Isola del Giglio
L'Isola del Giglio è un comune della provincia di Grosseto, in Toscana, con sede municipale in via Vittorio Emanuele 2, a Giglio Castello, prefisso telefonico 0564. Ci si arriva soltanto via mare: i traghetti partono da Porto Santo Stefano, sul Monte Argentario, e attraccano a Giglio Porto in circa un'ora di navigazione. Le compagnie che coprono la rotta sono Toremar e Maregiglio, entrambe con collegamenti tutto l'anno e con corse molto più fitte nei mesi estivi; le stesse compagnie servono anche Giannutri, la seconda isola del comune. Da Roma a Porto Santo Stefano si contano circa 160 chilometri: Aurelia SS1 fino all'uscita per l'Argentario, poi la strada che costeggia la laguna di Orbetello. Chi non guida può usare il treno fino a Orbetello Scalo e proseguire in autobus. L'isola misura 23,80 chilometri quadrati di territorio comunale, con la parte propriamente insulare intorno ai 21 chilometri quadrati, 28 chilometri di sviluppo costiero e poco più di millequattrocento residenti anagrafici distribuiti fra Giglio Porto, Giglio Castello e Giglio Campese. Il punto più alto è il Poggio della Pagana, 496 metri. Sull'isola i trasporti pubblici sono affidati alla linea IG1 di Autolinee Toscane, che collega Giglio Porto a Giglio Castello e a Giglio Campese; orari e tariffe aggiornati si trovano sul sito del gestore e nelle bacheche del molo. Fra il 3 e il 24 agosto 2026 il Comune ha vietato lo sbarco dei veicoli a motore con targa italiana ai non residenti, salvo autocertificazione con soggiorno minimo di cinque giorni (quattro in campeggio): una limitazione che si ripete ogni estate e che conviene verificare sul sito del Comune prima di prenotare il traghetto.
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✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Il Giglio fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, istituito nel luglio 1996, insieme a Elba, Capraia, Pianosa, Montecristo, Gorgona e Giannutri. Se il viaggio parte da Roma, la tappa naturale prima dell'imbarco è il promontorio dell'Argentario, e il porto è quello di Porto Santo Stefano.

Come si arriva all'Isola del Giglio
La prima cosa da capire, prima ancora di scegliere la spiaggia, è che il Giglio non ha aeroporto, non ha ponti e non ha alternative: la nave è l'unica porta. Questo semplice fatto governa tutto il resto della vacanza, dal bagaglio che porti al modo in cui organizzi la giornata di arrivo e quella di partenza. Chi lo capisce prima parte rilassato; chi lo scopre sul molo passa la prima mattinata a discutere con il bigliettaio.
Da Roma a Porto Santo Stefano
Il percorso più comune è l'Aurelia. Si esce dal Grande Raccordo Anulare verso nord, si prosegue oltre Civitavecchia e Tarquinia, si supera il confine regionale all'altezza di Chiarone e si scende verso Orbetello. Sono circa due ore e mezza di guida senza traffico, molte di più il sabato mattina di agosto, quando l'ultimo tratto verso il porto diventa una fila. Il consiglio operativo è banale e funziona: prendere il traghetto del primo pomeriggio infrasettimanale invece della corsa del mattino nel fine settimana. In alternativa esiste la ferrovia tirrenica: fermata a Orbetello Scalo, poi il bus di linea fino a Porto Santo Stefano. Il treno regionale impiega più del diretto, ma evita il problema del parcheggio, che nei giorni di punta è il vero costo nascosto del viaggio.
Il traghetto per l'Isola del Giglio
Toremar e Maregiglio si dividono la rotta Porto Santo Stefano - Giglio Porto. La traversata dura circa un'ora, poco meno con le unità veloci. Entrambe le compagnie hanno biglietteria online e biglietteria fisica sulla banchina di Porto Santo Stefano; entrambe collegano anche Giannutri, con corse stagionali e frequenze molto ridotte fuori stagione. In alta stagione la partenza va prenotata, soprattutto se si imbarca un veicolo, perché la stiva è piccola e si riempie. Chi viaggia a piedi ha vita più facile, ma nei fine settimana di agosto anche il passaggio ponte può esaurirsi sulle corse più comode. Opinione netta, da chi accompagna gruppi: la corsa migliore per godersi la traversata è quella di tarda mattinata, quando la luce prende di fianco l'Argentario e si vede l'isola crescere all'orizzonte per venti minuti buoni. La corsa dell'alba è per chi ha fretta, non per chi guarda.
Portare l'auto all'Isola del Giglio: quello che dice l'ordinanza
Il Comune dell'Isola del Giglio limita ogni estate lo sbarco dei veicoli a motore. Nel 2026 la finestra chiusa è andata dal 3 al 24 agosto compresi: in quel periodo i non residenti con targa italiana possono sbarcare un'auto o una moto solo presentando un'autocertificazione che attesti un soggiorno di almeno cinque giorni, ridotti a quattro per chi alloggia in campeggio, con dati del mezzo, dati anagrafici, codice fiscale e nome della struttura ricettiva. Il documento va esibito all'imbarco e tenuto a bordo per tutta la permanenza. Restano esclusi dal divieto i veicoli con targa estera, quelli dei residenti e i mezzi commerciali. Le compagnie di navigazione pubblicano il modulo sui propri siti. La regola cambia di anno in anno nelle date: la sostanza no, ed è pensata per una rete stradale che, semplicemente, non regge il numero di automobili che vorrebbero salirci.
Muoversi all'Isola del Giglio senza automobile
Si può fare, e spesso conviene. La linea IG1 di Autolinee Toscane percorre l'unica strada interna, quella che sale da Giglio Porto a Giglio Castello e ridiscende a Giglio Campese, con fermate intermedie al Monticello, al cimitero, alle poste e alla Torre del Campese. In estate le corse sono frequenti; in inverno diventano poche e vanno controllate il giorno prima. In alternativa a Giglio Porto operano noleggi di scooter, di piccole auto e di biciclette elettriche, oltre ai taxi e ai taxi-barca che portano nelle cale non raggiungibili via terra. Una precisazione che risparmia delusioni: l'isola è ripida, i dislivelli sono seri e la bicicletta muscolare è una scelta per gambe allenate, non per una gita di famiglia.
Geografia e geologia dell'Isola del Giglio
Il Giglio è un blocco di roccia intrusiva emerso dal mare, non un lembo di terraferma staccatosi dalla costa. La composizione dominante è granodioritica: quello che i cavatori chiamavano granito e che si riconosce dal grigio chiaro punteggiato di nero, compatto, che prende la lucidatura e resiste al salso. Questa origine spiega la forma dell'isola, un rilievo unico allungato in direzione nord-sud, con creste che raggiungono i 496 metri del Poggio della Pagana e versanti che precipitano in mare senza pianure di mezzo. La costa alterna pareti verticali, scogliere lisce modellate dal vento e poche insenature sabbiose, quasi tutte sul lato orientale. I 28 chilometri di sviluppo costiero non contengono un solo estuario: sull'isola non ci sono corsi d'acqua perenni, e questo, nella storia, ha condizionato l'insediamento più della guerra e dei pirati.
Il lato occidentale, esposto al libeccio, è il più selvatico e il più segnato dal vento; quello orientale, riparato, guarda l'Argentario e ha ospitato il porto, le cave e le ville. In mezzo, i terrazzamenti costruiti a secco con blocchi di granito, che i gigliesi chiamano greppe, salgono per centinaia di metri di quota. Sono manufatti agricoli, e sono anche la più grande opera collettiva mai realizzata sull'isola: chilometri di muri costruiti a mano, generazione dopo generazione, per strappare alla pendenza qualche metro quadro di vigna.

Giglio Porto, la porta dell'Isola del Giglio
Chi arriva vede prima le case: una teoria di facciate ocra, rosa, rosso mattone e verde acqua stretta intorno a una baia piccola, con il molo che si allunga a chiudere la rada e la torre medievale che sorveglia il lato sud. Giglio Porto conta oggi intorno ai settecento abitanti nella parrocchia, dopo aver superato quota millecento nei decenni delle miniere. È il centro dei servizi: biglietterie, farmacia, alimentari, ristoranti, il punto di partenza degli autobus e delle barche.
Il molo e i rioni di Giglio Porto
Il paese è diviso in tre rioni, Chiesa, Moletto e Saraceno, riconoscibili dai colori: bianco e verde, giallo e azzurro, rosso e nero. Non è folclore inventato per i turisti. Il 10 agosto, per San Lorenzo patrono, i tre rioni si sfidano nel Palio Marinaro, una regata a remi che si corre nello specchio d'acqua davanti al molo e che a Giglio Porto vale quanto un derby. Chi capita sull'isola in quei giorni trova il paese pieno, rumoroso e assolutamente vivo, con le bandiere dei rioni appese alle finestre e i vecchi che spiegano ai nipoti chi ha vinto nel 1974 e perché.
Il Castellare e la villa romana dei Domizi Enobarbi
All'estremità meridionale della baia, in località Castellare, affiorano i resti di una grande residenza di età romana attribuita alla gens Domizia Enobarba, famiglia senatoria di primo piano nella Roma tardo repubblicana e imperiale. Il complesso comprendeva una vasca marina per l'allevamento del pesce, murature perimetrali, criptoportici, pavimenti in opus sectile, mosaici, tracce di affresco, una terrazza panoramica e strutture lungo la riva con una serie di arcate su cui correva un lungo terrazzo pensile. Parte delle strutture è oggi al di sotto del livello del mare: il fenomeno è comune lungo tutto il Tirreno e dipende dal movimento relativo fra terra e livello marino nei venti secoli trascorsi. Nel racconto della villa conviene distinguere i piani: la presenza di un impianto residenziale e produttivo romano è documentata dalle strutture; l'attribuzione ai Domizi Enobarbi poggia sulla tradizione erudita e sui bolli, ed è quella corrente nella letteratura archeologica dell'arcipelago.
La Torre del Saraceno e la Torre del Lazzaretto
La Torre del Saraceno, di origini medievali, chiude a sud la baia di Giglio Porto, poco sopra le rovine romane. È l'immagine che tutti riportano a casa senza sapere come si chiama. Sull'altura che la sovrasta esisteva il Castellare del Giglio, fortificazione cinquecentesca oggi perduta, di cui restano soltanto tracce di fondazione. A nord del porto, lungo la costa orientale, si trova la Torre del Lazzaretto: nata nel Cinquecento come torre di avvistamento per volontà di Cosimo I de' Medici, fu poi trasformata in lazzaretto per le quarantene e oggi ospita una struttura ricettiva privata. Le tre torri superstiti dell'isola, questa, quella del Saraceno e quella del Campese, non sono monumenti isolati: erano un sistema, e funzionavano solo insieme, con i fuochi che passavano il segnale da un punto all'altro fino all'Argentario.
La chiesa dei Santi Lorenzo e Mamiliano
La parrocchiale di Giglio Porto è dedicata ai santi Lorenzo e Mamiliano. Il cantiere aprì nel 1915 e la consacrazione arrivò nel 1958: quarantatré anni per una chiesa di paese raccontano da soli le due guerre, l'emigrazione e la fatica economica dell'isola nel Novecento. La facciata è su progetto dell'ingegner Ernesto Ganelli. San Mamiliano, patrono dell'arcipelago, è la figura che tiene insieme la devozione di tutte queste isole: la sua vicenda, fra Palermo, l'Africa e Montecristo, è il filo che spiega perché elbani e gigliesi arrivarono a contendersi le sue reliquie, contesa che ha lasciato traccia perfino nella toponomastica delle cale.

Giglio Castello, il borgo medievale dell'Isola del Giglio
Quattrocento metri di quota, mura intere, vicoli coperti, archi rampanti fra una casa e l'altra. Giglio Castello è entrato nel club dei Borghi più belli d'Italia e, a differenza di molti altri iscritti, se lo merita senza sconti: il tessuto medievale è leggibile per intero, e il motivo per cui è arrivato fin qui è brutale. Gli abitanti costruirono in alto e chiuso perché sulla costa non si poteva vivere. Dal mare arrivavano i corsari, e chi non era dentro le mura al tramonto rischiava la vita o la schiavitù.
Le mura e la porta di Giglio Castello
La cinta muraria, di origine medievale e rafforzata in età pisana e granducale, racchiude interamente l'abitato. L'accesso storico avveniva dalla Porta della Rocca. Camminando lungo il perimetro si riconoscono i tratti di cortina più antichi da quelli rimaneggiati, e si capisce il principio costruttivo: le case addossate alla muraglia sono parte della difesa, con le aperture verso l'esterno ridotte a feritoie. Dentro, il borgo è un labirinto di scale e passaggi voltati che d'estate resta fresco anche a mezzogiorno. Consiglio pratico: si entra a piedi e si parcheggia fuori, sempre, anche in bassa stagione.
La Rocca Aldobrandesca
La Rocca domina il punto più alto della cinta. Fu costruita in età pisana e ulteriormente fortificata dagli Aldobrandeschi, la famiglia che controllò gran parte della Maremma fra XI e XIII secolo. Dalla sua posizione lo sguardo copre l'intero arcipelago e la costa maremmana: nelle giornate limpide si distinguono senza incertezza l'Isola d'Elba, Montecristo e il profilo della Corsica. Non è una vista da cartolina, è una vista da sistema difensivo: chi teneva la Rocca vedeva arrivare le vele con ore di anticipo, e quelle ore erano l'unica cosa che separava la popolazione dalla cattura.
La chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello
La chiesa di San Pietro Apostolo, di impianto quattrocentesco, è il vero museo dell'isola e quasi nessuno lo sa. Custodisce un crocifisso in avorio riferito a Giambologna, le reliquie di San Mamiliano e un nucleo di argenterie e paramenti legato alla memoria di papa Innocenzo XIII, della famiglia Conti, che ebbe rapporti con il territorio. All'interno sono conservati anche cimeli sottratti agli assalitori nordafricani durante l'ultimo scontro vittorioso degli isolani, alla fine del Settecento. Gli orari di apertura sono legati alle funzioni e alla stagione: conviene informarsi in paese o presso la parrocchia il giorno stesso. Opinione: se avete due ore sole a Giglio Castello, dedicatene una alla chiesa e una ai vicoli, e rinunciate al panorama dalla Rocca. Il panorama torna gratis dalla strada; il crocifisso no.

Giglio Campese, il versante occidentale dell'Isola del Giglio
Sul lato di ponente, dove il sole cade in mare invece di sorgerne, si apre la baia del Campese, la più ampia dell'isola. È la località balneare moderna del Giglio: alberghi, residence, stabilimenti, un tessuto edilizio degli anni sessanta e settanta che non ha la grazia di Giglio Porto ma che risolve il problema di dormire vicino alla spiaggia. La baia è delimitata a sud dal Faraglione, uno scoglio conico isolato che è diventato il simbolo fotografico dell'isola, e a nord dalla Torre del Campese.
La Torre del Campese
Fatta costruire nella seconda metà del Cinquecento da Cosimo I de' Medici come presidio anti-corsaro, la torre chiude la baia sul lato settentrionale. Restaurata, oggi è residenza privata e non si visita: la si guarda da fuori, e da fuori basta, perché il suo valore è nella posizione. Sorge esattamente dove un'imbarcazione nemica avrebbe dovuto passare per entrare in rada.
La spiaggia del Campese e il colore della sabbia
La sabbia del Campese è grossolana e di colore rosso scuro, quasi ruggine. Non è un caso e non è inquinamento: dipende dai minerali ferrosi presenti nel settore, gli stessi che hanno reso possibile l'attività mineraria. La spiaggia è attrezzata su gran parte del fronte, con stabilimenti, noleggi e scuole di immersione, e resta l'unica dell'isola dove si possa passare una giornata intera con tutti i servizi a portata di mano. Il tramonto sul Faraglione, in luglio e agosto, richiama sul molo un piccolo assembramento quotidiano di fotografi. Vale.
La Miniera del Franco
Sopra il Campese, sul Promontorio del Franco, si estraeva pirite, il solfuro di ferro da cui si ricavavano ferro e zolfo; in fasi diverse si estrassero anche manganese, limonite e ocra. L'attività, presente in forme artigianali fin dall'antichità, diventò industriale nel Novecento: nel 1938 la Miniera Tirrena riaprì il cantiere e il ciclo produttivo durò fino alla fine del 1962, quando le gallerie furono lasciate allagare; lo smantellamento definitivo degli impianti arrivò nel 1976. Nei momenti di massima attività la miniera occupò fino a trecento fra minatori e operai; i registri del 1950 contano 243 dipendenti, quelli del 1958 arrivano a 235. Per una comunità di poche migliaia di persone significava salari fissi, e per la prima volta un'economia che non dipendeva dal pescato e dall'annata. Oggi restano in mare, davanti alla baia, i piloni delle piattaforme di carico e il traliccio della teleferica che calava il minerale sulle navi. La chiusura non fu una scelta locale: la scoperta del giacimento di gas naturale di Lacq, in Francia, cambiò il mercato mondiale dello zolfo e rese la pirite gigliese fuori prezzo.
Le spiagge dell'Isola del Giglio
Chi arriva pensando a chilometri di arenile resta spiazzato: al Giglio le spiagge vere sono quattro, e tutto il resto sono cale, scivoli di roccia e piattaforme naturali dove ci si stende sull'asciugamano sopra il granito. Chi lo sa in anticipo si organizza e passa una vacanza straordinaria; chi non lo sa passa due giorni a cercare la sabbia.
Spiaggia del Campese
La più grande dell'isola, sul versante occidentale, sabbia grossolana rosso scura, tutti i servizi, accesso comodo dalla strada e dal bus. È la scelta obbligata per chi viaggia con bambini piccoli o con chi ha difficoltà motorie, perché è l'unica dove si arriva praticamente in piano.
Spiaggia delle Cannelle
Seconda per estensione, sul versante orientale, a sud di Giglio Porto, guarda dritta il promontorio dell'Argentario. Sabbia bianca finissima, acqua che digrada dolce, sole fino a metà pomeriggio. Ci si arriva in auto o in navetta e poi con una breve discesa a piedi, oppure in taxi-barca dal molo. È la spiaggia più affollata di agosto: la mattina presto è un'altra cosa.
Spiaggia delle Caldane
Subito a sud delle Cannelle, raggiungibile soltanto via mare oppure a piedi lungo il sentiero che scavalca il promontorio. Sabbia dorata grossa mescolata a blocchi di granito, nessun servizio o quasi, acqua trasparente. Chi ci va porta acqua, ombra e pranzo. È la spiaggia che i gigliesi indicano quando vogliono togliersi di torno un turista frettoloso, e per una volta il consiglio è sincero.
Spiaggia dell'Arenella
Terza per dimensioni, poco a nord di Giglio Porto, grani grossi e dorati, fondali alternati fra sabbia e roccia. È la più comoda per chi alloggia in porto e non vuole prendere il bus: ci si va a piedi in una passeggiata sul lungomare, e nelle giornate di libeccio è riparata mentre il Campese è ingestibile.
Le cale dell'Isola del Giglio
Il resto della costa è un elenco di insenature che i gigliesi conoscono a memoria e che la maggior parte dei visitatori non vede mai: Cala degli Alberi, Cala dell'Allume, Cala Calbugina, Cala delle Caldane, Cala delle Cannelle, Cala del Corvo, Cala Cupa, Cala dei Giudicelli, Cala del Lazzaretto, Cala di Pietrabona, Cala Saracinesca, Cala dello Schizzatoio, Cala degli Sparvieri, Cala Tamburata, la Caletta, Fonte del Prete. Il nome di Cala Calbugina è una corruzione toponomastica di Cala Elbigina, documentata dal XVII secolo, e ricorda lo scontro fra elbani e gigliesi per accaparrarsi le reliquie di San Mamiliano: un toponimo che racconta una lite religiosa vecchia di secoli.
I promontori, i rilievi e gli isolotti
Lungo la costa si susseguono Punta dell'Arenella, Punta della Calbugina, Punta della Campana, Punta del Capel Rosso, Punta di Capo Marino, Punta di Castellare, Punta Corbaia, Punta delle Cote, Punta del Faraglione, Punta del Fenaio, Punta Gabbianara, Punta del Gesso, Punta del Lazzaretto, Punta di Mezzo Franco, Punta del Morto, Punta della Penna, Punta Pietralta, Punta di Radice, Punta della Rota, Punta dei Sabbielli, Punta delle Secche, Punta del Serrone, Punta della Smeralda, Punta Torricella e il Puntale dei Greci. All'interno i rilievi principali sono il Poggio della Chiusa, il Poggio Falcone, il Poggio Giannello, il Poggio della Pagana, il Poggio del Sasso Ritto, il Poggio delle Serre, il Poggio del Serrone, il Poggio Terneti, il Poggio Zuffolone e i Castellucci. In mare, gli isolotti e le secche: Le Scole, l'Isola della Cappa, lo Scoglio del Corvo, il Faraglione e la Secca di Mezzo Franco. Le Scole, davanti alla costa orientale, sono il gruppo di rocce che nel 2012 ha squarciato la fiancata di una nave da centoquattordicimila tonnellate.
I fari dell'Isola del Giglio
Tre fari presidiano l'isola: il Faro del Fenaio all'estremità settentrionale, il Faro di Capel Rosso su quella meridionale e il Faro delle Vaccarecce. Sono raggiungibili a piedi lungo la rete sentieristica e offrono i due punti panoramici estremi dell'isola. Il tratto verso Capel Rosso, in particolare, attraversa la parte più deserta del Giglio, quella dove non incontri nessuno nemmeno il 15 agosto.
I sentieri dell'Isola del Giglio
La rete sentieristica copre l'intera isola e si sviluppa per una sessantina di chilometri, in gran parte su tracciati antichi che collegavano le vigne, le cave e le torri. È la vera ragione per cui il Giglio merita una settimana e non un giorno. I percorsi salgono dal livello del mare fino alla dorsale, attraversano terrazzamenti abbandonati e macchia bassa, e quasi ovunque tengono la vista sul mare aperto. Il tracciato più frequentato collega Giglio Castello al Poggio della Pagana e prosegue verso nord fino al Faro del Fenaio; quello più impegnativo scende verso sud lungo la dorsale fino al Faro di Capel Rosso, con dislivelli seri e nessun punto d'acqua.
Quando camminare all'Isola del Giglio
Aprile, maggio, la seconda metà di settembre e ottobre. In luglio e agosto la macchia mediterranea non fa ombra, il granito riflette e le temperature sui versanti esposti diventano un problema reale, non un fastidio. Chi cammina d'estate parte all'alba e rientra entro le dieci e mezzo. Scarpe chiuse, cappello, almeno un litro e mezzo d'acqua a testa: sui sentieri del Giglio non ci sono fontanelle, e non è una battuta.
Il rischio incendio e le regole del Parco
L'isola è dentro il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Valgono le regole ordinarie delle aree protette: niente fuochi, niente raccolta di piante, niente abbandono di rifiuti, cani al guinzaglio, e nei periodi di massimo rischio possono scattare divieti di transito su alcuni tracciati. Le ordinanze stagionali si trovano sul sito del Parco e su quello del Comune. La macchia gigliese ha già bruciato in passato: quello che ricresce dopo un incendio non è la lecceta originaria, è cisto ed elicriso, e ci vogliono decenni.
Le cave di granito dell'Isola del Giglio
Prima delle miniere e prima del turismo, il Giglio esportava pietra. Le cave si concentravano sul versante orientale, in particolare fra Punta dell'Arenella e Cala delle Caldane, dove la roccia era migliore e dove le navi potevano caricare. L'estrazione comincia in età cesariana e prosegue per tutto il periodo imperiale: il granito gigliese, bianco e compatto, viaggiava verso Roma sotto forma di colonne monolitiche, il prodotto di esportazione per eccellenza. La documentazione lo lega ai grandi cantieri romani e, in età successiva, al Battistero e alla Cattedrale di Pisa, al Battistero di Firenze e al Palazzo Reale di Napoli. Nel 1796 il porto fu ricostruito proprio per riattivare il commercio della pietra; nel 1875 le cave ripresero con un'estrazione di cinquecento metri cubi; nel 1943 chiusero; fra il 1948 e il 1970 una sola cava tornò in attività, poi il silenzio definitivo.
La località Alle Colonne
Sopra Giglio Porto, in località Alle Colonne, giacciono ancora sul posto colonne sbozzate e mai imbarcate, spezzate in cava o abbandonate per un difetto della pietra. È uno dei luoghi più eloquenti dell'isola e non ha un cartello, un botteghino o un guardiano: un cantiere romano interrotto duemila anni fa e lasciato dov'era. Andateci al mattino, quando la luce radente fa leggere i segni degli scalpelli.

Storia dell'Isola del Giglio
La storia del Giglio è la storia di una postazione: un punto fisso in mezzo a una rotta, conteso da chiunque avesse interesse a controllare il Tirreno settentrionale. Cambiano i padroni, non cambia il motivo.
Il nome dell'isola e le origini antiche
Il nome non ha niente a che vedere con il fiore. Deriva dal greco Aigylion, dalla radice che indica le capre, aighes: l'isola delle capre. Dal greco passa al latino Igilium e nel Medioevo si contrae in Gilio, da cui la forma attuale. L'insediamento umano risale almeno all'età del ferro; in età etrusca l'isola ebbe funzione di appoggio marittimo lungo la rotta fra la costa e la Corsica.
L'Isola del Giglio in età romana
Sotto Roma il Giglio conobbe la sua prima età dell'oro. Divenne nodo di transito, base di appoggio e sede di produzione: le cave di granito da un lato, le peschiere della villa del Castellare dall'altro. Giulio Cesare cita l'isola nel De bello civili, ed è un dettaglio politico prima che geografico, perché nel racconto cesariano il Giglio compare come punto di raccolta di forze navali. Nel V secolo il poeta Claudio Rutilio Namaziano la nomina nel De reditu suo, il diario in versi del viaggio da Roma alla Gallia: nelle sue pagine le isole dell'arcipelago sono già rifugio, non più snodo commerciale, e si intravede la fine di un mondo.
Dal Medioevo agli Aldobrandeschi
Nell'805 Carlo Magno donò l'isola all'Abbazia delle Tre Fontane di Roma, che la tenne come possedimento monastico per oltre quattro secoli. Nel 1241, al largo del Giglio, la flotta pisana sconfisse quella genovese in uno degli episodi navali della lunga guerra fra le due repubbliche. Nel 1269 l'isola passò agli Aldobrandeschi, i signori della Maremma, e attraverso il matrimonio di Margherita Aldobrandeschi con Nello Pannocchieschi finì a quest'ultima famiglia. Le seconde nozze di Margherita, contratte con un membro del suo stesso casato, offrirono il pretesto giuridico a papa Bonifacio VIII per toglierle il feudo nel 1303 e assegnarlo a Goffredo Caetani, cioè alla propria famiglia. Dai Caetani, per via matrimoniale, l'isola passò agli Orsini di Perugia. Fra il 1264 e il 1406, in parallelo, Pisa esercitò a lungo il controllo effettivo sull'isola e sulle sue cave.
Il 1544 e il saccheggio di Barbarossa
Il 1544 è la data che ogni gigliese conosce. Khayr al-Din, detto Barbarossa, ammiraglio della flotta ottomana, sbarcò sull'isola, uccise chi oppose resistenza e deportò come schiavi oltre settecento abitanti. In una popolazione di quelle dimensioni fu quasi un annientamento. Il Granducato mediceo ripopolò l'isola con famiglie provenienti dal territorio senese: buona parte dei cognomi gigliesi di oggi arriva da lì. Le incursioni non finirono nel Cinquecento: proseguirono a ondate fino al 1799, quando gli isolani respinsero un attacco di corsari nordafricani. I cimeli tolti agli assalitori in quello scontro sono conservati nella chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello.
I Medici, il Granducato e l'età moderna
Nel 1559 l'isola fu acquisita da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici, ed entrò nell'orbita del Granducato di Toscana. È il periodo in cui nascono le torri costiere del Campese e del Lazzaretto e in cui la difesa dell'isola diventa parte di un sistema regionale che comprende i presidi dell'Argentario, Porto Ercole, Orbetello e le fortificazioni di Ansedonia. Nei secoli successivi l'economia gigliese si regge su tre gambe: agricoltura terrazzata, pesca ed estrazione della pietra.
Il Novecento, le miniere e la nascita del turismo
Il Novecento gigliese è scandito dalla miniera: apertura industriale nel 1938, massima occupazione negli anni cinquanta, chiusura alla fine del 1962. Da quel momento l'isola cambia mestiere. Il turismo, prima marginale, diventa l'attività principale nel giro di due decenni, con la crescita edilizia del Campese e la trasformazione di Giglio Porto in scalo passeggeri. La viticoltura, che aveva conosciuto una florida esportazione, viene quasi abbandonata negli anni ottanta e recuperata solo di recente. Il Giglio è oggi certificato con le cinque vele nella Guida Blu di Legambiente, riconoscimento che premia la qualità delle acque e la gestione ambientale del territorio.

La flora dell'Isola del Giglio
Come nel resto dell'arcipelago, la copertura originaria era la lecceta, che un tempo occupava quasi tutta l'isola. Agricoltura, pascolo e incendi l'hanno smantellata nei secoli; il passaggio da un'economia agricola a un'economia turistica ha rallentato la pressione, e oggi il bosco si ricostituisce lentamente. I lembi meglio conservati di macchia alta a leccio e sughera, con erica e corbezzolo, caprifoglio mediterraneo (Lonicera implexa), strappabrache (Smilax aspera), robbia (Rubia peregrina) e ciclamini (Cyclamen repandum e Cyclamen hederifolium), sopravvivono sul Promontorio del Franco, lungo la costa occidentale a sud di Giglio Campese, sul versante orientale del Poggio del Castello e nella Vallata del Molino.
Negli anni cinquanta le pendici del Poggio della Pagana furono rimboschite con pino domestico e pino marittimo, una scelta forestale tipica dell'epoca che oggi si giudica con più prudenza. I terrazzamenti a secco di granito, le greppe, coprivano fino a pochi decenni fa quasi l'intera superficie: alcuni sono ancora coltivati a vigneto, la maggior parte è stata abbandonata e viene colonizzata prima da una gariga bassa a elicriso e poi dal cisto. Chi cammina in aprile trova i versanti coperti di fiori bianchi e rosa di cisto: è bellissimo, ed è anche il segnale di un paesaggio agricolo che si è ritirato.
La fauna dell'Isola del Giglio
La fauna terrestre è povera di specie, come su tutte le isole minori: coniglio selvatico, crocidura minore, topo selvatico e muflone, quest'ultimo introdotto in tempi recenti e poco diffuso. I chirotteri invece sono ben rappresentati, con il molosso di Cestoni, il miniottero di Schreiber, il pipistrello nano, il pipistrello albolimbato, la nottola, il pipistrello di Savi, il serotino comune, l'orecchione bruno e l'orecchione grigio.
L'avifauna nidificante e svernante comprende il marangone dal ciuffo, l'albanella reale, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, il gabbiano corso, il gabbiano reale, il beccapesci, il piccione selvatico, la tortora, il barbagianni, l'assiolo, la civetta, il succiacapre, il rondone pallido, la passera scopaiola, il sordone, il codirosso spazzacamino, il passero solitario, la monachella, la magnanina, il corvo imperiale e lo zigolo nero. Il gabbiano corso, in particolare, è una specie di interesse conservazionistico europeo e l'arcipelago toscano ne ospita una quota significativa.
Sott'acqua la fauna ittica è quella tipica del Tirreno, con una popolazione ancora ben conservata di Pinna nobilis, il grande bivalve che i gigliesi chiamano nacchera, e poi cernie, dentici, saraghi, ricciole e labridi multicolori. I fondali del Giglio sono fra i più frequentati dai subacquei di tutto il medio Tirreno, per la trasparenza e per le pareti verticali che scendono rapidamente in profondità.

La cucina dell'Isola del Giglio e il vino Ansonaco
La cucina gigliese è cucina di isola povera diventata cucina di isola turistica, con tutti i vantaggi e i rischi del caso. Il piatto identitario non è di mare ma di dispensa: il panficato, un dolce compatto a base di fichi secchi, noci, marmellata, scorze d'arancia e frutta fresca (mela o pera), legato con una manciata di farina o di pane. Nasce come conserva invernale, si prepara soprattutto intorno alle feste e ogni famiglia ne rivendica la ricetta giusta.
L'Ansonaco, il vino dell'Isola del Giglio
L'Ansonaco è il vino bianco dell'isola, prodotto in prevalenza da uva ansonica coltivata sui terrazzamenti a picco sul mare. Rientra nella denominazione Ansonica Costa dell'Argentario, riconosciuta con decreto del 28 aprile 1995 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 maggio dello stesso anno: la zona comprende i comuni di Manciano, Orbetello, Monte Argentario, Capalbio e Isola del Giglio, in provincia di Grosseto. Il disciplinare prevede la netta prevalenza dell'ansonica, con un massimo del quindici per cento di altre uve a bacca bianca. Nel bicchiere è giallo paglierino di intensità variabile, con profilo leggermente fruttato e sentori di macchia mediterranea, e sapore asciutto, morbido, vivace. Si serve fra gli otto e i dieci gradi ed è nato per il pesce.
La storia produttiva racconta un crollo e una risalita. Un tempo l'esportazione era abbondante; con l'arrivo del turismo furono abbandonate insieme l'agricoltura e la viticoltura, e negli anni ottanta restavano pochissime persone a curare i propri vigneti per il consumo familiare. Il recupero degli ultimi vent'anni ha rimesso in produzione terrazzamenti storici e ha portato sul mercato bottiglie di alta gamma, fra cui l'ansonaco Perseo e Medusa, che ha raggiunto quotazioni fra le più alte per un bianco italiano. Opinione, e me la prendo tutta: bevuto sull'isola, con un pesce alla griglia, l'ansonaco vale ogni euro; comprato per stupire qualcuno a Roma, molto meno. È un vino di luogo, e fuori dal suo luogo perde metà del discorso.
Dove si mangia all'Isola del Giglio
La ristorazione si concentra a Giglio Porto sul fronte del molo, a Giglio Castello dentro le mura e al Campese lungo la spiaggia. Il consiglio pratico vale ovunque nelle isole minori: a luglio e agosto si prenota, anche per pranzo, anche il martedì. Fuori stagione molti locali chiudono e restano aperti soltanto quelli del porto. Un dettaglio che pochi considerano: il pesce servito al Giglio non è necessariamente pescato al Giglio, perché la flotta locale è piccolissima. Chiedere non è scortese, è normale.
Giannutri, la seconda isola del comune
Giannutri è amministrativamente parte del Comune dell'Isola del Giglio e sorge alcuni chilometri a sudest. È l'isola più meridionale dell'Arcipelago Toscano: una mezzaluna di calcare lunga circa tre chilometri e larga poco più di novecento metri, per una superficie di circa 2,6 chilometri quadrati. Gli abitanti stabili sono ventisette, nella località ufficialmente denominata Spalmatoio-Ischiaiola. Non ci sono alberghi e il campeggio è vietato: si visita in giornata, e questo cambia completamente la natura dell'esperienza.
Come si visita Giannutri
Gli approdi sono due: Cala Maestra a nordovest e Cala Spalmatoio a sudest. Toremar e Maregiglio collegano l'isola con Porto Santo Stefano, e Maregiglio effettua anche il collegamento diretto Giglio - Giannutri, con frequenze estive e servizio molto ridotto in inverno. L'accesso all'isola prevede un ticket di 2,50 euro a visitatore, con esenzioni previste; chi arriva con imbarcazione privata deve pagarlo online prima dello sbarco, mentre chi arriva con le linee può regolarizzarsi presso il bar ristorante di Cala Spalmatoio o presso le Guide del Parco presenti sull'isola.
Dove si può camminare a Giannutri
Questa è la regola che rovina la giornata a chi non la conosce. La viabilità che congiunge Cala Maestra a Cala Spalmatoio, con le sue pertinenze, corrispondente ai sentieri 505 e 502, è percorribile liberamente da chiunque. Tutto il resto dell'isola, fuori dalle due cale e da quel collegamento, si visita esclusivamente con l'accompagnamento di una Guida del Parco, per ragioni ambientali e di sicurezza. Le escursioni giornaliere, naturalistiche o storiche, si organizzano attraverso il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e i suoi operatori convenzionati, con prenotazione: i contatti ufficiali sono il numero 0565 908231 e l'indirizzo di posta del Parco. Chi sbarca sperando di girare l'isola in autonomia torna indietro deluso.
La villa romana di Giannutri
Presso Cala Maestra si conservano i resti di una villa marittima del II secolo dopo Cristo, edificata dai Domizi Enobarbi, la stessa famiglia senatoria legata al complesso del Castellare al Giglio. Del complesso restano leggibili il peristilio, il ninfeo e il settore termale, oltre alle strutture del porto romano, uno dei meglio conservati del Tirreno centrale. All'estremità meridionale dell'isola il faro, costruito nella seconda metà dell'Ottocento, segnala il passaggio notturno. Sull'isola esisteva anche il Forte della Scoperta, struttura difensiva ottocentesca oggi perduta.

Il naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio
Il 13 gennaio 2012, poco dopo le 21:40, la nave da crociera Costa Concordia urtò il gruppo di rocce chiamato Le Scole, davanti alla costa orientale dell'Isola del Giglio. La nave, entrata in servizio dopo il varo del 2 settembre 2005 nei cantieri Fincantieri, misurava 247,40 metri di lunghezza per una stazza lorda di circa 114.500 tonnellate e una capacità di 3.780 passeggeri. Stava effettuando una crociera nel Mediterraneo con scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo e Civitavecchia.
La notte del 13 gennaio 2012
L'urto aprì sulla fiancata di babordo uno squarcio di decine di metri. La nave sbandò, perse la propulsione e finì per adagiarsi sul fianco destro sullo scalino roccioso del bassofondale a nord di Giglio Porto. A bordo c'erano oltre quattromila persone fra passeggeri ed equipaggio. Le vittime accertate furono trentadue. La mattina seguente il troncone di roccia rimasto incastrato nello scafo era visibile a occhio nudo da terra, e quell'immagine fece il giro del mondo. Il comandante Francesco Schettino è stato condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione con interdizione dalla professione marittima.
Il ruolo degli isolani
Quella notte, in gennaio, un'isola di poco più di mille residenti accolse migliaia di naufraghi. Le case private furono aperte, la chiesa e la scuola trasformate in ricoveri, le barche dei pescatori uscirono con il buio. Per questo la comunità dell'Isola del Giglio ha ricevuto la Medaglia d'oro al merito civile, con una motivazione che vale la pena leggere per intero: in occasione del tragico naufragio di una nave da crociera, avvenuto in ore notturne in prossimità dell'Isola del Giglio, cittadini, amministratori ed istituzioni locali offrivano, con spontanea immediatezza, il loro determinante contributo ed incondizionato impegno in soccorso dei naufraghi; la comunità tutta, prodigandosi con generosa abnegazione nell'accoglienza e nell'assistenza di moltissime persone in condizioni di assoluto bisogno, offriva alla Nazione mirabile esempio di alto civismo e di ammirevole solidarietà.
Il parbuckling e la rimozione del relitto
Il relitto rimase semiaffondato davanti a Giglio Porto per due anni e mezzo. Fra il 16 e il 17 settembre 2013 si svolse l'operazione di parbuckling: la rotazione dello scafo in posizione verticale, condotta in circa diciannove ore e seguita in diretta da tutto il mondo. Fu la più grande operazione del genere mai tentata su una nave passeggeri. Il rigalleggiamento cominciò il 14 luglio 2014; il 23 luglio 2014 il relitto lasciò l'Isola del Giglio rimorchiato verso Genova, dove arrivò il 27 luglio. La demolizione e il riciclo hanno recuperato circa cinquantamila tonnellate di acciaio, oltre ad alluminio, rame e altri materiali, per un costo complessivo dell'operazione dell'ordine del miliardo di euro, superiore a quello di costruzione della nave. Durante i lavori di recupero, il 2 febbraio 2014, morì un sommozzatore impegnato nelle operazioni.
Che cosa si vede oggi sul luogo del naufragio
Nulla, ed è la risposta giusta. Le Scole sono tornate rocce come prima, il fondale è stato bonificato e monitorato, la prateria di posidonia si è ricostituita nelle aree danneggiate. A terra non esiste un percorso turistico dedicato al naufragio e i gigliesi non lo desiderano. Sul molo di Giglio Porto c'è un memoriale sobrio per le vittime. Il consiglio da professionista è secco: se andate al Giglio, non chiedete a un isolano di raccontarvi quella notte come fosse un aneddoto. Trentadue persone non sono tornate a casa.
Quando andare all'Isola del Giglio
La stagione balneare piena va da metà giugno a metà settembre, con il picco assoluto nelle due settimane centrali di agosto, quando la popolazione dell'isola si moltiplica per dieci e la limitazione allo sbarco dei veicoli diventa operativa. Maggio e la seconda metà di settembre sono i due periodi migliori in assoluto: mare già o ancora balneabile, sentieri percorribili, ristoranti aperti, prezzi ragionevoli. Aprile e ottobre sono splendidi per camminare e deludenti per il bagno. In inverno l'isola si chiude: poche corse di traghetto, gran parte delle attività ferme, e un silenzio che a qualcuno piace moltissimo.
Il vento e il mare all'Isola del Giglio
Il libeccio è il vento che decide la giornata. Quando soffia, la baia del Campese diventa impraticabile e ci si sposta sul versante orientale, alle Cannelle o all'Arenella; con lo scirocco succede il contrario. Prima di scegliere la spiaggia, la mattina, si guarda da che parte tira: è il gesto che distingue chi conosce l'isola da chi la visita per la prima volta. Nei giorni di mare molto formato le corse dei traghetti possono essere soppresse, e questo riguarda soprattutto chi ha un volo da prendere il giorno del rientro. Margine di sicurezza: una notte in più sulla terraferma, sempre, in bassa stagione.
L'Isola del Giglio con i bambini
Funziona, a due condizioni. La prima è la scelta della base: con bambini piccoli il Campese risolve il problema della spiaggia raggiungibile senza scalinate, mentre Giglio Porto costringe a spostamenti quotidiani. La seconda è la gestione del sole: sull'isola l'ombra naturale in spiaggia è quasi assente e gli stabilimenti attrezzati sono pochi. Sul fronte del divertimento, il giro dell'isola in barca con sosta alle cale è l'attività che funziona meglio con i ragazzini dagli otto anni in su, insieme al battesimo del mare con i diving center del Campese. Giglio Castello, con i suoi vicoli coperti e le scale, piace più di quanto ci si aspetti: è un labirinto vero, e i bambini lo capiscono subito.
Immersioni e snorkeling all'Isola del Giglio
I fondali gigliesi sono fra i più apprezzati del Tirreno settentrionale: pareti che scendono ripide, visibilità spesso oltre i venticinque metri, corallo rosso a profondità tecniche e una biodiversità sostenuta dalla protezione del Parco. I centri di immersione operano soprattutto al Campese e a Giglio Porto. Per lo snorkeling non serve nulla di più di maschera e pinne: le cale della costa orientale, con il loro fondo misto di sabbia e granito, offrono già a tre metri di profondità un campionario completo di labridi, saraghi e nacchere. Regola non negoziabile: la Pinna nobilis è specie protetta e non si tocca, non si smuove e non si porta a casa.
Accessibilità e servizi all'Isola del Giglio
Va detto con onestà: l'isola è ripida e in buona parte non accessibile a chi ha difficoltà motorie serie. Giglio Castello è un borgo di scale e ciottolato; molte cale si raggiungono solo per sentiero. La spiaggia del Campese è l'unica con accesso sostanzialmente pianeggiante e con stabilimenti attrezzati. Sull'isola sono presenti farmacia, guardia medica stagionale e presidi sanitari di base; per prestazioni ospedaliere il riferimento è la terraferma, con i tempi di traversata che ne conseguono. Chi ha esigenze mediche particolari organizza la vacanza tenendo conto di questo dato, non della cartolina.
Quanto costa una vacanza all'Isola del Giglio
Le voci sono quattro: traghetto, alloggio, spostamenti sull'isola, ristorazione. Il traghetto ha tariffe differenziate fra passeggero e veicolo, e il veicolo pesa molto: rinunciarvi, in un'isola servita da una linea di autobus e da noleggi, è la scelta economicamente più sensata per un soggiorno breve. L'alloggio segue la stagionalità estrema tipica delle isole minori, con differenze di prezzo notevoli fra giugno e agosto. Gli spostamenti in taxi-barca verso le cale sono un costo ricorrente che va messo a bilancio se si vuole vedere la costa. Tariffe aggiornate di traghetti, autobus e ticket di accesso a Giannutri si trovano sui siti ufficiali delle compagnie, di Autolinee Toscane e del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
Cosa vedere intorno all'Isola del Giglio
L'isola si abbina naturalmente al promontorio dell'Argentario e alla Maremma meridionale. A Porto Santo Stefano e a Porto Ercole restano le fortezze spagnole del Presidio; a Orbetello la laguna e il duomo; ad Ansedonia le rovine di Cosa e la Tagliata etrusca; poco più all'interno, Capalbio e il borgo murato, e verso l'entroterra tufaceo Pitigliano. Chi arriva da Roma e ha una settimana può costruire un itinerario che unisce l'isola e la costa senza mai ripetersi. Chi ama le isole del Tirreno centrale trova un confronto interessante con l'arcipelago pontino, in particolare con Ponza e Ventotene: stessa dimensione, geologia opposta, storia completamente diversa.
Per i gruppi organizzati, le uscite di più giorni fra isola e costa maremmana richiedono un coordinamento che va oltre la prenotazione dei traghetti: chi organizza viaggi di gruppo in Italia trova in TourLeaderPro il supporto professionale per la logistica e l'accompagnamento.
Una curiosità su Isola del Giglio
Il nome dell'Isola del Giglio non ha mai avuto niente a che fare con il giglio. È una delle etimologie popolari più tenaci d'Italia, alimentata dal fatto che l'isola entrò nell'orbita fiorentina, e Firenze ha il giglio nello stemma: il cortocircuito sembrava perfetto e nessuno ha avuto voglia di smontarlo. La realtà linguistica è un'altra e comincia molto prima. I greci chiamavano l'isola Aigylion, dalla radice aighes, capre: l'isola delle capre. Il latino ne fece Igilium, forma attestata nelle fonti antiche, e il Medioevo contrasse Igilium in Gilio, da cui la forma odierna Giglio. Il passaggio è regolare e documentato, e non lascia spazio a interpretazioni floreali.
La cosa affascinante è che l'etimologia racconta un paesaggio scomparso. Le capre che davano il nome all'isola pascolavano su versanti che allora erano coperti di lecceta e che oggi sono macchia bassa e terrazzamenti abbandonati: l'allevamento caprino, insieme agli incendi e all'agricoltura, è una delle cause della trasformazione ambientale dell'isola nei venticinque secoli successivi. Il nome, in altre parole, non descrive un fiore che non c'è: descrive un'attività economica che ha cambiato la faccia dell'Isola del Giglio prima ancora che qualcuno la mettesse per iscritto.
Aggiungo una nota che diverte sempre i gruppi. Sullo stemma comunale dell'isola non compaiono capre, e le insegne turistiche giocano volentieri sull'assonanza floreale. È una piccola falsificazione affettuosa, di quelle che i luoghi si concedono. Ma quando davanti a Giglio Castello qualcuno vi spiega che il nome viene dai Medici, sappiate che il greco antico dice il contrario, e lo dice da duemilacinquecento anni.
Una cosa che non ti dice nessuno su Isola del Giglio
Nessuna guida turistica ve lo scrive in copertina, ma sull'Isola del Giglio non esistono corsi d'acqua perenni. Non un torrente, non una sorgente di portata significativa, niente. Ventitré chilometri quadrati di granito che non trattengono acqua e che la scaricano in mare in poche ore dopo un temporale. Questo dato, apparentemente tecnico, spiega più cose di qualunque capitolo di storia. Spiega perché l'insediamento umano si è concentrato in tre soli nuclei e non in case sparse. Spiega perché le cisterne e i pozzi compaiono ovunque nell'architettura storica del borgo. Spiega perché l'agricoltura gigliese si è specializzata sulla vite e sull'olivo, che tollerano l'aridità, e non sull'orticoltura. E spiega, in modo molto concreto, perché in agosto l'isola vive un problema idrico serio che le cronache locali raccontano ogni estate.
La conseguenza pratica per chi ci va: l'acqua all'Isola del Giglio è una risorsa scarsa e va trattata come tale. Docce brevi negli alloggi, nessuno spreco negli stabilimenti, e sui sentieri l'acqua ve la portate voi perché non troverete fontanelle. Non è un invito ecologista generico: è la traduzione operativa di una condizione geologica. Chi arriva da una città dove il rubinetto non si ferma mai fatica a crederci, poi legge il cartello nel bagno dell'albergo e capisce.
C'è un secondo elemento che quasi nessuno dice, e riguarda la logistica del rientro. In caso di mare formato le corse dei traghetti possono essere soppresse anche in piena estate, e l'isola resta isolata per ore o per un giorno intero. Chi ha un volo intercontinentale o un impegno rigido il giorno del rientro dovrebbe prevedere un margine. Sull'Isola del Giglio il meteo non è un dettaglio della vacanza: è parte del contratto.
Il consiglio che ti do per visitare Isola del Giglio
Lasciate l'automobile a Porto Santo Stefano. È il consiglio che do sempre e che quasi nessuno segue al primo viaggio, salvo poi darmi ragione al secondo. Il traghetto per il veicolo costa una cifra sensibile, in agosto lo sbarco è soggetto ad autocertificazione con soggiorno minimo, e una volta sull'isola l'auto diventa un problema: la strada è una sola, i parcheggi a Giglio Castello e a Giglio Porto sono pochissimi e stretti, e nei giorni di punta si gira venti minuti per posteggiare a cinquecento metri da dove volevate essere. Con la linea IG1 di Autolinee Toscane, uno scooter noleggiato per due giorni e qualche corsa in taxi-barca si copre tutto quello che serve, spendendo meno e senza mai cercare un posto.
Secondo consiglio, sulla struttura della giornata. All'Isola del Giglio conviene rovesciare gli orari da città: mare la mattina presto, quando le Cannelle sono ancora quasi vuote e la luce è la migliore per fotografare; rientro e riposo nelle ore centrali; salita a Giglio Castello nel tardo pomeriggio, quando il borgo si svuota dei gitanti giornalieri e la pietra restituisce il calore; cena tardi. Il tramonto si guarda dal Campese, che è l'unico versante esposto a ponente. Ho visto decine di gruppi fare l'esatto contrario, salire al Castello a mezzogiorno con quaranta gradi e scendere in spiaggia alle tre: si torna a casa cotti e senza aver visto niente.
Terzo, sul tempo da dedicare. Un giorno solo all'Isola del Giglio non ha molto senso, e lo dico contro l'interesse di chi vende escursioni giornaliere. Fra traversata, orari dei traghetti e trasferimenti interni, la gita in giornata lascia tre ore effettive sull'isola. Il minimo sensato sono tre notti; con una settimana si fa il giro dei sentieri, si vede Giannutri e si torna a casa con l'impressione di aver capito qualcosa. Per chi prepara un viaggio in Toscana più ampio, di cui l'isola sia una tappa, la guida della Toscana di ItalyPlanner aiuta a incastrare le distanze reali.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Giglio sia un'isola di granito lo sanno tutti. Che quel granito sia partito da qui per costruire mezza Italia lo dicono in pochi, e quasi mai con i nomi dei cantieri. Le cave del versante orientale, fra Punta dell'Arenella e Cala delle Caldane, hanno lavorato dall'età di Cesare fino al pieno impero, esportando colonne monolitiche verso Roma. La produzione riprese in età medievale e moderna: il granito gigliese è documentato nei cantieri del Battistero e della Cattedrale di Pisa, nel Battistero di Firenze e nel Palazzo Reale di Napoli. Nel 1796 il porto dell'isola fu ricostruito proprio per rilanciare il commercio della pietra, e nel 1875 le cave ripresero con un'estrazione di cinquecento metri cubi. La chiusura arrivò nel 1943; una sola cava riaprì fra il 1948 e il 1970, poi fu la fine.
Il fatto poco citato, però, è un altro: sull'isola le colonne sono rimaste. In località Alle Colonne, sopra Giglio Porto, giacciono ancora sul terreno fusti sbozzati e mai imbarcati, spezzati durante l'estrazione o scartati per un difetto della pietra. Non sono in un museo, non hanno un biglietto, non hanno una recinzione: sono lì dove i cavatori li hanno lasciati. Si arriva a piedi e si cammina fra blocchi che qualcuno stava lavorando quando a Roma governava un imperatore. Per un accompagnatore turistico è uno dei luoghi più efficaci di tutto il Tirreno, perché non ha bisogno di spiegazioni: basta indicare gli attacchi degli scalpelli sulla superficie e la storia si racconta da sola.
Aggiungo il corollario che completa il quadro. La stessa roccia che ha dato lavoro per due millenni è la ragione per cui l'Isola del Giglio non ha acqua, non ha pianure e non ha porti naturali profondi. Il granito è stato la ricchezza e il limite di questa comunità nello stesso momento, e il paesaggio che oggi si fotografa da turisti è il risultato di quel doppio effetto.
La foto giusta da fare a Isola del Giglio
La fotografia che tutti tentano è il Faraglione del Campese al tramonto, e va benissimo: è l'unica costa dell'isola esposta a ponente, il sole cade dietro lo scoglio conico e in luglio e agosto l'allineamento è quasi perfetto visto dal molo del Campese. Il problema è che la fanno tutti, con lo stesso obiettivo e dallo stesso punto. Se volete quella, mettetevi sul molo quaranta minuti prima e aspettate: la luce migliore arriva dopo che il disco è sparito, quando il cielo diventa arancione e il faraglione resta in controluce con il mare ancora chiaro.
La foto che invece consiglio davvero è un'altra, e si scatta al mattino presto dalla strada che sale da Giglio Porto verso Giglio Castello, ai tornanti intorno al Monticello. Da lì si inquadra la baia del porto dall'alto, con le case colorate compresse intorno alla rada, il molo che chiude a destra, la Torre del Saraceno sul promontorio e, sullo sfondo, la sagoma dell'Argentario a chiudere l'orizzonte. È la fotografia che spiega l'isola in un fotogramma: un paese aggrappato all'unico punto dove si poteva approdare. Ora legale, fra le sette e le otto del mattino, il sole viene da est e illumina in pieno le facciate. Un teleobiettivo moderato, intorno agli ottanta millimetri equivalenti, comprime i piani e migliora molto il risultato.
Terza opzione, per chi cammina: la vista dalla Rocca Aldobrandesca di Giglio Castello nelle giornate di tramontana, quando l'aria è tersa e all'orizzonte compaiono insieme l'Elba, Montecristo e il profilo della Corsica. In quelle condizioni un grandangolo restituisce poco, perché le isole diventano puntini; meglio un tele lungo e una composizione stretta sul mare con le sagome sovrapposte. Quanto alla foto sul luogo del naufragio, la risposta è che non c'è niente da fotografare e che non è il caso di andarla a cercare.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è del 1241 e si svolse in mare, davanti all'isola: la flotta pisana sconfisse quella genovese in uno degli scontri della lunga guerra fra le due repubbliche marinare. Il Giglio, per la sua posizione sulla rotta tirrenica, fu teatro e non spettatore di quel conflitto, e nei secoli successivi Pisa esercitò a lungo il controllo effettivo sull'isola, fra il 1264 e il 1406.
Il secondo avvenimento è del 1303 ed è politico. Papa Bonifacio VIII, sfruttando l'irregolarità canonica delle seconde nozze di Margherita Aldobrandeschi, contratte con un membro del suo stesso casato, le tolse il feudo dell'isola e lo assegnò a Goffredo Caetani, cioè a un esponente della propria famiglia. È un caso da manuale di uso del diritto matrimoniale come strumento di acquisizione territoriale, e riguarda direttamente il Giglio.
Il terzo avvenimento è del 1544 ed è il più tragico dell'età moderna. Khayr al-Din Barbarossa, ammiraglio ottomano, sbarcò sull'isola, uccise chi resistette e deportò come schiavi oltre settecento gigliesi. Per una popolazione di quelle dimensioni fu una cancellazione. Il ripopolamento avvenne per iniziativa medicea con famiglie senesi, e da lì discende buona parte dell'onomastica isolana attuale. Le incursioni corsare proseguirono fino al 1799, quando gli isolani respinsero un ultimo assalto nordafricano: i cimeli tolti agli assalitori sono nella chiesa di San Pietro Apostolo.
Il quarto avvenimento è industriale e sociale: la chiusura della Miniera del Franco alla fine del 1962, con l'allagamento delle gallerie e lo smantellamento degli impianti nel 1976. In pochi anni una comunità che viveva di salari fissi si trovò senza il proprio datore di lavoro e dovette reinventarsi intorno al turismo. È la cesura che ha creato l'isola contemporanea.
Il quinto è il naufragio della Costa Concordia, la notte del 13 gennaio 2012, con trentadue vittime, oltre quattromila persone soccorse e una comunità di mille residenti che aprì le proprie case. La Medaglia d'oro al merito civile alla popolazione dell'Isola del Giglio non è un riconoscimento formale: è il modo in cui la Repubblica ha registrato quella notte. Il parbuckling del settembre 2013 e la rimozione del relitto del 23 luglio 2014 hanno chiuso la vicenda materiale; la memoria, sull'isola, resta un'altra cosa.
Chi è passato da Isola del Giglio
Il primo nome è quello di Giulio Cesare, che cita l'isola nel De bello civili: nel racconto cesariano il Giglio compare come punto di raccolta di forze navali durante la guerra civile, prova che la posizione dell'isola aveva già valore strategico riconosciuto a Roma. Poco più tardi, in età imperiale, l'isola entra nel patrimonio dei Domizi Enobarbi, la famiglia senatoria che costruì la residenza marittima del Castellare a Giglio Porto e la villa di Cala Maestra a Giannutri: parliamo del casato che diede a Roma consoli, ammiragli e, per via di adozione e discendenza, l'imperatore Nerone.
Nel V secolo passa di qui Claudio Rutilio Namaziano, prefetto di Roma e poeta, che nel De reditu suo racconta il viaggio via mare verso la Gallia e nomina le isole dell'arcipelago. È una testimonianza preziosa perché coglie il momento in cui queste isole smettono di essere scali commerciali e diventano rifugi: nel suo poemetto il Tirreno è già un mare pericoloso e l'impero si sta sfaldando.
Nell'805 il Giglio entra negli atti di Carlo Magno, che lo dona all'Abbazia delle Tre Fontane di Roma. Non c'è motivo di credere che l'imperatore vi sia mai sbarcato, ma la sua firma è nella storia proprietaria dell'isola per i quattro secoli successivi. Passano poi, come signori, gli Aldobrandeschi, i Pannocchieschi, i Caetani per volontà di Bonifacio VIII e gli Orsini di Perugia.
Nel 1544 arriva l'ospite peggiore: Khayr al-Din Barbarossa. Nel 1559 arriva invece Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici, che acquisisce l'isola e la porta nel Granducato: è il momento in cui il Giglio smette di essere un feudo conteso e diventa un pezzo di Toscana. A Cosimo I si devono le torri costiere del Campese e del Lazzaretto.
Fra le presenze artistiche, la più notevole è indiretta ma concreta: nella chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello è conservato un crocifisso in avorio riferito a Giambologna, il grande scultore fiammingo attivo alla corte medicea, autore del Ratto delle Sabine e del Mercurio. La chiesa custodisce inoltre argenti e paramenti legati alla memoria di papa Innocenzo XIII, della famiglia Conti. Per un'isola di mille abitanti, avere in parrocchia un avorio riferito a Giambologna è un fatto che dice molto sui rapporti fra il Giglio e la corte di Firenze.
Nel Novecento e nel nuovo secolo l'Isola del Giglio è stata attraversata da un flusso diverso: i minatori italiani arrivati per il cantiere del Franco, i subacquei che dagli anni sessanta hanno fatto dei suoi fondali una meta, e le migliaia di giornalisti, tecnici e soccorritori che nel 2012 e negli anni successivi hanno vissuto sull'isola per il caso Concordia. La comunità che li ha ospitati tutti è la stessa che ha ricevuto la Medaglia d'oro al merito civile.
Domande veloci su Isola del Giglio
Come si arriva all'Isola del Giglio da Roma?
In auto o in treno fino all'Argentario, poi in traghetto da Porto Santo Stefano. Da Roma sono circa 160 chilometri sull'Aurelia, due ore e mezza senza traffico; il treno tirrenico ferma a Orbetello Scalo, con proseguimento in autobus fino al porto. La traversata dura circa un'ora.
Quali compagnie fanno il traghetto per l'Isola del Giglio?
Toremar e Maregiglio, entrambe da Porto Santo Stefano, tutto l'anno, con frequenze molto più fitte in estate. Le stesse compagnie servono Giannutri; Maregiglio effettua anche il collegamento diretto Giglio - Giannutri.
Quanto dura la traversata per l'Isola del Giglio?
Circa un'ora, un po' meno sulle unità veloci. In caso di mare formato le corse possono essere soppresse, anche in piena estate.
Si può portare l'auto all'Isola del Giglio?
Sì, fuori dal periodo di limitazione. Nel 2026 il divieto di sbarco per i veicoli a motore con targa italiana dei non residenti è andato dal 3 al 24 agosto compresi, con deroga per chi autocertifica un soggiorno di almeno cinque giorni, quattro in campeggio. Le date cambiano ogni anno e vanno verificate sul sito del Comune e delle compagnie di navigazione.
Come ci si sposta sull'Isola del Giglio senza auto?
Con la linea di autobus IG1 di Autolinee Toscane, che collega Giglio Porto, Giglio Castello e Giglio Campese, con noleggi di scooter, auto piccole e biciclette elettriche, con i taxi e con i taxi-barca per le cale non raggiungibili via terra.
Quanti giorni servono per visitare l'Isola del Giglio?
Tre notti sono il minimo sensato, una settimana permette di camminare sui sentieri e di aggiungere Giannutri. La gita in giornata lascia poche ore effettive sull'isola e non rende giustizia al posto.
Qual è la spiaggia più bella dell'Isola del Giglio?
Dipende da cosa cercate. Le Cannelle per la sabbia fine e l'acqua che digrada dolce, le Caldane per la solitudine, il Campese per i servizi e per il tramonto, l'Arenella per la comodità da Giglio Porto. Per un confronto con il resto della penisola, la classifica delle migliori spiagge italiane di ItalyPlanner aiuta a calibrare le aspettative.
L'Isola del Giglio è adatta ai bambini?
Sì, scegliendo bene la base. Il Campese risolve il problema della spiaggia raggiungibile senza scale; Giglio Porto obbliga a spostamenti quotidiani. L'ombra naturale in spiaggia è quasi assente e va organizzata.
Quando è il periodo migliore per andare all'Isola del Giglio?
Maggio e la seconda metà di settembre offrono il miglior equilibrio fra mare, sentieri percorribili e affollamento. Agosto è il picco assoluto, con la limitazione allo sbarco dei veicoli. Aprile e ottobre sono ottimi per camminare, meno per il bagno.
Che cosa si vede a Giglio Castello?
La cinta muraria medievale integra, la Rocca Aldobrandesca, i vicoli coperti e la chiesa di San Pietro Apostolo, con il crocifisso in avorio riferito a Giambologna, le reliquie di San Mamiliano e gli argenti legati alla memoria di papa Innocenzo XIII. Il borgo è iscritto fra i Borghi più belli d'Italia.
Si può visitare la Rocca Aldobrandesca dell'Isola del Giglio?
La Rocca è visibile dall'esterno e dal circuito delle mura, che offre la vista su Elba, Montecristo e Corsica nelle giornate limpide. Le modalità di accesso agli ambienti interni variano nel tempo e vanno verificate presso il Comune o l'ufficio turistico sull'isola.
Come si arriva a Giannutri e quanto costa?
Con Toremar e Maregiglio da Porto Santo Stefano, e con il collegamento diretto dal Giglio in stagione. L'accesso all'isola prevede un ticket di 2,50 euro a visitatore, con esenzioni: chi arriva in barca privata lo paga online prima dello sbarco, chi arriva di linea può regolarizzarsi al bar ristorante di Cala Spalmatoio o presso le Guide del Parco.
A Giannutri serve la guida obbligatoria?
Fuori dalle due cale sì. Il percorso che collega Cala Maestra a Cala Spalmatoio, corrispondente ai sentieri 505 e 502, è liberamente percorribile; tutto il resto dell'isola si visita soltanto con l'accompagnamento di una Guida del Parco.
Si può dormire o campeggiare a Giannutri?
No. Sull'isola non esistono alberghi e il campeggio è vietato. La visita è in giornata.
Che cos'è l'Ansonaco dell'Isola del Giglio?
È il vino bianco dell'isola, ottenuto in prevalenza da uva ansonica coltivata sui terrazzamenti a picco sul mare, all'interno della denominazione Ansonica Costa dell'Argentario riconosciuta nel 1995. Giallo paglierino, leggermente fruttato, con sentori di macchia mediterranea, asciutto e morbido, si serve fra otto e dieci gradi.
Che cos'è il panficato?
Il dolce tipico dell'isola: fichi secchi, noci, marmellata, scorze d'arancia e frutta fresca legati con poca farina o pane. Nasce come conserva invernale e si prepara soprattutto intorno alle feste.
Si vede ancora il relitto della Costa Concordia all'Isola del Giglio?
No. Il relitto è stato raddrizzato con l'operazione di parbuckling fra il 16 e il 17 settembre 2013 e rimorchiato via il 23 luglio 2014 verso Genova, dove è stato demolito. Sul posto non è rimasto nulla e non esistono percorsi turistici dedicati al naufragio.
Quante vittime ci furono nel naufragio della Costa Concordia?
Trentadue, la notte del 13 gennaio 2012. Oltre quattromila persone furono soccorse. Alla comunità dell'Isola del Giglio è stata conferita la Medaglia d'oro al merito civile per l'accoglienza prestata quella notte.
Ci sono sentieri all'Isola del Giglio?
Sì, una rete di circa sessanta chilometri che copre tutta l'isola, con i percorsi verso il Faro del Fenaio a nord e il Faro di Capel Rosso a sud. Non ci sono fontanelle lungo i tracciati: l'acqua si porta.
L'Isola del Giglio è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Solo in parte. La spiaggia del Campese è l'unica con accesso sostanzialmente pianeggiante e stabilimenti attrezzati; Giglio Castello è un borgo di scale e ciottolato e molte cale si raggiungono soltanto per sentiero.
Ci sono immersioni all'Isola del Giglio?
Sì, ed è una delle mete subacquee più frequentate del Tirreno settentrionale, con pareti verticali, ottima visibilità e corallo rosso a profondità tecniche. I centri operano soprattutto al Campese e a Giglio Porto.
Quanti abitanti ha l'Isola del Giglio?
Poco più di millequattrocento residenti anagrafici, distribuiti fra Giglio Porto, Giglio Castello e Giglio Campese, più i ventisette di Giannutri. In agosto la popolazione presente si moltiplica di dieci volte.
Che cosa succede all'Isola del Giglio il 10 agosto?
Si corre il Palio Marinaro di Giglio Porto, la regata a remi fra i tre rioni Chiesa, Moletto e Saraceno, in onore di San Lorenzo patrono. Al Campese la festa patronale cade il 16 agosto, con spettacoli e fuochi.
Conviene organizzare l'Isola del Giglio con un gruppo?
Con gruppi numerosi la logistica di traghetti, autobus e ristorazione richiede coordinamento: il servizio di accompagnamento turistico professionale di TourLeaderPro è pensato per questo tipo di itinerari.
Che cosa vedere vicino all'Isola del Giglio?
Il promontorio dell'Argentario con Porto Santo Stefano e Porto Ercole, la laguna di Orbetello, le rovine di Cosa ad Ansedonia, il borgo murato di Capalbio e, nell'entroterra tufaceo, Pitigliano. È l'abbinamento naturale per chi arriva da Roma.
Torno all'Isola del Giglio da vent'anni, e ogni volta la cosa che mi colpisce non è il mare, che pure è fra i più limpidi del Tirreno: è la sproporzione fra le dimensioni del posto e la quantità di storia che ci è passata sopra. Ventitré chilometri quadrati di granito hanno fornito colonne a Roma imperiale, hanno cambiato padrone otto volte in cinque secoli, hanno perso settecento persone in una notte del 1544, hanno costruito e poi chiuso una miniera e infine hanno accolto quattromila naufraghi in gennaio. Se ci andate una volta sola, andateci in settembre, dormiteci almeno tre notti e salite a Giglio Castello all'ora in cui i gitanti tornano al molo. Il resto lo trovate da soli.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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