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Grande Moschea di Roma

In breve. La Grande Moschea di Roma si trova in viale della Moschea 85, nella zona nord della città, ai piedi dei Parioli e del Monte Antenne, alle spalle di Villa Ada e a un passo dagli impianti sportivi dell'Acqua Acetosa.

La Grande Moschea di Roma si trova in viale della Moschea 85, nella zona nord della città, ai piedi dei Parioli e del Monte Antenne, alle spalle di Villa Ada e a un passo dagli impianti sportivi dell'Acqua Acetosa. È il maggiore luogo di culto musulmano d'Italia e il più grande dell'Europa occidentale, ed è sede del Centro Islamico Culturale d'Italia, l'ente che possiede e gestisce l'intero complesso. Ci si arriva comodamente con la ferrovia regionale Roma-Viterbo, la vecchia Roma Nord, scendendo alle stazioni che servono la zona dei campi sportivi e dell'Acqua Acetosa, e con le linee di superficie che risalgono i Parioli e costeggiano Villa Ada; chi viene in automobile trova posto lungo i viali del quartiere, ma nelle mattine di visita conviene arrivare presto. L'ingresso alla moschea per il pubblico non musulmano è gratuito e passa attraverso le visite organizzate dal Centro Islamico, in genere concentrate nella mattinata di due giorni feriali della settimana; poiché il calendario cambia con il Ramadan, con le principali feste islamiche, con le festività civili e con la pausa d'agosto, conviene concordare giorno, orario ed eventuale prenotazione con il Centro Islamico Culturale d'Italia prima di presentarsi al cancello. Per entrare nella sala di preghiera si tolgono le scarpe e le donne coprono il capo con un foulard: sono le uniche due formalità richieste, e il resto è libertà di guardare.

Per orientarsi nel resto della zona e trovare le altre mete a portata di passeggiata conviene partire dalla pagina delle attrazioni turistiche di Roma, dove il quartiere Parioli e Villa Ada compaiono con i loro punti notevoli.

Grande Moschea di Roma
Grande Moschea di Roma

Che cos'è la Grande Moschea di Roma e perché conta

La Grande Moschea di Roma è, prima di tutto, un primato che sorprende chi non conosce la storia recente della città: la più grande moschea dell'Europa occidentale sorge non a Istanbul né in una capitale del Golfo, ma a poche centinaia di metri da Villa Ada, in un'ansa verde di Roma nord dove il rumore del traffico si spegne tra i pini. Il complesso occupa un'area di circa trentamila metri quadrati di terreno, comprende la sala di preghiera, un ampio cortile porticato, il minareto, la biblioteca, gli uffici, le aule per le attività culturali e gli spazi di servizio. La sala di preghiera può accogliere migliaia di persone, e nelle grandi feste, quando l'afflusso supera di molto la capienza ordinaria e si arriva a decine di migliaia di fedeli, la preghiera trabocca nel cortile e sui piazzali circostanti.

La funzione non è solo religiosa. Il Centro Islamico Culturale d'Italia, che ha voluto e amministra la Grande Moschea di Roma, è un punto di riferimento per la comunità musulmana della capitale e insieme un interlocutore delle istituzioni italiane: qui si celebrano i matrimoni, si accompagnano i funerali, si tengono le lezioni di lingua e di religione, i convegni, gli incontri di dialogo interreligioso. Chi visita l'edificio come turista o come curioso di architettura entra dunque in un luogo vivo, non in un monumento congelato. È una differenza che si sente appena varcato il cancello, e che cambia il modo di guardare ogni dettaglio.

C'è poi la ragione che porta qui gli appassionati di architettura contemporanea da tutto il mondo. La Grande Moschea di Roma è considerata una delle opere più importanti costruite in Italia nella seconda metà del Novecento, un edificio che ha provato a mettere d'accordo due tradizioni lontanissime, quella dell'arte islamica e quella dell'architettura romana, senza che una prevalesse sull'altra. Il risultato divide, affascina, fa discutere: e proprio per questo merita di essere guardato con attenzione, non attraversato in fretta.

La storia della Grande Moschea di Roma

L'idea di una moschea nella capitale della cristianità

L'idea di dare a Roma un grande luogo di culto islamico è più antica di quanto si creda, e ha attraversato buona parte del Novecento prima di trovare terra e denaro. Roma è la sede del papato, il centro della cristianità cattolica, e costruire qui la più grande moschea d'Occidente aveva un valore simbolico che nessuno degli attori in gioco poteva ignorare. La spinta decisiva arrivò dal mondo arabo e in particolare dall'Arabia Saudita: la tradizione lega l'avvio concreto del progetto alla visita a Roma del re Faysal, che nel 1966 pose la questione di un tempio degno per i musulmani presenti in Italia e per i tanti fedeli di passaggio nella capitale. Il sovrano saudita, custode delle due sacre moschee della Mecca e di Medina, capofila della dinastia regnante, diede il proprio sostegno finanziario all'impresa; il re fu poi assassinato nel 1975, ma il progetto era ormai avviato e proseguì con l'appoggio di più Stati a maggioranza musulmana.

Il passaggio istituzionale che rese possibile tutto il resto fu la decisione del Comune di Roma di concedere il terreno. La delibera che destinava l'area alla costruzione della moschea risale alla metà degli anni Settanta, e non fu un atto scontato: attorno alla localizzazione, all'altezza del minareto e all'opportunità stessa dell'opera si aprì un dibattito lungo, con obiezioni di ogni tipo. Alla fine il luogo scelto fu quello attuale, ai margini di Villa Ada, in una zona che univa la disponibilità di spazio verde alla vicinanza con il centro.

Il concorso, i progettisti, il cantiere

Il progetto della Grande Moschea di Roma nacque da un concorso internazionale e fu affidato a una squadra guidata dall'architetto romano Paolo Portoghesi, uno dei protagonisti del dibattito architettonico italiano del secondo Novecento, teorico e storico oltre che progettista. Con lui lavorarono l'ingegnere Vittorio Gigliotti, responsabile della parte strutturale e compagno di studio di Portoghesi in molte imprese, e l'architetto iracheno Sami Mousawi, che portò nel gruppo la conoscenza diretta della tradizione costruttiva islamica; il nome di Nino Tozzo compare tra i collaboratori del progetto. Mousawi lasciò il gruppo intorno al 1980, e la conduzione del progetto restò a Portoghesi e Gigliotti.

Il cantiere fu lungo, come racconta l'epigrafe posta all'esterno dell'edificio: dalla concessione del terreno all'inaugurazione passarono più di vent'anni. La prima pietra fu posata nel 1984, anno 1362 dell'egira secondo il calendario islamico, alla presenza dell'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, un dettaglio che dice quanto l'opera fosse sentita come questione di rilievo nazionale e non solo religioso. La costruzione richiese poi un decennio, tra difficoltà tecniche, revisioni e assestamenti. L'inaugurazione avvenne il 21 giugno 1995, giorno del solstizio d'estate: una data che, in un edificio pensato tutto intorno al tema della luce, non fu certo casuale.

Grande Moschea di Roma
Grande Moschea di Roma

L'architettura della Grande Moschea di Roma

Un incontro fra Roma e l'Islam

Il cuore del pensiero di Portoghesi è semplice da enunciare e difficilissimo da realizzare: l'architettura islamica, nella sua diffusione dall'Atlantico all'Asia, non ha prodotto un linguaggio unico ma molti linguaggi diversi, ciascuno nato dall'incontro con una tradizione locale. La moschea di Cordova non somiglia a quella di Isfahan, e nessuna delle due somiglia a Santa Sofia trasformata in moschea a Istanbul. Se questo è vero, allora una moschea costruita a Roma poteva e doveva cercare un dialogo con la storia e con i materiali del luogo, invece di trapiantare un modello estraneo. È la ragione per cui l'edificio parla romano pur restando pienamente islamico.

Il dialogo passa prima di tutto dai materiali. Portoghesi scelse il travertino, la pietra romana per eccellenza, quella dei grandi monumenti antichi e barocchi, declinata in più tonalità; il peperino per le cornici, il laterizio a cortina e il cotto rosato per le superfici, tutti materiali che danno alla Grande Moschea di Roma i colori caldi che l'occhio associa alla città. La struttura portante è in cemento armato, ma il rivestimento e il trattamento delle superfici lavorano perché l'edificio non appaia come un corpo estraneo calato nel verde, bensì come qualcosa che emerge dal paesaggio senza attriti.

Le colonne a palma della sala di preghiera

L'elemento che più colpisce, e che da solo vale la visita alla Grande Moschea di Roma, è il sistema di pilastri della sala di preghiera. Sono trentadue sostegni polistili, cioè fasci di elementi che salgono verticali e poi si aprono in alto, ramificandosi e intrecciandosi fino a raccordarsi alle volte e alle cupole. La lettura di questa foresta di pietra è volutamente ambigua, e ciascuno vi ritrova un'immagine diversa: c'è chi vede il tronco e la chioma di una palma, chi un albero che si dirama, chi due mani accostate nel gesto della preghiera, con le dita che si sfiorano in alto. Portoghesi ha lavorato apposta perché la colonna perdesse la rigidità del sostegno classico e diventasse un organismo che cresce, un rimando alla natura e all'idea coranica dell'oasi.

Camminare tra questi pilastri produce l'effetto di attraversare un bosco ordinato, o le navate di una grande sala che non ha nulla di rigido. Le linee curve dominano ovunque, e la geometria, per quanto rigorosa nella pianta, all'occhio si presenta come un flusso continuo. È qui che la Grande Moschea di Roma raggiunge il suo momento più alto, e conviene fermarsi a lungo, alzare lo sguardo e seguire il modo in cui ogni sostegno si trasforma in copertura.

La cupola, le volte e la luce

Sopra la sala di preghiera si aprono una grande cupola centrale e una serie di cupole minori, che convergono verso la volta principale attraverso un sistema di campate. Il gioco tra la molteplicità delle piccole coperture e l'unità della grande cupola è uno dei temi teorici dell'edificio: molti punti che confluiscono in un centro, periferia e centralità che si compongono. Il riferimento è duplice. Da un lato le grandi moschee ottomane dell'architetto Sinān e le cupole persiane; dall'altro la tradizione romana, il Pantheon e la cupola di San Pietro, con cui la Grande Moschea di Roma dialoga apertamente. La cupola centrale fu progettata volutamente più bassa di quella di San Pietro, un gesto di misura e di rispetto verso il paesaggio urbano e i suoi simboli.

La luce è la vera protagonista dell'interno, ed è un tema teologico prima ancora che architettonico. Il verso coranico che governa il progetto è tratto dalla Sura ventiquattresima, la Sura della Luce, dove si legge che Allah è luce dei cieli e della terra. Portoghesi ha tradotto questa idea in un'illuminazione studiata al millimetro: vetrate collocate ad altezza d'uomo lungo la parete rivolta alla Mecca, aperture calibrate, sorgenti artificiali nascoste che producono chiaroscuri morbidi. Il risultato è un ambiente dove la luce non piove uniforme ma si distribuisce a chiazze, creando un senso di indeterminatezza e di raccoglimento. La volta della sala è dipinta di azzurro, e in certe ore del mattino l'insieme di azzurro e riflessi dorati produce un clima di quiete che le fotografie restituiscono solo in parte.

Grande Moschea di Roma
Grande Moschea di Roma

Le decorazioni, il mihrab e gli arabeschi

La decorazione della Grande Moschea di Roma è discreta, e questo stupisce chi si aspetta l'opulenza di certe moschee del Golfo. La tradizione islamica non ammette la raffigurazione di figure umane o animali nei luoghi di culto, e l'ornamento è quindi affidato alla geometria, alla calligrafia e al colore. Le pareti portano ceramiche invetriate dai toni delicati, realizzate secondo tecniche tradizionali con l'apporto di maestranze marocchine, e le superfici accolgono versetti coranici tracciati in calligrafia, arabeschi, motivi che si ripetono e si moltiplicano seguendo regole matematiche. Compaiono anche lo stucco lavorato a encausto, di ascendenza greco-romana, e i rivestimenti in maiolica.

La parete rivolta alla Mecca ospita il mihrab, la nicchia che indica ai fedeli la direzione della preghiera. Non è un altare, perché nell'Islam non esiste sacrificio né sacerdozio nel senso cristiano: è un orientamento, un segno che raccoglie l'attenzione e la rivolge verso oriente, verso la Kaaba. Accanto trova posto il minbar, il pulpito da cui l'imam pronuncia il sermone del venerdì. Guardando questi elementi conviene ricordare che l'intera Grande Moschea di Roma è organizzata attorno a quella direzione: l'edificio, per quanto immerso nel verde dei Parioli, punta idealmente verso la Mecca, e tutta la sua geometria obbedisce a quell'asse.

Il cortile, il minareto e il rapporto con il verde

Prima della sala di preghiera si incontra il grande cortile porticato, spazio di transizione e di raccoglimento che riprende un modello antico dell'architettura islamica, quello dell'alternanza tra corti aperte e ambienti coperti tipica delle moschee persiane. Il portico esterno prosegue il sistema dei pilastri interni in cemento armato a sezione quadrata, pensati per essere attraversati dalla luce, e collega gli ambienti in un percorso graduale che prepara l'ingresso allo spazio della preghiera. Il minareto si leva accanto al complesso come elemento verticale che segnala la moschea nel paesaggio: non ospita altoparlanti che diffondano il richiamo alla preghiera sul quartiere, una scelta concordata al momento della costruzione per rispettare il contesto urbano circostante.

Il rapporto con il verde è parte integrante del progetto. La Grande Moschea di Roma non si impone come un blocco isolato ma emerge dagli alberi, e la vegetazione dei Parioli e di Villa Ada la accompagna da ogni lato. Portoghesi ha cercato questo effetto: un edificio che appartiene al suo giardino, che si vede tra le fronde e che si scopre a poco a poco, senza l'ostentazione della facciata monumentale.

Il Centro Islamico Culturale d'Italia

La Grande Moschea di Roma non si capisce fino in fondo se la si separa dal Centro Islamico Culturale d'Italia, l'ente che l'ha voluta, costruita e che oggi la governa. È il Centro a possedere il complesso e a gestirne ogni attività, dalla preghiera quotidiana alla programmazione culturale. Il ruolo di imam della moschea è ricoperto dal responsabile religioso designato dal Centro; nel corso degli anni si sono succedute diverse guide spirituali, e la conduzione religiosa attuale fa capo allo sceicco Salah Ramadan. La presidenza e la direzione dell'ente hanno conosciuto avvicendamenti e anche momenti di tensione interna, come accade in ogni istituzione che rappresenti una comunità ampia e articolata: negli anni recenti la presidenza è passata di mano più volte, con dimissioni e nuove nomine che hanno fatto discutere.

Le attività del Centro vanno ben oltre il rito. Qui si tengono corsi di lingua araba e di religione, incontri di formazione, convegni, occasioni di dialogo con le altre confessioni; la moschea ospita momenti di apertura alla città, come le giornate in cui il complesso si mostra al pubblico nell'ambito delle manifestazioni dedicate all'architettura contemporanea. Per il visitatore, sapere che dietro l'edificio esiste questa vita quotidiana cambia la qualità della visita: non si guarda un guscio vuoto, ma la casa di una comunità.

Grande Moschea di Roma
Grande Moschea di Roma

Come si visita la Grande Moschea di Roma

Giorni, orari e prenotazione

La visita al pubblico non musulmano alla Grande Moschea di Roma passa dalle aperture organizzate dal Centro Islamico Culturale d'Italia. In genere il complesso accoglie i visitatori nelle mattinate di due giorni feriali della settimana, con ingresso gratuito; i gruppi conviene li annuncino in anticipo. Il calendario però non è fisso tutto l'anno: le aperture vengono sospese durante il mese di Ramadan, nelle principali feste islamiche, nelle festività civili italiane e nella pausa estiva d'agosto. Chi programma la visita faccia dunque una cosa semplice: verifichi giorno e orario contattando il Centro Islamico Culturale prima di mettersi in viaggio, perché arrivare al cancello un giorno di chiusura è la delusione più facile da evitare.

Regole di accesso e abbigliamento

Entrare in un luogo di culto in funzione richiede qualche attenzione, e alla Grande Moschea di Roma le regole sono poche e ragionevoli. L'abbigliamento va tenuto sobrio, coprente su spalle e gambe; le donne portino con sé un foulard o un copricapo leggero da indossare all'interno. Per accedere alla sala di preghiera si tolgono le scarpe, come vuole la consuetudine islamica: la sala è il pavimento su cui i fedeli si prostrano, e si calpesta scalzi o con i calzini. Durante la visita si tiene un tono basso, si spengono le suonerie, si chiede prima di fotografare le persone. Sono gesti di rispetto minimi, gli stessi che si osserverebbero in una chiesa durante una funzione, e ripagano con un'accoglienza che chi ha visitato la moschea ricorda con piacere.

Quanto dura la visita e cosa aspettarsi

Una visita completa alla Grande Moschea di Roma, cortile compreso, richiede circa un'ora, un po' di più se la accompagna una spiegazione dell'architettura e della liturgia. Non aspettatevi folle: il luogo, fuori dai grandi circuiti turistici, si gode quasi sempre in tranquillità, ed è uno dei suoi pregi. Chi arriva con l'aspettativa di un monumento spettacolare pieno di ori resterà spiazzato, perché la forza dell'edificio è tutta nella misura, nella luce e nel disegno delle strutture; chi invece arriva pronto a guardare l'architettura per quello che è troverà una delle esperienze più intense che Roma nord sappia offrire.

Paolo Portoghesi e il linguaggio della Grande Moschea di Roma

Per capire davvero la Grande Moschea di Roma bisogna sapere chi era l'uomo che la disegnò. Paolo Portoghesi, nato a Roma nel 1931 e scomparso nel 2023, è stato una delle figure più complete dell'architettura italiana: progettista, ma anche storico dell'arte, teorico, docente, autore di studi fondamentali sul barocco romano, su Francesco Borromini e su Guarino Guarini. Fu tra i protagonisti del movimento che negli anni Settanta e Ottanta rimise in discussione il rigore del razionalismo moderno, il cosiddetto postmoderno in architettura, e nel 1980 diresse la prima Biennale di Architettura di Venezia con la celebre Strada Novissima. Portoghesi credeva che l'architettura non dovesse rinnegare la storia e la memoria dei luoghi, ma dialogare con esse; e non c'era terreno più adatto a mettere alla prova questa idea di una moschea da costruire a Roma.

Il suo approccio alla Grande Moschea di Roma fu quello dello studioso prima ancora che del progettista. Portoghesi si mise a studiare l'architettura islamica come aveva studiato il barocco, cercando non un modello da copiare ma il principio generatore, la regola nascosta che accomuna edifici lontanissimi tra loro. Da qui la scelta di non riprodurre una moschea del Cairo o di Istanbul, ma di reinventare quel linguaggio a partire dai materiali e dalla luce di Roma. Il risultato gli valse un riconoscimento raro: essere accettato, come progettista cristiano di formazione, dalla committenza musulmana e dal mondo islamico internazionale, che vide nell'edificio un atto di rispetto e non un'appropriazione. È un equilibrio che pochi architetti al mondo hanno saputo raggiungere, e la Grande Moschea di Roma resta la prova più visibile di quella capacità.

La geometria e i modelli della Grande Moschea di Roma

La pianta della Grande Moschea di Roma nasce dalla combinazione di tre grandi modelli storici dell'architettura islamica, che Portoghesi cita e fonde. Il primo è la moschea cosiddetta della foresta, tipica del Maghreb e incarnata dalla grande moschea di Cordova, nella Spagna meridionale, dove file di colonne e archi creano uno spazio ipostilo che si estende come un bosco: è il modello che spiega la selva di pilastri della sala di preghiera romana. Il secondo è la moschea ottomana, la grande aula coperta da un sistema di cupole perfezionato dall'architetto turco Sinān nel Cinquecento, cui rimandano la cupola centrale e le coperture. Il terzo è la moschea persiana, fondata sull'alternanza tra grandi corti aperte e ambienti chiusi, che ritorna nel rapporto tra il cortile porticato e la sala.

Su questi modelli Portoghesi innesta un metodo compositivo tutto suo, fondato sulla ripetizione di una cellula spaziale che si moltiplica e si aggrega. Le molte cupole minori che convergono nella grande volta centrale traducono in architettura un'idea filosofica: la molteplicità che si raccoglie nell'unità, i tanti punti della periferia che confluiscono in un centro. È lo stesso principio che regola la decorazione geometrica islamica, dove un motivo elementare, ripetuto secondo regole matematiche, genera trame di complessità infinita senza mai perdere il legame con la sua unità di partenza. La Grande Moschea di Roma è, in questo senso, un edificio che si può leggere come un ragionamento: ogni parte rimanda al tutto, e il tutto si spiega a partire dalla parte.

L'Islam a Roma e il ruolo della Grande Moschea di Roma

La Grande Moschea di Roma non è l'unico luogo dove i musulmani della capitale pregano, ma è il principale e il più visibile. Nella città esistono numerose sale di preghiera più piccole, ricavate spesso in locali di quartiere, che servono le comunità dei diversi rioni; la moschea dei Parioli è però l'unica costruita come tale, con il minareto, la cupola e gli spazi pensati fin dall'origine per il culto islamico, ed è la sede istituzionale che rappresenta la comunità nei rapporti con lo Stato italiano. Qui si tiene la grande preghiera collettiva del venerdì, qui si celebrano le due feste maggiori del calendario islamico, la fine del Ramadan e la Festa del Sacrificio.

Il fatto che il maggiore tempio islamico d'Europa occidentale sorga a Roma, la città del papato, ha un valore che va oltre la cronaca. Racconta di una capitale che nel corso del Novecento è diventata sempre più plurale, meta di immigrazione e crocevia di fedi, e che ha scelto di dare a quella pluralità una casa dignitosa e visibile invece di nasconderla. La Grande Moschea di Roma è il segno costruito di questa scelta, e per questo la sua storia interessa i fedeli musulmani quanto chiunque voglia capire come è cambiata Roma negli ultimi cinquant'anni. Visitarla significa leggere un capitolo recente e poco raccontato della vita della città, quello dell'incontro tra le sue anime religiose.

La Grande Moschea di Roma e il suo quartiere

La posizione della Grande Moschea di Roma è una fortuna per chi vuole costruire una giornata intera in zona. A due passi si apre Villa Ada, uno dei parchi più grandi della città, con i suoi laghetti, i sentieri e il forte Antenne nascosto tra gli alberi; è il posto ideale per una passeggiata prima o dopo la visita. Poco distanti, sotto la superficie, si trovano le Catacombe di Priscilla, uno dei cimiteri paleocristiani più importanti di Roma, con affreschi antichissimi: il contrasto tra l'Islam contemporaneo di Portoghesi e il cristianesimo delle origini, a poche centinaia di metri di distanza, dice molto sulla stratificazione di questa città.

Verso il fiume si raggiungono il Foro Italico, con i suoi mosaici e lo stadio dei marmi, e lo storico Ponte Milvio, teatro della battaglia che nel 312 cambiò la storia dell'Impero. Sul versante della cultura contemporanea, l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano e il museo MAXXI di Zaha Hadid completano un itinerario che mette in fila alcune delle architetture più discusse della Roma degli ultimi decenni. Chi ama l'antico può spostarsi al Museo Etrusco di Villa Giulia o scendere verso Villa Borghese e il Bioparco di Roma. Per chi vuole invece leggere Roma attraverso le sue comunità religiose, il Museo Ebraico di Roma nel Ghetto offre un contrappunto naturale alla visita alla moschea.

Grande Moschea di Roma
Grande Moschea di Roma

I materiali romani della Grande Moschea di Roma

Vale la pena soffermarsi su ciò di cui è fatta la Grande Moschea di Roma, perché è lì che si gioca gran parte del suo dialogo con la città. Il travertino, la pietra chiara e porosa delle cave di Tivoli, è il materiale con cui Roma ha costruito il Colosseo, il colonnato di San Pietro e mille facciate barocche: usarlo per una moschea significa iscrivere l'edificio nella stessa famiglia di quei monumenti, dargli lo stesso colore caldo che il sole del pomeriggio accende sulle pietre antiche. Portoghesi lo declinò in più tonalità, alternandolo al peperino grigio delle cornici, la pietra vulcanica dei Colli Albani, e al laterizio a cortina che ricopre ampie superfici con il rosato del cotto. Sono i materiali del paesaggio laziale, non importazioni esotiche, e danno all'insieme una consistenza familiare a chi conosce Roma.

A questa base romana si aggiungono i saperi del mondo islamico. Le maioliche invetriate e i rivestimenti ceramici, dai toni delicati, furono eseguiti con l'apporto di artigiani marocchini secondo tecniche tramandate da generazioni; lo stucco lavorato a encausto rimanda invece a una tecnica di origine greco-romana, a ulteriore prova di come nell'edificio le tradizioni si intreccino invece di escludersi. Anche le coperture furono trattate con cura, con l'impiego di materiali durevoli pensati per resistere al tempo. Guardando da vicino una parete della Grande Moschea di Roma si legge dunque una collaborazione tra due mondi: la pietra della campagna romana e la mano d'opera del Maghreb, unite in una superficie che non appartiene interamente né all'uno né all'altro.

Visitare la Grande Moschea di Roma con i bambini e con calma

La Grande Moschea di Roma è una meta che funziona bene anche con i bambini, a patto di prepararli. Gli spazi sono ampi, luminosi, disposti in gran parte su un unico livello, e la foresta di colonne della sala di preghiera colpisce l'immaginazione dei più piccoli, che spesso ci vedono un bosco fatato prima ancora che un'opera di architettura. Conviene spiegare loro in anticipo che è un luogo di culto in funzione, dove si parla piano e si rispettano poche regole semplici, come togliere le scarpe per entrare nella sala. Trasformare la visita in un piccolo gioco di osservazione, cercando le forme nascoste nei pilastri e i motivi che si ripetono nelle decorazioni, la rende memorabile.

Per chi ha esigenze di accessibilità, la struttura recente e prevalentemente in piano è un vantaggio, ma le condizioni specifiche di percorsi e servizi vanno verificate con il Centro Islamico Culturale prima della visita. In generale la Grande Moschea di Roma premia chi la affronta con lentezza: non è un luogo da attraversare, è un luogo da abitare per un'ora, seduti in un angolo del cortile a guardare la luce che cambia, camminando piano tra i sostegni, alzando lo sguardo verso la volta azzurra. Chi le concede questo tempo se ne va con un'immagine che non somiglia a nessun'altra tra quelle che Roma regala ai suoi visitatori.

Una curiosità su Grande Moschea di Roma

La curiosità che spiazza chi entra per la prima volta riguarda la data dell'inaugurazione. La Grande Moschea di Roma fu aperta al culto il 21 giugno 1995, e la scelta del solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno, non fu un caso fortuito ma un gesto coerente con l'intera concezione dell'edificio. Tutto qui è costruito attorno alla luce: il verso coranico che governa il progetto proviene dalla Sura della Luce, le vetrate sono calibrate per portare la luce dentro la sala di preghiera ad altezza d'uomo, la volta azzurra riflette e distribuisce il chiarore. Inaugurare la moschea nel giorno in cui il sole raggiunge la sua massima altezza sull'orizzonte fu il modo di sigillare quell'idea con un evento astronomico.

C'è una seconda curiosità che pochi conoscono e che riguarda proprio quelle colonne che tutti ammirano. Portoghesi, teorico oltre che progettista, ha spiegato più volte che la forma dei sostegni nasce dall'osservazione della natura e dai calcoli della geometria, non da un capriccio decorativo: il modo in cui ogni pilastro si dirama in alto riprende il comportamento strutturale di certe forme naturali, dove la ramificazione distribuisce i carichi. La foresta di pietra della Grande Moschea di Roma è quindi anche una lezione di statica travestita da poesia. Guardarla sapendo questo cambia l'esperienza: quella che sembra pura fantasia è il frutto di un ragionamento rigoroso su come una struttura possa sostenere una copertura ampia con la minima quantità di materia.

Una cosa che non ti dice nessuno su Grande Moschea di Roma

La cosa che quasi nessuno racconta è quanto sia stato aspro e lungo il percorso politico che ha portato l'edificio a esistere. Costruire la più grande moschea d'Occidente nella città del papa fu una questione delicatissima, discussa per decenni prima che una sola pietra venisse posata. Il nodo del minareto, per esempio, fu oggetto di trattativa: si convenne che dalla torre non sarebbe uscito, tramite altoparlanti, il richiamo alla preghiera che scandisce la giornata nei paesi musulmani, per non sovrapporre quella voce al paesaggio sonoro di Roma. È un compromesso che dice molto sulla natura di questo edificio, nato dall'incontro di sensibilità diverse e costruito con la volontà di non ferire nessuno.

C'è poi un dettaglio di misura che sfugge alla maggior parte dei visitatori: la cupola della Grande Moschea di Roma fu progettata deliberatamente più bassa della cupola di San Pietro. Non era un vincolo tecnico, era una scelta di rispetto verso il profilo simbolico della città. In una capitale dove le altezze hanno sempre avuto un significato, dove per secoli nessun edificio poteva superare il cupolone, questa autolimitazione volontaria dell'architettura islamica racconta un'intera stagione di rapporti tra fedi e istituzioni. La moschea afferma la propria presenza con forza, ma sceglie di non gareggiare in altezza con il simbolo della cristianità: un gesto che vale più di molti discorsi sul dialogo.

Il consiglio che ti do per visitare Grande Moschea di Roma

Il consiglio è uno solo, e vale più di tutti gli altri: telefonate prima. La Grande Moschea di Roma non è un museo con orario continuato, è un luogo di culto che apre al pubblico in finestre precise e variabili, sospese durante il Ramadan, le feste islamiche, le festività italiane e l'intero mese di agosto. Capita spesso di arrivare fino al cancello di viale della Moschea e trovarlo chiuso per aver dato per scontato l'orario. Concordate giorno e ora con il Centro Islamico Culturale d'Italia, e se venite in gruppo annunciatevi: risparmierete la delusione e otterrete un'accoglienza migliore.

Il secondo consiglio riguarda l'ora del giorno. Andate di mattina presto, quando la luce è ancora bassa e taglia la sala di preghiera in diagonale attraverso le vetrate: è il momento in cui l'edificio dà il meglio, e le colonne proiettano ombre lunghe che ne esaltano il disegno. Portate scarpe facili da togliere, perché nella sala si entra scalzi, e le donne un foulard leggero. Ultima cosa, e la dico da professionista: non trattate questa visita come una spunta veloce tra un monumento e l'altro. La Grande Moschea di Roma chiede tempo e attenzione, e ripaga chi si ferma a guardare invece di attraversare. Datele un'ora piena, cortile compreso, e uscirete avendo capito qualcosa di Roma che le guide del centro non raccontano.

Grande Moschea di Roma
Grande Moschea di Roma

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: la Grande Moschea di Roma nacque grazie al denaro dell'Arabia Saudita e di altri Stati musulmani, ma il progetto architettonico lo firmò un italiano, romano, cattolico di formazione culturale, uno dei maggiori storici dell'architettura del Novecento. Paolo Portoghesi non era un architetto del mondo islamico: era un intellettuale romano che aveva studiato il barocco, che aveva scritto libri fondamentali su Borromini e Guarini, e che si trovò a interpretare una tradizione religiosa non sua con un rispetto e una competenza che gli furono riconosciuti in tutto il mondo musulmano. Questo scambio, un committente arabo e un progettista romano, è il senso profondo dell'edificio, ed è la ragione per cui la moschea parla due lingue insieme.

Il secondo aspetto poco citato riguarda le maestranze e i materiali. Le ceramiche invetriate e le decorazioni furono affidate ad artigiani provenienti dal mondo arabo, in particolare dal Marocco, portatori di tecniche tramandate da secoli; il travertino, il peperino e il cotto vennero invece dalle cave del Lazio, gli stessi materiali con cui furono costruiti i monumenti antichi e le chiese barocche della città. Nell'edificio convivono dunque, fianco a fianco, il sapere manuale del Maghreb e la pietra di Roma. È una collaborazione che raramente viene raccontata, e che spiega perché la Grande Moschea di Roma, pur essendo un'opera del Novecento, abbia la consistenza e il colore delle cose romane di sempre.

La foto giusta da fare a Grande Moschea di Roma

La foto che porta a casa l'anima del luogo è quella scattata dall'interno della sala di preghiera, guardando verso l'alto. Mettetevi tra i pilastri, puntate l'obiettivo verso il punto in cui i sostegni si aprono e si intrecciano nelle volte, e includete nell'inquadratura la volta azzurra: è lì che si legge l'idea della foresta di pietra, ed è l'immagine che nessuna cartolina restituisce. La luce del mattino, filtrata dalle vetrate, disegna sui pilastri gradazioni che cambiano di minuto in minuto, e conviene aspettare il momento in cui un raggio taglia la sala. Ricordate che si fotografa l'architettura, non i fedeli: se ci sono persone in preghiera, si aspetta o si cambia inquadratura.

All'esterno la fotografia migliore è quella che coglie la Grande Moschea di Roma tra gli alberi, con il minareto che si leva dietro le fronde e la cupola che emerge dal verde dei Parioli. Cercate un punto rialzato, o allontanatevi lungo i viali di Villa Ada, così da avere l'edificio incorniciato dalla vegetazione: è l'immagine che Portoghesi cercava, la moschea che appartiene al suo giardino e non si impone come un blocco isolato. Nelle giornate limpide, con il cielo terso di Roma, il contrasto tra il travertino chiaro, il cotto rosato e il verde dei pini dà una fotografia che vale il viaggio fino a qui.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo grande avvenimento fu la posa della prima pietra, nel 1984, alla presenza del presidente della Repubblica Sandro Pertini. Non era un dettaglio protocollare: la partecipazione del capo dello Stato a un cantiere religioso islamico, nella città del papa, segnava il riconoscimento pubblico e istituzionale della presenza musulmana in Italia. Da quel giorno la Grande Moschea di Roma smise di essere un'ipotesi discussa da decenni e diventò un fatto concreto, destinato a cambiare il volto religioso della capitale.

Il secondo grande momento fu l'inaugurazione del 21 giugno 1995, che aprì ufficialmente il più grande luogo di culto islamico d'Europa occidentale. Da allora la moschea è diventata il centro della vita religiosa musulmana romana: qui si celebra la preghiera del venerdì, qui si vivono le grandi feste del calendario islamico. Nei giorni della Festa del Sacrificio e della fine del Ramadan l'afflusso supera di gran lunga la capienza della sala di preghiera, e decine di migliaia di fedeli riempiono il cortile e gli spazi circostanti: sono le immagini che ogni anno raccontano quanto la comunità sia cresciuta rispetto al tempo in cui l'edificio fu progettato.

Negli anni la Grande Moschea di Roma è stata anche teatro di momenti di dialogo interreligioso e di iniziative di apertura alla città, oltre che di passaggi istituzionali interni al Centro Islamico Culturale, con avvicendamenti alla presidenza e alla guida religiosa che hanno riflesso la complessità di rappresentare una comunità vasta e plurale. Ogni volta che l'edificio apre le porte al pubblico, nell'ambito delle manifestazioni dedicate all'architettura contemporanea, si rinnova poi un altro tipo di avvenimento: l'incontro di romani e visitatori con un'opera che molti conoscono solo di nome e che scoprono, entrando, essere una delle architetture più originali della loro città.

Chi è passato da Grande Moschea di Roma

Il personaggio che più di ogni altro appartiene alla storia di questo luogo è Paolo Portoghesi, l'architetto e storico romano che ne firmò il progetto e che qui lasciò una delle prove più impegnative della sua lunga carriera. Con lui vanno ricordati l'ingegnere Vittorio Gigliotti, che risolse le audaci sfide strutturali delle colonne ramificate e delle cupole, e l'architetto iracheno Sami Mousawi, che nella prima fase portò nel gruppo la conoscenza diretta della tradizione costruttiva islamica. Sono i tre nomi senza i quali la Grande Moschea di Roma non esisterebbe nella forma che ammiriamo.

Sul versante dei potenti, la vicenda della moschea è legata al re Faysal dell'Arabia Saudita, custode delle sacre moschee della Mecca e di Medina, il cui sostegno finanziario diede l'avvio all'impresa e che non vide mai l'opera compiuta, essendo stato assassinato nel 1975. E poi c'è Sandro Pertini, il presidente della Repubblica che nel 1984 volle essere presente alla posa della prima pietra, legando il proprio nome a un gesto di riconoscimento della libertà religiosa. Negli anni la Grande Moschea di Roma ha accolto ambasciatori, capi religiosi musulmani di tutto il mondo, rappresentanti delle istituzioni italiane e delle altre confessioni, e la sua guida è passata per personalità della vita pubblica, come l'ex parlamentare Khalid Chaouki, che ne resse la presidenza nella seconda metà degli anni Dieci. Ma il vero passaggio che conta è quello quotidiano e anonimo delle migliaia di fedeli che qui pregano, e dei visitatori che ogni settimana varcano il cancello per capire un pezzo di Roma che credevano di conoscere.

Domande veloci su Grande Moschea di Roma

Dove si trova la Grande Moschea di Roma?

In viale della Moschea 85, nella zona nord della città, ai piedi dei Parioli e del Monte Antenne, alle spalle di Villa Ada e vicino agli impianti sportivi dell'Acqua Acetosa.

Quanto costa entrare alla Grande Moschea di Roma?

L'ingresso per il pubblico è gratuito e avviene attraverso le visite organizzate dal Centro Islamico Culturale d'Italia.

Quando è aperta al pubblico la Grande Moschea di Roma?

Le aperture ai visitatori non musulmani si concentrano in genere in due mattinate feriali della settimana, ma il calendario cambia con il Ramadan, le feste islamiche, le festività italiane e la pausa d'agosto. Conviene verificare giorno e orario con il Centro Islamico prima di andare.

Serve prenotare la visita alla Grande Moschea di Roma?

Per i gruppi è opportuno annunciarsi in anticipo al Centro Islamico Culturale d'Italia. Anche i singoli fanno bene a controllare l'apertura del giorno prima di presentarsi al cancello.

Come si arriva alla Grande Moschea di Roma con i mezzi pubblici?

Si raggiunge con la ferrovia regionale Roma-Viterbo, scendendo alle stazioni che servono la zona dei campi sportivi e dell'Acqua Acetosa, e con le linee di superficie che risalgono i Parioli e costeggiano Villa Ada. Conviene verificare la linea più comoda dal proprio punto di partenza.

Quanto dura la visita alla Grande Moschea di Roma?

Circa un'ora, cortile compreso, un po' di più se accompagnata da una spiegazione dell'architettura e della liturgia.

Come ci si veste per visitare la Grande Moschea di Roma?

Con abbigliamento sobrio, che copra spalle e gambe. Le donne portino un foulard o un copricapo leggero da indossare all'interno.

Bisogna togliersi le scarpe alla Grande Moschea di Roma?

Sì, per entrare nella sala di preghiera si tolgono le scarpe, come vuole la consuetudine islamica. Ci si muove scalzi o con i calzini.

Si possono fare fotografie alla Grande Moschea di Roma?

In genere si può fotografare l'architettura, mantenendo discrezione. Non si fotografano i fedeli in preghiera senza il loro consenso, e conviene chiedere in caso di dubbio al personale.

Chi ha progettato la Grande Moschea di Roma?

L'architetto Paolo Portoghesi con l'ingegnere Vittorio Gigliotti per le strutture e, nella prima fase, l'architetto iracheno Sami Mousawi; tra i collaboratori figura Nino Tozzo.

Quando è stata costruita la Grande Moschea di Roma?

Il terreno fu concesso dal Comune negli anni Settanta, la prima pietra fu posata nel 1984 e l'inaugurazione avvenne il 21 giugno 1995, dopo più di vent'anni dall'avvio del percorso.

Chi ha finanziato la Grande Moschea di Roma?

L'impresa fu sostenuta dall'Arabia Saudita, con l'appoggio del re Faysal, e da altri Stati a maggioranza musulmana.

Quanti fedeli può ospitare la Grande Moschea di Roma?

La sala di preghiera accoglie migliaia di persone, e nelle grandi feste l'intero complesso arriva a raccogliere decine di migliaia di fedeli tra sala e spazi esterni.

Perché la Grande Moschea di Roma è famosa?

Perché è il più grande luogo di culto islamico dell'Europa occidentale e una delle opere di architettura contemporanea più importanti costruite in Italia, celebre per le colonne ramificate della sala di preghiera e per il dialogo tra arte islamica e materiali romani.

La Grande Moschea di Roma è accessibile alle persone con disabilità?

Il complesso è recente e disposto in gran parte su un unico livello. Per esigenze specifiche di accessibilità conviene chiedere informazioni al Centro Islamico Culturale prima della visita.

La Grande Moschea di Roma è adatta ai bambini?

Sì, la visita è tranquilla e gli spazi ampi. Ai più piccoli va spiegato che è un luogo di culto in funzione, dove si tiene un tono basso e si rispettano le regole di accesso.

Che cosa si vede intorno alla Grande Moschea di Roma?

Villa Ada e il suo parco, le Catacombe di Priscilla, il Foro Italico, Ponte Milvio, l'Auditorium Parco della Musica, il MAXXI e il Museo Etrusco di Villa Giulia, tutti a breve distanza.

Qual è il momento migliore per visitare la Grande Moschea di Roma?

La mattina presto, quando la luce bassa attraversa le vetrate e taglia in diagonale la sala di preghiera, esaltando il disegno delle colonne.

Un ultimo pensiero sulla Grande Moschea di Roma

Di tutte le architetture che porto a vedere a chi cerca la Roma meno ovvia, questa è quella che produce le reazioni più forti. Chi arriva prevenuto esce cambiato, chi arriva curioso esce conquistato. La forza della Grande Moschea di Roma non sta nell'oro né nella dimensione, sta nell'intelligenza con cui un architetto romano ha saputo far parlare romano una fede che romana non è, usando il travertino della sua città e la geometria dell'Islam per costruire uno spazio dove la luce diventa preghiera. Andateci con calma, di mattina, dopo aver telefonato per essere sicuri che sia aperta. Fermatevi tra le colonne, guardate in alto e lasciate che l'edificio faccia il suo lavoro. Uscirete sapendo qualcosa in più su Roma e su come le città, quando vogliono, sanno accogliere.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoLa Grande Moschea di Roma è il principale luogo di culto della comunità musulmana a Roma, il maggiore in Italia e il più grande in Europa.
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