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Scanno (AQ)

In breve. Scanno (AQ) è un borgo di montagna dell'alta valle del Sagittario, in provincia dell'Aquila, a 1050 metri di quota fra i monti Marsicani: il municipio è in piazza Santa Maria della Valle, nel centro storico, e tutto il paese si percorre a piedi.

Scanno (AQ) è un borgo di montagna dell'alta valle del Sagittario, in provincia dell'Aquila, a 1050 metri di quota fra i monti Marsicani: il municipio è in piazza Santa Maria della Valle, nel centro storico, e tutto il paese si percorre a piedi. Da Roma si arriva in poco più di due ore e in circa centosessanta chilometri: A24/A25 fino all'uscita di Cocullo (in alternativa Pratola Peligna-Sulmona), poi la strada regionale 479 Sannite che risale le Gole del Sagittario passando per Anversa degli Abruzzi e Villalago. Senza automobile si arriva in treno a Sulmona sulla linea Roma-Pescara e si prosegue con l'autobus regionale TUA della linea Sulmona-Anversa-Scanno; gli orari cambiano fra feriali e festivi e fra estate e inverno, quindi conviene controllarli sul sito dell'azienda di trasporto prima di partire. Il borgo non ha biglietto d'ingresso e nemmeno il lago di Scanno, che si trova tre chilometri a monte lungo la stessa 479: si paga solo l'ingresso ai musei e ai servizi delle spiagge attrezzate. I parcheggi sono fuori dalle mura, lungo la circonvallazione e nei piazzali a valle della chiesa della Madonna della Valle; d'estate e nei fine settimana di neve si riempiono entro la mattina, e la segnaletica sulle strisce blu cambia di stagione. Il centro storico è a traffico limitato in gran parte dell'anno. Per gli orari dei musei comunali e delle chiese, che seguono calendari stagionali e la disponibilità dei volontari, l'informazione affidabile è quella del Comune di Scanno e dell'ufficio informazioni in paese.

Scanno appartiene alla zona di protezione esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ed è questa la chiave per capire il posto: un borgo di pastori chiuso fra pareti calcaree, che il turismo ha scoperto tardi e attraverso la fotografia.

Scanno (AQ)
Scanno (AQ)

Perche Scanno (AQ) non somiglia agli altri borghi d'Abruzzo

La differenza si vede in mezz'ora di cammino. Scanno non ha un castello. Ha torri di guardia e una cinta muraria mai davvero fortificata, perché la difesa gliela facevano le montagne: la valle si stringe a imbuto e chi saliva da valle era visto molto prima di arrivare. Durante le invasioni barbariche il paese rimase illeso; con i Saraceni andò diversamente, e il saccheggio resta nella memoria locale.

La seconda differenza è economica. Qui non ci fu un signore che costruisse una rocca e una corte: ci fu la transumanza. Le greggi svernavano in Puglia e tornavano d'estate sui pascoli dei Marsicani, e la ricchezza della lana pagò i portali di pietra, le logge, i palazzi gentilizi e le botteghe orafe. Scanno è un borgo pastorale che si è comprato l'architettura civile di una piccola città. Chi arriva aspettandosi il solito paese medievale arroccato attorno a un castello resta spiazzato, e fa bene.

La terza differenza è il costume femminile, che a Scanno non è un travestimento da sagra: fino agli anni Sessanta era l'abito quotidiano di gran parte delle donne, e qualche anziana lo indossa ancora. È l'unica ragione per cui, in un paese di poco più di millecinquecento abitanti, sono passati i più grandi fotografi del Novecento.

Il Touring Club Italiano assegna a Scanno la Bandiera Arancione, il marchio di qualità turistico-ambientale che il Touring riserva ai piccoli comuni dell'entroterra con patrimonio di pregio e accoglienza organizzata. Il riconoscimento non è un premio di bellezza: si perde se i servizi peggiorano, e va rinnovato.

Il lago di Scanno (AQ): come si e formato e come si guarda

Il lago è a 922 metri di quota, tre chilometri sopra il paese, ed è il più grande lago naturale d'Abruzzo. La sua superficie è di circa un chilometro quadrato e la profondità massima oscilla fra i trenta e i trentadue metri secondo il livello dell'invaso. Attenzione a un dettaglio che quasi nessuna guida dice: il lago non è tutto di Scanno. Circa tre quarti dello specchio d'acqua ricadono nel comune di Villalago e solo un quarto in quello di Scanno, e la ripartizione è stata definita formalmente in tempi recenti.

La frana del monte Rava e la datazione contesa

Il lago è di sbarramento: una frana enorme si staccò dal sovrastante monte Rava e ostruì il corso del torrente Tasso, che da allora riempie la conca. La causa fu attribuita per secoli al terremoto del 217 avanti Cristo, quello che Tito Livio registra fra i prodigi della seconda guerra punica; è una tradizione erudita affascinante e infondata. Gli studi geologici più recenti collocano il distacco in una forbice molto più antica, fra circa dodicimilaottocento e tremila anni fa, alla fine dell'ultima glaciazione o già nel postglaciale. Il dato archeologicamente interessante è che il paesaggio che si fotografa oggi è, in scala geologica, giovanissimo.

L'idrologia è altrettanto istruttiva. L'unico immissario è il Tasso, con una portata media dell'ordine di trecentocinquanta litri al secondo. Emissari superficiali stabili non ce ne sono: l'acqua se ne va per vie carsiche, sottoterra, e riemerge a valle alimentando il fiume Sagittario e le sue gole. Il colore verde-azzurro nasce dalla combinazione fra alghe e microalghe, chimica calcarea delle rocce dell'invaso e riflesso dei boschi intorno. Negli anni recenti il livello si è abbassato in modo vistoso nelle stagioni con poca neve, e chi arriva a fine estate trova la riva molto più larga delle cartoline.

Il sentiero del cuore, e la verita sulla forma a cuore

Il lago sembra un cuore solo dall'alto e solo da certi punti. Il più noto è il sentiero che sale sul versante sopra la riva, ribattezzato appunto sentiero del cuore, che porta a un belvedere da cui il colpo d'occhio è quello di un enorme cuore chiuso fra i boschi. La salita è breve ma ripida, su fondo sassoso: scarpe da trekking, non sandali. Il secondo punto di vista, che quasi nessuno usa, è la strada regionale 479 stessa nei tornanti sopra il lago, dove qualche slargo consente di fermarsi in sicurezza.

Opinione netta: la fotografia a cuore è la meno interessante che si possa portare via da qui. Sale gente in fila indiana per rifare lo stesso scatto già visto diecimila volte, mentre la riva del Tasso e la chiesa dell'Annunziata a pelo d'acqua restano vuote. Fate il cuore in cinque minuti, poi andate dove non c'è nessuno.

Il lago d'estate: balneazione, sport e affollamento

D'estate il lago è balneabile e le sue acque e le sue spiagge hanno ricevuto la Bandiera Blu. Si nuota, si va in pedalò e in canoa, si pesca con licenza. Fra i pesci ci sono trote, tinche, anguille, scardole, persici reali, coregoni, lucci, pesci gatto e carpe; fra gli uccelli, germani reali e folaghe. L'acqua resta fredda anche a luglio: è un lago di montagna alimentato da un torrente, non una piscina.

Il momento peggiore per venire è il pomeriggio di un sabato di agosto. Il migliore è la mattina presto di un giorno feriale di settembre, quando l'acqua è ferma, il parcheggio è vuoto e la luce radente disegna i boschi sull'altra sponda.

Il re di Battifolo e il mago Pietro Bailardo

La leggenda locale sulla nascita del lago mette in scena un mitico re di Battifolo in lotta contro l'Imperatore di Roma, o in altre versioni contro il mago Pietro Baialardo. La sostanza narrativa è la stessa in tutte le varianti: un patto, un'acqua che sale, un paese sommerso. Le leggende di paesi inghiottiti dai laghi sono un motivo diffuso in tutto l'Appennino, e qui ha attecchito su un fatto geologico vero, la frana. Il folklore aveva capito prima dei geologi che quel lago non c'era sempre stato.

Lago di Scanno (AQ) visto dal sentiero del cuore
Lago di Scanno (AQ) visto dal sentiero del cuore

Il centro storico di Scanno (AQ), quartiere per quartiere

Il centro storico è il vero museo del paese, e va letto come una stratigrafia: si è formato per aggregazione successiva di nuclei che sono scesi via via più in basso.

Betifulo, poi quartiere Sant'Angelo

La parte più antica del borgo è il Betifulo, poi ribattezzato quartiere Sant'Angelo dal nome della chiesa. Il toponimo rimanda al pagus Betifulus, insediamento peligno di cui parlano le fonti antiche e la cui fortificazione doveva sorgere sulle pendici meridionali del colle di Sant'Egidio. Una lapide rinvenuta in località Acque Vive ricorda un decurione di Betifulo: prova che si trattava di un centro con istituzioni proprie, non di un gruppo di capanne.

Scamnum e la fusione del 1447

Fra il XII e il XIII secolo gli abitanti si trasferirono in località Scamnum, che corrisponde all'attuale altura della chiesa di Sant'Eustachio. I due nuclei si fusero intorno al 1447, scendendo sempre più in basso, in contrada Madonna della Valle, dove oggi c'è la parrocchia e chiesa principale del paese. È il momento in cui Scanno smette di essere due villaggi e diventa un paese.

Terravecchia, o rione San Michele

Il rione Terravecchia, detto anche San Michele, conserva il tessuto più stretto: case addossate le une alle altre, vicoli che si infilano sotto gli archi, scalinate. Il sistema viario qui è molto più intricato che altrove, in particolare fra via Arco Santa Croce, via Simone e via Ciorla. Chi vuole capire com'era il paese prima dell'Ottocento deve perdersi in queste tre strade, non in piazza.

L'espansione del Cinquecento e la ciambella

Nel Cinquecento il paese si espande verso sud-ovest, e lo si legge nello stile architettonico: case e palazzi gentilizi larghi, con portali e logge, molto diversi dagli edifici compressi di Terravecchia. L'asse viario che divideva in due l'abitato è ancora perfettamente leggibile dalla chiesa di Santa Maria della Valle alla fontana Sarracco e a piazza San Rocco, l'antica piazza del paese, da dove la strada proseguiva verso le montagne. Il percorso chiamato in dialetto la ciambella torna poi alla piazza principale attraverso via Silla e via de Angelis. Fate la ciambella almeno una volta in senso orario e una in senso antiorario: cambia tutto, perché cambiano le facciate che avete davanti.

Le mura, gli archi e la torre speculativa

Le mura di cinta erano già inglobate nelle case quando furono demolite nel 1909, per aprire la strada Scanno-Barrea; con esse caddero il campanile della chiesa di San Rocco, cioè la torre medievale che precedeva quello attuale, e alcuni palazzi. Oggi la cinta muraria medievale è completamente sostituita dalle abitazioni private, che però ne mantengono l'andamento: se seguite la linea delle case sul bordo esterno del centro storico, state camminando lungo le mura.

Restano gli archi, e sono cinque: l'arco di Sant'Eustachio, l'arco di Case Roncone, l'arco della Croce o Porta Croce, l'arco della Nocella (databile forse fra XV e XVIII secolo) e l'arco della Zazzarotta, del XVIII secolo. Presso la porta di Sant'Eustachio, nella piazza dell'omonima chiesa, c'è una torre detta speculativa, chiamata così probabilmente per la somiglianza con un'altra torre nei pressi della chiesa della Madonna di Costantinopoli.

Le cemmause, la firma architettonica di Scanno (AQ)

Le cemmause sono la cosa più scannese che ci sia, e nessun cartello ve le spiegherà. Sono scale esterne di accesso alle abitazioni, che terminano in un ballatoio o pianerottolo; gli scalini, localmente detti le schèle, sono di pietra. Un arco sostiene la scalinata; sopra, una tettoia poggia su travi lignee su cui corrono assi di legno, dette scànzule, generalmente di faggio, e poi le tegole, dette pinci.

La funzione era pratica: il piano terra serviva da stalla o magazzino, l'abitazione era sopra, e la scala esterna teneva separate le due vite. Il risultato estetico, involontario, è il gioco di ombre che ha fatto impazzire i fotografi per settant'anni. Se dovete guardare una sola cosa in dettaglio a Scanno, guardate come è fatta la copertura di una cemmausa.

Scanno (AQ) borgo presepe
Scanno (AQ) borgo presepe

Le chiese di Scanno (AQ), una per una

Per un paese di queste dimensioni il numero di chiese è sproporzionato, ed è la spia di una società di confraternite, di famiglie che facevano a gara a dotare la propria cappella e di una devozione pastorale che moltiplicava i patroni.

Chiesa di Santa Maria della Valle

Detta anche della Madonna Assunta, è la parrocchiale e la chiesa principale del paese. Si articola su tre navate ed è sostenuta da due pilastri con cuspidi, posti a rinforzo della struttura dopo il terremoto del 1915. L'esterno, in pietra locale, è di stile romanico abruzzese; la facciata a coronamento orizzontale presenta tre portali, sormontati da altrettanti rosoni, di cui il centrale è il più grande.

All'interno, sulle prime colonne dopo l'ingresso, si osservano tracce di affreschi medievali: sono l'indizio che l'edificio è molto più antico dell'aspetto attuale. Nel presbiterio, oltre a un altare policromo, c'è un coro ligneo. I confessionali e il pulpito, anch'essi in legno, sono opera dell'artista Ferdinando Mosca di Pescocostanzo, nome di primo piano dell'intaglio abruzzese fra Sei e Settecento: Pescocostanzo era allora una capitale artigiana e le sue maestranze lavoravano in tutto l'Abruzzo interno.

La cappella a destra dell'entrata è intitolata a San Costanzo e ne conserva una reliquia, giunta a Scanno intorno al Settecento. Vale la pena spiegare come funzionava quel commercio devozionale: a Roma si aprivano le catacombe e i corpi dei martiri ignoti che ne uscivano venivano battezzati con i nomi delle virtù e distribuiti alle chiese di provincia. Molte reliquie dei paesi appenninici hanno questa origine, e saperlo non toglie nulla alla devozione: aggiunge un capitolo di storia della Chiesa moderna.

Chiesa di Sant'Eustachio

È la chiesa patronale, sull'altura che corrisponde all'antica Scamnum. Al suo interno sono conservate varie statue: Sant'Agata, Sant'Apollonia, la Fede e la Speranza, Santa Lucia, Santa Barbara e naturalmente il titolare Sant'Eustachio. Il santo, cacciatore convertito dalla visione del cervo con la croce fra le corna, è una scelta patronale che dice molto di un paese di montagna e di boschi.

Chiesa di San Rocco

Dedicata anche alla Madonna del Carmine, reca su un muro esterno un affresco che raffigura San Cristoforo. L'accostamento non è casuale: Rocco protegge dalla peste, Cristoforo protegge chi viaggia, e per secoli le due paure andarono insieme lungo le strade della transumanza. Il campanile medievale della chiesa fu demolito nel 1909 con le mura.

Chiesa della Madonna di Costantinopoli

Adiacente a piazza San Rocco, custodisce sopra l'altare maggiore quella che è probabilmente l'opera d'arte più pregevole di Scanno: un affresco con una Madonna con il Bambino seduta sul trono, su un fondo che imita fiori in oro, di gusto vicino all'arte senese del XV secolo. La committenza è attribuita per via documentaria a un certo De Ciollis, intorno al 1418: attribuzione tradizionale, non certezza assoluta. Ed è esattamente il pezzo che i visitatori saltano, perché la chiesa è piccola e non ha una facciata che fermi il passo.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova

In passato affiancata da un convento, ha interni di barocco sontuoso, costellati di stucchi dorati e di tele di buona qualità, e un organo particolare. Il contrasto con l'austerità della pietra esterna è tipico dell'Abruzzo interno: fuori la montagna, dentro Napoli. Il terremoto dell'Aquila del 2009 le provocò lievi danni.

Chiesa di Sant'Antonio abate

Si trova in Strada Ciorla. Una targa sulla facciata la fa risalire al 1569 e ne indica il committente in un certo Ercole Ciorla, ma altri documenti suggeriscono una fondazione anteriore: la targa dice quando fu rifatta, non quando nacque. È la chiesa da cui parte, ogni gennaio, il corteo della festa di Sant'Antonio Abate Barone.

Chiesa di San Giovanni Battista

La storia di questo edificio è un riassunto della storia sociale del paese. Dopo l'epidemia di peste del 1764 fu usata come lazzaretto; poi fu adibita a scuola elementare, a seggio elettorale e a teatro. Oggi accoglie una mostra permanente di statue sacre allestita da Michele Rak.

Chiesa della Madonna delle Grazie

In via De Angelis, ha pianta a croce greca ed è sede dell'omonima confraternita. Anch'essa riportò lievi danni nel terremoto del 2009. La pianta centrale, rara nei paesi di montagna, indica una costruzione pensata a tavolino e non cresciuta per aggiunte.

Chiesa dell'Annunziata, o Madonna del Lago

È la chiesetta in riva al lago, quella che compare in metà delle fotografie di Scanno con l'acqua alle spalle. All'interno ci sono dipinti degli artisti locali Silvio e Arcangelo Centofanti e un altare in pietre dipinte. Andateci al tramonto: la luce arriva radente da ovest e il campanile si stacca sul monte.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Presso il cimitero, è anteriore al 1576. Il titolo micaelico, frequentissimo lungo le vie della transumanza e nei siti d'altura, è uno dei segnali più antichi di frequentazione del luogo.

Chiesetta degli Alpini

In località Collerotondo, vicino agli impianti sciistici, è raggiungibile solo con la seggiovia o per il sentiero parallelo. Si riconosce subito per la struttura a chalet svizzero, con tetto fortemente spiovente: un edificio novecentesco, di devozione militare e montanara, che non c'entra nulla con l'architettura del borgo ed è interessante proprio per questo.

Chiesa di San Liborio

Dista tre chilometri da Scanno sulla SS 479 Sannitica, in direzione Passo Godi e Villetta Barrea. Pur essendo di proprietà privata, la sua festa si celebra ogni 23 luglio. In località San Liborio, il 4 luglio 2011, è stata collocata una statua in bronzo di papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, che di queste montagne fu frequentatore.

Chiesa di San Lorenzo a Jovana

Edificata in località Jovana, si festeggia il 10 agosto. Dell'antica Jovana rimane sostanzialmente solo la chiesetta, restaurata e riaperta al pubblico nel 1952.

Eremo di Sant'Egidio

Sul colle omonimo, fra il paese e il lago, fu edificato nel XVII secolo in forme di romanico rurale. Conserva sopra l'altare, all'interno dell'abside, un affresco di Sant'Egidio realizzato da maestri di scuola napoletana nel 1796. È la passeggiata giusta per chi ha due ore e non vuole prendere l'automobile.

Chiesa di San Tommaso

Completa l'elenco degli edifici sacri del territorio scannese. Come molte chiese minori del borgo, apre in occasione della festa del titolare e in poche altre date: chiedete in paese, non date per scontato di trovarla aperta.

Chiesa di Santa Maria del lago di Scanno (AQ)
Chiesa di Santa Maria del lago di Scanno (AQ)

I palazzi e i portali di Scanno (AQ)

Il patrimonio civile di Scanno è quello che distingue davvero il borgo. Camminate con il naso in su: quasi ogni portale ha una data, uno stemma o un mascherone.

Palazzo di Rienzo e Palazzo Colarossi

Il Palazzo di Rienzo era originariamente sede dell'Università, cioè del Municipio di Scanno, e fu poi abitato dai feudatari a titolo di principi. La famiglia Di Rienzo possedeva la maggior parte delle greggi che svernavano in Puglia, e il suo nome torna ancora oggi nella festa di gennaio.

Il Palazzo Colarossi, in via Silla 32, è chiamato anche la casina o l'altro Palazzo di Rienzo. Ha portoni, finestre, balconi e finestre di mezzanino; il portale ha terminazione rettilinea e bugnato a cuscino, il fastigio delle finestre è spezzato, il coronamento presenta mensole zoomorfe con rimandi a stilemi pescolani, cioè alle maestranze di Pescocostanzo. Un altro loggiato dell'abitato è proprio quello di Casa Colarossi, e le finestre e il portale di Casa Colarossi in via Giuseppe Tanturri 3 hanno gusto tardo-cinquecentesco, con mensole lavorate.

Palazzo De Angelis, Palazzo Mosca, Palazzo Serafini

Il Palazzo De Angelis, in Strada Ciorla 3, ha decorazioni di pregevole fattura attorno al portale, con lo stemma dei De Angelis. Sul lato posteriore, in via Ciorla 13, si apre uno dei loggiati del paese.

Il Palazzo Mosca si riconosce per le decorazioni sotto il cornicione, con puttini e serafini danzanti, mentre la facciata principale è barocca.

Il Palazzo Serafini, nel quartiere della Codacchiola, ha come unico vero pregio lo stemma sopra il portone, con tre angioletti serafini: un caso di casa modesta nobilitata dal solo elemento araldico.

Palazzo Serafini-Ciancarelli, Castellaro, Palazzetto Nardillo

Il Palazzo Serafini-Ciancarelli, in piazza San Giovanni, ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli: due piani in una parte, quattro nel corpo principale, con balconi di rilievo.

Il Castellaro è uno dei palazzi più grandi di Scanno e dà il nome al quartiere in cui si trova. È in stile barocco-romanico, ha una caratteristica pianta a T e conserva timpani settecenteschi.

Il Palazzetto Nardillo, in via Porta Sant'Antonio 18, ha un cornicione pregevole e un portale barocco con sopraluce curvilineo; una finestra presenta un fastigio a motivo di conchiglia. Le feritoie convergenti verso l'ingresso erano un deterrente contro i malintenzionati e oggi sono un motivo d'interesse per chi guarda.

Case Roncone, Casa Tanturri, Casa Antonio Silla

Le Case Roncone hanno una trifora caratteristica e un arco a sottopasso; il loggiato più tipico del paese è il loro, in vico I Strada Silla.

La Casa Tanturri conserva una trifora pregevole all'ultimo piano su via De Angelis, un puttino sulla facciata laterale e finestre a taglio rettilineo con stipite. Il pezzo curioso è il mascherone di via De Angelis, forse apotropaico ma certamente destinato a qualificare un nodo urbano importante, come dimostra la smussatura dell'angolo.

La Casa Antonio Silla, in via Calata Sarracco 5, ha un portale imponente con basamento fatto per reggere il balcone sovrastante; l'arco del portale è a tutto sesto e il sopraluce è sormontato da un mascherone in asse con la chiave.

Portali, logge, bifore e trifore

I portali decorati non appartengono solo ai palazzi nobiliari: ne hanno anche case di comuni cittadini, ed è questo il dato sociale interessante. La ricchezza della lana era diffusa, non concentrata in una sola famiglia.

Logge, bifore e trifore si aprono all'ultimo piano dei palazzi nobiliari e borghesi: servivano come spazio di luce e di passaggio fra interno ed esterno, per stendere, per far asciugare, per lavorare. Altri esempi si trovano in via De Angelis e in via del Castellano, quest'ultimo oggi chiuso.

Fontane, statue e monumenti di Scanno (AQ)

A Scanno ci sono la Fontana Sarracco e la Fontana del Pisciarello, due punti di riferimento nella toponomastica locale ancora prima che monumenti. Dietro la chiesa di Santa Maria della Valle si trova la Statua della donna scannese, inaugurata nel 2006: bronzo di dimensioni poco superiori al vero, raffigura una donna del luogo in abito tradizionale. È il monumento più fotografato del paese dopo il lago, e funziona meglio la sera, quando l'illuminazione radente restituisce il peso dei drappeggi.

Nel palazzo di fronte alla Fontana Sarracco c'è una meridiana, opera del frate francescano Nunzio Farina. In piazza San Rocco, fra la sede dell'associazione culturale locale e la chiesa della Madonna di Costantinopoli, si trovano il Monumento ai caduti delle due guerre mondiali, con l'elenco dei caduti di Scanno, e il Monumento ai caduti di Nassiriya, inaugurato nell'agosto del 2010. Leggete l'elenco dei caduti: in un paese così piccolo, la lunghezza di quella lista spiega da sola lo spopolamento del Novecento.

Statua della Donna di Scanno (AQ)
Statua della Donna di Scanno (AQ)

I musei di Scanno (AQ)

Il Museo della Lana raccoglie arnesi e attrezzi agricoli e dell'intera filiera della lana: tosatura, cardatura, filatura, tessitura. Non aspettatevi un museo scenografico; aspettatevi il contrario, cioè gli oggetti veri con cui si è retta l'economia di questa valle per secoli. Nel museo è conservata anche una lapide romana, la prova materiale che Scanno era già abitata in epoca romana, all'estremità settentrionale del territorio dei Sanniti.

A Frattura c'è un museo simile, il museo delle arti e tradizioni popolari, che raccoglie più o meno lo stesso tipo di utensili e si trova presso la chiesa centrale della frazione; se avete visto a Roma il grande museo delle arti e tradizioni popolari dell'EUR, qui vedete la stessa materia nel luogo in cui è nata, che è una lezione diversa.

Gli orari di entrambi seguono calendari stagionali e la disponibilità delle associazioni che li gestiscono: prima di salire, una telefonata al Comune di Scanno o all'ufficio informazioni evita la porta chiusa.

Le botteghe di Scanno (AQ): oreficeria e tombolo

L'affermazione delle botteghe orafe scannesi si colloca fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, ma la prima notizia documentata di un orafo locale risale al 1718; per il periodo intermedio le notizie sono frammentarie e scarse. Il pezzo simbolo è la presentosa, il gioiello a forma di stella o di cuore con due cuori al centro che si regalava alla promessa sposa: si trova in tutto l'Abruzzo, ma qui è ancora oggetto di produzione corrente e non souvenir.

L'altra arte è il tombolo, il merletto lavorato su cuscino con i fuselli, tramandato di generazione in generazione. Se avete la fortuna di trovare una signora che lavora sull'uscio, fermatevi: la velocità delle mani su venti o trenta fuselli è uno spettacolo che nessuna vetrina restituisce. Comprate in bottega, non nei banchi di passaggio, e chiedete sempre se il pezzo è fatto a Scanno.

Il costume delle donne di Scanno (AQ)

Il costume scannese è l'oggetto che ha reso famoso il paese. La gonna, di panno pesante verde scuro, può arrivare a pesare parecchi chili ed è protetta in basso da una striscia di lana rossa detta pedéra; il corpetto, ju cummudene, ha forma appuntita e bottoni d'oro o d'osso, con orlature di seta; il grembiule, la mandera, è di broccato nelle occasioni di festa. Il copricapo è il pezzo più complesso e più discusso: ju cappellitte si compone di velo, federa e fasce, ed è quello che ai visitatori evoca un turbante orientale.

Qui serve prudenza. La tesi di un'origine orientale del copricapo, legata alle incursioni saracene o ottomane, è una tradizione locale ripetuta per generazioni ma non documentata; gli studi la ridimensionano e indicano piuttosto uno sviluppo autonomo dell'abito in un paese isolato, con elementi che rimandano alla moda del Regno delle Due Sicilie di età spagnola. In pagina vale la regola dell'onestà: si racconta la tradizione come tradizione, non come fatto accertato.

Un dettaglio che quasi nessuno spiega: i colori dei lacci non erano decorativi ma un codice. Rossi per Sant'Eustachio, azzurri per la Madonna delle Grazie, marrone per la Madonna del Carmelo, neri per il lutto, bianchi per le nozze. Una donna vestita comunicava, senza parlare, la propria condizione e la propria devozione a chiunque la incrociasse per strada.

Costumi tipici delle donne di Scanno (AQ)
Costumi tipici delle donne di Scanno (AQ)

Intorno al borgo: montagne, frazioni e sentieri di Scanno (AQ)

Monte Rotondo, o Collerotondo

Ospita due rifugi e la chiesetta degli Alpini. In estate vi si tiene il Concerto aperitivo nel bosco. Negli anni Duemila è stata inaugurata l'Oasi faunistica dei Cervi, presso il bacino artificiale che serve all'innevamento programmato delle piste vicine, con tre esemplari immessi all'origine. È la meta giusta per una mattinata con bambini piccoli: si sale con la seggiovia, si cammina poco e si vede qualcosa.

Passo Godi

Il valico è a 1630 metri sul livello del mare, sulla strada che porta verso Villetta Barrea. Ci sono impianti di discesa, una pista di sci di fondo lunga dieci chilometri e la dorsale dello Scalone, terreno di alpinisti. Nei pressi si trovano un faggio monumentale e lo stazzo di Ze messe, storpiato in Ziomas o Zio Mas nelle carte dei cartografi militari.

Sull'origine del nome vale la pena essere precisi, perché è un piccolo caso di scuola. L'ipotesi popolare lo fa derivare da Zio Mas, diminutivo di Massimo o Tommaso, ma nessun documento la sostiene e la zona è disabitata da tempo immemorabile: non risulta alcun Zio Mas. L'ipotesi più solida è che Ze Messe venga dal dialetto locale zu messe, con zu articolo e messe nel senso di massi, dato che la zona è disseminata di blocchi rocciosi. Quando una etimologia popolare e una etimologia linguistica confliggono, di solito ha ragione la seconda.

Le Prata

Si raggiunge dalla strada statale 479 Sannite, arrivando alla casa cantoniera posta fra il paese e Passo Godi e proseguendo poi a piedi per sei chilometri di sentiero. La località è nel tratto iniziale del fiume Tasso. Da qui si diramano a pettine vari sentieri, di difficoltà diversa, che partono dal monte Marsicano e arrivano alla Sella della Terratta: è terreno da escursionisti allenati, con dislivelli seri e nessun servizio lungo il percorso.

Torre di Jovana

Si raggiunge da un sentiero che parte dalla stessa casa cantoniera, prosegue per il Vallone delle Masserie e arriva nella conca dove sorge la località. Questo pagus era abitato almeno dagli inizi del XV secolo; oggi restano la chiesa di San Lorenzo, i ruderi di una torre e qualche brandello di abitazione rurale. La zona è destinata ad allevamento, agricoltura e agriturismo, e si rianima fra il 7 e il 10 agosto per la festa di San Lorenzo. Andarci il 10 agosto è l'esperienza più autentica che Scanno offra in tutta l'estate, e nessun depliant la pubblicizza.

Torre di Jovana - Scanno (AQ)
Torre di Jovana - Scanno (AQ)

Frattura Vecchia e Frattura Nuova

Frattura Vecchia fu distrutta dal terremoto della Marsica del 1915, quello di Avezzano, ed è stata solo parzialmente restaurata: quello che resta è un borgo medievale a rudere, su uno sperone roccioso affacciato sulla valle. Il nuovo borgo di Frattura è stato ricostruito su un altro sperone, poco più a sud, attorno alla nuova chiesa di San Nicola. Il confronto fra i due abitati, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro, è la lezione più efficace sul rapporto fra sismicità e insediamento in Appennino centrale.

Il lago Pantaniello, il monte Greco e le Gole del Sagittario

Nei dintorni ci sono gli altopiani del monte Greco e il lago Pantaniello, minuscolo bacino d'alta quota, e naturalmente la riserva naturale e oasi WWF delle Gole del Sagittario, che si attraversa salendo da Anversa degli Abruzzi. Chi vuole allargare il giro trova poco più a sud Pescasseroli, capitale del Parco, e la Camosciara.

Fauna: l'orso bruno marsicano e i suoi vicini

La vicinanza al Parco fa sì che il territorio scannese goda di una fauna che altrove in Italia semplicemente non esiste più. L'orso bruno marsicano, sottospecie endemica dell'Appennino centrale ridotta a poche decine di individui, sconfina con una certa frequenza nella zona, e la cosa finisce regolarmente sui giornali. Ci sono anche il lupo appenninico, il cervo, il camoscio d'Abruzzo sulle quote alte.

Regola di comportamento, e non è un consiglio facoltativo: non si insegue un orso per fotografarlo, non si lascia cibo nei bidoni aperti, non si esce dai sentieri all'alba e al tramonto sperando nell'incontro. Un orso confidente è un orso condannato. Se volete vedere fauna sul serio, prenotate un'uscita con una guida del Parco.

Cosa si mangia a Scanno (AQ)

La cucina scannese è pastorale, e va presa per quello che è: grassa, essenziale, fatta per chi lavorava fuori dieci ore al giorno. Il capitolo dei formaggi è quello serio: nella zona si sono prodotti pecorini e caciotte di grande qualità, e Scanno è legata alla memoria di Gregorio Rotolo, pastore e casaro sperimentatore di Villetta Barrea e della valle, noto ben oltre l'Abruzzo per i suoi formaggi e per il prosciutto di pecora. È scomparso da alcuni anni: chiedete in paese chi porta avanti quella scuola, perché i nomi cambiano e le insegne pure.

Poi ci sono i mostaccioli, le sagne con i fagioli o con la ricotta, gli angioletti e i diavoletti, cioè salami dolci e piccanti, le salamelle di tratturo, i cosiddetti coglioni di mulo e il pan dell'orso, una focaccia di frutta secca ricoperta di cioccolato che si trova nelle pasticcerie del paese. Aggiungete gli arrosticini, che qui sono di pecora e non di agnello, e il vino della zona di Sulmona.

Opinione da professionista: il pan dell'orso è ottimo ma è diventato il souvenir gastronomico standard e lo trovate ovunque; le sagne con i fagioli sono il piatto che vi ricorderete, e le mangiate in una trattoria qualunque a metà settimana.

Le feste e le tradizioni di Scanno (AQ)

Ju Catenacce, il 14 agosto

È la festa più nota del paese. Ogni 14 agosto una rievocazione storica ricrea un corteo nuziale in costume tradizionale scannese. La coppia che si sposa davvero è una sola; tutti gli altri che partecipano al corteo sono parenti che sfilano rigorosamente in coppia, un uomo e una donna. Il nome significa il chiavistello, perché il corteo visto dall'alto ne ricorda la forma. La festa si conclude in piazza della Madonna della Valle, dopo il matrimonio e una lunga sfilata nelle vie del paese; alla fine i partecipanti ballano la quadriglia mentre gli organizzatori offrono agli spettatori i dolci di Scanno.

La documentazione della tradizione è antica: le usanze nuziali scannesi compaiono già in un poemetto in dialetto di Romualdo Parente del 1765, e furono poi studiate dai folkloristi Antonio De Nino e Giovanni Pansa. È il motivo per cui Ju Catenacce non è una invenzione turistica del Novecento, come accade altrove, ma la messa in scena di un rito documentato da due secoli e mezzo.

La festa di Sant'Eustachio, a settembre

Il patrono si celebra a settembre. È la festa dei residenti più che dei turisti, e infatti è la più bella da vedere: le donne che possiedono il costume lo indossano con i lacci rossi, quelli del santo.

I Riti della Passione, a Pasqua

A Pasqua si svolgono la processione degli Incappucciati e quella, più raccolta, del Cristo morto, che percorre le vie del borgo al suono del Miserere. Chi conosce solo le processioni delle grandi città resta colpito dal silenzio: qui il paese si spegne davvero, e il canto arriva prima della luce delle torce.

La Processione delle Travi, a giugno

A giugno Scanno festeggia Sant'Antonio da Padova con una sfilata di grossi muli carichi di legna: è la Processione delle Travi. La legna era un'offerta collettiva, e il mulo era l'unico mezzo con cui portarla giù dalla montagna. Vederla oggi significa vedere l'ultimo residuo funzionante di un'economia di trasporto animale.

Sant'Antonio Abate Barone, a gennaio

La festa di gennaio ha un impianto quasi feudale. Un tempo, di buon'ora, la famiglia Di Rienzo, che possedeva la maggior parte delle greggi svernanti in Puglia, faceva disporre all'esterno della propria casa uno o più caldai di rame ricolmi di sagne fumanti con la ricotta. Da decenni i devoti, dopo la messa nella vicina chiesa di Sant'Antonio abate, si avviano con il prete in testa al corteo verso casa Di Rienzo, dove il rito della minestra viene ripetuto ancora oggi. È il capitolo di antropologia più interessante del calendario scannese: una distribuzione alimentare signorile sopravvissuta alla fine del sistema che la produceva.

Le Glorie di San Martino, a novembre

A novembre si accendono tre altissimi roghi in paese per le Glorie di San Martino: una manifestazione folkloristica antica, rumorosa, di quelle che si organizzano per rione e finiscono in una gara non dichiarata a chi fa la catasta più alta. Novembre a Scanno è freddo e quasi vuoto di turisti: è la data che consiglio a chi vuole vedere il paese senza filtro.

La serenata delle chezette, all'Epifania

La Befana a Scanno si attende con la serenata delle chezette, intonata sotto le finestre delle ragazze del posto, o di chiunque ne faccia esplicita richiesta. Il giorno dopo i cantori passano a raccogliere i frutti della semina presso le abitazioni delle damigelle a cui era stata fatta la serenata e, nel giro di due giorni, si va tutti insieme in una trattoria a mangiare. La struttura del rito, questua cantata seguita da banchetto collettivo, è antichissima e diffusa in tutto il centro Italia.

Il Premio Scanno

Dal 1972 il paese ospita a settembre il Premio Scanno, riconoscimento interdisciplinare intitolato al suo ideatore, il giornalista Riccardo Tanturri, dall'anno della sua scomparsa, avvenuta alla vigilia della trentesima edizione. Le sezioni si sono moltiplicate negli anni e comprendono economia, medicina, ecologia, diritto, sociologia, alimentazione, musica, antropologia culturale e tradizioni popolari, oltre a un riconoscimento per l'impegno civile. Manfredi Tanturri de Horatio, figlio del fondatore, porta avanti l'opera della Fondazione. Un premio nazionale di questo peso in un paese di millesettecento abitanti è un'anomalia che vale la pena registrare.

Scanno dei Fotografi e il mercatino del martedi

Il Premio Internazionale Scanno dei Fotografi, istituito nel 1998, nasce dal rapporto fra il borgo e la grande fotografia del Novecento. Il martedì, invece, c'è il mercatino settimanale, che è la cosa più utile da vedere per capire come vive il paese fuori stagione.

Scanno (AQ) neve
Scanno (AQ) neve

Storia di Scanno (AQ), dal pagus Betifulus a oggi

Sull'origine del nome corrono due spiegazioni. La più diffusa lo fa risalire al latino scamnum, sgabello, perché il colle su cui è cresciuto il centro storico somiglierebbe a una piccola panca. La seconda, linguisticamente più solida, avvicina il termine ai fitotoponimi abruzzesi scandalo e scannèlla, che indicano una varietà rustica di orzo o i luoghi in cui la si coltivava. Fra un'etimologia paesaggistica e una agraria, in una valle di coltivi d'altura, la seconda ha più senso.

Dell'età romana resta la lapide conservata nel Museo della Lana: Scanno era abitata all'estremità settentrionale del territorio dei Sanniti, in un'area di contatto con i Peligni. Il pagus Betifulus, identificato con un centro minore peligno, e la lapide del decurione di Betifulo trovata alle Acque Vive completano il quadro di un popolamento antico e organizzato.

Nel 1067 Scanno risulta pertinenza del monastero di San Pietro Apostolo di Villalago: quell'anno i conti di Valva Todino, Oderisio e Bernardo donano il monastero a Montecassino, e con esso tutte le sue appartenenze. Durante il Medioevo il paese segue le vicende feudali del contado peligno. Nel 1447 i due nuclei abitati si fondono; nel Cinquecento comincia l'espansione verso sud-ovest; nel 1764 la peste svuota il paese e trasforma San Giovanni Battista in lazzaretto; nel 1909 cadono mura e campanile per far posto alla strada per Barrea.

Il 13 gennaio 1915 il terremoto della Marsica rade al suolo Frattura Vecchia. Durante la seconda guerra mondiale la tradizione locale vuole che Carlo Azeglio Ciampi, poi cittadino onorario, abbia trovato rifugio a Scanno ospitato da una famiglia del posto: circostanza tramandata in paese e non supportata da documentazione consultabile, e come tale va riferita. Nel 1956 si girano a Scanno e dintorni le riprese di Uomini e lupi, con Silvana Mangano e Yves Montand. Nel 2009 il terremoto dell'Aquila provoca danni lievi alla chiesa della Madonna delle Grazie e a quella di Sant'Antonio da Padova.

Come si visita davvero Scanno (AQ): tempi, percorso, stagioni

Per il solo centro storico contate due ore e mezza camminando con calma, tre se entrate nelle chiese aperte. Con il lago, il belvedere e una sosta a tavola, la giornata è piena. Se aggiungete Frattura, l'eremo di Sant'Egidio o Passo Godi, servono due giorni e conviene dormire in paese: la sera, quando i pullman se ne sono andati, Scanno diventa un altro posto. Per una visita accompagnata con un professionista abilitato, o per organizzare una giornata di gruppo su questa valle, il riferimento è la rete di TourLeaderPro.

Il percorso che consiglio parte da piazza Santa Maria della Valle, sale per la ciambella fino a piazza San Rocco, si infila in Terravecchia fra via Arco Santa Croce e via Ciorla, tocca Sant'Eustachio dall'arco omonimo e ridiscende per via Silla e via De Angelis, con deviazione alla Fontana Sarracco. Il lago si fa dopo, in automobile o con una camminata lungo la vecchia strada.

Le stagioni cambiano completamente il paese. In inverno c'è la neve e funzionano gli impianti di Passo Godi e di monte Rotondo. In primavera i boschi si aprono e le Gole del Sagittario sono al massimo. In estate si affolla il lago. In autunno, fra la fine di ottobre e novembre, si vedono i faggi e non si vede nessun altro: è la stagione migliore qui.

Scanno (AQ) con i bambini e questioni di accessibilita

Con i bambini funziona la combinazione lago più seggiovia di monte Rotondo, con l'oasi dei cervi e i rifugi. Il centro storico si fa, ma è tutto in salita e in discesa, con scalinate e ciottolato: il passeggino è scomodo, la fascia o lo zaino portabimbo sono più sensati.

Sull'accessibilità la prudenza è d'obbligo. Il borgo antico ha pendenze, gradini e vicoli stretti, e non è percorribile agevolmente in sedia a rotelle nella sua parte alta; la zona bassa, attorno alla chiesa parrocchiale e alle piazze principali, è più praticabile. Sul lago il lungolago pianeggiante e alcune spiagge attrezzate sono la parte più accessibile della visita. Per informazioni puntuali su rampe e servizi conviene rivolgersi al Comune di Scanno, che gestisce anche i servizi di accoglienza.

Quanto costa una giornata a Scanno (AQ)

Il paese in sé si visita gratuitamente: strade, piazze, chiese aperte e panorami non hanno biglietto. Si spende per i musei, per la seggiovia o gli impianti in stagione, per i servizi delle spiagge attrezzate al lago, per il noleggio di pedalò e canoe, e naturalmente per mangiare e dormire. Tariffe e orari cambiano di anno in anno e di stagione in stagione, quindi i numeri esatti vanno chiesti agli enti che li praticano: il Comune per i musei, i gestori per gli impianti.

Chi vuole risparmiare venga in bassa stagione, dorma in paese anziché a Sulmona e faccia il pranzo forte a mezzogiorno con i menù di trattoria. Chi organizza un gruppo, invece, ha bisogno di un accompagnatore che conosca la valle e i tempi di percorrenza reali sulla 479: la rete di professionisti di TourLeaderPro lavora esattamente su questo.

Una curiosita su Scanno (AQ)

La curiosità vera di Scanno non è il lago a forma di cuore, che è un fatto di prospettiva e di fortuna. È che un paese di poco più di millecinquecento abitanti, chiuso in una valle appenninica, sia diventato uno dei luoghi più fotografati d'Europa nel Novecento, e che una di quelle fotografie sia finita nella collezione del Museum of Modern Art di New York.

Nell'ottobre del 1957 Mario Giacomelli, fotografo di Senigallia, scattò in piazza Sant'Antonio, davanti alla chiesa di Sant'Antonio da Padova, l'immagine oggi nota come Il bambino di Scanno, o Scanno Boy: un ragazzino con le mani in tasca, a fuoco, che avanza fra donne in nero sfocate. Nel 1964 John Szarkowski, direttore del dipartimento di fotografia del MoMA, la incluse nella mostra The Photographer's Eye, il cui catalogo uscì nel 1966. Da lì la fotografia entrò nel canone mondiale dell'immagine del Novecento.

Il paradosso è che chi arriva a Scanno oggi passa davanti a quella piazza senza saperlo. Non c'è nessuna installazione monumentale che dica: qui è stata scattata una delle fotografie più celebri del secolo. La piazza è rimasta una piazza. E la cosa, a pensarci, è la ragione per cui quella fotografia funziona ancora: Giacomelli non fotografò un monumento, fotografò il modo in cui un paese cammina.

Aggiungete un secondo dato: sei anni prima, nel 1951, Henri Cartier-Bresson era passato di qui e aveva prodotto la sua serie abruzzese, con gli scatti di Scanno oggi battuti nelle aste internazionali di fotografia. Due dei fotografi più importanti del secolo, a sei anni di distanza, sullo stesso selciato.

Una cosa che non ti dice nessuno su Scanno (AQ)

Nessuno vi dirà che il lago di Scanno, in gran parte, non è di Scanno. Circa tre quarti dello specchio d'acqua ricadono nel territorio comunale di Villalago, e solo un quarto in quello di Scanno; la definizione formale della ripartizione è recente. Il nome ha vinto sulla geografia amministrativa, come capita spesso, e Villalago paga da un secolo il prezzo di un toponimo che non gli rende giustizia.

C'è una seconda cosa che non si legge quasi mai, e riguarda la cronologia. La spiegazione classica della nascita del lago, la frana provocata dal terremoto del 217 avanti Cristo di cui parla Tito Livio, è una costruzione erudita moderna: si è preso un terremoto documentato dalle fonti antiche e lo si è applicato a un evento geologico che le fonti antiche non descrivono affatto. Le datazioni geologiche recenti spostano il distacco della frana dal monte Rava in un intervallo compreso fra circa dodicimilaottocento e tremila anni fa. La differenza non è un dettaglio da specialisti: significa che il lago esisteva già da millenni quando i Peligni popolavano questa valle, e che nessun romano lo ha mai visto nascere.

Terza cosa. Il paese ha una acustica particolare, dovuta ai vicoli stretti e agli archi a sottopasso di Terravecchia: se vi fermate sotto l'arco della Zazzarotta o sotto quello di Case Roncone in una sera d'inverno, sentite i passi arrivare molto prima delle persone. È un dettaglio che nessuna guida stampata riporta e che, una volta notato, cambia il modo in cui si cammina in un borgo di montagna.

Il consiglio che ti do per visitare Scanno (AQ)

Il consiglio è uno solo e va contro tutto quello che fanno i visitatori: arrivate al pomeriggio e dormite in paese. Il turismo di Scanno è quasi interamente turismo di giornata, con arrivo tardo la mattina, sosta al lago, passeggiata in centro e ripartenza nel pomeriggio. Fra le cinque e le sette di sera il paese si svuota, i pullman ripartono, e restano il paese vero e la luce migliore dell'intera giornata sulla pietra.

Secondo consiglio, pratico: non fate il lago per primo. Fatelo dopo il centro storico. Il motivo è tecnico ed è di luce. La mattina il lago è in ombra sul lato della strada e il belvedere del sentiero controluce; nel pomeriggio la parete di fronte si accende. Il centro storico, al contrario, la mattina presto è perfetto perché il sole radente entra nei vicoli.

Terzo, sulla strada. La regionale 479 attraverso le Gole del Sagittario è splendida e stretta, con gallerie scavate nella roccia e tratti a strapiombo. Non è una strada su cui si guarda il panorama guidando. Ci sono slarghi: usateli, fermatevi, guardate, ripartite. In inverno può avere ghiaccio all'ombra delle pareti anche quando in paese la strada è asciutta, e le catene a bordo non sono un optional.

Quarto, sul tempo. Chi ha solo mezza giornata sacrifichi il lago e non il centro storico. È esattamente il contrario di quello che fanno tutti, e il motivo è semplice: laghi di montagna belli in Italia ce ne sono decine, borghi con questa architettura civile e questa storia tessile ce ne sono pochissimi. Se poi volete costruire un itinerario di più giorni fra Roma e l'Abruzzo interno, la sezione dedicata alla regione su ItalyPlanner mette in fila le distanze reali.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Scanno non ha un castello. Quasi nessuno si chiede perché, e la risposta spiega l'intero paese.

Scanno non ebbe mai un castello perché non fu mai un centro di potere militare: fu un centro di potere economico pastorale. La sua difesa era orografica, affidata alle pareti che chiudono la valle, e la sua cinta muraria non era una fortificazione seria ma un recinto fiscale e sanitario, inglobato nelle case fin dall'origine e finito demolito nel 1909 senza che nessuno gridasse allo scandalo. Al posto della rocca ci sono le torri di guardia, che servivano a vedere, non a resistere.

La conseguenza urbanistica è enorme. In un borgo con castello, la gerarchia dello spazio è radiale: tutto punta verso l'alto, verso il signore. A Scanno la gerarchia è invertita: il paese si è mosso progressivamente verso il basso, da Betifulo a Scamnum a Madonna della Valle, seguendo l'acqua, la strada e il commercio della lana. Ecco perché la chiesa più importante è in fondo e non in cima, ed ecco perché i palazzi gentilizi si allineano lungo le strade di percorrenza e non attorno a una piazza d'armi.

Il fatto risaputo, insomma, non è un vuoto: è la chiave di lettura. Quando camminate per la ciambella state percorrendo un tracciato commerciale, non un impianto difensivo, e le case che vi guardano furono costruite con i soldi delle greggi che tornavano dalla Puglia.

La foto giusta da fare a Scanno (AQ)

La foto giusta a Scanno non è il cuore del lago. Il cuore è la foto che fanno tutti, si ottiene solo dal belvedere del sentiero e con un obiettivo abbastanza largo, e nel momento in cui la caricate online è già la diecimillesima identica.

La foto giusta è una cemmausa in controluce nel primo mattino, a Terravecchia. Cercate una scala esterna con l'arco sotto e la tettoia di legno sopra, mettetevi in modo che la luce entri dal fondo del vicolo, e aspettate che qualcuno salga. È la fotografia che hanno fatto Cartier-Bresson e Giacomelli, e la ragione tecnica per cui funziona è che il vicolo stretto crea un contrasto fortissimo fra la pietra in ombra e la fascia di cielo, con la figura umana come unico elemento in movimento.

La seconda foto che consiglio è la chiesa dell'Annunziata sul lago all'ora blu, quella mezz'ora dopo il tramonto in cui l'acqua diventa specchio e il campanile si stacca netto sul monte. Serve un cavalletto e serve pazienza, ma non serve nessuna abilità particolare.

La terza è la più difficile e la più interessante: un dettaglio del costume, i lacci del copricapo o i bottoni del corpetto, con il permesso della persona che lo indossa. Chiedere sempre, sempre, prima di scattare a una donna in costume. Molti visitatori non lo fanno, e ogni volta che accade quella tradizione diventa un po' meno disponibile a farsi vedere. Un ritratto concesso vale cento scatti rubati.

Eremo di San Domenico nella valle del Sagittario vicino a Scanno (AQ)
Eremo di San Domenico, nella valle del Sagittario poco oltre il lago di Scanno (AQ)

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è del 1067 ed è un atto giuridico che decise tre secoli di storia locale: la donazione del monastero di San Pietro Apostolo di Villalago a Montecassino da parte dei conti di Valva Todino, Oderisio e Bernardo. Con il monastero passarono all'abbazia tutte le sue pertinenze, Scanno compresa. Chi controllava le anime controllava i pascoli, e chi controllava i pascoli controllava la lana.

Il secondo è la fusione dei due nuclei abitati intorno al 1447: la nascita amministrativa e urbanistica del paese come lo vediamo.

Il terzo è la peste del 1764, che in tutto il Regno di Napoli seguì la grande carestia dell'anno precedente. A Scanno la chiesa di San Giovanni Battista fu convertita in lazzaretto. Trasformare una chiesa in ospedale per appestati era una decisione drastica: significa che i luoghi ordinari non bastavano più.

Il quarto è la demolizione del 1909, quando per aprire la strada Scanno-Barrea caddero le mura ormai inglobate nelle case, il campanile medievale di San Rocco e alcuni palazzi. È il momento in cui il paese sceglie la strada moderna e paga in patrimonio.

Il quinto, e il più tragico, è il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915: Frattura Vecchia fu distrutta completamente e il centro fu ricostruito poco più a sud. Il vecchio abitato resta a rudere ed è visitabile.

Il sesto è del 1956, con le riprese di Uomini e lupi, film girato a Scanno e dintorni con Silvana Mangano e Yves Montand: un intero paese che si trova sul set di una produzione internazionale.

Il settimo è del 1964, con l'ingresso della fotografia di Giacomelli nella mostra del MoMA di New York curata da John Szarkowski.

L'ottavo è del 1972, con la prima edizione del Premio Scanno, poi intitolato a Riccardo Tanturri, che ha portato quassù per mezzo secolo scienziati, giuristi, economisti e scrittori.

Il nono è del 6 aprile 2009: il terremoto dell'Aquila, che qui provocò danni lievi ma ricordò a tutti su quale faglia si vive.

Aggiungete, per chi ama lo sport, che il Giro d'Italia è arrivato a Scanno più volte nel Novecento, con tappe vinte da Gastone Nencini nel 1955, Franco Bitossi nel 1969, Marino Lejarreta nel 1991 e Pëtr Ugrumov nel 1993: la salita finale su questa valle è una di quelle che i corridori ricordano.

Chi e passato da Scanno (AQ)

Il primo elenco è quello dei fotografi, e non ha eguali per un paese di queste dimensioni. Henri Cartier-Bresson arrivò nel 1951 e le sue immagini scannesi circolano oggi nelle aste internazionali. Mario Giacomelli venne nell'ottobre del 1957 e scattò Il bambino di Scanno. Prima di loro c'era passata la tedesca Hilde Lotz-Bauer; dopo di loro Renzo Tortelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario Cresci, e la lista continua fino ai contemporanei. Il Premio Internazionale Scanno dei Fotografi, dal 1998, è la formalizzazione di questo rapporto.

Il secondo elenco è quello del cinema. Nel 1956 Silvana Mangano e Yves Montand girarono qui Uomini e lupi, storia di lupari appenninici: due divi del cinema europeo nel pieno della carriera, in un paese che allora si raggiungeva con difficoltà.

Il terzo è quello degli studiosi. Le tradizioni scannesi furono descritte da Romualdo Parente già nel 1765, in un poemetto in dialetto sulle usanze nuziali, e poi studiate dai folkloristi Antonio De Nino e Giovanni Pansa fra Otto e Novecento: Scanno è uno dei laboratori della demologia italiana, insieme a pochi altri luoghi del Mezzogiorno. Il costume scannese attirò anche l'attenzione di Gabriele d'Annunzio.

Il quarto riguarda la storia repubblicana: la tradizione locale vuole che Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica e cittadino onorario del paese, vi abbia trovato rifugio durante la seconda guerra mondiale, ospitato da una famiglia scannese. Il racconto è consolidato in paese, ma non si appoggia a documentazione consultabile, e come tale va riferito.

Il quinto è devozionale: in località San Liborio, dal 4 luglio 2011, c'è la statua in bronzo di papa Giovanni Paolo II, che di queste montagne fu frequentatore assiduo negli anni del pontificato.

Il sesto, infine, è il flusso continuo dei viaggiatori: dai naturalisti ottocenteschi che salivano a studiare la fauna dell'alta valle fino ai gruppi di fotografi che ogni anno tornano per la festa di agosto. Se preparate un itinerario per amici stranieri, la guida in inglese dell'Abruzzo e la scheda su Pescasseroli e il Parco Nazionale aiutano a inquadrare la zona.

Cosa c'e intorno a Scanno (AQ) nel raggio di un'ora

Villalago, sul lago, è a pochi minuti, con l'eremo di San Domenico affacciato sul suo laghetto: è la fotografia abruzzese più riprodotta dopo il cuore di Scanno, ed è a due passi. Anversa degli Abruzzi, all'imbocco delle Gole del Sagittario, ha il borgo alto e la riserva. Sulmona, a una quarantina di minuti, offre l'acquedotto medievale, piazza Garibaldi e i confetti. Verso sud si entra nella parte centrale del Parco, con Villetta Barrea, la Camosciara e Pescasseroli.

Chi torna verso Roma può spezzare il viaggio sui laghi reatini, lago del Turano e Castel di Tora, oppure sul Cammino dei Briganti, che attraversa la stessa cultura pastorale di confine. Chi va verso nord trova Campo Imperatore e il Gran Sasso. Per organizzare l'insieme, la sezione il mio viaggio e l'elenco delle attrazioni turistiche aiutano a mettere in fila le tappe.

Domande veloci su Scanno (AQ)

Quanto dista Scanno (AQ) da Roma?

Circa centosessanta chilometri, poco più di due ore di automobile per A24/A25 e strada regionale 479. In treno si arriva a Sulmona sulla linea Roma-Pescara e si prosegue con l'autobus regionale.

Si paga per entrare a Scanno (AQ)?

No. Il borgo, le piazze, le chiese aperte e il lungolago non hanno biglietto. Si paga solo per i musei, per gli impianti di risalita, per i servizi delle spiagge attrezzate e per i noleggi.

Quanto tempo serve per visitare Scanno (AQ)?

Due ore e mezza o tre per il solo centro storico, una giornata piena con il lago e il belvedere, due giorni se aggiungete Frattura, l'eremo di Sant'Egidio o Passo Godi.

Il lago di Scanno e balneabile?

Sì, d'estate si fa il bagno e le acque e le spiagge hanno ricevuto la Bandiera Blu. L'acqua resta fredda anche in piena estate perché è alimentata dal torrente Tasso.

Dove si vede il lago a forma di cuore?

Dal belvedere del sentiero del cuore, che sale sul versante sopra la riva, e da alcuni slarghi della strada regionale 479 nei tornanti sopra il lago. Dalla riva la forma non si percepisce.

Quanto e lungo e difficile il sentiero del cuore?

È una salita breve ma ripida, su fondo sassoso, adatta a chi ha scarpe da trekking. Non è una passeggiata da sandali e non è consigliabile con il fondo bagnato.

Il lago di Scanno e nel comune di Scanno?

Solo in parte. Circa tre quarti dello specchio d'acqua ricadono nel comune di Villalago e circa un quarto in quello di Scanno.

Quanto e profondo il lago di Scanno?

La profondità massima è di trenta-trentadue metri, secondo il livello dell'invaso, su una superficie di circa un chilometro quadrato. È il più grande lago naturale d'Abruzzo.

Come si e formato il lago di Scanno?

Per sbarramento: una frana staccatasi dal monte Rava ostruì il corso del torrente Tasso. Gli studi geologici recenti collocano l'evento fra circa dodicimilaottocento e tremila anni fa, non al terremoto del 217 avanti Cristo della tradizione erudita.

Si puo visitare Scanno (AQ) in sedia a rotelle?

La parte bassa del borgo, attorno alla chiesa parrocchiale e alle piazze principali, è la più praticabile; la parte alta ha pendenze, gradini e ciottolato. Il lungolago è la porzione più accessibile della visita. Per informazioni puntuali conviene contattare il Comune.

Scanno (AQ) e adatta ai bambini?

Sì, soprattutto la combinazione lago e seggiovia di monte Rotondo con l'oasi dei cervi. Nel centro storico portate una fascia o uno zaino portabimbo anziché il passeggino.

Dove si parcheggia a Scanno (AQ)?

Nei parcheggi fuori dalle mura, lungo la circonvallazione e nei piazzali a valle della chiesa parrocchiale. D'estate e nei fine settimana con la neve si riempiono entro la mattina; controllate la segnaletica, perché le regole cambiano di stagione.

Si arriva a Scanno (AQ) senza automobile?

Sì: treno fino a Sulmona sulla linea Roma-Pescara e poi autobus regionale della linea Sulmona-Anversa-Scanno. Gli orari cambiano fra feriali, festivi e stagioni, quindi vanno verificati prima della partenza sul sito dell'azienda di trasporto.

Serve prenotare per visitare Scanno (AQ)?

Per il borgo no. Per i musei, per le visite guidate e per i posti a tavola nei fine settimana di alta stagione sì, e la prenotazione si fa direttamente con chi eroga il servizio.

Quando si tiene Ju Catenacce?

Ogni 14 agosto. È la rievocazione del corteo nuziale scannese in costume tradizionale e si conclude in piazza della Madonna della Valle con la quadriglia.

Si puo fotografare le donne in costume a Scanno (AQ)?

Solo chiedendo il permesso. Il costume è un abito, non un'attrazione: un ritratto concesso vale infinitamente più di uno scatto rubato.

Che differenza c'e fra Scanno e Villalago?

Villalago è il comune che possiede la maggior parte del lago e custodisce l'eremo di San Domenico; Scanno è il borgo storico con l'architettura civile, le chiese, i musei e il costume. Si visitano nella stessa giornata.

Si scia a Scanno (AQ)?

Sì, in stagione, con gli impianti di Passo Godi e di monte Rotondo e una pista di sci di fondo di dieci chilometri a Passo Godi. Apertura e tariffe dipendono dall'innevamento e dai gestori.

Si vedono gli orsi a Scanno (AQ)?

Gli sconfinamenti dell'orso bruno marsicano nella zona sono documentati e ricorrenti, ma l'avvistamento non è né garantito né da cercare per conto proprio. Se volete provarci, fatelo con una guida del Parco e rispettando le regole di comportamento.

Qual e il periodo migliore per andare a Scanno (AQ)?

Fine settembre e ottobre per il clima, i colori e la quiete; luglio e agosto per il lago e le feste, con molta più gente; gennaio e febbraio per la neve. Novembre è il mese in cui si vede il paese senza turisti.

Cosa si mangia a Scanno (AQ)?

Formaggi di pecora e prosciutto di pecora, sagne con i fagioli o con la ricotta, mostaccioli, angioletti e diavoletti, salamelle di tratturo, pan dell'orso. Gli arrosticini qui sono di pecora.

Che cos'e una cemmausa?

È la scala esterna di accesso alle abitazioni scannesi, in pietra, che termina in un ballatoio, poggia su un arco ed è coperta da una tettoia di travi, assi di faggio e tegole. È l'elemento architettonico che identifica Scanno più di qualunque monumento.

Qual e la chiesa principale di Scanno (AQ)?

Santa Maria della Valle, detta anche della Madonna Assunta: tre navate, facciata romanica abruzzese con tre portali e tre rosoni, coro ligneo e arredi di Ferdinando Mosca di Pescocostanzo.

Un'ultima cosa, da chi in questa valle ci ha portato molti gruppi. Scanno non si consuma in un pomeriggio: si capisce quando i pullman sono ripartiti, quando in piazza restano quattro anziani e il rumore dei passi torna a essere l'unico suono. Se avete una sola giornata, spendetela bene: centro storico la mattina, lago nel pomeriggio, e la sera in paese. Se ne avete due, salite a Frattura Vecchia e guardate a lungo il paese distrutto dal terremoto del 1915 dalla nuova Frattura. Nessuna fotografia a forma di cuore vi resterà addosso quanto quello.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Dormire a Scanno

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