Cascia (PG)

Cascia (PG) è in Umbria, nell'angolo sud orientale della provincia di Perugia, sul colle di Sant'Agostino, sopra la valle del fiume Corno; gli uffici comunali sono a Palazzo Frenfanelli. Da Roma si percorrono all'incirca 150 chilometri: due ore e mezza di auto contando le rampe e i tornanti dell'ultimo tratto, non le medie autostradali. Il cuore religioso del paese è il Santuario di Santa Rita, in Viale Santa Rita 13, telefono 0743 76221 per il monastero e 0743 75091 per l'ufficio informazioni della basilica: la basilica superiore apre ogni giorno alle 6.30 e chiude alle 20.00, la basilica inferiore chiude un quarto d'ora prima. L'ingresso alla basilica, al monastero e ai luoghi ritiani di Roccaporena è libero e gratuito, e non serve prenotare per il singolo visitatore; per i gruppi organizzati si scrive o si telefona al monastero, che coordina accoglienza, celebrazioni e visite guidate agli ambienti claustrali. Per il Museo di Palazzo Santi e per l'ex chiesa di Sant'Antonio Abate, che formano il circuito museale comunale, orari e tariffe cambiano con la stagione: si verificano al Comune di Cascia prima di partire. Cascia (PG) non ha stazione ferroviaria: si arriva in auto o con gli autobus di linea che risalgono la Valnerina.

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Se cercate altre mete a portata di giornata dalla capitale, la nostra selezione di attrazioni turistiche raccoglie i borghi e i santuari dell'Appennino centrale a cui Cascia (PG) fa naturalmente da capofila.

Come arrivare a Cascia (PG) da Roma

Le strade sono due e non si equivalgono. La prima esce da Roma sulla Salaria, tocca Rieti, prosegue verso Antrodoco e sale poi verso Leonessa e l'altopiano: è la via dei paesaggi, ed è quella che consiglio a chi non ha fretta e vuole capire la geografia dell'Appennino centrale invece di attraversarla. La seconda è più veloce e meno bella: autostrada del Sole fino a Orte, raccordo per Terni, e da Terni la strada statale 685 delle Tre Valli Umbre, che percorre la Valnerina fino al bivio per Cascia. Con traffico ordinario si arriva in due ore e mezza abbondanti. Nessuna delle due è una strada di scorrimento nell'ultima mezz'ora: gli ultimi venti chilometri sono curve, e chi soffre il mal d'auto lo scoprirà.

Cascia (PG) con i mezzi pubblici

Non esiste una ferrovia. Cascia (PG) è servita dagli autobus extraurbani dell'Umbria, che collegano la Valnerina a Spoleto, a Terni e a Perugia, con corse che nei giorni feriali seguono soprattutto il calendario scolastico e delle festività ritiane. Il collegamento diretto con Roma esiste ed è storicamente legato al pellegrinaggio, ma frequenze e capolinea vanno controllati sul sito del vettore prima di programmare la giornata: nel fine settimana del 22 maggio il servizio si moltiplica, a novembre si dirada. Chi viaggia senza auto faccia i conti con questo: arrivare a Cascia con i mezzi è possibile, muoversi fra Cascia e Roccaporena senza auto è molto più complicato, perché quei sei chilometri di strada di fondovalle non hanno un servizio urbano continuo.

Parcheggiare a Cascia (PG)

Il centro storico è chiuso al traffico in buona parte e la logica del paese è quella dei terrazzamenti: si lascia la macchina nei parcheggi a valle, lungo il viale che porta al santuario, e si sale a piedi. Nei giorni di festa i piazzali si riempiono di pullman e conviene arrivare presto, prima delle nove. Chi ha difficoltà motorie trova stalli riservati vicino al sagrato della basilica: il dislivello fra il santuario e la piazza principale del borgo si supera comunque solo con una salita, ed è una salita vera.

Dove si trova Cascia (PG) e com'è fatto il borgo

Cascia (PG) ha la forma classica del castello appoggiato a un pendio, una struttura che ricorre in tutta l'area umbro sabina: la parte alta è il nucleo murato con le chiese e i palazzi, la parte bassa è l'espansione moderna, dove si concentrano alberghi, case per pellegrini e servizi. Le due Cascia non si somigliano. Quella alta è compatta, di pietra chiara, percorsa da vicoli che salgono verso la collegiata e verso Sant'Agostino; quella bassa è novecentesca, nata attorno al cantiere della basilica e cresciuta con i pullman. Il fiume Corno scorre sotto il colle, e il territorio comunale è vastissimo rispetto alla popolazione: poco meno di tremila abitanti distribuiti su decine di frazioni, da Roccaporena a Chiavano, da Onelli a Villa San Silvestro, da Fogliano a Tazzo.

La quota conta più di quanto sembri. Con l'altopiano di Chiavano che sale ben oltre i mille, il clima di Cascia (PG) è montano: d'estate le sere sono fresche anche in agosto, d'inverno la neve non è un evento eccezionale e le strade delle frazioni alte possono richiedere catene. Chi arriva in luglio dalla pianura romana con l'abbigliamento della città si accorge del cambio dopo il tramonto.

Cascia (PG) statua Santa RitaCascia (PG) statua Santa Rita
Cascia (PG) statua Santa Rita

Il Santuario di Santa Rita da Cascia

Chi arriva a Cascia (PG) per la prima volta si aspetta una chiesa antica e ne trova una novecentesca, bianca, grande, piantata sul fianco della collina come una nave in secca. È giusto sapere in anticipo che il santuario non è medievale: la sua storia comincia negli anni Venti del Novecento, quando il flusso dei devoti superò ogni capienza della vecchia chiesa che custodiva il corpo della santa. La spinta decisiva venne da madre Maria Teresa Fasce, badessa del monastero agostiniano, che alla raccolta dei fondi dedicò un periodico intitolato Dalle Api alle Rose, uno degli strumenti di comunicazione religiosa più efficaci del secolo scorso in Italia: piccole offerte, moltissime, da tutto il mondo, con un contributo dello stesso papa Benedetto XV.

Il primo progetto fu di Armando Brasini, architetto romano di gusto monumentale, e costava troppo. Nel 1931 il disegno venne ridimensionato; Pio XI intervenne con un finanziamento e affidò all'ingegner Maria Spirito Chiapetta un piano rivisto, poi rimaneggiato dagli architetti Giuseppe Calori e Giuseppe Martinenghi. La prima pietra fu posata il 20 giugno 1937 dal cardinale Enrico Gasparri; i lavori si chiusero nel 1947, attraversando la guerra. Il 1 agosto 1955 Pio XII elevò l'edificio al rango di basilica minore.

La basilica superiore del Santuario di Santa Rita da Cascia

La pianta è a croce greca, con quattro absidi e un colonnato che regge la galleria. La facciata è in travertino bianco di Tivoli, incastonata fra due guglie, e porta i rilievi di Eros Pellini con le scene della vita di Rita: vale la pena fermarsi in piazza cinque minuti a leggerli prima di entrare, perché sono la sintesi visiva di tutto quello che si troverà dentro. L'interno è un'opera collettiva del Novecento italiano, e questo è il dato che quasi nessun visitatore raccoglie: Luigi Montanarini dipinse trecento metri quadrati di affresco neobizantino fra cupola e volte; Silvio Consadori disegnò le vetrate a colori e firmò affreschi; Giacomo Manzù, uno dei massimi scultori del secolo, realizzò il tabernacolo; Luigi Filocamo dipinse le scene liturgiche. Chi entra pensando di trovare arte devozionale di serie si trova davanti a una campionatura di committenza religiosa moderna di livello alto.

Un'opinione netta: la basilica di Cascia divide, e chi la giudica solo con il metro del Medioevo umbro se ne va deluso a torto. È un edificio che va guardato per quello che è, un manufatto degli anni Trenta e Quaranta pensato per accogliere folle enormi e per parlare una lingua monumentale. Il confronto giusto non è con la basilica di Assisi: è con le grandi chiese di pellegrinaggio costruite in Europa nello stesso mezzo secolo.

La basilica inferiore e la cappella dell'urna

Sotto la chiesa alta si sviluppa la basilica inferiore, ricavata dalla cripta e oggi ambiente autonomo per le celebrazioni: chiude alle 19.45, un quarto d'ora prima di quella superiore, e chi arriva a fine giornata rischia di trovarla già serrata. Il corpo di Rita riposa in una teca di vetro dentro un sarcofago di marmo, in una cappella neobizantina chiusa da cancellate in ferro battuto, inaugurata nel 1947. È il punto in cui la fila si forma e rallenta, ed è anche il punto in cui il silenzio del santuario diventa reale: nella cappella nessuno parla.

Il monastero agostiniano di Santa Rita a Cascia

Il monastero è la parte più antica e la meno visitata del complesso. Nacque alla fine del Duecento con il titolo di Santa Maria Maddalena, e fu il luogo dove Rita visse quarant'anni. All'inizio del Settecento venne ampliato grazie alle donazioni di Giovanni V del Portogallo, che secondo la tradizione portoghese guarì da un tumore al volto per intercessione della santa: è uno dei pochi casi in cui un sovrano europeo finanzia direttamente un monastero umbro di provincia, e spiega la sproporzione fra le dimensioni dell'edificio e quelle del paese. Nel Novecento l'ultima espansione ha aggiunto il santuario moderno.

La cella, il roseto e la vite del chiostro

Dentro il monastero si visitano alcuni ambienti che valgono da soli il viaggio. Nel chiostro cresce una vite che la tradizione fa nascere da un tralcio secco che Rita, novizia, avrebbe innaffiato per obbedienza: la pianta è ancora lì, e nessuna guida seria vi dirà che è la stessa del Quattrocento, ma il segno è quello. Il coro antico è dove Rita professò i voti dopo che la badessa aveva a lungo resistito ad accoglierla, per via delle tensioni fra le famiglie del paese. Nell'oratorio del Crocifisso la tradizione del monastero colloca l'episodio della spina, ricevuta in fronte in un Venerdì Santo e portata per quindici anni. La cella conserva l'anello nuziale, la corona del rosario e la cassa solenne che custodì le sue spoglie fino alla metà del Settecento. Il roseto, infine, ricorda il miracolo delle rose e dei fichi fioriti d'inverno a Roccaporena.

Il monastero è anche un luogo di lavoro contemporaneo, e questo pochi lo sanno: la comunità agostiniana ha dotato il complesso di centocinquantuno pannelli solari e di impianti a biomassa, con un risparmio energetico dell'ordine della metà rispetto al gasolio. Un monastero di clausura che si autoproduce l'energia in Valnerina è una notizia che nessun depliant racconta.

La Penitenzieria e la Sala della Pace

Accanto alla basilica funziona una penitenzieria con sacerdoti che confessano in più lingue, pensata per i pellegrini stranieri che arrivano in gruppo. Esiste inoltre una Sala della Pace, spazio di culto aggiuntivo aperto per assorbire l'eccedenza di fedeli nei periodi di maggiore affluenza: se il 22 maggio trovate la basilica satura, è lì che si celebra la seconda liturgia. Chi organizza un pullman dovrebbe telefonare al monastero settimane prima, non il giorno stesso.

Santuario di Santa Rita da Cascia
Santuario di Santa Rita da Cascia

Chi è stata Santa Rita da Cascia

Si chiamava Margherita Lotti e nacque a Roccaporena, frazione di Cascia, nel 1381. Rita è il diminutivo con cui la conobbero i contemporanei e con cui la conosce il mondo. Morì a Cascia il 22 maggio 1457, dopo quarant'anni di vita monastica nel monastero eremitano di Santa Maria Maddalena. Fra queste due date c'è una biografia che la devozione ha addolcito e che invece, letta con onestà, è dura come la pietra della Valnerina.

Il matrimonio e la vedovanza

Rita sposò Paolo di Ferdinando Mancini, uomo violento e collerico, schierato con la fazione ghibellina in un paese dove le faide di famiglia si chiudevano con il sangue. Ebbero due figli, forse gemelli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Paolo fu ucciso una notte mentre rientrava a casa, con ogni probabilità da ex compagni d'armi. Qui accade il fatto che rende Rita una figura non convenzionale: perdonò gli assassini e pregò perché i figli non cercassero vendetta. In una società di vendetta obbligatoria, quella preghiera equivaleva a togliere alla famiglia il proprio diritto. I due ragazzi morirono di malattia poco dopo, quasi insieme.

L'ingresso in monastero

Rimasta sola e abbandonata anche dalla famiglia del marito, Rita chiese per tre volte di essere accolta in monastero e per tre volte le fu negato: una vedova legata a una faida aperta era un problema politico, non spirituale. Solo dopo aver riconciliato i Mancini con gli uccisori di Paolo riuscì a entrare, attorno al 1407. Da lì in avanti la sua vita si svolse fra preghiera, penitenza e servizio ai malati, in un'epoca in cui assistere un appestato significava molto spesso ammalarsi.

La spina, la morte e il culto

La tradizione devozionale colloca in un Venerdì Santo degli anni Trenta o Quaranta del Quattrocento l'episodio della spina: meditando sulla Passione, Rita avrebbe ricevuto in fronte una spina dalla corona di Cristo, con una ferita che non si rimarginò per quindici anni. Le fonti del monastero e le sintesi storiche non concordano sull'anno esatto, e chi racconta questa storia con una data secca la sta semplificando. Rita morì il 22 maggio 1457. Il corpo non fu mai inumato, perché la devozione fu immediata e travolgente.

La beatificazione arrivò nel Seicento, sotto Urbano VIII, quasi due secoli dopo la morte; la canonizzazione nel 1900, con Leone XIII. I due miracoli riconosciuti per la causa di canonizzazione furono la guarigione di Elisabetta Bergamini, bambina che rischiava la cecità per il vaiolo, e quella di Cosmo Pellegrini, anziano sarto affetto da una gastroenterite cronica. Rita è invocata come santa degli impossibili, e la sua devozione è oggi radicata in Italia, Spagna, Portogallo e America Latina più che in qualsiasi altro santo umbro: durante la pandemia risultò la santa più invocata sui social network per chiedere guarigioni.

I simboli di Santa Rita da Cascia

Quattro attributi accompagnano ogni immagine della santa e ognuno ha una storia. La rosa viene dall'episodio dell'inverno 1457, quando Rita morente avrebbe chiesto una rosa dal giardino della casa paterna a Roccaporena e la rosa sarebbe stata trovata fiorita fuori stagione. Le api rimandano a due episodi distinti, api bianche attorno alla culla e api scure attorno al letto di morte. La spina è quella della Passione. Il roseto benedetto è il sacramentale del 22 maggio, quando a Cascia si benedicono le rose portate dai fedeli: è la ragione per cui in quel giorno il paese profuma di fiori recisi per chilometri.

Il corpo di Santa Rita e le api del monastero di Cascia (PG)

Questo è il capitolo che più spesso viene raccontato male, e merita precisione. Alla morte, nel 1457, il corpo fu deposto in una cassa umile; poco dopo si passò a una cassa solenne, decorata dal pittore Antonio da Norcia, che è la stessa oggi conservata nella cella del monastero. A metà Settecento le spoglie furono trasferite in un'urna barocca, e nel 1947 nella teca di vetro che si vede oggi. Le ricognizioni mediche del 1972 e del 1997 hanno riscontrato tracce di una lesione ossea sulla fronte, compatibile con la ferita della tradizione, e una patologia al piede destro. La statura rilevata è di un metro e cinquantasette. Volto, mani e piedi sono mummificati: chi si aspetta un corpo intatto come nelle stampe devozionali resterà spiazzato, e questo va detto prima, non davanti alla teca.

Le api sono l'altra curiosità del monastero di Cascia (PG), e sono l'elemento che tiene insieme la vicenda devozionale e quella naturalistica. Nella tradizione locale, nelle murature del vecchio monastero vivrebbe una colonia di api che compare in primavera e scompare in estate, associata alla santa fin dal racconto delle api bianche sulla culla. Il periodico con cui madre Fasce finanziò la basilica si intitolava Dalle Api alle Rose proprio per questo. Se qualcuno vi promette di mostrarvi le api a comando, diffidate: non è uno spettacolo su prenotazione.

Roccaporena, la frazione di Cascia (PG) dove nacque Rita

Roccaporena è a circa sei chilometri da Cascia, a 707 metri di quota, all'estremità di una piccola gola dominata da uno sperone di roccia. Al censimento del 2001 contava settantatré residenti. È rimasta isolata fino al 1950, quando fu inaugurata la strada di collegamento: prima di allora si arrivava a piedi o a dorso di mulo, ed è un dato che spiega meglio di qualsiasi agiografia perché la Rita ragazza vivesse in un mondo chiuso. Oggi il borgo è un piccolo sistema di luoghi ritiani percorribile a piedi in un paio d'ore, ed è la parte del viaggio che consiglio di non sacrificare: chi visita solo la basilica di Cascia ha visto il monumento, non la storia.

Lo Scoglio della preghiera

Lo Scoglio è lo sperone di roccia che sovrasta il paese di un centinaio di metri abbondanti. La tradizione vuole che Rita vi trascorresse tanto tempo in preghiera da lasciare nella pietra le impronte delle ginocchia e dei gomiti. Dal 1919 una cappella protegge il sito. La salita è breve ma ripida, con gradini e ringhiere, e non è adatta a chi ha problemi di equilibrio o di respiro; il panorama dall'alto, sulla gola e sul borgo, è il migliore di tutto il territorio di Cascia. Ai piedi della roccia i pellegrini lasciano rose rosse e biglietti con le richieste: qualcuno chiede la guarigione, moltissimi chiedono di tenere insieme le famiglie.

La casa natale e l'orto del miracolo

La casa natale è un edificio modesto del Trecento su due piani, dove Rita abitò fino al matrimonio: al piano superiore restano due stanze, e da lì si vede lo Scoglio. Poco distante c'è la casa dove andò sposa. Nel centro del borgo l'orto del miracolo custodisce un gruppo bronzeo con la scena dei fichi e della rosa trovati fioriti in pieno inverno. Ci sono poi la grotta della croce e i roseti, che nella devozione popolare hanno il nome di roseti dei miracoli.

La chiesa di San Montano e il santuario di Roccaporena

La chiesa di San Montano è l'edificio più antico del borgo, del XII secolo, a due navate coperte da volte a crociera, con affreschi umbri fra Trecento e Quattrocento: è piccola, spesso trascurata dai gruppi di passaggio, ed è la cosa più autenticamente medievale che si veda a Roccaporena. Il santuario moderno, consacrato nel 1948 su progetto dell'architetto Oreste della Piana, presenta un quadriportico in pietra bianca, una statua bronzea del 1968 e un interno a tre navate con mosaici. La statua di Santa Rita che si staglia sul crinale, visibile da lontano, è diventata il segno grafico del luogo.

Scoglio di Roccaporena - Santa Rita da Cascia
Scoglio di Roccaporena – Santa Rita da Cascia

Le chiese del centro storico di Cascia (PG)

Il paese alto conserva un patrimonio che il turismo religioso attraversa quasi senza vederlo, perché il pullman scarica davanti alla basilica e riparte. Sono quattro edifici, tutti raggiungibili a piedi in una passeggiata di quaranta minuti, e insieme raccontano il Quattrocento umbro meglio di molte chiese più celebri.

La chiesa di San Francesco a Cascia (PG)

Fondata nel 1247, appena ventun anni dopo la morte di Francesco d'Assisi, è la prova che l'ordine arrivò qui prestissimo. L'edificio attuale si deve ad Antonio Elemosina, frate francescano e vescovo, e fu costruito fra il 1339 e il 1424: quasi un secolo di cantiere. La facciata è opera di maestri comacini e porta un rosone di grande qualità, con diciotto archetti trilobati e diciotto colonnine che si irradiano da un quadrilobo centrale; il portale è ogivale, retto da quattro colonne per lato. Fermatevi a contare gli archetti: è il modo più rapido per capire quanto lavoro di scalpello ci sia in una facciata che dalla piazza sembra semplice.

L'interno è a croce latina con capriate lignee, rifatte dopo i danni del terremoto del 1703. Gli altari sono dedicati all'Immacolata, a Santa Rita e ad altri santi. La pala di fine Cinquecento con l'Ascensione è attribuita al Pomarancio, con scomparti laterali riferiti a Guido Reni e a Perino Cesarei: attribuzioni di tradizione critica, non documenti notarili, e vanno prese per quello che sono. Nel transetto destro una grande tela mostra Cristo con la Vergine e gli angeli che appaiono a Francesco alla Porziuncola. È la chiesa civica di Cascia, quella dove il paese si riconosce.

La collegiata di Santa Maria della Visitazione

Nel borgo murato, presso Porta Leonina, la collegiata di Santa Maria è l'edificio con la stratigrafia più lunga di Cascia (PG). Eretta nel XII secolo, conserva nella parete nord i resti della struttura romanica originaria; fu ricostruita in forme gotiche e poi di nuovo nel 1532. La facciata ha un timpano e due portali datati 1535 e 1621, un affresco cinquecentesco con San Sebastiano e la Madonna della Quercia, e un leone in pietra superstite dal protiro originario. L'interno è a tre navate con volte a botte e altari lignei e in stucco policromo fra Cinquecento e Settecento. Fra le opere, una Deposizione di Nicola da Siena, una Natività quattrocentesca e i Misteri del Rosario di Niccolò Frangipani datati 1538.

Qui c'è il dettaglio che lega la chiesa alla santa: nella collegiata si conserva il fonte battesimale dove, secondo la tradizione, nel 1381 sarebbe stata battezzata Rita. È tradizione, non documento, e va raccontata così. Resta il fatto che è il punto del paese in cui la storia locale e la storia devozionale si toccano fisicamente.

La chiesa di Sant'Agostino

Fondata nel 1059 accanto alla rocca medievale, con un convento annesso, e ampliata nel 1380, la chiesa di Sant'Agostino diede a Cascia una scuola teologica di tutto rispetto: qui si formarono il beato Ugolino, il beato Giovanni da Chiavano e maestri come il beato Simone Fidati. La facciata gotica è ancora opera di maestranze comacine, con rosone e portale ad arco acuto ornato da capitelli a foglie d'acanto; la lunetta sopra l'ingresso porta un affresco quattrocentesco con la Madonna in trono, il Bambino e i santi Agostino e Nicola da Tolentino, attribuito a Paolo da Visso. L'interno, a navata unica, conserva affreschi dal Quattrocento al Seicento, una Madonna vestita con Bambino sotto un baldacchino barocco in legno dorato del Settecento e un Crocifisso ligneo policromo quattrocentesco sopra l'altare maggiore.

L'ex chiesa di Sant'Antonio Abate, oggi museo

Questo è il posto che i visitatori saltano e che io metterei per primo in qualsiasi itinerario colto a Cascia (PG). Il complesso nacque come monastero benedettino alla fine del Trecento, su un insediamento monastico documentato già dal 1025. Dopo i danni del terremoto del 1703 fu ricostruito fra il 1707 e il 1709 in forme barocche. Dal 1997 funziona come museo e fa parte del circuito museale urbano insieme a Palazzo Santi.

Dentro ci sono due cicli di affreschi del Quattrocento che da soli giustificano il biglietto. Nell'abside il Maestro della Dormitio di Terni dipinse Scene della vita di Sant'Antonio, gli Evangelisti e un'Annunciazione; nel coro Nicola di Ulisse da Siena affrescò episodi della vita di Cristo e le virtù cardinali. Sempre nel coro si conserva un gruppo scultoreo policromo con Tobiolo e l'angelo, di Domenico Indivini, seconda metà del Quattrocento. L'aula è a navata unica con tre cappelle laterali e altari lignei dipinti del Settecento; sull'altare maggiore un ciborio barocco. C'è anche un organo a canne del Seicento del leonessano Luca Neri, a trasmissione meccanica e cinque registri, che ha conservato le caratteristiche originali e la cassa lignea dipinta. Un organo secentesco integro in un paese di tremila abitanti non è un dettaglio: è un caso di studio.

Il Museo di Palazzo Santi a Cascia (PG)

Palazzo Santi ospita il museo civico e la pinacoteca comunale, cioè la raccolta che tiene insieme quanto è sopravvissuto delle chiese del territorio. Il nucleo di maggiore interesse è la scultura lignea umbra, un genere in cui la Valnerina e la fascia appenninica hanno prodotto opere che nelle grandi pinacoteche nazionali si vedono a fatica. Insieme al museo di Sant'Antonio Abate compone il percorso museale del paese, con biglietto di circuito. Orari e tariffe seguono la stagione e variano fra estate e inverno: prima di programmare la visita si controlla presso il Comune di Cascia, perché nei mesi freddi l'apertura può essere ridotta o su richiesta.

Il consiglio pratico è di trattare i due musei come un blocco unico di un'ora e mezza, da incastrare fra la visita al santuario e la salita al borgo alto. Chi arriva a Cascia (PG) al mattino per la funzione e riparte dopo pranzo li perde sempre, e perde la parte del paese che non ha nulla a che fare con il pellegrinaggio.

Palazzo Carli, l'archivio storico e la biblioteca di Cascia

Palazzo Carli custodisce l'archivio storico comunale e la biblioteca intitolata a Tranquillo Graziani, con pergamene del Duecento, riformanze del Quattrocento e altri manoscritti. Non è un museo e non si visita come tale: è uno strumento di ricerca, e la sua esistenza spiega perché la storia amministrativa di Cascia sia ricostruibile con un dettaglio che pochi comuni appenninici possono permettersi. Chi si occupa di storia locale, di paleografia o di genealogia dovrebbe scrivere in anticipo. Palazzo Frenfanelli, poco distante, ospita invece gli uffici comunali.

Villa San Silvestro e l'archeologia del territorio di Cascia (PG)

Nella frazione di Villa San Silvestro, in area di Pian di Chiavano, si conservano i resti di un tempio romano di età repubblicana, con l'insediamento che vi gravitava attorno. È il monumento che ribalta l'immagine di Cascia come luogo esclusivamente medievale e devozionale: prima del Medioevo qui c'era un centro strutturato, con architettura templare in piena regola, in un territorio di passo fra Umbria, Sabina e Piceno. Le indagini archeologiche hanno restituito un quadro di occupazione lunghissimo, dall'età preromana alla fase longobarda, oltre un millennio di continuità.

La visita all'area richiede spostamento in auto e non ha l'apparato di servizi di un parco archeologico attrezzato: chi ci va sappia che vedrà uno scavo, non una ricostruzione. Vale per chi ha già visto il resto e vuole capire la profondità storica del territorio; non è la prima cosa da fare in una giornata sola.

Cascia (PG) panorama
Cascia (PG) panorama

La storia di Cascia (PG), dagli Umbri al Regno d'Italia

La storia di questo territorio è lunga e discontinua, fatta di distruzioni e di ripartenze. Vale la pena percorrerla per fasi, perché ogni fase ha lasciato qualcosa che si vede ancora oggi camminando per il paese.

Le origini italiche e l'età romana

L'insediamento originario risale all'età italica, con presenze riferite al VI e V secolo avanti Cristo, e vide alternarsi Umbri, Etruschi, Sabini e infine Romani. I ritrovamenti archeologici degli ultimi decenni, primo fra tutti il tempio di Villa San Silvestro, hanno dimostrato che quello che sembrava un margine periferico era invece un centro di qualche importanza. La tradizione locale vuole inoltre che Vespasia Polla, madre dell'imperatore Vespasiano, fosse originaria di queste zone: è una tradizione erudita ricorrente in tutta l'area fra Norcia e la Sabina, e come tale va presentata.

Le distruzioni altomedievali

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Cascia seguì la sorte di molti insediamenti umbri: fu depredata e devastata dai Goti di Totila, poi passò sotto i Longobardi, che qui lasciarono un'impronta duratura anche nell'organizzazione ecclesiastica, e fu nuovamente distrutta nel IX secolo nel corso delle incursioni saracene nell'Italia centrale. Ogni volta il paese si ricostruì sullo stesso colle, e questa ostinazione topografica è la ragione per cui oggi l'abitato alto ha la forma che ha.

Il Comune, le faide e il Medioevo

Nel XII secolo Cascia divenne comune autonomo. Fu il periodo che portò le ricchezze e insieme le guerre: conflitti con le città vicine e lotte intestine fra guelfi e ghibellini, cioè esattamente il contesto in cui nacque e visse Rita. Il paese cadde sotto la famiglia Trinci di Foligno e poi sotto Federico II di Svevia; fu conteso senza esito da Norcia, da Leonessa e da Spoleto. Come per gran parte dei centri umbri, il massimo splendore urbanistico e artistico coincide con questi secoli: le chiese gotiche del centro storico sono figlie di quel momento.

La Rocca, i Colonna e lo Stato della Chiesa

Nella seconda metà del Quattrocento papa Paolo II fece erigere la Rocca come avamposto militare. Alle soglie del Cinquecento i seguaci dei Colonna tentarono invano di impadronirsene; poco dopo Cascia fu annessa allo Stato Pontificio. Nel 1517 la Rocca venne smantellata per ordine di papa Leone X, che considerava le fortezze locali un rischio più che una risorsa: è la ragione per cui oggi di quella struttura militare non resta un profilo riconoscibile, e chi cerca il castello a Cascia non lo trova. Nel 1527 le truppe di Sciarra Colonna devastarono il territorio, prologo di una nuova guerra con Spoleto; da allora Cascia mantenne comunque la propria autonomia. Nel 1596 papa Clemente VIII la elevò al rango di città.

Dal periodo napoleonico all'Unità

Cascia restò legata allo Stato della Chiesa salvo la parentesi napoleonica. Nel 1809, durante l'occupazione francese, il territorio comunale fu smembrato per costituire il comune di Poggiodomo. Nel 1850 cedette il villaggio di Trimezzo a Cittareale, allora nel Regno delle Due Sicilie, spostando di fatto un confine di stato. Nel 1860 fu annessa con tutta l'Umbria al Regno di Sardegna, che il 17 marzo 1861 divenne Regno d'Italia. Nel Novecento la storia di Cascia coincide in larga parte con quella del santuario e del turismo religioso, che ha trasformato l'economia del paese più di qualsiasi evento politico.

Terremoti e ricostruzione: Cascia (PG) e la Valnerina

Il territorio di Cascia presenta, insieme a quello di Norcia, il livello di sismicità più alto dell'Umbria. Non è una caratteristica astratta: è la chiave per capire perché quasi ogni edificio del paese porti tracce di rifacimenti. Nel corso della storia la cittadina ha subito terremoti distruttivi in serie. Si ricordano l'evento catastrofico che colpì l'area già in età antica, quelli dell'autunno e dell'inverno del 1300, il sisma del novembre 1599 e quello del gennaio 1703, che nella Valnerina e nel reatino causò la morte di oltre settecento persone. Il più recente è la sequenza del 2016.

Il 2016 e quello che si vede oggi

Le scosse del 24 agosto e del 30 ottobre 2016 hanno segnato profondamente l'Appennino centrale fra Umbria, Marche e Lazio. Chi arriva a Cascia (PG) dieci anni dopo trova un paese in piedi e funzionante, ma incontrerà ancora cantieri, ponteggi e qualche edificio inagibile: è la normalità di un'area in ricostruzione, e chi programma la visita di una singola chiesa faccia una telefonata prima di partire, perché le aperture di alcuni edifici minori sono cambiate nel tempo.

Roccaporena, nella narrazione locale, è il caso singolare: al centro geografico di quella sequenza sismica, la frazione non riportò danni rilevanti, salvo lesioni lievi a una chiesetta duecentesca, mentre nel giro di sessanta chilometri si registravano perdite irreversibili di patrimonio artistico e danni gravissimi alle abitazioni. Per gli abitanti e i fedeli è l'ennesimo intervento della santa degli impossibili; per una lettura tecnica si tratta di condizioni geologiche del terreno che hanno attenuato gli effetti dello scuotimento. Le due spiegazioni convivono nel paese senza scontrarsi, ed è una delle cose più interessanti da osservare parlando con la gente del posto.

Lo zafferano di Cascia (PG) e la cucina della Valnerina

Cascia è terra di zafferano e di tartufo nero. Il croco fiorisce in autunno e la raccolta si fa all'alba, fiore per fiore, staccando a mano i tre stimmi rossi di ogni corolla: per ottenere un grammo di spezia secca servono centinaia di fiori, ed è la ragione per cui lo zafferano costa quello che costa. La produzione locale è di piccolissima scala e viene celebrata con una mostra mercato dedicata, che si tiene fra l'ultimo fine settimana di ottobre e il primo di novembre. È il momento migliore dell'anno per comprare zafferano vero da chi lo ha raccolto, invece che bustine anonime al supermercato.

I prodotti del territorio

Oltre allo zafferano, l'agricoltura di Cascia produce farro, legumi, tartufo e soprattutto la roveja, conosciuta anche come rubiglio o corbello: un legume simile al pisello, quasi scomparso e recuperato negli ultimi decenni, che si macina per ottenere una farina scura. Restano vive anche le attività artigiane: la lavorazione del lino, con tele decorate da figure e temi della tradizione, e una lavorazione raffinata di carni e salumi che è cugina diretta di quella di Norcia.

I piatti da provare a Cascia (PG)

I crostini alla ghiotta, a base di prosciutto e fegatini, sono l'antipasto di riferimento. La torta al testo è la focaccia che prende il nome dal disco di pietra o di ghisa su cui si cuoce. Poi le zuppe, quella di farro e quella di lenticchie, che qui non sono un piatto povero per modo di dire ma la base storica dell'alimentazione di montagna. Gli strascicati di Cascia sono ritagli di pasta all'uovo, spesso conditi con il tartufo. La farrecchiata di roveja è la polenta che si ottiene dalla farina del legume presidio Slow Food, e ha un sapore amarognolo che spiazza chi si aspetta la polenta di mais. Il dolce è la rocciata, tipico umbro immancabile nei giorni di festa.

Un'opinione da professionista: a Cascia (PG) si mangia bene nelle trattorie del paese alto e si mangia in modo standardizzato in alcuni ristoranti a valle costruiti sul flusso dei pullman. La differenza si vede dal menu; se elenca sessanta piatti, cambiate indirizzo.

Feste, tradizioni e folklore a Cascia (PG)

Il calendario di Cascia è fitto e segue due binari paralleli, quello ritiano e quello contadino e pastorale. Conoscerlo serve a scegliere la data del viaggio, perché la stessa piazza in due domeniche diverse è un altro paese.

  • Festa di Sant'Antonio Abate e asta delle agnelle, il 17 gennaio, con la benedizione degli animali e la processione accompagnata da contadini e pastori in costume tradizionale.
  • Rassegna delle Pasquarelle, la domenica successiva al 17 gennaio: gruppi provenienti dalle frazioni e dalla Valnerina si alternano nei canti della tradizione.
  • Processione notturna del Cristo Morto, il Venerdì Santo, organizzata dalla Confraternita della Buona Morte, con una lunga fila di penitenti.
  • Fiera del Capo Lanuto, in aprile, celebrazione della cultura pastorale nata in collaborazione con la Coldiretti sarda e altre associazioni: con l'iniziativa della paradura, antica pratica sarda di mutuo soccorso, furono donate mille pecore ai pastori di Cascia per aiutarli a ripartire dopo il terremoto del 2016.
  • Festeggiamenti ritiani, il 21 maggio, vigilia della solennità.
  • Corteo storico e benedizione delle rose, il 22 maggio: rievocazione in costume e il rito che dà il nome alla giornata.
  • Fiera di Cascia, il primo mercoledì di ogni mese, più le date del 23 maggio e del 13 agosto.
  • Festa della Rosa e delle Rite, la quarta domenica di giugno, a Roccaporena, chiusura dei festeggiamenti ritiani.
  • Aestivum, in agosto, mostra mercato del tartufo estivo e della rosa.
  • Estate a Cascia, fra agosto e settembre, rassegna di concerti, spettacoli teatrali ed eventi culturali.
  • Palio delle Frazioni, sfida culinaria fra tutte le frazioni del comune in abiti tradizionali.
  • Mostra mercato dello zafferano di Cascia, fra l'ultimo fine settimana di ottobre e il primo di novembre.
  • Mostra dei presepi, fra dicembre e gennaio.

Il 22 maggio a Cascia (PG): cosa aspettarsi davvero

La solennità di Santa Rita è il giorno in cui il paese raddoppia e triplica. Attorno alla data si sviluppa una settimana di celebrazioni solenni: liturgie continue, pullman da tutta Italia e dall'estero, il corteo storico, la benedizione delle rose. Chi ci va per devozione trova esattamente quello che cerca. Chi ci va per visitare le chiese e i musei con calma sbaglia data in modo clamoroso: quel giorno le vie del borgo sono impraticabili e i parcheggi si esauriscono entro le otto del mattino. Il mio consiglio, se volete assistere alla festa senza subirla, è dormire in zona la sera prima e muovervi a piedi.

Il Cammino di San Benedetto e i sentieri di Santa Rita

Cascia è nodo di due reti di cammini. La prima sono i sentieri di Santa Rita, percorsi a piedi che collegano il paese ai luoghi ritiani e alla Valnerina, curati dal santuario e pensati per il pellegrinaggio lento. La seconda è il Cammino di San Benedetto, l'itinerario che da Norcia scende fino a Montecassino attraversando Umbria e Lazio e toccando alcuni dei borghi più belli dell'Appennino centrale.

Cammino di San Benedetto da Norcia – Cascia – Monteleone di Spoleto – LeonessaPoggio BustoneRieti – Rocca Sinibalda – Castel di ToraOrvinio – Mandela – Vicovaro – SubiacoTrevi nel LazioCollepardo – Casamari – ArpinoRoccaseccaMontecassino

Chi cammina qui deve mettere in conto dislivelli veri e tratti isolati: non è un percorso da scarpe da ginnastica. Le tappe umbre sono le più severe e le più belle. Per l'organizzazione di gruppi in cammino, con accompagnamento professionale e logistica, ci si rivolge a chi lo fa di mestiere: le informazioni sull'accompagnamento turistico di TourLeaderPro spiegano bene come funziona il rapporto fra guida, accompagnatore e gruppo, che nei cammini non è un dettaglio burocratico ma una questione di sicurezza.

Cammino di San Benedetto da Norcia -Cascia - Monteleone di Spoleto - Leonessa - Poggio Bustone - Rieti - Rocca Sinibalda - Castel di Tora - Orvinio - Mandela - Vicovaro - Subiaco - Trevi nel Lazio - Collepardo - Casamari - Arpino - Roccasecca - Montecassino
Cammino di San Benedetto da Norcia – Cascia – Monteleone di Spoleto – LeonessaPoggio BustoneRieti – Rocca Sinibalda – Castel di ToraOrvinio – Mandela – Vicovaro – SubiacoTrevi nel LazioCollepardo – Casamari – ArpinoRoccaseccaMontecassino

Cosa vedere intorno a Cascia (PG) nel raggio di un'ora

Cascia funziona benissimo come base per due o tre giorni, e questo è il modo migliore di viverla. A pochi chilometri c'è Norcia, la città di San Benedetto, che con Cascia condivide storia sismica, cucina e vocazione spirituale. Verso sud si scende su Leonessa e sull'altopiano, poi su Cittareale e Amatrice. Verso Rieti si incontrano Poggio Bustone e il santuario di Greccio, due dei quattro santuari della valle santa reatina, e più avanti Rieti con il suo centro medievale. Sul versante di Terni la cascata delle Marmore è l'escursione naturalistica più spettacolare del comprensorio. Chi ama la montagna trova il Terminillo a poco più di un'ora, e Antrodoco sulla via del ritorno verso la Salaria.

Se il viaggio prosegue verso Roma, la abbazia di Farfa in Sabina è una deviazione di mezz'ora che pochi mettono in programma e che quasi tutti ringraziano di aver fatto.

Borgo di Roccaporena - Cascia (PG) paese natale di Santa Rita
Borgo di Roccaporena – Cascia (PG) paese natale di Santa Rita

Come si visita davvero Cascia (PG): tempi e percorso

Una giornata basta per il santuario e per il borgo alto, ma è una giornata piena. Il percorso che propongo ai gruppi è questo: arrivo entro le nove e mezza, basilica superiore e cappella dell'urna prima che entrino i pullman; poi la basilica inferiore; quindi il monastero, che è la parte che richiede più attenzione e più silenzio. Verso mezzogiorno si sale al borgo alto per la collegiata, San Francesco e Sant'Agostino. Pranzo in paese. Nel pomeriggio i due musei del circuito urbano, e verso le quattro trasferimento a Roccaporena, che con la luce bassa è molto più bella. Chi ha due giorni aggiunge Villa San Silvestro, l'altopiano di Chiavano e una puntata a Norcia.

Cascia (PG) con due mezze giornate funziona meglio che con una giornata intera: la mattina del secondo giorno, prima che arrivino i gruppi, la basilica è vuota e si capisce che cos'è. Chi organizza gite scolastiche o viaggi aziendali dovrebbe contare almeno un accompagnatore ogni quindici partecipanti, che è lo standard di qualità dichiarato da TourLeaderPro per i gruppi in Italia: in un paese con salite, gradini e un santuario affollato, quel rapporto fa la differenza fra una visita ordinata e un pomeriggio a raccogliere dispersi.

Cascia (PG) con i bambini e accessibilità

Con i bambini Cascia funziona a patto di scegliere. La basilica interessa poco sotto i dieci anni, la salita allo Scoglio di Roccaporena invece piace quasi sempre perché è un'avventura breve con un premio panoramico alla fine. I musei, se accompagnati da una spiegazione, tengono l'attenzione per quaranta minuti, non di più. La mostra dei presepi fra dicembre e gennaio è l'occasione migliore dell'anno per una visita con i più piccoli, e la fiera del 17 gennaio con la benedizione degli animali è un evento che i bambini ricordano.

Sull'accessibilità la situazione è a due velocità. Il complesso del santuario, essendo novecentesco e progettato per grandi flussi, è in gran parte percorribile con sedia a rotelle, con posti auto riservati vicino al sagrato. Il borgo alto è medievale, e questo significa selciato irregolare, pendenze forti e gradini: una carrozzina qui richiede accompagnatore e pazienza. Lo Scoglio di Roccaporena non è accessibile a chi non cammina; la casa natale, l'orto del miracolo e il santuario di fondovalle invece sì, con qualche aiuto. Per una visita adattata conviene telefonare al monastero e spiegare la situazione: le risposte che danno sono concrete.

Quando andare a Cascia (PG) e quando evitarla

Maggio è il mese di Rita e il mese in cui il paese dà il massimo di sé, con il massimo di folla. Giugno e settembre sono i mesi che consiglio: clima buono, luce lunga, chiese aperte e nessuna coda. Luglio e agosto portano il turismo di montagna e gli eventi estivi, con serate fresche molto piacevoli. Ottobre e novembre sono la stagione dello zafferano e del tartufo, ed è il momento giusto per chi viaggia per mangiare. L'inverno è duro, con giornate corte e possibili difficoltà sulle strade delle frazioni alte, ma la basilica in gennaio, semivuota, con quattro pellegrini, è una delle esperienze più intense che l'Umbria sappia offrire.

Il giorno da evitare, se non vi interessa la festa, è il 22 maggio. Il secondo giorno da evitare è il lunedì di alcune settimane invernali, quando i musei possono essere chiusi. Per chi accompagna visitatori stranieri, la guida in inglese sull'Umbria di ItalyPlanner raccoglie in un solo posto le pagine su città, borghi e gite della regione, utile per costruire l'itinerario attorno a Cascia.

Una curiosità su Cascia (PG)

La basilica che vedete non fu pagata dallo Stato, né da una grande famiglia, né dal Comune. Fu pagata dalle lettere. Negli anni Venti del Novecento la badessa del monastero agostiniano, madre Maria Teresa Fasce, capì una cosa che l'editoria religiosa italiana avrebbe imparato solo molto dopo: che una devozione popolare diffusa poteva sostenere un cantiere enorme se qualcuno la organizzava. Fondò un periodico, lo intitolò Dalle Api alle Rose mettendo insieme i due simboli della santa, e lo spedì ovunque arrivasse il nome di Rita. Le offerte arrivarono in migliaia di buste piccole, da parrocchie, da emigrati, da famiglie che avevano ricevuto una grazia. Fra i sostenitori figurò papa Benedetto XV; più tardi Pio XI intervenne con un finanziamento e con la nomina del progettista che rese l'opera sostenibile.

La curiosità vera è nella distanza fra il progetto e il risultato. Il primo incarico era andato ad Armando Brasini, l'architetto della Roma monumentale del tempo, e prevedeva un edificio che il bilancio non poteva reggere; nel 1931 il disegno fu ridimensionato, affidato all'ingegner Maria Spirito Chiapetta e poi rimaneggiato da Giuseppe Calori e Giuseppe Martinenghi. Il risultato che si vede oggi è quindi un compromesso fra ambizione romana e cassa di un monastero di montagna, e la sua forza sta esattamente lì: una basilica costruita al ritmo con cui arrivavano le buste, con la prima pietra posata il 20 giugno 1937 e la conclusione nel 1947, guerra mondiale compresa. Quando entrate e guardate la cupola affrescata da Luigi Montanarini, trecento metri quadrati di pittura neobizantina, tenete a mente che ogni metro quadrato corrisponde a una colletta. È l'unica grande chiesa italiana del Novecento la cui contabilità coincida con una storia di devozione popolare documentata mese per mese su un giornale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Cascia (PG)

Che il centro storico esiste, e che quasi nessuno lo visita. Il novanta per cento di chi arriva a Cascia parcheggia sotto il santuario, entra, prega, compra qualcosa, risale sul pullman e riparte: ha visto un edificio del 1947 e ha ignorato sette secoli di arte umbra che si trovano a quattrocento metri di distanza in salita. In quel borgo ci sono un rosone quattrocentesco con diciotto archetti trilobati sulla facciata di San Francesco, un fonte battesimale che la tradizione lega al battesimo di Rita nella collegiata di Santa Maria, un Crocifisso ligneo policromo del Quattrocento sopra l'altare di Sant'Agostino, due cicli di affreschi quattrocenteschi nell'ex Sant'Antonio Abate firmati dal Maestro della Dormitio di Terni e da Nicola di Ulisse da Siena, un gruppo scultoreo di Domenico Indivini con Tobiolo e l'angelo e un organo a canne secentesco di Luca Neri ancora a trasmissione meccanica.

La seconda cosa che non vi dirà nessuno riguarda gli orari. Il santuario è aperto tutti i giorni dalle 6.30 alle 20.00 e la basilica inferiore chiude alle 19.45, ma i musei civici e alcune chiese del borgo seguono calendari stagionali che nei mesi freddi si restringono. Chi parte da Roma alle sette del mattino pensando di fare tutto in una giornata di novembre rischia di trovare aperte solo la basilica e i negozi. Una telefonata al Comune di Cascia il giorno prima cambia completamente la resa del viaggio. E terza cosa: fra Cascia e Roccaporena non c'è un servizio urbano continuo, quindi chi arriva in autobus deve organizzare quei sei chilometri, che a piedi lungo la strada non sono una passeggiata.

Il consiglio che ti do per visitare Cascia (PG)

Dormite una notte. È il consiglio più semplice e quello che nessuno segue, perché Cascia è entrata nell'immaginario come meta di gita in giornata: partenza all'alba, arrivo a metà mattina, ripartenza dopo pranzo. Fatto così, il viaggio restituisce un decimo di quello che il posto ha da dare. Il santuario alle sette del mattino, con le monache in coro e quattro persone in chiesa, è un luogo completamente diverso dal santuario delle undici con tre pullman in piazza. Lo Scoglio di Roccaporena al tramonto, con la luce radente sulla gola, è un'altra cosa rispetto allo Scoglio di mezzogiorno. Il borgo alto la sera, quando i negozi hanno chiuso e restano i lampioni sul selciato, si legge come il paese medievale che è.

Il secondo consiglio riguarda l'ordine della visita. Non cominciate dalla basilica: cominciate da Roccaporena. Andate prima a vedere la casa di due stanze dove nacque Margherita Lotti, la gola stretta, lo sperone di roccia, il paese isolato fino al 1950. Poi tornate a Cascia ed entrate in basilica. In quell'ordine la basilica del 1947 diventa comprensibile, perché avete visto il punto di partenza e capite che cosa la devozione di cinque secoli ha costruito attorno a una donna nata in una casa senza strada. Nell'ordine inverso, la basilica sembra solo grande.

Terzo, portatevi scarpe da camminata vere. A Cascia si sale sempre: dal parcheggio al santuario, dal santuario al borgo, dal borgo alla collegiata, e a Roccaporena dallo Scoglio si scende con gradini bagnati se ha piovuto. Ho visto troppe persone rinunciare allo Scoglio per colpa delle scarpe sbagliate, ed è la rinuncia che poi si rimpiange.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Rita, prima di essere monaca, è stata moglie e madre, e che la Chiesa l'ha canonizzata non nonostante quella vita ma attraverso di essa. È un fatto notissimo e continuamente rimosso: nell'immaginario devozionale Rita è la suora con la ferita in fronte, e la donna sposata a un uomo violento in una faida di paese sparisce. Eppure è quella la parte della biografia che spiega la sua diffusione mondiale. Sposò Paolo di Ferdinando Mancini, uomo collerico, schierato in una fazione; lo perse assassinato una notte, con ogni probabilità per mano di ex compagni d'armi; perdonò e chiese ai figli di non vendicare il padre in una società dove la vendetta era un obbligo familiare. Perse anche i figli, morti di malattia poco dopo, quasi insieme.

Il seguito è altrettanto poco citato: per entrare in monastero le fu detto di no tre volte. Non per motivi spirituali, ma perché una vedova coinvolta in una faida aperta portava dentro le mura un problema politico. Fu ammessa attorno al 1407 solo dopo aver ottenuto la riconciliazione fra i Mancini e gli uccisori del marito. Rita entrò cioè in convento come mediatrice di una pace civile, non come fanciulla devota. Il secondo fatto poco citato è che non ha lasciato una riga: nessuno scritto, nessuna regola, nessuna lettera. Il suo messaggio è passato solo attraverso il racconto di chi l'ha vista vivere. Ed è la ragione per cui la sua figura ha attraversato cinque secoli restando adattabile: chi non scrive non può essere smentito dai propri testi, e ogni epoca ci ha letto quello di cui aveva bisogno. La Rita della controriforma, quella dell'Ottocento operaio, quella degli anni Trenta di madre Fasce e quella dei social network durante la pandemia sono quattro figure diverse costruite sulla stessa biografia.

La foto giusta da fare a Cascia (PG)

La fotografia che vale il viaggio non è la facciata della basilica presa dal sagrato: è il paese intero visto dall'alto, con la mole bianca del santuario che emerge dal tessuto delle case e le montagne dietro. Si ottiene salendo verso il borgo alto e cercando i punti aperti lungo le mura, oppure fermandosi in uno degli slarghi della strada che sale dal fondovalle prima di entrare in paese. La luce buona è quella del tardo pomeriggio, quando il sole batte di taglio sulla facciata in travertino e la stacca dal verde delle colline; a mezzogiorno il bianco brucia e il risultato è piatto.

La seconda fotografia, quella che quasi nessuno porta a casa, è a Roccaporena: dallo Scoglio si guarda giù sulla gola e sul borgo minuscolo, con la statua bronzea di Santa Rita sul crinale e i tetti di pietra sotto. Serve una mattina limpida o un tardo pomeriggio d'autunno, quando la foschia si abbassa e i profili delle montagne si sovrappongono per piani. Se avete un teleobiettivo, la compressione dei piani su quella gola è l'immagine più forte di tutto il territorio di Cascia.

Dentro la basilica le fotografie si possono fare, ma vanno fatte con la testa: niente flash, niente treppiedi in mezzo alla navata, e soprattutto niente scatti alla teca con i fedeli in preghiera davanti. La cappella dell'urna non è un soggetto turistico, è il punto di raccoglimento di chi arriva qui dopo mille chilometri. Se volete un'immagine della cupola di Montanarini, mettetevi al centro della croce greca, appoggiate la macchina sul petto e alzate lo sguardo: trecento metri quadrati di affresco neobizantino con quattro absidi attorno sono una geometria che si legge solo dal basso e dal centro. Un'ultima idea: il 22 maggio le mani che reggono le rose durante la benedizione sono un soggetto migliore di qualsiasi panoramica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo grande avvenimento è una distruzione. Cascia fu devastata dai Goti di Totila durante la guerra greco gotica, poi passò ai Longobardi e fu nuovamente rasa nel IX secolo dalle incursioni saracene nell'Italia centrale. Tre cancellazioni in cinque secoli, e ogni volta la ricostruzione sullo stesso colle: è questa ostinazione a spiegare la forma del paese.

Il secondo è la nascita del comune nel XII secolo, con il corollario delle guerre contro Norcia, Leonessa e Spoleto e delle faide interne fra guelfi e ghibellini. In quel clima nacque e visse Rita: la sua vicenda familiare non è un caso privato, è il precipitato di una guerra civile di paese.

Il terzo è militare e papale. Nella seconda metà del Quattrocento Paolo II fece costruire la Rocca; alle soglie del Cinquecento i seguaci dei Colonna tentarono senza riuscirci di impadronirsene; nel 1517 Leone X ne ordinò lo smantellamento. Dieci anni dopo, nel 1527, le truppe di Sciarra Colonna devastarono il territorio nell'anno del sacco di Roma, aprendo una nuova fase di conflitto con Spoleto. Nel 1596 Clemente VIII elevò Cascia al rango di città.

Il quarto è sismico ed è ricorrente. I terremoti dell'autunno e inverno del 1300, quello del novembre 1599, quello del gennaio 1703 che nell'area causò oltre settecento morti e impose la ricostruzione barocca di Sant'Antonio Abate fra il 1707 e il 1709, e infine la sequenza dell'agosto e ottobre 2016. Ogni chiesa di Cascia porta in facciata o nelle capriate il segno di una di queste date.

Il quinto è amministrativo e cambia i confini: nel 1809, sotto l'occupazione francese, parte del territorio comunale fu staccata per formare il comune di Poggiodomo; nel 1850 Cascia cedette il villaggio di Trimezzo a Cittareale, che allora apparteneva al Regno delle Due Sicilie, spostando un confine di stato; nel 1860 l'annessione al Regno di Sardegna, che il 17 marzo 1861 divenne Regno d'Italia.

Il sesto e il settimo sono novecenteschi e riguardano la santa. Nel 1900 Leone XIII canonizzò Rita sulla base di due guarigioni riconosciute, quella di Elisabetta Bergamini e quella di Cosmo Pellegrini. Nel 1937 fu posata la prima pietra della basilica, conclusa nel 1947, elevata a basilica minore da Pio XII il 1 agosto 1955. Da quel momento Cascia (PG) smette di essere un borgo appenninico e diventa una delle mete di pellegrinaggio più frequentate d'Italia. L'ultimo avvenimento che vale la pena ricordare è del nostro tempo e ha un sapore diverso: dopo il terremoto del 2016, con l'iniziativa sarda della paradura, mille pecore furono donate ai pastori di Cascia perché potessero ricominciare. Nella storia di questo paese le ricostruzioni le hanno sempre pagate le persone.

Chi è passato da Cascia (PG)

Il primo nome, per forza di cose, è quello di Rita, Margherita Lotti, nata a Roccaporena nel 1381 e morta in monastero il 22 maggio 1457. Il secondo è quello del marito, Paolo di Ferdinando Mancini, e dei figli Giangiacomo Antonio e Paolo Maria, che di questo paese furono cittadini in un secolo di faide.

Da Cascia passarono figure religiose di rilievo. Antonio Elemosina, frate francescano e vescovo, costruì la chiesa di San Francesco fra il 1339 e il 1424. Al convento di Sant'Agostino si formarono il beato Ugolino, il beato Giovanni da Chiavano e il beato Simone Fidati, maestro di teologia agostiniano fra i più noti del Trecento italiano. Nel Novecento la figura decisiva è madre Maria Teresa Fasce, badessa che concepì e finanziò la basilica.

Ci sono poi i pontefici, che con Cascia hanno avuto rapporti concreti e non solo simbolici: Paolo II fece erigere la Rocca nel Quattrocento, Leone X la fece smantellare nel 1517, Clemente VIII concesse il titolo di città nel 1596, Leone XIII canonizzò Rita nel 1900, Benedetto XV sostenne la raccolta fondi per la basilica, Pio XI finanziò il progetto ridimensionato e ne indicò il progettista, Pio XII elevò l'edificio a basilica minore nel 1955. Il cardinale Enrico Gasparri posò la prima pietra il 20 giugno 1937.

Sul versante artistico il novero è di prim'ordine. Nicola di Ulisse da Siena e il Maestro della Dormitio di Terni affrescarono Sant'Antonio Abate nel Quattrocento; Domenico Indivini vi lasciò il gruppo di Tobiolo e l'angelo; Nicola da Siena firmò la Deposizione nella collegiata, dove si conservano anche i Misteri del Rosario di Niccolò Frangipani datati 1538; a Paolo da Visso è attribuita la lunetta di Sant'Agostino; nella pala di San Francesco la critica ha riconosciuto la mano del Pomarancio con scomparti riferiti a Guido Reni e a Perino Cesarei; l'organaro Luca Neri, di Leonessa, costruì nel Seicento l'organo di Sant'Antonio Abate. Per la basilica del Novecento lavorarono Armando Brasini al primo progetto, poi Maria Spirito Chiapetta, Giuseppe Calori e Giuseppe Martinenghi, con Eros Pellini per i rilievi della facciata, Luigi Montanarini per gli affreschi della cupola, Silvio Consadori per vetrate e affreschi, Luigi Filocamo per le scene liturgiche e Giacomo Manzù per il tabernacolo. Il santuario di Roccaporena è opera di Oreste della Piana, consacrato nel 1948.

Da fuori arrivò anche un re. Giovanni V del Portogallo finanziò l'ampliamento settecentesco del monastero, secondo la tradizione portoghese dopo essere guarito da un tumore al volto per intercessione della santa. E nel Novecento sportivo Cascia (PG) ha avuto ospiti inattesi: il Giro d'Italia vi ha fatto tappa nel 1981, e l'altopiano ha ospitato ritiri estivi di squadre di calcio di primo piano, italiane e straniere. Chi passa oggi, in numeri, sono i pellegrini: qualche milione nel corso degli anni, da Italia, Spagna, Portogallo e America Latina.

Domande veloci su Cascia (PG)

Quanto dista Cascia (PG) da Roma?

Circa 150 chilometri, che significano due ore e mezza di auto, non due: l'ultima parte del percorso è di montagna e le medie autostradali non valgono. Le due strade possibili sono la Salaria verso Rieti e poi la salita verso l'altopiano, oppure l'autostrada fino a Orte, il raccordo per Terni e la statale 685 delle Tre Valli Umbre lungo la Valnerina.

Si può arrivare a Cascia (PG) in treno?

No. Cascia non ha stazione ferroviaria. Si arriva in auto o con gli autobus extraurbani che risalgono la Valnerina e collegano il paese a Spoleto, Terni e Perugia, con corse dedicate nei giorni di maggiore afflusso religioso. Orari e capolinea vanno controllati sul sito del vettore prima di partire.

Quanto costa entrare nella basilica di Santa Rita a Cascia?

Nulla. L'ingresso alla basilica, alla basilica inferiore e ai luoghi ritiani di Roccaporena è libero. Si paga solo il circuito museale comunale di Palazzo Santi e dell'ex chiesa di Sant'Antonio Abate.

Quali sono gli orari del santuario di Cascia (PG)?

La basilica apre tutti i giorni alle 6.30 e chiude alle 20.00; la basilica inferiore chiude alle 19.45. Gli orari delle celebrazioni cambiano fra periodo ordinario e settimana ritiana e si controllano sul sito ufficiale del santuario o telefonando allo 0743 75091.

Serve prenotare per visitare il santuario di Santa Rita?

Per il singolo visitatore no. Per i gruppi sì: si contatta il monastero allo 0743 76221, che coordina accoglienza, celebrazioni e visite agli ambienti claustrali. Nella settimana attorno al 22 maggio la prenotazione va fatta con largo anticipo.

Il corpo di Santa Rita è visibile?

Sì. Riposa in una teca di vetro dentro un sarcofago di marmo, nella cappella neobizantina inaugurata nel 1947, chiusa da cancellate in ferro battuto. Volto, mani e piedi sono mummificati: le ricognizioni mediche del 1972 e del 1997 hanno rilevato tracce di lesione ossea frontale e una patologia al piede destro, con una statura di un metro e cinquantasette.

Perché Santa Rita è la santa degli impossibili?

Perché la sua biografia è una sequenza di situazioni senza uscita, dal matrimonio con un uomo violento alla perdita del marito e dei due figli, fino ai tre rifiuti del monastero. La devozione popolare ne ha fatto la patrona delle cause perdute, ed è il motivo per cui a Cascia si arriva quasi sempre con una richiesta precisa in tasca.

Che cosa c'entrano le api con Santa Rita da Cascia?

Le api sono uno dei quattro simboli ritiani, insieme alla rosa, alla spina e al roseto benedetto, e derivano dai racconti delle api bianche attorno alla culla e di quelle scure attorno al letto di morte. La tradizione locale le associa a una colonia che vivrebbe nelle murature del vecchio monastero. Il periodico con cui negli anni Venti si finanziò la basilica si chiamava Dalle Api alle Rose proprio per questo.

Quando si benedicono le rose a Cascia (PG)?

Il 22 maggio, solennità di Santa Rita, all'interno di una settimana di celebrazioni. È il giorno del corteo storico e della benedizione delle rose portate dai fedeli; il 21 maggio si tengono i festeggiamenti della vigilia, e la chiusura del ciclo ritiano è la Festa della Rosa e delle Rite, la quarta domenica di giugno a Roccaporena.

Quanto tempo serve per visitare Cascia (PG)?

Una giornata piena per santuario, monastero, borgo alto e i due musei. Due giorni per aggiungere Roccaporena con calma, Villa San Silvestro e l'altopiano di Chiavano. Con mezza giornata si vede solo la basilica.

Quanto dista Roccaporena da Cascia?

Circa sei chilometri di strada di fondovalle. Il borgo è a 707 metri di quota e fino al 1950 non aveva una strada carrozzabile. Fra Cascia e Roccaporena non esiste un servizio urbano continuo, quindi senza auto quel tratto va organizzato in anticipo.

Si può salire allo Scoglio di Roccaporena?

Sì, con una salita breve ma ripida, servita da gradini e ringhiere, fino alla cappella che dal 1919 protegge il luogo. Non è adatta a chi ha problemi di equilibrio, di cuore o di respiro, e con la pioggia i gradini diventano scivolosi.

Cascia (PG) è accessibile in sedia a rotelle?

Il complesso del santuario in gran parte sì, essendo un edificio novecentesco progettato per grandi flussi, con posti auto riservati vicino al sagrato. Il borgo alto medievale è problematico per selciato e pendenze. Lo Scoglio di Roccaporena non è accessibile; la casa natale, l'orto del miracolo e il santuario di fondovalle lo sono con qualche aiuto.

Si possono fare fotografie nella basilica di Cascia?

Sì, senza flash e senza treppiedi, e con il rispetto che il luogo impone: la cappella dell'urna è un punto di preghiera e non un fondale. Il soggetto migliore all'interno è la cupola affrescata da Luigi Montanarini, che si legge stando al centro della croce greca.

Che cosa vedere a Cascia (PG) oltre al santuario?

La chiesa di San Francesco del 1339 e 1424 con il rosone a diciotto archetti, la collegiata di Santa Maria della Visitazione con il fonte battesimale legato alla tradizione ritiana, la chiesa gotica di Sant'Agostino, l'ex chiesa di Sant'Antonio Abate con gli affreschi quattrocenteschi e l'organo secentesco, il Museo di Palazzo Santi, Palazzo Carli con l'archivio storico, il tempio romano di Villa San Silvestro e l'altopiano di Chiavano.

Il museo di Cascia è aperto tutti i giorni?

No. Palazzo Santi e l'ex chiesa di Sant'Antonio Abate seguono calendari stagionali, con aperture ridotte nei mesi freddi e talvolta su richiesta. Prima di programmare la visita conviene verificare presso il Comune di Cascia.

Cascia (PG) è adatta ai bambini?

Sì, scegliendo bene. La salita allo Scoglio di Roccaporena e la mostra dei presepi fra dicembre e gennaio funzionano molto bene; la benedizione degli animali del 17 gennaio è un evento che i più piccoli ricordano. La visita alla basilica, senza una spiegazione, li annoia.

Che differenza c'è fra Cascia e Norcia?

Sono a pochi chilometri l'una dall'altra e si somigliano nella storia sismica e nella cucina, ma hanno anime diverse: Norcia è la città di San Benedetto, con una piazza monumentale e una tradizione norcina che ha fatto scuola in tutta Italia; Cascia è un centro di pellegrinaggio ritiano cresciuto attorno a un santuario novecentesco. Chi ha due giorni le vede entrambe, e capisce meglio l'una attraverso l'altra.

Dove si mangia bene a Cascia (PG)?

Nelle trattorie del paese alto più che nei ristoranti di grande capienza a valle, tarati sui pullman. I piatti di riferimento sono i crostini alla ghiotta, la torta al testo, le zuppe di farro e di lenticchie, gli strascicati conditi con tartufo, la farrecchiata di roveja e la rocciata come dolce.

Quando si compra lo zafferano di Cascia?

In autunno, e al meglio durante la mostra mercato dedicata, che si tiene fra l'ultimo fine settimana di ottobre e il primo di novembre. La raccolta si fa all'alba, fiore per fiore, staccando a mano i tre stimmi di ogni corolla: è un prodotto di piccolissima scala, e il prezzo lo riflette.

Cascia (PG) ha subito danni con il terremoto del 2016?

L'Appennino centrale è stato colpito duramente dalle scosse del 24 agosto e del 30 ottobre 2016 e la ricostruzione è ancora in corso: chi arriva oggi trova il paese in piedi e funzionante, con qualche cantiere e qualche edificio minore ancora chiuso. Roccaporena, secondo la narrazione locale, non riportò danni rilevanti salvo lesioni lievi a una chiesetta duecentesca.

Qual è il periodo migliore per visitare Cascia (PG)?

Giugno e settembre per il clima e per l'assenza di code; ottobre e novembre per zafferano e tartufo; maggio se si vuole la festa, sapendo che il 22 il paese è sovraccarico. L'inverno è il periodo dei pochi pellegrini e della basilica silenziosa, con il rischio di strade complicate verso le frazioni alte.

Cascia (PG) si può visitare insieme ad altri borghi in un fine settimana?

Sì, ed è il modo migliore di organizzarla. Nel raggio di un'ora ci sono Norcia, Leonessa, Cittareale, Amatrice, Poggio Bustone e il santuario di Greccio, la cascata delle Marmore e il Terminillo. Chi rientra verso Roma può chiudere il giro con l'abbazia di Farfa in Sabina.

Serve una guida per visitare Cascia (PG)?

Per la basilica no, per il monastero e per i due musei civici cambia tutto: senza qualcuno che spieghi chi era il Maestro della Dormitio di Terni o perché un organo secentesco a trasmissione meccanica sia una rarità, si guarda senza vedere. Per i gruppi la presenza di un accompagnatore professionale è la differenza fra una visita e una processione disordinata.

La mia conclusione su Cascia (PG)

Accompagno gruppi in Umbria da vent'anni e Cascia resta il posto che più spesso viene raccontato per metà. La metà che tutti conoscono è la basilica bianca, l'urna, le rose del 22 maggio. L'altra metà è un borgo di pietra con quattro chiese, due musei, un organo del Seicento e una scuola teologica che nel Trecento formava maestri agostiniani. Chi arriva per la prima è già ripagato; chi si prende il tempo per la seconda porta a casa un pezzo di Umbria che le guide generaliste liquidano in cinque righe.

Se dovessi dare un solo consiglio: andateci fuori stagione, dormite una notte, cominciate da Roccaporena e finite in basilica. Vedrete un paese e non un santuario, e capirete perché una donna nata in una casa di due stanze senza strada abbia finito per muovere pellegrini da mezzo mondo. Per costruire l'itinerario attorno a Cascia con le altre mete umbre, le pagine sulle gite di un giorno in Italia danno una mappa ragionata delle distanze e dei collegamenti; per i viaggi organizzati e le esperienze private, il riferimento professionale è la consulenza per tour operator.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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