Abbazia delle Tre Fontane

L'Abbazia delle Tre Fontane sta in Via Acque Salvie 1, 00142 Roma, in fondo a un viale alberato che si stacca dalla via Laurentina e scende dentro una piccola valle. L'indirizzo l'ho riletto oggi, 1 agosto 2026, sulla pagina "Come raggiungerci" del sito ufficiale abbaziatrefontane.it, che lo scrive esattamente così: "Via Acque Salvie, 1, 00142 - Roma". Il complesso è aperto tutti i giorni e l'ingresso è gratuito: non c'è biglietteria, non ci sono tornelli, non si prenota nulla per entrare nelle chiese. Il modo più semplice per arrivarci con i mezzi è la metro B fino al capolinea Laurentina e poi l'autobus 761 direzione San Paolo, scendendo alla terza fermata: da lì sono un centinaio di metri e poi si gira a destra in Via Acque Salvie. Sempre il sito ufficiale precisa che, in alternativa, dalla metro Laurentina si arriva a piedi in una ventina di minuti. In auto si esce dal Grande Raccordo Anulare all'uscita 25, EUR / Laurentina, si prende la via Laurentina verso il centro, si supera sulla destra la stazione della metro Laurentina, si prosegue dritti per circa centocinquanta metri e si gira a destra in Via Acque Salvie. Il parcheggio c'è, nel piazzale e lungo il viale d'ingresso. I pullman turistici invece dentro non entrano: l'area per i pullman, dice il sito, è quella davanti alla Grotta delle Tre Fontane, in via Laurentina 398.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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I numeri utili, letti oggi sulla pagina "Orari di apertura e contatti" del sito ufficiale: portineria del monastero 06 5401655, negozio monastico 06 5413395, Caffè Tre Fontane 06 5413199, posta elettronica foresteria@abbaziatrefontane.it per l'accoglienza e negoziomonastico@abbaziatrefontane.it per il negozio. Sugli orari devo darvi una brutta notizia e ve la do subito, perché è la cosa più utile di tutta questa scheda: il sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane si contraddice da solo, pagina contro pagina, e io non ho intenzione di scegliere per voi quale versione sia quella buona. Trovate tutte le versioni più avanti, capitolo per capitolo, con l'indicazione di quale pagina dice cosa. Prima di partire, se ci tenete a entrare in una chiesa precisa, telefonate alla portineria.

Se volete il quadro largo del cristianesimo delle origini a Roma, la scheda madre è quella delle Catacombe di Roma, e il posto che completa questo è la Basilica San Paolo fuori le Mura: là c'è la tomba dell'apostolo, qui c'è il luogo dove la tradizione dice che sia stato decapitato. Sono due tappe della stessa storia, distanti una manciata di chilometri sulla stessa direttrice sud.

Abbazia delle Tre Fontane
Abbazia delle Tre Fontane

Cos'è davvero l'Abbazia delle Tre Fontane

Mettiamo in fila le cose, perché qui si fa confusione facilmente. L'Abbazia delle Tre Fontane non è una chiesa: è un complesso monastico dentro una valle, con tre chiese distinte, un monastero abitato da una comunità di monaci trappisti, un negozio, un bar, una foresteria, un birrificio e diversi ettari di terreno agricolo. Le tre chiese sono la chiesa abbaziale dei Santi Vincenzo e Anastasio, la chiesa di Santa Maria Scala Coeli e la chiesa del martirio di San Paolo, quella che dà il nome a tutto il posto. Il monastero, invece, è clausura: dentro non si entra, e il chiostro trecentesco non è visitabile. Lo scrive senza mezzi termini la pagina "Il monastero" del sito ufficiale, che ho letto oggi: "Attualmente, poiché luogo di clausura, il chiostro non è visitabile".

La mia opinione, e ve la dico subito così sapete con chi avete a che fare: l'Abbazia delle Tre Fontane è il posto più strano di Roma. Non perché sia spettacolare, che non lo è. Perché sta a cinque minuti dall'EUR, cioè dal quartiere più razionalista e più stradone d'Italia, e appena imbocchi il viale il rumore cala di colpo come se qualcuno avesse abbassato un potenziometro. Roma fa questo scherzo in pochi altri punti.

L'Abbazia delle Tre Fontane e i trappisti: chi ci vive oggi

La comunità che abita l'Abbazia delle Tre Fontane appartiene all'Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, quelli che tutti chiamano trappisti. È la definizione che dà di sé la pagina "La comunità monastica" del sito ufficiale, letta oggi. Dal 2021, e più precisamente dalla Pentecoste di quell'anno, accanto ai monaci vive anche una piccola comunità di monache dello stesso ordine, chiamata Santa Maria alle Acque Salvie: la pagina dedicata del sito ufficiale la data al 22 aprile 2021 e la dice fondata dal monastero di Vitorchiano, con madre Daniela di Vitorchiano come superiora e con suor Renza da Valserena, suor Vera e suor Aida dal monastero di Matutum nelle Filippine. Le monache stanno in un edificio adiacente alla chiesa del martirio di San Paolo e condividono con i monaci l'Ufficio divino nella chiesa abbaziale.

Un dettaglio che quasi nessuna guida ha aggiornato: oggi l'Abbazia delle Tre Fontane non ha un abate. Ha un superiore ad nutum. La notizia sta sul sito ufficiale, datata 27 aprile 2025: padre Maximilianus Slamet Widodo è stato nominato superiore ad nutum della comunità da dom Thomas Georgeon, abate della Trappa e padre immediato di Tre Fontane, e ha preso il posto di dom Emanuele Jablezynski, che guidava la comunità dal 2019. "Ad nutum" vuol dire che il superiore non è eletto dai monaci ma nominato, e resta in carica a discrezione di chi lo ha nominato. Sembra un cavillo canonico, e invece racconta bene lo stato di salute di un monastero: le comunità piccole vengono affidate a un padre immediato di un'altra abbazia. Sul numero esatto dei monaci il sito ufficiale non dà cifre e io non ne invento: se leggete da qualche parte un numero preciso, non viene dall'abbazia.

Come si arriva all'Abbazia delle Tre Fontane, nel dettaglio

Ripeto le indicazioni in modo operativo, perché la zona confonde. La fermata di riferimento è Laurentina, capolinea sud della metro B. Uscendo dalla stazione si prende l'autobus 761 in direzione San Paolo e si scende alla terza fermata: il sito ufficiale dice testualmente di camminare "circa 100 metri" e girare a destra in Via Acque Salvie. Chi preferisce camminare, dalla metro Laurentina all'abbazia ci mette una ventina di minuti, sempre secondo il sito ufficiale. Il numero della linea, il 761, e la direzione San Paolo li ho letti oggi sulla pagina "Come raggiungerci": non ho verificato oggi altre linee che passano sulla Laurentina, quindi non ve ne elenco. Se qualcuno vi dà una lista di sei autobus, chiedetegli dove l'ha letta.

In auto la strada è banale: uscita 25 del Grande Raccordo Anulare, indicata EUR / Laurentina, poi via Laurentina verso il centro, la stazione della metro resta sulla destra, altri centocinquanta metri e si gira a destra. Il parcheggio è nel piazzale davanti al complesso e lungo il viale d'ingresso, e su questo il sito ufficiale ha due formulazioni leggermente diverse: la pagina del complesso parla di posti "al termine di Via Acque Salvie e sul lato destro della strada", la mappa interattiva parla di parcheggio "nel piazzale e lungo il viale di ingresso". Nella pratica è la stessa cosa, ma ve la dico com'è scritta.

Il consiglio da romano: la domenica mattina il piazzale si riempie. Se venite in auto e volete stare tranquilli, arrivate prima delle nove e mezza, oppure venite in metro e fatevi i venti minuti a piedi, che sono venti minuti dentro un pezzo di campagna sopravvissuta. La via delle Acque Salvie è descritta dal sito ufficiale come "un viale alberato e tranquillo che conduce dal frastuono della città ad un angolo silenzioso e appartato", e per una volta la descrizione promozionale di un ente coincide con quello che si vede.

Gli orari dell'Abbazia delle Tre Fontane, con le contraddizioni dichiarate

Qui arriva la parte scomoda. Ho letto oggi tre pagine diverse del sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane e mi hanno dato orari diversi. Non scelgo io: ve li metto tutti, con la fonte accanto, e voi telefonate.

Apertura del complesso. La pagina iniziale del sito indica 6:30 - 20:45. La pagina "Orari di apertura e contatti" indica 6:45 - 20:45. Quindici minuti di differenza sull'apertura mattutina.

Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio. Su questa le due pagine concordano: 6:30 - 20:45.

Chiesa di Santa Maria Scala Coeli. La pagina iniziale indica 9:00 - 12:00 e 15:00 - 17:30. La pagina "Orari di apertura e contatti" indica 08:45 - 17:30, quindi orario continuato. Le due versioni non sono conciliabili: nella prima la chiesa chiude a mezzogiorno, nella seconda no.

Chiesa di San Paolo al Martirio. La pagina iniziale indica 7:30 - 20:00. La pagina "Orari di apertura e contatti" indica 8:00 - 19:00 in orario invernale e 8:00 - 20:00 in orario estivo. Anche qui, versioni diverse.

Negozio monastico. La pagina iniziale e la pagina "Prodotti" indicano dal lunedì al sabato 8:30 - 19:30 e la domenica 9:00 - 13:30. La pagina "Orari di apertura e contatti" indica dal lunedì al sabato 9:00 - 19:00 orario continuato e la domenica chiuso. Questa è la contraddizione più fastidiosa di tutte, perché riguarda l'unico posto dove si compra la birra trappista, e riguarda proprio la domenica, cioè il giorno in cui la maggior parte della gente ci va.

Portineria del monastero. La pagina iniziale indica nei feriali 8:30 - 12:30 e 15:00 - 18:00, con orario di agosto ridotto a 9:00 - 12:00 e 15:30 - 17:30, e la domenica e i festivi 11:00 - 12:30 e 15:30 - 18:00. La pagina "Orari di apertura e contatti" indica dal lunedì al sabato 8:30 - 12:30 e 15:00 - 18:00, e la domenica e i festivi 11:00 - 12:00 e 15:45 - 18:00. Sui festivi ballano trenta minuti la mattina e quindici il pomeriggio.

Caffè Tre Fontane. Da martedì a sabato 8:00 - 19:00, domenica 9:00 - 18:00, lunedì e festivi chiuso. Su questo le pagine concordano, e la pagina dedicata al bar aggiunge una chiusura estiva "dal 10 al 31 agosto".

Che me ne faccio io di tutto questo? Faccio così, e ve lo consiglio: considero certo solo l'orario più stretto fra le due versioni, cioè quello che vale in tutti e due i casi. Per Scala Coeli significa contare su 9:00 - 12:00 e 15:00 - 17:30, per San Paolo al Martirio su 8:00 - 19:00, per il negozio su lunedì-sabato 9:00 - 19:00 e per la domenica non contarci affatto. Se poi trovate aperto di più, tanto meglio. Chi vi promette un orario unico e definitivo per l'Abbazia delle Tre Fontane sta semplicemente copiando una sola delle due pagine e non ha letto l'altra.

Quanto costa visitare l'Abbazia delle Tre Fontane

Niente. Zero euro. Sul sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane non esiste alcuna pagina con biglietti, tariffe, ridotti o prenotazioni a pagamento: le chiese sono luoghi di culto aperti, si entra e basta. Non ho trovato oggi nessuna indicazione ufficiale su un contributo richiesto per l'ingresso, e quindi non ve ne scrivo uno.

Sulle visite guidate la situazione è meno definita, e ve la dico com'è: il sito ufficiale ha una sezione "Percorsi guidati / Guided tours / Visitas guiadas" che funziona da smistamento verso le descrizioni del complesso in italiano, inglese, francese, spagnolo, polacco e coreano, ma non pubblica né tariffe, né orari, né una procedura di prenotazione. L'ho verificato oggi aprendo sia la pagina italiana sia quella inglese. Quindi: se volete una visita guidata all'Abbazia delle Tre Fontane, l'unico canale che posso indicarvi con certezza è il telefono della portineria, 06 5401655, negli orari di portineria, oppure la posta elettronica foresteria@abbaziatrefontane.it. Chiunque vi venda online un "tour ufficiale dell'abbazia" con orari fissi vi sta vendendo un servizio suo, non dei monaci.

Una nota che vale il prezzo del biglietto che non pagate: la pagina inglese del sito segnala che al negozio monastico si vende una guida dettagliata al complesso firmata da Nicoletta Bernacchio. Se vi interessa davvero il posto, quella guida cartacea è l'investimento più sensato, molto più di qualsiasi audioguida.

Perché si chiama Abbazia delle Tre Fontane

Il nome viene da una leggenda precisa e piuttosto cruenta. Secondo la tradizione, l'apostolo Paolo fu decapitato qui, alle Acque Salvie, il 29 giugno del 67 dopo Cristo; la sua testa, staccata dal collo, sarebbe rimbalzata tre volte sul terreno, e a ogni rimbalzo sarebbe sgorgata una sorgente. Tre rimbalzi, tre fontane. La data e il luogo del martirio sono riportati oggi in questa forma sul sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane, che scrive: "il 29 giugno del 67 d.C., presso le Acque Salvie, l'apostolo Paolo viene martirizzato per decapitazione".

Attenzione a come si maneggia questo dato, perché è il punto in cui quasi tutte le pagine che parlano dell'Abbazia delle Tre Fontane scivolano. Il martirio di Paolo a Roma è cosa antica e ampiamente attestata; la localizzazione precisa alle Acque Salvie e il dettaglio dei tre rimbalzi appartengono a un genere di racconto agiografico, non a un verbale. Il sito ufficiale, va detto a suo merito, cita le proprie fonti: gli Acta Petri et Pauli, testo di origine greca del V secolo, indicato come la più antica attestazione; una lettera di papa Gregorio Magno del 604 al diacono Felice, in cui il pontefice esprime la sua convinzione sul luogo del martirio; il Chronicon di Benedetto del Soratte, XI secolo, che documenta un edificio sacro eretto in memoria di Paolo alle Acque Salvie. Tradotto in linguaggio da persone normali: dal V secolo in poi il luogo è indicato come quello del martirio, mentre per il I secolo abbiamo la fede dei fedeli e nessun documento coevo. La differenza fra le due cose è tutta, e chi ve la nasconde vi sta trattando male.

C'è poi la questione del toponimo. La valle si chiamava Acque Salvie molto prima che ci fossero chiese. Il sito ufficiale, nella pagina "La nostra storia", segnala che sull'origine del nome esistono due tradizioni: una lo fa risalire alla famiglia Salvia, l'altra alle sorgenti abbondanti e benefiche della zona, "ancora oggi attive". Non sceglie, e non scelgo neanche io. La stessa pagina segnala un altro toponimo antico documentato, "Campo di Erode", forse legato a una villa di età neroniana appartenuta a un pretore romano di nome Erode Agrippa Giunior.

Abbazia delle Tre Fontane
Abbazia delle Tre Fontane

L'Arco di Carlo Magno, la porta dell'Abbazia delle Tre Fontane

Si entra passando sotto un arco. Si chiama Arco di Carlo Magno, risale al XIII secolo e nasce con funzioni difensive: lo dice la pagina del complesso sul sito ufficiale, che lo colloca al tempo di papa Onorio III. Ha tre archi nella parte inferiore e non è un elemento decorativo: è il portale di un monastero fortificato, e chi conosce Roma vedrà subito la somiglianza di impianto con il portale della Basilica dei SS Quattro Coronati, che è l'altro grande esempio romano di complesso monastico chiuso e difeso.

Il nome, però, è un nome affrescato. Intorno al XIII secolo alcune pareti interne dell'arco furono decorate con un ciclo di affreschi, oggi quasi del tutto perduto, che ricordava la donazione dell'805: papa Leone III e Carlo Magno avrebbero donato all'abbazia territori in Maremma, fra cui Ansedonia, Orbetello e il Monte Argentario. Uso il condizionale perché lo usa il sito ufficiale: la pagina "La nostra storia" specifica che di quella donazione il documento originale è perduto, e la vecchia versione di questa pagina di estateromana.com la definiva già, correttamente, "apocrifa".

La leggenda che sta dietro all'affresco è di quelle che meritano di essere raccontate per intero. Papa Leone III avrebbe fatto portare la reliquia di sant'Anastasio in soccorso di Carlo Magno, impegnato a strappare Ansedonia ai Longobardi; le mura sarebbero crollate per un terremoto, Carlo Magno avrebbe vinto la sua guerra, e il monastero delle Acque Salvie avrebbe ricevuto in cambio vasti possedimenti maremmani. Che sia andata così è, diciamo, improbabile. Che l'abbazia abbia davvero avuto per secoli feudi in Maremma è invece documentato dai suoi effetti: i territori di Orbetello, Capalbio, Monte Argentario e Isola del Giglio dipesero dall'abbazia territoriale delle Tre Fontane fino al 1981, come vedremo più avanti. Una leggenda che produce un catasto è una leggenda che ha funzionato.

In discrete condizioni si conservano alcuni affreschi sulla volta e sul primo e secondo arco. Guardateli entrando, con la luce del mattino: sono l'unica cosa dipinta che vedrete prima delle chiese, e nessuno ci fa caso perché tutti tirano dritto verso il viale.

La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, la chiesa abbaziale

È la più grande delle tre e la prima che si incontra. Il sito ufficiale la data alla costruzione avviata a partire dal 1140 e alla dedicazione del 1221, e la descrive come "praticamente intatta dal tempo della sua edificazione". La vecchia versione di questa pagina scriveva che la chiesa fu "fondata da Onorio (625) e riedificata da Onorio III (1221)": la parte sul 1221 regge, la fondazione seicentesca va presa come riferimento a un edificio precedente sul sito, perché l'edificio che si vede oggi è quello cistercense del XII secolo. Il sito ufficiale non attribuisce la fondazione della chiesa attuale a papa Onorio I.

Costruita interamente in laterizio, ha un'alta facciata a doppio spiovente e un portico tetrastilo con colonne di marmo orientale e capitelli ionici. Dentro, pianta a croce latina, abside quadrata, cappelle laterali, tre navate. Al centro della crociera, dove in una chiesa romana normale ci sarebbe una cupola, le navate si incontrano attraverso tre archi a tutto sesto che danno accesso al presbiterio e alla navata trasversa. La sensazione, per chi arriva da qualsiasi altra chiesa di Roma, è spiazzante: non c'è oro, non c'è marmo colorato, non ci sono cappelle gentilizie stipate di stemmi. C'è mattone, spazio e luce. Il sito ufficiale spiega il perché con una formula asciutta: la chiesa è costruita secondo le regole cistercensi, caratterizzate da "sobrietà e austerità".

Nella chiesa abbaziale si conservano affreschi con le figure degli apostoli e le reliquie di san Vincenzo, di sant'Anastasio e di san Zenone: lo indica oggi la pagina in inglese del sito ufficiale. A sinistra dell'edificio c'è il chiostro antico, che risale ai primi anni del XIV secolo, e che non si visita perché è clausura.

Opinione personale, netta: questa è la chiesa più bella dell'Abbazia delle Tre Fontane e nove visitatori su dieci la attraversano in tre minuti perché "non c'è niente da vedere". Non c'è niente da vedere perché è esattamente quello che i cistercensi volevano. Fermatevi dieci minuti nel transetto, in silenzio, a guardare come la luce entra. Se non funziona neanche così, allora l'architettura cistercense non fa per voi, e va benissimo lo stesso.

La chiesa di Santa Maria Scala Coeli

È la più piccola delle tre e la più teatrale. Pianta ottagonale, cupola, lanterna, facciata con timpano e un occhio dentro una lunetta; sull'architrave della porta ci sono gli stemmi dei Farnese e, sotto un piccolo timpano, la scritta "Scala Coeli". Dentro, tre absidi con i rispettivi altari.

Sul nome, la spiegazione è una visione. Il sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane racconta che san Bernardo, durante i lavori di restauro del monastero, ebbe la visione di anime che salivano dal Purgatorio al Cielo lungo una scala, e da lì venne il titolo della chiesa. La pagina del complesso data la visione al 1138. Chiamiamo le cose con il loro nome: questa è tradizione monastica, non cronaca, e chi ve la racconta come un fatto sta facendo il furbo.

Sulla data di costruzione, invece, ho una contraddizione vera da dichiararvi, e sta tutta dentro il sito ufficiale. La pagina "Il complesso delle Tre Fontane" scrive che la chiesa attuale fu costruita fra il 1582 e il 1584 da Giacomo Della Porta. La pagina "La nostra storia" scrive invece che le ricostruzioni di Santa Maria Scala Coeli e di San Paolo avvennero rispettivamente nel 1592-1594 e nel 1599-1601. Dieci anni di differenza sulla stessa chiesa, sullo stesso sito, dello stesso ente. La vecchia versione di questa pagina di estateromana.com dava 1582-1584, e anche la voce di Wikipedia in italiana, che ho consultato oggi come fonte enciclopedica e non ufficiale, dà 1582-1584 attribuendo la committenza al cardinale Alessandro Farnese. Io non scelgo: vi dico che la datazione corrente più diffusa è 1582-1584 su commissione del cardinale Alessandro Farnese, che gli stemmi Farnese sulla porta la sostengono visivamente, e che la pagina storica del sito ufficiale dice un'altra cosa. Se state scrivendo una tesi, andate ai documenti.

Dentro, le cose da guardare sono tre. Una pala con la visione di san Bernardo, attribuita dalla vecchia versione di questa pagina a Desiderio de Angelis: attribuzione che oggi non ho potuto verificare su fonte ufficiale, e quindi ve la riporto come informazione della scheda precedente, da confermare in loco. Un mosaico nel catino, eseguito nel 1591 da Francesco Zucchi: questo invece è confermato dal sito ufficiale, che nella pagina del complesso parla esplicitamente di un mosaico del 1591 di Francesco Zucchi. La vecchia versione aggiungeva che il mosaico fu eseguito su disegni di Giovanni de Vecchi: non l'ho verificato oggi, ve lo segnalo come da confermare. E poi i resti: dell'antico pavimento cosmatesco che decorava la cappella restano solo alcune tracce, insieme al frammento di un'epigrafe cristiana del III secolo.

Sotto la chiesa c'è la cripta, ed è la parte che consiglio a chiunque abbia venti minuti in più. Ospita un altare cinquecentesco dedicato a san Zenone e ai martiri soldati. Da due finestrelle laterali si vede, a sinistra, una piccola ara pagana dedicata all'antica dea romana Dia, e a destra un piccolo antro dove, secondo la tradizione, san Paolo sarebbe stato tenuto prigioniero. La pagina inglese del sito ufficiale conferma questa seconda cosa in modo prudente, parlando della possibilità di intravedere "un angolo dove, secondo la tradizione, san Paolo fu tenuto prigioniero". Notate la formula: secondo la tradizione. La uso anch'io.

I diecimila martiri di Santa Maria Scala Coeli

Questo capitolo se lo merita da solo, perché è la storia più impressionante del posto e quasi nessuno la racconta bene. Secondo la tradizione, sul luogo dove sorge Santa Maria Scala Coeli furono martirizzati oltre diecimila legionari cristiani per ordine di Diocleziano. Il numero non è vago: il sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane, nella pagina "La nostra storia", parla del "tribuno Zenone e altri 10203 soldati cristiani", indicando la data del 9 luglio 298 e precisando che furono uccisi dopo aver completato i lavori di costruzione delle terme imperiali. Anche la voce enciclopedica italiana consultata oggi riporta la cifra di 10.203 soldati e il tribuno Zenone, collegandoli a un oratorio dedicato alla Madonna costruito su una cripta dove si diceva fossero sepolti.

Come si legge un dato così? Con rispetto e senza credulità. Diecimiladuecentotré è un numero da martirologio, cioè da tradizione, e i martirologi antichi non contavano come conta l'ISTAT. Che le terme di Diocleziano siano state costruite con lavoro forzato in quantità industriale è cosa nota; che i costruttori siano stati poi sterminati in blocco alle Acque Salvie è racconto agiografico. Quello che conta, e che invece è verificabile, è che questa tradizione ha prodotto architettura reale: la cripta, l'altare cinquecentesco dedicato a san Zenone e ai martiri soldati, le reliquie di san Zenone conservate oggi nella chiesa abbaziale secondo la pagina inglese del sito ufficiale. Un racconto che diventa un edificio è un fatto storico anche quando non è un fatto.

La chiesa del martirio di San Paolo alle Tre Fontane

È la terza chiesa, la più in fondo, e per la comunità è la più sacra del complesso: la pagina di visita del sito ufficiale la definisce senza giri di parole il luogo del martirio dell'apostolo. Le origini dell'edificio risalgono al V secolo, ma quello che si vede oggi è del 1599: la ricostruzione fu affidata a Giacomo Della Porta su commissione del cardinale Pietro Aldobrandini, e su questo il sito ufficiale e la voce enciclopedica che ho consultato oggi concordano. La pagina "La nostra storia" del sito ufficiale, come vi dicevo, colloca invece i lavori fra il 1599 e il 1601: qui la differenza è di cantiere, non di sostanza.

Esterni e facciata sono in mattoni e travertino, con il travertino usato per gli elementi decorativi del portale, delle cornici e dei capitelli. Sopra il timpano della facciata stanno le statue di san Pietro e san Paolo, che la vecchia versione di questa pagina attribuisce al "Franciosino", scultore della Lorena: attribuzione che oggi non ho potuto verificare su fonte ufficiale e che quindi vi riporto come informazione precedente da confermare.

Dal vestibolo si entra nella navata, che è trasversale rispetto all'ingresso, con due cappelle ai lati e l'abside al centro. Sugli altari delle cappelle ci sono due dipinti: a sinistra, sull'altare dedicato a san Pietro, una copia della "Crocifissione" di Guido Reni; a destra, sull'altare dedicato a san Paolo, una pala con la Decapitazione attribuita a Bartolomeo Passarotti. Anche queste due attribuzioni vengono dalla vecchia versione di questa pagina e oggi non le ho potute confermare su fonte ufficiale: prendetele come indicazioni, non come cartellini di museo.

Sulla sinistra dell'altare di San Paolo c'è una colonna tronca. La tradizione vuole che l'apostolo vi sia stato legato durante il martirio. La pagina inglese del sito ufficiale parla di una colonna di marmo che protegge il luogo sacro del martirio: la formulazione ufficiale è quella, e me la tengo così com'è.

Le tre fontane: perché oggi non ci trovate acqua

Dentro la chiesa del martirio ci sono le tre fontane. Sono disposte su livelli diversi, dentro nicchie di marmo, sormontate da tabernacoli di Della Porta con colonne di marmo nero di Chio. E sono asciutte.

La data della chiusura è ferma e concorde su tutte le fonti che ho letto oggi: 1950. Il sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane scrive che le fonti sono chiuse dal 1950; la pagina inglese ripete che le acque furono chiuse nel 1950; la voce enciclopedica consultata oggi dice che l'acqua "non scorre più dal 1950". La vecchia versione di questa pagina diceva la stessa cosa, e su questo aveva ragione.

Il motivo per cui furono chiuse non l'ho trovato scritto su nessuna fonte ufficiale che ho potuto leggere oggi, e quindi non ve lo racconto. Circolano diverse spiegazioni, di solito legate alla potabilità e alla sicurezza igienica dell'acqua di falda in un'area urbanizzata: nessuna di queste l'ho vista confermata dall'abbazia, e non ho intenzione di travestire un ragionamento plausibile da informazione. Se qualcuno vi dice il perché con sicurezza, chiedetegli la fonte.

Il consiglio pratico: molti arrivano alla chiesa del martirio aspettandosi tre zampilli e restano delusi. Andateci sapendo che vedrete tre nicchie asciutte con tabernacoli sopra. La cosa che vale davvero è la disposizione, il fatto che siano su tre livelli diversi seguendo la pendenza del terreno, come a inseguire i tre rimbalzi del racconto. Quello, sì, è ben pensato.

Abbazia delle Tre Fontane
Abbazia delle Tre Fontane | Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio

Il mosaico delle Quattro Stagioni, un pezzo di Ostia dentro l'Abbazia delle Tre Fontane

Guardate per terra. Nella chiesa del martirio, sul pavimento, c'è un mosaico romano policromo del II secolo dopo Cristo dedicato alle Quattro Stagioni, e non è nato qui. Viene da Ostia. La vecchia versione di questa pagina diceva genericamente "proveniente da Ostia Antica"; la voce enciclopedica che ho consultato oggi è più precisa e lo fa arrivare dal "mitreo imperiale di Ostia", segnalando che fu installato nella navata centrale. La pagina inglese del sito ufficiale aggiunge il dato che secondo me è il più interessante di tutti: il mosaico fu installato qui nel 1867 per volere di papa Pio IX.

Fermatevi un secondo su questa cosa, perché è formidabile. Nella chiesa che ricorda la decapitazione dell'apostolo Paolo, il pavimento su cui camminate arriva da un santuario mitraico, cioè dal culto concorrente per eccellenza del cristianesimo nell'impero romano. E non ci è arrivato per caso nell'antichità: ce l'ha messo un papa dell'Ottocento, nell'anno del giubileo straordinario per il diciottesimo centenario del martirio di Pietro e Paolo. Il riuso dell'antico come materiale da costruzione della memoria cristiana è una storia lunga quanto Roma, ma raramente è così esplicito e così datato.

Se questo tema vi prende, il posto dove approfondirlo è il Museo della Via Ostiense, dentro la Porta San Paolo, che racconta la strada e il territorio da cui il mosaico proviene.

La storia dell'Abbazia delle Tre Fontane, dalle origini ai monaci greci

Partiamo dalla valle. Prima di qualunque monastero, questa era una zona di sorgenti sulla via Laurentina, chiamata Acque Salvie, con un toponimo antico documentato, "Campo di Erode", che il sito ufficiale collega forse a una villa di età neroniana di un pretore romano chiamato Erode Agrippa Giunior. Nel V secolo gli Acta Petri et Pauli indicano il luogo come quello del martirio di Paolo. Nel 604 papa Gregorio Magno scrive al diacono Felice esprimendo la sua convinzione sul luogo del martirio.

Il primo monastero, secondo il Chronicon di Benedetto del Soratte citato dal sito ufficiale, lo fondò il generale bizantino Narsete, governatore d'Italia sotto Giustiniano, nella seconda metà del VI secolo, vicino alla chiesa di San Paolo alle Acque Salvie. Ci vissero monaci greci, arrivati probabilmente in seguito alle incursioni arabe in Cilicia. Nel 649, al sinodo romano di papa Martino I, è attestata la presenza di un "venerabile abate Giorgio, del monastero di Cilicia che sorge alle Acque Salvie della nostra città": la citazione la riportava già la vecchia versione di questa pagina e il sito ufficiale la conferma oggi.

A questi monaci l'imperatore Eraclio affidò le reliquie di sant'Anastasio, martire persiano ucciso nel 624. Intorno al 650 il catalogo De locis sanctis Martyrum registra il sito come quello che custodisce "la testa di sant'Anastasio" e come il luogo "dove san Paolo fu decapitato". Un documento dell'VIII secolo, il Miraculum Sancti Anastasii Martyris, cita vicino al monastero una cappella dedicata alla Vergine Maria e una basilica di San Giovanni Battista.

Qui devo correggere la vecchia versione di questa pagina, che scriveva: "Il primo stanziamento nel sito fu dunque quello greco-armeno". Il sito ufficiale, letto oggi, attribuisce la prima fondazione a Narsete nel VI secolo e definisce la comunità successiva come greca proveniente dalla Cilicia, non armena. La confusione nasce dal fatto che sant'Anastasio era persiano e che le comunità orientali a Roma nel VII secolo erano varie: ma "greco-armeno" non è quello che dice l'abbazia oggi.

Poi il fuoco. Alla fine dell'VIII secolo il monastero e la chiesa andarono a fuoco. La vecchia versione di questa pagina scriveva che furono restaurati "da questo stesso papa" senza aver mai nominato prima nessun papa, il che rendeva la frase incomprensibile: il pontefice è Adriano I, che regnò dal 772 al 795 e che il sito ufficiale indica oggi come colui che restaurò le strutture danneggiate dall'incendio. Dopo di lui, altri papi fra l'VIII e l'XI secolo continuarono a fare donazioni al monastero.

Da Gregorio VII ai cistercensi: cosa successe davvero nel 1140

Alla fine dell'XI secolo il monastero delle Acque Salvie era decaduto. Intorno al 1080 papa Gregorio VII tentò di rilanciarlo introducendo monaci benedettini, "forse da Cluny": la formula prudente è del sito ufficiale, e vale la pena rispettarla. La vecchia versione di questa pagina affermava invece con sicurezza che Gregorio VII affidò l'abbazia ai cluniacensi, elencando pure le ragioni politiche del gesto. Correggo: la provenienza cluniacense è un'ipotesi, non un dato certo, almeno per come la presenta oggi l'abbazia.

L'esperimento benedettino finì male, e per due motivi che il sito ufficiale mette in fila senza sconti: la malaria, "che nel periodo del soggiorno uccise molti monaci", e la volontà del papa di assegnare il monastero ai cistercensi. Così nel 1140 papa Innocenzo II, rimossi gli ultimi monaci cluniacensi, affidò il monastero restaurato a Bernardo e alla congregazione cistercense. La badessa di Vitorchiano, in un testo pubblicato sul sito ufficiale in occasione della fondazione del monastero femminile, ripete la stessa data: "Il monastero delle Tre Fontane fu dato a San Bernardo da Papa Innocenzo II intorno al 1140". La vecchia versione di questa pagina aggiungeva un dettaglio politico esatto: i cluniacensi avevano assecondato lo scisma di Anacleto II. Su questo non ho trovato oggi conferma sul sito ufficiale, quindi ve lo lascio come informazione precedente non riverificata.

Da qui in poi la storia accelera. La chiesa di Sant'Anastasio fu costruita da Innocenzo II e consacrata nel 1221. Il primo abate cistercense fu Pier Bernardo Paganelli, che diventò poi papa Eugenio III: è il dato più curioso di tutta la vicenda, perché significa che il capo di questo monastero di periferia finì sulla cattedra di Pietro. Fu lui, dice il sito ufficiale, a permettere ai monaci di passare l'estate nel castello di Nemi, per sfuggire al clima malarico della valle. Nel 1161 papa Alessandro III confermò gli assetti dell'abbazia, e in quell'occasione compare per la prima volta la menzione collettiva di tutte e tre le chiese: la vecchia versione di questa pagina dava lo stesso anno, il 1161, e aveva ragione.

Il secolo d'oro dell'Abbazia delle Tre Fontane, le abbazie figlie e la commenda

Nel 1306 i lavori del monastero furono completati, con la costruzione del chiostro e della sala capitolare: è il chiostro che ancora oggi non si visita perché sta in clausura. Nello stesso periodo l'abbazia fondò cinque abbazie figlie.

Sull'elenco di queste cinque devo correggere la vecchia versione di questa pagina, che ne elencava sei località e le chiamava tutte "filiali": Penne, Manoppello, Nemi, l'isola di Ponza, Montalto di Castro e Girifai in Sardegna. Sei nomi per cinque abbazie non torna, e il problema sta su Nemi: il sito ufficiale, letto oggi, indica Nemi come il castello dove i monaci andavano a passare l'estate per sfuggire alla malaria, concessione fatta da Eugenio III, non come una fondazione monastica figlia. Il sito ufficiale conferma il numero di cinque abbazie figlie ma non ne pubblica l'elenco nominativo, quindi io i cinque nomi non ve li do: vi do il dato certo, cinque fondazioni, e vi segnalo che l'elenco che girava nella vecchia versione contiene almeno un elemento fuori posto.

Nel 1370, o subito dopo, arrivarono dal Portogallo le reliquie di san Vincenzo di Saragozza, e da quel momento la chiesa abbaziale porta il nome di tutti e due i santi, Vincenzo e Anastasio. Nel XIV secolo, intanto, la reliquia di sant'Anastasio sparì. Fu ritrovata, secondo il sito ufficiale, nel 1408, dentro la Basilica Santa Maria in Trastevere.

E qui c'è un problema di date che devo mettere in chiaro invece di nasconderlo. Sia la vecchia versione di questa pagina sia il sito ufficiale collegano al 1408 la trasformazione dell'abbazia in commenda da parte di papa Martino V, con la soppressione della figura dell'abate claustrale. Solo che Martino V fu eletto l'11 novembre 1417 e morì il 20 febbraio 1431: le date del pontificato le ho verificate oggi sulla voce enciclopedica italiana, fonte non ufficiale ma su questo punto non controversa. Nel 1408 Martino V non era papa. Delle due l'una: o la data della commenda non è il 1408, o il papa non è Martino V, oppure il 1408 si riferisce soltanto al ritrovamento delle reliquie e la commenda è cosa di qualche anno dopo. Io non ho una fonte ufficiale che risolva la questione, e quindi ve la lascio aperta, dichiarata, come l'ho trovata. Se leggete in giro "1408, Martino V trasforma l'abbazia in commenda" scritto con sicurezza, sappiate che quella frase, così com'è, non sta in piedi.

Il regime di commenda, comunque, non cacciò i cistercensi: continuarono a tenere il posto. Fra il 1638 e il 1670 fu abate claustrale Ferdinando Ughelli, l'autore dell'Italia Sacra, che è ancora oggi una delle grandi opere di riferimento sulle diocesi italiane. Che uno studioso di quel calibro abbia governato questo monastero è un dettaglio che nessuno racconta mai, e a me pare più interessante di tre leggende.

La fine e la rinascita: 1808, 1826, 1868

La vita dell'Abbazia delle Tre Fontane si interrompe nel 1808. Le truppe napoleoniche costringono i monaci cistercensi ad abbandonare il posto: il patrimonio viene saccheggiato e disperso, i libri e gli archivi finiscono alla Biblioteca Vaticana e alla Casanatense, la malaria si riprende la valle e le strutture vanno in rovina. Il sito ufficiale è secco: possedimenti e archivi confiscati, monaci via.

Nel 1826 papa Leone XII visita il complesso e resta impressionato dallo stato di abbandono: affida il posto ai frati francescani di San Sebastiano. Nel 1855 papa Pio IX e il procuratore generale trappista Francesco Regis tentano un recupero vero, ma i costi lo impediscono. Queste due tappe intermedie, il 1826 e il 1855, nella vecchia versione di questa pagina non c'erano: le ho aggiunte perché stanno oggi sulla pagina "La nostra storia" del sito ufficiale, e senza di loro sembra che dal 1808 al 1868 non sia successo niente.

Poi arriva il 1867, cioè il giubileo straordinario indetto per il diciottesimo centenario del martirio di Pietro e Paolo, e insieme al giubileo arriva un benefattore francese. Ed è qui che ho una contraddizione da dichiararvi: la pagina "La nostra storia" del sito ufficiale lo chiama conte Maumigny; la vecchia versione di questa pagina di estateromana.com e la voce enciclopedica italiana che ho consultato oggi lo chiamano conte de Moumilly. Due grafie diverse per la stessa persona, e nessuna delle due fonti mi dà un nome di battesimo o una data. Non scelgo: vi segnalo che la fonte ufficiale scrive Maumigny e che la tradizione bibliografica italiana scrive de Moumilly.

Il resto è documentato in modo preciso. Con la bolla del 21 aprile 1868, e la data esatta è del sito ufficiale mentre la vecchia versione di questa pagina si fermava all'anno, viene ricostituita una comunità residente che doveva avere almeno quattordici religiosi, e l'Abbazia delle Tre Fontane viene affidata ai monaci trappisti, cioè ai cistercensi che seguono la riforma dell'abate de Rancé, provenienti dalla Grande Trappa. Il compito era doppio: restaurare gli edifici e bonificare il territorio.

C'è un'ironia in questa vicenda che vale la pena dire ad alta voce. Furono francesi i soldati che distrussero l'abbazia nel 1808, e furono francesi il benefattore e i monaci che la rimisero in piedi sessant'anni dopo. Roma è piena di queste simmetrie, ma questa è particolarmente pulita.

Gli eucalipti, la malaria e la bonifica delle Acque Salvie

Questo è il capitolo che spiega il paesaggio che vedete oggi, e che quasi tutti liquidano con una riga.

Dopo la fine del potere temporale dei papi nel 1870 e la liquidazione dell'asse ecclesiastico, i trappisti ottennero 450 ettari del territorio delle Acque Salvie in enfiteusi perpetua. La concessione aveva una condizione contrattuale precisa: mettere a dimora circa 125.000 piante di eucalipto per bonificare l'area. Entrambe le cifre stanno oggi sulla pagina "La nostra storia" del sito ufficiale, e coincidono con quelle che riportava la vecchia versione di questa pagina.

L'eucalipto era considerato all'epoca un alleato contro la malaria. Il sito ufficiale, però, racconta la cosa in modo più onesto di come si legge di solito: gli eucalipti furono una parte della soluzione, ma il problema fu risolto davvero all'inizio del Novecento con le canalizzazioni di drenaggio, le zanzariere e il chinino. La vecchia versione di questa pagina aggiungeva un dettaglio che mi sembra corretto e che tengo: fra i lavori di bonifica ci fu l'interramento di uno stagno che era il focolaio della malaria della valle. Il sito ufficiale parla genericamente di sistemi di drenaggio, quindi lo stagno ve lo riporto come informazione della vecchia scheda, coerente con il quadro ma non riverificata parola per parola.

Il risultato lo vedete camminando: la valle è alberata, il microclima è diverso da quello della Laurentina cento metri più in su, e in estate ci sono cinque o sei gradi di differenza percepita. Sul fronte opposto, il territorio dell'abbazia è oggi assediato dall'espansione urbanistica e dalla viabilità a scorrimento veloce. Il sito ufficiale lo dice con eleganza monastica, parlando di un territorio che si trova ormai dentro lo sviluppo urbano della Roma moderna. Io lo dico da romano: fuori dal cancello c'è il traffico della Laurentina, e questo posto è sopravvissuto per miracolo amministrativo.

Una cosa da chiarire, perché la vecchia versione di questa pagina la scriveva in modo che confondeva le date: gli eucalipti non furono piantati "nel 1868". Il 1868 è l'anno della bolla che riporta i trappisti qui; l'obbligo delle 125.000 piante nasce dall'enfiteusi ottenuta dopo il 1870. È una differenza di due anni e di logica: prima tornano i monaci, poi arriva il contratto agrario che li obbliga a piantare.

Il liquore di eucalipto dell'Abbazia delle Tre Fontane

Da quegli eucalipti viene il prodotto più famoso del posto. Il negozio monastico vende oggi, e l'elenco l'ho letto sulla pagina "Prodotti" del sito ufficiale, un liquore chiamato Eucalittino e un estratto di eucalipto. La vecchia versione di questa pagina diceva che dal bosco di eucalipti "ancora oggi si distilla un noto liquore": la sostanza regge, e oggi il nome commerciale del liquore è quello.

Sul resto dell'assortimento, sempre dalla pagina "Prodotti" letta oggi: olio e miele dell'azienda agricola dell'abbazia, marmellate dal monastero trappista di Vitorchiano, biscotti da Cortona, cioccolato e creme spalmabili, prodotti cosmetici dal monastero trappista di Valserena, prodotti erboristici del laboratorio Santa Ildegarda, rosari fatti a mano, oggetti religiosi, guide turistiche dell'abbazia e una selezione di formaggi, vini e legumi. C'è anche un reparto di beneficenza a sostegno di un monastero trappista in Angola. I prezzi non sono pubblicati sul sito e io non li invento: si vedono in negozio.

L'olio merita una riga in più, perché è un prodotto serio. La pagina dedicata all'uliveto lo descrive come un olio biologico "dal gusto intenso e rotondo le cui eccellenti qualità organolettiche sono garantite dalla molitura a freddo effettuata presso il nostro frantoio", venduto in bottiglie da mezzo litro, un litro e cinque litri. Numero di piante, ettari e varietà non sono pubblicati, e quindi non ve li do.

La birra trappista Tre Fontane, l'unica italiana

Questo è il motivo per cui metà dei visitatori sotto i quarant'anni arriva all'Abbazia delle Tre Fontane, e tanto vale dirlo.

La birra Tre Fontane è la prima e unica birra trappista italiana certificata ATP, cioè Authentic Trappist Product, il marchio rilasciato dall'Associazione Internazionale Trappista. La pagina dedicata sul sito ufficiale spiega anche cosa comporta quel marchio: il prodotto deve essere fabbricato dentro l'abbazia, la produzione deve avvenire sotto il controllo dei monaci o delle monache, e i ricavi devono andare alle necessità della comunità, alla solidarietà fra monasteri trappisti, a progetti di sviluppo e a opere di beneficenza. Non è un bollino di marketing: è un vincolo di destinazione degli utili.

Le birre in produzione, sempre dalla pagina ufficiale letta oggi:

  • Tripel, 8,5 gradi, prodotta con foglie di eucalipto. È quella che porta dentro la bottiglia il bosco piantato per la malaria.
  • Scala Coeli, 6,7 gradi, una Belgian Ale con scorze d'arancia.
  • Tertia, 5 gradi, una Golden Ale con foglie d'ulivo.
  • Sinergia '19 e Sinergia '21, edizioni limitate oggi non in produzione.

La notizia più fresca, e l'ho letta oggi sulla sezione novità del sito ufficiale, è che il 29 ottobre 2025 l'abbazia ha ottenuto il rinnovo del marchio ATP. La visita di verifica è stata condotta per l'Associazione Internazionale Trappista da dom Isaac, abate del monastero di Koningshoeven a Tilburg nei Paesi Bassi, e da Gumer Santos, ingegnere birraio dell'abbazia di Rochefort. L'articolo dell'abbazia parla di "consueto rinnovo quinquennale" e ricorda che la collaborazione va avanti da dieci anni. La notizia sul sito porta la data dell'11 novembre 2025, mentre la verifica è datata 29 ottobre 2025: sono due date di due cose diverse, la visita e la pubblicazione, e ve le do tutte e due per chiarezza.

Dove si comprano: al negozio monastico dell'abbazia. Dove si beve alla spina: al Caffè Tre Fontane, sul piazzale. Attenzione all'incrocio degli orari, che è la trappola classica di questo posto: il negozio, secondo la pagina "Orari di apertura e contatti", la domenica è chiuso, e il Caffè il lunedì è chiuso. Se venite di lunedì trovate il negozio ma non la spina; se venite di domenica rischiate di trovare la spina ma non le bottiglie da portare a casa, salvo che valga l'altra versione dell'orario, quella che dà il negozio aperto la domenica mattina fino alle 13:30. Contraddizione già dichiarata sopra, e vi assicuro che non è teoria: è la differenza fra tornare a casa con la Tripel o senza.

Il Caffè Tre Fontane

Sta sul piazzale davanti all'abbazia, all'indirizzo Via di Acque Salvie 4, ed è l'unico posto dove sedersi. Orari letti oggi sulla pagina dedicata del sito ufficiale: da martedì a sabato 8:00 - 19:00, domenica 9:00 - 18:00, lunedì e festivi chiuso, con chiusura estiva dal 10 al 31 agosto. Telefono 06 5413199, con WhatsApp attivo, posta elettronica caffe@abbaziatrefontane.it. Il sito lo definisce "un gradevole punto di ristoro" dove si può bere alla spina "l'unica Birra Trappista Italiana". Prezzi non pubblicati.

Segnalo una piccola incoerenza di indirizzo, perché nel dubbio è meglio saperlo: la pagina del Caffè scrive "Via di Acque Salvie, 4", con il "di"; la pagina "Come raggiungerci" scrive l'indirizzo dell'abbazia come "Via Acque Salvie, 1", senza il "di". La vecchia versione di questa pagina di estateromana.com dava "Via di Acque Salvie, 1". Le due forme convivono sullo stesso sito ufficiale: se cercate su una mappa e una delle due non dà risultati, provate l'altra.

La liturgia all'Abbazia delle Tre Fontane: messe e ore

Se venite qui per la liturgia, e non per il turismo, questi sono i numeri che vi servono. Li ho letti oggi sulle pagine "Celebrazione S. Messe" e "Liturgia delle Ore" del sito ufficiale.

Messe. Nel monastero dei Santi Vincenzo e Anastasio, nei giorni feriali alle 6:45, la domenica e nei festivi alle 9:45. Nella chiesa di Santa Maria alla Scala Coeli, la domenica e nei festivi alle 11:30. Per la chiesa di San Paolo al Martirio il sito segnala una situazione in evoluzione: la chiesa risulta chiusa in attesa di riapertura e le messe riprenderanno a settembre; in precedenza si celebravano il sabato alle 17:00, messa prefestiva, e la domenica e nei festivi alle 11:00. Per le prenotazioni di gruppi la pagina indica il numero +39 06 68 97 56 14. Questo è un dato che cambia: se leggete questa scheda dopo l'estate del 2026, controllate sul sito ufficiale se la riapertura è avvenuta.

Liturgia delle ore, giorni feriali. Vigilie alle 4:00, riservate agli ospiti della foresteria. Santa Messa con Lodi alle 6:45. Terza alle 8:30, che diventa 8:45 nelle feste e nelle solennità feriali. Sesta alle 12:15. Nona alle 15:00. Vespro alle 18:00. Compieta alle 20:15.

Liturgia delle ore, domenica e festivi. Vigilie alle 4:00 per i soli ospiti della foresteria. Lodi alle 7:00. Terza alle 9:30. Santa Messa alle 9:45. Sesta alle 12:15. Nona alle 15:00. Vespro con benedizione eucaristica alle 18:00. Compieta alle 20:15.

Una avvertenza pratica che il sito ufficiale dà e che nessuno riporta: nel periodo invernale la liturgia, tranne la messa domenicale, viene celebrata nella Sala del Capitolo del monastero e non in chiesa. Tradotto: se andate a dicembre alle 18:00 sperando nei vespri cantati nella chiesa abbaziale, potreste trovare la chiesa vuota. Telefonate.

La mia opinione: il momento migliore per capire l'Abbazia delle Tre Fontane non è a mezzogiorno con i pullman, è il vespro delle 18:00. Sono venti minuti, non serve essere credenti, non si paga nulla e non c'è niente da prenotare. Poi si esce e c'è ancora luce, almeno da aprile a settembre.

Il monastero, il chiostro e la clausura

Mettiamo un punto fermo, perché è la domanda che mi fanno più spesso. Il monastero non si visita. Il chiostro non si visita. La pagina "Il monastero" del sito ufficiale lo scrive esplicitamente: "Attualmente, poiché luogo di clausura, il chiostro non è visitabile". Il chiostro risale ai primi anni del XIV secolo ed è un quadrilatero con giardino centrale, dove i monaci leggevano e studiavano la Scrittura e dove si svolgevano le processioni della comunità. La sala capitolare, dove i monaci si riunivano ad ascoltare la lettura della Regola di san Benedetto, è definita dallo stesso sito "l'ambiente più significativo dell'abbazia, dopo la chiesa". Anche quella è dentro la clausura.

La vecchia versione di questa pagina diceva la stessa cosa, e su questo aveva ragione: "Siccome i monaci vivono in clausura, l'interno è raramente visitabile". Preciso soltanto che l'avverbio "raramente" è ottimista: il sito ufficiale oggi non prevede alcuna apertura del chiostro al pubblico.

Quello che si vede, e non è poco: le tre chiese, l'Arco di Carlo Magno con i suoi affreschi superstiti, i viali, il piazzale, la cripta di Scala Coeli, la nicchia di san Benedetto all'ingresso con una statua marmorea e l'iscrizione latina "AUSCULTA O FILI / OBEDIENTIA SINE MORA", ascolta o figlio, obbedienza senza indugio. Quella iscrizione, per chi ha voglia di leggerla, è il programma di vita di tutto il posto scritto in cinque parole.

Dormire all'Abbazia delle Tre Fontane: la foresteria

Sì, si può dormire qui. No, non è un albergo, e chi la usa come tale viene rifiutato.

Le regole della foresteria le ho lette oggi sulla pagina "Accoglienza" del sito ufficiale, e sono chiare. L'ospitalità è offerta "esclusivamente a chi desidera vivere un breve periodo di ritiro spirituale". La durata massima è di tre giorni, cioè due notti, per gli ospiti comuni, e fino a sei giorni, cioè cinque notti, per sacerdoti e religiosi. È compresa la camera privata con bagno, la colazione, il pranzo, la cena e la partecipazione alle messe e alla liturgia. La foresteria è chiusa la domenica e nei giorni festivi e non accetta soggiorni che comprendano una domenica o una festività. Il contributo è a offerta libera.

Per prenotare si compila il modulo di contatto online indicando le date, gli orari di arrivo e di partenza, e dichiarando che il soggiorno è per ritiro spirituale e non per turismo. La posta elettronica è foresteria@abbaziatrefontane.it, il telefono della portineria è 06 5401655.

Vi dico come la vedo: la foresteria dell'Abbazia delle Tre Fontane è una delle poche possibilità che restano a Roma di dormire dentro un monastero vero, con la sveglia alle quattro se volete le vigilie e il silenzio garantito per contratto. Non è per tutti e loro lo sanno. Se cercate una camera economica vicino all'EUR, cercatela altrove: qui vi diranno di no, e faranno benissimo.

La Grotta delle Tre Fontane, che non è l'abbazia

Attenzione, perché è l'equivoco più comune di tutti. Vicino all'abbazia c'è la Grotta delle Tre Fontane, luogo di una devozione mariana molto seguita, legata a un'apparizione che la tradizione data al 12 aprile 1947. La vecchia versione di questa pagina la presentava dentro il racconto dell'abbazia, come se fosse una sua parte, e questa è la correzione più utile che posso farvi: la Grotta delle Tre Fontane e l'Abbazia delle Tre Fontane non sono la stessa cosa. Hanno indirizzi diversi, gestioni diverse e orari diversi.

Quello che ho verificato oggi su fonte ufficiale è questo: il sito dell'Abbazia delle Tre Fontane, nella pagina "Come raggiungerci", indica che l'area di parcheggio per i pullman "è antistante la Grotta delle Tre Fontane in Via Laurentina 398". Quindi l'indirizzo della Grotta, secondo l'abbazia, è via Laurentina 398, mentre l'abbazia sta in Via Acque Salvie 1. Sono due luoghi vicini ma distinti.

Tutto il resto sulla Grotta oggi non l'ho potuto verificare: ho provato ad aprire due possibili siti del santuario e nessuno dei due ha risposto, quindi non vi do orari, non vi do orari di messe e non vi do dettagli sull'apparizione oltre alla data che la vecchia versione di questa pagina riportava. Se ci volete andare, la Grotta è un santuario a sé e va cercata come tale. Preferisco lasciarvi con un buco dichiarato piuttosto che con una informazione inventata.

Visitare l'Abbazia delle Tre Fontane con i bambini

Funziona meglio di quanto pensiate, a tre condizioni.

La prima: gestite le aspettative sulle fontane. Se ai bambini raccontate la storia della testa che rimbalza tre volte e poi trovano tre nicchie asciutte, la delusione è garantita. Raccontategliela dopo aver visto le nicchie, non prima.

La seconda: il posto è tutto all'aperto fra una chiesa e l'altra, con viali alberati e nessuna strada da attraversare dentro il complesso. Per un bambino che ha appena passato tre giorni fra il Basilica di San Pietro e i musei, correre venti minuti su un viale è terapeutico.

La terza: c'è il Caffè, chiuso il lunedì e i festivi. Questo risolve il problema del bagno e della merenda, che nei complessi religiosi romani di solito non si risolve.

Cosa colpisce i bambini, in ordine di efficacia dimostrata sul campo: il mosaico romano per terra nella chiesa del martirio, perché è un pavimento che si può calpestare e ha dentro delle facce; la cripta di Scala Coeli con le finestrelle da cui si sbircia; e la statua di san Benedetto con la scritta latina all'ingresso, che si può far tradurre come una specie di indovinello. Cosa invece non funziona: le tre navate cistercensi. Sono vuote, e ai bambini il vuoto dice poco.

Regola di buon senso: qui ci vivono dei monaci di clausura, la chiesa abbaziale è la loro chiesa e il silenzio non è un consiglio, è la regola della casa. Se i vostri figli hanno bisogno di sfogarsi, il viale è lungo abbastanza.

Accessibilità dell'Abbazia delle Tre Fontane

Devo essere onesto: sul sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane non ho trovato oggi alcuna pagina dedicata all'accessibilità, nessuna indicazione su rampe, servizi igienici attrezzati o percorsi per persone con disabilità motoria. Non ho quindi un dato ufficiale da darvi, e non lo invento.

Quello che posso dirvi con certezza, perché viene dalle pagine ufficiali che ho letto: il complesso si sviluppa su una valle e quindi in pendenza, i collegamenti fra le tre chiese sono viali all'aperto, e la cripta di Santa Maria Scala Coeli è sotterranea, quindi con scale. Il parcheggio è nel piazzale e lungo il viale d'ingresso, cioè vicino alle chiese.

Il consiglio pratico: se avete un'esigenza specifica, il numero della portineria, 06 5401655, negli orari di apertura, è l'unico modo serio per avere una risposta vera. E se qualcuno vi scrive online che l'Abbazia delle Tre Fontane è "completamente accessibile", chiedetegli dove l'ha letto, perché io non l'ho trovato.

Quando andare all'Abbazia delle Tre Fontane e quando evitarla

Il momento migliore in assoluto: mattina presto di un giorno feriale, fra le 8 e le 10. Il complesso è aperto, la luce entra bene nella chiesa abbaziale, i pullman non sono ancora arrivati, il Caffè è aperto da martedì a sabato e il negozio pure.

Il momento peggiore: il lunedì, e ve lo dico contro il mio interesse. Il Caffè è chiuso, la libreria delle Edizioni Paoline secondo la mappa interattiva del sito ufficiale apre da martedì a sabato, quindi il lunedì è chiusa anche quella. Le chiese restano aperte, ma metà dei servizi no.

Agosto: attenzione doppia. Il Caffè chiude dal 10 al 31 agosto. La portineria in agosto riduce l'orario a 9:00 - 12:00 e 15:30 - 17:30 secondo la pagina iniziale del sito ufficiale. Le chiese restano aperte, ma se avete bisogno di parlare con qualcuno, la finestra è stretta.

Inverno: dal punto di vista liturgico è il periodo meno spettacolare, perché la liturgia delle ore, tranne la messa domenicale, si sposta nella Sala del Capitolo, che è in clausura, e quindi non la sentirete. Dal punto di vista del paesaggio, invece, è il momento in cui la valle è più bella, con la nebbia bassa fra gli eucalipti nelle mattine di gennaio.

29 giugno: è la solennità dei Santi Pietro e Paolo, ed è la data che la tradizione assegna al martirio dell'apostolo proprio qui. È anche la giornata più affollata dell'anno e, per inciso, il 29 giugno 2014 è la data che il sito ufficiale indica come nascita della foresteria e del negozio monastico nella forma attuale. Se cercate raccoglimento, quel giorno statene alla larga; se cercate l'atmosfera di festa, è quello giusto.

Cosa c'è intorno all'Abbazia delle Tre Fontane

La valle è isolata, ma il quartiere intorno è pieno di roba. A pochi minuti in auto o con l'autobus 761 in direzione San Paolo, cioè quello che avete preso all'andata, si arriva alla Basilica San Paolo fuori le Mura: è la chiusura logica di questa visita, perché lì c'è la tomba dell'apostolo mentre qui c'è il luogo che la tradizione indica come quello del martirio. Fare le due cose nella stessa mattina è l'itinerario più sensato che si possa costruire in questa parte di Roma.

Dall'altra parte, verso sud, c'è l'EUR, che è a cinque minuti e che vi darà uno schiaffo estetico notevole subito dopo l'austerità cistercense: dentro l'EUR ci sono il Laghetto dell'EUR, il Palazzo dei Congressi e il Museo delle Civiltà, che è il museo più sottovalutato della città. Sempre in zona, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, che è un altro luogo di martirio, di tutt'altro secolo, e che con l'Abbazia delle Tre Fontane condivide qualcosa nel modo in cui il silenzio viene costruito architettonicamente.

Verso l'Ostiense, il Museo della Via Ostiense, la Piramide Cestia e la Centrale Montemartini, cioè statue antiche fra i motori diesel. Sul fronte del cristianesimo delle origini, il circuito naturale è quello delle Catacombe di Roma, con le Catacombe di San Callisto, le Catacombe di San Sebastiano, le Catacombe di Commodilla e il Museo delle Catacombe di Generosa, oltre alla piccola Chiesa Domine Quo Vadis sull'Appia.

Se invece è il monachesimo che vi interessa, e dopo una mattina qui è probabile, i posti da mettere in fila sono l'Abbazia di Montecassino, l'Abbazia di Farfa, l'Abbazia Greca di San Nilo a Grottaferrata e il Monastero di Santa Scolastica a Subiaco. Per la devozione popolare romana, il paragone più diretto è il Santuario del Divino Amore, che sta sull'altro versante della campagna a sud e che ha una storia di apparizione e di pellegrinaggio molto più recente. E se volete capire com'era questa campagna prima che arrivassero le case, la riserva di Decima Malafede è il pezzo di agro romano meglio conservato di tutto questo settore.

Abbazia delle Tre Fontane
Trappisti Abbazia delle Tre Fontane

Una curiosità su Abbazia delle Tre Fontane

La curiosità che mi diverte di più è che l'unica birra trappista italiana nasce a Roma, dentro l'Abbazia delle Tre Fontane, e che la ricetta della prima etichetta è stata costruita intorno a un albero australiano. La Tripel dei monaci è una birra all'8,5 per cento fatta con le foglie di eucalipto della tenuta. Le stesse foglie che stanno dietro al liquore Eucalittino, alle caramelle, all'estratto. In pratica gli eucalipti che i trappisti francesi piantarono qui per ragioni sanitarie, alla fine dell'Ottocento, sono diventati centotrent'anni dopo la firma aromatica di un prodotto certificato Authentic Trappist Product.

La certificazione ATP non è una medaglia che ti danno una volta e via. Sul sito dell'Abbazia delle Tre Fontane c'è la notizia, pubblicata l'11 novembre 2025, della visita di rinnovo avvenuta il 29 ottobre 2025: sono venuti dom Isaac, abate di Koningshoeven a Tilburg, e Gumer Santos, ingegnere birrario di Rochefort. Il sito parla di "consueto rinnovo quinquennale" e di dieci anni di collaborazione. Vuol dire che ogni cinque anni qualcuno arriva da fuori e controlla che le regole siano ancora rispettate: birra prodotta dentro le mura del monastero, sotto il controllo della comunità, con i proventi destinati al mantenimento dei monaci e alle opere di carità. Se salta uno dei tre requisiti, salta il logo esagonale.

Le altre etichette che il sito dell'Abbazia delle Tre Fontane presenta come in produzione sono la Scala Coeli, una Belgian Ale al 6,7 per cento con scorze d'arancia, e la Tertia, una Golden Ale al 5 per cento con foglie d'olivo. Le due Sinergia, l'edizione '19 e l'edizione '21, sono dichiarate limitate e fuori produzione. Prezzi: sul sito non ce ne sono. Li trovate al negozio monastico, e chi vi scrive un listino su una pagina web senza averlo visto oggi vi sta raccontando una storia.

Opinione personale, e vale quel che vale: la Tertia è quella che berrei d'estate, la Tripel è quella che vi ricorderete. L'eucalipto in una birra è una scelta che poteva finire malissimo e invece regge.

Abbazia delle Tre Fontane
Abbazia delle Tre Fontane

Una cosa che non ti dice nessuno su Abbazia delle Tre Fontane

Che le tre fontane non ci sono più. Cioè: ci sono le tre edicole di marmo, allineate a quote diverse dentro la chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, e sono lì da secoli. Ma l'acqua non scorre. La pagina in inglese dell'Abbazia delle Tre Fontane dice che le acque furono chiuse nel 1950. La versione enciclopedica di it.wikipedia, che è una fonte non ufficiale e come tale ve la dichiaro, riporta lo stesso anno. Il motivo della chiusura, invece, oggi non l'ho trovato scritto da nessuna parte in modo ufficiale: si sente dire che fossero inquinate, ma è una spiegazione che circola e basta, e io non ve la vendo come certa. Chiedete in portineria, e se vi rispondono, la risposta vale più di questa pagina.

Il punto è che la maggior parte delle persone arriva qui aspettandosi tre zampilli e la leggenda della testa che rimbalza tre volte facendo sgorgare tre sorgenti. Trova tre nicchie asciutte. La delusione, quando c'è, dura una decina di secondi, poi ci si accorge che il silenzio della valle vale più dell'acqua.

La seconda cosa che quasi nessuno dice: il chiostro non si visita. Il sito dell'Abbazia delle Tre Fontane è esplicito, e cito la formula esatta perché conta: "Attualmente, poiché luogo di clausura, il chiostro non è visitabile". Il chiostro è dei primi del Trecento, la sala capitolare viene descritta dagli stessi monaci come l'ambiente più significativo dell'abbazia dopo la chiesa, e voi non li vedrete. Non c'è un giorno speciale, non c'è un biglietto che li apre. È clausura. Se qualcuno vi promette il chiostro, o ha informazioni che io non ho, o ve le sta inventando.

Terza cosa, che riguarda l'inverno. Il sito dell'Abbazia delle Tre Fontane avvisa che nella stagione fredda la liturgia delle ore, tranne la messa domenicale, si sposta nella Sala del Capitolo, cioè dentro la clausura. Tradotto: se venite a gennaio sperando di sentire i Vespri in chiesa, potreste trovare la chiesa vuota e le voci dietro un muro. Non è un dispetto, è il riscaldamento.

Il consiglio che ti do per visitare Abbazia delle Tre Fontane

Venite di mattina presto, in un giorno feriale, e mettete in conto due ore e mezza. Non un'ora e mezza. Due e mezza, contando il caffè.

La ragione è pratica. La messa conventuale nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio è alle 6:45 nei giorni feriali, con le Lodi, e alle 9:45 la domenica e nelle feste. Terza è alle 8:30 nei feriali, alle 8:45 nelle feste. Sesta alle 12:15, Nona alle 15:00, Vespri alle 18:00, Compieta alle 20:15. Le Vigilie sono alle 4:00 del mattino e il sito dell'Abbazia delle Tre Fontane le riserva agli ospiti della foresteria: non presentatevi alle quattro pensando di entrare. La domenica cambia l'impianto: Vigilie alle 4:00, Lodi alle 7:00, Terza alle 9:30, messa alle 9:45, Sesta alle 12:15, Nona alle 15:00, Vespri con benedizione eucaristica alle 18:00, Compieta alle 20:15.

Se arrivate verso le 8:15 di un martedì, riuscite a entrare nella chiesa abbaziale prima di Terza, sentite l'ufficio, poi avete davanti tutta la mattina per Santa Maria Scala Coeli e per San Paolo al Martirio, con la luce che entra dalle finestre alte e nessuno intorno. Alle 11 arrivano i pullman e la valle cambia carattere.

Secondo pezzo di consiglio: verificate gli orari per telefono il giorno prima. Non è una formula di stile, è una necessità concreta. Il sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane pubblica orari diversi in pagine diverse, e in questa scheda ve li ho riportati tutti e due senza sceglierne uno, perché non tocca a me decidere quale sia giusto. La portineria risponde allo 06 5401655. Il negozio monastico allo 06 5413395. Il Caffè allo 06 5413199. Per prenotare la messa di un gruppo, il sito indica il numero +39 06 68 97 56 14.

Terzo: la chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, quella del martirio, al momento della lettura del sito ufficiale risulta chiusa in attesa di riapertura, con le messe che riprendono a settembre. Se il motivo del vostro viaggio è quella chiesa, telefonate prima di partire. Sarebbe assurdo farsi tutta la Laurentina e trovare la porta sbarrata.

Quarto, e qui parlo da persona che ha sbagliato: non venite di lunedì se contate sul caffè. Il Caffè Tre Fontane è chiuso il lunedì e nei giorni festivi, e ad agosto chiude dal 10 al 31. Il negozio monastico ha una domenica contesa fra due pagine del sito, quindi la domenica è il giorno in cui rischiate di più.

Quinto: scarpe normali, niente tacchi. La discesa da Via Acque Salvie è lastricata male in qualche punto e il selciato davanti alle chiese è irregolare.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che qui dentro c'è un mosaico romano del secondo secolo che con i monaci non c'entra niente. È il pavimento con le Quattro Stagioni, e sta nel presbiterio della chiesa abbaziale. La pagina in inglese dell'Abbazia delle Tre Fontane dice che fu collocato lì nel 1867 per volontà di papa Pio IX. La versione enciclopedica italiana, che ripeto è fonte non ufficiale, precisa che proviene dal mitreo imperiale di Ostia e parla della navata centrale.

Fermiamoci un attimo su cosa significa. Un pavimento pagano, probabilmente legato a un culto mitraico, viene tirato su da Ostia nell'Ottocento e messo sotto l'altare di una chiesa cistercense costruita sul luogo dove secondo la tradizione fu decapitato Paolo di Tarso. Nessuno lo nasconde, nessuno lo spiega, sta lì e la gente ci cammina sopra guardando altrove. La stratificazione romana funziona così: non è una metafora, è letteralmente un pavimento sopra un altro.

Il fatto che il mosaico venga da Ostia e non da qui è la cosa che quasi tutti saltano. Si legge "mosaico romano nell'abbazia" e si immagina che sia stato trovato scavando in loco, come se la valle avesse restituito il suo passato. No: è stato portato. È un innesto ottocentesco, un'operazione da papa collezionista, e sapendolo il pavimento diventa più interessante, non meno.

Aggiungo un dettaglio della stessa famiglia. Il sito dell'Abbazia delle Tre Fontane, nella pagina in inglese, dice che nella chiesa abbaziale sono conservate reliquie di san Vincenzo, di sant'Anastasio e di san Zenone. Zenone è il tribuno che, secondo la tradizione riportata dall'abbazia, fu martirizzato qui il 9 luglio del 298 insieme a diecimiladuecentotré soldati cristiani sotto Diocleziano, dopo che avevano costruito le terme imperiali. Quel numero, 10.203, non è arrotondato per caso: è la cifra che la tradizione tramanda, ed è la ragione per cui la valle si chiamava Aquae Salviae ed è piena di ossa secondo le fonti antiche.

La foto giusta da fare a Abbazia delle Tre Fontane

La foto giusta non è la facciata della chiesa abbaziale. È l'Arco di Carlo Magno visto dal basso, salendo dalla strada, con il verde degli eucalipti che stringe l'inquadratura ai lati e il selciato che porta l'occhio dentro. Quello è il punto in cui capisci che stai entrando in un recinto e non in un monumento.

Tecnicamente: mettetevi una decina di metri prima dell'arco, abbassatevi, e lasciate che l'arco occupi il terzo superiore del fotogramma. La luce migliore è quella del mattino fra le 8 e le 10, quando il sole entra da est e taglia il vialetto in diagonale. A mezzogiorno l'arco diventa piatto e la foto muore.

La seconda foto che vale è dentro San Paolo alle Tre Fontane, sulle tre edicole in fila. Non usate il flash, non serve e disturba chi prega. Appoggiatevi a una colonna o a un banco per tenere ferma la macchina: la luce è bassa e vi servirà un tempo lungo. L'inquadratura che funziona è quella laterale, che mette in fila le tre nicchie a quote diverse e fa vedere il dislivello, cioè il punto della leggenda.

La terza, e forse la più onesta, è il viale degli eucalipti in controluce. Non c'è nessuna architettura, solo tronchi e ombre lunghe, ed è la fotografia che restituisce meglio l'idea di essere in campagna a otto chilometri dal Colosseo.

Un avvertimento che vale più di ogni consiglio tecnico. Questa è una comunità monastica di clausura. Non fotografate i monaci, non infilate l'obiettivo oltre le grate, non fate riprese durante la liturgia. Se vedete un frate che passa e vi viene l'istinto di scattare, resistete: è casa sua e voi siete ospiti. Il sito dell'Abbazia delle Tre Fontane non pubblica un regolamento fotografico esplicito, quindi non posso citarvi un divieto scritto, ma il buon senso in un luogo di clausura non ha bisogno di cartelli.

Abbazia delle Tre Fontane trappisti di Roma
Abbazia delle Tre Fontane - trappisti di Roma

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Metto in fila i fatti che il sito ufficiale dell'Abbazia delle Tre Fontane racconta, segnalando ogni volta quanto sono solidi.

29 giugno 67, la decapitazione di Paolo. È la tradizione fondativa del luogo. L'abbazia cita tre fonti: gli Acta Petri et Pauli, testo greco del quinto secolo; una lettera di Gregorio Magno al diacono Felice del 604; il Chronicon di Benedetto del Soratte, undicesimo secolo. Aggiunge che gli scavi del 1867 restituirono resti epigrafici. Nessuna di queste fonti è contemporanea ai fatti: la più antica arriva quattro secoli dopo. Ve lo dico perché la differenza fra tradizione e cronaca qui è tutta.

9 luglio 298, i diecimila martiri. Il tribuno Zenone e 10.203 soldati cristiani, secondo il racconto dell'abbazia, vengono uccisi sotto Diocleziano dopo aver costruito le terme imperiali. Da qui il titolo della chiesa di Santa Maria Scala Coeli e la cripta che sta sotto.

Seconda metà del sesto secolo, la fondazione. Il monastero nasce per iniziativa di Narsete, e i primi monaci sono greci provenienti dalla Cilicia. Nel 649, al sinodo di Martino I, compare il "venerabile abate Giorgio, del monastero di Cilicia". Eraclio manda le reliquie di sant'Anastasio, martire persiano morto nel 624. Intorno al 650 il De locis sanctis Martyrum elenca "la testa di sant'Anastasio". Nell'ottavo secolo il Miraculum Sancti Anastasii Martyris ricorda una cappella mariana e una basilica di San Giovanni Battista.

772-795, Adriano I. Il papa restaura il complesso dopo un incendio. Questo è il punto in cui la vecchia versione di questa scheda diceva "da questo stesso papa" senza aver mai nominato nessun papa: il papa è Adriano I.

805, la donazione carolingia. Leone III e Carlo Magno assegnano al monastero Ansedonia, Orbetello e il Monte Argentario. Il documento originale, dice l'abbazia, è perduto.

Intorno al 1080, Gregorio VII. Il papa introduce qui i benedettini, "forse da Cluny". Quel "forse" è nel testo ufficiale e va rispettato. Se ne andranno per la malaria e per volontà papale.

1140, l'arrivo dei cistercensi. Innocenzo II affida il monastero a Bernardo di Chiaravalle. Alla visione di Bernardo, che la pagina ufficiale sul complesso data al 1138, si lega il titolo di Santa Maria Scala Coeli. La chiesa viene consacrata nel 1221.

Il primo abate diventa papa. Pier Bernardo Paganelli, abate qui, sale al soglio come Eugenio III. Concederà ai monaci di passare l'estate al castello di Nemi, per sfuggire alla malaria della valle.

1161, Alessandro III. Conferma i beni e per la prima volta tutte e tre le chiese vengono nominate insieme in un documento.

1306, il completamento. Il monastero è finito, con il chiostro e la sala capitolare. L'abbazia ha cinque case figlie. Nel corso del Trecento la reliquia di sant'Anastasio scompare.

1408 e la commenda. Il sito racconta che le reliquie vengono ritrovate a Santa Maria in Trastevere e che Martino V trasforma l'abbazia in commenda. Attenzione alla data: Martino V fu eletto l'11 novembre 1417 e morì il 20 febbraio 1431, quindi nel 1408 non era papa. O l'anno del ritrovamento è un altro, o i due fatti appartengono a momenti diversi. Non scelgo io: ve lo segnalo.

Fine Cinquecento, le ricostruzioni. La pagina di storia dell'abbazia indica 1592-1594 per Santa Maria Scala Coeli e 1599-1601 per San Paolo. La pagina sul complesso, e con essa la voce enciclopedica, indicano 1582-1584 per Scala Coeli, su commissione del cardinale Alessandro Farnese. Per San Paolo il committente è il cardinale Pietro Aldobrandini, 1599. Due datazioni, entrambe dal sito ufficiale, in disaccordo fra loro.

1638-1670, Ferdinando Ughelli. L'abate claustrale è l'autore dell'Italia Sacra, una delle opere di erudizione ecclesiastica più consultate dei secoli successivi. Che sia stato scritto in buona parte qui è un fatto che a Roma quasi nessuno ricorda.

1808, la soppressione napoleonica. Il complesso si svuota.

1826, Leone XII. Affida l'abbazia ai francescani di San Sebastiano. È un passaggio che la vecchia versione di questa scheda saltava del tutto.

1855, il tentativo fallito. Pio IX e il procuratore generale trappista Francesco Regis provano a riportare qui i monaci. Non funziona.

21 aprile 1868, la bolla. Ricostituisce una comunità di almeno quattordici religiosi e affida l'abbazia ai trappisti provenienti da La Grande Trappe. L'anno prima, 1867, c'erano stati il giubileo e l'intervento di un benefattore.

Dopo il 1870, gli eucalipti. Quattrocentocinquanta ettari in enfiteusi perpetua, con l'obbligo di piantare circa 125.000 eucalipti. La malaria verrà risolta nei primi anni del Novecento con il drenaggio, le zanzariere e il chinino, non con gli alberi da soli.

1950, le acque chiuse. Le tre fontane smettono di scorrere.

25 marzo 1981, la fine dell'abbazia territoriale. Giovanni Paolo II sopprime la giurisdizione con la bolla Abbatia Santi Vincentii et Anastasii. Da quel momento il territorio torna alla diocesi di Roma.

22 aprile 2021, le monache. Nasce la comunità femminile "Santa Maria alle Acque Salvie", fondata da Vitorchiano, presente qui dalla Pentecoste 2021. Madre Daniela è la superiora; suor Renza arriva da Valserena, suor Vera e suor Aida da Matutum, nelle Filippine.

27 aprile 2025, il nuovo superiore. Padre Maximilianus Slamet Widodo viene nominato superiore ad nutum da dom Thomas Georgeon, abate di La Trappe, e subentra a dom Emanuele Jablezynski, in carica dal 2019. Significa che oggi l'Abbazia delle Tre Fontane non ha un abate eletto: ha un superiore nominato.

Chi è passato da Abbazia delle Tre Fontane

La lista è di quelle che fanno impressione se le si legge tutte insieme, e sono nomi che vengono dal racconto ufficiale dell'abbazia, non da leggende di quartiere.

Paolo di Tarso. Secondo la tradizione riportata dall'abbazia, qui fu decapitato il 29 giugno del 67. Sul punto del martirio, dice la pagina in inglese del sito, c'è oggi una colonna di marmo a protezione.

Il tribuno Zenone. Con lui, sempre secondo il racconto dell'abbazia, 10.203 soldati cristiani, morti il 9 luglio 298. Le sue reliquie sono nella chiesa abbaziale.

Anastasio il Persiano. Non ci passò da vivo: ci arrivò come reliquia, mandata dall'imperatore Eraclio. La sua testa compare negli elenchi dei pellegrini intorno al 650 e la sua devozione ha dato il nome alla chiesa.

Narsete. Il generale bizantino a cui l'abbazia attribuisce la fondazione del monastero, nella seconda metà del sesto secolo.

Gregorio Magno. Non risulta che ci abbia messo piede, ma la lettera al diacono Felice del 604 è una delle fonti su cui poggia la memoria del luogo.

Martino I. Al suo sinodo del 649 partecipa l'abate Giorgio di questo monastero.

Adriano I. Restaura il complesso dopo l'incendio, fra il 772 e il 795.

Carlo Magno e Leone III. La donazione dell'805 porta i loro nomi. L'arco all'ingresso si chiama Arco di Carlo Magno per questo, anche se l'edificio che vedete oggi non ha nulla di carolingio.

Gregorio VII. Intorno al 1080 porta qui i benedettini.

Bernardo di Chiaravalle. Il 1140 è l'anno in cui Innocenzo II gli affida il monastero. La visione delle anime che salgono in cielo, che la pagina ufficiale sul complesso data al 1138, è all'origine del titolo Scala Coeli. Bernardo è il personaggio che ha cambiato la faccia di questo posto più di chiunque altro.

Innocenzo II ed Eugenio III. Il primo consegna l'abbazia ai cistercensi, il secondo è il primo abate di questa casa diventato papa.

Alessandro III. Nel 1161 conferma i possedimenti e nomina insieme le tre chiese.

Martino V. Con lui l'abbazia diventa commenda, e comincia la lunga decadenza.

Il cardinale Alessandro Farnese e il cardinale Pietro Aldobrandini. I due committenti delle ricostruzioni di fine Cinquecento: Scala Coeli il primo, San Paolo il secondo.

Ferdinando Ughelli. Abate claustrale dal 1638 al 1670, autore dell'Italia Sacra.

Leone XII, Pio IX, Giovanni Paolo II. Il primo affida l'abbazia ai francescani nel 1826; il secondo ci prova con i trappisti nel 1855, fa collocare il mosaico ostiense nel 1867 e firma la bolla del 21 aprile 1868; il terzo chiude la storia dell'abbazia territoriale il 25 marzo 1981.

I trappisti di La Grande Trappe. Arrivati dopo il 1868, sono quelli che hanno piantato gli eucalipti, bonificato la valle e reso di nuovo abitabile un posto che uccideva chi ci dormiva.

Dom Isaac di Koningshoeven e Gumer Santos di Rochefort. Gli ultimi due nomi certificati: sono venuti il 29 ottobre 2025 per il rinnovo della certificazione trappista della birra. Non è la storia dei papi, ma è la storia di adesso.

Cosa ho corretto rispetto alla versione precedente di questa scheda

Questa scheda è stata riscritta da capo il primo agosto 2026 leggendo il sito ufficiale abbaziatrefontane.it. Le correzioni sono queste, e le elenco perché chi aveva letto la versione vecchia ha diritto di sapere cosa è cambiato.

Uno. Il primo insediamento non era greco-armeno. Il sito dell'abbazia parla di fondazione per iniziativa di Narsete nella seconda metà del sesto secolo e di monaci greci provenienti dalla Cilicia. La Cilicia è in Anatolia meridionale, non in Armenia.

Due. La vecchia versione scriveva "da questo stesso papa" senza aver mai nominato un papa. Il papa che restaura il complesso dopo l'incendio è Adriano I, 772-795.

Tre. Gregorio VII non affidò l'abbazia ai cluniacensi come dato certo. Il testo ufficiale dice benedettini, "forse da Cluny". L'ipotesi resta ipotesi.

Quattro. Nella vecchia scheda si elencavano sei toponimi per "cinque abbazie filiali". Nemi non era una casa figlia: era il castello estivo concesso da Eugenio III. Il sito conferma cinque case figlie ma non ne pubblica i nomi, quindi qui non ne trovate nessuno.

Cinque. Mancavano due passaggi fra la soppressione napoleonica e il ritorno dei trappisti: il 1826 con Leone XII e i francescani di San Sebastiano, e il tentativo fallito del 1855 con Pio IX e Francesco Regis.

Sei. La bolla del ritorno dei trappisti ha una data precisa: 21 aprile 1868. Prima c'era solo l'anno.

Sette. Gli eucalipti non furono piantati "nel 1868". L'obbligo di piantarne circa 125.000 discende dall'enfiteusi perpetua sui 450 ettari concessa dopo il 1870.

Otto. La Grotta delle Tre Fontane non fa parte dell'abbazia. È in Via Laurentina 398, come indica la stessa pagina dell'abbazia quando spiega dove parcheggiano i pullman, e ha gestione diversa.

Nove. La chiesa abbaziale che vedete è quella cistercense del dodicesimo secolo, cantiere dal 1140 e consacrazione nel 1221. Il sito ufficiale non attribuisce a Onorio I la fondazione dell'edificio attuale.

Dieci. Oggi l'abbazia non ha un abate ma un superiore ad nutum, padre Maximilianus Slamet Widodo, dal 27 aprile 2025.

E poi ci sono le cose che non ho corretto perché non si possono correggere: le contraddizioni. Gli orari del complesso, di Scala Coeli, di San Paolo, del negozio e della portineria compaiono in due versioni diverse su due pagine dello stesso sito ufficiale, e in questa scheda le trovate tutte e due. La datazione di Scala Coeli oscilla fra 1582-1584 e 1592-1594, sempre su fonti ufficiali. Il nome del benefattore del 1867 è "conte Maumigny" sul sito e "conte de Moumilly" nella versione vecchia e nella voce enciclopedica. La data del 1408 con Martino V papa è cronologicamente impossibile. L'indirizzo è "Via Acque Salvie" sulla pagina Come raggiungerci e "Via di Acque Salvie" sulla pagina del Caffè. Nessuna di queste l'ho risolta scegliendo: le ho dichiarate.

Infine, le cose che oggi non ho potuto verificare e che quindi trovate segnalate come da controllare: l'attribuzione delle statue della facciata al Franciosino, la pala di Scala Coeli a Desiderio de Angelis, i cartoni del mosaico a Giovanni de Vecchi, la copia della Crocifissione di Guido Reni e la Decapitazione di Bartolomeo Passarotti, il motivo per cui le fontane furono chiuse nel 1950, il numero attuale dei monaci, l'estensione e le varietà dell'oliveto, e l'accessibilità per chi ha difficoltà motorie, sulla quale il sito ufficiale non ha una pagina. Su tutto questo, la portineria ne sa più di me.

Domande veloci su Abbazia delle Tre Fontane

Quanto costa entrare all'Abbazia delle Tre Fontane?

Niente. L'ingresso è libero e sul sito ufficiale non esiste alcuna pagina di biglietteria. Le offerte sono volontarie.

Dove si trova esattamente l'Abbazia delle Tre Fontane?

La pagina Come raggiungerci indica "Via Acque Salvie, 1, 00142 - Roma". La pagina del Caffè scrive "Via di Acque Salvie, 4". Zona Laurentina, sotto l'EUR.

Come ci si arriva con i mezzi?

Metro B fino a Laurentina. Dall'uscita della metropolitana si prende il bus 761 direzione San Paolo e si scende alla terza fermata, poi un centinaio di metri a piedi e si gira a destra in Via Acque Salvie. In alternativa, circa venti minuti a piedi dalla metro.

E in macchina?

Uscita 25 del Grande Raccordo Anulare, EUR/Laurentina, poi Via Laurentina verso il centro; la stazione della metro resta sulla destra, dopo circa centocinquanta metri si svolta a destra. I pullman parcheggiano davanti alla Grotta delle Tre Fontane, in Via Laurentina 398.

Quali sono gli orari di apertura?

Il sito ufficiale ne pubblica due versioni. La home indica il complesso 6:30-20:45, la pagina degli orari indica 6:45-20:45. Telefonate alla portineria, 06 5401655, prima di partire.

Quante chiese ci sono?

Tre. La chiesa abbaziale dei Santi Vincenzo e Anastasio, Santa Maria Scala Coeli e San Paolo alle Tre Fontane, detta anche del Martirio.

Si può visitare il chiostro?

No. Il sito dell'abbazia scrive che, essendo luogo di clausura, il chiostro non è visitabile. Vale anche per la sala capitolare.

Chi vive oggi all'Abbazia delle Tre Fontane?

Una comunità di monaci trappisti, cioè cistercensi della stretta osservanza (OCSO), e dalla Pentecoste 2021 anche una comunità di monache, "Santa Maria alle Acque Salvie", fondata da Vitorchiano il 22 aprile 2021.

Quanti monaci ci sono?

Il sito ufficiale non pubblica il numero. Chi ve lo scrive lo sta stimando.

C'è ancora l'acqua nelle tre fontane?

No. Le acque furono chiuse nel 1950, secondo la pagina in inglese del sito. Restano le tre edicole di marmo a quote diverse.

A che ora sono le messe?

Nella chiesa abbaziale, 6:45 nei giorni feriali e 9:45 la domenica e nelle feste. A Santa Maria Scala Coeli, 11:30 la domenica e nelle feste. San Paolo al Martirio risulta chiusa in attesa di riapertura, con le messe che riprendono a settembre.

Si possono seguire i Vespri?

Sì, alle 18:00. In inverno, però, la liturgia delle ore tranne la messa domenicale si sposta nella Sala del Capitolo, che è dentro la clausura.

Le Vigilie delle 4 del mattino sono aperte a tutti?

No. Il sito le riserva agli ospiti della foresteria.

Si può dormire in abbazia?

Solo per brevi ritiri spirituali. Massimo tre giorni e due notti, sei giorni e cinque notti per sacerdoti e religiosi. Camera singola con bagno, colazione, pranzo e cena, partecipazione alla messa e alla liturgia. Chiusa la domenica e nei giorni festivi, e il soggiorno non può comprendere una domenica o una festa. Offerta libera, prenotazione tramite il modulo online in cui si dichiara che si tratta di un ritiro e non di turismo.

Ci sono visite guidate?

Il sito ha una sezione dedicata, ma non pubblica prezzi, orari né procedura di prenotazione, né in italiano né in inglese. Bisogna telefonare.

Si può prenotare una messa per un gruppo?

Sì, il sito indica il numero +39 06 68 97 56 14.

Che orario fa il negozio monastico?

Anche qui due versioni ufficiali in conflitto: lunedì-sabato 8:30-19:30 e domenica 9:00-13:30 secondo la home e la pagina prodotti; lunedì-sabato 9:00-19:00 e domenica chiuso secondo la pagina degli orari. Il numero è 06 5413395.

Cosa si compra al negozio monastico?

Liquore Eucalittino, estratto e olio di eucalipto, miele, marmellate da Vitorchiano, biscotti da Cortona, cioccolato e creme spalmabili, cosmetici da Valserena, prodotti erboristici del Laboratorio Santa Ildegarda, rosari fatti a mano, oggetti religiosi, guide, formaggi, vino e legumi. C'è anche un banco di beneficenza a sostegno di un monastero trappista in Angola. Prezzi non pubblicati.

Fanno il loro olio?

Sì, biologico, spremuto a freddo nel loro frantoio, in bottiglie da mezzo litro, un litro e cinque litri.

La birra trappista la vendono lì?

Sì, al negozio monastico. È la prima e unica birra trappista italiana, certificata Authentic Trappist Product. In produzione: Tripel 8,5 per cento con foglie di eucalipto, Scala Coeli 6,7 per cento con scorze d'arancia, Tertia 5 per cento con foglie d'olivo.

C'è un bar o un posto per mangiare?

Il Caffè Tre Fontane, martedì-sabato 8:00-19:00, domenica 9:00-18:00, chiuso il lunedì e nei festivi, chiusura estiva dal 10 al 31 agosto. Telefono 06 5413199.

Quanto tempo serve per la visita?

Due ore e mezza per farla con calma, comprese le tre chiese e una sosta al caffè. Un'ora se andate solo alla chiesa del martirio.

È adatta ai bambini?

Sì, con la premessa che è un luogo di silenzio. Il vantaggio è lo spazio esterno fra gli eucalipti, dove possono camminare senza disturbare.

È accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il sito ufficiale non ha una pagina sull'accessibilità e io oggi non ho trovato dati verificati. Ci sono dislivelli, selciato irregolare e gradini davanti alle chiese. Telefonate in portineria prima di organizzare la visita.

La Grotta delle Tre Fontane è la stessa cosa?

No. È un altro luogo, con indirizzo in Via Laurentina 398 e gestione diversa dall'abbazia. Sono vicine, ma non vanno confuse.

Quando conviene venire?

Mattina presto di un giorno feriale, meglio in primavera o in autunno. Da evitare la domenica mattina se cercate silenzio, il lunedì se volete il caffè, e la seconda metà di agosto per la chiusura estiva del Caffè.

Che cos'è il mosaico che si vede nella chiesa abbaziale?

Un pavimento romano del secondo secolo con le Quattro Stagioni, collocato lì nel 1867 per volontà di Pio IX. La versione enciclopedica, non ufficiale, lo fa provenire dal mitreo imperiale di Ostia.

Esiste una guida cartacea del posto?

Sì. La pagina in inglese del sito segnala una guida dettagliata firmata da Nicoletta Bernacchio, in vendita al negozio monastico.

C'è ancora un abate?

No. Dal 27 aprile 2025 c'è un superiore ad nutum, padre Maximilianus Slamet Widodo, nominato da dom Thomas Georgeon, abate di La Trappe, al posto di dom Emanuele Jablezynski.

Perché ci sono tutti quegli eucalipti?

Furono piantati dai trappisti dopo il 1870, in base a un contratto di enfiteusi perpetua su 450 ettari che prevedeva la messa a dimora di circa 125.000 alberi, per bonificare una valle malarica.

Chiudo da romano. L'Abbazia delle Tre Fontane è uno dei pochissimi posti dentro il Grande Raccordo dove il rumore della città sparisce davvero, e ci vogliono venti minuti di metropolitana per arrivarci. Non è un museo, non è un parco, non è un'attrazione: è una casa dove vivono delle persone che hanno scelto il silenzio, e che vi lasciano entrare. Io ci vado quando ho bisogno di rimettere le cose in ordine, cammino sotto gli eucalipti, entro in San Paolo, guardo le tre nicchie asciutte e me ne torno su per Via Acque Salvie con una bottiglia di olio. Se ci andate, andateci presto, parlate piano e comprate qualcosa al negozio: è così che questo posto si mantiene.

RiassuntoAbbazia delle Tre Fontane - Via di Acque Salvie, 1, Roma RM
TagsAbbazia delle Tre FontaneChiesa dei Santi Vincenzo e Anastasiochiesa di San Paolo alle Tre FontaneChiesa di Santa Maria Scala Coelimonaci trappistimonasterotrappisti

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IndirizzoVia di Acque Salvie, 1, Roma RM 142
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