Poggio Bustone (RI)
Poggio Bustone (RI) è un borgo di poco meno di duemila abitanti in provincia di Rieti, a 754 metri di quota sul fianco del Monte Rosato, circa 100 chilometri a nord di Roma. In auto si arriva in un'ora e mezza: A1 fino all'uscita di Fiano Romano e poi la Salaria verso Rieti, oppure la Salaria per intero; da Rieti si prosegue per una quindicina di chilometri sulla strada provinciale 2. Chi viaggia con i mezzi pubblici raggiunge Rieti in treno (linea Terni-Rieti-L'Aquila) o con gli autobus regionali da Roma Tiburtina e prosegue con la linea Cotral Rieti-Poggio Bustone; gli orari vanno controllati sul sito Cotral prima di partire, perché nei giorni festivi le corse si diradano. Il Santuario francescano di San Giacomo, la ragione principale della visita, si trova in Piazzale Missioni Francescane, poco sopra il paese; apre tutti i giorni dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 19 in estate, dalle 15 alle 18 in inverno, non si paga biglietto e non serve prenotare. Il telefono del convento è 0746 688916. Il Museo Lucio Battisti è in via Roma 26, nel centro storico: per gli orari conviene chiamare il Comune (via Francescana 9) o consultare il sito comunale, perché l'apertura è affidata a volontari. La salita al Sacro Speco è libera, in ogni stagione, e richiede scarpe da montagna.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
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✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
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✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
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✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
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✦ A 30 minutiOstia Antica
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✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il borgo appartiene alla famiglia dei paesi della Valle Santa reatina, quella dei quattro santuari francescani: la pagina dedicata al Santuario di Poggio Bustone approfondisce il complesso conventuale, mentre qui si racconta il paese intero, dalla porta medievale al parapendio, con il santuario al posto che gli spetta, cioè al centro.

Poggio Bustone (RI) in breve: dove si trova e perché ci si va
Poggio Bustone sorge sul bordo nord-orientale della Piana Reatina, dove la conca pianeggiante che fu l'antico Lacus Velinus si chiude contro le prime pendici del massiccio del Terminillo. Il paese si arrampica sul fianco del Monte Rosato con una disposizione a gradinate, a circa 350 metri di dislivello rispetto al fondovalle: da lontano sembra una scalinata di case appoggiata al bosco, da vicino è un intreccio di vicoli stretti, rampe, archi e scale che, salendo, smettono di essere strade e diventano sentieri di montagna. Alle spalle ci sono i Monti Reatini, davanti i due laghi Lungo e Ripasottile, che da quassù appaiono come due specchi appoggiati sulla pianura.
Il nome antico era Poggio Bastone, in uso fino all'Ottocento; l'etimologia più accreditata lega il toponimo al latino podium, l'altura, e a un nome personale medievale, Busto. L'origine del paese è documentata a partire dal XII secolo, quando compaiono il castrum e il podium nelle carte dell'Abbazia di Farfa. Fino al 1923 il comune apparteneva alla provincia di Perugia, quindi all'Umbria; passò a Roma in quell'anno e nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, entrò nel nuovo capoluogo sabino. È un dettaglio che spiega molte cose: il dialetto poiano è un dialetto mediano con forti influenze umbre, la cucina guarda a Norcia più che a Roma e il santuario francescano è un anello della catena che parte da Assisi.
Le ragioni per venire fin quassù sono tre e stanno bene insieme in una giornata: il santuario francescano con il Sacro Speco in alto, il borgo medievale con la Porta del Buongiorno e la Torre del Cassero, e il ricordo di Lucio Battisti, che qui nacque nel 1943 e al quale il paese ha dedicato una statua e, dal 2024, un museo. A queste si aggiunge la porchetta, che a Poggio Bustone è una cosa seria, e il cielo, che gli appassionati di parapendio considerano uno dei migliori d'Italia.
Poggio Bustone (RI) nella Valle Santa reatina
La Valle Santa è il nome con cui la conca di Rieti viene chiamata da secoli per via dei quattro santuari francescani che la circondano: Poggio Bustone a nord-est, La Foresta appena sopra Rieti, Fonte Colombo a sud-ovest e Greccio a ovest. Francesco frequentò questa valle per quindici anni, dal 1208 fino alla fine della sua vita, e in ciascuno dei quattro luoghi la tradizione fissa un episodio preciso: a Poggio Bustone il perdono e l'invio dei primi compagni, a Greccio il presepe del 1223, a Fonte Colombo la stesura della Regola, alla Foresta il miracolo dell'uva e la cura degli occhi. Poggio Bustone è il primo in ordine di tempo, ed è per questo che i pellegrini che scendono da Assisi lo incontrano per primo.
Una curiosità su Poggio Bustone (RI)
Il saluto che Francesco avrebbe rivolto agli abitanti quando arrivò nell'estate del 1208, «Buongiorno, buona gente!», è diventato il nome di una porta, il cuore di una festa e, in fondo, l'identità del paese. La curiosità è che quel saluto viene ancora ripetuto ogni anno, materialmente, casa per casa. La mattina del 4 ottobre, festa di San Francesco, un uomo del paese gira per i vicoli con un tamburello e bussa alle porte augurando il buongiorno a nome del santo: i poiani lo chiamano il passaggio del tamburello. Non è una rievocazione in costume messa in piedi per i turisti, ma un rito domestico che la gente del posto compie da generazioni e che, se capitate qui in quel giorno, vi arriva addosso senza preavviso. La versione della frase cambia da fonte a fonte, «Buongiorno, buona gente» oppure «Salute, buona gente», e nessuna delle due è documentata nelle fonti francescane del Duecento: è tradizione orale, ed è giusto dirlo. Ma una tradizione che ha resistito otto secoli e ha dato il nome a una porta gotica merita più rispetto di tante cronache scritte.
La porta in questione è la Porta del Buongiorno, l'antico ingresso al castrum, con il suo arco a sesto acuto: Francesco, arrivando da Leonessa attraverso i monti, sarebbe entrato in paese proprio da lì. Chi passa sotto quell'arco oggi, se conosce la storia, capisce perché il paese non ha mai voluto rinominarla.
Una cosa che non ti dice nessuno su Poggio Bustone (RI)
Il Sacro Speco non è il santuario che si vede dal piazzale. Molti visitatori arrivano al convento di San Giacomo, entrano in chiesa, fanno il giro del chiostro, guardano la valle dal belvedere e ripartono convinti di aver visto il luogo del perdono. Non è così. Il luogo dove la tradizione colloca l'apparizione dell'angelo è la Grotta delle Rivelazioni, il cosiddetto Santuario Superiore o Sacro Speco, che si trova quattrocento metri più in alto, oltre i mille metri di quota, in cima a un sentiero ripido nel bosco che parte dal piazzale del convento e richiede circa trenta minuti di salita a passo deciso, di più con bambini o con il caldo. Nessun cartello lo dice con la chiarezza necessaria e i frati, giustamente, non insistono. Chi ha tempo e gambe deve salire: la cappella incastrata nella roccia, con la prospettiva seicentesca del 1634 addossata a una struttura del primo Quattrocento, e la grotta cui si accede per una piccola scala interna sono il vero motivo per cui Poggio Bustone è un santuario e non una chiesa di paese.
Seconda cosa che non si dice: lungo quel sentiero si incontrano sei cappellette del Seicento, erette intorno al 1650, che segnano episodi della vita di Francesco legati a questo monte, e in più punti le rocce mostrano le cosiddette Sacre Impronte, cavità che la devozione popolare interpreta come tracce lasciate dal santo e dal demonio durante lo scontro che precedette l'apparizione. Sono forme naturali della roccia calcarea, e nessuno serio lo nega; ma sono anche il modo con cui una comunità di montagna ha raccontato per secoli un evento che non poteva spiegare altrimenti. Guardarle con quel doppio sguardo è il modo giusto di salire.

Il Santuario di San Giacomo, il cuore francescano di Poggio Bustone (RI)
Il santuario si trova appena fuori dal centro storico, verso monte, in una conca di boschi che lo ripara e lo isola. Da lontano si riconosce per la mole bianca del convento e per il piazzale a terrazza da cui la vista spazia su tutta la Piana Reatina fino ai laghi Lungo e Ripasottile e, nelle giornate limpide, ai monti Sabini sullo sfondo. Il complesso comprende la chiesa di San Giacomo il Maggiore, il convento con il chiostro e il refettorio, il romitorio detto Santuario Inferiore, il Tempietto della Pace sul piazzale e, in alto, il Santuario Superiore con la Grotta delle Rivelazioni. La costruzione cominciò nel Duecento intorno a un preesistente eremo benedettino e continuò per secoli: la chiesa attuale è di fine Trecento, il convento fu ampliato nel Quattrocento, un piano ulteriore fu aggiunto nel Seicento, il tempietto è del Novecento. Il romitorio primitivo è stato restaurato nel 1947 e la chiesa fra il 1951 e il 2001.
Perché Francesco venne a Poggio Bustone nel 1208
Nell'estate del 1208 Francesco lasciò Assisi con i primi compagni e scese verso sud attraverso Cascia e Leonessa, valicando i monti fino alla conca reatina. Poggio Bustone fu il primo luogo che lo accolse. La tradizione francescana, ripresa dalle guide del santuario e dalla storiografia dell'Ordine, racconta che qui, ritirato nella grotta sul monte, Francesco visse la crisi decisiva della sua conversione: il tormento per i peccati della giovinezza e la certezza, ricevuta attraverso la visione di un angelo, di essere perdonato e amato da Dio. Alla stessa esperienza è legata la profezia sulla crescita futura della sua fraternità. Fu da Poggio Bustone che Francesco inviò i compagni a due a due per le diverse plaghe della terra ad annunciare la pace: è la frase incisa all'ingresso del Tempietto della Pace, ed è il motivo per cui questo luogo viene considerato l'inizio della missione itinerante dei francescani. Lo dico con chiarezza, perché spesso lo si dimentica: Greccio ha il presepe e la fama, ma senza quanto accadde a Poggio Bustone nel 1208 il resto della storia francescana della valle non sarebbe iniziato.
La chiesa di San Giacomo il Maggiore a Poggio Bustone (RI)
La chiesa risale alla fine del Trecento ed è a navata unica con soffitto a capriate lignee, una struttura sobria che i restauri del Novecento hanno riportato alla sua essenzialità. Alle pareti si conservano affreschi di epoche diverse: la Madonna delle Grazie con il Bambino affiancata da due angeli in adorazione, e una veduta del castello di Poggio Bustone protetto da San Francesco e Sant'Antonio, un'immagine preziosa perché mostra il paese con le sue mura e la sua torre in un'epoca in cui il castello era ancora in piedi. Nel presbiterio c'è un coro ligneo del XVII secolo, e completano l'insieme le vetrate artistiche moderne, molto colorate, e il crocifisso ligneo della tradizione francescana. È una chiesa che chiede dieci minuti di silenzio più che una visita d'arte: le opere non sono capolavori, ma l'ambiente ha una misura che le grandi basiliche hanno perso.
Il chiostro duecentesco e le lunette francescane
Il chiostro quadrilatero è la parte più antica del santuario di Poggio Bustone e il luogo attorno al quale il convento è cresciuto. Vi si conserva un affresco quattrocentesco della Madonna col Bambino, l'immagine più bella dell'intero complesso, e una serie di lunette seicentesche con episodi della vita di Francesco, di fattura semplice e narrativa, pensate per essere lette dai frati e dai pellegrini come un racconto a puntate. Su una parete è esposto il testo del Cantico delle Creature. Alcune pitture minori mostrano scene di vita quotidiana del santo. È qui che il visitatore capisce che Poggio Bustone è un convento vivo, non un museo: i frati minori vi risiedono ancora, la foresteria accoglie i pellegrini del Cammino di Francesco da maggio a ottobre, con venti posti letto e prenotazione obbligatoria, e il chiostro serve a loro prima che a noi.
Il refettorio e gli affreschi del Seicento
Il refettorio, aperto al pubblico, è più recente del chiostro ed è decorato da affreschi della metà del XVII secolo: l'Ultima Cena sulla parete di fondo, come in ogni refettorio conventuale che si rispetti, l'Immacolata e una serie di santi dell'Ordine francescano. Vi si trova anche l'altare in legno con l'edicola dedicata a San Giacomo che la tradizione del convento lega a Francesco e ai suoi primi seguaci. La sala va guardata nel suo insieme, con la luce che entra bassa dalle finestre: la qualità pittorica è quella onesta di una bottega locale del Seicento, il valore è nella continuità, perché i frati mangiano ancora qui.
Il romitorio: il Santuario Inferiore di Poggio Bustone (RI)
Di fianco al chiostro si apre l'accesso al romitorio, l'eremo primitivo che i francescani chiamano Santuario Inferiore. È il rifugio dove, secondo la tradizione, Francesco e i compagni trovarono ospitalità nel 1208, ricavato intorno a un piccolo eremo benedettino già esistente. Restaurato nel 1947, è uno spazio minuscolo, con due finestre chiuse da vetrate artistiche, dove si entra in pochi alla volta. È il punto più intimo del complesso e quello dove i pellegrini si fermano più a lungo.

Il Tempietto della Pace e la via crucis
Sul piazzale principale sorge il Tempietto della Pace, costruito nel Novecento su progetto dell'architetto Carlo Alberto Carpiceci, con una statua marmorea di San Francesco dello scultore Lorenzo Ferri e un angelo in bronzo, opera di Ronchi, che si china sul santo. Vuole ricordare che da questo luogo Francesco inviò nel mondo i suoi compagni, allora pochissimi, con il mandato della pace. Al tempietto si arriva anche lungo un sentiero segnato dalle edicole della via crucis, e la particolarità è che ciascuna stazione è realizzata in un materiale diverso: legno, marmo, bronzo, ceramica e altri ancora, come se ogni artista avesse voluto lasciare la propria mano. Al termine del percorso c'è una statua bronzea del santo. È una via crucis del Novecento, e chi cerca il Medioevo resterà deluso; ma come esercizio devozionale all'aperto, con la valle sotto, funziona.
Il Sacro Speco e la Grotta delle Rivelazioni di Poggio Bustone (RI)
Dal piazzale del santuario parte il sentiero per il Santuario Superiore, che tutti qui chiamano Sacro Speco. Sale nel bosco sulle pendici del Monte Rosato per circa quattrocento metri di dislivello, in mezz'ora abbondante di cammino; lungo la salita si incontrano le sei cappellette seicentesche che ricordano gli episodi legati a Francesco su questo monte, dalle impronte del cappuccio alle tracce dell'angelo, e le rocce con le Sacre Impronte. In cima, addossata alla parete, si trova la cappella rustica costruita a protezione della grotta: la parte posteriore risale ai primi anni del Quattrocento, la facciata e la prospettiva al 1634. All'interno una piccola scalinata scende alla grotta vera e propria, la Grotta delle Rivelazioni, dove la tradizione colloca la visione dell'angelo che annunciò a Francesco il perdono dei peccati.
Il luogo è solitario, silenzioso e, in tarda primavera, di una bellezza che non ha bisogno di leggende per reggersi. La leggenda però c'è, ed è quella delle Sacre Impronte: nella grotta Francesco sarebbe stato visitato da Dio e, insieme, tentato dal demonio; sottraendosi alla presa, si sarebbe addossato alla roccia lasciandovi l'impronta del corpo, ancora visibile. È il punto d'arrivo ideale di qualsiasi passeggiata che parta dal santuario e la ragione per cui, dopo trent'anni di gruppi accompagnati, considero Poggio Bustone il più bello dei quattro santuari della valle da visitare a piedi: Greccio si guarda, Poggio Bustone si sale.
Il consiglio che ti do per visitare Poggio Bustone (RI)
Arrivate la mattina presto e cominciate dall'alto, non dal basso. Lasciate l'auto al piazzale del santuario, salite subito al Sacro Speco quando il sole è ancora dietro il monte e il sentiero è in ombra, poi scendete, visitate chiesa, chiostro, refettorio e romitorio con calma nella fascia di apertura del mattino, e solo dopo scendete in paese per il borgo, la statua di Battisti e il pranzo. Chi fa il contrario, cioè borgo la mattina e santuario nel pomeriggio, si ritrova a salire al Sacro Speco alle tre del pomeriggio d'estate, con il sentiero al sole, e nella pausa di chiusura fra le 13 e le 15 trova il convento chiuso. Sono le due cause principali delle giornate rovinate a Poggio Bustone.
Portate scarpe da montagna anche se avete intenzione di fare solo il santuario, perché una volta lì la tentazione di salire viene a tutti, e il sentiero è ripido, sassoso e scivoloso dopo la pioggia. Portate acqua: al Sacro Speco non ce n'è. Vestitevi in modo da poter entrare in chiesa e in convento, che restano luoghi di clausura e di preghiera, senza che il frate di turno debba dirvi nulla. E se volete assistere alla vita del convento, la Messa feriale è alle 16, con le Lodi alle 7.30 e i Vespri alle 19.
Sul calendario, il mio suggerimento è netto: la prima domenica di ottobre per la Sagra della Porchetta se vi interessa il paese vivo e rumoroso, un giorno feriale di maggio o di fine settembre per il santuario se cercate il silenzio. Il 2 agosto, Festa del Perdono, e il 4 ottobre, San Francesco, sono le date più belle sul piano religioso ma anche le più affollate. Evitate le domeniche di luglio con il caldo: la salita al Sacro Speco senza ombra diventa una penitenza vera.
Quanto tempo serve per Poggio Bustone (RI)
Per santuario, Sacro Speco e borgo servono cinque ore piene, pranzo compreso. Il solo santuario, senza salita, si visita in un'ora. La salita e discesa al Sacro Speco richiede un'ora e mezza, con la sosta in grotta. Il borgo, con la Porta del Buongiorno, la Torre del Cassero, la parrocchiale e i Giardini di marzo, si gira in un'ora. Chi vuole abbinare un altro santuario della valle nello stesso giorno può aggiungere La Foresta, che è sulla strada per Rieti, o Greccio, che richiede quaranta minuti di auto in più.

Il borgo medievale di Poggio Bustone (RI): porta, torre e chiese
Il centro storico di Poggio Bustone ha la struttura dei paesi fortificati dell'Appennino: un castrum sulla sommità, di cui restano i ruderi del castello e la torre, e sotto le case addossate le une alle altre lungo le curve di livello, collegate da scale. Le vie sono strette, in gran parte pedonali per necessità, le case basse e in pietra. Il terremoto del 1298 rase al suolo l'abitato, e ciò che vediamo oggi è quindi, nell'impianto, una ricostruzione del Trecento che ha continuato a stratificarsi fino all'Ottocento. Salendo verso la parte alta, le scalinate diventano mulattiere e poi sentieri: è un paese in cui il confine fra abitato e montagna non è mai stato tracciato.
La Porta del Buongiorno di Poggio Bustone (RI)
È l'antico ingresso al castrum, un arco gotico a sesto acuto in pietra che ha resistito al terremoto del Duecento e alle guerre del Novecento. Deve il nome, come si è detto, al saluto che Francesco avrebbe rivolto agli abitanti nel 1208: «Buongiorno, buona gente!». La porta è in una posizione che rende evidente la funzione difensiva: chi arrivava dai monti, da Leonessa e dalla direzione umbra, passava necessariamente di qui. È il punto da cui iniziare il giro del paese, e anche il punto in cui capire che Poggio Bustone guardava a nord, verso l'Umbria e Spoleto, molto più che verso Roma.
La Torre del Cassero e i resti del castello
Della fortezza medievale resta la parte inferiore della Torre del Cassero, una torre a pianta pentagonale, forma poco comune che rispondeva alla necessità di presentare uno spigolo verso il lato più esposto agli attacchi. Intorno restano pochi ruderi del castello. La torre ha una data che vale la pena ricordare: nel 1388 ospitò l'incontro fra i priori di Rieti e i rappresentanti di Cittaducale per stipulare la pace dopo anni di scontri per il predominio su Poggio Bustone, conteso fra il capoluogo reatino e la città nuova fondata nel 1308 dagli Angioini. Il paese era in quel secolo una terra di confine fra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli, e lo sarebbe rimasto per cinque secoli.
La chiesa di San Giovanni Battista, parrocchiale di Poggio Bustone (RI)
È la chiesa principale del centro storico, dedicata al patrono del paese. All'interno si conserva un affresco quattrocentesco con San Francesco che riceve le stimmate, tema caro a un paese che si considera francescano dalla nascita. Oltre all'altare maggiore ci sono gli altari laterali della Madonna del Carmine, della Madonna dell'Orto e della Madonna del Rosario, e l'affresco della Madonna della Grandine, una devozione contadina tipica di un territorio di montagna dove una grandinata di giugno poteva distruggere il raccolto di un anno. Sotto l'altare maggiore riposano le reliquie di un San Felice martire, donate al paese dalla famiglia Piombino su richiesta di un frate del posto, fra Felice da Poggio Bustone. La leggenda locale racconta che il corpo del santo fu caricato su un carro trainato da buoi che, lasciati liberi, salirono spontaneamente fino al castrum di Poggio Bustone: è il topos, diffuso in tutta l'Italia centrale, del santo che sceglie da sé il luogo in cui essere venerato. Da non confondere con San Felice da Cantalice, il cappuccino nato nel paese accanto, cui la valle dedica un altro santuario.
La chiesa di San Pietro Apostolo
Costruita nella parte bassa del paese, risale alla fine del XVIII secolo e serve la porzione dell'abitato cresciuta fuori dalle mura verso la pianura. Accanto c'è il campo sportivo comunale che porta lo stesso nome. È una chiesa semplice, di gusto tardo settecentesco, che merita un'occhiata se si scende a piedi verso la strada per Rieti.
I Giardini di marzo e la statua di Lucio Battisti
Il parco pubblico del paese si chiama Giardini di marzo, dal titolo della canzone del 1972 contenuta nell'album Umanamente uomo: il sogno. Vi è collocata la statua in bronzo di Lucio Battisti, scolpita dal maestro Manuel Campus e inaugurata il 9 settembre 1999, primo anniversario della morte del cantautore, avvenuta a Milano il 9 settembre 1998. La statua lo ritrae seduto, con la chitarra, e i visitatori si siedono accanto per la fotografia: è l'immagine più condivisa di Poggio Bustone dopo il santuario. Dal gennaio 2024 il paese ha anche un Museo Lucio Battisti, in via Roma 26, con le prime chitarre, le lettere alla madre, fotografie inedite e quadri, nato dalla collaborazione fra il direttore Giuseppe Bonomo e il nipote Andrea Barbacane.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Poggio Bustone è il paese di Lucio Battisti. Quasi nessuno ricorda che Battisti vi visse soltanto i primi sette anni della sua vita. Nacque il 5 marzo 1943, in piena guerra, da Alfiero Battisti, impiegato al dazio, e da Dea, casalinga; nel 1950 la famiglia si trasferì a Roma, in piazzale Prenestino 35, e da lì il ragazzo seguì il padre nei successivi trasferimenti fino a Milano, dove la carriera esplose. Poggio Bustone non fu per lui un luogo di ritorno: nella maturità scelse Molteno, in Brianza, dove è sepolto, e coltivò un riserbo che i suoi concittadini hanno rispettato senza mai smettere di sentirlo uno di loro. Il paese ha quindi celebrato per decenni un figlio che se ne era andato bambino e che non aveva alcun interesse a farsi celebrare. Questo rende la statua dei Giardini di marzo e il museo di via Roma qualcosa di più di un'operazione turistica: sono l'atto d'affetto di una comunità verso chi non l'ha mai chiesto.
C'è un secondo fatto risaputo e poco citato, e riguarda la porchetta. Quella di Poggio Bustone è riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale della Regione Lazio, e la sagra che la celebra, nata nel 1950, è fra le più antiche d'Italia: nell'ottobre 2024 si è tenuta la settantaquattresima edizione. Il documento che i poiani citano con orgoglio è la Gazzetta Ufficiale del 1900, in cui la porchetta di Poggio Bustone compare fra i prodotti presentati all'Esposizione universale di Parigi di quell'anno. Sull'origine della ricetta il paese custodisce una leggenda: un macellaio poiano detto Moretto avrebbe avuto l'idea assistendo a un incendio nel quale alcuni maiali morirono arrostiti accanto a un cespuglio di erbe aromatiche. È una storia da raccontare al banco, non da mettere in un libro di storia, e infatti la racconto qui con il condizionale.
Poggio Bustone (RI), paese di porchetta, tosatori e tradizioni
La porchetta di Poggio Bustone e la sagra della prima domenica di ottobre
La porchetta poiana è una porchetta di montagna: maiale intero disossato, salato e aromatizzato con aglio, rosmarino e finocchio selvatico, cotto lentamente a legna fino alla crosta croccante. La Sagra della Porchetta si tiene la prima domenica di ottobre, in genere su due giorni, sabato e domenica, con gli stand gastronomici nel centro storico, musica e le altre specialità locali. Il sabato sera è il momento migliore per chi vuole mangiare senza la calca della domenica; la domenica a pranzo è il momento migliore per chi vuole vedere il paese nel suo giorno di festa. La produzione di porchetta a Poggio Bustone prosegue tutto l'anno nei laboratori locali, e i produttori riforniscono i banchi ambulanti di mezzo Lazio: la porchetta che trovate a Roma nei mercati di quartiere ha buone probabilità di venire da qui o da Ariccia, e i poiani vi diranno che la differenza si sente.
I carosini: i tosatori di Poggio Bustone (RI)
Le attività tradizionali del paese, oltre alla pastorizia, erano le lavorazioni del ferro e del legno. Ma la specialità professionale che davvero distingue Poggio Bustone è un'altra: qui vive una delle più grandi comunità italiane di tosatori di pecore, chiamati in dialetto carosini. Sono squadre che ogni primavera si spostano per settimane in gran parte del territorio nazionale, dove i pascoli sono più ricchi, per tosare le greggi a cottimo, e che tornano in paese a stagione finita. È un mestiere antico, fisicamente durissimo, che sopravvive in poche località d'Italia e che a Poggio Bustone si tramanda ancora in famiglia.
Le tre feste di San Francesco a Poggio Bustone
Il passaggio del santo viene ricordato con tre feste distinte. Il 2 agosto si celebra la Festa del Perdono, che lega l'indulgenza del Perdono d'Assisi al perdono personale ricevuto da Francesco in questo luogo: è la ricorrenza più sentita al santuario. Il lunedì dell'Angelo, il giorno dopo Pasqua, il paese sale in processione al santuario e sosta all'eremo francescano, in una giornata che è insieme religiosa e di scampagnata primaverile. Il 4 ottobre, festa di San Francesco patrono d'Italia, avviene il passaggio del tamburello con il buongiorno casa per casa. A queste si aggiunge la festa del patrono del paese, San Giovanni Battista, il 24 giugno.

La foto giusta da fare a Poggio Bustone (RI)
La foto che vale il viaggio si fa dal piazzale del santuario, nel tardo pomeriggio, con l'obiettivo puntato verso sud-ovest: in primo piano il parapetto e la balaustra del belvedere, sotto la piana verde della Valle Santa tagliata dai canali della bonifica, e al centro i due laghi Lungo e Ripasottile che in quell'ora prendono la luce e diventano due lame d'argento. Dietro, i Monti Sabini chiudono l'orizzonte. In autunno, con le nebbie che stagnano nella conca al mattino, la stessa inquadratura restituisce il paese come un'isola sopra un mare bianco: chi arriva alle otto in una giornata di ottobre trova questa scena e non ne trova un'altra uguale in tutto il Lazio.
La seconda foto è quella del paese dal basso, dalla strada provinciale che sale da Rieti, prima dell'ultimo tornante: le case a gradinata sul fianco del Monte Rosato, la torre in cima, il campanile, il bosco sopra e il convento bianco un po' più in alto, staccato dall'abitato. Serve un teleobiettivo medio per comprimere i piani; con lo smartphone si ottiene comunque un'immagine leggibile se ci si ferma nella piazzola prima del paese. La terza, ovvia ma irrinunciabile, è la statua di Battisti ai Giardini di marzo, che viene meglio nel controluce del mattino.
Al Sacro Speco, invece, la foto giusta non è quella della cappella, che è piccola e chiusa dal bosco, ma quella della salita: le cappellette seicentesche fra i faggi e, ai loro piedi, i pellegrini che arrancano con lo zaino. E in primavera, se avete fortuna, la foto del cielo sopra il Monte Rosato con le vele dei parapendii che girano in termica sopra la valle. Una raccomandazione seria: dentro la grotta e nel romitorio non si fotografa la gente che prega. Il frate non ve lo dirà; ve lo dico io.
Poggio Bustone (RI) dal cielo: parapendio e deltaplano sul Monte Rosato
La posizione rialzata del paese sul bordo della Piana Reatina e le correnti ascensionali che si formano sulla conca nelle ore centrali della giornata hanno fatto di Poggio Bustone uno dei siti di volo libero più apprezzati d'Italia. Il decollo principale è sul Monte Rosato, sopra il santuario, e gli atterraggi sono nella piana ai piedi del paese; in primavera e in estate, nei giorni di bel tempo, le vele colorate che girano in termica sopra la valle fanno parte del paesaggio quanto il campanile. Il sito ha ospitato competizioni di livello assoluto: nel 2009 la SuperFinal della Coppa del Mondo di parapendio, cioè la finale della stagione internazionale, e nel 2018 il Campionato italiano, valido come prova pre-mondiale. Le scuole di volo della zona offrono voli in tandem con istruttore a chi non ha mai volato: un'esperienza che dura una ventina di minuti e che regala la vista sui laghi e sul santuario che nessun belvedere può dare. Per prenotazioni e condizioni bisogna rivolgersi direttamente alle scuole locali, perché tutto dipende dal meteo del giorno.
Il Monte Rosato e il Terminillo alle spalle di Poggio Bustone (RI)
Il Monte Rosato è il rilievo che sostiene il paese e sul quale si arrampica il sentiero del Sacro Speco. Alle sue spalle il massiccio del Terminillo, la montagna di Roma, chiude l'orizzonte con i suoi 2.217 metri. Da Poggio Bustone partono sentieri verso i Monti Reatini, e in paese è attiva una sezione del Club Alpino Italiano che cura la segnaletica e organizza escursioni. L'itinerario più semplice resta quello del Sacro Speco, ma chi ha gambe può proseguire oltre la grotta verso la cresta del Rosato, da dove il panorama si apre sulla valle da un lato e sui monti dall'altro.

La Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile sotto Poggio Bustone (RI)
Parte del territorio comunale rientra nella Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, l'area umida che occupa il fondo della Piana Reatina e comprende i due laghi omonimi. Sono quel che resta del Lacus Velinus, il grande lago che in età antica riempiva la conca e che i Romani cominciarono a prosciugare nel III secolo a.C. aprendo il canale che oggi forma la Cascata delle Marmore; le bonifiche successive, fino al Novecento, hanno ridotto il lago a questi due specchi d'acqua e a una rete di canali. La riserva è un luogo di sosta e di nidificazione per numerose specie di uccelli migratori, e ha capanni di osservazione e percorsi pianeggianti percorribili anche in bicicletta. Dal santuario di Poggio Bustone i laghi si vedono dall'alto; dalla riserva si vede Poggio Bustone dal basso, e i due punti di vista sono complementari. Chi ha una giornata intera può fare entrambi: il santuario la mattina e i laghi nel pomeriggio, quando la luce radente è la migliore per il birdwatching.
Poggio Bustone (RI) sui cammini: Francesco e Benedetto
Poggio Bustone è tappa di due grandi itinerari a piedi che attraversano l'Italia centrale, e per molti pellegrini è la ragione dell'arrivo.
Il Cammino di Francesco nella Valle Santa reatina
La Via di Francesco collega La Verna, in Toscana, ad Assisi e da Assisi scende verso Roma fino alla Basilica di San Pietro; nel tratto laziale tocca i quattro santuari della Valle Santa. Poggio Bustone è la tappa in cui il cammino entra nella conca reatina scendendo da Leonessa attraverso i monti, sulla stessa direttrice che Francesco percorse nel 1208. Dal santuario di San Giacomo il percorso prosegue verso Cantalice, il paese verticale patria di San Felice, tocca il santuario di San Felice all'Acqua con la sua sorgente e arriva al santuario della Foresta e poi a Rieti. Chi percorre la Via di Francesco con la credenziale trova nel convento di Poggio Bustone il timbro e, da maggio a ottobre, la foresteria dei frati con venti posti letto e sacco a pelo obbligatorio, da prenotare con anticipo.
Il Cammino di San Benedetto da Norcia a Montecassino
Il Cammino di San Benedetto unisce i tre luoghi benedettini per eccellenza: Norcia, dove Benedetto nacque, Subiaco, dove visse da eremita, e Montecassino, dove fondò l'abbazia e morì. È lungo circa 300 chilometri, diviso in sedici tappe, ed è nato nei primi anni Duemila; la credenziale è gestita dall'associazione Amici del Cammino di San Benedetto. Le tappe, in ordine, sono Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti, Rocca Sinibalda, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Vicovaro, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino, Roccasecca e Montecassino. Poggio Bustone è il capolinea della quarta tappa, da Leonessa, di 14 chilometri, e la partenza della quinta, verso Rieti, di 17,4 chilometri per circa sei ore di cammino: la quinta tappa coincide con il Cammino di Francesco e passa per il santuario, Cantalice e la Foresta, scendendo dai boschi dei Monti Reatini verso la piana ricca d'acqua, fra i campi di girasole e le coltivazioni di grano. Il fatto che due cammini, quello benedettino e quello francescano, si incrocino proprio qui dice molto della posizione del paese: Poggio Bustone è la porta fra l'Umbria dei monasteri e il Lazio dei santuari.

La storia di Poggio Bustone (RI) dal castrum farfense a oggi
Le origini: Farfa, i Normanni e Rieti
I primi documenti che attestano l'esistenza del paese risalgono al XII secolo. Intorno al 1117 il castrum e il podium di Poggio Bustone compaiono nell'atto con cui Berardo Berardi, signore del feudo, donò il territorio all'Abbazia di Farfa, la grande abbazia imperiale della Sabina che in quei decenni raccoglieva donazioni in tutta la regione. Il dominio farfense durò pochi anni: il territorio passò al regno normanno, che stava consolidando il confine settentrionale del Mezzogiorno proprio lungo questa linea. Alla fine del XII secolo Poggio Bustone fu incluso nel contado reatino e da allora il suo destino si legò a quello di Rieti, con le tensioni che ne seguirono, culminate nella pace del 1388 firmata nella Torre del Cassero.
Francesco nella Valle reatina
Nel 1208 Francesco, con i primi compagni, prese a predicare nella Valle reatina e scelse Poggio Bustone come prima dimora. Non venne per riposare: venne per ritirarsi in una grotta e affrontare ciò che lo tormentava, e ne uscì con la certezza del perdono e con l'idea di mandare i suoi nel mondo a due a due. Da questo momento la storia del paese e quella del santuario procedono insieme: i frati costruirono il convento intorno all'eremo, il paese ricevette pellegrini, e la Porta del Buongiorno prese il nome dal saluto del santo.
Il terremoto del 1298
Nel 1298 un violento terremoto colpì il Reatino. Poggio Bustone fu completamente raso al suolo e morirono 150 abitanti, un numero enorme per un castrum medievale di poche centinaia di anime. L'abitato fu ricostruito sul medesimo sito nei decenni successivi, e la chiesa del santuario, di fine Trecento, appartiene proprio a questa stagione di rinascita. La classificazione sismica del comune, ancora oggi in zona 2, ricorda che il rischio non è mai cessato.
Lo Stato Pontificio e il governatorato del 1817
Dal 1817, nella riorganizzazione amministrativa dello Stato Pontificio seguita alla Restaurazione, Poggio Bustone divenne sede di un governatorato che aveva alle proprie dipendenze i comuni di Labro, Morro e Rivodutri. Il paese era all'estremo confine dello Stato della Chiesa, a ridosso del Regno delle Due Sicilie che cominciava pochi chilometri più a est, oltre Cittaducale. Questa condizione di frontiera, durata fino all'Unità, ha lasciato nel paese una vocazione al contrabbando e al passaggio che i più anziani raccontano ancora.
La battaglia del 10 marzo 1944 e la medaglia d'argento
Nella storia recente Poggio Bustone fu protagonista della lotta partigiana. Il 10 marzo 1944 circa duecento militi della Guardia Nazionale Repubblicana e della polizia della Repubblica sociale, guidati dal questore di Rieti Bruno Pannaria, salirono al paese per un rastrellamento contro i renitenti alla leva e le bande partigiane della zona. Li affrontarono le bande Lupo e Calcagnetti del battaglione Paolo Calcagnetti, inquadrato nella Brigata Garibaldi Antonio Gramsci, una venticinquina di uomini rinforzati durante lo scontro da una cinquantina di partigiani guidati da Armando Fossatelli e Saturno Di Giuli. I fascisti furono respinti e si ritirarono lasciando sul terreno sedici morti, fra i quali lo stesso questore Pannaria e il vicecommissario Vincenzo Trotti; due civili del paese, Domenica e Supenio Mostarda, di diciassette e vent'anni, persero la vita. La battaglia di Poggio Bustone è uno dei pochi scontri in campo aperto vinti dalla Resistenza nel Lazio. La rappresaglia non tardò: fra il 29 marzo e il 7 aprile 1944 un grande rastrellamento tedesco investì il Leonessano, culminando nella strage di Leonessa con 51 civili uccisi e nell'incendio di intere frazioni, e nell'aprile anche Poggio Bustone fu occupato dalle truppe nazifasciste, che portarono morte e distruzione. Per il coraggio della popolazione e per il contributo alla lotta partigiana il Comune è stato decorato con la Medaglia d'argento al valor militare per la Guerra di Liberazione.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento, in ordine di importanza e non di data, è l'estate del 1208: Francesco d'Assisi, venticinque o ventisei anni, arriva a Poggio Bustone dalla montagna con un pugno di compagni, si ritira nella grotta sul Monte Rosato e ne esce con la certezza del perdono e con la decisione di mandare i frati nel mondo. La fonte più antica dell'episodio è la tradizione francescana raccolta nei primi biografi e custodita dal convento; non esiste un atto notarile del 1208, e sarebbe strano che esistesse. Ma la continuità di un culto in questo preciso luogo dal Duecento a oggi, con un convento costruito attorno all'eremo già nello stesso secolo, è di per sé un documento.
Il secondo è il 1298, quando il terremoto rase al suolo il paese e uccise 150 persone. Il terzo è il 1388, l'anno in cui la Torre del Cassero ospitò la pace fra Rieti e Cittaducale, ponendo fine a una lunga contesa sul controllo del paese. Il quarto è il 1900, quando la porchetta poiana finì all'Esposizione universale di Parigi e nella Gazzetta Ufficiale del Regno, un evento gastronomico che il paese ricorda come una vittoria diplomatica.
Il quinto è il 10 marzo 1944, la battaglia contro i reparti fascisti saliti da Rieti, vinta dai partigiani e pagata con i morti di quel giorno e con la rappresaglia dei giorni seguenti: è l'episodio che ha valso al Comune la medaglia d'argento. Il sesto è il 9 settembre 1999, quando ai Giardini di marzo fu scoperta la statua di Lucio Battisti a un anno esatto dalla morte, davanti a una folla che il paese non aveva mai visto. Il settimo è l'estate del 2009, quando sul Monte Rosato si disputò la SuperFinal della Coppa del Mondo di parapendio, con i migliori piloti del pianeta in gara sopra la Valle Santa. L'ottavo, il più recente, è il 20 gennaio 2024, con l'apertura del Museo Lucio Battisti in via Roma. Otto date per un paese di duemila abitanti: non sono poche.
Chi è passato da Poggio Bustone (RI)
Il primo nome è, ovviamente, Francesco d'Assisi, che qui arrivò nel 1208 e che negli anni successivi tornò più volte nella Valle reatina, fino agli ultimi mesi di vita, quando alla Foresta e a Fonte Colombo fu curato agli occhi. Con lui passarono i primi compagni, quel gruppo di sei o sette uomini di Assisi che da qui furono inviati a due a due: la tradizione li vuole partiti da questo piazzale, e i frati che oggi abitano il convento ne sono i discendenti diretti in linea spirituale. Nel Quattrocento e nel Seicento passarono i frati osservanti e riformati che ampliarono il convento e costruirono le cappellette del Sacro Speco: nomi che non conosciamo, ma di cui vediamo il lavoro.
Nel 1388 passarono i priori del Comune di Rieti e i rappresentanti di Cittaducale, che si incontrarono nella Torre del Cassero per firmare la pace. Nel 1817 passarono i funzionari pontifici che fecero del paese una sede di governatorato. Il 10 marzo 1944 passò, per sua sventura, il questore di Rieti Bruno Pannaria alla testa dei suoi militi, e non tornò indietro; e passarono i comandanti partigiani della Brigata Gramsci, Lupo e Vero Zagaglioni detto Francesco, con Enzo Cerroni detto Uragano ed Emo Battisti.
Il 5 marzo 1943 qui nacque Lucio Battisti, figlio di Alfiero, impiegato al dazio, e di Dea. Rimase in paese fino al 1950 e non ne fece mai un luogo pubblico della propria vita, ma il paese lo ha reclamato: il 9 settembre 1999 fu inaugurata la sua statua, opera di Manuel Campus, e nel gennaio 2024 il museo con le chitarre e le lettere alla madre, curato dal direttore Giuseppe Bonomo insieme al nipote del cantautore, Andrea Barbacane. Nell'estate del 2009 passarono i piloti della Coppa del Mondo di parapendio, e nel 2018 quelli del Campionato italiano. E ogni anno passano i pellegrini della Via di Francesco e del Cammino di San Benedetto, che arrivano da Leonessa con lo zaino e ripartono verso Rieti: sono loro, oggi, i passanti più numerosi e più fedeli di Poggio Bustone, e il paese, con la foresteria dei frati e le tabelle dei cammini, li accoglie come accolse i primi.

Come arrivare a Poggio Bustone (RI) da Roma e da Rieti
In auto
Da Roma sono circa 100 chilometri e un'ora e mezza. La via più rapida è l'autostrada A1 fino all'uscita di Fiano Romano e poi la Salaria (SS4) fino a Rieti; in alternativa si percorre la Salaria per intero da Roma, più lenta ma più bella. Da Rieti si seguono le indicazioni per Poggio Bustone sulla strada provinciale 2, una quindicina di chilometri; un ramo della stessa strada collega alla regionale 79 Ternana, che fino al 1995 era statale ed era il collegamento principale fra Rieti e Terni prima dell'apertura della superstrada. Da Terni sono 34 chilometri, circa 50 minuti, dalla statale 79 bis. Il parcheggio più comodo è il piazzale del santuario; per il borgo si lascia l'auto ai margini del centro storico, dove le strade sono strette.
Con i mezzi pubblici
Si arriva a Rieti in treno sulla linea Terni-Rieti-L'Aquila, con cambio a Terni per chi parte da Roma, oppure con gli autobus Cotral da Roma Tiburtina, più diretti. Da Rieti la linea Cotral Rieti-Poggio Bustone ferma in paese; gli orari vanno controllati sul sito Cotral perché le corse sono pensate per pendolari e studenti e nei festivi si riducono. Dalla fermata in paese al santuario si sale a piedi in un quarto d'ora.
Poggio Bustone (RI) con i bambini e accessibilità
Il borgo è fatto di scale: con un passeggino si soffre, con un marsupio si vive bene. Il santuario è raggiungibile in auto fino al piazzale e la chiesa, il chiostro e il refettorio sono al piano terra, senza barriere rilevanti; il romitorio ha spazi stretti. Il Sacro Speco è un sentiero di montagna ripido: bambini dai sette-otto anni in su lo fanno volentieri, più piccoli vanno portati. Ai bambini piacciono, nell'ordine, la statua di Battisti dove sedersi, i parapendii in cielo, la porchetta e la grotta in cima, che ha il fascino di tutte le grotte. La riserva dei laghi, pianeggiante, è l'alternativa per le famiglie con passeggino. Per chi ha difficoltà motorie: il santuario inferiore sì, il Sacro Speco no, il borgo alto con fatica, i Giardini di marzo e la parte bassa senza problemi.
Cosa c'è intorno a Poggio Bustone (RI)
A dieci minuti di auto c'è Rivodutri, con la Porta Alchemica e le sorgenti di Santa Susanna, e poco oltre Labro, il borgo sopra il lago di Piediluco. Verso Rieti si incontra Cantalice, il paese verticale di San Felice, e il santuario della Foresta. Rieti stessa, con la cattedrale, il Palazzo Papale e le mura, è a un quarto d'ora. Chi vuole completare il giro dei santuari francescani prosegue verso Fonte Colombo e Greccio, sull'altro lato della piana, e chi vuole una giornata di natura sale al Terminillo o scende alla Cascata delle Marmore, che dista quaranta minuti. Per la pausa pranzo, in paese ci sono trattorie che servono porchetta e le paste all'uovo di tradizione umbra; a Rieti la scelta è più ampia. Per chi vuole approfondire la storia dell'Ordine prima o dopo la visita, a Roma il Museo Francescano conserva documenti e oggetti delle origini.
Quando andare a Poggio Bustone (RI) e quando evitarlo
La stagione migliore è quella che va da fine aprile a metà giugno, con il bosco del Sacro Speco al massimo del verde e le termiche del pomeriggio che riempiono il cielo di parapendii; e poi settembre e la prima metà di ottobre, con la sagra e i colori dell'autunno. Luglio e agosto sono caldi nella piana ma tollerabili al santuario, che è in quota e all'ombra; la salita al Sacro Speco d'estate va fatta prima delle dieci. L'inverno è rigido, con neve possibile e il convento che chiude alle 18: il paese è bellissimo con la neve, ma il sentiero in alto diventa pericoloso senza attrezzatura. Le giornate da evitare sono le domeniche di ponte e il 2 agosto per chi cerca il silenzio; per chi cerca la festa sono invece le date giuste.
Domande veloci su Poggio Bustone (RI)
Quanto costa visitare il Santuario di Poggio Bustone?
Nulla. Il santuario di San Giacomo è un convento francescano attivo e l'ingresso alla chiesa, al chiostro, al refettorio e al romitorio è libero, come la salita al Sacro Speco. Un'offerta per la manutenzione del complesso è gradita e va lasciata nelle cassette in chiesa.
Quali sono gli orari del Santuario di Poggio Bustone?
Dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 19 in orario estivo, dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 18 in orario invernale, tutti i giorni. Le Lodi sono alle 7.30, la Messa feriale alle 16, i Vespri alle 19. Per gruppi e per la foresteria si telefona al convento allo 0746 688916.
Quanto dura la visita di Poggio Bustone (RI)?
Un'ora per il solo santuario, un'ora e mezza in più per salire e scendere dal Sacro Speco, un'ora per il borgo. Con il pranzo, una giornata da cinque ore. Chi dorme in zona può aggiungere il giorno dopo la riserva dei laghi o gli altri santuari.
Quanto è dura la salita al Sacro Speco di Poggio Bustone?
Circa quattrocento metri di dislivello in mezz'ora di sentiero ripido nel bosco, con tratti sassosi. È alla portata di chiunque cammini in montagna con scarpe adatte; non è adatta a chi ha problemi di ginocchia, a passeggini o a chi porta sandali. Dopo la pioggia il fondo è scivoloso.
Serve prenotare per visitare Poggio Bustone?
No, né per il santuario né per il borgo. La prenotazione è obbligatoria solo per dormire nella foresteria del convento, aperta da maggio a ottobre ai pellegrini, e per i voli in tandem con le scuole di parapendio. Per il Museo Lucio Battisti conviene verificare l'apertura in anticipo.
Poggio Bustone (RI) è adatto ai bambini?
Sì, dai sei-sette anni in su senza riserve: la grotta, i parapendii, la statua di Battisti e la porchetta bastano a riempire una giornata. Con bambini più piccoli si limita la visita al santuario e ai Giardini di marzo, e si lascia il Sacro Speco per un'altra volta.
Si possono fare foto nel santuario di Poggio Bustone?
Sì, senza flash e senza disturbare chi prega, in chiesa, nel chiostro e all'aperto. Nel romitorio e nella grotta la discrezione è d'obbligo: sono spazi minuscoli in cui la gente si raccoglie in preghiera.
Dov'è la statua di Lucio Battisti a Poggio Bustone?
Nel parco pubblico chiamato Giardini di marzo, nel centro del paese. È in bronzo, opera di Manuel Campus, ed è stata inaugurata il 9 settembre 1999.
Dov'è il Museo Lucio Battisti e cosa contiene?
In via Roma 26, nel centro storico. Aperto dal 20 gennaio 2024, espone le prime chitarre del cantautore, le lettere alla madre, fotografie inedite e quadri. È gestito con l'apporto della famiglia e di volontari: gli orari vanno verificati prima della visita.
Lucio Battisti è sepolto a Poggio Bustone?
No. Battisti morì a Milano il 9 settembre 1998 ed è sepolto nel cimitero di Molteno, in provincia di Lecco, dove aveva scelto di vivere. A Poggio Bustone ci sono la sua statua e il museo.
Quando si tiene la Sagra della Porchetta di Poggio Bustone?
La prima domenica di ottobre, di norma su due giorni con il sabato precedente, nel centro storico. La sagra è nata nel 1950 e nel 2024 ha raggiunto la settantaquattresima edizione.
Che cos'è la Festa del Perdono di Poggio Bustone?
La celebrazione del 2 agosto, in coincidenza con il Perdono d'Assisi, che ricorda il perdono ricevuto da Francesco nella grotta di Poggio Bustone nel 1208. È la festa religiosa più sentita al santuario, con la salita in processione al Sacro Speco.
Che cos'è il passaggio del tamburello?
Il rito del 4 ottobre, festa di San Francesco, in cui un uomo del paese percorre i vicoli con un tamburello e augura il buongiorno casa per casa, ripetendo il saluto che il santo avrebbe rivolto agli abitanti nel 1208.
Che differenza c'è fra il Santuario di Poggio Bustone e Greccio?
Greccio è il luogo del presepe del 1223, aggrappato alla roccia e più celebre; Poggio Bustone è il luogo del perdono del 1208 e dell'invio dei primi frati, meno visitato ma con il Sacro Speco in alto, che a Greccio non esiste. Greccio si visita in un'ora; Poggio Bustone chiede una mezza giornata e una salita. Chi ha un solo giorno per la Valle Santa dovrebbe farli entrambi, in quest'ordine: Poggio Bustone la mattina, Greccio il pomeriggio.
Quali sono i quattro santuari francescani della Valle Santa?
Poggio Bustone, La Foresta, Fonte Colombo e Greccio. Sono tutti nella conca di Rieti, a distanza di venti-quaranta minuti d'auto l'uno dall'altro, e si visitano in una giornata piena o, meglio, in due.
Poggio Bustone è tappa del Cammino di Francesco o di San Benedetto?
Di entrambi. È tappa della Via di Francesco nel tratto laziale fra Leonessa e Rieti, ed è il capolinea della quarta tappa del Cammino di San Benedetto da Norcia a Montecassino, nonché la partenza della quinta verso Rieti, di 17,4 chilometri.
Si può volare in parapendio a Poggio Bustone senza esperienza?
Sì, con un volo in tandem con un istruttore delle scuole locali, che decollano dal Monte Rosato e atterrano nella piana. Serve prenotare e dipende dal meteo; la stagione migliore è da aprile a ottobre.
Poggio Bustone (RI) è accessibile in sedia a rotelle?
Il santuario inferiore, cioè chiesa, chiostro e refettorio, è raggiungibile in auto fino al piazzale e accessibile al piano terra. Il Sacro Speco no. Il borgo alto è fatto di scale; la parte bassa con i Giardini di marzo è pianeggiante.
Dove si mangia a Poggio Bustone?
In paese ci sono trattorie e forni che servono la porchetta locale e i piatti della cucina reatina di impronta umbra. Per la porchetta da asporto ci si rivolge ai laboratori del paese, che vendono tutto l'anno. A Rieti, a un quarto d'ora, l'offerta è più ampia.
Quanto dista Poggio Bustone da Roma?
Circa 100 chilometri e un'ora e mezza di auto per l'A1 con uscita a Fiano Romano e poi la Salaria, o per la Salaria intera. Con i mezzi pubblici serve mezza giornata fra treno o autobus fino a Rieti e la coincidenza Cotral.
Poggio Bustone è in Umbria o nel Lazio?
Nel Lazio, in provincia di Rieti, dal 1927; fino al 1923 apparteneva alla provincia di Perugia. Il dialetto, la cucina e i cammini che vi passano conservano il legame con l'Umbria.
Un'ultima parola su Poggio Bustone (RI)
Se dovessi scegliere un solo luogo della Valle Santa per far capire a un gruppo che cosa fu davvero il francescanesimo delle origini, sceglierei la grotta in cima al Monte Rosato, non il presepe di Greccio. Là si capisce che tutto cominciò con un uomo solo, spaventato dai propri errori, che si arrampicò su una montagna per essere perdonato e ne scese con l'idea di mandare i suoi amici nel mondo a salutare la gente con il buongiorno. Poggio Bustone chiede una salita, un'ora di fatica e un po' di silenzio; in cambio restituisce quella storia intatta. Il mio consiglio è semplice: salite fino in cima, sedetevi sulla soglia della grotta e restate dieci minuti senza parlare. Poi scendete a mangiare la porchetta. Francesco, credo, avrebbe approvato entrambe le cose.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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