Rieti (RI)
Rieti è il capoluogo della provincia più settentrionale del Lazio e sorge a circa 400 metri di quota nella conca reatina, sulle rive del fiume Velino, ai piedi del Terminillo. Da Roma si arriva in auto in un'ora e un quarto circa (80 km) percorrendo la via Salaria (SS4) oppure l'autostrada A1 fino all'uscita di Fiano Romano e poi la Salaria stessa; in autobus con le corse Cotral in partenza dall'autostazione di Roma Tiburtina (circa un'ora e quaranta, biglietto di pochi euro, orari sul sito Cotral); in treno con i regionali Trenitalia da Roma Tiburtina per Rieti, in parte diretti via Terni e in parte con cambio a Terni, con tempi fra un'ora e quaranta e due ore e mezza a seconda della corsa, quindi conviene controllare l'orario del giorno. La stazione ferroviaria è a dieci minuti a piedi dal centro. L'auto si lascia nei parcheggi lungo il Velino e attorno alle mura (piazzale di via Cintia, area di Porta d'Arci, piazzale della stazione): il centro storico è per larghi tratti a traffico limitato. Passeggiare per la città, entrare nella Cattedrale, nella cripta, in Sant'Agostino e nelle altre chiese aperte non costa nulla. Il Museo Civico (sezione storico-artistica nel Palazzo Comunale, piazza Vittorio Emanuele II 1; sezione archeologica nell'ex monastero di Santa Lucia, via Sant'Anna 4) è gestito da un concessionario che indica apertura dal venerdì alla domenica, 10-13 e 15-19, biglietto intero 8 euro, ridotto 6, gratuito sotto i 12 anni: gli orari cambiano di stagione e vanno controllati sul sito museo.comune.rieti.it prima di partire. Il Museo Diocesano, fra battistero, cripta e Palazzo Papale, apre di norma il sabato pomeriggio (16-18) e la domenica (10-12 e 16-18) a ingresso libero, con contatti al 0746 482720. La visita guidata della Rieti sotterranea, il viadotto romano sotto via Roma, si tiene il sabato alle 18 e la domenica alle 11, dura un'ora e tre quarti, costa 7 euro e si prenota per telefono (347 7279591) con partenza da piazza Cavour. Per una giornata piena servono sei ore in città; con i santuari francescani della Valle Santa, due giorni.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Chi cerca altre mete nel Lazio le trova nella pagina attrazioni turistiche di EstateRomana, mentre la montagna di Rieti ha una guida propria alla voce Terminillo.
Rieti (RI) in due parole: l'ombelico d'Italia sull'acqua
Rieti è l'umbilicus Italiae, il centro geografico della penisola secondo una tradizione che i reatini difendono con un monumento, una targa e una buona dose di ironia. Ma la ragione per cui vale un viaggio da Roma è un'altra: qui si sommano una città medievale con le mura intatte, una Cattedrale del XII secolo su cui hanno lavorato Bernini e i suoi allievi, un teatro dell'Ottocento dall'acustica celebre, il viadotto romano che regge ancora la via principale, e attorno una pianura che fu lago fino all'età romana, cinta da quattro santuari fondati da San Francesco d'Assisi. Aggiungo una cucina di terra, onesta e abbondante, e il fatto che, a differenza di Tivoli o dei Castelli, nessuno vi arriva per caso: Rieti si sceglie, e chi la sceglie la trova vuota di comitive.
La città sorge a circa 400 metri nella fertile valle reatina, alle pendici del Monte Terminillo, sulle sponde del Velino. Anticamente la piana era coperta dalle acque dell'enorme Lacus Velinus; la bonifica di età romana aprì un varco fra i banchi di calcare accumulatisi nei secoli a Marmore e generò la Cascata delle Marmore, oggi in Umbria ma figlia di questa conca. Del lago scomparso restano specchi minori: il lago di Piediluco in provincia di Terni, quello di Ventina, i laghi Lungo e di Ripasottile, gli ultimi due protetti dall'omonima riserva naturale.
Rieti è una città d'acqua in ogni direzione. Appena fuori dall'abitato sgorgano le Fonti di Cottorella, un'acqua oligominerale imbottigliata e nota in tutto il Lazio; nel limitrofo comune di Cittaducale nascono le sorgenti del Peschiera, che con l'acquedotto Peschiera-Capore forniscono a Roma una quota enorme del suo fabbisogno idrico (le cifre correnti parlano di centinaia di milioni di metri cubi l'anno, e il dato esatto è sul sito del gestore); a Cotilia sgorgano acque solfuree sfruttate da uno stabilimento termale fin dall'antichità; nella parte settentrionale della valle si trovano le sorgenti di Santa Susanna, mentre due chilometri a est della città, a quota 400, le sorgenti del Cantaro. Se qualcuno vi dice che Roma beve acqua reatina non esagera.

Come arrivare a Rieti (RI) e come muoversi in città
La strada storica è la Salaria, la via del sale che i Romani tracciarono proprio per collegare Roma alla Sabina e all'Adriatico. Oggi la SS4 resta la via più diretta da Roma: si esce dal Grande Raccordo Anulare all'altezza di Settebagni e si sale verso Passo Corese, Osteria Nuova e la conca reatina. Chi preferisce l'autostrada prende la A1 in direzione Firenze, esce a Fiano Romano e si ricongiunge alla Salaria: i tempi sono simili, poco più di un'ora nelle ore buone. In autobus i collegamenti sono di Cotral dall'autostazione di Tiburtina, con corse frequenti nei giorni feriali e più rade nel fine settimana. In treno Rieti è una stazione della linea Terni-Rieti-L'Aquila: dalla capitale esistono un paio di corse dirette al giorno da Roma Tiburtina via Terni, e per il resto della giornata si cambia a Terni. Il treno è la scelta più lenta, ma anche la più bella, perché l'ultimo tratto costeggia i laghi e i canneti della piana.
In città si cammina. Il centro storico misura poco più di un chilometro da Porta d'Arci a Porta Cintia e le salite sono dolci; l'unico dislivello vero è quello fra il Velino e via Roma, che i Romani risolsero con il viadotto. Chi ha problemi di mobilità troverà pavimentazioni in pietra e qualche gradino nelle chiese, ma la Cattedrale, piazza Vittorio Emanuele II e il lungofiume sono raggiungibili senza barriere. Per una visita accompagnata, con una guida che sappia spiegare le sculture berniniane della Cattedrale e non solo elencarle, i tour privati e le esperienze per piccoli gruppi si organizzano con TourLeaderPro; chi legge in inglese trova una guida sintetica alla città su ItalyPlanner.
Il nome di Rieti: Reate e le sue tre leggende
Il nome deriva da Reate, il toponimo latino della città, e su Reate le versioni sono tre, tutte antiche e nessuna dimostrabile. La prima lo lega a Rea Silvia, la madre di Romolo e Remo, che secondo una tradizione locale sarebbe stata fatta seppellire viva proprio qui dallo zio Amulio, furioso per il voto di castità infranto dalla nipote. Questa lettura sottolinea il ruolo di Rieti come madre di Roma, un ruolo che la leggenda assegna alla Sabina anche con il ratto delle Sabine, che riconduce la discendenza di gran parte del popolo romano alla stirpe sabina, e che la storia conferma nei rapporti fittissimi fra Romani e Sabini, un popolo potente già prima della fondazione di Roma e che diede alla città due dei suoi sette re. La seconda versione fa derivare Reate da Rea, la madre degli dei e moglie di Crono. La terza, quella che preferisco perché ha un fondamento nel paesaggio, chiama in causa la radice greca reo, scorrere: un riferimento evidente all'acqua, ricchezza antica del territorio reatino, e al lago Velino che ne condizionò storia e sviluppo. Varrone, che di Rieti era figlio, avrebbe apprezzato la disputa.

La storia di Rieti (RI) dalle origini a oggi
Reate sabina e la conquista romana
L'antica Reate nacque all'inizio dell'età del ferro, fra il IX e l'VIII secolo a.C. Le fonti antiche raccontano che le terre attorno a Rieti furono abitate dagli Umbri, poi conquistate dal popolo semileggendario degli Aborigeni, presso i quali Reate acquistò importanza dopo che vi si rifugiarono gli abitanti di Lista, e infine prese dai Sabini, che i ritrovamenti archeologici mostrano insediati fino alle terre vicine al Tevere. I primi contatti con Roma non hanno contorni definiti: è certo però che fra Romani e Sabini avvenne una compenetrazione e che da un certo momento i Sabini si insediarono sul Quirinale, contribuendo alla crescita della città. La leggenda del ratto delle Sabine fa risalire i rapporti fra i due popoli a subito dopo la fondazione di Roma, quando Romolo, in cerca di alleanze e di donne con cui popolare la città, rapì con l'inganno le donne dei Sabini e scatenò la guerra con i popoli vicini, dei quali i soli Sabini rimasero imbattuti. La battaglia del lago Curzio finì quando le donne rapite si gettarono fra le armi dei contendenti, imponendo la tregua fra Romolo e Tito Tazio e la collaborazione fra i due popoli. Una lettura più storica sostiene che fu la ricerca di pascoli di pianura a spingere i Sabini verso Roma e sul Quirinale.
Comunque sia andata, i Sabini, inquadrati nella tribù romana dei Tities, diedero a Roma due re, Numa Pompilio e Anco Marzio, e alcune fra le gentes più antiche: Curtia, Pompilia, Marcia, Claudia, Valeria e Hostilia. Ciò non impedì secoli di guerre fra Romani e Sabini. Nel 290 a.C. la Sabina fu definitivamente assoggettata da Roma a opera del console Manio Curio Dentato: ampi territori della piana di Reate e di Amiternum furono confiscati e distribuiti a coloni romani; ai Sabini fu offerta la cittadinanza senza diritto di voto, e già nel 268 a.C. la cittadinanza piena, con l'iscrizione in due nuove tribù, la Quirina e la Velina. Allo stesso Curio Dentato si deve la bonifica del lacus Velinus: le acque furono fatte confluire nel Nera aprendo il taglio che generò la Cascata delle Marmore e restituì all'agricoltura una pianura vastissima. La conquista trasformò anche la città: il Ponte Romano e il viadotto sotto l'attuale via Roma permisero alla Salaria di scavalcare il Velino e la zona paludosa e di salire fino al foro, l'odierna piazza Vittorio Emanuele II.
Molte famiglie sabine fecero carriera a Roma. Fra tutte la gens Flavia: il suo esponente più celebre, l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, avviò la costruzione dell'Anfiteatro Flavio, il Colosseo. E reatino di nascita, nel 116 a.C., fu Marco Terenzio Varrone, chiamato il Reatino, l'erudito che gli antichi stessi consideravano il più dotto dei Romani. La cristianizzazione del territorio è attribuita dalla tradizione a San Prosdocimo nel I secolo; la diocesi di Rieti è documentata dal V secolo.
Rieti nel Medioevo: comune, papi e San Francesco
Caduto l'impero, nel VI secolo arrivarono i Longobardi, entrati nella penisola nel 568; pagani, si convertirono presto grazie ai monaci benedettini della vicina Abbazia di Farfa. Nel 592 la Sabina entrò nel Ducato di Spoleto e Rieti divenne sede di un gastaldato. Dopo il saccheggio dei Saraceni nel X secolo la città fu ricostruita; nel 1151 fu assediata, presa per fame e distrutta da Ruggero II il Normanno. Nel 1171 Rieti divenne libero comune e si schierò sul fronte guelfo, sotto la protezione del papa. Il 23 agosto 1185 vi si celebrò il matrimonio fra Costanza d'Altavilla ed Enrico VI di Svevia, figlio del Barbarossa e futuro imperatore, alla presenza della sola sposa, perché Enrico era trattenuto in Germania per i funerali della madre; il matrimonio fu ripetuto a Milano il 27 gennaio 1186. Rieti fu scelta per il valore politico dell'approvazione della Chiesa nella prima città fuori dai confini del Regno di Sicilia che Costanza incontrava nel viaggio da Palermo a Milano, un viaggio compiuto con un corteo di principi e baroni.
Il XIII secolo fu il secolo d'oro. Rieti fu più volte sede della curia papale: vi risiedettero Innocenzo III (1198), Onorio III (1219 e 1225), Gregorio IX (1227, 1232 e 1234), Niccolò IV (1288-1289) e Bonifacio VIII (1298). In quegli anni San Francesco d'Assisi frequentò la piana reatina, da allora chiamata Valle Santa: una prima volta probabilmente nel 1209, poi con una lunga permanenza nel 1223 e infine dall'autunno 1225 all'aprile 1226, pochi mesi prima della morte. In questi soggiorni fondò i quattro santuari di Greccio, La Foresta, Poggio Bustone e Fonte Colombo; a Greccio allestì il primo presepe (Natale 1223), a Fonte Colombo scrisse la Regola definitiva dell'ordine, e secondo una parte degli studiosi in questa valle compose almeno in parte il Cantico delle creature. Nel 1228, dopo il tumulto del Giovedì Santo, i Romani costrinsero Gregorio IX a lasciare la città, concedendogli però un salvacondotto per Rieti: la vicenda nasceva dalla scomunica inflitta a Federico II per il rinvio continuo della crociata promessa a Onorio III. Il 13 luglio 1234, nella Cattedrale, lo stesso Gregorio IX canonizzò san Domenico, fondatore dell'ordine dei Predicatori. Il 29 maggio 1289 Carlo II d'Angiò fu incoronato nella Cattedrale re di Sicilia e di Gerusalemme da Niccolò IV.
Durante la cattività avignonese Rieti fu conquistata dal re di Napoli e dilaniata dalle lotte fra guelfi e ghibellini, di cui le grandi casate romane, gli Orsini su tutte, approfittarono per crearsi un dominio feudale. La spedizione del cardinale Albornoz nel 1354 fermò i baroni e preparò il rientro del papa a Roma nel 1377. Nel 1378 la città si diede in signoria a Cecco Alfani, la cui famiglia la governò fino al 1425.
Rieti nell'età moderna: latifondo, guado e Risorgimento
Il Cinquecento vide emergere le grandi famiglie terriere, Vincentini, Vecchiarelli e Potenziani, che sfruttarono la pianura ancora in corso di bonifica per impiantare aziende agrarie; i loro palazzi sono ancora i più belli della città. Nel Settecento la piana fu nota per il guado, la pianta tintoria che cresceva nelle terre lacustri e che servì, si racconta, a tingere di blu le divise delle truppe napoleoniche. Fra il 1798 e il 1799, durante la Repubblica Romana, Rieti fu capoluogo di distretto nel Dipartimento del Clitunno, con Foligno e Spoleto; annesso lo Stato Pontificio all'impero napoleonico nel 1809, la città entrò nel Dipartimento di Roma e nel 1812 fu capo di un arrondissement. Con la Restaurazione, nel 1816, Pio VII divise lo Stato in 17 delegazioni: Rieti fu capoluogo di una delegazione di terza classe, la meno importante, con governi distrettuali a Rieti e Poggio Mirteto. Nel 1850 Pio IX accorpò le delegazioni in cinque legazioni e Rieti finì nella Legazione dell'Umbria con capoluogo Perugia.
La posizione al confine fra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie rese Rieti molto attiva nel Risorgimento. Il 7 marzo 1821 la battaglia di Rieti-Antrodoco, considerata la prima del Risorgimento italiano, vide la sconfitta dei costituzionali napoletani di Guglielmo Pepe da parte degli Austriaci del generale Johann Maria von Frimont, che per la vittoria ottenne da Ferdinando I il titolo di principe di Antrodoco. Nella breve Repubblica Romana del 1849 tre reatini e un mirtense (Francesco Battistini, Giuseppe Maffei, Mario Simeoni e Ippolito Vicentini) sedettero nell'assemblea costituente, e Giuseppe Garibaldi, con la moglie Anita, fu a Rieti per quasi tre mesi, dal 29 gennaio al 13 aprile 1849, a presidiare il confine con il Regno delle Due Sicilie. Il generale alloggiò nel palazzo dei marchesi Colelli e requisì il Palazzo Vescovile come dormitorio della sua Legione; alla partenza lo seguirono numerosi volontari, fra cui i giovani Michele Paolessi e Carlo Tosi, caduti nella difesa di Roma.

Rieti e l'unità d'Italia
Alla vigilia dell'unità gli accordi internazionali di Cavour prevedevano che Rieti restasse al papa, ma i reatini ottennero lo scorporo del loro territorio dal Patrimonio di San Pietro e quindi la possibilità di aderire subito al Regno d'Italia, a differenza di altri territori pontifici come Viterbo, che dovettero attendere Porta Pia. Il 23 settembre 1860, in una città tappezzata di tricolori, entrò l'esercito italiano con due reggimenti di granatieri che accompagnavano il Regio Commissario per la provincia, il conte Oreste Biancoli di Bagnacavallo; il 3 e 4 novembre il plebiscito decretò l'annessione con 1963 voti favorevoli, 3 contrari e 4 nulle. Nel 1867 Rieti e la Sabina videro la campagna dell'Agro romano: il 23 ottobre Garibaldi passò una seconda volta per la città diretto a Roma, e a Mentana combatterono ottanta volontari reatini, fra i quali caddero Pietro Boschi ed Ettore Lucandri. Tre anni dopo, nella breccia di Porta Pia, morì il reatino Domenico Martini.
Nel Regno d'Italia Rieti fu capoluogo di circondario dentro la provincia di Perugia, insieme a Terni e al resto dell'Umbria; la richiesta di riunire Rieti e Cittaducale in una provincia della Sabina restò senza risposta e il ruolo della città rimase marginale. Un tentativo di rinnovamento si deve a Giacinto Vincenti Mareri, che fondò un'azienda agraria aperta a nuove colture e, nel 1846, la Cassa di Risparmio di Rieti; sul suo esempio il principe Giovanni Potenziani avviò la coltivazione della barbabietola da zucchero. A quella pianta la città restò legata a lungo: nel 1873 fu inaugurato lo zuccherificio di Rieti, il primo in Italia, che dal 1887, con Emilio Maraini, produsse su scala nazionale. All'inizio del Novecento gli studi di Nazareno Strampelli, condotti proprio a Rieti, diedero all'Italia varietà di grano ad alta resa e resistenti alle avversità: la "battaglia del grano" degli anni Venti si combatté con semi selezionati in questa piana.
Dalla provincia del 1927 a oggi
Nel 1923 il territorio di Rieti fu staccato dall'Umbria e inserito nella provincia di Roma; con il Regio Decreto n. 1 del 2 gennaio 1927 il governo istituì 17 nuove province, fra cui quella di Rieti, unendo il circondario di Rieti all'ex circondario di Cittaducale, fino ad allora parte della provincia dell'Aquila, con l'intento dichiarato di ricomporre la regione storica della Sabina. L'anno seguente i comuni di Contigliano, Cantalice, Poggio Fidoni e Vazia furono soppressi e aggregati a Rieti; solo nel dopoguerra i primi due tornarono autonomi. La promozione a capoluogo accelerò la crescita. Il passaggio all'economia industriale fu segnato dalla Supertessile, grande stabilimento per la seta artificiale impiantato dal barone Alberto Fassini e poi acquisito dalla SNIA Viscosa, che impiegava migliaia di operai e fece di Rieti uno dei maggiori centri manifatturieri del Lazio; seguirono la Montecatini e l'aeroporto, che favorì la nascita dell'industria aeronautica ORLA.
La seconda guerra mondiale colpì duro: il bombardamento alleato del 19 novembre 1943 danneggiò gli impianti di viale Maraini, la stazione e l'aeroporto; il 9 aprile 1944 avvenne l'eccidio delle Fosse Reatine; il 6 giugno 1944 il bombardamento del quartiere Borgo fece numerose vittime e rase al suolo parte del rione. Il 12 e 13 giugno i tedeschi in ritirata fecero saltare Porta Cintia e il ponte romano ricostruito nel 1939, danneggiarono aeroporto, zuccherificio e fabbriche, saccheggiarono la città. Il 16 giugno 1944 entrarono gli inglesi. Dagli anni Sessanta il nucleo industriale Rieti-Cittaducale, finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno, diede una nuova spinta; poi la fine dei contributi pubblici e la mancanza di collegamenti veloci hanno aperto una crisi che dura ancora, e il dibattito cittadino ruota attorno alla bonifica delle aree industriali dismesse, zuccherificio e Supertessile in testa, ormai inglobate nel tessuto urbano.
Una curiosità su Rieti (RI)
In piazza Cavour, rivolta verso il Ponte Romano, si trova l'unico monumento italiano dedicato a una moneta defunta: il Monumento nazionale alla Lira, inaugurato il 1 marzo 2003, a un anno dall'addio definitivo alla vecchia valuta. L'opera, disegnata da Daniela Fusco e fusa dalle Fonderie Caggiati di Parma, fu realizzata con la fusione di 2.200.000 monete da 200 lire raccolte per l'occasione: rappresenta l'Italia turrita che sostiene una grande moneta da una lira, mentre su uno dei drappi che la avvolgono corre la scritta "L'Italia per la Lira". La faccia anteriore riproduce la lira coniata nel 1951; il retro in origine riproduceva la lira del 1861, ma fu sostituito nel 2008, e oggi la statua tiene fra le mani una moneta con i dritti della prima e dell'ultima lira coniata. Su un lato scorre un rivolo d'acqua che simboleggia il Velino, cioè la ricchezza vera di Rieti e della sua provincia. Perché proprio Rieti? Perché il capoluogo sabino è, per tradizione, il centro della penisola: e una moneta che aveva unificato il Paese meritava di essere ricordata nel suo ombelico. Aggiungo un dettaglio che i reatini raccontano volentieri: il monumento all'Umbilicus Italiae in piazza San Rufo, del 2001, è basso e rotondo, e la città lo ha ribattezzato "la caciotta". Un popolo che prende in giro il proprio centro del mondo è un popolo con cui si sta bene a tavola.

Cosa vedere a Rieti (RI): il centro storico luogo per luogo
Il centro storico occupa una leggera altura ai margini della conca, protetto sul lato nord da una cinta muraria medievale fra le meglio conservate del Lazio e sul lato sud dal Velino. Via Roma, la strada più viva, lo taglia in due e separa i rioni medievali di San Francesco, San Rufo, della Verdura e Santa Lucia. La città conta due santuari francescani nel proprio territorio, Fonte Colombo e La Foresta, e altri due a pochi chilometri, a Greccio e Poggio Bustone: molti pellegrini arrivano nella Valle Santa per ripercorrere, con il Cammino di Francesco o con il Cammino di San Benedetto, i passi dei due santi. Ma prima dei santuari viene la città, e la città si visita così.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta, cuore religioso di Rieti (RI)
La Cattedrale domina piazza Cesare Battisti e racconta otto secoli in un solo edificio. I lavori cominciarono il 27 aprile 1109 con il vescovo Benincasa: la prima a essere completata fu la basilica inferiore, la cripta, consacrata nel 1157, un unico ambiente scandito da sedici colonne di reimpiego in nove navatelle, con volte a crociera e tracce di affreschi trecenteschi; la chiesa superiore fu consacrata il 9 settembre 1225 da Onorio III. L'esterno è romanico: facciata in pietra, portale, il portico aggiunto nel 1458 per volontà del vescovo Angelo Capranica, che collega il battistero al duomo, e il campanile dei maestri lombardi Pietro, Andrea ed Enrico, innalzato attorno al 1252-1253 e alto una quarantina di metri, gravemente danneggiato dal terremoto del 1898. L'interno è invece barocco, rifatto nel Settecento; il terremoto del 1785 abbatté l'abside, ricostruita con la cupola nel 1794-1795. Nel 1841 Gregorio XVI elevò la chiesa a basilica minore.
La ragione per cui un appassionato d'arte viene fin qui è la cappella di Santa Barbara, patrona della città: il progetto è di Gian Lorenzo Bernini, e la statua della santa fu scolpita da Giovanni Antonio Mari su un bozzetto dello stesso Bernini, mentre l'altare, di Sebastiano Cipriani, è del 1725. Nella chiesa si trovano sculture di Bernini, di Mari, di Lorenzo Ottoni e di Federico di Filippo di Ubaldo da Firenze, e dipinti di Antoniazzo Romano, del figlio Marcantonio Aquili, di Lorenzo Torresani, Andrea Sacchi, Giovan Francesco Romanelli, Lattanzio Niccoli e Vincenzo Manenti: un campionario della pittura romana e reatina fra Quattrocento e Seicento. Il mio consiglio è di entrare due volte: la prima al mattino, quando la luce entra dal portico e la cripta si visita con calma; la seconda al tramonto, quando la cappella berniniana si accende. E di non trascurare il battistero di San Giovanni in Fonte, oggi nucleo del Museo Diocesano. Qui, il 13 luglio 1234, fu canonizzato san Domenico; qui, il 29 maggio 1289, fu incoronato Carlo II d'Angiò.
Il Palazzo Vescovile o Palazzo Papale e l'Arco di Bonifacio VIII
A destra della Cattedrale, con la fiancata lunga su via Cintia, si alza il Palazzo Vescovile, detto anche Palazzo Papale perché fu costruito nel 1283 per ospitare la curia pontificia e diede alloggio a più papi. La facciata romanica, con la loggia riportata all'aspetto originario da un restauro d'inizio Novecento, nasconde al piano terra una delle sale medievali più spettacolari del Lazio: una grande aula a due navate coperta da volte a crociera gotiche sorrette da sei pilastri, la cosiddetta Sala delle Volte, oggi usata per mostre e cerimonie. Al primo piano il Salone delle Udienze ospita dal 2005 la pinacoteca del Museo Diocesano. Scavalcando via Cintia e appoggiandosi al palazzo si trova l'Arco di Bonifacio VIII, detto anche Arco del Vescovo, fatto costruire dal papa nel 1298 dopo che egli stesso, ospite a Rieti, aveva assistito atterrito a un terremoto: un collegamento coperto fra il palazzo e la Cattedrale che gli evitasse di attraversare la strada. Chi conosce il Palazzo di Bonifacio VIII ad Anagni ritroverà qui la stessa idea di potere papale che si fa architettura.
Il Museo Diocesano di Rieti (RI)
Il Museo Diocesano dei beni ecclesiastici è un percorso in più tappe dentro il complesso della Cattedrale: il Museo del Tesoro del Duomo nel battistero, allestito per la prima volta nel 1974 da Luisa Mortari; una raccolta di suppellettili liturgiche negli ambienti accanto alla cripta; il lapidario nel vestibolo che dalla cripta conduce al Palazzo Vescovile; la Pinacoteca Diocesana nel Salone delle Udienze. Nel battistero si conserva un fonte battesimale rinascimentale con sculture di profeti e santi; fra le oreficerie spicca una serie di una ventina di croci astili del XIII-XIV secolo e pissidi-reliquiario del Quattrocento, con la croce di Vallecupola del 1563 circa, commissionata dai Farnese a Jacopo del Duca, allievo di Michelangelo; fra le sculture, leoni marmorei del XII secolo e statue processionali in pietra; fra gli avori, un riccio di pastorale del Trecento divenuto il logo del museo. La pinacoteca raccoglie affreschi staccati dalle chiese mendicanti, fra cui un ciclo trecentesco con storie francescane proveniente da San Francesco, e dipinti dal Cinquecento al Settecento, con una Presentazione al tempio del Baciccio del 1704 circa. Le aperture indicate sono il sabato pomeriggio e la domenica, a ingresso libero: per un gruppo conviene telefonare e chiedere l'apertura su prenotazione.
La Basilica di Sant'Agostino
Innalzata a metà del XIII secolo, è una delle chiese più importanti della città e la sede attuale delle celebrazioni del Giugno Antoniano. La facciata romanico-gotica in pietra ha un portale sormontato da un timpano e un rosone e termina con un attico appena sporgente. L'interno a navata unica è coperto da capriate lignee e chiude con tre absidi su cui si aprono una trifora e due bifore: una spazialità mendicante, sobria e alta, pensata per la predicazione più che per lo sfarzo. Chi viene da Roma e conosce le chiese barocche si stupirà di quanto poco serva, in una chiesa così, per sentirsi al posto giusto.
La chiesa di San Domenico e l'organo Dom Bedos-Roubo
San Domenico fu edificata dal 1266, subito dopo la canonizzazione del fondatore dell'ordine, avvenuta proprio a Rieti nel 1234. Dopo quasi due secoli di abbandono è stata recuperata e riaperta; l'interno è di conseguenza piuttosto spoglio, ma si sono salvati due affreschi di Liberato da Rieti, il pittore reatino del primo Quattrocento, uno dei quali fu staccato e trasferito al Museo Civico negli anni Sessanta. La sorpresa è l'organo Dom Bedos-Roubo, alto 14 metri, costruito seguendo due trattati settecenteschi di organaria, uno dei pochi strumenti al mondo realizzati con quel rigore filologico: se capitate in città durante un concerto, entrate, perché non lo dimenticherete.
Il convento di San Domenico: chiostro della Beata Colomba e oratorio di San Pietro Martire
Accanto alla chiesa sorge l'ex convento, che comprende il chiostro della Beata Colomba, con lunette affrescate e un giardino all'italiana, e l'oratorio di San Pietro Martire, una piccola cappella che custodisce un Giudizio Universale dei fratelli Lorenzo e Bartolomeo Torresani (1552-1554), la più ambiziosa impresa pittorica del Cinquecento reatino. Il complesso però fa parte della caserma Verdirosi e si visita solo in giorni prestabiliti e con permesso: chiedete all'ufficio turistico o alla parrocchia, perché l'apertura non è garantita e non si improvvisa.
La chiesa di San Francesco, seconda al mondo dopo Assisi
Costruita nel 1253 sull'omonima piazza, fu la seconda chiesa dedicata al santo dopo la basilica di Assisi. Romanico-gotica, ha una facciata a frontone semplicissima, in pietra, con un portale strombato sormontato da una lunetta e da un piccolo rosone. L'interno a tre navate è coperto da capriate che sostituirono la volta barocca crollata nel terremoto del 1898. Accanto sorgono l'oratorio di San Bernardino e l'ex convento con il chiostro, sede del liceo scientifico Carlo Jucci. Da qui parte tradizionalmente la Processione dei Ceri del Giugno Antoniano; negli ultimi anni le celebrazioni hanno avuto sede nella basilica di Sant'Agostino, e prima di programmare una visita in occasione della festa conviene verificare quale delle due chiese è aperta, perché gli edifici storici della città portano ancora i segni dei terremoti del 2016.

La chiesa di Sant'Antonio Abate
Commissionata al Vignola nel 1570 e completata nel Seicento, fa parte di un complesso trecentesco che comprendeva un ospedale e un cimitero. L'edificio è chiuso e in stato di degrado avanzato: lo si guarda da fuori, per il nome dell'architetto e per la tradizione dei carrettieri di Porta d'Arci, che qui portavano i cavalli alla benedizione il 17 gennaio, tradizione rinata nel 1980 con la sfilata dei Cavalli infiocchettati.
Santa Lucia, la biblioteca Paroniana e le nipoti di Bernini
La chiesa e il convento di Santa Lucia furono fondati nel 1253 per interessamento del beato Angelo Tancredi, uno dei primi compagni di Francesco. La chiesa che si vede oggi è frutto degli interventi della prima metà del Settecento. Il convento fu importante: vi furono monache tre nipoti di Gian Lorenzo Bernini, e per questo il maestro realizzò per la chiesa due statue e l'altare maggiore, ancora conservati, e forse un dipinto che gli studiosi assegnano più volentieri a Ciro Ferri, il suo collaboratore. Espropriato dopo l'unità, il convento ospita oggi un polo culturale con la biblioteca comunale Paroniana e la sezione archeologica del Museo Civico. È il caso raro di un Bernini di famiglia, fatto per affetto e non per un papa: e si vede nella misura.
San Rufo e l'Angelo custode dello Spadarino
La chiesa di San Rufo si affaccia sulla piazzetta omonima, dove la tradizione colloca il centro d'Italia. Le origini sono altomedievali, ma l'edificio attuale risale al 1748 ed è opera di Melchiorre Passalacqua: esterno neoclassico, interno barocco. Qui si conserva il dipinto più importante della città, l'Angelo custode, oggi assegnato dalla critica a Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, uno dei caravaggeschi romani più raffinati, ma attribuito in passato addirittura a Caravaggio. Che l'attribuzione sia scesa di un gradino non toglie nulla alla tela: la luce che investe l'angelo e il bambino è quella della Roma del 1620, e trovarla in una chiesa di quartiere, senza biglietto, è uno dei piaceri di Rieti.
L'ex chiesa di Santa Scolastica, Auditorium Varrone
Costruita fra il 1696 e il 1717 su progetto di Francesco Fontana, figlio del più celebre Carlo, è l'unica chiesa di Rieti a pianta a croce greca. Sconsacrata, è oggi l'Auditorium Varrone, la sala da concerto della città, tornata di proprietà della diocesi ma rimasta a disposizione della vita musicale. Chi ama i monasteri benedettini troverà il vero Monastero di Santa Scolastica a Subiaco; qui resta l'intitolazione e una bella architettura tardobarocca.
San Pietro Martire e il portale del 1546
Costruita nel 1266 dai Cistercensi, ha una facciata in conci di travertino delimitata da due lesene, molto semplice; l'elemento di rilievo è il portale del 1546, opera di Giacomo da Locarno e Stefano da Como, con sei colonnine in pietra, tre per lato, poggiate ciascuna su uno scudo con il busto di San Pietro, che sostengono l'architrave. Il portale in origine si trovava sulla facciata dell'oratorio di San Pietro Martire presso San Domenico e fu trasferito qui nel 1576: un caso di riuso rinascimentale che spiega perché la facciata e la porta non parlano la stessa lingua.
L'ex chiesa di San Pietro Apostolo, oggi libreria
Anteriore al XII secolo, si trova in via Roma; sconsacrata, ospita una libreria. È il posto giusto per comprare una guida storica della città o un libro sul Cammino di Francesco, seduti sotto una volta medievale.
Il convento di Sant'Antonio al Monte
Costruito alla fine del XV secolo sul colle di San Biagio, a sud della città, con la chiesa ampiamente ristrutturata a metà Seicento. Ci si sale soprattutto per la vista, che abbraccia il centro storico, il Velino e il Terminillo.
Santa Maria della Scala, l'Auditorium dei poveri e Thorvaldsen
L'ex chiesa di San Giovenale e San Vincenzo Ferreri, detta Santa Maria della Scala, è sconsacrata e nota come Auditorium dei poveri; ospita eventi culturali. All'interno si trova il bassorilievo Il genio della morte di Bertel Thorvaldsen, il grande scultore danese formatosi a Roma nella cerchia di Canova, commissionato dal poeta reatino Angelo Maria Ricci per la tomba della moglie Isabella Ricci Alfani. Un Thorvaldsen a Rieti è una di quelle cose che si scoprono per caso e si raccontano per anni.
Gli altri luoghi di culto di Rieti (RI)
La città ha anche una chiesa cristiano-ortodossa dei Santi Barbara e Giuseppe Nuovo di Patros, la Moschea della Pace e una Chiesa Cristiana Evangelica Missionaria Internazionale: segno di una comunità che, pur piccola, ha smesso da tempo di essere solo sabina.
Una cosa che non ti dice nessuno su Rieti (RI)
La strada principale di Rieti è finta. Via Roma, il cardo del centro storico, non poggia sulla terra ma su una serie di arcate romane del III secolo a.C., il viadotto con cui la via Salaria attraversava, rialzata, la zona paludosa fra il Velino e il foro. Per secoli le arcate sono rimaste sepolte e inglobate nelle cantine dei palazzi nobiliari che fiancheggiano la via; oggi si visitano con il percorso guidato della Rieti sotterranea, che entra da una porta anonima, scende nei sotterranei e cammina sotto le auto e le vetrine lungo la muratura in opera quadrata dei Romani, con i tagli dei Sabini, gli ampliamenti medievali e le cisterne dei conti. La visita dura circa un'ora e tre quarti, costa 7 euro, si tiene il sabato alle 18 e la domenica alle 11 con partenza da piazza Cavour, accanto al Ponte Romano, e si prenota telefonando al 347 7279591; i gruppi sopra le quindici persone hanno orari dedicati. La cosa che nessuno dice è che il Ponte Romano stesso, anch'esso del III secolo a.C. e parte della Salaria, l'accesso principale alla città da sud e il collegamento fra centro e Borgo, fu demolito negli anni Trenta perché troppo basso rispetto al livello del fiume, che lo aveva inondato e danneggiato più volte: i suoi resti furono adagiati nell'acqua e affiorano ancora dal fondale del Velino, accanto al ponte moderno costruito nel dopoguerra. Un ponte romano che si guarda dall'alto, a pelo d'acqua, mentre le anatre ci nuotano sopra: nessuna guida lo mette in copertina, ed è il posto da cui io comincio sempre.
I palazzi di Rieti (RI): il potere in pietra
Il Palazzo Comunale e il Museo Civico di Rieti (RI)
È il palazzo più importante di piazza Vittorio Emanuele II, sede del municipio e della sezione storico-artistica del Museo Civico. Nasce nel Duecento e ha subito ampliamenti e ricostruzioni a ripetizione; la facciata è di Filippo Brioni (1748), tardobarocca, con due ordini di finestre e un campaniletto, e al pianterreno un portico sotto cui si trovano i busti di Giuseppe Garibaldi e di Vittorio Emanuele II. Sul fianco sinistro si alza una torre di cinque piani rivestita in travertino, del 1940. Il Museo Civico si compone di due sezioni. La storico-artistica, all'ultimo piano del Palazzo Comunale, conserva una Ebe di Antonio Canova, il gesso originale con dorature del 1815 circa, proveniente da Palazzo Ricci; un polittico di Luca di Tommè del 1370; opere di Antoniazzo Romano, fra cui la Madonna del Latte del 1464, la più antica a lui attribuita; il trittico della Crocifissione di Zanino di Pietro; opere dei reatini Antonio Gherardi, Carlo Cesi e Antonino Calcagnadoro, cui è dedicata una sala intera. La sezione archeologica, nell'ex monastero di Santa Lucia, espone sculture, monete, oreficerie e oggetti dalla preistoria all'età romana passando per la fase etrusca ed ellenistica, con un'urna a capanna dell'età del ferro dalla necropoli di Campo Reatino, iscrizioni romane e l'ala dedicata ai Sabini con i materiali degli scavi recenti. Gli orari e i prezzi correnti sono quelli del primo paragrafo: fra le fonti circolano ancora tariffe e giorni diversi, quindi fate fede al sito del museo.
Palazzo Dosi Delfini
Sorge anch'esso su piazza Vittorio Emanuele II ed è sede della Sabina Universitas. La facciata in bugnato di pietra calcarea mescola tardo barocco e primi accenni neoclassici; all'interno un piccolo cortile ellittico, e al primo piano una statua in bronzo di Santa Barbara.
Palazzo Vincentini, della Prefettura o del Governo
Palazzo rinascimentale su piazza Cesare Battisti, oggi sede della Prefettura. La ricostruzione nelle forme attuali cominciò nel 1589 su un progetto a lungo attribuito al Vignola, per le forme che lo ricordano; la critica oggi lo assegna a Giovan Domenico Bianchi. Il lato verso la Cattedrale ha una loggia a due ordini di archi che si apre su un giardino all'italiana con vista sul lato sud della città: il giardino è pubblico dal 1927, quando i Vincentini cedettero il palazzo alla neonata provincia. Il piano terra è decorato con pitture del 1932 che raffigurano Varrone e Vespasiano; al primo piano, negli appartamenti del Prefetto, un camino cinquecentesco in marmi policromi con iscrizioni in oro. Il giardino è il posto giusto per una pausa all'ombra a due passi dal duomo.
Palazzo Vecchiarelli
Su via Roma, con un portale imponente e un'elegante facciata tardorinascimentale; fu realizzato alla fine del XVI secolo su progetto di Carlo Maderno, l'architetto della facciata di San Pietro. La cosa che mi colpisce sempre è che Rieti abbia avuto il Maderno prima di Roma.
Palazzo Vincenti Mareri
Residenza storica dei conti Vincenti Mareri, deve il suo aspetto neoclassico ottocentesco a Giuseppe Valadier, che lo ingrandì fondendolo con i preesistenti palazzi degli Aligeri e dei Cerroni. Due portali in bugnato conducono alla corte interna con un giardino all'italiana e una fontana sormontata da una Cerere in terracotta, copia di un originale romano.
Palazzo Ricci
Architettura neoclassica con la facciata su piazza Oberdan e il fianco su piazza Mazzini. Appartenne alla famiglia del poeta Angelo Maria Ricci e ospita oggi uffici comunali. Vi era raccolta una notevole collezione di dipinti soprattutto seicenteschi, il cui fiore all'occhiello era il gesso originale dell'Ebe di Canova, oggi al Museo Civico.
Palazzo Potenziani Fabri
In via dei Crispolti, con una serie di affreschi all'interno. Fondato nel XIII secolo, appartenne ai Fabri e poi ai Potenziani fino al 1979, quando un lungo restauro lo riportò all'aspetto originario. Oggi è sede della Fondazione Varrone e si visita solo in occasione di mostre ed eventi.
Palazzo Secenari, Palazzo del Seminario, Palazzo Crispolti
Palazzo Secenari, trecentesco, su via Roma, si riconosce per una bifora quattrocentesca. Il Palazzo del Seminario sorse al posto del Palazzo Pretorio e del Podestà della fine del Duecento e fu inaugurato come seminario diocesano nel 1564: il primo seminario istituito secondo le norme del Concilio di Trento, se si esclude il piccolissimo seminario di Larino; i lavori furono diretti dal Vignola, anche se gli ampliamenti successivi rendono difficile riconoscere la sua mano. Palazzo Crispolti fu costruito all'inizio del Settecento dal comasco Michele Chiesa, con la facciata ridisegnata nel 1814 da Giuseppe Subleyras; nel 1877 passò alla Cassa di Risparmio di Rieti, che lo riallestì su progetto dell'ingegnere Angelo Blasetti e ne fece la propria sede centrale.
Il Palazzo delle Poste e il Comando dei Carabinieri
Il Palazzo delle Poste, del 1934, chiude via Garibaldi ed è opera di Cesare Bazzani, l'architetto della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma: monumentalismo di regime di buona qualità. La sede del Comando provinciale dei Carabinieri, nel quartiere Micioccoli, è del 2003 su progetto di Manfredi Nicoletti, l'unico edificio contemporaneo d'autore in città.
Il Teatro Flavio Vespasiano, il gioiello di Rieti (RI)
Su via Garibaldi si trova il teatro cittadino, costruito fra il 1883 e il 1893 su progetto di Achille Sfondrini, il milanese che aveva appena firmato il Teatro Costanzi di Roma, oggi Teatro dell'Opera. La prima pietra fu posata il 16 dicembre 1883; l'inaugurazione avvenne il 20 settembre 1893 con il Faust di Gounod e la Cavalleria rusticana di Mascagni. La sala ha 230 poltrone in platea, tre ordini di palchi per 72 palchetti e un loggione; la cupola è decorata da una tempera di Giulio Rolland con il trionfo di Tito e Vespasiano (1901), il foyer da un'Allegoria della Musica di Federico Ballester (1892), e il sipario storico è la Resa di Gerusalemme di Antonino Calcagnadoro (1910), una tempera su tela di oltre tredici metri per sette, restaurata nel 2019. Il teatro è famoso per l'acustica: nel 2002 Uto Ughi gli assegnò il premio nazionale per l'Acustica e Bruno Cagli, dell'Accademia di Santa Cecilia, lo definì il migliore al mondo sotto questo aspetto. Il grande restauro del 2005-2009 lo ha riportato allo splendore; vi si tengono la stagione di prosa, il Reate Festival e il Rieti Danza Festival. Se c'è uno spettacolo in cartellone, organizzate la giornata attorno a quello.

Il consiglio che ti do per visitare Rieti (RI)
Venite di sabato, e venite presto. Lo dico perché Rieti ha un difetto che nessuna guida ammette: i suoi musei aprono poco. Il Museo Civico è aperto dal venerdì alla domenica, il Museo Diocesano il sabato pomeriggio e la domenica, la Rieti sotterranea il sabato sera e la domenica mattina, il convento di San Domenico con il Giudizio dei Torresani solo con permesso. Un turista che arriva di martedì vede le chiese, le mura e il fiume, che sono splendidi, ma torna a casa senza aver visto la Ebe di Canova, il tesoro del Duomo e il viadotto romano. Un turista che arriva di sabato alle dieci fa tutto. L'itinerario che consiglio da vent'anni è questo: si parcheggia lungo il Velino, si guarda il Ponte Romano sommerso e il Monumento alla Lira, si sale per via Roma fino a piazza Vittorio Emanuele II, si entra al Museo Civico, si prosegue per via Cintia fino alla Cattedrale, alla cripta e al Palazzo Papale, si pranza nel rione San Rufo, si tocca la caciotta al centro d'Italia, si esce da Porta d'Arci e si sale al belvedere di Colle San Mauro per la fotografia del pomeriggio; alle 16 si rientra per il Museo Diocesano e alle 18 si scende sotto via Roma con la visita guidata. La domenica si dedica ai santuari francescani, Fonte Colombo e La Foresta la mattina, Greccio nel pomeriggio, e si torna a Roma per cena. Chi ha una sola giornata scelga la città e lasci i santuari a un secondo viaggio: fatti di corsa, non danno nulla. Chi vuole una guida che tenga insieme Bernini, Francesco e i Sabini senza confondere le epoche, e magari un pranzo organizzato, si rivolga a TourLeaderPro, che organizza tour privati e per gruppi aziendali anche fuori Roma.
Le mura e le porte di Rieti (RI)
Della cinta di epoca romana resta poco, ma le tracce sono numerose, soprattutto dove edifici successivi ne hanno riutilizzato i blocchi. Le mura medievali, invece, sono un monumento a sé: risalgono al XIII secolo e sono considerate fra le più imponenti e meglio conservate del Lazio. Cingono la città lungo tutto il lato settentrionale e formavano, con il Velino e con le cavatelle, i canali oggi prosciugati del Borgo e di Fiume de' Nobili, un sistema difensivo completo. Lungo le mura si aprivano cinque porte. Porta d'Arci, a est, sulla Salaria per Cittaducale, L'Aquila e Ascoli Piceno, è la porta dei carrettieri e dei cavalli infiocchettati. Porta Conca, a nord, conserva ancora le imposte in legno del Cinquecento: guardatele, perché porte urbane con i battenti originali di cinque secoli fa se ne contano sulle dita. Porta San Giovanni, sempre a nord, al termine di via Pennina, che con via Roma forma l'asse nord-sud del centro, fu murata nel XV secolo: le tracce sono visibili e un piccolo varco lascia passare i pedoni. Porta Cintia, a nord-ovest, sulla strada per Terni, fu distrutta nella seconda guerra mondiale, fatta saltare dai tedeschi nel giugno 1944, e al suo posto sorgono due edifici razionalisti in cemento armato. Porta Romana, a sud, oltre il fiume, guardava la Salaria per Roma. La passeggiata più bella è quella esterna, lungo piazza Marconi e viale Morroni, dove le mura corrono ininterrotte con le torri e i camminamenti: al mattino il sole le illumina di fronte, ed è il momento giusto.

Vie, piazze e archi medievali di Rieti (RI)
Piazza Vittorio Emanuele II
È la piazza principale, l'antico foro, e vi si affacciano il Palazzo Comunale, Palazzo Dosi e gli storici caffè Gengarelli e Quattro Stagioni; al centro la seicentesca fontana dei Delfini. È il salotto in cui la città si dà appuntamento e il punto da cui partono tutte le visite.
Via Roma, il cardo sul viadotto
La via principale del centro corre sopra gli archi del viadotto romano del III secolo a.C., il tratto urbano della Salaria, visitabile con la Rieti sotterranea fra le cantine dei palazzi nobiliari. Botteghe, la libreria nell'ex San Pietro Apostolo, Palazzo Vecchiarelli e Palazzo Secenari: si percorre lentamente, con il naso all'insù e la consapevolezza di camminare su una strada romana ancora in servizio.
Via Cintia e via Garibaldi, il decumano
Insieme costituiscono il decumano della città e allineano alcuni dei palazzi più importanti, dal Palazzo Vescovile con l'Arco di Bonifacio VIII al Teatro Flavio Vespasiano fino al Palazzo delle Poste.
Piazza San Rufo, il centro d'Italia
Una piazzetta medievale raggiungibile da quattro stretti vicoli, con la chiesa di San Rufo e, per tradizione, l'esatta collocazione del centro geografico della penisola, l'Umbilicus Italiae. Lo ricordano una targa e il monumento del 2001, basso e circolare, che la città chiama la caciotta. La geografia moderna, che calcola i baricentri con i satelliti, sposta il centro d'Italia altrove, ma la tradizione è più vecchia dei satelliti e a Rieti conta di più.
L'Arco di Bonifacio VIII e gli altri archi
Oltre all'Arco del Vescovo del 1298, che scavalca via Cintia, le vie del centro storico sono disseminate di archi medievali: quello di Santa Lucia, del XIII secolo, quello del Seminario, quello di via del Forno. Sono la firma urbanistica di una città che nel Duecento cresceva per addizioni e sopraelevazioni, e che aveva bisogno di collegare case e palazzi sopra le strade.
La zona dei Pozzi e il Pincetto
La zona di via dei Pozzi conserva il tessuto tipico della città medievale, vicoli stretti e archi, ed è la parte da percorrere senza mappa. Il Pincetto è la rampa che collega piazza Oberdan con via Centuroni, così chiamata per analogia con la salita del Pincio a Roma: i reatini hanno sempre guardato alla capitale con un misto di orgoglio e ironia, e i toponimi lo dicono.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Colosseo si chiama Anfiteatro Flavio. Pochi collegano quel nome a questa conca. La gens Flavia era una famiglia sabina della zona di Reate: Tito Flavio Vespasiano nacque nel 9 d.C. a Falacrinae, nell'alta valle del Velino, nel territorio dell'odierna Cittareale, a una quarantina di chilometri da Rieti, e la sua famiglia possedeva terre nella conca reatina, tanto che la tradizione locale vuole che vi tornasse spesso e che vi morisse, nel 79, nelle acque di Cotilia, dove ancora oggi sgorgano le sorgenti solfuree. Il teatro cittadino porta il suo nome, e il piano terra della Prefettura lo raffigura accanto a Varrone. L'altro reatino illustre, Marco Terenzio Varrone, nato nel 116 a.C., fu l'erudito più prolifico dell'antichità: scrisse decine di opere su lingua, agricoltura, religione e antichità romane, di cui ci restano il De lingua latina in parte e il De re rustica per intero, e nel De re rustica descrive proprio le sue terre reatine e l'allevamento nella piana, con i pascoli della Rosea, la campagna sotto il Terminillo che gli antichi chiamavano il sumen Italiae, la mammella d'Italia, per la fertilità. Il Colosseo, la lingua latina e la mammella d'Italia: tre cose che Roma deve alla Sabina, e che i Romani ricordano meno volentieri dei reatini. La città li ha ripagati intitolando a Vespasiano il teatro e a Varrone l'auditorium e la fondazione bancaria: la memoria, qui, si amministra bene.
I monumenti di Rieti (RI)
Il Monumento nazionale alla Lira
Ne ho parlato fra le curiosità: si trova in piazza Cavour, rivolto verso il Ponte Romano, ed è il posto giusto per cominciare la visita perché riassume in bronzo l'identità della città, centro della penisola e terra d'acqua. Fermatevi a guardare il rivolo che scorre sul fianco: è il Velino in miniatura.
Il Monumento ai Caduti
In piazza Mazzini, opera dello scultore Giuseppe Inghilleri e di Giuseppe Calcagnadoro, rappresenta la Vittoria che sostiene un eroe colpito a morte. Fu inaugurato il 13 giugno 1926 insieme al Palazzo degli Studi, la sede del liceo classico e dell'istituto magistrale: un pezzo di città anni Venti che vale una deviazione per chi ama l'architettura del periodo.
La foto giusta da fare a Rieti (RI)
La fotografia di Rieti è una sola, e si fa da Colle San Mauro. Si esce da Porta d'Arci, si imbocca la strada che sale sul colle a est del centro e dopo quattrocento metri si trova la pineta attrezzata; poche centinaia di metri più avanti il belvedere. Da lì il centro storico si presenta compatto, con il campanile della Cattedrale, la torre del Comune e le mura a fare da bordo, il Velino che luccica in basso e la piana verde alle spalle, chiusa dai monti Sabini: è la foto delle immagini di questa pagina, e non ha bisogno di filtri. L'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando il sole arriva da ovest e illumina le facciate; al mattino la città è in controluce. La seconda foto è dal lungofiume: dalla sponda sinistra del Velino, all'altezza del ponte ciclopedonale fra piazza San Francesco e piazza Cavour, si inquadra la chiesa di San Francesco con il fiume in primo piano e, nelle giornate limpide, il Terminillo innevato dietro, esattamente come nell'immagine più sopra; si fa da novembre ad aprile, quando la neve c'è, e con un teleobiettivo medio per schiacciare i piani. La terza, per chi ama i dettagli, è dentro il viadotto romano, con il flash spento e una posa lunga: i blocchi in opera quadrata rendono meglio con la luce delle lampade. Evitate invece la foto alla caciotta di piazza San Rufo se non siete disposti a sorridere: è bassa, è rotonda, e in fotografia sembra proprio una forma di formaggio.

Rieti (RI) e l'acqua: il Velino, i laghi e le sorgenti
Il fiume Velino in città
Il Velino attraversa Rieti e delimita il centro storico a sud, separandolo dal quartiere Borgo; con le mura costituiva la difesa naturale della città. Ha mantenuto buona parte della limpidezza che lo ha sempre caratterizzato, tanto che il tratto urbano è abitato da oche e germani reali, visibili anche nei punti più centrali. A Rieti i viali lungofiume sono pochi, e per questo le sponde hanno conservato un aspetto verde e poco urbanizzato. La sponda sinistra, quella meridionale, è seguita per intero da un sentiero ciclopedonale frequentato da chi corre e da chi passeggia, una specie di parco lineare, attrezzato nel primo tratto con panchine e attrezzi ginnici, la cosiddetta Giorlandina. Sette ponti lo attraversano, da ovest a est: il Ponte di ferro, stradale e ferroviario; il ponte ciclopedonale del Campo Scuola; il ponte Giovanni XXIII; il Ponte Romano; il ponte ciclopedonale fra piazza San Francesco e piazza Cavour; il ponte Cavallotti. Da uno qualunque di questi ponti, al tramonto, si capisce perché la città sia nata qui.

Fonte Cottorella
Le sorgenti di Fonte Cottorella sgorgano circa un chilometro a sud della città e danno un'acqua oligominerale imbottigliata e diffusa in tutta la regione. Attorno alle sorgenti c'è un'area verde con panchine e tavoli, uno stabilimento e un ristorante: la gita breve dei reatini nelle sere d'estate.
La Piana Reatina
La pianura dove sorge Rieti è un'area prevalentemente coltivata e ancora poco costruita. Circondata dal Terminillo e dai monti Sabini, offre un paesaggio di campi a mais e girasoli, casali rurali e corsi d'acqua che ricorda, a chi conosce il Nord, certe campagne lombarde. Nella bella stagione i reatini vi passeggiano e fanno sport lungo le strade poderali e sulla ciclovia della Conca Reatina, un anello pianeggiante adatto anche ai bambini.
La Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile
A circa sette chilometri dal capoluogo, nella piana, si estende per 3.200 ettari la Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, divisa fra Rieti e i comuni limitrofi. Vi si trovano il Lago Lungo e il Lago di Ripasottile, gli unici specchi naturali rimasti dopo il prosciugamento del Lago Velino, circondati da una zona umida a canneto in cui si osservano germani, gallinelle, aironi e altri uccelli migratori. Con un binocolo e due ore di pazienza, all'alba, si vedono più specie che in qualunque oasi vicina a Roma.
Le montagne e i colli di Rieti (RI)
Il Monte Terminillo, la montagna di Roma
Buona parte del Terminillo (2.216 metri), terza vetta del Lazio, ricade nel comune di Rieti. È la stazione sciistica più vicina alla capitale e negli anni Sessanta e Settanta le folle di romani le valsero il soprannome di Montagna di Roma. Da allora il turismo è calato per decenni, a causa di impianti obsoleti e di collegamenti lenti, mentre i romani si sono spostati sulle montagne abruzzesi raggiunte dall'autostrada A24; oggi si prova a rilanciare la montagna con l'illuminazione di un tratto delle piste da fondo per lo sci in notturna e l'ammodernamento di alcuni impianti. D'estate il Terminillo vale almeno quanto d'inverno: i sentieri segnati del CAI portano alla vetta, alla Sella di Leonessa e ai rifugi, e la strada che sale da Rieti in venti chilometri di tornanti regala, in autunno, uno dei boschi di faggio più belli dell'Appennino.
Il Colle della Foresta
Il colle della Foresta (600 metri) si alza a nord-est della città, ultima propaggine meridionale dei monti Reatini, fra i quartieri Micioccoli e Campoloniano. La sommità si raggiunge percorrendo per circa quattro chilometri la strada provinciale 7; vi si trovano la frazione di Castelfranco e il santuario di Santa Maria della Foresta. Diversi sentieri, soprattutto attorno al santuario, entrano nella vegetazione fitta che copre il colle; sul colle ci sono anche un ristorante e un golf club.

Il Colle San Mauro
Colle San Mauro (530 metri) si trova a est del centro storico e a sud del quartiere Villa Reatina. Dopo quattrocento metri di strada dalla centralissima Porta d'Arci si incontra la pineta attrezzata come parco urbano, con tavoli da picnic; poche centinaia di metri più avanti il belvedere con il panorama sul centro storico. Sul colle sorgono anche il convento dei frati Cappuccini e Villa Potenziani, oggi albergo; la vegetazione è di lecci, abeti e pini d'Aleppo. È la meta della passeggiata pomeridiana, e della fotografia.
I parchi cittadini di Rieti (RI)
Il principale parco pubblico è il parco "vittime 6 aprile 2009" in via Liberato di Benedetto, due ettari e mezzo intitolati alle vittime del terremoto dell'Aquila, dove si tiene ogni anno la Festa dello studente. Attorno a un ettaro sono il parco "6 giugno 1944" di Campomoro, che ricorda il bombardamento del Borgo, il parco "Coriandolo" di Madonna del Cuore, sede del Rieti Sport Festival, e il "Paul Harris" di Micioccoli. Per chi viaggia con bambini piccoli sono l'alternativa alle chiese nelle ore calde.
La Valle Santa: i santuari francescani di Rieti (RI)
Nei dintorni di Rieti si trovano i quattro santuari fondati da San Francesco che danno alla piana il nome di Valle Santa. Due, Fonte Colombo e Santa Maria della Foresta, ricadono nel territorio comunale, isolati su due rilievi ai margini della pianura, presso le frazioni di Sant'Elia e di Castelfranco; gli altri due, Greccio e Poggio Bustone, nei comuni limitrofi. Il percorso che li collega è il Cammino di Francesco, un pellegrinaggio noto e molto frequentato.
Il santuario di Fonte Colombo
Il santuario di Fonte Colombo, sul colle sopra Sant'Elia a sud-ovest della città, è il Sinai francescano: nel 1223, in una grotta, Francesco dettò la Regola definitiva dell'ordine, poi approvata da Onorio III; e qui, nel 1225, con gli occhi ormai malati, si sottopose alla cauterizzazione delle tempie con un ferro rovente, l'operazione che secondo le fonti francescane sopportò senza dolore dopo aver chiesto al fuoco di essere gentile con lui. Si visitano la chiesetta della Maddalena con il Tau dipinto dal santo, il Sacro Speco, la grotta della Regola, e la chiesa conventuale. È il santuario più intenso dei quattro, e quello dove il silenzio è ancora vero.

Il santuario di Santa Maria della Foresta
Sul Colle della Foresta, a nord-est della città, il santuario di Santa Maria della Foresta conserva la chiesina di San Fabiano, la piccola chiesa del prete che ospitò Francesco nel 1225: la tradizione racconta che i pellegrini accorsi a vedere il santo devastarono la vigna del prete, e che Francesco promise una vendemmia doppia, che puntualmente arrivò. Il miracolo dell'uva è ancora raffigurato nel convento, e il torchio si visita. Attorno, il bosco e gli orti dei frati, che ospitano una comunità di recupero: il santuario si visita con discrezione, e vale più per il luogo che per l'arte.


Greccio e Poggio Bustone
A ovest, aggrappato alla roccia sopra la piana, il santuario di Greccio è il luogo del primo presepe, la notte di Natale del 1223, e la grotta si visita ancora. A nord, sopra il paese di Poggio Bustone, il santuario di San Giacomo ricorda l'arrivo di Francesco nella valle, nel 1209, con il saluto "Buongiorno, buona gente" che il paese ripete ogni 4 ottobre. Le due mete si combinano in una mezza giornata con l'auto.
Il Cammino di Francesco e il Cammino di San Benedetto
Il Cammino di Francesco è il pellegrinaggio che si snoda nella piana e ripercorre i passi del santo nella Valle Santa toccando i quattro santuari e altri luoghi del francescanesimo; lungo circa 80 chilometri e diviso in otto tappe, passa per il centro di Rieti. Dal 2003 è segnalato con cartelli e indicazioni, ed esiste un Passaporto da timbrare a ogni tappa, che documenta il compimento del percorso. È una proposta valida per il turismo religioso e per quello naturalistico, e nelle tappe fra Poggio Bustone e Greccio si cammina davvero in mezzo ai canneti dell'antico lago. Rieti è anche una tappa del Cammino di San Benedetto, il lungo itinerario che da Norcia, dove il santo nacque, scende per Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa e Poggio Bustone fino a Rieti, e prosegue per Rocca Sinibalda, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Vicovaro, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino e Roccasecca fino a Montecassino. Per i pellegrini Rieti è la città dei due santi: il tratto urbano fra Porta Cintia, la Cattedrale e il Velino li mette insieme in mezz'ora di strada.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Poche città di provincia possono elencare, in una sola cattedrale, una canonizzazione e un'incoronazione regale. Il 13 luglio 1234 Gregorio IX, che a Rieti era fuggito dopo essere stato cacciato da Roma, canonizzò Domenico di Guzmán davanti alla curia intera: da quella cerimonia nacque, trent'anni dopo, la chiesa di San Domenico. Il 29 maggio 1289 Niccolò IV incoronò Carlo II d'Angiò re di Sicilia e di Gerusalemme, in una cerimonia che il cardinale Giacomo Stefaneschi descrisse in dettaglio e che la città rievoca ogni fine agosto con la sfilata in costume. Prima ancora, il 23 agosto 1185, si era celebrato qui, per procura, il matrimonio fra Costanza d'Altavilla ed Enrico VI, l'atto che portò gli Svevi sul trono di Sicilia e preparò Federico II. Nel 1298 Bonifacio VIII, ospite del Palazzo Papale, assistette a un terremoto e si fece costruire l'arco che porta il suo nome. Nel 1223 Francesco scrisse a Fonte Colombo la Regola bollata; nel Natale dello stesso anno, a Greccio, inventò il presepe. Il 7 marzo 1821 la battaglia di Rieti-Antrodoco aprì il Risorgimento con una sconfitta. Dal 29 gennaio al 13 aprile 1849 Garibaldi e Anita vissero in città, e il 23 ottobre 1867 il generale vi ripassò diretto a Mentana. Il 23 settembre 1860 l'esercito italiano entrò a Rieti e il plebiscito di novembre sancì l'annessione quasi all'unanimità. Il 1873 vide il primo zuccherificio d'Italia; il 2 gennaio 1927 la nascita della provincia. Il 19 novembre 1943, il 9 aprile e il 6 giugno 1944 restano le date del dolore: bombardamenti, l'eccidio delle Fosse Reatine, la distruzione del Borgo; il 16 giugno 1944 la liberazione. Il 1 marzo 2003 la lira ebbe qui il suo monumento; il 24 agosto 2016 il terremoto di Amatrice colpì la provincia e lasciò segni anche sulle chiese del capoluogo. Una città che ha visto passare papi, re, santi e generali, e che ne parla senza enfasi: è questo che me la fa preferire a molte mete più celebri.
Feste, tradizioni ed eventi a Rieti (RI)
A Rieti il calendario delle feste segue l'anno liturgico e quello del fiume. La Processione dei Ceri è il culmine del Giugno Antoniano, le celebrazioni in onore di Sant'Antonio da Padova, per il quale esiste in città una venerazione fortissima, organizzate dalla Pia Unione Sant'Antonio di Padova. Il 12 giugno viene esposta la statua del santo e si apre la Fiera di Sant'Antonio; la processione si tiene due domeniche dopo (nel 2026 il 28 giugno, con la benedizione dei bambini il 23), e la statua, che con la macchina lignea supera la tonnellata, percorre le strade del centro storico infiorate e addobbate con luminarie. Il nome viene dai grossi ceri votivi che la maggioranza dei fedeli porta accesi per tutta la durata: al calar della sera lo spettacolo è di quelli che non si dimenticano, e per me resta la sera giusta per essere in città.
La Fiera di Santa Barbara comincia il 3 dicembre, la cosiddetta "apparsa", e finisce il giorno seguente, festa della patrona. Un tempo si svolgeva nel centro storico, oggi lungo le strade del quartiere Molino della Salce; il trasferimento ha tolto alla fiera uno sfondo più bello, ma le strade si riempiono ugualmente di gente in cerca delle merci più varie, mentre nella zona del Foro Boario si tiene un mercato di bestiame, attrezzature e macchine agricole. La Festa del Sole con il Palio della Tinozza si tiene a fine luglio (nel 2026 il 26 luglio, cinquantaseiesima edizione) e consiste in una serie di gare acquatiche nel Velino, con eventi di contorno: ha origini recenti ma è amatissima dai reatini, che vi assistono dal Ponte Romano. Le gare comprendono un duello in cui i concorrenti dei rioni cercano di far cadere l'avversario in acqua colpendolo con una pertica, una corsa di biciclette munite di galleggianti e pale al posto delle ruote, una gara di barche fiumarole, una gara di nuoto e il Palio della Tinozza, la gara più attesa, in cui i concorrenti seduti in una tinozza, una specie di mezzo tino, si spingono con un remo. A questa tradizione si devono due dei gemellaggi della città.

La rievocazione dei Cavalli infiocchettati, dal 1980, si tiene la prima domenica dopo il 17 gennaio: una sfilata di cavalieri in costume storico su cavalli addobbati, da piazza Chiesa del Suffragio fino alla chiesa di Sant'Antonio Abate. Rievoca l'inizio del Novecento, quando il mestiere più diffuso nel quartiere di Porta d'Arci era il carrettiere e nel giorno del santo protettore degli animali i cavalli venivano benedetti davanti alla chiesa. La rievocazione dell'incoronazione di Carlo II d'Angiò, avvenuta nel 1289 per mano di Niccolò IV, è una sfilata in costumi medievali che si tiene a fine agosto dal 1998, negli stessi luoghi e con le modalità descritte dal cardinale Stefaneschi, preceduta dall'allestimento di spazi a tema medievale e dai giochi fra i rioni: palio dell'anello, corsa della traglia, tiro alla fune e corsa dei somari. L'usanza dei lumi dell'Ascensione è quasi perduta: un tempo si collocava fuori dalle finestre un lume, nella festa dell'Ascensione, per indicare la strada al Signore che saliva al cielo.
Il Rieti Danza Festival, nato nel 1991, si svolge ogni anno al Teatro Flavio Vespasiano con le sezioni classica, pas de deux, moderna-contemporanea e composizione coreografica. Il Reate Festival, dal 2009, è un festival internazionale che spazia dal belcanto al jazz alla musica sacra; il concerto finale dell'edizione 2010, in piazza Cesare Battisti, fu trasmesso da Rai International in Australia, Sudafrica e nelle Americhe. Rieti Cuore Piccante, la Fiera mondiale del peperoncino, è diventata l'evento più popolare della città: nel 2026, quindicesima edizione, ha occupato il centro storico per dieci giorni, dal 28 agosto al 6 settembre, con stand, concerti gratuiti e gare di resistenza al piccante. Completano il calendario la Sagra dei pizzicotti alla liscianara in luglio, a Lisciano, la frazione che dà nome a questa pasta fatta a mano, e la Festa di San Biagio in febbraio. Chi vuole assistere a una di queste feste con un programma organizzato, magari per un gruppo aziendale, può rivolgersi a TourLeaderPro, che costruisce esperienze su misura anche fuori Roma.
Chi è passato da Rieti (RI)
La lista è lunga e verificata dalle cronache. Marco Terenzio Varrone vi nacque nel 116 a.C. e vi possedeva le terre che descrive nel De re rustica. Tito Flavio Vespasiano, nato a Falacrinae nel 9 d.C., apparteneva a una famiglia di questa conca e, secondo la tradizione, morì nel 79 alle acque di Cotilia, a pochi chilometri dalla città. Costanza d'Altavilla vi si sposò per procura il 23 agosto 1185. San Francesco d'Assisi vi venne nel 1209, nel 1223 e dall'autunno 1225 all'aprile 1226, fondò i quattro santuari, scrisse la Regola, allestì il presepe e vi fu curato agli occhi dai medici della curia papale. Cinque papi risiedettero in città nel Duecento: Innocenzo III nel 1198, Onorio III nel 1219 e nel 1225, Gregorio IX nel 1227, nel 1232 e nel 1234, Niccolò IV nel 1288-1289, Bonifacio VIII nel 1298. Carlo II d'Angiò vi fu incoronato nel 1289. Il cardinale Albornoz vi passò con le sue truppe nel 1354. Gian Lorenzo Bernini vi lavorò per la Cattedrale e per Santa Lucia, dove tre sue nipoti erano monache; Carlo Maderno, il Vignola, Francesco Fontana, Giuseppe Valadier e Cesare Bazzani hanno lasciato un palazzo o una chiesa ciascuno. Antoniazzo Romano, Andrea Sacchi, lo Spadarino, il Baciccio e Bertel Thorvaldsen vi hanno un'opera. Giuseppe Garibaldi e Anita vi abitarono per quasi tre mesi nel 1849 nel palazzo Colelli, e il generale vi tornò il 23 ottobre 1867. Achille Sfondrini vi costruì il teatro; le opere di Charles Gounod e Pietro Mascagni lo inaugurarono nel 1893. Nazareno Strampelli vi selezionò il grano che sfamò l'Italia. Uto Ughi vi premiò l'acustica nel 2002. E ogni anno decine di migliaia di pellegrini del Cammino di Francesco e del Cammino di San Benedetto attraversano via Roma con lo zaino, senza sapere di camminare sopra un viadotto romano. Per un day trip in inglese che tenga insieme Rieti e i santuari, la sezione delle gite da Roma di ItalyPlanner è il punto di partenza, e la pagina sul Lazio raccoglie le guide ai borghi vicini.
Cosa mangiare a Rieti (RI) e dove
La cucina reatina è cucina di montagna e di pianura insieme. Il piatto simbolo della provincia è l'amatriciana, che nasce ad Amatrice, a un'ora dal capoluogo, con guanciale, pecorino e pomodoro, e che nella versione originale in bianco, la gricia, si trova nelle trattorie del centro. I pizzicotti alla liscianara, pezzetti di pasta di sola acqua e farina strappati a mano e conditi con sugo, sono la pasta della frazione di Lisciano, celebrata a luglio con una sagra. Gli stracci e le fregnacce sono le paste povere della Sabina; i fagioli e le lenticchie della conca, le castagne dei monti, il pecorino e la ricotta del Terminillo, i salumi di maiale nero e, nella stagione, i tartufi della Sabina completano la tavola. Fra i dolci cercate il "terzetto" e le ciambelle all'anice. L'olio è quello della Sabina DOP, la prima denominazione d'origine dell'olio italiano, prodotto fra Rieti e la valle del Tevere. L'acqua è ovviamente la Cottorella, che a tavola vi porteranno per prima. I ristoranti storici si concentrano nel rione San Rufo e attorno a piazza Vittorio Emanuele II; le trattorie di famiglia del Borgo, oltre il fiume, sono più economiche e altrettanto buone. Diffidate delle pizzerie con il menù turistico in quattro lingue: a Rieti non servono, perché il turismo è ancora di qualità e i prezzi sono da provincia vera. Un pranzo completo in trattoria costa oggi fra i venticinque e i trentacinque euro a persona.
La provincia di Rieti (RI): tre gite da fare partendo dal capoluogo
La provincia è grande e poco abitata, e il capoluogo è la base ideale per esplorarla. Tre mete si raggiungono in meno di un'ora e completano il quadro: la città angioina di Cittaducale, la capitale della Sabina tiberina Poggio Mirteto e il borgo fantasma di Rocchettine. Altre, come Casperia, Roccantica, Fara in Sabina con l'Abbazia di Farfa, il Lago del Salto e il Lago del Turano, hanno una guida propria su EstateRomana.
Cittaducale, la città del duca
A dieci chilometri da Rieti lungo la Salaria verso L'Aquila, Cittaducale è una città di fondazione: la volle nel 1308 Carlo II d'Angiò, lo stesso re incoronato nella Cattedrale di Rieti, come avamposto del Regno di Napoli sul confine con lo Stato della Chiesa, e la intitolò al figlio Roberto, duca di Calabria ed erede al trono. La pianta è quella del castrum romano, ellittica, con due strade perpendicolari che si incrociano nella piazza del Popolo, su cui si affacciano la chiesa di Santa Maria del Popolo, cattedrale di una diocesi soppressa nel 1818, e i palazzi cinquecenteschi; poco distante la chiesa di Sant'Agostino, del Quattrocento, con un bel portale gotico. Il terremoto del 1703 costrinse a restauri e modifiche, ma il disegno urbano è intatto. Nel territorio comunale sgorgano le sorgenti del Peschiera, seconde in Italia per portata, che dissetano Roma, e le acque solfuree di Cotilia, dove i Romani avevano le terme e dove la tradizione colloca la morte di Vespasiano; i resti delle terme dette di Vespasiano si trovano presso la frazione di Cesoni. Fino al 1927 Cittaducale fu abruzzese, capoluogo di circondario nella provincia dell'Aquila: la sua unione a Rieti fu la ragione della nuova provincia. Mezza giornata basta; l'ideale è combinarla con un bagno alle terme.





Poggio Mirteto, la capitale della Sabina tiberina
Poggio Mirteto è la città della Sabina bassa, a 250 metri di quota sopra la valle del Tevere, a una cinquantina di chilometri da Rieti e a meno di un'ora da Roma; la stazione di Poggio Mirteto Scalo, otto chilometri sotto il paese, è sulla linea Roma-Firenze ed è servita dai treni della FL1 da Roma Tiburtina e Ostiense, il che ne fa la porta della Sabina per chi viaggia senza auto. Il centro storico si apre con la Porta Farnese, rinascimentale, e si raccoglie attorno alla Cattedrale dell'Assunta, costruita fra il 1641 e il 1725 con la facciata in cotto e l'interno a tre navate, sede con Rieti di una delle due diocesi della provincia, la diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto; accanto il Palazzo Episcopale e la Torre dell'Orologio di metà Cinquecento. La chiesa di San Paolo, del XIII secolo, conserva affreschi di Lorenzo Torresani, lo stesso pittore del Giudizio di Rieti. Poggio Mirteto è celebre per il Carnevalone liberato, la festa che nasce dalla rivolta popolare del 24 febbraio 1861, quando il paese era ancora pontificio, e che si celebra la prima domenica di Quaresima, con un carattere dichiaratamente anticlericale: soppresso nel 1929 e ripristinato nel 1977, è uno dei carnevali più anomali d'Italia. Il paese fu anche il capoluogo del secondo governo distrettuale della Delegazione di Rieti nel 1816, e uno dei suoi figli sedette nella costituente romana del 1849.




Rocchettine, il castello abbandonato di Torri in Sabina
Nel comune di Torri in Sabina, di fronte al borgo abitato di Rocchette, sull'altro lato del torrente Laia, sorge Rocchettine, la Rocca Guidonesca: un castello con il suo villaggio, fondato nel XIII secolo per proteggere la strada che collegava Rieti alla valle del Tevere, prima del vescovo di Sabina, poi della Chiesa e, alla fine del Cinquecento, dei Savelli. Nel Seicento il borgo si spopolò lentamente; nel 1728, quando passò alla Camera Apostolica, era già abbandonato, e nel novembre 1817 il cardinale Consalvi ne assegnò il territorio a Torri in Sabina. Restano la torre circolare con la scarpa difensiva, una torre quadrata dell'impianto originario, le mura e le case in blocchi di calcare locale invase dagli alberi, e la chiesa di San Lorenzo, ricostruita nel Settecento. Si arriva da Rocchette per una strada sterrata, si attraversa il ponte sul Laia e si lascia l'auto in uno spiazzo; l'accesso è libero e non custodito, quindi si entra con scarpe chiuse, senza bambini piccoli in braccio e senza appoggiarsi ai muri. Le due fortezze gemelle, Rocchette viva e Rocchettine morta, sono una lezione di storia sabina in un colpo d'occhio: la stessa pietra, due destini.







Rieti (RI) con i bambini, accessibilità e quando andare
Con i bambini Rieti funziona meglio di molte città d'arte, perché è piccola, piatta nel centro e piena di acqua e animali: le anatre del Velino, il sentiero della Giorlandina, il Ponte Romano sommerso da cercare nel fiume, la caciotta al centro d'Italia da toccare, il viadotto sotterraneo che ai ragazzi dai sei anni in su piace più di qualunque museo, e il Terminillo a mezz'ora per la neve o per i prati. I musei sono brevi e la Ebe di Canova, con la sua coppa d'oro, conquista anche i più piccoli. Nella conca la ciclovia è pianeggiante e sicura. Sull'accessibilità: piazza Vittorio Emanuele II, via Roma, via Cintia, la Cattedrale e il lungofiume sono percorribili con una sedia a rotelle, con qualche tratto di selciato; la cripta, il viadotto sotterraneo e i santuari sui colli non lo sono, e il Museo Civico al quarto piano del Comune dipende dall'ascensore, da chiedere in biglietteria. Quando andare: la primavera e l'autunno sono le stagioni giuste, con il Terminillo verde o rosso e la piana in fiore; l'estate porta la Festa del Sole a fine luglio e il peperoncino a fine agosto, ma le giornate sono calde, anche se meno che a Roma per via dei 400 metri di quota; l'inverno è la stagione dei Cavalli infiocchettati a gennaio, della Fiera di Santa Barbara a dicembre e dello sci. Evitate il lunedì, giorno in cui tutto ciò che ha un biglietto è chiuso.
Domande veloci su Rieti (RI)
Quanto dista Rieti (RI) da Roma e quanto ci vuole?
Circa 80 chilometri per la Salaria; un'ora e un quarto in auto, un'ora e quaranta con l'autobus Cotral da Tiburtina, fra un'ora e quaranta e due ore e mezza in treno via Terni a seconda della corsa.
Si può visitare Rieti (RI) in un giorno da Roma?
Sì, ed è la gita di un giorno più sottovalutata del Lazio. Partenza alle otto, sei ore in città, rientro per cena. I santuari francescani richiedono un secondo giorno.
Quanto costa visitare Rieti (RI)?
Chiese, mura, fiume e piazze sono gratuiti. Il Museo Civico costa 8 euro intero e 6 ridotto secondo le tariffe del concessionario, il Museo Diocesano è a ingresso libero, la Rieti sotterranea 7 euro. Con un pranzo in trattoria si sta sotto i cinquanta euro a persona.
Quali sono gli orari del Museo Civico di Rieti (RI)?
Il concessionario indica venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, ultimo ingresso mezz'ora prima. Gli orari cambiano nel corso dell'anno: controllate museo.comune.rieti.it.
Dove si trova il centro d'Italia a Rieti (RI)?
In piazza San Rufo, dove una targa e il monumento del 2001 (la "caciotta") ricordano l'Umbilicus Italiae. È una tradizione, non un calcolo geodetico.
Cos'è la Rieti sotterranea?
La visita guidata del viadotto romano del III secolo a.C. che sorregge via Roma, fra le cantine dei palazzi. Sabato alle 18 e domenica alle 11, 7 euro, prenotazione telefonica, partenza da piazza Cavour.
Quanto dura la visita di Rieti (RI)?
Tre ore per il centro storico con la Cattedrale; sei ore con i musei e la Rieti sotterranea; due giorni con i santuari e il Terminillo.
Rieti (RI) è adatta ai bambini?
Molto: città piccola, fiume con le anatre, ciclovia pianeggiante, viadotto sotterraneo, Terminillo a mezz'ora. I musei sono brevi.
Rieti (RI) si visita in sedia a rotelle?
Il centro, la Cattedrale e il lungofiume sì, con qualche selciato; cripta, sotterranei e santuari sui colli no. Il Museo Civico ha l'ascensore, da chiedere in biglietteria.
Dove si parcheggia a Rieti (RI)?
Nei parcheggi lungo il Velino e attorno alle mura, in particolare a Porta d'Arci, in via Cintia e alla stazione. Il centro storico è in gran parte a traffico limitato.
Si possono fare fotografie nelle chiese e nei musei di Rieti (RI)?
Nelle chiese sì, senza flash e fuori dalle funzioni; nei musei di norma sì senza flash, ma la regola va chiesta all'ingresso. Nel viadotto sotterraneo serve una posa lunga.
Serve prenotare per visitare Rieti (RI)?
Solo per la Rieti sotterranea, per il convento di San Domenico (permesso) e, per i gruppi, per il Museo Diocesano. Chiese e Museo Civico si visitano senza prenotazione.
Il Museo Civico di Rieti (RI) è gratuito la prima domenica del mese?
La gratuità della prima domenica riguarda i musei statali; il Museo Civico è comunale con gestione in concessione e non la applica di norma. Le gratuità previste sono per i minori di 12 anni, i disabili, le guide e i giornalisti.
Cosa c'è da vedere vicino a Rieti (RI) nel raggio di dieci minuti?
Fonte Cottorella, il Colle San Mauro, il santuario della Foresta, Fonte Colombo, la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile, Cittaducale con le terme di Cotilia.
Qual è la differenza fra Rieti (RI) e Terni?
Terni, a 35 chilometri, è una città industriale umbra con la Cascata delle Marmore alle porte; Rieti è una città medievale laziale intatta, con la Valle Santa attorno. Si combinano bene in un fine settimana.
Quando si tiene la Processione dei Ceri a Rieti (RI)?
Due domeniche dopo il 12 giugno, nell'ambito del Giugno Antoniano; nel 2026 il 28 giugno. La Festa del Sole con il Palio della Tinozza è a fine luglio, la Fiera del peperoncino fra fine agosto e i primi di settembre.
Chi era Vespasiano e cosa c'entra con Rieti (RI)?
L'imperatore che avviò il Colosseo era di famiglia sabina, nato a Falacrinae nell'alta valle del Velino; la tradizione lo fa morire alle acque di Cotilia. Il teatro di Rieti porta il suo nome.
Cosa si mangia a Rieti (RI)?
Amatriciana e gricia, pizzicotti alla liscianara, stracci e fregnacce, pecorino del Terminillo, olio Sabina DOP, acqua Cottorella. Trattorie in San Rufo e nel Borgo.
Quali santuari francescani sono nel comune di Rieti (RI)?
Fonte Colombo e Santa Maria della Foresta; Greccio e Poggio Bustone sono nei comuni vicini. Insieme formano la Valle Santa e il Cammino di Francesco.
Rieti (RI) ha una stazione ferroviaria?
Sì, sulla linea Terni-Rieti-L'Aquila, a dieci minuti a piedi dal centro. Da Roma un paio di corse dirette al giorno via Terni, per il resto con cambio a Terni.
Il Terminillo si raggiunge da Rieti (RI) senza auto?
Con gli autobus Cotral da Rieti, con corse più frequenti nella stagione sciistica; l'orario va controllato sul sito Cotral perché varia molto fra estate e inverno.
Il mio ultimo consiglio è un'opinione: Rieti è la città del Lazio che meno merita di essere attraversata e più merita di essere abitata per un giorno. Chi la usa come base per il Terminillo o come tappa del Cammino vede le mura e il duomo e se ne va; chi le dedica un sabato intero, con il viadotto romano sotto i piedi e l'Angelo dello Spadarino davanti agli occhi, torna a Roma con l'impressione di aver scoperto qualcosa che i romani hanno sotto casa e non guardano da secoli. Andateci prima che lo scoprano.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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