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Santa Rosa a Viterbo
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Santa Rosa a Viterbo
Parco dei Mostri di Bomarzo
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Contact Information
Indirizzo:
Via Gioacchino Rossini, 01100 Viterbo VT Viterbo (VT), Borghi e paesini, Vicino Roma
Descrizione:

Viterbo, definita da secoli la città dei Papi, è il capoluogo della Tuscia o Alto Lazio, a circa un'ora e mezza da Roma.

Viterbo ha antiche origini (si ritiene che Viterbo derivi dal latino Vetus Urbs, cioè Città Vecchia) e presenta il più vasto centro storico medievale d'Europa: con alcuni quartieri ben conservati, è cinto da mura e circondato da quartieri moderni.

Viterbo è conosciuta come la Città dei Papi: nel XIII secolo fu infatti sede pontificia e per circa 24 anni il Palazzo Papale ospitò e vide eleggere diversi Papi.

Nel comune ha sede l'Università degli Studi della Tuscia.

Viterbo | Tradizioni e folclore a Viterbo

La Macchina di Santa Rosa a Viterbo, tradizionale manifestazione che si svolge ogni anno la sera del 3 settembre, in onore della Santa patrona: una struttura illuminata, alta 30 metri e del peso di 52 quintali, viene portata a spalla da cento uomini, i Facchini di Santa Rosa, per le vie abbuiate della città.

Nel 2013 la Macchina di Santa Rosa è stata inserita dall'UNESCO tra i Patrimoni immateriali dell'Umanità.

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Viterbo | Territorio

Viterbo sorge a 326 metri sul livello del mare, con una superficie di 406,23 km², che la pone al secondo posto tra i comuni del Lazio, all'interno di un ampio falsopiano, situato sulle prime pendici settentrionali del Monte Palanzana (che i viterbesi chiamano semplicemente La Palanzana), appartenente al gruppo dei Monti Cimini, rilievi di origine vulcanica che fanno parte, a loro volta, dell'Anti-appennino laziale.

Il falsopiano sul quale si trova il centro cittadino si distende ad ovest verso la pianura maremmana.

La città è attraversata per tutta la sua lunghezza, con decorso est-ovest, dal Fosso Urcionio, che oggi scorre quasi completamente nel sottosuolo, mentre scorreva in superficie fino ai primi decenni del Novecento.

La provincia di Viterbo non smette di stupire , come già sapete se magari avete visitato Soriano nel Cimino o il Parco dei Mostri di Bomarzo, l'antico borgo di Chia, Civita di Bagnoregio; Calcata e il suo Opera Bosco Museo di Arte nella Natura, i giardini di Villa Lante a Bagnaia, il Castello Ruspoli a Vignanello o il Palazzo Farnese a Caprarola...

Civitella d'Agliano nasconde un museo a cielo aperto: "La Serpara" di "Paul Wiedmer", l'artista svizzero che nel 1997 ha acquistato una vallata per realizzare un affascinante giardino, atelier con più di 40 installazioni artistiche e sculture che si fondono letteralmente nella natura - visitabile solo alcuni giorni dell'anno.

Viterbo - Duomo di San Lorenzo
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Sacro Bosco | Parco dei Mostri | Bomarzo (Viterbo)
Sacro Bosco | Parco dei Mostri | Bomarzo (Viterbo)

Che cosa vedere a Viterbo | Monumenti e luoghi d'interesse

Viterbo | Architetture religiose

Cattedrale di San Lorenzo, accanto al palazzo dei Papi sorge il Duomo, dedicato a san Lorenzo.

Il Duomo fu eretto in stile romanico nel corso del XII secolo, sul terreno dove era situata una piccola chiesa dell'VIII secolo dedicata appunto a San Lorenzo, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole, ma la sua facciata risale solo al 1570, quando fu rifatta in stile rinascimentale su disposizione dell'allora vescovo della diocesi e cardinale Giovanni Francesco Gambara.

Il Duomo ha subito notevoli danni durante un bombardamento della città da parte degli alleati nel 1944.

Il restauro successivo ha restituito parte della struttura romanica preesistente ai rimaneggiamenti eseguiti durante il periodo barocco.

Il campanile trecentesco è formato nella parte alta da strati segnati da doppie bifore e da fasce policrome orizzontali.

Lo spazio interno è articolato in tre navate separate da due file di colonne culminanti in eleganti capitelli.

Il pavimento è in stile cosmatesco.

Nella zona absidale della navata sinistra vi è il sepolcro di papa Giovanni XXI (†1277) e poco distante è sita una pregevole tavola del XII secolo raffigurante la Madonna della carbonara di stile bizantino.

Nella chiesa fu certamente sepolto anche papa Alessandro IV (†1261), ma la sua salma fu spostata successivamente in luogo segreto, forse per sottrarla a profanazioni da parte dei suoi nemici, o, più probabilmente, in occasione dei restauri rinascimentali della chiesa stessa.

Chiesa di Santa Maria Nuova è una delle più antiche di Viterbo: risale, infatti, al 1080.

Fu edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove Cimino, la cui testa scolpita (che molti credettero in passato raffigurasse Gesù) si sporge sopra il portale.

In un angolo esterno dell'edificio, figura un piccolo pulpito in pietra cui si accedeva tramite una scala di legno.

Da esso, secondo la leggenda, avrebbe predicato, nel 1266, San Tommaso d'Aquino: in realtà le ridottissime dimensioni del pulpito non risultano compatibili con la ben nota mole del grande santo domenicano, il cui ciclo di prediche del 1266, voluto da papa Clemente IV, si tenne con ogni probabilità dentro la chiesa.

All'interno è conservata una collezione di pittura viterbese del periodo che va dal XIV al XVI secolo.

Nella navata di sinistra, in fondo, si trova un pregevole trittico bizantino del 1180 di cuoio che raffigura il Cristo.

Le navate laterali presentano un soffitto retto da capriate lignee e decorato da formelle in ceramica.

Nel Battistero da notare l'affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo, di Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, affine per alcuni aspetti ad Antoniazzo Romano e per altri al Perugino.

A un lato dell'altare maggiore, è posto un ingresso all'antica cripta paleocristiana.

Una scala posta all'esterno dell'abside conduce ad un chiostro, erroneamente definito "longobardo".

Il chiostro è rimasto sepolto e sconosciuto fino agli anni ottanta (non esistevano riferimenti o testimonianze che ne suggerissero l'esistenza), finché il crollo di un'ala del refettorio non ha condotto alla sua scoperta.

Chiesa di San Silvestro, antichissima chiesa nella quale, nel 1271, avvenne l'efferato assassinio del principe inglese Enrico di Cornovaglia, che suscitò enorme sgomento nel XIII secolo e che fu anche ricordato da Dante.

Abbazia di San Martino al Cimino, esempio di architettura gotica-cistercense.

Basilica della Madonna della Quercia, a due chilometri da Viterbo, è uno dei più notevoli esempi di arte rinascimentale italiana: primo monumento nazionale viterbese.

Sulla facciata maestosa si possono ammirare tre lunette di Andrea della Robbia, all'interno della chiesa pitture di fra Bartolomeo della Porta, soffitto a cassettoni della navata centrale, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, tempietto di Andrea Bregno.

Ha il rango di basilica minore.

Sono inoltre degne di nota:

Basilica di San Francesco alla Rocca
Chiesa di Sant'Angelo in Spatha
Chiesa di Santa Rosa
Chiesa di Sant'Egidio
Chiesa di Santa Maria del Suffragio
Chiesa di San Sisto
Chiesa di Santa Maria della Verità
Chiesa di Sant'Andrea
Chiesa della Santissima Trinità
Chiesa di San Giovanni in Zoccoli
Architetture civili
Palazzo dei Papi

Il centro di Viterbo offre numerosissime e importanti opere d'arte e d'architettura.

La più famosa è il Palazzo Papale, costruito fra il 1255 e il 1266 sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione.

Dalla loggia si entra nella grande Sala del Conclave, teatro della famosa elezione di papa Gregorio X (vedi sopra).

Villa Lante a Bagnaia (VT)
Villa Lante a Bagnaia (VT)

Viterbo | La città medievale

Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere medievale di San Pellegrino, pressoché integro: qui si incontrano numerose case dotate di profferlo, la scala a vista tipica dell'architettura viterbese.

Interessante anche la piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai viterbesi come "Piazza del Comune" dove hanno sede il Municipio e la Prefettura.

Alla fine di Corso Italia (chiamato semplicemente il Corso), in cima alla salita che parte da Piazza Verdi, sorge la chiesa di Santa Rosa, in onore della Santa Patrona della città, nella quale è venerato il Corpo della Santa; la chiesa è edificata su una piccola altura accanto alla cosiddetta "Casa di Santa Rosa".

Meritano menzione, non solo per le splendide antiche fontane che le abbelliscono, Piazza della Rocca, Piazza Fontana Grande, Piazza delle Erbe e Piazza della Morte, nonché, per la sua struttura, la torre del Branca, detta della Bella Galliana, vicino alla Porta Faul, e le mura medievali, con le 2 porte principali (Porta Romana e Porta Fiorentina).

Villa Lante a Bagnaia
Nella frazione di Bagnaia importantissima è la Villa Lante, celeberrima per il suo giardino all'italiana attribuito al Vignola, e definita dal Sitwell: One of the most beautiful places in the world.

Altro
San Martino al Cimino
Di grande interesse è anche la frazione di San Martino al Cimino, con un'architettura urbanistica realizzata nella prima metà del Seicento per volontà di Donna Olimpia Maidalchini, una delle più potenti donne del suo tempo, che chiamò a lavorarvi un gruppo di prestigiosi architetti, tra i quali Francesco Borromini, per un progetto estremamente innovativo di case a schiera, nell'ambito di un borgo splendido sotto il profilo edilizio.

San Martino al Cimino - Viterbo
San Martino al Cimino - Viterbo

Viterbo | Sottosuolo

Particolari della città sono anche le numerose gallerie sotterranee scavate nel tufo, che mettono in comunicazione gran parte degli edifici del centro storico, creando una interessantissima rete di cunicoli e camminamenti, talvolta parzialmente sommersi, ove non è raro trovare reperti storico-archeologici.

Sono utilizzate prevalentemente come cantine; sono state utilizzate ancora nella seconda guerra mondiale come rifugio della popolazione durante i bombardamenti aerei che colpirono duramente la città nel 1943-44.

Il presepe del Pastura e la Pietà di Sebastiano del Piombo

Da non dimenticare il grandioso ed artisticamente rilevante Presepe, presso il Museo Civico, pala d'altare di notevoli dimensioni opera del pittore viterbese del XV secolo Antonio del Massaro, detto il Pastura, che fu allievo prediletto del Pinturicchio.

Nello stesso Museo Civico si può anche ammirare la celebre Pietà di Sebastiano del Piombo, grande tavola che il maestro veneziano realizzò tra il 1516 ed il 1517, e nella quale si fondono splendidamente tenebrosa compassione e drammatica severità.

Viterbo | Siti archeologici

Necropoli di Castel d'Asso

Fuori dal centro, ma sempre nel territorio comunale, importantissima è la necropoli di Castel d'Asso, la prima ad essere scoperta cronologicamente, e che si suppone fosse a suo tempo la più vasta.

Ferento

A sei chilometri dal centro cittadino, sulla strada Teverina, si trova il sito archeologico di Ferento, con interessanti vestigia di epoca etrusca, romana e medievale, ed un bel teatro romano, in buono stato di conservazione e nel quale si svolgono spettacoli teatrali e musicali estivi.

Notevole impulso ai ritrovamenti in questo sito e nella vicina Acquarossa venne dalle varie campagne di scavi condotte personalmente -tra il 1960 ed il 1973- dal Re archeologo Gustavo VI Adolfo di Svezia.

Teatro Romano di Ferento
Teatro Romano di Ferento

Necropoli di Norchia

Monumentale necropoli rupestre etrusca. Si raggiunge passando da un Comune della provincia, Vetralla, prendendo la statale Aurelia Bis in direzione Tarquinia.

Città etrusche

Scavi di Musarna e Acquarossa, portate alla luce nel XX secolo.

Viterbo | Aree naturali

Bullicame, sorgente di acqua sulfurea calda dalle importanti proprietà terapeutiche, che alimenta - anche se la sua portata mostra significative riduzioni - una stazione termale e varie pozze libere.

Il Bullicame è anche citato da Dante.

Riserva Naturale Regionale Valle dell'Arcionello, di particolare interesse ambientale, geologico ed archeologico con una superficie di 438 ettari si estende dalle propagini delle mura civiche medievali fino al monte Palanzana (802 m) comprendendo la gola del fosso Urcionio dove presente il fenomeno dell'inversione vegetazionale con la presenza di piante dei climi freddi e umidi come il faggio alle quote più basse, mentre piante come il leccio, tipiche di climi caldi e quote basse, crescono a quote più alte in cima alle pareti, ben esposte al sole.

Prato Giardino, il principale parco della città, collocato appena fuori Porta Fiorentina, tra via della Palazzina e via del Pilastro e con un'estensione di circa 4 ettari.

All'entrata principale è presente un laghetto con oche e anatre.

All'interno del parco sono stati innalzati busti in onore di Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, Amedeo di Savoia e duca d'Aosta, Giuseppe Mazzini e Cesare Dobici (musicista viterbese).

Macchina di Santa Rosa a Viterbo
Macchina di Santa Rosa a Viterbo

Viterbo | La Storia

Viterbo | Origini

Nel territorio di Viterbo vi sono tracce di insediamenti neolitici ed eneolitici, nell'ambito della cultura di Rinaldone.

Sono state rinvenute poche presenze etrusche, specie nel sottosuolo di Viterbo, ma probabilmente in questo periodo l'insediamento sul colle del Duomo, da identificare con Surina o Surna, non raggiungeva lo stato di vicus ed era un avamposto della lucumonia di Tarquinia.

Nelle vicinanze di Viterbo sorgevano gli altri centri etruschi di Musarna e Acquarossa (poi distrutta, e ricostruita a poca distanza come Ferento).

Le fantasiose teorie quattrocentesche dell'erudito frate Annio (autore di quel complesso e monumentale falso storico noto come Antiquitatum Variarum) hanno invece supposto che sorgesse qui una tetrapoli etrusca, sulla base dalla sigla FAVL che sarebbe un acronimo formato dalle iniziali di quattro cittadine (Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula).

Dopo la conquista romana vi fu costituito, con ogni probabilità, un insediamento militare, chiamato Castrum Herculis per la presenza nella zona di un tempio che si riteneva dedicato all'eroe mitologico, da cui deriva il leone simbolo di Viterbo.

Nei pressi di Viterbo passava la via Cassia, che aveva una mansio ad Aquae Passaris, nell'area termale a occidente rispetto all'attuale Viterbo, mentre solo nel medioevo, con la sua ascesa politica, la strada passerà dentro la città.

Notizie più certe si hanno nell'Alto medioevo con un castrum, cioè una fortificazione longobarda posta al confine tra i possedimenti nella Tuscia e il ducato bizantino di Roma: il colle di San Lorenzo, ricordato nella donazione di Sutri tra le proprietà che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, fu fortificato nel 773 da Desiderio, nell'ultimo periodo della sua contesa con Carlo Magno.

Un documento papale dell'852 riconosce il Castrum Viterbii come parte delle Terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello tra i possedimenti della Chiesa.

Macchina di Santa Rosa a Viterbo
Macchina di Santa Rosa a Viterbo

Viterbo | Medioevo

Nell'XI secolo l'incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura; nel 1099 la scelta dei primi consoli sancì il passaggio a istituzioni comunali.

È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicurò il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I Barbarossa (presente nella città nel 1162), e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferì legittimità alla sua politica di espansione.

Nel 1172 venne distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma) fu aggiunto al leone, simbolo di Viterbo (l'emblema vigente è costituito appunto da un leone accollato ad una palma); attorno al 1190 venne assediata Corneto (odierna Tarquinia), mentre l'imperatore attaccò Roma con l'esercito viterbese.

Il districtus del comune aumentò considerevolmente in quegli anni.

Ulteriore elemento che accrebbe il prestigio e l'importanza politica di Viterbo, fu la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1192 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana venne così meno.

All'inizio del XIII secolo la città fu finalmente inserita nell'orbita papale ed iniziò in tal modo un periodo di grande splendore, soprattutto con il disegno di papa Innocenzo III, che tentò di costituire uno stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa.

Tuttavia, per la presenza nella città di importanti famiglie insofferenti del predominio papale, venne invocata la protezione di Federico II: si aprì così, fino al 1250 circa, un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti), e ghibellini (i Tignosi), con un'iniziale prevalenza di questi ultimi.

Si inserì in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa da Viterbo, che visse tra il 1233 e il 1251.

Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem, ma anche, benché fosse giovanissima morendo ad appena 18 anni, la sua coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i viterbesi a resistere contro l'assalto dell'esercito di Federico II.

Negli stessi anni la città vide le iniziative politiche e militari del cardinale viterbese Raniero Capocci, storico ed acerrimo nemico dell'imperatore.

Il fallito assedio di Federico II nel 1243 con la grande vittoria dei viterbesi, guidati proprio da Raniero Capocci, sull'esercito imperiale e il conseguente successo dei guelfi, sancì, per la seconda metà del XIII secolo ed anche per i secoli futuri, la definitiva politica filo-papale: la ricca famiglia dei Gatti monopolizzò le cariche municipali e i pontefici scelsero Viterbo come sede papale.

L'episodio discriminante, che attirò addirittura l'attenzione mondiale su Viterbo, fu l'elezione papale del 1268-1271, che portò Gregorio X al soglio pontificio: i cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano inutilmente da quasi 20 mesi, quando il popolo viterbese sdegnato da tanto indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell'elezione (clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto lasciandoli esposti alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; alla fine i cardinali - pressati anche dalle continue rampogne di Bonaventura da Bagnoregio - scelsero il piacentino Tedaldo Visconti, arcidiacono di Liegi, che aveva ricevuto solo gli ordini minori e in quei giorni si trovava in Terra Santa per la nona crociata.

Il nuovo papa prese il nome di Gregorio X, (1272), e, vista la bontà della "clausura", stabilì con la costituzione apostolica Ubi Periculum che anche le future elezioni papali avvenissero in una sede chiusa a chiave: era nato il Conclave.

Dal 1261 al 1281 in Viterbo si tennero ben cinque conclavi.

Nell'ultimo di questi il popolo, artatamente sobillato da Carlo I d'Angiò, irruppe nella sala del Conclave e mise al carcere duro il cardinale Matteo Rubeo Orsini, protodiacono. Il pontefice che uscì eletto da questo conclave, funestato dall'invasione del popolo viterbese, fu un francese, il cardinale Simon de Brion, proprio come voleva Carlo d'Angiò.

Peraltro il nuovo papa, che scelse il nome pontificale di Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi che, mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano favorito la sua elezione, lanciò sulla città di Viterbo un pesante interdetto e l'abbandonò in fretta e furia con tutta la corte pontificia, senza tornare a Roma, come molti auspicavano, ma recandosi a Orvieto.

Si chiuse con questo spiacevole episodio il periodo aureo di Viterbo.

I papi non verranno più a risiedere in città, anche se diversi pontefici vi soggiorneranno talora per periodi piuttosto lunghi; ne sono esempi papa Urbano V, che si fermò a Viterbo alcuni mesi tra il 1367 e il 1370 durante l'infruttuoso tentativo di riportare a Roma la sede papale, e papa Niccolò V, che nel 1454 fece addirittura costruire dal Rossellino in zona Bullicame un bel Palazzo termale (andato quasi completamente perduto) per venire in città a curare le sue gravi malattie, nonché Giulio II, che fu spesso ospite, nel primo decennio del Cinquecento, degli agostiniani viterbesi, vista l'amicizia che lo legava ad Egidio da Viterbo, e Leone X, che veniva a caccia nei dintorni.

Durante la stabile presenza della curia papale a Viterbo, la città aveva raggiunto il suo massimo splendore, sia economico, quale centro posto lungo vie di comunicazione importanti, come la Via Cassia e la Francigena, che architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici municipali, torri, chiese, nel fiorire sia dello stile romanico che dello stile gotico, che i cistercensi avevano inaugurato nel luogo con l'abbazia di San Martino al Cimino.

L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al riaprirsi delle lotte interne.

L'effimera ricostituzione del Patrimonio di San Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai nobili Gatti e ai prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a Viterbo.

Nei primi decenni del XVI secolo Viterbo ospitò nuovamente, e spesso, papi, da Giulio II a Leone X, grazie - come sopra accennato - all'opera straordinaria del cardinale agostiniano Egidio da Viterbo.

A metà del Cinquecento la città conobbe un nuovo, ancorché breve, periodo di fervore culturale e spirituale per la presenza del cardinale Reginald Pole, che riuniva a Viterbo il suo celebre circolo, di cui faceva parte, tra gli altri, la marchesa Vittoria Colonna ed alle cui riunioni intervenne spesso Michelangelo.

Dal XIII al XVI secolo, Viterbo è stata sede di una comunità ebraica, fino al decreto di espulsione del 1569.

Macchina di Santa Rosa a Viterbo
Macchina di Santa Rosa a Viterbo

Viterbo | Età moderna

Per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità, economica e culturale: dalla fine del XVI secolo la città segue le sorti dello Stato della Chiesa e vede tramontare del tutto la vocazione internazionale che aveva assunto nei secoli del basso medioevo.

Occupata nel 1798 dalle truppe francesi del generale Championnet, intervenuto a difesa della Repubblica romana, si ribellò, imprigionando la guarnigione lasciatavi dai francesi, quando nel mese di novembre le truppe del generale austriaco Mack e del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone entrarono in Roma.

Cacciate tuttavia queste poco dopo dallo Championnet, Viterbo fu attaccata dalle truppe del generale francese François Étienne Kellermann, al quale dovette arrendersi dopo che il medesimo aveva sconfitto nelle vicinanze i 6 000 uomini dell'émigré francese, Roger de Damas.

Nel 1867, con la colonna garibaldina Acerbi, fu testimone della sfortunata campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma, conclusasi a Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi da parte delle truppe pontificie e francesi.

La città dovette attendere il 12 settembre 1870 per essere di nuovo liberata dalle truppe italiane, questa volta quelle dell'esercito regolare in marcia verso Roma.

Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di Roma, Viterbo perse la qualifica di capoluogo, che le fu restituita solo nel 1927 con il riordino delle circoscrizioni provinciali, attuato da Benito Mussolini.

In questa occasione però, aspirava al rango di provincia anche Civitavecchia ma Viterbo riuscì ad avere la meglio, incrementando il proprio territorio e numero di abitanti, sopprimendo e inglobando come frazioni, con assenso governativo, i comuni di Bagnaia, San Martino al Cimino, Grotte Santo Stefano, ed altri piccoli centri limitrofi.

Durante la seconda guerra mondiale la città venne rapidamente occupata dopo l'8 settembre 1943 dalle truppe tedesche della 3 Panzergrenadier-Division che erano in movimento verso Roma.

Durante l'occupazione fu sede di un comando tedesco e fu quindi sottoposta dall'aviazione alleata a ripetuti bombardamenti, di cui particolarmente pesante fu quello del 17 gennaio 1944, che portò alla morte di centinaia di civili ed alla distruzione di vaste zone del centro storico e di altri territori vicini.

Simboli di Viterbo

Lo stemma civico della città, riconosciuto con decreto del 19 luglio 1929, ha la seguente blasonatura:

«d'azzurro, al leone leopardito coronato d'oro sopra pianura di verde, accollato ad una palma fruttata di rosso, al naturale, tenente con la branca anteriore destra una bandiera bifida rossa, alla croce d'argento, cantonata di quattro chiavi di argento, poste in palo, con l'ingegno all'insù ed astato di verde»

Viterbo | Onorificenze

Nel 1962 Viterbo è stata insignita della Medaglia d'argento al Valor Civile per gli innumerevoli caduti ed i gravissimi danni riportati in seguito ai bombardamenti alleati del 1943-44, di cui fu particolarmente pesante quello del 17 gennaio 1944.

Viterbo | Qualità della vita

Secondo Il Sole 24 ORE, Viterbo nel 2019 era la 73ª città italiana con la qualità di vita più alta su un totale di 107; nel 2014 si trovava invece al 71º posto.

Viterbo | Cultura

Viterbo è punto di riferimento per buona parte della provincia per quanto riguarda l'istruzione superiore e città universitaria con discreta presenza di studenti fuori sede.

Molto noti erano i festival della musica che venivano organizzati a Viterbo negli anni settanta: nel 1973 è stato organizzato il Festival Pop dove hanno partecipato artisti come Alan Sorrenti e i Garybaldi, i quattro anni successivi fino al 1977 è stato oranizzato il Festival dei Cantautori dove hanno partecipato artisti come Mauro Pelosi, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Rino Gaetano, Angelo Branduardi, Lando Fiorini, Gianni Davoli, Ivan Graziani e molti altri.

Nel 2005 a Viterbo si è svolta una tappa del Festivalbar condotto da Vanessa Incontrada e Fabio De Luigi.

Negli ultimi anni sono nate e cresciute numerose manifestazioni culturali e di svago, tra cui alcuni festival che hanno ottenuto risonanza nazionale e internazionale, quali Caffeina, Tuscia Film Fest, Tuscia in Jazz, JazzUp Festival, Tuscia Operafestival, Festival Barocco, Quartieri dell'Arte, Medioera, Ludika 1243, Ombre Festival.

Viterbo presenta al visitatore la sua eredità culturale attraverso gli allestimenti di 5 musei e svariati luoghi di interesse aperti al pubblico, come Viterbo Sotterranea, Palazzo dei Priori, il Polo Monumentale del Colle del Duomo, numerose chiese di epoche diverse.

Istruzione

A Viterbo sono presenti tutti i principali istituti di istruzione secondaria superiore statali, tra cui quelli di più lunga tradizione sono il Liceo Ginnasio Statale "Mariano Buratti" indirizzo classico e linguistico, il Liceo Scientifico "Paolo Ruffini", il Liceo delle Scienze Umane e Musicale "Santa Rosa da Viterbo", l'Istituto Tecnico Commerciale "Paolo Savi", l'Istituto Tecnico Industriale Statale e per Geometri "Leonardo Da Vinci" e l'Istituto Professionale di Stato "Francesco Orioli" che annovera diversi indirizzi didattici.

Nel 1979 è stata istituita l'Università degli Studi della Tuscia, erede della Libera Università della Tuscia che era attiva dal 1969; in seguito alla Legge Gelmini (L. 240/2010) che ha abolito le facoltà, l'ateneo viterbese è suddiviso in 7 dipartimenti (DAFNE, DEB, DEIM, DIBAF, DISBEC, DISTU, DISUCOM).

Il Rettorato ha sede nello storico complesso di Santa Maria in Gradi, che ospita anche dipartimenti e strutture comuni.

Altre sedi sono il complesso di San Carlo nel quartiere Pianoscarano, l'ex convento di Santa Maria del Paradiso, l'edificio della ex facoltà di Agraria e il campus in località Riello.

Gli studenti immatricolati sono circa 10 000.

Nel 1975 apre a Viterbo l'Accademia di Belle Arti "Lorenzo da Viterbo" (ABAV), membro di un network europeo di istituzioni artistiche.

Presso i locali della AUSL ha sede il distaccamento di Didattica delle Professioni Sanitarie dell'Università La Sapienza di Roma.

Dal 2001 Viterbo ospita anche gli studenti americani del progetto School Year Abroad per la scuola superiore e del progetto Usac per l'università.

Musei a Viterbo

Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz, già Museo Nazionale Archeologico, ospitato dal 1986 nella Rocca Albornoz.
Museo Civico, ospitato dal 1955 nell'ex convento di Santa Maria della Verità, riaperto nel 1994 e nel 2014. È stato intitolato a Luigi Rossi Danielli, archeologo viterbese.
Museo della Ceramica della Tuscia, ospitato dal 1996 nel Palazzo Brugiotti in Via Cavour.
Museo del Colle del Duomo, aperto dal 2000 accanto alla Cattedrale di San Lorenzo.
Museo della Macchina di Santa Rosa, ospitato nella sede del Sodalizio Facchini di Santa Rosa in Via San Pellegrino.
Museo Rosa Venerini, ospitato presso il convento delle Maestre Pie Venerini in Piazza San Carluccio.

Teatri e auditorium a Viterbo

Teatro dell'Unione (1855), in Piazza Giuseppe Verdi, notevole esempio di teatro italiano ottocentesco e realizzato su progetto di Virginio Vespignani.

Uno dei più noti direttori d'orchestra dell'Ottocento che onorò il podio del teatro dell'Unione di Viterbo nell'agosto-settembre del 1896 il maestro Antonino Palminteri per la prima de Manon Lescaut di Giacomo Puccini.

Nel 1899 Antonino Palminteri ritornò a dirigere La Traviata di Giuseppe Verdi, sempre con esiti eccellenti e apprezzatissimi.

Cinema Teatro Genio, presso Piazza delle Erbe, ricostruito nel 1948 sul luogo di un antico teatro settecentesco.

È proprietà del comune di Viterbo e da alcuni anni è chiuso e in stato di abbandono.

Teatro Caffeina, in Via Cavour, ha sostituito il Teatro San Leonardo, che era stato costruito sul luogo dell'omonima chiesa non più esistente.

Sala Gatti, presso Piazza delle Erbe, ex cinema successivamente diventata struttura polivalente per teatro e proiezioni.

Auditorium di Santa Maria in Gradi, all'interno dell'ex convento omonimo, un tempo penitenziario e sede dell'Università degli Studi della Tuscia.

Teatro di Ferento, teatro romano di epoca augustea raggiungibile dalla strada provinciale Teverina, all'interno dell'area archeologica di Ferento, che ospita un'affermata stagione estiva di spettacoli.

Cinema a Viterbo

La crisi che ha colpito il settore negli anni Duemila e problemi di natura gestionale hanno causato la chiusura delle principali sale cinematografiche viterbesi.

Le uniche sale funzionanti nel territorio comunale di Viterbo sono il Cinema Lux in Viale Trento e il Cinema Trento in località La Quercia.

Hanno definitivamente chiuso i battenti i cinema Azzurro, Genio, Metropolitan e Trieste.

Il multisala CineTuscia Village, la maggiore struttura cinematografica della provincia di Viterbo, aperta dal 2010, sorge nel limitrofo comune di Vitorchiano.

Media a Viterbo

La città di Viterbo annovera un considerevole numero di testate giornalistiche attive che coprono gli avvenimenti di tutto il territorio provinciale.

Due sono i quotidiani cartacei con pagine di cronaca locale: Il Messaggero, storico quotidiano romano la cui redazione di Viterbo è situata in Via Marconi, e il Corriere di Viterbo, con sede in Piazza dei Caduti e facente parte del gruppo Corriere dell'Umbria.

Non esistono più la redazione locale de Il Tempo, che ha chiuso i battenti nel 2010, e i quotidiani Nuovo Corriere Viterbese del gruppo Angelucci e Nuovo Oggi Viterbo del gruppo Diaconale, attivi nel primo decennio degli anni Duemila.

Presenti alcune testate free press: Move Magazine, Decarta e Viterbonews24 Magazine.

In passato sono stati attivi Melting Pot, Etrurialand, Totem Informacittà, La Città, Sottovoce.

La principale emittente radiofonica è stata a lungo Radio Verde, nata nel 1976 e chiusa nel 2018.

In passato sono esistite Radio Gluc, Radio Sole, Radiondazzurra, Radio Mediterraneo.

L'unica emittente televisiva è Tele Tuscia Sabina 2000 (sul canale 172 del digitale terrestre), nata a Rieti nel 1989 e presente a Viterbo dal 1999.

Dal 1977 al 1998 ha trasmesso TeleViterbo (TVT), che si è a lungo distinta per le dirette della Macchina di Santa Rosa e per la grande attenzione dedicata allo sport, soprattutto calcio e basket.

Dal 2008 al 2011 è stata attiva una redazione viterbese della romana IesTv.

Viterbo - Loggia dei Papi
Viterbo - Loggia dei Papi

Viterbo | Geografia antropica
Quartieri di Viterbo

All'interno del centro storico sono individuabili i quartieri Pianoscarano, San Pellegrino, San Faustino, Cunicchio.

Tutto il resto della città compresa all'interno della cinta muraria medioevale è nota semplicemente come Centro storico.

Al di fuori delle mura sorgono numerosi quartieri di espansione moderna.

A sud Carmine, Pietrare, Grotticella e Ponte dell'Elce.
A est Cappuccini, Murialdo, Pila e Barco.
A nord Paradiso, Ellera, Santa Lucia, Santa Barbara, Villanova, Palazzina, Riello e Poggino (zona industriale).
A ovest Pilastro e Terme.
Frazioni
Fanno parte del Comune di Viterbo le frazioni di La Quercia, Bagnaia, San Martino al Cimino, Tobia, Fastello, Grotte Santo Stefano, Montecalvello, Monterazzano, Ponte di Cetti, Roccalvecce, Sant'Angelo di Roccalvecce, Vallebona.

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