Subiaco (RM)
Subiaco si trova in provincia di Roma, a una sessantina di chilometri a est della capitale, arrampicata su uno sperone calcareo che domina l'alta valle dell'Aniene, a circa 400 metri di quota. Il modo piu comodo per arrivarci senza automobile e l'autobus Cotral che parte dal capolinea della metropolitana linea B a Roma Ponte Mammolo e arriva a Subiaco in piazza Falcone: il viaggio dura intorno a un'ora e un quarto e le corse sono frequenti nei giorni feriali, piu diradate la domenica, quindi conviene controllare gli orari aggiornati sul sito di Cotral prima di partire. In automobile si prende l'autostrada A24 Roma-L'Aquila, si esce a Vicovaro-Mandela e si prosegue lungo la strada regionale Sublacense per una ventina di chilometri di curve nel fondovalle: da Ponte Mammolo sono meno di settanta chilometri e circa un'ora di guida. Il borgo si gira a piedi e in salita, con scale e vicoli acciottolati, quindi servono scarpe comode. I tre luoghi che fanno di Subiaco una meta e non un semplice paese di montagna sono il Monastero di San Benedetto, detto Sacro Speco, il Monastero di Santa Scolastica e la Rocca Abbaziale che sovrasta le case: il Sacro Speco e Santa Scolastica si trovano fuori dall'abitato, sulla strada che sale verso il monte Taleo, e l'ingresso e libero; la Rocca ospita oggi un museo civico con biglietto. L'ufficio del turismo e le informazioni pratiche fanno capo al portale subiacoturismo.it, dove trovate gli orari stagionali che cambiano piu volte l'anno.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state mettendo in fila i borghi del Lazio orientale, questa guida vi conviene leggerla insieme alle altre pagine dei paesi della valle dell'Aniene e dei Monti Simbruini raccolte fra le attrazioni turistiche del sito: Subiaco e la porta di quel mondo, e da qui si capiscono anche i centri vicini.

Dove si trova Subiaco e come arrivare davvero
Subiaco chiude a monte la valle dell'Aniene, il fiume che nasce poco piu su, sui Monti Simbruini, e che scende verso Tivoli e poi verso Roma. La posizione spiega tutto il resto: qui l'acqua e sempre stata abbondante e fredda, la montagna vicina, la pianura lontana. E una geografia che ha attirato prima gli imperatori in cerca di frescura, poi gli eremiti in cerca di silenzio, e che ancora oggi decide come si arriva e quanto ci si mette.
In autobus a Subiaco da Roma
La linea Cotral che collega Roma a Subiaco parte da Ponte Mammolo, dove arriva la metropolitana linea B. Il pullman percorre la via Tiburtina e poi la Sublacense, con molte fermate nei paesi del fondovalle, e impiega circa un'ora e un quarto per il collegamento piu diretto, di piu per le corse che deviano nei centri intermedi. La biglietteria e alla stazione di Ponte Mammolo e il biglietto si fa prima di salire. Nei fine settimana e nei giorni festivi le corse calano parecchio: chi conta di rientrare a Roma in serata deve verificare l'ultima partenza da piazza Falcone, perche a Subiaco il tempo si allunga e si rischia di perdere il pullman guardando gli affreschi. Gli orari reali stanno solo sul sito ufficiale di Cotral, che li rivede a ogni cambio stagionale.
In automobile e dove si parcheggia a Subiaco
Con la macchina la strada piu rapida e l'autostrada A24, uscita Vicovaro-Mandela, poi la strada regionale 411 Sublacense che risale l'Aniene fino al paese. Chi non vuole pagare il pedaggio prende la via Tiburtina fino a Vicovaro e prosegue sulla stessa Sublacense, ma ci mette di piu. Il centro storico e in gran parte chiuso al traffico e comunque ripidissimo: conviene lasciare l'automobile nei parcheggi a valle del borgo e salire a piedi, oppure puntare direttamente al piazzale dei monasteri, che sono fuori dall'abitato e hanno spazi per la sosta. Da li al Sacro Speco l'ultimo tratto si fa comunque camminando, ed e giusto cosi: il monastero si merita l'avvicinamento lento.
Il borgo alto-medievale di Subiaco a piedi
Una volta arrivati, Subiaco si visita solo con le gambe. Il paese e un intreccio di scalinate, archi e vicoli che sale dalla piazza fino alla Rocca, e in mezzo si incontrano la cattedrale, le chiese, il ponte medievale sull'Aniene e gli scorci sulla valle. Mettete in conto dislivelli veri: dal fondovalle alla Rocca si sale di parecchie decine di metri, e il selciato e sconnesso. In cambio, ogni angolo apre su un panorama di montagna, e la fatica fa parte del sapore del posto.
Subiaco sotto i laghi: le origini romane e la villa di Nerone
Il nome Subiaco viene dal latino Sublaqueum, cioe sub lacu, sotto i laghi. Non e un vezzo etimologico: qui, nel primo secolo dopo Cristo, c'erano davvero tre laghi, e non erano naturali. Li aveva fatti scavare Nerone sbarrando il corso dell'Aniene con altrettante dighe, per creare lo specchio d'acqua su cui affacciare una villa imperiale enorme. Tacito, nei suoi Annali, lega il toponimo proprio alla residenza neroniana, e la memoria di quei bacini artificiali e rimasta incisa nel nome del paese molto dopo che l'acqua se n'era andata.
La villa di Nerone a Subiaco e i tre laghi artificiali
La villa fu impostata da Nerone nei primi anni del suo principato, intorno agli anni cinquantaquattro e cinquantacinque dopo Cristo, e si distendeva su un territorio vastissimo lungo le rive dei tre laghi, con padiglioni che si specchiavano nell'acqua per un paio di chilometri. Era una residenza di lusso e di svago, con terme, ninfei, sale absidate e ambienti di rappresentanza. Tacito racconta un episodio che colpi l'immaginazione degli antichi: mentre l'imperatore banchettava nella villa, un fulmine si abbatte sulla tavola, e il presagio fu giudicato talmente sinistro che Nerone, di li a poco, smise di frequentare il posto. Traiano, in seguito, mise mano al complesso e ne risistemo una parte.
I laghi sopravvissero alla villa per piu di mille anni. L'ultimo cedette nel 1305, quando la diga che lo tratteneva rovino e l'acqua torno a scorrere libera nell'Aniene, cancellando lo specchio che aveva dato il nome al paese. Di quel paesaggio d'acqua non resta oggi che il ricordo e qualche muro. Le indagini archeologiche piu recenti, condotte fra la fine del Novecento e i primi anni Duemila, hanno riportato alla luce il cosiddetto nucleo A della villa, vicino alla chiesa di San Clemente, sulla riva destra del fiume: una ventina di ambienti disposti attorno a un corridoio centrale, con impianti termali e un ninfeo. Non aspettatevi le rovine monumentali di Villa Adriana a Tivoli, che si visita in tutt'altra scala: qui il fascino e archeologico e sottile, fatto di murature affioranti e di un fiume che ha ripreso il suo corso.
L'Efebo di Subiaco e le sculture della villa
Dagli scavi ottocenteschi della villa neroniana vennero fuori alcune sculture di grande qualita, fra cui una figura maschile giovanile nota come Efebo di Subiaco e una testa di fanciulla dormiente. Sono opere che oggi non si vedono piu a Subiaco: si conservano a Roma, al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, dove l'Efebo e uno dei pezzi piu ammirati per la resa del corpo colto in movimento. Chi visita Subiaco e poi torna in citta puo chiudere il cerchio andando a cercarli: capire dove sono stati trovati cambia il modo di guardarli.
San Benedetto a Subiaco e la nascita del monachesimo d'Occidente
La seconda vita di Subiaco comincia quando l'imperiale lascia il posto al sacro. Intorno all'inizio del sesto secolo un giovane di Norcia, Benedetto, si ritiro a vivere da eremita in una grotta scavata nella roccia sopra la valle, quella che sara poi chiamata il Sacro Speco. Secondo il racconto di Gregorio Magno, che ne scrisse la vita, Benedetto passo tre anni in solitudine, nutrito dal pane che un monaco di nome Romano gli calava dall'alto con una corda. Attorno a quella grotta nacque un movimento: Benedetto raccolse discepoli, molti dei quali provenivano dalla nobilta romana, e fondo nel territorio sublacense tredici monasteri.
Da Subiaco Benedetto sarebbe poi partito verso sud, fondando a Montecassino l'abbazia dove scrisse la Regola destinata a diventare il codice del monachesimo occidentale. Ma tutto era cominciato qui, in questa gola di roccia sopra l'Aniene. Dei tredici monasteri sublacensi ne e sopravvissuto uno solo, quello che oggi porta il nome di Santa Scolastica, sorella di Benedetto, e che in origine era dedicato a San Silvestro. Il complesso conserva ancora il titolo di Protocenobio della Congregazione Sublacense dell'Ordine benedettino, cioe di primo monastero della sua famiglia religiosa. A questi due poli, Santa Scolastica e il Sacro Speco, si aggiunse molto piu tardi la Rocca dei signori del paese: sono i tre vertici attorno a cui ruota ogni visita.
Il Cammino di San Benedetto che passa per Subiaco
La memoria benedettina ha dato vita in tempi recenti a un lungo itinerario a piedi, il Cammino di San Benedetto, che unisce i tre luoghi della vita del santo: Norcia, dove nacque, Subiaco, dove divenne monaco, e Montecassino, dove mori. Sono circa trecento chilometri divisi in una quindicina di tappe attraverso l'Appennino umbro e laziale, e Subiaco ne e la tappa centrale, il cuore geografico e spirituale del percorso. Chi lo affronta arriva in paese a piedi, spesso stanco e in silenzio, ed e forse il modo giusto per varcare la soglia del Sacro Speco.

Il Monastero di San Benedetto a Subiaco: il Sacro Speco
Se c'e una ragione per venire fin quassu, e questa. Il Monastero di San Benedetto, che tutti chiamano Sacro Speco dal nome della grotta, e uno degli edifici piu straordinari del Lazio: non e appoggiato alla montagna, e incastrato dentro di essa, una successione di chiese, cappelle e scale costruite a piu livelli contro e dentro la parete rocciosa, a circa 650 metri di quota, tre chilometri sopra il paese. Ci si arriva salendo a piedi l'ultimo tratto, attraverso il bosco che i monaci chiamano Sacro Bosco. L'ingresso e gratuito e il monastero e aperto tutti i giorni, con orario spezzato fra mattina e pomeriggio che cambia con la stagione: in genere si entra la mattina fino a mezzogiorno e mezzo e nel pomeriggio dalle tre, con chiusura piu tardi d'estate e piu presto d'inverno. Gli orari precisi conviene verificarli sul sito del monastero prima di salire, perche le funzioni religiose possono modificarli.
La grotta e la struttura del Sacro Speco
Il complesso attuale fu costruito soprattutto fra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo, sopra e attorno alla grotta dove la tradizione colloca l'eremitaggio di Benedetto. La sua pianta e irregolare per forza di cose: ogni ambiente ha dovuto adattarsi alla roccia, e cosi le chiese sono su piani diversi, collegate da scale, e i soffitti seguono l'andamento della montagna. Si distinguono una chiesa superiore e una chiesa inferiore. La chiesa superiore ha due campate di forma diversa, un transetto e un'abside ricavata nella pietra; la chiesa inferiore, piu antica nell'impianto e sistemata nel corso del tredicesimo secolo, scende a livelli successivi seguendo il pendio. Camminare qui dentro e un'esperienza spaziale prima ancora che artistica: si perde presto il senso dei piani e ci si ritrova a guardare in alto una volta dipinta e in basso un pavimento che era la roccia viva.
Il cuore del monastero resta la grotta, il Sacro Speco vero e proprio, la cavita naturale dove la tradizione colloca i tre anni di eremitaggio di Benedetto. Al suo interno si conserva una statua marmorea del santo raffigurato in preghiera, opera seicentesca dello scultore Antonio Raggi, allievo di Gian Lorenzo Bernini: un tocco barocco inatteso dentro la roccia del monastero, che introduce un momento di silenzio raccolto dopo il fiume di affreschi delle chiese. Dalla grotta una scala scende verso il livello dove si aprono le cappelle piu antiche, e il percorso continua a scendere fino alla terrazza del roseto. E un cammino verso il basso, dentro la montagna, che rovescia l'idea consueta del pellegrinaggio come salita.
Gli affreschi del Sacro Speco di Subiaco
Le pareti del Sacro Speco sono coperte di affreschi che vanno dal tredicesimo al quindicesimo secolo, opera di piu mani e di piu scuole, ed e questo che rende il monastero un libro di storia della pittura oltre che un luogo di culto. Ci sono cicli con storie della vita di Cristo e di Benedetto, immagini sacre e anche scene di sapore macabro, come il celebre incontro fra i tre vivi e i tre morti, un memento mori medievale. Una grande Crocifissione, sulla parete di fronte all'ingresso della chiesa superiore, e riferita dagli studiosi a un maestro trecentesco convenzionalmente chiamato Maestro del Sacro Speco. Non si guarda questo posto in cinque minuti: ogni parete chiede di essere letta, e la penombra costringe l'occhio ad abituarsi. Portate pazienza e alzate spesso lo sguardo.
La chiesa inferiore, la parte piu antica dell'insieme, conserva alcuni dei cicli piu belli: storie della vita di Benedetto che valgono come una biografia per immagini del santo, dipinte nel tredicesimo secolo, quando il culto benedettino aveva bisogno di rendere visibile ai pellegrini la vicenda del fondatore. Sono scene narrative, leggibili una dopo l'altra come le pagine di un libro, e proprio per questo il Sacro Speco viene spesso definito una Bibbia dei poveri, un racconto affrescato per chi non sapeva leggere. La sovrapposizione di stili e di epoche, dal gusto piu arcaico e bizantineggiante dei registri antichi fino a quello piu morbido dei ritocchi tardo gotici, permette di seguire in un solo edificio l'evoluzione della pittura murale nel Lazio lungo tre secoli. Chi ha occhio si diverte a distinguere le mani; chi non ce l'ha si lascia comunque avvolgere dalla quantita.
Il ritratto di San Francesco del 1223 a Subiaco
Il pezzo che da solo vale la salita e un piccolo ritratto di San Francesco d'Assisi, dipinto in una cappella laterale. La tradizione lo data intorno al 1223, cioe agli anni in cui Francesco era vivo e, si dice, passo di qui: il santo e raffigurato senza aureola e senza le stimmate, e proprio questa assenza fa pensare a molti studiosi che si tratti di un'immagine presa dal vero, uno dei ritratti piu antichi e piu vicini alla persona reale di Francesco che ci siano arrivati. Che sia davvero cosi appartiene al campo della tradizione piu che della certezza documentaria, ma restare davanti a quel volto scarno, con la scritta che lo accompagna, mette addosso un silenzio particolare. E il motivo per cui molti visitatori dicono che il Sacro Speco li ha sorpresi: si aspettavano un monastero, trovano un incontro.
La Scala Santa e il roseto di Subiaco
Nel percorso interno si incontra una Scala Santa, gradini che la devozione fa salire in raccoglimento, e si affacciano cappelle scavate nella pietra. All'esterno, su una terrazza sotto la chiesa inferiore, cresce un roseto legato a una leggenda tenace: qui, dove Benedetto si sarebbe gettato fra i rovi per vincere la tentazione, la tradizione vuole che secoli dopo Francesco d'Assisi abbia trasformato quei rovi in rose, innestandovi le piante che ancora fioriscono. E una storia, non un fatto storico, e va raccontata per quello che e; ma davanti al roseto in fiore, con la valle sotto, capite perche a Subiaco il confine fra pietra e racconto e cosi sottile.

Il Monastero di Santa Scolastica a Subiaco
Poco piu a valle del Sacro Speco, lungo la stessa strada, sorge il Monastero di Santa Scolastica, l'unico dei tredici monasteri benedettini sopravvissuto lungo i secoli. E un complesso stratificato, cresciuto per aggiunte dal medioevo all'eta moderna, e a differenza del Sacro Speco lo si visita in orizzontale, passando da un chiostro all'altro. Anche qui l'ingresso e libero, con orari che seguono la vita della comunita monastica. La chiesa, di impianto gotico con un bel campanile romanico, fu trasformata in forme neoclassiche fra il 1771 e il 1776 su progetto dell'architetto Giacomo Quarenghi, lo stesso che avrebbe poi lavorato a Pietroburgo per gli zar: e uno dei pochi luoghi in Italia dove si tocca con mano il suo stile prima della partenza per la Russia.
I tre chiostri di Santa Scolastica
Il vanto del monastero sono i suoi tre chiostri, che si susseguono come tre epoche messe in fila. Il piu antico e il chiostro cosmatesco, del dodicesimo e tredicesimo secolo, con le colonnine intarsiate di marmi policromi tipiche delle botteghe romane dei Cosmati, e reca ancora le firme dei marmorari che lo costruirono. Segue il chiostro gotico, del quattordicesimo e quindicesimo secolo, con archi a sesto acuto e pilastri robusti. Chiude la serie il chiostro rinascimentale, tardo cinquecentesco, dalle proporzioni piu ampie e regolari. Attraversarli uno dopo l'altro e come sfogliare tre secoli di architettura senza uscire dallo stesso edificio: pochi luoghi lo permettono con questa chiarezza.
La biblioteca e la prima stamperia d'Italia a Subiaco
Qui Subiaco entra nella storia mondiale della cultura, e non e un modo di dire. Nel 1465 due chierici tedeschi formatisi nell'ambiente di Gutenberg, Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, impiantarono nel monastero di Santa Scolastica la prima tipografia d'Italia. Prima di loro, in penisola, i libri si copiavano a mano; da qui, dal silenzio di un monastero benedettino sull'Aniene, parti la stampa a caratteri mobili italiana. I due stamparono un Donatus per i fanciulli, andato perduto, poi le Divinae Institutiones di Lattanzio, datate ottobre 1465 e considerate il primo libro a stampa con data prodotto in Italia, un De Oratore di Cicerone, e nel 1467 il De Civitate Dei di Sant'Agostino. Poco dopo trasferirono l'officina a Roma. La biblioteca del monastero, oggi biblioteca statale, conserva manoscritti antichi, incunaboli e l'archivio della famiglia Colonna, ed e uno dei luoghi in cui la parola scritta ha una storia continua che parte dai copisti altomedievali e arriva alla macchina da stampa. Non a tutti e concesso l'accesso alle sale piu preziose, che sono di studio, ma il senso del posto lo si coglie gia dai chiostri: qui l'Italia ha stampato il suo primo libro.

La Rocca Abbaziale di Subiaco, la Rocca dei Borgia
Chi arriva a Subiaco la vede prima di ogni altra cosa: la Rocca Abbaziale corona il colle sopra le case, e ne e stata per secoli la padrona. La chiamano anche Rocca dei Borgia, e il soprannome racconta la sua stagione piu celebre. La fortezza nasce nell'undicesimo secolo come residenza fortificata degli abati che governavano il paese, ma il volto che le conosciamo lo deve al cardinale Rodrigo Borgia, il futuro papa Alessandro VI, che nel 1476, da abate commendatario di Subiaco, ordino un restauro radicale e le aggiunse una massiccia torre quadrata.
I Borgia a Subiaco
E dentro queste mura che la storia diventa romanzo. Rodrigo Borgia visse nella Rocca con Vannozza Cattanei, e secondo diverse fonti proprio qui, nel 1480, nacque Lucrezia Borgia, la figlia destinata a diventare uno dei personaggi piu discussi del Rinascimento. La notizia appartiene alla tradizione locale piu che a un documento inoppugnabile, e va presa con la prudenza che merita ogni nascita di cinque secoli fa; ma il legame fra i Borgia e Subiaco e solido, ed e questo che ha dato alla fortezza il suo secondo nome. Quando Rodrigo fu eletto papa, nel 1492, cedette l'abbazia e i suoi feudi alla famiglia Colonna. Dopo i Colonna, che affrescarono gli appartamenti con cicli allegorici, la commenda passo ai Borghese nel 1608 e ai Barberini nel 1633: nomi che segnano la geografia del potere romano dell'eta moderna.
La Rocca oggi: il museo e come visitarla
Alla fine del Settecento papa Pio VI trasformo la fortezza militare in un palazzo residenziale, aggiungendo l'orologio che ancora scandisce le ore sul borgo. Oggi la Rocca e proprieta comunale e ospita un museo dedicato alle attivita cartarie e della stampa, un tema tutt'altro che casuale in un paese che ha visto nascere la tipografia italiana. La visita permette di salire agli appartamenti affrescati e di affacciarsi dalle finestre sul panorama della valle: da quassu si abbraccia tutto il borgo, i tetti, il campanile della cattedrale, la linea dei monti. Il biglietto e a pagamento e gli orari sono ridotti e stagionali, con aperture concentrate nei fine settimana: la verifica sul sito del comune o dell'ufficio turistico, prima di salire, evita la delusione del cancello chiuso.

Il borgo di Subiaco: chiese, ponte e vicoli
Oltre ai due monasteri e alla Rocca, il centro di Subiaco custodisce un tessuto di chiese e monumenti che meritano il tempo di una passeggiata lenta. Il paese e piccolo e tutto in salita, e proprio questa concentrazione lo rende comodo: in poche centinaia di metri, salendo dai vicoli verso la Rocca, si incontra il meglio. Il borgo alto-medievale ha la forma tipica dei paesi arroccati del Lazio: case addossate lungo le curve di livello, passaggi coperti, scalinate che collegano un quartiere all'altro e piccole piazze che si aprono all'improvviso. E un impianto nato per la difesa e per il pendio, dove nulla e in piano e ogni salita porta a un affaccio sulla valle. Passeggiare senza fretta, alzando gli occhi ai portali di pietra e agli architravi scolpiti, e parte della visita quanto i monumenti che si vanno a cercare.
Il ponte di San Francesco sull'Aniene
All'ingresso del borgo, scavalcando l'Aniene con una sola arcata a schiena d'asino, c'e il ponte di San Francesco, ponte medievale che la tradizione riferisce al quattordicesimo secolo. E il punto piu fotografato di Subiaco, e a ragione: dall'arco si guarda il fiume che scorre veloce fra le rocce, e alle spalle sale il profilo del paese con la Rocca in cima. Accanto al ponte sorge la chiesa di San Francesco, che gli da il nome.
La chiesa di San Francesco a Subiaco
La chiesa di San Francesco fu fondata nel 1327 e conserva altari lignei e dipinti di pregio del quindicesimo e sedicesimo secolo. E una chiesa francescana sobria, legata al passaggio del santo di Assisi in questa valle, e forma con il ponte omonimo un piccolo insieme che vale la sosta prima di salire al centro.
La cattedrale di Sant'Andrea
Il duomo di Subiaco e la cattedrale di Sant'Andrea, opera neoclassica progettata da Pietro Camporese. Fu gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, che colpirono duramente il paese, e venne poi restaurata su disegno dell'architetto Florestano Di Fausto. All'interno si conservano opere e arredi che ripagano la breve visita, e il campanile, con le sue campane antiche, e uno dei riferimenti visivi del borgo.
Santa Maria della Valle e il palazzo di Pio VI
Verso valle, la chiesa di Santa Maria della Valle forma un insieme neoclassico con la cattedrale e con il palazzo fatto costruire da papa Pio VI, il pontefice che tanto lego il suo nome a Subiaco. E la parte piu ordinata e monumentale del paese, dove l'architettura di fine Settecento prende il sopravvento sull'intrico medievale dei vicoli, e dove si trova anche il recapito degli uffici, in piazza Santa Maria della Valle.

I dintorni di Subiaco: Aniene, laghi e Monti Simbruini
Subiaco non e solo il paese: e la porta di un territorio di montagna che ripaga chi ha una giornata in piu. Il fiume Aniene, i laghi rimasti e i Monti Simbruini fanno da contorno naturale a tutto, e chi arriva in automobile puo allungare facilmente la visita.
Il lago di San Benedetto e le acque dell'Aniene
A pochi minuti dal paese, incassato fra le rocce lungo il corso dell'Aniene, si trova il lago di San Benedetto, uno specchio d'acqua verde alimentato dal fiume, con piccole cascate e pozze frequentate d'estate da chi cerca il fresco. E un luogo di grande bellezza, molto amato dagli escursionisti, che conviene raggiungere a piedi lungo i sentieri: la pagina dedicata al lago di San Benedetto raccoglie le indicazioni per arrivarci. Attenzione all'acqua, che resta gelida anche in piena estate e ha correnti da non sottovalutare. Il sentiero che segue l'Aniene fra il paese e il lago tocca anche vecchi mulini e ponticelli, e permette di leggere il rapporto antico fra Subiaco e il suo fiume: qui l'acqua ha mosso per secoli i magli delle ferriere e le macine, e la stessa forza che Nerone aveva imbrigliato nei laghi ha continuato a far lavorare il paese fino all'eta industriale.

Il Parco dei Monti Simbruini e Monte Livata
Sopra Subiaco si apre il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, il piu grande parco del Lazio, con faggete estese, praterie d'alta quota, valli e cime fra i 1600 e oltre i 2000 metri. E il regno dell'escursionismo estivo e dello sci di fondo invernale: la localita di Monte Livata, con gli altipiani di Campo dell'Osso e Camposecco, e la porta di questo mondo alpino a un passo da Roma. Chi vuole capire questa montagna puo partire dalla pagina dei Monti Simbruini e dalla riserva naturale della valle dell'Aniene, che ne raccontano gli ambienti. Il nome stesso della catena, Simbruini, viene dal latino sub imbribus, cioe sotto le piogge: sono monti che raccolgono molta acqua, e proprio da qui nasce l'Aniene, il fiume che poi alimentava gli acquedotti dell'antica Roma. Chi cammina in queste faggete, fra le piu estese dell'Appennino centrale, incontra fonti, doline carsiche e altipiani erbosi, e in inverno la neve trasforma Monte Livata e Campo dell'Osso in una piccola stazione per lo sci di fondo e le ciaspole a un'ora da Roma.
Gli Altipiani di Arcinazzo e la villa di Traiano
A sud di Subiaco, oltre lo spartiacque, si stendono gli Altipiani di Arcinazzo, praterie in quota intorno agli 840 metri diventate nel Novecento una localita di villeggiatura estiva. Qui si trovano i resti di una grande villa imperiale attribuita a Traiano, che vale la deviazione per chi ama l'archeologia meno battuta: le pagine di Arcinazzo Romano e della villa di Traiano ad Arcinazzo spiegano come organizzarsi. Nella stessa direzione, verso la Ciociaria, si aprono i borghi di Guarcino e, piu lontano, le terme di Fiuggi, mentre risalendo la valle si incontra il paese arroccato di Cervara di Roma.
L'abbazia di Subiaco fra splendore e commenda
Per capire Subiaco bisogna seguire le vicende della sua abbazia, che per secoli fu la vera padrona del territorio. Fra il decimo e il dodicesimo secolo il monastero conobbe una stagione di grande potenza: i papi lo colmarono di donazioni, fra loro Giovanni X, Leone VII, Giovanni XII, Benedetto VII e Gregorio V, e gli abati arrivarono a governare un vasto dominio feudale con decine di castelli, esercitando un potere non solo religioso ma politico ed economico. L'abate di Subiaco era, di fatto, un signore territoriale, e la Rocca sul colle serviva proprio a tenere in pugno il paese e la valle.
La svolta arrivo nel 1456, quando papa Callisto III istitui la commenda, affidando l'abbazia non piu a un monaco eletto dalla comunita ma a un cardinale nominato dall'esterno. Il primo commendatario fu il cardinale Giovanni Torquemada, teologo di peso e zio del piu celebre inquisitore Tomás de Torquemada. Nel 1467 la commenda passo a Rodrigo Borgia, il futuro Alessandro VI, che alla Rocca lascio il segno piu duraturo. Dopo di lui si succedettero grandi famiglie romane: i Colonna dal 1492, i Borghese dal 1608, i Barberini dal 1633. Il sistema della commenda, che separava il governo dell'abbazia dalla vita religiosa dei monaci, indebolì a lungo andare l'istituzione. Nel 1753 papa Benedetto XIV tolse agli abati commendatari la giurisdizione temporale sul paese, restituendo Subiaco al governo diretto della Chiesa. All'inizio dell'Ottocento l'abbazia fu soppressa durante l'occupazione francese e poi ripristinata da papa Pio VII; nel 1915 papa Benedetto XV la reintegro con il titolo di abbazia nullius, cioe direttamente dipendente dalla Santa Sede. E una storia lunga di ricchezza, conflitti e declino, e la Rocca, i chiostri e i feudi ne sono le tracce visibili.
Subiaco nel Risorgimento
Anche la storia recente ha lasciato il segno a Subiaco. Nella prima meta dell'Ottocento il paese e la sua zona erano terra di emigrazione stagionale: nel 1848 lo studioso Francesco Bulgarini documento i ciociari, i braccianti di montagna che dalla zona sublacense scendevano verso Tivoli e la campagna romana per il lavoro nei campi. Sono pagine di una societa contadina povera e mobile, molto lontana dall'immagine oleografica del borgo.
Nel 1867 la valle dell'Aniene fu attraversata dalla campagna garibaldina dell'Agro romano, il tentativo di Giuseppe Garibaldi di arrivare a Roma. Nell'ottobre di quell'anno un gruppo di garibaldini guidato dal capitano Emilio Blenio rimase ucciso in uno scontro con le truppe pontificie nei pressi di Subiaco; le loro spoglie furono in seguito traslate all'Ara-Ossario di Mentana, il monumento che raccoglie i caduti garibaldini di quella campagna. Subiaco diede anche un figlio all'impresa dei Mille: Luigi Pistoia, originario del paese, fu uno dei volontari che sbarcarono in Sicilia con Garibaldi nel 1860, e il borgo gli ha dedicato una piazzetta. Sono episodi che raccontano come questo angolo di montagna, apparentemente fuori dalle grandi rotte, sia stato invece attraversato dalle correnti del Risorgimento italiano.
Cosa mangiare a Subiaco
La cucina di Subiaco e quella robusta e schietta della montagna laziale, fatta di ingredienti poveri cucinati bene. Sulla tavola tornano i legumi, come i fagioli conditi con le cotiche di maiale, le paste fatte in casa, gli gnocchi, i piatti di carne e le zuppe che scaldano nelle giornate fredde. Dai boschi dei Monti Simbruini arrivano i funghi in autunno e le castagne, mentre i pascoli d'alta quota danno formaggi e latticini di montagna. E una cucina stagionale, legata al calendario delle sagre di paese, che vale la pena assecondare: mangiare a Subiaco significa scegliere una trattoria del borgo e affidarsi al piatto del giorno, piu che cercare un menu turistico. Per bere, i vini della zona e, d'inverno, un bicchiere davanti al camino chiudono bene il pasto dopo una mattinata di salite ai monasteri.
Subiaco capitale del libro
Il legame di Subiaco con la parola stampata non e solo un capitolo di storia antica: il paese continua a rivendicarlo. Proprio in virtu della sua tipografia del 1465, la prima d'Italia, Subiaco ha ottenuto il riconoscimento di Capitale italiana del libro per il 2025, un titolo che il ministero della Cultura assegna ogni anno a un centro che si distingue per iniziative legate alla lettura e all'editoria. Per un borgo di poche migliaia di abitanti e un riconoscimento importante, che ha portato mostre ed eventi attorno al tema della stampa e dei suoi capolavori, dalla stagione degli incunaboli fino ai libri di oggi. Chi visita Subiaco in questo periodo trova spesso, accanto ai monasteri e alla Rocca, appuntamenti culturali che raccontano il paese come luogo di nascita del libro italiano. Conviene controllare il calendario degli eventi sull'ufficio turistico prima della visita, perche il programma cambia nel corso dell'anno.
Una curiosità su Subiaco (RM)
La curiosita che quasi nessuno collega a questo paese di montagna e che l'Italia ha stampato qui il suo primo libro. Non a Venezia, non a Firenze, non a Roma: in un monastero benedettino aggrappato all'Aniene, nel 1465, due tedeschi arrivati dal nord installarono la prima tipografia della penisola e diedero alle stampe le opere di Lattanzio e di Cicerone. Per qualche anno Subiaco fu, senza saperlo, la capitale europea di una rivoluzione: la parola smetteva di essere copiata a mano e cominciava a moltiplicarsi. Il dettaglio che rende la vicenda ancora piu curiosa e la scelta del luogo. Perche due stampatori formatisi nell'ambiente di Gutenberg vengono a impiantare la loro officina in un paese sperduto dell'Appennino, invece che in una grande citta? Perche il monastero di Santa Scolastica era un centro intellettuale di prim'ordine, con una tradizione di copiatura di manoscritti vecchia di secoli e una comunita di dotti pronta a far da tramite verso il mondo della cultura latina. La macchina nuova aveva bisogno di un cervello antico, e a Subiaco lo trovo. Chi visita oggi il chiostro cosmatesco fatica a immaginare il rumore dei torchi, eppure e successo proprio li: un fatto che i libri di storia liquidano in una riga e che il paese ha tutto il diritto di rivendicare in grande.
Una cosa che non ti dice nessuno su Subiaco (RM)
La cosa che le guide veloci non dicono e che Subiaco e nato bagnato, e che il suo nome e il fossile di un paesaggio scomparso. Sublaqueum, sotto i laghi: quei laghi non erano un dono della natura ma un capriccio di Nerone, che sbarro l'Aniene con tre dighe per crearsi uno specchio d'acqua su cui affacciare una villa immensa. Per oltre mille anni, anche dopo che la villa era caduta in rovina, i bacini rimasero, e il piu grande resistette fino al 1305, quando la diga cedette e l'acqua se ne ando per sempre. Vuol dire che i monaci di Benedetto, gli abati medievali, i primi stampatori, tutti costoro hanno visto ancora i laghi neroniani: il paesaggio d'acqua che oggi immaginiamo con fatica era ancora sotto i loro occhi. C'e di piu, e riguarda l'archeologia recente: i lavori degli ultimi anni hanno rimesso in luce anche i resti delle strutture che reggevano le rive del lago superiore, cosicche il ricordo inciso nel toponimo comincia a tornare visibile. Camminando lungo l'Aniene, dove oggi c'e solo il fiume, val la pena fermarsi un istante a pensare che qui, duemila anni fa, si specchiavano padiglioni imperiali su un lago artificiale. E la cosa che cambia il modo di guardare la valle.
Il consiglio che ti do per visitare Subiaco (RM)
Il consiglio che do sempre, dopo tanti gruppi accompagnati quassu, e di non fare di Subiaco una toccata e fuga di mezza giornata. Il paese si presta al mordi e fuggi solo in apparenza: chi arriva a mezzogiorno, corre al Sacro Speco e riparte, si porta a casa il monastero ma perde tutto il resto, e sbaglia. Dedicategli una giornata intera, e organizzatela in salita di intensita. La mattina presto, quando le comitive non sono ancora arrivate, salite al Sacro Speco: la luce radente sugli affreschi e la penombra silenziosa valgono la sveglia. A meta mattina scendete a Santa Scolastica, con i suoi tre chiostri e la memoria della stampa, che si visita con piu calma e meno folla. Il pranzo fatelo in paese, non ai monasteri: cercate una trattoria nel borgo e provate i fagioli con le cotiche o gli gnocchi, che qui si fanno bene. Il pomeriggio e per la Rocca e per i vicoli, con la sosta al ponte di San Francesco. Se avete l'automobile e una mezza giornata in piu, il giorno dopo salite ai Monti Simbruini o scendete al lago di San Benedetto. Un'ultima cosa: verificate sempre prima gli orari, perche i monasteri seguono la vita religiosa e la Rocca apre a singhiozzo, e nulla e piu frustrante che salire fin quassu e trovare chiuso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Subiaco sia la culla del monachesimo occidentale lo dicono tutti, ed e vero: qui Benedetto da Norcia divenne monaco e fondo tredici monasteri prima di scendere a Montecassino a scrivere la sua Regola. Ma il fatto risaputo che si cita di rado nella sua portata e questo: dei tredici monasteri, ne e sopravvissuto uno solo, Santa Scolastica, e non per caso. La storia di Subiaco e anche una storia di distruzioni. Nel nono secolo i Saraceni devastarono per due volte il territorio sublacense, e i monasteri minori non si rialzarono. Poi vennero i secoli di splendore, fra l'undicesimo e il dodicesimo, quando l'abbazia divenne una potenza economica e politica con vasti feudi, e i papi le fecero donazioni a ripetizione. Ma il potere attira i conflitti: le lotte feudali logorarono l'abbazia, e con il sistema della commenda, dal 1456 in poi, il governo passo a cardinali e famiglie che spesso pensavano piu alle rendite che alla vita religiosa. La fioritura e la rovina, a Subiaco, camminano insieme: lo stesso paese che ha dato all'Occidente la sua forma monastica e stato saccheggiato, conteso e perfino bombardato nel 1944. Guardare Santa Scolastica sapendo che e l'unico superstite di tredici cambia il peso di quelle mura.
La foto giusta da fare a Subiaco (RM)
La foto che tutti cercano e quella dal ponte di San Francesco: dall'arco medievale a schiena d'asino si inquadra l'Aniene che scorre in basso fra le rocce, e alle spalle sale il profilo del borgo con la Rocca in cima al colle. E lo scatto cartolina di Subiaco, e all'ora giusta, la mattina o nel tardo pomeriggio, quando la luce non e piatta, funziona sempre. Ma la foto che vi consiglio davvero e un'altra, ed e piu difficile: e quella del Sacro Speco visto da fuori, arrampicato contro la parete di roccia, con i suoi loggiati sospesi sul vuoto e il bosco che lo circonda. Bisogna prendersi la briga di scendere un poco lungo il sentiero e girarsi a guardare in su: da li si capisce, in un'unica immagine, la follia meravigliosa di aver costruito un monastero dentro una montagna. Se invece cercate la foto che nessuno fa, puntate il roseto in fiore sulla terrazza sotto la chiesa inferiore, con la valle sullo sfondo: fiorisce in primavera, dura poco, e racconta in un colpo solo la leggenda di Benedetto e di Francesco. Un avvertimento pratico: dentro le chiese del Sacro Speco la fotografia e spesso vietata o limitata, per la tutela degli affreschi. Rispettate i cartelli e godetevi gli interni con gli occhi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Subiaco ha attraversato una quantita sorprendente di storia per un paese cosi piccolo. Nel primo secolo dopo Cristo Nerone vi costruisce la sua villa sui laghi artificiali, e Tacito registra il fulmine che colpisce la tavola imperiale durante un banchetto, presagio che allontana per sempre l'imperatore. All'inizio del sesto secolo Benedetto da Norcia si ritira nella grotta del Sacro Speco e fonda qui il primo nucleo del monachesimo occidentale. Nel nono secolo due incursioni saracene, intorno agli anni 828-829 e poi 876-877, devastano il territorio. Fra il decimo e il dodicesimo secolo l'abbazia vive il suo apogeo, arricchita dalle donazioni di piu papi. Nel 1305 cede la diga dell'ultimo lago neroniano e il paesaggio d'acqua scompare. Nel 1465 nasce a Santa Scolastica la prima stamperia d'Italia. Nel 1476 il cardinale Rodrigo Borgia, futuro Alessandro VI, rifa la Rocca e le da la torre quadrata. Nel 1867, durante la campagna garibaldina dell'Agro romano, un manipolo di garibaldini guidato dal capitano Emilio Blenio cade in uno scontro con le truppe pontificie, e le loro spoglie saranno poi traslate all'ossario di Mentana. Nel Novecento la guerra torna a colpire duro: i bombardamenti del 1944 danneggiano gravemente il paese e la cattedrale. E un elenco che, messo in fila, dice quanto Subiaco sia stata attraversata dalle correnti maggiori della storia italiana, dall'impero al Risorgimento.
Chi è passato da Subiaco (RM)
La lista di chi e passato di qui e lunga e altisonante. Nerone, prima di tutti, che a Subiaco costru una delle sue residenze predilette e la abbandono per un presagio funesto. Poi Benedetto da Norcia, il padre del monachesimo occidentale, che qui divenne monaco e maturo la vocazione che avrebbe cambiato la storia religiosa d'Europa; e con lui, secondo la tradizione, la sorella Scolastica, a cui e intitolato il monastero superstite. Francesco d'Assisi passo da Subiaco negli anni intorno al 1220, e alla sua visita la tradizione lega il ritratto senza aureola del Sacro Speco e la leggenda del roseto. Nel Rinascimento la Rocca ospito il cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI, con Vannozza Cattanei e, secondo diverse fonti, vide nascere Lucrezia Borgia nel 1480. Fra i due stampatori tedeschi, Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, il paese conto figure che hanno inciso sulla cultura del continente. Papa Pio VI lego il suo nome al borgo trasformando la Rocca e facendo costruire chiese e palazzi. E fra i figli di Subiaco c'e anche Luigi Pistoia, uno dei Mille di Garibaldi, a cui il paese ha dedicato una piazzetta. Da Nerone a Garibaldi, passando per due santi e una famiglia di papi: pochi paesi di novemila anime possono allineare una compagnia simile.

Subiaco con i bambini
Subiaco funziona bene anche con i figli, a patto di dosare le camminate. Il Sacro Speco affascina i piu grandicelli, che restano colpiti dall'idea di un monastero scavato nella montagna e dalle scene dipinte, comprese quelle un po' spaventose dei tre morti; ai piu piccoli, invece, la salita e la penombra possono pesare, quindi meglio tenerla breve. La Rocca, con la sua storia di papi e di Borgia, si racconta come un castello vero, e dalle finestre la vista sul paese piace a tutti. Ma la carta vincente con i bambini sono l'acqua e la montagna: il lago di San Benedetto d'estate, con le sue pozze e le piccole cascate, e i prati dei Monti Simbruini o di Monte Livata, dove d'inverno c'e la neve. Portate scarpe adatte, perche il borgo e tutto scale e selciato sconnesso, e mettete in conto pause: la giornata giusta alterna un monastero e un prato, non due monasteri di fila.
Quando andare a Subiaco
La stagione migliore per Subiaco e la mezza stagione: la primavera, quando il roseto del Sacro Speco fiorisce e i boschi si riempiono di verde, e l'autunno, con i faggeti dei Simbruini che virano al rame. L'estate e piacevole perche quassu si respira, e l'altitudine tiene lontano il caldo pesante della citta, ma i fine settimana d'agosto portano molta gente ai laghi e ai monasteri: chi puo scelga i giorni feriali. L'inverno ha il suo fascino severo, con la possibilita di neve sui monti e di sci a Monte Livata, ma le giornate sono corte e alcuni orari si riducono. In ogni stagione, il consiglio resta lo stesso: partite presto, perche i pullman diradano e la luce migliore sugli affreschi e quella del mattino. Subiaco premia chi arriva con calma e riparte tardi.
Domande veloci su Subiaco (RM)
Dove si trova Subiaco?
Subiaco si trova nel Lazio, in provincia di Roma, nell'alta valle dell'Aniene, a una sessantina di chilometri a est della capitale e a circa 400 metri di quota, ai piedi dei Monti Simbruini.
Come si arriva a Subiaco da Roma senza automobile?
Con l'autobus Cotral dal capolinea della metropolitana linea B di Roma Ponte Mammolo fino a piazza Falcone a Subiaco: il viaggio dura circa un'ora e un quarto. Le corse sono piu frequenti nei giorni feriali; gli orari aggiornati sono sul sito di Cotral.
Come si arriva a Subiaco in automobile?
Si prende l'autostrada A24 Roma-L'Aquila, si esce a Vicovaro-Mandela e si prosegue sulla strada regionale Sublacense per circa venti chilometri. Da Roma sono meno di settanta chilometri e circa un'ora di guida.
Quanto costa visitare i monasteri di Subiaco?
L'ingresso al Monastero di San Benedetto (Sacro Speco) e al Monastero di Santa Scolastica e gratuito. La Rocca Abbaziale, che ospita un museo, ha invece un biglietto a pagamento. Gli importi e gli orari vanno verificati sui siti ufficiali, perche sono stagionali.
Quali sono gli orari del Sacro Speco a Subiaco?
Il Sacro Speco e aperto tutti i giorni con orario spezzato fra mattina e pomeriggio, in genere la mattina fino a mezzogiorno e mezzo e nel pomeriggio dalle tre, con chiusura piu tardi d'estate e piu presto d'inverno. Le funzioni religiose possono modificarli, quindi conviene controllare sul sito del monastero.
Quanto tempo serve per visitare Subiaco?
Per vedere bene i due monasteri, la Rocca e il borgo serve una giornata intera. Chi vuole aggiungere il lago di San Benedetto o i Monti Simbruini faccia conto di due giorni.
Perché Subiaco si chiama così?
Il nome viene dal latino Sublaqueum, cioe sotto i laghi, e ricorda i tre laghi artificiali creati da Nerone sbarrando l'Aniene per la sua villa imperiale. L'ultimo lago scomparve nel 1305 quando cedette la diga.
Che cos'è il Sacro Speco di Subiaco?
E il Monastero di San Benedetto, costruito fra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo dentro e contro la parete rocciosa, sopra la grotta dove secondo la tradizione Benedetto da Norcia visse da eremita. Conserva affreschi dal tredicesimo al quindicesimo secolo e un antico ritratto di San Francesco.
Perché il Sacro Speco è famoso per il ritratto di San Francesco?
Perche vi si conserva un ritratto di Francesco d'Assisi che la tradizione data intorno al 1223, raffigurato senza aureola e senza stimmate: molti studiosi lo ritengono uno dei ritratti piu antichi e vicini alla persona reale del santo.
Che cos'è il Monastero di Santa Scolastica?
E l'unico superstite dei tredici monasteri fondati da Benedetto, con tre chiostri di epoche diverse, una biblioteca statale ricca di manoscritti e incunaboli, e il luogo dove nel 1465 nacque la prima tipografia d'Italia. La pagina dedicata al Monastero di Santa Scolastica ne racconta la storia.
Dove è nata la stampa in Italia?
A Subiaco, nel monastero di Santa Scolastica, dove nel 1465 i tedeschi Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz impiantarono la prima tipografia della penisola, stampando opere di Lattanzio, Cicerone e Agostino prima di trasferirsi a Roma.
Perché la Rocca di Subiaco si chiama Rocca dei Borgia?
Perche il cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI, la fece restaurare radicalmente nel 1476 quando era abate commendatario di Subiaco, aggiungendo la grande torre quadrata. Secondo diverse fonti qui nacque nel 1480 la figlia Lucrezia Borgia.
La Rocca Abbaziale di Subiaco si può visitare?
Si, la Rocca e comunale e ospita un museo dedicato alle attivita cartarie e della stampa, con appartamenti affrescati e vista sul borgo. Gli orari sono ridotti e stagionali, spesso concentrati nei fine settimana: conviene verificarli prima di salire.
Subiaco è adatta ai bambini?
Si, dosando le camminate. La Rocca si racconta come un castello, il lago e i prati dei Simbruini piacciono molto; i monasteri interessano i piu grandicelli. Servono scarpe comode perche il borgo e tutto scale e selciato in salita.
Cosa si può vedere nei dintorni di Subiaco?
Il lago di San Benedetto, il Parco dei Monti Simbruini con Monte Livata, gli Altipiani di Arcinazzo con la villa di Traiano, e i borghi della valle dell'Aniene e della Ciociaria come Guarcino, Cervara di Roma e, piu lontano, Fiuggi.
Si possono fare foto dentro i monasteri di Subiaco?
All'esterno si, mentre dentro le chiese del Sacro Speco la fotografia e spesso vietata o limitata per proteggere gli affreschi. Rispettate i cartelli e le indicazioni dei monaci.
Qual è il periodo migliore per andare a Subiaco?
La primavera e l'autunno, per il clima mite e i colori dei boschi. L'estate e fresca ma affollata nei fine settimana; l'inverno offre neve sui monti ma giornate corte e orari ridotti.
Che cos'è il Cammino di San Benedetto?
E un itinerario a piedi di circa trecento chilometri che collega Norcia, Subiaco e Montecassino, i tre luoghi della vita di San Benedetto. Subiaco ne e la tappa centrale.
Subiaco fa parte dei Borghi più Belli d'Italia?
Si, Subiaco e riconosciuto fra i Borghi piu Belli d'Italia e ha ricevuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano, i due marchi che certificano la qualita del borgo e dell'accoglienza.
La mia impressione finale su Subiaco
Dopo tanti anni ad accompagnare gruppi in giro per il Lazio, continuo a pensare che Subiaco sia uno dei posti che rendono di piu rispetto a quanto promettono. Chi ci arriva senza sapere cosa aspettarsi resta spiazzato: un paese di novemila anime che ha ospitato la villa di Nerone, la culla del monachesimo occidentale, la prima stampa italiana e la famiglia Borgia non e cosa che capita spesso. Il mio consiglio, ancora una volta, e di non correre. Salite piano al Sacro Speco, fermatevi davanti al volto di Francesco, girate i chiostri di Santa Scolastica pensando ai torchi che qui hanno stampato il primo libro d'Italia, e poi scendete al ponte a guardare l'Aniene. Subiaco chiede tempo e lo ripaga: e la differenza fra averla vista e averla capita.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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