Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Fiesta occupa il Parco Rosati, in Via delle Tre Fontane 24, all’interno del Parco del Turismo all’Eur: un’area recintata di circa cinquemila metri quadrati, collaudata per 3.500 persone, che ogni estate diventa il più grande contenitore di musica latinoamericana in Italia. La fermata di metropolitana più comoda è EUR Palasport, sulla linea B, da cui si risale a piedi in una decina di minuti costeggiando il Palazzo dello Sport; in automobile si arriva da Via Cristoforo Colombo, ma nelle sere di concerto grosso il parcheggio nel quadrante diventa un esercizio di pazienza. Il festival apre in genere dal mercoledì alla domenica: nelle serate senza concerto i cancelli si aprono verso le 22, in quelle con concerto verso le 21, e il live parte intorno alle 23. L’ingresso è di regola riservato ai maggiorenni e il documento d’identità è obbligatorio. I prezzi cambiano da serata a serata, dal biglietto di ingresso semplice a quello dei nomi internazionali, e il calendario si rinnova ogni anno: il programma in corso e i titoli d’accesso si consultano sul sito ufficiale del festival. Se volete inquadrare il quartiere prima di scendere dalla metropolitana, la pagina dell’Eur vi dà le coordinate storiche e urbanistiche.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

Dove si trova Fiesta (Parco Rosati – Eur) e come ci si arriva
L’indirizzo e il Parco del Turismo
Via delle Tre Fontane è una delle direttrici minori dell’Eur, quelle che il piano del quartiere aveva pensato come raccordi verdi fra le grandi assi monumentali. Al civico 24 il cancello si apre su un pezzo di Parco del Turismo, la fascia alberata che scende verso sud dal nucleo dei palazzi razionalisti. Non è una piazza, non è un teatro, non è un capannone: è un parco urbano dentro il quale, ogni primavera, viene montato un allestimento stagionale che occupa circa cinquemila metri quadrati. La differenza si sente appena si entra: sopra la testa ci sono i pini, non un soffitto, e la temperatura di una notte di luglio al Parco Rosati è di parecchi gradi più clemente di quella di un locale chiuso.
La via prende il nome dal complesso dell’Abbazia delle Tre Fontane, il monastero trappista che chiude la valletta poco più a nord: una coincidenza toponomastica che a me diverte sempre, perché a poche centinaia di metri di distanza convivono il silenzio assoluto di una comunità monastica e tremila persone che ballano il reggaeton. Roma è anche questo, e nessuno dei due sembra darsene pensiero.
Con la metropolitana e con i mezzi di superficie
La linea B della metropolitana serve l’Eur con una sequenza di fermate ravvicinate. Per il Parco Rosati la più utile è EUR Palasport: si esce su Viale America, si prende verso il Palazzo dello Sport di Nervi e Piacentini e in dieci minuti scarsi si è al cancello. Va bene anche EUR Fermi, che allunga la camminata di qualche minuto ma scarica meno gente. In superficie il quadrante è attraversato dalle linee che risalgono Via Cristoforo Colombo e da quelle che percorrono Viale dell’Arte: i numeri cambiano con gli orari estivi, quindi conviene controllarli sul sito del gestore del trasporto pubblico la sera stessa.
Il punto critico non è arrivare, è tornare. Una serata al Parco Rosati finisce a notte inoltrata, e il servizio della metropolitana non copre l’intero arco della serata: verificate l’ultima corsa prima di uscire di casa, oppure mettete in conto le linee notturne di superficie o un taxi. È l’errore più frequente che vedo fare a chi viene per la prima volta.
In automobile e in motorino: il nodo dei parcheggi
L’Eur è uno dei pochi quartieri romani progettati con strade larghe e parcheggi, e questo fa credere a molti che si possa arrivare in automobile senza problemi. Nelle serate ordinarie è vero. Nelle sere di concerto internazionale, quando al Parco Rosati si aggiungono gli eventi del Palazzo dello Sport a poche centinaia di metri, il quadrante si satura e si finisce a girare per venti minuti. Il motorino resta la soluzione romana per eccellenza. Chi arriva da fuori Roma e dorme in centro faccia i conti con il rientro: l’Eur è a sud, fuori dall’anello dei Musei e delle piazze, e a piedi non ci si torna.
Che cosa è davvero Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Un villaggio latino, non una discoteca
La definizione che il festival dà di sé stesso è precisa: un music hall all’aperto. Significa che il cuore dell’allestimento è un palco vero, di dimensioni da tour, con un led wall alle spalle e un impianto dimensionato per tremila persone. Intorno al palco l’area si articola in sale da ballo distinte, ciascuna con una propria programmazione musicale, in un ristorante affacciato sull’area concerti, in un bar, in un’area privé e in una zona hospitality. C’è persino uno schermo per proiezioni, usato per film e documentari: un dettaglio che quasi nessuno conosce e che racconta l’ambizione originaria del progetto, che non era quella di aprire un locale estivo.
Il risultato è che la stessa serata può essere vissuta in tre modi completamente diversi. Chi arriva per il concerto resta davanti al palco e se ne va dopo il bis. Chi viene per ballare si sposta sulle piste e comincia quando gli altri finiscono. Chi viene per cenare e guardare occupa i tavoli affacciati e si gode lo spettacolo da seduto. Il biglietto è lo stesso, l’esperienza no.
Le piste da ballo di Fiesta al Parco Rosati
L’impianto prevede piste separate con vocazioni differenti: una pista centrale dedicata a salsa e bachata, dove si concentrano gli spettacoli del corpo di ballo; una pista pensata per il pubblico più giovane, dove il reggaeton e il dembow dominano la selezione; una pista affidata alle scuole di danza, che è poi il posto dove si balla meglio e dove si trova la gente che ballare lo sa fare per davvero. Questa articolazione è la ragione per cui il festival regge una stagione lunga quattro mesi senza stancare: un ballerino di salsa e un ragazzo di diciannove anni venuto per il reggaeton possono coesistere a trenta metri di distanza senza contendersi la stessa cassa.
Il corpo di ballo e i dj
Nelle stagioni recenti il festival ha schierato un corpo di ballo multietnico di ventidue ballerini, presente per tutta l’estate, e una squadra di otto dj che si alternano sulle diverse piste. Non è un dettaglio da comunicato: è la ragione per cui una serata senza concerto al Parco Rosati non somiglia a una serata in un locale con la musica registrata. Lo spettacolo di ballo è programmato, provato e ripetuto, e funziona da cerniera fra il pubblico che guarda e quello che poi scende in pista. La mia opinione netta: se dovete scegliere una sola serata e non vi interessa un nome preciso sul palco, scegliete una sera senza concerto. Si balla di più, si spende meno e il festival mostra la sua natura vera.

La storia di Fiesta (Parco Rosati – Eur), dal 1995 a oggi
La nascita all’Eur
Fiesta nasce nel 1995, e nasce proprio qui, nel quadrante dell’Eur. Bisogna ricordare che cosa era Roma a metà degli anni Novanta per capire quanto la scommessa fosse azzardata: la musica latinoamericana in Italia era confinata a qualche locale specializzato e a una manciata di serate a tema, mentre il grande pubblico la conosceva attraverso i pochi nomi che passavano in televisione. Costruire un festival intero su quel repertorio, all’aperto, per una stagione di mesi, significava contare su un pubblico che in larga parte non esisteva ancora e che andava formato. Il calcolo si è rivelato giusto per due ragioni parallele: la crescita della comunità latinoamericana residente a Roma e l’esplosione mondiale dei generi caraibici, che dalla salsa degli anni Settanta è passata per il boom della bachata e poi per quello del reggaeton.
Gli anni fuori casa e il ritorno al Parco Rosati
Nel corso della sua storia il festival ha cambiato sede più volte, allargandosi quando la richiesta cresceva: nel 2019, per esempio, la programmazione era sdoppiata fra il Parco Rosati e l’Ippodromo delle Capannelle, che permetteva numeri da grande concerto. Proprio il 2019 è stata l’edizione del venticinquesimo compleanno, celebrata con una stagione lunga da giugno a settembre. Poi sono arrivati i due anni di fermo imposti dall’emergenza sanitaria, che hanno azzerato l’estate dei festival romani, e la ripartenza. Il ritorno stabile al Parco Rosati ha chiuso un cerchio: il festival è tornato nel quartiere dove era nato.
Perché Fiesta è durata dove altri hanno chiuso
A Roma, di rassegne estive musicali ne sono nate e morte a decine. Fiesta è durata trent’anni per una ragione che ha poco a che vedere con la musica e molto con l’organizzazione: ha costruito un pubblico di ritorno. Chi impara a ballare la salsa in una scuola romana finisce al Parco Rosati per mettere in pratica quello che ha imparato, ci torna la settimana dopo, e porta qualcuno. Un festival che vive di eventi singoli dipende dal nome sul cartellone; un festival che vive di una pratica, il ballo, dipende da un’abitudine. Le abitudini sono più solide dei cartelloni. Se cercate un’altra rassegna che ha capito la stessa cosa con un pubblico diverso, guardate come si comporta il jazz sotto le Terme di Caracalla.
Come funziona una serata a Fiesta (Parco Rosati – Eur)
L’ingresso, i controlli, il documento
Si entra da Via delle Tre Fontane 24 attraverso un varco controllato. Il regolamento del festival prevede metal detector e varchi elettronici, il documento d’identità è richiesto e l’accesso è di regola vietato ai minori di diciotto anni, salvo eventi specifici autorizzati. Sono esclusi dall’ingresso armi, sostanze stupefacenti, spray irritanti, materiale infiammabile, ombrelli con punte acuminate, cinture con fibbie metalliche di grandi dimensioni e gli animali, salvo autorizzazioni espresse. Il fumo è consentito soltanto nelle aree attrezzate e indicate.
C’è una clausola che vale la pena leggere prima di arrivare, perché è quella che crea più discussioni al cancello: chi esce dall’area non rientra con lo stesso titolo di accesso. Se uscite a prendere qualcosa in automobile o a fare una telefonata fuori dal rumore, per rientrare serve un nuovo biglietto, ammesso che la capienza lo consenta. Organizzatevi di conseguenza.
Gli orari di una serata al Parco Rosati
Lo schema consolidato è questo: nelle serate senza concerto i cancelli si aprono intorno alle 22, in quelle con concerto intorno alle 21, e il live comincia verso le 23. Dopo il concerto la serata non finisce: le piste restano aperte e il festival prosegue fino a tarda notte. Chi arriva alle 23 pensando di trovare il concerto già cominciato spesso lo trova appena iniziato; chi arriva alle 21 per un concerto delle 23 si guadagna la prima fila e due ore di dj set.
Mangiare e bere a Fiesta
L’area comprende un ristorante affacciato sullo spazio concerti, un bar e un’area privé. È ristorazione da festival, non da guida gastronomica, e va presa per quello che è: serve a non uscire per cenare, il che, vista la regola sul rientro, non è un dettaglio secondario. Il mio consiglio pratico è banale e funziona: cenate presto altrove, entrate per l’apertura e usate il bar solo per idratarvi. A luglio, al Parco Rosati, si suda parecchio.

I generi che si ascoltano a Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Il festival dichiara un ventaglio preciso: salsa, mambo, cha cha cha, bachata, rumba, merengue, timba, reggae e reggaeton. Sono nomi che il pubblico italiano usa spesso come sinonimi generici di musica latina, e sono invece tradizioni distinte, nate in paesi diversi, in decenni diversi, per ragioni sociali diverse. Vale la pena arrivare al cancello sapendo che cosa si sta per ascoltare: il piacere di una serata al Parco Rosati raddoppia quando si riconosce che cosa sta suonando l’orchestra.
Salsa e mambo
Il mambo viene da Cuba e dagli anni Quaranta, dall’innesto di sezioni ritmiche sincopate dentro la struttura del danzón; è il genere che Dámaso Pérez Prado ha portato in Messico e poi nel mondo, con quell’orchestrazione di fiati aggressiva che ancora oggi riconosce chiunque. La salsa è più tarda e non nasce nei Caraibi: si forma a New York fra gli anni Sessanta e Settanta, negli ambienti portoricani e cubani della città, e prende il nome commerciale che le dà l’etichetta Fania. Dentro c’è il son montuno cubano, c’è la tradizione portoricana, c’è il jazz dei fiati. La struttura ritmica di riferimento è la clave, la cellula di cinque colpi che organizza tutto il resto: se una sera al Parco Rosati riuscite a sentirla sotto l’orchestra, avete capito la salsa.
Cha cha cha, rumba e timba
Il cha cha cha ha una data e un autore: lo mette a punto il violinista cubano Enrique Jorrín nei primi anni Cinquanta, semplificando i passi del danzón mambo per un pubblico che faticava a seguirli. È il genere che ha insegnato a ballare a mezzo mondo. La rumba è un’altra faccenda: è la tradizione afrocubana di percussioni e voce, nelle sue forme di guaguancó, yambú e columbia, nata nei cortili e nei porti, senza fiati e senza orchestra, e nel 2016 iscritta dall’Unesco nella lista del patrimonio culturale immateriale. La timba è la più recente e la più feroce: Cuba, anni Novanta, orchestre come Los Van Van e NG La Banda che spingono la salsa dentro il funk e l’aggressività ritmica. Ballarla richiede fiato.
Bachata e merengue
Entrambi vengono dalla Repubblica Dominicana e hanno storie sociali opposte. Il merengue, in due quarti, con tambora, güira e fisarmonica, è stato promosso a musica nazionale durante il regime di Trujillo e ha goduto di rispettabilità fin dall’inizio. La bachata no: nata dalla chitarra e dal bolero nei quartieri poveri, è stata a lungo considerata musica di serie B, esclusa dalle radio e dai salotti. Il suo riscatto arriva nel 1990 con Bachata Rosa di Juan Luis Guerra, e poi, negli anni Duemila, con la bachata urbana degli Aventura, formazione dominicano americana cresciuta nel Bronx. Oggi è il genere che riempie di più le piste italiane, e al Parco Rosati la pista centrale è in buona parte sua.
Reggae, reggaeton e dembow
Il reggae è giamaicano e arriva alla fine degli anni Sessanta dall’evoluzione di ska e rocksteady. Il reggaeton è una storia caraibica incrociata: parte da Panama con il reggae cantato in spagnolo, si struttura a Porto Rico negli anni Novanta nell’ambiente underground, e si costruisce su una cellula ritmica ricavata dal dembow di Shabba Ranks, che ne diventa il nome tecnico. Il dembow dominicano è la mutazione successiva, più veloce e più secca, quella che oggi domina le piste giovani. Al Parco Rosati questi tre mondi convivono su piste diverse, ed è la scelta che ha permesso al festival di invecchiare senza perdere i ventenni.

Fiesta (Parco Rosati – Eur) come progetto culturale
La dichiarazione di intenti del festival è più impegnativa di quanto il nome lasci pensare: costruire un ponte culturale permanente fra l’Italia e i cittadini latinoamericani che vivono a Roma, promuovendo il valore dell’integrazione fra i popoli nel rispetto delle diverse identità. Detta così suona come una frase da brochure. Nella pratica significa una cosa concreta e verificabile: il festival collabora con le ambasciate e gli istituti di cultura latinoamericani presenti a Roma e con le associazioni che si occupano di divulgare quella musica, e coinvolge le scuole di ballo della città dandogli uno spazio dedicato.
Roma ospita una comunità latinoamericana consistente, peruviana, ecuadoriana, dominicana, colombiana, cubana, che per larga parte dell’anno è poco visibile nel racconto pubblico della città. Per tre mesi l’anno, in un parco dell’Eur, quella comunità ha un luogo proprio e condiviso. Vale la pena dirlo senza retorica: pochi progetti privati romani hanno prodotto altrettanta mescolanza reale, e nessuno per altrettanto tempo.
Biglietti, prezzi e ingresso a Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Il sistema dei prezzi segue la logica di ogni festival a stagione lunga: l’ingresso semplice per le serate di sola musica da ballo costa poco, il biglietto per i concerti dei nomi internazionali costa secondo il richiamo dell’artista, e in molti casi si aggiunge una quota di prevendita. Alcune serate prevedono tariffe differenziate o ingressi promozionali. Poiché il cartellone cambia ogni anno e le tariffe con lui, l’unico posto dove leggere il dato giusto è il sito ufficiale del festival, che pubblica i titoli di accesso serata per serata. L’acquisto del biglietto comporta l’accettazione del regolamento del locale.
Un consiglio da chi accompagna gruppi: per le serate ordinarie non serve muoversi con settimane di anticipo, per i concerti dei nomi grossi sì, perché la capienza collaudata è di 3.500 persone e non è elastica. Quando un artista da stadio accetta una data in uno spazio da tremilacinquecento, i biglietti finiscono in fretta.
Regole e accesso a Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Oltre a quanto già detto su documento e maggiore età, il regolamento vieta l’accesso in stato di ebbrezza manifesta, qualunque condotta discriminatoria su base razziale, etnica o sessuale, gli indumenti che possano essere confusi con le divise del personale di sicurezza e le attività commerciali non autorizzate all’interno dell’area. Sono previsti controlli con metal detector e varchi elettronici all’ingresso. Chi ha necessità particolari, dalle stampelle agli animali da assistenza, deve chiedere autorizzazione preventiva: il regolamento le ammette soltanto in forma espressa.
È un impianto di regole severo e va detto che ha una ragione: uno spazio all’aperto con tremila persone che ballano fino a notte, dentro un parco urbano, regge soltanto se il perimetro è controllato. Chi arriva pensando a una festa di quartiere senza filtri trova un varco da concerto, e fa bene a saperlo prima.

Il programma di Fiesta (Parco Rosati – Eur) cambia ogni anno
Qui va detta una cosa con chiarezza, perché è la fonte principale di malintesi. Fiesta non è un museo con un percorso fisso: è una rassegna a cartellone, e il cartellone si rifà da capo ogni primavera. Le date, i nomi degli artisti, i prezzi e perfino il calendario dei giorni di apertura cambiano di stagione in stagione, e una pagina che vi elencasse i concerti di un’annata sarebbe inservibile la primavera successiva. Il calendario aggiornato, con le date e gli orari della stagione in corso, è pubblicato dagli organizzatori sul loro sito; su EstateRomana trovate la pagina dedicata all’edizione corrente, il villaggio latino del Parco Rosati.
Quello che non cambia, e che rende la pagina utile in qualunque anno la leggiate, è tutto il resto: il luogo, il modo di entrarci, l’architettura della serata, i generi musicali, le regole di accesso. Sono le informazioni che contano davvero quando decidete se andarci.
Chi ha suonato a Fiesta: trent’anni di palco
L’elenco degli artisti passati dal festival è la sua carta d’identità, e attraversa quattro generazioni di musica latinoamericana. Lo racconto per famiglie, perché letto di seguito è soltanto una lista di nomi propri.
I padri fondatori
Tito Puente, nato a New York da famiglia portoricana nel 1923 e morto nel 2000, è il timbalero che ha fatto del mambo un linguaggio da grande orchestra. Celia Cruz, cubana, esule dal 1960 e scomparsa nel 2003, resta la voce femminile più riconoscibile della salsa. Compay Segundo, cubano classe 1907, morto nel 2003, è arrivato alla notorietà mondiale ultraottantenne con il Buena Vista Social Club. José Feliciano, portoricano, cieco dalla nascita, ha portato la chitarra latina dentro la canzone internazionale. Paco de Lucía, morto nel 2014, non era latinoamericano ma andaluso: il più grande chitarrista di flamenco del Novecento, e la sua presenza in questo elenco racconta bene l’ampiezza di sguardo del festival.
La grande stagione della salsa
Rubén Blades, panamense, cantante e autore capace di scrivere testi di narrativa urbana che hanno cambiato la statura letteraria del genere, e in seguito ministro del turismo del suo paese. Oscar D’León, venezuelano, soprannominato el Sonero del Mundo, contrabbassista e voce di una energia scenica che a settant’anni suonati non è calata. Gilberto Santa Rosa, portoricano, il grande interprete della salsa romantica. Los Van Van, orchestra cubana fondata da Juan Formell nel 1969, il laboratorio da cui è uscita la timba e forse la formazione più influente della Cuba contemporanea.
Il Brasile
Gilberto Gil, bahiano, uno dei protagonisti della tropicália, esiliato dalla dittatura militare alla fine degli anni Sessanta e poi ministro della cultura del Brasile dal 2003 al 2008. Ivete Sangalo e Daniela Mercury, entrambe di Salvador, sono le due voci che hanno portato l’axé del carnevale bahiano fuori dal Brasile. Carlinhos Brown, anche lui di Salvador, percussionista e fondatore della Timbalada, è l’uomo che ha trasformato un quartiere popolare in un laboratorio ritmico.
Il pop latino e la bachata urbana
Ricky Martin e Marc Anthony, entrambi portoricani, hanno aperto al pubblico anglofono un repertorio che prima era di nicchia. Gli Aventura, poi Prince Royce come solista, hanno riscritto la bachata in chiave newyorchese, con gli arrangiamenti che oggi si sentono in ogni scuola di ballo italiana. Carlos Vives, colombiano, ha fatto la stessa operazione con il vallenato, il repertorio di fisarmonica della costa caraibica colombiana. Gente de Zona, duo cubano, ha portato in classifica il cubatón.
Reggaeton, dembow e dancehall
Daddy Yankee, portoricano, è l’uomo che nel 2004 ha fatto uscire il reggaeton dai confini dell’isola. Don Omar e Tego Calderón appartengono alla stessa generazione fondativa. J Alvarez e Justin Quiles rappresentano l’onda successiva. El Alfa e Tokischa vengono dal dembow dominicano degli anni Dieci, il filone più ruvido e più discusso della scena attuale. Dalla Giamaica sono passati Ziggy Marley, figlio di Bob e portatore di una linea reggae ortodossa, e Sean Paul, la voce che ha reso la dancehall un fenomeno da classifica mondiale. Nel 2019, per il venticinquesimo compleanno, il festival ha annunciato la presenza di Bad Bunny e Ozuna, allora nel pieno della loro ascesa.

Fiesta (Parco Rosati – Eur) per chi balla
Se non avete mai ballato
Si può andare al Parco Rosati senza saper ballare e passare una bella serata: il concerto si guarda in piedi come qualunque altro concerto, e sulle piste nessuno vi esamina. Detto questo, il divario è evidente e conviene saperlo: alla pista delle scuole di danza si balla su un livello tecnico alto, con figure di coppia costruite, e mettersi in mezzo senza basi significa restare fermi. Se il ballo vi interessa davvero, un corso di bachata di due mesi cambia radicalmente la serata. Lo dico per esperienza diretta con i gruppi che accompagno: chi arriva con qualche lezione alle spalle non si siede mai.
Se ballate già
Allora il Parco Rosati è uno dei due o tre posti in Italia dove trovate, nella stessa sera, un’orchestra dal vivo, tre piste con selezioni diverse e un pubblico numeroso abbastanza da garantirvi partner del vostro livello. Le serate infrasettimanali senza concerto sono le migliori: meno affollamento davanti al palco, più spazio in pista, e i dj hanno mano libera sulle selezioni lunghe.
Che cosa vedere intorno a Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Arrivare all’Eur nel tardo pomeriggio e dedicare due ore al quartiere prima dell’apertura dei cancelli è il modo migliore di costruire la giornata, e quasi nessuno lo fa. L’Eur è il più coerente esperimento di città nuova realizzato in Italia nel Novecento, e in un raggio di venti minuti a piedi dal Parco Rosati si concentra quasi tutto.
- Il laghetto dell’Eur, con i suoi ciliegi giapponesi e la passeggiata perimetrale, è il posto giusto per far passare l’ora più calda.
- Il Palazzo dello Sport, opera di Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini per le Olimpiadi del 1960, è a pochi minuti dal cancello del festival.
- Il Museo delle Civiltà raccoglie in un unico polo collezioni preistoriche, etnografiche e di arti popolari fra le più importanti del paese.
- L’Abbazia delle Tre Fontane, poco a nord lungo la stessa via, è un complesso monastico immerso negli eucalipti.
- L’Eur Social Park ospita in estate una programmazione culturale gratuita, come la rassegna di cinema civile Schermi di Piombo.
- Sempre nel quadrante, il Ninfeo Village propone concerti, dj set e clubbing con un taglio diverso.
- Risalendo verso nord si incontrano il Museo della Via Ostiense e l’ingresso del Parco dell’Appia Antica.
Se invece volete completare la serata con un’altra proposta musicale romana, la Casa del Jazz e le rassegne come Testaccio Estate o il Romaeuropa Festival coprono registri completamente diversi. Per costruire un itinerario di più giorni potete usare la sezione Il mio viaggio.
Quando andare a Fiesta (Parco Rosati – Eur) e quando evitarlo
La stagione si estende in genere dalla tarda primavera alla fine di settembre. Maggio e giugno hanno le serate più gradevoli, perché la notte romana è ancora fresca e il parco non ha accumulato il calore di luglio. Agosto è il mese in cui Roma si svuota di romani e si riempie di turisti: il pubblico cambia, il livello di ballo si abbassa, l’atmosfera diventa più vacanziera. Settembre è il mese che preferisco, perché rientrano i ballerini abituali e la temperatura permette di restare in pista senza fermarsi ogni tre pezzi.
Da evitare: le serate di grande concerto se il vostro obiettivo è ballare, perché l’area si riempie davanti al palco e le piste si affollano dopo l’una; e le sere di pioggia annunciata, perché uno spazio all’aperto resta uno spazio all’aperto. Verificate sempre sul sito degli organizzatori prima di mettervi in viaggio.
Una curiosità su Fiesta (Parco Rosati – Eur)
La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda uno schermo. Dentro l’allestimento del Parco Rosati, accanto al palco e alle piste, il festival ha installato uno schermo all’aperto che consente di organizzare proiezioni di film e documentari. Detto così sembra un accessorio tecnico; in realtà è la prova materiale di una ambizione precisa, dichiarata dagli organizzatori fin dall’inizio: Fiesta non è nata come locale da ballo, è nata come festival di musica e cultura latinoamericana, e la parola cultura in quella formula ha un peso. Un festival che si limitasse a vendere serate danzanti non avrebbe alcuna ragione di montare un cinema.
C’è una seconda curiosità, meno tecnica e più romana, che riguarda la geografia del luogo. Fiesta occupa una porzione del Parco del Turismo, e cioè di quel sistema di verde che il piano dell’Eur aveva previsto come contrappeso alle grandi masse edilizie del quartiere. Per decenni quella fascia alberata è stata uno dei pezzi meno frequentati della città, un verde di risulta usato per passeggiare il cane. Che ci sia finito dentro il più longevo festival latinoamericano d’Italia è uno di quei casi in cui una funzione imprevista salva uno spazio: senza Fiesta, quel pezzo di parco sarebbe rimasto anonimo. È successo altrove a Roma, ma quasi sempre con iniziative pubbliche; qui l’operazione è riuscita a un privato, e per trent’anni.
Terza curiosità, per chi ama i numeri: l’area allestita misura circa cinquemila metri quadrati ed è collaudata per 3.500 persone. Vuol dire un metro e quaranta quadrati a testa a pieno carico, compresi palco, piste, ristorante e servizi. Chi ha presente la densità di un concerto sa che è una misura generosa, ed è la ragione per cui al Parco Rosati si respira anche nelle sere piene.
Una cosa che non ti dice nessuno su Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Che se esci, non rientri. È scritto nel regolamento e in pagina non lo legge quasi nessuno, perché nessuno legge i regolamenti prima di comprare un biglietto. Chi lascia l’area per qualunque ragione, riaccompagnare un amico all’automobile, recuperare qualcosa, prendere aria fuori dalla musica, per rientrare deve acquistare un nuovo titolo di accesso, sempre che la capienza residua lo consenta. Ho visto discussioni al varco costruite interamente su questo malinteso, e ho visto serate finite alle undici di sera per una uscita di cinque minuti.
La conseguenza pratica è che la serata va organizzata come si organizza un volo: tutto quello che vi serve deve essere con voi quando passate il varco, e tutto quello che non può entrare deve restare a casa, non nel bagagliaio. La lista degli oggetti non ammessi contiene voci prevedibili, ma anche due che sorprendono regolarmente: le cinture con fibbie metalliche di grandi dimensioni e gli ombrelli con punte acuminate. Se piove, un impermeabile leggero è una scelta migliore.
Seconda informazione poco diffusa: l’accesso è di regola riservato ai maggiorenni. Fanno eccezione soltanto eventi specifici, autorizzati caso per caso. Vale la pena verificarlo prima di comprare i biglietti per un gruppo misto di età, perché il documento di identità viene chiesto davvero e il varco è elettronico. Terza informazione: si fuma soltanto nelle aree attrezzate e segnalate. In uno spazio all’aperto molti danno per scontato il contrario.
Il consiglio che ti do per visitare Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: scegliete una serata senza concerto internazionale. Lo so che suona controintuitivo, perché il cartellone è la vetrina e il nome grosso è la ragione per cui la gente compra. Ma una sera di concerto al Parco Rosati produce una serata da concerto: tremila persone rivolte verso il palco, piste vuote fino all’una, e poi un dopo concerto affollato e confuso. Una sera ordinaria produce quello per cui questo posto esiste: tre piste che lavorano in parallelo, un corpo di ballo che fa il suo spettacolo, dj che possono costruire una selezione lunga, e lo spazio fisico per ballare senza urtare nessuno.
Il secondo consiglio riguarda l’orario. Arrivate all’apertura dei cancelli. In Italia la convinzione diffusa è che si arrivi tardi per non trovare il vuoto: al Parco Rosati la prima ora è la migliore, perché il parco è ancora fresco, le piste sono libere e si può guardare l’allestimento con calma invece di attraversarlo di sbieco. Se poi c’è un concerto, chi entra alle 21 per un live delle 23 conquista una posizione che alle 22 e 30 non esiste più.
Terzo: non venite in automobile. La combinazione fra un evento al Parco Rosati e uno al Palazzo dello Sport rende il quadrante impraticabile, e il rientro notturno in automobile dopo una serata del genere è la parte peggiore della giornata. Metropolitana all’andata, taxi o servizio notturno al ritorno, e la serata resta una serata. Quarto e ultimo: portate una maglietta di ricambio. Detto senza eleganza, ma chi ha ballato tre ore a luglio all’Eur sa perché lo scrivo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Fiesta collabori con le ambasciate e gli istituti di cultura latinoamericani presenti a Roma è scritto nei materiali degli organizzatori, dunque non è un segreto. Eppure quasi nessuno, fra chi ci va a ballare, lo sa o lo considera. È invece il fatto che spiega meglio di ogni altro perché questo festival è durato trent’anni mentre intorno a lui aprivano e chiudevano decine di locali latini.
Roma ospita un numero altissimo di rappresentanze diplomatiche, perché alla rete delle ambasciate presso lo Stato italiano si somma quella presso la Santa Sede e quella presso le agenzie delle Nazioni Unite che hanno sede in città. Per i paesi latinoamericani questo significa una presenza istituzionale doppia o tripla rispetto ad altre capitali europee, e un bisogno costante di occasioni pubbliche di rappresentanza culturale. Un festival stabile, con una stagione lunga e uno spazio proprio, risolve quel bisogno meglio di una serata in un salone.
Il secondo fatto noto e poco citato riguarda le scuole di ballo. A Roma esistono decine di scuole di salsa e bachata, e ciascuna ha bisogno, a fine anno, di un palcoscenico dove far esibire i propri allievi davanti a un pubblico vero. Dedicare una pista alle scuole di danza significa trasformare i maestri della città in promotori del festival: ogni scuola porta i propri iscritti, e il pubblico si ricostituisce da solo ogni stagione. È una struttura di alleanze semplice e robusta, molto più efficace di qualunque campagna pubblicitaria, ed è la ragione per cui questo posto sopravvive anche nelle annate senza un nome di richiamo mondiale sul cartellone.
La foto giusta da fare a Fiesta (Parco Rosati – Eur)
La fotografia che tutti provano a fare è quella del palco con il led wall acceso, scattata frontalmente dalla folla. Non funziona quasi mai: il led wall è una sorgente luminosa violenta, il telefono espone per lei e quello che resta è un rettangolo bruciato sopra una massa nera di teste. Se volete quello scatto, fatelo di tre quarti dal bordo laterale dell’area concerti, tenendo il palco a sinistra e i pini del parco a destra: il contrasto fra l’architettura effimera del palco e le chiome degli alberi è il vero soggetto, e racconta in un’immagine che cosa sia questo posto.
La fotografia migliore, però, è un’altra, e va cercata sulla pista centrale durante lo spettacolo del corpo di ballo. Mettetevi al margine della pista, non davanti, abbassate il telefono all’altezza del petto e aspettate la figura di apertura di una coppia: il movimento laterale delle gonne contro le luci radenti dà una fotografia leggibile anche con poca luce, mentre uno scatto dall’alto in mezzo alla pista restituisce soltanto braccia. Chi ha una macchina fotografica vera lavori sui tempi lunghi accettando il mosso: in un contesto di ballo, il mosso è informazione, non difetto.
Un’ultima indicazione sul buon senso, che nessun regolamento scrive ma che conviene osservare. Sulle piste si balla in coppia con sconosciuti, e non tutti gradiscono finire in una fotografia. Inquadrate le scene d’insieme, evitate i primi piani non richiesti e tenete presente che il flash, in pista, oltre che inutile è fastidioso. Per l’immagine da cartolina c’è il quartiere: a dieci minuti di cammino, la riva del laghetto dell’Eur al tramonto vi dà lo scatto che al buio nel parco non otterrete mai.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la fondazione stessa, nel 1995, in un quadrante che allora non aveva alcuna vocazione musicale. L’Eur era il quartiere degli uffici e dei ministeri, si svuotava alle sette di sera e la sua vita notturna era prossima allo zero. Aprire lì un festival di musica caraibica con una stagione lunga mesi era una scommessa contro la geografia sociale della città, che allora concentrava il divertimento fra Trastevere, San Lorenzo e Testaccio. Il festival ha vinto quella scommessa e ha contribuito a spostare la percezione dell’Eur da quartiere direzionale a quartiere anche serale, un processo che negli anni successivi altre iniziative hanno proseguito.
Il secondo avvenimento è la crescita che ha portato, in alcune stagioni, a raddoppiare le sedi. Nell’edizione del 2019 la programmazione era ripartita fra il Parco Rosati e l’Ippodromo delle Capannelle, spazio che consente numeri da grande concerto all’aperto. Quel 2019 è anche l’anno del venticinquesimo compleanno, celebrato con una stagione lunga da giugno a settembre e con un cartellone che annunciava, fra gli altri, Bad Bunny e Ozuna: due nomi che in quel momento erano nel pieno della loro ascesa mondiale e che a Roma, in un festival, non si erano mai visti.
Il terzo avvenimento è il più duro e riguarda tutti: i due anni di interruzione imposti dall’emergenza sanitaria. Per una manifestazione che vive di corpi vicini, di ballo di coppia e di piste affollate, il fermo è stato più radicale che per qualunque teatro o cinema, perché non esisteva alcuna versione ridotta o distanziata dell’attività. Il festival è ripartito con una stagione piena e un cartellone internazionale, e la ripresa è stata immediata, il che dice qualcosa sulla solidità del pubblico costruito in venticinque anni.
Il quarto avvenimento, meno spettacolare e più significativo, è il ritorno definitivo all’Eur. Dopo le stagioni distribuite fra sedi diverse, il festival si è stabilizzato al Parco Rosati, nel quartiere in cui era nato. Nelle stagioni successive il calendario si è allungato fino a coprire da maggio a fine settembre, cioè oltre quattro mesi consecutivi di apertura: una durata che in Italia, per una manifestazione musicale all’aperto, ha pochissimi termini di confronto.
Chi è passato da Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Il palco del festival ha ospitato, nell’arco di trent’anni, una parte consistente di chi ha fatto la storia della musica latinoamericana del Novecento e di chi ne domina oggi le classifiche. Vale la pena scorrere l’elenco lentamente, perché messo in fila è impressionante e perché a Roma, fuori da qui, molti di quei nomi non si sono mai visti.
Dalla Cuba dell’epoca d’oro sono passati Compay Segundo, chitarrista e voce del Buena Vista Social Club, arrivato al successo planetario in età avanzatissima; Celia Cruz, la Guarachera de Cuba, emigrata negli Stati Uniti nel 1960 e mai più tornata in patria; e Los Van Van, l’orchestra fondata da Juan Formell nel 1969 che ha traghettato il son dentro la modernità e ha generato la timba. Da Porto Rico e da New York: Tito Puente, il re dei timbales, che ha portato il mambo nelle grandi sale da ballo statunitensi; José Feliciano, chitarrista e voce; Gilberto Santa Rosa, il maggiore interprete della salsa romantica. Dal Panama Rubén Blades, autore di testi che hanno dato alla salsa una dimensione narrativa e politica. Dal Venezuela Oscar D’León, il Sonero del Mundo. Dalla Spagna Paco de Lucía, il chitarrista che ha riscritto il flamenco e lo ha aperto al jazz.
Il Brasile è rappresentato da Gilberto Gil, protagonista della tropicália e ministro della cultura del suo paese fra il 2003 e il 2008; da Daniela Mercury e Ivete Sangalo, le due grandi voci dell’axé di Salvador; e da Carlinhos Brown, percussionista e fondatore della Timbalada. Il pop latino di scala mondiale è passato con Ricky Martin e Marc Anthony. La bachata urbana con il Grupo Aventura e con Prince Royce, il vallenato colombiano con Carlos Vives, il cubatón con i Gente de Zona.
La scena urbana contemporanea ha portato al Parco Rosati Daddy Yankee, l’uomo che ha reso il reggaeton un fenomeno globale, e con lui Don Omar e Tego Calderón, della stessa generazione fondativa; poi J Alvarez, Justin Quiles, e il dembow dominicano di El Alfa e Tokischa. Dalla Giamaica sono arrivati Ziggy Marley, figlio di Bob e custode di una linea reggae ortodossa, e Sean Paul, la voce che ha portato la dancehall nelle classifiche di mezzo mondo. Nell’anno del venticinquesimo compleanno il cartellone annunciava Bad Bunny e Ozuna. A questi si aggiungono le formazioni che vivono in Italia e hanno costruito qui la propria carriera, come i Grupo Extra, protagonisti della bachata urbana di casa nostra.
Un’osservazione personale, da chi frequenta i festival europei per mestiere: la vera anomalia di questo elenco non è la presenza dei nomi da classifica, che oggi girano ovunque. È la compresenza, nello stesso luogo e nell’arco di una generazione, di Compay Segundo e di Tokischa. Pochissime programmazioni al mondo hanno tenuto insieme, sullo stesso palco, il son cubano degli anni Quaranta e il dembow degli anni Venti del Duemila.

Fiesta (Parco Rosati – Eur) con un gruppo o con i turisti stranieri
Chi accompagna gruppi sa che una serata di ballo è la cosa più difficile da inserire in un programma: richiede orari tardi, un pubblico disposto a stare in piedi e una spiegazione preventiva che quasi nessuno dà. Al Parco Rosati funziona a due condizioni. La prima è che il gruppo sappia in anticipo che si tratta di un festival con regolamento da concerto, documento alla mano e nessun rientro dopo l’uscita. La seconda è che qualcuno racconti che cosa si sta ascoltando: dieci minuti di introduzione sui generi, fatti prima di entrare, trasformano una serata rumorosa in una lezione di antropologia musicale che i partecipanti ricordano per anni. Per l’organizzazione di serate ed esperienze di gruppo a Roma, con accompagnatore, il riferimento professionale è TourLeaderPro Roma.
Con gli ospiti stranieri il punto è un altro: molti arrivano a Roma convinti che la città offra soltanto rovine e chiese, e una notte al Parco Rosati smonta il pregiudizio in un’ora. Se preparate un itinerario in inglese, la guida best things to do in Rome di ItalyPlanner tiene insieme la parte monumentale e quella serale senza trattare la seconda come un riempitivo, e chi ha una settimana in Italia trova un impianto già costruito nell’itinerario di sette giorni.

Domande veloci su Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Dove si trova esattamente Fiesta al Parco Rosati?
In Via delle Tre Fontane 24, all’Eur, dentro il Parco del Turismo. L’area allestita occupa circa cinquemila metri quadrati del Parco Rosati.
Qual è la fermata della metropolitana più vicina a Fiesta?
EUR Palasport, sulla linea B, da cui si raggiunge il cancello a piedi in una decina di minuti. Serve anche EUR Fermi, con una camminata leggermente più lunga.
In che giorni è aperto Fiesta al Parco Rosati?
L’impostazione consolidata prevede l’apertura dal mercoledì alla domenica, con il lunedì e il martedì di riposo. Il calendario effettivo cambia di stagione in stagione e viene pubblicato dagli organizzatori.
A che ora aprono i cancelli?
Intorno alle 22 nelle serate senza concerto e intorno alle 21 in quelle con concerto. I live iniziano di norma verso le 23.
Quanto costa entrare a Fiesta al Parco Rosati?
Dipende dalla serata: l’ingresso per le serate di sola musica da ballo costa poco, il biglietto per i concerti internazionali segue il richiamo dell’artista e spesso prevede una quota di prevendita. I prezzi della stagione in corso si leggono sul sito ufficiale del festival.
Si può entrare a Fiesta se si è minorenni?
Di regola no: il regolamento riserva l’accesso ai maggiorenni, salvo eventi specifici autorizzati dalle autorità competenti. Il documento d’identità viene richiesto all’ingresso.
Serve il documento per entrare?
Sì, ed è obbligatorio. All’ingresso sono previsti controlli con metal detector e varchi elettronici.
Se esco dall’area posso rientrare?
No, non con lo stesso titolo di accesso. Per rientrare serve un nuovo biglietto, ammesso che la capienza residua lo permetta. È la regola che crea più malintesi al varco.
Quante persone contiene Fiesta al Parco Rosati?
L’area è collaudata per 3.500 persone su circa cinquemila metri quadrati, compresi palco, piste, ristorante e servizi.
Quali generi musicali si ballano a Fiesta?
Salsa, mambo, cha cha cha, bachata, rumba, merengue, timba, reggae e reggaeton, distribuiti su piste diverse con selezioni differenti.
Quante piste da ballo ci sono?
L’allestimento prevede una pista centrale dedicata a salsa e bachata, una pista orientata al pubblico più giovane e al reggaeton, e una pista riservata alle scuole di danza.
Si può cenare dentro Fiesta al Parco Rosati?
Sì: l’area comprende un ristorante affacciato sullo spazio concerti, un bar e un’area privé, oltre a una zona hospitality.
Bisogna saper ballare per andare a Fiesta?
No. Il concerto si guarda in piedi come in qualunque festival e sulle piste nessuno vi esamina. Se però volete usare la pista delle scuole di danza, il livello tecnico è alto e qualche lezione di bachata prima cambia completamente la serata.
Ci sono spettacoli di ballo?
Sì. Nelle stagioni recenti il festival ha impiegato un corpo di ballo multietnico di ventidue ballerini presente per tutta l’estate, con spettacoli programmati sulla pista centrale.
Quanti dj suonano a Fiesta al Parco Rosati?
Le stagioni recenti hanno visto otto dj alternarsi sulle diverse piste, con selezioni di musica latina e caraibica.
Si può fumare dentro l’area?
Soltanto nelle aree attrezzate e indicate dal festival, non ovunque, nonostante si tratti di uno spazio all’aperto.
Si possono portare animali a Fiesta?
No, salvo autorizzazioni espresse. Il regolamento li esclude insieme ad armi, sostanze stupefacenti, spray irritanti, materiale infiammabile, ombrelli con punte acuminate e cinture con fibbie metalliche di grandi dimensioni.
Dove si parcheggia vicino a Fiesta al Parco Rosati?
Nel quadrante dell’Eur esistono parcheggi di superficie, ma nelle sere di concerto grosso, soprattutto se coincidono con un evento al Palazzo dello Sport, si satura tutto. Il consiglio pratico è arrivare con la metropolitana e rientrare in taxi o con i servizi notturni.
Quando comincia e quando finisce la stagione di Fiesta?
La stagione copre in genere il periodo dalla tarda primavera alla fine di settembre, con quattro mesi abbondanti di apertura continuativa. Le date esatte vengono annunciate ogni anno dagli organizzatori.
Dove si trova il programma dei concerti di Fiesta al Parco Rosati?
Sul sito ufficiale del festival, che pubblica il calendario serata per serata. Su EstateRomana la pagina dedicata all’edizione corrente raccoglie il cartellone in corso.
Fiesta è adatto alle famiglie con bambini?
No, per la regola sulla maggiore età. Per una serata all’aperto con i più piccoli nello stesso quadrante conviene orientarsi sulle rassegne gratuite dell’Eur Social Park o sulla passeggiata del laghetto.
Che differenza c’è fra Fiesta e le altre rassegne estive romane?
Fiesta è l’unica costruita interamente su un repertorio musicale straniero e su una pratica, il ballo di coppia, invece che sull’ascolto. Le altre grandi rassegne estive della città, dalle arene di cinema ai festival jazz, chiedono al pubblico di stare seduto.
Quanto dura una serata a Fiesta al Parco Rosati?
Dall’apertura dei cancelli fino a notte inoltrata. Chi viene per il concerto se la cava in tre ore, chi viene per ballare resta molto oltre la fine del live.
Conviene comprare i biglietti in anticipo?
Per le serate ordinarie no. Per i concerti dei nomi internazionali sì, perché la capienza è di 3.500 persone e non si allarga.

Il mio giudizio su Fiesta (Parco Rosati – Eur)
Accompagno gruppi a Roma da vent’anni e ho imparato a diffidare delle manifestazioni che durano troppo: di solito significa che hanno smesso di scegliere e si limitano a restare aperte. Fiesta è l’eccezione che conferma quanto sia difficile la regola. È sopravvissuta a tre cambi di gusto musicale, dalla salsa d’orchestra alla bachata urbana al dembow, senza rinnegare nessuno dei tre, e li ha fatti convivere su piste diverse invece di sostituirli l’uno all’altro. Pochissimi festival europei hanno saputo farlo.
Quello che consiglio, senza mezzi termini: andateci una sera infrasettimanale, senza concerto, con scarpe che non vi facciano male, arrivando all’apertura e lasciando l’automobile a casa. Non andateci se cercate un locale alla moda o un aperitivo lungo: qui si balla, e chi non balla dopo un’ora si annoia. E se ci andate d’agosto, sappiate che state vedendo la versione turistica di un posto che in giugno e in settembre è tutta un’altra cosa. Per costruire il resto della giornata nel quartiere prima di entrare, o per organizzare una serata di gruppo con accompagnamento professionale, la squadra di TourLeaderPro lavora su Roma tutto l’anno.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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