Argentario (GR)
L'Argentario (GR) è il promontorio del comune di Monte Argentario, provincia di Grosseto, con i due centri abitati di Porto Santo Stefano (sede municipale) e Porto Ercole. Da Roma in auto: via Aurelia SS1 verso nord fino allo svincolo di Orbetello, poi la strada provinciale sul tombolo della Giannella per Porto Santo Stefano o quella sulla diga di Orbetello e Porto Ercole; circa 150 chilometri e due ore senza traffico, di più nei fine settimana estivi, quando la coda comincia già ad Albinia. In treno: linea Tirrenica Roma-Pisa, stazione di Orbetello-Monte Argentario, servita da tutti i regionali e da alcune coppie di Intercity e Frecciabianca, un'ora e mezza circa dai regionali veloci partiti da Termini; dalla stazione partono i bus extraurbani di Autolinee Toscane, linea 0O1 per Porto Santo Stefano (fermate a Orbetello Scalo, Terrarossa, Santa Liberata, lungomare dei Navigatori, Valle) e linea 0O2 per Porto Ercole. Esiste il biglietto integrato treno più bus «Argentario Link» venduto su tutti i canali Trenitalia scegliendo Porto Santo Stefano come destinazione. Parcheggio: a Porto Santo Stefano i posti a pagamento sono sul lungomare e nell'area del Valle, a Porto Ercole nella zona del porto nuovo e di Cala Galera; d'estate arrivate prima delle dieci o rassegnatevi. Ingressi a pagamento: la Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano (biglietto intero 4 euro, ridotto 2 euro, gratuito sotto i sei anni e per le persone con disabilità con accompagnatore; aperta tutti i giorni da giugno a settembre, solo nei fine settimana in primavera e in autunno; controllate gli orari sul sito del comune o dei Musei di Maremma perché chiude durante gli eventi comunali). L'Oasi WWF della Laguna di Orbetello si visita liberamente nei fine settimana dal 22 settembre al 10 maggio, dalle 9 alle 16, e solo con visita guidata su prenotazione nei mesi caldi. Spiagge e sentieri sono gratuiti. Tempo minimo per capire qualcosa dell'Argentario: due giorni pieni, uno per costa.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Prima di scendere nel dettaglio, per orientarvi nel territorio: le guide vicine sono Porto Santo Stefano, Porto Ercole, Orbetello e l'Isola del Giglio, che dall'Argentario si raggiunge in traghetto; l'elenco completo delle mete fuori Roma è nella pagina delle attrazioni turistiche. Chi preferisce leggere in inglese trova una guida generale alla regione nella Tuscany travel guide di ItalyPlanner.

Che cosa è l'Argentario (GR) e perché conviene arrivarci preparati
Il Monte Argentario si protende nel Tirreno a circa due ore da Roma, proprio di fronte alle due isole più meridionali dell'Arcipelago Toscano, il Giglio e Giannutri. È l'ultimo pezzo di Toscana prima del Lazio, la parte più a sud della Costa d'Argento, ed è un promontorio anomalo: un blocco calcareo alto 635 metri a Punta Telegrafo, tenuto attaccato alla terraferma da due lingue di sabbia, i tomboli della Giannella e della Feniglia, con in mezzo la laguna di Orbetello. In origine era un'isola. Le correnti hanno costruito nei millenni i due cordoni sabbiosi, e il risultato è un paesaggio che non ha eguali sulla costa tirrenica: da un lato le scogliere a picco con le calette di ciottoli, dall'altro dodici chilometri di spiaggia sabbiosa protetta dalle pinete, e nel mezzo un'acqua ferma dove d'inverno si fermano i fenicotteri.
Il clima è la seconda ragione della sua fortuna: mite quasi tutto l'anno, con un inverno che si sente poco e un'estate ventilata dal mare da tre lati. L'ambiente marino è la terza. La costa frastagliata dell'Argentario, con pareti, grotte, secche e relitti, è tra le più frequentate dai subacquei del Tirreno e ha una flora e una fauna sommerse che in poche altre zone della Toscana si trovano così vicine a riva. Il comune si fregia della Bandiera Blu, il riconoscimento della FEE alle località costiere, e della bandiera verde dei pediatri per le spiagge adatte ai bambini; Porto Ercole è entrata nel 2014 nell'associazione dei Borghi più belli d'Italia. Dal 2016 Porto Santo Stefano e Porto Ercole sono anche scali della compagnia di crociere statunitense Oceania Cruises, il che spiega le navi bianche che ogni tanto ancorano al largo.
La tradizione marinaresca è profonda e ancora vera: l'Argentario ha una flotta peschereccia, una cantieristica di maestri d'ascia documentata nel museo della Fortezza, e una vocazione per la vela e la nautica da diporto che ha fatto dei suoi porti un punto di riferimento internazionale, con panfili celebri e barche d'epoca all'ormeggio. Per chi arriva da terra, invece, la sorpresa è l'interno: la zona alta del promontorio è una rete di sentieri che dal mare salgono nella macchia fino a Punta Telegrafo, con vedute su tutto l'arcipelago che, nelle giornate di tramontana, arrivano alla Corsica. È anche terreno di mountain bike, ripido e tecnico, per chi ha gambe. E c'è il golf: l'Argentario Golf Club è un parco di 77 ettari con un percorso a 18 buche da campionato, par 71 per 6191 metri, disegnato in un anfiteatro naturale di ulivi e macchia mediterranea.

Il Promontorio dei Re: l'Argentario (GR) e il turismo internazionale
Dagli anni Sessanta agli anni Novanta del Novecento il Monte Argentario fu una delle mete più esclusive d'Europa, tanto da guadagnarsi l'appellativo di «Promontorio dei Re». Il blasone lo costruì la famiglia reale dei Paesi Bassi, che per oltre quarant'anni fece dell'Argentario la propria residenza estiva nella villa dello Sbarcatello; intorno a quella presenza si radunò gran parte del jet set dell'epoca, e i porti videro passare nomi come Richard Burton ed Elizabeth Taylor, Kirk Douglas, Ingrid Bergman, oltre a Charlie Chaplin e Jacqueline Kennedy negli anni precedenti. La cronaca la trovate nel capitolo su chi è passato di qui; quello che conta per il visitatore è capire che quella stagione ha lasciato un'eredità concreta: ville nascoste nella macchia, un'urbanistica che ha protetto la costa dalle colate di cemento degli anni Settanta, e un'ospitalità di alta gamma che ancora oggi definisce la fascia di prezzo di Porto Ercole.
Strettamente intrecciata a quella storia è quella dell'Hotel Il Pellicano, sopra la cala dell'Acqua Dolce, aperto nel 1965 da una coppia di innamorati, come l'albergo ancora racconta, e diventato uno degli alberghi più fotografati del Mediterraneo; oggi fa parte dei Leading Hotels of the World e compare regolarmente nelle classifiche mondiali. Non lo cito per mandarvi a dormire lì: lo cito perché è la chiave per leggere il lato sud dell'Argentario, dove le spiagge migliori sono ai piedi di residence e ville e dove l'accesso pubblico, sempre garantito per legge, passa per sentieri e cancelli pedonali che vanno conosciuti. Questa guida ve li racconta uno per uno.
Una considerazione da professionista: l'Argentario non è un posto per chi vuole tutto a portata di mano. Le spiagge belle si guadagnano a piedi o in barca, i parcheggi sono pochi, i prezzi in alta stagione sono toscani. In cambio è uno dei pochi tratti di costa a due ore da Roma dove il mare, a fine agosto, è ancora limpido. Se dovete scegliere una sola gita di mare fuori regione da Roma, questa e Capalbio sono le due candidate serie; l'Argentario vince per varietà.

Una curiosità su Argentario (GR)
Il nome dell'Argentario non ha nulla a che vedere con l'argento, e la cosa curiosa è quanto sia antica la confusione. Nell'antichità il promontorio era detto Cosano, dalla colonia romana di Cosa, fondata sull'altura di Ansedonia, proprio dove il tombolo della Feniglia si stacca dalla terraferma. Il nome Argentarius mons compare per la prima volta in un poeta tardoantico, Rutilio Namaziano, che nel V secolo lo descrive nel suo De reditu suo (I, 315 e seguenti), raccontando il viaggio di ritorno per mare da Roma alla Gallia. Miniere d'argento sul monte non ce ne furono mai. Le spiegazioni proposte dagli eruditi sono due, e le trovate ancora oggi contrapposte. La prima, sostenuta dai geografi ottocenteschi Santi e Repetti, guarda alla lucentezza delle rocce micacee del promontorio, che al sole del pomeriggio brillano davvero come lamiere. La seconda, avanzata dal geografo Assunto Mori sul Bollettino della Società Geografica Italiana nel 1922, è più raffinata: i proprietari del monte in età romana erano i Domizi Enobarbi, la famiglia da cui uscì l'imperatore Nerone, e i Domizi facevano gli argentarii, cioè i banchieri. Il promontorio si sarebbe chiamato «dei banchieri», non «dell'argento». È un'ipotesi, non un dato documentato, ma ha una logica economica che l'altra non ha: i Domizi ottennero queste terre, secondo la tradizione, come risarcimento dei prestiti fatti alla repubblica durante la seconda guerra punica, e vi esercitarono con profitto la pesca nelle peschiere della villa di Santa Liberata.
La curiosità nella curiosità: i tre approdi romani dell'Argentario, Portus Herculis, Incitaria e Domitiana positio, sono elencati nell'Itinerarium Maritimum, il portolano del III secolo d.C. che descrive la rotta da Roma alla Provenza. Vuol dire che le barche che oggi fanno il giro delle calette ripercorrono, cala dopo cala, una rotta commerciale di duemila anni. Quando fate il periplo in gommone, pensateci a Santa Liberata: le vasche che vedete affiorare con la bassa marea sono la Domitiana positio del portolano.

Il giro delle spiagge dell'Argentario (GR), una per una
Il modo migliore di vedere le spiagge dell'Argentario è dal mare. Noleggiare un'imbarcazione, anche un piccolo gommone senza patente, permette di fare il periplo del promontorio e di raggiungere quelle calette che da terra richiedono sentieri ripidi o sono semplicemente inaccessibili. La regola d'oro è il vento: si scelgono le baie di nord, di sud o di ovest secondo da dove tira, e per questo serve un minimo di esperienza o, meglio, i consigli di chi vi noleggia la barca. Con maestrale si va sul lato est e sud; con scirocco sul lato nord, verso il Pozzarello e la Cantoniera, dove il mare diventa più limpido proprio con quel vento. Chi non ha dimestichezza con il mare aperto o cerca solo sabbia e fondale basso per la famiglia ha una soluzione facile: i tomboli della Giannella e della Feniglia, due spiagge lunghissime protette dalle pinete, di accesso comodo e senza sorprese. Per gli amanti dello scoglio, invece, tutta la costa del monte alterna alte scogliere a calette selvagge, spesso raggiungibili solo via mare, in un'acqua che resta cristallina anche ad agosto. I subacquei trovano una delle coste più varie del Tirreno: pareti, grotte, secche e relitti a pochi minuti dai porti.
Le descrizioni che seguono partono dalla Giannella, a nord, e girano in senso orario fino alla Feniglia, a sud-est. Le distanze dei sentieri sono indicative: portate scarpe chiuse, acqua e un ombrellone, perché fuori dai paesi i servizi non esistono.
La Giannella, il tombolo nord dell'Argentario
La Giannella è il cordone sabbioso settentrionale, quello che si percorre in auto arrivando da Albinia: circa sei chilometri di spiaggia larga e diritta, con la laguna alle spalle e il monte davanti che cresce a ogni chilometro. Si incontra pochi chilometri prima di entrare a Porto Santo Stefano. Ci sono stabilimenti balneari e lunghi tratti di spiaggia libera, bar e ristorantini direttamente in riva, e gli accessi sono numerosi lungo la strada omonima, ciascuno con il suo parcheggio sterrato che in agosto si riempie entro le dieci. Alle spalle corre una stretta e lunga pineta che offre l'unica ombra vera. È la spiaggia degli sport velici dell'Argentario: il fondale sabbioso, il vento regolare di maestrale e l'assenza di scogli ne fanno una base ideale per windsurf, kitesurf e catamarani, e le scuole di vela lavorano da maggio a settembre. Il fondale digrada lentamente, l'acqua è meno trasparente di quella delle calette rocciose ma più calda, e per i bambini piccoli è la spiaggia più sicura del promontorio insieme alla Feniglia. Un consiglio: sulla Giannella il tramonto cade dritto sul mare, di fronte, e la spiaggia libera verso Santa Liberata è il posto giusto per vederlo senza pagare un lettino.

La Feniglia dell'Argentario, spiaggia e riserva
La Feniglia è il tombolo meridionale, quello che si percorre arrivando a Porto Ercole dalla diga di Orbetello. Anche qui trovate alcuni stabilimenti balneari, bar e ristoranti sulla riva, e chilometri di spiaggia libera. Ma la Feniglia è soprattutto la sua pineta: la Riserva Naturale Duna Feniglia, 474 ettari per sei chilometri di lunghezza, dichiarata riserva forestale nel 1971 e nata da un rimboschimento cominciato nel 1910, quando lo Stato espropriò la duna, ridotta a sabbia mobile da secoli di disboscamento, e la rimboschì con il pino domestico. In cinquant'anni è cresciuto un bosco di 460 ettari. La riserva si attraversa solo a piedi o in bicicletta lungo una strada sterrata di sei chilometri da cui partono i varchi numerati verso il mare; le auto non entrano. I daini, introdotti negli anni Cinquanta dalla tenuta presidenziale per contenere le latifoglie invadenti, sono numerosi e poco timidi: li incontrerete quasi certamente al mattino presto o verso il tramonto. È una delle passeggiate più piacevoli della costa toscana, in piano, all'ombra, con il profumo della resina e la laguna che si intravede a sinistra. E ha un fantasma illustre: fu su questa spiaggia che il 18 luglio 1610 venne trovato moribondo Caravaggio; ne parlo nel capitolo sugli avvenimenti.
I Bagni di Domiziano
I Bagni di Domiziano, detti anche spiaggia Gerini, sono una piccola spiaggia sabbiosa sulla destra della strada che dalla Giannella conduce a Porto Santo Stefano, in località Santa Liberata, ai piedi di quella che fu la villa marittima dei Domizi Enobarbi. Il nome popolare è un errore storico affettuoso: l'imperatore Domiziano non c'entra, la villa è dei Domizi, gens di Nerone, ed è datata al I secolo a.C. Durante la bassa marea affiorano dal mare le vasche dell'antica peschiera, e sono visibili anche i ruderi della villa e la torre cinquecentesca di Santa Liberata costruita sopra. Il fondale digrada dolcemente, quindi è una spiaggia molto adatta ai bambini, e il fatto di poter nuotare sopra una peschiera romana è un'esperienza che pochi altri posti in Italia offrono a costo zero. La spiaggia è tutta libera, senza bar né stabilimenti: portate tutto da casa. Il parcheggio è lungo la strada e scarseggia; d'estate conviene arrivare presto o in bicicletta dalla Giannella.

La Soda
La Soda è la cala che si incontra proseguendo dai Bagni di Domiziano verso Porto Santo Stefano. È una spiaggia di piccoli ciottoli, in parte libera e in parte servita da uno stabilimento balneare, con bar e ristorante direttamente sul mare. La facilità di accesso da terra e i fondali poco impegnativi, che scendono gradualmente su sabbia e posidonia, la rendono la cala ideale per chi comincia a immergersi: molti centri diving dell'Argentario portano qui i corsi base, ed è un buon posto anche per un primo snorkeling con i bambini, perché la barriera di scogli laterali ospita saraghi e occhiate a un metro d'acqua. Il parcheggio è sulla strada, pochi posti. È una spiaggia da mattina: nel pomeriggio il sole gira dietro il monte prima che altrove.

Il Pozzarello
La spiaggia del Pozzarello viene subito dopo la Soda: un'ampia baia costeggiata dalla strada, con una parte di spiaggia libera e uno stabilimento balneare con bar e ristorante. L'accesso avviene direttamente dalla strada, senza gradini né sentieri, e per questo è la spiaggia più comoda dell'Argentario per le persone con mobilità ridotta, insieme alla Cantoniera e al Moletto. È una baia tranquilla, di sabbia e ciottoli fini, particolarmente consigliata nei giorni di scirocco, quando il vento da sud-est la lascia in bonaccia mentre il lato sud del promontorio è battuto. Sul poggio alle spalle si vede il Forte del Pozzarello, l'ultima fortificazione costruita sul promontorio (1874-1888), di cui parlo più avanti. In località Pozzarello si trova anche la chiesa moderna della Santissima Trinità, consacrata nel 2002.

La Bionda
La Bionda è una piccola caletta che si trova prendendo, alla fine del Pozzarello, la stradina che costeggia il mare, oppure partendo da Porto Santo Stefano oltre le tre gallerie della vecchia ferrovia. Dà l'impressione di essere una spiaggia privata, perché vi si affacciano alcune villette e una barriera di scogli chiude lo specchio d'acqua, che resta sempre calmo; non lo è, l'accesso è libero. Si raggiunge comodamente a piedi da Porto Santo Stefano in un quarto d'ora, non ha stabilimenti né bar, e l'unico inconveniente è che con certi venti sulla riva si accumulano le alghe di posidonia. Per chi alloggia in paese senza auto è la soluzione più semplice per un bagno tranquillo la mattina presto.

La Cantoniera e la galleria del trenino
La Cantoniera è una piccola spiaggia di sabbia e ciottoli minuti, raggiungibile anche a piedi da Porto Santo Stefano attraversando la galleria dove dal 1913 al 1944 passava il trenino che collegava il paese con Orbetello Scalo: la ferrovia Orbetello-Porto Santo Stefano, una tramvia distrutta dai bombardamenti e mai ricostruita, il cui tracciato oggi è una passeggiata. Ci sono la spiaggia libera e lo stabilimento con bar e ristorante. È una spiaggia vivace, molto frequentata dai ragazzi del posto, che si esibiscono nei tuffi dagli scogli sul lato sinistro; quando c'è scirocco il mare qui è particolarmente limpido. È accessibile anche alle persone con disabilità. Se volete vedere l'Argentario dei residenti e non quello dei turisti, la Cantoniera in una sera di luglio è il posto giusto.

Il Moletto
Il Moletto è una piccola spiaggia dentro Porto Santo Stefano, sul lato del porto del Valle: comodissima da raggiungere e accessibile anche in sedia a rotelle. Lo spazio della spiaggia libera è ridotto, il resto è stabilimento con bar e ristorante. Nel periodo estivo nelle acque antistanti viene montato un campo da pallanuoto, e la pallanuoto a Porto Santo Stefano è una religione seconda solo al Palio: le partite serali si seguono dalla banchina. Spiaggia da pausa pranzo, non da giornata intera.

La Caletta
La Caletta è la spiaggia dell'omonimo hotel, sempre dentro Porto Santo Stefano e quindi di facile accesso per tutti. Ha stabilimento, bar, ristorante e un centro diving che organizza immersioni da terra con guida per osservare i cavallucci marini, che vivono nella prateria di posidonia a pochi metri dalla riva: è una delle poche zone della Toscana dove si vedono con regolarità, e per un bambino di otto anni con la maschera vale più di qualsiasi acquario. Una piccola darsena artificiale permette anche ai più piccoli di tuffarsi in sicurezza.

Cala La Cacciarella e la Grotta del Turco
La Cacciarella è la prima delle spiagge lontane dai centri abitati, quindi senza bar e stabilimenti, e in compenso decisamente più bella dal punto di vista naturalistico. È una spiaggia minuscola di sabbia incastonata tra due scogliere, sotto la villa Feltrinelli; il sentiero dalla strada panoramica è lungo circa 500 metri ed è impegnativo, ripido, con l'ultimo tratto su roccia. Portate la maschera: i fondali sono tra i più belli del lato ovest. Nella scogliera a est si apre la Grotta del Turco, con un ingresso appena visibile e un interno ampio; secondo la leggenda vi si nascose una barca di pescatori locali in fuga dai corsari barbareschi, che tra Cinquecento e Settecento razziavano queste coste e che i locali chiamavano indistintamente «turchi». Sopra, sul poggio, resta la Torre della Cacciarella, una delle torri spagnole del sistema di avvistamento. Non è una spiaggia da bambini né da persone con problemi di ginocchia.

Cala Grande e il Cristo sommerso
Cala Grande è perfettamente visibile dalla strada panoramica ed è la cala più frequentata dalle imbarcazioni dell'Argentario: nei fine settimana di agosto la rada è un parcheggio di gommoni. La vegetazione arriva fino alla riva e non c'è turista che non si fermi al belvedere a fotografarla. Vi si affacciano tre spiagge di ciottoli; il sentiero che porta alla prima è lungo poco più di 500 metri e in realtà è l'antico Fosso del Cauto, che scende dentro una macchia di lecci ad alto fusto, ombrosa e fresca anche a mezzogiorno. Il percorso non è eccessivamente impegnativo ma non è adatto a tutti. È un luogo ottimo per lo snorkeling e per lunghe nuotate in acqua profonda. Nel fondale della cala, a pochi metri di profondità, si trova la statua del Cristo Redentore posata nel 1990 e restaurata nel 2014, meta di un pellegrinaggio subacqueo che i diving del promontorio organizzano ogni estate. Sulla costa resta la Torre di Cala Grande, spagnola.

Cala del Gesso, la più bella
Cala del Gesso è, a mio giudizio e a quello di quasi tutti quelli che la conoscono, la spiaggia più bella dell'Argentario. Si raggiunge percorrendo la strada panoramica fino al chilometro 5,9, dove sulla destra si stacca via dei Pionieri; si segue questa stradina per qualche centinaio di metri e, finita la discesa, si passa un cancello con passaggio pedonale. Da lì un sentiero asfaltato di circa 700 metri scende a picco con panorami larghissimi sull'Argentarola e sul Giglio. Il ritorno in salita è duro: evitatelo nelle ore più calde e portate acqua. La fatica è ripagata: la spiaggia è di ciottoli piccolissimi, l'acqua è di un azzurro che sembra corretto al computer, e di fronte c'è l'isolotto dell'Argentarola con la sua grotta sommersa. Sulla scogliera di destra si vedono i resti di una torre di avvistamento spagnola del XVI secolo. Il parcheggio in cima è minuscolo: in agosto, se arrivate dopo le nove, non trovate posto e la sosta lungo la panoramica è vietata e multata. Nessun servizio, nessun bar.

Cala del Bove
Cala del Bove è poco più avanti di Cala del Gesso; il viottolo è percorribile solo a piedi ed è lungo circa 700 metri. Non c'è arenile: è una scogliera di roccia levigata, sulla quale ci si sdraia in modo relativamente comodo, con l'acqua che si fa subito profonda. Ottima zona per lo snorkeling, con pareti che scendono ripide e molto pesce; sconsigliata a chi non nuota bene e ai bambini piccoli, perché l'uscita dall'acqua con onda lunga richiede attenzione.

Cala Piccola e lo Scoglio del Corallo
Cala Piccola è una piccola spiaggia di ciottoli alla quale si accede dalla strada seguendo le indicazioni per l'hotel Torre di Cala Piccola, costruito intorno a una torre spagnola. Lo stabilimento balneare appartiene all'albergo e l'accesso via terra è riservato ai clienti e ai soci del consorzio residenziale di Cala Piccola: via mare, come ovunque in Italia, la battigia è libera. Di fronte alla spiaggia si trova il celebre Scoglio del Corallo, una secca che dai 45 metri di profondità risale fino a pochi metri dalla superficie: è una delle immersioni classiche del Tirreno, con gorgonie rosse e corallo, riservata a chi ha brevetto. In località Cala Piccola sorge anche Villa Ricci, progettata dall'architetto Julio Garcia Lafuente nel 1977.

Mar Morto, le piscine naturali
Mar Morto si raggiunge con un sentiero abbastanza lungo, circa 500 metri, ma non eccessivamente impegnativo. Il nome viene dalla barriera rocciosa che impedisce alle onde di raggiungere direttamente la riva: dietro la barriera si formano piscine naturali dove l'acqua è sempre calma, e fare il bagno lì dentro con mare grosso fuori è una delle esperienze memorabili dell'Argentario. Non ci sono bar né ripari dal sole, che qui batte forte tutto il giorno: ombrellone, crema e acqua non sono facoltativi. Il fondale è tra i più belli del promontorio e molto pescoso: basta una maschera. Per sdraiarvi cercate gli scogli più lisci sulla barriera; non sono mai comodi, ma la spiaggetta di ciottoli ai piedi della scarpata è da evitare, perché in estate lì il caldo è quasi insopportabile e l'accesso al mare è più complicato. Dalla barriera raggiungete facilmente sia il mare aperto sia le piscine, ed è anche il punto più ventilato.

Le Cannelle e la torre
La strada per Le Cannelle è la stessa del Mar Morto, proseguendo per circa 700 metri fino a un cancello automatico con passaggio pedonale sulla destra: si lascia l'auto e si scende per circa 150 metri di strada larga e asfaltata. Sul lato sinistro della baia si alza la Torre delle Cannelle, spagnola, completamente restaurata ma non visitabile perché residenza privata. Il bar e lo stabilimento sono riservati ai soci del residence; la spiaggia, di grossi ciottoli e sabbia, è libera. Con mare molto mosso da libeccio Le Cannelle diventano il campo dei surfisti dell'Argentario, e vale la pena scendere anche solo per guardarli. Ai nuotatori esperti consiglio la traversata verso destra fino alla cala successiva, il Mar Morto, dove il fondale è di rara bellezza.

L'Acqua Dolce, sotto Il Pellicano
L'Acqua Dolce si raggiunge da Porto Ercole percorrendo la strada panoramica e seguendo le indicazioni per l'Hotel Il Pellicano. Poco prima dell'ingresso dell'albergo si è obbligati a lasciare l'auto in un parcheggio e a proseguire a piedi lungo un sentiero molto agevole di circa 200 metri. La spiaggia è di sabbia e piccoli ciottoli, incassata tra due punte, e deve il nome a una sorgente che affiora tra i sassi. Consiglio pratico: non arrivate troppo tardi, perché in estate intorno alle 18 il sole cala dietro il monte alle spalle della spiaggia e la baia finisce in ombra un'ora prima delle altre. È una spiaggia da mattina e primo pomeriggio.

Lo Sbarcatello
Lo Sbarcatello si raggiunge da Porto Ercole lungo la strada panoramica: al chilometro 1,6 si lascia l'auto e si prosegue a piedi per un sentiero pedonale che scende alla cala, di ciottoli e scogli, con acqua molto limpida. È il tratto di costa dove negli anni Sessanta la famiglia reale olandese fece costruire la sua villa, L'Elefante Felice, e la cala conserva un'aria appartata: pochi bagnanti, quasi tutti di casa, nessun servizio.

La Spiaggia Lunga sotto Forte Stella
La Spiaggia Lunga si raggiunge da Porto Ercole tramite la strada panoramica; al chilometro 1,55, pochi metri prima del bivio per Forte Stella, sulla sinistra parte il sentiero, lungo circa 200 metri e in alcuni tratti difficile, con gradini di roccia e terra smossa. La spiaggia è libera, con un servizio di noleggio ombrelloni e lettini per chi lo desidera, ed è dominata dalla mole stellata di Forte Stella. È forse la spiaggia più fotogenica del lato sud, perché il forte spagnolo incornicia la baia dall'alto e nel pomeriggio la luce lo colpisce di taglio.

Le Viste e l'Isolotto
Le Viste si raggiunge da Porto Ercole appena lasciato il paese lungo la panoramica: sulla sinistra c'è un piccolo bar lungo la strada, si lascia l'auto negli appositi parcheggi e si scende per un sentiero di circa 200 metri. La spiaggia è in parte libera e in parte attrezzata con bar e stabilimenti. Di fronte alla baia si trova l'Isolotto di Porto Ercole, uno scoglio a euforbia arborescente protetto come Zona di Protezione Speciale, che con la luce del mattino sembra galleggiare. È la spiaggia più comoda di Porto Ercole per chi non ha barca.

Cala Galera
La spiaggia di Cala Galera si trova poco prima di Porto Ercole, tra il porto turistico di Cala Galera e il colle di Poggio Pertuso. È facilissima da raggiungere: dalla provinciale per Porto Ercole si gira in direzione Cala Galera, si percorrono circa 200 metri, si svolta a sinistra fino al grande parcheggio libero, e da lì si fanno a piedi gli ultimi 100 metri. È una spiaggia di sabbia con fondale basso, quindi indicata anche per i bambini più piccoli; ci sono la spiaggia libera e uno stabilimento attrezzato. A Poggio Pertuso, sopra la cala, sorgono due ville degli anni Sessanta che gli appassionati di architettura conoscono: Villa Italiesin (1960) dello storico dell'architettura norvegese Christian Norberg-Schulz e Villa Valdroni (1968-1970) di Oreste Martelli Castaldi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Argentario (GR)
Nessuna guida vi dice che l'Argentario è stato, nella seconda guerra mondiale, il secondo comune più distrutto d'Italia dopo Cassino. Porto Santo Stefano era per i tedeschi una base logistica di primaria importanza sul Tirreno, la vera piazzaforte della Wehrmacht sulla costa toscana, e dal 1943 al giugno 1944 gli alleati la bombardarono ripetutamente. I centri abitati furono rasi al suolo, i civili morti furono molti, e Radio Londra enfatizzò quei bombardamenti come prova della vittoria in arrivo. Il 7 giugno 1944, ritirandosi, le truppe tedesche fecero saltare la chiesa parrocchiale di Santo Stefano, ricostruita e consacrata solo il 25 dicembre 1950. Nello stesso 1944 distrussero la parte alta della torre di Santa Liberata. Quando passeggiate sul lungomare di Porto Santo Stefano, guardate le case: sono quasi tutte del dopoguerra, e questo spiega perché il paese, pur antico, non abbia l'aspetto di borgo che ha Porto Ercole. Sul lungomare dei Navigatori una bomba d'aereo disattivata, con due steli con i nomi dei caduti civili del 1943, ricorda tutto questo accanto al monumento della Protezione Civile. Pochi turisti si fermano a leggerla.
La seconda cosa che non vi dicono: la villa più famosa del promontorio, Villa La Cacciarella, detta villa Feltrinelli, a picco sul mare della punta omonima sul lato ovest, fu voluta dall'editore Carlo Feltrinelli nel 1940 su progetto degli architetti milanesi Pozzi e Lancia. Feltrinelli morì poco prima di vederla finita, e dal 1943 vi si rifugiarono dai bombardamenti la vedova Giannalisa e il nuovo marito Luigi Barzini. Alcuni biografi raccontano che proprio lì, nel rifugio antiaereo della villa, il giovanissimo Giangiacomo Feltrinelli, futuro editore e futuro militante, cominciò a interessarsi al comunismo frequentando gli operai che scavavano il rifugio e guardando con curiosità gli esplosivi usati negli scavi; è una tradizione biografica, non un documento. Nella villa nacque Benedetta Barzini, secondogenita della coppia e poi celebre modella. Nel 2005 la residenza ospitò il matrimonio di Anna Falchi con Stefano Ricucci, e nel 2015 è stata acquistata e ristrutturata dall'imprenditore russo German Khan. Dal sentiero della Cacciarella la vedete dal basso: non è visitabile.
La terza: il siluripedio. Nel 1943 il Silurificio Moto Fides di Livorno, filiale della Whitehead, costruì a Porto Santo Stefano una struttura per il collaudo dei siluri in mare. Fu distrutta dai bombardamenti alleati lo stesso anno e non entrò mai in funzione. I resti delle colonne portanti sono ancora in mare, nella località che ne porta il nome, e sono diventati un reperto di archeologia industriale che i sub visitano tra un'immersione e l'altra.

La storia dell'Argentario (GR) dagli Etruschi allo Stato dei Presidi
Il promontorio era probabilmente abitato già dagli Etruschi, la cui presenza nella Maremma circostante, da Vulci a Talamone, è documentata da resti archeologici; sul monte stesso le tracce sono scarse e per lo più preistoriche, nelle grotte. La storia si fa leggibile con Roma: l'intera zona entrò a far parte della proprietà personale dei Domizi Enobarbi, che secondo la tradizione la ottennero come risarcimento delle somme prestate alla repubblica durante la seconda guerra punica. Cosa, la colonia romana sull'altura di Ansedonia, è il centro di riferimento del promontorio in quell'epoca, il cui porto e la cui peschiera segnano l'attacco della Feniglia. Nel IV secolo d.C. il promontorio passò sotto il controllo della Chiesa romana. Nel Medioevo, con il declino del traffico sulla via Aurelia e l'impaludamento progressivo della Maremma, questi luoghi restarono a lungo poco abitati.
Nel basso Medioevo il monte seguì le sorti di Orbetello: gli Aldobrandeschi, gli Orsini, Ladislao re di Napoli, Siena. Nel 1555, durante la guerra di Siena, Porto Ercole fu fortificata dal fuoruscito fiorentino Piero Strozzi con otto opere aggiuntive e poi presa dagli imperiali; l'episodio, la Presa di Porto Ercole, fu affrescato dal Vasari a Palazzo Vecchio. Con la pace franco-spagnola del 1559 la Spagna di Filippo II si tenne Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Talamone e Ansedonia e ne fece lo Stato dei Presidi, con capitale Orbetello: un piccolo Stato militare che controllava il Tirreno tra Genova e Napoli. A quest'epoca risalgono le fortificazioni che Filippo II fece erigere contro i turchi e i francesi, facendo del promontorio il perno difensivo dei Presidi e rianimando la vita civile di questi luoghi: Forte Filippo, Forte Stella, Forte Santa Caterina e la Rocca a Porto Ercole, la Fortezza Spagnola a Porto Santo Stefano, e una catena di torri di avvistamento lungo tutta la costa da Talamone ad Ansedonia. Gli Spagnoli fortificarono i due porti e diedero forma ai due paesi che vedete oggi.
La dominazione spagnola durò fino al 1714; l'Argentario passò poi agli austriaci fino al 1738 e ai Borbone di Napoli fino all'età napoleonica. Sconfitto Napoleone, nel 1815 i Presidi entrarono nel Granducato di Toscana, e nel 1860 nel Regno d'Italia. Nel frattempo, tra il 1913 e il 1944, una tramvia collegò Porto Santo Stefano alla stazione di Orbetello attraverso le gallerie che oggi sono passeggiate; i bombardamenti del 1943-1944 la cancellarono insieme a gran parte del paese. Il dopoguerra fu la ricostruzione, poi il turismo, poi il «Promontorio dei Re». È una storia in cui l'Argentario è sempre stato di qualcun altro, Roma, Siena, Madrid, Vienna, Napoli, Firenze, e proprio per questo ha una cultura marinara più mediterranea che toscana: lo sentite nel dialetto, che ha influssi campani, e nella cucina.

Il consiglio che ti do per visitare Argentario (GR)
Il consiglio è uno solo e va contro la tendenza: non fate l'Argentario in giornata da Roma ad agosto. Due ore di Aurelia all'andata, la coda sulla Giannella, il parcheggio che non c'è, il sentiero di Cala del Gesso a mezzogiorno con trentacinque gradi e il rientro alle sette di sera con tutta la Maremma in fila ad Albinia: è il modo per odiare un posto che merita di essere amato. Se avete un solo giorno, sceglietelo a giugno o a settembre, quando il mare è già o ancora caldo e le calette sono vuote, arrivate a Porto Santo Stefano entro le nove, noleggiate un gommone al porto del Valle e fate il periplo del promontorio in senso antiorario, con sosta a Cala Grande, Cala del Gesso e Mar Morto, rientrando nel pomeriggio per una schiaccia con cipolle e acciughe sul lungomare. Se avete due giorni, dormite a Porto Ercole e dedicate il secondo alla Feniglia in bicicletta al mattino e a Forte Stella e al borgo nel tardo pomeriggio, quando la Rocca si accende di luce arancione.
Il secondo consiglio riguarda la barca. Un gommone da 40 cavalli senza patente si guida con buon senso, ma il mare dell'Argentario cambia in un'ora: il lato ovest, tra la Cacciarella e Cala Piccola, con maestrale forte diventa impraticabile per un principiante. Ascoltate chi vi noleggia e non superate la punta se vi dicono di non farlo. Chi non vuole responsabilità trova nei due porti barche con skipper e, per gruppi, un accompagnatore che si occupa di tutto: TourLeaderPro organizza esperienze private per piccoli gruppi con partenza da Roma e mette a disposizione accompagnatori turistici professionisti per le giornate fuori città. Il terzo consiglio è banale e nessuno lo segue: scarpe chiuse per i sentieri. Le infradito su via dei Pionieri sono la prima causa di caviglie rotte del promontorio.

Siti archeologici e grotte dell'Argentario (GR)
Le grotte carsiche dell'Argentario
L'intero promontorio è un ammasso di rocce calcaree che nel tempo hanno subito un'erosione carsica e marina, producendo numerose grotte con stalattiti, stalagmiti, laghetti sotterranei, gallerie e cunicoli, abitate in epoca neolitica. Le tre principali meritano di essere conosciute anche da chi non entrerà mai in una grotta. La Grotta Grande dell'Argentarola è una grotta sottomarina nell'isolotto di fronte a Cala del Gesso: le sue concrezioni, formatesi quando il livello del mare era più basso, sono studiate dai geologi per ricostruire le oscillazioni del Mediterraneo negli ultimi centinaia di migliaia di anni; è un sito di rilievo internazionale per la paleoclimatologia, e si visita solo con brevetto e guida. La Grotta dei Santi si apre nella cala omonima sulla costa sud-orientale ed è caratterizzata da reperti preistorici studiati fin dagli anni Cinquanta del XIX secolo; oggi è sede permanente di una campagna di scavo con le Università di Pisa e di Siena e l'Università di San Paolo del Brasile, che ne studiano i livelli preistorici. La Grotta degli Stretti, detta anche del Granduca o di Punta degli Stretti, si apre lungo la provinciale 161 tra Orbetello e Porto Santo Stefano: scoperta nel 1842, ha laghi interni, numerose sale e gallerie, ed è meta di escursioni speleologiche; vi sono stati trovati resti ossei e utensili neolitici.
Da citare inoltre la Grotta del Turco lungo la costa della Cacciarella, la Grotta Azzurra presso Punta Avoltore, la Grotta di Nonna Vittoria a Punta della Riccia e la Grotta della Polveriera di Poggio Mortaio, dove è stata riconosciuta una spiaggia fossile tirreniana, cioè un livello di mare di oltre centomila anni fa rimasto sospeso sopra quello attuale.
I reperti romani dei Bagni di Domiziano
Nei pressi di Santa Liberata, in località Villa Domizia, si conservano i resti della villa romana del I secolo a.C. edificata dai Domizi Enobarbi. La villa era dotata di una peschiera per l'allevamento del pesce, le cetariae, con un sistema complesso di cisterne, gallerie, serbatoi, piscine termali e strutture portuali. Il portolano del III secolo d.C., l'Itinerarium Maritimum dell'Itinerarium Antonini, registra il luogo come Domitiana positio, in un elenco di approdi di età imperiale. Nel 1572 sopra i ruderi fu costruita la torre di Santa Liberata, la cui parte superiore fu distrutta dai tedeschi nel 1944. Per la presenza dei Domizi il monte è stato, nei secoli, sede di numerosi ritrovamenti: laterizi, ceramiche d'impasto, cinte murarie e tratti di strade romane. Il modo migliore di vedere il sito è dal mare in bassa marea, o dalla spiaggia dei Bagni di Domiziano con la maschera.
La Sfinge dell'Argentario, tra archeologia e fantasia
Nel 1955 a Punta Ciana, nell'estremo settore meridionale del promontorio, Costantino Cattoi, ex colonnello della Regia Aeronautica, collaboratore di Gabriele D'Annunzio che lo chiamava «Costantin dall'ala occhiuta» e amico di Italo Balbo, segnalò un'enorme roccia alta una decina di metri con i lineamenti di un volto e quello che gli parve il copricapo egizio, e la interpretò come una scultura pre-etrusca legata al dio Thot. Cattoi entrò in contatto con George Hunt Williamson, Daniel Ruzo e Denis Saurat, che lavorando in autonomia collegarono le «sculture rupestri» dell'Argentario a quelle di Marcahuasi in Perù e vi lessero la prova di un legame tra il promontorio, resto superstite di Atlantide, e le Ande. Lo dico con chiarezza da guida: non esiste alcun riconoscimento archeologico di queste forme, che per la geologia sono erosione naturale del calcare. Ma la storia di Cattoi è un pezzo di Novecento italiano, e la roccia di Punta Ciana, vista dal mare con il sole basso, un volto lo ha davvero.
Il ghepardo gigante dell'Argentario
Nella prima metà del Novecento in una cava del Monte Argentario fu rinvenuto un cranio fossile di un grande felino del Pleistocene, vissuto oltre un milione e mezzo di anni fa. Il fossile, imprigionato nella roccia, era rimasto a lungo un rompicapo per i paleontologi, che lo avevano attribuito a specie diverse, tra cui una femmina di giaguaro europeo. Nel 2018 un'équipe coordinata da Marco Cherin dell'Università di Perugia, con la Sapienza di Roma, l'Università di Verona e il sincrotrone europeo di Grenoble, lo ha analizzato con la tomografia ad alta risoluzione e ne ha pubblicato l'identità su Scientific Reports: è un Acinonyx pardinensis, il ghepardo gigante, un animale che combinava caratteri dei ghepardi moderni e delle pantere. Il promontorio, un milione e mezzo di anni fa, era una savana.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che a Porto Santo Stefano c'è il Palio Marinaro; pochi conoscono le regole e quasi nessuno sa quanto sia duro. Dal 1937, ogni 15 agosto salvo gli anni di guerra, i quattro rioni del paese, Pilarella, Valle, Croce e Fortezza, si sfidano in una delle regate a remi più lunghe del mondo. Ogni equipaggio è composto da un timoniere e quattro vogatori su quattro barche di legno identiche che portano nomi di venti: Maestrale, Grecale, Libeccio e Scirocco. Il percorso è di quattromila metri: dieci volte i quattrocento metri tra due boe, con cinque virate al largo e quattro a terra, nel pomeriggio di Ferragosto e con tutto il paese sul lungomare dei Navigatori. Pilarella è il rione più titolato con 26 vittorie; la Coppa d'Oro, il trofeo più ambito, è stata conquistata tre volte da Fortezza e una ciascuno da Croce e Valle. I colori: bianco e rosso con il gabbiano e la croce di Sant'Andrea per Croce; verde, giallo e rosso con la fortezza d'oro per Fortezza; rosso, bianco e blu con l'anfora d'oro e il delfino per Pilarella; azzurro e bianco con l'ascia e il faro per Valle. Nelle settimane precedenti le bandiere dei rioni coprono ogni balcone e il paese si divide sul serio.
Porto Ercole risponde a giugno. In occasione della festa patronale di Sant'Erasmo, protettore dei marinai, si svolge una processione notturna di imbarcazioni pavesate che portano la statua del santo lungo la costa, e dal 1978 il Palio delle Quattro Fortezze, una regata remiera nel porto vecchio che prende nome dalle quattro fortificazioni spagnole che circondano il paese: Forte Filippo, la Rocca, Forte Santa Caterina e Forte Stella. Il fatto poco citato è che queste due feste non sono folclore per turisti: sono nate, quella del 1937 per regolamento comunale, da gare tra pescatori che esistevano già, e gli equipaggi si allenano da aprile. Chi vuole vedere l'Argentario vero, e non quello dei panfili, venga il 15 agosto e resti fino ai fuochi.
Le aree naturali dell'Argentario (GR)
Isolotto di Porto Ercole e Argentarola
Sono due isolotti rocciosi, uno davanti alla spiaggia delle Viste e l'altro davanti a Cala del Gesso, dominati dall'euforbia arborescente, l'arbusto che in primavera diventa rosso e a luglio perde le foglie per resistere alla siccità. La vegetazione è in ottimo stato di conservazione soprattutto sull'Argentarola. Costituiscono una Zona di Protezione Speciale inserita tra le aree protette della provincia di Grosseto: non si sbarca, e i gabbiani reali che vi nidificano ve lo faranno capire se vi avvicinate troppo.
La Laguna di Orbetello
Sito di interesse regionale, la laguna è uno degli ecosistemi lagunari più importanti d'Italia, chiusa tra il canale di Santa Liberata a nord-ovest e la Feniglia a sud-est, sulla costa nord-orientale del promontorio. Una parte della laguna di Ponente è l'Oasi WWF della Laguna di Orbetello, 870 ettari istituiti nel 1971 dopo la scoperta di una colonia nidificante di avocette, gestiti direttamente dal WWF Italia. L'ingresso è sull'Aurelia al chilometro 148,300, in località Ceriolo, corsia sud; dai capanni si osservano i fenicotteri rosa e migliaia di uccelli acquatici. Dal 22 settembre al 10 maggio si visita liberamente nei fine settimana e festivi dalle 9 alle 16, con ultimo ingresso alle 14; nei mesi caldi solo con visita guidata su prenotazione, il martedì, giovedì, sabato e domenica nel tardo pomeriggio. Tra l'Argentario e la laguna passa il volo dei fenicotteri al tramonto, e dalla strada della Giannella lo vedete gratis.
Il Santuario dei Cetacei
Il mare davanti all'Argentario fa parte del Santuario Pelagos per i mammiferi marini, un'area protetta tra Francia, Principato di Monaco e Italia, classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo; in Italia fu istituita nel 1991 dal Ministero dell'Ambiente e comprende l'intera fascia costiera del promontorio. Non aspettatevi balene dalla spiaggia; i tursiopi, però, seguono spesso i pescherecci al rientro a Porto Santo Stefano, e dal traghetto per il Giglio si vedono con una certa regolarità.
Il Giardino della Casa Bianca di Porto Ercole
Detto anche Giardino Ricasoli, fu fondato nel 1868 da Vincenzo Ricasoli ed è uno dei primi giardini di acclimatazione d'Italia, il primo in Toscana. Occupa un ripido pendio terrazzato accanto alla Casa Bianca, proprietà del marchese Alessandro Corsini, e ospita una collezione di 1300 esemplari di 150 specie, in gran parte provenienti da Medio Oriente, Asia e America. Già otto anni dopo l'impianto vi erano state messe a dimora 536 specie, e nel 1886 si contavano oltre 1800 esemplari. Fu a lungo meta di botanici da tutto il mondo, in particolare per due Nannorrhops ritchiana, palme originarie dell'Afghanistan che qui, caso unico in Italia e forse in Europa, fruttificano regolarmente. È un giardino privato: le aperture sono occasionali e vanno chieste sul posto.
La foto giusta da fare a Argentario (GR)
La foto che tutti fanno è Cala Grande dal belvedere della strada panoramica, ed è giusta: la macchia che scende fino ai ciottoli, i tre archi di spiaggia, i gommoni all'ancora. Ma la foto giusta dell'Argentario, quella che spiega il posto, si fa da Punta Telegrafo, i 635 metri della vetta, all'alba o al tramonto. Si sale in auto fino al convento dei Passionisti e alla Croce monumentale, poi a piedi sulla strada sterrata fino alle antenne. Da lassù avete in un solo sguardo la geografia intera: i due tomboli come due braccia che stringono la laguna, Orbetello sulla sua lingua di terra, Ansedonia con i ruderi di Cosa, il Giglio e Giannutri davanti, e nelle giornate di tramontana la Corsica e l'Elba. All'alba il sole sorge dietro i Monti dell'Uccellina e la laguna diventa uno specchio rosa; al tramonto il mare a ovest brucia. Un grandangolo, e la pazienza di aspettare la luce.
La seconda foto è a Porto Ercole dalla Rocca aldobrandesca, dalla terrazza sotto il faro, con il porto vecchio in basso, il Palazzo dei Governanti e Forte Filippo sull'altro colle: al mattino presto, con il sole alle spalle. La terza è la Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano dal molo del Valle, la sera, con le luci delle barche. La quarta, per chi ha una barca, è la Torre di Cala Grande o quella dell'Argentiera dal mare, con il sole radente delle sette: le torri spagnole si fotografano dal basso. Evitate invece di fotografare Cala del Gesso a mezzogiorno d'agosto: la luce verticale la appiattisce e le persone sui ciottoli la trasformano in un formicaio.
Cucina dell'Argentario (GR): cosa mangiare e dove
La cucina argentarina è cucina di pescatori, con ingredienti semplici e mediterranei: zuppe di pesce povero, verdure di stagione, olio toscano, dolci e vini locali. Nelle antiche «frasche», come si chiamavano le prime osterie del posto, poi scomparse, all'ora di pranzo e di merenda si mangiavano uova sode e acciughe salate con aglio e prezzemolo, e lo stoccafisso battuto con un legno contro il muro, messo a bagno con i ceci e cotto con cipolla, pomodoro, capperi e acciughe. Quella cucina resiste nei prodotti tradizionali riconosciuti dalla Regione, che vale la pena conoscere prima di sedersi a tavola.
Il caldaro dell'Argentario è la zuppa di pesce povero per eccellenza: scorfani, tracine, murene, cucinati nel «caldaro», il paiolo di bordo, con pomodoro e aglio, versati sul pane raffermo. Ogni famiglia ha la sua versione e ogni ristorante del porto la propone; ordinatela dove la fanno su prenotazione, è il segno che usano il pesce del giorno. Le fiche maschie secche non si trovano in commercio: sono un prodotto artigianale destinato all'autoconsumo, inserito nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Si tratta di palamite o piccoli tonni aperti «a stocchetto» e tesi per un giorno o due a bordo dei pescherecci per farli essiccare al vento; per rilanciarne la tradizione dal 1993 Porto Ercole organizza la sagra della fica maschia. La palamita sott'olio, prodotto di origine antica, è la conservazione sott'olio dei filetti di palamita, anch'essa tra i prodotti tradizionali; all'Argentario se ne producono circa cento chili all'anno, quindi se ve la propongono in un negozio del porto compratela. La minestra di spernocchia usa il nome dialettale della cicala di mare, di derivazione campana, uno dei tanti segni della matrice napoletana del dialetto locale. Lo scaveccio è pesce fritto lasciato a riposare in una marinatura di aceto, cipolla, peperoncino, aglio, rosmarino e alloro: la conserva dei marinai per i giorni senza pesca. La tonnina sono filetti di tonno salati ed essiccati, parente povera della bottarga.
La schiaccia con cipolle e acciughe è il piatto identitario di Porto Santo Stefano, documentato dal 1898: una focaccia di pasta di pane ripiena di acciughe e cipolle dorate, che i forni del paese sfornano al mattino e che finisce entro mezzogiorno. È la cosa migliore da mangiare in piedi sul lungomare, con una birra fredda, dopo il periplo in barca. Poi i dolci: la pagnottella, panetto tradizionale di Natale; la schiaccia di Pasqua, dolce lievitato del periodo pasquale; il coroglio degli sposi, ciambella granulata all'alchermes che si serviva ai matrimoni. E da bere: l'Ansonica Costa dell'Argentario, vino bianco DOC da vitigno autoctono, l'ansonica appunto, che sull'Argentario e al Giglio dà un bianco pieno, salino, da pesce; e l'Argentarium, liquore digestivo di erbe del monte prodotto secondo un'antica ricetta dei Padri Passionisti del convento. Il Riminese di Porto Ercole era invece un antico vino prodotto fino ai primi del Novecento, conosciuto dal XVIII secolo e lodato da numerosi agronomi dell'epoca, tra cui Pietro Cuppari, che lo descrisse nel Giornale Agrario Toscano nella sua Escursione agraria al Monte Argentario del 1854; oggi è solo un nome nei documenti.
Dove mangiare: sul lungomare di Porto Santo Stefano e nel porto vecchio di Porto Ercole trovate le trattorie di pesce, care in agosto e oneste il resto dell'anno; i prezzi di Porto Ercole sono più alti. Il mercato del pesce di Porto Santo Stefano al rientro dei pescherecci, nel primo pomeriggio, è il posto dove i ristoratori comprano: guardatelo anche se non cucinate. Nomi di locali: chiedete in paese, le gestioni cambiano di anno in anno.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 18 luglio 1610 morì a Porto Ercole Michelangelo Merisi, Caravaggio. La versione accolta dalla storiografia: il pittore, in fuga da Napoli verso Roma con la speranza della grazia papale, sbarcato per un equivoco a Palo e rimasto senza la barca con i suoi quadri, risalì la costa e fu trovato moribondo sulla spiaggia della Feniglia, ricoverato presso la chiesa di Sant'Erasmo, dove i governanti spagnoli avevano le loro sepolture, e morì di febbri. Fu sepolto nel vecchio cimitero di San Sebastiano. Nel 1956 furono trovate ossa attribuite a lui; nel 2010, quattrocentesimo anniversario, gli studi antropologici sui resti portarono all'allestimento di un piccolo sarcofago aperto con cinque frammenti attribuiti al pittore, e all'ingresso di Porto Ercole c'è dal 2002 un monumento a Caravaggio dell'architetto Giuseppe La Fauci, uno degli autori del ritrovamento. Dico attribuiti: l'identificazione è probabile, non certa, e ci sono studiosi che la contestano. Ma il luogo della morte, Porto Ercole, è oggi accolto dalla storiografia, e chiude la vecchia leggenda della fine sulla spiaggia laziale.
Il 9 maggio 1860 Garibaldi e i Mille fecero sosta a Porto Santo Stefano durante il viaggio da Quarto a Marsala: i due piroscafi fecero scalo nel porto, in un paese che era toscano da pochi mesi e sarebbe stato italiano entro l'anno. Nel 1555 la Presa di Porto Ercole segnò la fine della guerra di Siena sulla costa e l'inizio dei due secoli spagnoli. Nel 1937 il comune regolamentò il Palio Marinaro. Nel 1943-1944 i bombardamenti alleati fecero dell'Argentario il secondo comune più distrutto d'Italia; il 7 giugno 1944 i tedeschi in ritirata fecero saltare la chiesa di Santo Stefano. Nel 1971 nacquero, nello stesso anno, la riserva della Feniglia e l'oasi WWF di Orbetello. Nel 1990 fu posata la statua del Cristo a Cala Grande, e nel 2018 fu svelata l'identità del ghepardo gigante. Ogni tanto la storia dell'Argentario è quella di un promontorio isolato che le grandi vicende hanno attraversato per caso, come Caravaggio e Garibaldi; più spesso è la storia di chi l'ha fortificato per tenerlo.
Cosa vedere all'Argentario (GR): chiese e conventi
Il convento della Presentazione al Tempio dei Passionisti
Conosciuto come convento dei Padri Passionisti, fu edificato nel Settecento in posizione dominante e isolata sul versante settentrionale del monte, lungo la strada che sale alla vetta di Punta Telegrafo. È la casa madre della Congregazione dei Passionisti, fondata da san Paolo della Croce, che sull'Argentario visse da eremita e scrisse la regola dell'ordine: il complesso comprende la parte conventuale e la chiesa, e dal piazzale la vista sulla laguna è tra le più larghe del promontorio. È il primo ritiro della congregazione e per i passionisti di tutto il mondo è un luogo di pellegrinaggio. La chiesa è visitabile negli orari delle funzioni; il silenzio del posto è la cosa che resta.
La chiesa e il noviziato di San Giuseppe
Isolato sul monte poco oltre il convento dei Passionisti, il complesso comprende il monastero e la chiesa, costruiti anch'essi nel Settecento. Fu voluto da san Paolo della Croce come ritiro per i novizi, in un punto ancora più appartato del primo. Tra i due conventi, lungo la strada, sorge la Cappella dei Passionisti, settecentesca, una sosta della via che i religiosi percorrevano a piedi.
La chiesa di Sant'Erasmo a Porto Ercole
Nel borgo antico, è uno dei luoghi di culto più antichi di Porto Ercole ed era la chiesa in cui trovavano sepoltura i governatori spagnoli dello Stato dei Presidi, di cui restano le lapidi. Secondo la ricostruzione accolta dagli storici fu qui, o nell'ospedale annesso, che venne ricoverato in fin di vita Caravaggio il 18 luglio 1610, trovato moribondo sulla Feniglia. Sant'Erasmo è il patrono dei marinai, e la festa di giugno, con la processione delle barche, parte da questa chiesa. A monte della chiesa, la chiesa di Santa Croce era l'antico ospedale con cappella.
La chiesa di San Rocco a Porto Ercole
Si trova lungo la strada all'ingresso dell'abitato, ai piedi della collina su cui sorge Forte Filippo. Fu costruita su un antichissimo eremo e restaurata nel Settecento da don Antonio Perez, come attesta la lapide sopra l'ingresso: una chiesa di strada, per i viandanti e i soldati del forte.
La chiesa di San Paolo della Croce a Porto Ercole
Nella parte nuova di Porto Ercole, la parrocchia nasce nel 1986 dall'unione di quella di Sant'Erasmo, che comprendeva l'antico abitato, e di quella di San Paolo della Croce, che comprendeva il rione delle Grotte e le zone di recente costruzione. La chiesa fu aperta nel 1966: un edificio moderno progettato da Mario Luzzetti, composto da due cappelle a volta per circa 500 metri quadrati. Nel quartiere delle Grotte resta anche la chiesa sconsacrata di San Sebastiano, accanto al vecchio cimitero dove fu sepolto Caravaggio.
La chiesa di Santo Stefano Protomartire a Porto Santo Stefano
Costruita dagli Spagnoli nel Seicento, fu fatta saltare dalle truppe tedesche il 7 giugno 1944 e ricostruita nel dopoguerra; la nuova chiesa fu consacrata il 25 dicembre 1950. Il paese la ricostruì prima delle case, e questo dice qualcosa.
Le chiese moderne: Immacolata Concezione e Santissima Trinità
La chiesa dell'Immacolata Concezione, nel rione del Valle a Porto Santo Stefano, è un edificio parrocchiale di aspetto futuristico realizzato tra il 1973 e il 1979 su progetto di Carlo Boccianti, benché la prima pietra fosse stata benedetta il 9 aprile 1961 dal vescovo Paolo Galeazzi; fu inaugurata il 7 dicembre 1979 e restaurata nel 2004. La chiesa della Santissima Trinità, in località Pozzarello, è un moderno edificio parrocchiale dello stesso Boccianti, costruito tra il 1999 e il 2002 e consacrato il 22 giugno 2002. Piacciano o no, sono la testimonianza di un paese che ha ricostruito tutto da capo dopo il 1944.
Altri edifici religiosi dell'Argentario
La Cappella della Madonna di Loreto, ottocentesca, sorge presso la torre della Peschiera di Nassa e fu costruita all'inizio dell'Ottocento per dotare la torre di una cappella gentilizia. La chiesa del Corpo di Guardia, sconsacrata, è presso la Porta Senese di Porto Ercole. La chiesa di Santa Croce, antico ospedale con cappella, è a monte di Sant'Erasmo. La chiesa di San Sebastiano, sconsacrata, è nel quartiere delle Grotte. La Cappella dei Passionisti è lungo la strada tra il convento e il noviziato.
Palazzi e ville dell'Argentario (GR)
Il Palazzo dei Governanti di Porto Ercole
Sulla piazza del porto vecchio, fu costruito nella prima metà del Cinquecento come residenza dei governatori spagnoli dello Stato dei Presidi, che aveva capitale nella vicina Orbetello. Il complesso originario era più ampio: la parte posteriore fu danneggiata nella seconda guerra mondiale. La facciata con l'orologio è quella che vedete dalla banchina; è il fondale della foto classica di Porto Ercole.
La Fattoria di Terrarossa
Complesso rurale del XVII secolo costruito dagli Spagnoli nell'omonima località sul versante nord-orientale del promontorio, sopra la laguna, dove la fermata del bus porta ancora il nome. Oggi è sede di un complesso alberghiero.
Villa La Giocondiana di Porto Santo Stefano
Detta anche Villa Viti, fu costruita a Porto Santo Stefano negli anni Venti dall'architetto Giovanni Maria Viti, figura poliedrica del paese, e fu una delle poche residenze d'epoca uscite indenni dai bombardamenti del 1944: per capire come era Porto Santo Stefano prima della guerra bisogna guardare lei.
Villa La Cacciarella, la villa Feltrinelli
Ne ho raccontato la storia nel capitolo su ciò che nessuno vi dice: voluta da Carlo Feltrinelli nel 1940 su progetto di Pozzi e Lancia, rifugio di Giannalisa Feltrinelli e Luigi Barzini dal 1943, luogo di nascita di Benedetta Barzini, sede del matrimonio Falchi-Ricucci nel 2005, dal 2015 di German Khan. Si vede dal mare e dal sentiero della Cacciarella.
Le residenze moderne dell'Argentario
Villa L'Elefante Felice, The Happy Elephant, fu costruita nel 1960 allo Sbarcatello e appartenne per oltre quarant'anni alla famiglia reale dei Paesi Bassi. Il nome viene dal principe consorte Bernardo, diventato animalista convinto dopo essere stato cacciatore altrettanto convinto. L'architetto fu il principe Pier Francesco Borghese. Nel 2008 è stata acquistata e ristrutturata da un imprenditore belga legato alla birra Heineken. Villa Italiesin, a Poggio Pertuso di Porto Ercole, è del 1960 su progetto di Christian Norberg-Schulz, lo storico dell'architettura norvegese. Villa Valdroni, sempre a Poggio Pertuso, è del 1968-1970 su progetto di Oreste Martelli Castaldi. Villa Ricci a Cala Piccola e Villa Rebecchini in località Casacce a Porto Ercole sono entrambe del 1977 su progetto di Julio Garcia Lafuente. Nessuna è visitabile, tutte si intravedono dal mare: il periplo in barca dell'Argentario è anche una lezione di architettura del Novecento.
Le fortezze dell'Argentario (GR), una per una
La Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano
Domina l'abitato dal piazzale del Governatore, tra le due insenature del porto. Fu costruita dagli Spagnoli tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, dopo l'ingresso di Porto Santo Stefano nello Stato dei Presidi, sul luogo di una torre senese del Quattrocento; i lavori andarono a rilento e si conclusero solo nel 1636, con le migliorie dell'ingegnere militare Pedro Álvarez. Resistette ai francesi, che in età napoleonica la rinforzarono contro gli inglesi, servì in entrambe le guerre mondiali e nel dopoguerra ospitò per un periodo gli uffici del comune, rimasti senza sede. Dal 1997 è sede museale della rete Musei di Maremma con due mostre permanenti: Memorie Sommerse, di archeologia subacquea, con reperti dei relitti del promontorio e nel cortile centrale la ricostruzione di una nave romana con il carico di anfore; e Maestri d'Ascia, che documenta con attrezzi, modelli, fotografie e pannelli la tradizione millenaria della cantieristica in legno del paese. Biglietto intero 4 euro, ridotto 2 euro per gruppi, studenti, over 65 e bambini dai 7 ai 12 anni, gratuito sotto i sei anni e per le persone con disabilità con accompagnatore. Aperta tutti i giorni da giugno a settembre, mattina e pomeriggio (in luglio e agosto fino alle 21), e nei fine settimana da metà marzo a maggio e in ottobre e novembre; chiude durante gli eventi comunali, quindi controllate prima. Dai bastioni la vista sul porto e sul Giglio vale da sola il biglietto.
La Rocca aldobrandesca di Porto Ercole
Fu uno dei baluardi del sistema difensivo del promontorio: di origine medievale, degli Aldobrandeschi, poi senese e infine spagnola, sovrasta il borgo e la Porta Senese. Dopo la seconda guerra mondiale fu chiusa e venduta interamente a privati, che hanno trasformato in parte i fabbricati interni in residenze, mentre gli ambienti esterni al fossato perimetrale sono di proprietà comunale. Sul bastione che la chiude si eleva dal 1862 il Faro di Porto Ercole, torre cilindrica in muratura bianca con galleria interna, attivato dalla Regia Marina per illuminare la costa orientale. Si sale dal borgo per vicoli e scale fino alla terrazza sotto il faro: è la passeggiata obbligata di Porto Ercole.
Forte Filippo
Sul colle a nord-est del porto, fu costruito dall'architetto Giovanni Camerini poco dopo la metà del Cinquecento, nel luogo di una struttura di avvistamento precedente, ed è il forte più imponente del sistema. Nella seconda metà del XX secolo fu ceduto a privati, restaurato e riportato all'antico aspetto; i fabbricati interni, un tempo militari, sono oggi residenze. Non si visita, ma dalla strada che lo costeggia la vista su Cala Galera e sulla Feniglia è la ragione per farlo.
Forte Stella
Su un promontorio a ovest dell'abitato di Porto Ercole, sopra la Spiaggia Lunga, deve il nome alla pianta stellata, tipica dell'architettura militare cinquecentesca. Rimasto di proprietà demaniale, è stato restaurato negli anni Novanta e si conserva benissimo; d'estate ospita mostre e rassegne culturali, ed è l'unico dei forti di Porto Ercole in cui si entra. Il periodo e gli orari di apertura cambiano ogni anno: informatevi al comune. Dalle sue terrazze la costa sud dell'Argentario si legge tutta.
Forte Santa Caterina
Fu costruito vicino a Forte Filippo per controllare l'insenatura in cui sorge il porto di Cala Galera. Le funzioni di guardia e di offesa durarono fino all'inizio dell'Ottocento; con l'annessione al Granducato di Toscana la fortificazione fu progressivamente dismessa e a fine secolo servì da infermeria per i prigionieri detenuti a Forte Filippo, che era diventato un carcere. È il meno noto dei quattro forti ed è in proprietà privata.
Le mura di Porto Ercole
Costituivano il sistema difensivo del borgo, con la Porta Senese ad arco gotico che si apre sul lato orientale e dà accesso al paese vecchio. Sono rafforzate dal Bastione di Santa Barbara e dalla sovrastante Rocca. Passare sotto la Porta Senese e salire per i vicoli è il modo giusto di entrare a Porto Ercole; l'auto si lascia sotto.
La Polveriera di Monte Argentario
Complesso militare sulla sommità del Poggio della Polveriera, in posizione dominante sulla laguna di Orbetello, nei pressi di Porto Ercole. Costruita nel tardo Settecento, era un deposito di munizioni e comprende l'annesso coevo che ospitava la guarnigione. Vicino si apre la grotta della Polveriera con la spiaggia fossile tirreniana.
Il Forte del Pozzarello
La struttura difensiva costiera sul poggio sopra la baia del Pozzarello fu costruita nella seconda metà dell'Ottocento ed è l'ultima fortificazione realizzata nell'area del promontorio, in ordine cronologico: progettata nel 1874 e ultimata nel 1888. Nella seconda guerra mondiale vi fu installata la contraerea nel tentativo di difendere la zona dai bombardamenti; dal dopoguerra fu di fatto un grande deposito di armi e munizioni, dismesso definitivamente nel 1975 e poi abbandonato. Si vede dalla strada; non si entra.
Il Faro di Lividonia e il Semaforo dei Ronconali
Il Faro di Lividonia, del 1883, fu attivato dalla Regia Marina a ovest di Porto Santo Stefano per illuminare la punta nord-occidentale del promontorio; il suo aspetto attuale viene da una ristrutturazione del 1926. La strada per raggiungerlo è la panoramica, e il punto è tra i più belli per vedere il tramonto sul Giglio. Il Semaforo dei Ronconali, sulla cresta occidentale, era una stazione di segnalazione della Marina in un edificio in muratura a pianta rettangolare di due corpi addossati: quello verso terra su due livelli, con il portone al centro della facciata, quello verso il mare su tre livelli, culminante in una torretta quadrangolare. Dopo la dismissione fu venduto a privati e nel 2011 è stato ristrutturato e riportato all'aspetto originario. Si raggiunge a piedi dai sentieri della cresta.
Il Siluripedio di Porto Santo Stefano
Struttura militare costruita nel 1943 dal Silurificio Moto Fides S.A. di Livorno, filiale della Whitehead, per la sperimentazione, la messa a punto e il collaudo dei siluri in mare; distrutta dai bombardamenti alleati lo stesso anno, non entrò mai in funzione. I resti delle colonne portanti si trovano ancora in mare nei pressi della località omonima e sono reperti di archeologia industriale.
Le torri costiere dell'Argentario
Il sistema spagnolo di avvistamento, collegato a vista con fuochi e fumate, cingeva l'intero promontorio. Le torri che restano, in senso orario da nord: Torre della Peschiera di Nassa, sulla laguna, con la cappella della Madonna di Loreto; Torre di Santa Liberata, del 1572 sui ruderi della villa romana, mozzata nel 1944; Torre del Calvello; Torre dell'Argentiera, i cui ruderi si vedono dalla Cala del Gesso; Torre di Lividonia; Torre della Cacciarella; Torre di Poggio Natalino; Torre di Cala Grande; Torre di Cala Moresca; Torre di Cala Piccola, accanto all'hotel omonimo; Torre di Capo d'Uomo, sulla punta più occidentale; Torre della Maddalena; Torre delle Cannelle, restaurata e privata; Torre Ciana, sulla punta sud; Torre Avvoltore, a Punta Avoltore; Torre dell'Acqua; Torre del Mulinaccio. Molte sono ruderi, alcune sono ville; quasi tutte si fotografano solo dal mare. Chi ama le torri costiere ha una rotta simile, in Lazio, sulla costa di Tarquinia e Montalto di Castro.
Gli altri monumenti dell'Argentario (GR)
La Croce monumentale, costruita nel 1934 per volere dei frati passionisti e della popolazione, fu distrutta dai bombardamenti alleati nel 1944 e ricostruita nello stesso punto e sullo stesso basamento nel 1948; sorge sulla strada che dal convento della Presentazione al Tempio sale a Punta Telegrafo ed è un punto di riferimento panoramico e storico di tutto il monte. Il Monumento ai caduti delle due guerre mondiali di Porto Santo Stefano, in via della Vittoria, fu realizzato nel 1964 dallo scultore Goffredo Verginelli su progetto di Giovanni Maria Viti, poeta, giornalista, scultore, pittore e arguto osservatore delle tradizioni marinaresche del promontorio; sorge al posto di un altro che commemorava i caduti della prima guerra mondiale, un soldato di marmo bianco del 1922 distrutto dai bombardamenti del 1943. Il Monumento ai caduti del mare, sul lungomare dei Navigatori, è dello scultore Egidio Ambrosetti, 1999: una monumentale scultura bronzea intitolata Tromba marina. Accanto, il monumento ai caduti civili dei bombardamenti del 1943, con la bomba d'aereo disattivata e le due steli con i nomi, collocato accanto a quello dedicato alla Protezione Civile. La statua del Cristo Redentore sui fondali di Cala Grande, inaugurata nel 1990 e restaurata nel 2014, è meta di pellegrinaggio subacqueo. A Porto Ercole, in piazza Roma, il Monumento ai Caduti della Grande Guerra e ai dispersi in mare è un insieme di elementi lapidei culminante nella statua di un soldato in marmo bianco, con le lastre dei nomi dei caduti e dispersi in terra e in mare sul fronte. Il Monumento a Caravaggio, all'ingresso di Porto Ercole, è del 2002, dell'architetto Giuseppe La Fauci, uno degli autori del ritrovamento dei resti attribuiti al pittore.
Chi è passato da Argentario (GR)
Il primo nome documentato è quello di Rutilio Namaziano, prefetto di Roma e poeta, che nell'autunno del 417 costeggiò l'Argentario tornando in Gallia e lo descrisse nel De reditu suo, dandogli per la prima volta il nome che ha ancora. I Domizi Enobarbi, la gens di Nerone, vi ebbero la villa e le peschiere di Santa Liberata nel I secolo a.C. Nel Cinquecento vi passarono i grandi ingegneri militari della Spagna, tra cui Giovanni Camerini, autore di Forte Filippo, e Pedro Álvarez, che finì la Fortezza di Porto Santo Stefano; e Piero Strozzi, il fuoruscito fiorentino al servizio di Francia che difese Porto Ercole nel 1555 e la perse. Caravaggio vi morì il 18 luglio 1610. San Paolo della Croce, Paolo Danei, visse da eremita sul monte e vi fondò nel Settecento la congregazione dei Passionisti, che ha ancora qui la casa madre. Giuseppe Garibaldi vi sostò con i Mille il 9 maggio 1860. Pietro Cuppari, agronomo, vi fece nel 1854 la sua Escursione agraria e ne lodò il vino. Vincenzo Ricasoli vi piantò nel 1868 il primo giardino di acclimatazione della Toscana.
Il Novecento è la stagione dei nomi celebri. Costantino Cattoi, il pilota amico di D'Annunzio e Balbo, vi cercò Atlantide nel 1955. Carlo Feltrinelli vi costruì la villa del 1940; Luigi Barzini vi visse gli anni di guerra con Giannalisa Feltrinelli; il giovane Giangiacomo vi passò l'adolescenza; Benedetta Barzini vi nacque. La famiglia reale dei Paesi Bassi, con il principe consorte Bernardo, vi trascorse le estati per oltre quarant'anni nella villa dello Sbarcatello, e attorno a loro il jet set: Richard Burton ed Elizabeth Taylor, Kirk Douglas, Ingrid Bergman, e prima ancora Charlie Chaplin e Jacqueline Kennedy, secondo le cronache locali. Christian Norberg-Schulz e Julio Garcia Lafuente vi lasciarono ville. Anna Falchi vi si sposò nel 2005. Gli ospiti del Pellicano dal 1965 in poi sono un elenco a parte, che l'albergo custodisce e che comprende buona parte del cinema e della moda degli ultimi sessant'anni. Ma il passaggio che vi consiglio di cercare è un altro: quello degli equipaggi del Palio, i cui nomi sono scritti nelle sedi dei rioni di Porto Santo Stefano, e che sull'Argentario contano più dei re.
Come si visita davvero l'Argentario (GR): durata, percorso, guida
In un giorno: periplo in barca del promontorio da Porto Santo Stefano, tre ore con due soste bagno, poi pranzo sul lungomare e Fortezza Spagnola nel pomeriggio, oppure la strada panoramica in auto con soste ai belvedere di Cala Grande e Cala del Gesso. In due giorni aggiungete Porto Ercole, la Rocca e Forte Stella, e la Feniglia in bicicletta. In tre giorni, la salita a Punta Telegrafo e i conventi, l'Oasi WWF, e una delle calette del lato sud a piedi. Chi viaggia con un gruppo aziendale o una famiglia allargata da Roma fa prima con un accompagnatore: la organizzazione di viaggi di gruppo di TourLeaderPro copre la logistica, dal pullman alla barca, e lascia a voi il mare. Per chi combina l'Argentario con altre gite da Roma, la pagina dei day trips di ItalyPlanner, in inglese, aiuta a incastrare i giorni; per confrontare le spiagge del promontorio con il resto della penisola c'è la guida alle spiagge d'Italia. La strada panoramica che gira tutto il promontorio, per inciso, non è interamente asfaltata e in alcuni tratti è chiusa: informatevi in loco prima di contarci per il periplo in auto.
L'Argentario (GR) con i bambini e in sedia a rotelle
Con i bambini piccoli: Giannella e Feniglia, sabbia e fondale basso, e i Bagni di Domiziano per nuotare sulla peschiera romana. Con i bambini dagli otto anni: la Caletta per i cavallucci marini, La Soda per il primo snorkeling, la Feniglia in bicicletta per i daini, il Palio se siete lì il 15 agosto. Le calette del lato ovest, Cacciarella, Cala del Gesso, Cala del Bove, non sono per famiglie con passeggino: sentieri ripidi e nessun servizio. Per chi si muove in sedia a rotelle: il Pozzarello, la Cantoniera e il Moletto hanno accesso diretto dalla strada e stabilimenti attrezzati; la Feniglia ha la strada sterrata pianeggiante; la Fortezza Spagnola è parzialmente accessibile. Il resto del promontorio, purtroppo, è fatto di scale e sentieri.
Quanto costa una giornata all'Argentario (GR) e come si risparmia
Spiagge libere e sentieri non costano nulla; la Feniglia e la Giannella hanno chilometri di spiaggia libera accanto agli stabilimenti. La Fortezza Spagnola costa 4 euro, 2 ridotto. Il gommone è la voce grossa: il prezzo cambia per stagione e per motore, e va chiesto direttamente ai noleggi del porto del Valle e di Porto Ercole; dividendo in quattro o cinque resta l'investimento migliore della giornata. Il treno regionale da Roma con il biglietto integrato Argentario Link evita i parcheggi, che sono la seconda voce grossa: sul lungomare di Porto Santo Stefano e a Porto Ercole in agosto si paga per tutta la giornata. Si risparmia venendo a giugno o a settembre, dormendo a Orbetello o ad Albinia anziché a Porto Ercole, e mangiando la schiaccia in piedi anziché il pesce seduti.
Che cosa c'è intorno all'Argentario (GR)
Orbetello, sulla sua lingua nella laguna, con il Duomo e il Mulino spagnolo, a dieci minuti. Ansedonia con le rovine di Cosa e la Tagliata etrusca, a un quarto d'ora da Porto Ercole. L'Isola del Giglio con il traghetto da Porto Santo Stefano, un'ora di traversata, e Giannutri con le corse estive. Capalbio, il borgo e il Giardino dei Tarocchi, a mezz'ora. Salendo, la Maremma interna con Pitigliano, Sovana e le terme di Saturnia, a un'ora. Verso Roma, la costa etrusca del Lazio con Vulci, Montalto di Castro, Tarquinia e Civitavecchia, e più all'interno il Lago di Bolsena. Per la Toscana in generale, la pagina regionale di ItalyPlanner in inglese dà il quadro d'insieme.
Quando andare all'Argentario (GR) e quando evitare
Il periodo migliore è da fine maggio a fine giugno e da settembre a metà ottobre: mare caldo, calette vuote, parcheggi trovabili, prezzi umani. Luglio è pieno ma vivibile nei giorni feriali. Agosto, e in particolare la settimana di Ferragosto, è da evitare a meno che non vogliate il Palio: in quel caso venite per il Palio e accettate il resto. L'inverno è bello per i sentieri e per Punta Telegrafo, con l'aria tersa di tramontana e i fenicotteri nella laguna; molti ristoranti chiudono, i musei aprono solo nei fine settimana. Con il maestrale forte il lato ovest è impraticabile; con lo scirocco il lato nord, Pozzarello e Cantoniera, è il migliore.
Domande veloci su Argentario (GR)
Quanto dista l'Argentario da Roma?
Circa 150 chilometri per l'Aurelia, due ore in auto senza traffico; in treno regionale un'ora e mezza circa fino a Orbetello-Monte Argentario, più il bus.
Come si arriva all'Argentario senza auto?
Treno fino a Orbetello-Monte Argentario e bus Autolinee Toscane 0O1 per Porto Santo Stefano o 0O2 per Porto Ercole; il biglietto integrato Argentario Link si compra sui canali Trenitalia scegliendo Porto Santo Stefano come destinazione.
Qual è la spiaggia più bella dell'Argentario?
Cala del Gesso per la bellezza, Mar Morto per le piscine naturali, Cala Grande per lo snorkeling. Per le famiglie, Feniglia e Giannella.
Le spiagge dell'Argentario sono a pagamento?
No. Tutte hanno tratti liberi; gli stabilimenti sono a pagamento. Cala Piccola e Le Cannelle hanno stabilimenti riservati ai soci, ma la battigia resta libera.
Serve la barca per visitare l'Argentario?
Non è indispensabile, ma è il modo migliore: molte calette del lato ovest sono raggiungibili solo via mare o con sentieri ripidi.
Quanto costa la Fortezza Spagnola dell'Argentario?
Intero 4 euro, ridotto 2 euro, gratuito sotto i sei anni e per le persone con disabilità con accompagnatore. Aperta tutti i giorni da giugno a settembre, nei fine settimana in primavera e in autunno.
L'Argentario è adatto ai bambini?
Sì, sui tomboli e nelle spiagge dei paesi. Le calette selvagge no.
L'Argentario è accessibile in sedia a rotelle?
Pozzarello, Cantoniera e Moletto hanno accesso diretto dalla strada; la Feniglia è pianeggiante; la Fortezza Spagnola è parzialmente accessibile.
Dove si parcheggia all'Argentario?
A Porto Santo Stefano sul lungomare e al Valle, a Porto Ercole al porto nuovo e a Cala Galera, tutti a pagamento in estate; per le calette i parcheggi sono piccoli e finiscono presto.
Quando si corre il Palio Marinaro dell'Argentario?
Il 15 agosto a Porto Santo Stefano, dal 1937. Il Palio delle Quattro Fortezze di Porto Ercole si corre a giugno per Sant'Erasmo, dal 1978.
Che differenza c'è tra Porto Santo Stefano e Porto Ercole?
Porto Santo Stefano è il capoluogo, più grande, ricostruito dopo la guerra, con il porto per il Giglio e il Palio; Porto Ercole è il borgo antico, tra i più belli d'Italia, con i forti spagnoli e i prezzi più alti.
Si può fare il giro dell'Argentario in auto?
Solo in parte: la strada panoramica non è interamente percorribile e alcuni tratti sono chiusi. Informatevi sul posto.
Quanto tempo serve per visitare l'Argentario?
Un giorno per il periplo in barca e un paese; due per entrambi i paesi e la Feniglia; tre per il monte, i conventi e l'oasi.
Si può salire a Punta Telegrafo?
Sì, in auto fino al convento dei Passionisti e alla Croce, poi a piedi sulla sterrata fino ai 635 metri della cima.
Dove si vede Caravaggio all'Argentario?
A Porto Ercole: la chiesa di Sant'Erasmo, il monumento del 2002 all'ingresso del paese, il quartiere delle Grotte con la chiesa di San Sebastiano.
Ci sono immersioni per principianti all'Argentario?
Sì, a La Soda e alla Caletta con i centri diving; lo Scoglio del Corallo di Cala Piccola e l'Argentarola sono per brevettati.
Che cosa si mangia all'Argentario?
Caldaro, schiaccia con cipolle e acciughe, scaveccio, palamita sott'olio, Ansonica Costa dell'Argentario.
Si va al Giglio dall'Argentario?
Sì, con i traghetti da Porto Santo Stefano, circa un'ora di traversata; d'estate anche a Giannutri.
L'Argentario è in Toscana o nel Lazio?
In Toscana, provincia di Grosseto, a pochi chilometri dal confine laziale.
Qual è il periodo migliore per l'Argentario?
Giugno e settembre. Agosto solo per il Palio.
Un'ultima cosa, da chi porta gruppi su queste coste da vent'anni: l'Argentario si capisce dal mare e si ama a piedi. Fate il periplo in barca il primo giorno, poi tornate a piedi in una sola caletta, una qualsiasi, e restateci fino a quando il sole gira dietro il monte. È lì che il promontorio smette di essere una lista di spiagge e diventa un posto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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