Terminillo (RI)
Il Terminillo (2217 metri) è la cima più alta dei Monti Reatini e chiude a oriente la conca di Rieti. Si raggiunge da Roma in circa due ore: Salaria (SS4) fino a Rieti, poi la strada statale 4 bis Terminillese, venti chilometri di tornanti larghi che salgono da Lisciano a Pian de' Valli, la frazione a 1620-1640 metri dove finiscono l'asfalto normale, i negozi e i parcheggi. Da Rieti sono meno di trenta minuti in condizioni buone. Chi arriva senza automobile scende alla stazione di Rieti (linea ferroviaria Terni-Sulmona; da Roma il collegamento diretto è su gomma, con le autolinee regionali fino all'autostazione reatina) e prosegue con l'autobus urbano dell'azienda di trasporto reatina che collega la stazione a Pian de' Valli in circa cinquantacinque minuti, con poche corse giornaliere: gli orari cambiano fra estate e inverno e vanno letti sul sito del gestore prima di partire. Salire sulla montagna non costa nulla: si paga il parcheggio a pagamento nei piazzali di Pian de' Valli nei giorni di maggiore affluenza, lo skipass se si scia, il biglietto della funivia se si sale al Terminilluccio. Prezzi e orari degli impianti variano di stagione in stagione e vanno confermati sul sito della società che li gestisce.
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✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Due cose da mettere in conto subito. La prima: da novembre ad aprile le catene o le gomme invernali sono obbligatorie sulla Terminillese, e l'obbligo viene fatto rispettare. La seconda: la strada provinciale che collega Pian de' Valli a Leonessa attraverso la Sella di Leonessa chiude con la neve e riapre in primavera. Se la meta è il versante settentrionale, in inverno si sale da Leonessa, non da Rieti.
Il Terminillo appartiene amministrativamente al comune di Rieti e alla sua provincia, ma la montagna intera si allarga su un rosario di paesi pedemontani che meritano una sosta: Cantalice, Leonessa, Micigliano, Poggio Bustone, Antrodoco, Cittaducale, Rivodutri, Posta e Morro Reatino.

Che montagna è il Terminillo (RI): i numeri e la forma
Il massiccio è calcareo, con un perimetro di una settantina di chilometri, e ha una caratteristica che lo rende riconoscibile da lontano: è quasi staccato dal resto dell'Appennino centrale. Non è una cresta dentro una catena, è un blocco isolato che si alza sopra la conca reatina e sopra la valle del Velino. Da qui la visibilità straordinaria: nelle giornate limpide d'inverno il Terminillo innevato si vede da Roma, per intero, cosa che non accade con le altre cime appenniniche oltre i duemila metri. È il motivo per cui i romani lo chiamano da novant'anni la montagna di Roma, un soprannome che nasce dalla propaganda ma che la geografia continua a giustificare.
La quota ufficiale della vetta è 2217 metri. Attorno alla cima principale si dispongono le quote satelliti che tutti nominano e pochi distinguono: il Terminilletto (2108 metri), su cui poggia il rifugio Massimo Rinaldi, e il Terminilluccio, la spalla su cui arriva la funivia storica. Confondere Terminilletto e Terminilluccio è l'errore più comune fra chi sale la prima volta, e produce itinerari sbagliati.
Il carsismo e l'acqua che non si vede
Sul Terminillo non ci sono sorgenti fluviali di rilievo né corsi d'acqua permanenti. Ci sono ruscelli stagionali, che compaiono in autunno e in primavera, quando piove molto o quando si scioglie la neve, e che spariscono nel giro di poche settimane. La spiegazione è nella roccia: il calcare è fratturato e permeabile, l'acqua entra in profondità invece di scorrere in superficie e va ad alimentare le falde. Il gruppo appartiene al bacino idrografico del Velino, e insieme agli altri Monti Reatini contribuisce alle sorgenti del Peschiera, poste più a valle, quelle che riforniscono d'acqua buona parte di Roma. Quando si beve l'acqua del rubinetto in un quartiere romano, molto spesso è caduta come pioggia o come neve su queste montagne. Il fatto è documentato e vale la pena raccontarlo ai gruppi: la montagna delle gite domenicali è anche, letteralmente, l'acquedotto della capitale.
Il carsismo spiega anche i circhi glaciali, le doline e i grandi brecciai che si vedono salendo verso la cima: forme che raccontano un clima molto più freddo di quello attuale e che oggi si leggono come cicatrici.
Il toponimo: da Mons Tetricus a Terminillo
La montagna era conosciuta e nominata già nell'antichità. Virgilio, nell'Eneide, parla delle tetricae horrentes rupes, le spaventose rupi di Tetrico; Marco Terenzio Varrone descrive i gurgures alti montes e ricorda l'usanza di condurre il bestiame a pascolare lassù. Da Gurgures discende il nome che le carte dello Stato Pontificio usavano ancora in età moderna, monte Gurgure, e probabilmente anche il dialettale monte Urulu che Loreto Mattei registra all'inizio del Settecento.
Il nome attuale si afferma sugli atlanti soltanto all'inizio dell'Ottocento, benché fosse già in uso fra la gente del posto dal Cinquecento. Terminillo viene da termine: la montagna segnava il confine fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, e quindi il termine dei rispettivi territori. Una etimologia amministrativa, poco poetica e per questo credibile. La conseguenza di quel confine si è trascinata fino al Novecento: per secoli il massiccio e quasi tutti i paesi pedemontani (le eccezioni sono Poggio Bustone, Rivodutri e Morro Reatino) appartennero al Regno di Napoli e alla provincia dell'Aquila, mentre Rieti era pontificia e dipendeva da Perugia, cioè dall'Umbria. Solo nel 1927, con l'istituzione della provincia di Rieti, il Terminillo entrò nel Lazio. Chi lo considera una montagna laziale di antica tradizione si sbaglia di un secolo abbondante.
Luogo per luogo: che cosa si vede sul Terminillo (RI)
La montagna non ha un centro storico da percorrere. Ha stazioni, valichi, rifugi e sentieri, e conviene affrontarla per punti, come si farebbe con le sale di un museo.

Pian de' Valli, il paese del Terminillo
Pian de' Valli è il nucleo abitato principale, intorno ai 1620-1640 metri, e concentra quasi tutta l'offerta della montagna: alberghi, residence, bar, ristoranti, negozi di attrezzatura, noleggi, scuole di sci. La stazione di partenza degli impianti è a pochi passi dal centro, il che rende il posto comodissimo e, va detto, architettonicamente irrisolto. L'edilizia degli anni sessanta e settanta ha riempito i pendii di condomini che con la montagna hanno poco a che vedere. È un giudizio ormai condiviso anche dagli urbanisti locali: l'espansione fu eccessiva, speculativa e inadatta al contesto. Chi arriva aspettandosi un villaggio alpino resta deluso. Chi arriva sapendo di trovare una stazione italiana del boom economico legge il paesaggio per quello che è: un documento del Novecento, con i suoi pregi e i suoi errori.
Il consiglio pratico: parcheggiate nei piazzali alti e scendete a piedi. Nelle domeniche di neve, la coda per un posto auto vicino agli impianti può costare quaranta minuti.
La chiesa del Cuore Immacolato di Maria e di San Francesco
È l'edificio che dà a Pian de' Valli l'unico profilo memorabile. L'edificazione della grande chiesa dedicata a San Francesco, affacciata sulla Valle Santa reatina, cominciò nel 1949 e si concluse nel 1964. La dedicazione doppia, al Cuore Immacolato di Maria e a San Francesco, rimanda al clima devozionale del dopoguerra e al legame fortissimo fra questa montagna e la memoria francescana della valle sottostante, quella dei quattro santuari di Fonte Colombo, Greccio, Poggio Bustone e La Foresta. La chiesa appartiene alla diocesi di Rieti ed è parrocchia attiva: gli orari delle celebrazioni cambiano molto fra alta stagione e mesi vuoti, e si chiedono in loco.
Opinione netta: è l'unico luogo di Pian de' Valli in cui vale la pena entrare anche senza motivo religioso. La navata, in una giornata di sole invernale, restituisce una luce che nessuna fotografia dall'esterno lascia immaginare.

La funivia del Terminilluccio
È il simbolo storico di Pian de' Valli e il pezzo di archeologia industriale più prezioso della montagna. Fu inaugurata il 26 gennaio 1938, costruita dalla Ceretti e Tanfani, e collega Pian de' Valli alla spalla del Terminilluccio. Nasceva come primo tratto di un progetto molto più ambizioso: nel 1934 la Società Anonima Funivie del Terminillo, emanazione della Società Romana Costruzioni Meccaniche presieduta dal principe Ludovico Potenziani, aveva programmato tre funivie (Pian de' Valli-Terminilluccio, Campoforogna-Terminilluccio, Terminilluccio-Terminilletto) per un investimento complessivo di quattro milioni di lire. Se ne costruì una sola, quella che ancora oggi funziona.
Nel gennaio 1940 la stessa società mise in funzione una sciovia sulla pista delle Carbonaie: fu uno dei primissimi impianti di quel tipo realizzati in Italia. Vale la pena ripeterlo, perché sfugge sempre: il Terminillo è stato un laboratorio tecnico dell'impiantistica italiana, non una copia di provincia delle stazioni alpine.
La funivia lavora sia d'inverno sia d'estate. In estate è il modo più semplice per portare in quota chi non cammina bene, bambini piccoli compresi. Tariffe e fasce orarie cambiano ogni stagione e si controllano sul sito del gestore prima di salire.
Campoforogna e il piazzale dei Tre Faggi
Campoforogna, a circa 1750 metri, è il punto in cui termina la strada statale 4 bis. Il toponimo, secondo una ricostruzione tradizionale, deriverebbe da campus forum: sulla montagna gli abitanti dei paesi posti sui versanti opposti avevano l'abitudine di incontrarsi per fare mercato. È una etimologia plausibile, non un dato documentato, e va presentata come tale.
Poco sopra, il piazzale dei Tre Faggi è oggi il punto di partenza escursionistico più usato della montagna. Da qui parte il Sentiero Planetario, da qui si imboccano gli itinerari verso la vetta e verso la Sella di Leonessa. In estate è anche il luogo dove si concentrano i raduni motociclistici e automobilistici, favoriti da una viabilità insolitamente larga per una strada di montagna appenninica.
Il Terminilletto e il Rifugio Massimo Rinaldi
Sulla cima del Terminilletto, a 2108 metri, sorge il rifugio Massimo Rinaldi, gestito dalla sezione reatina del Club Alpino Italiano. È il più antico della montagna: fu costruito nel 1903 dalla sezione di Roma del CAI (fondata nel 1873) con il nome di rifugio Umberto I. La sua apertura cambiò la storia del Terminillo, perché per la prima volta offriva un punto di ristoro e di riparo a scalatori ed escursionisti, e il numero di visitatori cominciò a crescere. Fu distrutto accidentalmente durante la seconda guerra mondiale e poi ricostruito; oggi porta il nome del vescovo di Rieti Massimo Rinaldi, appassionato di montagna al punto da essere soprannominato il vescovo scarpone.
Il panorama dal Terminilletto è il migliore rapporto fra fatica e resa di tutto il massiccio: si abbracciano la conca reatina, i Monti della Laga, il Gran Sasso e, nelle giornate terse, il Velino-Sirente.

Il Rifugio Angelo Sebastiani e la Sella di Leonessa
Il secondo rifugio del CAI di Rieti è l'Angelo Sebastiani, a 1820 metri, nei pressi della Sella di Leonessa, il valico che separa il versante reatino da quello leonessano. È il punto di arrivo del Sentiero Planetario e la base naturale per le escursioni verso la vetta dal lato nord. In inverno, quando la provinciale per Leonessa è chiusa, la sella diventa il regno degli scialpinisti e dei ciaspolatori.
Un antenato esisteva già prima: nel 1930 il CAI reatino, nato nel 1923, aveva eretto la capanna Trebiani. Nel solo inverno del 1931 quella capanna ospitò milletrecento gitanti, cifra che dice quanto il Terminillo fosse già di moda prima di qualsiasi intervento del regime.

Il Sentiero Planetario Jules Verne
È l'attrazione più intelligente della montagna e la meno pubblicizzata. Il Sentiero Planetario del Monte Terminillo è lungo 7,7 chilometri e si percorre in circa due ore e quarantacinque minuti di buon passo: parte dal piazzale dei Tre Faggi e arriva al Rifugio Angelo Sebastiani. Lungo il tracciato sono disposte dieci piazzole che rappresentano il Sole e i nove pianeti del sistema solare classico, collocate a distanze proporzionali a quelle reali: la scala copre poco meno di quaranta unità astronomiche. Chi cammina fa la parte del fotone che dal Sole raggiunge Plutone, e la percezione delle distanze cosmiche diventa fisica, non teorica. L'iniziativa nasce dal Rotary Club di Rieti in interclub con Roma Capitale, nell'ambito di un progetto su turismo, ambiente e benessere; il percorso ha superato il decennio di vita e viene celebrato ogni estate. Lungo il tragitto sono riportati pensieri a tema scientifico, filosofico e letterario legati a Jules Verne, che danno al sentiero il suo secondo nome. Le informazioni ufficiali sono sul sito del Sentiero Planetario.
Opinione: è il modo migliore per far camminare un adolescente annoiato per otto chilometri senza che se ne accorga. Funziona anche con gli adulti.
Le piste da fondo dei Cinque Confini
In località Cinque Confini si trova il comprensorio per lo sci nordico del Terminillo, una ventina di chilometri di tracciati in un ambiente aperto di praterie e faggete. È uno dei pochi centri fondo attrezzati del centro-sud: ha un impianto di innevamento artificiale e un anello illuminato per le sciate notturne, condizione rara anche sull'arco alpino. Le quote sono comprese fra i 1500 e i 1600 metri circa, e i tracciati sono battuti con mezzi propri quando la neve lo consente.
Chi non ha mai provato lo sci di fondo dovrebbe cominciare qui e non in Trentino: costa meno, le piste sono meno intimidatorie e il paesaggio, senza il rumore delle seggiovie, è di un'altra qualità.
L'abbazia dei Santi Quirico e Giulitta a Micigliano
Ai piedi della montagna, nel territorio di Micigliano, fra la Salaria e il fiume Velino, sorge il complesso benedettino dei Santi Quirico e Giulitta. Le prime notizie certe della sua esistenza risalgono al 984; la fondazione è verosimilmente riferibile ai monaci benedettini nei primi decenni del secolo X, mentre la documentazione d'archivio diventa consistente solo fra XI e XII secolo. La distinzione conta: la data 984 è documentata, il secolo X come momento di fondazione è ricostruzione storiografica. Oggi il complesso è utilizzato anche per eventi e cerimonie. Le informazioni istituzionali sono sul sito del Comune di Micigliano, che segnala anche l'accessibilità del piano terra a livello stradale.
Squirrels Park e le attività per le famiglie
A Pian de' Valli funziona un parco avventura per bambini, lo Squirrels Park, con percorsi sospesi fra gli alberi. È stagionale e i giorni di apertura variano: conviene telefonare prima di programmarci una giornata. Sulla stessa area sono attivi un tapis roulant per i piccolissimi che muovono i primi passi sugli sci e i campi scuola delle scuole di sci locali.
Pian de' Rosce e i segni dell'uomo antico
Salendo lungo la Terminillese si incontra Pian de' Rosce, il pianoro dove nel dicembre 1933 fu inaugurato il primo tronco della strada. Qui alcuni ruderi e resti di terrazzamenti fanno pensare che in passato certe zone fossero coltivate. La montagna, però, non fu mai abitata stabilmente: nessun insediamento permanente, solo modesti ricoveri di pastori. Per secoli le popolazioni pedemontane la frequentarono per la caccia, il pascolo, l'uso civico di legnatico da parte di contadini, boscaioli e carbonai, e soprattutto per la raccolta di neve e ghiaccio, che venivano poi rivenduti nelle città per conservare gli alimenti. In epoca romana il ghiaccio del Terminillo serviva da frigorifero.
I ruderi degli impianti dismessi
Chi cammina d'estate incontra piloni arrugginiti e stazioni vuote. Non sono ruderi antichi: sono impianti di risalita costruiti fra gli anni sessanta e settanta, arrivati a scadenza trentennale e mai sostituiti. Se ne vedono sul Monte Terminilletto lungo la pista Conetto, in zona Rialto e verso il territorio di Cantalice, lungo la pista Cardito Nord. Vale la pena guardarli con attenzione invece di aggirarli: raccontano la parabola della montagna meglio di qualsiasi pannello informativo.
I borghi pedemontani del Terminillo (RI)
Ridurre il Terminillo alla stazione sciistica è l'errore che fanno quasi tutti i romani. Il sistema di paesi che lo circonda è la parte che regge meglio la prova del tempo.
Leonessa
A 969 metri sul versante settentrionale, Leonessa è il borgo più bello del comprensorio: portici, un asse rettilineo di impianto trecentesco, la memoria angioina e la lavorazione della patata di montagna. Da Leonessa si sale a Campo Stella, la seconda stazione sciistica della montagna. In inverno, quando la sella è chiusa, Leonessa e Pian de' Valli sono due mondi separati che si raggiungono per strade diverse.

Cantalice
Arroccato su uno sperone sopra la piana reatina, Cantalice guarda il lago di Ripasottile e dà le spalle al Terminillo. È il paese di San Felice da Cantalice, il primo cappuccino canonizzato. Sotto il paese, sul costone dell'Acquasanta, alle pendici della montagna, il 13 febbraio 1955 si schiantò un aereo di linea: ne parliamo più avanti.
Micigliano, Antrodoco e la valle del Velino
Micigliano è il comune più piccolo del versante orientale e custodisce l'abbazia dei Santi Quirico e Giulitta. Antrodoco chiude la valle con le sue Gole, un passaggio stretto fra pareti verticali che la Salaria attraversa da duemila anni: è uno dei tratti di strada più impressionanti del Lazio, e si percorre senza accorgersene se non si sa che cosa guardare. Poco oltre, la conca di Cittaducale conserva l'impianto urbano di fondazione angioina del 1308.
Poggio Bustone, Rivodutri, Posta e Morro Reatino
Poggio Bustone e Rivodutri appartenevano, insieme a Morro Reatino, allo Stato Pontificio quando tutto il resto era napoletano: una anomalia amministrativa che si legge ancora nelle architetture e nelle intitolazioni delle chiese. Poggio Bustone è anche il paese natale di Lucio Battisti e la sede di uno dei santuari francescani della Valle Santa. Posta, sulla Salaria alta, è il valico verso l'alta valle del Velino e verso Amatrice.
La storia del Terminillo (RI)
I pionieri dell'esplorazione
Fino alla fine dell'Ottocento la montagna era terra di pastori. Poi arrivò l'alpinismo, e con esso le prime ascese sistematiche alla vetta. I pionieri partivano dal paese di Lisciano, a 610 metri, oppure da Leonessa, a 970 metri: gli ultimi punti raggiungibili in carrozza su ciascun versante. Da lì si proseguiva a piedi o a dorso di mulo lungo il sentiero che portava al campo base di Pian de' Valli, a 1600 metri, l'attuale sentiero CAI numero 409.
Le testimonianze scritte di quegli anni sono di ottima qualità. Il viaggiatore tedesco Ferdinand Gregorovius parlò di valli eccezionalmente pittoresche percorse da torrenti spumeggianti. L'alpinista Enrico Abbate, autore di una delle prime guide dell'Appennino, descrisse una montagna imponente e dalle creste scoscese, capace d'inverno di ricordare le emozioni di una difficile salita alpina. E fu ancora Abbate, nel 1882, a scrivere la frase che oggi suona come una profezia amara: se il paese di Leonessa fosse in Svizzera, questi luoghi subirebbero grandi trasformazioni, il paese si rimodernerebbe, sorgerebbero alberghi, comode diligenze percorrerebbero ampie strade trasportando continuamente touristes.
La nascita della stazione sciistica
Negli anni trenta il governo fascista realizzò sul Terminillo un progetto di valorizzazione turistica di dimensioni imponenti, che in pochi anni trasformò una montagna di pastori in una stazione sciistica con strade, alberghi e impianti. La narrazione ufficiale attribuì l'intuizione a Benito Mussolini: secondo Maria Scicolone, l'idea gli sarebbe venuta durante un volo da Forlì a Roma, quando avrebbe chiesto al comandante Biseo che montagna fosse quella che sorvolavano. È un aneddoto, e come tale va trattato.
La realtà è più corale. Spingevano gli alpinisti e i montanari locali, che vedevano crescere di anno in anno il numero dei visitatori. Spingevano le autorità reatine, il podestà Alberto Mario Marcucci, il principe Ludovico Potenziani e il vescovo Massimo Rinaldi. E soprattutto spingeva Angelo Manaresi, gerarca con notevole influenza su Mussolini, presidente nazionale del CAI, comandante del decimo Reggimento alpini e sottosegretario alla Guerra. Il 24 maggio 1932, a Rieti, durante un comizio per l'anniversario dell'entrata in guerra, Manaresi promise ai montanari reduci della Grande Guerra che sarebbe salito con loro fino alla vetta. L'escursione si fece il 21 dicembre di quell'anno; Manaresi rimase colpito dal luogo e promise di portare il progetto a Mussolini.
Il progetto passò senza difficoltà, perché serviva a tre principi cari al regime: valorizzare le realtà rurali, promuovere lo sport e dare alla borghesia romana un luogo di villeggiatura vicino. Dopo la Via del Mare e gli stabilimenti di Ostia, la spiaggia di Roma, mancava la montagna di Roma. Furono valutate Campocatino, nel frusinate, e Monte Zappi; la scelta cadde sul Terminillo.
Nel gennaio 1933 Mussolini salì sulla montagna a dorso di mulo con la moglie e i figli e si disse impressionato dalla bellezza del massiccio. Nello stesso mese ordinò al podestà Marcucci la costruzione di una strada ampia che da Lisciano si arrampicasse in quota: la Via Terminillese, la statale 4 bis. Il primo tronco, fino a Pian de' Rosce, fu inaugurato nel dicembre 1933; il resto fu completato nel 1935. La strada si staccava dalla Salaria ed era progettata con criteri moderni, per rendere agevole la salita degli automezzi: è la ragione per cui ancora oggi la Terminillese ha curve così larghe. La propaganda ne fece un monumento: a Campoforogna fu eretto un cippo alla memoria dei martiri della rivoluzione fascista, e a Lisciano una colonna di granito con l'iscrizione Con questa strada da Benito Mussolini fu rivelata a Roma la sua montagna.
Il turismo elitario borghese (1935-1960)
Con la strada arrivarono le strutture. Nel 1936 aprì il primo albergo, il Savoia; nel 1939 il Roma. Nel 1938 entrò in funzione la funivia, nel 1940 la sciovia delle Carbonaie. Il villaggio si dotò di edifici civili e religiosi: il governatorato, la caserma della Guardia Forestale e una chiesetta realizzata dall'Associazione Nazionale Alpini nel 1940.
Mussolini tornò molte volte, alloggiando in un appartamento riservato all'hotel Roma. Le gite gli servivano per praticare sport, cosa in cui secondo gli istruttori che lo assistevano era mediocre (si limitava a qualche passo con gli sci ai piedi), e per incontrare Clara Petacci lontano da occhi indiscreti. Servivano soprattutto alla propaganda: nel 1937 Manaresi scrisse che, per la causa delle montagne, due giorni trascorsi da Mussolini sul monte Terminillo valevano più di cento discorsi, risme di saggi e folle di comitati. Le fotografie del duce sulla neve, con gli sci o sullo slittino, a volte a torso nudo, girarono per tutta l'Italia.
La fama attirò i notabili: si costruirono una villa sul Terminillo l'ex re dell'Afghanistan Amanullah Khan, il principe e cameriere segreto del Papa Francesco Chigi della Rovere, il colonnello Mario de Bernardi e l'avvocato penalista Bruno Cassinelli. Durante la seconda guerra mondiale la montagna non subì danni rilevanti, a parte la distruzione accidentale del rifugio Umberto I; negli alberghi trovarono rifugio famiglie altolocate in fuga dai bombardamenti e furono istituiti sanatori per i feriti.
Nel dopoguerra il Terminillo divenne il punto di ritrovo della Roma bene e il teatro della dolce vita in versione alpina. Lo frequentarono politici come Palmiro Togliatti e Nilde Iotti o il presidente del Consiglio Giuseppe Pella, nobili e aristocratici come i duchi Parodi Delfino e l'ex re Faruq I d'Egitto, e una folla di attori e registi: Anita Ekberg, Gino Cervi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Jean Sorel, Gina Lollobrigida, Bice Valori, Paolo Panelli, Antonello Falqui, Giuliano Gemma, Raf Vallone, Massimo Girotti, Rossana Podestà, Eleonora Rossi Drago, Carla Del Poggio, Anna Maria Ferrero, Marina Vlady, Tina Pica, Luigi Zampa, Eduardo De Filippo. La montagna divenne anche location fissa per molti film prodotti a Cinecittà.
In quegli stessi anni proseguirono i lavori: dal 1949 al 1964 la costruzione della chiesa di San Francesco, negli anni cinquanta la seconda strada di accesso dal versante nord (la provinciale 10 Leonessa-Campoforogna) e nel 1958 l'acquedotto realizzato dalla Cassa per il Mezzogiorno, che portò acqua alla stazione sfruttando tre sorgenti sul monte di Cambio con imponenti impianti di sollevamento. Senza quell'acquedotto la stazione non si sarebbe retta in piedi.

Il turismo di massa (1960-1980)
Negli anni sessanta la clientela cambiò pelle. Il boom economico mise larghe fasce della popolazione nelle condizioni di permettersi la settimana bianca, mentre l'alta borghesia, resa mobile dalle nuove autostrade, cominciò a preferire Cortina, Saint Moritz e Courmayeur, considerate più chic. Il Terminillo diventò più popolare e molto più affollato, e toccò l'apice delle presenze: dagli anni cinquanta agli anni settanta fu la stazione di riferimento di tutto il Centro Italia.
Per reggere la domanda nacquero decine di strutture ricettive e centinaia di appartamenti privati. La sintesi più efficace di quella stagione la diede la cronaca dell'epoca: nei sogni della borghesia romana, oltre alla villetta a Fregene, c'era l'appartamento al Terminillo. Le piste furono ampliate con nove nuovi impianti di risalita, realizzati sia dalla Società Funivie sia da privati. Quella espansione urbanistica, oggi, è giudicata negativamente da chiunque si occupi del territorio.
Il declino e i tentativi di rilancio (1980-2010)
Dagli anni ottanta le presenze calarono, e il calo non si è più fermato. Le ragioni sono tre e vanno tenute distinte. La prima è la concorrenza abruzzese: le stazioni dell'Abruzzo, meglio gestite e attrezzate, pur essendo più lontane da Roma divennero più comode da raggiungere dopo l'apertura dell'autostrada A24 nel 1970, mentre il Terminillo restava servito dalla sola Salaria. La seconda è la gestione irrazionale degli impianti esistenti. La terza, decisiva, è la riduzione delle nevicate.
Già alla metà degli anni settanta era chiaro che serviva un rilancio: innevamento artificiale, sfruttamento del versante leonessano (esposto a nord, quindi più nevoso e con neve più duratura) e collegamento fra i due versanti per unificare Pian de' Valli e Campo Stella. Il primo progetto, elaborato nel 1974 dall'ente provinciale per il turismo di Rieti, prevedeva di quadruplicare gli impianti e triplicare le piste. Ne seguirono molti altri, tutti con esiti scarsi: la nascente sensibilità ambientalista e la litigiosità dell'ambiente politico e imprenditoriale locale bloccarono gli investimenti. Nel frattempo gli impianti giunti a scadenza non furono sostituiti e furono dismessi per mancanza di manutenzione. Gli alberghi in eccesso furono chiusi e riconvertiti in condomini o residence.
Il progetto TSM, dal 2009 a oggi
Nel 2009 la Regione Lazio approvò una spesa di venti milioni di euro per rinnovare e ampliare le strutture sciistiche, fondi poi stanziati nel dicembre 2012. Il progetto, chiamato TSM (Terminillo Stazione Montana), fu elaborato dai comuni del comprensorio insieme alla Provincia di Rieti e presentato al pubblico il 27 dicembre 2014, con apertura dei cantieri prevista entro il 2015. Prevedeva ammodernamento degli impianti, nuovi percorsi paesaggistici, nuovi rifugi e il collegamento fra versante ovest e versante leonessano.
Il seguito è una cronaca di bocciature. Nel settembre 2015 i tecnici regionali lo respinsero in fase di valutazione di impatto ambientale. Il progetto rivisto fu ripresentato nell'aprile 2017 e bocciato di nuovo nel marzo 2018, sempre per impatto ambientale eccessivo. Una terza versione fu sottoposta alla Regione nel giugno 2019. Nel dicembre 2020 la Regione Lazio approvò in via definitiva il progetto, collegamento fra i due versanti compreso. Nel maggio 2021 il Ministero dell'Ambiente sollevò ulteriori questioni ambientali; la Provincia di Rieti le ritenne superabili.
Il capitolo più recente riguarda la versione TSM2. Nel dicembre 2025 le associazioni ambientaliste hanno diffidato la Regione dal concedere proroghe. Nel maggio 2026 alcune ricostruzioni giornalistiche hanno parlato di una bocciatura definitiva, ma la Regione Lazio ha smentito: gli uffici hanno chiesto un aggiornamento della valutazione ambientale sulla base di nuovi dati scientifici relativi all'ecosistema, precisando che la comunicazione non rappresenta in alcun modo una bocciatura del progetto né un blocco definitivo dell'iter. L'approvazione di impatto ambientale del 2021 resta valida e la Provincia di Rieti sta predisponendo la documentazione integrativa richiesta. Sia il TAR sia il Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi contro la procedura di valutazione. Le fonti in campo sono discordanti sul significato politico della vicenda: chi visita la montagna oggi trova un cantiere che non è mai partito.
Opinione personale, e non è popolare: dopo diciassette anni di progetti bocciati e ripresentati, il rilancio del Terminillo non passa più per il collegamento sciistico. Passa per l'escursionismo, per la neve senza impianti, per i borghi e per la stagione lunga da maggio a ottobre, che oggi funziona meglio dell'inverno.
Natura, habitat e fauna del Terminillo (RI)
La catena ha un valore naturalistico notevole, riconosciuto dalla Rete Natura 2000 dell'Unione Europea. Sui Monti Reatini insistono cinque siti di interesse comunitario, fra cui il Monte Terminillo, il Vallone del Rio Fuggio, la Valle Avanzana-Fuscello, il Monte Fausola e il Bosco Vallonina. Gli ambienti tutelati vanno dalla fascia montana superiore a quella alpina: faggete estese, praterie a ginepro nano, pascoli d'altitudine.
La faggeta sale fino a 1600-1800 metri, e in alcuni settori è affiancata dai rimboschimenti di abeti e larici realizzati nel Novecento, che si riconoscono subito perché sono geometrici e fuori posto. Fra le presenze vegetali rare figurano il mirtillo nero e nuclei di betulla, insolita nel Lazio. Sul versante faunistico il massiccio ospita cinghiali, volpi, lepri, scoiattoli, istrici, rapaci e il lupo appenninico; fra le specie di interesse conservazionistico segnalate ci sono l'aquila reale, la vipera dell'Orsini e il fringuello alpino.
Un dettaglio che cambia il modo di camminare: le mandrie al pascolo in quota non sono un residuo pittoresco, sono il motivo per cui certe praterie esistono ancora. Se il pascolo cessa, l'arbusteto avanza e l'habitat aperto sparisce. La conservazione, qui, non coincide con l'abbandono.

Sciare a Terminillo (RI): impianti, piste, skipass
Le stazioni sono due e non comunicano fra loro. Quella meridionale è Pian de' Valli, sul versante reatino; quella settentrionale è Campo Stella, sul versante di Leonessa.
A Pian de' Valli gli impianti in servizio sono pochi: la funivia storica per il Terminilluccio, la seggiovia quadriposto Prati delle Carbonaie-Terminilluccio, le seggiovie biposto di Cardito Sud e delle Carbonaie, più un tapis roulant per i bambini. Le piste alpine dichiarate ammontano a una quarantina di chilometri, distribuiti su una decina di tracciati fra i 1600 e i 2100 metri circa, con difficoltà prevalentemente rossa. A Campo Stella funzionano la seggiovia quadriposto Mario Foglia, la seggiovia triposto Rubbio e una sciovia per il campo scuola, per una quattordicina di chilometri di piste, fra cui una discesa lunga circa sei chilometri. Gli anelli per il fondo si trovano ai Cinque Confini sul versante reatino e alle località di Fonte Nuova e Vallonina su quello leonessano.
Gli skipass si acquistano alle biglietterie della Funivia e di Campo Togo. Le tariffe cambiano ogni stagione e non ha senso riportarle a memoria: si leggono sul sito del gestore o si chiedono in biglietteria il giorno stesso.
Il punto dolente, però, non sono gli impianti. È l'esposizione. Il massiccio riceve spesso venti di scirocco caldi che sciolgono in fretta la neve caduta, e i mutamenti climatici hanno ridotto sensibilmente l'innevamento, accorciando la stagione a poche settimane e mettendo in crisi la sopravvivenza economica della stazione. Le stagioni invernali degli ultimi anni faticano a decollare, e chi programma una settimana bianca al Terminillo con tre mesi di anticipo si assume un rischio serio.
Il Terminillo (RI) d'estate: sentieri, escursioni, bicicletta
L'estate, oggi, è la stagione migliore. La rete di sentieri CAI copre entrambi i versanti e conduce alla vetta e alle cime secondarie; il 409 è il tracciato storico verso Pian de' Valli, quello che percorrevano i pionieri a dorso di mulo. Dal piazzale dei Tre Faggi la salita alla vetta principale si fa in mezza giornata a passo tranquillo, con dislivello contenuto e nessuna difficoltà tecnica in condizioni estive; il panorama dalla cima è a trecentosessanta gradi e comprende Gran Sasso, Monti della Laga, Velino-Sirente, la conca reatina e, con aria buona, il mare.
La montagna è anche terreno di arrampicata su roccia e, d'inverno, su ghiaccio, oltre che meta abituale di scialpinisti e ciaspolatori. In bicicletta la Terminillese è una delle salite classiche del Centro Italia, con pendenze regolari e asfalto largo. Dal punto di vista sportivo il Terminillo ha una tradizione lunga: fin dagli anni trenta ospita saltuariamente arrivi di tappa del Giro d'Italia e altre manifestazioni.
Consiglio: se camminate in luglio o agosto, partite prima delle otto. Il caldo sulla prateria aperta, sopra i duemila metri, è meno banale di quanto sembri, e all'ombra ci si arriva solo rientrando nella faggeta.
Terminillo (RI) con i bambini
La montagna funziona molto bene con i bambini, a patto di dosare le ambizioni. In inverno il tapis roulant e i campi scuola di Pian de' Valli permettono ai piccoli di iniziare senza traumi; la funivia porta in quota chi non scia e regala loro la sensazione della cima senza la fatica. In estate il parco avventura, il Sentiero Planetario e le passeggiate corte nella faggeta bastano ad occupare due giornate. Il Sentiero Planetario per intero, con i suoi 7,7 chilometri, è alla portata di un bambino allenato dagli otto anni in su; sotto quella soglia conviene percorrerne solo il primo tratto, quello dove i pianeti interni sono vicini fra loro e il gioco funziona meglio.
Portate acqua. Sulla montagna, per il motivo geologico spiegato sopra, non si trovano sorgenti lungo i sentieri.
Accessibilità del Terminillo (RI)
Pian de' Valli è pianeggiante nella zona centrale e percorribile senza difficoltà eccessive; i piazzali e i marciapiedi, però, risentono di manutenzioni disuguali. La funivia consente a molte persone con mobilità ridotta di raggiungere una quota altrimenti inaccessibile, ma l'accesso alle cabine e le condizioni della stazione a monte vanno verificati con il gestore prima di programmare la salita. L'abbazia dei Santi Quirico e Giulitta a Micigliano dichiara l'ingresso al piano terra a livello stradale e accessibile alle persone con disabilità. Nei rifugi in quota, raggiungibili solo a piedi, non esiste alcuna accessibilità assistita.
Quanto costa una giornata a Terminillo (RI) e come si risparmia
Una giornata estiva costa quanto il carburante e il pranzo: i sentieri sono liberi, i parcheggi in gran parte gratuiti fuori stagione, l'ingresso in chiesa non si paga. Una giornata invernale con gli sci costa lo skipass, il noleggio, il parcheggio nei piazzali a pagamento e il pranzo in quota. Le voci su cui si risparmia davvero sono tre: noleggiare l'attrezzatura a Rieti anziché in quota, portarsi il pranzo al sacco (i rifugi restano un'ottima idea, ma non tutti i giorni) e scegliere il martedì o il mercoledì invece della domenica, quando i prezzi del noleggio e la coda agli impianti raggiungono il massimo.
Chi viaggia in gruppo o organizza una uscita aziendale trova personale abilitato attraverso i servizi di accompagnamento turistico di TourLeaderPro, che lavora con guide e accompagnatori autorizzati.
Cosa mangiare intorno al Terminillo (RI)
La cucina di questa montagna è quella reatina di confine, con forti innesti abruzzesi e umbri: comprensibile, visto che fino al 1927 il territorio dipendeva dall'Aquila. I prodotti da cercare sono la patata di Leonessa, coltivata in quota e adatta agli gnocchi, i legumi delle piane pedemontane, i formaggi di pecora della Sabina, l'olio extravergine dei versanti bassi, i funghi e i tartufi dei boschi reatini. Sui primi, il piatto identitario della zona è la pasta all'amatriciana, che viene da Amatrice, nella stessa provincia, e che nella versione locale si fa con il guanciale, il pecorino e nessuna aggiunta creativa.
Nei rifugi in quota si mangia semplice: polenta, zuppe, salumi, formaggi. Non citiamo nomi di locali perché cambiano gestione con una frequenza che rende inutile qualsiasi elenco stampato.
Quando andare a Terminillo (RI) e quando evitarlo
Da metà giugno a fine settembre la montagna dà il meglio: prati fioriti, temperature ragionevoli, sentieri asciutti, strada per Leonessa aperta. Ottobre regala la faggeta rossa e una luce bassa che è la migliore dell'anno per chi fotografa. Da dicembre a marzo dipende dalla neve, e la neve qui è una lotteria: prima di partire conviene guardare le webcam degli impianti e non le previsioni generiche.
Da evitare: le domeniche di sole dopo la prima nevicata importante, quando mezza Roma sale contemporaneamente e la Terminillese si intasa da Lisciano in su; e i ponti lunghi di gennaio, per lo stesso motivo. Chi può scegliere, sale di venerdì.
Una curiosità su Terminillo (RI)
La montagna di Roma è entrata nella storia dello sport per una ragione che quasi nessuno ricorda: qui si corse una delle prime cronometro individuali di montagna del Giro d'Italia. Accadde il 29 maggio 1936, nell'undicesima tappa, con arrivo in salita sul Terminillo: la vinse Giuseppe Olmo. Fu una novità tecnica, non un dettaglio di cronaca. Fino ad allora la corsa rosa saliva in gruppo; l'idea di far scalare la montagna a ciascun corridore da solo, contro il cronometro, cambiò il modo di costruire i Giri, e la si sperimentò su questa strada appena inaugurata, larga e pulita, che il regime voleva mostrare al Paese.
Il Terminillo restò nel programma per quattro anni consecutivi, dal 1936 al 1939, diventando una delle tappe più attese, con arrivo a Campoforogna. Le fonti locali contano nel tempo nove arrivi di tappa a Campoforogna, e ricordano che la Sella di Leonessa fu attraversata dalla corsa fino al 2007. La cronaca sportiva di quegli anni è anche il primo grande veicolo pubblicitario della stazione: prima ancora dei manifesti turistici, furono le pagine sportive dei quotidiani a portare il nome del Terminillo in tutta Italia.
Opinione: se salite in bicicletta, fatelo sapendo che state pedalando su un pezzo di storia del ciclismo, non su una salita qualsiasi vicino a Roma. Cambia il modo in cui si soffre.
Una cosa che non ti dice nessuno su Terminillo (RI)
Che questa montagna è, di fatto, una delle riserve idriche di Roma. Il Terminillo non ha fiumi, non ha laghi, non ha nemmeno un torrente permanente, e chi ci sale d'estate cerca invano una fontana lungo il sentiero. Tutta l'acqua che cade sul massiccio, pioggia o neve, sparisce nelle fratture del calcare e riemerge molto più in basso, contribuendo con gli altri Monti Reatini ad alimentare le sorgenti del Peschiera, nella valle del Velino. Da lì parte l'acquedotto che rifornisce una quota rilevante del consumo idrico della capitale.
La seconda parte della storia è ancora meno nota. La stazione turistica, negli anni cinquanta, ebbe lo stesso problema al contrario: essendo su un massiccio carsico, Pian de' Valli non aveva acqua. Fu la Cassa per il Mezzogiorno, nel 1958, a costruire un acquedotto apposito, captando tre sorgenti sul monte di Cambio e sollevandole in quota con impianti imponenti per l'epoca. Il paradosso merita di essere detto per intero: la montagna che disseta Roma ha avuto bisogno di un acquedotto per dissetare sé stessa.
Chi guida un gruppo qui dovrebbe raccontare questa cosa davanti al panorama della conca reatina, indicando la direzione delle sorgenti. Funziona meglio di qualsiasi aneddoto sul duce con gli sci.
Il consiglio che ti do per visitare Terminillo (RI)
Smettete di considerarlo una stazione sciistica e trattatelo come una montagna. Il consiglio operativo è questo: salite in una giornata limpida di fine settembre o di inizio ottobre, parcheggiate ai Tre Faggi verso le otto del mattino, percorrete il Sentiero Planetario fino al Rifugio Angelo Sebastiani, mangiate lassù, e nel pomeriggio scendete dalla provinciale verso Leonessa invece di tornare indietro. In una giornata sola avrete la scienza, la faggeta, i due versanti, il valico, un borgo vero con i portici e la patata di montagna nel piatto. Costo: il carburante e il pranzo.
La variante invernale, se c'è neve, è la ciaspolata dalla Sella verso il Terminilletto, con partenza da Leonessa perché la sella dal lato reatino è chiusa. La variante per chi non cammina è la funivia, che in venti minuti risolve il problema del dislivello e mette chiunque davanti al panorama.
Quello che sconsiglio, e lo dico dopo molti anni di gruppi accompagnati: la settimana bianca prenotata a novembre. La neve del Terminillo non è programmabile. Prenotate due notti quando la neve è già caduta, non tre mesi prima sperando che cada. Chi organizza spostamenti su misura per gruppi o aziende può appoggiarsi alle esperienze personalizzate per piccoli gruppi di TourLeaderPro, che gestisce la logistica quando il meteo impone di cambiare programma all'ultimo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Terminillo fu la montagna del regime. Quasi nessuno considera fino in fondo che cosa significhi: il Terminillo è, dal punto di vista urbanistico, una città di fondazione. Non è cresciuto come un paese di montagna intorno a una chiesa e a un pascolo. È stato progettato a tavolino in pochi anni, dal 1933 al 1940, con la stessa logica applicata alle nuove città dell'Agro Pontino: una strada di accesso costruita dal nulla con criteri moderni, un governatorato, una caserma della Guardia Forestale, una chiesetta, alberghi di rappresentanza, impianti di risalita all'avanguardia e perfino un cippo commemorativo all'arrivo e una colonna di granito alla partenza.
Questa origine spiega quasi tutti i problemi successivi. Una città di fondazione non ha una comunità che la governa: ha un committente. Quando il committente sparisce, restano gli edifici e nessuno che decida. Da qui l'espansione disordinata degli anni sessanta, la moltiplicazione di impianti costruiti senza un piano d'insieme, l'incapacità di sostituirli alla scadenza, i quindici anni di progetti di rilancio bocciati e ripresentati. Il Terminillo è l'unico luogo del Lazio in cui si può leggere, in un pomeriggio di passeggiata, l'intera parabola del turismo italiano del Novecento: fondazione autoritaria, boom, sovraedificazione, declino, stallo.
Va detto anche l'altro lato: quel progetto ha lasciato una viabilità di montagna eccellente, che ancora oggi rende il Terminillo la cima appenninica oltre i duemila metri più facile da raggiungere in automobile da Roma. Nessuna altra montagna del Centro Italia offre lo stesso rapporto fra quota raggiunta e chilometri percorsi.
La foto giusta da fare a Terminillo (RI)
La fotografia che tutti tentano è la vetta dal piazzale, e viene sempre piatta: la luce di mezzogiorno appiattisce i volumi e la neve brucia. Quella che funziona è un'altra: il massiccio visto da sud ovest, dalla piana reatina, con la montagna intera che si alza dietro la valle. Si scatta dalla zona dei laghi Lungo e di Ripasottile o dalle alture di Cantalice, nelle due ore dopo l'alba in una giornata invernale limpida, quando il Terminillo innevato ha il sole di taglio e la piana è ancora nella foschia. In quel momento si capisce perché lo chiamano la montagna di Roma: emerge da solo, senza catena intorno.
La seconda inquadratura, meno ovvia, è la chiesa di San Francesco al Terminillo incorniciata dal Velino, con il massiccio alle spalle: mette insieme in un solo fotogramma la valle francescana, l'acqua e la montagna, cioè le tre ragioni per cui esiste questo territorio. Serve un teleobiettivo medio e una giornata senza vento.
La terza, per chi cammina, è il Rifugio Massimo Rinaldi sulla cima del Terminilletto al tramonto, con l'ombra della montagna che si allunga sulla conca. Quel che va evitato, invece, è il selfie sul piazzale della funivia con i condomini alle spalle: è la fotografia che il Terminillo si porta dietro da cinquant'anni e che gli ha fatto più danni di qualunque bocciatura ministeriale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il fatto più tragico è il disastro aereo del 13 febbraio 1955. Un Douglas DC-6 della compagnia di bandiera belga Sabena, immatricolato OO-SDB e costruito nel 1947, in volo da Bruxelles verso il Congo con scalo a Roma Ciampino, si schiantò sul costone dell'Acquasanta, alle pendici del Terminillo in territorio di Cantalice, intorno ai 1700 metri di quota. Morirono tutte le ventinove persone a bordo. Fra le vittime c'era Marcella Mariani, Miss Italia 1953 e attrice, poco più che ventenne. L'inchiesta ricostruì una catena di cause: un forte vento laterale non previsto dai bollettini meteorologici spostò l'aereo fuori rotta, i piloti si credettero sopra Viterbo e iniziarono la discesa, e le indicazioni corrette degli strumenti furono interpretate come un guasto radio a causa delle condizioni avverse. A Terminillo esiste una sala della memoria dedicata a Marcella Mariani, inaugurata nel febbraio 2017, che conserva i materiali su quella vicenda.
Gli altri avvenimenti che hanno segnato la montagna sono di natura diversa. Il 21 dicembre 1932 l'escursione di Angelo Manaresi con i reduci reatini mette in moto il progetto di valorizzazione. Nel gennaio 1933 la salita di Mussolini a dorso di mulo con la famiglia porta all'ordine di costruire la Terminillese, inaugurata nel primo tronco nel dicembre dello stesso anno e completata nel 1935. Il 26 gennaio 1938 viene inaugurata la funivia alla presenza di autorità civili e religiose. Nel gennaio 1940 entra in servizio la sciovia delle Carbonaie, fra le prime d'Italia. Nel 1949 il matrimonio di Gina Lollobrigida con Milko Skofic celebrato in montagna consegna il Terminillo alla cronaca rosa; nel 1960 la morte della figlia di Eduardo De Filippo lo consegna a quella nera. Nel 1958 l'acquedotto della Cassa per il Mezzogiorno risolve il problema idrico della stazione. Nel dicembre 2020 la Regione Lazio approva il progetto TSM, che nel maggio 2021 incontra le obiezioni del Ministero dell'Ambiente e che a maggio 2026 è ancora dentro un supplemento di valutazione ambientale.
C'è poi un avvenimento continuo, senza data, che conta quanto gli altri: la scomparsa progressiva della neve. Nessun singolo giorno la certifica, ma è il fatto storico più importante degli ultimi trent'anni per questa montagna.
Chi è passato da Terminillo (RI)
La lista dei passaggi illustri è lunga e va letta per fasce.
Gli antichi, per via letteraria: Virgilio nomina le rupi di Tetrico nell'Eneide, Varrone descrive i gurgures alti montes e la transumanza sui pascoli. Nessuno dei due, per quanto ne sappiamo, salì la montagna: la nominarono, il che per un rilievo appenninico nell'antichità è già molto.
I viaggiatori e gli alpinisti dell'Ottocento: Ferdinand Gregorovius, lo storico tedesco di Roma medievale, percorse queste valli e ne scrisse; Enrico Abbate, autore fra le prime guide dell'Appennino, salì sulla montagna e nel 1882 previde con esattezza quello che sarebbe successo cinquant'anni dopo.
Gli uomini del regime: Angelo Manaresi, presidente del CAI e sottosegretario alla Guerra, che fu il vero artefice del progetto; il principe Ludovico Potenziani, che portò gli impianti; il podestà Alberto Mario Marcucci, che fece la strada; il vescovo Massimo Rinaldi, il vescovo scarpone, a cui è intitolato il rifugio in cima al Terminilletto. E Benito Mussolini, che salì la prima volta nel gennaio 1933 e tornò molte volte, alloggiando all'hotel Roma, facendosi fotografare sulla neve e incontrando qui Clara Petacci.
I nobili e i sovrani in esilio, che sulla montagna si costruirono una villa: l'ex re dell'Afghanistan Amanullah Khan, il principe Francesco Chigi della Rovere, il colonnello Mario de Bernardi, l'avvocato Bruno Cassinelli. Nel dopoguerra l'ex re Faruq I d'Egitto e i duchi Parodi Delfino.
La politica repubblicana: Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, il presidente del Consiglio Giuseppe Pella.
Il cinema, che qui ebbe una succursale stabile: Anita Ekberg, Gina Lollobrigida (che al Terminillo sposò Milko Skofic nel 1949), Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman (che qui incontrò la futura seconda moglie Diletta), Ugo Tognazzi, Gino Cervi, Giuliano Gemma, Raf Vallone, Massimo Girotti, Rossana Podestà, Eleonora Rossi Drago, Anna Maria Ferrero, Carla Del Poggio, Marina Vlady, Tina Pica, Bice Valori, Paolo Panelli, Jean Sorel, il regista Luigi Zampa, l'autore televisivo Antonello Falqui ed Eduardo De Filippo, la cui figlia morì qui nel 1960. E Marcella Mariani, che al Terminillo non arrivò mai: il suo aereo si fermò sul costone.
Lo sport: Giuseppe Olmo, vincitore della cronoscalata del 29 maggio 1936, e tutti i corridori del Giro d'Italia che dal 1936 in poi hanno scalato questa strada.
Domande veloci su Terminillo (RI)
Quanto dista Terminillo (RI) da Roma?
Un centinaio di chilometri, circa due ore di automobile: Salaria fino a Rieti, poi statale 4 bis Terminillese. Da Rieti sono venti chilometri.
Si arriva a Terminillo (RI) con i mezzi pubblici?
Sì, ma con un cambio. Si raggiunge Rieti (in autobus da Roma, oppure in treno sulla linea Terni-Sulmona) e da lì si prende l'autobus urbano che collega la stazione a Pian de' Valli in circa cinquantacinque minuti. Le corse sono poche e cambiano con la stagione: gli orari vanno controllati sul sito del gestore.
Quanto è alto il Terminillo?
La vetta principale raggiunge 2217 metri. Il Terminilletto, dove sorge il rifugio Massimo Rinaldi, arriva a 2108 metri.
Quanto costa entrare a Terminillo (RI)?
Nulla. Si paga solo quello che si usa: skipass, funivia, noleggio, parcheggio a pagamento nei piazzali durante le giornate affollate.
Quanto costa lo skipass al Terminillo?
Le tariffe cambiano ogni stagione e per fascia oraria. Si acquistano alle biglietterie della Funivia e di Campo Togo, e i prezzi aggiornati sono sul sito della società che gestisce gli impianti.
La funivia del Terminillo funziona anche d'estate?
Sì. L'impianto inaugurato nel 1938 lavora sia nella stagione invernale sia in quella estiva. Orari e giorni di apertura variano: si controllano prima di salire.
Serve prenotare per visitare Terminillo (RI)?
No per la montagna, i sentieri e la chiesa. Sì per i rifugi in quota se si intende pranzare o pernottare, soprattutto nei fine settimana.
Quanto tempo serve per visitare Terminillo (RI)?
Mezza giornata per una passeggiata e la funivia. Una giornata piena per il Sentiero Planetario da un capo all'altro. Due giorni per vedere anche Leonessa e i borghi pedemontani.
Ci sono catene obbligatorie sulla strada per il Terminillo?
Nel periodo invernale sulla Terminillese vige l'obbligo di catene a bordo o pneumatici invernali. Verificate l'ordinanza in vigore prima di partire, perché le date cambiano di anno in anno.
Dove si parcheggia a Terminillo (RI)?
Nei piazzali di Pian de' Valli e lungo la strada verso Campoforogna e i Tre Faggi. Nelle domeniche di neve i posti finiscono presto: conviene arrivare prima delle nove.
Si può fare sci di fondo al Terminillo?
Sì. Il centro fondo dei Cinque Confini offre una ventina di chilometri di tracciati, innevamento artificiale e un anello illuminato per le sciate notturne. Altri anelli si trovano sul versante di Leonessa.
Qual è la differenza fra Pian de' Valli e Campo Stella?
Sono le due stazioni della stessa montagna, su versanti opposti e non collegate fra loro. Pian de' Valli è sul versante reatino, esposto a sud ovest, con la funivia storica e la maggior parte dei servizi. Campo Stella è sul versante di Leonessa, esposto a nord, con neve più duratura e meno affollamento.
Il Terminillo (RI) è adatto ai bambini?
Sì. Ci sono un tapis roulant e campi scuola per i principianti, un parco avventura fra gli alberi e passeggiate corte nella faggeta. Il Sentiero Planetario per intero è impegnativo sotto gli otto anni.
Il Terminillo è accessibile in sedia a rotelle?
La parte centrale di Pian de' Valli è pianeggiante, ma la manutenzione dei percorsi è disuguale. La funivia consente di raggiungere la quota, previa verifica delle condizioni di accesso con il gestore. I rifugi in quota non sono accessibili.
Si possono fare fotografie al Terminillo (RI)?
Ovunque all'aperto, senza limitazioni. Per la chiesa vale il buon senso: niente scatti durante le celebrazioni.
Ci sono rifugi sul Terminillo?
Due, entrambi del Club Alpino Italiano di Rieti: il Rifugio Angelo Sebastiani, a 1820 metri presso la Sella di Leonessa, e il Rifugio Massimo Rinaldi, a 2108 metri sulla cima del Terminilletto.
Quanto è lungo il Sentiero Planetario del Terminillo?
Sette chilometri e settecento metri, circa due ore e quarantacinque minuti a buon passo, dal piazzale dei Tre Faggi al Rifugio Angelo Sebastiani, con dieci piazzole che rappresentano il Sole e i nove pianeti classici.
Che animali si incontrano sul Terminillo (RI)?
Cinghiali, volpi, lepri, scoiattoli, istrici e rapaci; è presente anche il lupo appenninico, che però si vede pochissimo. Fra le specie tutelate sono segnalate l'aquila reale e la vipera dell'Orsini.
Quando c'è la neve al Terminillo?
In genere fra dicembre e marzo, ma la stagione si è accorciata: l'esposizione ai venti di scirocco e la riduzione delle precipitazioni nevose rendono l'innevamento imprevedibile. Prima di partire conviene guardare le webcam degli impianti.
Che cosa si mangia intorno al Terminillo (RI)?
Patate di Leonessa, legumi delle piane, pecorino della Sabina, funghi e tartufi dei boschi reatini, olio extravergine dei versanti bassi. Nei rifugi si mangia semplice: polenta, zuppe, salumi e formaggi.
Il progetto di rilancio TSM è stato approvato?
La valutazione di impatto ambientale approvata nel 2020-2021 resta valida, ma nel 2026 la Regione Lazio ha chiesto un aggiornamento della valutazione sulla base di nuovi dati scientifici. La Regione ha precisato che non si tratta di una bocciatura. I cantieri, a oggi, non sono partiti.
Che cosa vedere vicino al Terminillo (RI)?
Nel raggio di mezz'ora: Rieti e la sua Valle Santa francescana, con i santuari di Fonte Colombo e Greccio, i borghi di Cantalice e Leonessa, le Gole di Antrodoco. Poco oltre, il lago del Salto, il lago del Turano, le Montagne della Duchessa, la Cascata delle Marmore e la Sabina di Fara in Sabina. Per chi cerca un'altra montagna vicino a Roma, c'è Monte Livata.
Il Terminillo mi interessa più oggi di vent'anni fa, e non per nostalgia. Una montagna che ha smesso di funzionare come le hanno imposto di funzionare torna a essere quello che era: un massiccio isolato, con boschi seri, praterie in quota, una storia italiana raccontata dalle sue stesse rovine e una vista che arriva al mare. Chi ci va cercando le Dolomiti a due ore da Roma resterà deluso, e se lo merita. Chi ci va per camminare, guardare e capire, porta a casa una giornata che vale il triplo di quello che è costata. Se dovessi scegliere un solo giorno, sceglierei il primo mattino di un venerdì di ottobre, ai Tre Faggi, con la faggeta rossa e nessuno intorno. Chi organizza il viaggio da lontano trova su ItalyPlanner la guida in inglese di Rieti e del Terminillo, su ItalyPlanner le gite in giornata dalle città italiane e su ItalyPlanner le guide su montagne e natura.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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