Collalto Sabino (RI)

Collalto Sabino è un comune della provincia di Rieti arroccato a 980 metri di quota sul confine fra Lazio e Abruzzo, dentro il perimetro della Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia. Ci si arriva da Roma in poco meno di un'ora di auto: autostrada A24 Roma-L'Aquila, uscita Carsoli-Oricola, poi strada provinciale in salita verso la valle del Turano. In alternativa la strada statale 5 Tiburtina Valeria e, per chi viaggia in treno, la stazione di Carsoli sulla linea Roma-Avezzano-Pescara, dalla quale il collegamento con il borgo va organizzato con autolinea Cotral o con un mezzo proprio. Il borgo si visita liberamente e gratuitamente: non ci sono biglietti, tornelli, orari di apertura. L'unico ambiente a pagamento sarebbe il castello baronale, che però il circuito dei Borghi più belli d'Italia indica al momento chiuso alle visite turistiche e affittabile soltanto per intero come dimora e sede di eventi, tre notti minime, in via Aringo 5. Il numero dell'ufficio turistico comunale è 0765 98025, attivo la mattina; l'ente della riserva naturale risponde allo 0765 790002. Prima di salire conviene verificare sul sito ufficiale del castello e su quello del Comune se ci sono aperture straordinarie in corso.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Collalto Sabino fa parte del circuito I Borghi più belli d'Italia dal 2002. È uno dei pochi paesi del Lazio in cui la sagoma del castello si vede da venti chilometri di distanza prima ancora di imboccare la salita, e questo, per una gita di giornata da Roma, conta più di quanto sembri: si sa dove si va da molto prima di arrivarci. Chi vuole un quadro d'insieme delle mete affini può partire dalla pagina delle attrazioni turistiche del sito e poi scendere nel dettaglio con questa guida.

Dove si trova Collalto Sabino (RI) e come ci si arriva davvero

La geografia qui non è un dettaglio decorativo: spiega il paese. Collalto Sabino occupa la cima di un colle isolato sul versante sud-orientale del bacino del lago del Turano, all'interno dei Monti Carseolani, il sottogruppo appenninico che corre lungo lo spartiacque fra Lazio e Abruzzo e che prende nome dall'antica Carseoli. Il territorio comunale va da un minimo di 554 metri a un massimo di 1.149, con il centro abitato intorno ai 980. Le frazioni sono Ricetto e San Lorenzo. I comuni confinanti raccontano bene la posizione di frontiera: Carsoli in provincia dell'Aquila, e poi Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Turania e Pescorocchiano in provincia di Rieti.

Il nome è trasparente e non ha bisogno di etimologie fantasiose: Collis Altus, il colle alto. Chi arriva dal fondovalle capisce perché nel giro di tre curve.

In auto da Roma a Collalto Sabino

La via più rapida è l'A24 in direzione L'Aquila fino all'uscita Carsoli-Oricola, la stessa che serve la zona industriale della piana del Cavaliere. Da lì si prende la viabilità provinciale verso nord, si costeggia il confine regionale e si sale. Il tratto finale è una strada di montagna a due corsie strette, con tornanti e muretti: nulla di proibitivo, ma d'inverno il fondo può essere ghiacciato all'ombra e in agosto ci si incrocia con qualche camper che fatica. Chi preferisce evitare il pedaggio può usare la statale 5 Tiburtina Valeria, che da Roma porta verso Avezzano passando per Tivoli, Vicovaro e Carsoli: più lenta, più bella, e utile se si vuole abbinare una sosta lungo l'Aniene.

Un consiglio che vale oro e che nessun navigatore vi darà: non puntate il navigatore sul castello. Vi manderà nella strettoia dentro le mura, dove girare l'auto diventa un problema serio. Puntate sul cimitero o sull'ingresso del paese e proseguite a piedi.

In treno e con i mezzi pubblici verso Collalto Sabino

Il borgo non ha stazione. La più vicina utile è quella di Carsoli, sulla linea Roma-Avezzano-Pescara; l'altra fermata della zona è Colli di Monte Bove. Da Carsoli il collegamento su gomma con la valle del Turano esiste, gestito dalle autolinee regionali Cotral, ma la frequenza è tarata sulle esigenze scolastiche e lavorative dei residenti, non su quelle di chi arriva la domenica mattina. Chi non ha l'auto faccia i conti con gli orari pubblicati dal vettore prima di partire, e metta in preventivo un tratto in taxi. È il limite classico dei borghi appenninici del Lazio: bellissimi, scomodi.

Parcheggiare a Collalto Sabino senza litigare con nessuno

Il centro storico è un anello di vicoli in selciato dentro una cinta muraria del Quattrocento. Non è pedonalizzato per decreto, è pedonale per fisica: le auto non ci passano. Si lascia il mezzo negli spiazzi ai margini dell'abitato e si sale a piedi. In alta stagione, nelle domeniche d'agosto e nei fine settimana di dicembre quando il paese si trasforma nel Paese di Babbo Natale, gli spiazzi si riempiono entro le undici. Arrivare presto non è un vezzo da fotografi: è l'unico modo per non fare mezzo chilometro di salita in più.

Collalto Sabino (RI)
Collalto Sabino (RI)

Il giro del borgo di Collalto Sabino, vicolo per vicolo

Il paese si percorre in un'ora scarsa se si cammina e basta, in tre ore se si guarda. È costruito a fasce concentriche attorno al colle: le case più basse addossate alla cinta, poi le rampe, poi il palazzo baronale, poi la rocca. Non c'è una via principale con le vetrine. C'è un sistema di vicoli stretti, scalinate lunghe e passaggi coperti che salgono e ridiscendono, e che nelle ore centrali del giorno alterna lame di luce e ombre nette. Percorrendo a piedi il selciato si notano i portali in pietra delle abitazioni, molti dei quali conservano architravi lavorati e datazioni incise: sono la firma di una comunità che nel Sei e Settecento aveva mezzi sufficienti per farsi scolpire l'ingresso di casa.

Piazza Vittorio Emanuele II e la fontana ottagonale di Collalto Sabino

La piazza è il punto in cui il borgo respira, l'unico spazio pianeggiante di una certa misura. Al centro la fontana ottagonale, il monumento civile più fotografato del paese dopo il castello. È una vasca a pianta ottagona con getto centrale, di quelle che nei paesi appenninici hanno segnato il passaggio dall'acqua portata a spalla all'acqua di rubinetto. Vale la pena fermarcisi dieci minuti: da qui si capisce l'orientamento dell'abitato e si imbocca la rampa che sale verso la rocca. È anche il posto giusto per chiedere informazioni a un residente, che nel primo pomeriggio è statisticamente seduto lì attorno.

La cinta muraria quattrocentesca di Collalto Sabino

Le mura che racchiudono il paese risalgono al XV secolo e sono la seconda generazione difensiva del sito: la prima cinta era stata tirata su nel Duecento, dopo le battaglie di Benevento e Tagliacozzo, quando Collalto era diventato uno dei punti di controllo della valle del Turano e della piana del Cavaliere. Oggi il tracciato è in gran parte leggibile, inglobato nelle abitazioni: si riconosce dai conci più grossi alla base e dagli sbalzi di quota. Camminare lungo il perimetro esterno, nel senso antiorario, è il modo migliore per capire quanto poco spazio avesse questo paese e quanto verticalmente sia stato costretto a crescere.

Palazzo Latini

Il palazzo, che le fonti locali collocano fra il XIII e il XVII secolo con la facies attuale seicentesca, è il maggiore edificio civile del borgo dopo il complesso baronale. Ha conosciuto interventi di recupero, ma l'accesso al pubblico non è garantito e il circuito dei Borghi più belli d'Italia lo segnala attualmente chiuso. Si guarda dall'esterno, e già dall'esterno vale la sosta: il fronte su strada, la sequenza delle finestre, il portale. Se trovate un'apertura in occasione di una manifestazione, entrate senza pensarci.

La chiesa parrocchiale di Santa Lucia

Qui bisogna essere precisi, perché la toponomastica religiosa di Collalto Sabino confonde più di un visitatore. La chiesa parrocchiale del borgo è dedicata a Santa Lucia e la sua fondazione è riferita all'XI secolo; all'interno il circuito dei Borghi più belli d'Italia segnala affreschi del Cinquecento. Il santo patrono del paese, però, non è Lucia: è San Gregorio, festeggiato il 3 settembre. Santa Lucia ha la sua festa il 13 dicembre, ed è quella che apre di fatto il mese natalizio collaltese. Sull'attribuzione e sulla datazione degli affreschi conviene affidarsi a quanto indicato in loco: la bibliografia storico-artistica su questa chiesa è scarsa e le attribuzioni circolanti online non sono verificabili.

Un'avvertenza pratica che risparmia delusioni: nei borghi di quattrocento abitanti le chiese non hanno orario di apertura continuato. Si aprono per le funzioni e per le feste. Se il portone è chiuso, chiedete in piazza: quasi sempre qualcuno sa chi tiene la chiave.

Il convento di Santa Maria e il suo portale del Quattrocento

Poco fuori dall'abitato, lungo la strada che scende, si trova il convento di Santa Maria, il cui elemento più notevole è il portale quattrocentesco. È un edificio che appartiene alla stagione degli insediamenti religiosi minori appenninici, quelli nati per servire una comunità rurale e non per stupire i pellegrini. Merita la deviazione di dieci minuti soprattutto per il contrasto: dopo la verticalità ossessiva del borgo, un impianto orizzontale e quieto rimette in ordine le proporzioni.

Il castello baronale di Collalto Sabino: che cosa si vede e che cosa è stato

Il castello è il motivo per cui la maggior parte dei visitatori sale fin quassù, e va detto subito come stanno le cose oggi: il complesso è di proprietà privata, il circuito dei Borghi più belli d'Italia lo indica chiuso alle visite turistiche e il sito ufficiale del castello lo propone come dimora affittabile per intero, con soggiorno minimo di tre notti, per matrimoni, celebrazioni ed eventi aziendali. Recapito in via Aringo 5, contatto via posta elettronica all'indirizzo pubblicato dal castello. Chi arriva sperando in una biglietteria resterà deluso. Chi arriva sapendolo si gode il colpo d'occhio dall'esterno, che è comunque uno dei più forti del Lazio.

La struttura della rocca di Collalto Sabino

L'aspetto attuale è quello sei-settecentesco, l'ultima fase in cui la fortezza ebbe una funzione militare vera. L'impianto è articolato su una torre centrale a pianta quadrata, il mastio, affiancata da due torri angolari circolari e da una serie di baluardi esterni. Il palazzo baronale è un corpo autonomo rispetto alla rocca, raccordato a questa da scalinate. All'interno del recinto si trova un parco con un pozzo d'epoca. Dal mastio, secondo il circuito dei Borghi più belli d'Italia, il panorama è a trecentosessanta gradi e abbraccia trentaquattro paesi. Anche da fuori le mura, comunque, nelle giornate limpide si riconoscono il monte Velino, il massiccio del Gran Sasso e il Terminillo.

La combinazione torre quadrata più torri tonde non è casuale e non è estetica: è la risposta tecnica del Cinquecento all'artiglieria. La torre quadrata medievale offre spigoli che le palle da cannone spezzano; la torre circolare le devia. Quando in un castello appenninico vedete le due geometrie convivere, state guardando due secoli di storia militare sovrapposti in dieci metri di muratura.

Dai Collalto ai Mareri: la nascita del castello

Il borgo divenne feudo nel 1350 e baronia dal 1440. I primi signori furono Pandolfo e Rinaldo, seguiti da Oddone e Ludovico, tutti della casata dei Collalto, che al paese diede il nome. A loro subentrarono i Mareri, famiglia di primo piano nella storia reatina, ai quali si deve l'avvio della costruzione del castello nel corso del XV secolo. È la fase in cui la torre di avvistamento altomedievale, nata per segnalare le scorrerie, si trasforma in residenza fortificata di una famiglia baronale.

I Savelli, gli Strozzi e la vendita del 1564

Nella prima metà del Cinquecento Collalto appartenne ai Savelli, casata romana che aveva dato pontefici alla Chiesa. Nel 1564 Cristoforo Savelli, incalzato dai creditori, vendette il castello al suocero Roberto Strozzi, figlio di quel Piero Strozzi che fu banchiere fiorentino e avversario politico dei Medici. Lo Strozzi aveva intenzione di restaurare il complesso, ma morì prima di poterlo fare, e la sua famiglia rivendette il possedimento a un altro nobile fiorentino, Alfonso Soderini. Due passaggi di mano in pochi anni, entrambi per ragioni di denaro: la storia di questo castello è, prima che militare, una storia di bilanci familiari andati male.

I Soderini e l'adeguamento alle armi da fuoco

I Soderini tennero Collalto per due generazioni e furono i primi proprietari a investire seriamente. Ristrutturarono la fortezza e la adeguarono come strumento difensivo capace di reggere le armi da fuoco, che nel frattempo avevano reso obsolete le difese medievali. Accanto agli interventi militari lavorarono all'ampliamento e all'abbellimento della parte residenziale, in occasione del matrimonio di un rampollo della casata. È a loro che si deve, in sostanza, l'ossatura di quello che oggi si vede da valle.

Il cardinale Francesco Barberini e i 102.000 scudi

Anche i Soderini finirono nei debiti. Nel 1641 Nicola Soderini dovette mettere il castello all'asta, e il complesso passò al cardinale Francesco Barberini, nipote del papa regnante Urbano VIII, per la cifra di 102.000 scudi. La trattativa fu condotta dal fiduciario del cardinale, il nobile Giovan Battista Onorati di Jesi. Barberini siglò l'acquisto come possedimento personale e ne fece la propria residenza estiva.

Sotto i Barberini il castello conobbe la sua stagione più fastosa: restauro integrale, stanze rivestite di marmi, pavimenti a mosaico, soffitti a cassettoni. Le migliorie proseguirono per tutto il Settecento, quando la proprietà passò al ramo dei Barberini principi di Palestrina. Per capire la scala della spesa basta un termine di paragone: 102.000 scudi erano, nella Roma del Seicento, il costo di un palazzo cittadino di prima grandezza. Un cardinale che li spende per una rocca a mille metri sui Carseolani non compra un investimento agricolo, compra aria fresca e prestigio.

Collalto Sabino (RI)
Collalto Sabino (RI)

L'invasione napoleonica e la fine dello splendore

Gran parte degli arredi accumulati in un secolo e mezzo fu asportata durante l'invasione napoleonica del 1798-1799. La guarnigione francese lasciò la fortezza l'11 aprile 1803. Dopo la sconfitta di Napoleone il castello tornò ai Barberini, ma ridotto ormai a poco più di un rudere: i nobili romani, che avevano altre proprietà e nessuna intenzione di rifondere un tetto a mille metri, decisero di venderlo nel 1858.

Il conte Corvin-Prendowski, l'uomo che rifece tutto

L'acquirente del 1858 fu il conte polacco Corvin-Prendowski, che la tradizione familiare voleva discendente del re d'Ungheria Mattia Corvino. Fu lui a intraprendere il restauro totale della struttura. Un aristocratico polacco che compra un rudere sull'Appennino laziale e lo rimette in piedi è, nell'Ottocento, una figura meno strana di quanto sembri: il gusto romantico per il castello medievale muoveva capitali per tutta Europa, e l'Italia centrale era piena di occasioni a prezzo di realizzo.

Ottavio Giorgi, Claire Monfort e gli ospiti illustri

Alla morte del Prendowski, che aveva sposato una marchesa Cavalletti, il castello passò in eredità al fratello di lei, Giuseppe Cavalletti. Privo di eredi diretti e ormai anziano, Cavalletti stipulò un vitalizio in cambio della proprietà con il capitano dei carabinieri locali Ottavio Giorgi, che divenne così il nuovo padrone della rocca. Giorgi aveva sposato una ricca ereditiera americana, Claire Monfort, dalla quale ebbe due figli, Diana e Piero.

I Giorgi-Monfort restaurarono il castello con interventi minimi e, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, vi ospitarono figure di primo piano della vita politica e artistica italiana: il principe ereditario Umberto di Savoia, l'esploratore e progettista di dirigibili Umberto Nobile, l'attore Ettore Petrolini, il pittore e scultore statunitense di origine norvegese Hendrik Christian Andersen. Per un paese di poche centinaia di anime, avere Petrolini a cena in castello è il tipo di episodio che passa in famiglia per tre generazioni.

Massimo Rinaldi, Global Capital e la situazione odierna

Alla morte di Piero Giorgi-Monfort, nel 1988, il castello fu acquistato da Massimo Rinaldi, discendente da una delle famiglie storiche del borgo, che ne curò un radicale restauro architettonico. Dal 2013 la proprietà è passata al gruppo finanziario e assicurativo maltese Global Capital. Oggi il complesso è presentato come dimora esclusiva affittabile per intero, con camere e suite panoramiche e piscina, destinata a matrimoni, celebrazioni ed eventi aziendali.

Si può visitare il castello di Collalto Sabino?

La risposta onesta è: non con una visita turistica ordinaria, allo stato attuale. Il circuito dei Borghi più belli d'Italia riporta il castello baronale chiuso alle visite. Il sito del castello non pubblica orari né tariffe di visita e presenta la struttura come location a uso esclusivo. Chi ha in programma un evento privato o vuole verificare aperture straordinarie scriva direttamente alla proprietà. Chi arriva per una gita di giornata metta in conto di girare intorno alle mura, che è un percorso di quindici minuti con scorci notevoli su tre lati.

La storia di Collalto Sabino, dai Longobardi al Regno d'Italia

Poche righe di cronologia ordinata, perché la vicenda di questo paese è densa e i pannelli in loco la raccontano a spizzichi.

Carseoli, i Saraceni e la torre di difesa

L'origine dell'abitato si colloca in età longobarda, quando l'Italia centrale e meridionale era organizzata nei ducati di Spoleto e Benevento. Nelle vicinanze era stata distrutta la colonia romana di Carseoli, dedotta nel 304 avanti Cristo in territorio degli Equi e poi popolata nel 298 con quattromila coloni condotti dal dittatore Marco Valerio Massimo, sulla via Valeria che collegava Tibur ad Alba Fucens. Il sito archeologico è stato identificato a Civita di Oricola e scavato sistematicamente a partire dal 1989: sono emersi mura, resti di acquedotto, mosaici, un santuario arcaico, un teatro e un anfiteatro. Alla distruzione della colonia si aggiunsero le scorrerie saracene, e i pochi abitanti rimasti nella zona costruirono una primitiva torre di difesa in cima al colle. Attorno a quella torre si formò il nucleo di Collalto Sabino.

Il gastaldato e i monaci di Farfa

Nel X secolo l'area divenne sede di un gastaldato, cioè di una circoscrizione amministrativa longobarda. Nell'XI secolo passò in proprietà all'Abbazia di Farfa, che vi stabilì un monastero benedettino. Farfa, in quei decenni, era una delle potenze economiche dell'Italia centrale, e il suo dominio su Collalto significa che il colle valeva: controllava un passaggio.

I Berardi dei Marsi e la visita di Federico II

Successivamente l'abbazia cedette il borgo alla famiglia Berardi, della contea dei Marsi, con l'obbligo di corrispondere un canone annuo alla comunità religiosa. La posizione di Collalto, sul confine fra lo Stato Pontificio e il regno normanno di Napoli, ne fece un punto strategico al punto che il borgo fu visitato dall'imperatore Federico II di Svevia durante un viaggio verso Rieti. Furono quelli gli anni di massima autonomia: il paese arrivò a esercitare il diritto di battere moneta e ad ampliare le fortificazioni esistenti con la costruzione di un castello.

Benevento, Tagliacozzo e la prima cinta muraria

La prima cinta muraria risale a questo periodo, e in particolare agli anni successivi alle battaglie di Benevento del 1266 e di Tagliacozzo del 1268, i due scontri che chiusero la partita fra Svevi e Angioini. Collalto si trovò a essere uno dei principali punti di controllo della valle del Turano e della piana del Cavaliere, e si attrezzò di conseguenza.

1297: Collalto passa allo Stato Pontificio

Nel 1297 il borgo fu ceduto da Carlo d'Angiò, nuovo re di Napoli, allo Stato Pontificio, in riconoscenza della concessione del trono ottenuta a suo favore. Da quel momento e per oltre cinque secoli e mezzo Collalto appartiene all'orbita romana, passando di feudo in feudo fra famiglie baronali italiane e straniere.

3 febbraio 1861: l'assalto dei briganti a Collalto Sabino

È l'episodio più violento della storia del paese e va raccontato per intero. Il 3 febbraio 1861 il castello e l'abitato di Collalto Sabino subirono un assalto cruento da parte di una banda numerosa, composta da soldati borbonici sconfitti guidati da Luvarà, da reparti dell'esercito pontificio e da delinquenti comuni al seguito del brigante Chiavone. L'azione fu una risposta armata al plebiscito del 1860 che aveva annesso il Regno delle Due Sicilie al neonato Regno d'Italia. Il castello ne uscì parzialmente rovinato. Placata l'orda, il borgo fu annesso al Regno d'Italia.

Vale la pena fermarsi su un particolare geografico: Collalto è a un'ora di cammino dal vecchio confine pontificio-borbonico. Il brigantaggio post-unitario non fu un fenomeno meridionale astratto, arrivò fin qui, a settanta chilometri da Roma, e lasciò segni sulle pietre.

Collalto Sabino (RI)
Collalto Sabino (RI)

La Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia intorno a Collalto Sabino

Collalto Sabino rientra nel territorio della Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, area protetta regionale istituita nel 1988 e poi ridefinita dalle leggi regionali del 1997 e del 1999. La superficie tutelata è di 3.563 ettari, distribuiti in due comparti non contigui fra il lago del Salto e il lago del Turano, nei Monti Carseolani. L'ente gestore ha sede in provincia di Rieti e risponde allo 0765 790002; il quadro completo delle attività, dei sentieri e delle strutture è pubblicato sul portale regionale delle aree protette del Lazio. Oltre alla riserva, lo stesso ente amministra il Monumento Naturale Zona Umida Le Rosce - Mola tra le Vene e sette Zone Speciali di Conservazione.

Le cime e i boschi

Il comparto maggiore comprende tre vette: Monte Navegna a 1.507 metri, Monte Cervia a 1.438 e Monte Filone a 1.328. Le foreste coprono oltre il settanta per cento del territorio protetto. La formazione dominante è il cerreto, affiancata da boschi misti; sono presenti faggete appenniniche con tasso e agrifoglio e praterie aride ricche di orchidee, entrambe classificate come habitat prioritari a livello europeo. Attorno a Collalto Sabino il paesaggio è quello dei castagneti e delle faggete secolari, con il confine dei Monti Lucretili e dei Monti Simbruini a chiudere l'orizzonte verso ovest e verso sud.

La fauna della riserva

La biodiversità è alta e documentata: lupo, quattordici specie di chirotteri, aquila reale, falco pellegrino, anfibi endemici fra cui la rana appenninica. Nelle acque si trovano la trota fario e il raro gambero di fiume. Nessuno di questi animali si vede passeggiando in paese, va detto senza illusioni. Il lupo lo si incontra sotto forma di impronte nel fango d'inverno, e i rapaci si osservano con un binocolo dai crinali, non dal parcheggio.

I sentieri intorno a Collalto Sabino: Montagliano e la Fonte degli Spiriti

Il sentiero più caratteristico parte dal borgo, porta verso i terreni da pascolo e costeggia un fontanile chiamato Fonte degli Spiriti. Proseguendo si raggiunge il luogo in cui sorgeva Montagliano, l'insediamento scomparso che le fonti locali indicano come Montagliano sfondato: oggi ne restano soltanto i ruderi, immersi nella vegetazione. È il tipo di meta che non compare nelle liste dei luoghi imperdibili e che ripaga chi ha due ore e scarpe adatte.

Il monte San Giovanni e i resti dell'abbazia

Un secondo itinerario si inerpica sul monte San Giovanni. Sulla sommità si trovano i resti di un'antica abbazia, edificata secondo la tradizione locale sopra un preesistente tempio romano. La sovrapposizione fra santuario pagano e fondazione cristiana è un modello ricorrente nell'Appennino centrale e va presa per quello che è: una tradizione consolidata, non un dato di scavo pubblicato. Il valore della salita, in ogni caso, è nel punto di vista che si conquista in cima.

Le cascate nel bosco

Appena fuori dalle mura un cartello indica un percorso naturalistico che si imbocca lasciando l'auto lungo una strada di montagna, con l'accortezza di non ostruire la carreggiata: i mezzi agricoli e forestali devono poter passare. Il sentiero conduce a cascate nascoste nel bosco. Attenzione però al regime idrico: si tratta di corsi d'acqua a carattere torrentizio, e nella stagione secca, cioè da metà luglio a metà settembre, si rischia di trovare una parete di roccia asciutta. Il periodo giusto è la primavera, o l'autunno dopo qualche giorno di pioggia.

Il lago del Turano, a dieci minuti da Collalto Sabino

Il lago del Turano è un bacino artificiale realizzato nel 1939 con la costruzione della diga presso gli abitati di Posticciola e Stipes. È lungo poco meno di dieci chilometri e ha un perimetro di circa trentasei; la quota dello specchio d'acqua è di 536 metri. Insieme al lago del Salto, al quale è collegato da una galleria sotterranea di nove chilometri, alimenta la centrale idroelettrica di Cotilia. Sulle sue rive si affacciano quattro comuni: Colle di Tora, Castel di Tora, Ascrea e Paganico Sabino.

Sul lago si pratica vela, stand up paddle, kayak, pesca sportiva, escursionismo lungo le sponde, ciclismo ed enduro; dal 2017 la zona è frequentata anche dai parapendii. Il vecchio richiamo dello sci nautico appartiene alla tradizione turistica locale e va verificato di stagione in stagione con i circoli che operano sul posto: le concessioni e i servizi cambiano. Il consiglio, per chi ha una giornata sola, è di abbinare il borgo la mattina e il lago il pomeriggio, nell'ordine: a Collalto la luce migliore è quella delle prime ore, sul lago quella delle ultime.

Il Cammino di San Pietro Eremita

Collalto Sabino appartiene al territorio attraversato dal Cammino di San Pietro Eremita, un itinerario devozionale costruito su tre anelli, ciascuno percorribile come cammino autonomo. Interessa due regioni, Lazio e Abruzzo, e quattro province: L'Aquila, Rieti, Roma e Frosinone. La segnaletica è bianca e azzurra, con una croce su un sentiero stilizzato.

La figura del santo tiene insieme il percorso. Pietro nacque intorno all'anno 1000 a Rocca di Botte; sfuggì a un matrimonio combinato riparando a Tivoli, dove si guadagnò il soprannome di cavaliere itinerante, e passò la vita predicando prima di stabilirsi nel territorio della diocesi di Trevi, dove morì il 30 agosto 1052. Fu proclamato santo nel 1215 dal vescovo di Anagni. Il cammino tocca centri come Carsoli e Trevi nel Lazio, e per chi lo percorre esiste una credenziale che attesta il passaggio: si richiede almeno tre settimane prima della partenza, perché viene inviata per posta, ed è rilasciata a chi affronta il percorso a piedi, in bicicletta o a cavallo impegnandosi ad accettarne il senso e lo spirito.

Cosa si mangia a Collalto Sabino

La dispensa collaltese è quella dell'Appennino di mezza montagna, con una nota castanicola forte. I prodotti principali sono castagne, formaggi e miele; il circuito dei Borghi più belli d'Italia aggiunge ortaggi, frutta, insaccati e prosciutti, pasta fresca, selvaggina e i dolci tradizionali: nociata, ciammeglitti, pangialle, mostaccioli.

In tavola la specialità identitaria sono le cordicelle, una pasta fresca tirata a mano alla quale la proloco dedica una sagra in luglio. Accanto compaiono gnocchetti di farina di grano e granturco, zuppa di fave, fettuccine ai funghi porcini, sagne strappate e la pizza detta de nfrasco, cotta sotto la brace. Un'opinione da chi porta gruppi in giro per il Lazio da vent'anni: la zuppa di fave e le sagne strappate, qui, si mangiano meglio in una sagra di paese che in un ristorante attrezzato per i turisti. Le sagre non sono folclore, sono l'ultimo posto in cui certe ricette vengono ancora eseguite come si deve.

Chi cerca il quadro gastronomico più ampio della zona lo trova scendendo verso la Sabina propriamente detta, fra Fara in Sabina e Poggio Mirteto, dove l'olio extravergine prende il posto della castagna come prodotto guida.

Le feste e le sagre di Collalto Sabino: il calendario dell'anno

Il calendario festivo del borgo è fitto per un paese così piccolo, e segue in buona parte il ciclo liturgico. Questo l'ordine dell'anno, come pubblicato dal circuito dei Borghi più belli d'Italia:

  • 17 gennaio, festa di Sant'Antonio abate
  • 25 marzo, Madonna dell'Annunziata
  • giugno, festa di Sant'Antonio
  • 23 giugno, la Notte Romantica, l'appuntamento comune a tutti i borghi del circuito
  • luglio, la sagra delle cordicelle organizzata dalla proloco
  • agosto, AESTAS, rassegna di musica, teatro, cinema e gastronomia
  • 3 settembre, San Gregorio, il patrono
  • primo sabato di ottobre, Madonna Addolorata; prima domenica di ottobre, Madonna del Rosario
  • 13 dicembre, Santa Lucia
  • domeniche di dicembre, Il Paese di Babbo Natale

Le due manifestazioni che riempiono davvero il paese sono AESTAS in agosto e Il Paese di Babbo Natale in dicembre. La seconda ha una qualità che le fiere natalizie di città non hanno: il fondale è vero. Un borgo murato a mille metri, con la neve probabile e il castello illuminato sopra, non ha bisogno di scenografie aggiunte. Verificate le date esatte con l'ufficio turistico allo 0765 98025 prima di mettervi in strada, perché nei borghi piccoli i programmi si chiudono tardi.

Quando andare a Collalto Sabino

Il paese è a 980 metri e ricade in zona climatica F, la più fredda della classificazione italiana, con 3.148 gradi giorno. Tradotto: l'inverno è un inverno vero, non una versione addolcita del clima romano. Da dicembre a marzo mettete in conto ghiaccio sui vicoli in salita e gomme adeguate; in compenso l'aria è tersa e il panorama arriva al Gran Sasso.

La primavera è la stagione migliore in assoluto per l'insieme borgo più natura: le cascate hanno acqua, le praterie aride della riserva fioriscono di orchidee, le temperature permettono di camminare. L'estate è la stagione delle feste e dei rifugi dal caldo romano, con venti gradi di differenza dal centro di Roma nelle giornate peggiori di luglio. L'autunno è la stagione delle castagne e dei colori, e per chi fotografa è il momento in cui il bosco intorno al castello dà il meglio.

Il momento da evitare, se cercate quiete: la domenica pomeriggio di agosto. Il momento migliore, se cercate il paese come vive: un martedì mattina di maggio.

Collalto Sabino con i bambini e questioni di accessibilità

Con i bambini funziona bene, a due condizioni: passeggino robusto o marsupio, e nessuna fretta. Il selciato e le scalinate mettono alla prova le ruote piccole. Il castello visto da fuori, le mura, la fontana in piazza e il bosco appena oltre le porte compongono una giornata sensata per chi ha dai cinque anni in su. In dicembre, con l'allestimento natalizio, il rapporto costi-benefici per una famiglia è il migliore dell'anno.

Sull'accessibilità bisogna essere schietti: un borgo medievale costruito su un colle con rampe e scalinate non è percorribile in sedia a rotelle nella sua parte alta. La zona di piazza Vittorio Emanuele II e i tratti pianeggianti attorno sono affrontabili con assistenza; la salita alla rocca no. Chi ha esigenze specifiche chiami l'ufficio turistico comunale prima di partire e chieda quali tratti siano praticabili nel periodo scelto.

Cosa vedere intorno a Collalto Sabino in giornata

Il borgo, da solo, è mezza giornata. Per riempire l'altra metà la valle del Turano offre parecchio nel raggio di mezz'ora di auto. Castel di Tora affaccia direttamente sull'acqua e appartiene anch'esso al circuito dei borghi più belli. Orvinio è il paese-castello dell'altro versante, con un impianto urbanistico che vale il confronto. Percile e i suoi laghetti sono la meta giusta per chi vuole camminare poco e vedere molto. Le grotte di Pietrasecca, nel comune di Carsoli, sono l'opzione ipogea della zona e richiedono contatto preventivo con chi ne gestisce le visite.

Allargando il raggio si entra nella Sabina storica: l'Abbazia di Farfa, che di Collalto fu proprietaria nell'XI secolo e che chiude idealmente il cerchio di questa guida, e i borghi olivicoli di Fara in Sabina e Poggio Mirteto. Verso nord il capoluogo, Rieti, e la montagna del Terminillo.

Una curiosità su Collalto Sabino (RI)

La curiosità che quasi nessuno racconta riguarda la moneta. Nel periodo di massima autonomia, fra il Duecento e il primo Trecento, quando il borgo apparteneva ai Berardi della contea dei Marsi e si trovava sulla linea di frizione fra lo Stato Pontificio e il regno normanno di Napoli, Collalto arrivò a esercitare il diritto di battere moneta. Non è un dettaglio araldico: il diritto di zecca era la prerogativa che distingueva una comunità politicamente rilevante da un semplice possedimento agricolo. Significa che questo colle di quattrocento anime valeva, agli occhi dei poteri che se lo contendevano, quanto un nodo di frontiera.

La ragione è tutta nella carta geografica. Collalto controlla insieme la valle del Turano e la piana del Cavaliere, cioè il varco naturale attraverso il quale si passava dal versante tirrenico a quello adriatico lungo il tracciato della via Valeria. Chi teneva il colle vedeva chi arrivava con ore di anticipo, e poteva chiudere il passaggio. Non stupisce che a un certo punto sia arrivato di persona Federico II di Svevia, in viaggio verso Rieti: gli imperatori non deviavano per il panorama.

C'è un secondo strato di curiosità, e riguarda il nome. Collalto Sabino non è mai stato, propriamente, terra sabina. Il paese appartiene ai Monti Carseolani, cioè al mondo degli Equi prima e dei Marsi poi; la specificazione Sabino è un'aggiunta amministrativa moderna, che serviva a distinguere il comune dagli altri Collalto d'Italia dopo l'unificazione. Chi arriva convinto di visitare la Sabina delle abbazie e degli oliveti trova invece un paese di montagna con la mentalità del confine abruzzese. È una differenza che si sente nel dialetto, nella cucina e nel modo in cui le case sono costruite: qui i muri sono spessi perché fa freddo, non perché fa caldo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Collalto Sabino (RI)

Nessuna guida lo scrive a chiare lettere, e invece è l'informazione che cambia la giornata: il castello baronale, il monumento per cui la gente sale fin quassù, non si visita. Il circuito dei Borghi più belli d'Italia lo indica chiuso alle visite; il sito ufficiale del castello lo presenta come dimora affittabile per intero, con soggiorno minimo di tre notti, per matrimoni ed eventi aziendali. Non esiste biglietteria, non esistono orari, non esiste una visita guidata ordinaria a cui iscriversi. Chi arriva alle dieci di mattina di domenica sperando di entrare nel mastio e affacciarsi sui trentaquattro paesi resta fuori dal portone.

La conseguenza pratica è che la gita va progettata al contrario rispetto a quello che suggerisce l'istinto. Il castello non è la meta, è il fondale. La meta sono il borgo dentro le mura, il giro perimetrale esterno che regala i tre scorci migliori sulla rocca, il sentiero della Fonte degli Spiriti verso i ruderi di Montagliano, la salita al monte San Giovanni e, mezz'ora più in basso, il lago. Chi imposta la giornata così torna a casa soddisfatto; chi la imposta sul castello torna a casa deluso da un cancello.

Aggiungo una seconda informazione che circola poco: le aperture straordinarie esistono, ma sono legate a manifestazioni e a decisioni della proprietà, non a un calendario stabile. Non si trovano cercando su un motore di ricerca la settimana prima. Si trovano telefonando all'ufficio turistico comunale, 0765 98025 in orario mattutino, e chiedendo se in quella data ci sia qualcosa in programma. È un modo di lavorare antiquato e funziona, perché in un paese di quattrocento abitanti chi risponde al telefono sa davvero che cosa succede.

Il consiglio che ti do per visitare Collalto Sabino (RI)

Salite presto e salite a piedi dall'ultimo spiazzo utile, senza cercare di avvicinare l'auto alle mura. Il consiglio ha tre ragioni concrete. La prima è la luce: fra le otto e le dieci del mattino i vicoli in selciato hanno il contrasto giusto e le facciate a est prendono il sole, mentre a mezzogiorno il borgo diventa piatto e i muri bruciano. La seconda è la logistica: la strada dentro la cinta è progettata per i muli, e ogni anno qualcuno resta incastrato in una strettoia con lo specchietto contro i conci di pietra. La terza è il paese stesso: alle nove Collalto è un borgo abitato, con le serrande che si alzano e la gente in piazza, e alle undici della domenica d'agosto è un parcheggio con vista.

Il secondo consiglio riguarda l'ordine della giornata. Borgo la mattina, pranzo in paese o in una delle trattorie della valle, lago del Turano nel pomeriggio, rientro verso Roma prima del buio. La strada di discesa non è illuminata e ha tornanti stretti: farla al tramonto è piacevole, farla di notte con il navigatore che perde il segnale è un'altra cosa.

Terzo: portate scarpe da trekking anche se pensate di restare in paese. Il salto di quota fra la piazza e la sommità è di quelli che si sentono, il selciato è irregolare e lucido dove è consumato, e la tentazione di infilare il sentiero fuori porta viene a tutti dopo il primo caffè. Con le suole lisce quel sentiero non si fa.

Un'ultima opinione netta, da professionista: se avete un solo giorno e dovete scegliere fra Collalto Sabino e un borgo del lago più comodo da raggiungere, scegliete Collalto quando il cielo è limpido e l'altro quando è coperto. Qui si paga il biglietto in salita e in curve, e quello che si compra è il panorama. Con la foschia, il conto non torna.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il castello di Collalto Sabino sia passato di mano decine di volte lo si legge ovunque. Quello che quasi nessuno mette in fila è il motivo ricorrente di quei passaggi: i debiti. Nel 1564 Cristoforo Savelli vende perché perseguitato dai creditori. Nel 1641 Nicola Soderini deve mettere il complesso all'asta per la stessa ragione, e lo compra il cardinale Francesco Barberini per 102.000 scudi. Nel 1858 i Barberini stessi, davanti a un edificio ridotto a rudere dopo l'occupazione francese, preferiscono liberarsene piuttosto che restaurarlo. La storia di questa rocca non è una successione di conquiste militari: è una sequenza di bilanci familiari che saltano.

Il secondo fatto poco citato riguarda la stessa vicenda vista dall'altro lato. Ogni volta che il castello cambiava proprietario per dissesto, la comunità del borgo rimaneva la stessa e continuava a pagare canoni e servitù a qualcun altro. Il canone annuo dovuto all'Abbazia di Farfa, imposto quando i monaci cedettero il borgo ai Berardi, è l'esempio più antico e più chiaro: la proprietà si spostava, l'obbligo restava attaccato al territorio. Nei paesi appenninici questa continuità dei carichi spiega molte cose, compreso lo spopolamento novecentesco.

Terzo elemento, il più concreto per chi guarda le pietre: il castello che si vede oggi non è medievale. La rocca conserva l'aspetto sei-settecentesco, cioè quello che le diedero i Soderini prima e i Barberini poi, e che corrisponde all'ultimo periodo di uso militare effettivo. Del castello quattrocentesco dei Mareri restano l'impianto e la posizione, non l'immagine. Chi cerca il Medioevo puro a Collalto lo trova nella cinta muraria del XV secolo e nel tracciato dei vicoli, non nella sagoma della fortezza.

La foto giusta da fare a Collalto Sabino (RI)

La fotografia che rende giustizia a questo posto non si scatta dentro il paese: si scatta arrivando. Sulla provinciale che sale dal fondovalle ci sono due o tre allargamenti in curva dai quali il borgo compare per intero, cinta muraria in basso, case a schiera in mezzo, torre quadrata e torri tonde in cima. È la classica immagine da nido d'aquila, e funziona perché il colle è isolato: non ci sono altri rilievi a confondere il profilo. Fermatevi solo dove c'è spazio reale per lasciare la carreggiata libera, e mettete le quattro frecce.

La luce migliore per questa inquadratura è quella del tardo pomeriggio, quando il sole batte sul fronte occidentale della rocca e il bosco sotto va in ombra: il castello si stacca dal fondo. Al mattino l'effetto si rovescia e si ottiene un controluce che perdona poco, a meno che non ci sia foschia bassa nella valle, nel qual caso il borgo sembra galleggiare e la foto diventa memorabile. Chi ha pazienza aspetti una mattina d'autunno dopo una notte umida.

Dentro il borgo, la seconda immagine da portarsi a casa è la fontana ottagonale in piazza Vittorio Emanuele II con la rocca sullo sfondo: la si compone abbassandosi all'altezza del bordo della vasca e usando l'acqua come primo piano. La terza è verticale: una delle scalinate strette con l'arco di un passaggio coperto in alto e la fetta di cielo in fondo. Con un telefono, tenete il dito sul punto più chiaro per bloccare l'esposizione, altrimenti l'ombra dei vicoli mangia tutto.

Un avvertimento serio: il castello è proprietà privata e viene affittato per eventi. Se durante la vostra visita è in corso un matrimonio, fotografate l'architettura da fuori e lasciate stare le persone. È buona educazione, ed è anche l'unico modo per non farsi ricordare male in un paese dove tutti si conoscono.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento che ha fatto Collalto Sabino è una distruzione avvenuta altrove. Quando la colonia romana di Carseoli, fondata nel 304 avanti Cristo e popolata nel 298 con quattromila coloni condotti dal dittatore Marco Valerio Massimo, fu smantellata, la popolazione della piana si disperse. A quella crisi si aggiunsero le scorrerie saracene, e i pochi rimasti nella zona costruirono in cima al colle una torre di difesa. Attorno a quella torre nacque il paese. Collalto è, letteralmente, un effetto collaterale della fine di una città romana.

Il secondo avvenimento è la visita di Federico II di Svevia, diretto a Rieti. Un imperatore che passa da un borgo di confine certifica il peso strategico del luogo in quel momento storico, gli stessi anni in cui la comunità esercitava il diritto di battere moneta e ampliava le fortificazioni con la costruzione di un castello.

Il terzo sono le due battaglie che cambiarono l'Italia meridionale e che qui si sentirono come un'onda: Benevento nel 1266 e Tagliacozzo nel 1268. Tagliacozzo, in particolare, si combatté a pochi chilometri da qui. Nel decennio successivo Collalto si dota della prima cinta muraria e diventa uno dei punti di controllo della valle del Turano e della piana del Cavaliere.

Il quarto è il passaggio del 1297, quando Carlo d'Angiò, ottenuto il trono di Napoli, cede il borgo allo Stato Pontificio in segno di riconoscenza. Da quel momento Collalto entra nell'orbita romana e ci resta fino all'Unità.

Il quinto è l'asta del 1641 e l'acquisto da parte del cardinale Francesco Barberini per 102.000 scudi, con la trattativa condotta dal suo fiduciario Giovan Battista Onorati di Jesi. È il momento in cui una fortezza di frontiera diventa una villa di delizie: marmi, mosaici, soffitti a cassettoni.

Il sesto è l'occupazione francese del 1798-1799, con l'asportazione degli arredi, e la partenza della guarnigione l'11 aprile 1803. In cinque anni si dissolve quello che era costato un secolo e mezzo di investimenti.

Il settimo, e il più drammatico, è l'assalto del 3 febbraio 1861: una banda formata da soldati borbonici sconfitti guidati da Luvarà, da reparti dell'esercito pontificio e da delinquenti comuni al seguito del brigante Chiavone piomba sul borgo e sul castello in opposizione al plebiscito del 1860. La rocca ne esce parzialmente rovinata; il paese, dopo, viene annesso al Regno d'Italia.

L'ottavo è più recente e meno cruento, ma per Collalto conta: nel 2002 il borgo entra nel circuito dei Borghi più belli d'Italia. Per un paese che nel frattempo era sceso a poche centinaia di residenti, quel riconoscimento ha significato tornare sulle carte turistiche del Lazio.

Chi è passato da Collalto Sabino (RI)

L'elenco è più lungo di quanto un paese di questa taglia lasci immaginare, e attraversa otto secoli.

Il primo nome è imperiale: Federico II di Svevia, che visitò il borgo durante un viaggio verso Rieti, negli anni in cui Collalto godeva della massima autonomia. Poi vengono i proprietari, che qui non furono nomi qualunque. I Savelli, casata romana che diede pontefici alla Chiesa, tennero il feudo nella prima metà del Cinquecento. Roberto Strozzi, che comprò nel 1564, era figlio di Piero Strozzi, banchiere fiorentino e oppositore dei Medici: una delle famiglie centrali nella storia finanziaria e politica del Rinascimento italiano. Gli succedettero i Soderini, altra dinastia fiorentina di primo piano.

Nel 1641 arriva il nome più pesante: Francesco Barberini, cardinale nipote di Urbano VIII, cioè uno degli uomini più potenti della Roma barocca, collezionista e mecenate. Fece di questa rocca la propria residenza estiva. La proprietà rimase ai Barberini, poi al ramo dei principi di Palestrina, per oltre due secoli.

Nell'Ottocento entra in scena una figura cosmopolita: il conte polacco Corvin-Prendowski, che la tradizione familiare voleva discendente del re d'Ungheria Mattia Corvino, e che acquistato il rudere nel 1858 ne intraprese il restauro totale. Dopo di lui i Cavalletti, e poi il capitano dei carabinieri Ottavio Giorgi, che ottenne il castello con un contratto di vitalizio e che aveva sposato l'ereditiera americana Claire Monfort.

Sono i Giorgi-Monfort a portare a Collalto Sabino gli ospiti novecenteschi che ancora oggi si citano in paese. Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale passarono da qui il principe ereditario Umberto di Savoia, futuro Umberto II; Umberto Nobile, l'ingegnere e progettista di dirigibili che aveva sorvolato il Polo Nord; Ettore Petrolini, il più grande attore comico romano della sua generazione; e Hendrik Christian Andersen, scultore e pittore statunitense di origine norvegese, oggi noto soprattutto per il museo romano che porta il suo nome.

Chiude la lista Massimo Rinaldi, che nel 1988 acquistò il castello e ne curò il restauro architettonico. Discendeva da una delle famiglie storiche del borgo: dopo secoli di proprietari forestieri, per una stagione la rocca tornò in mano a qualcuno di qui. Dal 2013 la proprietà appartiene al gruppo maltese Global Capital.

Collalto Sabino - fontana ottagonale in piazza Vittorio Emanuele II
Collalto Sabino - fontana ottagonale in piazza Vittorio Emanuele II

Domande veloci su Collalto Sabino (RI)

Quanto dista Collalto Sabino da Roma?

Poco meno di un'ora di auto lungo l'A24 fino all'uscita Carsoli-Oricola, poi provinciale in salita. Chi sceglie la statale 5 Tiburtina Valeria impiega sensibilmente di più ma attraversa la valle dell'Aniene.

Si paga per entrare a Collalto Sabino?

No. Il borgo è un centro abitato: si gira liberamente, senza biglietto e senza orari. L'unico ambiente non accessibile è il castello, che è di proprietà privata.

Si può visitare il castello di Collalto Sabino?

Il circuito dei Borghi più belli d'Italia indica il castello baronale chiuso alle visite. Il sito ufficiale del castello lo presenta come dimora affittabile per intero, con soggiorno minimo di tre notti, per matrimoni ed eventi. Per aperture straordinarie conviene contattare direttamente la proprietà o l'ufficio turistico comunale.

Quanto tempo serve per visitare Collalto Sabino?

Due o tre ore per il borgo con calma, mezza giornata se si aggiunge un sentiero, una giornata intera abbinando il lago del Turano o un secondo borgo della valle.

A che altitudine si trova Collalto Sabino?

Il centro abitato è intorno ai 980 metri sul livello del mare. Il territorio comunale va da 554 a 1.149 metri.

Quanti abitanti ha Collalto Sabino?

Poche centinaia. Il dato censuario più recente indica 381 residenti; il circuito dei Borghi più belli d'Italia arrotonda a 500. In entrambi i casi si tratta di un piccolissimo comune montano.

Collalto Sabino è uno dei Borghi più belli d'Italia?

Sì, fa parte del circuito dal 2002.

Qual è la chiesa principale di Collalto Sabino?

La parrocchiale è dedicata a Santa Lucia, di fondazione riferita all'XI secolo, con affreschi cinquecenteschi segnalati all'interno. Il patrono del paese è però San Gregorio, festeggiato il 3 settembre.

Come si arriva a Collalto Sabino con i mezzi pubblici?

La stazione ferroviaria utile è quella di Carsoli, sulla linea Roma-Avezzano-Pescara. Da lì il collegamento avviene con autolinea regionale Cotral, con frequenze pensate per i residenti: verificate gli orari del vettore prima di partire.

Dove si parcheggia a Collalto Sabino?

Negli spiazzi ai margini dell'abitato. Dentro le mura le auto non passano. Nei fine settimana di agosto e di dicembre i posti si esauriscono in tarda mattinata.

Collalto Sabino è accessibile in sedia a rotelle?

Solo in parte. L'area di piazza Vittorio Emanuele II e i tratti pianeggianti attorno sono affrontabili con assistenza; la parte alta del borgo, fatta di rampe e scalinate, non lo è.

Collalto Sabino è adatto ai bambini?

Sì, dai cinque anni in su, con calzature adatte e senza fretta. Il passeggino leggero è sconsigliato per via del selciato.

Si possono fare fotografie a Collalto Sabino?

In paese sì, liberamente. Il castello si fotografa dall'esterno; se è in corso un evento privato, si evitano le persone.

Che cosa si mangia a Collalto Sabino?

Cordicelle, gnocchetti di farina di grano e granturco, zuppa di fave, fettuccine ai funghi porcini, sagne strappate, pizza de nfrasco cotta sotto la brace. Fra i prodotti: castagne, formaggi, miele, insaccati e i dolci tradizionali come nociata, ciammeglitti, pangialle e mostaccioli.

Quando si svolge la sagra delle cordicelle?

In luglio, organizzata dalla proloco locale. Le date cambiano di anno in anno: verificatele con la proloco o con l'ufficio turistico comunale.

Che cos'è Il Paese di Babbo Natale a Collalto Sabino?

L'allestimento natalizio che occupa il borgo nelle domeniche di dicembre. È la manifestazione che porta più visitatori dopo AESTAS, la rassegna estiva di agosto.

Che cosa si vede dal castello di Collalto Sabino?

Dal mastio, secondo il circuito dei Borghi più belli d'Italia, il panorama abbraccia trentaquattro paesi. Anche dall'esterno delle mura, con cielo limpido, si riconoscono il monte Velino, il Gran Sasso e il Terminillo.

Quali sentieri partono da Collalto Sabino?

Il percorso verso i pascoli che costeggia il fontanile della Fonte degli Spiriti e conduce ai ruderi di Montagliano; la salita al monte San Giovanni con i resti dell'antica abbazia; il percorso naturalistico appena fuori le porte che porta alle cascate nel bosco, con acqua solo fuori dalla stagione secca.

Quanto dista il lago del Turano da Collalto Sabino?

Una manciata di chilometri di strada di montagna, indicativamente una ventina di minuti fino alle sponde più vicine. Il lago è artificiale, realizzato nel 1939 con la diga presso Posticciola e Stipes, e ha un perimetro di circa trentasei chilometri.

Si può fare il bagno o sport acquatici nella zona?

Sul lago del Turano si praticano vela, stand up paddle, kayak e pesca sportiva, e dal 2017 la zona è frequentata anche dai parapendii. Le condizioni di balneabilità e i servizi dei circoli vanno verificati di stagione in stagione.

Che differenza c'è fra Collalto Sabino e Castel di Tora?

Entrambi appartengono al circuito dei borghi più belli e alla stessa valle, ma sono due esperienze diverse: Castel di Tora affaccia direttamente sull'acqua, a quota bassa; Collalto Sabino è un borgo murato di montagna a 980 metri, con un castello che domina il panorama. Se avete un giorno solo e il cielo è limpido, salite a Collalto.

Che tempo fa a Collalto Sabino?

Clima di montagna vera: zona climatica F, 3.148 gradi giorno. Inverni freddi con ghiaccio probabile sui vicoli in salita, estati fresche rispetto a Roma.

Collalto Sabino si trova nella Riserva Monte Navegna e Monte Cervia?

Sì. L'area protetta, istituita nel 1988, tutela 3.563 ettari fra il lago del Salto e il lago del Turano, con Monte Navegna a 1.507 metri, Monte Cervia a 1.438 e Monte Filone a 1.328.

Ci sono lupi e aquile nella riserva?

La riserva ospita il lupo, quattordici specie di pipistrelli, l'aquila reale e il falco pellegrino, oltre alla rana appenninica, alla trota fario e al gambero di fiume. Vederli richiede orari, silenzio e binocolo, non una passeggiata domenicale.

Perché si chiama Collalto Sabino?

Il nome deriva dalla posizione sul colle: Collis Altus. La specificazione Sabino è una distinzione amministrativa moderna rispetto agli altri Collalto d'Italia.

In conclusione

Collalto Sabino è uno dei posti dove porto volentieri chi mi dice di aver già visto tutto del Lazio. Non ha musei, non ha una basilica famosa, non ha un ristorante stellato, e il suo monumento principale non si visita. Ha una cosa sola, ma grossa: una forma perfetta, un colle isolato con un paese murato addosso e una fortezza in cima, che si legge da lontano come si legge un disegno. Chi arriva con l'idea di collezionare ingressi resta a mani vuote; chi arriva per camminare, guardare e mangiare bene in una sagra torna a casa convinto.

Andateci in una mattina limpida di maggio o in una domenica di dicembre, con le scarpe giuste, e mettete in conto le curve. Il resto lo fa il posto.

Per costruire una gita fuori Roma su misura, con un accompagnatore che conosce la valle del Turano, il servizio di accompagnamento turistico professionale è quello giusto; per i gruppi organizzati e le associazioni esiste la pagina dedicata all'organizzazione di viaggi di gruppo in Italia. Ai lettori di lingua inglese che stanno programmando un viaggio consiglio la guida regionale del Lazio, il quadro delle gite di un giorno in Italia e la lista delle cose migliori da fare a Roma.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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