Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri

Il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri è in piazza del Risorgimento 46, 00192 Roma, rione Prati, dentro la caserma intitolata al carabiniere Giovanni Battista Scapaccino, a cinque minuti a piedi dal colonnato di San Pietro. L'ingresso è libero e gratuito: nessun biglietto, nessuna prenotazione per chi arriva da solo o in coppia. Si entra dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 13.00; chiusura il lunedì e nelle giornate del 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 1° maggio, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre. I gruppi fino a quaranta persone possono prenotare una visita accompagnata scrivendo a museo.storico@carabinieri.it; il telefono del museo è 06 6896696. Chi ha difficoltà motorie entra da un accesso agevolato in via Cola di Rienzo 294, non dal portone della piazza. Trasporti: metropolitana linea A, fermata Ottaviano-San Pietro, dieci minuti a piedi; autobus 32 e 81, capolinea in piazza del Risorgimento, davanti all'ingresso; tram 19, capolinea nella stessa piazza; posteggio taxi in piazza del Risorgimento all'angolo con via Ottaviano; parcheggi a pagamento in piazza Cavour e dintorni. Il museo è un istituto militare in attività, dentro una caserma in servizio, e alcuni ambienti sono interessati da lavori finanziati con Art Bonus: prima di partire da lontano conviene una telefonata per sapere quali piani sono aperti.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se il viaggio a Roma si costruisce intorno agli ingressi gratuiti, la mappa completa è nella pagina dedicata ai musei gratis a Roma, dove questo indirizzo compare fra i pochi aperti tutto l'anno senza cassa e senza fila.

Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri
Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Dove si trova il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri e come ci si arriva

Piazza del Risorgimento è uno di quei nodi romani che quasi tutti attraversano e quasi nessuno guarda. Ci si passa per andare a San Pietro, ci si passa per prendere il 19 verso Trastevere, ci si passa uscendo dalla metropolitana con il collo già piegato verso la cupola. Il museo occupa l'angolo nord della piazza, in una palazzina che dà su via Cola di Rienzo, e la maggior parte dei turisti che le passa davanti non alza gli occhi. Sbaglia, perché la facciata è l'unico monumento pubblico romano dedicato per intero alla storia dei carabinieri.

Metro, bus e tram per il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

La fermata più comoda della metropolitana è Ottaviano-San Pietro, linea A, direzione Battistini se arrivate da Termini. Dall'uscita si prende via Ottaviano verso la basilica e si gira a sinistra in via Cola di Rienzo: dieci minuti di passo normale, meno se non vi fermate davanti alle vetrine, che su quel tratto sono parecchie. Gli autobus 32 e 81 hanno il capolinea proprio in piazza del Risorgimento, di fronte all'ingresso, e questo è un vantaggio che i romani conoscono bene: al capolinea si sale sempre seduti. Anche il tram 19 termina qui, e per chi viene da San Lorenzo, dal Verano o da Valle Giulia è il mezzo più diretto in assoluto, senza cambi. Un posteggio taxi presidia l'angolo con via Ottaviano.

La mia opinione, dopo vent'anni di gruppi accompagnati in questa zona: chi arriva in taxi da Termini spende dieci volte tanto per guadagnare venti minuti in una fascia oraria in cui il lungotevere è fermo. La linea A la mattina presto funziona, e alle 9.00 la banchina di Ottaviano non è ancora quella delle undici, quando il flusso verso i Musei Vaticani la trasforma in un imbuto.

L'ingresso accessibile di via Cola di Rienzo 294

Questo è il dato che manca in quasi tutte le pagine che parlano del museo, e che invece cambia la giornata a chi si muove in carrozzina o con un deambulatore. L'accesso agevolato non è sotto il portone monumentale della piazza: si trova in via Cola di Rienzo 294. Chi arriva con un passeggino può entrare senza problemi anche dall'ingresso principale, perché i passeggini sono ammessi all'interno. I cani guida per non vedenti sono ammessi, al guinzaglio e con museruola, e sono ammessi anche gli animali certificati per la pet therapy: due categorie che molti musei romani continuano a trattare come un'eccezione da negoziare al banco.

Parcheggi, taxi e il consiglio pratico sulla sosta

Arrivare in auto in questo quadrante è una scelta che si paga. I parcheggi a pagamento più vicini sono in piazza Cavour e nelle strade limitrofe, a una decina di minuti a piedi; la sosta libera a Prati, in orario mattutino feriale, non esiste in senso pratico. Se proprio dovete guidare, lasciate la macchina oltre il lungotevere e attraversate: la passeggiata da ponte Cavour, con Castel Sant'Angelo sulla sinistra, vale il quarto d'ora che vi costa.

Orari, ingresso e prenotazioni del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

L'orario è corto e va rispettato alla lettera: dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 13.00. Quattro ore, non una di più, e il lunedì il portone resta chiuso. Aggiungete le chiusure di calendario, che seguono le feste civili e religiose italiane: 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e Lunedì dell'Angelo, 1° maggio, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre. Un museo con questo orario si visita la mattina o non si visita: chi lo mette in programma dopo pranzo lo trova serrato.

Quanto costa entrare al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Niente. L'ingresso è libero e gratuito, per tutti, tutti i giorni di apertura, senza distinzione di età, nazionalità o residenza. Non c'è una biglietteria, non c'è un ridotto, non c'è un prezzo pieno. Non serve nemmeno mettersi in fila su un sito per un orario: si arriva, si passa il controllo all'ingresso della caserma e si entra. In una città dove la sola prenotazione online di certi monumenti costa quanto un pranzo, questa è una notizia che vale la deviazione.

Card, abbonamenti e ingressi gratuiti: che cosa vale davvero qui

Su questo punto circola parecchia confusione, e vale la pena essere netti. Il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri non è un museo civico di Roma Capitale e non è un museo statale del Ministero della cultura: dipende dall'Arma dei Carabinieri, cioè dal comparto della Difesa. Conseguenza pratica: la MIC card, l'abbonamento annuale che apre i musei civici romani, qui non serve a nulla, perché il circuito è un altro. Allo stesso modo, la prima domenica del mese a ingresso gratuito nei musei statali riguarda un elenco di istituti che non comprende questo indirizzo. Il paradosso è che non ve ne accorgerete comunque, perché qui si entra gratis sempre. Ma se state costruendo un itinerario intorno a una card, sappiate che questa visita non la userà e non la consuma. Per i musei che invece rientrano nei due circuiti conviene guardare la panoramica dei musei statali di Roma e quella generale dei musei di Roma.

Visite guidate e gruppi al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Le visite accompagnate esistono e sono organizzate dal museo per gruppi fino a quaranta persone. Si prenotano scrivendo all'indirizzo museo.storico@carabinieri.it, con congruo anticipo: la disponibilità dipende dal personale del reparto, che ha anche altri compiti. Il percorso è comunque comprensibile da soli, perché ogni sezione è corredata da didascalie e da supporti multimediali, e il museo mette a disposizione un tour virtuale liberamente consultabile che permette di preparare la visita da casa. Per i gruppi organizzati e per le esperienze private a Roma il riferimento professionale è la rete di TourLeaderPro.

L'edificio del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri: una palazzina di fine Ottocento

La sede è una palazzina di fine Ottocento, costruita quando Prati era ancora un cantiere di case nuove sulle terre alluvionali fra il Tevere e i Monti Vaticani. Piccola, proporzionata, con volumetrie e linee esterne rimaste sostanzialmente quelle originali. Non è un palazzo storico riconvertito: è un edificio militare pensato come tale, che a un certo punto ha ricevuto una veste rappresentativa. Chi si aspetta un museo dentro un palazzo nobiliare resterà spiazzato; chi capisce l'architettura militare umbertina ci troverà molto da leggere.

Scipione Tadolini e il rifacimento del 1937

Il rifacimento che ha dato all'edificio la forma attuale è del 1937 e porta la firma dell'architetto civile Scipione Tadolini, con i lavori eseguiti dal Genio Militare. Tadolini appartiene a una dinastia di artisti romani che attraversa un secolo e mezzo di città: il cognome, a Roma, evoca lo studio di via del Babuino, oggi trasformato in museo-caffè, dove si sono succedute quattro generazioni di scultori. Sul perimetro dell'edificio furono inseriti elementi decorativi: la palazzina conservò le sue linee, ma acquistò il tono di un piccolo monumento. La pietra sperone sale fino al secondo piano, poi entrano il travertino e i marmi. È un lessico da anni Trenta romani, sobrio, senza retorica gonfia.

Il bassorilievo di facciata e il motto dell'Arma

Sulla facciata corre un bassorilievo dello scultore Enrico Tadolini con il motto Nei Secoli Fedele. È la prima cosa che vedete e l'ultima che vi resta in mente, e vale la pena fermarsi trenta secondi a guardarla dalla piazza prima di entrare, perché una volta dentro non la vedrete più. Il motto è la sintesi che l'Arma ha scelto di sé stessa: non la forza, non la vittoria, ma la fedeltà nel tempo lungo. Un'istituzione nata nel 1814 che si definisce attraverso i secoli sta dicendo qualcosa di preciso sul modo in cui vuole essere letta.

Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri
Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Come nasce il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

La storia di questo museo comincia con un articolo di rivista, il che è già un bel modo di cominciare. Nel 1908 il capitano Vittorio Gorini pubblicò sulla Rivista Militare Italiana una proposta: raccogliere e custodire in un luogo solo i cimeli e i documenti della storia dell'Arma, prima che il tempo e le traslochi li disperdessero. L'idea piacque, poi si fermò. Il terremoto di Messina di quello stesso 1908 e le guerre che seguirono spostarono altrove ogni energia disponibile.

Dal Regio Decreto del 1925 all'Ente morale

La raccolta sistematica riprese dopo la Grande Guerra, sotto l'impulso del generale Carlo Petitti di Roreto. Il riconoscimento giuridico arrivò il 3 dicembre 1925 con il Regio Decreto n. 2495, che costituì l'istituzione come Ente morale. È la data di nascita ufficiale del museo, e spiega perché in tutte le schede si legga 1925: il museo esisteva come soggetto giuridico dodici anni prima di avere la sede che vediamo oggi.

L'inaugurazione del 6 giugno 1937

Nel 1937 il Comando Generale assegnò al museo l'intero stabile di piazza del Risorgimento, che venne ristrutturato da cima a fondo. La nuova sede fu inaugurata ufficialmente il 6 giugno 1937 alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Nel documento istitutivo il museo viene definito depositario privilegiato dei cimeli, documenti e ricordi che testimoniano l'azione svolta dall'Arma in pace e in guerra: una formula burocratica che però centra il punto, perché questo non è un museo d'arte con qualche divisa, è un archivio di memoria che espone anche opere d'arte.

I riallestimenti: 1946, 1985, 2003-2007

Un museo militare inaugurato nel 1937 e sopravvissuto alla guerra ha per forza una storia di rifacimenti. Il primo riallestimento seguì il conflitto, nel 1946, quando l'Italia era un altro Paese e la narrazione da esporre andava riscritta. Il secondo, ben più profondo, portò alla reinaugurazione del 9 luglio 1985 alla presenza del ministro Giovanni Spadolini: ristrutturazione interna e ammodernamento degli impianti. Nel 1997 il Ministro della Difesa decretò l'estinzione della personalità giuridica dell'Ente morale, e il museo entrò a pieno titolo nella struttura dell'Arma. Fra il 2003 e il 2007 gli ambienti furono sottoposti a una revisione complessiva, quella che ha prodotto l'allestimento che si visita adesso, con le didascalie dedicate e i supporti multimediali. Oggi sono in corso ulteriori interventi finanziati attraverso l'Art Bonus, che riguardano serramenti, climatizzazione, impianti elettrici, accessibilità con riproduzioni in braille e in tre dimensioni, arredi e attrezzature per i laboratori didattici.

Il percorso di visita del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, sala per sala

Il percorso si sviluppa su tre piani, in ordine cronologico e tematico, e conta ventisei sale espositive. Comincia dalla fondazione del 1814 e arriva alla guerra di Resistenza e di Liberazione, con affacci sulla storia più recente: due secoli di vicende italiane raccontate dal punto di vista di un corpo che le ha attraversate tutte. Lo stile dell'allestimento è sobrio, quasi severo, con vetrine ordinate e pochi effetti. A qualcuno sembrerà freddo. A me sembra la scelta giusta: qui il materiale ha una densità emotiva altissima e non ha bisogno di essere drammatizzato con le luci.

Le Regie Patenti del 13 luglio 1814

Il documento che apre tutto è l'atto di nascita: le Regie Patenti del 13 luglio 1814, con cui Vittorio Emanuele I di Savoia istituì il Corpo dei Carabinieri Reali, unità militare con compiti di polizia. Vale la pena soffermarsi su quella data. Il 1814 è l'anno in cui Napoleone lascia il trono e i Savoia rientrano a Torino: il nuovo corpo nasce nel momento esatto della restaurazione sabauda, con un modello che deve molto alla gendarmeria francese che si era appena voluta cancellare. La storia delle istituzioni è quasi sempre così, fatta di continuità che nessuno ammette. Nelle vetrine il documento è accompagnato dalle prime uniformi e dalle prime armi del Corpo.

La prima Bandiera di Guerra e il Risorgimento

Fra i pezzi di maggior peso simbolico c'è la prima Bandiera di Guerra del Corpo, che entra nella storia dell'Arma a fine Ottocento e apre la sezione risorgimentale. Il fatto d'arme che tutti i carabinieri conoscono a memoria è la Carica di Pastrengo del 30 aprile 1848, quando gli squadroni a cavallo caricarono per proteggere il re Carlo Alberto esposto al fuoco nemico: alla bandiera dell'Arma venne concessa per quell'episodio la prima medaglia d'argento al valor militare. Nel museo l'episodio ritorna nei dipinti di battaglia dell'Ottocento, il genere in cui eccelleva Sebastiano De Albertis, e nei calchi del Salone d'Onore. Chi vuole capire il contesto politico di quegli anni trova un complemento naturale nel Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano e nell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

Giovanni Battista Scapaccino, il primo di tutti

La caserma che ospita il museo porta il nome di Giovanni Battista Scapaccino, e la ragione va conosciuta prima di entrare. Scapaccino, nato a Incisa Belbo in provincia di Asti il 15 febbraio 1802, fu ucciso a Les Échelles, in Savoia, il 3 febbraio 1834. Quella sera un centinaio di fuoriusciti mazziniani provenienti dalla Francia tentò di invadere il Regno di Sardegna occupando il paese; Scapaccino, che rientrava a cavallo, venne fermato e intimato di aderire alla rivolta. Rifiutò, gridò Viva il Re! e tentò di forzare il blocco: fu colpito a morte da due fucilate. Ricevette la Medaglia d'oro al valor militare, la prima concessa da Carlo Alberto dopo che quella decorazione era stata reintrodotta. Nel 1928 il suo paese natale fu ribattezzato Incisa Scapaccino. La sua figura ricorre nell'iconografia del museo, e il suo nome sull'insegna della caserma non è un ornamento: è il primo anello della catena che il percorso espositivo racconta.

Le uniformi e le tempere di Alessandro Degai

Se dovessi indicare la sezione più sottovalutata del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, sceglierei senza esitare le tempere. Il museo conserva centosessanta tempere originali di Alessandro Degai che documentano le uniformi storiche dal 1814 al 1944: centotrent'anni di divise, gradi, sciabole, pennacchi, mantelline, cappelli. È materiale che gli studiosi di storia del costume militare consultano per lavoro e che il visitatore comune attraversa in tre minuti. Sbagliando, perché una tempera di uniforme è un documento tecnico travestito da acquerello: registra il taglio, il colore esatto, la posizione degli alamari, la forma della bandoliera in un dato anno. Accanto, nelle vetrine, ci sono le divise vere, con il volume e la stoffa che nessuna riproduzione restituisce. Il confronto fra il disegno e l'oggetto è la parte migliore della visita, e nessuno ve lo segnala.

La lotta al brigantaggio

La sezione post-unitaria affronta uno dei capitoli più duri della storia italiana: la repressione del brigantaggio nel Mezzogiorno dopo il 1861, che fu una guerra civile chiamata con un altro nome. Fra le figure che ricorrono nell'iconografia del museo c'è Chiaffredo Bergia, il carabiniere piemontese diventato leggendario per le operazioni condotte in Abruzzo e in Molise, decorato più volte. Il museo lo racconta dal punto di vista dell'istituzione, come è naturale che sia in un museo d'Arma: chi cerca la storiografia critica di quegli anni dovrà integrarla altrove. Detto questo, gli oggetti esposti restano documenti di prima mano, e le armi di quella fase raccontano da sole quanto fosse asimmetrico e sporco quel conflitto.

Le armi, i documenti e i cimeli

Il patrimonio comprende armi di grande valore storico, documenti rari e cimeli di ogni specie. Le armi da fuoco coprono l'arco che va dagli avancarica di inizio Ottocento alle armi individuali del Novecento; i documenti includono ordini, brevetti, brevetti di decorazione, corrispondenza. La collezione medaglistica è imponente: duecentosei medaglie commemorative e trentasette medaglioni di decorati, oltre alle dodici pergamene d'arte. Sono numeri che restituiscono la natura profonda dell'istituto, che è insieme museo, archivio e sacrario.

Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri
Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

La Grande Guerra e Ernesto Cabruna

La sezione dedicata alla Prima guerra mondiale contiene una delle storie più improbabili che un museo militare possa raccontare: quella di un carabiniere diventato asso dell'aviazione. Ernesto Cabruna, nato a Tortona il 2 giugno 1889 ed entrato nella Legione Allievi Carabinieri il 18 ottobre 1907, passò al volo e collezionò otto vittorie aeree. Il 29 marzo 1918, nel cielo di Ponte di Piave, attaccò da solo una formazione austro-ungarica composta da un bombardiere scortato da dieci caccia e abbatté il capostormo. L'azione gli valse la promozione per merito di guerra a sottotenente; nel 1924 ricevette la medaglia d'oro al valor militare. Morì a Rapallo il 9 gennaio 1960. Un carabiniere che sale su un biplano e si butta contro undici aerei nemici è il genere di episodio che i libri di scuola non raccontano e che qui trova la sua vetrina.

La Seconda guerra mondiale e Salvo D'Acquisto

Il nome che più spesso i visitatori cercano è quello di Salvo D'Acquisto. Il vicebrigadiere si autoaccusò dell'uccisione di due militari tedeschi il 23 settembre 1943 a Torre di Palidoro, alle porte di Roma, per salvare dalla rappresaglia ventidue civili, e fu fucilato. Aveva ventidue anni. È una vicenda che in Italia si conosce per sentito dire e che qui, davanti agli oggetti e ai documenti, riacquista la sua sostanza fattuale: la data, il luogo, il numero delle persone salvate, la firma su un verbale. La differenza fra sapere una storia e vederla documentata è tutta lì.

La Resistenza: Fosse Ardeatine e Martiri di Fiesole

La sezione conclusiva del percorso storico riguarda la guerra di Resistenza e di Liberazione. Fra i 335 uccisi alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, per rappresaglia dopo l'attacco partigiano di via Rasella del giorno prima, figurano diversi carabinieri: il tenente colonnello Giovanni Frignani e il capitano Raffaele Aversa, che avevano avuto un ruolo diretto nell'arresto di Mussolini il 25 luglio 1943, il maggiore Ugo De Carolis, il tenente Genserico Fontana, il carabiniere di leva Gaetano Forte. Chi vuole completare il quadro trova il luogo dell'eccidio al Mausoleo delle Fosse Ardeatine e il racconto dell'occupazione tedesca di Roma al Museo Storico della Liberazione di via Tasso.

Accanto, la vicenda dei Martiri di Fiesole: i tre carabinieri Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, nascosti fra i resti del teatro romano di Fiesole dopo l'ordine di passare in clandestinità, si consegnarono volontariamente ai tedeschi il 12 agosto 1944 per salvare dieci ostaggi civili dalla fucilazione. Furono uccisi. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria a tutti e tre. Avevano rispettivamente venti, ventuno e ventuno anni.

Il Salone d'Onore del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Il Salone d'Onore è l'ambiente di maggior valore artistico e simbolico dell'edificio, e da solo giustifica la visita. Qui si conserva l'originale in gesso dell'intero altorilievo realizzato nel 1933 da Edoardo Rubino per il Monumento al Carabiniere di Torino, eretto nei giardini del Palazzo Reale sabaudo. Nei calchi sono illustrati gli accadimenti più importanti della storia dell'Arma dal 1814 al primo dopoguerra: una narrazione continua in cui le figure si succedono come in un fregio antico. Vedere il gesso originale invece del bronzo finito è un privilegio che pochi musei offrono, perché il gesso conserva il tocco della mano e la superficie che il metallo irrigidisce. Nel Salone sono custodite anche le bandiere storiche dell'Arma. Lo spazio accoglie ogni anno le più importanti cerimonie dell'Arma che si svolgono nella Capitale e ospita periodicamente conferenze e mostre temporanee.

Il Sacrario dedicato ai Caduti

Il Sacrario è la stanza in cui si abbassa la voce da soli, senza che nessuno lo chieda. Al centro un sacello sormontato da una spada di foggia antica, che nella sagoma richiama una croce, poggia su una lastra di alabastro: ricorda il sacrificio di tutti i carabinieri caduti. Nelle teche appese alle pareti sono conservate le massime onorificenze loro conferite, i medaglieri con le Croci dell'Ordine Militare d'Italia, le Medaglie d'oro al valor militare e al valor civile, le Croci d'Onore. Non è una sala espositiva nel senso corrente: è un luogo di commemorazione dentro un museo, e la differenza si sente appena si varca la soglia. Se visitate con dei ragazzi, è qui che conviene fermarsi e spiegare, invece che davanti alle armi.

Gli artisti del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Definire questo museo una raccolta di cimeli è ingeneroso. Il percorso è raccontato attraverso opere d'arte pittoriche e scultoree di artisti dell'Ottocento e del Novecento, e la lista dei nomi sorprende chi entra pensando di trovare solo vetrine di uniformi.

I pittori

Fra i pittori rappresentati nelle collezioni compaiono Sebastiano De Albertis, milanese, specialista di battaglie e di cavalli, uno dei pochi in Italia capace di disegnare un cavallo al galoppo prima che la fotografia insegnasse a tutti come si muove davvero; Francesco Gonin, torinese, l'illustratore dell'edizione ottocentesca dei Promessi Sposi curata dallo stesso Manzoni; Alberto Issel, genovese, paesaggista e poi protagonista delle arti decorative; il polacco Viktor Mazurowski; Clemente Tafuri, salernitano di formazione genovese; Memmo Genua; Mario Bucci; il fiorentino Gianni Vagnetti; Achille Beltrame, il vicentino che per quarant'anni disegnò le copertine della Domenica del Corriere e che ha formato l'immaginario visivo di generazioni di italiani; Vittorio Pisani. Il museo conserva oltre quaranta quadri di autori otto e novecenteschi.

Gli scultori

Sul versante scultoreo i nomi principali sono Augusto Rivalta, allievo di Giovanni Duprè e figura centrale della scultura toscana post-unitaria; Stanislao Grimaldi, pittore e scultore torinese legato alla casa Savoia; Edoardo Rubino, autore dell'altorilievo del Salone d'Onore; Antonio Berti, lo scultore fiorentino che nel Novecento ritrasse mezza Italia ufficiale. Aggiungete il bassorilievo di facciata di Enrico Tadolini e avrete la misura di quanto la committenza dell'Arma abbia attinto ai migliori artisti disponibili in ciascuna stagione.

Il dato che colpisce, messi in fila questi nomi, è che nessuno di loro sia un pittore di regime o un mestierante: sono professionisti di prima fascia, chiamati a lavorare per un committente militare in stagioni diverse, dalla pittura di battaglia ottocentesca all'illustrazione popolare del primo Novecento fino al ritratto ufficiale del secondo dopoguerra. È una collezione d'arte italiana travestita da collezione d'Arma, ed è il motivo per cui vale la pena leggere le didascalie con i nomi degli autori invece di limitarsi ai soggetti raffigurati.

Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri
Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Archivio storico, archivio fotografico e biblioteca del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Il complesso museale non è soltanto una raccolta esposta. Comprende un Archivio Fotografico, un Archivio Storico e una Biblioteca, consultabili previa richiesta da inoltrare alla Direzione del Museo. Per chi fa ricerca, questa è la parte più preziosa dell'istituto: fondi fotografici che coprono un secolo e mezzo di attività, documentazione d'archivio sull'organizzazione territoriale, una biblioteca specializzata in storia militare e istituzionale. La consultazione non è libera come in una biblioteca pubblica, va concordata, e i tempi vanno messi in conto. Ma per una tesi di laurea o per un lavoro giornalistico serio la differenza fra citare una fonte secondaria e leggere il documento originale la fa questo indirizzo.

Le mostre temporanee e le conferenze nel Salone d'Onore

Il Salone d'Onore non è un ambiente congelato. Ospita periodicamente conferenze aperte al pubblico e mostre che pescano nei depositi. Il 25 marzo 2026, per esempio, vi si è aperta l'esposizione I bozzetti del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri. Il Patrimonio Invisibile, articolata in tre sezioni: bozzetti per sculture e architetture dell'Arma, bozzetti per i calendari storici, bozzetti delle cartoline storiche. L'ingresso è gratuito, con prenotazione consigliata all'indirizzo museo.storico@carabinieri.it o al numero 06 6896696. Chi programma la visita farà bene a chiedere al museo che cosa sia allestito nel Salone al momento: le mostre temporanee di questo istituto sono rare e raramente pubblicizzate, e i bozzetti sono materiale che di norma nessuno vede mai, perché appartiene alla fase preparatoria delle opere e finisce in deposito il giorno dopo l'inaugurazione del monumento.

Servizi e regole del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Il museo è dentro una caserma in attività, e questo determina il regolamento. Il personale militare del reparto svolge anche funzioni di accoglienza: fornisce assistenza ai visitatori, indica i settori e dà informazioni sugli eventi. Sono attivi impianti di allarme e videosorveglianza.

Fotografie, flash e telefoni

Le fotografie ai materiali esposti sono consentite. Sono invece sempre vietati il flash e i puntatori laser, come in qualunque museo che tenga alla conservazione di carta, tessuti e pellicole. È vietato riprendere il personale del museo, e questa è una regola che in un contesto militare va presa alla lettera. I telefoni e gli smartphone si possono usare, ma il museo invita a limitarne l'uso durante la visita per rispetto reciproco. Aggiungo la mia: in una sala come il Sacrario, mettere via il telefono è semplicemente buona educazione.

Guardaroba, cibo e bevande

Nell'atrio è disponibile un piccolo guardaroba per il deposito di oggetti di dimensioni contenute. L'introduzione di cibi e bevande nelle sale è sempre vietata: quello che avete con voi va lasciato al guardaroba. Non c'è un bar né una caffetteria; è disponibile un distributore automatico self service per alimenti e bevande. È vietato toccare le opere d'arte e danneggiare la struttura, il che sembra ovvio e invece va scritto.

Animali, passeggini, famiglie

Sono ammessi i cani guida per non vedenti, al guinzaglio e con museruola, e gli animali certificati per la pet therapy. I passeggini possono entrare. Per chi viaggia con bambini piccoli è una combinazione comoda: quattro ore di apertura mattutina, ingresso gratuito, nessuna coda, passeggino ammesso.

Il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri con i bambini e con le scuole

Il museo propone attività educative: visite accompagnate, laboratori interattivi, letture animate e programmi personalizzati che tengono conto di esigenze di accessibilità diverse e di lingue diverse. Fra gli interventi in corso figura la realizzazione di riproduzioni in braille e in tre dimensioni, pensate per la fruizione tattile. Per le scuole romane è una risorsa poco sfruttata, e non capisco perché: un istituto che racconta due secoli di storia d'Italia attraverso oggetti, con ingresso gratuito e a due passi da una fermata della linea A, dovrebbe avere le prenotazioni piene da settembre a maggio.

Con i bambini funziona bene la parte delle uniformi, che è visivamente immediata, e funzionano i cavalli dei dipinti di battaglia. Funziona meno la sezione documentaria, che richiede una capacità di lettura che a otto anni non c'è. Il mio consiglio da accompagnatore: un'ora, non di più, e concentratela sul Salone d'Onore e sulle divise. Se volete proseguire con un altro museo militare adatto ai ragazzi, il Museo Storico della Motorizzazione Militare alla Cecchignola espone mezzi che si vedono da vicino, e il Museo Storico della Fanteria a piazza Santa Croce in Gerusalemme completa il quadro delle forze armate.

Quanto dura la visita al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri e quando andare

Un visitatore normale, che legge le didascalie principali senza fermarsi su ogni vetrina, esce in un'ora e un quarto. Un appassionato di storia militare o di uniformologia ci passa tranquillamente tutta la mattina, e alle 13.00 lo devono invitare all'uscita. Con un gruppo scolastico calcolate cinquanta minuti effettivi, perché l'attenzione media cede prima.

Il momento migliore è l'apertura, alle 9.00, per due ragioni. La prima è che le sale sono vuote e il silenzio in un museo come questo è metà dell'esperienza. La seconda è logistica: uscendo alle 10.15 avete davanti tutta la giornata nel quadrante vaticano, con la Basilica di San Pietro a cinque minuti e i Musei Vaticani raggiungibili risalendo le mura. Il periodo peggiore per la zona è quello dei grandi eventi giubilari e delle celebrazioni pontificie, quando piazza del Risorgimento diventa un imbuto di pullman e i capolinea del 32, dell'81 e del 19 vengono spostati senza troppo preavviso.

Cosa vedere intorno al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Nel raggio di dieci minuti a piedi si concentra più di quanto una giornata sola riesca a contenere. Verso ovest, oltre il muro leonino, ci sono i Musei Vaticani e, con prenotazione separata, i Giardini Vaticani. Verso sud si arriva in cinque minuti al colonnato del Bernini e alla Basilica di San Pietro. Verso est, lungo via della Conciliazione o meglio lungo il Passetto, si raggiunge Castel Sant'Angelo, che dal museo dista un quarto d'ora di passeggiata. Via Cola di Rienzo, che parte dall'angolo della caserma, è la strada commerciale di Prati e porta dritta a piazza Cavour e al Palazzo di Giustizia.

Chi vuole restare sul filo dei musei poco frequentati può aggiungere il Museo Napoleonico a palazzo Primoli, dall'altra parte del fiume, e il Museo Storico e Archivio di Fiume, che tocca gli stessi decenni con un'angolatura diversa. La zona resta comunque quella di frontiera fra Roma e la Città del Vaticano, e vale la pena camminare almeno una volta lungo il tratto di mura che separa le due giurisdizioni.

Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri
Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Una curiosità su Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Questo museo esiste perché un capitano, nel 1908, scrisse un articolo su una rivista. Si chiamava Vittorio Gorini, pubblicò la sua proposta sulla Rivista Militare Italiana e sosteneva una cosa semplice: che i cimeli, i documenti e i ricordi dell'Arma andavano raccolti e custoditi in un luogo unico, prima che i traslochi delle caserme e la disattenzione li disperdessero. Aveva ragione, ma il tempismo fu pessimo. Nel dicembre di quello stesso 1908 il terremoto di Messina rase al suolo due città e mobilitò l'Italia intera; poi vennero la guerra di Libia e la Grande Guerra, e di musei non parlò più nessuno.

L'idea rimase in un cassetto per oltre dieci anni. Fu il generale Carlo Petitti di Roreto, nel dopoguerra, a farla ripartire: la raccolta sistematica dei materiali cominciò allora, e il riconoscimento giuridico arrivò il 3 dicembre 1925 con il Regio Decreto n. 2495, che costituì l'istituzione come Ente morale. Da lì servirono altri dodici anni per avere una sede degna: il Comando Generale assegnò l'intero stabile di piazza del Risorgimento nel 1937 e lo fece ristrutturare da cima a fondo.

La curiosità vera, però, è un'altra e riguarda il nome dell'edificio. La caserma che ospita il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri è intitolata a Giovanni Battista Scapaccino, un carabiniere ucciso nel 1834 in Savoia, cioè ottant'anni prima che quel palazzo esistesse e a settecento chilometri di distanza. È una scelta che dice tutto sul modo in cui l'Arma costruisce la propria memoria: il primo decorato con la medaglia d'oro al valor militare dà il nome alla casa dove si conserva la storia di tutti gli altri. Nessuna targa turistica lo spiega ai passanti di piazza del Risorgimento, che leggono il nome sull'insegna e tirano dritto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

La cosa che non vi dice nessuno riguarda l'orario, ed è più insidiosa di quanto sembri. Il museo chiude alle 13.00, tutti i giorni di apertura, senza eccezioni stagionali: non c'è l'apertura serale d'estate, non c'è il pomeriggio del sabato, non c'è la domenica lunga. Chi arriva alle 12.15 pensando di avere il tempo di un giro completo si trova a fare gli ultimi due piani di corsa mentre il personale comincia a chiudere. Per una visita reale, che comprenda il Salone d'Onore e il Sacrario senza fretta, bisogna entrare entro le 11.30. È un dettaglio che nessuna guida cartacea segnala e che rovina metà delle visite improvvisate.

La seconda cosa che non vi dice nessuno riguarda l'ingresso. Chi ha problemi di mobilità non deve presentarsi al portone di piazza del Risorgimento: l'accesso agevolato è in via Cola di Rienzo 294, cioè sul fianco dell'isolato. Arrivare davanti alla facciata monumentale, scoprire il gradino e dover riattraversare mezzo isolato con una carrozzina è un modo pessimo di cominciare la mattina.

La terza riguarda i servizi. Qui non c'è caffetteria, non c'è bar, non c'è ristorante: soltanto un distributore automatico self service. Il guardaroba nell'atrio accetta oggetti di dimensioni contenute, non valigie né zaini da trekking. E cibi e bevande nelle sale non entrano in nessun caso. Se arrivate da un volo mattutino con il trolley al seguito, il museo non è la sosta giusta: prima trovate un deposito bagagli in zona Ottaviano, poi tornate. Ci sono musei che su questi punti fanno finta di niente e poi vi fermano alla porta; questo lo scrive nero su bianco, e vale la pena leggerlo prima.

Il consiglio che ti do per visitare Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Il consiglio è uno solo e riguarda l'incastro della giornata. Mettete il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri all'apertura, alle 9.00, e usatelo come primo tempo di una mattinata vaticana. Uscite intorno alle 10.15, scendete via Ottaviano, e alle 10.30 siete al colonnato con il grosso dei pullman ancora fermo ai parcheggi. Fatto il contrario, cioè visitando prima la basilica, arrivereste qui verso mezzogiorno con un'ora scarsa e la stanchezza addosso. La stessa logica vale se avete i Musei Vaticani prenotati per il primo pomeriggio: la mattina in caserma vi riempie l'unica fascia oraria che altrimenti sprechereste in coda.

Secondo consiglio, questo di metodo. Non attraversate le sale in ordine di comparsa cercando l'oggetto famoso. Il pezzo che tutti vogliono vedere è il gesso di Edoardo Rubino nel Salone d'Onore, e vi ci porteranno le gambe da sole. Il valore aggiunto lo trovate invece nelle tempere di Alessandro Degai, che documentano le uniformi dal 1814 al 1944: mettetevi davanti a due tempere distanti trent'anni l'una dall'altra e osservate come cambia il taglio del bavero, la forma del copricapo, il colore della bandoliera. In dieci minuti capirete della storia militare italiana più di quanto ne capireste in un'ora di didascalie.

Terzo, una raccomandazione che nessuno vi farà. Chiedete al personale in servizio. Il museo è presidiato da militari del reparto che svolgono anche funzioni di accoglienza, e le informazioni che danno sono di prima mano: quali sale sono aperte quel giorno, che cosa è allestito nel Salone d'Onore, se una sezione è temporaneamente inaccessibile per i lavori in corso. Sono persone che lavorano dentro quella storia, non addetti a contratto: la differenza si sente dopo tre domande.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che i carabinieri fanno servizio di polizia. Molti meno sanno, o ricordano, che l'Arma dei Carabinieri è una forza armata autonoma dello Stato italiano: lo è dal 2000, nell'ambito del Ministero della Difesa. Non è un dettaglio da manuale di diritto: è la chiave di lettura di tutto questo museo. Un istituto che appartiene alla Difesa, e non al Ministero della cultura né a Roma Capitale, funziona con regole proprie, ha un orario che segue le esigenze di una caserma in attività e non entra nei circuiti museali cittadini.

Da qui discendono conseguenze pratiche che vale la pena mettere in fila. La MIC card, che apre i musei civici di Roma, qui non ha alcun effetto, perché il museo non appartiene al sistema civico. Le domeniche gratuite dei musei statali riguardano un elenco di istituti che non lo comprende. Nessuna delle formule di abbonamento romane include questo indirizzo. Il punto è che non vi serve nessuna delle due cose: l'ingresso è gratuito sempre, per chiunque, tutti i giorni di apertura. Il museo che non entra in nessuna card è anche quello che non ve ne fa mai desiderare una.

C'è poi un secondo aspetto poco citato della doppia natura dell'Arma, e il percorso espositivo lo racconta bene. Un corpo con compiti di polizia che è anche forza armata ha combattuto tutte le guerre italiane, dal 1848 in avanti, e insieme ha presidiato il territorio nella vita ordinaria. Le due storie corrono parallele in tutte le ventisei sale: la carica di cavalleria a Pastrengo e il maresciallo nella stazione di paese, l'asso dell'aviazione e il brigadiere che redige un verbale. Chi entra aspettandosi solo cimeli di guerra trova anche l'altra metà, ed è la metà più interessante.

La foto giusta da fare a Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

La foto giusta si fa prima di entrare, dal marciapiede opposto di piazza del Risorgimento, e inquadra il bassorilievo di facciata di Enrico Tadolini con il motto Nei Secoli Fedele. Serve la luce del mattino, che su quel fronte arriva radente e scava il rilievo: alle 9.00 di una giornata limpida le figure hanno un'ombra netta, a mezzogiorno diventano piatte. Mettetevi abbastanza indietro da prendere anche l'attacco della pietra sperone e la fascia di travertino: è la stratificazione dei materiali a raccontare l'edificio, non il singolo dettaglio scolpito.

All'interno le fotografie ai materiali esposti sono consentite, ma il flash e i puntatori laser sono sempre proibiti, e riprendere il personale del museo è vietato. Con queste regole la fotografia migliore da fare dentro è nel Salone d'Onore, davanti all'originale in gesso dell'altorilievo di Edoardo Rubino: il gesso bianco su fondo scuro regge benissimo la luce ambientale, e non serve alcun trucco. Provate a fotografare non l'insieme, che risulta illeggibile in un fotogramma, ma una porzione di tre o quattro figure: il fregio è costruito per essere letto per episodi, ed è così che rende.

Il Sacrario è un'altra faccenda. Tecnicamente la spada di foggia antica sul sacello, con la lastra di alabastro sotto, è il soggetto più forte dell'edificio. Umanamente è un luogo di commemorazione, e la mia opinione è netta: se ci sono altri visitatori raccolti in quella stanza, la macchina fotografica resta abbassata. Ci sono posti in cui la fotografia va guadagnata aspettando che la sala si svuoti, e questo è uno di quelli. Se poi volete la cartolina classica del quartiere, uscite e camminate cento metri verso il Passetto: il muro papale che sale verso Castel Sant'Angelo, con le antenne della basilica sullo sfondo, è l'immagine che spiega dove vi trovate.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è l'inaugurazione. Il 6 giugno 1937 la nuova sede del museo fu aperta ufficialmente alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Un sovrano che taglia un nastro è un fatto di routine; in questo caso il gesto aveva un significato preciso, perché l'Arma nasce per volontà della casa che quel re rappresentava e il museo era stato pensato come deposito privilegiato dei cimeli e dei documenti che testimoniano l'azione svolta in pace e in guerra. Fu il momento in cui la memoria dell'istituzione ricevette un indirizzo civico.

Il secondo è la riapertura del 9 luglio 1985, dopo una ristrutturazione interna e un ammodernamento profondo, alla presenza del ministro Giovanni Spadolini. Il ministro che presiedeva quella cerimonia era anche uno storico dell'Italia unita e un uomo di biblioteche: la sua presenza segnò il passaggio del museo da collezione d'Arma a istituto culturale riconosciuto anche fuori dal perimetro militare.

Il terzo avvenimento non ha una data unica ed è amministrativo, ma pesa. Nel 1997 il Ministro della Difesa decretò l'estinzione della personalità giuridica dell'Ente morale nato nel 1925; il museo cessò di essere un soggetto autonomo e fu assorbito nella struttura dell'Arma. Fra il 2003 e il 2007 gli ambienti furono sottoposti a una revisione complessiva, quella che ha prodotto l'allestimento attuale con le didascalie dedicate e i supporti multimediali.

Poi ci sono gli avvenimenti che si ripetono. Ogni anno il Salone d'Onore accoglie le più importanti cerimonie dell'Arma che si svolgono nella Capitale, e periodicamente ospita conferenze e mostre. Il 25 marzo 2026 vi si è aperta l'esposizione dei bozzetti del museo, articolata in tre sezioni fra sculture, calendari storici e cartoline: materiale preparatorio che di norma resta invisibile, portato per una volta in superficie. In una sala che conserva il gesso originale di un monumento, esporre i bozzetti significa mostrare l'intero processo, dall'idea alla pietra.

Chi è passato da Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Il primo nome è quello di un re. Vittorio Emanuele III attraversò queste sale il 6 giugno 1937, il giorno dell'inaugurazione ufficiale della sede. Era il sovrano che regnava dal 1900, l'uomo che avrebbe firmato le leggi razziali un anno dopo e che nel 1943 avrebbe lasciato Roma: la sua figura in questo edificio appartiene alla stagione in cui la monarchia sabauda rivendicava la paternità dell'Arma come un titolo di legittimità.

Il secondo è Giovanni Spadolini, ministro della Difesa, presente alla riapertura del 9 luglio 1985. Spadolini era stato il primo presidente del Consiglio non democristiano della Repubblica e restava uno storico di professione, autore di libri sull'Italia liberale e sul rapporto fra Stato e Chiesa dopo il 1870. Fra tutte le autorità che potevano trovarsi in quella sala, era quella che sapeva leggere meglio ciò che aveva intorno.

Poi ci sono gli artisti, che da qui sono passati con le mani prima che con le scarpe. Scipione Tadolini firmò il progetto di ristrutturazione del 1937 ed è quindi l'autore dell'edificio come lo vediamo; Enrico Tadolini scolpì il bassorilievo di facciata con il motto dell'Arma. Edoardo Rubino, che nel 1933 aveva realizzato il Monumento al Carabiniere per i giardini del Palazzo Reale di Torino, è presente nel Salone d'Onore con l'originale in gesso dell'intero altorilievo. Alessandro Degai lasciò centosessanta tempere di uniformi che coprono il periodo 1814-1944. E nelle collezioni sono passate le opere di Sebastiano De Albertis, Francesco Gonin, Achille Beltrame, Alberto Issel, Clemente Tafuri, Gianni Vagnetti, Viktor Mazurowski, Augusto Rivalta, Stanislao Grimaldi, Antonio Berti.

Infine ci sono coloro che non hanno mai messo piede in questo edificio e senza i quali il museo non esisterebbe: Giovanni Battista Scapaccino, morto a Les Échelles il 3 febbraio 1834, che dà il nome alla caserma; Chiaffredo Bergia, il carabiniere delle campagne contro il brigantaggio; Ernesto Cabruna, l'asso dell'aviazione della Grande Guerra; Salvo D'Acquisto, fucilato a Torre di Palidoro il 23 settembre 1943; Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, i tre giovani carabinieri consegnatisi ai tedeschi a Fiesole il 12 agosto 1944; gli ufficiali uccisi alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Passano da qui ogni giorno, sotto forma di ritratti, medaglie e documenti, e sono la ragione per cui la stanza del Sacrario esiste.

Domande veloci su Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri

Quanto costa il biglietto del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Nulla. L'ingresso è libero e gratuito per tutti, in tutti i giorni di apertura. Non esiste una biglietteria, non esistono tariffe intere o ridotte.

Quali sono gli orari del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 13.00. Il lunedì il museo è chiuso.

In quali giorni festivi il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri resta chiuso?

1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e Lunedì dell'Angelo, 1° maggio, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre.

Serve prenotare per visitare il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

No per i visitatori singoli: si arriva e si entra negli orari di apertura. Sì per i gruppi, che possono prenotare una visita accompagnata fino a quaranta persone scrivendo a museo.storico@carabinieri.it.

Dove si trova esattamente il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

In piazza del Risorgimento 46, 00192 Roma, rione Prati, all'interno della caserma intitolata al carabiniere Giovanni Battista Scapaccino.

Come si arriva con i mezzi pubblici al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Metropolitana linea A, fermata Ottaviano-San Pietro, poi dieci minuti a piedi per via Ottaviano e via Cola di Rienzo. Autobus 32 e 81 e tram 19 hanno il capolinea in piazza del Risorgimento, davanti all'ingresso.

Il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri è accessibile in sedia a rotelle?

Esiste un accesso agevolato in via Cola di Rienzo 294, diverso dall'ingresso principale sulla piazza. Sono in corso interventi per migliorare ulteriormente l'accessibilità, con riproduzioni in braille e in tre dimensioni.

Si possono fare fotografie dentro il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Sì, le fotografie ai materiali esposti sono consentite. Sono sempre vietati il flash e i puntatori laser, ed è vietato riprendere il personale del museo.

Quanto dura la visita al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Un'ora e un quarto per un visitatore normale; una mattinata intera per chi è appassionato di storia militare o di uniformi. Con una scolaresca calcolate cinquanta minuti effettivi.

Quante sale ha il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Ventisei sale espositive distribuite su tre piani, in ordine cronologico e tematico, dalla fondazione del 1814 alla Resistenza e alla Liberazione.

La MIC card vale al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

No. La MIC card riguarda i musei civici di Roma Capitale, mentre questo museo dipende dall'Arma dei Carabinieri, cioè dal comparto della Difesa. Del resto non serve, perché l'ingresso è già gratuito per tutti.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

Si entra gratis tutte le domeniche e tutti i giorni di apertura. L'iniziativa della prima domenica gratuita riguarda i musei statali del Ministero della cultura, un circuito diverso da questo.

Il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri è adatto ai bambini?

Sì, con qualche accortezza. Funzionano le uniformi e i dipinti di battaglia; la sezione documentaria è troppo astratta per i più piccoli. Il museo propone laboratori interattivi e letture animate. I passeggini sono ammessi.

C'è un guardaroba al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Sì, nell'atrio, per il deposito di oggetti di dimensioni contenute. Non è pensato per valigie o bagagli voluminosi.

C'è un bar o una caffetteria dentro il museo?

No. È disponibile un distributore automatico self service per alimenti e bevande. L'introduzione di cibi e bevande nelle sale è sempre vietata.

Si possono portare animali al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Sono ammessi i cani guida per non vedenti, al guinzaglio e con museruola, e gli animali certificati per la pet therapy.

Ci sono visite guidate al Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Sì, per gruppi fino a quaranta persone, su prenotazione all'indirizzo museo.storico@carabinieri.it. È inoltre disponibile un tour virtuale liberamente consultabile.

Si può consultare l'archivio storico o la biblioteca?

Sì, l'Archivio Storico, l'Archivio Fotografico e la Biblioteca sono consultabili previa richiesta da inoltrare alla Direzione del Museo.

Che cosa si vede nel Salone d'Onore?

L'originale in gesso dell'intero altorilievo realizzato da Edoardo Rubino nel 1933 per il Monumento al Carabiniere di Torino, le bandiere storiche dell'Arma e, periodicamente, mostre temporanee e conferenze.

Che cos'è il Sacrario del Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri?

Un luogo di commemorazione: un sacello sormontato da una spada di foggia antica che richiama una croce, posto su una lastra di alabastro, con nelle teche alle pareti le massime onorificenze conferite ai carabinieri caduti.

Si può telefonare al museo per informazioni?

Sì, il numero è 06 6896696; l'indirizzo di posta elettronica è museo.storico@carabinieri.it. Le informazioni istituzionali sono pubblicate nella pagina ufficiale del museo e nella scheda del Ministero della cultura.

Che differenza c'è fra questo museo e gli altri musei militari di Roma?

Il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri racconta un corpo che è insieme polizia e forza armata, con un taglio storico-istituzionale. Il Museo Storico della Fanteria è centrato sulle campagne dell'esercito, quello della Motorizzazione Militare sui mezzi. Sono tre percorsi complementari, tutti a ingresso agevolato o gratuito.

Vale la pena visitarlo se non si è appassionati di storia militare?

Sì, a una condizione: entrarci cercando la storia d'Italia e non le armi. Due secoli di vicende nazionali raccontati attraverso divise, dipinti, medaglie e documenti sono una lezione di storia contemporanea che nessun manuale restituisce.

Vi lascio con l'opinione che mi sono fatto portando qui, negli anni, gruppi molto diversi fra loro. Questo è il museo che i romani non visitano e che gli stranieri trovano per caso, uscendo dalla metropolitana con un'ora di anticipo sulla visita in Vaticano. È un peccato, perché nel giro di quattro isolati Roma offre il cristianesimo monumentale di San Pietro, la fortezza dei papi a Castel Sant'Angelo e, in mezzo, l'unico luogo pubblico dove due secoli di storia italiana si leggono dal punto di vista di chi ha fatto il servizio ordinario dello Stato. Andateci alle nove, prendetevi un'ora e mezza, fermatevi nel Sacrario più a lungo di quanto vi verrebbe naturale. Poi uscite e guardate il bassorilievo sulla facciata: dopo la visita quel motto significa qualcosa di preciso.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl Museo storico dell'Arma dei carabinieri è situato in piazza del Risorgimento 46 a Roma, nel rione Prati, a pochi passi dal Vaticano.
TagsMuseoMuseo delle forze armateMuseo Storico dell'Arma dei Carabinieri

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IndirizzoPiazza del Risorgimento, 46, 00192 Roma RM, Italia 192
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