Porto Ercole
In breve. Porto Ercole è una frazione del comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto, e conta circa 2.600 residenti.
Porto Ercole è una frazione del comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto, e conta circa 2.600 residenti. Il municipio di riferimento è in Piazza dei Rioni 8 a Porto Santo Stefano (58019), telefono 0564 811911. Da Roma sono circa due ore di automobile: si prende la SS1 Aurelia verso nord fino all'uscita per Orbetello, si attraversa la laguna sulla diga granducale oppure si costeggia il tombolo della Feniglia, e in una decina di chilometri si arriva in paese. In treno si scende alla stazione di Orbetello-Monte Argentario, sulla linea tirrenica Roma-Grosseto, e si prosegue con l'autolinea extraurbana che collega Orbetello a Porto Ercole: gli orari cambiano fra inverno ed estate e vanno controllati sul sito del gestore del trasporto pubblico toscano prima di partire. Non si paga alcun biglietto per entrare nel borgo: il paese è aperto, la passeggiata dentro le mura è libera e gratuita, e i costi veri della giornata sono il parcheggio, gli stabilimenti balneari e il pranzo. I forti sono in gran parte proprietà privata e non si visitano su base regolare; Forte Stella è l'unico demaniale e apre in occasione di mostre e rassegne estive, con calendario pubblicato dal Comune di Monte Argentario. Se arrivate in agosto, la questione decisiva non è il biglietto ma il posto auto: entro le nove del mattino se ne trova ancora, dalle undici in poi si gira a vuoto.
Porto Ercole si trova sul lato orientale del Promontorio dell'Argentario, a poco più di 40 chilometri a sud-est di Grosseto, a circa 7 chilometri da Orbetello e a una dozzina di chilometri da Porto Santo Stefano, con cui forma le due frazioni maggiori del comune. Per inquadrare l'intero promontorio, dalla laguna alle cale della costa occidentale, la pagina di riferimento è quella dedicata al Monte Argentario.
Come arrivare a Porto Ercole e come muoversi
La geografia dell'Argentario è ingannevole. Sulla carta il promontorio sembra un'isola tonda e comoda; dal vivo è un massiccio calcareo di 635 metri, il Punta Telegrafo, con strade strette a mezza costa e tornanti che tolgono ogni velocità media. Porto Ercole occupa il versante di sud-est, il più riparato dai venti di libeccio, ed è questa la ragione per cui i Romani ci misero uno scalo e gli Spagnoli ci misero quattro fortezze.
In automobile fino a Porto Ercole
Da Roma la strada è una sola e non ha alternative sensate: Aurelia fino al bivio di Orbetello Scalo, poi la provinciale che scende verso la laguna. A quel punto si sceglie. La via della diga granducale attraversa Orbetello e taglia la laguna in linea retta, con un panorama che vale la deviazione anche solo per cinque minuti di sosta. La via della Feniglia costeggia il tombolo meridionale, passa davanti agli accessi alla pineta e arriva a Porto Ercole dal lato di Cala Galera. Chi ha tempo prende la prima all'andata e la seconda al ritorno, così vede entrambe le sponde della laguna. Il paese vecchio è chiuso al traffico: le auto restano nei parcheggi lungo il porto e sulla via che sale, e da lì si prosegue a piedi.
In treno e in autobus verso Porto Ercole
La stazione di Orbetello-Monte Argentario serve i regionali e alcune fermate di lunga percorrenza sulla linea tirrenica. Dalla stazione partono le corse per l'Argentario, che toccano Orbetello, il bivio della Feniglia e Porto Ercole; in alta stagione le frequenze aumentano, in inverno si riducono parecchio e la domenica ancora di più. Il consiglio pratico per chi viaggia senza automobile è di guardare l'ultima corsa di rientro prima ancora di guardare la prima corsa di andata: a Porto Ercole restare a piedi dopo cena è un rischio concreto.
Arrivare a Porto Ercole via mare
Porto Ercole ha due bacini distinti: il porto vecchio, sotto il borgo, dove ormeggiano i gozzi e i pescherecci, e il porto turistico di Cala Galera, poco più a nord, che accoglie il naviglio da diporto di taglia grande. Dal 2016 la rada è anche scalo di una compagnia di crociere statunitense, con sbarco dei passeggeri tramite mezzi di trasbordo. I collegamenti di linea per l'arcipelago, invece, non partono da qui: i traghetti e gli aliscafi per l'Isola del Giglio e per Giannutri salpano da Porto Santo Stefano, sul versante opposto del promontorio, a una ventina di minuti di automobile.
Il borgo antico di Porto Ercole, vicolo per vicolo
L'abitato storico è raccolto all'estremità meridionale della baia, arrampicato su uno sperone che culmina nella Rocca. Ci si entra da una porta sola, e questa è la prima cosa da capire: Porto Ercole non è un paese che si attraversa, è un paese in cui si sale e da cui si riscende dalla stessa parte. La cinta muraria abbraccia l'intero nucleo e va a ricongiungersi alla fortezza, disegnando un triangolo che dall'acqua si legge tutto intero.
La Porta Senese e l'ingresso al borgo di Porto Ercole
Il varco principale è un portale ad arco gotico sormontato da un campanile, aperto sul lato orientale della cinta: è la Porta Senese, che gli abitanti chiamano anche porta Pisana, e si raggiunge da via Ricasoli. Il dettaglio da guardare è la ghiera dell'arco, che appartiene alla campagna di lavori voluta dalla Repubblica di Siena nel Quattrocento, quando il porto fu acquistato e messo in sicurezza. Oltre la porta si apre un dedalo di vicoli, archi di controspinta, scalette e piazzette affacciate sull'acqua. L'assenza di automobili non è una scelta estetica: le pendenze e le larghezze semplicemente non le ammettono, e il risultato è che si cammina sentendo i gabbiani e le cime che sbattono in porto.
Piazza Santa Barbara e il palazzo del Governatore
Salendo si arriva a Piazza Santa Barbara, il terrazzo naturale del borgo, con la vista che scavalca il porto vecchio e arriva fino a Forte Filippo. Sulla piazza affaccia il palazzo del Governatore, con una facciata di impianto rinascimentale: era la sede del potere civile durante il periodo spagnolo, quando Porto Ercole era una delle piazzeforti dello Stato dei Presidi. Il bastione di Santa Barbara, che dà il nome alla piazza, rinforza la cinta muraria proprio in questo punto; secondo un'ipotesi non dimostrata avrebbe ospitato un faro in epoca bizantina, e la posizione, in effetti, è quella giusta per un segnale luminoso.
Le scalinate e le mura di Porto Ercole
Dalla piazza partono le scalinate che portano alla chiesa e poi alla Rocca. Sono ripide, in pietra, spesso strette quanto una persona: chi ha problemi di ginocchia lo scopre a metà salita. La cinta muraria è visibile a tratti fra le case, inglobata negli edifici, e in alcuni punti fa da parete a un'abitazione privata. È il motivo per cui una passeggiata a Porto Ercole non è mai una visita a un monumento: qui la fortificazione è ancora struttura portante del paese, e le famiglie ci vivono dentro.
Il lungomare e i cantieri di Porto Ercole
Il paese moderno si è sviluppato lungo la baia naturale che forma il porto. Il lungomare alterna bar e ristoranti con terrazza sull'acqua a negozi ricavati dai vecchi magazzini dei pescatori: la trasformazione è evidente e non tutti la digeriscono, ma il fondale della scena è rimasto quello. Alla fine della passeggiata ci sono ancora i cantieri che riparano gli scafi, e nel tardo pomeriggio si assiste allo sbarco del pesce dai pescherecci che rientrano. Se dovessi indicare l'ora giusta per camminare sul lungomare, direi le diciotto e trenta di un giorno feriale: gli stabilimenti si svuotano, le barche rientrano, e per mezz'ora Porto Ercole torna a essere un porto di lavoro.
Le fortezze spagnole di Porto Ercole
Quattro fortezze in vista l'una dall'altra, su un fronte di mare largo poco più di due chilometri: è una densità che in Italia non ha molti confronti, e non è frutto del caso. Dopo la guerra di Siena, Filippo II di Spagna si trovò fra le mani un promontorio che controllava la rotta fra il Tirreno meridionale e la Provenza, e decise di renderlo inespugnabile. Il risultato è il sistema difensivo che ancora oggi disegna lo skyline di Porto Ercole.

La Rocca aldobrandesca di Porto Ercole
La Rocca, che in paese chiamano anche Rocca Spagnola, è la più antica delle quattro e la sola che racconti per intero la storia del luogo. Il sito ospitava una piccola cappella dedicata a san Giovanni Evangelista, menzionata in un documento di papa Gregorio VII del 1074. Nel 1296 il territorio fu concesso in enfiteusi a Margherita Aldobrandeschi, contessa di Sovana, che vi fece erigere una torre quadrata detta Torre di Terra: quello è il primo nucleo della fortezza. Nel Trecento gli Orsini ereditarono il feudo e ampliarono la torre. Nel Quattrocento arrivò Siena, che mandò sul cantiere il pittore e scultore Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta per aggiungere due torri circolari; nel 1487 intervenne Francesco di Giorgio Martini, l'ingegnere militare che stava riscrivendo la grammatica delle fortificazioni italiane, e più tardi Bernardo Buontalenti. Con gli Spagnoli l'ingegnere Giovanni Camerini rinforzò le strutture e scavò gallerie sotterranee. Dopo la seconda guerra mondiale la Rocca fu chiusa e venduta a privati, che hanno trasformato i fabbricati interni in abitazioni; alcuni ambienti esterni al fossato perimetrale sono di proprietà comunale. Non si visita. Si guarda dal basso, e conviene guardarla bene: cinque campagne di lavori in sette secoli sono leggibili a occhio nudo nelle diverse murature.
Forte Filippo, la piazzaforte di Porto Ercole
Forte Filippo occupa la collina a nord del porto e prende il nome dal sovrano che lo volle. Lo costruì Giovanni Camerini poco dopo la metà del Cinquecento, nel 1558, dove sorgeva una struttura di avvistamento senese chiamata Forte Sant'Ermo. La pianta è quadrangolare, con doppia cortina muraria e bastioni angolari, ponte levatoio e portale ad arco a tutto sesto; all'interno c'erano polveriera, cappella, caserme e magazzini. La posizione dominante lo rendeva sede dello stato maggiore in caso di attacco. Dopo l'Unità perse la funzione militare e nel tardo Ottocento fu adibito a carcere; durante la seconda guerra mondiale accolse civili sfollati dai bombardamenti. Nella seconda metà del Novecento è passato a privati, che lo hanno restaurato e riconvertito in residenze.
Forte Stella, la fortezza a sei punte di Porto Ercole
Forte Stella è il più fotografato e il più interessante dal punto di vista architettonico. Sorge su un promontorio a ovest dell'abitato, dove esisteva già il rinascimentale Forte Sant'Ippolito, in parte inglobato nella nuova opera. Filippo II ne affidò il progetto a Bernardo Buontalenti e Giovanni Camerini nel 1558, ma i lavori andarono avanti per generazioni: una veduta del 1646 lo mostra ancora incompleto, e il completamento arrivò solo nella seconda metà del Seicento. La geometria è doppia e va guardata dall'alto per capirla: un fortilizio esterno quadrangolare con bastioni esagonali agli angoli racchiude un corpo interno a stella a sei punte, con cortine spesse e rialzate. Al centro della terrazza sommitale si apre un lucernario esagonale che porta luce naturale agli ambienti interni. Rimasto di proprietà demaniale, è stato restaurato negli anni Novanta ed è oggi sede di mostre e rassegne culturali durante l'estate: è l'unico dei quattro in cui, con un po' di fortuna sul calendario, si entra davvero.
Forte Santa Caterina e il controllo di Cala Galera
Forte Santa Caterina fu costruito vicino a Forte Filippo per controllare l'insenatura dove oggi c'è il porto turistico di Cala Galera. Ha svolto funzioni di guardia e di offesa fino ai primi dell'Ottocento; con l'annessione del territorio al Granducato di Toscana la fortificazione fu progressivamente dismessa. Alla fine del secolo ebbe un'ultima destinazione poco nobile: infermeria per i detenuti del carcere di Forte Filippo.
Le mura, il bastione e la Polveriera
Le mura di Porto Ercole costituivano il sistema difensivo del borgo, con la Porta Senese ad arco gotico sul lato orientale come unico varco carrabile dell'epoca. Sono rafforzate dal Bastione di Santa Barbara e dalla sovrastante Rocca aldobrandesca. Poco fuori dall'abitato, sulla sommità del Poggio della Polveriera, in posizione dominante rispetto alla Laguna di Orbetello, sorge un complesso militare tardo settecentesco adibito a deposito di munizioni, con l'annesso coevo che ospitava la guarnigione.
Il faro di Porto Ercole e le torri costiere
Il faro risale al 1862 e fu attivato dalla Regia Marina per illuminare la costa orientale del promontorio. È una torre cilindrica in muratura bianca con galleria interna, impostata sopra il bastione che chiude la Rocca aldobrandesca: la sua presenza spiega perché, guardando il borgo dal mare la sera, la luce sembri uscire dalla fortezza stessa. Completano il quadro difensivo la Torre del Mulinaccio e la Torre dell'Acqua, due strutture costiere superstiti del sistema di avvistamento che Siena e poi la Spagna avevano disteso lungo tutta la costa argentarina.
Le nove fortificazioni scomparse di Piero Strozzi
C'è un capitolo che quasi nessuno racconta, e riguarda le fortificazioni che non esistono più. Alla vigilia della battaglia del 1555, il condottiero fiorentino Piero Strozzi, al servizio della Francia e alleato di Siena, fece munire il paese di otto opere aggiuntive oltre alla Rocca già esistente: forte della Galera, forte di Santa Barbara, forte Sant'Elmo, forte Stronco, forte Guasparrino, forte dell'Avvoltoio, forte Sant'Ippolito e forte Ercoletto, quest'ultimo piantato sull'Isolotto davanti alla costa. Di quelle otto strutture non rimane traccia visibile: solo la Rocca sopravvisse all'assedio e alla riorganizzazione spagnola che ne seguì. Camminare oggi sulla strada panoramica significa attraversare un paesaggio militare cancellato, di cui restano i toponimi e poco altro.
Una curiosità sul Porto Ercole
La curiosità riguarda il nome del paese e la sua sopravvivenza documentaria, ed è una di quelle che spiazza chi arriva convinto di visitare un borgo di pescatori nato nel Medioevo. Porto Ercole compare per iscritto molto prima delle sue fortezze: la forma latina Portu Herculis è registrata nell'Itinerarium Maritimum, il repertorio tardoantico degli scali e degli approdi, fra le tappe della rotta marittima che da Roma portava in Provenza. Non era un villaggio: era una stazione di navigazione, un punto in cui si faceva acqua e si aspettava che girasse il vento. Prima ancora, la zona era frequentata dagli Etruschi, come testimoniano i reperti raccolti nelle aree limitrofe, e dell'epoca romana resta una colonna recuperata proprio dentro il bacino portuale.
Il seguito è ancora più curioso, perché passa da un falso. Porto Ercole ricompare in età medievale in un documento che gli storici hanno accertato essere apocrifo: la donazione attribuita a Carlo Magno all'abbazia delle Tre Fontane di Roma. Il documento è falso, ma la falsificazione è a suo modo una prova, perché per costruire una rivendicazione credibile occorreva citare luoghi che esistevano e che valevano qualcosa. È da quella catena di diritti, veri o costruiti, che nel 1296 l'abbazia concede il territorio in enfiteusi a Margherita Aldobrandeschi, e che nasce la torre da cui discende tutto il resto. Il paese che vedete oggi, con le sue quattro fortezze, è il prodotto finale di una carta che non avrebbe dovuto esistere.
Aggiungo il dettaglio che preferisco: sul sito della Rocca, prima della torre, c'era una piccola cappella dedicata a san Giovanni Evangelista, e la sua esistenza è attestata in un atto di papa Gregorio VII del 1074. Vuol dire che il punto più alto e più difendibile di Porto Ercole è stato, per almeno due secoli, un luogo di preghiera prima di diventare un luogo di guerra. Nell'ordine in cui gli uomini occupano un promontorio, di solito succede il contrario.
La morte di Caravaggio a Porto Ercole
È il fatto che porta qui la maggior parte dei visitatori colti, ed è anche quello su cui circolano più imprecisioni. Michelangelo Merisi detto il Caravaggio morì il 18 luglio 1610, a trentotto anni. La tesi oggi accolta dalla storiografia colloca la morte a Porto Ercole; sono esistite e in parte resistono ipotesi alternative, che indicano Palo di Ladispoli o Civitavecchia, e vale la pena capire da dove nascono.
Il viaggio da Napoli e il fermo a Palo
Nel luglio 1610 Caravaggio viveva a Napoli, ospite della marchesa Costanza Colonna a palazzo Cellammare. Attendeva la grazia che gli avrebbe permesso di rientrare a Roma dopo la condanna capitale per l'omicidio di Ranuccio Tomassoni. Si imbarcò su una feluca da trasporto che ogni settimana faceva la spola con Porto Ercole, contando di sbarcare a Palo, territorio pontificio a una quarantina di chilometri da Roma. A Palo fu fermato per accertamenti. La feluca non poteva attendere: ripartì verso Porto Ercole portandosi via i bagagli del pittore, dentro i quali c'erano tre tele e il prezzo pattuito con il cardinale Scipione Borghese per la libertà definitiva. Liberato, Caravaggio si mise a inseguire quella barca lungo la costa. Chi conosce la Maremma d'estate sa che cosa significhi: chilometri di spiaggia aperta, niente ombra, febbre alta addosso.
Il sanatorio di Santa Croce e la chiesa di Sant'Erasmo
Secondo la ricostruzione documentata, il pittore approdò sul tombolo della Feniglia in condizioni disperate, provato dal viaggio e con la febbre alta. Fu accolto nel piccolo sanatorio intitolato a Maria Ausiliatrice, gestito dalla Confraternita di Santa Croce, che sorgeva a monte della chiesa di Sant'Erasmo, nel borgo alto. Quella struttura oggi non esiste più. La causa della morte, per la documentazione dell'epoca, fu una febbre alta legata con ogni probabilità a un'infezione trascurata; le ricerche condotte intorno al 2010 hanno formulato ipotesi diverse, dalla brucellosi al saturnismo da metalli pesanti contenuti nei pigmenti. Sono ipotesi, e come tali vanno prese: nessuna ha valore di accertamento.
Il cimitero di San Sebastiano e le ossa
I resti furono sepolti nel vecchio cimitero di San Sebastiano, dove oggi si trova il centro del borgo nuovo, all'incrocio fra Via Nuova e via Caravaggio. Durante alcuni scavi del 1956 in quell'area furono rinvenute ossa, fra cui quelle ritenute del pittore. Fra il 2008 e il 2010 un gruppo di ricerca coordinato dall'Università di Bologna, con il concorso di altri atenei, ha sottoposto quei reperti ad analisi al carbonio 14 e a indagini sul DNA, arrivando ad attribuire alcuni resti al Merisi con una probabilità dichiarata dell'ordine dell'ottantacinque per cento. Non è una certezza e i ricercatori non l'hanno mai presentata come tale.
I due monumenti a Caravaggio di Porto Ercole
Nel 2002, all'ingresso del paese, fu eretto un piccolo monumento evocativo progettato dall'architetto Giuseppe La Fauci, uno degli autori del ritrovamento dei resti: vi compaiono la cappa, la spada, l'inferriata della prigione e la croce di Malta, quattro oggetti che riassumono la biografia del pittore meglio di una lapide. Nel 2010, per il quadricentenario della morte, poco distante fu collocato un sarcofago a cielo aperto contenente cinque delle presunte ossa dell'artista. L'operazione sollevò polemiche in ambito accademico e non si sono mai del tutto spente. La nostra opinione è che il monumento del 2002 funzioni e il sarcofago del 2010 no: il primo evoca, il secondo pretende di certificare qualcosa che nessuno può certificare.
Dove vedere Caravaggio dopo Porto Ercole
Domande frequenti sul Porto Ercole
Dove si trova esattamente Porto Ercole?
Porto Ercole è una frazione del comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto, sul lato orientale del promontorio dell'Argentario. Dista poco più di 40 chilometri da Grosseto, circa 7 chilometri da Orbetello e una dozzina da Porto Santo Stefano. Occupa il versante di sud est del promontorio, il più riparato dai venti di libeccio.
Quanto tempo ci vuole da Roma a Porto Ercole?
Da Roma a Porto Ercole ci vogliono circa due ore di automobile lungo la SS1 Aurelia, traffico permettendo. In treno si arriva alla stazione di Orbetello Monte Argentario sulla linea tirrenica, da cui servono poi un autobus o un taxi per raggiungere il paese sul promontorio.
Si possono visitare le fortezze spagnole di Porto Ercole?
In gran parte no: la Rocca aldobrandesca è stata venduta interamente a privati dopo la seconda guerra mondiale e i suoi fabbricati interni sono abitazioni, senza biglietteria né orario di visita. Anche Forte Filippo ha avuto un destino simile. Delle quattro fortezze spagnole che caratterizzano Porto Ercole, la visibilità reale per il visitatore resta soprattutto esterna, lungo le mura e i camminamenti percorribili dal borgo.
Dove è morto Caravaggio, a Porto Ercole?
La tesi oggi accolta dalla storiografia colloca a Porto Ercole la morte di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, avvenuta il 18 luglio 1610 a trentotto anni. Esistono e in parte resistono ipotesi alternative, che indicano Palo di Ladispoli o Civitavecchia come luogo del decesso: il dato non è quindi considerato da tutti gli storici definitivamente chiuso, anche se la versione di Porto Ercole resta la più accreditata.
Quali sono le spiagge migliori a Porto Ercole?
A Porto Ercole la costa alterna due tipi di litorale molto diversi: a sud e a nord del paese si trovano i grandi arenili sabbiosi dei tomboli e delle insenature riparate, adatti a famiglie e bambini, mentre sul fianco occidentale, lungo la strada panoramica, si incontrano calette incastrate fra le rocce con acqua trasparente e accessi più impegnativi. Conviene scegliere in base al tipo di frequentazione desiderata prima di partire.
Porto Ercole è adatto a una visita con i bambini?
Sì, Porto Ercole si presta bene a una visita con i bambini a patto di scegliere le mete giuste. Per la spiaggia, Cala Galera e la pineta della Feniglia sono le due opzioni più sensate, con sabbia, fondale basso e digradante e servizi vicini. Le calette della strada panoramica, con sentieri scomodi e accessi impegnativi, non sono invece adatte a bambini piccoli o a passeggini.
Qual è il periodo migliore per visitare Porto Ercole?
Maggio e la prima metà di giugno sono la finestra migliore per visitare Porto Ercole, con acqua già accettabile, pineta della Feniglia al massimo della bellezza, ristoranti aperti e prezzi non ancora di alta stagione. Settembre è considerato il gemello dell'inizio di giugno, con mare più caldo. Luglio e agosto restano invece i mesi più affollati.
Che cosa si mangia a Porto Ercole?
A Porto Ercole la cucina è quella della costa maremmana, con qualche innesto ligure e napoletano portato dalle famiglie di pescatori stabilitesi qui fra Ottocento e Novecento. Il piatto identitario è il caldaro, la zuppa di pesce povero cotta con pomodoro e servita sul pane, a cui si aggiungono i totani ripieni, le acciughe e il pesce azzurro in diverse preparazioni, spesso serviti nei locali con terrazza sul lungomare.
Chi arriva fin qui per il Merisi torna quasi sempre a Roma con la voglia di rivedere le tele. Le tre grandi tele della Cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi restano il punto di partenza obbligato; la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo conserva la Conversione di Saulo e la Crocifissione di san Pietro; la Galleria Borghese custodisce il nucleo raccolto proprio da quello Scipione Borghese che trattava la grazia, e Palazzo Barberini espone la Giuditta e Oloferne e il Narciso di attribuzione discussa. Un itinerario caravaggesco che parte dalla Maremma e finisce a Roma è uno dei percorsi tematici che i colleghi di TourLeaderPro costruiscono su misura per gruppi e piccole comitive.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Porto Ercole
Le guide vendono Porto Ercole come il borgo delle quattro fortezze e lasciano credere che si visitino. Non è così, ed è bene saperlo prima di partire piuttosto che scoprirlo davanti a un cancello chiuso. La Rocca aldobrandesca è stata venduta interamente a privati dopo la seconda guerra mondiale e i suoi fabbricati interni sono abitazioni: non c'è biglietteria, non c'è orario, non c'è visita. Forte Filippo ha avuto lo stesso destino nella seconda metà del Novecento ed è oggi un complesso residenziale, con un museo privato che apre soltanto su appuntamento. Forte Santa Caterina non ha una funzione museale. L'unico demaniale è Forte Stella, che apre in occasione di mostre e rassegne estive. Quindi delle Quattro Fortezze che danno il nome al palio remiero, tre si guardano da fuori.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda le spiagge. La sabbia vera, comoda, con lo stabilimento e il parcheggio, a Porto Ercole non è dentro il paese: è alla Feniglia e a Cala Galera, entrambe prima di arrivare in centro. Le calette che si vedono nelle fotografie, Le Viste, la Spiaggia Lunga, lo Sbarcatello, l'Acqua Dolce, sono sulla strada panoramica e si raggiungono lasciando l'automobile in una piazzola e scendendo a piedi lungo sentieri di un paio di centinaia di metri, in alcuni tratti scomodi. Chi arriva con il passeggino, con un ginocchio operato o con l'ombrellone da tre chili scopre a metà discesa che il pezzo difficile è il ritorno, in salita, alle diciassette, con il sole ancora alto.
La terza, la più pratica di tutte: nel borgo vecchio non si entra in automobile. Non per un divieto discrezionale, ma perché le larghezze non lo consentono. Chi ha problemi di deambulazione può vedere il lungomare e il porto senza fatica, ma la salita a Piazza Santa Barbara e alla chiesa è una scalinata continua. Dirlo prima evita delusioni e discussioni in famiglia sul posto.
Le spiagge di Porto Ercole
La costa di Porto Ercole alterna due tipi di litorale che non hanno niente in comune. A sud e a nord del paese ci sono i grandi arenili sabbiosi dei tomboli e delle insenature riparate; sul fianco occidentale, lungo la strada panoramica, ci sono le calette incastrate fra le rocce, con acqua trasparente e accessi impegnativi. Sceglierne una senza sapere a quale famiglia appartiene è il modo più rapido per rovinarsi la giornata.
La Feniglia, la spiaggia più lunga di Porto Ercole
La Feniglia è il tombolo meridionale, quello che si incontra prima di arrivare in paese venendo da Orbetello. È un cordone sabbioso di circa sei chilometri che unisce Ansedonia al promontorio, e la spiaggia corre per tutta la sua lunghezza. Ci sono alcuni stabilimenti balneari, bar e ristoranti a riva, e moltissima spiaggia libera: chi cammina venti minuti verso il centro del tombolo trova ancora spazio anche a Ferragosto. Il fondale digrada dolcemente, il che la rende adatta ai bambini. Alle spalle della battigia si estende la pineta della Riserva naturale Duna Feniglia, percorribile a piedi e in bicicletta, dove incontrare i daini non è un'eventualità remota ma la regola nelle ore fresche. È una delle passeggiate più piacevoli della costa toscana.

Cala Galera, la spiaggia facile di Porto Ercole
La spiaggia di Cala Galera si trova poco prima di arrivare a Porto Ercole, fra il porto turistico omonimo e Poggio Pertuso. È la più semplice da raggiungere di tutte: dalla provinciale che conduce in paese si gira in direzione Cala Galera, si percorrono circa duecento metri, si svolta a sinistra e si prosegue fino a un grande parcheggio libero; da lì restano un centinaio di metri a piedi. Sabbia, fondale basso, quindi adatta anche ai bambini più piccoli. C'è sia spiaggia libera sia uno stabilimento attrezzato. Se viaggiate con un neonato o con qualcuno che non cammina bene, questa è la scelta giusta e non c'è partita con le calette panoramiche.

Le Viste e l'Isolotto di Porto Ercole
Le Viste si raggiunge appena usciti dal paese lungo la strada panoramica: sulla sinistra c'è un piccolo bar a bordo strada, si lascia l'automobile negli appositi parcheggi e si scende lungo un sentiero di circa duecento metri. La spiaggia è in parte libera e in parte attrezzata, con bar e stabilimenti balneari. Davanti alla baia emerge l'Isolotto, lo scoglio che chiude la prospettiva e che dà a questa caletta la sua fotografia riconoscibile. È la più frequentata delle tre panoramiche, ed è anche quella con la discesa più gestibile.

La Spiaggia Lunga sotto Forte Stella
La Spiaggia Lunga si raggiunge sempre dalla strada panoramica: al chilometro 1,55, pochi metri prima del bivio per Forte Stella, sulla sinistra si apre il sentiero che scende alla riva. Il percorso è lungo circa duecento metri ed è di difficile percorribilità in alcuni tratti: scarpe chiuse, non infradito. La spiaggia è libera, ma per chi lo desidera funziona un servizio di noleggio di ombrelloni e lettini. La baia è dominata da Forte Stella, che si staglia sul crinale: è la ragione principale per cui vale la pena affrontare la discesa.

Lo Sbarcatello e l'Acqua Dolce
Lo Sbarcatello si raggiunge da Porto Ercole tramite la strada panoramica: al chilometro 1,6 si lascia l'automobile e si prosegue a piedi lungo un sentiero pedonale. È la più appartata delle calette vicine al paese, con fondale roccioso e acqua limpidissima, e chi ha maschera e boccaglio qui trova la sua giornata. Poco oltre, sempre lungo la panoramica e sempre con discesa a piedi, si arriva all'Acqua Dolce, che deve il nome alle vene di acqua sorgiva che affiorano in prossimità della riva. Sono spiagge per adulti autonomi e per ragazzi grandi: non sono spiagge per famiglie con attrezzatura al seguito.

Il mare di Porto Ercole visto dalla barca
Il modo migliore per capire la costa di Porto Ercole resta il noleggio di un gozzo o di un gommone in porto, con o senza patente a seconda della potenza. Dall'acqua si raggiungono cale che da terra non hanno accesso, si gira intorno all'Isolotto e si vede il fronte delle fortezze nella prospettiva per cui è stato progettato, cioè quella di chi arriva dal mare con intenzioni ostili. Porto Ercole è anche un centro riconosciuto per il turismo subacqueo, con diversi diving attivi in stagione: i fondali del promontorio e le secche al largo sono fra i più frequentati del Tirreno settentrionale.
La Riserva naturale Duna Feniglia
La riserva protegge 474 ettari di tombolo ed è stata istituita nel 1971 con decreto del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste. Si estende amministrativamente nel comune di Orbetello, lungo l'istmo sabbioso di circa sei chilometri che collega Ansedonia al Monte Argentario e che chiude a sud la laguna. Gli accessi sono due: da Orbetello attraverso la diga granducale, e da Ansedonia lungo la vecchia Aurelia.
La pineta e il percorso ciclabile della Feniglia
La spina dorsale della riserva è una strada sterrata costruita fra il 1928 e il 1940 che la percorre da un capo all'altro. Si fa a piedi o in bicicletta, mai in automobile. Traverse perpendicolari a intervalli di circa un chilometro portano dalla strada centrale alla spiaggia, e pannelli informativi e cippi chilometrici segnalano le uscite: è un sistema semplice e funziona, ma conviene memorizzare il numero del proprio accesso, perché al ritorno una pineta assomiglia molto a un'altra. Sono presenti postazioni di osservazione ornitologica, un percorso attrezzato per non vedenti e un percorso vita.
La vegetazione e i daini della Feniglia
La copertura vegetale è divisa in tre fasce: una striscia costiera di protezione di 94 ettari, una pineta di pino domestico di 320 ettari e una zona mista di pini e latifoglie di 60 ettari. La fauna più visibile è quella dei daini, introdotti negli anni Cinquanta del Novecento e oggi numerosi; ci sono anche tassi e volpi fra i mammiferi autoctoni, e nelle aree umide aironi e anatidi. Il consiglio è di entrare in pineta poco dopo l'alba o nell'ultima ora di luce: a mezzogiorno i daini sono al riparo e non si vede nulla, all'alba pascolano a venti metri dalla strada.
La Feniglia e Caravaggio
Questa spiaggia non è solo un luogo di villeggiatura. È il litorale su cui, secondo la ricostruzione accolta dalla storiografia, approdò Caravaggio nel luglio 1610, già in condizioni gravissime. Camminare sul tombolo con questa consapevolezza cambia la percezione del posto: sei chilometri di sabbia aperta, senza un riparo, sono esattamente lo scenario peggiore per un uomo con la febbre alta che insegue una barca.
Il consiglio che ti do per visitare il Porto Ercole
Il consiglio è uno e riguarda l'ordine delle cose. Quasi tutti arrivano a Porto Ercole a metà mattina, parcheggiano dove capita, salgono al borgo con il sole a picco, si affacciano da Piazza Santa Barbara, scendono accaldati, pranzano sul lungomare e ripartono verso una spiaggia che a quel punto è piena. È il modo peggiore di organizzare la giornata, e produce il ricordo di un paese caldo e affollato che non rende giustizia a nulla.
Fate il contrario. Arrivate presto e andate subito in acqua, alla Feniglia o a Cala Galera, quando la spiaggia è ancora vuota e il parcheggio è libero. Restate a mare fino alle tredici, pranzate con calma. Nel pomeriggio, quando la luce comincia a scendere, prendete la strada panoramica: due chilometri e mezzo di tornanti con affacci continui, sosta al bivio di Forte Stella, e ritorno verso il paese. Entrate nel borgo dopo le diciotto, dalla Porta Senese. La differenza è enorme: le scalinate sono in ombra, la pietra ha perso il riverbero, la piazza è vivibile e il porto si accende. Chi visita Porto Ercole alle undici del mattino visita un posto diverso da chi lo visita alle sette di sera, e il secondo è quello che vale il viaggio.
Seconda parte del consiglio: due paia di scarpe. Nel bagagliaio tenete un paio di scarpe chiuse con suola scolpita, che serviranno per i sentieri delle calette e per la salita alla Rocca, e le infradito per la spiaggia. Terza parte: contanti. Alcune realtà minori del lungomare e i noleggi di ombrelloni nelle calette libere lavorano ancora molto in contanti, e il bancomat più vicino non è dietro l'angolo quando siete al chilometro 1,55 della panoramica.
Ultima cosa, di metodo. Porto Ercole ha senso pieno solo se lo si legge insieme al resto del promontorio e alla laguna. Una giornata sola basta per il paese e una spiaggia; due giornate permettono di aggiungere Porto Santo Stefano, la strada panoramica completa e la laguna di Orbetello; tre giornate consentono anche una traversata al Giglio. Chi ha solo un fine settimana scelga fra mare e storia e non provi a fare entrambe le cose per intero.
Il porto turistico di Cala Galera e la vela a Porto Ercole
Nell'insenatura che precede il paese si apre Cala Galera, uno dei porti turistici storici della costa tirrenica, dove ormeggiano imbarcazioni da diporto e unità di grande dimensione. La sua nascita ha cambiato la fisionomia economica di Porto Ercole più di qualunque altro fattore del Novecento: ha portato una clientela stabile, ha generato cantieristica e servizi, e ha spostato il baricentro del paese dal pesce alla nautica. Il porto vecchio, sotto il borgo, ha conservato invece la sua funzione tradizionale, con i gozzi, le reti stese e i pescherecci che rientrano nel pomeriggio.
Porto Ercole e la vela agonistica
Porto Ercole è un centro di rilevanza internazionale per la vela e per la nautica da diporto. Il Circolo Nautico e della Vela Argentario, nato dalla fusione di due sodalizi preesistenti, organizza qui la Coppa Regina dei Paesi Bassi, una regata d'altura di 112 miglia con partenza da Porto Ercole al tramonto, inserita nel calendario del Trofeo Arcipelago Toscano e capace di richiamare regolarmente oltre trenta imbarcazioni. La prova prende il nome dalla regina Giuliana dei Paesi Bassi, che si legò all'Argentario a partire dal 1965 e divenne socia del circolo velico.
Immersioni e sport d'acqua a Porto Ercole
Il turismo subacqueo è molto sviluppato, con centri immersione attivi in stagione. La costa alterna pareti rocciose, secche e fondali detritici, e la limpidezza dell'acqua sul versante orientale del promontorio è mediamente buona anche in piena estate, quando le correnti lavorano a favore. Chi non fa immersioni può comunque noleggiare canoe e tavole da un buon numero di operatori sul lungomare e sulle spiagge attrezzate.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Porto Ercole abbia fatto parte dello Stato dei Presidi lo sanno più o meno tutti, e lo si legge su qualunque pannello. Quello che quasi nessuno racconta è quanto quello Stato fosse strano, e quanto a lungo sia durato. Nasce nel 1557, dopo il Trattato di Londra, per volontà di Filippo II di Spagna: un governatorato spagnolo incastonato dentro la Toscana, con capitale Orbetello e con quattro presidi principali, cioè Orbetello stessa, Talamone, Porto Ercole e Porto Santo Stefano, ai quali dal 1603 si aggiunse Porto Longone all'Elba. Non era una colonia lontana: era un pezzo di Spagna a settanta chilometri da Grosseto, amministrato dai viceré di Napoli.
Il fatto poco citato è la catena dei passaggi successivi. Alla Spagna subentrò l'Austria nel 1707, dopo la guerra di successione spagnola; nel 1733 il territorio passò ai Borbone e fu inglobato nel Regno di Napoli, dove restò fino al 1801, quando il Trattato di Firenze lo cedette alla Francia napoleonica. Solo dopo il Congresso di Vienna, nel 1815, i Presidi cessarono di esistere come entità autonoma e confluirono nel Granducato di Toscana degli Asburgo-Lorena. Vuol dire che per oltre due secoli e mezzo un abitante di Porto Ercole non è mai stato toscano in senso politico: era suddito spagnolo, poi austriaco, poi napoletano, poi francese. La Toscana, per Porto Ercole, è una condizione recente.
Questa vicenda spiega cose molto concrete che si vedono ancora oggi. Spiega perché nella chiesa di Sant'Erasmo siano conservate le lapidi dei governatori spagnoli. Spiega perché la toponomastica militare sia iberica e non granducale. Spiega perché il sistema fortificato sia sovradimensionato rispetto alla popolazione: non difendeva un paese, difendeva una rotta imperiale. E spiega, infine, perché la parlata e le tradizioni marinare dell'Argentario abbiano radici diverse da quelle della Maremma interna, che granducale lo è sempre stata.
Le chiese di Porto Ercole
La chiesa di Sant'Erasmo, la più antica di Porto Ercole
Sant'Erasmo è il luogo di culto più antico del paese e sorge sulla sommità del borgo. Il primo nucleo risale al Trecento, quando gli Orsini controllavano il territorio, e la parte più antica è identificabile nel coro. L'edificio attuale è di impianto settecentesco ed è stato in parte ricostruito dopo l'ultima guerra. All'interno sono conservate le lapidi dei governatori spagnoli dello Stato dei Presidi, che qui trovavano sepoltura: è il documento più diretto del periodo iberico che si possa vedere a Porto Ercole. È anche la chiesa presso la quale, secondo la ricostruzione accolta, fu ricoverato Caravaggio già in fin di vita, nel sanatorio della Confraternita di Santa Croce che sorgeva poco a monte. Sant'Erasmo è il patrono dei naviganti, ed è a lui che è dedicata la festa di giugno.
La chiesa di San Rocco
Si trova lungo la strada all'ingresso dell'abitato, ai piedi della collina su cui sorge Forte Filippo. Fu edificata su un antichissimo eremo e restaurata nel Settecento per iniziativa di don Antonio Perez, come attesta la lapide sopra l'entrata. È un edificio piccolo e appartato, che quasi tutti superano in automobile senza accorgersene.
La chiesa di San Paolo della Croce a Porto Ercole
Sorge nella parte più recente del paese ed è l'unica chiesa moderna di Porto Ercole. L'edificio, aperto al pubblico nel 1966, è composto da due cappelle a volta per circa 500 metri quadrati complessivi, su progetto di Mario Luzzetti. Nel 1986 la parrocchia nasce dall'unione di due realtà preesistenti: quella di Sant'Erasmo, che comprendeva l'abitato antico, e quella di San Paolo della Croce, che comprendeva il rione delle Grotte e le zone di più recente costruzione.
Le chiese sconsacrate di Porto Ercole
Tre edifici religiosi non hanno più funzione liturgica e vale la pena riconoscerli mentre si cammina. La chiesa del Corpo di Guardia, sconsacrata, si trova presso la Porta Senese. La chiesa di Santa Croce, antico ospedale provvisto di cappella, sorge a monte della chiesa di Sant'Erasmo: è il complesso legato alla confraternita che gestiva il ricovero. La chiesa di San Sebastiano, anch'essa sconsacrata, è nel quartiere delle Grotte, e il suo nome corrisponde a quello del vecchio cimitero in cui furono sepolti i resti attribuiti a Caravaggio.
Aree naturali e giardini di Porto Ercole
L'Isolotto di Porto Ercole
Davanti alla costa, poco fuori dalla baia delle Viste, emerge l'Isolotto: uno scoglio prevalentemente roccioso, con vegetazione a dominanza di Euphorbia dendroides, l'euforbia arborea che d'estate ingiallisce e in primavera si copre di verde. Costituisce una zona di protezione speciale inserita fra le aree naturali protette della provincia di Grosseto. Su quello scoglio Piero Strozzi aveva fatto costruire, alla vigilia della battaglia del 1555, il forte Ercoletto, di cui non resta traccia. Oggi ci si arriva soltanto in barca e non si sbarca.
Il giardino della Casa Bianca, l'orto botanico di Porto Ercole
È la sorpresa vera del promontorio e quasi nessuno lo cita. Detto anche Giardino Ricasoli, fu fondato nel 1868 da Vincenzo Ricasoli ed è uno dei primi giardini di acclimatazione realizzati in Italia, il primo in Toscana. Si sviluppa su un ripido pendio terrazzato nei pressi della Casa Bianca, appartenuta al marchese Alessandro Corsini. La collezione conta circa 1.300 esemplari appartenenti a 150 specie, provenienti in gran parte da Medio Oriente, Asia e America. La crescita fu rapidissima: già otto anni dopo l'impianto erano state messe a dimora 536 specie, e nel 1886 si contavano oltre 1.800 esemplari. Per decenni fu meta di studiosi da tutta Europa, soprattutto per due esemplari di Nannorrhops ritchiana, una palma originaria dell'Afghanistan che qui fruttifica regolarmente, caso unico in Italia e forse nel continente. Trattandosi di una proprietà privata, l'accesso non è libero e le eventuali aperture vanno verificate presso il Comune di Monte Argentario.
Architetture del Novecento a Porto Ercole
C'è un capitolo di storia dell'architettura contemporanea che a Porto Ercole si è scritto quasi in sordina, sulle colline sopra il mare, negli anni in cui il promontorio diventava meta della borghesia internazionale. Villa Italiesin fu costruita a Poggio Pertuso nel 1960 su progetto di Christian Norberg-Schulz, il teorico norvegese che di lì a poco avrebbe scritto le pagine più note sul concetto di genius loci. Sempre a Poggio Pertuso, fra il 1968 e il 1970, sorse Villa Valdroni su progetto di Oreste Martelli Castaldi. In località Casacce, nel 1977, fu realizzata Villa Rebecchini su disegno dell'architetto Julio Lafuente. Sono tutte residenze private e non si visitano; si intravedono dalla strada panoramica, e riconoscerle mentre si guida è un gioco che vale la pena proporre a chi ha occhio.
I monumenti di Porto Ercole
In piazza Roma si trova il Monumento ai Caduti della Grande Guerra e ai dispersi in mare: un insieme di elementi lapidei che culmina con la statua di un soldato in marmo bianco, con le lastre commemorative sul fronte che portano i nomi dei caduti e dei dispersi in terra e per mare. La doppia dedica, ai caduti e ai dispersi in mare, dice tutto di che cosa fosse Porto Ercole prima del turismo. All'entrata del paese c'è invece il Monumento a Caravaggio, realizzato nel 2002 dall'architetto Giuseppe La Fauci.
La foto giusta da fare al Porto Ercole
La fotografia che tutti provano a fare è quella del porto con le barche in primo piano e il borgo sullo sfondo, scattata dal lungomare a mezzogiorno. Non funziona quasi mai, e il motivo è tecnico: a quell'ora il sole è alto e dietro il borgo, gli scafi bianchi bruciano, le facciate vanno in ombra piatta e il risultato è una cartolina slavata che assomiglia a mille altre.
La foto giusta a Porto Ercole è un'altra e ha tre varianti, tutte con la stessa regola: luce bassa e punto di vista alto. La prima si scatta dal bivio di Forte Stella, sulla strada panoramica, nell'ultima ora prima del tramonto. Da lì si abbraccia la Spiaggia Lunga, l'Isolotto e la linea di costa che si perde verso la Feniglia, con il forte a sinistra a dare profondità. Il sole cala alle spalle del promontorio e la luce arriva radente sull'acqua: è il momento in cui la superficie del mare diventa metallica e i profili delle rocce si staccano.
La seconda variante è quella del borgo visto dal molo, ma al mattino presto, verso le sette e mezza, con il sole ancora basso a est che illumina in pieno la parete di case, la Rocca e il faro bianco sopra il bastione. È l'unica ora in cui il fronte del borgo è in luce diretta e la fotografia restituisce i colori veri degli intonaci. Il porto a quell'ora è vuoto, l'acqua è ferma e riflette: se piazzate la macchina bassa, quasi a pelo d'acqua, il riflesso raddoppia l'immagine.
La terza è la meno ovvia e la più riuscita: la Porta Senese fotografata dall'interno del borgo, in controluce, con l'arco gotico che inquadra la scaletta e il campanile sopra. È una fotografia stretta, di architettura, che racconta il paese meglio del panorama. Un consiglio tecnico e uno di buona educazione. Il tecnico: sulla panoramica non fermatevi in curva per scattare, ci sono piazzole segnalate e le curve sono cieche. Quello di buona educazione: nel borgo vecchio le finestre affacciano sui vicoli a un metro dal vostro obiettivo, e dietro ci vive gente tutto l'anno.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La cronologia di Porto Ercole è fatta di poche date pesantissime, quasi tutte militari, e di due o tre svolte civili che hanno cambiato il paese più delle battaglie.
1074. Un atto di papa Gregorio VII menziona la cappella dedicata a san Giovanni Evangelista sull'altura che poi ospiterà la Rocca. È la prima attestazione medievale del sito.
1296. Margherita Aldobrandeschi, contessa di Sovana, ricevuto il territorio in enfiteusi dall'abbazia delle Tre Fontane, fa erigere la Torre di Terra, torre quadrata che è il primo nucleo della Rocca. È l'atto di nascita della Porto Ercole fortificata.
Quattrocento. La Repubblica di Siena acquista il porto, consolida l'edificio medievale, innalza le mura che cingono il borgo e costruisce alcune delle torri costiere che ancora si vedono lungo la costa argentarina. Sul cantiere della Rocca lavora il Vecchietta, che aggiunge due torri circolari.
1487. Francesco di Giorgio Martini interviene sulla fortezza, applicando i principi della fortificazione bastionata che stava mettendo a punto in tutta l'Italia centrale. Con Siena, Porto Ercole conosce una fase di prosperità.
1555. Con l'alleanza di Firenze con la Spagna e di Siena con la Francia, il paese si trova al centro della contesa. Piero Strozzi fa costruire otto fortificazioni d'emergenza. Si combatte quella che le fonti chiamano la Presa di Porto Ercole, episodio che Giorgio Vasari raffigurerà nella Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Delle otto opere di Strozzi non resterà nulla: sopravvive soltanto la Rocca.
1557. Nasce lo Stato dei Presidi, governatorato spagnolo con capitale Orbetello, sancito dal Trattato di Londra e consolidato dalla Pace di Cateau-Cambrésis del 1559. Porto Ercole diventa una delle piazzeforti principali.
1558. Filippo II fa avviare i cantieri di Forte Filippo, con Giovanni Camerini, e di Forte Stella, con Camerini e Bernardo Buontalenti. Il completamento di Forte Stella si trascinerà fino alla seconda metà del Seicento: una veduta del 1646 lo mostra ancora incompiuto.
18 luglio 1610. Muore a Porto Ercole Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, accolto nel sanatorio della Confraternita di Santa Croce dopo essere approdato in condizioni gravissime sul tombolo della Feniglia. Ha trentotto anni.
1707, 1733, 1801, 1815. La sequenza dei passaggi di sovranità: prima l'Austria dopo la guerra di successione spagnola, poi i Borbone di Napoli, poi la Francia napoleonica con il Trattato di Firenze, infine il Granducato di Toscana dopo il Congresso di Vienna.
1862. La Regia Marina attiva il faro sopra il bastione della Rocca, per l'illuminazione della costa orientale del promontorio.
1868. Vincenzo Ricasoli fonda il giardino della Casa Bianca, primo giardino di acclimatazione della Toscana.
1928-1940. Viene costruita la strada sterrata che percorre per intero il tombolo della Feniglia, oggi asse portante della riserva.
Seconda guerra mondiale. Forte Filippo accoglie i civili sfollati dai bombardamenti. Nel dopoguerra la Rocca viene chiusa e venduta a privati, e con essa cambia per sempre il rapporto fra il paese e le sue fortezze.
1956. Scavi nell'area del vecchio cimitero di San Sebastiano portano alla luce ossa fra cui quelle attribuite a Caravaggio.
1965. La regina Giuliana dei Paesi Bassi si lega all'Argentario e vi trascorrerà le estati per oltre quarant'anni con la famiglia. È la data convenzionale dell'ingresso di Porto Ercole nella geografia del turismo internazionale d'élite.
1971. Con decreto del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste nasce la Riserva naturale Duna Feniglia, 474 ettari di tombolo protetto.
1978. Nel porto vecchio si disputa per la prima volta il palio remiero delle Quattro Fortezze, inserito nei festeggiamenti di sant'Erasmo.
2002 e 2010. Vengono collocati il monumento evocativo a Caravaggio e, per il quadricentenario, il sarcofago a cielo aperto con cinque delle presunte ossa. Fra il 2008 e il 2010 le analisi al carbonio 14 e sul DNA condotte dall'Università di Bologna con altri atenei attribuiscono i resti al pittore con probabilità dichiarata dell'ordine dell'ottantacinque per cento.
2014. Porto Ercole entra nell'associazione dei borghi più belli d'Italia. Il paese si fregia inoltre della Bandiera Blu della FEE e della bandiera verde per le spiagge adatte ai bambini.
2016. La rada diventa scalo ufficiale di una compagnia crocieristica statunitense, con conseguenze visibili sul movimento estivo del paese.
Chi è passato dal Porto Ercole
Per un paese di poco più di duemilaseicento abitanti, l'elenco di chi ci è passato è sproporzionato, e si divide in tre stagioni molto diverse fra loro.
Gli architetti militari e i condottieri
La prima stagione è quella dei cantieri. Sulla Rocca lavorò Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, pittore, scultore e architetto senese fra i protagonisti del Quattrocento toscano, mandato qui dalla Repubblica di Siena per aggiungere le due torri circolari. Nel 1487 ci mise mano Francesco di Giorgio Martini, l'ingegnere e trattatista che stava reinventando la fortificazione italiana in funzione antiartiglieria. Più tardi passò Bernardo Buontalenti, l'architetto mediceo, coinvolto anche nel progetto di Forte Stella. E ci lavorò a lungo Giovanni Camerini, l'ingegnere al servizio della corona spagnola che firmò Forte Filippo e rinforzò la Rocca scavandone le gallerie sotterranee. Fra i militari, il nome grosso è quello di Piero Strozzi, il condottiero fiorentino fuoriuscito al servizio della Francia, che nel 1555 fece munire il paese di otto forti d'emergenza e perse comunque la partita. La battaglia che ne seguì fu poi dipinta da Giorgio Vasari nella Sala dei Cinquecento: Vasari a Porto Ercole non venne mai, ma Porto Ercole entrò nel suo ciclo celebrativo mediceo.
Caravaggio, l'ospite che non voleva fermarsi
La seconda stagione ha un nome solo. Michelangelo Merisi arrivò qui nel luglio 1610 non per scelta ma per inseguimento, dietro una feluca che si era portata via i suoi bagagli. Morì il 18 luglio. È l'unico grande della storia dell'arte italiana la cui data di morte sia legata a un paese di questa dimensione, e la cosa ha segnato l'identità del posto: una via, un monumento, un sarcofago, e un flusso costante di visitatori che arrivano con in testa le tele romane. Vale la pena ricordare anche chi lo aspettava dall'altra parte: il cardinale Scipione Borghese, con cui era stato pattuito il prezzo della grazia, e la marchesa Costanza Colonna, che lo aveva ospitato a Napoli e protetto per anni.
Scrittori, sovrani e jet set
La terza stagione è novecentesca. Fra il 1954 e il 1956 lo scrittore statunitense Robert Penn Warren risiedette nella Rocca, allora passata a privati, e vi lavorò a testi che gli valsero il riconoscimento del Pulitzer: un premio Pulitzer maturato dentro una fortezza aldobrandesca è una circostanza che meriterebbe una targa. Dal 1965 la regina Giuliana dei Paesi Bassi si innamorò dell'Argentario e vi fece costruire una villa; divenne socia del circolo velico e trascorse qui le estati con la famiglia per oltre quarant'anni, regatando in qualche occasione insieme ad altri sovrani, fra cui Juan Carlos I di Spagna e Costantino II di Grecia. È questa presenza, più di qualunque campagna promozionale, ad aver reso Porto Ercole una meta del jet set internazionale. Sul fronte dell'architettura contemporanea, hanno lasciato un segno il norvegese Christian Norberg-Schulz, autore di Villa Italiesin nel 1960, Oreste Martelli Castaldi con Villa Valdroni fra il 1968 e il 1970 e Julio Lafuente con Villa Rebecchini nel 1977.
La festa di sant'Erasmo e il palio delle Quattro Fortezze
La festa patronale cade in giugno ed è la cosa più autentica che accada a Porto Ercole in tutto l'anno. Il momento centrale è una processione notturna di imbarcazioni pavesate, che escono dal porto illuminate e disegnano un anello di luci sull'acqua: sant'Erasmo è il protettore dei naviganti, e la devozione qui non è folclore per turisti ma memoria di famiglie che il mare lo hanno perso davvero, come ricorda la dedica ai dispersi sul monumento di piazza Roma.
Dal 1978 i festeggiamenti comprendono un palio remiero disputato nel porto vecchio, detto delle Quattro Fortezze perché i rioni portano i nomi dei presidi spagnoli che circondano il paese: Forte Filippo, la Rocca, Forte Santa Caterina e Forte Stella. Si rema su gozzi, su un percorso breve e nervoso dentro il bacino, con il pubblico assiepato sul molo e sotto le mura. Se potete scegliere quando venire, venite in giugno per il palio: il paese in quei giorni è pieno ma è pieno di gente del posto, cosa che in agosto non succede più. Il calendario esatto viene pubblicato dal Comune di Monte Argentario e cambia di anno in anno.
Quando andare a Porto Ercole
Maggio e la prima metà di giugno sono la finestra migliore in assoluto: acqua già accettabile, pineta della Feniglia al massimo della bellezza, ristoranti aperti, parcheggi liberi e prezzi non ancora di alta stagione. Settembre è il gemello dell'inizio di giugno, con il mare più caldo e i daini più visibili, e per me è la scelta numero uno se non avete vincoli scolastici. Luglio e agosto sono un'altra cosa: il paese funziona a pieno regime, la vita notturna esiste, ma il traffico sulla panoramica e la difficoltà di parcheggio cambiano il tono della vacanza. In agosto arrivate all'alba o rinunciate.
D'inverno Porto Ercole diventa un paese piccolo e silenzioso, con molte attività chiuse e un vento che sferza il porto. Ha un suo fascino severo, e chi cerca le fortezze senza folla trova esattamente questo: pietra, mare grosso e nessuno. Verificate però le aperture prima di partire, perché fra novembre e febbraio parecchi ristoranti osservano turni di chiusura lunghi.
Porto Ercole con i bambini
Il paese si presta meglio di quanto sembri, a patto di scegliere le mete giuste. Per la spiaggia, Cala Galera e la Feniglia sono le due opzioni sensate: sabbia, fondale basso e digradante, servizi vicini, parcheggio a distanza gestibile. Le calette della panoramica, invece, con i loro sentieri di duecento metri e i tratti scomodi, non sono adatte a bambini piccoli o a passeggini. La pineta della Feniglia è la carta vincente per il pomeriggio: strada piana, ombra continua, biciclette a noleggio e la caccia ai daini, che per un bambino di sei anni vale più di qualunque monumento. La passeggiata nel borgo antico funziona se la si racconta bene, perché il tema delle quattro fortezze e dei pirati si vende da solo; tenete conto delle scalinate e portate acqua. Il paese ha ottenuto la bandiera verde, il riconoscimento assegnato alle località costiere considerate adatte ai più piccoli.
Cosa vedere intorno a Porto Ercole
Porto Ercole rende molto di più se lo si usa come base per un pezzo di Maremma e di alto Lazio. Il raggio breve, entro mezz'ora, comprende Porto Santo Stefano con la Fortezza Spagnola e l'imbarco per le isole, la laguna di Orbetello con la sua oasi e i suoi fenicotteri, e il centro storico di Orbetello con le mura di origine etrusca e il Duomo. Poco oltre la Feniglia si arriva ad Ansedonia, dove sorge l'antica città romana di Cosa con il suo foro e la sua acropoli, e alla vicina Capalbio, borgo murato all'interno.
Chi ha una giornata piena imbarca a Porto Santo Stefano per l'Isola del Giglio, con Giglio Porto, Giglio Castello e le calette del versante occidentale, oppure per Giannutri, la più meridionale dell'arcipelago toscano. Scendendo verso sud lungo l'Aurelia si entra nell'Etruria: Vulci con il parco archeologico e il ponte dell'Abbadia, Montalto di Castro, e più giù le necropoli di Tarquinia con le tombe dipinte, che sono patrimonio mondiale dell'umanità. Verso l'interno, Tuscania e Viterbo completano un itinerario che unisce la costa maremmana all'entroterra della Tuscia. Chi rientra verso la capitale trova sulla via Civitavecchia e Ladispoli con il castello di Palo, il luogo del fermo di Caravaggio.
Verso nord, invece, si entra nel Parco Regionale della Maremma, con l'accesso principale dal centro visite di Alberese e con itinerari a piedi, a cavallo e in bicicletta fra i Monti dell'Uccellina, le paludi e la pineta granducale. Alcuni percorsi hanno accesso contingentato e navetta, e vanno prenotati: le condizioni cambiano di stagione in stagione e si controllano sul sito ufficiale del parco prima di mettersi in strada. Per chi organizza un itinerario di più giorni fra Maremma, Argentario ed Etruria, e vuole delegare la logistica, il servizio di organizzazione viaggi di gruppo di TourLeaderPro copre esattamente questo tipo di percorso.
Ai visitatori di lingua inglese che arrivano in Toscana con una settimana a disposizione consiglio di partire dalla guida della Toscana e, se la base resta a Roma, dalla pagina sulle gite in giornata, che spiega come muoversi in treno senza noleggiare un'automobile. Chi ragiona in termini di mare e litorali trova un inquadramento generale nella guida sulle spiagge italiane.
Mangiare e dormire a Porto Ercole
La cucina è quella della costa maremmana, con qualche innesto ligure e napoletano portato dalle famiglie di pescatori che si stabilirono qui fra Ottocento e Novecento. Il piatto identitario dell'Argentario è il caldaro, la zuppa di pesce povero cotta con pomodoro e servita sul pane; poi ci sono i totani ripieni, le acciughe, e il pesce azzurro in ogni declinazione. Sul lungomare i locali con terrazza sull'acqua praticano prezzi da località di richiamo internazionale: si mangia bene, si paga di conseguenza. Le trattorie del borgo alto e quelle sulla strada per Cala Galera hanno in genere un rapporto qualità prezzo migliore. In alta stagione prenotate: a Porto Ercole in agosto, alle venti e trenta senza tavolo, si cammina.
Sul fronte dell'ospitalità, Porto Ercole ha una ricettività di fascia alta storicamente forte e una fascia media limitata, con qualche struttura in paese e diverse soluzioni lungo la strada per Cala Galera e sul tombolo della Feniglia. Chi cerca prezzi contenuti fa base a Orbetello o ad Albinia e si sposta ogni giorno; il tempo di percorrenza resta accettabile e il risparmio in agosto è consistente. Per un soggiorno lungo, la formula più equilibrata è una casa sul tombolo, che mette la spiaggia a piedi e il paese a dieci minuti di automobile.
Domande veloci sul Porto Ercole
Dove si trova Porto Ercole
Porto Ercole è una frazione del comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto, sul lato orientale del promontorio dell'Argentario. Dista poco più di 40 chilometri da Grosseto, circa 7 chilometri da Orbetello e una dozzina da Porto Santo Stefano.
Quanto tempo ci vuole da Roma a Porto Ercole
Circa due ore di automobile lungo la SS1 Aurelia, traffico permettendo. In treno si arriva alla stazione di Orbetello-Monte Argentario e si prosegue con l'autolinea per l'Argentario.
Si paga per entrare a Porto Ercole
No. Il borgo è liberamente accessibile e la passeggiata dentro le mura è gratuita. I costi della giornata sono il parcheggio, l'eventuale stabilimento balneare e la ristorazione.
Si possono visitare le fortezze di Porto Ercole
Solo in parte. La Rocca aldobrandesca e Forte Filippo sono proprietà private trasformate in residenze e non si visitano con regolarità; Forte Filippo ospita un museo privato aperto su appuntamento. Forte Santa Caterina non ha funzione museale. Forte Stella è demaniale e apre per mostre ed eventi estivi: il calendario è pubblicato dal Comune di Monte Argentario.
Qual è la spiaggia più bella di Porto Ercole
Dipende da cosa cercate. Per sabbia, comodità e bambini, la Feniglia e Cala Galera. Per acqua trasparente e scenario, le calette della strada panoramica: Le Viste, la Spiaggia Lunga, lo Sbarcatello, l'Acqua Dolce. Le seconde richiedono una discesa a piedi di circa duecento metri.
Le spiagge di Porto Ercole sono adatte ai bambini
Cala Galera e la Feniglia sì, per sabbia e fondale basso. Le calette panoramiche no, per via dei sentieri di accesso. Il paese ha ottenuto la bandiera verde, riconoscimento attribuito alle località considerate adatte ai più piccoli.
Dove si parcheggia a Porto Ercole
Nei parcheggi lungo il porto e sulle vie di accesso al borgo. Il centro storico è inaccessibile alle automobili per larghezza delle strade. A Cala Galera esiste un ampio parcheggio libero a un centinaio di metri dalla spiaggia. In agosto conviene arrivare entro le nove del mattino.
Si può entrare in automobile nel borgo antico di Porto Ercole
No. Il nucleo dentro le mura si percorre a piedi, con scalinate ripide fra la piazza, la chiesa e la Rocca.
Porto Ercole è accessibile a chi ha difficoltà motorie
Il lungomare e la zona del porto sono pianeggianti e percorribili senza problemi. Il borgo alto no: l'accesso avviene tramite scalinate continue. Fra le spiagge, Cala Galera è la più gestibile per la brevità del percorso dal parcheggio.
Dove è morto Caravaggio
Secondo la ricostruzione accolta dalla storiografia, a Porto Ercole il 18 luglio 1610, nel sanatorio della Confraternita di Santa Croce presso la chiesa di Sant'Erasmo. Sono esistite ipotesi alternative che indicavano Palo di Ladispoli o Civitavecchia.
Dove sono sepolte le ossa di Caravaggio a Porto Ercole
I resti furono sepolti nell'antico cimitero di San Sebastiano, nell'area dove oggi sorge il borgo nuovo fra Via Nuova e via Caravaggio. Nel 2010 alcune delle presunte ossa sono state collocate in un sarcofago a cielo aperto, poco distante dal monumento del 2002.
Quanto dura la visita a Porto Ercole
Il borgo antico si percorre con calma in un'ora e mezza. Aggiungendo la strada panoramica con le soste ai punti panoramici si arriva a mezza giornata. Con una spiaggia e un pranzo, la giornata è piena.
Che differenza c'è fra Porto Ercole e Porto Santo Stefano
Porto Ercole è più piccolo, storico e raccolto, con il borgo murato e le quattro fortezze; Porto Santo Stefano è il centro amministrativo del comune, più grande e più commerciale, ed è da lì che partono i traghetti per il Giglio e Giannutri. Distano una dozzina di chilometri.
Da Porto Ercole partono i traghetti per l'Isola del Giglio
No. Traghetti e aliscafi per il Giglio e per Giannutri salpano da Porto Santo Stefano, sull'altro versante del promontorio, a circa venti minuti di automobile.
Quando si svolge il palio delle Quattro Fortezze a Porto Ercole
In giugno, all'interno dei festeggiamenti per il patrono sant'Erasmo, nel porto vecchio. Si disputa dal 1978 e i rioni portano i nomi delle quattro fortezze spagnole. Le date esatte sono pubblicate ogni anno dal Comune di Monte Argentario.
Porto Ercole ha la Bandiera Blu
Sì, la località si fregia della Bandiera Blu assegnata dalla FEE, oltre alla bandiera verde per le spiagge adatte ai bambini. Dal 2014 fa inoltre parte dell'associazione dei borghi più belli d'Italia.
Si può fare snorkeling e immersioni a Porto Ercole
Sì. Il turismo subacqueo è molto sviluppato e in stagione operano diversi centri immersione. Per lo snorkeling le calette rocciose della strada panoramica, in particolare lo Sbarcatello, offrono le condizioni migliori.
Si può noleggiare una barca a Porto Ercole
Sì, in porto operano noleggi di gozzi e gommoni, con o senza patente nautica a seconda della potenza del motore. È il modo migliore per raggiungere le cale prive di accesso da terra e per girare intorno all'Isolotto.
Che cos'è la Riserva Duna Feniglia
È un'area naturale protetta di 474 ettari istituita nel 1971, che occupa il tombolo di circa sei chilometri fra Ansedonia e il Monte Argentario. Si percorre a piedi o in bicicletta lungo una strada sterrata costruita fra il 1928 e il 1940, ed è nota per la popolazione di daini introdotta negli anni Cinquanta.
Si possono portare i cani sulle spiagge di Porto Ercole
Le regole cambiano fra spiagge libere, stabilimenti e area della riserva, e vengono aggiornate con ordinanze stagionali: si controllano sul sito del Comune di Monte Argentario e presso il singolo stabilimento prima di partire.
Qual è il periodo migliore per visitare Porto Ercole
Maggio, la prima metà di giugno e settembre. Luglio e agosto offrono il paese al massimo dell'attività ma con traffico, parcheggi difficili e prezzi alti. L'inverno è silenzioso e affascinante, con molte chiusure stagionali.
Quanti abitanti ha Porto Ercole
Circa 2.600 residenti. In agosto la popolazione presente si moltiplica.
Si può visitare il giardino della Casa Bianca di Porto Ercole
Il giardino Ricasoli, fondato nel 1868, è una proprietà privata e non ha apertura ordinaria al pubblico. Eventuali visite in occasione di iniziative culturali vanno verificate presso il Comune di Monte Argentario.
Il giudizio su Porto Ercole
Porto Ercole è uno dei pochi posti della costa tirrenica in cui la storia non è stata trasformata in scenografia: le fortezze sono abitate, il porto lavora ancora, le scalinate del borgo servono a chi ci vive. Questo lo rende meno addomesticato di altre località blasonate e, per me, molto più interessante. Ma è anche un paese che non perdona la fretta e la mezza stagione sbagliata: chi arriva un sabato di agosto a mezzogiorno vedrà soltanto un ingorgo e un lungomare caro. Se avete un giorno solo, prendetelo di settembre, entrate in acqua alle otto, fate la panoramica alle sei di sera e salite al borgo al tramonto. E dedicate mezz'ora alla via Caravaggio, senza aspettarvi una rivelazione: è una strada qualunque di un paese qualunque, ed è esattamente questo il punto. Il più grande pittore del Seicento è finito in un posto così, inseguendo una barca.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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