Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha sede a Pescasseroli (AQ), dove si trova la direzione dell'Ente; il Centro Visita con il Museo naturalistico, il Parco faunistico e il Giardino appenninico è in viale Colli dell'Oro, sempre a Pescasseroli: apre tutti i giorni, nella fascia 10-17.30 salvo variazioni stagionali, e l'ingresso è a pagamento con tariffa pubblicata sul sito ufficiale dell'Ente. Il territorio del parco, invece, non ha biglietto: si entra liberamente nelle valli, nei borghi e sui sentieri, con due eccezioni. La prima è il parcheggio delle valli più frequentate: alla Camosciara e in Val Fondillo la sosta si paga a giornata (poche unità di euro per un'auto, tariffe esposte all'ingresso e da confermare in loco) e alla Camosciara un trenino a pagamento accorcia la salita al piazzale alto. La seconda è il regime estivo dei tre sentieri più delicati per il camoscio: l'I1 della Val di Rose (da Civitella Alfedena al rifugio di Forca Resuni), l'F1 del Monte Amaro di Opi dalla Val Fondillo e l'L1 del Monte Meta dal Pianoro Campitelli, che tra fine luglio e metà settembre si percorrono soltanto in escursione guidata a pagamento con le guide incaricate dal parco, prenotando presso gli uffici dell'Ente. In auto da Roma si prendono l'A24 e poi l'A25 fino all'uscita di Pescina, si prosegue sulla strada statale 83 Marsicana per Gioia dei Marsi e il Passo del Diavolo e si scende a Pescasseroli: contate due ore e mezza abbondanti per circa 170 chilometri, tre se il Passo del Diavolo è innevato. In alternativa, dal Lazio, si sale per l'A1 fino a Frosinone o a Ferentino, si attraversano Sora e la Valle di Comino e si entra nel parco dal valico di Forca d'Acero (statale 509), che scende dritto a Opi. Senza auto la soluzione più affidabile è il treno regionale da Roma Tiburtina ad Avezzano (circa due ore) e da piazza Kennedy, accanto alla stazione, l'autobus TUA per Castel di Sangro che tocca Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena e Barrea; d'estate viene attivato anche un collegamento diretto Roma-Alto Sangro, i cui orari vanno controllati ogni anno sul sito del vettore. Per una visita seria servono tre giorni con base a Pescasseroli, a Civitella Alfedena o a Villetta Barrea.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è il capostipite delle aree protette appenniniche e la sua porzione laziale, con la Camosciara come simbolo e la Valle di Comino come ingresso, lo rende una meta di fine settimana per chi parte da Roma. Chi vuole affrontare le valli con un accompagnatore professionista trova su TourLeaderPro l'organizzazione di viaggi di gruppo in tutta Italia; per i lettori di lingua inglese ItalyPlanner pubblica una guida dedicata a Pescasseroli e una panoramica sull'Abruzzo.

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Che cosa è davvero il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Istituito con regio decreto-legge dell'11 gennaio 1923, poche settimane dopo il Gran Paradiso, il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è compreso per la maggior parte nella provincia dell'Aquila e per la parte restante in quelle di Frosinone e di Isernia: tre regioni, tre province, venticinque comuni. La sua fama internazionale non viene dal paesaggio, che pure è di una bellezza severa, ma da un fatto zoologico: qui sono sopravvissute alcune delle popolazioni animali più importanti d'Italia, il lupo appenninico, il camoscio d'Abruzzo e soprattutto l'orso bruno marsicano, che altrove sull'Appennino si era spento. A questo si aggiunge un primato culturale: nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise sono nate le prime iniziative italiane di ambientalismo moderno, dalle campagne di Erminio Sipari negli anni Venti al modello di sviluppo di Civitella Alfedena negli anni Settanta. Il lettore che arriva da Roma deve mettere in conto una cosa: non è un parco da guardare dal finestrino. Le sue valli si conquistano a piedi e le sue bestie si vedono soltanto con pazienza, all'alba o al tramonto, e mai dove ci si aspetta di trovarle.

Il cuore fisico del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è l'alta valle del Sangro, un solco di fondovalle a 1.100 metri di quota chiuso fra i Monti Marsicani a nord e i Monti della Meta a sud, con il Monte Petroso (2.247 metri) e il Monte Meta (2.242 metri) come vette maggiori. Verso ovest il parco scavalca lo spartiacque appenninico e scende nella Valle di Comino, cioè in provincia di Frosinone; verso sud si allunga sulle Mainarde molisane, fra Pizzone e Castel San Vincenzo, dove nasce il Volturno. I fiumi sono il Sangro, il Giovenco, il Melfa e il Volturno; i laghi sono quello artificiale di Barrea, il Lago Vivo sotto il Petroso e il minuscolo Pantaniello, in quota, una delle poche torbiere dell'Appennino centrale.

Come arrivare al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e dove si entra

Gli accessi al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise sono quattro e conviene sceglierli in base a dove si vuole dormire. L'accesso principale è dalla Marsica orientale: dall'uscita di Pescina dell'autostrada A25 la statale 83 Marsicana attraversa il parco da nord a sud-est e tocca uno dopo l'altro i centri turistici di Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea e Alfedena. È la strada che conviene a chi parte da Roma e da L'Aquila. Il secondo accesso viene dal casello di Cocullo, sempre sull'A25, con la statale 479 Sannite che risale la valle del Sagittario, passa per le gole, per Scanno e per il Passo Godi e scende su Villetta Barrea: è la strada più scenografica e, d'inverno, la più esposta alla neve. Il terzo accesso è laziale: dalla Valle di Comino la statale 509 sale al valico di Forca d'Acero e piomba su Opi, ed è la via naturale per chi viene da Frosinone, da Sora e da Cassino. Il quarto è molisano, da Isernia risalendo il Volturno fino a Castelnuovo al Volturno e alle Mainarde. In chilometri: il territorio del parco dista circa 30 chilometri da Isernia, 60 da Frosinone (ingresso di Opi), 74 dall'Aquila e 133 da Roma contando fino all'ingresso di Ortona dei Marsi, il più vicino alla capitale ma anche il meno servito. Ai centri turistici dell'alto Sangro da Roma si arriva in due ore e mezza abbondanti.

Un consiglio spassionato sui mezzi pubblici: funzionano, ma solo se si accetta il ritmo della corriera. Il treno regionale Roma Tiburtina-Avezzano impiega circa due ore; la coincidenza con l'autobus TUA per Castel di Sangro parte da piazza Kennedy, accanto alla stazione, e raggiunge Villetta Barrea in due ore scarse. Chi prende il treno delle 8.10 arriva a Villetta poco prima dell'una. Al ritorno la prima corriera del mattino parte da Villetta Barrea intorno alle 7 e mette a Roma a metà mattinata. La stazione ferroviaria più vicina all'alto Sangro è quella di Castel di Sangro, sulla linea Sulmona-Carpinone, un capolavoro di ingegneria ottocentesca con pochissime corse: piacevole per il turista con tempo, inservibile per chi ha una prenotazione.

Una curiosità su Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è nato da un affitto. Il 25 novembre 1921, tredici mesi prima che il Gran Paradiso ottenesse il decreto istitutivo, il deputato Erminio Sipari e la Federazione Pro Montibus et Sylvis presero in affitto dal comune di Opi un fazzoletto di circa cento ettari fra la Val Fondillo e la Camosciara e vi avviarono una gestione protetta di fatto, senza legge, senza ministero, senza un soldo pubblico. L'inaugurazione ufficiale si tenne a Pescasseroli il 9 settembre 1922; il regio decreto-legge arrivò l'11 gennaio 1923. Per questo si legge spesso che il Gran Paradiso è il primo parco nazionale italiano (per decreto, 3 dicembre 1922) e altrettanto spesso che il primo è quello d'Abruzzo (per fondazione di fatto, novembre 1921): hanno ragione entrambi, ed è l'unico caso in cui un parco nazionale è stato prima praticato e poi legiferato.

La curiosità meno nota riguarda il modello. Sipari, che era cugino di Benedetto Croce e proprietario terriero a Pescasseroli e ad Alvito, non guardava alle riserve reali di caccia piemontesi ma al parco di Yellowstone, e lo scriveva esplicitamente: un'area demaniale aperta al pubblico, con rifugi, sentieri e un museo, gestita da un ente autonomo e non da una casa regnante. Nel 1926 il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise aveva già un museo e uno zoo a Pescasseroli, i primi rifugi e una prima rete di sentieri: cose che in Italia nessun'altra area protetta poteva vantare. La mia opinione è che questo primato organizzativo, più della data, spieghi perché il parco abruzzese resti ancora oggi il più conosciuto all'estero fra i parchi italiani.

La flora del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

La posizione grossomodo centrale nella penisola e i ripetuti ampliamenti in territori paesaggisticamente diversi hanno fatto del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise un serbatoio di specie floristiche rare ed endemiche e il luogo dove gli ambienti più tipici dell'Appennino si sono conservati meglio. Il parco si legge per fasce altitudinali, e conviene leggerlo così anche in cammino: sotto i mille metri il paesaggio agrario e le rive dei fiumi, fra i mille e i milleottocento la faggeta, sopra i milleottocento le praterie, i ghiaioni e i pochi arbusti d'alta quota.

La vegetazione sinantropica e riparia nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

La lontananza dal mare fa sì che le associazioni vegetali siano in prevalenza quelle dell'area continentale. Restano però, nella zona di protezione esterna, alcune leccete relitte sulle colline che digradano verso l'altopiano dell'ex lago del Fucino, in particolare a Casali d'Aschi, frazione di Gioia dei Marsi: un residuo mediterraneo in un mondo montano. Altri elementi mediterranei extrazonali lambiscono il parco per brevi tratti nella Valle di Comino e a Rocchetta a Volturno. Fra i 600 e gli 800-1.000 metri il piano delle antiche colture, oggi lasciate a maggese o a pascolo, era in origine quello del bosco di roverella, diffuso nei fondovalle che ricadono negli spartiacque del Giovenco e del Liri e nella pianura argillosa, un tempo coltivata, poi sommersa dall'invaso artificiale del lago di Barrea. I boschi di querce restano abbondanti sul versante delle Mainarde, con le cerrete attorno al bacino artificiale del lago di Cardito, dove è stata segnalata la presenza meridionalissima e rarissima per il Lazio della Lomelosia crenata, specie rara anche in Abruzzo e Molise. Ornielli, aceri, meli selvatici e ciliegi abbondano nella fascia di transizione con il piano montano, che il pascolo intensivo ha fortemente degradata.

Le zone umide più ricche sono le rive del Sangro a valle di Pescasseroli. Il fiume attraversa la piana di Opi, dove le piante spontanee sono relegate nelle golene a salice appenninico (Salix appennina), salice rosso (Salix purpurea) e pioppo bianco (Populus alba). Più a valle, dove il Sangro raccoglie le acque del torrente Scerto e del Rio Fondillo, la vegetazione ha riconquistato antichi coltivi: gli arbusti dominanti sono il nocciolo (Corylus avellana) e il tiglio a foglie grandi (Tilia platyphyllos), frequente ma localizzato. Nel sottobosco a substrato acido è comune l'orchidea Dactylorhiza maculata subsp. fuchsii. Le rive artificiali del lago di Barrea, soggette ai continui sbalzi di livello dell'invaso, non permettono una diversificazione floristica degna di nota; importanti invece i pantani delle sorgenti in quota, che ospitano la rara Dactylorhiza incarnata e il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata), una pianta di torbiera che in Appennino si conta sulle dita.

Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il piano montano e submontano: le faggete del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Dagli 800-1.000 ai 1.800 metri l'area montana è quasi ovunque coperta da un denso soprassuolo forestale dominato dal faggio, soggetto a usi civici e quindi tagliato periodicamente. Le sole faggete secolari fra Pescasseroli e Villavallelonga sono sfuggite al taglio e ospitano una varietà vegetale e animale che nel cosiddetto bosco coetaneo, quello nato tutto insieme dopo un taglio, semplicemente non esiste: alberi morti in piedi, cavità, funghi lignicoli, picchi e coleotteri che vivono solo del legno marcio. Alle stesse quote crescono i boschi della Camosciara e di Cacciagrande in Val Fondillo, nei comuni di Villetta Barrea e di Opi, la cui varietà floristica è la più importante e studiata dell'intero parco.

Accanto ai faggi vivono l'acero di monte, l'acero di Lobelius, il sorbo montano e il maggiociondolo, diffusi anche nel resto dell'area protetta, e il più celebre endemismo della zona: il pino nero di Villetta Barrea. La stazione è un relitto dell'epoca glaciale; la specie compare sporadicamente anche attorno al Monte Greco, al Monte Godi e sulle Mainarde, a testimoniare le antiche pinete oggi sostituite da pascoli e praterie. Chi lo vuole vedere lo trova sulle pendici sopra Villetta Barrea e alla Camosciara, dove i pini si aggrappano alle placche di roccia. Questo lembo di territorio è prezioso anche per presenze tipicamente alpine come la scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), l'orchidea più grande e più protetta d'Europa, e la Corallorhiza trifida, e per le numerose specie delle rupi calcaree aride o stillicidiose: le piante carnivore dei generi Pinguicula e Drosera e l'endemica Aquilegia magellensis. La Polygala chamaebuxus a San Biagio Saracinisco raggiunge il limite meridionale del suo areale italiano. Poco diffuso il tasso (Taxus baccata), concentrato nelle zone più alte e selvagge delle faggete dei Monti della Meta e dei monti fra Pescasseroli e Villavallelonga; altro relitto sono i popolamenti di betulla (Betula pendula), presente in due sole stazioni in quota sui Monti della Meta. Nel parco sono stati studiati e descritti il giaggiolo marsicano (Iris marsica), il più bello e vistoso endemismo dell'Appennino centrale, che fiorisce viola fra maggio e giugno nelle radure sopra Pescasseroli, e la festuca del Vallese (Festuca valesiaca).

Pescasseroli (AQ)
Pescasseroli (AQ)

La vegetazione in quota e i pascoli del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Oltre i 1.800 metri il piano subalpino e alpino è altrettanto interessante e ospita il pino mugo, raro altrove nell'Italia centromeridionale. L'isolamento geografico ha fatto sì che numerose specie alpine, rimaste relitte in Abruzzo dopo le glaciazioni, si siano evolute in una serie di endemismi, mentre altre vivono qui al limite del loro areale. L'elenco che segue non è una lista per botanici: è la ragione per cui a giugno la prateria del Monte Marsicano o della Meta vale la salita.

  • Androsace maxima: primulacea annuale tipica delle valli alpine orientali; nella penisola è segnalata soltanto nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e nel parco regionale Sirente-Velino.
  • Gentiana nivalis: piccola genziana a corolla blu, rara in tutto il territorio nazionale, qui al limite meridionale del suo areale italiano.
  • Campanula tanfanii: presente nella zona di protezione esterna, relitto glaciale differenziatosi per l'isolamento post-glaciale, diffuso dal Furlo nelle Marche fino al parco; è la specie più vicina all'endemita alpino Campanula carnica.
  • Campanula apennina: altro endemismo peninsulare al limite meridionale del suo areale.
  • Viola hymettia e Viola eugeniae: la prima, al limite settentrionale del suo areale italiano, è una forma della più frequente Viola arvensis; la seconda è frequentissima nell'Appennino centrale, dove sostituisce l'analoga Viola calcarata, specie alpina geneticamente vicina.
  • Festuca bosniaca: anfiadriatica, sui pendii sassosi della riserva, al limite settentrionale del suo areale italiano. Poco appariscente, è importante perché associata alla distribuzione del pino loricato (Pinus leucodermis), che in Italia sopravvive soltanto in Calabria e Basilicata.
  • Leontopodium nivale e Aster alpinus: la stella alpina appenninica e l'astro alpino, vistosi elementi delle alte quote, raggiungono nel parco la punta meridionale del loro areale italiano.
  • Nigritella widderi: un'altra orchidea selvatica localizzata ed endemica dell'Appennino centrale, segnalata sul piano cacuminale del comune di Opi.

Molto rari, e per lo più frutto di rimboschimenti, sono i boschi del versante peligno del parco, quello che ricade nel comune di Scanno, dove dall'abitato alle cime si stende ininterrotta la superficie destinata al pascolo e all'allevamento. Nonostante le condizioni sfavorevoli anche questa zona conserva nicchie di biodiversità: in queste valli si trova l'unica stazione del parco di Paeonia officinalis, la peonia selvatica, e un'ampia concentrazione di piante aromatiche e officinali, dall'issopo (Hyssopus officinalis) alla genziana maggiore (Gentiana lutea), dal partenio (Tanacetum parthenium) al buon Enrico (Chenopodium bonus-henricus), l'erba che i pastori mangiavano al posto degli spinaci.

Le faggete vetuste UNESCO del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Nel 2017 cinque nuclei di faggete vetuste del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, per una superficie complessiva di oltre mille ettari, sono entrati nel patrimonio mondiale dell'umanità come parte del sito seriale transnazionale delle antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa. I cinque nuclei ricadono nei comuni di Lecce nei Marsi (Selva Moricento), Opi (Cacciagrande e Valle Jancino, in Val Fondillo), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto) e Villavallelonga (Val Cervara), e comprendono alberi che in parte superano i cinquecento anni. È stato il primo riconoscimento UNESCO per l'intera regione abruzzese. Val Cervara, sopra Villavallelonga, ospita alcuni dei faggi più vecchi d'Europa, e proprio l'età degli alberi, non la loro dimensione, ha convinto la commissione: un faggio di cinque secoli è un organismo raro quanto un orso.

Un avvertimento da professionista: le faggete vetuste non sono attrezzate per il turismo e non devono esserlo. Coppo del Morto e Val Cervara non hanno pannelli né passerelle; si raggiungono su sentieri normali e si riconoscono perché il bosco cambia faccia, con tronchi enormi, alberi caduti lasciati a terra e una luce diversa. Il modo giusto di vederle è con una guida del parco, in autunno, quando il faggio vira al rame e la foresta è silenziosa. Chi arriva in agosto nella Val Fondillo ne attraversa un lembo, Cacciagrande, senza accorgersene.

Una cosa che non ti dice nessuno su Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise non si può più salire dove si vuole in agosto. Dal 2025 i tre sentieri più frequentati dal camoscio, l'I1 della Val di Rose che da Civitella Alfedena porta al rifugio di Forca Resuni, l'F1 che dalla Val Fondillo sale al Monte Amaro di Opi e l'L1 che dal Pianoro Campitelli sale al Monte Meta, sono a numero chiuso fra la fine di luglio e la metà di settembre: si percorrono soltanto in escursione guidata a pagamento, con le guide qualificate incaricate dall'Ente, prenotando in anticipo. La ragione è semplice e la spiego ai gruppi ogni estate: i camosci con i piccoli pascolano proprio sulle praterie sommitali attraversate da quei sentieri, e centinaia di escursionisti al giorno li spingono sulle rupi, dove i cuccioli non mangiano abbastanza per affrontare l'inverno. Chi arriva a Civitella Alfedena in Ferragosto convinto di salire da solo in Val di Rose, come si faceva vent'anni fa, torna indietro. Il resto dell'anno il sentiero è libero, e fra fine settembre e ottobre, con i maschi in fregola e i faggi rossi, è enormemente più bello.

La seconda cosa che non si dice riguarda la lince. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha continuato per decenni a elencare la lince (Lynx lynx) fra i suoi abitanti, presente «nelle zone più selvagge e impervie», e i pannelli lo ripetono ancora. Gli zoologi che nel parco hanno lavorato, Luigi Boitani per primo, sostengono che non esista alcuna prova documentata di una popolazione vitale e che l'animale vada considerato estinto sull'Appennino, con l'eccezione degli individui in cattività dell'area faunistica di Civitella Alfedena. Restano le testimonianze di un animale chiamato localmente lupo cervino o lupo cerviero, in dialetto jattepàrde, avvistato fra Pescasseroli, Opi e Villavallelonga fra il 1940 e il 1970: tradizione orale, non documento. Ecco perché a chi mi chiede di vedere la lince rispondo che la vedrà nel recinto, e che l'orso, invece, gira libero.

La fauna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

I grandi mammiferi sono il motivo principale per cui il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise esiste. Un tempo tutti gli animali oggi protetti erano diffusi lungo l'intero Appennino centromeridionale e costituivano popolazioni geneticamente autonome rispetto alle specie europee, spesso veri e propri endemismi, importantissimi dal punto di vista zoologico e ancora non del tutto studiati nella loro identità genetica. La rarefazione ottocentesca li ha confinati qui, e qui li ha trovati il parco nel 1923.

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

L'orso bruno marsicano, simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

L'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus, descritto da Giuseppe Altobello nel 1921) è il simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e da sempre sconfina su tutte le montagne dell'Abruzzo meridionale, del Lazio e del Molise, con avvistamenti anche alle quote più basse. L'ultima stima formale della popolazione, condotta nel 2014 con metodi genetici, ha indicato fra 45 e 69 individui nel parco e nella sua area contigua: dagli ottanta animali registrati negli anni Ottanta la presenza era scesa a circa cinquanta, ripetendo il pericolo di estinzione già toccato negli anni Cinquanta, quando gli orsi contati furono una trentina. I dati più recenti sono però incoraggianti: nel 2024 il monitoraggio coordinato dal parco ha censito sette femmine con quattordici cuccioli, di cui almeno dodici sopravvissuti all'inverno, e nel 2025 di nuovo sette femmine con almeno sedici nuovi nati, il numero più alto della serie; fra il 2014 e il 2024 la media è stata di circa undici cuccioli l'anno. Sul versante opposto, fra il 2003 e il 2024 sono stati registrati 52 orsi morti, in media 2,4 l'anno, e oltre la metà per cause legate all'uomo: investimenti stradali, esche avvelenate, bracconaggio. Uno studio del 2018 ha calcolato il 17 per cento di probabilità che la popolazione si estingua entro un secolo. Nel solo 2025 il parco ha contato un maschio adulto trovato morto a Ortona dei Marsi in aprile, probabilmente ucciso da un altro orso, due giovani annegati a maggio in un bacino artificiale a Colle Rotondo dopo aver scavalcato la recinzione e una cucciola orfana recuperata a Pizzone.

La presenza dell'orso è attestata con più frequenza nelle valli boscose dei Monti della Meta e nella riserva Feudo Intramonti. La piantagione di alberi da frutto selvatici e la regolamentazione degli accessi turistici hanno costruito negli anni un ambiente più adatto alle sue necessità, mentre la vera partita si gioca fuori dal parco, nei paesi della Marsica e della Valle di Comino dove gli orsi scendono a mangiare le galline e le prugne. Chi vuole vederlo libero deve sapere tre cose: si vede da lontano, con il binocolo, nelle radure alte al tramonto di maggio e giugno; non si insegue mai; e chi lo trova in paese non deve dargli da mangiare, perché un orso confidente è un orso morto. La mia opinione è netta: l'osservazione dell'orso con una guida, dal punto giusto e all'ora giusta, è l'esperienza naturalistica più forte che si possa fare nell'Italia peninsulare, e il fatto che non sia garantita è esattamente il suo valore.

Il lupo appenninico nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il lupo appenninico (Canis lupus italicus), stimato in 40-50 esemplari, è il predatore più importante del parco e di tutto l'Appennino. Nel 1970 ne restava una decina; grazie all'estensione della riserva integrale, alla crescita del camoscio d'Abruzzo e alla reintroduzione di cervi e caprioli, la specie è cresciuta senza sosta fino a colonizzare l'Appennino laziale e toscano. Altri individui, risalito il crinale appenninico, hanno raggiunto le Alpi, la Francia meridionale e la Spagna orientale, oltrepassando i confini storici dell'areale della sottospecie: i lupi delle Alpi occidentali discendono, geneticamente, da questi. Il lupo si sente più che vedersi; a chi vuole capirlo consiglio l'area faunistica e il Museo del Lupo Appenninico di Civitella Alfedena, in via Santa Lucia, dove un branco vive in semilibertà in un grande recinto sopra il paese e l'osservazione dal belvedere è libera.

La lince, fra tradizione e cattività

Come detto, la lince (Lynx lynx) compare nei materiali del parco ma non nelle prove degli zoologi, che la considerano estinta sull'Appennino: gli unici esemplari visibili nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise sono quelli ospitati nell'area faunistica di Civitella Alfedena. Il nome dialettale jattepàrde, gatto-leopardo, resta nella memoria dei vecchi di Opi e di Villavallelonga come l'ultimo segno di un animale che i loro nonni vedevano davvero.

Il camoscio d'Abruzzo nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata, già classificato come Rupicapra rupicapra ornata), stimato in 600-700 esemplari, è insieme all'orso l'altro grande endemismo del parco e si è salvato dall'estinzione sui pendii della Camosciara, il cui toponimo ne testimonia la presenza relitta. Geneticamente vicino al camoscio dei Pirenei, si distingue vistosamente da quello alpino per il collare di pelo più scuro sul collo, mentre il camoscio alpino ha una peluria chiara, bianca in inverno; ha inoltre corna più lunghe e più aperte, e chi ha visto entrambi lo riconosce a colpo d'occhio. L'animale ha recuperato territorio e vive sulle alture del Monte Amaro di Opi e del Monte Meta sopra Picinisco, oltre che, saltuariamente, su tutte le pendici più ripide non più soggette a pascolo intenso. Dal parco d'Abruzzo sono partiti gli esemplari reintrodotti sulla Majella e nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e poi sui Sibillini e sul Sirente-Velino: ogni camoscio appenninico vivo oggi discende dai superstiti della Camosciara. Le regole estive della Val di Rose servono a lui.

Il cervo e il capriolo, reintrodotti negli anni Settanta

Il cervo (Cervus elaphus hippelaphus), oggi 700-800 esemplari, si era estinto nel parco già al momento della prima istituzione, nel 1921; la sua assenza aveva inciso sulla catena alimentare e messo in difficoltà i predatori. Nel 1971 furono reintrodotti dalle Alpi orientali i primi esemplari, che si stanziarono nei boschi alle pendici del Monte Marsicano; il numero è in forte espansione e a settembre, nella Val Fondillo e nella piana di Opi, il bramito dei maschi si ascolta dalla strada. Anche il capriolo (Capreolus capreolus), 300-400 esemplari, è stato reintrodotto con le stesse finalità: da una sessantina di capi la popolazione è cresciuta tanto da diventare la specie più facile da avvistare, spesso al margine dei paesi, all'alba.

I mammiferi minori del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Sfuggevole l'incontro con il gatto selvatico, la martora, la faina, il tasso e la puzzola, specie diffuse su tutto il territorio nazionale ma qui in densità notevoli. Nel 2018, dopo oltre quarant'anni dall'ultima segnalazione, è stata accertata la presenza della lontra nelle acque chiare del Sangro, alla confluenza dei torrenti pescosi che scendono dalle valli laterali e alla foce nel lago di Barrea. È stata confermata anche, sui versanti abruzzesi e molisani, la lepre italica, distinta dalla lepre europea più comune. Frequenti la volpe, la talpa, il riccio e la donnola, abbastanza comuni il ghiro e lo scoiattolo meridionale, dal mantello scuro. I cinghiali sono un problema sentito, per i danni alle colture e alle persone e per il dissesto che il grufolare provoca al manto erboso delle radure, minacciando le presenze floristiche rare. Le specie di pipistrelli sono tredici.

Riserva Naturale La Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Riserva Naturale La Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Gli uccelli del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Fra le circa 230 specie di uccelli si segnala il picchio dorsobianco di Lilford, legato alle faggete vetuste con alberi morti in piedi, nei boschi del Monte Tranquillo sopra Pescasseroli e sui Monti della Meta; è stata ipotizzata la reintroduzione del picchio nero. Segnalata senza nidificazione la cicogna bianca, rari gli avvistamenti di gipeto (Gypaetus barbatus), saltuaria la presenza del grifone (Gyps fulvus) proveniente dalle colonie reintrodotte sul Velino. I rapaci sono ben diffusi come in tutto l'Appennino: falco pellegrino, astore, poiana, aquila reale, gufo reale e allocco. Lungo i corsi d'acqua puliti vivono il merlo acquaiolo e la più comune ballerina gialla. L'aquila reale ha trovato nel parco molti siti di nidificazione e, grazie alla continuità con le aree protette confinanti, usa il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise come corridoio per riconquistare le zone dove si era estinta.

Rettili, anfibi, pesci e invertebrati

Fra i rettili, solo nei luoghi più aspri e in quota, vive la rarissima vipera dell'Orsini, oltre alla vipera comune; abbastanza frequenti il biacco, l'orbettino e la biscia dal collare (Natrix natrix lanzai). Le valli ricche di acque sorgive, impaludamenti e torbiere hanno conservato piccoli anfibi rari e schivi: la salamandrina dagli occhiali, endemica dell'Italia, il tritone italiano e la salamandra pezzata. Nei corsi d'acqua più freddi vivono le trote autoctone Salmo cettii e Salmo trutta, nei bacini artificiali la trota iridea introdotta (Oncorhynchus mykiss); segnalati il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes italicus), indicatore di acque integre, e l'anfipode lacustre Gammarus lacustris. Gli insetti contano circa 3.800 specie, di cui fino a 2.000 coleotteri, molti rari e localizzati: la farfalla Parnassius apollo, il Carabus cavernosus violatus, la tignola Triaxomera marsica e il capricorno del faggio (Rosalia alpina), il cerambice azzurro che vive solo nei faggi vecchi e che per me è l'insetto più bello d'Europa. L'apicoltura è molto praticata e il miele del parco, di montagna e spesso biologico, si compra nei paesi.

Il consiglio che ti do per visitare Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il consiglio è uno: non fate del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise una gita di un giorno da Roma. Cinque ore di strada per tre ore di valle non ripagano nessuno, e la Camosciara a mezzogiorno di agosto è un parcheggio con le cascate. Servono almeno due notti, e la base va scelta con criterio. Pescasseroli è la capitale, ha il Centro Visita, i negozi, i ristoranti e gli impianti di risalita, ed è la scelta comoda per le famiglie e per chi viaggia in corriera; Civitella Alfedena è il borgo di pietra sopra il lago di Barrea, con il lupo e la Val di Rose alle spalle, ed è la scelta di chi cammina; Villetta Barrea è la via di mezzo, con la Camosciara a cinque minuti e i pini neri sulle rocce sopra le case. Opi, arroccato sul suo sperone, è il più bello da vedere e il più scomodo da vivere. Un programma di tre giorni che propongo da anni: primo giorno Camosciara con le cascate e il pomeriggio a Civitella per i lupi; secondo giorno Val Fondillo fino al Passaggio dell'Orso o, con guida in estate, Val di Rose; terzo giorno Scanno e le gole del Sagittario, oppure Forca d'Acero e la Valle di Comino con l'area faunistica dell'orso di Campoli Appennino e il lago di Posta Fibreno.

Sulle stagioni la mia opinione è netta. Il momento migliore va dalla seconda metà di settembre a metà ottobre: il bramito del cervo, i faggi che virano, i camosci che tornano bassi, nessuna coda. Maggio e giugno sono la stagione dei fiori e degli orsi nelle radure, con la neve ancora sulle creste e i sentieri alti spesso impraticabili. Luglio e agosto sono affollati nelle tre valli principali e tranquilli ovunque altrove: chi ci va in quelle settimane deve partire alle 7 del mattino e scegliere la valle del Giovenco, le Mainarde o la Val Cervara invece della Camosciara. L'inverno è per lo sci a Pescasseroli e per le ciaspole in Val Fondillo, con il Passo del Diavolo e il Passo Godi che possono chiudere per neve. Chi vuole un accompagnatore per un gruppo aziendale o una giornata su misura può rivolgersi a TourLeaderPro, che organizza esperienze corporate e team building partendo da Roma.

Luogo per luogo: le valli e i laghi del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

La Camosciara, la riserva integrale del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

La Camosciara è l'anfiteatro roccioso fra Villetta Barrea e Civitella Alfedena dove il camoscio d'Abruzzo si è salvato e dove, nel 1921, il parco è nato. Si raggiunge dalla statale 83 svoltando al cartello: una strada asfaltata porta al parcheggio a pagamento (tariffa giornaliera esposta all'ingresso, da confermare in loco), da cui parte il sentiero G1, 2,4 chilometri pianeggianti fino al piazzale alto, oppure il trenino su gomma a pagamento che risparmia tre quarti d'ora di cammino. Dal piazzale il sentiero G5, trecento metri, porta alla cascata delle Ninfe e, con poco più, alla cascata delle Tre Cannelle, sul Rio Torto; il G7 sale in dieci minuti a Rocca Tre Monti, il belvedere sui ruderi medievali di Rocca Intramonti. La riserva apre al mattino e chiude la sera in orario estivo, i cani sono ammessi al guinzaglio e i sentieri più ripidi verso il Monte Sterpi d'Alto e la Valle Jannanghera restano per chi ha gambe e scarponi. Le pareti dell'anfiteatro sono di dolomia, pietra rara nell'Appennino calcareo, e per questo la Camosciara somiglia a un pezzo di Dolomiti caduto in Abruzzo.

Riserva Naturale La Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Riserva Naturale La Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

La Val Fondillo di Opi

La Val Fondillo si apre a sud di Opi, con ingresso dalla statale 83 e parcheggio a pagamento con tariffe differenziate per moto, auto, camper e pullman. È la valle più completa del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: dal Centro Foresta il sentiero della sorgente Tornareccia è una passeggiata di mezz'ora percorribile anche con il passeggino; il sentiero F2 risale il torrente Fondillo fino alla Grotta delle Fate, dove il torrente nasce, e poi in circa tre ore al Passaggio dell'Orso, il valico che segna il confine con il Lazio; dalla Grotta Fondillo l'F1 sale in due ore e mezza al Monte Amaro di Opi, il balcone sul camoscio, chiuso d'estate se non con guida. La valle attraversa la faggeta di Cacciagrande, uno dei cinque nuclei UNESCO, e ospita, nella piana, le necropoli protostoriche che hanno restituito i corredi esposti a Pescasseroli. I cani hanno libero accesso all'intera valle. In settembre il bramito dei cervi rimbomba fra le pareti: è lo spettacolo sonoro più impressionante del parco.

La Val di Rose e Forca Resuni

Da Civitella Alfedena il sentiero I1 sale per la Val di Rose fino al rifugio di Forca Resuni, a 1.952 metri, con 845 metri di dislivello: sei-otto ore fra andata e ritorno, con la possibilità di scendere per la Valle Jannanghera e chiudere l'anello alla Camosciara. Sopra il limite del bosco le praterie sono il regno del camoscio d'Abruzzo, che si lascia avvicinare fino a pochi metri. Dalla fine di luglio a metà settembre l'accesso è consentito solo in escursione guidata, prenotata e a pagamento, con le guide incaricate dal parco; nel resto dell'anno è libero. Portate almeno due litri d'acqua a testa, perché sopra il bosco non ce n'è, e partite entro le 8.

Il lago di Barrea

Il lago di Barrea è un invaso artificiale creato nel dopoguerra sbarrando il Sangro, e ha sommerso la piana argillosa che un tempo era coltivata. Le rive sono soggette agli sbalzi di livello e per questo poco interessanti per la flora, ma il lago è l'unico posto del parco dove si fa il bagno, la canoa e il campeggio, con spiagge a Villetta Barrea e alla foce del Sangro dove nel 2018 è tornata la lontra. Barrea, sulla riva orientale, è uno dei Borghi più belli d'Italia con il castello dell'XI secolo; Civitella Alfedena, a 1.123 metri sulla riva meridionale, è l'altro. In autunno, a lago basso, riemergono i muretti dei campi sommersi.

Forca d'Acero, la Valle di Comino e il versante laziale del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il versante laziale del parco è quello dei comuni della Valle di Comino: Alvito, Campoli Appennino, Pescosolido, Picinisco, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati e Vallerotonda. Dal valico di Forca d'Acero, con la faggeta che lo circonda, si domina l'intera valle fino ai Monti Ernici; a Campoli Appennino l'area faunistica dell'orso bruno marsicano permette di vedere da vicino gli orsi non reinseribili in natura, in un grande recinto boscato; a Picinisco si produce il pecorino presidio Slow Food e da Prati di Mezzo parte il sentiero per il Monte Meta sul versante laziale. Sotto Alvito il santuario di Canneto, a Settefrati, chiude la valle del Melfa. Per chi arriva da Roma è il modo più rapido per entrare nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e il meno battuto.

Le Mainarde molisane

Il settore Mainarde, entrato nel parco nel 1990, è il più selvaggio e il meno frequentato: Pizzone, Castel San Vincenzo, Rocchetta a Volturno, Filignano e Scapoli. Il lago di Castel San Vincenzo, artificiale, specchia le Mainarde; a Rocchetta a Volturno l'abbazia di San Vincenzo al Volturno con la cripta di Epifanio è la ragione culturale per scendere fin qui; a Scapoli si costruiscono ancora le zampogne e a fine luglio si tiene un festival internazionale dello strumento. Le sorgenti del Volturno, sotto le Mainarde, sono fra le più copiose dell'Italia meridionale.

La valle del Giovenco: Bisegna, San Sebastiano dei Marsi e Ortona dei Marsi

L'ultimo ampliamento del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, nel 1999, ha portato dentro i confini 4.200 ettari della valle del Giovenco nei comuni di Ortona dei Marsi e Bisegna. È il versante marsicano, quello che si incontra scendendo dal Passo del Diavolo: Bisegna e la frazione di San Sebastiano dei Marsi hanno centri storici integri nonostante il sisma del 1915, Ortona dei Marsi è dominata dai resti del castello e ha la collegiata di San Giovanni Battista. Qui gli orsi si vedono più che altrove e i turisti quasi mai.

Lago di Scanno (AQ) visto dal sentiero del cuore
Lago di Scanno (AQ) visto dal sentiero del cuore

Scanno, il lago e il Passo Godi

Scanno è comune del parco sul versante peligno, quello dei pascoli senza boschi, e con il suo lago, circa un chilometro quadrato di superficie e 32 metri di profondità, chiuso dalle gole del Sagittario, è la meta più fotografata dell'intera area. Dal sentiero del cuore, sopra la sponda occidentale, il lago prende la forma che gli ha dato il nome. Il paese ha conservato i costumi femminili tradizionali, il merletto al tombolo e l'oreficeria, ed è stato per tutto il Novecento la città dei fotografi: Hilde Lotz-Bauer, Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna e Mario Cresci lo hanno ritratto, e nel 1964 lo Scanno Boy di Giacomelli è entrato nella collezione del MoMA di New York. Il 14 agosto Ju Catenacce rievoca in costume il matrimonio scannese. Da Scanno la statale sale al Passo Godi, fra pascoli e piste da fondo, e scende su Villetta Barrea.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Benedetto Croce è nato a Pescasseroli, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e non a Napoli come molti credono. Venne alla luce il 25 febbraio 1866 al secondo piano di Palazzo Sipari, la casa della madre Luisa Sipari, in una famiglia di grandi proprietari di armenti e di pascoli, e da Pescasseroli si portò dietro per tutta la vita un'idea concreta di che cosa fosse la storia economica di una comunità pastorale. Nel 1922 la mise per iscritto in un saggio intitolato semplicemente Pescasseroli, aggiunto in appendice alla sua Storia del Regno di Napoli, dove raccontò i massari, la transumanza, le liti per i pascoli e i Sipari: è ancora oggi la lettura più intelligente che si possa fare prima di venire qui. Nell'agosto del 1910 tornò in paese e pronunciò dal balcone del palazzo il discorso che gli abitanti ricordano come il Discorso di Pescasseroli; al comune ha donato il manoscritto della Logica del 1909. Il cugino Erminio Sipari, deputato e fondatore del parco, era vicino alle sue posizioni liberali e nazionali, e si capisce perché il parco sia stato pensato in casa Sipari: un ambientalismo di proprietari colti, non di rivoluzionari.

Oggi Palazzo Sipari ospita il Museo di Palazzo Sipari con gli archivi di Croce e di Sipari, e si visita nel centro di Pescasseroli accanto alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Il fatto che il più grande filosofo italiano del Novecento sia nato a 1.167 metri di quota, in un paese di pastori, e che il primo parco nazionale italiano sia stato inventato nella stessa casa, è una coincidenza che vale il biglietto del museo. Molti visitatori del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise non lo sanno, e se ne vanno pensando che Pescasseroli sia soltanto un paese di sci e di orsi.

Geografia umana e archeologia del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Le popolazioni dell'alto Sangro hanno dovuto adattare i loro usi a un paesaggio ostico, per secoli isolato e privo di infrastrutture e di vie di comunicazione. Alcuni villaggi del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise hanno sperimentato la prima vera forma di urbanizzazione solo dopo il terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915: considerati i danni ai nuclei storici, furono costruite abitazioni provvisorie sulle quali poi si svilupparono gli edifici moderni e i nuovi servizi. Prima del 1915 l'economia strettamente pastorale della zona aveva modellato le montagne e il paesaggio rurale e anche l'assetto e la forma dei centri abitati: questi non si svilupparono attorno ai castelli medievali, su speroni difensivi o su ruderi romani come nei circondari vicini, perché la marginalità del luogo tenne lontani invasori e conquistatori. Così i villaggi crebbero senza forma, attorno ai palazzi signorili settecenteschi dei grandi proprietari di terre e di bestiame, i vertici politici ed economici delle comunità pastorali, nate sul modello della masseria montana: un ordinamento sociale succeduto al sistema dei municipia romani e dei santuari etnici legati alla pastorizia transumante. Il massaro divenne presto il principale proprietario degli armenti che curava, fino a essere il solo a disporre del capitale necessario per proseguire l'allevamento e il commercio del bestiame, con modalità che in parte ricalcano lo sviluppo del capitalismo moderno nell'Europa settentrionale. È esattamente il mondo descritto da Croce.

I primi insediamenti e l'età romana nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Le indagini archeologiche hanno portato alla luce le prime tracce di insediamenti stabili risalenti all'età del ferro (X-VII secolo a.C.), documentate dai resti di rudimentali fortificazioni in opera poligonale sotto il centro storico di Opi e attorno al lago di Barrea, nella valle Japagana. Con la pastorizia praticata stabilmente la società si organizzò in gruppi parentali: le necropoli della Val Fondillo, di Barrea e di Alfedena testimoniano le prime forme di organizzazione sociale del territorio, e i corredi con dischi-corazza, fibule e collane di ambra sono in parte esposti nel museo di Pescasseroli. Con la diversificazione delle tribù sabelliche stanziate nell'Italia centrale, nel V secolo a.C., le montagne del parco vennero a segnare il limite fra i territori dei Marsi, dei Volsci e dei Sanniti Pentri. I confini sembrano approssimativamente quelli poi stabiliti dall'amministrazione romana, che spartì il territorio fra i municipi di:

  • Aufidena, fra le attuali Alfedena e Castel di Sangro, che amministrava l'alto Sangro fino a Opi; le sue mura restano nella pineta sotto la rocca di Alfedena;
  • Atina, da cui dipendevano le attuali Pescasseroli e Opi, già possedimento di Cominium;
  • Angizia, antica area sacra marsa sul Fucino, poi municipio romano che controllò l'area fucense fino all'alta valle del Giovenco;
  • Betifulus, nei pressi dell'eremo di Sant'Egidio a Scanno, già nel municipio di Corfinium, in territorio peligno.

Resti della presenza italica e romana sono sparsi lungo la valle del Sangro: santuari, ville, lapidi, e soprattutto l'area archeologica di Aufidena, con la necropoli sannitica scavata a fine Ottocento che ha restituito centinaia di tombe.

Costumi tipici delle donne di Scanno (AQ)
Costumi tipici delle donne di Scanno (AQ)

Cristianesimo e Medioevo

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente andarono perdute le poche strutture sociali e amministrative dell'alto Sangro. L'arrivo dei Longobardi segnò il primo passo verso la ricostruzione politica dopo la fine dei municipia, e il territorio dell'attuale Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise venne a trovarsi al confine fra il ducato di Spoleto e il ducato di Benevento. Per ritrovare un'organizzazione territoriale strutturata bisognò aspettare le grandi abbazie di Montecassino e di San Vincenzo al Volturno, che per secoli si contesero eremi, chiese e pascoli nell'Appennino fra Balsorano, le Mainarde e la Valle di Comino, a cavallo dei confini longobardi. Anche l'abbazia di Farfa, per breve tempo attorno all'XI secolo, ebbe un feudo a Pescasseroli. I monaci volturnensi rafforzarono alcuni primitivi incastellamenti, Pescasseroli, Rocca Intramonti (i cui ruderi sopravvivono alla Camosciara, nel comune di Civitella Alfedena) e Barrea, mentre la Valle di Comino fu munita di strutture militari ad Alvito, Vicalvi e Picinisco a difesa di quella che fu chiamata la Terra di San Benedetto. Dal 1017 anche la Vallis Regia, cioè Barrea, e il monastero di Sant'Angelo in Barreggio a Villetta Barrea appartennero a Montecassino. Nel XII secolo i Borrello, seguiti dai d'Aquino di Alvito e dai d'Avalos, divennero signori di Pescasseroli, e con la decadenza del monastero volturnense dopo il terremoto del 1349 i signori laici acquisirono sempre più peso. Dal 1273 il territorio del parco ricadeva interamente nel Regno di Napoli, diviso fra le province d'Abruzzo Citra, di Terra di Lavoro (Valle di Comino) e del Contado di Molise (Barrea, Pizzone).

Vicalvi (FR)
Vicalvi (FR)

L'età moderna e l'unità d'Italia

Nel 1669 Montecassino acquisì definitivamente gli ultimi possedimenti volturnensi. Il sistema feudale, nelle aree più interne dell'Abruzzo, non ebbe mai grande autorità e i cardini politici ed economici dell'alto Sangro divennero presto, già dal XV secolo, i massari e i proprietari di bestiame, imprenditori prima del capitalismo. Il consolidamento amministrativo della transumanza, attestata in tutta Italia fin dall'alto Medioevo, fu favorito in Abruzzo dall'unità politica del Regno di Napoli: gli Aragonesi contrastarono i privilegi feudali che ostacolavano la migrazione degli armenti su larga scala dall'alto Sangro alla Puglia, combatterono il brigantaggio e realizzarono il vasto sistema dei tratturi, con la Dogana delle pecore di Foggia istituita da Alfonso d'Aragona nel 1447. Una lenta modernizzazione passò poi per l'industria della lana nel circondario di Sora e, dopo l'Unità, per le cartiere lungo il Melfa a Picinisco e lungo il Volturno a Pizzone. Fu tentata anche l'estrazione della bauxite, con scarsi risultati. L'emigrazione verso le Americhe, fra Ottocento e Novecento, svuotò i paesi più di qualsiasi terremoto.

I venticinque comuni del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Fanno parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise venticinque comuni distribuiti in tre province. In provincia dell'Aquila: Alfedena, Barrea, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi, Opi, Ortona dei Marsi, Pescasseroli, Scanno, Villavallelonga e Villetta Barrea. In provincia di Frosinone: Alvito, Campoli Appennino, Pescosolido, Picinisco, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati e Vallerotonda. In provincia di Isernia: Castel San Vincenzo, Filignano, Pizzone, Rocchetta a Volturno e Scapoli. Il territorio comunale non coincide con il perimetro protetto: molti di questi comuni entrano nel parco solo per una parte, e il resto ricade nella zona di protezione esterna istituita nel 1970.

La foto giusta da fare a Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

La foto giusta nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise non è quella dell'orso, che si fa una volta nella vita e quasi sempre male, con un teleobiettivo che non si ha. È quella di Opi dalla statale 83 arrivando da Pescasseroli, all'alba, quando il paese arroccato sullo sperone galleggia sulla nebbia della piana del Sangro e dietro si alzano il Monte Amaro e la Val Fondillo. Si scatta dalla piazzola sulla destra poco prima del bivio per Forca d'Acero, con il sole ancora dietro la Meta; entro le otto la nebbia è sparita. La seconda foto è il lago di Scanno dal sentiero del cuore: si sale per venti minuti dalla sponda occidentale, dalla chiesetta della Madonna del Lago, e dal punto giusto il lago mostra la sua forma; con la luce del tardo pomeriggio l'acqua diventa verde bottiglia. La terza, più difficile, è il camoscio in Val di Rose sopra il limite del bosco, in settembre, con il maschio di profilo e il collare scuro in evidenza: si fa con un 300 millimetri da venti metri, seduti, senza muoversi, e non si fa mai con il drone, che nel parco è vietato.

Un avvertimento tecnico: le faggete sono buie e i sensori dei telefoni le trasformano in una poltiglia verde. Alla Camosciara la cascata delle Ninfe si fotografa con la luce laterale della tarda mattinata; i pini neri sulle pareti di dolomia, invece, alla sera, quando la roccia diventa rosa. E chi vuole il colpo d'occhio dell'intero Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise sale a Forca d'Acero e guarda a est: l'alto Sangro con Opi, il Marsicano e la Camosciara entrano tutti in un solo fotogramma.

Monumenti e luoghi d'interesse del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Le chiese e le abbazie del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

La chiesa di San Tommaso a Barrea fu consacrata nel 1300 dal vescovo di Trivento, rimaneggiata in forme barocche, danneggiata dal terremoto del 1706 e poi restaurata: ne è uscito un edificio ibrido fra il barocco e il rinascimentale, con una facciata spartita in un rettangolo irregolare e un portale barocco di impianto classico; all'interno affreschi di Paolo Gamba, il pittore molisano del Settecento allievo di Solimena. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Alfedena, monumento nazionale dal 1902, risale al XIII secolo e fu gravemente danneggiata nella seconda guerra mondiale, quando il paese si trovò sulla linea Gustav: la facciata è stata rimontata con un rosone e un portale di impronta gotica e con la lunetta a mosaico di Fausto Conti del 1954, e l'interno a tre navate, molto rimaneggiato, conserva gli affreschi dello stesso artista.

L'abbazia di San Vincenzo al Volturno, fra Rocchetta a Volturno e Castel San Vincenzo, è uno dei più antichi monasteri al confine fra Abruzzo e Molise. Secondo il Chronicon Vulturnense fu fondata nel 703 da tre nobili beneventani, Paldo, Tato e Taso, e divenne celebre nel secolo successivo, quando la tradizione la vuole fra le più grandi abbazie d'Europa, prima della distruzione saracena dell'881. La rinascita arrivò nel XII secolo con i Normanni. Il complesso comprendeva la basilica di San Vincenzo Maggiore e l'oratorio con la cripta dell'abate Epifanio, affrescata fra l'824 e l'842 con un ciclo che è fra le testimonianze più alte della pittura altomedievale in Italia: la Crocifissione, l'Annunciazione, le vergini martiri, e l'abate Epifanio prostrato ai piedi della croce. L'abbazia aveva una diocesi propria, collegata a Benevento, e possedimenti che arrivavano fino all'Aterno, in territorio aquilano, e alle pendici dell'alto Sangro. Oggi si visitano la chiesa abbaziale ricostruita, dove vive una comunità di monache benedettine, e il sito archeologico della basilica sull'altra riva del Volturno; la cripta di Epifanio si visita su prenotazione e resta, per me, l'opera d'arte più importante dell'intero territorio del parco.

Il santuario di Canneto, a Settefrati, ha origini antichissime: sorge sopra un tempio romano della dea Mefite, la divinità italica delle acque sulfuree, in fondo alla valle del Melfa. Eretto nel XIII secolo, dipendeva da San Vincenzo al Volturno e poi da Montecassino; è stato per secoli la meta dei pellegrinaggi dei pastori transumanti e lo è ancora, a metà agosto, quando la Madonna nera di Canneto richiama migliaia di fedeli dalla Valle di Comino e dal Molise. Il convento di San Nicola ad Alvito fu costruito nel 1516 con le rendite della chiesa di Santa Maria del Campo, prepositura benedettina nella Valle di Comino da allora tornata all'amministrazione cittadina: fu edificato fuori dalle mura, alle pendici del colle su cui sorge la città, su una propaggine che si spinge nella piana, e la sontuosità dell'edificio ne testimonia la ricchezza. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Pescasseroli, chiesa madre del paese fondata attorno al 1100, fu rimaneggiata in età barocca e riportata a forme gotiche negli anni Sessanta: la facciata ha il portale a sesto acuto, l'interno tre navate con volte a crociera costolonate, il campanile è inglobato nella robusta torre laterale, e all'interno si venera la statua lignea della Madonna nera, incoronata nel 1752. La collegiata di San Giovanni Battista a Ortona dei Marsi, principale luogo di culto del paese, fu iniziata nel XII secolo e completata nel XVII in forme gotico-barocche; alla fine del Cinquecento il vescovo dei Marsi Matteo Colli la elevò a collegiata e all'interno conserva un organo di Domenico Fedeli del 1752.

Castello Cantelmo, Alvito (FR)
Castello Cantelmo, Alvito (FR)

I borghi medievali e i castelli del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Fra i borghi medievali viene prima di tutti Civitella Alfedena, inserito fra i Borghi più belli d'Italia e Bandiera arancione del Touring Club. Vicino alla Camosciara, è fatto di case murate in pietra, con la chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, seicentesca, barocca, a tre navate, e i resti del castello con la torretta inglobati nei palazzi gentilizi del XVI secolo. Il borgo viene visitato con regolarità dall'orso marsicano e dal camoscio, e negli anni Settanta è stato il laboratorio del turismo ecologico del parco: una cooperativa di giovani, un'area faunistica del lupo, un museo, le case restaurate invece che abbandonate. Alfedena è sovrastata dalla rocca con la torre ottagonale, circondata da una pineta dove si conservano tratti delle mura della città romana di Aufidena. Fra i Borghi più belli d'Italia dell'Abruzzo figurano anche Barrea, fortificato, con il castello dell'XI secolo e la torre di avvistamento sul lago, e Opi, il borgo marsicano sullo sperone, con la chiesa di Santa Maria Assunta e il Museo del Camoscio.

Non distante sorge Pescasseroli, il cui centro ha un aspetto ottocentesco perché edificato in gran parte con le pietre di Castel Mancino, la fortezza del X-XI secolo i cui ruderi restano sulla collina sopra il paese, fra i 1.275 e i 1.332 metri. Oltre a essere la cittadina principale del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, sede legale dell'Ente e di una frequentata stazione sciistica sul Monte delle Vitelle (1.966 metri, con seggiovie e sciovie), Pescasseroli si distingue per la chiesa dei Santi Pietro e Paolo e per Palazzo Sipari con il suo museo, la casa natale di Benedetto Croce. Nella Marsica figura anche il borgo abbandonato di Sperone, nel comune di Gioia dei Marsi: il nucleo originario fu compromesso dal terremoto di Avezzano e ne rimase in piedi quasi integralmente solo la torre cilindrica di avvistamento; il centro ricostruito più in basso fu abitato fino agli anni Sessanta. Nei dintorni ci sono il borgo medievale di Ortona dei Marsi, dominato dai resti del castello, e i borghi di Bisegna e San Sebastiano dei Marsi, notevoli per l'integrità dei centri storici nonostante il sisma del 1915.

Nel Molise e nel Lazio i centri di interesse storico sono Castel San Vincenzo, Alvito, Settefrati e Vicalvi. Castel San Vincenzo, vicino all'abbazia, è raccolto nella forma di centro fortificato sopra uno sperone, con porte urbiche e palazzi medievali. Alvito è sovrastato dal castello Cantelmo, eretto nell'XI secolo per scopi difensivi e ricostruito dai Cantelmo nel Quattrocento, e il borgo alterna il medievale al barocco seicentesco dei palazzi ducali. Vicalvi è caratterizzato dal castello medievale dell'XI secolo su uno sperone roccioso a circa 600 metri di quota, con due cinte murarie poligonali che gli danno un profilo inconfondibile dalla piana della Valle di Comino. Fra i borghi abbandonati dell'area molisana figura Rocchetta Alta, la parte antica di Rocchetta a Volturno, con le case murate medievali, il castello e la chiesa madre: il paese fu parzialmente abbandonato dopo la costruzione del nuovo centro, seguita ai gravi danni dei bombardamenti del 1944, quando la linea Gustav passava esattamente su queste montagne.

Vicalvi (FR)
Vicalvi (FR)

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel 1873 Vittorio Emanuele II istituì la Riserva reale di caccia dell'Alta Val di Sangro nei comuni di Opi, Pescasseroli, Villavallelonga, Collelongo, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Balsorano e Castellafiume, su impulso dei Sipari: una riserva di caccia, non di protezione, ma è il primo atto che riconosce a queste montagne un valore. Abolita nel 1878, fu ricostituita nel 1900 e durò fino al 1912. Il 25 novembre 1921 Erminio Sipari e la Pro Montibus et Sylvis affittarono dal comune di Opi i cento ettari fra Val Fondillo e Camosciara; il 9 settembre 1922 il parco fu inaugurato a Pescasseroli e l'11 gennaio 1923 il regio decreto-legge lo istituì. Nel 1925-1926 i confini si allargarono ai Monti della Meta, e nello stesso anno il consiglio destinò al taglio una parte della Val Fondillo, provvedimento che fece dimettere per protesta il botanico Romualdo Pirotta, uno dei fondatori. Nel 1933 il regime fascista soppresse l'ente autonomo e affidò il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise alla Milizia forestale; nel 1951 la Repubblica ricostituì l'ente. Nel 1967 arrivò il Diploma europeo delle aree protette del Consiglio d'Europa. Nel 1969 Franco Tassi fu nominato direttore e nel 1970 istituì la zona di protezione esterna; nel 1971 tornarono i cervi dalle Alpi orientali; nel 1976 il terzo ampliamento, al massiccio del Marsicano, scongiurò un comprensorio sciistico fra Pescasseroli e Bisegna. Il 10 gennaio 1990 il decreto del presidente Cossiga aggiunse il settore Mainarde con i cinque comuni molisani, 4.000 ettari, e nel 1999 l'ultimo ampliamento portò dentro 4.200 ettari della valle del Giovenco. Nel 2002 l'amministrazione Tassi finì fra polemiche giudiziarie e debiti; nel 2017 le faggete vetuste entrarono nel patrimonio UNESCO; nel 2018 la lontra tornò nel Sangro dopo quarant'anni; nel 2025 i primi sentieri a numero chiuso per proteggere il camoscio e il record di sedici cuccioli di orso censiti.

Fra gli avvenimenti che non si trovano nelle cronologie ufficiali metto la guerra. Fra l'autunno del 1943 e la primavera del 1944 la linea Gustav tagliò il parco da Alfedena alle Mainarde: Alfedena, Barrea, Pizzone e Rocchetta a Volturno furono bombardati o fatti saltare dai tedeschi in ritirata, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Alfedena andò quasi distrutta, e sulle Mainarde combatté il Corpo italiano di liberazione. Chi cammina sui Monti della Meta trova ancora le postazioni. È il capitolo che il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise racconta meno, e che spiega perché Rocchetta Alta sia vuota.

La storia dell'Ente: un secolo di Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Le origini: dalla riserva reale all'idea di parco

Il forte isolamento in cui l'alto Sangro era rimasto per secoli aveva permesso la sopravvivenza di una quantità rilevante di specie animali e vegetali degne di conservazione: non tutto era stato trasformato in pascolo. Alle timide iniziative locali di istituire una riserva di caccia sul modello di quelle piemontesi venne incontro la famiglia Sipari di Pescasseroli e di Alvito, imparentata con Benedetto Croce e vicina alle sue posizioni, che si adoperò per la creazione, nei comuni di Opi, Pescasseroli, Villavallelonga, Collelongo, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Balsorano e Castellafiume, della Riserva reale Alta Val di Sangro, ufficialmente istituita nel 1873 da Vittorio Emanuele II. Questa forma di tutela durò fino al 1878, anno dell'abolizione; ricostituita nel 1900, restò in vigore fino a tutto il 1912. Nel frattempo Erminio Sipari cominciò a dare voce alla prima proposta italiana di un parco nazionale sul modello di Yellowstone, e non su quello delle riserve di caccia: la differenza, per l'epoca, era enorme.

Le prime iniziative e la Pro Montibus et Sylvis

Insieme a Erminio Sipari, i primi a proporre un parco nazionale in Italia furono il botanico Pietro Romualdo Pirotta, lo zoologo Alessandro Ghigi, lo scrittore Luigi Parpagliolo e l'associazione naturalistica federata Pro Montibus et Sylvis. Gli studiosi della Pro Montibus avevano notato la concentrazione di specie appenniniche e la varietà di habitat della Marsica e nel 1914 avanzarono il primo piano di tutela: un grande parco esteso dall'ex alveo del Fucino e dalla conca peligna fino a Castel di Sangro, e dal Liri e dalla Valle di Comino alle pendici della Majella. I costi eccessivi fecero fallire l'iniziativa, alla quale seguì però un secondo e più concreto coinvolgimento di associazioni e intellettuali. Il 25 novembre 1921, un anno prima del decreto per il Gran Paradiso, Sipari e la Federazione Pro Montibus avviarono la gestione protetta dei cento ettari fra Val Fondillo e Camosciara presi in affitto dal comune di Opi: il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise esisteva prima di avere una legge.

L'istituzione legislativa e gli ampliamenti del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Nel 1923 l'amministrazione del parco fu ufficialmente istituita e i confini si estesero ad altri comuni, che solo in un secondo momento concessero il proprio territorio all'ente autonomo, costituendo le fondamenta del parco attuale. Nei primi confini ricadevano parte del territorio di Civitella Alfedena e Villetta Barrea (Monte Petroso e Camosciara), di Opi (Forca d'Acero, Val Fondillo, Valle Fredda), di Pescasseroli (La Difesa), di Bisegna (Terratta), di Villavallelonga e Collelongo (Prati d'Angro, Aceretta), di Lecce nei Marsi e Gioia dei Marsi (Cicerana, Passo del Diavolo), di Campoli Appennino e Alvito (Capo d'Acqua, Val Lattara) e di Settefrati. Nel 1925-1926 l'area protetta si espanse ai Monti della Meta fra Alfedena, Picinisco, San Biagio Saracinisco, Vallerotonda e parte del territorio di Pizzone e della valle del Sangro, oggi in provincia di Isernia; nello stesso periodo la commissione amministratrice destinò al taglio una parte della Val Fondillo, e Romualdo Pirotta, che si oppose, si dimise dal consiglio. Nel 1926 furono istituiti il museo e lo zoo del parco a Pescasseroli e realizzati i primi rifugi e la sentieristica: fra i primi obiettivi politici dell'ente vi fu la scelta di favorire presenze turistiche e soggiorni sportivi in un sistema economico compatibile con la tutela, capace di affiancare l'economia pastorale. Nel 1933 il regime fascista soppresse l'ente autonomo, probabilmente per i suoi legami con l'associazionismo cattolico, in particolare con gli scout, e per rafforzare nei parchi la presenza della Milizia forestale, che ottenne la gestione anche del Gran Paradiso e dei nuovi parchi del Circeo e dello Stelvio. Chi conosce il Parco Nazionale del Circeo ritrova in quella stagione la stessa impronta.

Il dopoguerra e l'amministrazione Saltarelli

Nel 1951 il governo ricostituì l'ente autonomo. La nuova direzione recuperò gli obiettivi originari e, oltre a numerose assunzioni di personale di sorveglianza, alla promozione di ricerche scientifiche e all'estensione dei divieti di caccia, favorì la costruzione delle prime infrastrutture per l'accoglienza turistica. Alla fine degli anni Cinquanta sulla politica edilizia si accesero aspre critiche per le speculazioni alberghiere e per le piste da sci e gli impianti di risalita realizzati in diversi comuni. L'amministrazione di Francesco Saltarelli, iniziata nel 1952, tentò di opporsi all'ondata di abusivismo ma venne liquidata; seguirono gli anni dell'espansione urbanistica di Pescasseroli e dell'aggressione del cemento, secondo un disegno che voleva un grande comprensorio turistico-alberghiero da Roccaraso ai comuni della Valle di Comino. Nel 1967 il parco ottenne il Diploma europeo delle aree protette; un lungo commissariamento e difficili battaglie ambientali terminarono nel 1969, quando Franco Tassi fu nominato direttore.

L'amministrazione Tassi e il grande successo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Franco Tassi, nominato nel 1969, si mostrò da subito contrario all'ondata di lottizzazioni che si ripresentava nei comuni più importanti. Nel 1970 istituì la zona di protezione esterna, che ricalca in buona parte i confini del primo grande parco proposto da Sipari e dalla Pro Montibus. Nel 1976 il terzo grande ampliamento, al massiccio del Monte Marsicano, scongiurò un sistema di piste da sci fra Pescasseroli e Bisegna sul modello di Roccaraso. Sono gli anni del grande successo: il ripensamento dei disegni di sviluppo si concretizzò nell'accoglienza selettiva di un turismo ecologista, in contrasto con gli afflussi di massa, e per la prima volta in Italia fu lanciato un modello economico ambientale che trova il suo riferimento in Civitella Alfedena. Il 10 gennaio 1990, con decreto del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, i comuni di Pizzone, Castel San Vincenzo, Rocchetta a Volturno, Filignano e Scapoli concessero parte del proprio territorio ai vincoli del parco, per un totale di 4.000 ettari: nacque il settore Mainarde, quarto grande ampliamento. La popolarità della riserva crebbe fino a farne il riferimento dell'ambientalismo italiano e il focolaio dei nuovi grandi progetti di protezione, in Abruzzo e, attraverso il WWF, in tutto il Paese. Fra il 1990 e il 1999 l'ente collaborò all'istituzione del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e di quello della Majella e alla realizzazione di un sistema capillare di riserve regionali che fanno dell'Abruzzo una delle regioni europee con la più alta percentuale di territorio protetto. Attorno al personale del parco si raccolsero associazioni ambientaliste e partirono le prime ricerche scientifiche capaci di mettere in luce l'importanza del sistema ecologico regionale. Nel 1999 l'ultimo grande ampliamento aggiunse 4.200 ettari nei comuni di Ortona dei Marsi e Bisegna, nella valle del Giovenco.

La crisi finanziaria, la fine dell'amministrazione Tassi e il commissariamento

I grandi risultati non tennero conto dell'amministrazione economica. La crescita del sistema organizzativo e l'ingresso di elementi estranei alla tradizione ambientalista e alla gestione finanziaria, dai vincoli burocratici nazionali e regionali al crescente interesse dei politici locali a partecipare alle decisioni, condizionarono l'operato dell'ente. La tendenza proseguì fino al 2002, quando una serie di vicende politiche e giudiziarie mise fine all'amministrazione Tassi: l'ex direttore, poi risultato innocente, fu denunciato e rimosso dal comitato direttivo, che lo accusava di aver ordinato intercettazioni abusive durante le riunioni. Il debito contratto e un presunto falso in bilancio portarono alla sua liquidazione da parte del presidente dell'ente Fulco Pratesi, in quegli anni presidente del WWF Italia, proprio mentre l'orientamento delle politiche ambientali nazionali e regionali stava cambiando. Il disegno originario, che prevedeva il coordinamento delle riserve istituende attorno al parco, fu messo da parte; invece di intervenire in collaborazione con la riserva indebitata si finanziò una sequenza di parchi speculari autonomi, per anni frammentati e dispersivi, e a ciò si aggiunse la sfiducia delle popolazioni e degli ambientalisti di fronte alle polemiche. Seguì un periodo di incertezza fino alla mozione di sfiducia della Comunità del parco, l'organo consultivo istituito dalla legge quadro n. 394 del 6 dicembre 1991, contro Pratesi, rimosso nel 2005 dalla presidenza dal Ministero dell'ambiente. Dal 2002 al 2008 Aldo Di Benedetto, già vicepresidente di Pro Natura, erede della Pro Montibus et Sylvis, fu direttore facente funzioni, e dall'8 agosto 2007, con il decreto ministeriale di ricostituzione del consiglio direttivo, Giuseppe Rossi fu nominato presidente, ponendo fine al commissariamento.

Le nuove gestioni del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Dal 22 gennaio 2008 al febbraio 2011 il direttore generale è stato Vittorio Ducoli, già direttore del parco regionale dell'Adamello, sostituito prima come facente funzioni e poi, dall'8 novembre 2011, dal pescarese Dario Febbo, già direttore del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il 18 marzo 2014 è stato nominato presidente Antonio Carrara. Con decreto dell'8 ottobre 2019, dopo un periodo di prorogatio, il ministro dell'ambiente Sergio Costa ha nominato presidente Giovanni Cannata, e dal 13 agosto 2019 il direttore generale è Luciano Sammarone, già comandante del reparto Carabinieri biodiversità di Castel di Sangro. Le gestioni più recenti appaiono sempre più orientate alla tutela e al recupero del rapporto con le comunità e le istituzioni locali, e il monitoraggio dell'orso coordinato dal parco, con i censimenti annuali delle femmine con i cuccioli, è oggi il loro biglietto da visita più credibile. Per l'organigramma aggiornato vale il sito ufficiale dell'Ente.

Riserva Naturale La Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Riserva Naturale La Camosciara, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Cultura, gastronomia e artigianato nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Che cosa si mangia nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Per la lontananza dalle direttrici del commercio e per l'assenza di olio e di vite, in un clima di montagna, i prodotti tradizionali sono quelli dell'Appennino centrale: salumi e insaccati, primi piatti poveri a base di legumi e paste molli, con ortaggi coltivabili anche in quota come il fagiolo di Scanno o la cicerchia, e le carni di pecora e di castrato che la transumanza ha reso il piatto identitario, dagli arrosticini alla pecora alla cottora. Nella Valle di Comino alcuni prodotti sono tutelati da presidi Slow Food e da decreti ministeriali: il pecorino di Picinisco, il tartufo di Campoli Appennino, che ha una sagra e un mercato in autunno, e il miele biologico, come in altri comuni del parco. Dolci e liquori sono promossi da piccole aziende locali, specialmente ad Alvito (i torroni di pasta reale), a Scanno (i mostaccioli e il pan dell'orso, un dolce di mandorle e miele coperto di cioccolato) e a Pescasseroli (il vino rosso fragolino, la ratafià di amarene e la centerba). Il consiglio è di comprare il pecorino di Picinisco direttamente dai produttori, di stagionatura lunga, e di non cercare il pesce di lago: le trote dei ristoranti vengono quasi sempre da allevamento.

Artigianato e tradizioni

A Scanno si produce ancora il merletto al tombolo, e il paese vanta una ricca tradizione orafa con la presentosa, il gioiello a stella delle donne abruzzesi. La lavorazione della pietra e del legno sopravvive sporadicamente in tutto il territorio; a Scapoli, nel Molise, si costruiscono le zampogne, con un museo e un festival internazionale, e in alcuni comuni si confezionano ancora i costumi usati nelle feste tradizionali come Ju Catenacce di Scanno, il 14 agosto. Il costume scannese, con la gonna nera a pieghe e il copricapo a turbante, è quello ritratto da Cartier-Bresson e da Giacomelli, e alcune anziane lo indossano ancora ogni giorno.

Chiesa di Sant'Andrea Apostolo, Campoli Appennino (FR)
Chiesa di Sant'Andrea Apostolo, Campoli Appennino (FR)

Come si visita davvero il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Sport, sci e attività nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si praticano l'escursionismo, il trekking guidato, il trekking a cavallo, il cicloturismo su strada e in mountain bike, la canoa e il birdwatching, lo sci di fondo sugli anelli di Pescasseroli, Opi e Passo Godi e lo sci alpino negli impianti di Pescasseroli sul Monte delle Vitelle, di Opi e di Scanno. Sul piano turistico contano anche il campeggio e la balneazione nei laghi di Barrea, di Scanno e di Villalago. I sentieri ufficiali sono contrassegnati da una lettera e un numero, con la lettera che identifica il settore (G per la Camosciara, F per Val Fondillo, I per Civitella, L per i Monti della Meta): la carta del parco si compra nei Centri Visita ed è indispensabile, perché la copertura telefonica nelle valli laterali è nulla.

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise con i bambini

Con i bambini piccoli le tre cose che funzionano sono il Centro Visita di Pescasseroli, con il museo, il parco faunistico dove si vedono orsi, lupi, cervi e camosci, e il giardino appenninico; l'area faunistica del lupo di Civitella Alfedena, gratuita, dove il branco si osserva dal belvedere; e la Camosciara con il trenino e la cascata delle Ninfe, che dal piazzale è a trecento metri. In Val Fondillo il sentiero della Tornareccia è percorribile con il passeggino. La Val di Rose va bene sopra i dieci anni. Chi preferisce una giornata privata su misura, con autista e guida, trova su TourLeaderPro le esperienze per piccoli gruppi in partenza da Roma. Sul versante laziale l'area faunistica dell'orso di Campoli Appennino e il lago di Posta Fibreno chiudono una giornata perfetta per una famiglia che parte da Roma.

Area Faunistica dell'orso bruno marsicano, Campoli Appennino
Area Faunistica dell'orso bruno marsicano, Campoli Appennino

Accessibilità, costi e come si risparmia

Il parco faunistico di Pescasseroli ha un percorso senza barriere segnalato dalla Regione Abruzzo, il sentiero G1 della Camosciara è pianeggiante e con il trenino è accessibile anche a chi non cammina, la Tornareccia in Val Fondillo è adatta a carrozzine e passeggini. I borghi, invece, sono fatti di scale. Quanto ai costi, il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è una delle mete più economiche dell'Italia protetta: il territorio è gratuito, si pagano soltanto il Centro Visita di Pescasseroli (tariffe sul sito dell'Ente), i parcheggi delle valli, il trenino della Camosciara e le escursioni guidate obbligatorie d'estate sui tre sentieri regolamentati. Si risparmia dormendo a Villetta Barrea o nei paesi della Valle di Comino invece che a Pescasseroli, andando fuori stagione e portandosi il pranzo al sacco nelle valli, dove non ci sono bar.

Che cosa c'è intorno al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

A chi ha un giorno in più suggerisco tre direzioni. Verso il Lazio, la Valle di Comino con Atina, San Donato Val di Comino, il lago di Posta Fibreno e, più in basso, l'abbazia di Montecassino. Verso nord, la Marsica con la Riserva delle Montagne della Duchessa e, oltre, i Monti Simbruini, sulla strada del ritorno a Roma. Verso est, Scanno, le gole del Sagittario e Sulmona. Per la pianificazione in inglese di un viaggio naturalistico in Italia, con l'orso marsicano fra i protagonisti, rimando alla guida di ItalyPlanner sulla fauna italiana.

Chi è passato da Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Il primo nome è Benedetto Croce, nato a Pescasseroli il 25 febbraio 1866 e tornato nell'agosto del 1910 per il discorso dal balcone di Palazzo Sipari; il secondo è suo cugino Erminio Sipari, deputato, fondatore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e primo presidente dell'ente, al quale dal 2018 è dedicato il Sentiero Sipari. Vittorio Emanuele II non è documentato in persona sull'alto Sangro, ma nel 1873 istituì con proprio atto la riserva reale di caccia da cui tutto è cominciato. Sono passati di qui, fra il 1914 e il 1926, i fondatori dell'ambientalismo scientifico italiano: il botanico Pietro Romualdo Pirotta, direttore dell'Orto botanico di Roma, che si dimise per il taglio della Val Fondillo; lo zoologo Alessandro Ghigi; lo scrittore Luigi Parpagliolo. Nel secondo Novecento il parco è stato la palestra di Franco Tassi, direttore dal 1969 al 2002, di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia e presidente dell'ente fino al 2005, e di Luigi Boitani, lo zoologo che qui ha condotto negli anni Settanta i primi studi radiotelemetrici sul lupo in Italia, cambiando l'immagine dell'animale da nemico a specie protetta.

Su Scanno, comune del parco, sono passati i grandi della fotografia del Novecento: Hilde Lotz-Bauer negli anni Trenta, Henri Cartier-Bresson nel dopoguerra, Mario Giacomelli, la cui immagine del bambino di Scanno è entrata nel 1964 nella collezione del MoMA, e poi Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna e Mario Cresci. A Pescasseroli hanno girato registi come Ettore Scola e Riccardo Milani, secondo quanto riportano le cronache locali. E poi ci sono i passaggi che nessuno registra: i pastori della transumanza che ogni settembre scendevano da queste valli verso il Tavoliere lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, 211 chilometri, per secoli, fino a metà Novecento. Il parco è loro prima che di chiunque altro.

Domande veloci su Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Quanto costa entrare nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Niente: il territorio è ad accesso libero. Si pagano il Centro Visita di Pescasseroli, i parcheggi della Camosciara e della Val Fondillo, il trenino della Camosciara e, d'estate, le escursioni guidate obbligatorie sui tre sentieri regolamentati.

Quanto dista il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise da Roma?

Circa 170 chilometri fino a Pescasseroli per l'A24-A25 e la statale 83, due ore e mezza abbondanti; 133 chilometri fino all'ingresso di Ortona dei Marsi, il più vicino ma il meno servito.

Si arriva nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise senza auto?

Sì: treno regionale Roma Tiburtina-Avezzano e autobus TUA da piazza Kennedy per Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena e Barrea. D'estate esiste un collegamento diretto dall'alto Sangro a Roma, da verificare ogni anno.

Quanto tempo serve per visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Tre giorni per le tre valli principali e i borghi; un fine settimana lungo è il minimo sensato. In un giorno da Roma si vede soltanto la Camosciara o la Val Fondillo.

Dove si vedono gli orsi nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

In sicurezza nel parco faunistico di Pescasseroli e nell'area faunistica di Campoli Appennino. In libertà, con fortuna e binocolo, nelle radure alte al tramonto fra maggio e giugno, meglio con una guida del parco, oppure nella valle del Giovenco.

Quanti orsi marsicani ci sono?

L'ultima stima formale, del 2014, indica fra 45 e 69 individui nel parco e nell'area contigua; nel 2025 sono state censite sette femmine con almeno sedici cuccioli, il dato più alto della serie storica.

La Val di Rose si può fare liberamente?

Da metà settembre a fine luglio sì. Fra fine luglio e metà settembre il sentiero I1 si percorre solo in escursione guidata a pagamento, prenotata presso l'Ente. Lo stesso vale per il Monte Amaro di Opi (F1) e per il Monte Meta (L1).

La Camosciara è adatta ai bambini e alle sedie a rotelle?

Sì: il sentiero G1 dal parcheggio al piazzale è pianeggiante e c'è il trenino a pagamento; dal piazzale la cascata delle Ninfe è a trecento metri. In Val Fondillo la Tornareccia è percorribile con passeggino e carrozzina.

Si possono portare i cani nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Alla Camosciara al guinzaglio, in Val Fondillo con accesso libero all'intera valle; sui sentieri alti conviene evitarli per i camosci e per i lupi. Nei Centri Visita e nelle aree faunistiche di norma non entrano.

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è gratis la prima domenica del mese?

Il territorio è sempre gratuito; per il Museo naturalistico di Pescasseroli non esiste una gratuità mensile analoga a quella dei musei statali, e le tariffe vanno lette sul sito dell'Ente.

Dove si parcheggia nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Nei parcheggi a pagamento all'ingresso della Camosciara e della Val Fondillo, con tariffe giornaliere; a Civitella Alfedena e Opi nei parcheggi sotto i paesi; a Pescasseroli lungo il viale del Centro Visita.

Quando conviene andare nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Da metà settembre a metà ottobre per il bramito del cervo, i colori e i camosci; maggio e giugno per fiori e orsi; luglio e agosto solo partendo all'alba e scegliendo le valli meno note.

Si scia nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Sì, a Pescasseroli sul Monte delle Vitelle, con seggiovie e sciovie fino a 1.966 metri, oltre agli impianti minori di Opi e di Scanno e agli anelli di fondo di Passo Godi e Pescasseroli.

Qual è la differenza fra il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e la Camosciara?

La Camosciara è una riserva integrale dentro il parco, l'anfiteatro di dolomia fra Villetta Barrea e Civitella Alfedena dove il camoscio si è salvato: è il pezzo più visitato del parco, non un'area protetta a sé.

Dove si fa il bagno nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Nel lago di Barrea, con spiagge a Villetta Barrea e Barrea e canoe a noleggio, e nel lago di Scanno; i fiumi sono freddi e, nelle riserve integrali, non balneabili.

Che cosa vedere se piove?

Il Museo naturalistico di Pescasseroli, Palazzo Sipari, il Museo del Lupo Appenninico di Civitella Alfedena, il Museo del Camoscio di Opi e, verso il Molise, l'abbazia di San Vincenzo al Volturno con la cripta di Epifanio.

Serve una guida per visitare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Per le valli di fondo no; per i sentieri alti d'estate è obbligatoria sui tre percorsi regolamentati, e per vedere l'orso libero è l'unico modo serio. Le guide sono quelle abilitate e incaricate dall'Ente.

Qual è la cima più alta del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Il Monte Petroso, 2.247 metri, seguito dal Monte Meta, 2.242 metri, entrambi sulla catena della Meta fra Abruzzo, Lazio e Molise; il Monte Marsicano, sopra Pescasseroli, supera anch'esso i duemila metri.

Le faggete UNESCO del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si visitano?

Sì, ma senza attrezzature turistiche: Cacciagrande si attraversa in Val Fondillo, Val Cervara sopra Villavallelonga e Coppo del Morto sopra Pescasseroli si raggiungono su sentieri normali, meglio con guida in autunno.

Che cosa si mangia nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?

Pecorino di Picinisco, tartufo di Campoli Appennino, fagioli di Scanno, arrosticini e pecora, miele di montagna; a Scanno mostaccioli e pan dell'orso, a Pescasseroli ratafià e centerba.

Dopo trent'anni di gruppi portati sull'alto Sangro la mia conclusione è questa: il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise non premia chi lo attraversa, premia chi ci resta. Dormite a Civitella o a Villetta, alzatevi prima del sole, salite in Val di Rose a fine settembre e lasciate l'orso alla fortuna. Se lo vedete, avrete una storia da raccontare per il resto della vita; se non lo vedete, avrete comunque visto la montagna italiana più vera che esista.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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