Monte Livata
Monte Livata è la montagna di Subiaco: vetta a 1.429 metri sul livello del mare, catena dei Monti Simbruini, Città metropolitana di Roma Capitale. Ci si arriva dalla piazza di Subiaco con una strada provinciale di circa 19 chilometri che supera un dislivello complessivo di circa 1.200 metri con pendenze medie intorno al 6 per cento: in automobile sono trentacinque o quaranta minuti di curve, in bicicletta è una salita che i cicloamatori romani conoscono a memoria. Da Roma si prende l'autostrada A24 fino all'uscita di Vicovaro-Mandela e poi la statale 5 Sublacense: due ore scarse di viaggio, novanta chilometri circa. Senza automobile si arriva a Subiaco con gli autobus Cotral dal capolinea della metropolitana B di Ponte Mammolo e da lì si prosegue con la corriera che sale a Livata, in partenza da piazza Falcone; orari e coincidenze cambiano fra inverno ed estate e vanno controllati sul sito di Cotral o al numero verde 800 174 471. Non si paga alcun biglietto d'ingresso: Monte Livata è territorio aperto, dentro il perimetro del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, e l'unica cosa che si paga è il parcheggio dove è regolamentato, la seggiovia quando è in esercizio e il noleggio dell'attrezzatura. La strada in quota resta aperta d'inverno ma può richiedere catene o pneumatici invernali: sopra i 1.400 metri la neve, quando arriva, arriva sul serio.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Altre mete di montagna e di natura a poche ore da Roma sono raccolte nella pagina delle attrazioni turistiche del Lazio.

Dove si trova Monte Livata e a quali comuni appartiene
Il territorio di Monte Livata appartiene al comune di Subiaco e confina con quelli di Camerata Nuova, Cervara di Roma, Jenne e Vallepietra. È un dettaglio amministrativo che ha conseguenze pratiche: chi cammina qui passa da un comune all'altro senza accorgersene, e il confine con l'Abruzzo, verso Camporotondo e Cappadocia, è a pochi chilometri di crinale. Il nome ufficiale della montagna indica la vetta, ma nell'uso corrente Livata indica l'intero altopiano che si apre a nord est di Subiaco, tremila ettari di prati, doline e faggete che il turismo romano frequenta da settant'anni.
Chi arriva per la prima volta resta spiazzato dalla geografia. Non c'è un paese, non c'è una piazza, non c'è un centro storico. Ci sono tre nuclei distinti, distanti fra loro qualche chilometro di strada, ciascuno con la propria quota, la propria vegetazione e il proprio grado di costruito. Capire questa struttura è la premessa per non perdere tempo: chi cerca il campo scuola per i bambini e chi cerca il sentiero per il Monte Autore non vanno nello stesso posto.
Le distanze utili da Monte Livata
Da Livata a Subiaco corrono 15 chilometri di strada provinciale, misurati dalla località Anello. A circa 5 chilometri, sul versante di Cervara di Roma, si trova Campaegli, altra località turistica montana a 1.430 metri di quota. La cittadina di Subiaco è a 12 chilometri dall'Anello e ospita i monasteri benedettini aperti tutti i giorni dell'anno. Verso sud est i sentieri scendono su Vallepietra e sul Santuario della Santissima Trinità; verso est valicano in Abruzzo lungo la direttrice Camporotondo, Cappadocia, Tagliacozzo. Chi programma una giornata sola faccia i conti con queste distanze: la strada di montagna non si percorre alla media di una statale.
I Monti Simbruini, la catena a cui appartiene Monte Livata
Il nome della catena viene dal latino sub imbribus, letteralmente sotto le piogge. Non è una metafora poetica: i Simbruini ricevono oltre 2.000 millimetri di precipitazioni all'anno, contro gli 800 scarsi di Roma, perché intercettano per primi le correnti umide occidentali che risalgono dal Tirreno. Quell'acqua è la ragione per cui Roma ha bevuto per venti secoli. Dai versanti simbruini nascono l'Aniene, che percorre 98,5 chilometri prima di gettarsi nel Tevere all'altezza di Ponte Salario, il Liri e il torrente Simbrivio. Dalle sorgenti di questa zona gli ingegneri romani derivarono l'Anio Vetus, l'Aqua Marcia, l'Aqua Claudia e l'Anio Novus: la Marcia alimenta ancora oggi la rete idrica della capitale. Chi cammina sui prati di Monte Livata cammina sopra il serbatoio della città.
Le vette maggiori della catena superano i duemila metri. Il Monte Cotento tocca 2.015 metri, il Monte Tarino 1.960, il Monte Tarinello 1.844, il Monte Viperella 1.834; il Monte Viglio, 2.156 metri, viene di solito assegnato ai vicini Monti Càntari. Il Monte Autore, 1.854,8 metri, è la terza cima dei Simbruini e la più alta dell'intera Città metropolitana di Roma. Il Monte Calvo, 1.591 metri, chiude l'orizzonte di Livata verso nord. Sono quote appenniniche modeste sulla carta e severe sul terreno, perché il tempo cambia in fretta e la nebbia sale dal versante abruzzese in mezz'ora.
Il carsismo che modella Monte Livata
Il suolo di tutte e tre le contrade di Monte Livata è carsico, e questo spiega quasi tutto il paesaggio. L'acqua piovana, leggermente acida, scioglie il calcare e scava dall'interno: si formano doline, conche chiuse dal fondo piatto dove l'erba resta verde più a lungo, e inghiottitoi che ingoiano i ruscelli e li restituiscono chilometri più a valle sotto forma di sorgenti pedemontane. La Grotta Stoccolma è uno degli inghiottitoi noti del massiccio. Il fenomeno ha una conseguenza che i visitatori notano subito: sull'altopiano non ci sono corsi d'acqua superficiali degni di questo nome. L'acqua c'è, in abbondanza, ma corre sotto i piedi. È anche il motivo per cui i pianori di Campo dell'Osso e della Fossa dell'Acero hanno quella forma a catino, con i faggi che si arrampicano sui bordi e lasciano il centro all'erba.
Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
Dal 1983 il comprensorio di Monte Livata rientra nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, istituito con legge regionale del 29 gennaio di quell'anno. Con circa 30.000 ettari è la più estesa area protetta del Lazio e comprende i territori di Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Jenne, Subiaco, Trevi nel Lazio e Vallepietra. La sede dell'ente è a Jenne, in via dei Prati 5, con recapito telefonico 0774 827219 e 827221 e indirizzo di posta elettronica indicato sul sito ufficiale del parco. L'ente gestisce centri visita tematici distribuiti nei comuni, un sistema di sentieri segnati, attività di educazione ambientale e visite guidate.
La faggeta dei Simbruini è considerata una delle più estese d'Europa e nel periodo autunnale, fra la seconda metà di ottobre e la prima di novembre, produce sui versanti di Monte Livata una gamma cromatica che va dal giallo paglierino al rosso ruggine. È il momento in cui la montagna dà il meglio e in cui la frequentazione turistica è più bassa: chi può scegliere, scelga ottobre.
Il regime di parco ha però anche un'altra faccia, che è al centro di quarant'anni di polemiche locali. I vincoli ambientali introdotti dal 1983 hanno bloccato l'espansione degli impianti di risalita e dei bacini sciistici, e con essi i progetti di sviluppo del comprensorio Monna dell'Orso e Campominio più volte presentati dalla società che gestiva gli impianti. Chi vive a Subiaco lo racconta come un torto; chi arriva da Roma per camminare fra i faggi vede una montagna che non è stata cementificata. Le due letture convivono da decenni e nessuna delle due è del tutto sbagliata.
Le tre contrade di Monte Livata
Monte Livata, o semplicemente Livata come dicono tutti a Subiaco, si articola in tre contrade, accomunate dalla natura carsica del suolo e distinte fra loro per altitudine, vegetazione e livello di antropizzazione. Vale la pena conoscerle una per una, perché l'esperienza che offrono è diversa.
La Bandita, la parte bassa di Monte Livata
La Bandita occupa la fascia inferiore dell'altopiano, fra i 1.350 e i 1.425 metri circa, e comprende le due aree dell'Anello e della Valletta. È la contrada più costruita e più servita: negozi, ristoranti, bar, residence, alberghi, noleggi di attrezzatura sportiva e ricreativa. Qui si concentrano gli impianti sportivi non sciistici, che sono poi quelli che tengono viva la località undici mesi l'anno: un maneggio, campi da tennis, un bike park con area trial e una slittinovia su rotaia di realizzazione recente, l'attrazione che i bambini chiedono per prima appena scendono dall'automobile.
L'Anello è anche il punto d'arrivo della Speata, la corsa podistica che parte da Subiaco e sale fino a Livata, organizzata dal gruppo marciatori locale: una gara di salita pura, con lo stesso dislivello della strada, che ogni anno raduna sul piazzale un pubblico sproporzionato rispetto alle dimensioni del posto. La Bandita è servita dalla corriera Cotral in partenza da Subiaco, piazza Falcone, distante 15 chilometri.
Il mio giudizio sulla Bandita è netto: è la contrada meno bella e la più utile. Non ci si viene per il paesaggio, che qui è già intaccato dall'edilizia degli anni sessanta e settanta, ma perché è l'unico posto dove si trova tutto: un bagno, un panino, un paio di ciaspole a noleggio, un parcheggio ampio. Chi ha bambini piccoli o un gruppo eterogeneo faccia base qui e usi le altre due contrade come escursione.
Campo dell'Osso, la contrada intermedia di Monte Livata
Campo dell'Osso occupa la posizione intermedia, intorno ai 1.560 metri, e comprende l'area della Fossa dell'Acero. Lo attraversa il Viale dei Boschi, l'arteria che collega Livata agli impianti di Monna dell'Orso: un rettilineo fra i faggi che d'inverno, quando la neve regge, diventa una delle passeggiate più fotografate del Lazio.
La struttura insediativa è fatta soprattutto di residenze private, quelle villette e quegli chalet che le famiglie romane costruirono a partire dagli anni sessanta. Accanto alle case ci sono un rifugio escursionistico, un residence, un albergo che ha conosciuto lunghi periodi di chiusura, due ristoranti, un bar, una pizzeria, un noleggio di attrezzatura sportiva e una chiesa. Restano visibili le tracce del boom: il campo da calcio detto I Miceti, un campo da tennis e diversi impianti sciistici fermi da anni, che aspettano un ammodernamento annunciato più volte.
Negli anni recenti le piste di Campo dell'Osso sono state riattivate in forma ridotta con un tappeto mobile che funziona da impianto di risalita per il campo scuola. Nella stagione 2012 e 2013 è stata aperta una pista di sci di fondo di 10 chilometri di tracciato che si sviluppa in direzione di Vallepietra, dentro la faggeta. D'estate gli stessi tracciati diventano sentieri e portano fino al Santuario della Santissima Trinità, meta di pellegrinaggio soprattutto nella domenica successiva a Pentecoste, e proseguono verso l'Abruzzo lungo la direttrice Camporotondo, Cappadocia, Tagliacozzo. Campo dell'Osso è anche il punto di partenza classico della ciaspolata verso il rifugio SAIFAR.
Se dovessi indicare un solo punto di Monte Livata a chi ha mezza giornata, indicherei questo. Campo dell'Osso ha la quota giusta, il bosco a portata di scarpone e abbastanza servizi da non trasformare la gita in una spedizione.
Monna dell'Orso, la parte alta di Monte Livata
Monna dell'Orso, che tutti chiamano semplicemente La Monna, occupa la zona sommitale fra i 1.618 e i 1.758 metri. È la contrada dove si concentrano gli impianti veri. Nel 2013, grazie a un intervento congiunto di soggetti pubblici e privati, è stata inaugurata la seggiovia quadriposto Monna dell'Orso, che porta sciatori, escursionisti e semplici gitanti da quota 1.618 a quota 1.758.
Nel piazzale della stazione di partenza si trovano costruzioni di epoche e fatture diverse: uno chalet che funziona da caffetteria, bistrot e ristorante, con annesso solarium; un punto di ristoro di realizzazione recente attrezzato con tavoli da pic nic; la scuola di sci e snowboard; un noleggio di attrezzatura sportiva; una postazione della guardia forestale; un locale tecnico; la cabina di comando e la biglietteria della seggiovia; un'ampia rimessa per mezzi cingolati e attrezzature. Il bacino di utenza naturale è la bassa provincia di Roma, in concorrenza con le vicine Campo Staffi e Campocatino in provincia di Frosinone.
Da qui partono le escursioni nei boschi verso il Monte Calvo e il Monte Autore. L'apertura della seggiovia dipende dalla stagione e dalle condizioni della neve, e i giorni e gli orari di esercizio vanno verificati presso il gestore prima di mettersi in viaggio: salire di 1.200 metri di dislivello per trovare l'impianto fermo è un errore che a Livata si commette più spesso di quanto si creda.

Monte Livata d'inverno: sci, ciaspole e slittino
Chiariamo subito un equivoco che riguarda quasi tutti i romani sotto i quarant'anni. Monte Livata non è più la stazione sciistica che i loro genitori hanno frequentato. Il comprensorio alpino strutturato, con la rete di skilift che copriva i colli Cesone, Fascia, Rotoli, Valletta, Fossa dell'Acero e Monna dell'Orso, non esiste più nella forma che aveva negli anni settanta e ottanta. Quello che resta è una montagna innevata con una seggiovia, un campo scuola, un anello di fondo e chilometri di sentieri percorribili con le racchette da neve. Chi arriva con questa aspettativa non resta deluso; chi arriva pensando di trovare Roccaraso a un'ora da Roma sì.
La seggiovia quadriposto di Monte Livata
La quadriposto della Monna, inaugurata il 22 dicembre 2013 con materiali forniti da un costruttore altoatesino, ha sostituito lo skilift storico e ha riaperto l'accesso meccanizzato alla parte alta. Il salto di quota che copre è modesto, 140 metri, ma apre il ventaglio dei pendii sommitali e serve anche d'estate a chi vuole raggiungere in quota il punto di partenza dei sentieri senza consumare gambe sulla strada. Il biglietto e gli orari sono stabiliti dal gestore stagione per stagione e vanno controllati prima di partire.
Le cinque piste storiche della Monna dell'Orso
Fino al 2008 funzionava lo skilift della Monna dell'Orso, che serviva cinque piste da sci alpino con nomi che a Subiaco sono ancora di uso corrente: Del Sole, Dell'Orso, Delle Signore, Nordica e Topolino. La chiusura arrivò per la scadenza della concessione, prorogata più volte e infine non rinnovata, e fece spazio al progetto della seggiovia. Con gli impianti si spensero anche le scuole di sci alpino locali, e l'ultima generazione di maestri sublacensi ha finito per lavorare in Abruzzo o sulle Alpi, a Cortina d'Ampezzo e a Madonna di Campiglio. È una diaspora professionale che dice più di molte statistiche sullo stato dello sci laziale.
Lo sci di fondo e le ciaspole a Monte Livata
Il fondo è oggi la disciplina che regge meglio. L'anello aperto nella stagione 2012 e 2013 offre 10 chilometri di tracciato che corrono nella faggeta verso Vallepietra, con pendenze dolci e un fondo che tiene bene anche con innevamento modesto. Le ciaspole sono l'altra risorsa: da Campo dell'Osso partono itinerari di mezza giornata verso il rifugio SAIFAR e verso i pianori interni, e la neve farinosa dei Simbruini si presta bene a questa progressione lenta. Attenzione però alla nebbia: sull'altopiano, con visibilità ridotta, i riferimenti spariscono e le doline diventano trappole. Ciaspolata con traccia GPS o con accompagnatore, sempre.
Lo slittino e il campo scuola di Monte Livata
Per le famiglie con bambini sotto i dieci anni la parte utile di Monte Livata è tutta alla Bandita e a Campo dell'Osso: la slittinovia su rotaia, che funziona anche senza neve, i pendii dolci del campo scuola serviti dal tappeto mobile, il noleggio del bob e delle ciaspole piccole. Un consiglio pratico che nessun sito ufficiale scrive: portate un cambio completo di vestiti asciutti per i bambini e lasciatelo in automobile. Sull'altopiano non esistono spogliatoi e un pomeriggio sulla neve finisce sempre con qualcuno bagnato fino alle ginocchia.
Monte Livata d'estate: prati, faggete e sentieri
L'estate a Monte Livata è la stagione più sottovalutata e, secondo me, la migliore. A luglio e agosto, mentre Roma tocca i trentacinque gradi, sull'altopiano si sta fra i venti e i venticinque, e all'alba servono ancora la felpa e i pantaloni lunghi. I prati sono percorsi da cavalli e da mandrie di bovini al pascolo brado, che si spostano liberamente e attraversano la strada senza guardare: si guida piano e non si dà da mangiare agli animali.
Il Monte Autore, la cima più alta sopra Monte Livata
Il Monte Autore, 1.854,8 metri, è la meta escursionistica per eccellenza di chi parte da Monte Livata. È la terza vetta dei Simbruini e il punto più elevato della Città metropolitana di Roma, e sulla sommità si trova una croce che si vede da lontano nelle giornate limpide. Il territorio della cima ricade fra Camerata Nuova e Vallepietra e si raggiunge per sentiero da Monte Livata, dal versante di Vallepietra e da Camporotondo sul lato abruzzese. Sul fianco sudoccidentale, a circa 1.337 metri sotto la rupe del Colle della Tagliata, sorge il Santuario della Santissima Trinità, uno dei luoghi di pellegrinaggio più antichi e più intensi dell'Appennino centrale.
La salita non presenta difficoltà tecniche ma è lunga e quasi tutta esposta nella parte finale, sopra il limite del bosco. Acqua sufficiente, cappello, e partenza presto: nel pomeriggio d'estate i temporali di calore arrivano puntuali e su una cresta senza riparo non è il posto dove trovarsi.
Il Monte Calvo e la Fossa dell'Acero
Il Monte Calvo, 1.591 metri, offre un'escursione più breve e adatta anche a chi cammina poco. Il percorso attraversa la faggeta e sbuca su pascoli sommitali con vista sull'intero altopiano. La Fossa dell'Acero, alle spalle di Campo dell'Osso, è una delle conche carsiche più eleganti del massiccio: fondo piatto, faggi che la cingono come un anfiteatro, silenzio quasi totale nei giorni feriali. È il posto dove portare qualcuno che non ha mai visto una dolina e vuole capire in due minuti che cosa sia.
Campaegli, il Viale dei Boschi e gli altri itinerari da Monte Livata
A circa 5 chilometri, in territorio di Cervara di Roma, si trova Campaegli, 1.430 metri, altra località montana con i suoi impianti e i suoi prati; il collegamento fra le due è comodo e permette di combinare la giornata. Il Viale dei Boschi, che unisce Livata a Monna dell'Orso, è percorribile a piedi e in bicicletta ed è la passeggiata giusta per una sera d'estate. Verso nord i sentieri portano nell'area delle rovine di Camerata Vecchia, il paese abbandonato dopo l'incendio del 1859, che resta una delle escursioni più memorabili di tutto il versante.
Gli animali e la vita pastorale sui prati
Il pascolo brado non è folclore per turisti: è l'economia che ha tenuto in piedi questa montagna per secoli prima che arrivassero gli sciatori, e continua a modellarne il paesaggio. Sono i denti degli animali a mantenere aperti i pianori: senza pascolo il faggio riconquisterebbe i prati di Livata in una trentina d'anni e l'altopiano che i visitatori fotografano sparirebbe. Le mandrie salgono in primavera avanzata e scendono in autunno, secondo un calendario di transumanza breve che i Simbruini hanno praticato da sempre lungo le direttrici verso l'Abruzzo.
Regole di buon senso, che a Livata vengono violate ogni fine settimana. I cani vanno tenuti al guinzaglio: i cani da guardiania a difesa delle greggi non giocano, e un pastore abruzzese che si frappone fra il gregge e un cane libero fa il proprio mestiere. Non si attraversa un gruppo di bovini, lo si aggira. Non si lascia il cibo sui prati. Non si raccolgono funghi senza il tesserino previsto dalla normativa regionale e dal regolamento del parco.
La storia di Monte Livata, dagli asini alla seggiovia
La vicenda turistica di Monte Livata è una delle storie meglio documentate della montagna laziale, e vale la pena raccontarla per intero perché spiega tutto quello che oggi si vede sull'altopiano, comprese le rovine.
Prima del 1956: si saliva a piedi o a dorso di somaro
Fino al 1956 Monte Livata si raggiungeva a piedi o a dorso di somaro. Nonostante questo, la montagna aveva già i suoi frequentatori: il gruppo sciatori Subiaco, nato nel 1927, saliva regolarmente per praticare sci nordico, sci alpino e salto. Erano sportivi che si portavano gli sci in spalla per ore e che scendevano su pendii senza battitura né segnaletica. Ogni volta che qualcuno lamenta lo stato attuale degli impianti conviene tenere presente che questa montagna ha avuto una vita sciistica di trent'anni prima di avere una strada.
1956 e 1957: la strada carrabile e i primi impianti a fune
La strada carrabile fu inaugurata nel 1956, voluta dall'amministrazione comunale di Subiaco e dall'allora capo della Forestale. L'anno successivo, nel 1957, vennero realizzati i primi impianti a fune sui colli della Bandita e della Fascia. Due anni e Monte Livata passò dal Medioevo dei muli alla modernità degli skilift: è una compressione temporale che spiega bene l'entusiasmo con cui il paese accolse la stagione seguente.
1959: l'Hotel Italia e i pionieri di Monte Livata
Nel 1959 fu inaugurata la prima struttura alberghiera, l'Hotel Italia, costruito da Giacomo Orlandi, pioniere del turismo montano livatese, che a Subiaco tutti chiamavano Giacomino ju Ricciu. La stessa famiglia gestisce l'attività ancora oggi, alla quarta generazione, insieme alla Pensione Genziana: due esercizi che hanno attraversato indenni il boom, il declino e la lunga stagnazione. Negli anni successivi altri operatori aprirono attività commerciali e turistiche, e molte famiglie della Roma benestante iniziarono a frequentare Livata costruendo i primi chalet nella piana di Livata e in quella di Campo dell'Osso.
1965 e 1968: lo sci club Livata e i maestri di Cortina
Nel 1965 nacque lo sci club Livata, il cui primo presidente fu Filippo Morini, comproprietario dei primi impianti a fune realizzati sui colli Cesone, Fascia, Rotoli, Valletta, Fossa dell'Acero e Monna dell'Orso. Nello stesso anno il provveditorato agli studi di Roma cominciò a organizzare all'Hotel Italia soggiorni invernali per gli studenti delle scuole medie, che accanto alle lezioni imparavano a sciare sotto la guida dei professori usciti dall'ISEF. È l'origine di un fenomeno di massa: per due generazioni la settimana bianca dei ragazzi romani si è chiamata Livata.
Nel 1968, presso lo stesso albergo, nacque la prima scuola di sci alpino. Grazie alla volontà e alla generosità di Giacomo Orlandi e della pro loco vennero ingaggiati maestri di Cortina d'Ampezzo, che costituirono la scuola aderente alla Federazione Italiana Sport Invernali. L'anno successivo ai tre maestri cortinesi si aggiunsero due maestri di Predazzo, poi fondatori e titolari della scuola italiana sci di Monte Livata dei fratelli Guadagnini. Nello stesso periodo alcuni sublacensi diedero vita a una seconda scuola locale, denominata Cimon della Pala. Nel 1975 nacque la scuola di sci alpino Subiaco, formata da maestri della federazione. In pochi anni, su una montagna del Lazio, si formò un nucleo di insegnamento tecnico che lanciò lo sci alpino nel centro e sud Italia.
1976 e 1977: Livata 2001 e la nascita del turismo estivo
La svolta industriale arrivò con la società Livata 2001, che dal 1976 cominciò a realizzare nuovi impianti scioviari sostituendo quelli dei gestori precedenti nei comprensori di Livata, Campo dell'Osso e Monna dell'Orso. Nel 1977 la stessa società realizzò il centro sportivo dell'Anello nella piana: è la data di nascita convenzionale del turismo estivo di Monte Livata, che fino ad allora era stato una località esclusivamente invernale. Negli anni successivi gli sci club organizzarono qui moltissime gare di sci alpino.
Dagli anni ottanta al 2008: il declino di Monte Livata
Dall'inizio degli anni ottanta fino alla fine del millennio la montagna di Subiaco, come le altre stazioni laziali, conobbe un declino lento e continuo. Le ragioni sono tre e nessuna basta da sola. La prima è la concorrenza dei comprensori abruzzesi, Campo Felice, Ovindoli, Roccaraso, altrettanto raggiungibili da Roma e dotati di piste e impianti più moderni. La seconda è una gestione dei servizi poco lungimirante, con carenze infrastrutturali che si sono trascinate per decenni, a partire dall'acqua potabile e dagli allacci fognari. La terza è il quadro dei vincoli seguito all'istituzione del parco nel 1983, che ha impedito l'ampliamento del demanio sciabile. Nel 2008 la chiusura dello skilift della Monna, ultimo impianto a fune ancora attivo, tolse alla località l'attrattore che generava flussi di cassa certi.
Dal 2013 a oggi: la ripartenza parziale
Il 2013 segnò un'inversione. In un incontro pubblico del 14 luglio di quell'anno, fra sindaco, imprenditori e proprietari di appartamenti, fu annunciato l'arrivo dei materiali per il completamento della seggiovia; la consegna fu rispettata, i lavori di montaggio ripresero a fine agosto e l'impianto fu inaugurato il 22 dicembre 2013, operativo dalla stagione invernale 2013 e 2014. In parallelo partirono i lavori per i collettori fognari e furono reperiti presso la Regione Lazio i fondi per completare l'acquedotto, un cantiere avviato, interrotto e più volte ripreso. Lo stato di avanzamento di queste opere va verificato presso il comune di Subiaco: è materia che cambia di anno in anno e su cui le fonti pubbliche non sono sempre aggiornate.

Una curiosità su Monte Livata
La curiosità più grossa di Monte Livata non è sulla montagna: è nel nome della catena a cui appartiene. Simbruini viene dal latino sub imbribus, sotto le piogge. Non è un vezzo erudito: è una constatazione idrografica che i Romani fecero prima di chiunque altro, perché su questi versanti cadono oltre 2.000 millimetri d'acqua all'anno, due volte e mezzo quanto ne cade su Roma. Da quell'anomalia climatica nasce tutto il resto. Le sorgenti pedemontane dei Simbruini alimentarono l'Anio Vetus, l'Aqua Marcia, l'Aqua Claudia e l'Anio Novus, cioè una parte decisiva del sistema idrico che permise a una città di un milione di abitanti di esistere nell'antichità. L'Aqua Marcia, captata in questa zona, continua a rifornire la rete idrica di Roma: quando un romano apre il rubinetto, con ottime probabilità beve acqua che è caduta come pioggia sui pascoli di Monte Livata e sui versanti circostanti.
C'è una seconda faccia della stessa curiosità, ed è quella che spiega il paesaggio. Con tutta quest'acqua, ci si aspetterebbe di trovare a Livata torrenti, cascate, laghetti. Non c'è quasi nulla di tutto ciò, perché il calcare è permeabile e l'acqua sparisce sottoterra pochi metri dopo essere caduta, scavando doline e inghiottitoi e riemergendo solo alla base del massiccio. Monte Livata è una montagna zuppa che sembra asciutta. Chi cammina qui d'estate deve portarsi l'acqua da casa: la troverà solo alle fontane dei nuclei abitati, non lungo i sentieri. È il paradosso idraulico più elegante dell'Appennino laziale e nessuno lo racconta ai visitatori all'arrivo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Monte Livata
Che questa montagna, per due generazioni, è stata la palestra di sci della scuola pubblica romana. Nel 1965 il provveditorato agli studi di Roma cominciò a organizzare all'Hotel Italia periodi di soggiorno invernale per gli studenti delle scuole medie: si studiava la mattina e si imparava a sciare il pomeriggio, con i professori usciti dall'ISEF a fare da istruttori. Non era un'iniziativa di nicchia. Per anni le scuole romane hanno organizzato le settimane bianche negli alberghi di Livata, e migliaia di romani oggi cinquantenni e sessantenni hanno messo gli sci per la prima volta su questi pendii, non sulle Alpi.
Questo dettaglio ha una conseguenza che si vede ancora oggi sul terreno. Il patrimonio immobiliare di Campo dell'Osso e della piana di Livata, tutte quelle villette che al visitatore contemporaneo sembrano fuori scala rispetto ai servizi disponibili, è il residuo materiale di quel fenomeno di massa. Le famiglie che avevano scoperto Livata attraverso i figli e la scuola comprarono e costruirono qui, fra gli anni sessanta e settanta, quando sembrava che la montagna dovesse crescere per sempre. Poi lo sci alpino se ne è andato in Abruzzo e le case sono rimaste, molte chiuse per undici mesi l'anno.
Il corollario professionale è ancora più amaro e nessuno lo scrive. Con la chiusura degli impianti hanno chiuso anche le scuole di sci, e l'ultima generazione di maestri sublacensi ha dovuto emigrare: oggi lavorano in Abruzzo, sulle Alpi, a Cortina d'Ampezzo, a Madonna di Campiglio. Sono nati e cresciuti su una montagna che aveva insegnato a sciare a mezza Roma e insegnano altrove. Chi sale a Monte Livata e vede solo prati e faggi non immagina che ci sia sotto una storia industriale finita male.
Il consiglio che ti do per visitare Monte Livata
Non venite a Monte Livata la domenica di gennaio dopo la prima nevicata forte. È esattamente quello che fanno tutti, ed è il modo migliore per portarsi a casa il ricordo peggiore. La provinciale che sale da Subiaco è a due corsie, con tornanti stretti e nessuna possibilità di sorpasso; quando decine di migliaia di romani decidono nello stesso fine settimana che vogliono vedere la neve, la salita si blocca, i piazzali si riempiono entro le nove del mattino e chi arriva alle undici parcheggia a chilometri di distanza sul bordo della strada, dove peraltro impedisce il passaggio dei mezzi spazzaneve.
Il consiglio operativo è duplice. Primo: se volete la neve, venite di venerdì o di lunedì, e partite da Roma entro le sette. La differenza fra le otto e le dieci del mattino, su questa strada, è di un'ora e mezza di viaggio. Secondo, e più importante: valutate seriamente di venire a Monte Livata quando non c'è neve. Ottobre, con la faggeta che vira al rosso, e giugno, quando i prati sono in fiore e le mandrie sono appena salite, sono i due momenti in cui questa montagna dà il meglio di sé e in cui la si ha praticamente per sé. Chi ha frequentato Livata solo d'inverno non l'ha mai vista.
Aggiungo tre note pratiche che valgono per qualunque stagione. Verificate sempre presso il gestore se la seggiovia è in esercizio prima di salire: l'impianto lavora su calendario stagionale e non tutti i giorni. Portate acqua a sufficienza, perché sui sentieri carsici non ne troverete. E tenete in automobile le catene da novembre a marzo, anche con il cielo sereno alla partenza: a Roma sono quindici gradi e a 1.600 metri può esserci ghiaccio all'ombra.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Monte Livata è stata un arrivo di tappa di una corsa ciclistica professionistica internazionale. Nel 1975 ospitò l'arrivo della seconda semitappa della seconda tappa della Tirreno-Adriatico, partita da Frascati, con vittoria di Italo Zilioli. Il dato è noto agli appassionati e ignorato da tutti gli altri, eppure dice qualcosa di preciso su questa salita: diciannove chilometri, milleduecento metri di dislivello complessivo, pendenza media intorno al 6 per cento. Sono numeri da grande salita alpina di media difficoltà, con la particolarità di trovarsi a un'ora e mezza da Roma.
Questo spiega perché, in qualunque fine settimana da marzo a novembre, la provinciale sia percorsa da gruppi di ciclisti. La salita da Subiaco a Livata è, insieme a poche altre, il banco di prova classico del ciclismo amatoriale romano. Ha un ritmo regolare, senza gli strappi in doppia cifra che spezzano le gambe, e questo la rende leggibile: si può salire a passo costante e misurarsi sul tempo. In cima, per giunta, ci sono un bar e un piazzale dove si può aspettare il resto del gruppo, cosa non scontata sulle salite laziali.
C'è poi la Speata, la corsa podistica organizzata dal gruppo marciatori simbruini, che sale a piedi lungo lo stesso itinerario e arriva sulla sommità dell'altopiano. Chi non l'ha mai vista non immagina la scena: centinaia di corridori che scollinano sul piazzale dell'Anello con Roma novanta chilometri più in basso e i faggi tutt'intorno. Data e regolamento cambiano di edizione in edizione e vanno verificati presso gli organizzatori.
La foto giusta da fare a Monte Livata
La fotografia che chiunque tenta di fare qui è il prato con i cavalli al pascolo e la faggeta sullo sfondo. Viene male quasi sempre, e per un motivo tecnico preciso: a mezzogiorno, con il sole alto, i prati di quota sono una superficie uniforme senza volumi, la luce appiattisce il verde e i cavalli diventano macchie scure senza dettaglio. La stessa scena, alle sette del mattino di fine giugno o nell'ultima ora prima del tramonto, è un'altra cosa: la luce radente disegna le ondulazioni delle doline, i tronchi dei faggi al margine del bosco proiettano ombre lunghe e parallele, e il pelo degli animali prende luce sui contorni.
Il posto che indico è il margine settentrionale della Fossa dell'Acero, alle spalle di Campo dell'Osso, con la conca in primo piano e la corona di faggi a chiudere l'inquadratura. Serve un obiettivo moderatamente lungo, fra gli 85 e i 135 millimetri di equivalente, per comprimere i piani e restituire la forma a catino della dolina, che con il grandangolo si perde completamente. In autunno la stessa inquadratura, con la faggeta in colore, regge da sola.
La seconda immagine, meno ovvia, è il Viale dei Boschi con la neve fresca sui rami: una prospettiva centrale, rettilinea, con il bosco che si chiude sopra la strada. Funziona la mattina presto, prima che il passaggio delle automobili sporchi la neve. E poi c'è la fotografia dall'alto: dalla stazione di arrivo della seggiovia, a 1.758 metri, nelle giornate di tramontana l'orizzonte si apre fino ai rilievi abruzzesi da un lato e alla valle dell'Aniene dall'altro. Un'avvertenza, che vale come regola di comportamento oltre che di composizione: non si insegue un animale al pascolo per avvicinarsi. Si usa il teleobiettivo e si resta fermi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento che merita di essere ricordato non è accaduto su Monte Livata, ma sotto, e ha cambiato la storia d'Europa. Ai primi del VI secolo Benedetto da Norcia si ritirò in una grotta sopra Subiaco e vi rimase tre anni; intorno a quell'eremitaggio nacquero tredici monasteri, dei quali oggi sopravvive il monastero di Santa Scolastica, che porta il titolo di protocenobio della congregazione benedettina sublacense. La Regola benedettina, che da questi versanti si diffuse in tutto l'Occidente, si scrisse a poche centinaia di metri di quota sotto i pascoli di Livata.
Il secondo avvenimento è del 1465. Due tipografi tedeschi, Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, impiantarono nell'abbazia di Subiaco quella che è ritenuta la prima officina tipografica d'Italia. Il primo libro stampato nella penisola nacque quindi ai piedi di questa montagna, e non in una capitale: un fatto che nel 2025 ha portato a Subiaco il titolo di Capitale italiana del libro. La città, che conta poco più di ottomila abitanti, ha ottenuto il rango di città con decreto del 27 luglio 2021.
Il terzo avvenimento riguarda l'altopiano in senso stretto ed è il 1956, l'anno dell'apertura della strada carrabile. Fino a quel momento a Monte Livata si saliva a piedi o a dorso di somaro; nel giro di ventiquattro mesi arrivarono la carrabile e i primi impianti a fune. Nessun altro passaggio ha modificato tanto profondamente questa montagna.
Il quarto è il 1975, l'arrivo di tappa della Tirreno-Adriatico vinto da Italo Zilioli, che portò per un giorno la montagna di Subiaco nelle cronache sportive nazionali. Il quinto è il 29 gennaio 1983, quando la legge regionale che istituisce il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini fissò su trentamila ettari un regime di tutela destinato a orientare, e a limitare, ogni scelta successiva. Il sesto è il 2008, la chiusura dello skilift della Monna dell'Orso. Il settimo è il 22 dicembre 2013, l'inaugurazione della seggiovia quadriposto: la prima buona notizia infrastrutturale dopo trent'anni.
Chi è passato da Monte Livata
Il personaggio che ha lasciato la traccia più profonda in questo territorio è Nerone. L'imperatore fece costruire nella valle dell'Aniene sotto Subiaco una villa monumentale con tre laghi artificiali ottenuti sbarrando il fiume, i simbruina stagna delle fonti latine, dai quali deriva il nome stesso di Subiaco, sub lacu, sotto i laghi. Gli scavi hanno restituito i resti degli edifici disposti su livelli diversi; del ponte marmoreo che scavalcava il fiume restano solo tracce delle fondazioni. Nerone non salì sui pascoli di Livata, ma il paesaggio che ne ha fatto la fortuna, cioè l'acqua dei Simbruini, è la ragione per cui scelse questa valle.
Poi Benedetto da Norcia, che nella grotta sopra Subiaco visse la propria esperienza eremitica agli inizi del VI secolo, e la sorella Scolastica, ai quali sono intitolati i due monasteri. E Francesco d'Assisi, che passò dal Sacro Speco intorno al 1223 e al 1224: gli è dedicato l'affresco che lo ritrae senza stimmate e senza aureola, ritenuto la sua prima e più fedele raffigurazione. Chi sale a Monte Livata e non scende a vedere quel volto compie un errore di programmazione.
Nel Novecento sono passati di qui i pionieri dello sci laziale. Giacomo Orlandi, che a Subiaco chiamavano Giacomino ju Ricciu, costruì nel 1959 l'Hotel Italia e avviò l'ospitalità alberghiera in quota. Filippo Morini fondò nel 1965 lo sci club Livata e fu comproprietario dei primi impianti a fune. I maestri di Cortina d'Ampezzo ingaggiati nel 1968 e i due maestri di Predazzo arrivati l'anno successivo, i fratelli Guadagnini, portarono qui una scuola tecnica di livello alpino e lanciarono lo sci nel centro e sud Italia.
E poi ci sono i passaggi sportivi. Italo Zilioli, professionista di alto livello e per tre anni consecutivi secondo al Giro d'Italia, vinse qui nel 1975 la semitappa della Tirreno-Adriatico. Insieme a lui, sulla stessa strada, è passato l'intero gruppo del ciclismo di quegli anni. Infine sono passati, e passano ancora, gli anonimi: le decine di migliaia di studenti romani che fra gli anni sessanta e ottanta hanno imparato a sciare su questi pendii durante le settimane bianche organizzate dalle scuole. Non hanno lasciato targhe, ma hanno lasciato le case, gli alberghi e il ricordo collettivo che tiene ancora in piedi il nome di Monte Livata nella memoria della città.
Subiaco e i monasteri sotto Monte Livata
Nessuna gita a Monte Livata è completa senza la discesa a Subiaco, dodici chilometri più in basso. La cittadina conta poco più di ottomila abitanti, si distende lungo l'Aniene ed è dominata dalla Rocca Abbaziale; nel 2025 le è stato riconosciuto il titolo di Capitale italiana del libro, in ragione della tipografia impiantata qui nel 1465.
Il monastero di Santa Scolastica
Il monastero di Santa Scolastica è l'unico sopravvissuto dei tredici cenobi fondati intorno all'eremitaggio benedettino, e conserva il titolo di protocenobio della congregazione sublacense. Il complesso si articola su tre chiostri di epoche diverse, dal XII al XVI secolo, che da soli valgono la visita: il passaggio dal romanico al cosmatesco e poi al rinascimentale si legge camminando. Le visite avvengono in orari stabiliti dalla comunità monastica, indicativamente 9.30 e 12.15 al mattino e 15.30 e 17.15 nel periodo invernale, con chiusura posticipata alle 18.15 nel periodo estivo; conviene confermare telefonicamente prima di partire, perché la liturgia ha la precedenza sulle visite. Nella chiesa si celebra la messa cantata in gregoriano.
Il Sacro Speco, il monastero di San Benedetto
Il monastero di San Benedetto, che tutti chiamano Sacro Speco, è addossato alla parete rocciosa del Monte Taleo e poggia su nove archi alti, alcuni gotici. All'interno gli affreschi coprono più secoli: elementi di ascendenza bizantina, i cicli duecenteschi del Magister Conxolus, opere delle scuole senese e umbro marchigiana fra Trecento e Quattrocento. I temi dominanti sono la Passione di Cristo, la vita della Madonna e la vita di Benedetto da Norcia. La statua del santo nella grotta è opera di Antonio Raggi, scolpita nel 1657. Il ritratto di Francesco d'Assisi, databile al 1223 e 1224, è privo di stimmate e di aureola, e per questo è considerato una raffigurazione dal vero. Per i gruppi la visita si concorda in anticipo con la comunità monastica.
Cosa vedere intorno a Monte Livata
Chi ha più di una giornata può costruire un itinerario di valle e di quota. A Vallepietra si visita il Santuario della Santissima Trinità, incastonato sotto la rupe del Colle della Tagliata a circa 1.337 metri: il pellegrinaggio della domenica dopo Pentecoste è uno degli appuntamenti religiosi popolari più antichi del Lazio. A Vallepietra e a Cervara di Roma, il paese più alto della provincia con le sue scalinate scolpite, si tocca l'architettura di pietra dell'alta valle dell'Aniene. Le rovine di Camerata Vecchia raccontano invece una storia di abbandono che vale un pomeriggio.
Scendendo verso Roma lungo la Valeria e la Tiburtina si incontra Tivoli, con Villa Adriana e le sue acque, che chiude idealmente il discorso sull'Aniene cominciato a Livata. Chi cerca altre montagne laziali con lo stesso spirito guardi ai Monti Lucretili, alle montagne della Duchessa, alla riserva di Monte Navegna e Monte Cervia sopra il lago del Turano, o valichi in Abruzzo verso il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che confina con i Simbruini sul crinale orientale.
Per chi vuole affrontare questa zona con un professionista, le guide e gli accompagnatori turistici abilitati del network di TourLeaderPro a Roma lavorano regolarmente sull'alta valle dell'Aniene, e i gruppi organizzati si appoggiano al servizio di accompagnamento turistico per la logistica di giornata.

Monte Livata con i bambini
È una delle poche montagne del Lazio che funziona davvero con i bambini piccoli, e il motivo è banale: si parcheggia praticamente sul prato. Non servono avvicinamenti, non serve una funivia, non servono zaini porta bambino. Si scende dall'automobile e si è già sull'erba o sulla neve. Alla Bandita la slittinovia su rotaia dà mezz'ora di divertimento anche in assenza di neve; il maneggio consente il battesimo della sella; il bike park con area trial funziona per i ragazzi dagli otto anni in su. D'inverno il campo scuola servito dal tappeto mobile permette le prime discese senza affrontare uno skilift.
Due avvertenze da chi ci ha portato gruppi. La prima riguarda la quota: 1.400 metri non sono le Alpi, ma la radiazione solare sulla neve è comunque forte e i bambini si scottano il viso in due ore. Crema protettiva alta e occhiali anche con il cielo coperto. La seconda riguarda i servizi igienici: sull'altopiano esistono solo nei bar e nei ristoranti, e nelle giornate di punta le code sono lunghe. Si organizza la sosta di conseguenza.
Accessibilità e sicurezza a Monte Livata
Le zone pianeggianti della Bandita e i piazzali di Monna dell'Orso sono raggiungibili in automobile e percorribili senza dislivelli significativi, il che rende una parte di Monte Livata fruibile anche a chi ha ridotta mobilità o spinge un passeggino, almeno sulle superfici asfaltate o battute. I sentieri, al contrario, sono terreno di montagna: pietraia, radici, fondo irregolare, nessuna barriera. Non esistono percorsi attrezzati per carrozzine sui tracciati escursionistici.
Sulla sicurezza vale un promemoria che si ripete ogni inverno con esiti sgradevoli. L'altopiano è ampio, poco articolato e, con la nebbia o con la neve battente, privo di riferimenti visivi: si perde l'orientamento in pochi minuti anche a poche centinaia di metri dalla strada. Chi esce dai tracciati battuti porti con sé traccia GPS, batteria carica e abbigliamento adeguato. Il numero unico per le emergenze è il 112. La copertura telefonica sull'altopiano è discontinua. E, banalmente, si comunica a qualcuno dove si va e a che ora si prevede di rientrare.
Quando andare a Monte Livata
Da dicembre a marzo la montagna è invernale, con neve non garantita ma frequente sopra i 1.500 metri; i fine settimana successivi alle nevicate sono da evitare per il traffico. Aprile e maggio sono mesi di transizione, con i prati che si liberano e i sentieri ancora fangosi in quota. Giugno è il mese della fioritura dei pascoli e, secondo me, il migliore in assoluto. Luglio e agosto offrono venti gradi in più di respiro rispetto a Roma e sono i mesi della vita alberghiera; nei fine settimana di ferragosto, però, l'altopiano si riempie. Settembre è tranquillo e stabile. Ottobre e la prima metà di novembre sono il momento del foliage della faggeta e regalano le immagini migliori di tutto l'anno.
Chi organizza il viaggio dall'estero e ragiona in inglese trova gli itinerari di montagna italiani raccolti nella guida Mountains and Nature in Italy di ItalyPlanner, mentre le gite in giornata a partire dalla capitale sono elencate nella sezione day trips e le cose da vedere in città nella guida Best Things to Do in Rome.
Domande veloci su Monte Livata
Quanto dista Monte Livata da Roma?
Circa novanta chilometri, che si percorrono in un'ora e quaranta o due ore a seconda del traffico sulla A24. L'uscita autostradale di riferimento è Vicovaro-Mandela, poi si segue la statale 5 Sublacense fino a Subiaco e da lì la provinciale che sale in quota.
A che altitudine si trova Monte Livata?
La vetta di Monte Livata raggiunge 1.429 metri sul livello del mare. Le contrade abitate si distribuiscono fra i 1.350 metri della Bandita e i 1.758 metri della stazione di arrivo della seggiovia di Monna dell'Orso.
Si paga un biglietto per accedere a Monte Livata?
No. L'accesso all'altopiano è libero. Si pagano la seggiovia quando è in funzione, il noleggio dell'attrezzatura, gli impianti sportivi e il parcheggio dove è regolamentato.
Come si arriva a Monte Livata senza automobile?
Con l'autobus Cotral da Roma fino a Subiaco, con partenza dal capolinea della metropolitana B a Ponte Mammolo, e poi con la corriera che sale a Livata da piazza Falcone. Le corse in quota sono poche e cambiano fra le stagioni: si verificano su cotralspa.it o al numero verde 800 174 471.
C'è la neve a Monte Livata?
Nella stagione fredda sì, con frequenza e quantità variabili di anno in anno. Sopra i 1.500 metri l'innevamento è più affidabile. Nessun sito ufficiale garantisce la neve in anticipo: si controllano le previsioni e lo stato delle piste prima di partire.
La seggiovia di Monte Livata è aperta?
La quadriposto Monna dell'Orso, inaugurata il 22 dicembre 2013, lavora su calendario stagionale stabilito dal gestore. Giorni, orari e tariffe vanno verificati prima di salire.
Si può sciare a Monte Livata?
Lo sci alpino strutturato degli anni settanta e ottanta non esiste più. Restano il campo scuola servito dal tappeto mobile a Campo dell'Osso, i pendii serviti dalla seggiovia e l'anello di sci di fondo di 10 chilometri verso Vallepietra. Chi cerca un comprensorio alpino completo guarda ai poli abruzzesi.
Si possono usare le ciaspole a Monte Livata?
Sì, ed è oggi l'attività invernale che rende meglio. Gli itinerari classici partono da Campo dell'Osso, fra cui quello verso il rifugio SAIFAR. Con nebbia o neve fresca è consigliabile muoversi con un accompagnatore o con traccia GPS.
Servono le catene per salire a Monte Livata?
Da novembre a marzo è prudente averle in automobile, insieme o in alternativa a pneumatici invernali. Le ordinanze stagionali sulla dotazione obbligatoria sono di competenza dell'ente gestore della strada e vanno controllate.
Monte Livata è adatta ai bambini?
Molto. Si parcheggia a ridosso dei prati, esistono la slittinovia su rotaia, il maneggio, il bike park e il campo scuola. Servono crema solare alta anche d'inverno e un cambio asciutto di riserva.
Ci sono ristoranti e bar a Monte Livata?
Sì. La Bandita concentra la maggior parte dei servizi, con ristoranti, bar, alberghi e residence; Campo dell'Osso ha due ristoranti, un bar, una pizzeria e un rifugio; al piazzale di Monna dell'Orso si trovano uno chalet con ristorante e un punto di ristoro con tavoli da pic nic. Le aperture seguono la stagione.
Si trova acqua lungo i sentieri di Monte Livata?
Quasi mai. Il suolo carsico assorbe rapidamente le precipitazioni e le restituisce alle sorgenti pedemontane, molto più in basso. L'acqua si carica alle fontane dei nuclei abitati prima di partire.
Si può portare il cane a Monte Livata?
Sì, al guinzaglio. Sull'altopiano pascolano bovini e cavalli allo stato brado e operano cani da guardiania a difesa delle greggi: un cane libero crea situazioni pericolose per sé e per il proprietario.
Che differenza c'è fra Monte Livata e Campaegli?
Campaegli, 1.430 metri, ricade nel comune di Cervara di Roma ed è a circa 5 chilometri da Livata. È una località più piccola e meno servita; molti visitatori le combinano nella stessa giornata.
Quanto tempo serve per salire al Monte Autore da Monte Livata?
Il Monte Autore, 1.854,8 metri, è un'escursione di mezza giornata abbondante per un camminatore allenato, senza difficoltà tecniche ma con l'ultimo tratto scoperto. I tempi effettivi dipendono dal punto di partenza scelto e dalle condizioni: chi non conosce il percorso si affidi alla segnaletica del parco o a un accompagnatore.
Monte Livata è dentro un parco protetto?
Sì, dal 1983 rientra nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, istituito con legge regionale del 29 gennaio 1983, circa 30.000 ettari, la più estesa area protetta del Lazio.
Si possono raccogliere funghi a Monte Livata?
Solo nel rispetto della normativa regionale e del regolamento del parco, che prevedono autorizzazione e limiti quantitativi. Le regole aggiornate si chiedono all'ente parco, con sede a Jenne in via dei Prati 5.
Qual è il periodo migliore per visitare Monte Livata?
Giugno per la fioritura dei pascoli e ottobre per il colore della faggeta. Sono i due momenti in cui la montagna è più bella e meno frequentata. L'inverno è affollato solo nei fine settimana successivi alle nevicate.
C'è campo telefonico a Monte Livata?
La copertura è discontinua e varia molto fra le tre contrade e i settori boscati. Non si conta sul telefono come unico strumento di orientamento o di soccorso.
Che cosa si visita a Subiaco dopo Monte Livata?
I due monasteri benedettini, Santa Scolastica e il Sacro Speco, aperti tutti i giorni dell'anno con orari stagionali, la Rocca Abbaziale e il centro storico. Sono dodici chilometri dall'Anello, venti minuti di discesa.
Perché i Monti Simbruini si chiamano così?
Dal latino sub imbribus, sotto le piogge. La catena riceve oltre 2.000 millimetri di precipitazioni all'anno e alimenta l'Aniene, il Liri e il Simbrivio, oltre alle sorgenti che rifornivano gli acquedotti romani e che riforniscono ancora oggi Roma.
Se dovessi dire in una riga che cosa è oggi Monte Livata, direi che è una montagna che ha smesso di inseguire quello che non può più essere e non ha ancora capito che cosa possa diventare. Lo sci alpino di massa è finito qui vent'anni fa e non tornerà. Ma novanta chilometri da Roma, tremila ettari di prati e di faggete a millecinquecento metri, una seggiovia, un anello di fondo, una rete di sentieri e due monasteri fra i più importanti d'Europa a venti minuti di discesa sono un patrimonio che poche località alpine possono vantare in questa combinazione. Il mio consiglio da professionista è di venirci in ottobre, di lasciare l'automobile all'Anello e di camminare fino alla Fossa dell'Acero senza fretta. Poi si scende a Subiaco e si guarda in faccia il ritratto di Francesco. Una giornata così vale dieci fine settimana sulla neve in coda.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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