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Oasi della Laguna di Orbetello

In breve. L'Oasi della Laguna di Orbetello ha il suo ingresso sulla vecchia Aurelia, statale 1 al chilometro 148,300, corsia sud, in località Ceriolo III, fra Albinia e Orbetello, in provincia di Grosseto.

L'Oasi della Laguna di Orbetello ha il suo ingresso sulla vecchia Aurelia, statale 1 al chilometro 148,300, corsia sud, in località Ceriolo III, fra Albinia e Orbetello, in provincia di Grosseto. Il cancello si apre direttamente sulla statale e va imboccato in direzione sud: chi arriva da Roma lo trova sulla destra, chi scende dall'Argentario deve invertire il senso di marcia al primo svincolo utile. L'ingresso non è raggiungibile a piedi né in bicicletta, e non è un dettaglio da poco: significa che l'auto, il pullman o il taxi sono l'unico modo per arrivare al centro visite. Dal 22 settembre al 10 maggio l'oasi apre il sabato, la domenica e i giorni festivi dalle 9 alle 16, con ultimo ingresso alle 14. Dall'11 maggio al 21 settembre si entra soltanto con visita guidata, il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica alle 17.30, orario che a settembre slitta alle 16.30 per seguire il tramonto. La prenotazione della visita guidata va fatta entro le 13 del giorno precedente, al numero 388 4231098, che risponde anche su WhatsApp, oppure all'indirizzo oasiorbetello@wwf.it. L'oasi resta chiusa dal 24 al 26 dicembre, dal 31 dicembre al 1 gennaio e in tutte le giornate di allerta meteo diramata dalla Regione Toscana. Il biglietto si paga all'ingresso e le tariffe, con le riduzioni per i bambini e le condizioni riservate ai soci, sono pubblicate sul sito ufficiale del WWF: è l'unica fonte da consultare prima di partire, perché cambiano con le stagioni. Servono scarpe chiuse, obbligatorie, e conviene portare il binocolo. I cani non entrano, nemmeno al guinzaglio, e la ragione è ovvia quando si cammina a venti metri da una colonia di sterne.

Da Roma sono poco meno di due ore di macchina. Da qui in avanti trovate tutto il resto: la geografia di questa laguna anomala, i tre sentieri, i nove capanni, gli uccelli che ci si vedono davvero mese per mese, la storia della protezione, la pesca, la bottarga, e i posti che valgono una deviazione nel raggio di venti chilometri. Se state costruendo un fine settimana in Maremma partendo dalla capitale, la pagina delle attrazioni turistiche vi aiuta a incastrare le tappe.

Oasi della Laguna di Orbetello, Cavaliere d'Italia, specie protetta
Oasi della Laguna di Orbetello, Cavaliere d'Italia, specie protetta

Come arrivare all'Oasi della Laguna di Orbetello

La Maremma meridionale è una di quelle zone che sembrano vicine finché non le guardate sulla carta. Da Roma all'ingresso dell'oasi si contano circa centosessanta chilometri, quasi tutti di Aurelia. La statale 1 non è un'autostrada: ha tratti a doppia carreggiata veloci e tratti a carreggiata unica con svolte a raso, semafori e trattori. Il tempo reale di percorrenza, in una domenica mattina d'inverno, è di un'ora e cinquanta minuti; in un sabato di agosto, con il traffico verso l'Argentario e il traghetto per il Giglio, può salire a due ore e mezza abbondanti. L'errore classico è calcolare i chilometri e non le rotatorie.

In auto verso l'Oasi della Laguna di Orbetello

Uscite di Roma da via Aurelia o dal Grande Raccordo Anulare, imboccate la SS1 in direzione Civitavecchia e proseguite senza deviare. Dopo Tarquinia, Montalto di Castro e Capalbio, la statale costeggia il tombolo della Giannella e la laguna comincia ad aprirsi sulla sinistra. Il chilometro 148,300 arriva poco prima del bivio per Orbetello: l'ingresso è segnalato dai cartelli del WWF, ma sono piccoli e la velocità sulla statale è alta, quindi conviene impostare il navigatore su Ceriolo e rallentare per tempo. Chi viaggia in senso opposto, cioè da Grosseto verso sud, si trova l'accesso sulla corsia sbagliata e deve continuare fino allo svincolo successivo per invertire: il sorpasso della mezzeria in quel punto è vietato e pericoloso. Il parcheggio del centro visite è sterrato, non custodito, e in alta stagione si riempie: arrivare venti minuti prima dell'orario della visita guidata è un buon compromesso.

In treno e poi come muoversi

La stazione di riferimento è Orbetello Monte Argentario, sulla linea tirrenica servita dai regionali. Da Roma Termini il viaggio dura fra un'ora e quaranta e due ore e un quarto a seconda del treno. Il problema comincia dopo: dalla stazione all'ingresso dell'oasi ci sono alcuni chilometri di statale senza marciapiede, e il regolamento vieta esplicitamente l'accesso a piedi e in bicicletta. Chi arriva in treno deve quindi mettere in conto un taxi o un mezzo a noleggio. Le stazioni di Albinia e Talamone servono altre parti del comune ma non risolvono il problema dell'ultimo miglio. Per un gruppo organizzato la soluzione ragionevole resta il pullman, che può fermarsi allo slargo davanti al cancello.

Il consiglio pratico sulla logistica

Se venite da Roma per la giornata, non fate l'errore di puntare tutto sull'oasi. La visita guidata dura poco più di due ore e vi lascia mezza giornata libera: incastratela con Orbetello centro, con la Feniglia o con l'area archeologica di Cosa ad Ansedonia, che dista una ventina di minuti. Il modo peggiore di usare questa laguna è guardarla dal finestrino mentre si corre verso Porto Santo Stefano.

Orari, biglietti e prenotazione dell'Oasi della Laguna di Orbetello

La stagionalità di questa oasi è rovesciata rispetto a quella di quasi tutte le altre attrazioni della costa. In inverno, quando l'Argentario chiude metà dei suoi ristoranti, l'oasi lavora a pieno regime: da fine settembre a inizio maggio si entra il sabato, la domenica e nei festivi dalle 9 alle 16, con l'ultimo ingresso fissato alle 14. È la finestra giusta, perché coincide con lo svernamento: la laguna di ponente in gennaio ospita decine di migliaia di uccelli acquatici e i capanni del sentiero ornitologico sono aperti.

D'estate, invece, la formula cambia del tutto. Dall'11 maggio al 21 settembre l'accesso è consentito soltanto in visita guidata, il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica, con partenza alle 17.30; in settembre la partenza anticipa alle 16.30. Non è una scelta commerciale, è una scelta termica e biologica: a mezzogiorno di luglio, sulla riva della laguna, si sfiorano temperature che rendono la sosta nei capanni insostenibile, e la fauna nidificante ha bisogno di essere disturbata il meno possibile. La prenotazione va fatta entro le 13 del giorno prima, telefonando o scrivendo su WhatsApp al 388 4231098 oppure scrivendo a oasiorbetello@wwf.it.

Quanto costa entrare all'Oasi della Laguna di Orbetello

Le tariffe sono indicate sul sito ufficiale del WWF e comprendono un intero, un ridotto per i bambini oltre una certa età e la gratuità per i più piccoli, oltre a condizioni particolari per i soci dell'associazione. Cambiano con la stagione e con il tipo di visita, guidata o libera, quindi il numero esatto va letto sulla pagina ufficiale il giorno prima di partire. Il biglietto si paga all'ingresso. Per i gruppi scolastici e per le comitive il WWF gestisce pacchetti dedicati, che includono l'attività didattica al Centro di Educazione Ambientale, e vanno concordati con largo anticipo.

Le chiusure da segnare in calendario

L'oasi non apre dal 24 al 26 dicembre e dal 31 dicembre al 1 gennaio. A queste si aggiungono le chiusure per allerta meteo diramata dalla Regione Toscana, che in Maremma non sono rare fra ottobre e marzo: il vento di libeccio e le piogge intense rendono impraticabili i sentieri e pericolosa la sosta sotto i pini. Prima di mettersi in macchina in una giornata dubbia, una telefonata risolve.

Che cosa è davvero l'Oasi della Laguna di Orbetello

Qui bisogna intendersi su un punto che confonde molti visitatori, e che vale la pena chiarire subito: sotto il nome di Oasi della Laguna di Orbetello convivono soggetti diversi. C'è l'oasi gestita dal WWF Italia sulla sponda settentrionale della laguna di ponente, che è quella che si visita con il biglietto. C'è la Riserva naturale Laguna di Orbetello, area protetta regionale toscana che copre complessivamente 1.533 ettari. C'è la Riserva naturale statale, nata dai decreti ministeriali degli anni settanta. E c'è la zona di protezione speciale europea, che ingloba lo specchio d'acqua e le sue rive. Sono strati sovrapposti, con confini che non coincidono e con enti gestori diversi: la Regione Toscana, che dal 2015 amministra direttamente le riserve regionali, il WWF Italia per la porzione di ponente, lo Stato per la parte statale.

Il visitatore non deve districare la matassa amministrativa, ma deve sapere una cosa: il cancello del WWF non dà accesso a tutta la laguna. Dà accesso alla parte più ricca e più protetta, quella dove i capanni sono piazzati nei punti giusti e dove il disturbo è ridotto al minimo. Il resto della laguna si guarda da fuori, dalla diga, dai lungolago di Orbetello, dai tomboli.

La data di nascita e l'uccello che la provocò

La storia della protezione comincia con un ritrovamento. Alla fine degli anni sessanta Fulco Pratesi e Hardy Reichelt individuarono nella laguna una piccola colonia nidificante di cavaliere d'Italia, un trampoliere elegantissimo dalle zampe rosse smisurate che in Italia era considerato scomparso come nidificante dall'inizio del Novecento. Fino a quel momento la laguna era terreno di caccia libero e frequentatissimo. La segnalazione mise in moto il WWF Italia, che sollecitò l'allora Ministero dell'Agricoltura e Foreste: nel 1971 nacque una oasi di circa 800 ettari, il primo perimetro protetto della zona.

Il resto arrivò per gradi. Nel 1977 l'area fu riconosciuta come zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, il trattato del 1971 che tutela le zone umide del pianeta. Nel 1985 all'oasi si aggiunse il bosco di Patanella, una sughereta relitta sul versante orientale. Nel 1998 fu istituita la riserva naturale vera e propria, che portò la superficie tutelata a 1.533 ettari. In parallelo l'area è stata classificata come zona di protezione speciale e proposta come sito di importanza comunitaria, entrando così nella rete europea Natura 2000.

Perché 1.533 ettari sono tanti

Per dare una misura: la laguna di Orbetello si estende su circa 27 chilometri quadrati di specchio d'acqua, ed è una delle zone umide costiere più vaste del Tirreno centrale. La profondità media è di circa un metro, la massima non supera i due. È un catino salmastro basso, caldo d'estate e freddo d'inverno, che si comporta come un enorme piatto: qualunque cosa entri, resta. Questo la rende straordinariamente produttiva e straordinariamente fragile, e spiega insieme il numero di uccelli e la ricorrenza delle crisi ambientali.

La geografia della Laguna di Orbetello, un caso quasi unico

Guardate la costa toscana meridionale su una carta e capirete perché i geografi ci hanno costruito sopra dei manuali. Il Monte Argentario era un'isola. Le correnti e i detriti portati dal fiume Albegna e dall'Osa hanno costruito nei millenni due lingue di sabbia, i tomboli, che hanno saldato l'isola alla terraferma. Fra le due lingue è rimasto intrappolato un tratto di mare: è la laguna. Una terza striscia di terra, un istmo centrale, si protende dalla costa verso l'Argentario e su di essa sorge il centro storico di Orbetello. Un tombolo doppio con un abitato costruito sulla lingua mediana è una configurazione che in Italia non si ripete.

Il tombolo della Giannella

È la striscia settentrionale, lunga circa sei chilometri, che collega la terraferma all'Argentario passando davanti a Santa Liberata. Da un lato ha il mare aperto e le spiagge, dall'altro la laguna di ponente. L'ingresso dell'oasi del WWF si trova sul lato interno di questa fascia, insieme al Casale della Giannella. La Giannella è anche la parte più urbanizzata dei due tomboli, con stabilimenti balneari, campeggi e case: la protezione riguarda soprattutto la fascia lagunare, dove sopravvive la vegetazione retrodunale.

Il tombolo della Feniglia

La striscia meridionale, anch'essa di circa sei chilometri, unisce la collina di Ansedonia all'Argentario ed è interamente Riserva naturale statale Duna Feniglia, 474 ettari istituiti nel 1971. Qui non entrano automobili né motocicli: la strada sterrata che la percorre da un capo all'altro, realizzata fra il 1928 e il 1940, è aperta solo ai pedoni e alle biciclette, con sentieri trasversali ogni chilometro circa che portano dalla parte lagunare alla spiaggia. È un rettilineo dritto sotto la pineta di pino domestico, una delle passeggiate più belle e più facili della costa tirrenica.

Il bosco della Feniglia non è naturale nel senso ingenuo del termine. Fino al Settecento la duna era coperta da bosco mediterraneo; poi il taglio intensivo la denudò e il vento cominciò a erodere la sabbia, con il rischio concreto che il tombolo si aprisse e la laguna si trasformasse. Il rimboschimento sistematico partì nel 1910 e ha prodotto la pineta che vediamo oggi: circa 320 ettari di pino domestico nella fascia interna, mentre la prima fascia verso il mare conserva le specie xerofite della duna, l'eringio marino, il giglio di mare, l'elicriso. Chi cammina sotto quei pini sta camminando dentro un'opera di ingegneria forestale lunga un secolo.

La Feniglia ha anche i daini, introdotti negli anni cinquanta da Castelporziano. Non sono un ornamento: brucando il sottobosco tengono a bada la vegetazione invasiva e riducono il carico di combustibile che alimenterebbe gli incendi. Vederli al crepuscolo, fra i tronchi rossi, è una delle immagini che i visitatori si portano a casa.

La diga leopoldina

Il terrapieno artificiale che collega Orbetello all'Argentario porta il nome del granduca Leopoldo II ed è del 1842. Prima esisteva soltanto un guado precario; con la diga la città fu saldata al promontorio e la laguna venne tagliata in due bacini, la laguna di ponente a nord e la laguna di levante a sud. Quella divisione, nata per ragioni di viabilità, ha conseguenze ecologiche pesantissime: i due bacini si comportano da allora come due corpi d'acqua distinti, con ricambi idrici diversi, salinità diverse e problemi diversi. Il birdwatcher se ne accorge subito, perché le due metà ospitano concentrazioni differenti di uccelli nella stessa giornata.

I canali, e quello che non fu mai finito

La laguna comunica con il Tirreno attraverso tre canali artificiali. Il canale di Fibbia, detto anche delle Saline, si apre sul tombolo della Giannella nei pressi della foce dell'Albegna. Il canale di Nassa, sempre sulla Giannella, in località Santa Liberata. Il canale di Ansedonia, sul tombolo della Feniglia, all'estremità sud orientale. Un quarto canale, il Pertuso, fu progettato e mai portato a termine. Tre bocche per ventisette chilometri quadrati sono poche, e questo è il nodo di tutta la questione ambientale: il ricambio con il mare aperto è insufficiente, l'acqua ristagna, e nelle estati calde la laguna soffoca.

Oasi della Laguna di Orbetello
Oasi della Laguna di Orbetello

I sentieri dell'Oasi della Laguna di Orbetello

L'oasi si percorre lungo tre itinerari principali, ai quali si aggiunge un breve anello didattico intorno al Casale della Giannella. Non sono percorsi impegnativi: il dislivello è nullo, il fondo è battuto, la difficoltà è zero. Quello che chiedono è pazienza e silenzio, che sono qualità meno diffuse della resistenza fisica.

Il sentiero ornitologico e i nove capanni

È l'itinerario classico, il più attrezzato, percorribile nella stagione fredda da settembre ad aprile, sia liberamente sia con visita guidata. Si sviluppa lungo la sponda della laguna di ponente e distribuisce nove capanni di osservazione, costruiti in legno e schermati verso l'acqua con feritoie orizzontali. La logica dei capanni è semplice e geniale: l'uccello non vede la sagoma umana, quindi non si allontana, e voi lo osservate a distanze che a cielo aperto sarebbero impensabili. Fenicotteri a cinquanta metri, aironi bianchi maggiori che pescano davanti alla feritoia, folaghe che passano a pochi passi.

Alcuni capanni guardano le vasche interne, altri lo specchio lagunare aperto, altri ancora i canneti. Cambiano completamente a seconda del vento e dell'ora: con il maestrale gli uccelli si spostano sottocosta, con il libeccio si concentrano nelle acque riparate. La regola operativa, per chi ha due ore, è fermarsi almeno quindici minuti in ogni capanno prima di giudicarlo vuoto. Nove capanni percorsi di corsa valgono meno di tre capanni ascoltati.

Il sentiero del Bosco di Patanella

Il bosco di Patanella è entrato nell'oasi nel 1985 ed è l'anima forestale della riserva: un bosco di lecci, sughere ed eriche, con orniello e roverella nelle zone più fresche, che scende fino alla riva. Ci corre un percorso botanico attrezzato, con alcuni capanni di osservazione, visitabile tutto l'anno sia liberamente sia in visita guidata. È la parte dell'oasi che si presta anche alle giornate calde, perché si cammina all'ombra, e quella dove il rapporto fra rumore e silenzio si rovescia: nella pineta si sentono i picchi, i colombacci, la ghiandaia, e in primavera l'usignolo. La sughereta di Patanella è un relitto, cioè un lembo superstite di una copertura che un tempo era molto più estesa, e per questo ha un valore conservazionistico che va oltre il piacere della passeggiata.

Il sentiero escursionistico da Ceriolo a Patanella

Il terzo percorso collega il centro visite del Ceriolo al bosco di Patanella. È il più lungo, attraversa ambienti diversi, dalla riva lagunare alla macchia al bosco, e si percorre tutto l'anno esclusivamente con visita guidata su prenotazione. È la scelta giusta per chi ha già visto i capanni almeno una volta e vuole capire come funziona il mosaico di ambienti che rende questa laguna così ricca. Chiedete espressamente della disponibilità quando prenotate: non è offerto tutti i giorni.

Il Casale della Giannella, il giardino delle farfalle e Casa Pelagos

Intorno al Casale della Giannella corre un piccolo sentiero natura che si fa in mezz'ora e che concentra la parte divulgativa. Qui si trova la mostra sulle zone umide e il giardino delle farfalle, un'aiuola progettata con le piante nettarifere che attirano i lepidotteri: nelle giornate tiepide di maggio è un via vai di macaoni, vanesse e cavolaie che i bambini seguono meglio di qualunque pannello esplicativo.

Il Casale ospita anche Casa Pelagos, museo interattivo aperto nell'agosto 2023 e dedicato al mare e ai suoi grandi abitanti, con orari stagionali propri. E il Centro di Educazione Ambientale, intitolato ad Aurelio Peccei, ricavato in una struttura di origine spagnola del Seicento: sala riunioni, spazi didattici, mostre tematiche. Tre casali più recenti funzionano da foresteria, con una sessantina di posti letto, sala mensa e cucina, attivi su prenotazione per i gruppi. Parte dell'energia della struttura arriva da un impianto fotovoltaico. Il complesso è gestito dal WWF Italia, che di una porzione dell'area è anche proprietario.

Gli uccelli dell'Oasi della Laguna di Orbetello

Questa è la ragione per cui si viene qui, ed è bene dirlo senza giri di parole: l'Oasi della Laguna di Orbetello è uno dei tre o quattro posti in Italia peninsulare dove un principiante può vedere in una mattina, senza fatica e senza fortuna particolare, venti specie di uccelli acquatici che altrove richiederebbero settimane. L'avifauna è la componente più importante della fauna della riserva ed è quella che ha giustificato ogni singolo provvedimento di tutela.

Il cavaliere d'Italia, il simbolo

Himantopus himantopus è un trampoliere bianco e nero con zampe rosa lunghissime, sproporzionate rispetto al corpo, che gli permettono di camminare in acqua bassa e cercare invertebrati nel fango. Era considerato estinto come nidificante in Italia dai primi del Novecento, ed è stata la sua riscoperta a Orbetello a far nascere la protezione. Oggi nidifica regolarmente nelle vasche interne dell'oasi. Si osserva bene fra aprile e luglio, quando difende il nido con voli di distrazione e richiami acuti insistenti: se lo sentite gridare, siete troppo vicini, e la cosa giusta da fare è arretrare.

I fenicotteri rosa

Phoenicopterus roseus è l'immagine che ha reso questa laguna popolare oltre la cerchia degli appassionati. Sverna a Orbetello con contingenti che arrivano a migliaia di individui, ed è negli anni novanta che si sono registrati i primi casi di nidificazione nell'Italia continentale. Il colore rosa non è un pigmento proprio: deriva dai carotenoidi dei piccoli crostacei di cui l'animale si nutre filtrando il fango con quel becco ricurvo che tiene rovesciato sott'acqua. Gli esemplari giovani sono grigiastri e ci mettono anni a colorarsi. Il momento migliore per vederli è fra novembre e marzo, con luce radente, dai capanni che guardano lo specchio aperto.

Un avvertimento da professionista: il fenicottero è l'uccello più fotografato e più frainteso della laguna. Da lontano sembra immobile, in realtà è un animale nervoso, che alza il collo e si allontana in gruppo al primo movimento brusco. Chi esce dal capanno per avvicinarsi rovina l'osservazione a tutti gli altri e ottiene una fotografia peggiore.

Aironi, garzette e spatole

Nell'oasi è presente una colonia importante di Ardeidi. L'airone bianco maggiore, alto quasi un metro, è diventato regolare in inverno; la garzetta è presente tutto l'anno; l'airone cenerino pesca lungo i canali; l'airone guardabuoi, che una volta era una rarità segnalata, si vede oggi anche nei prati retrostanti. La spatola, con il becco a spatola appunto, si osserva mentre setaccia l'acqua bassa con movimenti laterali della testa. L'avocetta, bianca e nera con il becco ricurvo all'insù, frequenta le stesse vasche del cavaliere d'Italia ed è un altro dei trampolieri simbolo delle saline mediterranee.

Il falco pescatore

Pandion haliaetus è tornato a nidificare in provincia di Grosseto dal 2011, all'interno del Parco della Maremma e della Riserva naturale Diaccia Botrona, dopo decenni di assenza dalla penisola. A Orbetello il progetto ha previsto l'installazione di torri artificiali per la nidificazione. Vederlo cacciare è uno spettacolo che vale da solo il viaggio: si ferma in volo battuto a venti o trenta metri sull'acqua, poi si lascia cadere con gli artigli in avanti e riemerge con un cefalo fra le zampe, che orienta con la testa in avanti per ridurre l'attrito in volo. In Mediterraneo le coppie nidificanti restano meno di cento: ogni individuo conta.

L'ibis eremita, il ritorno impossibile

Geronticus eremita è un uccello nero con riflessi metallici, testa nuda e becco lungo ricurvo, estinto in Europa da circa quattrocento anni. Il progetto Waldrappteam, avviato in Austria nel 2002, ha ricostruito da zero una rotta migratoria insegnandola agli uccelli: gli esemplari nati in cattività vengono addestrati a seguire un ultraleggero, che li guida verso sud lungo un percorso che le generazioni successive imparano e ripetono da sole. Il quartiere di svernamento scelto per questa popolazione è la Toscana, e la laguna di Orbetello ne fa parte. Vedere un ibis eremita al pascolo su un prato maremmano significa guardare un pezzo di storia della conservazione europea in movimento.

Anatre svernanti e limicoli

Da novembre a febbraio la laguna si riempie di anatre di superficie. Il mestolone, con il becco a paletta; il fischione, che effettivamente fischia e i cui stormi producono un suono riconoscibile a centinaia di metri; il codone, elegantissimo, con le penne centrali della coda allungate; l'alzavola, la più piccola delle anatre europee, che si alza in volo di scatto quasi verticale. Con loro folaghe a migliaia, svassi, cormorani appollaiati ad ali aperte sui pali per asciugarsi le penne. Fra i limicoli si osservano pavoncelle, pivieri, piro piro, chiurli.

Le rarità e le specie di interesse conservazionistico

L'elenco delle presenze rare è lungo e va letto con la giusta cautela: non sono avvistamenti quotidiani, sono segnalazioni che nel corso degli anni hanno costruito il valore scientifico del sito. L'aquila anatraia minore, Aquila pomarina, e l'aquila di mare, Haliaeetus albicilla, compaiono fra le specie di maggiore pregio registrate nell'area. La laguna è classificata come sito chiave per il chiurlottello, Numenius tenuirostris, un limicolo prossimo all'estinzione e forse già scomparso. Alla fine degli anni novanta si sono insediate per la prima volta in Toscana piccole colonie di due sterne, il fraticello, Sternula albifrons, e la sterna comune, Sterna hirundo, che continuano a riprodursi nell'area protetta.

Nel sito di interesse regionale sono segnalati inoltre il cuculo dal ciuffo, Clamator glandarius, nidificante; il lanario, Falco biarmicus, svernante irregolare; il falco di palude, Circus aeruginosus, presente tutto l'anno e possibile nidificante irregolare; la moretta tabaccata, Aythya nyroca, migratrice e svernante irregolare; la volpoca, Tadorna tadorna, nidificante e svernante; l'averla cenerina, Lanius minor, nidificante; l'occhione, Burhinus oedicnemus, nidificante; il tarabuso, Botaurus stellaris, migratore e svernante; la sterpazzola di Sardegna, Sylvia conspicillata, nidificante e presumibilmente irregolare. In estate si aggiungono i gruccioni, con i loro colori tropicali e il richiamo gorgogliante che si sente prima di vederli.

Oasi della Laguna di Orbetello, Airone bianco
Oasi della Laguna di Orbetello, Airone bianco

La flora dell'Oasi della Laguna di Orbetello

La vegetazione dell'area protetta si legge per fasce parallele alla costa, e ogni fascia risponde a un parametro fisico diverso: la salinità del suolo, la distanza dal mare, l'esposizione al vento salso, l'altezza della falda.

La pineta litoranea

La fascia forestale è dominata dal pino marittimo e dal pino domestico, il pino da pinoli con la chioma a ombrello. Sono in larga parte impianti, il risultato di rimboschimenti otto e novecenteschi eseguiti per fissare le dune e frenare l'erosione. Sotto le chiome cresce un sottobosco di macchia che i daini, dove sono presenti, contengono efficacemente.

La macchia mediterranea sclerofillica

La vegetazione a foglia dura comprende il ginepro fenicio e il ginepro coccolone, la fillirea, l'alaterno, la smilace, il lentisco e il mirto. Più all'interno subentrano il leccio e la sughera, accompagnati dall'orniello e dalla roverella nelle stazioni più fresche e umide. È una macchia alta, in alcuni punti impenetrabile, che in primavera profuma di cisto e in autunno si riempie di bacche: il lentisco e il mirto sono la dispensa invernale dei tordi e dei merli.

La duna e le specie psammofile

Nella parte rivolta al mare dell'area contigua sopravvive la vegetazione psammoalofila. La duna mobile è quasi totalmente erosa, ma resistono presenze caratteristiche come la crucianella marittima, la soldanella di mare con i suoi fiori lilla che spuntano dalla sabbia nuda, il pancrazio marittimo, il giglio bianco che fiorisce in agosto sulle dune e che è protetto. Sono piante che vivono in condizioni estreme: sabbia mobile, salsedine, escursione termica violenta, poca acqua dolce. Camminarci sopra le uccide, ed è la ragione per cui i sentieri sono segnati e i camminamenti sopraelevati vanno rispettati.

La sughereta relitta e le alofile

Nella parte orientale sopravvive una sughereta relitta che fa parte del bosco di Patanella: le sughere hanno la corteccia spessa e spugnosa che le rende resistenti al fuoco, ed è uno dei motivi per cui questo lembo di bosco è arrivato fino a noi. Lungo le rive lagunari, infine, crescono i popolamenti tipici dei suoli salsi: salicornie, limonio, giunchi, comunità basse e apparentemente povere che in realtà sono fra le più specializzate d'Europa e che colorano di rosso le rive in autunno.

Rettili, anfibi, mammiferi e pesci della Laguna di Orbetello

L'attenzione degli osservatori va quasi tutta agli uccelli, e si capisce. Ma il patrimonio faunistico dell'area è più ampio. Fra i rettili sono presenti la testuggine d'acqua europea, Emys orbicularis, che si vede prendere il sole sui tronchi affioranti nei canali, e la testuggine di Hermann, Testudo hermanni, la tartaruga terrestre mediterranea, che nella macchia della Feniglia e di Patanella trova uno degli ultimi ambienti adatti della costa toscana. Entrambe sono specie di interesse comunitario e in forte contrazione altrove.

Gli anfibi e i mammiferi della duna litoranea completano il quadro, con la piccola fauna che il visitatore raramente vede ma che regge l'intera catena: rospi smeraldini, ricci, volpi, tassi, e la martora segnalata nel bosco. I daini della Feniglia sono i più visibili.

Le acque della laguna ospitano popolamenti ittici cospicui, di interesse sia conservazionistico sia economico. Spigole, orate, muggini e anguille sono le specie che contano. Un tempo si pescavano anche gamberi e molluschi in quantità oggi non più raggiunte. Il pesce è il motivo per cui c'è Orbetello, e la ragione per cui la laguna è sempre stata considerata una risorsa prima ancora che un paesaggio.

La laguna che lavora: pesca, bottarga e anguilla sfumata

Dai tempi degli Etruschi e poi dei Romani l'economia di Orbetello si è retta sullo sfruttamento della laguna e sulla pesca. Il mestiere, un tempo tramandato di padre in figlio nelle famiglie dei pescatori, è oggi gestito da una società per azioni che occupa poco meno di cento dipendenti. Il pesce viene lavorato in loco oppure venduto in molti mercati italiani e all'estero.

La bottarga di muggine

La bottarga si ottiene dalle sacche ovariche del muggine, estratte intere, salate, pressate e lasciate stagionare. Il risultato è un blocco ambrato, compatto, che si grattugia sulla pasta o si taglia a lamelle sottili con un filo d'olio. La bottarga di Orbetello è un prodotto di nicchia, molto diverso da quella sarda per sapore e consistenza, e si acquista in città presso i punti vendita della cooperativa dei pescatori. Una regola di buon senso: si compra il pezzo intero, non la polvere in barattolo, perché è l'unico modo per sapere che cosa si sta mangiando.

L'anguilla sfumata

È il piatto identitario di Orbetello. L'anguilla viene affumicata, con l'aggiunta di spezie e peperoncino, secondo una lavorazione che qui si chiama sfumatura. Il risultato è carne scura, grassa, intensa, che si mangia a temperatura ambiente con pane e nient'altro. Non è un prodotto per tutti i palati e non fingerò il contrario. È però il sapore vero di questa laguna, e chi arriva fin qui e mangia un piatto di pesce generico che troverebbe in qualunque località balneare ha sbagliato viaggio.

Il fragile equilibrio dell'Oasi della Laguna di Orbetello

Questa laguna è un ambiente ad alto rischio, e vale la pena capire perché. Il ricambio idrico con il mare avviene attraverso tre soli canali artificiali, e non basta. Al ridotto apporto di acqua marina si somma da decenni l'immissione di scarichi ricchi di nitrati e sali di potassio provenienti dalle colture agricole del bacino. Il risultato è l'eutrofizzazione: i nutrienti fanno esplodere le alghe, le alghe consumano ossigeno quando si decompongono, e in estate l'acqua bassa e calda arriva all'anossia. Le crisi distrofiche hanno prodotto in passato morie di pesci di dimensioni notevoli e sono la ragione per cui è stato istituito l'ufficio del Commissario della Laguna di Orbetello.

Alle criticità idriche si aggiungono altri fattori che i piani di gestione elencano senza indulgenza: il disturbo antropico crescente, l'aumento dei gabbiani reali che predano le colonie di sterne e di limicoli, il conflitto fra attività di pesca e avifauna ittiofaga, la pressione turistica estiva sui tomboli, e le aree industriali dismesse con suoli contaminati che gravano sul bacino. Il fatto che tutto questo convivi con decine di migliaia di uccelli svernanti dice quanto sia produttiva questa laguna e quanto poco margine le resti.

A nostro giudizio il visitatore consapevole fa parte della soluzione e non del problema. Un'oasi che riceve visitatori paganti è un'oasi che ha bilanci, personale, guardiania e capacità di incidere sulle decisioni pubbliche. Un'oasi vuota è un'oasi che scompare dal dibattito.

Oasi della Laguna di Orbetello
Oasi della Laguna di Orbetello

Quando andare all'Oasi della Laguna di Orbetello

L'inverno, la stagione migliore

Da dicembre a febbraio la laguna raggiunge il massimo delle presenze. Le anatre svernanti, i fenicotteri, gli aironi bianchi, i limicoli: è il periodo in cui un'ora nel capanno giusto produce più osservazioni di una settimana in agosto. La luce invernale, bassa e calda, è anche la migliore per la fotografia. Vestitevi come per una giornata di montagna: nei capanni non ci si muove e il freddo umido della laguna entra nelle ossa.

La primavera, la stagione del canto

Marzo e aprile portano la migrazione di ritorno e l'inizio della nidificazione. Il cavaliere d'Italia, le sterne, i gruccioni. Il bosco di Patanella è al massimo della fioritura e i sentieri sono percorribili in maniche di camicia. È la stagione con il miglior rapporto fra numero di specie e comfort.

L'estate, con regole diverse

Dall'11 maggio si entra soltanto in visita guidata nel tardo pomeriggio, e la scelta ha senso. Alle 17.30 il caldo comincia a cedere, la luce diventa laterale, gli animali riprendono attività. È anche l'orario in cui la laguna offre i colori più spettacolari, con l'Argentario controluce. Non aspettatevi i grandi numeri invernali: aspettatevi qualità di luce e specie nidificanti.

L'autunno, la migrazione

Da settembre a novembre passano i migratori diretti a sud. È un periodo imprevedibile e per questo appassionante: una giornata può essere modesta e quella dopo regalare una specie che manca da anni. Dal 22 settembre riaprono i fine settimana con orario continuato e il sentiero ornitologico torna accessibile.

L'Oasi della Laguna di Orbetello con i bambini

Funziona, a due condizioni. La prima è scegliere il percorso breve intorno al Casale della Giannella, con la mostra sulle zone umide, il giardino delle farfalle e Casa Pelagos: sono tre attività concrete, visive, che tengono banco senza chiedere immobilità. La seconda è portare un binocolo per ciascuno, o almeno uno ogni due bambini. Un bambino che non ha il binocolo in mano si annoia in tre minuti; un bambino che riesce a mettere a fuoco un fenicottero da solo si ricorda quella mattina per anni.

Sul sentiero ornitologico l'età minima ragionevole è intorno ai sette anni, perché i capanni chiedono di stare fermi e in silenzio per periodi lunghi. Il WWF organizza attività didattiche strutturate per le scuole al Centro di Educazione Ambientale, con la possibilità per i gruppi di appoggiarsi alla foresteria. Il passeggino sul sentiero ornitologico è scomodo ma non impossibile sul tratto iniziale; sul sentiero escursionistico è da escludere.

Accessibilità e attrezzatura per l'Oasi della Laguna di Orbetello

Il fondo dei sentieri principali è battuto e pianeggiante, senza gradini significativi, ma resta un fondo naturale che dopo la pioggia diventa fangoso e in estate polveroso. Le condizioni di accessibilità per chi si muove in carrozzina vanno verificate direttamente con il centro visite prima di partire, perché dipendono dal tratto e dalla stagione: il numero è lo stesso delle prenotazioni.

Sull'attrezzatura ci sono due obblighi e un consiglio. Gli obblighi: scarpe chiuse, sempre, e nessun animale domestico. Il consiglio: il binocolo. Un dieci per quarantadue, cioè dieci ingrandimenti e obiettivi da quarantadue millimetri, è il compromesso giusto per la laguna, perché tiene luce nelle ore basse e resta stabile a mano libera. Chi fotografa deve mettere in conto focali lunghe: sotto i quattrocento millimetri equivalenti, i fenicotteri restano puntini rosa. Aggiungete un cappello, acqua e un repellente per insetti fra maggio e settembre. All'ingresso c'è un'area attrezzata per il pic nic.

Cosa vedere intorno all'Oasi della Laguna di Orbetello

Orbetello, la città sull'istmo

Il centro storico di Orbetello sorge sulla lingua di terra mediana che si protende dentro la laguna, ed è una delle passeggiate urbane più particolari della Toscana: da qualunque lato si cammini, l'acqua è a poche decine di metri. Restano tratti di mura di origine etrusca, poi rimaneggiate, e le fortificazioni cinquecentesche spagnole. La Polveriera Guzman, del 1692, è il monumento militare più significativo del periodo dei Presidi e ospita oggi funzioni museali: nel 1860 Garibaldi vi si rifornì di munizioni durante la spedizione. Il duomo conserva la facciata gotica tardo trecentesca. Sopravvive inoltre uno dei mulini spagnoli piantati nell'acqua della laguna, ultimo di una serie che ne contava nove: la sagoma isolata nella laguna è diventata l'emblema della città.

Il tombolo della Feniglia a piedi o in bicicletta

Sei chilometri di sterrato dritto sotto la pineta, chiusi al traffico motorizzato, con i daini e la spiaggia a pochi passi. Si percorre in un'ora e mezza a piedi, in mezz'ora in bicicletta. È la maniera migliore di capire come è fatto un tombolo, e la più economica: l'ingresso alla riserva statale è libero.

Ansedonia, Cosa e la Tagliata

Ansedonia chiude la laguna a sud est. Sulla collina si trova l'area archeologica di Cosa, colonia latina fondata nel 273 avanti Cristo e abbandonata nel corso del Trecento, con le mura poligonali, il foro e il tempio di Giove. Ai piedi del promontorio corre la Tagliata etrusca, un canale scavato nella roccia che serviva a impedire l'insabbiamento del porto sfruttando le correnti, e si apre lo Spacco della Regina, una fenditura naturale prolungata da gallerie artificiali. La Torre della Tagliata, cinquecentesca su base medievale, fu abitata da Giacomo Puccini, che vi soggiornò e vi lavorò.

Il Monte Argentario

Il promontorio dell'Argentario chiude la laguna a ovest e vale una giornata a sé. Porto Santo Stefano sul versante nord e Porto Ercole su quello sud sono i due porti storici, entrambi presidiati da fortezze spagnole. Da Porto Santo Stefano partono i traghetti per l'Isola del Giglio, che con la traversata di circa un'ora diventa un'escursione fattibile in giornata.

Le altre oasi della costa

Venti chilometri a sud, verso il confine con il Lazio, si trova l'Oasi WWF Lago di Burano, la prima oasi italiana del WWF, aperta nel 1967: un lago costiero salmastro separato dal mare da un cordone dunale, con caratteristiche diverse da Orbetello e una avifauna in parte complementare. Chi ha due giorni fa bene a vederle entrambe. Scendendo verso Roma, la costa laziale offre l'Oasi WWF di Macchiagrande, la Riserva naturale di Macchiatonda, l'Oasi di Castel di Guido e, più a sud, il Parco Nazionale del Circeo con i suoi laghi costieri.

L'entroterra maremmano

Chi ha un giorno in più sale verso Capalbio, borgo murato a mezz'ora dalla laguna, oppure prosegue verso Pitigliano, la città costruita sul tufo. Sulla via del ritorno verso la capitale meritano una sosta gli scavi di Vulci, le necropoli di Tarquinia con le tombe dipinte e il centro di Tuscania.

Orbetello
Orbetello

Una curiosità sull'Oasi della Laguna di Orbetello

La curiosità più bella di questo posto non riguarda un uccello raro ma un errore di calcolo: l'oasi esiste perché qualcuno, nel secolo scorso, aveva dichiarato estinto un animale che invece era ancora lì. Il cavaliere d'Italia era considerato scomparso come nidificante dal territorio italiano fin dall'inizio del Novecento. Poi, alla fine degli anni sessanta, Fulco Pratesi e Hardy Reichelt trovarono nella laguna di Orbetello una piccola colonia che nidificava. Non una coppia di passaggio: una colonia insediata, in un'area che a quel tempo era terreno di caccia aperto.

La conseguenza fu immediata e sproporzionata rispetto alle dimensioni della scoperta. Il WWF Italia sollecitò il Ministero dell'Agricoltura e Foreste e nel 1971 nacque un'oasi di circa 800 ettari, che negli anni successivi si sarebbe estesa fino agli attuali 1.533. Vale la pena fermarsi un attimo su quel meccanismo, perché è il modo in cui è nata metà della conservazione italiana: un dato scientifico esatto, prodotto da due persone con un binocolo, ha spostato un confine amministrativo e ha sottratto per sempre alla caccia una delle zone umide più importanti del Tirreno.

C'è un secondo strato, altrettanto curioso. Il cavaliere d'Italia non era scomparso per persecuzione diretta, non essendo un uccello da carniere: era scomparso perché erano scomparse le zone umide, prosciugate dalle bonifiche. La sua riapparizione a Orbetello è quindi la prova che la laguna, pur malandata, aveva conservato una funzione che il resto della costa aveva perso. Da allora il cavaliere d'Italia è tornato a nidificare in molte aree italiane, ed è oggi il simbolo grafico dell'oasi. Dei tre o quattro cartelli che incontrate lungo il sentiero ornitologico, quello con le zampe rosa è l'atto di nascita di tutto il resto.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'Oasi della Laguna di Orbetello

Che d'estate, se vi presentate al cancello di mattina, non entrate. Nessuna guida di viaggio lo scrive con la chiarezza necessaria, e ogni anno decine di famiglie arrivano alle undici di luglio con il costume nello zaino e trovano il cancello chiuso. Dall'11 maggio al 21 settembre l'oasi apre solo per la visita guidata del tardo pomeriggio, martedì, giovedì, sabato e domenica alle 17.30, con la partenza anticipata alle 16.30 in settembre, e la prenotazione va fatta entro le 13 del giorno prima. Non c'è un ingresso libero estivo. Chi non ha prenotato la sera precedente, il giorno dopo non entra.

La seconda parte della cosa che non vi dice nessuno riguarda l'accesso fisico. Il regolamento specifica che l'ingresso dell'oasi non è raggiungibile a piedi né in bicicletta. Sembra un cavillo e invece è la regola che manda a monte più viaggi: chi arriva in treno a Orbetello e pensa di coprire in bici i chilometri di Aurelia che lo separano dal cancello si trova davanti a una statale a scorrimento veloce senza banchina praticabile. Serve un mezzo a motore, punto.

Terza cosa, minore ma fastidiosa: i cani non entrano, in nessuna stagione e in nessuna forma, nemmeno tenuti in braccio. Per una riserva che protegge specie nidificanti a terra è una regola sacrosanta, ma va saputa prima, perché significa che chi viaggia con il cane deve organizzare una alternativa. Aggiungo l'obbligo delle scarpe chiuse, che d'estate coglie di sorpresa chi arriva dalla spiaggia della Giannella in infradito. Sono tre informazioni banali che nessuno mette in evidenza e che decidono se la giornata funziona o no.

Il consiglio che ti do per visitare l'Oasi della Laguna di Orbetello

Venite in inverno, e venite con il vento giusto. Il consiglio si divide in due parti e nessuna delle due è scontata.

La prima parte è la stagione. Chiunque programmi un viaggio in Maremma pensa a maggio o a settembre. Per questa laguna la stagione buona è gennaio. Da dicembre a febbraio la laguna di ponente ospita il picco degli svernanti: le anatre di superficie a migliaia, i fenicotteri, gli aironi bianchi maggiori, i cormorani, i limicoli. In quei mesi l'oasi apre il sabato, la domenica e i festivi dalle 9 alle 16 con accesso anche libero al sentiero ornitologico, quindi potete restare nei capanni quanto volete senza il ritmo del gruppo. Aggiungete che l'Argentario in gennaio è vuoto e i prezzi sono un terzo di quelli di agosto.

La seconda parte è meteorologica, e la imparano solo quelli che ci tornano. La laguna è bassissima, un metro di profondità media, e reagisce al vento come una bacinella: con il maestrale l'acqua si accumula su un lato e scopre i bassifondi dall'altro, e gli uccelli seguono i bassifondi. Prima di partire guardate la direzione del vento e regolatevi sui capanni: con vento da nord ovest funzionano meglio quelli meridionali, con il libeccio si concentra tutto nelle acque riparate. Il secondo dettaglio è l'ora: la luce del primo mattino e quella dell'ultima ora sono radenti e vi arrivano da dietro se scegliete il lato giusto, il che significa uccelli illuminati e non controluce.

Ultima raccomandazione, contro ogni istinto: state fermi. Il visitatore medio percorre i nove capanni in cinquanta minuti e vede poco. La laguna si comporta a ondate, e la fauna, quando avverte movimento, si allontana e torna dopo un quarto d'ora. Chi si siede in un capanno e aspetta venti minuti in silenzio vede il triplo di chi li percorre tutti. Portate un thermos.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la laguna di Orbetello, così come la vediamo, è in gran parte un manufatto. Lo sanno tutti e quasi nessuno ne trae le conseguenze. La diga leopoldina che collega la città all'Argentario è del 1842, voluta dal granduca Leopoldo II: prima non c'era, e i due bacini che oggi chiamiamo laguna di ponente e laguna di levante erano un corpo d'acqua solo. I tre canali di comunicazione con il mare, Fibbia, Nassa e Ansedonia, sono artificiali. Un quarto canale, il Pertuso, fu progettato e mai completato. La pineta della Feniglia è un rimboschimento iniziato nel 1910 su una duna che il taglio settecentesco aveva denudato e che stava franando. I daini che ci vivono furono introdotti negli anni cinquanta da Castelporziano.

La conseguenza che si trascura è semplice: questo ambiente non si conserva lasciandolo stare, si conserva gestendolo. Il ricambio idrico dipende da tre bocche scavate dall'uomo, e se non vengono mantenute la laguna soffoca. La duna dipende da una foresta piantata. L'equilibrio del sottobosco dipende da un erbivoro importato. Le torri di nidificazione del falco pescatore sono strutture artificiali. Persino le vasche dove nidificano i cavalieri d'Italia hanno livelli d'acqua regolati.

Il fatto risaputo, dunque, è che qui la parola natura significa una cosa diversa da quella che significa in un bosco d'Appennino. Significa un sistema costruito nei secoli dall'interazione fra sedimentazione naturale, ingegneria granducale, bonifica, rimboschimento e conservazione moderna. È un paesaggio culturale a tutti gli effetti, e questo non lo rende meno prezioso: lo rende più fragile, perché un paesaggio che dipende dalla manutenzione si degrada nel momento esatto in cui la manutenzione si ferma. Le crisi distrofiche estive, con le alghe che consumano l'ossigeno e i pesci che muoiono, sono il promemoria periodico di questa verità.

Orbetello Piano Festival
Orbetello Piano Festival

La foto giusta da fare all'Oasi della Laguna di Orbetello

Non è il primo piano del fenicottero. Il primo piano del fenicottero lo fanno tutti, richiede seicento millimetri e nella maggior parte dei casi produce un uccello rosa slavato su acqua grigia. La foto giusta all'Oasi della Laguna di Orbetello è un'altra: lo stormo in volo basso sull'acqua, all'ultima ora di luce, con la sagoma scura del Monte Argentario sul fondo.

La composizione funziona per una ragione geografica precisa. Dai capanni della sponda settentrionale della laguna di ponente, il promontorio si trova a ovest, quindi il sole tramonta dietro di lui. Un'ora prima del tramonto la luce diventa arancione e radente, l'acqua bassa riflette il cielo, e la massa dell'Argentario si appiattisce in una silhouette che dà profondità all'inquadratura. Se in quel momento uno stormo si alza, avete tre elementi in un colpo solo: colore, movimento e scala. In estate le visite guidate partono alle 17.30, o alle 16.30 in settembre, che è esattamente la finestra buona.

La parte tecnica, per chi la vuole. Tempo di scatto non sotto il millesimo di secondo se volete le ali ferme, oppure scendete deliberatamente a un cinquantesimo e cercate il mosso creativo, che su uno stormo funziona benissimo. Esposizione in sottoesposizione di uno stop, perché il rosa dei fenicotteri brucia con niente e il canale rosso satura prima degli altri. Focale: fra i duecento e i quattrocento millimetri equivalenti si tiene lo stormo intero, che è quello che serve. Il treppiede nei capanni è spesso ingombrante, meglio appoggiare l'obiettivo sul bordo della feritoia con uno straccio o un guanto.

La seconda foto che vale la pena portarsi a casa non è dentro l'oasi: è il mulino spagnolo di Orbetello isolato nell'acqua, ripreso dal lungolago cittadino nell'ora blu, con le luci della città che si accendono. Terza opzione, per chi ha la bicicletta: il rettilineo della Feniglia sotto i pini, fotografato dal centro della carrareccia, con i fusti che convergono verso il fondo. È un clichè, ma è un clichè che funziona perché quel rettilineo esiste davvero così.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La laguna di Orbetello ha vissuto vicende che raramente entrano nelle guide naturalistiche, e che però spiegano il paesaggio meglio di qualunque descrizione della vegetazione.

Il primo evento è la fondazione romana di Cosa, nel 273 avanti Cristo, sulla collina di Ansedonia che chiude la laguna a sud est. Era una colonia latina di controllo su un territorio strappato agli Etruschi di Vulci, con un porto sottostante che i Romani difesero dall'insabbiamento scavando nella roccia la Tagliata, un canale che sfruttava le correnti per tenere pulita l'imboccatura. La città fu abbandonata definitivamente nel corso del Trecento, e quel che resta, mura poligonali, foro, tempio di Giove, è oggi area archeologica visitabile.

Il secondo è la nascita dello Stato dei Presidi. Nel 1557 Carlo V costituì su questo tratto di costa un dominio spagnolo indipendente, con capitale Orbetello, che comprendeva l'Argentario, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone e Ansedonia. Durò fino all'unificazione con la Toscana nel 1860 e 1861. Le mura, le fortezze, la Polveriera Guzman costruita nel 1692, i mulini piantati nella laguna, sono l'eredità materiale di quei tre secoli spagnoli, e sono la ragione per cui Orbetello ha un aspetto che non somiglia a nessun'altra città toscana.

Il terzo è la morte di Caravaggio. Nel 1610 il pittore, che risaliva la costa verso Roma sperando nella grazia papale, si trovò bloccato in questo tratto di Maremma fra gli acquitrini e i tomboli, e vi morì per stenti e febbri malariche. La tradizione localizza la fine a Porto Ercole; il tombolo della Feniglia, con le sue paludi allora malsane, è entrato per sempre nella vicenda. Chi cammina oggi sotto la pineta bonificata attraversa un luogo che quattro secoli fa uccideva.

Il quarto è il 1842, l'anno della diga leopoldina, che ha ridisegnato l'idrografia della laguna e la geografia dei collegamenti.

Il quinto è aeronautico. Fra il 1927 e il 1933 Italo Balbo utilizzò l'idroscalo di Orbetello, sulla laguna, come base di partenza delle trasvolate atlantiche: la laguna calma e bassa era una pista d'acqua ideale per gli idrovolanti in decollo a pieno carico. Accanto sorgeva un hangar progettato da Pier Luigi Nervi, distrutto nel 1944. Molto prima degli idrovolanti, nel 1860, era passato di qui Garibaldi, che alla Polveriera Guzman si rifornì di munizioni durante la sua campagna.

Il sesto è ambientale, e non ha una data sola. Fino agli anni sessanta del Novecento la laguna, area di sosta e nidificazione di decine di specie migratrici, era aperta alla caccia. Nel 1971 arriva l'oasi, nel 1977 il riconoscimento della Convenzione di Ramsar, nel 1985 l'annessione del bosco di Patanella, nel 1998 l'istituzione della riserva naturale. In meno di trent'anni un terreno di caccia si è trasformato in una delle zone umide più tutelate del Mediterraneo occidentale: nella storia della conservazione italiana è un caso di studio.

Chi è passato dall'Oasi della Laguna di Orbetello

Fulco Pratesi, prima di tutti. Il fondatore del WWF Italia è legato a questa laguna in modo diretto: fu lui, con Hardy Reichelt, a individuare alla fine degli anni sessanta la colonia nidificante di cavaliere d'Italia che innescò l'istituzione dell'oasi nel 1971. Molte delle sue tavole naturalistiche nascono dall'osservazione sul campo in aree come questa. Se oggi entrate da un cancello e non da un appostamento di caccia, è anche per merito suo.

Aurelio Peccei, al quale è intitolato il Centro di Educazione Ambientale della Giannella, non fu un naturalista ma un manager e un pensatore: fondatore del Club di Roma, promotore nel 1972 del rapporto sui limiti dello sviluppo che portò per la prima volta l'idea di finitezza delle risorse dentro il dibattito economico mondiale. La dedica non è decorativa: lega questa laguna a una delle intuizioni più importanti del Novecento.

Il granduca Leopoldo II di Lorena passò di qui nel senso più concreto, perché modificò la laguna: la diga del 1842 che porta il suo nome è opera del suo programma di bonifica della Maremma, la grande impresa idraulica che tra Otto e Novecento ha cambiato il volto di questa costa. Che poi quella diga abbia creato i problemi di ricambio idrico con cui oggi facciamo i conti è l'ironia di ogni intervento di ingegneria territoriale.

Caravaggio passò da qui morendo, nel luglio del 1610, fra i tomboli e gli acquitrini della Feniglia, come detto: la Maremma malarica lo fermò a poche giornate da Roma.

Giacomo Puccini soggiornò poco più a sud, nella Torre della Tagliata di Ansedonia, che affaccia sullo stesso tratto di costa e sulle stesse acque: vi lavorò e vi trovò l'isolamento che cercava.

Italo Balbo passò da qui in aeroplano, o meglio in idrovolante, guidando fra il 1927 e il 1933 le crociere atlantiche partite dall'idroscalo costruito sulla laguna, che negli anni trenta rese Orbetello uno dei nomi più citati della cronaca internazionale.

Giuseppe Garibaldi passò da Orbetello nel 1860, rifornendosi di munizioni alla Polveriera Guzman, e a questo episodio la città deve una delle sue memorie risorgimentali.

Infine, ogni inverno, passano di qui migliaia di viaggiatori che non hanno nome e che vengono da molto più lontano: le anatre dalla Scandinavia e dalla Russia, i fenicotteri dalla Camargue e dalla Spagna, gli ibis eremita che seguono una rotta insegnata loro da un ultraleggero. La lista dei personaggi celebri è bella, ma la vera storia di questo posto la scrivono loro.

Domande frequenti sull'Oasi della Laguna di Orbetello

Dove si trova l'Oasi della Laguna di Orbetello?

L'Oasi della Laguna di Orbetello si trova sulla strada statale 1 Aurelia al chilometro 148,300, corsia sud, in località Ceriolo III, fra Albinia e Orbetello, in provincia di Grosseto. Si affaccia sul lato interno del tombolo della Giannella, sulla laguna di ponente, gestita dal WWF Italia.

Quanto dista l'Oasi della Laguna di Orbetello da Roma?

L'Oasi della Laguna di Orbetello dista circa centosessanta chilometri da Roma, percorsi quasi interamente lungo l'Aurelia, statale 1. Il tempo reale di percorrenza in auto, secondo le condizioni di traffico su questa strada a tratti a carreggiata unica, è di poco più di un'ora e mezza.

Quando è aperta l'Oasi della Laguna di Orbetello?

Da fine settembre a inizio maggio l'Oasi della Laguna di Orbetello si visita il sabato, la domenica e nei festivi dalle 9 alle 16, con ultimo ingresso alle 14. Dall'11 maggio al 21 settembre l'oasi apre invece solo per la visita guidata del tardo pomeriggio, martedì, giovedì, sabato e domenica, con partenza fissata alle 17.30.

Qual è il periodo migliore per vedere gli uccelli all'Oasi della Laguna di Orbetello?

Il periodo migliore per l'osservazione degli uccelli all'Oasi della Laguna di Orbetello è l'inverno, da dicembre a febbraio, quando la laguna raggiunge il massimo delle presenze di anatre svernanti, fenicotteri, aironi bianchi e limicoli. Un'ora nel capanno giusto in questa stagione produce più osservazioni di una settimana estiva.

L'Oasi della Laguna di Orbetello è adatta a una visita con i bambini?

Sì, l'Oasi della Laguna di Orbetello funziona bene con i bambini a due condizioni: scegliere il percorso breve intorno al Casale della Giannella, con la mostra sulle zone umide, il giardino delle farfalle e Casa Pelagos, e portare un binocolo per ciascuno, o almeno uno ogni due bambini.

I sentieri dell'Oasi della Laguna di Orbetello sono accessibili in sedia a rotelle?

Il fondo dei sentieri principali dell'Oasi della Laguna di Orbetello è battuto e pianeggiante, senza gradini significativi, ma resta un fondo naturale che dopo la pioggia diventa fangoso e in estate polveroso. Le condizioni effettive di accessibilità per chi si muove in carrozzina vanno verificate direttamente con il centro visite prima di partire.

Perché è nata l'Oasi della Laguna di Orbetello?

L'Oasi della Laguna di Orbetello nacque nel 1971 dopo che, alla fine degli anni sessanta, Fulco Pratesi e Hardy Reichelt individuarono nella laguna una colonia nidificante di cavaliere d'Italia, specie considerata scomparsa come nidificante in Italia fin dall'inizio del Novecento. Quella scoperta portò all'istituzione dell'area protetta.

Visitare l'Oasi della Laguna di Orbetello in gruppo

La laguna funziona bene come tappa di un itinerario di gruppo, a patto di trattarla per quello che è: una visita naturalistica che richiede tempi lenti e numeri contenuti. I capanni di osservazione ospitano poche persone alla volta, quindi un pullman da cinquanta va spezzato in sottogruppi sfalsati, e la guida deve conoscere il ritmo. Il WWF gestisce direttamente le visite guidate su prenotazione e i programmi didattici per le scuole al Centro di Educazione Ambientale, con la possibilità per i gruppi di appoggiarsi alla foresteria interna.

Per chi organizza il viaggio da Roma e ha bisogno di una figura professionale che tenga insieme trasferimento, orari di ingresso e sosta gastronomica a Orbetello, il servizio di accompagnamento turistico professionale risolve il problema del coordinamento. Quando invece la laguna è una singola tappa dentro un itinerario più ampio in Maremma e in Toscana meridionale, conviene ragionare a monte sulla organizzazione del viaggio di gruppo, perché incastrare una visita guidata a orario fisso con i tempi di un pullman è esattamente il tipo di dettaglio che decide la riuscita della giornata.

Se accompagnate ospiti stranieri, tenete presente che la documentazione in inglese sulla Maremma è scarsa: la sintesi migliore per inquadrare la regione resta la guida alla Toscana in inglese, che ha il pregio di raccontare anche le aree fuori dal triangolo Firenze, Siena e San Gimignano. Per chi arriva dalla capitale e vuole capire come incastrare una giornata fuori porta con i grandi classici cittadini, l'elenco commentato delle cose da fare a Roma aiuta a decidere che cosa sacrificare.

Domande veloci sull'Oasi della Laguna di Orbetello

Dove si trova esattamente l'Oasi della Laguna di Orbetello

L'ingresso è sulla strada statale 1 Aurelia al chilometro 148,300, corsia sud, in località Ceriolo III, fra Albinia e Orbetello, in provincia di Grosseto. È sul lato interno del tombolo della Giannella, affacciato sulla laguna di ponente.

Quanto dista l'Oasi della Laguna di Orbetello da Roma

Circa centosessanta chilometri, quasi tutti lungo l'Aurelia. Il tempo di percorrenza reale va da un'ora e cinquanta minuti a due ore e mezza a seconda del traffico e della stagione.

Quali sono gli orari dell'Oasi della Laguna di Orbetello

Dal 22 settembre al 10 maggio: sabato, domenica e festivi dalle 9 alle 16, ultimo ingresso alle 14. Dall'11 maggio al 21 settembre: solo visite guidate il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica alle 17.30, con partenza alle 16.30 in settembre.

Serve prenotare per visitare l'Oasi della Laguna di Orbetello

Per le visite guidate sì, ed è obbligatorio farlo entro le 13 del giorno precedente, al numero 388 4231098, anche via WhatsApp, oppure scrivendo a oasiorbetello@wwf.it. In inverno l'accesso libero al sentiero ornitologico non richiede prenotazione, ma una telefonata di conferma resta la scelta prudente.

Quanto costa il biglietto dell'Oasi della Laguna di Orbetello

Le tariffe, con intero, ridotto per i bambini e condizioni per i soci WWF, sono pubblicate sulla pagina ufficiale dell'oasi e vanno consultate prima di partire, perché variano con la stagione e con il tipo di visita. Il biglietto si paga all'ingresso.

Quando ci sono i fenicotteri all'Oasi della Laguna di Orbetello

Lo svernamento va indicativamente da novembre a marzo ed è il periodo con i contingenti più numerosi, che possono raggiungere le migliaia di individui. Alcuni esemplari restano anche in altri mesi, ma il grande spettacolo è invernale.

Quanto dura la visita all'Oasi della Laguna di Orbetello

La visita guidata dura poco più di due ore. Chi entra liberamente in inverno può restare quanto vuole entro l'orario di chiusura, e per percorrere con calma i nove capanni del sentiero ornitologico servono almeno tre ore.

Si può arrivare all'Oasi della Laguna di Orbetello a piedi o in bicicletta

No. Il regolamento specifica che l'ingresso non è raggiungibile a piedi né in bicicletta: l'accesso è su una statale a scorrimento veloce e serve un mezzo a motore.

Si possono portare i cani all'Oasi della Laguna di Orbetello

No, gli animali domestici non sono ammessi in nessuna stagione. La riserva protegge specie che nidificano a terra e la regola non ammette eccezioni.

Che scarpe servono per l'Oasi della Laguna di Orbetello

Scarpe chiuse, obbligatorie. Sandali e infradito non sono ammessi. In inverno, dopo la pioggia, un paio di scarponcini impermeabili è la scelta giusta perché il fondo diventa fangoso.

Serve il binocolo per visitare l'Oasi della Laguna di Orbetello

Non è obbligatorio ma è fortemente consigliato, e senza il binocolo la visita perde metà del suo senso. Un dieci per quarantadue è il modello giusto per la laguna.

Quanti capanni di osservazione ci sono

Il sentiero ornitologico ne conta nove, distribuiti lungo la sponda della laguna di ponente. Altri capanni si trovano lungo il percorso del bosco di Patanella.

L'Oasi della Laguna di Orbetello è adatta ai bambini

Sì, a condizione di scegliere il percorso giusto. Per i più piccoli funziona il breve anello del Casale della Giannella con la mostra sulle zone umide, il giardino delle farfalle e Casa Pelagos. Per il sentiero ornitologico l'età ragionevole parte dai sette anni, perché i capanni chiedono silenzio e immobilità.

L'Oasi della Laguna di Orbetello è accessibile in carrozzina

I sentieri principali sono pianeggianti e con fondo battuto, ma le condizioni reali cambiano con il tratto e con la stagione: la verifica va fatta al momento della prenotazione, telefonando al centro visite.

Si possono fare fotografie all'Oasi della Laguna di Orbetello

Sì, ed è una delle ragioni principali per cui ci si viene. Le riprese vanno fatte dai capanni e dai punti attrezzati, senza uscire dai percorsi e senza usare richiami sonori per attirare gli uccelli, pratica vietata e dannosa.

Si possono usare i droni

No. In una zona di protezione speciale con colonie nidificanti il sorvolo con droni è incompatibile con la tutela della fauna, oltre che soggetto alle norme aeronautiche generali.

Quando è chiusa l'Oasi della Laguna di Orbetello

Dal 24 al 26 dicembre e dal 31 dicembre al 1 gennaio, oltre che nelle giornate di allerta meteo diramata dalla Regione Toscana.

Che differenza c'è fra l'Oasi della Laguna di Orbetello e l'Oasi del Lago di Burano

Sono due aree protette WWF distinte, a circa venti chilometri l'una dall'altra. Orbetello è una laguna salmastra di ventisette chilometri quadrati divisa in due bacini da una diga ottocentesca; Burano è un lago costiero più piccolo separato dal mare da un cordone dunale, ed è stata la prima oasi WWF italiana, aperta nel 1967. Le avifaune si sovrappongono in parte e si completano: chi ha due giorni le visita entrambe.

Che differenza c'è fra l'Oasi della Laguna di Orbetello e la Duna Feniglia

L'oasi del WWF si trova sul lato della Giannella, si visita con biglietto e in orari definiti, ed è dedicata all'osservazione degli uccelli acquatici. La Riserva naturale Duna Feniglia, 474 ettari istituiti nel 1971 sul tombolo meridionale, è ad accesso libero e si percorre a piedi o in bicicletta lungo sei chilometri di sterrato chiuso alle automobili, in una pineta popolata da daini.

C'è un parcheggio

Sì, uno spiazzo sterrato all'ingresso, non custodito, che in alta stagione si riempie. Conviene arrivare con una ventina di minuti di anticipo sull'orario della visita guidata.

C'è un'area pic nic

Sì, all'ingresso dell'oasi è allestita un'area attrezzata per il pic nic. Dentro i sentieri e nei capanni non si consuma cibo.

Che cos'è Casa Pelagos

È il museo interattivo aperto nell'agosto 2023 presso il Casale della Giannella, dedicato al mare e ai suoi grandi abitanti. Ha orari stagionali propri, che vanno verificati insieme a quelli dell'oasi.

Si può dormire dentro l'Oasi della Laguna di Orbetello

Esiste una foresteria ricavata in tre casali, con una sessantina di posti letto, sala mensa e cucina, attiva su prenotazione e destinata principalmente ai gruppi e alle scolaresche.

Quante specie di uccelli si vedono all'Oasi della Laguna di Orbetello

Dipende dalla stagione e dalla pazienza. In una mattina invernale un osservatore attento arriva senza difficoltà a venti o trenta specie; l'elenco complessivo delle presenze registrate nell'area protetta nel corso degli anni è molto più lungo e comprende rarità di rilievo europeo.

Si mangia bene a Orbetello

Sì, e conviene puntare sui prodotti della laguna: la bottarga di muggine grattugiata o a lamelle e l'anguilla sfumata, affumicata con spezie e peperoncino, che è il piatto identitario della città. Le spigole, le orate e i muggini della laguna sono la base della cucina locale.

Che tempo fa in inverno alla Laguna di Orbetello

Mite di giorno ma umido, con vento frequente. Nei capanni si sta fermi per lunghi periodi e la temperatura percepita crolla: servono strati, guanti e berretto anche quando il termometro segna dodici gradi.

L'Oasi della Laguna di Orbetello si visita in mezza giornata

Sì, ed è la durata tipica. Chi arriva da Roma fa bene ad abbinarla nella stessa giornata a Orbetello centro, alla Feniglia oppure all'area archeologica di Cosa ad Ansedonia.

Chiudiamo con una raccomandazione: questa non è una laguna da vedere, è una laguna da ascoltare. Portate il binocolo, sedetevi nel terzo capanno, quello che sembra il più anonimo, e restate mezz'ora senza parlare. Dopo dieci minuti tornano le folaghe, dopo venti passa un airone, e a un certo punto l'intero stormo di fenicotteri si alza tutto insieme per una ragione che non capirete mai. Vale più di qualunque fotografia. E se dovete scegliere un solo giorno dell'anno, sceglietelo in gennaio: la Maremma d'inverno è vuota, la luce è perfetta e l'acqua è piena di uccelli.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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