Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia (RI)
La Riserva Naturale Regionale Monte Navegna e Monte Cervia occupa 3.563 ettari della provincia di Rieti, fra il Lago del Turano e il Lago del Salto, sul versante laziale dei Monti Carseolani. La sede dell'Ente di gestione è a Varco Sabino (RI), in Via Martin Luther King 1; l'Ufficio Naturalistico è in Via Roma 33, sempre a Varco Sabino. Telefono 0765 790002, posta elettronica info@navegnacervia.it, sito ufficiale navegnacervia.it. L'ingresso è libero e gratuito: non esistono biglietti, tornelli né orari di apertura, perché si tratta di un'area protetta aperta e non di un recinto. Da Roma si arriva in poco meno di due ore: A24 fino all'uscita di Carsoli-Oricola e poi la strada della Valle del Turano verso Collalto Sabino e Castel di Tora, oppure la Salaria fino a Rieti e quindi la discesa verso Rocca Sinibalda. Il trasporto pubblico esiste ma è pensato per i residenti: chi vuole camminare davvero qui deve mettere in conto l'automobile. Visite guidate, attività di educazione ambientale e uso dell'aula verde si concordano con l'Ente, che gestisce anche il Monumento Naturale della Zona Umida le Rosce - Mola tra le Vene e sette Zone Speciali di Conservazione del reatino.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Chi arriva qui per la prima volta di solito ha in testa il lago. Poi alza gli occhi e capisce che il lago è il fondo di qualcos'altro: mille metri di dislivello di bosco continuo, quasi senza case, che salgono fino alla cresta. È questo il punto della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia, non il pontile dove si scattano le fotografie.
Se state costruendo un giro più largo nel reatino, conviene tenere sotto mano anche le pagine dedicate al Lago del Turano e al Lago del Salto, che raccontano i due bacini per conto loro.

Dove si trova la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
La geografia è semplice da tenere a mente, e serve, perché qui i cartelli sono pochi. Immaginate due invasi artificiali paralleli, orientati grosso modo da nord a sud: a occidente il Turano, a oriente il Salto. In mezzo si alza una dorsale montuosa continua, che culmina nel Monte Navegna a 1.507 metri e nel Monte Cervia a 1.438 metri, con il Monte Filone a 1.328 metri a fare da terzo vertice. La riserva è quella dorsale, con i suoi fianchi boscosi che scendono fino alle due rive.
Siamo nel settore laziale dei Monti Carseolani, la catena che fa da confine con l'Abruzzo. A nord si intravede il Terminillo, a est il gruppo del Cicolano e, più lontano, le Montagne della Duchessa; a sud i Carseolani proseguono verso i Monti Simbruini. È una posizione di cerniera, e si sente: la flora appenninica arriva qui con specie che nel resto del Lazio si vedono a fatica.
I nove comuni della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Il territorio protetto ricade nei comuni di Ascrea, Castel di Tora, Collalto Sabino, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico Sabino, Rocca Sinibalda e Varco Sabino. Nove municipi per 3.563 ettari significa una frammentazione amministrativa notevole, e qualche paese conta oggi meno di duecento residenti. Varco Sabino, che ospita la sede dell'Ente, ne aveva 152 al dato demografico del 2024. Marcetelli è fra i comuni meno popolati del Lazio. Questa è una informazione pratica, non una nota di colore: vuol dire che i servizi sono radi, che il bar aperto la domenica pomeriggio non è garantito e che il distributore di benzina va cercato prima di salire, non dopo.
Come arrivare alla Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia da Roma
Due strade, e sono davvero diverse fra loro. La prima: autostrada A24 Roma-L'Aquila, uscita Carsoli-Oricola, poi si imbocca la provinciale della Valle del Turano in direzione nord, si costeggia Collalto Sabino e si prosegue lungo la sponda del lago fino a Castel di Tora e Ascrea. È il percorso che porta subito nel settore meridionale della riserva. La seconda: via Salaria fino a Rieti, poi la statale verso la Valle del Turano e la discesa su Rocca Sinibalda, con ingresso da nord. Da Roma si va da un'ora e quaranta a poco più di due ore, secondo il traffico della Salaria, che nelle mattine feriali è imprevedibile.
Dal versante del Salto si entra invece passando per Varco Sabino e Marcetelli, con strade più strette e tornanti più fitti. Chi arriva dall'Abruzzo e da L'Aquila ha la A24 come via naturale, con uscita a Valle del Salto o a Carsoli secondo il versante scelto.
Una raccomandazione che faccio sempre ai gruppi: in inverno le strade della dorsale possono essere ghiacciate anche quando a Rieti il termometro è sopra lo zero, perché restano all'ombra tutto il giorno. Catene a bordo da dicembre a marzo, senza discussione.
Con i mezzi pubblici
Esistono corse di autolinee regionali che collegano Rieti ai paesi della Valle del Turano e della Valle del Salto, con frequenze pensate per gli spostamenti scolastici e lavorativi. Orari e fermate vanno verificati sul sito del gestore del trasporto pubblico laziale prima di partire, perché cambiano fra periodo scolastico ed estate. Realisticamente: con il solo autobus si raggiunge un paese, non un sentiero di crinale. Chi non ha l'automobile faccia base a Rieti e valuti un servizio di noleggio o l'appoggio a una guida del posto.
Che cosa è, esattamente, la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Questa non è una riserva nata tutta in una volta. Il nucleo di tutela risale al 1988, quando la Regione Lazio istituì l'area protetta del Monte Navegna; il perimetro attuale, che comprende anche il Monte Cervia, prende forma con la legge regionale 29 del 6 ottobre 1997 sul sistema delle aree naturali protette e con la legge regionale 28 del 5 ottobre 1999. Da allora la gestione è affidata a un Ente regionale autonomo, con sede a Varco Sabino, che ha competenza su un territorio molto più ampio della sola riserva.
Le due zone della riserva
La Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia non è un poligono unico. Si divide in due porzioni distinte: la più estesa comprende i rilievi del Navegna e del Monte Filone con tutto il versante che scende verso i due laghi; la seconda, più piccola e separata, è costituita dai rilievi che circondano il paese di Nespolo, verso il confine abruzzese. Chi guarda la cartina senza saperlo pensa a un errore di stampa. È invece il risultato di una scelta di tutela mirata: si sono protetti i due nuclei forestali di maggior valore, non una macchia continua di comodo.
L'Ente e le altre aree protette che gestisce
All'Ente Monte Navegna e Monte Cervia la Regione ha affidato, oltre alla riserva, il Monumento Naturale Zona Umida le Rosce - Mola tra le Vene e sette Zone Speciali di Conservazione della rete Natura 2000. I nomi valgono la pena di essere letti, perché descrivono meglio di qualunque aggettivo la varietà del reatino: Formazioni a Buxus sempervirens del reatino, Inghiottitoio di Val de Varri, Complesso del Monte Nuria, Pareti rocciose del Salto e del Turano, Piana di Rascino, Piana di S. Vittorino - Sorgenti del Peschiera. Un ufficio di una decina di persone in un paese di centocinquanta abitanti amministra un pezzo di Appennino che va dalle sorgenti che dissetano Roma agli altopiani carsici del Cicolano.
Il dato che trovo più parlante è un altro: oltre il 70 per cento della superficie della riserva è coperto da formazioni forestali, e l'antropizzazione è bassissima. Non ci sono impianti di risalita, non ci sono seconde case sparse sui versanti, non c'è una strada panoramica di crinale. È una montagna che ha avuto la fortuna di essere considerata povera nel momento sbagliato per la speculazione e in quello giusto per la natura.
La geologia della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Capita che nelle guide la geologia sia il capitolo che si salta. Qui sarebbe un errore, perché tutto il resto dipende da come sono fatte queste rocce: dove c'è calcare c'è prateria arida e orchidea, dove c'è flysch c'è bosco fitto e acqua che ristagna, e dove il calcare si scioglie ci sono pozzi e grotte.
Il settore montano e submontano
La dorsale Cervia-Navegna è costruita su rocce calcareo-marnose depositate in ambiente marino fra il Cretacico superiore e il Miocene medio, in un intervallo che va grosso modo da 66 a 13 milioni di anni fa. Sono fondali sollevati e piegati dall'orogenesi appenninica. Camminando sulla cresta del Navegna si mettono i piedi su fanghi marini compattati: un pensiero che vale la salita.
Il settore collinare e pedemontano
Nella porzione nord-orientale affiora una alternanza di arenarie e marne, quella che i geologi chiamano flysch, di età miocenica superiore, fra 13 e 6 milioni di anni fa. È una roccia tenera, che si degrada in suoli profondi: per questo il bosco di cerro dà qui il meglio di sé. Nella parte sud-occidentale, verso il Turano, affiorano invece brecce, conglomerati, ghiaie e sabbie di età plio-pleistocenica, i detriti dei versanti smantellati quando il clima era ben più rigido di oggi.
Il fondovalle
Il terzo settore è quello alluvionale e detritico recente, costruito dai corsi d'acqua principali. Oggi buona parte di questo fondovalle è sotto il livello dei due invasi, e questo spiega perché nelle stagioni di magra riemergano tracce di quello che c'era prima.
Le forre dell'Obito e di Riancoli
I due punti geologicamente più spettacolari della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia non sono le cime: sono la valle dell'Obito e il fosso di Riancoli, forre incassate delimitate da pareti rocciose carbonatiche imponenti. Sono gli ambienti dove nidificano i rapaci rupestri e dove l'aria resta fredda anche ad agosto. Non sono passeggiate per tutti, e alcuni tratti richiedono esperienza: chi non ha pratica di forre si faccia accompagnare.
Il carsismo
Essendo il substrato in larga parte carbonatico, l'acqua lo scioglie. Il risultato sono forme di carsismo ipogeo: pozzi carsici e grotte, alcune delle quali di grande interesse. L'Inghiottitoio di Val de Varri, protetto come Zona Speciale di Conservazione, è il caso più noto del comprensorio. Le cavità non sono attrezzate per la visita turistica libera e l'ingresso improvvisato è pericoloso: qui si entra con un gruppo speleologico, mai da soli.
Le vette della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Due cime e una terza che fa da comprimaria. Nessuna delle tre richiede alpinismo; tutte e tre richiedono gambe, acqua e un minimo di senso dell'orientamento.
Il Monte Navegna, 1.507 metri
È la vetta più alta della riserva e il vero belvedere del reatino meridionale. Dalla cima lo sguardo cade da una parte sul Lago del Salto, dall'altra sul Lago del Turano, con mille metri di dislivello sotto i piedi, e poi corre ai monti del Cicolano, ai Carseolani verso sud e al Terminillo a nord. Nelle giornate di tramontana, quando l'aria si asciuga, si arriva a distinguere il profilo del Gran Sasso. L'ultimo tratto è su prateria d'altura, aperto e ventoso: in inverno il vento qui taglia, e non è un modo di dire.
La mia opinione, dopo averla percorsa con gruppi di ogni livello: il Navegna è la salita giusta per chi vuole capire l'Appennino centrale senza affrontare le Montagne della Duchessa. Il dislivello è onesto, il bosco protegge fino quasi alla fine, e la ricompensa in cima è sproporzionata rispetto alla fatica. Non fatela a luglio a mezzogiorno.
Il Monte Cervia, 1.438 metri
Meno frequentato del Navegna, e per questo più interessante per chi cerca silenzio. Il Cervia chiude la dorsale verso sud e ha versanti nord-orientali dove la faggeta sale compatta fino quasi alla cresta. È la montagna dove le probabilità di trovare tracce di lupo sulla neve fresca sono più alte, e dove il picchio muraiolo, che d'inverno scende dalle pareti più alte, si lascia osservare sulle rocce esposte.
Il Monte Filone, 1.328 metri
Terza quota della riserva, spesso ignorata. È il rilievo che completa il nucleo principale dell'area protetta insieme al Navegna, e offre il punto di vista migliore per capire l'assetto complessivo dei due bacini: da qui si vede bene come la dorsale separi due valli che l'uomo ha poi collegato sottoterra.

I due laghi della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Il Turano e il Salto non sono laghi naturali. Sono bacini idroelettrici costruiti alla fine degli anni Trenta, e la loro storia è una delle pagine di ingegneria più pesanti che l'Appennino centrale abbia conosciuto.
Il Lago del Turano
Nasce nel 1939 con la costruzione della diga del Turano, nei pressi degli abitati di Posticciola e Stipes, nel comune di Rocca Sinibalda. Il lago è a 536 metri sul livello del mare e si insinua fra i versanti con un profilo lungo e stretto che da certi punti di vista ricorda un fiordo. Lo scopo era duplice: produrre energia elettrica e impedire che le piene del Turano allagassero la Piana di Rieti, che fino ad allora era periodicamente sott'acqua.
Il lato sentimentale della vicenda è il borgo di Antuni, sull'altura che oggi si affaccia sull'acqua di fronte a Castel di Tora. E quando il livello dell'invaso cala, dalle sponde riemergono i resti medievali di Cornito, che l'acqua ha coperto.
Il Lago del Salto
Il gemello orientale è del 1940 e ricade in massima parte nel comune di Petrella Salto, con porzioni in quelli di Pescorocchiano, Fiamignano, Varco Sabino e Marcetelli. È molto profondo: in prossimità della diga si raggiungono i 108 metri. Sotto quella superficie ci sono quattro insediamenti sommersi: Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, frazioni di Petrella Salto, e Sant'Ippolito, frazione di Fiamignano. Nelle magre severe le rovine tornano a galla e si può camminare fra i muri di case abbandonate nel 1940. È uno degli spettacoli più impressionanti del Lazio interno, e non ha nulla di romantico: quelle case avevano degli abitanti.
Il canale sotto il Monte Navegna
Le acque dei due invasi non restano separate. Un canale artificiale lungo circa nove chilometri passa sotto la giogaia del Monte Navegna e mette in comunicazione i due bacini; insieme alimentano la centrale idroelettrica di Cotilia, costruita nel 1942 al servizio delle acciaierie di Terni. Vale la pena fermarsi un momento su questo dato: la montagna che state salendo è attraversata, a centinaia di metri sotto i vostri piedi, da una galleria d'acqua di nove chilometri. Il Navegna è cavo, in senso letterale.
I boschi della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Oltre il settanta per cento dell'area protetta è bosco. Ma dire bosco non significa niente: qui convivono almeno cinque formazioni forestali diverse, e riconoscerle cambia completamente la qualità della camminata.
La faggeta con agrifoglio
Fra i 1.000 e i 1.500 metri, sui versanti nord-orientali del Navegna e del Cervia, si sale dentro la faggeta. Non è una faggeta qualunque: al faggio si associa l'agrifoglio, che forma uno strato arbustivo con buona copertura, e compare anche il tasso. Questa combinazione corrisponde ai faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex, habitat che la Direttiva 92/43/CEE classifica come di prioritaria importanza per l'Unione Europea. In parole povere: l'Europa ha deciso che queste faggete vanno protette prima di altre cose.
Perché è così raro? Perché agrifoglio e tasso sono relitti di un clima più mite e più umido, sopravvissuti in stazioni fresche e riparate. Il tasso, in particolare, cresce lentissimo e viene tagliato di rado perché è velenoso per il bestiame; dove è rimasto, è rimasto per caso e per abbandono.
Le cerrete
La tipologia forestale più diffusa nella Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia è la cerreta, che occupa soprattutto i settori orientali e settentrionali. Al cerro dominante si accompagnano, nelle stazioni più fresche, il faggio, il carpino bianco e l'acero di monte; negli ambienti più caldi e asciutti prendono il sopravvento il carpino nero e la roverella. Sono boschi che hanno alle spalle secoli di ceduazione: il fusto multiplo che vedete alla base di molte piante non è una curiosità botanica, è la firma del taglio ripetuto.
I castagneti
I castagneti di questi versanti sono coltivati da tempi antichi e non hanno nulla di spontaneo: sono un impianto alimentare, la risposta di comunità povere a una montagna che non dava grano. A Collalto Sabino la castagna resta uno dei prodotti locali riconosciuti, insieme ai formaggi e al miele. In ottobre il sottobosco dei castagneti è il posto dove incontrerete più gente del paese che turisti, e vi conviene salutare.
I boschi lungo l'acqua
Lungo gli alvei e sulle sponde del Turano e del Salto crescono boschi di salice comune, Salix alba, e pioppo bianco, Populus alba. Nei torrenti a portata ridotta o assente d'estate la vegetazione ripariale è invece fatta di boscaglie a prevalenza di salice rosso, Salix purpurea. Sono formazioni strette, a volte larghe pochi metri, e sono il corridoio attraverso cui gran parte della fauna si muove.
Le praterie aride e le orchidee
Sulle sommità dei rilievi calcarei il bosco si arrende e lascia il posto a praterie aride con un numero altissimo di specie erbacee, fra cui endemismi appenninici e piante rare nel Lazio. La presenza di numerose orchidee spontanee identifica un secondo habitat prioritario ai sensi della Direttiva 92/43/CEE: le formazioni erbose secche seminaturali e le facies coperte da cespugli su substrato calcareo, del gruppo Festuco-Brometalia, con notevole fioritura di orchidee. La finestra buona per vederle va da metà maggio a metà giugno secondo la quota e l'andamento della primavera. Le orchidee spontanee non si raccolgono, non si spostano e non si calpestano per la fotografia: sono protette, e chi le strappa commette un illecito.
Il bosso del reatino
Fra le Zone Speciali di Conservazione affidate all'Ente ce n'è una dedicata alle Formazioni a Buxus sempervirens del reatino. Il bosso spontaneo in popolamenti estesi è una rarità nell'Italia centrale, e queste stazioni sono fra le poche del Lazio. Lo si riconosce in inverno perché è verde quando tutto intorno è grigio.
La fauna della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
La varietà di ambienti, dal fondovalle allagato alla prateria di cresta, produce una varietà faunistica che in un'area di 3.563 ettari non è scontata. Molte specie sono tutelate a livello comunitario nell'ambito della Direttiva Habitat.
Il lupo
Al vertice della catena alimentare c'è il lupo, presente stabilmente. È la specie che suscita più interesse e più discussioni fra chi vive qui, e la sua preda principale è il cinghiale, abbondante ovunque. Chi si aspetta di vederlo resterà deluso nove volte su dieci: il lupo appenninico evita l'uomo con una costanza che ha garantito la sua sopravvivenza. Quello che si vede, e non è poco, sono le impronte in fila singola sulla neve, le fatte sui sentieri di cresta e, in certe sere d'inverno, gli ululati di risposta fra due versanti. Ascoltare un branco che si risponde attraverso la valle del Turano vale un intero fine settimana.
Gli altri mammiferi
Il cinghiale è ovunque e va rispettato: una femmina con i piccoli è pericolosa, e il cane libero è il modo più veloce per provocare una carica. Il capriolo ha visto aumentare gli avvistamenti negli ultimi anni, con una ricolonizzazione in corso, e occasionalmente compare il cervo. Gli ambienti forestali ospitano una comunità completa di piccoli carnivori, documentata da una indagine dedicata: martora, faina, puzzola, tasso e volpe. Fra i roditori la riserva conta lo scoiattolo, il moscardino, il ghiro, il topo quercino e il topo selvatico, oltre al ben più massiccio istrice, che qui ha popolazioni solide. Gli ambienti prativi sono il regno della lepre europea.
I quattordici pipistrelli
Questo è il dato che stupisce sempre i gruppi. Un monitoraggio ha documentato ben quattordici diverse specie di chirotteri nella Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia. Fra quelle legate agli ambienti forestali si segnalano il barbastello, la nottola di Leisler e il vespertilio mustacchino; due specie presenti qui sono considerate ad altissimo rischio di estinzione in Italia, il rinolofo minore e il vespertilio di Capaccini. I pipistrelli hanno bisogno di due cose che qui ci sono ancora: alberi vecchi con cavità e corpi d'acqua puliti su cui cacciare al crepuscolo. Sedersi sulla riva del Turano mezz'ora dopo il tramonto e guardare la superficie è, dal punto di vista naturalistico, più produttivo di molte camminate diurne.
Gli uccelli delle rocce
Le pareti rocciose del Salto e del Turano, protette come Zona Speciale di Conservazione, ospitano l'aquila reale, il falco pellegrino, il corvo imperiale e il raro picchio muraiolo, Trichodroma muraria, forse il più bello degli uccelli italiani quando apre le ali e mostra il rosso carminio delle copritrici. Si osserva d'inverno, quando scende di quota, sulle pareti soleggiate.
Gli uccelli del bosco e degli spazi aperti
Nei boschi si incontrano il picchio rosso maggiore, il picchio verde, il picchio muratore, la tordela, la ghiandaia, il rampichino comune, il luì piccolo e la cincia bigia. Negli ambienti aperti, fra arbusteti, praterie e coltivi estensivi, vivono la tottavilla, il calandro, l'averla piccola e il culbianco. Presso i torrenti a corrente veloce si osserva il merlo acquaiolo, l'unico passeriforme europeo che cammina sott'acqua.
Gli uccelli dei laghi
Il Salto e il Turano accolgono specie svernanti come lo svasso maggiore, il cormorano e il gabbiano reale. Da novembre a febbraio i due invasi diventano un punto di sosta per l'avifauna acquatica: un binocolo decente e una mattina fredda rendono molto più di una giornata estiva.
I rapaci
Fra i rapaci diurni la riserva conta lo sparviere, il biancone, il falco pecchiaiolo, la poiana e il gheppio. Il biancone merita un appunto: è il serpentario europeo, arriva in primavera dall'Africa e caccia rettili sulle praterie aride, dove si vede fermo in volo a grande altezza. Fra i rapaci notturni sono presenti l'allocco, la civetta e il barbagianni; l'allocco è quello che sentirete, se dormite in uno dei paesi, verso le dieci di sera in autunno.
Anfibi e rettili
Gli anfibi comprendono specie endemiche della catena appenninica: la salamandrina di Savi, la rana appenninica e l'ululone appenninico. Sono animali legati a pozze, abbeveratoi e piccoli ruscelli, cioè agli ambienti più fragili di tutta la riserva: un abbeveratoio in cemento abbandonato può ospitare l'intera riproduzione annuale di una popolazione. Fra i rettili si segnalano specie vulnerabili a livello regionale e tutelate in ambito comunitario, come il colubro liscio e la testuggine palustre europea.
I pesci
Nei corsi d'acqua della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia vivono la trota fario, il vairone, la rovella, il cavedano, il ghiozzo di ruscello, l'anguilla e il barbo tiberino. Nei laghi del Salto e del Turano la comunità ittica è in larga parte il risultato di immissioni: carpa, tinca, alborella, rutilo, persico reale, persico sole, coregone, luccio, anguilla e pesce gatto. Il Turano è conosciuto fra i pescatori sportivi soprattutto per il persico e per il luccio; la pesca è soggetta alle licenze e ai regolamenti regionali, che vanno verificati prima di gettare la lenza.
Il gambero di fiume e gli invertebrati
Nei piccoli corsi d'acqua sopravvive il raro gambero di fiume, una specie in forte difficoltà per il peggioramento della qualità delle acque e per la concorrenza dei gamberi alloctoni, americano, turco e rosso della Louisiana, introdotti in mezza Italia. Gli invertebrati della riserva restano scarsamente studiati, ma alcune presenze sono già documentate e protette dalla Direttiva 92/43/CEE: la falena dell'edera, Callimorpha quadripunctaria, e due cerambicidi legati ai boschi maturi, la rosalia delle Alpi, Rosalia alpina, e il cerambice delle querce, Cerambyx cerdo. La rosalia è azzurra con macchie nere e vive nelle faggete vecchie: se ne incontrate una in luglio su un tronco di faggio morto, avete davanti uno degli insetti più protetti d'Europa. Si guarda, non si tocca.

Il clima della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Clima temperato, con temperature medie annue comprese fra i 9 e i 12 gradi e inverni decisamente freddi. Poiché la temperatura dipende dal gradiente altitudinale, nelle zone sommitali dei due massicci le medie annue scendono fra 7,5 e 8,7 gradi. Le precipitazioni seguono il regime appenninico classico: massimo autunnale in novembre, minimo estivo concentrato in luglio e agosto.
Che cosa significa per chi cammina. Significa che in novembre il bosco è bellissimo e il sentiero è un torrente; che in luglio e agosto le sorgenti minori sono asciutte e l'acqua va portata da casa, almeno due litri a testa; che in inverno la quota fa una differenza enorme, con il lago mite e la cresta a meno cinque. E significa nebbia: la valle del Turano si riempie di nebbia mattutina da ottobre in avanti, e da sopra è uno degli spettacoli migliori dell'anno.
I sentieri della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
L'Ente ha realizzato e mantiene una rete sentieristica, pubblicata sul sito ufficiale con una mappa interattiva e scaricabile in formato KML da caricare sul telefono o sul navigatore satellitare. La segnaletica sul terreno è presente ma non capillare come sulle montagne più battute: prima di partire scaricate le tracce, e non affidatevi alla memoria.
L'aula verde di Monte Antuni
Sul Monte Antuni, l'altura che si protende sul Lago del Turano di fronte a Castel di Tora, l'Ente ha allestito un'aula verde per le attività di educazione ambientale all'aperto. È la struttura di riferimento per le scolaresche e per i gruppi, e si prenota contattando l'Ente. Il colpo d'occhio sul lago da quassù è il migliore dell'intero comprensorio: l'acqua gira intorno al promontorio quasi per intero, e il paese resta appeso sull'altra sponda.
L'area sosta di Nespolo
Nel settore staccato della riserva, quello che circonda il paese di Nespolo, l'Ente ha rimesso a nuovo un'area di sosta. È il punto di appoggio più comodo per chi vuole esplorare la porzione meridionale dell'area protetta, quella meno frequentata in assoluto e più vicina al confine abruzzese.
Il giro dei versanti sul Turano
Il percorso più semplice e più gratificante per una prima volta non è una cima: è un traverso a mezza costa sul versante del Turano, con partenza da uno dei paesi rivieraschi. Si cammina dentro la cerreta, si esce su qualche radura panoramica, si torna. Tre o quattro ore, dislivello contenuto, e si capisce l'ambiente. Alle cime si va la seconda volta.
Come organizzarsi davvero
Scarpe da trekking con suola scolpita, non da ginnastica: il fondo calcareo bagnato è scivoloso come il vetro. Acqua da casa. Cappello e antizanzare vicino all'acqua. Batteria del telefono carica, perché il segnale è discontinuo e il navigatore la consuma. Se siete un gruppo e volete la sicurezza di un professionista che conosca il terreno, l'accompagnamento si organizza con anticipo: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro lavora proprio su questa fascia di territorio, e per comitive numerose esiste anche la organizzazione completa di viaggi di gruppo in Italia.
I borghi della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Un'area protetta abitata non è un parco nazionale americano. Qui i paesi sono dentro il perimetro, e visitare la riserva senza entrare nei borghi significa dimezzare l'esperienza.
Castel di Tora
Affacciato sul Turano, fa parte dell'associazione dei Borghi più belli d'Italia e conta 276 abitanti. La prima attestazione documentaria risale al 1035, quando le cronache citano un Castrum Vetus de Ophiano; il paese si chiamò Castelvecchio fino al 1864, quando cambiò nome per collegarsi all'antico insediamento romano di Tora. Della rocca costruita intorno all'anno Mille sopravvive la torre pentagonale, che fungeva da mastio e che ancora oggi domina l'abitato: la pianta a cinque lati è una soluzione rara e vale la salita per vederla da vicino. In paese ci sono la chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, un eremo trecentesco e la Fontana del Tritone del 1898. Su un'altura vicina sorge il santuario dedicato a Sant'Anatolia, martire del 251 secondo la tradizione agiografica. Nei pressi del borgo è stata individuata una necropoli di età imperiale, databile intorno al 200 dopo Cristo. Tutti i dettagli sul paese sono nella pagina dedicata a Castel di Tora.
Monte Antuni e il suo borgo abbandonato
Di fronte a Castel di Tora, sul promontorio che entra nel lago, si trovano le rovine del borgo medievale di Antuni e il palazzo dei principi Del Drago, un complesso stratificato fra il X e il XVII secolo. È il luogo più fotografato della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia e anche il più frainteso: non è un paese sommerso dall'invaso, è un paese abbandonato, cosa diversa e in un certo senso più malinconica. Quando il livello del lago si abbassa, però, riaffiorano davvero i resti medievali di Cornito.
Collalto Sabino
Anche Collalto fa parte dei Borghi più belli d'Italia, dal 2002, e conta 381 abitanti; il territorio comunale va dai 554 ai 1.149 metri di quota, con una media intorno ai 980. Il nucleo nasce in età longobarda da una torre di difesa e diventa borgo fortificato nel Medioevo, con un ruolo strategico nel Duecento. Il castello baronale ha cambiato mani un numero impressionante di volte: dai Collalto ai Mareri, ai Savelli, agli Strozzi, ai Soderini, fino al cardinale Francesco Barberini che lo acquisì nel 1641; più tardi passò a un conte polacco, Corvin-Prendowski, e alla famiglia Giorgi-Monfort. Castagne, formaggi e miele sono i prodotti della zona, e sulle tavole locali si trovano le fettuccine ai funghi e gli gnocchi di farina di mais. La pagina di Collalto Sabino entra nel dettaglio del borgo e del castello.
Rocca Sinibalda
Il paese prende il nome da Sinibaldo Sinibaldi, che nel 1085 ne ebbe il feudo e vi fece costruire il primo nucleo fortificato. Negli anni Trenta del Cinquecento Baldassarre Peruzzi, uno degli architetti maggiori del Rinascimento romano, lo ridisegnò come fortificazione per il cardinale Alessandro Cesarini, dando alla struttura la forma che ancora oggi domina l'abitato. Fra Seicento e Settecento passò a Mattei, Lante della Rovere, Muti Bussi e Lepri. Fu dichiarato monumento nazionale nel 1928, comparve su un francobollo italiano nel 1980 ed è stato restaurato e riaperto nell'aprile del 2014. Gli interni conservano affreschi sei e settecenteschi.
Varco Sabino
Il paese che ospita la sede dell'Ente è a 742 metri, ai piedi del Monte Navegna, e aveva 152 abitanti nel 2024. Il toponimo Varcum compare nelle fonti già nel 1252, a proposito della chiesa di Sant'Angelo. La comunità si sarebbe formata fra il 1406 e il 1450 con i superstiti del villaggio di Mirandella, distrutto da un terremoto; dal Cinquecento fu soggetta all'abbazia di San Salvatore Maggiore e divenne comune italiano nel 1863. Comprende le frazioni di Poggio Vittiano, Rigatti, aggregata nel 1968, e Rocca Vittiana. Fra le cose da vedere c'è la Grotta di San Michele.
Ascrea, Paganico Sabino, Collegiove, Marcetelli e Nespolo
Sono i cinque paesi minori dell'area protetta, e sono quelli dove il turismo non è ancora arrivato. Ascrea e Paganico Sabino si affacciano sul Turano dal versante orientale, con belvedere che sul tardo pomeriggio prendono la luce migliore. Collegiove e Nespolo sono verso il confine abruzzese, e Nespolo dà il nome al settore staccato della riserva. Marcetelli, sul versante del Salto, è uno dei comuni meno popolosi del Lazio: un pugno di case in mezzo al bosco. Chi cerca il silenzio assoluto lo trova qui, non sulle rive fotografate.
Il Cammino di San Benedetto attraversa la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Il Cammino di San Benedetto collega Norcia a Montecassino, i due poli della vicenda benedettina, con un itinerario di sedici tappe a piedi, percorribile in circa sette giorni in bicicletta. Dopo Leonessa, Poggio Bustone e la Valle Santa reatina, il tracciato scende verso sud e attraversa proprio il territorio della riserva: una tappa è dedicata a Rocca Sinibalda e Castel di Tora, la successiva porta a Pozzaglia e poi a Orvinio, prima di proseguire verso Mandela, Vicovaro e Subiaco.
Questo dato cambia il modo di leggere la riserva. Chi cammina qui non sta percorrendo un sentiero locale: sta attraversando la via che, secondo il disegno del Cammino, unisce il luogo di nascita di Benedetto al monastero dove morì. E nella bassa stagione i pellegrini sono spesso gli unici escursionisti che incontrerete lungo il Turano. Per chi volesse allungare il percorso, le pagine di Orvinio, di Subiaco, di Leonessa e del santuario di Greccio raccontano le altre tappe del comprensorio, mentre il Cammino dei Briganti è l'anello che si sviluppa poco più a sud, fra Carseolani e Cicolano.
L'abbazia che comandava su tutto
Per capire perché questi paesi esistano nella forma che hanno bisogna risalire all'abbazia di San Salvatore Maggiore, fondata nel 735 sotto il regno longobardo di Liutprando per opera di Lucerio da Moriana, sull'altopiano del monte Letenano, nello spartiacque fra i bacini del Salto e del Turano, oggi in territorio di Pratoianni, frazione di Concerviano. Fra l'ottavo e il dodicesimo secolo esercitò un'influenza vastissima: nel 1191 papa Celestino III ne confermò i beni sancendo per la prima volta il possesso dell'abbazia su tutto il territorio compreso fra il fiume Salto e il fiume Turano, oltre a proprietà nella Sabina, nel Piceno, nella Marsica e a Roma. Ogni castello, ogni chiesa e ogni confine comunale di questa riserva discende, in ultima analisi, da quella struttura di potere monastico.
Quando visitare la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Il mio ordine di preferenza, senza giri di parole. Primo: la seconda metà di maggio e la prima di giugno, per le orchidee delle praterie sommitali, per il bosco ancora tenero e per le giornate lunghe. Secondo: ottobre, per il foliage delle cerrete e delle faggete e per le castagne. Terzo: le giornate limpide di gennaio e febbraio, quando l'aria è tersa, i rapaci si vedono meglio e sul Navegna c'è la neve.
Luglio e agosto sono il periodo peggiore per camminare in quota e il migliore per stare sull'acqua. Novembre è il mese delle piogge massime: sentieri fangosi e forre pericolose. Se avete un solo giorno e volete andare sul sicuro, scegliete una domenica di fine settembre.
La Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia con i bambini
Funziona, a patto di scegliere bene. L'aula verde del Monte Antuni nasce proprio per questo, e le attività di educazione ambientale dell'Ente sono pensate per le scuole. Con bambini piccoli il traverso a mezza costa sul Turano e la passeggiata sul promontorio di Antuni sono alla portata; la salita al Navegna no, non prima dei dieci o dodici anni e di un allenamento minimo. La ricerca delle impronte sul fango dopo la pioggia funziona sempre, e in questa riserva le probabilità di trovarne di interessanti sono alte. Portate un binocolo leggero: sul lago, d'inverno, i cormorani si vedono anche senza saperli cercare.
Quanto costa visitare la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
La riserva non ha biglietto d'ingresso. Le spese reali sono il carburante o il pedaggio autostradale, il pranzo in uno dei paesi e, se lo volete, l'accompagnamento di una guida. Le attività di educazione ambientale e le visite guidate organizzate dall'Ente hanno condizioni che vanno chieste direttamente all'Ente, allo 0765 790002 o all'indirizzo info@navegnacervia.it. Chi si ferma a dormire trova poche strutture, per lo più agriturismi e affittacamere nei borghi: in agosto e nei fine settimana d'autunno si prenota con anticipo, perché i posti letto in tutta la valle sono contati.
Accessibilità e regole della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
I sentieri di montagna non sono accessibili in sedia a rotelle. Restano percorribili i lungolago asfaltati, alcuni belvedere raggiungibili in automobile e i centri dei paesi, che però sono quasi tutti in pendenza e in gran parte lastricati. Chi ha esigenze specifiche faccia una telefonata all'Ente prima di partire.
Le regole sono quelle di ogni area protetta regionale, e qui pesano più che altrove perché la fauna è sensibile: cani al guinzaglio, niente fuochi, niente raccolta di flora protetta, rifiuti riportati a valle, veicoli fuoristrada solo dove consentito. La raccolta di funghi e tartufi è soggetta alle norme regionali e comunali, che si verificano in Comune. Il drone sopra un'area protetta non si fa alzare a cuor leggero: le nidificazioni di rapaci rupestri si disturbano con niente.
Una curiosità su Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia (RI)
La montagna che dà il nome all'area protetta è attraversata da un fiume che non esiste in natura. Quando negli anni Trenta si decise di regolare il regime del Turano e del Salto per produrre energia e per liberare la Piana di Rieti dalle inondazioni periodiche, gli ingegneri si trovarono davanti un problema di bilancio idrico: i due bacini non riempivano allo stesso ritmo, e la centrale che li doveva sfruttare era una sola. La soluzione fu scavare. Un canale artificiale lungo circa nove chilometri passa sotto la giogaia del Monte Navegna e mette in comunicazione i due invasi, spostando acqua da un versante all'altro dell'Appennino secondo le necessità della produzione. Le acque così regolate alimentano la centrale idroelettrica di Cotilia, costruita nel 1942 per servire le acciaierie di Terni.
Rileggetela con calma: la cima che raggiungete a 1.507 metri, la prateria dove crescono le orchidee protette dall'Europa, la faggeta con l'agrifoglio, poggiano su una montagna che è stata perforata da parte a parte per quasi dieci chilometri, ottantacinque anni fa, con la tecnologia di allora. Sotto i piedi di chi cammina sul Navegna scorre un fiume in galleria, invisibile e silenzioso, che serve ancora oggi. È il motivo per cui quando il livello del Turano si abbassa non è detto che sia colpa della siccità: può essere una scelta di gestione, presa in un ufficio, che trasferisce volumi verso l'altro bacino. Chi viene qui in agosto e trova la riva molto arretrata rispetto alle fotografie che ha visto, adesso sa il perché. La Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia protegge una natura che convive, letteralmente dall'interno, con un'infrastruttura industriale del Novecento.
Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia (RI)
Che sotto il Lago del Salto ci sono quattro paesi, e che ogni tanto tornano a galla. Quando nel 1940 la diga chiuse la valle, l'acqua coprì Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, frazioni di Petrella Salto, e Sant'Ippolito, frazione di Fiamignano. Non erano ruderi disabitati: erano comunità intere, con la chiesa, il cimitero, le case. Gli abitanti furono trasferiti in insediamenti nuovi costruiti più in alto, e la vita ricominciò altrove, ma i muri sono rimasti dove erano. Il lago in prossimità della diga raggiunge i 108 metri di profondità, per cui la maggior parte di quel mondo resta irraggiungibile; nei periodi di magra severa, però, le rive si allungano e riemergono strutture, soglie, tratti di strada. Lo stesso accade sul Turano, dove il calo del livello riporta alla luce i resti medievali di Cornito, sotto Castel di Tora.
Nessuna guida lo racconta perché non è un argomento comodo. La tutela ambientale di questo comprensorio nasce, indirettamente, dal più grande intervento di trasformazione che la valle abbia mai subito: i due laghi che oggi rendono la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia così fotogenica sono il risultato di uno sradicamento. Ne parlo sempre ai gruppi, prima di scendere sulla riva, perché cambia il modo di guardare l'acqua. E aggiungo un consiglio pratico: se capitate in un anno di forte magra, fra la fine dell'estate e l'autunno, non perdete l'occasione. Non succede tutti gli anni e non si programma. Camminate sui fondali asciutti con rispetto e senza portare via niente, perché quello è ancora, in senso pieno, un paese.
Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia (RI)
Dividete la visita in due giorni e rovesciate l'ordine che vi verrebbe naturale. Il primo giorno, la montagna. Partite presto, entro le sette e mezza in estate, entro le nove in inverno, e salite. Il Navegna se avete gambe e quattro o cinque ore davanti, un traverso sulla cerreta se preferite una camminata tranquilla. La ragione è semplice: la luce del mattino sui versanti orientali è l'unica che fa vedere il fondo dei boschi, e la fauna si muove all'alba e al crepuscolo, non a mezzogiorno. Il secondo giorno, i borghi e l'acqua, con calma, quando il caldo o il freddo non contano più.
Il secondo consiglio riguarda il pranzo. Non date per scontato di trovare un ristorante aperto. Fuori stagione, in paesi da centocinquanta o trecento abitanti, la domenica sera e il lunedì sono giorni in cui può essere tutto chiuso. Telefonate il giorno prima. Se non riuscite a prenotare, portate un panino serio e mangiate su un belvedere: qui si mangia meglio all'aperto che in una trattoria scelta a caso per disperazione.
Il terzo, e il più importante. Non venite alla Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia per spuntare una lista. Questa non è una montagna che si consuma in un pomeriggio: è un posto dove il valore è nella lentezza, nel silenzio che a un certo punto diventa fisico, nel fatto che si possono camminare tre ore senza incrociare nessuno. Chi arriva con l'orologio in mano non capirà perché l'Europa abbia messo sotto tutela prioritaria una faggeta con l'agrifoglio. Chi si siede mezz'ora su una radura a non fare niente, lo capisce subito.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che questa riserva ha due anime geografiche separate, e che la seconda quasi nessuno la visita. La Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia è divisa in due zone distinte: la più vasta comprende i rilievi del Monte Navegna e del Monte Filone, con i versanti che scendono ai due laghi; l'altra è costituita dai rilievi che circondano il paese di Nespolo, verso il confine con l'Abruzzo. Sono due poligoni separati, non comunicanti, e questo si legge su qualunque cartografia ufficiale. Eppure il novantacinque per cento dei visitatori conosce soltanto il primo.
La ragione è banale: il Turano fotografa bene, Nespolo no. Ma il settore di Nespolo è esattamente quello che cercano gli escursionisti stufi della folla, e l'Ente ha rimesso a nuovo l'area di sosta proprio per dargli un punto di appoggio. Si cammina in ambienti forestali maturi, con una pressione umana prossima allo zero, e le probabilità di incontro con la fauna sono superiori.
Al fatto delle due zone se ne aggiunge un secondo, ancora meno citato: l'Ente che gestisce la riserva ha competenza su un territorio molto più largo del perimetro protetto. Gli sono affidati il Monumento Naturale Zona Umida le Rosce - Mola tra le Vene e sette Zone Speciali di Conservazione, fra cui l'Inghiottitoio di Val de Varri, il Complesso del Monte Nuria, le Pareti rocciose del Salto e del Turano, la Piana di Rascino e la Piana di S. Vittorino con le Sorgenti del Peschiera, cioè le sorgenti che riforniscono d'acqua Roma. Un ufficio di paese amministra la tutela di ambienti che vanno dall'altopiano carsico d'alta quota alle risorgive che alimentano la capitale. Detto altrimenti: qualunque romano che apra il rubinetto ha un legame idraulico diretto con l'ente di gestione di questa riserva.
La foto giusta da fare a Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia (RI)
La fotografia che tutti fanno è quella dal belvedere di Castel di Tora verso il promontorio di Monte Antuni, con il lago che gira intorno alle rovine del borgo e al palazzo dei principi Del Drago. È bella, funziona, e la potete fare. Ma la fotografia giusta è un'altra, e richiede di alzarsi presto.
Da metà ottobre a fine novembre, nelle mattine limpide dopo una notte fredda, la valle del Turano si riempie di nebbia fino a una quota di due o trecento metri sopra il pelo dell'acqua. Chi in quel momento è già in alto sui versanti del Navegna o del Cervia vede una cosa che vale l'intera stagione: il lago sparito, sostituito da un fiume di nuvole che segue esattamente il disegno della valle, e i crinali delle due dorsali che emergono come isole. Il borgo di Antuni, se la nebbia è alla quota giusta, galleggia. Serve essere in posizione entro un'ora dall'alba, perché il sole scalda e in poco tempo la nebbia si alza e si dissolve.
Consigli tecnici, brevi. Teleobiettivo medio, fra 70 e 200 millimetri: il grandangolo qui non rende, perché rimpicciolisce i crinali e disperde la scena. Esponete per le luci alte o brucerete la nebbia, che è il soggetto. Treppiede leggero, perché la luce dell'alba è poca. E vestitevi il doppio di quanto vi sembra ragionevole: state fermi al freddo, in quota, senza camminare. La seconda fotografia da portare a casa è invece verticale e ravvicinata: una orchidea spontanea delle praterie sommitali, fra metà maggio e metà giugno, fotografata dal basso con il crinale sfocato dietro. Si fa da terra, in ginocchio, senza toccare la pianta e senza strappare un filo d'erba intorno.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è del 735: la fondazione dell'abbazia di San Salvatore Maggiore, sotto il regno longobardo di Liutprando, per opera di Lucerio da Moriana, sull'altopiano del monte Letenano, nello spartiacque fra i bacini del Salto e del Turano. Da quel monastero discende l'intera struttura insediativa della valle.
Il secondo è del 1035, quando le cronache citano per la prima volta il Castrum Vetus de Ophiano, l'attuale Castel di Tora: è il primo documento scritto che nomina uno dei paesi della riserva. Cinquant'anni dopo, nel 1085, Sinibaldo Sinibaldi riceve in feudo il territorio che da lui prenderà il nome, Rocca Sinibalda, e vi avvia la costruzione del castello.
Il terzo è del 1191: papa Celestino III conferma i beni dell'abbazia di San Salvatore Maggiore e sancisce per la prima volta, per intero, il suo possesso su tutto il territorio compreso fra il fiume Salto e il fiume Turano. È il momento in cui questa montagna diventa, giuridicamente, una cosa sola.
Il quarto è un disastro. Fra il 1406 e il 1450 il villaggio di Mirandella viene distrutto da un terremoto, e i superstiti si riorganizzano più a valle dando origine alla comunità di Varco Sabino, il paese che oggi ospita la sede dell'Ente della riserva. L'Appennino centrale è terra di sismi, e la geografia umana che vedete oggi è in buona parte il risultato di terremoti antichi.
Il quinto appartiene al Rinascimento: negli anni Trenta del Cinquecento Baldassarre Peruzzi ridisegna il castello di Rocca Sinibalda come fortificazione per il cardinale Alessandro Cesarini. Un architetto di primo piano della Roma papale lavora in una valle appenninica che, allora come oggi, era considerata periferia.
Il sesto e il settimo sono del Novecento e sono i più pesanti. Nel 1939 la costruzione della diga del Turano, nei pressi di Posticciola e Stipes, crea il primo invaso; nel 1940 la diga del Salto crea il secondo e sommerge Borgo San Pietro, Teglieto, Fiumata e Sant'Ippolito. Nel 1942 entra in funzione la centrale idroelettrica di Cotilia, al servizio delle acciaierie di Terni. In tre anni il paesaggio della valle cambia per sempre.
L'ottavo è del 1988, quando la Regione Lazio istituisce la tutela sul Monte Navegna; seguono la legge regionale 29 del 6 ottobre 1997 e la legge regionale 28 del 5 ottobre 1999, che danno alla Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia la forma e il perimetro attuali. Il nono, senza una data precisa ma documentato dai monitoraggi dell'Ente, è il ritorno stabile del lupo e la progressiva ricolonizzazione del capriolo: la conseguenza, involontaria, dello spopolamento dei paesi.
Chi è passato da Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia (RI)
Cominciamo dai potenti. L'imperatore Federico II passò da Collalto Sabino nel corso dei suoi spostamenti, in un momento in cui il borgo fortificato aveva un peso strategico reale nel Duecento. Papa Celestino III, nel 1191, si occupò direttamente di questo territorio confermando i beni dell'abbazia di San Salvatore Maggiore. Il cardinale Alessandro Cesarini commissionò a Baldassarre Peruzzi la trasformazione della rocca di Rocca Sinibalda, e Peruzzi, che era stato uno degli architetti della Roma di Leone X, salì fin qui a misurare il terreno. Il cardinale Francesco Barberini, nipote di Urbano VIII e uno degli uomini più influenti della Roma del Seicento, acquistò il castello di Collalto Sabino nel 1641.
Poi ci sono le famiglie che hanno lasciato il nome sulle pietre: i Mareri, i Savelli, gli Strozzi, i Soderini a Collalto; i Mattei, i Lante della Rovere, i Muti Bussi e i Lepri a Rocca Sinibalda; i principi Del Drago ad Antuni, il cui palazzo ancora domina il promontorio sul Turano. Nell'Ottocento il castello di Collalto finì persino a un conte polacco, Corvin-Prendowski.
Il personaggio più sorprendente, però, è del Novecento ed è americana. Negli anni Cinquanta la scrittrice ed editrice Caresse Crosby acquistò il castello di Rocca Sinibalda per 2.600 dollari e ne fece una residenza per artisti. Crosby era stata, a Parigi, l'editrice che aveva pubblicato alcuni dei nomi maggiori del modernismo anglosassone, e la sua idea di trasformare una fortezza cinquecentesca del reatino in una colonia di creativi portò in questa valle un flusso di scrittori e pittori che nessuno si sarebbe aspettato. Il castello fu dichiarato monumento nazionale nel 1928, comparve su un francobollo italiano nel 1980 ed è stato restaurato e riaperto nell'aprile del 2014.
Infine, i pellegrini. Il Cammino di San Benedetto, che unisce Norcia a Montecassino in sedici tappe, attraversa il territorio della Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia con la tappa di Rocca Sinibalda e Castel di Tora. Ogni anno migliaia di camminatori passano di qui con lo zaino, e sono oggi, in senso stretto, il flusso umano più costante di questa montagna.

Che cosa vedere intorno alla Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Chi si ferma due o tre giorni ha intorno un reatino che vale molto più della sua fama. A nord, oltre Rieti, si sale al Terminillo, la montagna storica dello sci romano, e si incontrano le zone umide della Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile, ultimo residuo dell'antico Lacus Velinus che occupava la Piana di Rieti prima delle bonifiche. A nord-est, verso l'Abruzzo, la gola di Antrodoco e il borgo di Cantalice chiudono la Valle Santa francescana.
A est il paesaggio si fa più severo con le Montagne della Duchessa, dove il lago glaciale omonimo è uno degli ambienti d'alta quota migliori dell'Appennino centrale. A sud i Monti Simbruini e Subiaco continuano il discorso benedettino. Ed è naturale che un itinerario di qualche giorno metta insieme la riserva, i due laghi e almeno un paio di borghi: chi organizza il viaggio da fuori Italia trova un inquadramento generale della regione nella guida in inglese al Lazio di ItalyPlanner e un panorama delle montagne italiane nella sezione dedicata a montagne e natura.
Domande veloci su Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia
Quanto costa entrare nella Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia?
Niente. È un'area protetta regionale aperta, senza biglietteria e senza tornelli. Si pagano semmai le attività organizzate, i parcheggi comunali dove esistono e il pranzo.
Serve prenotare per visitare la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia?
No per camminare, sì per le attività dell'Ente. Visite guidate, laboratori di educazione ambientale e uso dell'aula verde del Monte Antuni si concordano chiamando lo 0765 790002 o scrivendo a info@navegnacervia.it.
Quanto è grande la riserva?
3.563 ettari, distribuiti su nove comuni della provincia di Rieti e divisi in due poligoni separati.
Quando è stata istituita?
La tutela sul Monte Navegna risale al 1988; il perimetro e l'assetto attuali derivano dalla legge regionale 29 del 6 ottobre 1997 e dalla legge regionale 28 del 5 ottobre 1999.
Quanto è alto il Monte Navegna?
1.507 metri. Il Monte Cervia arriva a 1.438 metri e il Monte Filone a 1.328.
Quali comuni comprende la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia?
Ascrea, Castel di Tora, Collalto Sabino, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico Sabino, Rocca Sinibalda e Varco Sabino.
Dove si trova la sede dell'Ente?
A Varco Sabino (RI), in Via Martin Luther King 1. L'Ufficio Naturalistico è in Via Roma 33, sempre a Varco Sabino.
Quanto tempo ci vuole da Roma?
Da un'ora e quaranta a poco più di due ore, secondo il percorso scelto e il traffico. Via A24 e uscita Carsoli-Oricola si arriva al settore meridionale, via Salaria e Rieti a quello settentrionale.
Ci si arriva con i mezzi pubblici?
Esistono autolinee regionali da Rieti verso i paesi delle due valli, con orari pensati per i residenti e variabili fra periodo scolastico ed estate. Per raggiungere i sentieri l'automobile resta necessaria.
Si possono vedere i lupi?
Il lupo è presente stabilmente, ma è elusivo e l'avvistamento diretto è raro. Molto più realistico è trovarne le impronte sulla neve o sentire gli ululati nelle sere d'inverno.
Ci sono orsi?
La presenza dell'orso bruno marsicano non è documentata come stabile in questa riserva. Il grande carnivoro di riferimento qui è il lupo.
Quanti pipistrelli ci sono nella Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia?
Quattordici specie di chirotteri documentate da un monitoraggio dedicato, fra cui il rinolofo minore e il vespertilio di Capaccini, considerate ad altissimo rischio di estinzione in Italia.
Si può andare con il cane?
Sì, al guinzaglio. Il cane libero in un'area protetta disturba la fauna e in presenza di cinghiali è un rischio concreto per l'animale e per il proprietario.
Si possono raccogliere funghi e tartufi?
La raccolta è regolata dalle norme regionali e comunali, che prevedono tesserini e limiti di quantità. Va verificata in Comune prima di uscire con il cesto.
Si può fare il bagno nei laghi?
Il Turano e il Salto sono invasi artificiali a uso idroelettrico, con livelli che variano rapidamente e sponde che si scoprono. Dove la balneazione è ammessa lo indicano i Comuni: si controlla in loco, e non ci si tuffa dove capita.
Si può pescare?
Sì, nel rispetto delle licenze e dei regolamenti regionali sulla pesca sportiva. Il Turano è conosciuto soprattutto per il persico e il luccio.
La Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia è adatta ai bambini?
Molto, se si scelgono i percorsi giusti: il promontorio di Monte Antuni e i traversi a mezza costa sul Turano sono alla portata. La salita al Navegna no, prima dei dieci o dodici anni.
È accessibile in sedia a rotelle?
I sentieri di montagna no. Restano fruibili i lungolago asfaltati e alcuni belvedere raggiungibili in automobile. Per esigenze specifiche conviene telefonare all'Ente.
Quando fioriscono le orchidee?
Fra metà maggio e metà giugno sulle praterie aride sommitali, con variazioni secondo la quota e l'andamento della primavera. Sono protette: si fotografano e non si raccolgono.
Qual è il periodo migliore per visitare la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia?
Tarda primavera per le fioriture, ottobre per i colori del bosco e le castagne, gennaio e febbraio per l'aria tersa e il birdwatching sui laghi. Luglio e agosto sono i mesi peggiori per camminare in quota.
Quanto dura la salita al Monte Navegna?
Dipende dal punto di partenza e dal ritmo, ma va messa in conto una giornata di escursione fra andata e ritorno, con dislivello importante e ultimo tratto su prateria aperta. Non è una passeggiata pomeridiana.
C'è la neve in inverno?
Sì, sulla dorsale, e le strade in ombra possono ghiacciare anche con temperature positive a fondovalle. Catene a bordo da dicembre a marzo.
Esiste una mappa dei sentieri?
L'Ente pubblica sul sito ufficiale una mappa interattiva della rete sentieristica, con la possibilità di scaricare i tracciati in formato KML.
Che differenza c'è fra il Lago del Turano e il Lago del Salto?
Il Turano, del 1939, è a 536 metri di quota e ha sponde più abitate e più frequentate; il Salto, del 1940, è più profondo, fino a 108 metri presso la diga, e nasconde quattro insediamenti sommersi. I due bacini comunicano attraverso un canale di circa nove chilometri sotto il Monte Navegna.
Quali borghi vedere nella Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia?
Castel di Tora e Collalto Sabino fanno parte dei Borghi più belli d'Italia; Rocca Sinibalda ha il castello ridisegnato da Baldassarre Peruzzi; Varco Sabino ospita la sede dell'Ente. Ascrea, Paganico Sabino, Collegiove, Marcetelli e Nespolo sono i paesi più appartati.
Il Cammino di San Benedetto passa di qui?
Sì. Una delle sedici tappe del percorso fra Norcia e Montecassino è dedicata a Rocca Sinibalda e Castel di Tora, e la successiva prosegue verso Pozzaglia e Orvinio.
Si può volare con il drone?
Sopra un'area protetta il volo è soggetto a limitazioni e il disturbo alla nidificazione dei rapaci rupestri è un problema serio. Verificate la normativa vigente e chiedete all'Ente prima di far alzare qualunque apparecchio.
Dove si dorme?
Nei borghi della riserva si trovano soprattutto agriturismi e affittacamere, in numero ridotto. In agosto e nei fine settimana autunnali si prenota con largo anticipo, oppure si fa base a Rieti.
Serve una guida per visitare la Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia?
Per una passeggiata sul lungolago no. Per i percorsi di crinale, per le forre dell'Obito e di Riancoli e per chi viaggia in gruppo, l'accompagnamento di un professionista cambia la giornata, in sicurezza e in contenuti. Chi organizza escursioni giornaliere partendo dalla capitale trova spunti anche nella guida di ItalyPlanner alle gite di un giorno in Italia.
Un'ultima cosa, e la dico da professionista che accompagna gruppi da vent'anni. Di posti dove si cammina nel Lazio ce ne sono molti, e quasi tutti hanno un parcheggio pieno la domenica. Qui no. La Riserva Naturale Monte Navegna E Monte Cervia è una delle poche aree protette del Lazio dove si può stare mezza giornata senza incontrare nessuno, e questo non dipende dalla mancanza di bellezza: dipende dal fatto che il reatino interno si è spopolato e che nessuno ha costruito impianti, alberghi o strade panoramiche. È una fortuna fragile. Vale la pena venirci adesso, camminare piano, spendere qualcosa nei paesi e andarsene senza lasciare traccia. Se invece cercate il pontile con il pedalò e la fotografia veloce, restate sulla riva del Turano: il resto della montagna vi ringrazierà.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.





