Castel di Tora (RI)
In breve. Castel di Tora (RI) si trova a 607 metri di quota sulla sponda nord-orientale del lago del Turano, in provincia di Rieti, e il municipio ha sede in via Don Sabino Gentili 11, CAP 02020, telefono 0765 716313.
Castel di Tora (RI) si trova a 607 metri di quota sulla sponda nord-orientale del lago del Turano, in provincia di Rieti, e il municipio ha sede in via Don Sabino Gentili 11, CAP 02020, telefono 0765 716313. Il borgo non ha biglietteria: si entra liberamente, a qualunque ora, tutti i giorni dell'anno, perché il centro storico è un abitato vivo e non un sito archeologico recintato. In auto da Roma il viaggio dura poco più di un'ora: le due strade sensate sono l'autostrada A24 verso L'Aquila con uscita a Carsoli e poi la provinciale che risale la valle del Turano, oppure la Salaria fino a Rieti e la provinciale che scende lungo la sponda del lago. Con i mezzi pubblici il collegamento passa da Rieti ed è affidato ai bus regionali Cotral: orari e coincidenze vanno controllati sul sito ufficiale del vettore prima di partire, perché le corse verso i paesi del Turano sono poche e tarate sul calendario scolastico. Chi arriva in giornata parcheggia lungo la strada che costeggia il lago, sotto il paese, e sale a piedi: dentro il centro storico le auto non passano, e la salita è ripida ma breve. Il numero degli abitanti oscilla fra le 276 unità registrate dall'ISTAT nel 2024 e le 300 dichiarate dal circuito dei Borghi più belli d'Italia, di cui circa 170 residenti dentro le mura: sono cifre che dicono tutto sul tipo di luogo di cui parliamo.
Il resto di questa guida serve a spiegare perché un paese di trecento anime valga un'intera giornata, e come organizzarla senza sprecarla. Se state costruendo un itinerario più ampio nella Sabina reatina, la pagina delle attrazioni turistiche raccoglie le mete della stessa area.

Dove si trova Castel di Tora (RI) e come ci si arriva davvero
La valle del Turano è una piega stretta fra i monti Carseolani e la piana reatina, e per secoli è stata un corridoio di passaggio obbligato fra il versante abruzzese e Rieti. Castel di Tora occupa un costone che scende ripido verso l'acqua, con il Monte Navegna alle spalle e il lago davanti. La conformazione spiega tre cose pratiche. La prima: il paese è verticale, e chi ha problemi di deambulazione deve saperlo prima di mettersi in viaggio. La seconda: il clima è di montagna e non di collina, tanto che la classificazione climatica nazionale colloca il comune in zona E con 2469 gradi giorno, cioè nella stessa fascia di parecchi centri appenninici ben più alti. La terza: l'orientamento a nord-est significa che il sole illumina in pieno le case del borgo la mattina presto e le abbandona presto nel pomeriggio, un dettaglio che conta per chi fotografa.
Da Roma a Castel di Tora (RI) in automobile
L'itinerario più diretto imbocca l'autostrada A24 Roma-L'Aquila e la lascia all'altezza di Carsoli, per poi risalire verso nord la valle del Turano toccando i paesi rivieraschi. È la strada che consiglio a chi parte dal quadrante est della città, perché riduce al minimo il tratto di provinciale. Chi parte da Roma nord fa prima con la Salaria fino a Rieti e la discesa sul lago da settentrione: il percorso è più lungo in chilometri ma più scorrevole, e permette di chiudere l'anello passando dall'altro versante, con un panorama completamente diverso all'andata e al ritorno. Le ultime decine di chilometri, in tutti e due i casi, sono strada di montagna a due corsie strette, con curve cieche e guard rail bassi sul vuoto: non è un percorso da fare di corsa, e in inverno le gelate notturne sui tratti in ombra sono la norma. La provinciale che gira intorno al bacino è uno degli itinerari cicloturistici più amati del Lazio, quindi in primavera e in estate ci si aspettino gruppi di ciclisti in salita.
Castel di Tora (RI) con i mezzi pubblici
Domande frequenti su Castel di Tora (RI)
Quanto dista Castel di Tora da Roma?
Castel di Tora dista da Roma poco più di un'ora di automobile, con due itinerari possibili: l'A24 verso L'Aquila con uscita a Carsoli e risalita della valle del Turano, oppure la Salaria fino a Rieti e discesa lungo il lago. Gli ultimi chilometri sono strada di montagna e vanno percorsi con calma.
Si paga per visitare Castel di Tora?
No, visitare Castel di Tora non costa nulla: è un centro abitato e si gira liberamente, senza biglietto. Il paese occupa un costone ripido che scende verso il lago, con il Monte Navegna alle spalle.
Cos'è il lago del Turano vicino a Castel di Tora?
Il lago del Turano è un bacino artificiale a 536 metri sul livello del mare, generato dallo sbarramento costruito a Posticciola su progetto dell'ingegnere Guido Rimini e inaugurato nel 1939. Il paesaggio che oggi si fotografa da Castel di Tora ha quindi meno di novant'anni.
Cos'è Antuni, il borgo abbandonato vicino a Castel di Tora?
Antuni è il borgo abbandonato che si vede dal ponte sul lago del Turano vicino a Castel di Tora, su un monte conico circondato dall'acqua su tre lati. Fu fiorente dall'anno Mille fino alla guerra, poi si svuotò completamente e restò per quasi mezzo secolo una città fantasma.
Castel di Tora è adatto ai bambini?
Castel di Tora funziona bene con i bambini, a patto di gestire i dislivelli del centro storico chiuso al traffico. I vicoli con archi, scalinate e grotte scavate nella roccia hanno un effetto immediato sull'immaginazione, e il giro in battello elettrico sul lago è un'attività apprezzata.
Quando è il periodo migliore per visitare Castel di Tora?
La seconda metà di maggio è indicata come il periodo migliore per Castel di Tora, con il bacino pieno, le praterie in fiore, temperature miti e nessuna folla. Settembre e ottobre restano validi per ragioni opposte, con i castagneti che virano e il lago basso che scopre la propria storia.
Castel di Tora è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Castel di Tora presenta difficoltà per chi ha problemi di deambulazione, perché il paese è costruito in verticale, incastrato sul costone con strade che diventano scale dove la pendenza lo impone. Chi ha ridotta mobilità deve mettere in conto questo aspetto prima di programmare la visita.
Il paese non ha stazione ferroviaria. Il riferimento è Rieti, raggiungibile da Roma con i bus regionali, e da lì si prosegue con le autolinee Cotral che servono la valle del Turano. Le frequenze sono basse e cambiano fra periodo scolastico ed estate: chi vuole tentare la giornata senza auto deve verificare gli orari sul sito ufficiale Cotral e mettere in conto di dover rientrare nel primo pomeriggio. A nostro giudizio, senza giri di parole: Castel di Tora è un luogo che con i mezzi pubblici si visita male. Se non avete l'automobile, la soluzione sensata è un'escursione organizzata, e una giornata sul Turano con accompagnamento professionale si costruisce facilmente attraverso il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro, che lavora abitualmente sulle mete fuori Roma.
Parcheggio, dislivelli e tempi di visita a Castel di Tora (RI)
I posti auto sono lungo la strada rivierasca e nello slargo all'ingresso dell'abitato. Dal parcheggio alla piazza della fontana si sale con una rampa e qualche scalinata: dieci minuti buoni di passo lento. Il giro completo del centro storico, senza fermarsi, richiede quaranta minuti; con le soste ragionevoli davanti alla chiesa, alla torre e al belvedere si arriva a due ore. Aggiungendo la traversata verso Antuni e l'eremo di San Salvatore la giornata si riempie tutta. Il consiglio operativo è semplice: si parte da casa presto, si visita il borgo la mattina quando la luce entra nei vicoli, si pranza in paese e si dedica il pomeriggio al promontorio dall'altra parte del ponte.
Il borgo di Castel di Tora (RI), pietra su pietra
Chi arriva dal basso vede prima di tutto una cosa: il paese non è stato costruito, è stato incastrato. Le case si appoggiano l'una all'altra e alla roccia, i muri seguono le curve di livello, le strade diventano scale quando la pendenza lo impone. L'edilizia è quella rurale medievale del Lazio interno, muratura in pietra locale a faccia vista, orditure in legno, coperture in coppi di laterizio, ed è rimasta sostanzialmente invariata fino al Novecento inoltrato. Questa continuità, più che i singoli monumenti, è il vero motivo per cui Castel di Tora è entrato nel club dei Borghi più belli d'Italia e ricorre da vent'anni nelle campagne dei Luoghi del Cuore del FAI, con candidature ripetute nel 2004, nel 2010, nel 2014, nel 2016, nel 2018, nel 2020 e nel 2022.
Dentro le mura si cammina fra portali antichi, vicoli coperti da archi di scarico, scalinate che sbucano su terrazzini privati, passaggi voltati, grotte e cantine scavate direttamente nel banco roccioso. Sui muri perimetrali della chiesa parrocchiale si riconoscono rocchi di colonne romane, frammenti di fregi e iscrizioni latine reimpiegati come materiale da costruzione: nessuno li ha messi in mostra, sono semplicemente rimasti dove i muratori medievali li avevano incastrati. Sul campanile crescono la violacciocca e la mentuccia, che in primavera profumano l'intera piazza. Chi vuole capire il paese deve accettare di perdersi: la pianta non è leggibile a colpo d'occhio e le vie migliori sono quelle che sembrano portare a un vicolo cieco.
La torre pentagonale di Castel di Tora (RI)
È il segno più forte del profilo del paese ed è anche l'unico elemento superstite dell'apparato fortificato dell'anno Mille. La torre ha pianta poligonale a cinque lati, sorge su uno sperone di roccia a strapiombo ed è riferita all'XI secolo. La forma non è un capriccio: lo spigolo rivolto verso il pendio d'attacco devia i colpi e riduce la superficie esposta, una soluzione che nell'Italia centrale ricorre nelle torri di controllo dei passi. Accanto le si è addossato in epoca molto più tarda un palazzo settecentesco, e il contrasto fra la muratura durissima della torre e l'intonaco del palazzo racconta in due metri quadrati sette secoli di storia locale. La torre non si visita all'interno: si guarda da fuori, e la si guarda bene dal sentiero che sale dal lato del lago.
La chiesa di San Giovanni Evangelista a Castel di Tora (RI)
La parrocchiale è dedicata a San Giovanni Evangelista e si presenta oggi in veste barocca, esito di rifacimenti che hanno riordinato un organismo molto più antico. All'interno si conservano affreschi cinquecenteschi, e la loro presenza dice che la comunità, già nel pieno Rinascimento, aveva risorse sufficienti per chiamare pittori e per far decorare le pareti. Il campanile è stato oggetto di un restauro fra il 2004 e il 2005. Sui muri esterni, come detto sopra, si leggono i materiali romani di reimpiego: sono la prova materiale che nella zona esisteva un insediamento di età imperiale da cui attingere pietra squadrata. Una precisazione che vale la pena fare, perché molte guide la saltano: gli orari di apertura di una parrocchiale di trecento abitanti non sono quelli di un museo. La chiesa è aperta per le funzioni e nei giorni di festa; fuori da quei momenti conviene chiedere in paese o rivolgersi al Comune.
La Fontana del Tritone e la piazza di Castel di Tora (RI)
Al centro dell'abitato, nello slargo che fa da salotto pubblico, c'è la Fontana del Tritone, datata 1898. È una fontana ottocentesca di gusto tardo neoclassico, del tipo che a fine secolo arrivò in decine di paesi appenninici insieme alle prime condotte comunali: l'acqua corrente in piazza fu, per una comunità di montagna, una rivoluzione domestica paragonabile all'elettricita. La figura del tritone che regge la vasca è diventata il simbolo grafico del borgo, e la piazza è il punto in cui si concentra tutta la vita pubblica del paese, dalle sagre alle processioni. Se arrivate in una mattina feriale d'inverno la troverete deserta; se arrivate la seconda domenica di luglio non ci si passa.
Il belvedere sul lago e i vicoli di Castel di Tora (RI)
La piazzetta belvedere affacciata sull'acqua è il punto in cui il paese si spiega da solo. Da lì si vede il bacino intero, il ponte che lo attraversa, il promontorio di Antuni sulla destra e, oltre, le dorsali boscose della riserva. È anche il posto dove si capisce la definizione che i castelvecchiesi usano per il loro paese visto dalla riva opposta la sera, quando le finestre si accendono: un presepe sull'acqua. Non è una frase da depliant, è una descrizione esatta, e chi arriva d'inverno al tramonto la verifica in tre secondi.
Il santuario di Sant'Anatolia sopra Castel di Tora (RI)
Fuori dall'abitato, il complesso legato al culto di Sant'Anatolia è citato nelle fonti già dal 1153. In età moderna la struttura fu utilizzata come residenza estiva del Pontificio Collegio greco, un dettaglio che sposta il paese dentro una geografia molto più ampia di quella locale: significa che seminaristi di rito bizantino, formati a Roma, passavano le estati su queste montagne. Il culto di Anatolia è il nodo intorno a cui ruota l'identità religiosa del posto, e alla santa è dedicata la festa patronale della seconda domenica di luglio.

La storia di Castel di Tora (RI), dal Castrum Vetus al nome nuovo
Il paese entra nella documentazione scritta nel 1035, quando le carte dell'abbazia di Farfa lo registrano come Castrum Vetus de Ophiano. Il nome ufficiale resterà Castelvecchio fino al 1864, e gli abitanti si chiamano ancora oggi castelvecchiesi: nessuno, in paese, si definisce diversamente. La nascita dell'abitato appartiene al fenomeno dell'incastellamento, il processo che fra il X e l'XI secolo raccolse le popolazioni sparse della campagna dentro nuclei fortificati d'altura, per difesa dalle incursioni e per il controllo dei valichi. Nella valle del Turano l'incastellamento fu particolarmente fitto perché il corridoio era strategico, e per questo motivo Castelvecchio e il vicino Castrum Antoni nacquero praticamente insieme, guardandosi da due alture affacciate sullo stesso fondovalle.
Farfa, i Guidoneschi e i primi secoli di Castel di Tora (RI)
Nel 1092 i due castelli risultano in possesso dell'abbazia di Farfa, ricevuti in dono dai Guidoneschi, una famiglia signorile di origine longobarda radicata nella zona. La dipendenza da Farfa non è un dettaglio erudito: significa che per un lungo tratto del Medioevo la valle fu inserita nel più potente organismo economico e giurisdizionale della Sabina, con tutto quello che ne consegue in termini di modelli agricoli, di rete di strade e di reclutamento del clero. Chi visita l'abbazia farfense e poi sale sul Turano vede le due estremità della stessa catena.
Brancaleoni, Mareri, Orsini: i signori di Castel di Tora (RI)
Dal XIII secolo Castelvecchio conobbe la signoria dei Brancaleoni di Romanea, estesa anche su Collepiccolo, l'odierna Colle di Tora, e su Antuni. Le fonti registrano poi il passaggio ai Mareri, la famiglia che nel Duecento dominò un settore vastissimo del reatino, e dal 1440 agli Orsini, che qui come altrove nel Lazio costruirono un sistema di feudi contigui. Fra il 1558 e il 1570 il territorio risulta agli Estouteville, e successivamente ai Borghese. La tradizione locale, ripresa da diverse ricostruzioni, colloca nel 1634 la vendita di Castelvecchio e Collepiccolo ai Borghese da parte di un Orsini, e vuole che Castelvecchio sia poi passato ai Barberini per successione, con Francesco Barberini primo a fregiarsi, agli inizi dell'Ottocento, del titolo di duca di Castelvecchio. Su questo punto le ricostruzioni non coincidono del tutto, e conviene tenere ferma solo la sostanza: nell'età moderna il paese passò di mano fra le grandi casate romane come un bene patrimoniale, senza mai acquisire autonomia.
Il 1864 e il cambio di nome di Castel di Tora (RI)
Il nome attuale nasce da un'esigenza burocratica dello Stato unitario: eliminare le omonimie fra comuni. Castelvecchio scelse di richiamarsi a Tora, un antico insediamento sabino romano di grande fama e di collocazione incerta, e divenne Castel di Tora. Nello stesso momento e per la stessa ragione Collepiccolo divenne Colle di Tora. È una scelta identitaria interessante, perché invece di inventare un nome nuovo le due comunità si agganciarono a un passato romano che nessuno era in grado di localizzare con precisione. La memoria di Tora è legata anche al martirio di Santa Anatolia, che la tradizione agiografica colloca nel 251 dopo Cristo proprio in questo territorio. Su questo terreno bisogna essere precisi: si tratta di tradizione, non di un fatto documentato da fonti coeve.
Castel di Tora (RI) fra tre province in sessant'anni
Poche localita italiane hanno cambiato appartenenza amministrativa così spesso. Dopo l'Unità la zona del Turano fu aggregata all'Umbria e quindi alla provincia di Perugia, e Castel di Tora conservò il primato municipale su un comune che comprendeva Colle di Tora, Monte di Tora e Antuni, all'interno del mandamento di Rocca Sinibalda. Nel 1923 il territorio passò alla provincia di Roma, nel Lazio, e nel 1927, con il riordino provinciale, alla neonata provincia di Rieti. Tre appartenenze in poco più di sessant'anni, con tutto quello che comporta in termini di archivi dispersi, di uffici lontani e di identità amministrativa instabile. Nel frattempo, a metà Ottocento, un'epidemia di tifo e una crescente tensione fra Castelvecchio e Collepiccolo avevano portato la comunità più piccola a chiedere e infine a ottenere l'autonomia amministrativa.

Il lago del Turano e la diga che ha riscritto Castel di Tora (RI)
Il paesaggio che tutti fotografano ha meno di novant'anni. Il lago del Turano è un bacino artificiale, posto a 536 metri sul livello del mare, generato dallo sbarramento costruito a Posticciola, frazione di Rocca Sinibalda. Il progetto risale al 1916 e porta la firma dell'ingegnere Guido Rimini; l'opera fu realizzata dalla Società Terni e inaugurata nel 1939, con i lavori concentrati nella seconda metà degli anni Trenta. La quota massima di regolazione dell'invaso è fissata a 540 metri. Le finalità erano due, e vanno tenute distinte perché spiegano il comportamento del lago: produrre energia idroelettrica e impedire che le piene del Turano allagassero la piana di Rieti. L'acqua invasata alimenta il sistema che scarica alla centrale di Cotilia, nel territorio di Cittaducale, e la gestione fa capo al nucleo idroelettrico ternano di Enel Green Power.
Che cosa il lago ha sommerso sotto Castel di Tora (RI)
Il fondovalle che oggi è sotto l'acqua era la parte fertile del territorio comunale: orti, seminativi, prati stabili. La costruzione della diga comportò una lunga stagione di espropri, e insieme ai campi sparì l'economia agricola che li reggeva. Il risultato demografico è brutale: la popolazione del comune, che prima della diga si aggirava intorno al migliaio di abitanti, è oggi poco sopra le duecentosettanta unità. Fra le due cifre c'è un esodo, cioè una generazione intera partita per Roma, per Terni, per il Belgio e per l'Australia. Chi guarda il lago e lo trova bello dice una cosa vera; chi ricorda che quella bellezza è nata da una perdita dice una cosa altrettanto vera, e più utile per capire il paese.
Il livello dell'acqua e il periodo giusto per vedere Castel di Tora (RI)
Trattandosi di un invaso a uso idroelettrico e di laminazione, il livello varia molto nel corso dell'anno. In tarda estate e in autunno, dopo i prelievi, la quota può abbassarsi parecchio e lungo le rive riaffiorano fasce di fondo asciutto, muretti a secco, tracce di sentieri sommersi. È il momento in cui il bacino perde la sua perfezione da cartolina e diventa molto più interessante dal punto di vista storico. In primavera, con il bacino pieno, il paese e il promontorio si riflettono nell'acqua e la fotografia riesce a chiunque. Non c'è una risposta unica: dipende da che cosa siete venuti a vedere.
Il lago del Turano in barca da Castel di Tora (RI)
Sul bacino è attiva una navigazione con un battello elettrico, alimentato da motori ricaricati con pannelli fotovoltaici, che compie il giro del lago con audioguida in italiano e in inglese dedicata a storie, leggende e curiosità del territorio. Il servizio è gestito da un operatore locale, opera durante tutto l'anno e la prenotazione avviene esclusivamente online: chi ci tiene deve organizzarsi in anticipo, perché i posti sono pochi. La navigazione è il modo migliore per capire la forma del promontorio di Antuni, che da terra non si legge mai per intero. Sul lago si praticano anche canoa, kayak e pesca sportiva, e la sponda opposta ospita punti di ristoro stagionali.

Antuni, il borgo abbandonato di fronte a Castel di Tora (RI)
Dal ponte che attraversa il lago, guardando verso destra, si vede un monte conico, quasi spoglio, circondato dall'acqua su tre lati e collegato alla terraferma da un istmo sottile. Sulla sua cima c'è Antuni, il borgo abbandonato che è diventato l'immagine simbolo del Turano. Fu fiorente dall'anno Mille fino alla guerra, poi si svuotò completamente e per quasi mezzo secolo restò una vera e propria città fantasma, come Monterano lo è sul versante opposto della regione, a poco più di un'ora da Roma.
Le origini di Antuni e il legame con Castel di Tora (RI)
Il Castrum Antoni nacque intorno all'anno Mille per lo stesso motivo di Castelvecchio: incastellamento difensivo e controllo del passaggio obbligato fra il territorio abruzzese e la piana reatina. All'epoca il lago non esisteva, e il fondovalle era percorso dalla strada. Nel 1092 il castello risulta fra i beni donati dai Guidoneschi all'abbazia di Farfa. Seguirono i Brancaleoni e poi, in successione, diverse famiglie: Cesarini, Mattei, Lante, Gentili. Nel 1832 papa Gregorio XVI elevò il feudo a principato a favore dei Del Drago, e per tutto l'Ottocento Antuni fu il loro possesso, fino al passaggio in proprietà al Comune di Castel di Tora nel 1992.
Il Palazzo del Drago sul monte davanti a Castel di Tora (RI)
Il palazzo baronale, che la tradizione locale vuole dotato di trecentosessantacinque finestre, una per ogni giorno dell'anno, domina il promontorio con la sua mole. È un organismo stratificato, con nucleo che risale al basso Medioevo e ampliamenti fra Quattrocento e Seicento. Nei primi anni Novanta il Comune favorì l'insediamento nell'edificio semidistrutto della comunità terapeutica Incontro fondata da don Pierino Gelmini, e da quel momento iniziò un restauro imponente che ha salvato la struttura ma ne ha alterato parecchi caratteri originari. Nel 2015 il palazzo è stato usato come set cinematografico per il film Darkside Witches diretto da Gerard Diefenthal. Oggi si visitano l'esterno e gli spazi aperti; delle antiche case del borgo restano i muri, e sono ancora riconoscibili pozzi, piazzette, giardini terrazzati e le opere di fortificazione medievali, dai cui spalti la vista sul lago e sulle gole del Turano non ha rivali in tutta la Sabina.
Il labirinto e il recupero del borgo
Nel 2015 sul promontorio è stato aperto un labirinto disegnato dall'artista Renata Garutti, che ha aggiunto al percorso un elemento contemporaneo dichiarato, senza fingersi antico. È un'operazione che divide, e sono sincero: a me convince, perché restituisce una funzione a uno spazio che altrimenti sarebbe solo rovina fotografata. Il rischio del recupero, però, esiste ed è serio. Quando Antuni sarà pienamente accessibile e attrezzata, buona parte del suo fascino solitario andrà persa, come è successo ad altri luoghi ristrutturati con entusiasmo e finanziamenti generosi. Chi vuole vederla ancora un po' selvatica ha una finestra di tempo che si sta chiudendo.
L'eremo di San Salvatore
Proseguendo per circa un chilometro oltre il borgo si arriva all'eremo di San Salvatore, del XIV secolo, costruito sopra una cappella rupestre su uno sperone a picco sull'acqua. È dedicato a Gesù Salvatore ed è, per posizione, uno dei luoghi religiosi più impressionanti del Lazio interno: la parete cade dritta nel lago e la costruzione sembra appoggiata al vuoto. Ci si arriva solo a piedi.
Come si visita Antuni partendo da Castel di Tora (RI)
Il percorso è su strada sterrata in salita. L'associazione che organizza le visite guidate al borgo indica un chilometro e mezzo per raggiungere Antuni e altrettanti per arrivare all'eremo, con un dislivello di circa 130 metri. Non è un'impresa alpinistica, ma non è nemmeno una passeggiata: servono scarpe chiuse, acqua e una discreta forma fisica, e d'estate conviene partire nelle prime ore del mattino perché l'ombra è scarsa. Le visite all'interno delle strutture recuperate sono possibili in occasione delle aperture organizzate, quindi vale la pena informarsi prima presso il Comune. Chi ha poco tempo può fermarsi al belvedere sull'istmo e tornare indietro: la vista migliore sul paese di Castel di Tora è proprio da lì.

La Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia intorno a Castel di Tora (RI)
Il territorio comunale rientra nella Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, istituita nel 1988 e ridefinita dalle leggi regionali del 1997 e del 1999, per una superficie di 3.563 ettari. L'area protetta comprende nove comuni della provincia di Rieti: Ascrea, Castel di Tora, Collalto Sabino, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico Sabino, Rocca Sinibalda e Varco Sabino, e si distende fra i due invasi artificiali della zona, il lago del Salto a est e il lago del Turano a ovest. Le cime che le danno il nome sono il Monte Navegna, 1507 metri, e il Monte Cervia, 1438 metri, ai quali si aggiunge il Monte Filone con i suoi 1328 metri.
I boschi e la flora della riserva
Oltre il settanta per cento della superficie protetta è coperta da bosco, e la composizione cambia con la quota: cerrete nelle fasce basse, poi carpino nero e carpino bianco, acero di monte, roverella, e in alto la faggeta. La riserva conserva due habitat classificati come prioritari a livello europeo, i faggeti con tasso e agrifoglio e le formazioni erbose secche ricche di orchidee spontanee. Il periodo migliore per le fioriture delle praterie è la seconda metà di maggio e la prima di giugno, quando i pratelli in quota si riempiono di orchidee selvatiche che nessuno deve raccogliere. I castagneti secolari intorno all'abitato sono l'altra grande presenza vegetale, e in autunno regalano al paese i suoi colori più belli.
Gli animali della riserva vicino a Castel di Tora (RI)
La lista dei mammiferi comprende il lupo, la martora, la faina, la puzzola, il tasso, la volpe, il cinghiale, il capriolo e il cervo, oltre a quattordici specie di chirotteri censite nell'area protetta: un numero altissimo, che segnala una buona qualità ambientale è la presenza di cavità e vecchi alberi. Fra gli uccelli si segnalano l'aquila reale, il falco pellegrino e diverse specie di picchi, mentre nei corsi d'acqua vivono la salamandrina di Savi, la rana appenninica, l'ululone appenninico, la trota fario e il gambero di fiume. Le poiane che volteggiano sopra il lago sono la presenza più facile da osservare per chi non è un naturalista: basta alzare gli occhi dal belvedere.
Il Vallone dell'Obito e gli ambienti selvaggi
La riserva non è estesa, ma concentra ambienti di grande asprezza: canaloni, gole incise, praterie sommitali, torrenti. Il Vallone dell'Obito è l'esempio più spettacolare, una forra profonda che taglia il versante e che si percorre solo con attrezzatura e competenza adeguate. Chi vuole camminare senza rischi trova comunque una rete di sentieri segnati fra i boschi intorno al lago: informazioni e mappe si chiedono agli uffici della riserva o al Comune, perché la segnaletica sul terreno non è sempre aggiornata.
A tavola a Castel di Tora (RI): il fagiolo a pisello e il resto
La cucina di questa valle merita la fermata a prescindere dal panorama. Il prodotto identitario è il fagiolo a pisello, coltivato soltanto qui: bianco, tondo, piccolissimo, con la buccia talmente sottile da risultare quasi impercettibile e una delicatezza che lo rende adattissimo alle zuppe e alle minestre con la pasta corta. Non è un fagiolo da conservare a lungo né da spedire, ed è questa fragilità ad averlo tenuto confinato in poche decine di ettari. Se lo trovate fresco in stagione, compratelo: fuori dal Turano non lo trovate.
Formaggi, pesce di lago e cereali
Accanto al fagiolo ci sono i pecorini e i formaggi vaccini della zona, la ricotta di pecora che qui diventa il ripieno canonico dei ravioli, i cereali coltivati sui pochi terrazzamenti rimasti, i tartufi e i funghi porcini dei boschi della riserva. La specialità che sorprende chi arriva è il pesce di lago: il persico del Turano, servito in filetti fritti nella cosiddetta paranza, e il piatto che si mangia alle feste estive e nelle trattorie della riva. Un pesce d'acqua dolce di un bacino artificiale nato nel 1939 è diventato, in ottant'anni, tradizione gastronomica locale: è la dimostrazione che le tradizioni si inventano più in fretta di quanto si creda.
Il polentone e gli strigliozzi di Castel di Tora (RI)
Due piatti hanno una sagra ciascuno. Il polentone è una polenta cotta in un calderone enorme, sul fuoco vivo, e condita con un sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici: un condimento di magro perché la festa cade nella prima domenica di Quaresima, e la regola alimentare del tempo liturgico è diventata ricetta. Gli strigliozzi sono invece una pasta lunga fatta a mano, una sorta di maccherone tirato con le dita, celebrata nell'ultima domenica di settembre. Sono due piatti poveri nel senso letterale del termine, cioè nati dalla scarsità, e vanno mangiati sapendo che cosa raccontano.
Le feste e le sagre di Castel di Tora (RI)
Il calendario delle feste è sorprendentemente fitto per un paese di trecento abitanti, e va letto come un unico ciclo annuale che tiene insieme la comunità residente e quella emigrata che torna d'estate.
Inverno e primavera
Si comincia il 5 e il 6 gennaio con la Pasquarella, il canto di questua che gira per le case e che si chiude con un pranzo comunitario. La prima domenica di Quaresima è la volta della Sagra del Polentone. Il Venerdì Santo la processione degli incappucciati attraversa il paese: è il momento più impressionante dell'anno, perché i vicoli stretti e l'illuminazione minima restituiscono alla liturgia una dimensione che nelle città si è persa del tutto.
L'estate a Castel di Tora (RI)
La seconda domenica di luglio si celebra Santa Anatolia, patrona del paese, con processione, fuochi e danza. Ad agosto il programma dell'Agosto castelvecchiese riempie diverse serate, e il sabato di Ferragosto arriva Mangiando sotto le Stelle, la festa gastronomica che unisce il meglio della cucina reatina alla posizione sul lago: salsicce, pizze fritte, arrosticini, la paranza di filetti di persico. Il 16 agosto è dedicato a San Rocco, con la fiaccolata. Le date esatte delle singole serate cambiano di anno in anno e vanno controllate sui canali ufficiali del Comune prima di mettersi in viaggio.
L'autunno
L'ultima domenica di settembre chiude il ciclo con la Sagra degli Strigliozzi, che coincide con il momento in cui i boschi cominciano a cambiare colore e il lago si abbassa. Se dovessi scegliere una sola data per un primo viaggio, sceglierei questa: si mangia bene, il paese è in festa e non c'è la calca di agosto.
Una curiosità su Castel di Tora (RI)
La curiosità più solida di questo paese non riguarda il Medioevo ma l'antichità, ed è emersa da poco: sul territorio comunale è stata individuata una necropoli di età imperiale romana, riferibile a un orizzonte cronologico intorno al II secolo dopo Cristo. Il dato ribalta la percezione comune del posto. Chi guarda Castel di Tora vede un borgo dell'anno Mille e si ferma lì, mentre la presenza di una necropoli imperiale dimostra che la valle era abitata stabilmente, e con una comunità abbastanza strutturata da organizzare uno spazio funerario, molti secoli prima dell'incastellamento. È la stessa cosa che raccontano, in modo muto, i rocchi di colonna e le iscrizioni latine murati nel perimetro della chiesa parrocchiale: quel materiale non è stato trasportato da lontano, veniva da un edificio romano vicino.
Qui si innesta la seconda metà della curiosità, che riguarda il nome. Nel 1864 gli amministratori di Castelvecchio, dovendo cambiare denominazione, scelsero di richiamarsi a Tora, un pagus sabino di grande fama nelle fonti antiche e di collocazione mai accertata. In pratica, una comunità ottocentesca rivendico come propria origine un luogo che nessuno sapeva localizzare. Fu un atto di identità, non di erudizione. Le scoperte archeologiche degli ultimi anni, senza risolvere la questione topografica, danno a quell'intuizione ottocentesca una plausibilità che allora non aveva. Trovo che sia una delle storie più belle del Lazio interno: un paese che si è dato un nome per fede nel proprio passato e che, un secolo e mezzo dopo, comincia a trovarne le prove sotto i piedi.
Una cosa che non ti dice nessuno su Castel di Tora (RI)
Nessuna guida lo scrive, ma il lago che vedete non è sempre lo stesso lago, e questo cambia radicalmente la visita. Il Turano è un invaso a servizio idroelettrico e di laminazione delle piene: il gestore lo riempie e lo svuota secondo le esigenze della produzione e della sicurezza idraulica della piana di Rieti. In pratica esistono due Castel di Tora. Quello di aprile e maggio, con l'acqua alta contro le rive, il riflesso perfetto del paese e del promontorio, il colore blu profondo che si vede nelle fotografie. È quello di fine estate e autunno, con il livello calato di parecchi metri, le sponde che scoprono ghiaie e terra chiara, i vecchi muretti a secco che riemergono, i tronchi degli alberi tagliati prima dell'invaso che tornano a mostrarsi.
La seconda versione è meno graziosa e molto più istruttiva, perché restituisce fisicamente quello che il bacino ha sepolto: i campi migliori del comune, le strade di fondovalle, il sistema agricolo che sosteneva mille persone. Chi arriva in quella stagione e resta deluso ha sbagliato aspettativa, non giornata. Il consiglio pratico che ne discende è uno solo, e nessuno ve lo darà all'ufficio informazioni: decidete prima quale dei due laghi volete vedere, e organizzate il viaggio di conseguenza. La seconda informazione poco diffusa riguarda l'esposizione. Il borgo guarda a nord-est: in una giornata invernale il sole lascia i vicoli molto presto e la temperatura crolla di colpo. Se puntate al tramonto sul lago, dovete stare sulla riva o sull'istmo di Antuni, non dentro il paese.
Il consiglio che ti do per visitare Castel di Tora (RI)
Il consiglio è di rovesciare l'ordine con cui quasi tutti affrontano questa gita. La maggioranza arriva verso mezzogiorno, parcheggia, sale in paese, fa due foto dal belvedere, pranza e riparte: quattro ore in cui non si è visto nulla di quello che conta. Fate il contrario. Partite da Roma presto, arrivate in tarda mattinata, salite subito nel borgo e dedicategli due ore piene, camminando senza mappa nei vicoli, fermandovi davanti alla torre pentagonale, cercando i frammenti romani nei muri della chiesa e sedendovi dieci minuti in piazza accanto alla Fontana del Tritone. Poi pranzate in paese, ordinando quello che il posto sa fare davvero, cioè il fagiolo a pisello se è stagione, la ricotta e il pesce di lago.
Il pomeriggio va speso dall'altra parte del ponte, sull'istmo e sul promontorio di Antuni. Il chilometro e mezzo di sterrata in salita e il dislivello di circa 130 metri richiedono scarpe chiuse e almeno un litro d'acqua a testa in estate: non c'è nessuna fontana lungo il percorso. Se avete gambe, aggiungete il chilometro e mezzo fino all'eremo di San Salvatore, che vale il doppio della fatica. La luce del tardo pomeriggio prende in pieno il paese sull'altra sponda: è in quel momento che Castel di Tora si guarda meglio, da fuori, non da dentro. Un giudizio netto: chi salta Antuni non ha visto Castel di Tora, ha visto solo un bel paese di pietra fra tanti. Ultimo avvertimento, e lo do perché vedo sbagliare sempre lo stesso punto: non contate sui servizi. In un comune di poche centinaia di abitanti i locali chiudono nei giorni infrasettimanali di bassa stagione, il bancomat non è garantito e il segnale telefonico è discontinuo. Portate contanti, fate benzina prima di lasciare la statale e scaricate le mappe offline.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Antuni sia stata distrutta da un bombardamento della Seconda guerra mondiale lo sanno tutti. Quello che si tende a saltare, e che invece è il punto della vicenda, e la ragione del bombardamento. L'obiettivo non era il borgo. L'obiettivo era il ponte sottostante, un'infrastruttura di collegamento che aveva un valore tattico; il nucleo urbano medievale fu colpito in pieno per errore, e i danni furono gravissimi. Non è un caso isolato né una circostanza eccezionale: il bombardamento aereo dell'epoca, condotto da quote molto alte per sottrarsi alla contraerea, aveva una dispersione enorme, e mezza Italia minore fu distrutta in questo modo, con obiettivi mancati e paesi centrati.
La conseguenza, ed è qui che il fatto smette di essere una nota a pie' di pagina, è che Antuni non morì nel 1944. Morì negli anni Cinquanta, quando le famiglie rimaste rinunciarono a ricostruire e scesero a valle o partirono. Fra la bomba e l'abbandono definitivo passa un decennio di tentativi, e quel decennio racconta l'Italia della ricostruzione molto meglio di qualunque commemorazione. Il borgo restò poi vittima dell'incuria per quattro decenni buoni, fino ai primi anni Novanta, quando il Comune di Castel di Tora avviò le prime iniziative di recupero. Aggiungo un elemento che quasi nessuno mette in fila: nello stesso ventennio in cui Antuni si spopolava, anche Castel di Tora perdeva la maggioranza dei suoi abitanti, ma per una ragione diversa, la diga. Due paesi affacciati sullo stesso specchio d'acqua, due cause distinte, un esito identico.
La foto giusta da fare a Castel di Tora (RI)
La fotografia che ripaga il viaggio non si scatta dentro il paese. Si scatta dalla sponda opposta del lago, o meglio ancora dall'istmo che collega la terraferma al promontorio di Antuni, nell'ultima ora di luce. Da lì si ha il borgo intero disposto sul costone, la torre pentagonale che chiude il profilo in alto, l'acqua in primo piano e la dorsale del Navegna a fare da fondale. È l'inquadratura che ha reso famoso il Turano, e funziona per una ragione tecnica precisa: il paese è orientato a nord-est, quindi al tramonto riceve la luce radente da destra e i volumi delle case si separano invece di appiattirsi.
Ci sono tre varianti che consiglio a chi ha più tempo. La prima è la fotografia notturna, d'inverno, quando le finestre accese sull'oscurita restituiscono l'immagine del presepe sull'acqua che i castelvecchiesi usano per descrivere il proprio paese. Serve un treppiede e una posa lunga, e serve accettare il freddo. La seconda è il riflesso: si ottiene in primavera, con il bacino pieno e senza vento, nelle prime ore del mattino, quando la superficie è uno specchio e il paese si duplica. La terza è la più difficile e la più interessante, e si fa dall'alto del promontorio guardando indietro: il palazzo Del Drago in primo piano, il lago sotto, Castel di Tora sull'altra riva. Dentro il borgo, invece, la fotografia da cercare non è panoramica ma di dettaglio: gli archi dei vicoli, la mentuccia sul campanile, i frammenti di iscrizioni latine nel muro della chiesa, la Fontana del Tritone del 1898 con l'acqua che cade. Evitate il mezzogiorno estivo: la luce a picco su un paese verticale annulla tutto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la fondazione stessa, intorno all'anno Mille, quando la popolazione sparsa nella valle si raccolse su due alture fortificate. È un fatto che non ha una data, ma ha una prima testimonianza scritta: il 1035, quando i documenti farfensi registrano il Castrum Vetus de Ophiano. Il secondo è la donazione del 1092, con cui i Guidoneschi consegnarono Castelvecchio e Castrum Antoni all'abbazia di Farfa, inserendo la valle nel più grande organismo signorile della Sabina.
Il terzo avvenimento è il più clamoroso, e riguarda la grande storia europea. Nel 1268, dopo la sconfitta di Tagliacozzo, Corradino di Svevia in fuga dalle truppe angioine trovo rifugio in questo territorio prima di proseguire verso Vicovaro. L'ultimo degli Hohenstaufen, sedicenne, in fuga verso una fine che sarebbe arrivata pochi mesi dopo sul patibolo di Napoli, passò di qui. Non ci sono lapidi a ricordarlo, e la cosa non deve sorprendere: i paesi piccoli conservano male la memoria dei passaggi illustri.
Il quarto è il cambio di nome del 1864, con l'abbandono di Castelvecchio e l'adozione di Castel di Tora. Il quinto è la stagione dei passaggi di provincia: aggregazione all'Umbria e alla provincia di Perugia dopo l'Unità, transito alla provincia di Roma nel 1923, approdo definitivo alla provincia di Rieti nel 1927. Il sesto, è il più pesante, è la costruzione della diga di Posticciola fra la metà e la fine degli anni Trenta, con l'inaugurazione dell'invaso nel 1939: espropri, sommersione dei terreni fertili, crollo demografico da circa mille abitanti a poche centinaia. Il settimo è il bombardamento alleato del 1944 su Antuni, con la successiva estinzione del borgo. L'ottavo è la lunga fase di rinascita: il passaggio di Antuni al Comune nel 1992, i restauri, l'apertura del labirinto nel 2015, l'ingresso nel circuito dei Borghi più belli d'Italia e le ripetute candidature ai Luoghi del Cuore del FAI dal 2004 in poi. In novant'anni questo paese ha perso il proprio fondovalle, il proprio borgo gemello e i tre quarti dei propri abitanti, e ha reagito trasformando la perdita in paesaggio. Non è una consolazione, è un fatto.
Chi è passato da Castel di Tora (RI)
La figura più antica e anche la più incerta è Santa Anatolia, il cui martirio la tradizione agiografica colloca nel 251 dopo Cristo nel territorio dell'antica Tora. Il culto è attestato con solidità nella Sabina, il complesso a lei intitolato compare nelle fonti dal 1153 ed è a lei che il paese dedica la festa patronale della seconda domenica di luglio. Che la santa sia storicamente esistita è questione che gli agiografi discutono; che il suo culto abbia plasmato l'identità di questa valle per novecento anni è un fatto documentato.
Nel Medioevo passarono di qui i signori che si contesero la valle: i Guidoneschi longobardi, gli abati di Farfa, i Brancaleoni di Romanea, i Mareri, e dal 1440 gli Orsini, la casata che nel Lazio costruiva sistemi di feudi contigui. Poi gli Estouteville fra il 1558 e il 1570, i Borghese, i Barberini. Nel 1268 tocco a Corradino di Svevia, in fuga da Tagliacozzo. Nel 1832 papa Gregorio XVI elevò Antuni a principato per i Del Drago, e la famiglia romana tenne il promontorio per tutto l'Ottocento, facendone una residenza di rappresentanza. Nel Novecento la figura più nota legata a questi luoghi è don Pierino Gelmini, fondatore della comunità Incontro, che nei primi anni Novanta insediò la sua comunità terapeutica nel Palazzo del Drago semidistrutto: è da quell'insediamento che partì, di fatto, il recupero materiale del borgo abbandonato.
Ci sono infine i passaggi contemporanei. Nel 2015 il Palazzo del Drago è stato scelto come set del film Darkside Witches diretto da Gerard Diefenthal, e nello stesso anno l'artista Renata Garutti ha firmato il labirinto sul promontorio. Il lago del Turano, dal canto suo, è stato usato più volte come ambientazione cinematografica. E poi ci sono i camminatori: il Cammino di San Benedetto, che unisce Norcia a Montecassino passando per Rieti, Rocca Sinibalda, Castel di Tora, Orvinio e Subiaco, porta ogni anno in paese centinaia di pellegrini con lo zaino. Sono loro, oggi, i passanti illustri: gente che arriva a piedi, come si arrivava mille anni fa.
Cosa vedere intorno a Castel di Tora (RI)
Il Turano non si visita in mezza giornata, e il territorio intorno regge senza problemi un fine settimana intero. Sulla stessa sponda si incontra Paganico Sabino, e poco più in là si arriva a Collalto Sabino con il suo castello, uno dei manieri meglio conservati del Lazio. Verso i Monti Lucretili si scende a Percile e ai suoi laghetti carsici, e a Orvinio, anch'esso nel circuito dei borghi più belli. Verso i Carseolani meritano una deviazione le grotte di Pietrasecca.
La valle del Salto e la Valle Santa
Superato lo spartiacque si scende sull'altro invaso, il lago del Salto, nei cui pressi sorge la rocca di Petrella Salto, teatro della vicenda che portò Beatrice Cenci al patibolo. Vale anche il castello di Rocca Sinibalda e l'ex abbazia di San Salvatore Maggiore, in territorio di Concerviano. Poco più a nord c'è Rieti, con il quartiere medievale, i resti romani e i sotterranei, ed è il centro della Valle Santa reatina con i santuari francescani, primo fra tutti Fonte Colombo, e con Poggio Bustone. Verso i monti si arriva a Leonessa.
La Sabina farfense
Scendendo verso il Tevere si entra nella Sabina degli oliveti, con l'abbazia di Farfa, che di questa valle fu signora, Fara in Sabina e Poggio Mirteto. Chi vuole invece continuare sul Cammino di San Benedetto trova a sud Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Arpino e Roccasecca, e a nord Cascia. Chi organizza un itinerario di più giorni per un gruppo trova un riferimento professionale nell'organizzazione di viaggi di gruppo curata da TourLeaderPro.
Castel di Tora (RI) con i bambini, in famiglia e per chi ha difficoltà motorie
Con i bambini il paese funziona bene, a patto di gestire i dislivelli. Il centro storico è chiuso al traffico, quindi si cammina in sicurezza; i vicoli con gli archi, le scalinate e le grotte scavate nella roccia hanno un effetto immediato sull'immaginazione, e il labirinto sul promontorio di Antuni è un obiettivo perfetto per una camminata che altrimenti sembrerebbe lunga. Il giro in battello elettrico sul lago, con l'audioguida, è l'attività che tiene insieme adulti e ragazzi senza fatica. In estate la balneazione e le attività in canoa completano la giornata.
Sull'accessibilità bisogna essere onesti fino in fondo. Castel di Tora è un borgo medievale d'altura costruito su un pendio ripido, con scale, ciottoli e pendenze marcate: per chi si muove in sedia a rotelle il centro storico non è percorribile in autonomia. Restano fruibili la strada rivierasca, il lungolago, il ponte e i punti panoramici raggiungibili in auto, che offrono comunque la veduta migliore sul paese. La sterrata verso Antuni non è adatta a passeggini rigidi né a chi ha problemi di equilibrio. Chi viaggia con persone anziane faccia base sulla riva e limiti la salita al tratto iniziale.
Quando andare a Castel di Tora (RI) e quando evitarlo
La stagione migliore, se dovessi indicarne una sola, è la seconda metà di maggio: bacino pieno, praterie in fiore, temperature miti, giornate lunghe e nessuna folla. Settembre e ottobre sono altrettanto belli per ragioni opposte, con i castagneti che virano e il lago basso che scopre la propria storia. Agosto è il mese delle feste e della vita di paese, ma anche quello del traffico sulla provinciale e dei parcheggi introvabili nei fine settimana: ci si va per Mangiando sotto le Stelle sapendo che si troverà gente. L'inverno è la stagione dei silenzi assoluti e delle luci basse, perfetta per fotografare, scomoda per tutto il resto, con locali chiusi e strade che gelano di notte. Il momento da evitare, se cercate atmosfera, è la domenica pomeriggio di una bella giornata di primavera: è quando il Turano diventa il parco di Roma.
Per chi programma da lontano, e in particolare per chi arriva dall'estero, il lago del Turano rientra fra le mete di giornata raggiungibili dalla capitale: chi pianifica in inglese trova un quadro delle escursioni italiane nella pagina dedicata ai day trips di ItalyPlanner e un inquadramento regionale nella guida al Lazio.
Domande veloci su Castel di Tora (RI)
Quanto dista Castel di Tora (RI) da Roma?
Poco più di un'ora di automobile, con due itinerari possibili: l'A24 verso L'Aquila con uscita a Carsoli e risalita della valle del Turano, oppure la Salaria fino a Rieti e discesa lungo il lago. Gli ultimi chilometri sono strada di montagna e vanno percorsi con calma.
Si paga un biglietto per visitare Castel di Tora (RI)?
No. Il borgo è un centro abitato e si visita liberamente, senza biglietto e senza orari. Eventuali costi riguardano solo attività specifiche, come la navigazione in battello sul lago o le visite guidate organizzate.
Quanto tempo serve per visitare Castel di Tora (RI)?
Due ore per il centro storico con calma. Una giornata intera se si aggiungono la traversata verso Antuni e la salita all'eremo di San Salvatore, che è la formula che consiglio.
Quanti abitanti ha Castel di Tora (RI)?
Il dato ISTAT provvisorio del 2024 indica 276 residenti; il circuito dei Borghi più belli d'Italia parla di circa 300 abitanti, dei quali 170 all'interno del borgo.
A che altezza si trova Castel di Tora (RI)?
A 607 metri sul livello del mare, sulla sponda nord-orientale del lago del Turano, la cui superficie è a 536 metri.
Perché si chiama Castel di Tora (RI) e non più Castelvecchio?
Il nome fu cambiato nel 1864 per eliminare le omonimie fra comuni del Regno d'Italia, richiamandosi all'antico insediamento sabino romano di Tora. Gli abitanti continuano a chiamarsi castelvecchiesi.
Il lago del Turano è naturale?
No, è un invaso artificiale creato dallo sbarramento di Posticciola, su progetto del 1916 dell'ingegnere Guido Rimini, realizzato dalla Società Terni e inaugurato nel 1939 per produrre energia idroelettrica e per controllare le piene del Turano verso la piana di Rieti.
Si può fare il bagno nel lago del Turano?
La balneazione è praticata nei punti attrezzati della riva durante l'estate. Trattandosi di un invaso con livelli variabili e fondali irregolari, conviene attenersi alle aree segnalate e alle indicazioni comunali della stagione in corso.
Come si arriva ad Antuni da Castel di Tora (RI)?
Si attraversa il ponte sul lago e si prosegue a piedi su strada sterrata in salita per circa un chilometro e mezzo, con un dislivello di circa 130 metri; altrettanti chilometri separano il borgo dall'eremo di San Salvatore.
Antuni si può visitare all'interno?
Gli spazi esterni, le mura, le piazzette e i giardini sono percorribili; il Palazzo del Drago si visita in occasione delle aperture organizzate. Conviene informarsi presso il Comune o presso le associazioni che curano le visite guidate.
Castel di Tora (RI) è adatto ai bambini?
Sì, con l'avvertenza dei dislivelli. Il centro storico è senza traffico, il battello sul lago e il labirinto di Antuni sono attività che funzionano con i ragazzi.
Castel di Tora (RI) è accessibile in sedia a rotelle?
Il centro storico, con scale e pendenze forti, non è percorribile in autonomia. Restano accessibili la strada rivierasca, il lungolago e i punti panoramici raggiungibili in automobile, dai quali si gode la veduta migliore sul borgo.
Dove si parcheggia a Castel di Tora (RI)?
Lungo la strada che costeggia il lago sotto il paese e nello slargo all'ingresso dell'abitato. Dentro il centro storico le auto non entrano.
Che cosa si mangia a Castel di Tora (RI)?
Il fagiolo a pisello, coltivato solo in questa zona, i pecorini e i formaggi vaccini, la ricotta di pecora nei ravioli, i tartufi e i funghi porcini, e il pesce di lago, in particolare il persico servito in filetti fritti.
Quali sono le sagre di Castel di Tora (RI)?
La Sagra del Polentone nella prima domenica di Quaresima e la Sagra degli Strigliozzi nell'ultima domenica di settembre sono le due feste gastronomiche principali; a Ferragosto si tiene Mangiando sotto le Stelle. Le date precise vanno controllate ogni anno sui canali ufficiali del Comune.
Quando è la festa patronale di Castel di Tora (RI)?
La seconda domenica di luglio, dedicata a Santa Anatolia, con processione, fuochi e danza.
Castel di Tora (RI) è uno dei Borghi più belli d'Italia?
Sì, fa parte del club dei Borghi più belli d'Italia ed è stato più volte candidato ai Luoghi del Cuore del FAI, con campagne dal 2004 al 2022.
Che differenza c'è fra Castel di Tora (RI) e Colle di Tora?
Sono due comuni distinti sulle due sponde dello stesso lago. Fino al 1864 si chiamavano rispettivamente Castelvecchio e Collepiccolo, e per secoli furono un unico organismo amministrativo con capoluogo a Castelvecchio; l'autonomia del centro minore maturò a metà Ottocento.
Si arriva a Castel di Tora (RI) con i mezzi pubblici?
Non c'è stazione ferroviaria. Il riferimento è Rieti, dalla quale partono le autolinee regionali Cotral per la valle del Turano, con corse poco frequenti: gli orari vanno verificati sul sito ufficiale del vettore.
C'è una riserva naturale intorno a Castel di Tora (RI)?
Sì, la Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, istituita nel 1988, estesa 3.563 ettari su nove comuni reatini, con vette fino ai 1507 metri del Monte Navegna.
Si possono fare foto con il drone a Castel di Tora (RI)?
Il volo con droni è soggetto alla normativa nazionale e alle eventuali limitazioni dell'area protetta e dell'invaso idroelettrico: prima di volare occorre verificare le regole vigenti presso gli enti competenti.
Quando conviene andare a Castel di Tora (RI)?
La seconda metà di maggio per il lago pieno e le fioriture, settembre e ottobre per i colori dei castagneti e per il livello basso che scopre le rive. Agosto per le feste, mettendo in conto la folla nei fine settimana.
C'è il bancomat a Castel di Tora (RI)?
I servizi in un comune di poche centinaia di abitanti sono ridotti e non garantiti in ogni stagione: conviene arrivare con contanti e fare rifornimento di carburante prima di lasciare la statale.
Dove si trova esattamente il Comune di Castel di Tora (RI)?
In via Don Sabino Gentili 11, CAP 02020, telefono 0765 716313. Il Comune cura anche un progetto di museo diffuso dedicato all'arte e alle tradizioni locali.
In una riga: Castel di Tora è uno dei pochissimi posti del Lazio dove il paesaggio più fotografato del luogo è anche la sua ferita più profonda, e dove nessuno finge il contrario. Andateci fuori stagione, camminate fino ad Antuni, e tornate indietro sull'istmo mentre la luce cala: capirete in dieci minuti quello che un articolo può solo tentare di spiegare.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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