvenne nel 2003 con un concerto di Carlos Santana. Fu una scelta dichiarativa: non una partita, non una cerimonia, ma un concerto rock, a segnalare che l'impianto cambiava mestiere. Da quel momento la gestione ordinaria passò alla controllata All Events e il Palazzo dello Sport entrò stabilmente nel circuito delle arene europee; è uno dei due impianti italiani ammessi all'associazione che riunisce le principali arene del continente.

Il Palazzo dello Sport oggi: proprietà, gestione e lavori

La proprietà è di EUR S.p.A., la società che amministra il patrimonio immobiliare del quartiere, comprese le architetture storiche e i cinque parchi, fra cui il Parco Centrale del Lago. Sul proprio portale la società indica che dal 2025 l'impianto è interessato da un intervento di ristrutturazione finalizzato all'adeguamento agli standard qualitativi internazionali.

Questo ha una conseguenza pratica che conviene mettere in chiaro: il calendario degli eventi al Palazzo dello Sport nelle stagioni interessate dai lavori non è quello degli anni pieni, e alcune produzioni che in passato sceglievano questa sala si sono spostate altrove in città. Prima di organizzare un viaggio a Roma intorno a una data, la verifica va fatta sul canale ufficiale dell'evento. Per orientarsi sul resto della programmazione romana c'è il calendario generale degli eventi e la pagina dei concerti.

I concerti al Palazzo dello Sport: come funziona davvero

Il Palazzo dello Sport è la principale arena indoor di Roma, e per cinquant'anni è stato il posto dove passavano i tour internazionali che non riempivano uno stadio ma erano troppo grandi per un teatro. La lista degli artisti che ci hanno suonato è lunga e attraversa generi e generazioni: dai Rolling Stones nel 1970 a Carlos Santana nel 2003, passando per Depeche Mode, The Cure, Paul McCartney, Iron Maiden, Dire Straits e Renato Zero, che a Roma ha un rapporto con il pubblico che non ha eguali.

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L'acustica del Palazzo dello Sport

Una cupola di cemento armato è, acusticamente parlando, un problema. Una superficie concava riflette e concentra il suono, e in un volume chiuso genera code di riverbero lunghissime. Per questo le nervature interne sono rivestite di materiale fonoassorbente e l'intervento dei primi anni Duemila ha compreso un lavoro specifico sull'acustica. Il risultato, oggi, è una sala che funziona bene con i sistemi di diffusione moderni, quelli che orientano il suono verso il pubblico invece di irradiarlo in tutte le direzioni.

Resta un'avvertenza di buon senso: il suono migliore, in una sala circolare con palco frontale, si trova nel settore centrale del primo anello e nella prima metà del parterre. Sotto l'aggetto delle tribune, in fondo, la resa si impoverisce. Non è un difetto di questo impianto: capita in ogni arena del mondo, ma qui la geometria circolare lo accentua.

I biglietti per gli eventi al Palazzo dello Sport

Non esiste una biglietteria permanente con un listino fisso: ogni evento ha il proprio prezzo, i propri settori e la propria prevendita, decisi dall'organizzatore. Le vendite ufficiali passano dal rivenditore autorizzato indicato di volta in volta sulla pagina dell'evento e sul canale ufficiale dell'impianto. Diffidate delle rivendite non autorizzate: ai concerti di richiamo, davanti al Palazzo dello Sport, la compravendita irregolare di tagliandi esiste ed espone a titoli non validi.

Un consiglio operativo che vale per tutte le grandi arene e che qui vale il doppio: controllate sempre il settore stampato sul biglietto rispetto alla mappa dell'allestimento specifico. Con tre anelli e configurazioni variabili, le sigle dei settori cambiano da evento a evento, e arrivare al varco sbagliato quando ci sono ottomila persone in coda costa venti minuti.

Cosa fare prima e dopo un concerto al Palazzo dello Sport

Il quartiere intorno non è il centro storico e di sera non brulica. Chi arriva con anticipo ha però a disposizione la passeggiata sul lago, i giardini, e nelle stagioni giuste la programmazione estiva dell'EUR, che negli ultimi anni si è fatta consistente: le rassegne del EUR Social Park, il villaggio latino della Fiesta al Parco Rosati e le serate del Ninfeo Village hanno reso il quartiere una destinazione serale, cosa che vent'anni fa non era.

Palazzo dello Sport Roma
Palazzo dello Sport Roma

Lo sport al Palazzo dello Sport: boxe, basket, pallavolo

Prima di diventare un'arena da concerti, questo edificio è stato per decenni il tempio di tre sport, e in due di questi ha ospitato pagine che i tifosi italiani ricordano ancora.

La grande boxe al Palazzo dello Sport

Gli anni Sessanta e Settanta furono la stagione d'oro. Sul ring montato al centro del parterre combatterono Sandro Mazzinghi, Nino Benvenuti e Bruno Arcari, i tre nomi che hanno portato la boxe italiana sui titoli di prima pagina. Nel 1964 la sala ospitò il primo incontro mondiale disputato fra due pugili italiani, fra Mazzinghi e Fortunato Manca: un fatto che, in uno sport dominato da americani e sudamericani, aveva un peso simbolico enorme.

Chi oggi entra per un concerto fatica a immaginarlo, ma per vent'anni il rumore che quelle pareti hanno assorbito più spesso è stato quello di quindicimila persone che contavano insieme fino a dieci.

La pallacanestro al Palazzo dello Sport

Dalla stagione 1982-83 fino al 2000 la sala fu il campo interno della Virtus Roma, e poi tornò a esserlo a più riprese fino al 2018. Nel 1991 ospitò tutte le gare dell'Europeo di pallacanestro. La pallacanestro romana ha vissuto qui i suoi anni migliori e il ricordo di quel pubblico resta nella memoria sportiva della città.

La pallavolo al Palazzo dello Sport

Il capitolo più celebre è il Mondiale del 1978, quando la finale fra Italia e Unione Sovietica richiamò una folla stimata in diciottomila persone, ben oltre la capienza odierna: erano altri tempi e altri criteri di sicurezza. La sala ha poi ospitato gare del Mondiale 2010 e degli Europei del 2005 e del 2023. La Roma Volley Club, che per alcune stagioni ha giocato qui, disputa oggi le partite interne al Palazzetto dello Sport del Flaminio.

Palazzo dello Sport e Palazzetto dello Sport: due edifici diversi

È la confusione più frequente e produce ogni anno un certo numero di persone che si presentano al posto sbagliato con il biglietto in mano. Le due strutture sono entrambe opera di Pier Luigi Nervi, entrambe legate ai Giochi del 1960, ed entrambe hanno una cupola di cemento armato. Finisce qui.

Il Palazzetto dello Sport è al Flaminio, in piazza Apollodoro, accanto a viale Tiziano, dall'altra parte della città rispetto all'EUR. Fu ideato nel 1956 da Annibale Vitellozzi con Nervi alle strutture, costruito fra il luglio 1956 e il settembre 1957 e inaugurato il primo ottobre 1957. La cupola misura circa 78 metri di diametro, deborda dal perimetro della sala di circa dieci metri ed è sostenuta all'esterno da trentasei cavalletti a forma di Y, distanziati fra loro di 6,30 metri. La capienza originaria era di quattromila o cinquemila spettatori, poi ridotta e oggi intorno ai tremilacinquecento posti.

Le differenze pratiche, per chi deve scegliere dove andare: il Palazzetto è un impianto di quartiere, raggiungibile con i tram e i bus della zona Flaminio, e ospita campionati e concerti di taglia media; il Palazzo dello Sport è il grande contenitore dell'EUR, servito dalla metropolitana B, tre volte più capiente. E una differenza visiva che permette di riconoscerli in fotografia in due secondi: la cupola del Palazzetto sporge oltre il volume dell'edificio e poggia sui cavalletti esterni a Y, quella del Palazzo dello Sport no.

Opinione personale, e netta: dal punto di vista architettonico il Palazzetto del Flaminio è l'opera più riuscita delle due. Il Palazzo dello Sport è più grande, più ambizioso e più famoso, ma il Palazzetto è più puro, perché lì la struttura è tutto l'edificio e non c'è nulla che la nasconda. Chi si interessa di Nervi dovrebbe vederli entrambi, nell'ordine: prima il Flaminio, poi l'EUR.

Palazzo dello Sport Roma - visto dalle cascate dell'EUR
Palazzo dello Sport Roma, visto dalle cascate dell'EUR

L'EUR intorno al Palazzo dello Sport

Il Palazzo dello Sport non è un edificio isolato: è il fondale settentrionale di un parco d'acqua che vale da solo una mattinata.

Il laghetto e il Parco Centrale del Lago

Il Parco Centrale del Lago copre 165.130 metri quadrati, con lecci, pioppi, magnolie, olivi e aceri. Il lago è artificiale e misura 85.120 metri quadrati, con una profondità compresa fra due e quattro metri: si sviluppa per circa un chilometro di lunghezza con una larghezza variabile fra sessanta e centotrenta metri, e contiene 220.000 metri cubi d'acqua. Era previsto per l'Esposizione del 1942, fu completato nel 1955 e portato a termine in vista dei Giochi del 1960. Lo scavo richiese l'estrazione di 300.000 metri cubi di terra e centocinquanta operai impegnati per 300.000 ore di lavoro.

Lungo la riva corre la Passeggiata del Giappone, con i ciliegi donati dalla città di Tokyo: a fine marzo e nei primi giorni di aprile è uno degli spettacoli naturali più belli di Roma, e chi capita all'EUR per un evento in quel periodo farebbe bene ad arrivare con due ore di anticipo.

Il Giardino delle Cascate

Sul lato del lago si apre il Giardino delle Cascate, quarantaduemila metri quadrati organizzati in un sistema articolato di cascate, fontane, vasche e aree verdi, disegnato da Raffaele De Vico e inaugurato il 29 giugno 1961. Restò chiuso al pubblico per decenni: la parte inferiore è stata riaperta il 5 maggio 2017. Le cascate non hanno una funzione soltanto scenografica, perché ossigenano l'acqua del lago e fanno parte del sistema idraulico del quartiere. Il giardino ha fatto da sfondo a più di un film italiano.

I musei e gli altri edifici intorno al Palazzo dello Sport

A pochi minuti a piedi si trova il complesso del Museo delle Civiltà, che riunisce raccolte etnografiche e preistoriche di importanza nazionale, compreso il Museo Preistorico Etnografico Pigorini. Poco oltre, verso la via Ostiense, c'è il Museo della Via Ostiense. Sull'asse congressuale si allineano il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera e la Nuvola di Fuksas, mentre il Palazzo della Civiltà Italiana chiude la prospettiva a occidente.

La combinazione che consiglio a chi ha una giornata e un biglietto per la sera: musei la mattina, pranzo in quartiere, pomeriggio intorno al lago e alle cascate, aperitivo sulla riva, e poi al Palazzo dello Sport a piedi. È l'unico modo per far sì che l'EUR non resti, nel ricordo, solo un parcheggio davanti a un concerto.

Una curiosità su Palazzo dello Sport

La curiosità vera riguarda un concorso perso. Nel 1939, quando l'area sopra il laghetto doveva ricevere un edificio monumentale per l'Esposizione Universale del 1942, fu bandita una gara per un Palazzo dell'Acqua e della Luce. Nessuno vinse: la commissione non assegnò il primo premio. Il secondo posto andò a Pier Luigi Nervi. Poi arrivò la guerra, l'Esposizione non si fece mai, il quartiere restò a metà e quello spazio rimase vuoto per sedici anni.

Nel 1955 il Comitato Olimpico Internazionale assegnò a Roma i Giochi del 1960, e l'area tornò disponibile per un grande edificio pubblico. Questa volta Nervi non partecipò a un concorso: costruì. È una simmetria che i manuali citano poco e che vale la pena tenere a mente quando si guarda la cupola, perché quel cemento è la seconda risposta di un progettista a una domanda che gli era stata posta prima della guerra, in un altro regime, per un'esposizione che non ci fu.

C'è un secondo elemento, meno solenne e altrettanto curioso: il nome del piazzale. L'indirizzo ufficiale del Palazzo dello Sport oggi è Piazzale Pier Luigi Nervi, mentre per decenni l'edificio ha avuto recapito in Piazzale dello Sport. Il cambio di intitolazione ha trasferito la paternità dall'uso alla firma, e ha prodotto l'unico caso romano in cui un ingegnere strutturista dà il nome alla piazza dell'edificio che ha calcolato. In una città che dedica le vie ai santi e ai generali, è una piccola rivoluzione culturale.

Terza curiosità, per chi ama i numeri: la copertura del Palazzo dello Sport misura nove centimetri di spessore alla sommità. Un muro di casa, tramezzo compreso, ne misura dieci. Sopra la testa di undicimila persone c'è meno cemento di quanto ce ne sia fra un salotto e la camera da letto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Palazzo dello Sport

Che il modo migliore per vederlo non è entrarci, ma guardarlo dall'acqua. Quasi tutti lo fotografano dal piazzale, frontalmente, salendo dalla fermata della metropolitana: da lì la cupola è schiacciata dalla prospettiva e l'edificio sembra basso e largo, un disco appoggiato sull'asfalto. Il punto di vista giusto è l'opposto: dalla sponda meridionale del lago, o dalla passerella pedonale che lo attraversa, l'edificio si stacca dagli alberi, la calotta acquista curvatura e il vetro del tamburo riflette l'acqua. È la vista che i fotografi di architettura usano da sessant'anni e che nessuna indicazione turistica segnala.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda il deflusso. Il Palazzo dello Sport svuota undicimila persone in poche decine di minuti, e quelle persone convergono tutte sulla stessa fermata della metropolitana. Chi vuole evitare la calca ha due mosse, entrambe legittime e nessuna delle due ovvia: uscire durante l'ultimo brano, rinunciando ai bis, oppure restare seduti dieci minuti dopo la fine e uscire per ultimi, camminando poi verso EUR Fermi. La prima fa risparmiare tempo, la seconda fa risparmiare nervi. Personalmente scelgo la seconda: i bis sono spesso la parte migliore della serata.

Terza informazione poco diffusa: l'installazione luminosa esterna con i numeri, opera di Massimiliano Fuksas, non è un'opera d'arte concepita per l'edificio. È la traduzione visiva di un contratto di sponsorizzazione, i numeri sono quelli del gioco del lotto, e oggi che quel contratto è scaduto da anni continuano a comparire su un edificio che con il gioco non ha più alcun rapporto. È un fossile commerciale, e in quanto tale racconta la storia recente dell'impianto meglio di qualunque targa.

Il consiglio che ti do per visitare Palazzo dello Sport

Il primo consiglio è strutturale: il Palazzo dello Sport non si visita, si frequenta. Non ha un percorso museale, non ha un biglietto d'ingresso ordinario, non apre le porte a chi passa. Chi lo vuole vedere dentro deve comprare un biglietto per un evento, e tanto vale sceglierlo bene. Un concerto rock lo mostra nella sua configurazione più spettacolare, con il parterre pieno e le luci che salgono lungo la cupola; una partita di pallavolo lo mostra nella sua forma più onesta, con i tre anelli aperti e la geometria circolare finalmente leggibile. Se l'interesse è architettonico, la partita batte il concerto.

Il secondo consiglio riguarda l'orario di arrivo. Arrivare presto al Palazzo dello Sport paga sempre: si entra senza coda, si trova il proprio settore con calma, si beve qualcosa sull'Anello Panoramico e si ha il tempo di percorrerlo tutto. Arrivare all'ultimo minuto significa il varco sbagliato, la scala affollata e i primi dieci minuti passati a cercare la fila.

Il terzo consiglio è sui posti. Se il palco è frontale, il settore che consiglio ai gruppi che accompagno è il primo anello, centrale o leggermente laterale rispetto al palco. Costa meno del parterre numerato, si vede meglio della seconda metà del parterre in piedi e si sente meglio del terzo anello. Se invece l'allestimento è centrale, con il palco al centro dell'arena, allora la gerarchia si rovescia e il secondo anello diventa il posto migliore della sala.

Quarto: vestitevi a strati. Un'arena da undicimila persone con il pubblico in piedi raggiunge temperature che in dicembre sorprendono chi è entrato con il cappotto. Il guardaroba esiste ma nelle serate piene ha code lunghe all'uscita, ed è il secondo collo di bottiglia dopo la metropolitana.

Quinto e ultimo: se venite da fuori Roma per un evento, non programmate la partenza del treno entro un'ora dalla fine dello spettacolo. Fra deflusso, metropolitana e Termini, novanta minuti sono il minimo realistico. L'ho visto sbagliare troppe volte.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Palazzo dello Sport fu costruito per le Olimpiadi del 1960. Quasi nessuno ricorda che ospitò il pugilato, e che proprio quel torneo olimpico romano vide passare sul ring un diciottenne di Louisville che vinse l'oro nei mediomassimi e che il mondo avrebbe conosciuto pochi anni dopo con un altro nome. Il pugilato dei Giochi di Roma si svolse in due sedi, e questa fu la principale.

Il secondo fatto noto e poco citato riguarda la sequenza delle date. L'edificio fu inaugurato il 3 giugno 1960 e già il 4 giugno ospitò un incontro di pugilato professionistico con circa quindicimila spettatori, mentre i Giochi sarebbero cominciati soltanto alla fine di agosto. In altre parole: il Palazzo dello Sport lavorava a pieno regime prima ancora di ricevere la funzione per cui era stato costruito. Chi ha seguito la storia recente dei grandi impianti sportivi italiani sa quanto sia raro.

Terzo: si cita sempre il diametro della cupola, quasi cento metri, e quasi mai il costo. Un miliardo e novecento milioni di lire dell'epoca, per un edificio consegnato in due anni. È il genere di dato che serve a capire perché la stagione dell'ingegneria italiana fra il 1955 e il 1965 sia entrata nei manuali di mezzo mondo: non per le forme, ma per il rapporto fra risultato, tempo e denaro.

Quarto, e qui il fatto è noto solo agli addetti ai lavori: il Palazzo dello Sport è uno dei due impianti italiani ammessi all'associazione europea che riunisce le principali arene del continente. Non è un titolo onorifico, è un criterio di mercato: significa che l'impianto rientra nel circuito dove i tour internazionali costruiscono le proprie date.

La foto giusta da fare a Palazzo dello Sport

La fotografia migliore del Palazzo dello Sport si scatta dal lato opposto del lago, nel tardo pomeriggio, quando il sole arriva da ovest e accende il tamburo vetrato. Il punto preciso è la riva meridionale del Parco Centrale del Lago, all'altezza dei giardini: da lì l'edificio si compone con l'acqua in primo piano, i pini a incorniciare i lati e la cupola isolata contro il cielo. In estate, con il tramonto spostato tardi, la finestra buona si apre intorno alle otto di sera.

La seconda inquadratura da tenere a mente è quella dal Giardino delle Cascate. Salendo lungo il sistema di vasche si trova il punto in cui l'acqua in caduta occupa la parte bassa del fotogramma e la cupola compare sopra il verde: è un'immagine che mette insieme i due elementi fondanti del quartiere, il cemento e l'acqua, e che quasi nessun turista scatta perché il giardino è stato chiuso per decenni e molti non sanno che si può entrare.

La terza foto, quella che consiglio davvero a chi ha un biglietto in tasca, è dall'interno. Non il palco: il soffitto. Mettetevi sul parterre, puntate l'obiettivo verso l'alto e riempite l'inquadratura con le nervature della cupola che convergono verso il lucernario. Con un grandangolo viene una spirale che sembra disegnata a compasso, perché lo è. Quella fotografia racconta l'edificio molto meglio di qualunque scatto della facciata, ed è l'unica che non si può fare da fuori.

Avvertenza pratica: durante i concerti le regole sulla ripresa cambiano da produzione a produzione e alcuni artisti vietano macchine fotografiche con obiettivi intercambiabili. Il telefono è quasi sempre ammesso, l'attrezzatura professionale quasi mai. Le condizioni si leggono sul regolamento del singolo evento.

Un'ultima nota di gusto. Evitate la fotografia frontale dal piazzale con il cielo bianco di mezzogiorno: è la più facile, la più scattata e la meno interessante, perché appiattisce la curvatura e trasforma un capolavoro di ingegneria in un parallelepipedo grigio. La cupola del Palazzo dello Sport ha bisogno di luce radente per esistere.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 3 giugno 1960 l'edificio fu inaugurato, a poche settimane dall'apertura dei Giochi della XVII Olimpiade. Il giorno successivo, il 4 giugno, la sala ospitò il suo primo evento con pubblico: l'incontro di pugilato professionistico fra Giulio Rinaldi e Germinal Ballarin, seguito da circa quindicimila spettatori. Una folla del genere in un edificio consegnato ventiquattro ore prima dice molto della fiducia che quell'Italia riponeva nei propri ingegneri.

Nell'estate del 1960 ospitò i tornei olimpici di pallacanestro e di pugilato. Fu la prima Olimpiade trasmessa in televisione in diretta verso molti paesi europei, e le immagini della sala circolare piena entrarono nelle case di mezzo continente.

Nel 1964 si disputò qui il primo incontro valido per un titolo mondiale fra due pugili italiani, fra Sandro Mazzinghi e Fortunato Manca. Fu un evento sportivo e insieme un fatto di costume, perché la boxe in quegli anni era il secondo sport nazionale e riempiva le prime pagine.

Nel 1970 salirono sul palco i Rolling Stones, e il Palazzo dello Sport entrò nella storia della musica dal vivo italiana. Gli anni Settanta furono la stagione in cui le arene sportive italiane scoprirono di poter ospitare concerti rock, con tutto quello che quel passaggio comportò in termini di ordine pubblico e di rapporto fra istituzioni e pubblico giovanile.

Nel 1978 la finale del Campionato mondiale di pallavolo fra Italia e Unione Sovietica richiamò una folla stimata in diciottomila persone. È il record di affluenza citato per questo impianto, e con i criteri di capienza odierni non è ripetibile.

Dal 1982-83 la Virtus Roma vi disputò le gare interne, fino al 2000 e poi a più riprese fino al 2018. Nel 1991 la sala ospitò tutte le partite del Campionato europeo di pallacanestro.

Fra il 1999 e il 2003 l'edificio fu chiuso per il grande intervento di ristrutturazione, e riaprì nel 2003 con il concerto di Carlos Santana. Da quel momento il Palazzo dello Sport ha smesso di essere soltanto un impianto sportivo ed è diventato un'arena polifunzionale.

Nel 2010 ospitò gare del Campionato mondiale di pallavolo; nel 2005 e nel 2023 gare dei Campionati europei della stessa disciplina. Nel 2018 il nome commerciale fu dismesso e l'impianto tornò alla denominazione storica. Dal 2025 la proprietà ha avviato un intervento di ristrutturazione.

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Chi è passato da Palazzo dello Sport

Il primo elenco è quello degli ingegneri e degli architetti. Pier Luigi Nervi, che qui firmò una delle sue coperture più ardite, e Marcello Piacentini, che all'EUR aveva lavorato fin dal coordinamento dell'E42 e che con questo edificio chiuse la propria carriera romana. Piacentini morì nel 1960, l'anno stesso in cui il Palazzo dello Sport fu inaugurato: è l'ultimo grande edificio legato al suo nome nella città che aveva contribuito a ridisegnare.

Poi ci sono i pugili. Giulio Rinaldi, che aprì la sala il 4 giugno 1960. Sandro Mazzinghi e Fortunato Manca, protagonisti nel 1964 del primo mondiale fra due italiani. Nino Benvenuti, il campione olimpico del 1960 diventato poi campione del mondo, che su questo ring combatté più volte. Bruno Arcari, che dominò i superleggeri per tutti gli anni Settanta. Al torneo olimpico del 1960, fra i concorrenti del pugilato, c'era un diciottenne statunitense che vinse la medaglia d'oro nei mediomassimi e che da lì a poco avrebbe cambiato nome e cambiato lo sport.

Poi i cestisti. Tutta la grande pallacanestro italiana degli anni Ottanta e Novanta è passata su questo parquet, perché qui giocava la Virtus Roma, e nel 1991 il campionato continentale portò a Roma le nazionali di tutta Europa.

Poi i pallavolisti. La generazione italiana che fra gli anni Settanta e gli anni Duemila ha reso la pallavolo uno sport di massa nel paese ha giocato qui partite decisive, a partire dalla finale mondiale del 1978 contro l'Unione Sovietica.

Infine i musicisti, ed è la lista più lunga. I Rolling Stones nel 1970. Carlos Santana, che nel 2003 riaprì la sala dopo quattro anni di lavori. I Depeche Mode, i Cure, Paul McCartney, gli Iron Maiden, i Dire Straits. E Renato Zero, che a Roma è un fatto antropologico prima che musicale e che in questa sala ha costruito alcune delle sue stagioni più memorabili. Chi ha visto uno di quei concerti sa che il Palazzo dello Sport, quando è pieno, produce un suono di pubblico che nessun teatro romano riesce a generare.

Vale la pena aggiungere un nome che appartiene alla storia recente dell'edificio più che a quella dello spettacolo: Massimiliano Fuksas, autore dell'installazione luminosa esterna realizzata con la ristrutturazione dei primi anni Duemila e progettista, a poche centinaia di metri da qui, della Nuvola. Due interventi dello stesso architetto nello stesso quartiere, a vent'anni di distanza e con ambizioni opposte.

Il Palazzo dello Sport con i bambini

Portare un bambino a un evento al Palazzo dello Sport funziona bene se si scelgono la disciplina e il settore giusti. Una partita di pallavolo o di pallacanestro dura due ore, ha pause regolari, si vede benissimo da ogni anello ed è rumorosa il giusto. Un concerto rock nel parterre in piedi, con undicimila persone, non è un ambiente per un bambino piccolo: il volume sonoro è alto, la calca è reale e la visuale da un metro e venti d'altezza è nulla.

Se il concerto è la ragione della serata e il bambino viene comunque, il primo anello numerato è l'unica scelta ragionevole: posto a sedere, visuale libera, uscita rapida verso l'Anello Panoramico se serve una pausa. Le protezioni acustiche per bambini costano poco e in un'arena chiusa fanno la differenza.

Prima o dopo l'evento, il quartiere offre ai più piccoli quello che manca dentro: il parco intorno al lago è grande, pianeggiante e adatto a correre, il Giardino delle Cascate piace a chiunque abbia meno di dodici anni, e nelle stagioni giuste la programmazione all'aperto dell'EUR comprende attività per famiglie. È una combinazione che consiglio spesso: pomeriggio al parco, evento la sera, e nessuno arriva ai titoli di coda esausto.

Accessibilità del Palazzo dello Sport

L'impianto è stato oggetto di adeguamenti normativi nell'intervento di ristrutturazione fra il 1999 e il 2003 e di un ulteriore intervento avviato dalla proprietà nel 2025. Le postazioni riservate agli spettatori con disabilità e agli accompagnatori esistono e vengono assegnate in fase di acquisto, non all'ingresso: la richiesta va fatta al momento della prenotazione del biglietto, seguendo la procedura indicata dall'organizzatore dell'evento, che varia da produzione a produzione.

Dal punto di vista degli spostamenti, la fermata della metropolitana linea B che serve l'impianto e il percorso in superficie fino agli ingressi sono in piano o quasi, il che rende il Palazzo dello Sport più praticabile di molti luoghi del centro storico romano, dove il sampietrino è un ostacolo permanente. L'accesso all'edificio avviene però attraverso scalinate esterne: per chi ha difficoltà motorie l'ingresso dedicato esiste e va individuato prima, chiedendo all'organizzatore.

Per le informazioni puntuali su servizi igienici attrezzati, percorsi tattili e assistenza, il riferimento è la società di gestione: le condizioni cambiano con i lavori in corso e un dato riportato oggi potrebbe non valere fra sei mesi.

Quando andare al Palazzo dello Sport e quando evitarlo

La stagione forte delle arene indoor italiane va da ottobre a marzo, perché in estate i grandi tour si spostano all'aperto, negli stadi e nei festival. Chi vuole vedere il Palazzo dello Sport pieno cerchi quindi una data invernale. In primavera e in autunno prevalgono congressi, convention e manifestazioni fieristiche, che riempiono le sale laterali ma non l'arena.

Il momento da evitare, per chi viene per l'architettura e non per l'evento, è il giorno del grande concerto: transenne, aree chiuse, deviazioni pedonali e impossibilità di girare intorno all'edificio. Per fotografarlo e studiarlo, un feriale di mattina è perfetto: il piazzale è vuoto, il parco è accessibile e la luce sul lago è migliore.

Un'annotazione stagionale che vale più di molti consigli: la fioritura dei ciliegi della Passeggiata del Giappone, a fine marzo, trasforma il perimetro del lago in uno dei posti più belli di Roma, e il Palazzo dello Sport visto da là fra i rami in fiore è un'immagine che ripaga il viaggio fino all'EUR anche senza biglietto in tasca.

Mangiare e dormire vicino al Palazzo dello Sport

Dentro l'impianto ci sono cinque punti ristoro, tre dei quali lungo l'Anello Panoramico: funzionano per un panino e una bibita nell'attesa, non per cenare. Il quartiere intorno ha una ristorazione da zona d'uffici, con buoni indirizzi tradizionali e prezzi più ragionevoli del centro, ma nelle sere di grande evento i locali vicini si riempiono presto: chi vuole cenare prima dello spettacolo prenoti, oppure mangi in centro e arrivi con la metropolitana.

Sul fronte alberghiero l'EUR è uno dei distretti più attrezzati di Roma, perché serve il turismo congressuale: la proprietà indica oltre quattromilacinquecento camere in diciannove strutture entro quindici minuti, di cui oltre novecento raggiungibili a piedi. Per chi viene a Roma per un evento serale e riparte il giorno dopo, dormire all'EUR anziché in centro significa evitare completamente il problema del rientro notturno.

Chi invece vuole trasformare la serata in un soggiorno vero farà bene a dormire più vicino al centro storico e a considerare l'EUR come una gita di mezza giornata. Roma si visita a piedi, e l'EUR è l'unico quartiere della città dove camminare non basta: le distanze sono state disegnate per l'automobile.

Il Palazzo dello Sport e gli altri luoghi della musica a Roma

Per capire dove si colloca il Palazzo dello Sport nel panorama romano serve una scala. Sopra di lui c'è soltanto lo stadio, con i suoi settantamila posti, usato per i tour più grandi nei mesi estivi, e il Circo Massimo, che d'estate ospita i grandi eventi all'aperto e le stagioni del Teatro dell'Opera. Sotto, l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano, con le sue tre sale da 700, 1.200 e 2.800 posti, copre la musica classica, il jazz e il cantautorato; l'Atlantico Live Club, a poche centinaia di metri dal Palazzo dello Sport, prende i tour club da qualche migliaio di persone.

Il Palazzo dello Sport occupa la fascia che nessun altro impianto romano copre: fra i tremila e gli undicimila spettatori, al coperto, tutto l'anno. È per questo che la sua chiusura o riduzione temporanea pesa sul calendario della città intera, e per questo la ristrutturazione avviata nel 2025 è una notizia culturale prima che immobiliare. Roma, senza questa sala, perde una taglia.

Chi vuole vedere come il resto della programmazione si distribuisce nell'anno può partire dal Romaeuropa Festival, che in autunno mette in fila decine di spettacoli in una quantità di sedi diverse, e dal calendario estivo dell'EUR.

Organizzare un evento o una visita di gruppo al Palazzo dello Sport

Per i gruppi organizzati il Palazzo dello Sport pone problemi specifici: ingressi numerosi, settori distanti fra loro, deflusso concentrato. La regola che applico sempre è fissare il punto di ritrovo fuori dall'edificio e non dentro, perché all'interno la geometria circolare disorienta e il telefono, con undicimila persone collegate alla stessa cella, smette di funzionare in modo affidabile. Il punto migliore è il piazzale davanti alla scalinata principale, che si vede da lontano e non cambia mai.

Chi organizza trasferimenti, accompagnamento o esperienze per gruppi e aziende a Roma trova i servizi professionali di TourLeaderPro a Roma, e per le giornate aziendali che combinano un evento serale con un'attività di gruppo nel pomeriggio esistono formati costruiti apposta, raccolti nella pagina dedicata al team building a Roma.

Per i visitatori stranieri che stanno programmando il viaggio, le guide in inglese su cosa vedere in città e su come distribuire le giornate sono raccolte in best things to do in Rome e, per chi ha tre giorni a disposizione, nell'itinerario di tre giorni a Roma.

Domande veloci su Palazzo dello Sport

Dove si trova esattamente il Palazzo dello Sport?

A Piazzale Pier Luigi Nervi 1, 00144 Roma, nel quartiere EUR, sul lato settentrionale del Parco Centrale del Lago.

Come si arriva al Palazzo dello Sport con i mezzi pubblici?

Con la metropolitana linea B, fermata EUR Palasport, oppure con l'autobus 714, che ferma davanti all'impianto. Dal centro si arriva in metropolitana senza cambi da Termini.

Qual è la capienza del Palazzo dello Sport?

La proprietà indica una capienza massima di 11.500 ospiti. Il numero reale dipende dall'allestimento: le tribune contano 2.575 posti nel primo anello, 3.099 nel secondo e 3.833 nel terzo.

Quanto costa il biglietto per il Palazzo dello Sport?

Non esiste un prezzo fisso: non è un museo. Ogni evento ha la propria biglietteria e il proprio listino, decisi dall'organizzatore e pubblicati sulla pagina dell'evento.

Si può visitare il Palazzo dello Sport senza un evento?

No, l'edificio non è aperto alla visita libera. Si entra solo con il biglietto di uno spettacolo, di una gara o di una manifestazione.

Chi ha progettato il Palazzo dello Sport?

Marcello Piacentini per la parte architettonica e Pier Luigi Nervi per le strutture. Il progetto fu presentato nel 1956.

Quando è stato costruito il Palazzo dello Sport?

Fra il 1958 e il 1960, per i Giochi della XVII Olimpiade. L'inaugurazione avvenne il 3 giugno 1960.

Quanto è grande la cupola del Palazzo dello Sport?

La calotta sferica copre un diametro massimo di circa cento metri e ha uno spessore di nove centimetri nella parte sommitale.

Il Palazzo dello Sport e il Palazzetto dello Sport sono la stessa cosa?

No. Il Palazzo dello Sport è all'EUR, misura circa cento metri di diametro e arriva a 11.500 posti. Il Palazzetto dello Sport è al Flaminio, in piazza Apollodoro, ha una cupola di circa 78 metri sostenuta da trentasei cavalletti a Y e una capienza intorno ai 3.500 posti. Entrambi sono opera di Nervi, ma sono edifici diversi in quartieri diversi.

Perché il Palazzo dello Sport si chiamava con un altro nome?

Dal 2003 al 2018 l'impianto ha portato in insegna il marchio dell'azienda che aveva finanziato la ristrutturazione acquisendo i diritti di denominazione. Dal 2018 è tornato al nome storico.

Chi gestisce oggi il Palazzo dello Sport?

La proprietà è di EUR S.p.A., la società che amministra il patrimonio immobiliare del quartiere, con sede a Largo Virgilio Testa 23.

Il Palazzo dello Sport è aperto o in ristrutturazione?

La proprietà indica che dal 2025 è in corso un intervento di ristrutturazione per l'adeguamento agli standard internazionali. La disponibilità per i singoli eventi va verificata sul canale ufficiale dell'evento.

Ci sono parcheggi al Palazzo dello Sport?

L'impianto dispone di circa 20.000 metri quadrati di aree esterne e il quartiere offre molti stalli su strada. La disponibilità effettiva dipende dall'evento e dalle prescrizioni di sicurezza della singola serata.

Qual è il settore migliore per un concerto al Palazzo dello Sport?

Con palco frontale, il primo anello numerato, centrale rispetto al palco. Con allestimento centrale, il secondo anello. La seconda metà del parterre in piedi è il settore che rende meno rispetto al prezzo.

Si possono fare foto durante i concerti al Palazzo dello Sport?

Dipende dalla produzione. Il telefono è quasi sempre ammesso, le macchine fotografiche con obiettivi intercambiabili quasi mai. Il regolamento del singolo evento è l'unico riferimento valido.

Il Palazzo dello Sport è accessibile in sedia a rotelle?

Esistono postazioni riservate, che si richiedono al momento dell'acquisto del biglietto tramite la procedura indicata dall'organizzatore. L'accesso avviene attraverso scalinate esterne, quindi il percorso dedicato va concordato prima.

Quanto dura un evento al Palazzo dello Sport?

Una partita di pallavolo o pallacanestro occupa circa due ore; un concerto fra le due e le due ore e mezza compresi i bis. Ai tempi dello spettacolo vanno aggiunti trenta o quaranta minuti di ingresso e altrettanti di deflusso.

C'è il guardaroba al Palazzo dello Sport?

Il servizio di guardaroba viene attivato a supporto degli eventi e si trova lungo l'Anello Panoramico. Nelle serate piene la coda all'uscita è consistente: chi ha fretta faccia a meno di usarlo.

Che cosa c'è da vedere intorno al Palazzo dello Sport?

Il laghetto dell'EUR con il Parco Centrale del Lago, il Giardino delle Cascate, il Museo delle Civiltà, il Palazzo dei Congressi, la Nuvola di Fuksas e il Palazzo della Civiltà Italiana, tutti a distanza di passeggiata.

Quali sport si sono giocati al Palazzo dello Sport?

Pallacanestro e pugilato ai Giochi del 1960, poi decenni di grande boxe, la pallacanestro della Virtus Roma dal 1982-83, e la pallavolo, con la finale mondiale del 1978 fra Italia e Unione Sovietica e le gare del Mondiale 2010 e degli Europei del 2005 e del 2023.

Quali artisti hanno suonato al Palazzo dello Sport?

Fra gli altri i Rolling Stones nel 1970, Carlos Santana nel 2003, i Depeche Mode, i Cure, Paul McCartney, gli Iron Maiden, i Dire Straits e Renato Zero.

Il Palazzo dello Sport è adatto ai bambini?

Per le partite sì, con qualunque settore numerato. Per i concerti conviene il primo anello a sedere e le protezioni acustiche; il parterre in piedi non è un ambiente adatto ai più piccoli.

Qual è il momento migliore per fotografare il Palazzo dello Sport?

Il tardo pomeriggio dalla riva meridionale del lago, con il sole da ovest sul tamburo vetrato. A fine marzo, con i ciliegi della Passeggiata del Giappone in fiore, l'inquadratura guadagna moltissimo.

Dove conviene dormire per un evento al Palazzo dello Sport?

Chi riparte il giorno dopo dorme all'EUR, che secondo la proprietà offre oltre quattromilacinquecento camere entro quindici minuti. Chi resta a Roma più giorni dorme in centro e raggiunge l'impianto con la metropolitana B.

Quanto tempo serve per uscire dal Palazzo dello Sport dopo un concerto?

Fra deflusso, discesa alla metropolitana e attesa del treno, fra i trenta e i cinquanta minuti nelle serate da tutto esaurito. Chi ha un treno a Termini calcoli almeno novanta minuti dalla fine dello spettacolo.

Il mio giudizio sul Palazzo dello Sport

Accompagno gruppi a Roma da molti anni e continuo a portare le persone qui anche quando non c'è nulla in programma, semplicemente per guardarlo dal lago. Il Palazzo dello Sport è uno dei pochissimi edifici romani del Novecento che regge il confronto con l'antico senza imitarlo: non ha colonne, non ha marmi, non cita nulla, e tuttavia produce la stessa sensazione di misura che si prova sotto la cupola del Pantheon. È la stessa idea, costruita con altri mezzi e millenovecento anni dopo.

Il consiglio con cui chiudo è concreto. Se avete un biglietto, entrate mezz'ora prima, salite sull'Anello Panoramico, fate il giro completo della circonferenza e poi, una volta dentro, alzate la testa e guardate le nervature convergere verso il lucernario prima che si spengano le luci. Trenta secondi. Sono i migliori della serata, e nessuno ve li segnala.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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