Lago di Burano (GR) – Oasi WWF
In breve. Il centro visite dell'Oasi WWF del Lago di Burano è in strada provinciale Litoranea del Chiarone 35, a Capalbio Scalo, in provincia di Grosseto: dalla Roma nord si esce dall'Aurelia allo svincolo del Chiarone e si prosegue verso il…
Il centro visite dell'Oasi WWF del Lago di Burano è in strada provinciale Litoranea del Chiarone 35, a Capalbio Scalo, in provincia di Grosseto: dalla Roma nord si esce dall'Aurelia allo svincolo del Chiarone e si prosegue verso il mare, e chi viaggia in treno scende alla stazione di Capalbio Scalo sulla linea Roma-Pisa, perché dai binari al centro visite si arriva a piedi. Il centro apre tutto l'anno con tre calendari diversi: dal 22 settembre al 10 maggio il sabato, la domenica e i festivi dalle 9:00 alle 16:00; dall'11 maggio al 14 giugno sabato, domenica e festivi dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00; dal 15 giugno al 21 settembre tutti i giorni con lo stesso doppio turno. Chiusure fisse dal 24 al 26 dicembre e dal 31 dicembre al 1 gennaio. Dentro la riserva non si entra da soli: si entra soltanto con la visita guidata del WWF, e la prenotazione è obbligatoria entro le 13:00 del giorno precedente, al numero 388 4231098, anche via WhatsApp, oppure scrivendo a lagodiburano@wwf.it. Le tariffe di ingresso non sono esposte nel dettaglio dall'ente gestore: vanno chieste al momento della prenotazione o lette sulla pagina ufficiale dell'oasi. Calzature chiuse, binocolo se ce l'avete, niente animali domestici, e il picnic solo nell'area attrezzata accanto al centro visite.
Gli orari delle visite guidate cambiano con la stagione, ed è il dato che fa saltare più gite: dal 22 settembre al 10 maggio si parte il sabato, la domenica e nei festivi alle 10:00 e alle 14:30, che diventano le 15:00 quando vige l'ora legale; dall'11 maggio al 21 settembre si va il lunedì, il mercoledì, il sabato e la domenica alle 17:30, con partenza anticipata alle 16:30 a settembre. In caso di allerta meteo gialla, arancione o rossa emessa dalla Regione Toscana l'oasi resta chiusa, senza eccezioni. Altre idee per una giornata fuori porta sono raccolte nella pagina delle attrazioni turistiche.

Che cosa è davvero il Lago di Burano
Chiamarlo lago è una comodità del linguaggio. Il Lago di Burano è una laguna costiera salmastra, il residuo di un antico specchio d'acqua che il mare ha progressivamente chiuso alle spalle di un tombolo, cioè di un cordone di sabbia costruito dalle correnti nei millenni. Oggi lo specchio d'acqua misura circa 140 ettari, la profondità media resta intorno al metro e il perimetro si sviluppa per una dozzina di chilometri. Un metro d'acqua sembra poco: è invece la ragione per cui il posto funziona. Un fondale basso e salmastro scalda in fretta, produce invertebrati in quantità industriale e mette a tavola decine di migliaia di uccelli che dal nord Europa scendono verso l'Africa. Il resto della riserva sono 410 ettari fra duna, macchia, canneto e bosco, ai quali si aggiungono altri 600 ettari sottratti alla caccia grazie a un fondo chiuso concordato con la proprietà dei terreni, la società SACRA.
La geografia qui conta più della storia dell'arte. Siamo nella Maremma meridionale, il tratto di costa fra Ansedonia e il Chiarone, nel territorio comunale di Capalbio, con il promontorio dell'Argentario che chiude l'orizzonte a nord ovest e la campagna del confine laziale che comincia poche centinaia di metri più in là. Il Lago di Burano è riconosciuto come Zona Speciale di Conservazione con il codice IT51A0031, è Zona di Protezione Speciale con il codice IT51A0033 ed è zona umida di importanza internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar. Sono sigle burocratiche, e valgono un capitolo di storia naturale: significano che questa striscia d'acqua è considerata patrimonio europeo, non un laghetto di provincia.
Perché il Lago di Burano è salmastro
La salinità è il carattere che distingue il Lago di Burano dai laghi vulcanici del Lazio, a cominciare dal lago di Bolsena. Qui non c'è un cratere: c'è un bacino chiuso che riceve acqua dolce dal bacino idrografico interno e acqua salata dal mare attraverso le infiltrazioni del cordone dunale e i collegamenti regolati. Ne esce un ambiente instabile, dove la concentrazione di sale cresce d'estate con l'evaporazione e cala d'inverno con le piogge. Poche piante reggono un'oscillazione simile, e quelle che la reggono, le salicornie, i giunchi, i canneti delle sponde interne, diventano automaticamente specie rare. Le colonie di uccelli seguono la stessa logica: un pescatore specializzato come il fenicottero cerca esattamente acque basse e salmastre come queste.
Il tombolo e le dune del Lago di Burano
Fra il lago e il mare corre il doppio cordone di dune, il tratto più fragile dell'intera riserva. La duna esterna, quella battuta dal libeccio, ospita le piante pioniere della sabbia: il giglio di mare che fiorisce bianco a luglio, la soldanella con le sue corolle violette, la santolina, gli ammofileti che trattengono i granelli con le radici. Dietro, al riparo, comincia la macchia bassa di ginepro, lentisco, mirto, fillirea, erica e rosmarino, che si alza di qualche metro e diventa impenetrabile. È la ragione per cui il sentiero è tracciato e vincolato: fuori dal percorso si calpesta un ecosistema che si ricostruisce in decenni. Chi arriva dalla costa laziale, da Montalto di Castro in su, riconosce lo stesso paesaggio, qui però conservato in una continuità che altrove è stata interrotta dalle costruzioni.
La storia dell'Oasi WWF Lago di Burano
La storia di questa riserva coincide con i primi passi del WWF in Italia. L'associazione era nata da pochi mesi quando, nel 1967, decise di acquisire i diritti di caccia sul Lago di Burano: fu la prima oasi italiana, il prototipo di un modello che oggi conta oltre cento aree protette e più di trentamila ettari. Vale la pena fermarsi un momento su quella scelta, perché fu meno ovvia di quanto sembri oggi. Negli anni sessanta la Maremma costiera era terra di caccia e di bonifica, e le zone umide venivano considerate territorio improduttivo da prosciugare. Comprare il diritto di sparare per non sparare fu una mossa di una modernità sorprendente: si usò lo strumento giuridico della caccia per abolirla di fatto su uno specchio d'acqua intero.
Il passo successivo fu il riconoscimento pubblico. Il Lago di Burano divenne riserva naturale statale nel 1980, con la gestione affidata al WWF, e nel frattempo l'area entrava nelle liste internazionali delle zone umide protette. Il fondo chiuso concordato con la società SACRA aggiunse altri 600 ettari di tranquillità ai 410 della riserva: una fascia cuscinetto che, in un'area dove il bracconaggio era abitudine, ha fatto la differenza fra una popolazione di uccelli in transito e una popolazione di uccelli svernanti stabile. Chi fa birdwatching capisce subito il punto: gli uccelli si fermano dove nessuno li disturba, e servono chilometri, non metri.
Il Lago di Burano come modello per le altre Oasi WWF
Da Burano è nato un metodo esportato in tutta Italia: acquisizione o convenzione sui terreni, sentiero unico e sorvegliato, capanni di osservazione, visite accompagnate, centro visite con funzione didattica. Lo si ritrova identico in oasi lontanissime da qui, dall'Oasi WWF del Lago di Alviano alle Gole del Sagittario, fino alla costa romana di Macchiagrande. Il fatto che il modello abbia funzionato non era scontato: significa che un'associazione privata può gestire bene un bene pubblico, se accetta regole rigide e visite contingentate. La nostra opinione è che il contingentamento sia il vero motivo per cui qui si vedono ancora gli animali: le oasi che hanno aperto i cancelli senza regole hanno perso la fauna nel giro di pochi anni.
La visita guidata al Lago di Burano, tappa per tappa
La visita del Lago di Burano è accompagnata da un operatore del WWF e dura circa due ore. Si cammina lungo il tombolo, quindi in piano, su fondo sabbioso compatto che regge bene anche dopo la pioggia, per un paio di chilometri complessivi fra andata e ritorno. Il sentiero natura è attrezzato con sette punti di osservazione: sei capanni e una torre di avvistamento. L'operatore non recita un copione: legge il lago in quel momento, e in un'oasi il momento cambia tutto, perché a novembre si guarda l'acqua aperta e a maggio si guarda il canneto.
Il centro visite dell'Oasi WWF Lago di Burano
Si parte dal centro visite, che non è una biglietteria ma un piccolo museo di campo: pannelli sulla formazione del tombolo, sulle rotte migratorie, sulle specie che si possono incontrare in quella settimana. Accanto corre un sentiero breve, cinquecento metri, che si percorre anche senza accompagnamento nei tempi di apertura del centro e che ospita il giardino delle farfalle, un'aiuola progettata con le piante nutrici dei lepidotteri locali. Con i bambini è il posto dove far partire la giornata: una macaone che si posa su una scabiosa vale dieci pannelli esplicativi.
I sei capanni di osservazione del Lago di Burano
I capanni sono costruzioni basse di legno, con feritoie orizzontali e panca interna, disposti lungo la duna in modo da inquadrare settori diversi dello specchio d'acqua. La regola è una sola e non è formale: si entra in silenzio e si esce in silenzio. Un capanno rumoroso svuota il campo visivo per venti minuti. I primi capanni guardano le acque basse vicine al canneto, dove si concentrano le folaghe e i germani; quelli centrali aprono sull'acqua libera, il settore dei tuffatori come il moriglione e la moretta; gli ultimi permettono di lavorare sulle sponde lontane, ed è lì che, con la luce giusta, compaiono gli aironi e i limicoli. Chi porta il binocolo lo usi dall'interno appoggiando i gomiti alla feritoia: la stabilità conta più degli ingrandimenti.
La torre di avvistamento del Lago di Burano
La torre è il punto alto del percorso e cambia completamente la scala della lettura. Dai capanni si vede una porzione di riva; dalla torre si vede la forma del lago, la linea del canneto, il rapporto fra acqua e duna, e soprattutto si seguono i voli. Il falco di palude, che dai capanni compare all'improvviso, dalla torre lo si osserva mentre pattuglia il canneto in volo basso e ondeggiante, con le ali tenute a V, e si capisce perché tutto lo stormo di folaghe si compatta in un ammasso scuro appena lui alza il tono. Restateci più di cinque minuti. La torre premia la pazienza.
Il ritorno e la spiaggia del Lago di Burano
Il rientro ripercorre il tombolo, con il mare a portata di sguardo oltre la duna. La spiaggia dentro il perimetro della riserva non è balneabile a piacimento e non è un lido: è parte dell'oasi, e la sabbia che si attraversa ospita la nidificazione di specie costiere delicatissime. Chi vuole il bagno lo prende fuori dal perimetro, verso il Chiarone o verso la Feniglia. Questo è un posto dove si guarda, non dove ci si stende.

La flora del Lago di Burano
Il WWF conta oltre cinquecento specie vegetali dentro il perimetro dell'oasi. È un numero che dice poco finché non lo si traduce in ambienti: qui, in due chilometri di cammino, si attraversano quattro mondi botanici diversi, che altrove sono separati da decine di chilometri.
La macchia mediterranea del Lago di Burano
La macchia è fitta, in certi tratti impenetrabile, e si regge su poche specie dominanti: il ginepro coccolone e il ginepro fenicio sulla duna, il lentisco con le sue bacche rosse che virano al nero, il mirto che a settembre profuma tutta la fascia interna, la fillirea dalle foglie coriacee, l'erica arborea e i cespugli di rosmarino selvatico. In primavera compaiono le orchidee spontanee nelle radure sabbiose, e a chi cammina distratto sfuggono quasi sempre: sono alte pochi centimetri.
La foresta di lecci e sughere del Lago di Burano
Dietro la macchia sopravvive un lembo di foresta mediterranea sempreverde, la formazione che ricopriva la costa tirrenica prima delle bonifiche e dei disboscamenti. Lecci, sughere, roverelle, aceri: un bosco basso e compatto, con il sottobosco in penombra anche a mezzogiorno d'agosto. Le sughere portano ancora i segni della decortica, che in Maremma era attività economica corrente. Un bosco simile in Italia centrale è merce rara, e il fatto che si sia conservato proprio dietro una duna non è casuale: era terreno difficile da mettere a coltura.
I gigli di mare e le piante della duna
Sulla sabbia nuda lavorano le specialiste. Il giglio di mare, che i botanici chiamano Pancratium maritimum, fiorisce fra luglio e agosto e apre corolle bianche al tramonto, quando le falene impollinatrici entrano in attività. La soldanella di mare tappezza la sabbia con foglie carnose e fiori lilla. La santolina delle spiagge regge la salsedine grazie a una peluria argentea. Sono piante che muoiono sotto il calpestio, e la loro presenza è il termometro dello stato di salute di una duna: dove non ci sono più, la duna è già morta e la sabbia comincia a migrare.
Il canneto del Lago di Burano
Il canneto a Phragmites occupa le sponde interne e funziona da vera fabbrica di biodiversità: filtra l'acqua, offre riparo, alimenta la catena alimentare con gli insetti che ci vivono dentro. È l'ambiente più difficile da osservare, perché quello che ci abita si sente e non si vede. Imparare a riconoscere il canto del cannareccione, ruvido e ripetuto, o quello dell'usignolo di fiume, è la vera competenza che si porta a casa da una visita al Lago di Burano.
Gli uccelli del Lago di Burano
Oltre trecento specie di uccelli sono state registrate nell'oasi. È il dato che fa del Lago di Burano una delle destinazioni di birdwatching più serie dell'Italia centrale, alla pari con la vicina laguna di Orbetello e con le zone umide del delta padano.
Gli svernanti: fenicotteri, oche e anatre
L'inverno è la stagione dei grandi numeri. Sull'acqua bassa si concentrano le folaghe in stormi compatti, i moriglioni e le morette che si tuffano per alimentarsi sul fondo, i germani reali, le alzavole. Le oche selvatiche compaiono nelle annate fredde. I fenicotteri, che negli anni ottanta erano una rarità su questa costa, oggi frequentano regolarmente le lagune maremmane e la loro presenza a Burano è una delle immagini che il pubblico ricorda di più: rosa su acqua grigia, a duecento metri dalla duna. Chi vuole vederli deve venire fra novembre e febbraio, e deve mettere in conto che un'oasi non è uno zoo: la presenza degli animali non è garantita da nessuno.
Gli uccelli del canneto
Nel canneto vivono usignoli di fiume, cannareccioni, forapaglie castagnoli, migliarini di palude, il tarabuso con il suo richiamo cupo che somiglia al soffio dentro una bottiglia, e il porciglione, che si sente più spesso di quanto si veda. Sono specie legate strettamente al Phragmites: dove il canneto arretra, spariscono. Per questo la gestione dell'oasi lavora sui livelli dell'acqua, che è un mestiere di precisione.
Gli aironi e i limicoli
Gli aironi cenerini presidiano le sponde in tutte le stagioni, con la loro posa immobile da pescatore paziente. Le garzette lavorano le acque bassissime muovendo i piedi gialli per stanare i pesci. Nei periodi di passo compaiono i beccapesci sul mare aperto oltre la duna, i gabbiani, e i limicoli sulle rive scoperte quando il livello scende. Il birdwatching serio qui si fa nelle ore del primo mattino e dell'ultima luce: nelle ore centrali la maggior parte dell'attività si ferma.
I rapaci del Lago di Burano
Il falco di palude è il padrone di casa e si osserva quasi a ogni visita nella stagione giusta. Il falco pescatore compare durante le migrazioni e a volte si ferma per settimane, e vederlo pescare è uno degli spettacoli naturalistici più impressionanti d'Italia: entra in acqua con i piedi in avanti e riemerge con la preda orientata nel senso del volo. Poi ci sono la poiana sulle radure, lo sparviero che caccia radente fra gli alberi, il gheppio in volo fermo sopra le dune, e in passo l'aquila anatraia. Ripeto un punto che i visitatori dimenticano: i rapaci si vedono meglio dalla torre che dai capanni.
I mammiferi e i rettili dell'Oasi WWF Lago di Burano
La fauna terrestre si osserva molto meno degli uccelli, e questo genera un equivoco: la gente esce dalla visita convinta che nell'oasi vivano solo pennuti. Nella macchia e nelle radure sabbiose della duna si muovono invece daini, cinghiali, caprioli, istrici, tassi, volpi, faine, puzzole, donnole, conigli selvatici e ricci. Negli ultimi anni il WWF segnala anche il passaggio del lupo, che usa la riserva durante gli spostamenti a lunga distanza lungo la costa tirrenica: un ritorno che racconta quanto la fauna italiana si sia riorganizzata in mezzo secolo.
Le tracce degli animali sulla sabbia
Il modo giusto di leggere questa fauna è guardare per terra. Sul fondo sabbioso del sentiero, al mattino presto, restano impresse le orme della notte: le impronte digitigrade della volpe in linea quasi retta, quelle plantigrade e larghe del tasso, gli aculei caduti dell'istrice, i solchi profondi lasciati dai cinghiali che hanno grufolato. Gli operatori del WWF le usano come materiale didattico ed è la parte della visita che i bambini ricordano più a lungo. Nell'oasi esiste anche un osservatorio pensato per la visione notturna dei mammiferi, e la sua disponibilità dipende dai programmi stagionali del centro visite.
I rettili del Lago di Burano
Fra i rettili vivono qui la testuggine terrestre e la testuggine palustre, il cervone, che è un serpente innocuo e utile, grande mangiatore di roditori, il biacco velocissimo che scappa con un fruscio secco fra le foglie, il saettone, lucertole e ramarri, e la vipera, presente come in tutta la macchia mediterranea. La vipera è la ragione per cui l'oasi chiede calzature chiuse: non è una prescrizione decorativa. Camminando sul sentiero e senza mettere le mani nei cespugli il rischio è prossimo allo zero.

La Torre di Buranaccio, sentinella del Lago di Burano
Sul tombolo, in mezzo alla duna, si alza una torre quadrata di pietra che domina l'intero specchio d'acqua: è la Torre di Buranaccio, e la sua sagoma è diventata il simbolo visivo dell'oasi. La fortificazione attuale risale alla metà del Cinquecento, con ogni probabilità sopra una struttura medievale preesistente, e apparteneva al sistema difensivo dello Stato dei Presidi, l'enclave spagnola che dal 1557 controllava Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone e Ansedonia. Buranaccio ne era l'avamposto più meridionale, affacciato sul confine con lo Stato della Chiesa: un punto di guardia contro le incursioni barbaresche e, insieme, un posto doganale su una frontiera politica.
La torre è alta tre livelli, con muri di due o tre metri di spessore e terrazza sommitale per il pezzo d'artiglieria. Gli interventi dei secoli successivi non ne hanno alterato la forma. Non si visita all'interno: il suo ruolo oggi è paesaggistico, ed è enorme, perché dà profondità storica a un luogo che il pubblico tende a leggere come pura natura. Questo litorale non è mai stato vuoto: era sorvegliato, conteso, malarico, e proprio la malaria lo ha tenuto disabitato abbastanza a lungo da farlo arrivare quasi intatto al Novecento.
Lo Stato dei Presidi e la costa fra Ansedonia e il Chiarone
Il sistema delle torri costiere si legge ancora oggi percorrendo questa costa: da Ansedonia, dove la romana Cosa domina il promontorio, fino a Porto Ercole e Porto Santo Stefano, ogni rialzo utile ha la sua fortificazione. Chi arriva da Roma e conosce le torri del litorale laziale, da Tarquinia verso nord, vede qui lo stesso principio applicato da un'altra potenza: catena di avvistamento, segnali di fuoco, tempi di allarme calcolati. La differenza è che al di qua del Chiarone comandavano gli spagnoli, al di là il papa.
Il Casale della Giannella e l'Oasi della Laguna di Orbetello
A una ventina di chilometri dal Lago di Burano, sul Tombolo della Giannella, la striscia di sabbia più settentrionale che collega il Monte Argentario alla terraferma, il WWF gestisce una seconda oasi: la Laguna di Orbetello, 870 ettari dentro una riserva regionale di 1.550. Il suo centro visite è il Casale della Giannella, in strada provinciale 36 della Giannella al chilometro 4, fra Albinia e Orbetello, e i suoi orari ricalcano quelli di Burano: dal 22 settembre al 10 maggio sabato, domenica e festivi dalle 9:00 alle 16:00; dall'11 maggio al 14 giugno nei fine settimana e nei festivi con doppio turno mattina e pomeriggio; dal 15 giugno al 21 settembre tutti i giorni. Le visite guidate estive partono il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica alle 17:30, e fuori stagione si organizzano su richiesta. La prenotazione è obbligatoria entro le 13:00 del giorno prima, allo stesso numero di Burano, 388 4231098, oppure scrivendo a oasiorbetello@wwf.it.
Il Casale è un centro di educazione ambientale strutturato attorno a un grande prato, con un osservatorio per il birdwatching sulla laguna, un sentiero didattico e un giardino delle farfalle. Ha una vocazione residenziale che lo rende adatto a campi scuola, turismo scolastico, vacanze di famiglia, campi estivi e convegni a tema, con cucina che lavora su prodotti locali. Le formule di soggiorno, la capienza e le tariffe cambiano nel tempo e vanno concordate direttamente con il WWF: quelle informazioni si chiedono al centro visite prima di programmare un gruppo. Dal Casale la spiaggia della Giannella dista poche centinaia di metri, la stazione ferroviaria di Albinia è a cinque chilometri sulla linea Roma-Genova e l'uscita dell'Aurelia di Albinia è a quattro. Orbetello, Porto Santo Stefano e Porto Ercole sono nel raggio di una decina di chilometri.
Due oasi in una giornata
Si possono fare entrambe nello stesso giorno, ma solo in alta stagione, quando le partenze pomeridiane si incastrano con le aperture del mattino, e solo con l'automobile. Il consiglio è di non farlo. Due visite guidate di due ore ciascuna, nella stessa luce, producono una giornata di stanchezza e nessun ricordo nitido. Meglio Burano al mattino e il pomeriggio a Capalbio alto, o al Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle, che è a pochi minuti e racconta una Maremma completamente diversa.
Una curiosità sul Lago di Burano (GR) – Oasi WWF
La curiosità che spiazza chiunque è che questo posto è nato da un contratto di caccia. Nel 1967 il WWF Italia, associazione appena costituita e senza mezzi, non comprò il lago: comprò il diritto di sparare sul lago. Era l'unico strumento giuridico disponibile per impedire a chiunque altro di farlo, e trasformò una prerogativa venatoria in una forma di tutela. La prima oasi naturalistica italiana nasce quindi non da una legge, non da un vincolo, non da un decreto ministeriale, ma dall'astuzia legale di un gruppo di naturalisti che avevano capito come funzionava il diritto italiano meglio di molti giuristi.
Il dettaglio ha una conseguenza che dura ancora. Per decenni la conservazione della natura in Italia si è mossa comprando o affittando diritti, non espropriando: il fondo chiuso concordato con la società SACRA, che sottrae alla caccia altri 600 ettari attorno ai 410 della riserva, è la continuazione dello stesso metodo. Chi arriva al Lago di Burano credendo di visitare un parco pubblico visita in realtà il risultato di una lunga trattativa privata, rinnovata pezzo per pezzo. È una storia molto più italiana, e molto più interessante, di quella che si racconta di solito ai turisti. E spiega perché il WWF tiene tanto alla disciplina delle visite: quello che regge questa riserva non è un cancello, è un accordo.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Lago di Burano (GR) – Oasi WWF
Che l'orario della visita guidata cambia quattro volte l'anno, e che non è un dettaglio organizzativo ma il cuore dell'esperienza. Da fine settembre a inizio maggio si parte alle 10:00 o alle 14:30, con quest'ultima che scivola alle 15:00 quando entra in vigore l'ora legale. Dall'11 maggio al 21 settembre la partenza è unica e serale, alle 17:30, anticipata alle 16:30 durante settembre. Perché d'estate si va tardi? Perché fra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio, su una duna maremmana, non si muove nulla: gli uccelli sono immobili all'ombra del canneto, i mammiferi dormono, il caldo riverbera sull'acqua e perfino i binocoli diventano inutili per l'aria che trema. L'oasi manda i visitatori dentro quando la vita riprende.
La seconda cosa che nessuno dice è che la prenotazione va fatta entro le 13:00 del giorno prima, non entro la mattina stessa. Chi si sveglia a Roma con la voglia improvvisa di andare al Lago di Burano trova il cancello chiuso, anche se il centro visite è aperto: due ore e mezza di viaggio buttate. La terza è che l'oasi chiude in caso di allerta meteo gialla, arancione o rossa emessa dalla Regione Toscana. Gialla significa una perturbazione ordinaria: in inverno succede spesso. Chiamate il 388 4231098 la mattina della partenza se il cielo è carico, e risparmiatevi il viaggio.
Il consiglio che ti do per visitare il Lago di Burano (GR) – Oasi WWF
Andateci in inverno, e andateci in treno. Le due cose insieme rendono la giornata di un'altra categoria. L'inverno è la stagione in cui questa laguna dà il meglio: gli svernanti sono arrivati, le acque basse brulicano, i fenicotteri stazionano, il falco di palude lavora il canneto ogni giorno, la luce radente delle undici del mattino è la migliore che la costa maremmana produca, e non c'è una sola persona sulla spiaggia. La visita del sabato mattina alle 10:00, dal 22 settembre al 10 maggio, è quella da consigliare a tutti i gruppi.
Il treno lo consiglio per una ragione pratica: la stazione di Capalbio Scalo, sulla Roma-Pisa, è a pochi passi dal centro visite, e il posteggio davanti all'oasi è limitato. Arrivare senza automobile toglie l'ansia dell'orario di rientro e permette di affrontare la giornata con calma, cosa che in un'oasi conta. Portate un binocolo vero, 8x42 o 10x42, non un modello tascabile da teatro: sull'acqua aperta gli ingrandimenti servono. Portate una giacca antivento anche nelle belle giornate, perché sul tombolo il maestrale non dà tregua. E resistete alla tentazione di chiedere alla guida quanti animali si vedranno: a quella domanda nessun naturalista onesto può rispondere.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Lago di Burano è un sito Ramsar, cioè una zona umida di importanza internazionale riconosciuta dalla convenzione firmata nella città iraniana di Ramsar, e che insieme a questo porta due codici europei: la Zona Speciale di Conservazione IT51A0031 e la Zona di Protezione Speciale IT51A0033. Sembrano sigle da ufficio tecnico, e invece sono la ragione per cui certe cose qui non si possono fare. Un sito Ramsar è soggetto a vincoli internazionali sulla gestione idrica e sulla conservazione dell'habitat; una ZPS impone la valutazione di incidenza per qualunque intervento che possa disturbare l'avifauna. In una costa dove negli ultimi cinquant'anni si è costruito ovunque, questo pacchetto di vincoli spiega meglio di qualsiasi retorica perché il Lago di Burano è ancora lì.
Il fatto è risaputo fra chi lavora nella conservazione e praticamente sconosciuto al pubblico che arriva in visita. Vale la pena raccontarlo ai ragazzi durante una gita scolastica: un ecosistema non si difende con l'affetto, si difende con gli atti amministrativi. E vale la pena ricordare che la protezione qui è stratificata, cioè che sullo stesso perimetro insistono la riserva naturale statale, la gestione WWF, il riconoscimento Ramsar e le due designazioni della rete Natura 2000. Quattro livelli diversi, quattro autorità diverse, un solo lago di 140 ettari.
La foto giusta da fare al Lago di Burano (GR) – Oasi WWF
La fotografia che vale il viaggio è una sola: la Torre di Buranaccio vista dalla duna, con il lago in primo piano e il profilo dell'Argentario sfumato sul fondo. Va fatta nell'ultima ora di luce, quando il sole cala verso il mare e la pietra della torre passa dall'ocra all'arancione, e va fatta con un teleobiettivo moderato, intorno ai 100 o 135 millimetri, che comprime i piani e avvicina il promontorio. Con il grandangolo la torre diventa un puntino e la fotografia non racconta nulla. In alta stagione la visita delle 17:30 arriva su quella luce quasi per costruzione: è il regalo involontario dell'orario serale.
La seconda fotografia da portare a casa si fa dall'interno di un capanno, inquadrando la feritoia dall'ombra: la cornice scura del legno, la striscia di lago illuminata, gli uccelli dentro. È l'immagine che restituisce l'esperienza vera del birdwatching, l'attesa dietro una fessura. Un consiglio tecnico che risparmia delusioni: nei capanni non si usa il flash, mai, e non si appoggia l'obiettivo al legno, perché ogni vibrazione si trasmette alla struttura e si sente in tutto il capanno. Terza possibilità, per chi ha la mano ferma: i gigli di mare in fiore sulla sabbia a luglio, fotografati controluce al tramonto, quando le corolle bianche si aprono. Rispettate una regola sola: fuori dal sentiero non si mette piede, nemmeno per una fotografia migliore. Le dune si fotografano dal bordo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è del Cinquecento. Nel 1557, con la fine della guerra di Siena, la Spagna si riserva una manciata di piazzeforti sulla costa maremmana e nasce lo Stato dei Presidi: Orbetello capitale, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone, Ansedonia. La Torre di Buranaccio, costruita attorno alla metà del secolo, diventa l'avamposto più meridionale di quel dominio, affacciato sul confine con lo Stato della Chiesa. Per due secoli questo lembo di costa è terra di frontiera, di guardie e di contrabbando.
Il secondo avvenimento è un'assenza: la malaria. Per secoli la piana attorno al lago resta quasi disabitata perché insalubre, e i tentativi di bonifica si susseguono senza successo fino al Novecento. Paradosso crudele e fortunato: la malattia che ha impoverito la Maremma è la stessa che ha salvato le sue dune dall'edificazione, consegnandole intatte al secolo scorso.
Il terzo avvenimento è del 1967, ed è quello che ha dato a Burano un posto nella storia italiana. Il WWF Italia, nato il 5 luglio 1966 e forte di ottocento soci, lanciò quella che le sue stesse cronache chiamano una sfida temeraria: l'acquisizione dei diritti di caccia sul Lago di Burano, per trasformarlo in un'oasi di protezione degli uccelli. Non esisteva allora nemmeno un articolo di legge con cui istituire un'area protetta per l'avifauna. Da quel gesto nasce la rete delle oltre cento oasi italiane e un modello di tutela copiato ovunque.
Il quarto è del 1980, quando il Lago di Burano viene riconosciuto riserva naturale statale, con la gestione affidata al WWF: la tutela privata diventa tutela pubblica senza cambiare di mano. A questi si aggiungono i riconoscimenti internazionali, la designazione come zona umida Ramsar e l'inserimento nella rete europea Natura 2000 come ZSC e ZPS. E il quinto avvenimento è in corso: negli ultimi anni il lupo ha ricominciato a usare la riserva durante gli spostamenti lungo la costa tirrenica. Dopo un secolo di assenza, il grande predatore è tornato a passare sulla duna.
Chi è passato dal Lago di Burano (GR) – Oasi WWF
Il nome che conta più di ogni altro è quello di Fulco Pratesi, nato a Roma nel 1934 e scomparso nel 2025, fondatore del WWF Italia il 5 luglio 1966. Fu lui a spingere l'associazione appena nata verso l'operazione di Burano, e sua è la frase che spiega meglio il contesto di allora: non esisteva nemmeno un articolo di legge con cui poter istituire un'area protetta per gli uccelli. Pratesi era un cacciatore convertito alla conservazione, disegnatore di talento e divulgatore instancabile: chi cammina oggi sul tombolo cammina dentro un'idea sua.
Prima di lui, da questa duna sono passati i soldati spagnoli dello Stato dei Presidi, che sulla torre montavano la guardia contro i corsari, e i doganieri di una frontiera che divideva Madrid da Roma. Nell'Ottocento e nel primo Novecento sono passati i cacciatori e i pescatori di laguna, che di questo specchio d'acqua vivevano e che il WWF di fatto liquidò comprandone i diritti. Dal 1967 in poi ci sono passati generazioni di naturalisti italiani: Burano è stata palestra e cantiere per gli ornitologi che hanno poi costruito il censimento nazionale degli uccelli acquatici svernanti, e per migliaia di volontari, campi scuola e classi in gita.
A pochi chilometri da qui, negli stessi anni, un'altra figura sceglieva la Maremma di Capalbio: Niki de Saint Phalle, che scelse la campagna di Capalbio per costruire il Giardino dei Tarocchi. Due modi opposti di trattare lo stesso paesaggio, la sottrazione totale del WWF e l'invenzione debordante dell'artista francese, a un quarto d'ora di automobile l'uno dall'altro. È il contrasto che rende questo angolo di costa uno dei più interessanti d'Italia.

Quando andare al Lago di Burano, stagione per stagione
L'inverno al Lago di Burano
Da novembre a febbraio la laguna lavora a pieno regime: gli svernanti sono tutti arrivati, le anatre tuffatrici riempiono l'acqua aperta, i fenicotteri stazionano sulle secche, il falco di palude pattuglia il canneto ogni giorno. La luce bassa è la migliore dell'anno per fotografare e per osservare. Il freddo qui è mite ma il vento è costante: vestitevi a strati. È la stagione migliore per il Lago di Burano, senza esitazione.
La primavera al Lago di Burano
Marzo e aprile portano il passo migratorio verso nord, che a Burano significa comparse imprevedibili e canti nuovi ogni settimana. La macchia fiorisce, le orchidee spontanee escono nelle radure, il giardino delle farfalle vicino al centro visite comincia a popolarsi. È la stagione giusta per chi viene con i bambini: temperature gentili, giornate lunghe, tante cose piccole da guardare da vicino.
L'estate al Lago di Burano
Luglio e agosto sono la stagione meno produttiva dal punto di vista faunistico e la più affollata sulla costa attorno. La visita serale delle 17:30 recupera molto, e i gigli di mare in fiore sulla duna sono uno spettacolo botanico che vale da solo il biglietto. Se venite d'estate, portate acqua e un cappello: sul tombolo non c'è ombra per due chilometri.
L'autunno al Lago di Burano
Settembre e ottobre sono il momento del passo verso sud e, per chi sa guardare, il periodo più ricco di sorprese: falchi pescatori in transito, limicoli sulle rive scoperte, i primi contingenti di anatre. A settembre la partenza della visita si anticipa alle 16:30 e dal 22 settembre scatta il calendario invernale. È anche il mese in cui il mirto profuma tutta la macchia.
L'Oasi WWF Lago di Burano con i bambini
Funziona, a due condizioni. La prima è l'età: sotto i cinque anni due ore di cammino silenzioso e di attesa dietro una feritoia sono una richiesta sproporzionata, e il risultato è una famiglia infelice e un capanno rovinato per tutti. Dai sei anni in su, invece, è una delle gite naturalistiche meglio costruite dell'Italia centrale. La seconda condizione è la preparazione: spiegate prima che si cammina in silenzio, che il binocolo si passa a turno, che gli animali non compaiono a comando.
Il materiale su cui i bambini si accendono davvero non è il fenicottero lontano: sono le tracce sulla sabbia, gli aculei di istrice, le impronte delle volpi, i gusci, le penne, il giardino delle farfalle accanto al centro visite. Gli operatori del WWF hanno una lunga pratica di didattica e sanno impostare la visita sulla fascia d'età del gruppo, se lo dite al momento della prenotazione. Le scuole trovano nel vicino Casale della Giannella una struttura pensata per i campi scuola residenziali.
Accessibilità dell'Oasi WWF Lago di Burano
Il sentiero natura è attrezzato anche per le persone con disabilità motoria: il percorso si sviluppa in piano sul tombolo, il fondo è compatto e regge anche dopo la pioggia, e questo lo rende praticabile con la carrozzina in condizioni normali. Rispetto alla media delle aree protette italiane è un risultato notevole, e va detto che era una scelta di principio del WWF fin dalla progettazione del sentiero. Le condizioni reali cambiano però con la stagione, con il vento e con lo stato della sabbia: chi ha necessità specifiche lo dichiari al momento della prenotazione, al 388 4231098, e l'oasi indica il percorso praticabile in quel giorno. Anche il sentiero breve di cinquecento metri accanto al centro visite, quello con il giardino delle farfalle, è affrontabile con agio e rappresenta un'alternativa quando le condizioni sul tombolo non sono ideali.
Domande frequenti sul Lago di Burano (GR), Oasi WWF
Cos'è esattamente il Lago di Burano
Il Lago di Burano è una laguna costiera salmastra della Maremma grossetana, residuo di un antico specchio d'acqua chiuso alle spalle di un tombolo di sabbia. Misura circa 140 ettari, con profondità media intorno al metro e un perimetro di circa dodici chilometri. Nel 1967 il WWF ne acquisì i diritti di caccia, diventando la prima oasi naturalistica italiana.
Come si arriva al Lago di Burano e quanto dista da Roma
Il centro visite dell'Oasi WWF Lago di Burano si trova in strada provinciale Litoranea del Chiarone 35, a Capalbio Scalo, in provincia di Grosseto. Da Roma si arriva in circa due ore d'auto lungo l'Aurelia con uscita al Chiarone, oppure in treno sulla linea Roma-Pisa fino alla stazione di Capalbio Scalo.
Quanto dura la visita guidata al Lago di Burano
La visita al Lago di Burano è accompagnata da un operatore del WWF e dura circa due ore. Si cammina lungo il tombolo su fondo sabbioso compatto per un paio di chilometri complessivi fra andata e ritorno, con sette punti di osservazione lungo il sentiero natura: sei capanni e una torre di avvistamento.
A che ora iniziano le visite al Lago di Burano
Gli orari cambiano quattro volte l'anno. Da fine settembre a inizio maggio si parte alle 10:00 o alle 14:30, che diventa 15:00 con l'ora legale. Dall'11 maggio al 21 settembre la partenza è unica e serale, alle 17:30, anticipata alle 16:30 durante settembre.
Il Lago di Burano è adatto ai bambini
Dipende dall'età: sotto i cinque anni, due ore di cammino silenzioso e di attesa dietro una feritoia sono una richiesta sproporzionata. Dai sei anni in su, invece, la visita all'Oasi WWF Lago di Burano è considerata una delle gite naturalistiche meglio costruite dell'Italia centrale, a patto di spiegare prima ai bambini le regole del silenzio.
Il Lago di Burano è accessibile con la sedia a rotelle
Sì, il sentiero natura dell'Oasi WWF Lago di Burano è attrezzato anche per le persone con disabilità motoria: il percorso si sviluppa in piano sul tombolo e il fondo è compatto, praticabile con la carrozzina in condizioni normali. È una scelta di principio adottata dal WWF fin dalla progettazione del sentiero.
Quanti uccelli si possono osservare al Lago di Burano
Al Lago di Burano sono state registrate oltre trecento specie di uccelli, il dato che ne fa una delle destinazioni di birdwatching più serie dell'Italia centrale. In inverno l'oasi ospita grandi numeri di svernanti: fenicotteri, oche, anatre, folaghe e moriglioni sulle acque basse.
Quando è il periodo migliore per visitare il Lago di Burano
L'inverno, da novembre a febbraio, è la stagione in cui il Lago di Burano dà il meglio: gli svernanti sono tutti arrivati, i fenicotteri stazionano sulle secche e il falco di palude pattuglia il canneto ogni giorno. Il freddo qui è mite ma il vento è costante, quindi conviene vestirsi a strati.
Cosa vedere intorno al Lago di Burano
La giornata al Lago di Burano si completa bene, perché tutto quello che conta è nel raggio di mezz'ora di automobile. Capalbio alto, il borgo murato sulla collina, è la sosta naturale del pomeriggio: cinta trecentesca percorribile, vedute lunghe fino al mare, una manciata di trattorie serie. Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle è il contraltare perfetto all'oasi, e va verificato negli orari perché apre a stagione. Ansedonia offre le rovine della colonia romana di Cosa sul promontorio e la Tagliata etrusca scavata nella roccia.
Poco più a nord si entra nel sistema dell'Argentario, con Porto Ercole, Porto Santo Stefano, la laguna e il centro storico di Orbetello, e dal porto partono i traghetti per l'Isola del Giglio. Verso Roma, scendendo sull'Aurelia, si incontrano Montalto di Castro e la Tarquinia delle tombe dipinte. Un fine settimana costruito così, con un'oasi al mattino e una necropoli etrusca il giorno dopo, è uno dei migliori itinerari brevi che si possano fare partendo dalla capitale, e per chi organizza gruppi la rete di accompagnatori professionali di TourLeaderPro lavora abitualmente su questo quadrante. Chi prepara un viaggio in inglese trova un inquadramento generale della regione nella guida della Toscana di ItalyPlanner e le gite di un giorno raccolte nelle day trips di ItalyPlanner.
Domande veloci sul Lago di Burano (GR) – Oasi WWF
Dove si trova esattamente l'Oasi WWF Lago di Burano?
Il centro visite è in strada provinciale Litoranea del Chiarone 35, a Capalbio Scalo, in provincia di Grosseto, sulla costa della Maremma meridionale fra Ansedonia e il Chiarone.
Quanto dista il Lago di Burano da Roma?
Circa due ore di automobile lungo l'Aurelia, con uscita al Chiarone. In treno si arriva alla stazione di Capalbio Scalo sulla linea Roma-Pisa, e dalla stazione il centro visite si raggiunge a piedi.
Serve prenotare per visitare il Lago di Burano?
Sì, la prenotazione è obbligatoria entro le 13:00 del giorno precedente la visita, telefonando o scrivendo su WhatsApp al 388 4231098 oppure inviando una email a lagodiburano@wwf.it.
Si può entrare nell'Oasi WWF Lago di Burano senza guida?
No. La riserva si percorre soltanto con la visita guidata degli operatori del WWF. Liberamente accessibile, negli orari di apertura del centro visite, è solo il sentiero breve di cinquecento metri con il giardino delle farfalle.
Quanto dura la visita guidata al Lago di Burano?
Circa due ore, su un percorso di un paio di chilometri complessivi, tutto in piano lungo il tombolo.
Quali sono gli orari delle visite guidate al Lago di Burano?
Dal 22 settembre al 10 maggio il sabato, la domenica e i festivi alle 10:00 e alle 14:30, che diventano le 15:00 con l'ora legale. Dall'11 maggio al 21 settembre il lunedì, il mercoledì, il sabato e la domenica alle 17:30, con partenza alle 16:30 nel mese di settembre.
Quali sono gli orari del centro visite del Lago di Burano?
Dal 22 settembre al 10 maggio il sabato, la domenica e i festivi dalle 9:00 alle 16:00; dall'11 maggio al 14 giugno il sabato, la domenica e i festivi dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00; dal 15 giugno al 21 settembre tutti i giorni con lo stesso doppio turno.
Quanto costa il biglietto dell'Oasi WWF Lago di Burano?
Le tariffe non sono pubblicate insieme al calendario delle visite: si chiedono al centro visite al momento della prenotazione o si leggono sulla pagina ufficiale dell'oasi sul sito del WWF.
L'Oasi WWF Lago di Burano è aperta tutto l'anno?
Sì, con calendari stagionali diversi. Le chiusure fisse sono dal 24 al 26 dicembre e dal 31 dicembre al 1 gennaio. L'oasi resta inoltre chiusa quando la Regione Toscana emette allerta meteo gialla, arancione o rossa.
Il Lago di Burano è accessibile in sedia a rotelle?
Il sentiero natura sulla duna è attrezzato anche per le persone con disabilità motoria, con fondo compatto e percorso in piano. Le condizioni concrete vanno però verificate prenotando, perché dipendono dalla stagione e dallo stato della sabbia.
Si possono portare i cani all'Oasi WWF Lago di Burano?
No. Gli animali domestici non sono ammessi nella riserva, come in tutte le oasi con avifauna nidificante e svernante.
Si possono fare fotografie al Lago di Burano?
Sì, e la fotografia naturalistica è una delle ragioni per cui si viene. Dentro i capanni non si usa il flash e non si esce mai dal sentiero tracciato.
Che cosa bisogna portare per la visita al Lago di Burano?
Calzature chiuse, obbligatorie, un binocolo se lo avete, giacca antivento, acqua e cappello nei mesi caldi. Il picnic è consentito solo nell'area attrezzata accanto al centro visite.
Quando si vedono i fenicotteri al Lago di Burano?
I mesi migliori sono quelli invernali, indicativamente da novembre a febbraio, quando la laguna ospita i contingenti svernanti. Nessuna presenza, però, è garantita: gli uccelli si spostano secondo il meteo e il livello dell'acqua.
Quanti uccelli si possono osservare al Lago di Burano?
Il WWF indica oltre trecento specie registrate nell'oasi, dagli svernanti acquatici ai rapaci fino ai passeriformi di canneto.
Quanto è grande il Lago di Burano?
Lo specchio d'acqua misura circa 140 ettari con profondità media intorno al metro e un perimetro di una dozzina di chilometri. La riserva nel suo complesso copre 410 ettari, ai quali si aggiungono altri 600 ettari sottratti alla caccia grazie a un fondo chiuso concordato con la proprietà dei terreni.
Il Lago di Burano è balneabile?
La spiaggia compresa nella riserva non è un lido e la balneazione non è l'uso previsto di quel tratto di costa. Chi vuole fare il bagno si sposta fuori dal perimetro dell'oasi.
Che differenza c'è fra l'Oasi del Lago di Burano e quella della Laguna di Orbetello?
Burano è una laguna salmastra chiusa dietro un doppio cordone di dune, con visita sul tombolo e sette punti di osservazione. La Laguna di Orbetello è più estesa, 870 ettari dentro una riserva regionale di 1.550, e il suo centro visite è il Casale della Giannella. Entrambe sono gestite dal WWF e condividono il numero di prenotazione.
Si può visitare la Torre di Buranaccio?
La torre si osserva dall'esterno lungo il percorso guidato e non è visitabile all'interno.
L'Oasi WWF Lago di Burano è adatta ai bambini?
Dai sei anni in su funziona molto bene, soprattutto se i bambini arrivano preparati al silenzio e all'attesa. Con i più piccoli conviene fermarsi al sentiero breve e al giardino delle farfalle accanto al centro visite.
Quanto tempo prima conviene arrivare al centro visite?
Un quarto d'ora buono prima dell'orario di partenza, perché il gruppo parte puntuale e chi arriva dopo resta fuori.
Ci sono strutture per gruppi e scuole vicino al Lago di Burano?
Sì, il Casale della Giannella, centro visite dell'Oasi della Laguna di Orbetello, è organizzato per turismo scolastico, campi scuola e soggiorni di gruppo. Le formule e la disponibilità si concordano direttamente con il WWF.
Un'ultima cosa: il Lago di Burano non è una destinazione da elenco di cose viste. Chi ci arriva con la fretta della tappa intermedia esce deluso, perché in due ore di duna non succede quasi niente di spettacolare e tutto di importante. Prendetevi la mattina intera, accettate di stare fermi dentro un capanno per venti minuti guardando un'acqua apparentemente vuota, e aspettate il momento in cui le folaghe si compattano tutte insieme perché il falco di palude ha alzato il tono. Quel momento arriva. Ed è la ragione per cui il WWF, nel 1967, comprò il diritto di sparare qui dentro per non sparare mai più.

Per i tour di gruppo, le esperienze private e i servizi di accompagnamento su questo quadrante della costa, i riferimenti sono la pagina di Roma di TourLeaderPro e i contatti della rete.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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